Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro l’inchiesta vaticana e i dubbi su Papa Francesco: “Una farsa”

    Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro l’inchiesta vaticana e i dubbi su Papa Francesco: “Una farsa”

    È passato più di un anno da quando, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata dall”Adnkronos’ la notizia sull’apertura delle indagini su Emanuela Orlandi da parte delle autorità del Vaticano: nel giugno 2024, mentre si approssima la data nella quale rintoccheranno i 41 anni dalla scomparsa della 15enne, il fratello Pietro Orlandi fa un suo bilancio sull’inchiesta.

    Un bilancio tutt’altro che positivo, con una conclusione che arriva rimembrando quel colloquio di ben 8 ore avuto all’interno delle mura leonine insieme al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi. Chiunque, soprattutto lo stesso Pietro, si sarebbe aspettato sviluppi interessanti da parte della Santa Sede, ma ciò non è stato. Pietro Orlandi lo sottolinea durante l’evento ‘Emanuela e Giulia’ che si è tenuto il 4 giugno presso il Teatro Manzoni di Milano per ricordare Emanuela Orlandi e Giulia Cecchettin.

    Nel suo intervento, consistito in un dialogo con don Patrizio Coppola, Pietro Orlandi ha tirato le somme sull’inchiesta aperta in Vaticano: “La commissione d’inchiesta Vaticana, che è stata richiesta da papa Francesco e ha richiesto il Promotore di Giustizia Diddi mi entusiasmava, ma purtroppo ho capito che per me è una farsa“. Il motivo? “Non stanno facendo nulla”, precisa il fratello di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno 1983 mentre usciva da una lezione di musica.

    Orlandi ha continuato spiegando di aver chiesto a persone vicine a Papa Francesco di domandargli “se sia al corrente di ciò che sta facendo la persona che lui ha incaricato di fare le indagini, perché sta facendo il contrario di quello che dovrebbe fare“. Nel frattempo continuano i lavori della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che fino ad oggi ha accolto le testimonianze dei familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due giornalisti e i cugini delle ragazze scomparse.

  • La santa disinformazione

    La santa disinformazione

    Due o tre cose da tenere a mente quando si legge una notizia di cronaca  che riguarda membri della Chiesa o della Santa Sede sui principali giornali del nostro Paese, oppure quando viene data su uno dei Tg della Rai. In Italia è cosa rara l’informazione sulle cose di Chiesa indipendente dalla Chiesa stessa.

    Quasi tutte le notizie più importanti che passano attraverso i media generalisti arrivano direttamente dalla sala stampa della Santa Sede o sono filtrate dai “vaticanisti”, giornalisti cioè formati e accreditati presso la Sala Stampa vaticana. E che rischiano di perdere l’accredito in caso di articoli non graditi da Casa Madre. A parte rare eccezioni, le inchieste o gli approfondimenti sui lati oscuri della Chiesa quasi mai vengono approcciati con una visione realmente laica, indipendente e deontologicamente ineccepibile. Al contrario, si raccontano in maniera del tutto parziale, cioè solo dal punto di vista della Chiesa, le situazioni di criticità che riguardano tutto ciò che accade all’interno e in “prossimità” delle mura leonine.

    Un altro elemento fortemente indicativo è rappresentato dal numero di testate giornalistiche riconducibili alla Chiesa che usufruiscono dei fondi pubblici all’editoria. Come ho ricostruito in un’inchiesta sulla rivista Nessun Dogma, su 117 giornali e periodici che si spartiscono i contributi, ben 55 (il 47%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica, se non addirittura organi di stampa che fanno capo ad alcune delle 224 diocesi italiane. In pratica quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa. Poiché tre indizi fanno una prova, ne cito un altro. Mi riferisco al solido accordo, di recente rinnovato, tra la Rai e la Conferenza episcopale per la trasmissione di contenuti religiosi nella televisione pubblica. Un’intesa che ha rafforzato il numero di trasmissioni a contenuto religioso e di religiosi nelle trasmissioni della tv pubblica, in un palinsesto zeppo di fiction a sfondo religioso e dove già la Chiesa cattolica sfiora il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali, e dove nei tre Tg nazionali, ma anche nei principali Tg privati, il papa è più presente del presidente Mattarella.

    E poi ci sono i giubilei e le beatificazioni. Veri e propri strumenti di auto promozione a spese del contribuente italiano che oramai vengono utilizzati con scadenze sempre più ravvicinate. Come ricordano diversi studiosi, dato che per quattro secoli in età moderna e contemporanea i papi sono stati quasi tutti italiani, il nostro Paese è divenuto una terra “privilegiata” di destinazione del messaggio e di formazione di una mentalità religiosa collettiva. E abbiamo i principali quotidiani che quando scrivono del papa usano l’epiteto “sua santità” o analoghi, accettando acriticamente la dimensione clericale che è insita in questa terminologia, contribuendo a far attecchire questa mentalità.

    E così a poco a poco l’opinione pubblica perde di vista alcune cose fondamentali per sviluppare il proprio senso critico. Per esempio? Per esempio è bene ricordare che la Santa Sede è una monarchia assoluta governata da una casta maschile celibe di circa 200 cardinali. Il papa detiene il potere assoluto nella chiesa cattolica e nella dimensione politica riassume i tre poteri nella sua persona esercitati generalmente tramite delega (legislativo, esecutivo e giudiziario). Tutti gli devono obbedienza attraverso le vie gerarchiche. Il pontefice è colui che insieme a quella casta decide le regole morali a cui si devono attenere loro stessi, il clero e soprattutto l’enorme numero di fedeli nel mondo. La prima conseguenza di una struttura organizzata in questo modo è la mancanza di trasparenza che nell’informazione e nell’attività giudiziaria della Santa Sede raggiunge i livelli più elevati. Perché a monte c’è l’idea che il papa, cioè la chiesa cattolica, non deve giustificarsi con nessuno di ciò che fa e dice. Delle proprie azioni e decisioni il pontefice risponde solo a Dio e a se stesso al di là della coerenza con le cosiddette sacre scritture, la tradizione e il magistero della chiesa.

    Pensiamo a quanto accaduto in Irlanda il 20 luglio 2011. Ecco cosa affermò il premier irlandese, Enda Kenny, in un drammatico discorso in Parlamento davanti alla Camera Bassa, dopo la conclusione di un’indagine governativa sulla pedofilia nella Chiesa: «Il rapporto della commissione Cloyne ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, non più tardi di tre anni fa, non trent’anni fa». Per poi aggiungere: «Il Rapporto Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’élitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione». Quanto descritto fin qui è accaduto durante il pontificato di Benedetto XVI. Con papa Francesco poco o nulla è cambiato anche se nel 2019 è stato eliminato il segreto pontificio.

    Nel 2014, quando il segreto ancora era in vigore, gli ambasciatori di papa Francesco presso le Nazioni Unite opposero un netto rifiuto a due diversi Comitati Onu (per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e Contro la tortura) che chiedevano la lista con i nomi dei circa 900 sacerdoti pedofili ridotti allo stato laicale nel decennio precedente dopo essere stati condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede, ed espulsi dalla Chiesa. Ad oggi, quei nomi risultano ancora ignoti e 900 pedofili circolano liberamente nella più totale inconsapevolezza di chi li frequenta. E nessun giornalista ha mai chiesto di questo al pluripresente e celebratissimo in tv e sui media italiani papa Francesco.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 39 del 1 Giugno

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 39 del 1 Giugno

    Francesco Zanardi – Confermata la condanna a 8 anni per Don Livio Graziano

    La sentenza di condanna per Don Livio Graziano, il sacerdote alla guida di una comunità di Prata Principato Ultra, è diventata definitiva. Don LIvio era stato condannato ad otto anni di reclusione per gli abusi su un minore. I magistrati della I Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna emessa nei confronti del sacerdote in primo grado dal tribunale di Avellino ed in appello a otto anni di reclusione, rigettando per inammissibilità l’appello dei difensori. Il tredicenne e  i genitori costituiti parte civile nel processo sono stati rappresentati dall’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma mentre il sacerdote è stato difeso dagli avvocati Carlo Di Casola e Giampiero De Cicco.Dopo la condanna definitiva ora Don Livio Graziano dovrebbe tornare in carcere.

    La famiglia, come si legge in una nota apparsa sulla pagina ufficiale delle Rete L’Abuso: ”ha espresso gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la chiesa non ha reso”.


    Francesco Zanardi – Sei anni e sei mesi a don Tempesta

    Sei anni e sei mesi. Questa la condanna di primo grado emessa dal collegio del tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di don Emanuele Tempesta, 32 anni. L’ex parroco vicario di Busto Garolfo, nel Milanese, era arrestato il 15 luglio 2021 ed ora è stata confermata in primo grado l’accusa di abusi sessuali su minore. Il pubblico ministero Martina Melita aveva chiesto una condanna a 11 anni al termine della requisitoria. Tra le pene accessorie anche il divieto di avvicinarsi a scuole o luoghi frequentati da minori. Oltre 20 le parti civili con risarcimenti compresi tra i 750 e i 2mila euro. L’avvocato del sacerdote, il legale Mario Zanchetti, è pronto molto probabilmente a fare ricorso in appello.

    Stando a quanto emerso già dalle indagini, gli abusi si sarebbero consumati nell’abitazione del sacerdote dove solo alcuni dei piccoli sarebbero stati invitati per giocare ai videogiochi o fare due chiacchiere. Qui poi sarebbero avvenuti gli abusi quando il don aveva 29 anni. I minori vittime invece delle sue violenze avevano un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni: i bambini sono stati sentiti dalle controparti con la formula dell’incidente probatorio. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate in 60 giorni.


    Ludovica Eugenio – Conferenza CEI; nulla di nuovo e dati di analisi meno ampi

    Il tema degli abusi sui minori nella Chiesa diluito nel mare degli abusi sui minori nella società, su internet, nello sport; un elogio delle iniziative della Chiesa italiana e del Vaticano per contrastarli, iniziative parziali, lente, astratte, farraginose, che nascono già vecchie. E l’ennesimo no a una commissione indipendente d’inchiesta. Può essere sintetizzato così il senso del convegno organizzato dalla CEI e dall’Ambasciata italiana presso la Santa Sede il 29 maggio dal titolo “Abusi sui minori. Una lettura del contesto italiano 2001-2021”. Diversi gli esperti invitati a parlare, ma le informazioni più rilevanti sono quelle fornite da alcuni degli intervenuti ai giornalisti in margine al convegno. A proposito del processo contro l’ex gesuita Rupnik, mons. Kennedy, segretario della sezione disciplinare del DDF ha detto che «È iniziato veramente bene e passo dopo passo, stiamo tenendo conto di tutti gli aspetti, quello delle accuse contro di lui, l’aspetto delle vittime, quello dell’impatto sulla Chiesa. È delicato, in questo momento non posso dire di più», Peraltro, il prelato irlandese ha sottolineato che la strumentalizzazione di immagini spirituali a fini sessuali, utilizzata anche da altri abusatori, e normalmente definita “falso misticismo”, un crimine contro la fede, non costituisce ancora una fattispecie giuridica nel diritto canonico e dunque allo stato attuale non prevede una pena.

    Quanto alla collaborazione tra Cei e Dicastero che, nelle parole pronunciate dal presidente CEI card. Matteo Zuppi nel 2022, doveva consistere nella trasmissione dei 613 dossier di abusi sessuali esaminati dal Dicastero  tra il 2001 e il 2021, essa non esiste nella forma in cui era stata illustrata: ha affermato infatti Kennedy: «di per sé il nostro lavoro non è con le Conferenze episcopali, è con il vescovo singolo e con il superiore generale di ogni ordine religioso: sono loro i nostri interlocutori. Se una conferenza episcopale vuole avere delle statistiche, può chiedere alle diocesi di fornirle. Non è un lavoro che facciamo noi».

    Venuto a mancare il contributo del Dicastero vaticano nella trasmissione diretta alla Cei dei 613 dossier riguardanti casi di abusi sessuali, la Chiesa italiana ha dovuto “ricalcolare il percorso”, come fanno i navigatori. Di qui lo «studio pilota» illustrato dalla neopresidente del Servizio Tutela minori della Cei Chiara Griffini, uno studio che, ha detto, consentirà di svolgere delle ricerche che consentiranno di avere una fotografia del periodo 2001-2021»; un’analisi«qualitativa e quantitativa» nella quale saranno – appunto – i singoli ordinari del luogo a fornire i dati. Due le fasi del progetto: la prima «una ricerca multidisciplinare» dapprima su un campione e poi estesa alle altre diocesi; la seconda una fase di analisi e riflessione. Il tutto sarà condotto da due enti «indipendenti»: l’Istituto degli Innocenti (Azienda pubblica di Firenze) e il Centro interdisciplinare sulla vittimologia e sulla sicurezza dell’Università di Bologna.

    Tutto appare dominato dall’incertezza e dalla speranza: si auspica, ma non è certo, che il lavoro sia completato entro la fine del 2025; si spera «che da questo studio si possano definire i criteri per poter affinare qualcosa che intercetti la realtà ancora sommersa». L’obiettivo: non avere dati nuovi ma, spiega Griffini, «offrire una lettura qualitativa e quantitativa» dei dati già esistenti. Un compito che appare piuttosto limitato e parziale in confronto a quanto avvenuto in altri Paesi, che taglia fuori ad esempio i dossier approdati alla giustizia civile e si ferma a quella piccola parte dell’emerso denunciata dai vescovi al Dicastero, fermandosi a tre anni fa. (ludovica eugenio)


    Alessio Di Florio – Svizzera, chiese riformate lanciano studio sugli abusi

    Alla fine di gennaio è stato pubblicato lo studio del Forum sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania. I risultati di tale analisi dimostrano la dimensione sistemica dell’abuso sessuale e spirituale al suo interno: almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità.

    Di fronte a questi risultati, la Chiesa evangelica riformata della Svizzera (Cers) e le sue chiese membro si sono poste diverse domande: in che misura lo studio può essere trasposto nel contesto svizzero? Quali sfide ecclesiali e teologiche pongono i risultati? Quali questioni aperte potrebbero essere chiarite da uno studio condotto in Svizzera? Quali lezioni è possibile imparare dallo studio per rendere le Chiese uno “spazio sicuro”? In vista del sinodo annuale che si terrà dal 9 all’11 giugno a Neuchâtel è stato organizzata lunedì 27 maggio una intera giornata di studio sul tema delle violenze e degli abusi nelle istituzioni ecclesiastiche. Il convegno organizzato dal gruppo “Donne e genere” della Cers si è interrogato sull’importanza di questi risultati per la Svizzera. Questi dimostrano in particolare la dimensione sistemica dell’abuso sessuale e spirituale all’interno della Chiesa tedesca.

    Il Consiglio della Chiesa riformata svizzera propone al Sinodo di realizzare uno studio sugli abusi sessuali. Lo studio, della durata di tre anni, che il Consiglio intende affidare all’Università di Lucerna, consisterà nello svolgimento sia di un sondaggio rappresentativo della popolazione generale sia di uno studio partecipativo. Il mandato di questo studio comprende tre obiettivi: Da un lato, un sondaggio telefonico rappresentativo su 20.000 persone della popolazione svizzera dovrebbe aiutare a offrire la possibilità di presentare stime attendibili sull’entità degli abusi sessuali commessi nell’ambiente ecclesiale e di confrontarle con altri ambiti della Compagnia. Sarà necessario identificare la forma e l’intensità degli atti, gli autori e le circostanze specifiche in cui si verificano gli abusi sessuali nelle Chiese, nonché le conseguenze per le persone interessate. Inoltre, tutti gli interessati che lo desiderano potranno riportare le proprie esperienze ed esprimersi sui temi sopra menzionati garantendo il proprio anonimato nell’ambito di uno studio partecipativo non rappresentativo. Questo approccio mira a rivelare fatti e casi ancora sconosciuti, non documentati in nessun fascicolo fino ad ora. I risultati dello studio dovrebbero essere utili non solo per le chiese, ma per la società nel suo insieme, al fine di identificare i rischi, prevenire il più possibile gli abusi e sostenere adeguatamente le persone colpite.

    «Abbiamo bisogno di questo studio per poter identificare e prevenire gli abusi sessuali nella Chiesa e nella società. L’argomento è molto importante e non dovrebbe più essere un tabù. Insieme, abbiamo il dovere di agire adesso. Lo dobbiamo alle persone colpite e a tutti coloro che, di conseguenza, potranno sfuggire alla condizione di vittima» dichiara Rita Famos, presidente della Chiesa evangelica riformata svizzera, sul sito internet della chiesa stessa. A questo scopo il Consiglio della Cers richiede un budget di 1,6 milioni di franchi svizzeri.

    La differenza con la Chiesa cattolica svizzera, che aveva aperto i suoi archivi, appare quindi netta. Si sceglie una via nuova, quella di un sondaggio anonimo. Basandosi su un numero di persone scelte con criteri di rappresentatività dell’intera popolazione, basterà un sondaggio del genere per far luce su questa spinosa questione?  E quanto si chiede il giornale Réformés, cercando di fare chiarezza con Pierre-Philippe Blaser, vicepresidente del Consiglio della Cers: «Negli archivi delle Chiese riformate della Svizzera, che sarebbe stato molto difficile reperire a causa del nostro funzionamento federalista, avremmo forse trovato degli elementi riassuntivi sui casi di abusi, sulle decisioni prese per darvi seguito, ma ciò non sarebbe andato abbastanza lontano. Attraverso un sondaggio rappresentativo è possibile comprendere le costellazioni che rendono possibili gli abusi nei nostri ambienti ecclesiali riformati. Questo metodo potrebbe rivelare casi precedentemente sconosciuti e consentire di valutarne l’entità».

    (fonte Riforma.it)


    Federico Tulli – La santa disinformazione

    Due o tre cose da tenere a mente quando si legge una notizia di cronaca  che riguarda membri della Chiesa o della Santa Sede sui principali giornali del nostro Paese, oppure quando viene data su uno dei Tg della Rai. In Italia è cosa rara l’informazione sulle cose di Chiesa indipendente dalla Chiesa stessa.

    Quasi tutte le notizie più importanti che passano attraverso i media generalisti arrivano direttamente dalla sala stampa della Santa Sede o sono filtrate dai “vaticanisti”, giornalisti cioè formati e accreditati presso la Sala Stampa vaticana. E che rischiano di perdere l’accredito in caso di articoli non graditi da Casa Madre. A parte rare eccezioni, le inchieste o gli approfondimenti sui lati oscuri della Chiesa quasi mai vengono approcciati con una visione realmente laica, indipendente e deontologicamente ineccepibile. Al contrario, si raccontano in maniera del tutto parziale, cioè solo dal punto di vista della Chiesa, le situazioni di criticità che riguardano tutto ciò che accade all’interno e in “prossimità” delle mura leonine.

    Un altro elemento fortemente indicativo è rappresentato dal numero di testate giornalistiche riconducibili alla Chiesa che usufruiscono dei fondi pubblici all’editoria. Come ho ricostruito in un’inchiesta sulla rivista Nessun Dogma, su 117 giornali e periodici che si spartiscono i contributi, ben 55 (il 47%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica, se non addirittura organi di stampa che fanno capo ad alcune delle 224 diocesi italiane. In pratica quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa. Poiché tre indizi fanno una prova, ne cito un altro. Mi riferisco al solido accordo, di recente rinnovato, tra la Rai e la Conferenza episcopale per la trasmissione di contenuti religiosi nella televisione pubblica. Un’intesa che ha rafforzato il numero di trasmissioni a contenuto religioso e di religiosi nelle trasmissioni della tv pubblica, in un palinsesto zeppo di fiction a sfondo religioso e dove già la Chiesa cattolica sfiora il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali, e dove nei tre Tg nazionali, ma anche nei principali Tg privati, il papa è più presente del presidente Mattarella.

    E poi ci sono i giubilei e le beatificazioni. Veri e propri strumenti di auto promozione a spese del contribuente italiano che oramai vengono utilizzati con scadenze sempre più ravvicinate. Come ricordano diversi studiosi, dato che per quattro secoli in età moderna e contemporanea i papi sono stati quasi tutti italiani, il nostro Paese è divenuto una terra “privilegiata” di destinazione del messaggio e di formazione di una mentalità religiosa collettiva. E abbiamo i principali quotidiani che quando scrivono del papa usano l’epiteto “sua santità” o analoghi, accettando acriticamente la dimensione clericale che è insita in questa terminologia, contribuendo a far attecchire questa mentalità.

    E così a poco a poco l’opinione pubblica perde di vista alcune cose fondamentali per sviluppare il proprio senso critico. Per esempio? Per esempio è bene ricordare che la Santa Sede è una monarchia assoluta governata da una casta maschile celibe di circa 200 cardinali. Il papa detiene il potere assoluto nella chiesa cattolica e nella dimensione politica riassume i tre poteri nella sua persona esercitati generalmente tramite delega (legislativo, esecutivo e giudiziario). Tutti gli devono obbedienza attraverso le vie gerarchiche. Il pontefice è colui che insieme a quella casta decide le regole morali a cui si devono attenere loro stessi, il clero e soprattutto l’enorme numero di fedeli nel mondo. La prima conseguenza di una struttura organizzata in questo modo è la mancanza di trasparenza che nell’informazione e nell’attività giudiziaria della Santa Sede raggiunge i livelli più elevati. Perché a monte c’è l’idea che il papa, cioè la chiesa cattolica, non deve giustificarsi con nessuno di ciò che fa e dice. Delle proprie azioni e decisioni il pontefice risponde solo a Dio e a se stesso al di là della coerenza con le cosiddette sacre scritture, la tradizione e il magistero della chiesa.

    Pensiamo a quanto accaduto in Irlanda il 20 luglio 2011. Ecco cosa affermò il premier irlandese, Enda Kenny, in un drammatico discorso in Parlamento davanti alla Camera Bassa, dopo la conclusione di un’indagine governativa sulla pedofilia nella Chiesa: «Il rapporto della commissione Cloyne ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, non più tardi di tre anni fa, non trent’anni fa». Per poi aggiungere: «Il Rapporto Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’élitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione». Quanto descritto fin qui è accaduto durante il pontificato di Benedetto XVI. Con papa Francesco poco o nulla è cambiato anche se nel 2019 è stato eliminato il segreto pontificio.

    Nel 2014, quando il segreto ancora era in vigore, gli ambasciatori di papa Francesco presso le Nazioni Unite opposero un netto rifiuto a due diversi Comitati Onu (per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e Contro la tortura) che chiedevano la lista con i nomi dei circa 900 sacerdoti pedofili ridotti allo stato laicale nel decennio precedente dopo essere stati condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede, ed espulsi dalla Chiesa. Ad oggi, quei nomi risultano ancora ignoti e 900 pedofili circolano liberamente nella più totale inconsapevolezza di chi li frequenta. E nessun giornalista ha mai chiesto di questo al pluripresente e celebratissimo in tv e sui media italiani papa Francesco.

  • Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    Una società peruviana segreta ha abusato impunemente delle sue reclute, affermano i critici che sperano che il Vaticano garantisca giustizia alle vittime

    CNN —  Come molte vittime di abusi sessuali, ci sono voluti anni perché Santiago ammettesse di essere stato violentato da adolescente.

    “Si entra in una sorta di confusione mentale, c’è qualcosa che non va, ma non è chiaro in quel momento”, ha detto Santiago, che viene identificato solo con uno pseudonimo per proteggere la sua privacy, in un’intervista esclusiva alla CNN.

    Quattro decenni dopo, sta ancora aspettando una misura di giustizia per affrontare le sue rivendicazioni contro Sodalitium Christianae Vitae (SCV), una società segreta cattolica romana fondata in Perù che è stata impantanata nello scandalo dal suo fondatore laico Luis Fernando Figari e altri membri anziani sono stati accusati di aver abusato sessualmente di numerose reclute adulte e minorenni.

    Santiago dice di aver subito abusi sessuali da Figari almeno tre volte negli anni ’70, quando aveva 17 anni. Ricordava che Figari lo portò in una stanza e lo violentò, dicendo che era “l’unico modo per vedere correttamente la sua aura”.

    Non ricorda chiaramente altri incidenti. “È difficile contare perché il tuo cervello inizia a bloccare le cose, ci ho provato, ma ci sono alcuni ricordi che sono bloccati”, ha detto.

    La CNN ha contattato il team legale di Figari e SCV per un commento. Figari ha negato tutte le accuse contro di lui.

    Santiago è tra le decine di vittime denunciate che aspettavano con impazienza che il Vaticano rivelasse le sue scoperte sulle accuse dell’SCV, dopo un’indagine durata mesi.

    L’SCV ha già ammesso che si sono verificati abusi sessuali, fisici e psicologici. Nel 2017, ha rimosso Figari dal gruppo e ha pubblicato un  rapporto in due parti redatto  da esperti internazionali che ha rilevato che più di una dozzina di uomini e tre donne hanno denunciato di aver subito abusi sessuali da parte di membri dell’SCV quando erano giovani adulti.

    Nella prefazione del rapporto, SCV ha chiesto “il perdono a ogni persona che è stata ferita da un membro o da un ex membro del Sodalitium” e ha affermato che l’organizzazione è “impegnata in un processo di autoesame e di cambiamento”.

    Ora il caso è passato nelle mani delle autorità ecclesiastiche della Città del Vaticano , che le vittime sperano possano prendere misure serie, incluso lo scioglimento dell’intera organizzazione.

    Nell’ambito dell’indagine in corso, a febbraio il Vaticano ha inviato lettere a diversi membri dell’SCV concedendo loro 45 giorni per rispondere alle accuse di abuso, secondo una fonte vicina all’indagine. I massimi investigatori vaticani sugli abusi, l’arcivescovo Charles Scicluna e monsignor Jordi Bertomeu, hanno fatto una visita a sorpresa a Lima nel luglio 2023, intervistando le vittime tra cui Santiago e rappresentanti dell’SCV, tra gli altri.

    SCV ha detto alla CNN via e-mail che l’organizzazione ha ricevuto indicazioni specifiche dalla missione del Vaticano a marzo per aprire indagini contro ex membri, ma le informazioni sono riservate.

    Per ora non è chiaro quando verranno consegnati i risultati dell’indagine, né in quale forma. Ma nell’agosto dello scorso anno, Papa Francesco ha confermato ai giornalisti: “Stiamo lavorando su questo. Stiamo cercando di portare alla luce la situazione”.

    SCV è stata fondata nel 1971 in Perù e ha filiali in tutta l’America Latina. In Perù, l’organizzazione laica, sotto la guida di Figari, reclutava per lo più giovani ragazzi bianchi provenienti da scuole cattoliche d’élite e famiglie della classe media e alta con legami politici o d’affari, ha detto alla CNN il giornalista e vittima di SCV Pedro Salinas. Molti di loro provenivano da famiglie con genitori divorziati o single, secondo gli ex membri.

    Un libro esplosivo del 2015 dei giornalisti Salinas e Paola Ugaz ha rivelato 30 testimonianze anonime di vittime di SCV, inclusa quella di Santiago, scioccando la società peruviana conservatrice, ma con il risultato solo di fallite riforme della leadership e di un procedimento giudiziario in corso contro il gruppo che in gran parte non è andato da nessuna parte.

    Nel libro, intitolato “ Metà monaci, metà soldati ”, gli ex membri dell’SCV spiegano che una volta raggiunta l’età legale, 18 anni, le reclute venivano incoraggiate a lasciare la casa e a tagliare i legami con la famiglia e gli amici.

    Agli adolescenti reclutati veniva fatto il lavaggio del cervello “per diventare una specie di zombie, un robot, un fanatico, dove c’è un sincretismo che mescola la religione cattolica con idee fasciste – il fascismo spagnolo”, secondo Salinas, che dice di essere stato lui stesso fisicamente e psicologicamente abusato al Sodalitium quando era adolescente.

    Figari era visto come una figura carismatica, ma è stato anche descritto dai membri precedenti e attuali come “volgare, vendicativo, manipolatore, razzista, sessista, elitario e ossessionato dalle questioni sessuali e dall’orientamento sessuale dei membri dell’SCV”, nel rapporto SCV del 2017. trovato.

    Ha aggiunto che Figari ha commesso “molti atti di sodomia nei confronti di un maschio minorenne e di un giovane maschio adulto”, ha filmato le giovani reclute “in biancheria intima o in costume da bagno” e ha ordinato loro di compiere atti sessuali tra loro e su se stesso, il tutto con la giustificazione di far parte della loro formazione spirituale.

    Figari ha negato pubblicamente tutte le accuse per la prima volta nel 2016. “Sono innocente, totalmente innocente. Sono venuto qui per dire la verità perché le autorità non mi hanno permesso di parlare”,  ha detto Figari ai giornalisti a Roma .

    La CNN ha chiesto un colloquio con l’avvocato di Figari ma non ha ricevuto alcuna risposta. Si ritiene che risieda ancora in Italia.

    Addestramento militare e presunti abusi sessuali

    Quando Santiago si unì al gruppo per la prima volta come studente curioso, desiderava imparare non solo la religione ma anche il misticismo e il potere della mente, ha detto alla CNN.

    All’età di 15 anni, Figari gli disse che aveva grandi poteri mentali e si offrì di addestrarlo nelle tecniche antiche, ha detto Santiago. Parte di questo allenamento prevedeva che Santiago indossasse solo la biancheria intima e si sedesse sulla gamba di Figari, ha detto. In un’altra occasione, Figari ha fatto sedere Santiago e un altro minorenne nella posizione del loto e ha chiesto loro di toccarsi a vicenda, compresi i loro genitali, ha detto Santiago.

    Anni dopo, Santiago ha denunciato per la prima volta i suoi abusi ai membri dell’SCV e ha presentato una denuncia contro Figari al Tribunale arcidiocesano di Lima nel 2011. Non ha ricevuto una risposta ufficiale o un seguito, ha detto.

    Secondo il rapporto SCV del 2017, Figari ha imposto alle giovani reclute anche un addestramento militare, ricavato dai film guardati: ai ragazzi veniva ordinato di nuotare “nelle fredde acque oceaniche per diverse ore alla volta” a tarda notte o molto presto al mattino. mattina, correre lunghe distanze in condizioni climatiche avverse e dormire sui pavimenti o sulle scale.

    Un’altra vittima, Oscar Osterling, ora 51enne, ha detto alla CNN che quando aveva 18 anni lui e altre tre reclute furono costretti a formare una fila nudi e furono filmati.

    Alla fine si è unito al team di SCV come leader della comunità 10 anni dopo, ma ha detto di pentirsi di aver potenzialmente avuto un ruolo nell’abuso psicologico di altre giovani reclute. “Dopo aver presentato la mia denuncia ho pensato: “Quante persone ho colpito anche io?”, ha detto, aggiungendo che da allora “ha chiamato molte persone per chiedere perdono”.

    SCV ha rifiutato di essere intervistato per questo articolo, affermando che sta collaborando pienamente con l’inchiesta del Vaticano e ha sottolineato un’udienza privata tra il suo superiore generale Jose David Correa e Papa Francesco il 1° dicembre, quando hanno condiviso “informazioni aggiornate sull’organizzazione”.

    La ricerca della giustizia

    Secondo Salinas e altre vittime, i passi avanti compiuti finora da SCV verso la responsabilità non sono sufficienti. Vogliono vedere i colpevoli puniti formalmente e lo scioglimento dell’organizzazione.

    Il sistema legale peruviano finora non ha portato ad alcuna soluzione. Un procedimento penale in Perù contro Figari e altri membri dell’SCV è stato archiviato dall’ufficio della procura del Perù nel 2017, con i pubblici ministeri  che hanno affermato che  nessuna delle presunte  vittime di abusi sessuali  si era fatta avanti e che i presunti crimini non rientravano nei termini di prescrizione. Un caso separato, con accuse di rapimento, gravi lesioni psicologiche e associazione illecita a commettere un crimine, è ancora all’esame del sistema giudiziario.

    “Dopo così tanti anni, questa causa legale riguarda la giustizia per le vittime e non una questione di denaro, e ciò significa anche che non ci sarà impunità per coloro che hanno commesso questi crimini”, ha affermato il dottor Jose Ugaz, ex procuratore statale ad hoc che rappresenta sette dei le vittime, ha detto alla CNN.

    I suoi clienti chiedono che “questa organizzazione venga fermata e che (che) il danno non continui a essere causato ai nuovi bambini, adolescenti o giovani in Perù e in altri numerosi paesi in cui si è espansa”, ha detto. “Il sodalizio è ancora attivo.”

    Salinas, che ha scritto a Papa Francesco sul caso, ripone le sue speranze di giustizia nelle indagini del Vaticano.

    Il Vaticano ha il potere di sciogliere la SCV, una misura già richiesta dal cardinale peruviano Pedro Barreto. Papa Francesco potrebbe anche ordinare riforme radicali del gruppo, compresa l’espulsione dei membri e misure speciali a cui dovranno essere seguite.

    E il Papa ha recentemente modificato il Codice di diritto canonico della Chiesa nel 2021 per rendere responsabili di abusi i laici che ricoprono un ufficio nella Chiesa, cosa che sembrerebbe applicarsi a Figari, che non è un chierico. Le sanzioni della Chiesa per lui potrebbero includere multe, rimozione da tutti gli incarichi e espulsione dalla SCV.

    Per le vittime si tratta di essere ascoltate e riconosciute dopo tanti anni.

    “Mi sono sentito privilegiato, mi sono sentito ascoltato… (con) quella telefonata”, ha detto Santiago alla CNN di quando ha saputo per la prima volta che gli inviati del Papa volevano incontrarlo.

    Il corrispondente vaticano della CNN Chris Lamb ha contribuito a questo rapporto.

    NOTA DEL REDATATORE: chiunque sia stato vittima di violenza sessuale può contattare la hotline nazionale per le aggressioni sessuali al numero 800-656-HOPE (4673) o visitare online.rainn.org per ricevere supporto tramite chat online riservata.

    https://edition.cnn.com/2024/05/31/americas/vatican-sodalitium-christianae-vitae-peru-investigation-in/index.html

  • L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    *Questo testo potrebbe risultare sconnesso in quanto tradotto letteralmente dall’audio

    Intanto, la Rete L’ABUSO è attualmente l’unica realtà che in Italia monitora quanto sta accadendo.

    Ora senza spostarci troppo, poi arriviamo al caso di del Cardinale Sepe ma restiamo su quello di monsignor Gisana, la situazione italiana, il podcast la confessione svela ma in realtà quello che è il meccanismo classico solito, normale in Italia, di insabbiamento tant’è che Monsignor Gisana quando Nel 2020 Rugolo viene indagato, lo sposta a Ferrara, a Ferrara dove nessuno né Gisana, né il vescovo di Ferrara, prendono posizione in materia preventiva, ovvero noi troviamo Don Rugolo che Proietta i filmini con i bambini più piccoli, lo troviamo nell’agosto del 2020 che lui stesso, durante una messa dice ai fedeli che si assenterà 15 giorni con i più piccini per i campeggi.

     No cioè stiamo parlando di un prete Sotto indagine. Ora a prescindere che questo sia colpevole o innocente diciamo c’è un grosso sospetto no? c’è un’indagine. Diciamo che è in verosimile che quest’uomo possa essere stato mandato con dei bambini no? A fare un campeggio. Io credo che la situazione italiana, perché le regole poi del Vaticano sono le stesse in tutto il mondo, tuttavia va rilevato che mentre all’estero c’è un obbligo di denuncia Cioè ci sono degli interventi, c’è un monitoraggio dello Stato, in Italia Invece lo stato che è complice totalmente complice degli abusi sessuali che la chiesa commette in Italia, ha lasciato di fatto libero il Vaticano addirittura… Cioè ha lasciato gli imputati liberi di gestire l’affare pedofilia. Infatti in Italia Lo Stato come vedete puntualmente non interviene, come Antonio Messina ha raccontato il vescovo Gisana ha mentito durante il processo, è una cosa che normalmente chiunque di noi mente durante un processo viene ricusato e viene indagato. Invece qui puntualmente questa cosa non succede come appunto ripeto Antonio Messina ha detto anche qui la tutela non è stata nei confronti di Antonio ma è stata nei confronti del Prete imputato che adesso è condannato in primo grado e tuttavia voglio dire questo prete resta a piede libero. Le situazioni in Italia sono moltissime e questa è davvero esemplare e niente qui serve un intervento assolutamente dello Stato, se lo stato non interviene facendo rispettare le regole, di fatto le regole Qui non vengono rispettate, c’è da chiedersi dietro il motu proprio di Papa Francesco chi fa rispettare il motu proprio, esempio Gisana, restiamo sempre lì, ha secondo motu proprio, è colpevole di avere insabbiato.

    Ebbene chi interviene in Italia da parte della chiesa e da parte dello stato nei confronti di questo vescovo di fatto che ha insabbiato? Nessuno non interviene nessuno. Noi abbiamo avuto degli incontri con la Conferenza Episcopale Italiana, con i vertici e questo è un problema che loro diciamo non si pongono, non gli interessa gli sta bene Gli sta bene così. Di fatto l’Italia sta diventando negli ultimi anni soprattutto da quando è stato emesso proprio, sta diventando un collettore di pedofili da tutto il mondo, ci arrivano da qualunque nazione del mondo, vengono messi in Italia in parrocchie ed è verosimile che la chiesa, sicuramente almeno da dove li mandano, sicuramente sa di fatto, qua vengono rimessi insieme dei minori e puntualmente vengono di nuovo tutti poi tutti o quasi indagati per altri abusi sessuali.

    Cioè quindi non c’è da parte della chiesa neanche un una concreta poi prevenzione ci sono delle linee teoriche che nessuno rispetta. Abbiamo chiesto alla Conferenza Episcopale Italiana perché è verosimile pensare che chi controlla i vescovi italiani sia la conferenza episcopale, invece la conferenza episcopale dice di no. Dice che deve essere il Vaticano a farlo, ora qui capite che il problema diventa grosso chi controlla i controllori? cioè di fatto abbiamo una serie di normative da parte della chiesa che potrebbero essere anche in un qualche modo utili e qui sottolineo che comunque serve sempre l’intervento dello Stato perché la chiesa non può controllare questa cosa.

    Tuttavia malgrado potrebbero essere utili l’applicazione in Italia e purtroppo porta a questo risultato cioè una totale inutilità Anzi, una confusione perché gli stessi fedeli credono di avere i figli sicuri invece ignorano che la situazione è quella che poi è uscita nel podcast la confessione.

    Grazie Francesco yes thank you so Zero tollerance in Italy Zero tolleranza in Italia zero tolerance zero toza Italia Zero

    Aggiungo ancora una cosa in Italia io parlavo dello Stato che non interviene ma non interviene neanche nei confronti delle vittime dei preti non interviene nella tutela dei Minori ora le vittime dei preti quando subiscono l’abuso non hanno da parte della sanità pubblica non c’è una possibile assistenza non esistono dei centri dove viene trattata e rielaborata quella che poi è la patologia cioè la sindrome postraumatica da stress. La rete d’abuso proprio venerdì scorso grazie a CISMAI, è riuscita a aprire 16 punti di ascolto in Italia, in realtà sono di più sono 16 coordinamenti che coprono tecnicamente tutta Italia per riuscire a colmare diciamo questo vuoto sanitario in quanto qua le vittime non ricevono giustizia dallo stato non la ricevono Dalla Chiesa di fatto restano poi abbandonate cioè restano tutte prive di una qualunque assistenza.

    Scusate Grazie Francesco

  • Denunciò gli abusi del parroco L’incontro con papa Francesco

    Denunciò gli abusi del parroco L’incontro con papa Francesco

    Esce allo scoperto uno dei due fratelli che hanno denunciato gli abusi sessuali subiti negli anni ‘90 dall’ex parroco di Santo Stefano Extramoenia, parrocchia di Porta a Lucca. E lo fa con un post sulla sua pagina Facebook che lo ritrae in una foto insieme al padre durante un incontro con Papa Francesco.

    Simone Biondi ha pubblicato la fotografia mercoledì corredandola con un post durissimo, seguito da un diluvio di commenti: “Sono un sopravvissuto, così si chiamano coloro che hanno subito un abuso e riescono a raccontarlo.

    Questo è un messaggio per tutti coloro che credono ancora di ‘credere in una…’, sappiate che vici hanno indottrinati nel guardare solo la punta di un iceberg alla cui base serpeggia ipocrisia, collusione, accordi. Necessita fare qualcosa di diverso per iniziare a solcare una strada nuova per me e per le migliaia di bambini che ogni anno vengono sessualmente abusati da sacerdoti.

    Sono abituato a pensare in grande e partire dal basso per me è riduttivo così ne ho parlato con chi conta, o almeno così dicono. Vediamo come prosegue”. La persona che conta è evidentemente il Pontefice al quale, stando al post, avrebbe raccontato personalmente gli abusi subiti.

    Con lui c’era il padre Michele che tra i commenti attacca l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, accusandolo di avere “coperto queste schifezze tenendo il prete per ben 5 mesi nella parrocchia nonostante le nostre denunce”. Il sacerdote accusato dalla famiglie dei presunti abusi è già stato rimosso da Benotto al termine del processo canonico durante il quale il sacerdote, affermò la stessa diocesi, avrebbe “ammesso le sue responsabilità”.

    Al momento della denuncia, circa un anno fa, il prete accusato guidava la parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa, a Pratale, e nei mesi successivi è stato sospeso da tutti gli incarichi pastorali e trasferito in una struttura per il recupero dei preti pedofili.

    L’istruttoria della curia pisana è terminata e tutto il dossier è stato inviato a Roma: tocca ora al Vaticano l’ultima parola e la decisione finale sul destino del sacerdote. La sentenza della Santa Sede è attesa da tempo e potrebbe arrivare entro l’estate.

    https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/denuncio-gli-abusi-del-parroco-lincontro-con-papa-francesco-78ff6c09

  • Gli attivisti rimproverano il Papa per la gestione degli abusi sessuali e degli insabbiamenti

    Gli attivisti rimproverano il Papa per la gestione degli abusi sessuali e degli insabbiamenti

    ROMA, 23 maggio (Reuters) – Papa Francesco non ha fatto abbastanza per eliminare gli abusi sessuali da parte del clero e il loro insabbiamento, hanno affermato giovedì attivisti e sopravvissuti agli abusi, protestando davanti al festival per la Giornata mondiale dei bambini ospitato dal Vaticano.
    La Chiesa cattolica romana è stata scossa dagli scandali sugli abusi sessuali in tutto il mondo. Francesco ha cercato di imporre l’ordine, ma i suoi critici sostengono che si sarebbe dovuto fare di più per sradicare il clero violento e aiutare le sue numerose vittime.

    “Vogliamo proteggere i giovani che partecipano” al festival, ha detto Matthias Katsch, co-fondatore di Ending Clergy Abuse (ECA), in una conferenza stampa presso l’antico castello romano di Castel Sant’Angelo, in vista della Basilica di San Pietro.

    Ha osservato che gli attivisti anti-abusi contro la Chiesa hanno visitato Roma a settembre per chiedere “tolleranza zero” in vista di un importante vertice vaticano sul futuro della Chiesa, “ma da allora non è successo nulla”.

    COPRIRE

    Uno dei sopravvissuti che hanno preso parte alla protesta di giovedì è stato l’italiano Antonio Messina, che da adolescente ha subito abusi da parte di un prete e che accusa il vescovo locale di aver coperto l’autore del reato.
    A marzo, un tribunale siciliano ha condannato il sacerdote a quattro anni e mezzo di carcere con una sentenza di primo grado che può essere impugnata.

    Secondo gli attivisti il ​​caso di Messina, oggi trentenne, non è un caso isolato.

    Peter Isely, un altro cofondatore dell’ECA, ha detto che alcune delegazioni presenti al festival “saranno guidate da vescovi che hanno dimostrato di coprire i crimini sessuali contro i bambini”.

    La Giornata Mondiale dell’Infanzia è prevista per il 25 e 26 maggio e coinvolgerà decine di migliaia di bambini provenienti da più di 100 nazioni. Francesco li incontrerà allo stadio principale della Roma e in piazza San Pietro.

    https://www.reuters.com/world/europe/activists-chide-pope-over-handling-sex-abuse-cover-ups-2024-05-23/
  • Il rimprovero degli attivisti al papa “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” – VIDEO

    Il rimprovero degli attivisti al papa “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” – VIDEO

    Roma, Italia – ECA Global, un’organizzazione internazionale dedicata a porre fine agli abusi del clero, terrà una conferenza stampa il 23 maggio 2024, alle ore 10:00, in Piazza Adriana, accanto a Castel Sant’Angelo, a Roma. La conferenza ha luogo pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo a Roma per due giorni di programmi e festeggiamenti. Queste attività, condotte e supervisionate dal clero cattolico, si svolgeranno non solo nella Basilica di San Pietro ma anche in tutte le diocesi d’Italia.

    Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro“. Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo le organizzazioni antiabuso italiane, si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa. Hanno intenzione di mettere in evidenza quelli che descrivono come i cinque peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.

    I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono:
    Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
    Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli
    Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del DDF
    Il cardinale Mario Delpini di Milano

    “Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra.
    La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.

    Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.

    Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano fa sì che quasi tutte le indagini sugli abusi in Italia siano condotte in segreto all’interno della giurisdizione della Santa Sede, piuttosto che nel luogo in cui si sono verificati gli atti criminali. Di conseguenza, anche i sacerdoti riconosciuti colpevoli di crimini sessuali contro i bambini dai tribunali ecclesiastici sono spesso riassegnati a nuove posizioni dove possono potenzialmente recidivare.

    Lo scorso ottobre, a Roma, i funzionari dell’ECA hanno proposto una nuova e rivoluzionaria legislazione di diritto canonico, che sancirebbe una vera e propria tolleranza vincolante e universale per gli atti sessuali criminali contro i bambini, i minori e gli adulti vulnerabili nella legislazione della Chiesa cattolica. La legislazione, se promulgata, eliminerebbe dal sacerdozio qualsiasi chierico che abbia commesso abusi o qualsiasi vescovo che abbia consapevolmente coperto sacerdoti abusanti.

  • I successivi vescovi hanno coperto gli abusi nella diocesi tedesca

    I successivi vescovi hanno coperto gli abusi nella diocesi tedesca

    La diocesi di Treviri, nella regione al confine con il Lussemburgo, è stata storicamente una delle sedi più importanti del Sacro Romano Impero.
    Wikimedia Commons

    Un’indagine indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri ha concluso che i vescovi successivi hanno nascosto per decenni le azioni di un noto prete violentatore.

    Anche i procuratori locali della regione, vicino al confine con il Lussemburgo, hanno fatto poco per punire il defunto padre Edmund Dillinger, che secondo l’inchiesta aveva abusato di 19 persone dal 1961 al 2018.

    Inoltre, possedeva “molte persone” fotografate in scene di sesso o “esposte a toccamenti in tutte le parti del corpo”, si legge nel rapporto di due procuratori senior in pensione.

    La diocesi ha denunciato Dillinger alla polizia nel 2012 e gli ha impedito di celebrare la messa in pubblico e di contattare i giovani.

    “È difficile capire che qualcuno come Dillinger possa rimanere al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso”, afferma il rapporto.

    “Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che esteriormente disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo che a volte era criminalmente rilevante e sembrava ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista ed egoista.”

    Quando il sacerdote morì nel 2022, un nipote trovò tra le sue carte migliaia di foto compromettenti e indizi di abusi su minori. Le ha presentate alle autorità, ma i funzionari giudiziari della capitale dello stato Saarbrücken l’anno scorso hanno distrutto migliaia di foto, spingendo il rapporto a dire che “hanno ampiamente ostacolato questa revisione”.

    Il rapporto afferma che il vescovo Stephan Ackermann, nominato nel 2009, ha adottato una linea dura nei confronti di Dillinger ma ha anche preso alcune decisioni che lo hanno indirettamente aiutato. Ackermann è stato portavoce della Conferenza episcopale tedesca per le questioni relative agli abusi dal 2010 al 2022.

    “Solo nel 2012 si è cominciato a correggere la situazione per quanto possibile”, afferma Gerhard Robbers, uno degli autori del rapporto.

    Nel rapporto non viene nominato il cardinale Reinhard Marx di Monaco, che ha ammesso la corresponsabilità nello scandalo degli abusi della Chiesa tedesca mentre era vescovo di Treviri dal 2002 al 2008.

    Marx, la cui offerta di dimissioni nel 2021 è stata respinta da Papa Francesco , ha espresso rammarico per aver seguito linee guida di divulgazione più flessibili e per questo motivo ha rifiutato il premio dell’Ordine al merito della Germania.

    Mons. Georg Bätzing di Limburgo, attuale presidente della Conferenza episcopale, è stato vicario generale a Treviri dal 2012 al 2016.

    Treviri era storicamente una delle diocesi più potenti del Sacro Romano Impero, ma dopo che Napoleone annesse la riva sinistra del Reno nel 1801, i suoi confini furono ridisegnati. Questa diocesi più piccola divenne infine suffraganea dell’arcidiocesi di Colonia.

    https://www.thetablet.co.uk/news/18759/successive-bishops-covered-up-abuse-in-german-diocese

  • La Confessione episodio 7: La carezza del papa

    La Confessione episodio 7: La carezza del papa

    di Giorgio Meletti

    La settima puntata della Confessione, il podcast dedicato al processo per violenza sessuale contro il sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo, ha un protagonista indiscusso: papa Francesco.

    Se infatti il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana è impegnatissimo a difendere Rugolo e aiutarlo con i soldi dell’8 per mille, come se lo temesse, ma anche a insabbiare e occultare i suoi reati sessuali per proteggere la reputazione della Chiesa, qui scopriamo che ha un maestro e una guida: il papa in persona.

    E’ lui stesso a spiegarlo ai genitori di Antonio Messina, il giovane che ha denunciato Rugolo: loro chiedono giustizia, Gisana gli offre 25 mila euro per comprarne il silenzio. E per risultare più convincente racconta che lui sa come ci si comporta in questi casi, perché gliel’ha insegnato Bergoglio, quando gli ha chiesto un favore per una cosa che lo riguardava personalmente.

    I genitori di Messina registrano tutto, noi ascoltiamo, e La Confessione vi racconta la storia del frate siciliano Giovanni Salonia, accusato di violenza sessuale almeno da una suora: papa Bergoglio ha le sue ragioni per far presiedere proprio a Gisana un’atipica commissione d’inchiesta che arriverà a una conclusione che pare obbligata: le accuse delle religiose a Salonia sono fantasie di menti non lucidissime.

    Di questa prestazione di Gisana papa Francesco sembra gratissimo, al punto da scendere in campo al suo fianco il giorno prima della requisitoria del pm al processo Rugolo: “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto”.

    Quel giorno Antonio Messina, la vittima di Rugolo che ha avuto il coraggio di denunciarlo, si infuria: ha chiesto giustizia alla Chiesa prima che al tribunale, ha anche scritto al papa per chiedergli aiuto, senza ottenere risposta.

    Ma questa è la morale della settima puntata della Confessione: la Chiesa tra i preti abusatori e le loro vittime sceglie di difendere gli abusatori e mettere sotto accusa chi li denuncia.

    Ed è il papa, nei fatti, a dare la linea che anche la Cei del presidente Matteo Zuppi segue rigorosamente: generiche parole di denuncia degli abusi sessuali del clero ma nessuna azione conseguente. Anzi, quando serve il sacerdote accusato di abusi viene protetto in tutti i modi, anche quelli più disonesti.

    ***

    Altri due aggiornamenti: ieri sera con Radio 3 abbiamo organizzato una bella diretta Instagram per fare un primo bilancio del programma che conduco ogni domenica, curato da Annamaria Giordano: Le parole dell’economia. Trovate la mia conversazione con Florinda Fiamma qui …

    Come immaginavo, ha suscitato vivaci dibattiti il mio pezzo sul perché questa volta è davvero difficile votare Pd alle elezioni europee. Trovate il pezzo, e soprattutto il sondaggio per capire le intenzioni di voto degli abbonati ad Appunti qui sotto. Tra qualche giorno daremo conto dei risultati:

    Buona giornata,

    Stefano