Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • La diocesi ha aperto un’indagine interna dopo le segnalazioni di molestie nei confronti di una minorenne

    La diocesi ha aperto un’indagine interna dopo le segnalazioni di molestie nei confronti di una minorenne

    Sequestrato il pc del prete indagato

    di Francesca Gori

    GROSSETO. Papa Francesco ha dato un impulso, la diocesi di Grosseto, di fronte alla richiesta di verità non si è tirata indietro. E ieri, in una nota, ha raccontato della perquisizione fatta dalla polizia giudiziaria a casa di un parroco. Anzi, ha fatto molto di più: ha seguito i dettami del capo della Chiesa e ha aperto una propria inchiesta per stabilire cosa sia successo in parrocchia. Per capire selle accuse di una ragazzina, che avrebbe raccontato un episodio di molestie sessuali subite da parte di un parroco, siano o meno infondate.

    Lei, all’epoca dei fatti (più di tre anni fa) non aveva ancora compiuto quattordici anni. Lui, da mesi, non è più al suo posto. Un uomo che ha dedicato tutta la vita ai suoi parrocchiani, che ha ascoltato chi aveva bisogno di lui, che ha cresciuto generazioni di grossetani. Che ha accompagnato tante persone nel loro cammino di fede ma soprattutto li ha guidati in quei bui periodi di difficoltà. Un parroco come se ne contano sulle dita di una mano che si è allontanato per dare la possibilità alla magistratura di svolgere il proprio dovere e accertare la verità: stabilire se davvero, abbia commesso o meno abusi sessuali su una minorenne.

    Fatti per i quali il parroco è stato indagato, che vengono condannati senza tentennamenti da parte della diocesi. È una storia della quale nessuno vuole parlare nonostante che il nome del prete sia stato iscritto nel registro degli indagati da mesi. La ragazzina, a distanza di anni, avrebbe raccontato che lui qualcosa le avrebbe fatto. La versione fornita in almeno tre occasioni e a tre persone diverse, non sarebbe sempre la stessa. Tant’è che a sporgere denuncia non sarebbero stati i genitori della giovane. Una confidenza, probabilmente, che è passata di bocca in bocca e che è finita dritta in Procura dove è stato aperto un fascicolo iniziato con un decreto di perquisizione che ha interessato l’abitazione del parroco. Eche contestualmente conteneva l’informazione di garanzia nei confronti del prete.

    La polizia giudiziaria è entrata in quella casa per vedere se c’erano tracce di quell’episodio. Ma nell’abitazione del parroco, non sarebbe stato trovato niente di utile. Il pc del prete è stato sequestrato e la procura sta analizzando i file che erano contenuti al suo interno. Quel pc, il parroco lo utilizzava spesso. Aveva un profilo Facebook con tantissimi contatti. Lì, su quel diario virtuale, scherzava, raccontava la sua vita di prete di provincia, scriveva pensieri e opinioni. Il profilo, lui, lo ha chiuso qualche mese fa, dopo che per qualche giorno aveva lasciato capire di avere problemi di salute.

    E questa è stata la versione più o meno ufficiale del suo allontanamento. La sua presenza è diventata assenza. E un’intera città si è fatta domande per giorni e giorni. Il motivo era quel nome venuto fuori in un’inchiesta per pedofilia. Un reato aberrante, che la diocesi di Grosseto, ieri, ha condannato con forza. Ma chi lo conosce e chi sta seguendo questo caso da vicino racconta un’altra versione. Una quarta, rispetto alle tre che avrebbe raccontato la ragazzina. Una versione che in quel rapporto tra parroco e giovane frequentatrice della parrocchia non nasconde niente di morboso.

    L’inchiesta aperta dalla procura di Grosseto è praticamente all’inizio. La giovane sarà sentita probabilmente nei prossimi mesi, forse addirittura in autunno.

    Quello che per ora quindi risulta essere vero è che il nome del parroco è finito sul registro degli indagati, che il suo pc è stato sequestrato e che lui non è più al suo posto.

    Mentre va avanti l’inchiesta della procura, anche la diocesi ha avviato il suo iter. La chiesa infatti ha un suo ordinamento giuridico e può anche emettere sanzioni.

    «Conforme a quanto previsto dal Concordato, era stata data notizia al vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni dell’ emissione da parte della locale Procura della Repubblica di un decreto di perquisizione che riguardava un sacerdote diocesano – scrive la Diocesi in una nota – Considerata la gravità dei fatti ipotizzati (molestie sessuali a minorenne), subito si è voluto agire conformemente a quanto previsto sia in sede di diritto civile che di diritto canonico». Il vescovo ha di fatto nominato un giudice competente per l’indagine canonica prevista. Un’indagine che quindi verrà svolta internamente alla diocesi e che potrebbe anche differire, nelle sue conclusioni, da quella della magistratura grossetana.

    «Il vescovo amministratore apostolico – si legga ancora nella nota – esprime la più ferma condanna etica e morale di ogni comportamento di abuso, specialmente nei confronti di minori o persone deboli; conferma piena e incondizionata fiducia nell’operato della magistratura di Grosseto, inquirente e giudicante, nel convincimento che sia possibile pervenire quanto prima al pieno accertamento dei fatti e al chiarimento dell’intera vicenda; auspicando la conferma della presunzione di innocenza del sacerdote indagato».

    In tanti hanno fatto quadrato intorno al parroco, in città. Ma nessuno si è dimenticato della vittima di questa vicenda.

    A partire, ovviamente, dalla diocesi. «Il vescovo – continua la nota – dà piena disponibilità, paterna vicinanza e fraterna solidarietà nei confronti di tutte le persone che dovessero risultare vittime dei reati che si ipotizzano o che, comunque, ne dovessero restare coinvolte. Il vescovo ha accolto la richiesta del sacerdote di allontanarsi dall’ufficio svolto per favorire piena collaborazione con le autorità competenti per l’accertamento della verità dei fatti».
    25 luglio 2013

  • Viaggio nelle comunità di recupero “Così curiamo i nostri confratelli”

    Viaggio nelle comunità di recupero “Così curiamo i nostri confratelli”

    A Trento sorge la casa madre gestita dai Padri Venturini. Ogni ospite è avvolto dal più assoluto riserbo e nessuno degli stessi sacerdoti della comunità conosce i motivi dei ricoveri. L’altro centro è Villa Iride, a Verbania: è ancora più chiuso all’esterno. L’accoglienza è il primo passo. “Vogliamo conoscere la persona e poi vedere se siamo in grado di aiutarla”, spiega padre Pastò, il Superiore generale. Poi si passa alla terapia. I problemi che portano qui i condannati sono i più vari: dai disordini alimentari alle dipendenze da gioco e da sostanze stupefacenti alla disinibizione sessuale, fino alle tendenze pedofile. Ma è anche un punto di riferimento per gli avvocati che indicano la villa come possibile sede per gli arresti domiciliari dei religiosi condannati

    NON E’ STATO FACILE, da laici, varcare i cancelli delle comunità terapeutiche dei padri Venturini; in quella oasi di pace e di recupero spirituale di solito le porte si aprono soltanto per accogliere religiosi in crisi. Ogni ospite è gestito nel più assoluto riserbo e neanche i confratelli sanno i motivi dei ricoveri. Superando non pochi ostacoli siamo riusciti a entrare in due centri gestiti dalla congregazione: Villa Iride a Verbania e la casa madre di Trento. Il Superiore Generale, padre Gianluigi Pastò, ci tiene a sottolineare: “Non dite per favore che siamo una clinica per pedofili, della pedofilia si occupa la Santa Sede. Come si sentirebbero quelli che sono accolti da noi con problemi meno gravi a dover vivere in una struttura etichettata in questo modo?”.

    Il nostro viaggio comincia dalla città di Trento. Arriviamo alla casa madre appena dopo l’ora di pranzo; la comunità non è molto lontana dalla stazione, si sale per alcuni tornanti mentre la città si allontana come un miraggio. Fuori dalla casa, nel giardino e nel vigneto non si vede nessuno. Incontriamo Pastò, un uomo sui settant’anni con un forte accento veneto. È gentile ma non nasconde la sua diffidenza verso i giornalisti: “Sui giornali sono comparse notizie sbagliate, che nessuno di noi aveva dato. Noi come congregazione nasciamo per la santità del prete, ci occupiamo di formazione spirituale, non neghiamo conforto a nessuno, ma non vogliamo etichette né abbiamo specializzazioni particolari; siamo religiosi che accolgono altri religiosi”.

    Il momento fondamentale per i Venturini è l’accoglienza, primo passo della terapia: “Noi solitamente vogliamo conoscere prima la persona, poi vediamo se siamo in grado di aiutarla ma non abbiamo preclusioni particolari”, spiega Pastò. È evidente come in questo caso il modello della comunità religiosa si sovrapponga perfettamente a quello della comunità terapeutica. Trento è l’unica realtà ecclesiastica in Italia che si occupa di seguire i preti offrendo loro un importante sostegno psicologico oltre che spirituale: il terapeuta di riferimento è padre Franco Fornari che offre la sua competenza per curare i fratelli in crisi. I problemi che portano un religioso a Trento possono essere dei più vari: dai disordini alimentari alle dipendenze da gioco e da sostanze stupefacenti alla disinibizione sessuale, fino alle tendenze pedofile.

    A differenza della casa di Trento, il centro venturino di Verbania è molto più chiuso. Il tassista che ci porta a Villa Iride ci racconta che gli è capitato spesso di trasportare religiosi: “Alla villa arrivano diversi preti, li vado a prendere in stazione, tutti hanno almeno una valigia. Dentro non sono mai entrato, li lascio al cancello e me ne vado”. Tra gli abitanti della zona pochissimi hanno sentito parlare della villa, il cancello è sempre chiuso e la casa è ben nascosta, lontana dal centro, immersa in un parco da cui domina il lago Maggiore. Come a Trento, anche qui l’atmosfera da poesia dell’Arcadia con i suoi scenari bucolici e i giardini ben curati si accosta al rigore della vita conventuale. A Villa Iride ci riceve padre Paolo, responsabile della comunità; ci avverte subito che  al  momento non ci sono ospiti: “Arriveranno a estate inoltrata”.

    Il centro di Verbania svolge una duplice funzione: da una parte accoglie religiosi che spontaneamente chiedono di essere ospitati qualche settimana per una pausa rigenerante, dall’altra è un punto di riferimento per gli avvocati di alcuni religiosi condannati per abusi sessuali, che indicano la villa come possibile sede per gli arresti domiciliari. Qui ha chiesto di essere trasferito don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente, condannato a nove anni e sei mesi per violenza sessuale, induzione alla prostituzione e cessione di cocaina; il giudice per ora ha negato il trasferimento. Dal maggio del 2012 è recluso a Villa Iride don Marco Mangiacasale, condannato per abusi sessuali su parrocchiane minorenni e in attesa della sentenza di Cassazione. Tramite i suoi avvocati Renato Papa e Mario Zanchetti abbiamo chiesto a Mangiacasale un commento sul suo percorso perché ci sembrava importante raccontare un’esperienza terapeutica di questo tipo, ma ciò non è stato possibile. Digitando il nome e cognome del sacerdote sui motori di ricerca di internet si trova il dominio www. marcomangiacasale. it. Sulla homepage compare il nome del prete a caratteri cubitali e una foto panoramica: si può riconoscere il parco e il campanile di Villa Iride con il lago sullo sfondo. Sulle pagine del sito registrato su un provider tedesco si trovano, oltre ad alcune ricette di cucina e ad alcune pagine dell’antologia di Spoon River, citazioni evangeliche. Divise in gallerie, molte fotografie ritraggono oggetti e scenari della vita quotidiana nella comunità. Dopo aver contattato i legali del sacerdote per un incontro, l’homepage del sito è stata rimossa.

    A Verbania la congregazione si avvale della collaborazione di uno specialista laico che, dopo aver tracciato il profilo dei soggetti ospiti, in accordo con l’avvocato difensore e la comunità religiosa promuove terapie mirate al recupero comportamentale. I preti agli arresti sono seguiti da un’equipe esterna guidata dalla criminologa Gessica Marica Marengo e sono inseriti in un programma di recupero studiato su misura. La dottoressa Marengo è una criminologa forense che ha ricevuto diversi incarichi dalla curia milanese come perito di parte in alcuni processi per pedofilia. Spesso si affida alle sue competenze l’avvocato Mario Zanchetti, legale della Curia milanese e difensore di diversi preti accusati di abusi su minori. Il lavoro della Marengo è stato raccolto nello studio “Narciso smarrito e il mostro dell’oratorio accanto“, nel quale viene analizzato il profilo di sei preti pedofili da lei periziati.

    La Marengo spiega che in tutti questi casi i preti erano stati spostati di diocesi in diocesi prima di essere fermati dalla giustizia ordinaria; solo allora i preti venivano mandati nelle comunità in attesa di sentenza: “Non c’era la necessaria attenzione al problema, si spostavano i colpevoli senza ammettere che era necessario un massiccio intervento clinico”. Con i suoi protocolli di cura che integrano alla regola di vita della comunità religiosa scuole terapeutiche diverse, come quella psicodinamica e comportamentista, la dottoressa Marengo sta ottenendo buoni risultati: “È un percorso difficile e doloroso, ti metti davanti a uno specchio e vedi delle cose orribili che non avresti mai voluto vedere. Il rischio suicidario quando le vedi è altissimo. All’inizio i preti arrivano qui come pacchi postali, rifiutano le terapie, non ammettono le loro tendenze. Poi con un percorso molto duro, segnato anche da tappe drammatiche, la consapevolezza incomincia a emergere”. Isolati dal mondo esterno, i sacerdoti iniziano la terapia imparando a integrarsi nella comunità. Parlando di questi centri la dottoressa mette in rilievo l’importanza ambientale nel recupero dei soggetti: “Il concetto di comunità clinica ha i suoi vantaggi perché il contesto relazionale è parte integrante della terapia psicologica e farmacologica”.

    Alcuni psichiatri sono tuttavia scettici sulle possibilità di recupero dei soggetti pedofili, soprattutto se trattati dopo una certa età. Maurizio Marasco, docente di psicopatologia forense all’università “La Sapienza” di Roma, spiega: “Stiamo parlando di un disturbo del comportamento sessuale che, se scoperto precocemente in età adolescenziale, può anche essere trattato con successo; ma quando il soggetto è un adulto con una personalità già strutturata in quella maniera, la possibilità di risolvere questo problema, di curare e debellare definitivamente questa anomalia del comportamento è minima per non dire nulla”. Marasco è d’accordo sulla costituzione di comunità per il recupero di soggetti pedofili, ma lo è meno sul fatto che questi centri siano gestiti da religiosi: “Mi domando se un ambiente così chiuso come quello ecclesiastico possa essere utile ad attivare quelle risorse interne che possono spingere il soggetto verso il reinserimento sociale”.

    Abbiamo cercato di capire cosa succeda ai sacerdoti pedofili una volta usciti dalle comunità. Del loro destino decide l’autorità ecclesiastica, in primis il vescovo.

    Secondo le nuove rigorose linee guida del Vaticano sulla pedofilia, volute da  Benedetto XVI e raccolte da Papa Francesco, i vescovi sono obbligati a denunciare i casi a Roma. La Congregazione per la Dottrina della Fede valuta se aprire un processo canonico che in caso di condanna ridurrà il prelato allo stato laicale. Padre Pastò si è detto personalmente contrario alla laicizzazione dei preti pedofili, convinto che la Chiesa non possa abbandonare a loro stessi questi fratelli smarriti. Da un punto di vista clinico anche la dottoressa  Marengo è contraria alla riduzione allo stato laicale perché questa decisione mette a rischio i faticosi risultati della riabilitazione. E’ rilevante come il Vaticano, dopo decenni di silenzio, abbia scelto una linea tanto radicale sul destino di questi preti. Ma l’idea di cacciare i pedofili fuori dalla Chiesa non è comunque nuova. La sosteneva già negli anni quaranta padre Gerald Fitzgerald, fondatore del primo ordine religioso che si occupò espressamente di preti con problemi comportamentali. In quegli anni Fitzgerald denunciava l’atteggiamento collusivo dei vescovi nei confronti di questi religiosi. Il fondatore dei Servi del Paraclito creò numerosi centri nel mondo che si sono poi specializzati nel trattamento di sacerdoti pedofili, ma era convinto che la soluzione al problema fosse la laicizzazione dei colpevoli o in alternativa la loro segregazione in un monastero o su un’isola gestita dall’ordine dalla quale questi “criminali” non potessero più uscire.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/22/news/preti_pedofili_1_pezzo_principale_riscritto-63453242/

  • Sesso e potere in Vaticano

    Sesso e potere in Vaticano

    Una ragnatela di ricatti e cordate condiziona i vertici della Santa Sede. Con ramificazioni sfuggite anche all’istruttoria interna ordinata da Ratzinger. E al centro c’è sempre lo Ior. Ecco chi combatte Francesco.

    All’inizio sembravano solo colpi bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni trapelate dal segreto dell’inchiesta choc disposta da Benedetto XVI.

    Adesso le notizie taciute a papa Francesco sul passato di monsignor Battista Riccasembrano chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei ricatti.
    Il sacrilegio di due comandamenti – non rubare e non commettere atti impuri – è proseguito all’ombra di San Pietro, intrecciando passioni mondane e interessi economici in una ragnatela perversa che appare così solida da arrivare fino al vertice dello Ior e sfidare l’autorità del papa con un peccato di omissione senza precedenti.

    Il nuovo pontefice conosce la “Relationem”, il rapporto conclusivo sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo predecessore. Un’inchiesta meticolosa durata otto mesi, condotta da figure di spessore come Juliàn Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko, l’austera guida dell’intelligence vaticana nella fase finale della Guerra Fredda.

    Nella radiografia delle faide che stavano dilaniando la credibilità della Santa Sede, tra i documenti diffusi dal Corvo, i tradimenti persino del maggiordomo personale del papa, la sfida sulla riservatezza dei forzieri più oscuri dell’Istituto opere religiose, i tre inquisitori avevano individuato i due mali che lacerano il Vaticano: sesso e cupidigia. Ma in un lavoro così accurato non c’era nulla che potesse gettare cattiva luce su monsignor Ricca, allora responsabile della struttura che ospita gli alti prelati e dove lo stesso Francesco ha scelto di abitare.

    Eppure la “Relationem” contiene una denuncia possente di quanto siano profonde le crepe nella Santa Sede. Il dossier consegnato in copia unica a Joseph Ratzinger e da lui trasmesso al successore, stando alle rivelazioni di “Repubblica”, partiva da vecchi episodi. Alcuni documentati dalla magistratura, come la rete di prostituzione maschile tra seminaristi e coristi a cui si rivolgeva Angelo Balducci, l’arbitro di tutti gli appalti italiani e gentiluomo di Sua Santità, intercettato mentre interrompeva summit a Palazzo Chigi per informarsi delle prestazioni dei ragazzi. Altri rimasti in sospeso tra gossip e notizia, come il centro per massaggi Priscilla legato a Marco Simeon, il protetto del cardinale Tarcisio Bertone arrivato ai piani alti della Rai. Poco alla volta, l’inchiesta ha ricostruito una mappa di alberghetti, saune e club per incontri gay frequentati da personalità con posizioni chiave nell’amministrazione vaticana.

    Da questa suburra di relazioni inconfessabili, però, nasceva un groviglio di ricatti capace di tenere in scacco tutta la gerarchia. Nell’accusativo latino i ricatti venivano definiti “impropriam influentiam”, termine antico che ricorda il modernissimo reato di “traffico di influenze”: il crimine delle lobby che illecitamente si impossessano delle istituzioni. Oltretevere, la minaccia dello scandalo sarebbe giunta a condizionare ogni equilibrio, inclusi quelli che dominano l’apparato finanziario pontificio.

    Il grande snodo è lo Ior, l’Istituto Opere di Religione, una banca offshore sempre sopravvissuta ai tentativi di pulizia: una costante delle trame del dopoguerra, passando da Michele Sindona, Roberto Calvi e l’Enimont. Fino alle ultime storiacce di soldi riciclati per mafiosi, truffatori, tangentisti, bancarottieri ed evasori: un bancomat a disposizione di chi sapesse conquistare la fiducia di un prelato. L’impressione diffusa è che i magistrati abbiano scoperto solo minima parte di una struttura nerissima, che nasconde capitali enormi di provenienza a dir poco dubbia, mentre le indagini delle procure già si stanno allargando all’Apsa, lo sconfinato patrimonio apostolico con investimenti in immobili di lusso e paradisi fiscali.

    La lotta intestina per il controllo dell’Istituto si è combattuta in parallelo ai tentativi di renderlo più trasparente, nel rispetto delle leggi internazionali. Non a caso, è stato su questo fronte che si è registrata la prima irruzione del Corvo, diffondendo nel gennaio 2012 una lettera di monsignor Attilio Nicora. Nel testo si citavano le “difese oltranzistiche delle prerogative dello Ior” e il pericolo di “un colpo alla reputazione della Santa Sede”. In pochi mesi c’è stata una corsa frenetica alle poltrone che custodiscono il forziere, con più cordate all’opera. La commissione dei tre cardinali ha cercato di ritrarre i volti degli schieramenti in campo. Ha tentato di suddividerli per ordini – gesuiti, salesiani – e per origine geografica – liguri, milanesi – fino a rendersi conto che tutto ormai era trasfigurato in un conglomerato trasversale dai confini opachi. Al centro, il ruolo di Bertone, il segretario di Stato che ha fatto di Genova il punto di riferimento per le decisioni più rilevanti.
    FONTE

  • Contro don Camaldo ordito un complotto

    Contro don Camaldo ordito un complotto

    ROMA – Si è trattato di «un vero e proprio sordido complotto al fine di destare scandalo con risonanza potenzialmente mondiale per il coinvolgimento finanche dei più stretti collaboratori della Curia romana e, indirettamente, del Sommo Pontefice». Sono le parole con le quali il gip Morgigni ha definito le dichiarazione dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, adesso nuovamente tratto in arresto perché il magistrato lo ha ritenuto autore di dichiarazioni false, denigratorie e calunniose. Tra le persone vittime di queste sue dichiarazioni, anche Monsignor Franco Camaldo, il cui nome – insieme a quello di altri prelati – è stato ingiustamente coinvolto, su alcuni organi di informazione a diffusione nazionale, in vicende orribili legate alla commissione di fatti di pedofilia. Gli stessi crimini contro i quali ripetutamente si è levata la voce del Pontefice, Papa Francesco, così come avevano fatto i suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    Per Monsignor Camaldo (della Diocesi di Roma, decano dei cerimonieri del Papa, che da settembre lascerà l’incarico per limiti d’età) sono stati giorni di grande sofferenza, quelli in cui il suo nome è stato associato alle inchieste in corso sui fatti di pedofilia che, secondo le dichiarazioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, vedevano coinvolti esponenti del clero romano. A mitigare le ingiuste insinuazioni di Poggi, le attestazioni di affetto e di amicizia che Monsignor Camaldo ha ricevuto durante il suo calvario sia da parte delle alte sfere vaticane che dagli amici e dai fedeli della sua «patria» d’origine: Lagonegro, centro della Basilicata Sud.

    Monsignor Camaldo, tramite i suoi legali, aveva già affermato con decisione che «le asserzioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, perché infondate e non sorrette da alcun minimo riscontro oggettivo, non hanno determinato nessuna iscrizione nel Registro degli indagati di monsignor Camaldo, come categoricamente affermato dal Procuratore Capo della Repubblica di Roma, il quale ha rimarcato, per l’appunto, che nessuna attivazione vi fosse stata in conseguenza di quell’esposto. Tanto a riprova che trattavasi di gratuite notizie calunniose». Il procuratore infatti «ha smentito categoricamente che sacerdoti della Diocesi di Roma siano indagati per pedofilia “sulla base della denuncia dell’ex prete Patrizio Poggi”».

    Peraltro, aveva specificato il legale del prelato, «già nella giornata del 26 giugno 2013, il Cardinale Vallini, sull’organo di stampa di Vicariatus Urbis», censurando altri servizi giornalistici relativi alla vicenda, aveva fornito «solari argomentazioni con cui far intendere quanto calunniose possano essere le notizie sparate nel mucchio, in maniera generalizzata, mettendo sullo stesso piano soggetti che meriterebbero di essere sanzionati ed altri dalla specchiata condotta cui, non a caso, il Cardinale Vallini esprimeva la massima solidarietà e vicinanza. Soprattutto l’Alto prelato evidenziava la pressocché nulla attendibilità di un denunciante, l’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, non a caso sollevato a divinis dallo stato clericale».

    Peraltro, a dire dell’avvocato Pescano, bisogna considerare «la contrariatissima riflessione del Cardinale il quale, opportunamente, si interrogava sul perché Poggi, in tutti i colloqui avuti con lui, in carcere e in ambiente vaticano, non avesse mai sentito il bisogno di denunciare i suoi ex confratelli». Adesso tutto è chiaro. Il calunniatore è in carcere e, accertata la verità, monsignor Camaldo può recuperare la serenità.

    13 Luglio 2013

  • PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. La Corte penale internazionale dell’Aja ha rigettato la richiesta dell’associazione statunitense di vittime degli abusi sessuali perpetrati dal clero, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, nata negli Usa 23 anni fa, con quasi 10mila aderenti), di mettere sotto accusa Benedetto XVI e alcuni cardinali per crimini contro l’umanità (v. Adista n. 69/11).A renderlo noto, il 31 maggio scorso, lo stesso Snap. «Le questioni descritte nella vostra comunicazione non appaiono ricadere sotto la giurisdizione della Corte», ha detto un rappresentante della Corte al gruppo legale no profit che rappresenta lo Snap, il Center for Constitutional Rights, autore della denuncia nel settembre 2011, secondo la quale Ratzinger e il suo entourage avrebbero messo in atto politiche che avrebbero consentito al fenomeno degli abusi di dilagare e, per questo motivo, avrebbero dovuto essere sottoposti a un processo per crimini contro l’umanità.Nessuna sorpresa per il responso della Corte da parte della Sala Stampa vaticana: «Abbiamo sempre pensato che avrebbero risposto in questo modo», ha affermato p. Federico Lombardi all’agenzia Cna (14/6) .
    Le vittime non si arrendono
    Lo Snap e il Center for Constitutional Rights, però, non si arrendono e il 18 giugno hanno presentato una denuncia per violenze e abusi sessuali nella Chiesa al Comitato dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite. Le ong presenteranno un rapporto sulla «crisi mondiale» delle violazioni contro i minori all’interno della Chiesa in un incontro privato con i rappresentati del Comitato dell’Onu, in attesa della celebrazione della 65.ma sessione il prossimo gennaio. «Il comitato – si legge in un comunicato stampa delle ong – ha anche chiesto al Vaticano che presenti un rapporto sull’applicazione della Convenzione dei diritti del Bambino, che ha sottoscritto». «Il fatto che un comitato delle Nazioni Unite abbia convocato il Vaticano a trattare i diritti dei bambini, compreso il diritto a non essere sessualmente violato o sfruttato, dà una speranza ai sopravvissuti agli abusi», ha detto (el Espectador, 18/6) la presidente dello Snap Barbara Blaine, lei stessa vittima di abusi da parte del proprio parroco, a Chicago. La Chiesa, ha aggiunto David Clohessy, direttore dell’organismo, «non è in grado di risolvere questa crisi. Il silenzio non funziona. Bisogna giudicare coloro che hanno commesso gli abusi e che hanno acconsentito a conservare il silenzio». Da questo punto di vista papa Francesco non ha ancora fatto passi concreti, ma solo «gesti simbolici e segni di umiltà e povertà»: «È necessario che agisca».In questa prospettiva, è indispensabile che i documenti di Vatileaks siano consegnati alla polizia e sottoposti al processo giudiziario, ha affermato la rappresentante del Center for Constitutional Rights Pamela Spees: «Non devono essere conservati in Vaticano». E questo perché occorre garantire la sicurezza dei bambini: «Anche oggi migliaia di essi potrebbero essere in pericolo», ha affermato Blaine. (ludovica eugenio)
  • Solo belle parole quelle di Papa Francesco, o anche l’intenzione di concretizzarle?

    Solo belle parole quelle di Papa Francesco, o anche l’intenzione di concretizzarle?

    Città del Vaticano; giace da 5 giorni alle Poste Vaticane la lettera inviata a Papa Francesco.

    Solo belle parole quelle di Papa Francesco per risanare l’indiscutibile crollo della Chiesa Romana, o esiste anche la volontà di concretizzare le sue dichiarazioni pubbliche?
    Questa è la domanda che in molti cominciano a farsi nelle ultime ore. Per l’esattezza, in data 2 luglio 2013 se lo chiedono almeno 7500 persone, quelle che credendo ancora nelle parole di Papa, hanno firmato una petizione su www.change.org/Francesco nella quale non chiedono nulla di speciale, ma solo che Papa Francesco sia coerente con una delle tante promesse, che di sua spontanea volontà ha fatto durante il suo breve pontificato.
    Migliaia di italiani, sono stati vittime negli ultimi decenni delle attenzioni perverse dei preti pedofili. Nel marzo scorso le varie Conferenze Episcopali in tutto il mondo hanno divulgato nuove linee guida contro la pedofilia, purtroppo però quella italiana, la CEI, presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco è stata l’unica dove sostanzialmente le linee guida sono rimaste invariate, cioè non prevedono ancora oggi, alcun obbligo di denuncia da parte dei Vescovi, non prevedono alcun sostegno alle vittime e neppure alcun risarcimento, in sostanza si promette una collaborazione con la magistratura, promessa non nuova ma mai applicata che comunque resta a discrezione dei Vescovi.
    Le recenti inchieste giornalistiche come “Orge gay con minorenni” Inchiesta su dossier e ricatti in Vaticano, apparsa sulle pagine del Fatto Quotidiano il 13 giugno scorso e poi approfondita dallo speciale di Michele Santoro nella puntata Gialloin Vaticano di Servizio Pubblico su LA7, non solo non hanno ricevuto commenti da parte della Santa Sede, ma neppure smentite. Nulla a che fare con un’altra inchiesta, quella avviata da don Patrizio Poggi e controfirmata da Monsignor Luca Lorusso, “a nostro avviso una vera e propria bufala” studiata a dock per spostare l’attenzione prima, dall’interno del Vaticano e poi con l’arresto di Poggi, farla diventare agli occhi del pubblico, un tentativo di vendetta da parte del sacerdote, sospeso in precedenza a divinis dopo una condanna per pedofilia.

    Tornando a noi e ai più di 7500 firmatari della petizioneavviata su Change.org, il 24 giugno Rete L’ABUSO, autrice dell’inchiesta che coinvolgerebbe alti prelati della Santa Sede ha colto l’appello di Papa Francesco “andate controcorrente” e ha inviato una letteraraccomandata al Papa, per non correre il rischio che la Segreteria di Stato Vaticana “smarrisse” la lettera, ha inviato anche un telegramma, diretto proprio al Papa e contenente il numero di tracciabilità della lettera. Il telegramma (come potete vedere nella foto) risulta regolarmente consegnato e ricevuto dal Papa o al massimo da un suo delegato, mentre la raccomandata al momento risulta in giacenza presso le poste, non quelle italiane, le quali la hanno consegnata il 27 di giugno a quelle vaticane, ma giace da 5 giorni a poche decine di metri dal Portone di Bronzo, senza che nessuno la ritiri. Naturalmente non vogliamo pensare e neppure insinuare che Papa Francesco sia in malafede, certo che il mancato ritiro del testo a lui inviato sta sollevando parecchie polemiche e anche una certa delusione, soprattutto da parte dei credenti che hanno preso molto sul serio gli appelli del pontefice e confidano che questi si concretizzino e non restino solamente belle parole.  Da qualche giorno, molte persone ci scrivono sia per mail che sulla piattaforma di Change.org per avere notizie sul ritiro della lettera, ma per ora ancora nulla. Pubblichiamo quindi il numero dalla raccomandata (145990903759 ) in modo tale che chiunque possa controllare dal sito delle Poste Italiane l’avvenuto ritiro, evitando così l’ingente numero di richieste che arrivano a Rete L’abuso.

    Il portavoce di Rete L’abuso
  • Scrive il Gip: «Ragazzi stranieri pagati da ecclesiastici». E spunta la chat per sacerdoti gay

    Scrive il Gip: «Ragazzi stranieri pagati da ecclesiastici». E spunta la chat per sacerdoti gay

    Preti gay. Patrizio Poggi, 47 anni, il sacerdote calunniatore di nove suoi colleghi e tre laici, è andato in galera, ma dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci è saltato fuori un sottobosco di tonache e sesso, di ragazzi stranieri che si prostituiscono a ecclesiastici della Diocesi di Roma, che la notte vanno in giro a pagare incontri proibiti. Il gip Aldo Morgigni, che ha firmato le nove pagine di ordinanza, spiega che non si tratta di «fatti illeciti». Sono abitudini sessuali, usando il linguaggio caro ai chierici, si dovrebbe dire «disordine». Ma il vizio pare sia esteso, una verità che tempo addietro, in udienza privata, Papa Francesco ha definito in termini preoccupati parlando di «lobby gay» all’interno della Chiesa.

    Il retroscena lo spiega il Gip: «Dalle relazioni della polizia giudiziaria susseguitesi nel corso delle indagini… emergeva così la presenza effettiva di un numero elevato di giovani di nazionalità straniera (romeni e moldavi, ndr ) che si prostituivano principalmente in favore di ecclesiastici che svolgevano il loro ministero nel territorio della diocesi di Roma».

    Scene usate da Poggi per altri scopi. Infatti, «mentre risultava solo il coinvolgimento di ecclesiastici in relazioni omosessuali prive di rilievo penale, si evidenziava anche che il Poggi agiva, dichiaratamente, allo scopo di procurarsi elementi per un eventuale giudizio di revisione della condanna definitiva inflittagli da questo Tribunale e per la revoca del provvedimento canonico di restituzione allo stato laicale, volendo egli dimostrare che tale condanna derivava da una imprecisata macchinazione ordita ai suoi danni da parte di altri ecclesiastici dediti alla frequentazione di giovani prostituti, il tutto allo scopo di evitare che proseguissero le indagini con accertamenti ulteriori del coinvolgimento di altri ministri cattolici di elevato rango».

    A parte i proposti calunniosi del sacerdote, accusato di propalare false accuse accompagnate da un comportamento grave e pericoloso, il caso Poggi ha puntato i riflettori sullo scandalo, i preti gay non pagherebbero solo gli incontri con ragazzi stranieri, all’esterno di discoteche e centri benessere. È venuto alla luce che sulla Rete gira un sito gay aperto da religiosi, dove scambiano messaggi e si dànno appuntamento. Uno dei più gettonati (e una volta segreto) sarebbe in una libreria del centro della Capitale. I sacerdoti interessati lo avrebbero scelto tra la mete proibite per i suoi particolari bagni. Se il wc è occupato il passaggio viene automaticamente sbarrato. Una sorta di chiusura di sicurezza che metterebbe frequentatori al riparo da eventuali impreviste e imbarazzanti visite degli altri clienti.

    Fabio Di Chio

  • Servizio La Nuova Tg ” Preti pedofili, tra i nomi anche quello di un prete lucano” 28-06-2013

    Servizio La Nuova Tg ” Preti pedofili, tra i nomi anche quello di un prete lucano” 28-06-2013

    Un giro di giovani romeni reclutati per diversi preti pedofili. A denunciare il tutto un ex sacerdote, già condannato a 5 anni di reclusione proprio per reati sessuali e ora testimone in un’inchiesta della procura di Roma. Patrizio Poggi, 46 anni, ha fatto agli inquirenti nomi e cognomi, tirando in ballo anche Don Franco Camaldo, originario di Lagonegro e attuale cerimoniere del Papa. Sulla vicenda, ovviamente, i pm della capitale stanno cercando di mantenere il massimo riserbo, smentendo, almeno per il momento, che ci siano degli indagati. Secondo quanto raccontato dalla “talpa” diversi ragazzi romeni sarebbero stati adescati da un ex carabiniere nei locali notturni o nei pressi della stazione Termini, o addirittura fatti arrivare di proposito nella capitale, per poi prendere parte a dei festini con preti pedofili in cambio di poche centinaia di euro. Se confermata, la versione dell’ex sacerdote getterebbe nuove ombre sulla Chiesa. Dietro le rivelazioni, secondo quanto trapelato fino a questo momento, ci sarebbe anche la grande voglia di Papa Francesco di dare un netto segnale di rottura rispetto al passato e portare alla luce tutti i misteri che il Vaticano sembra custodire al suo interno. Per adescare i giovani romeni, l’ex carabiniere avrebbe utilizzato delle automobili con scritte dalla parvenza istituzionale. I minorenni avrebbero poi accettato l’assurda offerta pur di guadagnare un po’ di soldi. Negli anni scorsi Don Franco Camaldo era stato ascoltato dagli inquirenti in relazione ad una delle tante vicende oscure accostate al Vaticano, ovvero alla sparizione di Emanuela Orlandi, scomparsa 30 anni fa e mai più ritrovata. Nel 2006, infatti, quando era segretario particolare del cardinale Ugo Poletti, il sacerdote lucano era stato ascoltato in relazione alla presenza all’interno della basilica di Sant’Apollinare della tomba di Enrico De Pedis, uno dei capi storici della Banda della Magliana.
  • Vaticano/ Don Poggi: Ratzinger mi aveva “riabilitato”. Rumors: telefoni bollenti in Vaticano

    Vaticano/ Don Poggi: Ratzinger mi aveva “riabilitato”. Rumors: telefoni bollenti in Vaticano

    di Antonino D’Anna – Che cosa sta succedendo in Vaticano? È bufera Oltretevere dopo la denuncia presentata da don Patrizio Poggi, parroco romano già finito in carcere alla fine degli anni ’90 per abusi su adolescenti e che ora indica alcuni sacerdoti come clienti parte di un giro di omoprostituzione. Così è possibile leggere sulla denuncia, 5 pagine fitte fitte mostrate il 25 giugno scorso dal Tg di La7. Non è tutto: dalle pagine della denuncia emerge che il sacerdote, sospeso “a divinis” nel 2010, era stato “perdonato” da Benedetto XVI. Il Papa emerito, cioè – stando a quanto detto da Poggi – nel 2011 aveva accolto il ricorso presentato dal prete contro il provvedimento che lo sospendeva e Joseph Ratzinger gli aveva accordato la “Restitutio ad integrum”, cioè la possibilità di tornare a esercitare il ministero sacerdotale. La questione è ancora pendente presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, alla quale Ratzinger aveva rinviato don Poggi per l’esecuzione della decisione papale.

    CHI HA SCORTATO DON POGGI- Ma quello che viene sottolineato dai più Oltretevere è la presenza nella caserma del NOE di Roma dove don Poggi si è recato a denunciare l’8 marzo scorso, è la presenza al suo fianco di un personaggio vaticano importante. Molto importante. Nella denuncia è possibile leggere che: “Sono presenti altresì Don. Poggi Patrizio in oggetto meglio generalizzato (omissis), si dà atto che sono presenti anche i don Valentini Marco (omissis), (vicario parrocchiale presso parrocchia Sant’Andrea Avellino a Roma, e il Monsignor Lorusso Luca (omissis) (consigliere della Santa Sede, e consigliere di Nunziatura apostolica in Italia e San Marino), (…). si da atto che il Lorusso Luca Dichiara di aver presentato a questo ufficio il sig. Poggi Patrizio conoscendone la serietà ed essendo il suo avv. Canonico nel procedimento “Restitutio in Integrum” (riabilitazione) presso la congregazione della dottrina della fede dal mese di luglio 2011 alla data odierna”. Alt: Lorusso monsignor Luca, per dirla come in un film “poliziottesco” con Maurizio Merli, non è uno qualunque. Monsignor Lorusso è il consigliere di monsignor Adriano Bernardini, il Nunzio Apostolico (cioè l’ambasciatore vaticano) in Italia. Una posizione di altissimo prestigio, importante, con una carriera – dicono ad Affaritaliani – che permetterebbe agevolmente a Lorusso di essere ben presto promosso Nunzio. Attenzione: il Nunzio in Italia è un buon amico di Papa Francesco, visto che dal 2003 al 2011 è stato Nunzio Apostolico in Argentina.

    GLI ACCUSATI DA POGGI- Che cosa fa Poggi davanti ai carabinieri è noto. Dice di conoscere un ex carabiniere che così definisce dicendo di essere a conoscenza del fatto che egli: “è un organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile e in particolare minorile attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali conosco sacerdoti quali (omissis)”. Seguono i nomi.

    I CHIACCHIERATI- Se nel caso dei nomi precedenti don Poggi dice di conoscere questi sacerdoti come clienti, le cose cambiano nel secondo elenco. Già, perché il 6 giugno scorso Poggi ha consegnato “spontaneamente a quest’ufficio (sempre il NOE, N.d.R.) nr. 1 CD Rom, e dichiara quanto segue: Cartella denominata 2012-08 (…) foto fatte da me e da (…) nel periodo che va dall’agosto 2012 al febbraio 2013, relative al luogo ove si erge la chiesetta di San Lauro; Cartella denominata 2012-09 (…)”. Pare di capire – forse – che don Poggi si è trasformato in investigatore privato, visto che ha documentato qualcosa. Che cosa? Degli incontri particolari? Non è dato sapere, questo ovviamente lo sanno gli inquirenti. Dentro il CD però c’è una: “Cartella denominata “Preti” In questa cartella vi sono 4 cartelle contenenti foto relative a sacerdoti e ad un vescovo che nell’ambiente ecclesiastico si vocifera che abbiano tendenze e frequentazioni omosessuali e in taluni casi anche con minori di anni 18 specie se prostituti”. Tra di essi un nome molto noto.

    (Segue: don Poggi aveva ottenuto da Ratzinger la “restitutio ad integrum” per tornare a svolgere il suo ministero, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede non aveva concluso il procedimento… rumors: telefoni bollenti in Vaticano e una domanda: perché Lorusso si è presentato con Poggi?)

    http://www.affaritaliani.it/cronache/vaticano-don-poggi-ecco-chi-accusa27062013.html

    POGGI, PERDONATO DA RATZINGER. MA…- Ma che vita fa don Poggi? Ecco che cosa dice ai carabinieri: “Attualmente sono sospeso ‘a Divinis’ con provvedimento canonico del 13.01.2010 a cui ho fatto appello al Santo Padre nelle date 08.01.2011 e 08.04.2011 e sono assistito da Mons. Lorusso quale avv. Procuratore Canonico. In data 21.05.2011 la congregazione della dottrina della Fede accogliendo la decisione del santo Padre Benedetto XVI disponeva la ‘Restitutio ad Integrum’ inviandone per l’esecuzione alla congregazione per la dottrina della fede. Allo stato attuale la congregazione non ha dato esecuzione all’ordine del Santo Padre. Non svolgo attività lavorativa e al mio sostentamento provvedono alcuni miei confratelli sacerdoti, tra i quali Mons. Lorusso, don Marco qui presenti e alcuni miei amici”.

    CORNETTE BOLLENTI OLTRETEVERE- Quello che in molti si chiedono è come mai un personaggio come monsignor Lorusso – carriera specchiata e in odore di promozione, dicono ad Affaritaliani – abbia deciso di esporsi in questo modo, in un caso e con accuse così circostanziate come queste. Un caso così delicato che ha spinto il cardinal Vallini, ieri, ad alzare la voce e ricordando che i sacerdoti accusati da don Poggi si riservano qualsiasi azione legale per tutelarsi. Ad Affaritaliani c’è chi ha detto che alcuni nomi sarebbero completamente falsi, messi lì non si sa perché da Poggi: su questo valuteranno gli inquirenti, ovvio. Ma Oltretevere c’è chi dice che questo sia solo l’inizio e si parla di una potenziale “caccia alle streghe” anche per “chi non è venuto fuori, ma è chiacchierato da sempre e che Poggi non conosceva”. Si parla adesso di telefoni roventi in Vaticano, con inviti a vedersi fuori dai Sacri Palazzi per discutere e confrontarsi. Qualcuno si spinge a ipotizzare una conversazione tra Vallini e il Nunzio, monsignor Bernardini ma, ripetiamo, è solo un’ipotesi. C’è di mezzo la voglia di pulizia invocata da Papa Francesco? Evidentemente no, visto che la denunzia è maturata in piena epoca Ratzinger ed è esplosa il 6 marzo scorso con la sua presentazione. Che poi arrivi ai giornali a due-tre giorni dalle possibili dimissioni di Tarcisio Bertone dalla carica di Segretario di Stato è un altra potenziale coincidenza che viene fatta osservare. Siamo davanti ad una guerra tra bande come quella che ha opposto nell’amaro 2012 di Vatileaks Cei e Segreteria di Stato, o stavolta è tutto giocato oltre il Portone di Bronzo? Le prossime ore sapranno aggiungere nuovi elementi.

  • La trascrizione del servizio del La 7 dal titolo:

    La trascrizione del servizio del La 7 dal titolo:

    25/06/2013

    Un giro di giovani romeni reclutati per preti pedofili. Lo denuncia un ex sacerdote

    Ragazzi e ragazze romeni adescati per partecipare a festini con preti pedofili. E’ la clamorosa denuncia di un ex sacerdote, già condannato per reati sessuali e ora testimone d’accusa in un’inchiesta della procura di Roma. Sulla vicenda i pm della capitale mantengono il più stretto riserbo. Servizio di Flavia Filippi

    Adolescenti romeni soli e disperati adescati da un ex carabiniere nei locali notturni, nelle saune, nei centri benessere, alla Stazione Termini oppure fatti arrivare a Roma per finire in pasto ad un gruppo di sacerdoti. Minorenni abusati in chiesa, una è questa, San Lauro, non lontano dal Vaticano, per 100 0 200 €.

    E’ una bomba su San Pietro, ma è una bomba che proprio dentro San Pietro ha preso forma, la denuncia di don Patrizio Poggi, 46 anni, ex sacerdote, che dopo una condanna a 5 anni per reati sessuali, in marzo è andato dai carabinieri per tutelare la santa chiesa e la comunità cristiana, essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali.

    A suo fianco una figura importante che ha controfirmato le 5 pagine, mons Luca Lorusso, n. 2 della Nunziatura apostolica in Italia, il vice dell’ambasciatore vaticano Adriano Bernardini, intimo di papa Bergoglio, per essere stato nunzio apostolico a Buenos Aires per 10 anni. Dunque c’è sicuramente la grande voglia di pulizia di papa Francesco dietro rivelazioni che tirano in ballo un lungo elenco di preti. tra questi mons. Camaldo, vicecerimoniere del papa, mons Filippi, prima segretario particolare dell’ex presidente della CEI, Ruini, e ora del cardinal Vallini, vicario di Roma.

    Don Poggi, sospeso a divinis dalla cheisa nel 2010, in attesa di riabilitazione, 3 settimane fa è tornato in caserma per consegnare foto, video, puntate del programma TV BELLI E DANNATI. Schiere di giovani tra i 15 e i 21 anni con una chiave di lettura. Quando i ragazzi rumeni su facebook si mettono a torso nudo o in costume è come una specie di segnale, di simbolo per attirare l’attenzione di persone di età adulta a scopo prostitutivo.

    Alcune foto sono relative a sacerdoti e ad un vescovo che nell’ambiente ecclesiastico si vocifera abbiano frequentazioni omosessuali e in taluni casi anche con minori di 18 anni.

    L’ex carabiniere Buonviso, principale procacciatore di ragazzi, sarebbe solito reclutarli fuori dalla Stazione Termini a bordo di macchine apparentemente istituzionali con le scritte “Emergenza sangue” e “Unità di crisi”. Un amico per presentare ai preti nuove leve attingerebbe alla sua agenzia di modelli e attori. L’ingaggio, fa mettere a verbale don Poggi, avviene essenzialmente utilizzando la disperazione e l’assenza di mezzi di sostentamento che caratterizza la loro condizione sociale.

    Su un’inchiesta tanto delicata la Procura di Roma nega informazioni. “Non ci sono indagati e non le confermo niente” ci ha detto poco fa il Procuratore capo Pignatone.