Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 28 del 16 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 28 del 16 marzo

    Francesco Zanardi -Dalle parrocchie alle scuole, tre inchieste sulla rete dei pedofili:. Stuprati anche i bambini del centro anti violenze

    Una rete di pedofili che è nata ed è cresciuta attorno alle scuole dell’hinterland romano che, partendo dalle parrocchie, è riuscita a entrare nelle comunità giovanili e le case famiglia legate ai presidi religiosi sul territorio. Questa rete sinora ha goduto di protezioni, mostrandosi allo stesso tempo in grado di terrorizzare le sue vittime.

    Ne fanno parte individui che potrebbero aver compiuto abusi pesantissimi anche tra le pareti domestiche. Soggetti abili a colpire i più fragili, quei giovanissimi che hanno subito molestie e che con le loro famiglie da oltre un anno spingono per conoscere la verità. Così, con le loro denunce, si sono guadagnati l’attenzione di tre Procure: prima Latina e Tivoli, ora Roma. Anche i pm di piazzale Clodio vogliono fare luce sulla rete, collegando i puntini di un disegno per ora ancora oscuro.

    Il tarlo ha iniziato a scavare nella mente degli inquirenti con le inchieste a carico dell’ex dirigente di Azione cattolica, Mirko Campoli a Tivoli, e del diacono Alessandro Frateschi, a Latina. Il primo è stato appena condannato a nove anni di reclusione per abusi su due ragazzini e per il secondo è stato chiesto il rinvio a giudizio.

    Alla procura di piazzale Clodio il compito di tirare le fila: al vaglio c’è un’enorme quantità di materiale pedopornografico finito sotto sequestro. Foto, video, chat inquietanti. Tutto il necessario per tentare di ricostruire la rete. Tra i protagonisti anche preti e personaggi particolarmente in vista, addirittura politici. Indiscrezioni che hanno bisogno di conferme. Quanto già emerso e quanto sta emergendo tra Tivoli e il capoluogo pontino è però sufficiente. Basta a indirizzare le intenzioni della Procura della Capitale. A convincere i pm che questa storia merita di essere approfondita.

    FONTE Repubblica


    Federica Tourn – Rimosso un vescovo polacco: aveva insabbiato abusi sessuali

    Alcuni giorni fa, Papa Francesco ha accettato la rinuncia del Vescovo Andrzej Franciszek Dziuba  73 anni, dal governo pastorale della Diocesi di Łowicz, in Polonia. Si tratta di una “rimozione” per l’accusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali su minori.

    Dalla nota sulla rimozione di Mons. Dziuba, diffusa dalla Nunziatura Apostolica di Varsavia, si apprende: «Sono state riscontrate difficoltà nel governo pastorale e in particolare sue omissioni nel trattare casi di abusi sessuali su minori commessi da alcuni sacerdoti, come è emerso da un’indagine condotta dalla Santa Sede, a norma del Motu proprio Vos estis lux Mundi».

    La nunziatura di Varsavia ha reso nota la decisione del Pontefice sottolineando che la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lowicz presentata da monsignor Dziuba era stata richiesta dalla Santa Sede.

    A carico di Mons. Dziuba, alla Santa Sede sono state presentate delle denunce di negligenza nella gestione di abusi sessuali ai danni di cinque minori. Un’indagine a livello diocesano è stata condotta dall’Arcivescovo metropolita di Łodz, Mons. Grzegorz Rys e i documenti raccolti sono stati presentati alla Santa Sede nel 2020. Nel 2022, la Commissione statale sulla pedofilia polacca ha presentato una notifica alla procura con l’accusa a carica di Mons. Dziuba di aver commesso il reato di mancata notifica alle forze dell’ordine degli abusi sessuali a danno di un minore, commessi nel 2016 da un sacerdote a lui subordinato.

    Il caso di Mons. Dziuba è l’ennesimo in materia di omissioni e coperture nella gestione degli abusi su minori da parte del clero, emersi in Polonia. Il 24 febbraio scorso, il Papa aveva rimosso l’Arcivescovo metropolita di Stettino-Kamień, Mons. Andrzej Dzięga, accusato insieme ai suoi predecessori di aver insabbiato abusi sessuali su minori nella sua diocesi. Il 16 febbraio 2021 era morto in una struttura sanitaria cattolica di Stettino, Don Andrzej Drymer, 58 anni, accusato di abusi sessuali su ragazzi a lui affidati, perpetrato per oltre 25 anni, per le quali non è mai stato condannato. Il canale privato Tvn24 ne aveva ripercorso la vicenda nel programma Il processo più lungo della Chiesa riportando diverse testimonianze.

    Proprio sulla gestione degli abusi sessuali su minori, qualche giorno fa Papa Francesco ha incontrato in udienza in Vaticano i membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, e suo discorso ha ribadito che non deve più accadere che nella Chiesa Cattolica Romana le vittime di abusi sessuali non siano ascoltate e prese in considerazione.

    Invece, mentre Mons. Dziuba e Mons. Dzięga vengono rimossi, per negligenza nella gestione di abusi sessuali ai danni di minori, Mons. Gisana, vescovo di Piazza Armerina in Sicilia, che ha coperto il caso di don Giuseppe Rugolo, come emerge dal processo al sacerdote, condannato dal tribunale di Enna  a 4 anni e 6 mesi per violenza su minori, sta ancora al suo posto. L’illecito commesso dai vescovi è il medesimo, quello di aver insabbiato e occultato i reati di abusi sessuali su minori da parte del clero a loro sottoposti, ma per chi “amministra” la giustizia nella Santa Sede, il metodo d’intervento a tutela delle vittime e del sistema di equità è sempre quello dell’applicazione di “due pesi e due misure”,

    Fonte Korazym.org


    Alessio Di Florio – Tromboni (in abbondanza) e trombette (mancanti)

    Un auto esce fuori strada e si schianta, nessun ferito grave, nessun morto, zero altre auto coinvolte. Appare una notizia come centinaia o migliaia che, al massimo, hanno un breve cenno nella cronaca locale. Alla guida si scopre c’era un prete. La notizia potrebbe, quindi, avere un peso un po’ maggiore per la comunità. Ma sempre nell’ambito della cronaca locale si rimane. Emerge che il prete, che non ha danneggiato terzi e lui stesso non ha riportato ferite gravi, è positivo alla cocaina. Ci sarebbero da fare tante valutazioni, su moralità, etica e non solo, ma non è questo il movente di quanto accade in poche ore: la notizia diventa virale e viene pubblicata, con grande evidenza, in brevissimo tempo da quasi tutte le testate della regione e persino da molte nazionali.

    È accaduto in provincia dell’Aquila, in Abruzzo, alcuni giorni fa.

    Nulla di tutto questo è accaduto poco più di un anno fa. Eppure, nella vicenda dell’epoca, c’erano persone ferite e danneggiate, implicazioni pesanti e interessava uno delle peggiori piaghe dell’odierna società: la pedofilia. Nonostante se ne interessarono tre testate di respiro nazionale (La Repubblica, Domani e WordNews.it) nessun giornale locale scrisse anche solo una breve di una riga. Repubblica intervistò un ragazzo siciliano, vittima di abusi clericali per anni, che denunciò di essere stato costretto a videochat erotiche con un “prete di Chieti”. Federica Tourn su Domani approfondì la vicenda e documentò implicazioni che arrivavano direttamente al Vaticano e abusi sistematici e durati anni terrificanti. Nell’inchiesta emerse un risvolto ancora più inquietante: il “prete di Chieti” è preside di una scuola, potrebbe quindi avere ancora contatti quotidianamente con centinaia (almeno) di minori. Ed è questa una delle domande poste su WordNews.it. Calate nel silenzio (omertoso) locale. Nulla di nulla, interesse zero, neanche mezza riga.

    La differenza tra quanto accaduto nei giorni scorsi e oltre un anno fa è così palese che si commenta da sé.


    Pierelisa Rizzo – Incidente probatorio per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo

     «Mi ha fatto male dover raccontare la mia vita che non mi piace». Lo ha detto il giovane di Francofonte , nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto in un’aula del tribunale di Siracusa. In quell’aula era presente anche l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, il 67enne che il giovane di 23 anni ha denunciato per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età. Un incidente probatorio che è durato più di quattro ore e, durante il quale ci sono stati momenti drammatici, come a detto a MeridioNews l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica che assiste la vittima. Lo stesso avvocato che è al fianco anche del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna quando era minorenne da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che è stato condannato la scorsa settimana a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata. La storia era emersa nel 2021, quando il giovane aveva presentato una querela nei confronti di Cunsolo. Il cappellano militare che oggi, per altro, è difeso dallo stesso avvocato di Rugolo, Antonino Lizio, che con i due preti condivide un lungo passato in abito talare. Rimasto orfano del padre e con la madre che si era trasferita a vivere fuori dalla Sicilia, dai nove anni in poi, il giovane cresce con la nonna anziana e malata che deve prendersi cura anche di un fratello disabile. Come molti bambini della sua età, comincia a frequentare le attività della parrocchia del paese del Siracusano. Ed è lì che si sarebbe legato alla figura di Cunsolo. Secondo quanto la stessa vittima ha raccontato nel corso dell’incidente probatorio, il prete lo avrebbe avvicinato la prima volta un giorno mentre era di ritorno dal cimitero dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre. «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua». Abusi che poi sarebbero andati avanti per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Venuto a conoscenza della vicenda dell’archeologo ennese, il giovane si decide ad andare a raccontare tutto alla squadra mobile. Ma diversamente da quanto avviene ad Enna ad accompagnare il ventitreenne a presentare la querela è Francesco Lomanto in persona. Il vescovo della diocesi di Siracusa che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato, comunque, per un periodo, a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    Fonte MeridioNews – Marta Silvestre

    Pierelisa Rizzo


    Ludovica Eugenio – Caso Rugolo: in un podcast il sistema di coperture e insabbiamenti

    ROMA-ADISTA. Una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa: è il contenuto di “La confessione”, un podcast in sette puntate che si può seguire sulla piattaforma Spotify prodotto da tre giornalisti: Stefano Feltri, già direttore di Domani, Giorgio Meletti (anch’egli in passato a Domani) e Federica Tourn, che sulla stessa testata ha raccontato diverse vicende legate al tema degli abusi nella Chiesa cattolica. Un podcast che è stato presentato a Roma alla sede della Federazione nazionale della stampa italiana a pochi giorni dalla sentenza del processo in primo grado contro il prete di Enna don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione per tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado (v. Adista Notizie n. 10/24). Ma che ora, paradossalmente, è stato autorizzato dal Tribunale di Enna a rientrare in città, tra i “suoi” ragazzi e le sue vittime, da Ferrara, dove ha scontato gli arresti domiciliari, perché, dice il tribunale, «fatta salva la gravità dei fatti contestati, non si ravvisano, allo stato, ragioni idonee a giustificare il prolungarsi della restrizione della libertà di movimento dell’imputato».

    A partecipare alla presentazione del podcast, oltre agli autori, Antonio Messina, sopravvissuto agli abusi di don Rugolo, la sua avvocata Eleanna Parasiliti e la giornalista, corrispondente dell’Ansa da Enna, Pierelisa Rizzo, che ha seguito tutta la vicenda. Presente moralmente anche la Rete L’Abuso, unica associazione che con il suo presidente Francesco Zanardi si era costituita parte civile nel processo, «senza il cui lavoro – ha sottolineato Tourn – non avremmo mai conosciuto i casi di abuso», e alla quale è stato riconosciuto parte del risarcimento cui è stata condannata in solido la diocesi.

    La confessione cui fa riferimento il titolo del podcast è quella di mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina (sotto cui ricade Enna), coprotagonista della vicenda, che nel corso di una conversazione telefonica con Rugolo, intercettata e messa agli atti, ammette di aver «insabbiato la storia». Un elemento che consente di fare un corposo passo avanti nel lavoro giornalistico di denuncia del sistema, che oggi consente di rispondere «alla domanda sul perché in Italia non scoppia uno scandalo sugli abusi nella Chiesa», introduce Feltri. Il fatto è che, «a fronte di tante cose che già sappiamo, nessuno unisce i puntini». Qui invece, per la prima volta, «abbiamo non solo le parole della vittima che coraggiosamente ha denunciato e ci ha messo dieci anni a farsi dare ragione», ma anche, grazie agli audio messi agli atti e ora nella disponibilità delle parti, «il sistema di copertura degli abusi raccontato da loro, dai preti, dal vescovo»: un vescovo in carica che riconosce di aver insabbiato, che dice di poter contare su un appoggio di papa Francesco in virtù di un favore fattogli, amici preti di don Rugolo che fanno quadrato intorno a lui, gli abusi derubricati da Gisana ad atti goliardici: «È una cultura aziendale», afferma Feltri, «la strategia messa in atto quando si vuole mascherare lo scandalo e si imbroglia sui conti».

    Oltre alle intercettazioni telefoniche ci sono audio registrati dalle parti per proteggersi (anche da don Rugolo, in un lungo dialogo con il vescovo), finiti agli atti che permettono di cogliere gravi disfunzioni, collusioni, omertà, distorsione della realtà da parte della Chiesa istituzionale. Gisana giustifica Rugolo definendone gli abusi «una stupidata da ragazzotto», dice di aver coperto le spese di Rugolo con i soldi dell’otto per mille, parla di «impeto demoniaco» riferendosi a Antonio e alla sua famiglia.

    Ma c’è anche il saluto del papa a una delegazione di Gela il giorno prima della requisitoria del pm, a novembre scorso, in cui Francesco difende pubblicamente il vescovo Gisana.


    Federico Tulli – Il caso Spotlight e l’Italia

    A febbraio del 2016 arrivò nelle sale italiane Il caso Spotlight, il film di Tom McCarthy che in quello stesso mese si aggiudicherà due premi Oscar. Spotlight è il nome della squadra di giornalisti del «Boston Globe» che tra il 2001 e il 2002 indagò su alcuni casi di pedofilia clericale avvenuti nell’arcidiocesi locale e mai finiti nel mirino dell’autorità giudiziaria. Sotto la guida di un direttore per nulla intimorito dalle pressioni dei maggiorenti della città più europea e più cattolica degli Stati Uniti, per mesi questi giornalisti intervistarono le vittime e passarono in rassegna migliaia di pagine di documenti. Ricostruirono così un sistema di potere che, sotto la regia del potente arcivescovo Bernard Francis Law, per anni aveva bloccato sul nascere qualsiasi indagine e aveva messo a tacere vittime e testimoni scomodi per la Chiesa.

    Lo scoop, che valse al «Boston Globe» il premio Pulitzer 2003, fu per la Chiesa cattolica americana l’equivalente del Watergate. Non solo costò il posto a monsignor Law, che ammise di aver nascosto per anni gli abusi dei suoi sacerdoti, ma diede la forza a migliaia di vittime rimaste in silenzio, e isolate da quella Chiesa di cui si fidavano ciecamente (questo genere di abusi, infatti, avviene quasi sempre all’interno di ambienti profondamente religiosi), di denunciare alle autorità civili i crimini subiti. Emerse così che l’insabbiamento delle segnalazioni, il pagamento di somme di denaro alle vittime tramite avvocati senza scrupoli affinché non denunciassero i loro aguzzini e il trasferimento dei sacerdoti sospettati di pedofilia, erano la norma negli Stati Uniti. Ben presto, grazie alla lezione universale di giornalismo realizzata dall’inchiesta degli uomini di Spotlight, e magistralmente ricostruita da McCarthy, si scoprirà che lo stesso accadeva da decenni anche in Europa, Australia, Sudamerica e Africa. Ma questa lezione, in Italia, tranne rarissimi casi: la rivista Left, Adista, il lavoro di Federica Tourn su Domani, non è stata evidentemente recepita.

    Tra i tanti meriti del film Spotlight c’è quello di aver spiegato chiaramente quanto siano importanti la trasparenza e la collaborazione tra istituzioni nella gestione dei casi di abusi clericali e, al tempo stesso, quanto sia distruttiva per la salute psicofisica delle vittime qualsiasi strategia che non vada in questa direzione. La pellicola di Tom McCarthy evidenzia inoltre l’importanza decisiva del ruolo dei media e di un’informazione libera, indipendente e – per così dire – empatica. I giornalisti di Spotlight sono riusciti a sbaragliare il potentissimo avversario grazie al rapporto di fiducia instaurato con i testimoni, ponendosi con un approccio laico, affettivo, nei confronti dei loro interlocutori sopravvissuti alle violenze. E senza innalzare la barriera del giudizio morale che scatta quando c’è la convinzione violentissima che sia il bambino a indurre in tentazione l’uomo di fede e a spingerlo a un atto di lussuria, che il Catechismo della Chiesa cattolica annovera tra le «offese alla castità» (can. 2351).

    Un’idea perversa e delirante, tuttora radicata e diffusa (anche riguardo alla violenza sulle donne), come emerge ogni tanto da incaute interviste rilasciate da alcuni ecclesiastici, che vedono nel presunto ammiccamento sessuale del bimbo la personificazione del diavolo e attribuiscono allo stupro un carattere di desiderio, annullando completamente la realtà del bambino (bambino che – è bene precisarlo – non ha e non può avere né sessualità né desiderio, dal momento che questa dimensione psicofisica si realizza nella pubertà, con il pieno sviluppo degli organi genitali). Ed è un pensiero che se da un lato ha sempre alimentato il senso di colpa e di oppressione delle vittime riducendole al silenzio, dall’altro ha fornito per decenni ai preti pedofili, descritti non come criminali ma come peccatori indotti in tentazione, la garanzia di impunità da parte della Chiesa cattolica.

  • Il Papa scambia i leader alla commissione abusi, mesi dopo i rapporti sui rapporti finanziari del prete

    Il Papa scambia i leader alla commissione abusi, mesi dopo i rapporti sui rapporti finanziari del prete

    Papa Francesco il 15 marzo ha nominato una nuova leadership alla sua commissione papale sugli abusi sessuali del clero, nominando un prelato colombiano e un ex funzionario della conferenza episcopale degli Stati Uniti per gestire le operazioni quotidiane del gruppo.

    Il cambio di leadership segue le dimissioni di uno dei membri più importanti della commissione e arriva mesi dopo che i rapporti sui precedenti rapporti finanziari del segretario uscente hanno sollevato dubbi sulla sua idoneità a guidare un gruppo incaricato di promuovere le migliori pratiche per prevenire comportamenti scorretti e abusi.

    Oblato p. Andrew Small, con doppia cittadinanza britannica e statunitense, dal 2021 prestava servizio ad interim come funzionario n. 2 presso la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Gli succederà mons. Luis Manuel Alí Herrera, attualmente vescovo ausiliare di Bogotá , Colombia, che Francesco ha nominato nuovo segretario del gruppo.

    Alí, uno psicologo, è già stato membro della commissione. Dal 2022 è segretario generale della Conferenza episcopale colombiana. 

    Al fianco di Herrera ci sarà Teresa Kettelkamp, ​​ex funzionaria delle forze dell’ordine statunitensi che in precedenza ha guidato l’ufficio per la protezione dell’infanzia e della gioventù per i vescovi statunitensi. Kettelkamp, ​​che Francis ha nominato segretario aggiunto, è membro della commissione dal 2018. 

    Il cardinale di Boston Sean O’Malley, che è stato presidente della commissione sin dalla sua creazione da parte di Francesco nel 2014 , rimane in quel ruolo. Il suo mandato dovrebbe concludersi a giugno, quando O’Malley raggiungerà gli 80 anni, l’età pensionabile obbligatoria per i vescovi cattolici.

    In una dichiarazione, O’Malley ha affermato che Ali è attualmente il membro più longevo della commissione e che Kettelkamp aveva precedentemente guidato uno dei più grandi uffici di tutela nazionale nella chiesa statunitense. 

    “Come membri della Commissione da molti anni, riflettono una forte attenzione alla continuità del lavoro e dell’agenda della Commissione sin dalla sua espansione nel 2022”, ha affermato O’Malley. “Sono ben conosciuti nella comunità dei professionisti della tutela e sono fiducioso che porteranno un approccio basato sul lavoro di squadra al nostro lavoro comune.”

    Il cardinale ha anche elogiato quella che ha definito “visione e tenacia” di Small nel suo lavoro per la commissione.

    Le domande hanno turbinato sul futuro di Small per quasi un anno, dopo che un’indagine dell’Associated Press nel maggio 2023 ha rivelato dettagli di operazioni finanziarie da lui intraprese nel suo precedente ruolo di direttore nazionale di un’organizzazione cattolica negli Stati Uniti incaricata di indirizzare denaro verso le missioni della chiesa in paesi in via di sviluppo.

    Il rapporto descrive in dettaglio il trasferimento di almeno 17 milioni di dollari dalle Pontificie Opere Missionarie a un’operazione di investimento ad impatto creata da Small. Inizialmente il sacerdote aveva continuato a dirigere quell’operazione mentre prestava servizio in Vaticano.

    Small ha negato qualsiasi illecito finanziario e non ha risposto alle richieste di commenti di NCR lo scorso anno in merito al rapporto.

    La situazione della commissione ha suscitato indignazione da parte di numerosi importanti sopravvissuti agli abusi e dei loro sostenitori, inclusi ex membri della commissione vaticana sugli abusi. Almeno uno di questi membri ha chiesto un’indagine interna sui rapporti finanziari di Small.

    Tre giorni dopo la pubblicazione del rapporto iniziale dell’AP su Small, Francesco è uscito dal copione parlando a un raduno di raccoglitori di fondi missionari del Vaticano per mettere in guardia dal rischio di corruzione tra i loro ranghi.

    «Se manca la spiritualità ed è solo una questione di imprenditorialità, arriva subito la corruzione», disse allora il papa. “E lo abbiamo visto anche oggi: sui giornali si vedono tante storie di presunta corruzione in nome della natura missionaria della Chiesa”.

    NCR ha successivamente confermato che il Papa ha fatto riferimento direttamente all’articolo di AP in un incontro con i giornalisti spagnoli quello stesso giorno.

    Oltre alle Pontificie Opere Missionarie, Small aveva precedentemente lavorato anche come consigliere di politica estera presso la Conferenza episcopale statunitense.

    Mentre Small è stato elogiato per la sua abilità nella raccolta fondi – inclusa la supervisione del trasferimento della commissione in un nuovo ufficio in uno storico palazzo del XVI secolo nel centro di Roma – gli ex membri della commissione hanno ripetutamente sollevato dubbi sulla sua leadership. Hanno anche sollevato dubbi sull’indipendenza del gruppo dalle strutture vaticane, a seguito di una revisione dei suoi membri e delle sue operazioni prevista nel 2022. 

    Nel marzo 2023, il gesuita p. Hans Zollner, consigliere di lunga data del papa sugli abusi del clero, si è dimesso dalla commissione dopo aver sollevato pubblicamente seri dubbi sulla sua leadership. All’epoca, O’Malley difese l’efficacia dell’organismo, impegnandosi ad affrontare le preoccupazioni sollevate da Zollner. 

    Alla luce dello sconvolgimento, l’ex membro della commissione e sopravvissuta irlandese agli abusi Marie Collins, insieme all’ex presidente irlandese Mary McAleese, hanno scritto una lettera al papa nel maggio 2023 sostenendo che la commissione aveva subito “danni esistenziali” e chiedendo a Francesco di farlo. intervenire per salvare il gruppo. 

    Nel corso dei mesi successivi, continuarono ad emergere domande sull’idoneità di Small per il ruolo. 

    Un post del 25 dicembre 2022 di Small in cui lui tiene in braccio un cucciolo di 3 mesi, descrivendosi come “si sente felice nella Città del Vaticano” e con il testo “Buon Natale da me e Mancia. Ha 3 mesi. Tenendo il minorenni al sicuro!” è stato ampiamente diffuso sia tra i funzionari vaticani che tra i sopravvissuti agli abusi. Ciò ha suscitato preoccupazioni per il suo utilizzo dei social media, dove apparentemente scherzava sulla questione della protezione dei minori.

    All’inizio di questo mese, la commissione si è riunita a Roma per la sua riunione plenaria regolarmente programmata e ha annunciato che presto pubblicherà il suo “rapporto annuale pilota” sulle politiche di salvaguardia su richiesta del papa.

    Il rapporto, atteso per giugno, offrirà “raccomandazioni su come andare avanti nel raggiungimento degli obiettivi di verità, giustizia, riparazione” e su come prevenire gli abusi sessuali sui minori nella Chiesa, ha affermato la commissione.

    https://www.ncronline.org/vatican/vatican-news/pope-swaps-leaders-abuse-commission-months-after-reports-priests-financial

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro: “Domani parte la Commissione, un altro passo importante”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro: “Domani parte la Commissione, un altro passo importante”

    “Un altro passo avanti”. È secco il commento di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la ragazzina vaticana scomparsa nel nulla a Roma il 22 giugno 1983, sulla convocazione domani a San Macuto dei membri della commissione di inchiesta bicamerale sui casi Orlandi e Mirella Gregori. Nata sull’onda di un forte dibattito nazionale, a detta dello stesso Orlandi sollevato persino dal fragore suscitato dalla serie Vatican girl, la commissione è stata approvata all’unanimità il 23 marzo dello scorso anno ma per lungo tempo la sua effettiva partenza è andata a rilento. Domani con l’elezione della presidenza, che è previsto vada a Fratelli d’Italia, si dovrebbe invece finalmente entrare nel vivo. “Sarà una commissione neutra” dicono fonti di Fdi, “l’idea è di sentire testimonianze, acquisire documenti per arrivare magari dove in 40 anni non è arrivata la magistratura”.

    “Siamo contenti”, commenta anche con l’ANSA l’avvocato della famiglia, Laura Sgrò, “si va avanti nel percorso di fare luce sul mistero d’Italia per eccellenza”. I membri della Commissione sono 40, tra loro anche tanti big dei vari schieramenti politici. Ci sono, tra gli altri, Tommaso Foti di Fratelli d’Italia, Carlo Calenda di Azione, Enrico Borghi d’Italia Viva, Maurizio Gasparri di Forza Italia (che aveva espresso comunque forti dubbi), Alessandra Maiorino dei Cinque stelle, Simona Malpezzi e Roberto Morassut del Pd.

    Alla stessa istituzione della commissione si era opposto con un intervento in audizione al Senato, il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, titolare di un’inchiesta aperta in Vaticano per volere di papa Francesco nel gennaio dello scorso anno, quasi contestualmente alla scomparsa del Papa emerito Benedetto XVI. Diddi aveva chiesto al Senato di “soprassedere” o almeno di dare più tempo alla Procura vaticana in collaborazione con quella romana, per effettuare indagini. Al momento comunque il pm d’Oltretevere non è arrivato a nuovi sviluppi se non quelli trapelati sulla stampa riguardo un dossier della Segretaria di stato sullo zio paterno di Emanuela, Paolo Meneguzzi.

    Si vedrà se la Commissione si limiterà ad approfondire le tante piste che in questi anni si sono affastellate sul caso Orlandi, piste che vanno dall’ipotesi del rapimento, a quella del ricatto, da quella del presunto coinvolgimento della Banda della Magliana, dello Ior, del terrorista turco Alì Agcà, passando per quella sostenuta dal giornalista investigativo Pietro Nicotri, audito dal pm Diddi, e cosiddetta parentale amicale, cioè quella secondo cui il caso Orlandi sarebbe da assimilare a un caso per così dire, ordinario di violenza sfondo sessuale, finito male.

    O se invece la Commissione vorrà approfondire con consulenti e testimoni come comunque sembra essere l’orientamento. Da parte sua, si era detto già da tempo disposto ad essere ascoltato il magistrato romano Giancarlo Capaldo, titolare dell’inchiesta per quattro anni, dal 2008 al 2012, quando poi si era proceduto anche all’apertura della tomba del boss della Magliana, Renatino De Pedis, tumulato, in modo del tutto inusuale, nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, proprio vicino al luogo dove Emanuela è stata vista per l’ultima volta.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/03/13/news/emanuela_orlandi_commissione_inchiesta_presidente-422304362/

  • La confessione episodio 1 – La strada per la santità

    La confessione episodio 1 – La strada per la santità

    Per Papa Francesco la santità è un gioioso stato d’animo donato da Dio. Per il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana la santità è il premio che spetta al sacerdote accusato di violenza sessuale al termine del suo calvario. Non importa se colpevole o innocente. Una specie di scatto di carriera.

    Monsignor Rosario Gisana, vescovo in carica di una tra le diocesi più importanti della Sicilia, sta parlando con Giuseppe Rugolo, un prete di Enna accusato di violenza sessuale su minori.

    Rugolo è il protagonista della storia esemplare che vi raccontiamo nel podcast La Confessione.

    Delle accuse contro di lui monsignor Gisana è informato da tempo. Quello che Gisana non sa è che don Rugolo ha attivato il registratore del suo smartphone e così tutte le parole del vescovo vengono conservate.

    In questo modo scopriamo l’incredibile tesi del vescovo di piazza Armerina: la pedofilia sarebbe non un crimine tra i più spregevoli, ma una prova offerta dal Signore, addirittura una tappa verso la santità.

    Queste parole fanno di Gisana il coprotagonista della nostra storia. Perché è lo stesso Gisana che il 6 novembre 2023, proprio mentre il processo a Rugolo entra nel vivo, viene elogiato da papa Francesco con queste parole: “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto”.

    Forse senza rendersene conto, o forse sì, il Papa conferma che, come vi racconteremo, il processo allo sconosciuto prete di Enna accusato di violenze sessuali su minori chiama in causa tutta la Chiesa.

    In questo primo episodio impariamo a conoscere i protagonisti della nostra storia: don Giuseppe Rugolo, monsignor Rosario Gisana e soprattutto Antonio Messina, il coraggioso ragazzo che subisce gli abusi di Rugolo e trova il coraggio di denunciare.

    Grazie alla sua denuncia abbiamo potuto capire come funziona davvero il sistema interno alla Chiesa italiana per gestire i casi di abusi, cioè per proteggere l’accusato e silenziare la vittima.

    Episodio uno di sette.

    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora: Stefano Tumiati

    Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati

  • Teaser: Come la chiesa italiana insabbia i casi di abusi

    Teaser: Come la chiesa italiana insabbia i casi di abusi

    Il 5 marzo 2024 don Giuseppe Rugolo è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado, dal tribunale di Enna. Da quasi due anni, con i miei colleghi Giorgio Meletti e Federica Tourn, seguiamo questa storia solo all’apprenza periferica.

    La consideriamo così importante da averci dedicato un podcast in sette puntate, La Confessione, di cui qui potete sentire un teaser, che inquadra la vicenda e presenta i fatti.

    Perché quella singola vicenda è come un frattale, replica in piccolo tutto il sistema di coperture e insabbiamenti che ha finora impedito che in Italia scoppiasse lo scandalo degli abusi nella Chiesa.

    Perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica? Perché il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato da papa Francesco.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato questa storia”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale in primo grado a Enna martedì 5 marzo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza della magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Sulla newsletter Appunti troverete approfondimenti e commenti ai temi trattati nel podcast.

    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di  Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora: Stefano Tumiati

    Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

    Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

    ROMA – Lo scandalo degli abusi sessuali del clero sta lentamente prendendo piede in Italia con una crescente copertura mediatica, condanne penali e il lancio lunedì di un podcast investigativo dedicato a un caso che ha coinvolto tangenzialmente Papa Francesco.

    La scorsa settimana un tribunale siciliano ha riconosciuto colpevole un prete di violenza sessuale e tentata violenza sessuale contro tre minorenni e lo ha condannato a quattro anni e mezzo di carcere. Ha inoltre ritenuto la sua diocesi, Piazza Armerina in Sicilia, responsabile per danni civili separati e spese legali, una sentenza significativa data l’influenza che la Chiesa cattolica esercita in tutti gli aspetti della società italiana, in particolare nelle piccole città siciliane.

    Il vescovo di Piazza Armeria, Rosario Gisana, è stato registrato mentre ammetteva di aver coperto il sacerdote, reverendo Giuseppe Rugolo. È stato registrato mentre diceva di aver coperto un altro prete che aveva fatto molto peggio e descriveva le azioni di Rugolo come semplici “stupidità” di un giovane.

    La vittima Antonio Messina ha raccontato la sua storia lunedì al lancio del podcast sul suo caso, dicendo che era suo dovere parlare apertamente dopo aver affermato di essere stato “tradito” dalla sua chiesa.

    “Dopo le violenze e gli abusi che ho subito, c’è stato un altro abuso che ho ricevuto dal vescovo della diocesi di non essere creduto”, ha detto Messina. “Se questo può aprire le porte (agli altri che si fanno avanti)… allora fatelo.”

    I giornalisti investigativi italiani Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn hanno lanciato il podcast di sette episodi, utilizzando le registrazioni emerse durante il processo a porte chiuse. In uno, raccontato da Tourn, il vescovo apparentemente si vantava di avere il sostegno di Francesco perché gli aveva fatto un favore.

    Francesco, che ha visitato la diocesi di Gisana durante una gita di un giorno in Sicilia nel 2018, è chiaramente affezionato al vescovo. Lo ha detto pubblicamente alla vigilia della prevista udienza finale dei pubblici ministeri.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco il 6 novembre durante l’udienza in Vaticano con Gisana e i pellegrini.

    La Chiesa cattolica italiana, unica per la presenza del Vaticano al suo interno, è riuscita a evitare una grande resa dei conti pubblica con la sua eredità di abusi e insabbiamenti.

    Qui lo scandalo è rimasto relativamente di basso profilo, a differenza di altri paesi in cui la gerarchia ha dovuto rispondere alla crescente indignazione pubblica, a pubblici ministeri aggressivi e avvocati civili e a una pletora di gruppi di sostegno per le vittime e media locali disposti a raccontare le loro storie.

    Sembra che almeno quest’ultimo stia lentamente cominciando a cambiare.

    La giornalista siciliana di Enna per l’agenzia di stampa italiana ANSA, Pierelisa Rizzo, che ha affermato di essere stata denunciata per diffamazione per la sua copertura del processo, ha detto che il “vaso di Pandora” per la cronaca sugli abusi del clero in Italia è stato ora aperto.

    Proprio questo fine settimana, il quotidiano nazionale La Repubblica ha pubblicato un articolo sulla difficile situazione delle suore maltrattate.

    L’avvocato Elianna Parasaliti, che rappresentava Messina, ha accolto con favore l’attenzione dei media, affermando che lei, Messina e i giornalisti che si occupavano del caso sono stati minacciati, denunciati e in alcuni casi seguiti dalla polizia durante il processo.

    «Questa attenzione per noi è stata una forma di tutela, oggi posso dirlo chiaramente, perché in questi anni abbiamo davvero temuto per noi stessi e per le nostre famiglie», ha detto. “Il clima di ostilità che abbiamo avvertito è qualcosa che non credo abbia la precedenza”.

    In una dichiarazione rilasciata la settimana scorsa dopo il verdetto, la diocesi siciliana ha respinto la copertura mediatica del processo e ha osservato che il sacerdote era stato condannato per accuse minori nel caso di Messina e che la sua ex parrocchia era stata completamente esonerata da responsabilità.

    La diocesi ha affermato di non essere responsabile delle azioni di Gisana o di quelle del suo predecessore, ma semplicemente perché era responsabile delle azioni di uno dei suoi sacerdoti.

    Sono previsti ricorsi e in Italia le sentenze non sono considerate definitive finché non sono esauriti tutti i ricorsi.

    La chiesa ha archiviato il caso internamente per un cavillo perché Rugolo era un seminarista al momento in cui sono iniziati gli abusi. Le leggi interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i preti che abusavano dei bambini, non contro i seminaristi.

    L’avvocato Parasaliti ha detto che cercherà di riaprire il caso canonico sulla base della condanna del tribunale siciliano.

    https://www.washingtonpost.com/world/2024/03/11/italy-pope-vatican-abuse/e6c0be42-dfe1-11ee-95aa-7384336086f3_story.html

  • Il Papa rimuove vescovo polacco insabbiatore di abusi

    Il Papa rimuove vescovo polacco insabbiatore di abusi

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Lowicz (Polonia) presentata da monsignor Andrzej Franciszek Dziuba.

    In una nota, la Nunziatura apostolica in Polonia scrive che “sono state individuate difficoltà nella gestione della Diocesi e, in particolare, negligenza nella gestione dei casi di crimini sessuali commessi da alcuni esponenti del clero contro le persone minori”, stando a quanto “confermato dal procedimento condotto dalla Santa Sede sulla base del documento pontificio Vos estis lux mundi”.

    Undici vescovi polacchi sanzionati

    Secondo Bishop accountability, un’associazione statunitense che monitora il comportamento dei vescovi di tutto il mondo in merito agli abusi sessuali e alle loro coperture, sono già undici i vescovi polacchi che sono stati sanzionati, in seguito ad un’indagine della Santa Sede, in forza del motu proprio Vos estis lux mundi, promulgato da papa Francesco nel 2019. Per altri due vescovi polacchi, l’indagine è ancora in corso.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2024/03/09/news/papa_rimuove_vescovo_insabbiamento_abusi-422281574/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 27 del 9 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 27 del 9 marzo

    -Federica Tourn – Don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi

    Don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi per violenza sessuale ex articolo 609 bis e quater del codice penale (quindi su minori di 16 anni) e tentata violenza sessuale, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.  La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina è stata riconosciuta responsabile civile e dovrà rispondere in solido con il sacerdote del risarcimento delle parti civili. Prescritti invece i fatti avvenuti prima del maggio 2011. Si è concluso così il 5 marzo il processo di primo grado al sacerdote di Enna, 42 anni, chiamato a rispondere di violenza aggravata su minori secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Il prete di Enna era stato arrestato il 27 aprile 2021 dopo la denuncia di Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti; nel corso delle indagini erano poi emerse anche altre due vittime minorenni. Il tribunale, composto dal presidente Francesco Pitarresi e dai giudici a latere Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni ha emesso il verdetto dopo otto ore di camera di consiglio. Una sentenza che arriva dopo 22 udienze a porte chiuse e 53 testimoni sentiti. Il procedimento si era aperto il 7 ottobre 2021 davanti al tribunale di Enna ( come abbiamo raccontato qui:); Messina, oggi trentenne, aveva raccontato agli inquirenti di essere stato abusato da Rugolo per quattro anni, dal 2009 al 2013.

    «Questa è una sentenza importante perché non solo è stata riconosciuta la responsabilità penale del sacerdote, ma è stato anche messo in luce un metodo abusante sostenuto dall’ambiente ecclesiastico locale», ha dichiarato Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di Antonio Messina. «Sono soddisfatto per il risultato – ha commentato Messina – la condanna è un passo importate perché riconosce la presenza di abusi, anche se è chiaro che per me non ci sono stati tentativi di condizionamento nel corso del processo». Gli avvocati di Giuseppe Rugolo,  Antonino Lizio e Dennis Lovison, non hanno rilasciato commenti.

    Il 24 dicembre 2018 Antonio Messina aveva denunciato i fatti anche al vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, all’inizio del 2019, aveva disposto l’investigatio previa sul sacerdote. L’indagine ecclesiastica si era però conclusa in un niente di fatto, perché l’allora Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero preposto a decidere dei casi di abuso sessuale su minori, aveva stabilito di non essere competente perché Rugolo era ancora un seminarista all’epoca dei primi approcci con il ragazzo. Gli altri abusi, secondo quanto sostenuto dai giudici ecclesiastici, risalivano a quando Antonio era ormai maggiorenne e Rugolo non ancora sacerdote, e quindi non rientravano nei casi di competenza del diritto canonico.

    Certo è che, secondo le intercettazioni agli atti, il vescovo Gisana era al corrente delle violenze subite da Messina sin dall’agosto 2016, quando don Giuseppe Fausciana, parroco della chiesa di Sant’Anna a Enna, gli aveva riferito le confidenze ricevute dal ragazzo. A giugno 2017 sono i genitori di Antonio Messina ad andare per la prima volta dal vescovo a raccontare gli abusi subiti dal figlio, ma monsignor Gisana prende tempo, dicendo che si occuperà lui della faccenda. Passa ancora più di un anno prima che il vescovo incontri Antonio Messina, a ottobre 2018; don Rugolo, nel frattempo, viene nominato parroco della chiesa di San Cataldo. Il vescovo, dopo aver parlato con Antonio, da un lato avvia l’indagine ecclesiastica, dall’altro offre alla famiglia del ragazzo 25 mila euro (che avrebbe preso dai fondi della Caritas) da giustificare con una generica causale di «borsa di studio». Un risarcimento con il vincolo del silenzio che Antonio Messina rifiuta. Intanto il sacerdote viene mandato nella diocesi di Ferrara per un periodo di studio e riflessione – periodo in cui Rugolo continua a essere in contatto con i ragazzini della parrocchia. Quando scatta la denuncia penale, anche Gisana risulta coinvolto: «Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!», si sente in un’intercettazione. Proprio il comportamento di copertura del vescovo è stato stigmatizzato duramente durante la requisitoria del pubblico ministero Stefania Leonte.

    Nel processo si erano costituiti parte civile, oltre alla vittima, assistita da Eleanna Parasiliti Molica, i genitori di Antonio Messina con l’avvocato Giovanni Di Giovanni, La Rete l’Abuso, assistita da Mario Caligiuri, e l’associazione Contro Tutte le Violenze con Irina Mendolia mentre responsabili civili erano la diocesi di Piazza Armerina, assistita dall’avvocato Gabriele Cantaro e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna, con Mauro Lombardo.


    -Ludovica Eugenio – L’arcivescovo del Quebec card. Gérald Cyprien Lacroix, 65 anni, oggetto di una investigazione preliminare

    Un anno fa papa Francesco lo aveva nominato tra i nuovi membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiutano nell’opera di riforma della Chiesa, ora ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Quebec per indagare sulle accuse di abusi sessuali che sono state mosse contro di lui. Parliamo dell’arcivescovo del Quebec card. Gérald Cyprien Lacroix, 65 anni, oggetto di una investigazione preliminare affidata dal papa, in conformità con le disposizioni del Motu proprio Vos estis Lux mundi, a un giudice in pensione della Corte superiore a causa di una class action che lo ha citato come responsabile di presunta violenza sessuale su una adolescente di 17 anni tra il 1987 e il 1988.

    L’azione legale, autorizzata dalla Corte Superiore del Quebec nel 2022, ontava già 147 imputati, e coinvolge ora, oltre al cardinale, anche 4 istituzioni diocesane tra cui il seminario. è stata lanciata dallo studio legale Arsenault Dufresne Wee Avocats che ha posto fine a un tentativo di composizione amichevole avviato nel contesto della class action contro la diocesi. Lacroix, arcivescovo dal 2011, cardinale dal 2014, e membro di diversi Dicasteri vaticani – ha respinto le accuse, ma il 26 gennaio, in un video di sei minuti, ha annunciato le proprie dimissioni temporanee in attesa che la situazione si chiarisca.

    «La nostra Diocesi resta fermamente impegnata a garantire che le vittime di abusi ricevano un risarcimento finanziario oltre ad altri mezzi a loro disposizione per ottenere la guarigione. Riconosciamo la sofferenza delle vittime ed è con umiltà che andiamo avanti nel processo di azione collettiva».

    Il cardinale ha anche espresso delusione per il fallimento delle trattative con lo studio legale: «Temo che questa decisione prolungherà indebitamente i ritardi prima del risarcimento che le sopravvissute ad abusi sessuali aspettano da troppo tempo». Un’uscita ritenuta sorprendente dallo studio legale Arsenault che, secondo quanto riportato da Ici Québec – Radio Canada ha ribadito come le due parti avessero firmato un accordo di riservatezza sul contenuto di questo tentativo di composizione amichevole proposto dalla Corte Superiore e durato più di un anno: «Hanno molta compassione per le vittime, è bellissimo. Ha detto l’avvocato Arsenault. Ma dopo? Sì, preghiamo per le vittime, ma quali azioni hanno intrapreso in seguito?».


    -Francesco Zanardi – Abusa per 4 anni di due ragazzini, ex dirigente dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

    Ex dirigente dell’Azione Cattolica, prof di religione e vicepreside. Per lui, accusato di violenza sessuale su minori, erano stati chiesti 10 anni di carcere. Ma la Procura di Tivoli non esclude un secondo processo.

    È stato condannato a 9 anni di carcere per violenza sessuale Mirko Campoli, ex dirigente dell’Azione Cattolica, insegnante di religione e vicepreside a Tivoli. Per circa quattro anni l’uomo ha abusato di un ragazzino che gli era stato affidato. Ma non è l’unico ad aver subito le violenze di Campoli: per una seconda violenza, avvenuta durante un camposcuola, ha provato a difendersi in aula sostenendo; “In quel periodo soffrivo di depressione”.

    Le indagini sono scattate dopo che i due ragazzini si sono confidati con le fidanzate, anni dopo aver subito gli abusi. È così che sono stati spronati a denunciare, anche con l’aiuto della Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni, che si è costituita in quanto Garante, parte civile nel processo.

    All’epoca i due avevano 12 e 16 anni. Sul primo ragazzo gli abusi sarebbero andati avanti per quattro anni, fino a quando non è scoppiato il covid ed è stato disposto il lockdown. I genitori del piccolo lo avevano affidato a Campoli, fidandosi di lui che, invece, avrebbe abusato del dodicenne a Tivoli, Guidonia e in altri centri italiani, anche durante una gita a Gardaland, “almeno una volta al mese”, per un totale di una cinquantina di episodi. Il sedicenne, invece, sarebbe stato abusato durante un viaggio d’istruzione a Loreto, in provincia di Ancona, a cui Campoli aveva partecipato come professore e vicepreside.

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    -Alessio Di Florio – Tra le parole e la realtà c’è di mezzo la verità

    «Papa: abusi, non accada più che non siano ascoltate le vittime» ha titolato l’Ansa il 7 marzo. «Occorre coraggio per andare fino in fondo nell’accertamento rigoroso della verità. Questo vale in special modo quando emergono e devono essere sanzionati comportamenti gravi e scandalosi, tanto più quando avvengono nell’ambito della comunità cristiana» sono le parole del discorso di Bergoglio il 2 marzo all’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano.

    Due discorsi che apparirebbero più che condivisibili e persino coraggiosi, intenzioni pie e di verità e giustizia, di cristianità autentica. Nelle stesse ore le agenzie stampa hanno battuto la notizia che finalmente anche Gasparri per Forza Italia ha consegnato la lista dei membri della commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Quarant’anni sono passati dal rapimento di Emanuela Orlandi, quarant’anni di silenzi, depistaggi, trame, di giustizia negata. E se ci sono mura finora invalicabili per Pietro Orlandi sono quelle vaticane. La commissione parlamentare è stata attaccata e ostacolata in primis dagli ambienti vaticani, Alessandro Diddi (colui che dovrebbe indagare per conto della “giustizia” vaticana) ha pubblicamente attaccato l’istituzione della commissione. Così come ha fatto il cattolicissimo Pierferdinando Casini nelle stesse aule parlamentari. Diddi che ha anche attaccato lo stesso Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò, oltre ad aver riesumato vecchie accuse ad uno zio costruendo una realtà artefatta e non vera. Nei decenni innumerevoli sono i casi di abusi insabbiati, depistati, nascosti, di giustizia negata. E l’ascolto da parte della “giustizia” vaticana, il caso italiano ne è plastica dimostrazione, non è mai esistito. Dalla CEI di Zuppi siamo passati dai proclami ad una realtà di vescovi che hanno coperto, che hanno perseguitato giornalisti, di difesa di se stessi. Due report non hanno riportato nulla e una gran parte delle diocesi non ha mai istituito i tanto sbandierati servizi di ascolto. Ora nuovi bei discorsi di Bergoglio. Ma, ancora una volta, e la coincidenza con la commissione parlamentare sembra quasi un segno del destino e della realtà, tra le parole e la realtà c’è la (mancata) concretezza della verità.


    -Pierelisa Rizzo – Enna, l’avvocato della diocesi annuncia che impugnerà la sentenza Rugolo

    Sulla vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi, dal tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori e atti sessuali con minori, si sperava che la sentenza, emessa il 5 marzo scorso, potesse porre fine alla vicenda. Invece il botta e risposta tra il legale della Diocesi, condannata alla responsabilità civile in solido con Rugolo, e l’avocato della difesa di Antonio Messina, il giovane che ha denunciato, non si placa. Al tentativo di minimizzare i reati messi in atto da Gabriele Cantaro, legale della Diocesi, risponde l’avvocato di Messina, Eleanna Parasiliti Molica. E mentre la Diocesi con il suo avvocato, punta il focus sul tentativo di violenza, riconosciuta in sentenza, contro il Messina  l’avvocato  Parasiliti Molica  ricorda in una nota che il  Tribunale di Enna, con riferimento alla posizione di Antonio Messina, ha condannato Rugolo per tentata violenza sessuale in ordine ai fatti  accaduti nel 2013, dichiarando la prescrizione per i fatti accaduti in precedenza. Un tentativo di minimizzare i fatti, dunque che  non coglie nel segno, perché si omette di raccontare che, con riferimento ai fatti  del 2013, il reato risulta tentato solo grazie al fatto che Antonio Messina è riuscito a sottrarsi all’aggressione sessuale. Ciò significa che a dire del Tribunale, i fatti che vanno dal 2009 al 2012     sarebbero avvenuti ma si sarebbero estinti per prescrizione a causa del decorso del tempo. Se il Tribunale avesse ritenuto che i fatti non fossero accaduti, avrebbe prosciolto l’imputato nel merito. “Vorrei ricordare – aggiunge l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica – che il reato per il quale comunque, Rugolo è stato condannato è “violenza sessuale aggravata a danno di minori”   e “ atti sessuali con minori” relativamente alle altre due vittime”. E la reale pericolosità delle condotte ascritte al sacerdote, riconosciuta dalla sentenza ,si evince dalla decisione del Tribunale di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché

    da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Proprio questa  statuizione evidenza l’importanza di questa pronuncia che ha condannato il metodo abusante utilizzato da Rugolo nei confronti  dei minori, a cui Enna aveva affidato i giovani. In tal senso è significativa la condanna della Diocesi nella qualità di responsabile civile. “A fronte di queste considerazione conclude la Parasiliti-  è intenzione di questa difesa portare a conoscenza alla autorità giudiziarie competente il contenuto dell’hard disk, elaborato dalla Polizia Giudiziaria dopo il sequestro dei supporti informatici di Rugolo, perchè venga accertata la presenza di immagini pedopornografiche, alcune delle quali già prodotte in aula.  In attesa della lettura delle motivazioni auspico un contegno rispettoso nei confronti di quelli che sono stati e rimangono vittime e che si prenda atto di una sentenza di condanna.

    Ora la Chiesa faccia la sua parte.


    -Federico Tulli – A cosa servì davvero l’Inquisizione

    Nel 1517 iniziò a circolare per l’Europa la Taxa camarae, un documento che porta in calce la firma di papa Leone X. Si tratta di un elenco di indulgenze messe in vendita in cambio dell’assoluzione sacramentale dai peccati gravi commessi da religiosi. Omicidio, rapina, furto, truffa. Per il pontefice figlio di Lorenzo de’ Medici, in crisi di liquidità a causa degli spropositati costi di costruzione della basilica di San Pietro, tutto aveva un prezzo. Tutto poteva essere perdonato. Anche gli stupri di donne e bambini. «Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi», cita il punto 2 del documento. Oggi è oramai opinione diffusa tra gli storici che la Taxa camarae sia un falso, messo in circolazione all’epoca dai seguaci di Lutero che intendevano in questo modo denunciare il degrado morale in cui versava la Chiesa di Roma. Se quelle tariffe erano un bluff, ciò non può dirsi dei crimini che vennero commessi da sacerdoti di ogni ordine e grado al tempo e nei secoli successivi, sapientemente sottratti dal segreto dell’Inquisizione al pubblico dominio. Vi fa venire in mente qualcosa? Riscontrate per caso delle analogie con il modo in cui la Chiesa, soprattutto quella italiana, affronta il fenomeno criminale della pedofilia ai giorni nostri?

    Ecco cosa scrive lo storico Adriano Prosperi, uno dei massimi esperti di storia del Sant’uffizio.

    “E dunque guardiamo in faccia la verità: che è quella di una turpitudine storica e non solo episodica, giuridica e non solo morale. Questa vicenda è cominciata secoli fa: la inaugurò papa Paolo IV Carafa quando nel 1559 stabilì che i preti e i frati colpevoli di reati di natura sessuale nati nel contesto della confessione sacramentale dovessero essere sottoposti al Sant’Uffizio dell’Inquisizione. Era una misura in apparenza radicale, dura, minacciosa per i colpevoli: in realtà era la via d’uscita per chiudere la conoscenza di episodi scandalosi nello spazio giuridico di un tribunale ecclesiastico segretissimo. La ragione della scelta era ovvia: Lutero aveva bruciato non solo la bolla di scomunica ma anche l’intero corpus del diritto canonico, giudicato da lui una delle muraglie con cui il clero si era alzato al di sopra del popolo cristiano.

    La Chiesa cattolica ribadì la superiorità sacrale del clero, mantenne il diritto canonico e il privilegio del foro per i chierici e, nel confermare l’obbligo del celibato ecclesiastico, preparò un comodo rifugio per chi lo infrangeva e per chi infangava il sacramento del perdono dei peccati attentando ai minori e alle donne che si affacciavano al confessionale. Da allora e per secoli i processi per i casi di «sollicitatio» sono stati nascosti dal segreto impenetrabile del Sant’Uffizio mentre i colpevoli venivano semplicemente trasferiti di sede per difendere il buon nome del clero: fino a oggi”.

  • Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    ROMA (AP) – Papa Francesco ha cercato di incoraggiare giovedì il suo comitato per la protezione dell’infanzia a continuare ad aiutare le vittime, poiché i nuovi sviluppi fuori dal Vaticano hanno sottolineato che lo scandalo degli abusi sessuali del clero della Chiesa cattolica non si risolverà presto .

    Francesco ha incontrato la sua Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che dovrebbe presto pubblicare il primo audit in assoluto sulle procedure e politiche di salvaguardia a livello ecclesiastico.

    Ma mentre il rapporto veniva compilato, i funzionari della chiesa in Svizzera riferivano di un’impennata delle vittime che si faceva avanti dopo la pubblicazione di settembre di un rapporto bomba che rilevava oltre 1.000 casi di abusi dalla metà del XX secolo in un paese con una popolazione cattolica relativamente piccola.

    La diocesi di Basilea, ad esempio, ha riferito che più della metà dei 183 casi sospetti negli ultimi 13 anni sono emersi negli ultimi sei mesi. Da quando è stato pubblicato il rapporto, l’agenzia di stampa svizzera SDA-Keystone ha segnalato almeno altri 70 casi in altre quattro diocesi.

    Più vicino a casa, un tribunale penale in Sicilia ha emesso questa settimana un verdetto importante contro un sacerdote che il Vaticano apparentemente ha scagionato per un cavillo anche dopo che una delle sue vittime aveva scritto a Francesco, implorandolo di intervenire.

    Il caso è stato osservato da vicino poiché la gerarchia cattolica italiana ha iniziato solo di recente e con riluttanza ad affrontare la sua eredità di abusi in un paese in cui la questione è ancora in qualche modo un tabù.

    La sentenza del tribunale di Enna ha condannato il sacerdote, rev. Giuseppe Rugolo, a quattro anni e mezzo di reclusione per tentata violenza sessuale e accuse connesse alla violenza contro tre minorenni. Secondo la sentenza di martedì, la corte ha ritenuto responsabile anche la sua diocesi, Piazza Armerina, in Sicilia, del pagamento dei danni civili e delle spese legali.

    Il vescovo di Piazza Armeria Rosario Gisana è stato sorpreso dalle intercettazioni telefoniche mentre confessava di aver coperto il sacerdote. Ma l’avvocato della diocesi, Gabriele Cantaro, ha sottolineato in una dichiarazione giovedì che la responsabilità non deriva dalle azioni di Gisana o del suo predecessore, ma semplicemente dalla responsabilità generale della diocesi per le azioni dei suoi sacerdoti.

    Secondo il quotidiano Domani, che ha seguito da vicino il caso, l’ufficio abusi sessuali del Vaticano ha archiviato il caso per motivi tecnici perché Rugolo era solo un seminarista quando è avvenuto l’abuso. Le norme interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i sacerdoti che abusavano di minori, non contro i seminaristi.

    Il quotidiano Il Messaggero ha riferito nel 2021 che una delle vittime di Rugolo ha scritto direttamente a Francesco, implorandolo di intervenire dopo che lui e i suoi genitori avevano passato anni cercando di convincere la chiesa ad agire contro Rugolo, che era stato inviato in una diocesi del nord Italia dopo la furono sollevate accuse.

    In mezzo alla copertura mediatica italiana del caso, Francesco il 6 novembre ha elogiato di cuore Gisana quando il vescovo ha guidato un gruppo di pellegrini in Vaticano.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato, ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco in un discorso che ha indignato i difensori delle vittime.

    Giovedì Francesco ha detto ai suoi consulenti per la protezione dell’infanzia che ascoltare le vittime è fondamentale per aiutarle a guarire.

    “Nel nostro ministero ecclesiale di protezione dei minori, la vicinanza alle vittime di abusi non è un concetto astratto, ma una realtà molto concreta, fatta di ascolto, intervento, prevenzione e assistenza”, ha affermato nel discorso letto da un assistente mentre Francesco continua a riprendersi dalla malattia. l’influenza.

  • La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

    Lunedì 11 marzo ore 15

    sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana

    via delle Botteghe Oscure 54, Roma

    Per connettersi da remoto usare questo LINK


    Perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica? Perché il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato da papa Francesco.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato tutto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con il prete accusato di violenza sessuale, don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale in primo grado a Enna martedì 5 marzo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza dalla magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Possiamo sentire così monsignor Gisana, vescovo tuttora in carica, che propone di comprare il silenzio della vittima con soldi tolti ai poveri della Caritas, e che ammette di usare i fondi dell’otto per mille per sostenere il prete abusatore e mandarlo a Ferrara, al riparo dalle accuse, sempre per occuparsi di ragazzini, con l’appoggio del vescovo locale, monsignor Gian Carlo Perego.

    La Confessione è un podcast che sviluppa l’inchiesta di rilievo internazionale che conduce ormai da due anni Federica Tourn sugli abusi nella Chiesa e che già ha fatto esplodere il caso del gesuita Marko Rupnik.

    Ferderica Tourn ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta e del processo, ha intervistato i protagonisti e gli esperti. Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha costruito un atto d’accusa che per la prima volta racconta le responsabilità dei vertici della Chiesa italiana e del Vaticano, incluso papa Francesco che ha pubblicamente elogiato il vescovo insabbiatore Gisana.


    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di

    Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora

    Stefano Tumiati

     Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti