Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Chiesa cavalca il gender e inciampa sui preti pedofili

    La Chiesa cavalca il gender e inciampa sui preti pedofili

    Il cardinale Gorge Pell è l’ex arcivescovo di Sidney e attuale prefetto della segreteria vaticana per l’Economia.

    Il prelato è oggetto di pesanti quanto, se provate,infamanti accuse da parte di un membro dellaPontificia commissione per la tutela dei minori,Peter Saunders, vittima da bambino di un prete pedofilo.

    Accusa che risale a diversi decenni orsono e si richiede la rimozione del cardinale dalla sua attuale carica.

    Peter Saunders, in un’intervista radiofonica, racconta una vicenda che vide protagonista un prete pedofilo, Gerald Ridsdale, spostato di parrocchia in parrocchia a causa dei suoi reiterati abusi sessuali su minori, coperto dalla complicità del cardinale Pell.

    Dichiara Saunders “Data la posizione di George Pell come cardinale della Chiesa e della posizione di enorme autorità in Vaticano, penso che sia una grandissima spina nel fianco del papato di Papa Francesco se gli si permette di rimanere” ed è “cruciale che venga accantonato e rimandato in Australia e che il Papa prenda contro di lui l’azione più forte”.

    La replica di Pell non si è fatta attendere ae attraverso il suo portavoce fa sapere “Leaccuse false e devianti fatte contro sua eminenza sono offensive. Dalle sue prime azioni come arcivescovo, il cardinale Pell ha assunto una posizione forte contro gli abusi sessuali ed ha messo moto processi per permettere alle denunce di essere portate avanti ed investigate in modo indipendente. Il cardinale Pell non ha mai incontrato il signor Saunders, che sembra essersi formato la sua forte opinione senza aver mai parlato con sua eminenza. Alla luce di tutto il materiale disponibile, comprese le evidenze fornite dal cardinale sotto giuramento, non ci sono scuse per trasmettere in televisione materiale scorretto e pregiudiziale. In queste circostanze, al cardinale non rimane alcune alternativa che consultare i suoi consulenti legali”.

    In una distinta nota inviata alla stessa trasmissione televisiva, si legge che “il cardinale Pell conosce l’importante lavoro che il signor Saunders ha fatto come sopravvissuto di abusi per assistere le vittime, compresa la creazione di un gruppo di vittime sopravvissute nel Regno Unito e più recentemente prestando servizio come membro della pontificia commissione per la protezione dei minori creata dal Santo Padre per sviluppare politiche tese a questo fine. Mentre i membri sono ovviamente titolati a esprimere i loro punti di vista e le loro opinioni, gli statuti recentemente approvati della commissione chiariscono che il ruolo della commissione non comprende il commento di singoli casi, né la commissione ha il potere di indagare singoli casi. Dal materiale promozionale reso noto da 60 minuti sembra chiaro che il signor Saunders non è ben informato sulle accuse fatta contro il cardinal Pell nelle audizioni di Ballarat della commissione reale e del fatto che durante le recenti audizioni non è emerso nuovo materiale. Molte delle questioni sono state affrontate nel rapporto finale della inchiesta parlamentare di Victoria e non vi erano conclusioni contro il cardinale Pell. Queste accuse antiche e ripetute sono state affrontate molte volte dal cardinale dal 2002. Come è stato sottolineato in una recente dichiarazione del cardinale, non ha mai tollerato o protetto gli abusatori, non ha mai tollerato o partecpato a trasferire un abusatore e non ha mai in nessun momento tentato di corrompere David Ridsdale, la cui storia è cambiata molte volte nel corso del tempo”.

    Ma sono recenti altre accuse contro il cardinale. Questa volta da parte  della Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori), di aver ignorato, nel passato, le denunce contro il sacerdote pedofilo Gerald Ridsdale, spostandolo in un`altra parrocchia, di aver cercato di pagare una vittima, nipote dello stesso prete, per metterla a tacere.

    Anche un certo Timothy Green afferma di aver denunciato a padre Pell, decine di anni fa, le molestie esercitate da un altro religioso, Edward Dowlan, ad alcuni ragazzi.

    “Come chiunque ha ascoltato le audizioni della Commissione a Ballarat questa settimana – ha dichiarato la scorsa settimana Pell in una nota in inglese – sono orripilato ancora una volta dai racconti dei sopravvissuti sugli abusi che hanno subito. Così anche dal terribile impatto che ha avuto sulle loro vite, sulle loro famiglie e sulla comunità cattolica a Ballarat. Il suicidio di così tante vittime è una tragedia enorme. I crimini commessi contro di loro dai preti e religiosi laici sono profondamente cattivi e mi ripugnano del tutto. Sono state fatte diverse lamentele sulla mia propria responsabilità in questi anni. Molte questioni sono già state da me affrontate nella inchiesta parlamentare della provincia di Victoria nel 2013 e la mia audizione e la trascrizione della mia testimonianza sono disponibili sul sito internet del parlamento di Victoria. Confermo quelle dichiarazioni. Sottolineo anche che nel suo mandato la Royal Commission può accedere a tutto il materiale delle precedenti inchieste, compresa l`indagine di Victoria, che si è occupata estensivamente di queste materie”.

    In una lettera inviata al presidente della commissione Peter McClellan, il cardinale Pell ha poi precisato: “Senza voler in alcun modo forzare la mano alla Commissione reale – non è che ci si possa auto-invitare a deporre – voglio rendere assolutamente chiaro che intendo deporre, se la Commissione lo richiederà, sia in forma scritta, sia in videoconferenza, sia presenziando personalmente”.

    Intanto preannuncia querela nei confronti di Peter Saunders.

    http://www.articolotre.com/2015/06/la-chiesa-cavalca-il-gender-e-inciampa-sui-preti-pedofili/

  • Maurizio Turco: i segreti di Ratzinger

    Maurizio Turco: i segreti di Ratzinger

    In questo video Maurizio Turco, deputato del Partito Radicale, svela alcuni retroscena relativi ai precedenti di Papa Ratzinger come Cardinale. Turco racconta gli insabbiamenti sui casi di preti pedofili, commissionati da Cardinal Ratzinger.

    Negli Stati Uniti iniziano a imperversare gli scandali legati ai preti pedofili in alcune parrocchie americane.
    Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviano a tutti i vescovi e preti la lettera De Delictis gravioribus, un testo che contiene informazioni aggiornate sui comportamenti da tenere in materia di abusi sessuali e molestie. I termini di prescrizione vengono spostati a 10 anni dal compimento della maggiore età del violentato. Inoltre nel testo viene ribadito fatto che tutte le cause sono soggette a “segreto pontificio”.
    Le sanzioni cui il Tribunale Ecclesiastico condanna i preti che si rendono colpevoli di molestie su minori spesso prevedono semplicemente un trasferimento ad altra parrocchia.

    2003
    Daniel Shea
    , avvocato americano ed ex seminarista, scopre un documento segreto, risalente al 1962, citato in una nota della lettera di Ratzinger: ilCrimen Solliciationis, “Istruzioni sulla procedura nella cause di molestie”.

    Si tratta di un documento inviato a tutti i membri della Chiesa durante il pontificato di Giovanni XXIII, in cui si danno precise direttive sui comportamenti da tenere nel momento in cui si venga a conoscenza di molestie e abusi.
    La premessa contiene la richiesta di segretezza:

    DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA INTERNA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO

    Le indicazioni sono molto precise, in particolare il riferimento alla scomunica immediata senza comunicazione alcuna per chi diffondesse informazioni riguardanti abusi sessuali e molestie. In questo modo si evita che i casi vengano sottoposti al giudizio della magistratura civile.

    Il testo integrale

    Nell’agosto dello stesso anno gli eurodeputati radicali presentanoun’interrogazione alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europaper chiedere quali iniziative conoscitive, preventive e sanzionatorie nonché diplomatiche intende prendere in relazione al fatto che le istruzioni contenute in questi documenti sono in contrasto con le politiche dell’Unione e degli Stati membri in materia di diritti dell’uomo e libertà fondamentali e di lotta agli abusi sessuali
    La Commissione e il Consiglio rispondono declinando le loro responsabilità.

    2005
    Il Cardinale Joseph Ratzinger viene chiamato dal Tribunale del Texas a rispondere di cospirazione contro la giustizia. L’accusa per il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è quella di aver coscientemente tenuto nascosti numerosi casi di pedofilia con i documenti da lui approvati e divulgati.

    Nel mese di aprile dello stesso anno Joseph Ratzinger viene nominato papa e chiede di avvalersi, in quanto capo di stato, dell’immunità diplomatica.

    L’allora presidente degli Stati Uniti George Bush gliela concede, motivando la decisione come una scelta di politica estera.

    2007- 2008
    Maurizio Turco, deputato radicale, presenta la stessa interrogazione presentata in Europa. La prima volta, nel 2007, come deputato della Rosa nel Pugno, al Governo Prodi, la seconda volta, il 29 aprile 2008, come radicale nel Partito Democratico al Governo Berlusconi.

    Il 5 agosto 2008 Elio Vito, Ministro senza portafoglio per i Rapporti con il Parlamento, risponde all’interrogazione di Turco. La risposta del Governo si riferisce chiaramente agli accordi tra Stato Italiano e Chiesa e alla non ingerenza dello stato italiano nei fatti giuridici della Chiesa.

    2009
    Il 16 giugno, per la prima volta il Comune di Roma si costituisce parte civile in un processo per violenza sessuale nei confronti di minori. Mario Staderini, ora segretario di Radicali Italiani e ai tempi consigliere municipale a Roma, compie una azione popolare, richiedendo di costituirsi parte civile a nome del Comune di Roma nell’udienza di giudizio immediato nei confronti di Don Ruggero Conti, sacerdote della chiesa Natività di Maria Santissima, accusato dal PM Francesco Scavo dei reati di violenza sessuale e prostituzione minorile.
    2010
    Il 2 aprile il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, invia degli ispettori presso il Tribunale di Milano per fare delle verifiche su alcune dichiarazioni del procuratore aggiunto Forno, capo del pool specializzato in molestie e stupri, sui sacerdoti coinvolti in reati sessuali.Il magistrato aveva dichiarato: “Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia nè da parte dei vescovi nè da parte dei singoli preti. Le indagini sono sempre partite da denunce dei familiari delle vittime che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente”.

    Il 12 aprile sul sito della Santa Sede vengono rese pubbliche le linee guida, che il Vaticano dichiara di aver scritto nel 2003, che dovrebbero fare da compendio al Codice di diritto canonico del 1983 e al documentoSacramentorum sanctitatis tutela del 2001. Nel documento si sottolinea come:“va sempre osservata la legge civile in materia di denuncia di crimini alle autorità appropriate”

    Il testo integrale in inglese

  • Luca Barbareschi: “A 7 anni sono stato abusato da un sacerdote in collegio”

    Luca Barbareschi: “A 7 anni sono stato abusato da un sacerdote in collegio”

    “In vita mia, ho fatto tutti gli errori possibili: ho abusato di droghe, alcolici, sesso”. È così che Luca Barbareschi si racconta a “Verissimo”. L’attore ha anche detto di aver subito gli abusi di un prete per due anni. Infine, è tornato con la mente alla lite avuta con “Le Iene” e ha ammesso: “Ho sbagliato, alzando le mani si passa dalla parte del torto”.

    Luca Barbareschi ha deciso di raccontarsi nel salottino di Verissimo. Intervistato da Silvia Toffanin ha raccontato alcuni momenti particolari del suo privato che lo hanno visto superare ostacoli anche piuttosto difficili. L’attore ha confessato:
    “In vita mia, ho fatto tutti gli errori possibili: ho abusato di droghe, alcolici, sesso. Avevo già dei figli e vivevo come un dissociato mentale. Poi ne sono uscito grazie all’Anonima Alcolisti, alla mia attuale moglie e all’aiuto di uno psichiatra”.
    Poi, è tornato con la mente a quando aveva solo sette anni. Secondo quanto ha raccontato, avrebbe subito degli abusi da parte di un prete:

    “Sono stato abusato per due anni da un sacerdote in collegio. Avevo sette anni e lui si è approfittato della mia condizione, ero contento delle sue attenzioni perché ero un bambino solo”.
    Per cercare di liberarsi di quel brutto ricordo, Luca Barbareschi sarebbe anche andato a trovarlo, per offrirgli il suo perdono:
    “Qualche anno fa sono andato a trovarlo per perdonarlo. Lui sosteneva di non ricordasi di nulla, ma io ho voluto fare questo gesto per rompere questa catena di errori e orrori”.

    “Ho sbagliato con Le Iene, quando alzi le mani passi dalla parte del torto”

    L’attore, infine, ha commentato la lite che ebbe con la troupe de “Le Iene”. Gli venivano contestate le sue assenze in Parlamento e lui reagì aggredendoli. In merito ha dichiarato:

    “Ho sbagliato io con le Iene. Nel merito loro avevano detto delle cose non vere perché io sono stato assente dal Parlamento solo per 20 giorni ma poi, ho lavorato sodo, non ho nulla da rimproverami. Ma come sempre, quando alzi le mani passi dalla parte del torto. In quel momento ho perso la pazienza perché mia figlia, nel frattempo, era caduta e si era messa a piangere… ho perso la brocca”.

    http://tv.fanpage.it/luca-barbareschi-a-7-anni-sono-stato-abusato-da-un-sacerdote-in-collegio/

  • Una madre: «In parrocchia c’era  un sospetto via vai di ragazzini»

    Una madre: «In parrocchia c’era un sospetto via vai di ragazzini»

    di Rinaldo Frignani

    ROMA – Nella parrocchia dei vip a due passi da piazzale delle Muse in tanti erano convinti che don Alessandro era fuggito dall’Argentina perché minacciato. E ieri, quando la notizia del suo arresto ha fatto il giro di Roma, gli stessi parrocchiani non sapevano più cosa dire. «Un prete modello, un bravissimo ragazzo. Non ci credo» lo difende una signora impellicciata all’ingresso della piccola chiesa di San Luigi Gonzaga di via di Villa Emiliani, nella parte più nobile dei Parioli. Mura bianche, panche di legno scuro. Accanto all’edificio un campo di calcio pieno di ragazzini che ha fatto la storia della zona.

    Abusi anche di gruppo

    Don Alessandro De Rossi, 45 anni, era arrivato a San Luigi nel 2013, ordinato parroco dopo aver trascorso più di due lustri in Argentina da sacerdote fidei donum . Ma da Salta, cittadina di indios nel nord del Paese, quasi al confine con il Cile, non era fuggito perché minacciato. Sul religioso romano pesavano, e pesano tuttora, accuse pesantissime: violenze sessuali su minorenni fra il 2009 e il 2010, anche con abusi di gruppo. Il 31 dicembre gli agenti della Squadra mobile, diretti da Renato Cortese, sono andati a prenderlo nel suo alloggio a San Luigi e l’hanno portato in carcere: don Alessandro era ricercato da Natale dalle autorità argentine che avevano spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura internazionale.

    Ai Parioli «sospetto via vai di ragazzini»

    La Procura generale si pronuncerà sulla convalida dell’arresto e l’eventuale estradizione in Argentina dove si terrà il processo, ma la Mobile non esclude accertamenti fra i ragazzi che frequentano la parrocchia dei Parioli, soprattutto nel caso che qualcuno si faccia vivo dopo la notizia dell’arresto del presunto pedofilo. Tanto più che alcuni parrocchiani – e fra loro anche una giovane madre – si sono ricordati ieri «di un sospetto viavai di ragazzini». Una bomba vera e propria perché sui banchi di San Luigi non è raro vedere assorti in preghiera politici (Antonio Tajani, vice presidente del Parlamento europeo) e attori (Sergio Castellitto e la moglie scrittrice Margaret Mazzantini).

    Bimbi filmati e fotografati

    A Salta, nella chiesa Maria Medianera de Todas Las Gracias, nel quartiere Islas Malvinas, tutti invece sapevano che don Alessandro era ricercato. Secondo il giudice di garanzia Diego González Pipino, che ha firmato l’ordine di cattura, il sacerdote è imputato di «abusi sessuali aggravati su un numero imprecisato di vittime». A casa del prete – che nel 2011 finì sui giornali per aver difeso l’attrice Luciana Littizzetto in una querelle con la Chiesa sull’impegno a favore degli immigrati – sarebbero stati sequestrati computer e cd con foto e video dei suoi incontri con i minori che, per gli investigatori argentini, sarebbero avvenuti in alcune case di Salta.

    Amici e nemici

    Violenze seriali, quindi, tutte commesse nella cittadina soprannominata da abitanti e turisti «la linda», per la sua bellezza. Ma lì il parroco dei Parioli non ha lasciato un bel ricordo. E ora nemmeno fra alcuni fedeli romani. A chi non ha mai avuto sospetti («Le sue omelie erano di scuola, ma fatte bene», dice un 50enne) e si fidava di lui, al punto da lasciargli i figli piccoli per il catechismo, si contrappone da ieri sera chi invece si chiede: «Possibile che la Chiesa non sapesse dei suoi trascorsi con la legge?». Ma il Vicariato rivela: «Era tornato a Roma per motivi di salute, con un giudizio positivo del vescovo locale».

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_gennaio_03/madre-in-parrocchia-c-era-sospetto-via-vai-ragazzini-6f7dfabe-9371-11e4-8973-ae280e1dba84.shtml

  • Turchia, stretta sui diritti con Erdogan: amnistia di fatto per gli aguzzini delle spose-bambine e pedofilia ‘depenalizzata’

    Turchia, stretta sui diritti con Erdogan: amnistia di fatto per gli aguzzini delle spose-bambine e pedofilia ‘depenalizzata’

    L’Alta Corte di Istanbul ha eliminato di fatto il reato di abusi su minori indifesi con il ‘perdono’ concesso agli uomini che violentano bambine e poi le sposano. Dai 13 anni in su le vittime sono considerate adolescenti consapevoli della natura di un atto sessuale. E niente più pena a 16 anni per chi è condannato per pedofilia
  • Vincono pedofili e pervertiti: passo indietro nell’obbligo del certificato penale del casellario giudiziale per chi lavora a contatto con i minori.

    Vincono pedofili e pervertiti: passo indietro nell’obbligo del certificato penale del casellario giudiziale per chi lavora a contatto con i minori.

    Una circolare diramata ieri dal Ministero della Giustizia e due note interpretative dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia sostengono che l’obbligo del certificato penale vale solo per i neo assunti e per rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato. Se poi il datore di lavoro è un privato basta un’autocertificazione da parte del lavoratore. Esclusi da ogni obbligo coloro che già lavorano, gli occasionali e i collaboratori e tutto il mondo del volontariato. Nell’attesa di disposizioni definitive che arriveranno in sede di conversione in legge qualche consiglio per essere in regola.

    Se il Parlamento confermerà nella conversione in legge l’interpretazione dell’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia diffuso questa notte a proposito del decreto legislativo n. 39 del 2014 in materia di lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, avrà fatto un grosso favore a pedofili e pervertiti e avrà dato un calcio in faccia ai bambini che hanno subito violenze e molestie e a quei genitori che con coraggio denunciano alla magistratura tali orrendi abusi.

    Tale interpretazione sostiene infatti che a dover consegnare il proprio certificato penale al datore di lavoro devono essere solo e soltanto coloro che saranno assunti a partire dal 7 aprile 2014 con regolare contratto di rapporto di lavoro con l’esclusione di enti e associazioni di volontariato. Esclusi anche tutti i lavoratori autonomi e gli occasionali, insomma tutti coloro la cui collaborazione non sia strutturata all’interno di un definito rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato. Se poi il datore di lavoro è un privato basta che il neo assunto produca un’autocertificazione.

    Se tale interpretazione verrà confermata in via Parlamentare in sede di conversione in legge, catechisti e volontari, bidelli e addetti alle mense assunti grazie a convenzioni con privati, potranno continuare ad operare liberamente vicino a minori anche se sul loro capo pendono condanne definitive per pedofilia dato che nessun responsabile di tale attività potrà chiedere loro un certificato penale che ne attesti la moralità. E in generale potranno agire liberamente tutti i pedofili in qualunque settore a patto che non sottoscrivano rapporti di lavoro subordinati o parasubordinati con enti pubblici.

    Insomma se l’interpretazione fornita ieri dall’ufficio legislativo del Ministero della giustizia verrà confermata, sembra proprio che non cambierà nulla e il provvedimento sarà solo un nuovo balzello per i lavoratori a tempo determinato e per i neo assunti nel pubblico impiego.

    Ma è proprio così? E’ questa un’altra pagliacciata tutta Italiana che dimostra come siamo fondamentalmente incapaci di tutelare i nostri bambini? E’ questo un ennesimo caso di come in Italia più delle leggi valgono le interpretazioni delle leggi anche se queste disattendono completamente le intenzioni del legislatore? Sembra proprio di sì.

    Di seguito evidenziamo cosa affermano i tre documenti prodotti ieri dal Ministero della Giustizia ossia la Circolare 3 aprile 2014 e le due distinte “note di chiarimento” dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia: la prima riferita alla portata applicativa della norma e la seconda al rilascio dei certificati del Casellario giudiziale.

    1.  “Circolare 3 aprile 2014 – Attuazione direttiva contro l’abuso sessuale sui minori – Nuovo obbligo per i datori di lavoro” (la circolare è disponibile come allegato al presente articolo).

    Il Ministero ha emanato ieri 3 aprile 2014 una circolare indirizzata ai Procuratori della Repubblica e ai Dirigenti delle Procure della Repubblica presso i Tribunali. Nella circolare il Ministero informa che dal 6 aprile “i datori di lavoro che intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, dovranno acquisire il certificato penale del casellario giudiziale al fine di verificare l’esistenza di condanne che impediscono al lavoratore di esercitare attività che comportano contatti diretti e regolari con i minori e in particolare che su lui non pendono condanne per i reati degli articoli del codice penale 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (detenzione di materiale pornografico – pornografia virtuale), 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile) e 609-undecies (adescamento di minorenni).

    Il Ministero informa inoltre che “in aderenza ai principi dettati dal codice in materia di protezione dei dati personali, l’ufficio del casellario centrale sta operando sul sistema informativo gli interventi necessari per fornire al datore di lavoro il certificato di cui al richiamato articolo 25, che contenga però le sole iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati espressamente indicati nell’articolo 25 bis”. In sostanza il Ministero informa che si sta lavorando affinché gli uffici del casellario possano produrre certificati nei quali sia scritto solo e soltanto se il “lavoratore” abbia a suo carico condanne definitive in materia di pedofilia escludendo dunque dal certificato penale altri tipi di condanne che nulla c’entrano con reati connessi con i minori (come ad esempio la guida in stato d’ebbrezza) e che non è necessario che il “datore di lavoro” conosca in quanto coperti da privacy.

    1. Nota dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia con “Oggetto: nota di chiarimento sulla portata applicativa delle disposizioni dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 39 del 2014 in materia di lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile”. (la nota è disponibile come allegato al presente articolo)

    La nota, diffusa ieri 3 aprile 2014, “chiarisce” che l’obbligo a consegnare il proprio certificato penale sussiste solo e soltanto per quei soggetti che si apprestano a firmare un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato dopo il 7 aprile 2014. Non sono obbligati invece tutti coloro che già hanno sottoscritto un contratto di lavoro prima del 6 aprile 2014. Esclusi dall’obbligo anche i lavoratori autonomi, i collaboratori e tutto il mondo del volontariato.

    Nella nota infatti è scritto: “L’obbligo di tale adempimento sorge soltanto ove il soggetto che intenda avvalersi dell’opera di terzi – soggetto che può anche essere individuato in un ente o in un’associazione che svolga attività di volontariato, seppure in forma organizzata e non occasionale e sporadica – si appresti alla stipula di un contratto di lavoro; l’obbligo non sorge, invece, ove si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro. Di ciò si ha sicura conferma dalla lettura del comma 2 dell’articolo 25-bis di nuovo conio, nella parte in cui riserva la sanzione amministrativa pecuniaria, per il caso di mancato adempimento dell’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale, al “datore di lavoro”, espressione questa che non lascia margini di dubbio nell’individuazione dell’ambito di operatività delle nuove disposizioni. Esse – si ribadisce – valgono soltanto per l’ipotesi in cui si abbia l’instaurazione di un rapporto di lavoro, perché al di fuori di questo ambito non può dirsi che il soggetto, che si avvale dell’opera di terzi, assuma la qualità di “datore di lavoro”. Non è allora rispondente al contenuto precettivo di tali nuove disposizioni l’affermazione per la quale l’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale gravi su enti e associazioni di volontariato pur quando intendano avvalersi dell’opera di volontari; costoro, infatti esplicano un’attività che, all’evidenza, resta estranea ai confini del rapporto di lavoro”.

    1. Nota dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia con “Oggetto: nota di chiarimento sui tempi di rilascio dei certificati del casellario giudiziale secondo quanto disposto dall’articolo 2 del decreto legislativo n. 39 del 2014 in materia di lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. (la nota è disponibile come allegato al presente articolo)

    Con questa nota, diffusa sempre ieri 3 aprile 2014, il Ministero informa che, considerando il fatto che spesso ci vuole qualche giorno per ottenere il certificato penale, il datore di lavoro può assumere un lavoratore anche senza tale certificato facendo sottoscrivere dal lavoratore una dichiarazione sostitutiva della certificazione nella quale il lavoratore dichiara sotto sua responsabilità che sul suo capo non pendono sanzioni che gli impediscono di esercitare attività che comportano contatti diretti e regolari con i minori e in particolare che su lui non pendono condanne per i reati degli articoli del codice penale 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies.

    Tale autocertificazione è valida comunque se il datore di lavoro è un privato.

    Cosa fare per essere certi di essere in regola?

    Dato che stiamo parlando di interpretazioni di un decreto legislativo in via di conversione in legge, per cui è possibile (e personalmente me lo auguro) che quando sarà emanato in via definitiva tali interpretazioni possano essere rivisitate, consiglio a tutte le scuole di danza, a prescindere della loro forma costitutiva e a prescindere dalla loro ragione sociale, di operare nel seguente modo:

    1. I “datori di lavoro” (Presidenti di associazione o legali rappresentanti di società o altro) devono far firmare per presa visione a tutti coloro che lavorano con i minori (docenti, allenatori, istruttori, segretarie ecc.) una circolare interna nella quale il “lavoratore” attesta di essere stato informato delle norme contenute  nel Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22 marzo 2014 titolato “Attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI”.
    2. Consiglio inoltre ai “datori di lavoro” di richiedere inoltre a tutti i lavoratori che sono in contatto con i minori (a prescindere dalle mansioni, dal tipo di contratto e dal ricevimento di un corrispettivo per la loro opera) di produrre un’autocertificazione nella quale il lavoratore dichiara sotto sua responsabilità che sul suo capo non pendono sanzioni che gli impediscono di esercitare attività che comportano contatti diretti e regolari con i minori e in particolare che su lui non pendono condanne per i reati degli articoli del codice penale 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (detenzione di materiale pornografico – pornografia virtuale), 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile) e 609-undecies (adescamento di minorenni).

    Con queste autocertificazioni il “datore di lavoro”, alias il legale rappresentante della scuola di danza, dovrebbe essere completamente sollevato da qualunque tipo responsabilità diretta qualora scattasse una denuncia da parte di un genitore di un minore per uno dei succitati reati nei confronti  di un collaboratore della struttura.

    Francesca Bernabini

    Scheda allegati

    Vincono pedofili e pervertiti: passo indietro nell’obbligo del certificato penale del casellario giudiziale per chi lavora a contatto con i minori.

  • Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Finché la Chiesa continuerà a considerare l’abuso un’offesa a dio è difficile credere a una svolta concreta nella sua presunta battaglia contro i sacerdoti pedofili.

    di Federico Tulli

    In Irlanda tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni della Chiesa cattolica locale e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30mila bambini e adolescenti. Sgominando un radicato sistema di potere, “laico” e clericale, che per oltre 50 anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili. Uno dei Report governativi, quello redatto nel 2009 dalla Commissione Ryan, recita nella prefazione: «La pedofilia è un fenomeno endemico alla Chiesa d’Irlanda». Nel 2011, dopo la conclusione dell’ultima inchiesta – denominata Rapporto Cloney – il primo ministro irlandese Enda Kenny è andato di fronte al suo Parlamento riunito in seduta comune a denunciare che «per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo – sottolineò Kenny – tre anni fa soltanto, non tre decenni fa». Difficile, se non impossibile scovare tra i nostri presidenti del Consiglio, dal 1948 a oggi, uno capace di compiere, all’occorrenza, un gesto del genere. Eppure, fare i conti con il passato, indagando sugli abusi insabbiati, si può. È anzi doveroso, anche in Italia, e non solo per una questione di giustizia per le vittime. L’intervento di una commissione d’inchiesta che agisce alla luce del sole, coordinata tra Stato e Chiesa, lancia innanzi tutto una chiaro messaggio ai pedofili: la parrocchia non è più luogo di caccia e il vescovo non è più un fidato protettore. In secondo luogo consente a chi non ha avuto ancora la forza di denunciare il proprio aguzzino, di non sentirsi più solo.

    Si potrebbe obiettare che in Italia non si è indagato perché non c’era nulla su cui indagare. In effetti c’è stato anche chi mi ha risposto in questo modo. È accaduto al simposio internazionale sulla pedofilia nel clero organizzato nel 2012 a Roma dalla Pontifica università gregoriana. Il titolo era un apparentemente efficace slogan: “Verso la guarigione e il rinnovamento”. Guarigione di chi e rinnovamento di cosa? Della Chiesa cattolica e apostolica romana «ferita al cuore» dagli abusi sui bambini. A fine lavori provai a chiedere al portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, se non ritenesse coerente – quanto meno con lo slogan del simposio – che la Conferenza episcopale italiana istituisse una commissione indipendente d’inchiesta per individuare e descrivere il contesto in cui sono avvenuti i numerosi casi che si contano anche nel nostro Paese, sgombrando così il campo dai dubbi relativi ad atteggiamenti ambigui di fronte alle denunce rimaste, per così dire, inascoltate da titolari di diocesi italiane. Posi la domanda a padre Lombardi anche perché quello italiano è l’unico capo dei vescovi al mondo scelto direttamente dal papa. E che quindi ha una concreta possibilità di incidere sulle decisioni della Cei da parte della Santa Sede. Ma secondo questa, come detto dal portavoce vaticano, “un caso Italia” non esiste.

    La realtà dei fatti su cui mi sono trovato a indagare nel mio primo libro sull’argomento, e sul prossimo in uscita tra un paio di mesi sempre per L’Asino d’oro edizioni, dice il contrario. E rivela l’esistenza di una scia di abusi che parte non da “ieri” ma dagli anni a ridosso della nascita del Regno d’Italia e prosegue fino a “oggi” senza soluzione di continuità. A titolo di esempio, basti citare, fermandoci ai tempi recenti, i casi di don Ruggero Conti a Roma, condannato nel 2013 in Appello a 14 anni e 2 mesi per violenza sessuale continuata ed aggravata compiuta tra il 1998 e il 2008 su sette bambini, del cui comportamento il suo vescovo Gino Reali era stato informato almeno dal 2006; oppure di don Seppia a Genova, con le denunce ignorate per quasi 20 anni dalla curia guidata per un certo periodo anche dal presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco; e dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, dove dagli anni Cinquanta fino al 1984 si è consumata fin dentro le stanze dell’allora vescovo Giuseppe Carraro – oggi in odor di santità – un’agghiacciante vicenda criminale ai danni di oltre 40 giovanissimi ospiti, di cui ancora oggi troppo poco si parla nonostante l’ammissione di colpa da parte di tre sacerdoti avvenuta nel 2012. Due dei quali sono ancora al loro posto in quell’istituto.

    A parlare di «ferita al cuore» al Simposio della Gregoriana era stata Marie Collins. Cittadina della non più cattolicissima Irlanda – tra il 2005 e il 2011 nel pieno degli scandali pedofili, i fedeli sono crollati dal 67 al 49% della popolazione – la Collins è stata ora chiamata da papa Francesco a rappresentare le vittime di tutto il mondo nella Commissione vaticana per la tutela dei minori. Annunciata nel 2012 durante il Simposio, ri-annunciata a dicembre 2013 dalla Santa Sede e presentata al mondo come un chiaro segnale dei buoni propositi di Bergoglio proprio nei giorni in cui saliva la tensione per l’inchiesta realizzata dall’Onu e si concretizzavano le accuse delle Commissione per i diritti del fanciullo riguardo i sistematici insabbiamenti adottati negli ultimi 20 anni dai gerarchi vaticani, papi compresi, la Commissione nemmeno oggi prende il via. Quando entrerà a regime questo organismo, contribuirà «alla missione del Papa di rispondere alla sacra responsabilità di assicurare la sicurezza ai giovani». In che modo non è chiaro – considerando anche la scomposta reazione della Santa Sede nel febbraio scorso alle circostanziate accuse di reticenza, favoreggiamento, collaborazione e complicità con i criminali pedofili in tonaca in tutto il mondo mosse dall’Onu – ma il gran parlare che se ne fa è dovuto al fatto che “finalmente”, dopo 25 mesi, sono stati annunciati i nomi dei primi otto componenti. Il cui compito, come ha spiegato padre Lombardi, consiste nell’«elaborare la struttura finale della Commissione, precisandone scopo e responsabilità e proponendo i nomi di ulteriori candidati, in particolare da altri continenti e Paesi, che possono essere chiamati al servizio della Commissione».

    Al momento il gruppo degli otto è in maggioranza rappresentato da europei «per agevolare gli incontri», ha precisato il portavoce vaticano. Si tratta di quattro uomini e quattro donne. Oltre alla Collins c’è il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, la psichiatra francese Catherine Bonnet e la collega inglese Sheila Hollins, l’italiano Claudio Papale, docente di Diritto canonico alla Pontifica Università urbaniana, l’ex-ambasciatrice polacca Hanna Suchocka, il gesuita argentino padre Humberto Miguel Yanez SJ, direttore del dipartimento di Teologia morale della Pontificia Università gregoriana, e il gesuita tedesco padre Hans Zollner, vicerettore accademico e preside dell’Istituto di Psicologia della Gregoriana. «Nella certezza che la Chiesa deve svolgere un ruolo cruciale in questo campo, e guardando al futuro senza dimenticare il passato, la Commissione – osserva Lombardi – adotterà un approccio molteplice per promuovere la protezione dei minori, che comprenderà l’educazione per prevenire lo sfruttamento dei bambini, le procedure penali contro le offese ai minori, doveri e responsabilità civili e canoniche, lo sviluppo delle “migliori pratiche” che si sono individuate e sviluppate nella società nel suo insieme». Lombardi ha quindi sottolineato che l’iniziativa del papa prosegue l’impegno dei predecessori: Bergoglio con questo nuovo atto «mette in chiaro che la Chiesa deve tenere la protezione dei minori fra le sue priorità».

    L’auspicio di chi scrive, ma anche dell’Onu, è che il gesuita argentino si comporti invece esattamente all’opposto dei suoi ultimi due predecessori: il santo Wojtyla e l’emerito papa Ratzinger. Ma per far questo Bergoglio dovrebbe cambiare immediatamente il Codice di diritto canonico e il Catechismo laddove l’abuso viene ancora definito un delitto contro la morale, cioè un’offesa a dio, e non un crimine contro le vittime più indifese. Finché rimane questa convinzione, non è chiaro che genere di prevenzione la Chiesa pretenda di organizzare. E soprattutto, è logico pensare che in sede di giudizio i tribunali ecclesiastici e la Congregazione per la dottrina della fede continueranno a comportarsi di conseguenza, come sempre hanno fatto. Vale a dire, senza fare nulla di concreto nella stragrande maggioranza dei casi: “condanna” del “peccatore” a un periodo di penitenza in un luogo segreto, al termine del quale costui può tornare tranquillamente a esercitare a contatto con i bambini, senza che i loro genitori sappiano nulla.

    Poiché è impossibile anche solo ipotizzare che la Chiesa cattolica sia disposta a modificare parte di ciò che è alla base della propria cultura e della propria politica, nonostante sia assodato che si annidi in queste convinzioni la matrice della diffusione della pedofilia nelle parrocchie di tutto il mondo, l’auspicio è che almeno a qualcuno della Commissione venga in mente prima o poi di suggerire l’apertura di un’inchiesta seria e indipendente anche in Italia. Levando così dal cono d’ombra in cui è stato messo a forza per decenni un argomento che è molto più di un tabù. Al resto, si spera, penserà il senso civico e di giustizia della parte sana della nostra società.

  • Chiesa cattolica e diritti umani: inconciliabili

    Chiesa cattolica e diritti umani: inconciliabili

    Oltre a coprire la pedofilia, la religione nega la sessualità e la libertà di scelta riproduttiva, denuncia l’Onu, mettendone in dubbio la compatibilità con la democrazia.

    Cecilia M. Calamani

    C’è un aspetto importante della replica della Santa Sede al Rapporto Onu sulle numerose violazioni della Convenzione sui diritti del fanciullo da parte della Chiesa. Mentre da un lato il Vaticano ribadisce il suo impegno nella protezione dell’infanzia, facendo ovvio riferimento alle migliaia di casi di pedofilia clericale su cui l’Onu chiede conto, dall’altro mostra stupore e addirittura rincrescimento perché in alcuni punti del Rapporto si intravede «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

    Leggendo il Rapporto, non è difficile capire quali siano questi punti: l’Onu chiede una revisione del diritto canonico e dell’insegnamento morale della Chiesa riguardo alla pedofilia, alla confessione (il cui inviolabile segreto, pena la scomunica latae sententiae, ha permesso il proliferare indisturbato degli abusi), alla contraccezione, all’aborto, e alle discriminazioni verso l’omosessualità. Ciò che fa infuriare Oltretevere, in sostanza, non è tanto la richiesta di rimuovere immediatamente e consegnare alla giustizia i responsabili delle violenze o chi li ha coperti, né di adottare misure più restrittive per individuare i colpevoli. Al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

    Il che porta a farsi un paio di domande. La prima: è possibile che la libertà religiosa di alcuni, un aspetto fondamentale della libertà personale, possa comportare la violazione dei diritti di altri? La risposta è facile: sì. Non serve guardare all’Islam perché, come l’Onu ci fa notare, anche il cattolicesimo non rispetta alcuni diritti umani. La seconda domanda invece è insidiosa: si può istituzionalmente tollerare una religione che promulga la condanna della libera scelta su sessualità e maternità e la discriminazione di intere categorie di persone – i gay ma anche le donne, che non possono accedere agli ordini sacerdotali – contro la legislazione nazionale e tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani?
    Qualsiasi risposta è un autogoal per la democrazia. Se si risponde sì si sta creando una zona franca del diritto, una sfera protetta, quella religiosa appunto, in cui sono lecite la discriminazione e la violazione delle libertà fondamentali. Se si risponde no, invece, si infrange il principio di libertà religiosa, come ci ricorda la replica all’Onu del Vaticano. L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo “religione” può essere compreso tutto e il suo contrario.

    In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo, in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’omosessualità è un inaccettabile «disordine morale», che l’aborto è un peccato tale da portare alla scomunica immediata – anch’essa latae sententiae – della donna e, invece, che l’abuso su un minore è solo un “delitto contro la morale”, come lo definisce il diritto canonico, e non un orrendo crimine su un bambino. E questo per restare nell’ambito delle osservazioni dell’Onu, perché potremmo anche parlare della demonizzazione di altre libertà personali e persino delle distorsioni scientifiche che compromettono la conoscenza e quindi la capacità di scelta, ma lasciamo perdere.
    Ora, che la religione cattolica promuova la discriminazione è un fatto. Perché condanna chiunque scelga in libertà, e contro gli insegnamenti della Chiesa, sulla sua vita. Perché crea un discrimine tra chi è “giusto” e chi non lo è. Perché instilla nelle menti che gli appartenenti alla seconda categoria non possono avere gli stessi diritti degli altri. Perché mischia la morale privata con l’etica pubblica. E a poco valgono esternazioni quali «Chi sono io per giudicare un gay?» di papa Francesco quando a giudicare i gay ci pensano proprio il Catechismo e i documenti della Congregazione della dottrina per la fede. Peraltro il “rivoluzionario” Bergoglio è la stessa persona che non più tardi di un mese fa ha tenuto a precisare che «un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino non battezzato».

    Ma torniamo alla seconda domanda, e proviamo a superare l’impasse della risposta con una formulazione diversa: uno Stato democratico che sancisce, giustamente, l’irrinunciabile diritto alla libertà religiosa, può accettare che questa libertà sia lesiva di altri diritti?
    Nel mondo dei sogni una strada per salvare la libertà degli uni e i diritti degli altri c’è. La fede è personale, e come tale rientra nella libertà di opinione garantita da ogni democrazia. L’istituzionalizzazione della fede, invece, se va contro i principi di autodeterminazione e non discriminazione che uno Stato garantisce tramite le sue leggi e la ratifica di convenzioni internazionali, non può essere in alcun modo riconosciuta.
    Ma siamo nel mondo dei sogni, appunto. Al solo immaginare che il parlamento italiano depenni l’articolo 7 della Costituzione e rescinda il Concordato, ci si sveglia.

    Cecilia M. Calamani

  • DA 15 ANNI, IL VATICANO NON RISPONDE ALLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEI BAMBINI

    DA 15 ANNI, IL VATICANO NON RISPONDE ALLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEI BAMBINI

    Questa settimana a Ginevra, il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino sta ascoltando una testimonianza a porte chiuse sul compimento ufficiale del cattolicesimo della Convenzione del 1989 sui Diritti del Bambino. Uno dei circa 200 sottoscrittori della convenzione, la Santa Sede (il nome formale dello Stato del Vaticano), ha quindici anni di ritardo nel consegnare un rapporto che racconti se ha attuato per “proteggere il bambino contro ogni forma di violenza fisica o mentale”, come esige la convenzione. Le vittime di preti sessualmente attivi, i loro difensori, vari Grandi Giurati statunitensi, gli investigatori del governo irlandese e i loro omologhi negli altri paesi, hanno consegnato numerose prove che non é cosí.
    Lo scandalo internazionale di decadi di abuso sessuale e di copertura da parte delle autoritá superiori ecclesiastiche é tanto familiare che, oggi, non necessitano molti sforzi per evidenziarlo. É sufficiente dire che migliaia di sacerdoti sono stati giudicati in maniera credibile, accusati dalla loro stessa chiesa che ha pagato migliaia di dollari per risolvere le denunce giudiziarie imposte dalle vittime. Negli Stati Uniti, circa cinquecento sacerdoti sono stati condannati per delitti contro i bambini. In Irlanda, lo scandalo é tanto grande che é stato rotto il vincolo, storicamente molto stretto, tra lo stato e la chiesa. In Australia il parlamento ha cominciato un’ ampia indagine sui crimini sessuali commessi dal clero cattolico e il cardinale George Pell di Sydney recentemente ha qualificato gli stessi come “un terribile disordine generalizzato.”
    Un problema mondiale, il disastro ha eluso molti sforzi per ripulirlo, in parte a causa della strana situazione della chiesa. Diffusa in tutto il mondo e diretta da una gerarchia verticale, dall’alto al basso, che si compone di migliaia di entitá corporative, dalle parrocchie individuali alla banca del Vaticano. All’essere denunciati di abuso infantile, i funzionari della chiesa preferiscono che l’istituzione sia trattata come un’entitá locale, cosa che significa che le autoritá superiori, e la maggiore quantitá di denaro posseduta dalla varia burocrazia cattolica, sono protette. Tuttavia i vescovi accusati di copertura hanno a volte trovato conveniente segnalare (alcuni casi) alle autoritá nella lontana Roma, trasferendo il carico morale a loro, quando sembrava che i sacerdoti abusatori avessero il permesso o venissero addirittura aiutati a evadere le responsabilitá dei loro atti. (Di fatto, il Vaticano in generale ha l’ultima parola sulle risposte istituzionali alle denunce contro i sacerdoti.)
    Per complicare ulteriormente le cose, la chiesa cattolica é stata molto beneficiata dal fatto che, tra le religioni del mondo, é l’unica che gode della protezione legale – includendo l’immunitá diplomatica – che offre alle nazioni piú comuni. La sovranitá ha permesso alle autoritá cattoliche di scappare da processi e denunce civili relazionate all’abuso sessuale. Ha anche permesso il trasferimento dei documenti sensibili da un paese all’altro, mediante gli invii diplomatici chiusi ed inviolabili.
    Riconosciuto per la prima volta in un trattato con l’Italia di Mussolini, lo stato che é la Santa Sede puó vantare molto pochi cittadini e residenti, e il suo territorio si limita ai pochi ettari che compongono il Vaticano. Nonostante questo, mantiene un ruolo importante nei fatti mondiali. In questo scenario dove tanto la Chiesa Cattolica che lo Stato del Vaticano sono sotto un’intensa pressione. Due anni dopo le vittime dei sacerdoti abusatori hanno sollecitato alla Corte Penale Internazionale di aprire un’indagine sul problema mondiale degli abusi sessuali del clero. Questa richiesta é stata negata recentemente. Tuttavia, le deliberazioni del Comitato Internazionale dell’Infanzia offrono un nuovo foro al mondo per considerare il modello dei crimini delle  coperture.
    I difensori statunitensi che sono stati invitati a testimoniare in Ginevra sono Barbara Blaine e David Clohessy della Rete di Sopravvissuti agli Abusi dei Sacerdoti (SNAP per le sue sigle in inglese), che é la piú grande e piú antica organizzazione di appoggio alle vittime di abuso sessuale da parte del clero. In un rapporto scritto al Comitato, sviluppato in collaborazione con il Centro per i Diritti Costituzionali situato in New York, lo SNAP si riferisce alle migliaia di casi di abuso che coinvolgono fino a 100.000 vittime in tutto il mondo. Blaine e Clohessy possono dare testimonianza del persistente quadro di ritardi ed evasioni contro cui ci si scontra quando le accuse vengono alla luce. Nelle diocesi in tutto il mondo, le istruzioni sono di trasferire i sacerdoti accusati, trattative a porta chiusa con le vittime ed i padri, e accordi segreti. Altre risposte, viste nel mondo, hanno incluso misure aggressive per evitare le autoritá civili e la distruzione di documenti compromettenti.
    I due statunitensi possono anche dire al Comitato che, a prescindere dalle affermazioni ufficiali sul fatto che la chiesa ha riformato le sue pratiche, nuove accuse di abuso e copertura sorgono frequentemente. Nel 2011 un gran giurado in Filadelfia ha informato che anni dopo queste supposte riforme, decine di abusatori accusati in maniera credibile sono rimasti nel ministero. I fatti presentati nel Rapporto Philadelphia, prima impugnato ma piú tardi confermato da funzionari della chiesa, consistono nei casi piú recenti in Newark, Nuova Jersey e Australia.
    Infine, Clohessy e Blaine possono spiegare, in termini chiari, perché un’organizzazione che te gestisce migliaia di abusatori puó essere complice di ció che equivale a crimini contro l’umanitá. Nonostante alcuni funzionari della chiesa, e i loro difensori, minimizzino la natura di questi attacchi usando termini come “toccando” e “palpando”, molti (di questi attacchi) implicano atti di violenza e tutti costituiscono profonde violazioni dell’integritá fisica, emozionale e spirituale dei bambini. Simile all’ incesto, i sacerdoti vengono chiamati “padre”, l’abuso sessuale infantile puó essere un fattore importante in problemi di abuso di sostanze, depressione, isolamento sociale e altri, per tutta la vita.
    La distruzione causata dagli abusi sui bambini commessi da membri del clero é stata identificata. Fino adesso coloro che stanno nei livelli piú alti della gerarchia hanno evaso le responsabilitá, nonostante siano le autoritá decisionali della chiesa istituzionale. Con la firma apposta per rimanere alla convenzione sui diritti del bambino, la Santa Sede eserce la sua prerogativa come Stato – Nazione. Nella ricerca della veritá sulla risposta del Vaticano agli abusi sui minori commessi da sacerdoti, le Nazioni Unite hanno l’opportunitá di rendere la Santa Sede responsabile davanti alle norme accettate da tutti i firmatari.
  • Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO – VIDEO (ITA)

    Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO – VIDEO (ITA)

    *Chiusi a forza nelle scuole cristiane. Abusati. Uccisi. è la sorte toccata agli aborigeni dello Stato. Ora il governo riconosce il genocidio. E risarcisce* Per ogni anno passato nella scuola ognuno riceverà 13 mila dollari per la perdita della lingua, della cultura e della vita di famiglia. Chi dichiarerà di avere subito violenze sessuali, fisiche e psicologiche dovrà affrontare un processo supplementare e potrà ricevere fra i 5 mila e i 275 mila dollari in più.

    A questo risarcimento avranno diritto gli allievi delle scuole residenziali cristiane di Stato del Canada, nelle quali, a partire dal Federal Indian Act del 1874 che le ha istituite, oltre 150 mila bambini indiani sono stati rinchiusi d’autorità per ‘venire civilizzati’ dopo essere stati strappati alle famiglie. Il fine era quello di “uccidere l’indiano che è dentro l’indiano”.

    Non meno di 50 mila di quei bambini sono stati uccisi per davvero, torturati e abusati dal personale insegnante o dai religiosi, preti e suore, che li ‘accudivano’ e di cui hanno anche fatto sparire i cadaveri. La legge del 1874 definiva gli indiani, cioè gli aborigeni, “individui selvaggi, privi della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso”, definizione che ha permesso l’incredibile strage degli innocenti durata fino al 1997.

    Da quell’anno il governo canadese ha chiuso le scuole. è iniziata una trattativa con l’Atlantic Policy Congress of First Nation Chiefs (Apc) che si è conclusa ora con l’accordo per un risarcimento di 1,9 miliardi di dollari ai circa 80 mila superstiti rinchiusi in quei lager di Stato dal 1920 al 1997. Il primo ministro Stephen Harper in Parlamento ha chiesto ufficialmente perdono, stando in piedi, al delegato dell’Apc, rimasto seduto, Phil Fontaine: nome francese, ma inequivocabile copricapo di piume.

    Nel suo discorso Harper ha tra l’altro detto: “è stato un errore separare i bambini da culture ricche e vibranti. Ciò ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Chiediamo perdono”. “La vostra domanda di perdono è accolta”, ha risposto Fontaine. “Il risarcimento ammette una verità che è più profonda dei soldi”, ha commentato Paul Viola, un altro rappresentante dell’Apc: “Nelle scuole cristiane si veniva chiusi in tenera età, così da non conoscere i propri genitori, e si imparava solo la violenza fisica e gli abusi sessuali”.

    Il 62enne Paul Fredda, ‘uomo della medicina’ della tribù Passamaquoddy, ha potuto raccontare di quando lui e suo fratello furono deportati nella scuola di Shubenacadie, dove con altri bambini vennero abusati sessualmente da preti cattolici e dove hanno assistito, tra l’altro, all’agonia di un bambino picchiato, legato a un albero per due notti e lasciato morire. E’ stata l’Apc a prendere a suo tempo con altri gruppi l’iniziativa di citare in tribunale il governo canadese e le chiese anglicana, battista, metodista, presbiteriana, cattolica e unitaria canadese, le chiese cioè che hanno gestito il centinaio di mattatoi per bambini chiamati scuole residenziali perchè gli ‘scolari’ erano costretti risiedervi. Il governo ha dovuto così istituire l’ente investigativo pubblico chiamato Commissione per la verità del genocidio in Canada, che a sua volta ha proseguito i lavori di altri due tribunali, la Commissione d’inchiesta sui crimini contro il popolo aborigeno e il Tribunale sulle scuole residenziali canadesi.

    Ne è uscita una galleria di orrori con 15 tipi di violenze fisiche compresa l’inoculazione di virus e bacilli di malattie mortali. Il segretario della prima Commissione, reverendo Kevin Annet, non ha esitato a parlare di “crimini contro l’umanità” e a scrivere nella relazione finale: “A differenza del popolo tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza e fare ammenda del genocidio che abbiamo perpetrato contro le popolazioni da noi sottomesse: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro Stato e dalla nostra Chiesa convinti della propria supremazia razziale”.

    dall’Espresso – Di Giuseppe Nicotri