Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, in Vaticano arriva l’esperto che di certo non chiederà al Governo italiano di colmare i vuoti legislativi pro pedofilia.

    Preti pedofili, in Vaticano arriva l’esperto che di certo non chiederà al Governo italiano di colmare i vuoti legislativi pro pedofilia.

    È stato indubbiamente triste vedere di persona quanti cattolici acclamassero l’elezione del nuovo Papa, molti persino piangevano ignari di chi sia Leone XIV, senza dubbi un esperto in materia di insabbiamenti e come raccontavamo ancora prima del fattaccio, tra i primi da non eleggere…

    Certo questo lo sanno molto bene anche i cardinali che lo hanno di fatto votato ma siccome tutti nella loro carriera hanno “qualche scheletro di vittima nell’armadio”, di certo si sono sentiti più tutelati con un Papa ben esperto in materia.

    In Vaticano c’erano anche decine di rappresentanti delle associazioni dei sopravvissuti, oltre noi della Rete L’ABUSO anche SNAP, Bishop Accountability, ADULTO di Sebastian Cuattromo e ECA Global che rappresenta ben 40 paesi nel mondo ma anche giornalisti come il peruviano Pedro Salinas e tanti altri la cui presenza ha seminato il terrore tra la stampa pretofila di tutto il mondo, che forse nel momento della diretta ha temuto i sopravvissuti potessero fare i “disturbatori” sullo stile di Paolini, mandando all’aria la merchetta live televisiva…

    Ma non è andata così, hanno avuto tutto lo spazio di censura “democratico” dedicato dai media “leonini” alle noiosissime ed irritanti vittime sopravvissute agli abusi del clero, di cui non accennano minimamente, neppure in negativo, pur di negare qualunque contraddittorio.

    Come la Rete L’ABUSO augurava nella conferenza stampa del 6 che il nuovo Papa intervenisse, spingendo il Parlamento italiano a mettersi in linea con le normative europee, ora siamo certi che un intervento ci sarà, forse non proprio come ci si saremmo aspettati e tanto meno come a gran voce chiede dal 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, ancora in attesa che il Governo italiano adempia a quei due o tre superflui e mancati dettagli insignificanti che riportiamo di seguito…

    Roba da poco…

    “Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Qui vale la pena di ricordare le risposte della Delegazione italiana in quella seduta dove a fronte di una prevenzione ZERO dell’Italia, la dott.sa Concetta Potito (Ufficio legislativo del Ministero della giustizia italiana) rassicurava dopo lo stupro, le pene alle quali i pedofili vanno in contro nel malaugurato caso che per disgrazia qualcuno li quereli.

  • Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Più di mille preti pedofili in Italia. Il dato shock è quello diffuso da “Rete L’abuso”, l’unica associazione italiana di sopravvissuti alle violenze del clero. Una percentuale alta di “offender”, oltre il 3 per cento, su 31mila sacerdoti italiani. Le vittime sono state 4500 a partire dal 2000. Si tratta solo dell’emerso ma c’è da temere che il sommerso conti numeri altrettanto allarmanti. Nel 2025 i casi di abusi su minori, raccolti dalla Rete, sono già 10.

    Su questo fenomeno “Rete L’Abuso” chiede di alzare il velo una volta per tutte in Italia, diffondendo il proprio database che è frutto di anni di raccolta da parte dell’associazione di casi nel Belpaese. Per questo motivo l’associazione, riconosciuta dalle Nazioni Unite, ha indetto una conferenza stampa a Palazzo Grazioli.

    Il vuoto legislativo

    Francesco Zanardi, fondatore e presidente dell’associazione, è egli stesso una vittima di abusi da parte di un sacerdote, e a pochi giorni dall’elezione del nuovo Papa dice: “Francesco ha fatto delle leggi e degli appelli, ma le sue leggi sono valide solo in Vaticano. Sono norme per le gerarchie della chiesa, per i vescovi. Hanno funzionato, per esempio in Francia, e negli altri Paesi d’Europa dove sono state applicate dalle gerarchie episcopali. In Italia assolutamente no, non abbiamo avuto nemmeno una commissione di inchiesta come negli altri Paesi. In Francia ci sono stati dei risarcimenti”. Aggiunge Zanardi: “C’è un vuoto legislativo in Italia. C’è bisogno che venga legiferato l’obbligo della denuncia degli abusi per tutti i cittadini e quindi anche per i preti residenti nel nostro Paese. La politica deve intervenire. Un nostro abusato è stato risarcito in Francia dove le linee guida di Papa Francesco sono state recepite. Un anno fa abbiamo inviato un documento alla procura generale con più di 400 casi. Non ha agito nessuno, c’è un problema di omertà”.

    L’impegno di papa Francesco

    Papa Francesco l’anno scorso ha parlato di “vergogna” e ha chiesto scusa in Belgio per gli abusi a opera dei sacerdoti. Nel 2023 ha promulgato definitivamente le procedure per prevenire e contrastare i “crimini di abuso sessuale” e il loro insabbiamento, pubblicando una nuova versione del motu proprio “Vos estis lux mundi”: anche i laici a capo di “associazioni internazionali”, oltre ai vescovi e ai superiori religiosi, devono rendere conto del loro operato con la Santa Sede e potranno subire sanzioni se sarà dimostrata la “negligenza”, ossia se non avranno dato seguito alle segnalazioni.

    Aggiunge Zanardi: “Papa Francesco ha avuto dei limiti in Italia, è stato poco attivo anche lui ma la colpa non possiamo addossarla a lui o al clero. Abbiamo un caso a Enna, quello di don Giuseppe Rugolo che è stato coperto dal suo vescovo Sergio Cisana che adesso è indagato dopo le intercettazioni. Su questa cosa il Papa poteva decidere di dimettere il vescovo ma lui è ancora al suo posto”. Antonio Messina, la vittima di don Rugolo, ha raccontato in videoconferenza: “È stato scoperto, dopo la mia denuncia che erano stati abusati altri due ragazzi. Ruvolo dopo la denuncia è stato trasferito a Ferrara. E anche lì era a contatto coi giovani. Chi viene dopo Papa Francesco deve introdurre misure concrete per la segnalazione obbligatoria alle autorità giudiziarie”.

    Le testimonianze delle vittime

    Nei documenti presentati dalla rete ci sono anche decine di testimonianze di genitori di ragazzine e ragazzini ma anche adulti abusati. “Mio figlio a 12 anni è stato violentato da un sacerdote che non ha mai scontato nemmeno un giorno dei 6 anni e 6 mesi di carcere a cui è stato condannato. Il Papa non ha fatto niente per noi”, è una delle voci raccolte dalla Rete. C’è anche chi racconta di avere scritto al Papa per far dimettere i preti violentatori ma di non avere ricevuto alcuna risposta.

    “Il nuovo Papa, se volesse, davanti a una situazione drammatica in Italia potrebbe chiedere al Parlamento di agire, Francesco non l’ha fatto. Come per l’istituto Antonio Provola di Verona dove 27 preti – continua il fondatore Zanardi della Rete – risultarono pedofili. Quell’istituto ha una sede anche in Argentina, la terra d’origine del Papa, e lì lo Stato argentino ha agito con 42 anni di carcere. Lì lo Stato è stato meno genuflesso al clero. C’è da ricordare che la giustizia italiana è tenuta a informare il vescovo della denuncia all’autorità giudiziaria di un prete in una data città”.

    Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’avvocato Mario Caligiuri, dell’osservatorio permanente di “Rete L’ABUSO”, l’avvocata Eleanna Parasiliti, che difende Antonio Messina (anche lui presente) e che era sedicenne ai tempi dello stupro subito da don Rugolo poi condannato l’anno scorso a quattro anni e sei mesi. Tra gli altri anche Monica Sansoni, la garante per i diritti dell’Infanzia e adolescenza della Regione Lazio. Proprio “il ruolo del garante è stato determinante per far emergere – come scrive in una nota Monica Sansoni – abusi negli ambienti ecclesiastici della curia vescovile di Latina”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2025/05/06/news/abusi_chiesa_preti_pedofili_italia-424168829/

  • Caso Emanuela Orlandi, la commissione convoca Pignatone. L’avvocata Sgrò: “Passaggio necessario”

    Caso Emanuela Orlandi, la commissione convoca Pignatone. L’avvocata Sgrò: “Passaggio necessario”

    “Sicuramente il fatto che sia stato chiamato come testimone è una novità. Sentire il suo racconto è senza dubbio importante e necessario”. Queste le parole dell’avvocata Laura Sgrò che assiste la famiglia Orlandi a Fanpage.it sulla convocazione in commissione bicamerale d’inchiesta di Giuseppe Pignatone, procuratore capo a Roma che ha fatto archiviare la seconda inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e, successivamente, presidente del Tribunale Vaticano fino al 31 dicembre scorso.

    La convocazione da parte della commissione che indaga sulla sparizione della giovane, all’epoca quindicenne, avvenuta il 22 giugno 1983 è arrivata proprio a qualche settimana dalla fine del suo incarico in Vaticano e Pignatone si presenterà davanti alla commissione a titolo personale e senza rivestire alcuna carica.

    “Abbiamo accolto con soddisfazione la convocazione del dottore Pignatone in commissione – spiega a Fanpage.it l’avvocata Laura Sgrò – Secondo me è stata una scelta necessaria, considerando anche che prima di lui sono stati già ascoltati Capaldo, Alessandrini e Giani. A nostro avviso ci sono dei passaggi che lo riguardano che non sono mai stati chiariti, ma che meritano maggiore attenzione”.

    Una considerazione che nasce anche dal ruolo rivestito da Pignatone nella vicenda Orlandi, che non si presenta come marginale. “Non si tratta di un personaggio di passaggio: non solo perché ha chiuso la seconda inchiesta, ma anche perché dopo è transitato in Vaticano, diventando presidente del Tribunale Vaticano fino al 31 dicembre scorso. Quindi ha anche assistito all’apertura di un’inchiesta in Vaticano”, ricorda l’avvocata.

    Pignatone definito “procuratore nostro” da Don Vergari e dalla vedova De Pedis

    “Il primo punto che ci auguriamo venga chiarito – continua l’avvocata Sgrò – è la questione legata all’intercettazione fra Don Vergari e la vedova De Pedis in cui Pignatone viene definito procuratore nostro. Quando l’ho ascoltata per la prima volta l’ho accolta con grande sconcerto”.

    I fatti risalgono a poco prima che Pignatone fosse nominato procuratore generale a Roma, era il 2012. Da circa sei anni, dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi sulla ragazzina scomparsa, era stata aperta una nuova inchiesta sul caso Orlandi. Stavolta, fra gli indagati, figuravano la stessa Sabrina Minardi; Sergio Virtù, l’autista di fiducia di De Pedis; Angelo Cassani detto Ciletto; Gianfranco Cerboni, detto Giggetto e, infine, monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare dove, come poi si è scoperto, era stato sepolto De Pedis.

    La telefonata: “Tranquillo, arriva il procuratore nostro e chiude tutto”

    La telefonata in cui viene utilizzata l’espressione “procuratore nostro” sarebbe avvenuta proprio nel periodo del cambio di nomine in procura. Don Vergari e la vedova De Pedis, si erano conosciuti tramite Renatino che, a sua volta, aveva incontrato per la prima volta don Vergari quando era cappellano in carcere.

    Il religioso ha manifestato le proprie preoccupazioni alla donna che, invece, sembrava essere sicura del fatto suo, lo ha tranquillizzato con la promessa dell’arrivo, sempre più vicino, del procuratore nostro che avrebbe chiuso la vicenda, senza mai fornire alcun nome a riguardo. E all’arrivo di Pignatone le indagini che tanto preoccupavano il cappellano sono prima passate sotto il controllo del procuratore capo (Pignatone stesso, ndr) poi archiviate definitivamente.

    “Questo non significa che quello che diceva la vedova De Pedis (morta nel frattempo, ndr) fosse vero, naturalmente – puntualizza l’avvocata Sgrò – Ma sicuramente rappresenta un passaggio che necessita almeno una spiegazione. Credo che non si possa non chiederne conto. Anche se credo che, almeno fino ad ora, nessuno glielo abbia mai chiesto”.

    Pignatone e Capaldo e la trattativa fra Stato e Vaticano
    “Un’altra domanda che spero possa essere posta è quella che riguarda la trattativa fra Stato e Vaticano in merito all’estumulazione della tomba di De Pedis da Sant’Apollinare – continua Sgrò – Qual era la posizione di Pignatone in relazione a questa famigerata trattativa o scambio o incontri che ne sono che ne sono scaturiti? È stato sentito Capaldo, è stato sentito Giani, è stato sentito Alessandrini. Ora sarebbe importante conoscere anche il punto di vista di Pignatone rispetto a questa vicenda”.

    Le audizioni delle altre figure che avrebbero preso parte alla trattativa, fatta eccezione per la pm Simona Maisto morta nel 2022, sono state organizzate fra la scorsa estate e lo scorso autunno. E non sempre sono state riportate delle versioni concordanti fra loro. Secondo quanto spiegato da Capaldo, il Vaticano avrebbe chiesto alla procura di aprire la tomba di De Pedis “come favore”. Una versione che, invece, è stata totalmente smontata dalle parole del vice capo della gendarmeria vaticana Costanzo Alessandrini  il quale ha dichiarato che non ci sarebbe mai stata alcuna trattativa fra Chiesa e pm.

    Il dossier su Emanuela Orlandi in Vaticano

    Un’ulteriore versione è stata fornita da Domenico Giani, il capo della gendarmeria vaticana, il quale, nel corso della sua audizione, ha richiamato all’attenzione l’incarico di cui era stato rivestito di raccogliere informazioni sulla scomparsa. Dopo la sua convocazione, poi, è stato lo stesso Alessandro Diddi, promotore della giustizia vaticana, a parlare dell’esistenza di un dossier sul caso Orlandi in Vaticano. Sarebbe interessante, andando per ipotesi, capire se anche Pignatone, in qualità di presidente del Tribunale vaticano, si sia mai trovato davanti agli occhi il famoso fascicolo di cui, per anni, la Santa Sede ha negato l’esistenza.

    Pignatone, l’arrivo in procura e il rapporto con Capaldo
    “Nell’ambito della quotidianità in procura – continua ancora Sgrò a Fanpage.it – Sarebbe interessante capire il rapporto fra Capaldo e Pignatone che al tempo discussero a mezzo stampa”. Nel 2012 Capaldo, infatti, ha rilasciato alcune dichiarazione all’Ansa: “Ci sono personalità in Vaticano ancora in vita che sono a conoscenza di tutto”. Secondo il pm, in Curia qualcuno avrebbe avuto degli “elementi di verità a livello indiziario”.

    Il giorno successivo è arrivata la risposta di Pignatone, sempre mezzo stampa: “Le dichiarazioni e le valutazioni sul procedimento per la scomparsa della Orlandi attribuite da alcuni organi di informazione ad anonimi inquirenti della Procura di Roma non esprimono la posizione dell’ufficio – ha detto, riqualificando come strettamente personali le dichiarazioni di Capaldo del giorno prima – Ogni ulteriore iniziativa di indagine nel procedimento sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sarà diretta e coordinata dal procuratore della Repubblica (Pignatone stesso, ndr), che ha assunto la responsabilità della Direzione distrettuale antimafia”, si legge.

    Una scelta così incisiva nell’ambito di un caso con, all’epoca, quasi trenta anni di storia alle spalle, arrivata ad appena un mese dalla sua nomina a procuratore capo.

    “Mi chiedo cosa sia successo, perché fra i due sembra esserci una frattura molto netta – ipotizza ancora l’avvocata – Se fosse a conoscenza di quanto accaduto fra Capaldo, Giani e Alessandrini e se lo sapesse fin da subito o una volta entrato nel Tribunale Vaticano, ad esempio”.

    Le indagini bloccate e l’archiviazione
    Da chiarire, infine, secondo l’avvocata Sgrò, le ragioni che hanno portato all’archiviazione della seconda inchiesta. Ufficialmente, l’inchiesta è stata chiusa per mancanza di prove consistenti sul caso, con conseguente caduta delle posizioni degli indagati (che non sono mai stati giudicati e, di conseguenza, neppure assolti). Eppure, secondo quanto emerge da alcune indagini e da chi le ha svolte, sembra che proprio in quegli anni fossero emersi degli elementi inediti.

    A poco prima della chiusura delle indagini risalgono le note chat del 2014, quelle fra Francesca Immacolata Chaouqui e il cardinale Angel Vallejo Balda, in cui viene fatto riferimento al dossier Orlandi aperto in Vaticano. Un paio di anni dopo l’archiviazione, invece, sono stati ritrovati e poi diffusi dal giornalista Emiliano Fittipaldi i fogli spese che attesterebbero la permanenza di Emanuela Orlandi in Inghilterra e che hanno aperto nuovi scenari su quella che viene conosciuta come pista di Londra, della cui validità il fratello di Emanuela, Pietro, resta convinto.

    “Viene da chiedersi perché Pignatone abbia scelto di archiviare l’inchiesta e, prima ancora, di accentrare su di sé il controllo delle indagini – conclude poi l’avvocata Sgrò – Ecco perché è così necessario raccogliere ciò che anche il dottor Pignatone ha da dire”. Viene da immaginare a che punto ci saremmo trovati sul caso se quelle indagini non fossero state chiuse. Ciò che possiamo fare oggi, però, è sicuramente affidarci alle tre indagini in corso in Procura, in Parlamento e in Vaticano. E auspicare nella ricostruzione delle verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi da parte di tutti.

    continua su: https://www.fanpage.it/roma/caso-emanuela-orlandi-la-commissione-convoca-pignatone-lavvocata-sgro-passaggio-necessario/

  • Scandalo abusi in Francia, tema che interpella le chiese

    Scandalo abusi in Francia, tema che interpella le chiese

    Scandalo abusi in Francia. Mediapart riporta la notizia della sospensione temporanea e precauzionale di Élian Cuvillier, professore e direttore di master presso l’Istituto protestante di teologia (IPT) di Montpellier e Parigi, da parte della Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF). La decisione è arrivata dopo le segnalazioni di ex studentesse, che lo accusano di aver sfruttato la sua posizione. Secondo Mediapart, l’EPUdF aveva ricevuto una prima segnalazione già nel 2021, ma solo dopo l’adesione alla Commissione riconoscimento e riparazione della Chiesa cattolica nel 2024 ha deciso di intervenire. Il professore, noto nel mondo protestante e già coinvolto in studi sulla prevenzione degli abusi nella Chiesa, non ha risposto alle richieste di commento della testata. Tre ex studenti, riporta ancora il quotidiano indipendente che ha raccolto queste testimonianze, hanno descritto un ambiente segnato da paura e pressioni psicologiche. Chi ha rifiutato le avances di Cuvillier racconta che lui sarebbe diventato freddo e minaccioso. Un’ex studentessa riferisce di aver subito avvertimenti su possibili conseguenze per il suo rifiuto. Un altro sostiene che la sua candidatura al pastorato sia stata bloccata.

    Si parla molto di abusi nella chiesa cattolica, si è parlato dello scandalo nella chiesa anglicana, qualche notizia inizia ad arrivare anche in ambito protestante, dalla Germania, dalla Svizzera e ora dalla Francia.

    È presto per dire qualcosa su come evolverà la questione, ma c’è da dire che il tema resta di attualità, se consideriamo le cronache sugli abusi sessuali e la trasversalità del fenomeno, in tutti i ceti sociali, in tutti i Paesi e in tutte le religioni.

    In molti, troppi casi, gli abusatori restano al loro posto, o vengono reintegrati, silenzio e omertà accompagnano le loro carriere. A volte, la reputazione nelle chiese e nelle Università può essere immacolata, si riconosce la qualità del lavoro di ricerca, il loro valore intellettuale. Come bisognerebbe comportarsi dopo una denuncia, dopo una segnalazione, o dopo una assoluzione? In che modo vanno gestite le indagini interne e come si accertano i fatti? Come tutelare le persone? Carol Hanisch nel 1970 ci ha insegnato che “il personale è politico”. Siamo ancora qui. “Le violazioni dei diritti umani delle donne compiute in nome della famiglia, della religione e della cultura sono state occultate dalla santità della sfera cosiddetta ‘privata’ ed i perpetuatori di tali abusi godono di un’immunità che fa sì essi non debbano rispondere delle loro azioni”, scrivevano Charlotte Bunch e Samantha Frost nel saggio sui diritti umani delle donne. Era il 2001.

    Sul caso in Francia, abbiamo interpellato la pastora metodista Mirella Manocchio, presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) e la pastora e teologa valdese Letizia Tomassone, coordinatrice dei corsi di Studi femministi e di genere presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma.

    Mirella Manocchio: «Quanto emerso nell’IPT di Montepellier, come in altri casi eclatanti del mondo protestante e altrove, come pure il caso Pelicot in Francia alcuni mesi fa, ci dicono – se ce ne fosse ancora bisogno – che il fenomeno investe tutte le nazioni, ogni strato sociale ed ogni ambito della vita.

    Le nostre chiese, che per troppo tempo hanno ritenuto di avere i giusti anticorpi, devono prendere atto che la realtà è differente e che pertanto, proprio a partire dalle nostre chiese, è necessaria una reale presa di coscienza e un lavoro capillare che porti ad un profondo cambiamento mentale e culturale nella costruzione dei rapporti umani; rapporti che brutalmente – la cronaca e la politica – ci dicono strutturati sulla sperequazione, sul dominio, sull’aggressività.

    Se vogliamo davvero operare questo cambiamento che porti i nostri rapporti, le nostre relazioni nell’ordine del Vangelo, credo sia necessario partire dai più giovani: le Scuole Domenicali e i gruppi di Catechismo possono essere formidabili strumenti di evoluzione in tal senso!

    Ma che dire allora del fatto che nelle scuole italiane non si riesce a introdurre in modo strutturale corsi sull’eduzione sessuale e all’affettività? E che fine faranno quei fondi che sarebbero stati stanziati a tal fine? È sconcertante la risposta che viene da un imbarazzato Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, il quale ha affermato che ‘i 500mila euro stanziati dalla legge di bilancio per promuovere corsi di educazione sessuale ed affettiva, saranno invece utilizzati per formare gli insegnanti delle scuole medie e superiori sui temi della prevenzione delle infertilità’.

    Anche questo approccio del governo e della politica a questo problema sociale va dolorosamente tenuto presente quando noi cerchiamo di impegnarci nel dar vita a dinamiche relazionali improntate alla equanimità, all’amore nella libertà e nel rispetto reciproco, quando ci spendiamo per contribuire alla formazione di individui credenti consapevoli e responsabili».


    Letizia Tomassone: «Negli ambiti religiosi si mescola autorevolezza spirituale e esercizio di potere. Tanto più allora bisogna essere attenti e attente alle implicazioni personali nel rivestire un ruolo di pastore, insegnante, anziano di chiesa.

    Una riflessione continua su di sé e una formazione continua è quanto chiedono le studentesse e gli studenti della Facoltà teologica di Strasburgo, a seguito delle denunce e delle sospensioni di insegnanti in diversi istituti protestanti francesi. L’ultimo, con la sospensione di un professore piuttosto noto dell’IPT di Montpellier che avrebbe scambiato assegnazioni di posti lavorativi in prova con favori sessuali.

    I protocolli sulle chiese come luoghi sicuri ormai da qualche anno ci sono, anche in Italia. Tuttavia, ancora manca una cultura del rispetto mentre le relazioni sembrano ripetere modelli di maschilità aggressiva a fronte di un femminile supino e accondiscendente. Manca una cultura dei diritti e dell’uguaglianza. Manca una cultura evangelica, in cui sì e no esprimono la verità, e non ci si nasconde dietro le apparenze o i ruoli.

    Assistiamo sgomente alla sfilata di personaggi che popolano questa galleria dove il servizio diventa potere, potere anche spirituale sui soggetti che ti sono affidati.

    Sembra che la riflessione portata avanti con coraggio dalle donne cattoliche non sia stata considerata nella chiesa protestante, con un senso di superiorità che denunciava all’origine degli abusi l’obbligo del celibato. ‘Noi non siamo così…’, si sosteneva. Invece purtroppo sì, perché il male è più profondo, si chiama maschilità tossica, relazioni disuguali tra i generi, sessualità intesa come appropriazione dell’altro, dell’altra.

    Ora siamo, forse, lo speriamo, costretti e costrette a guardare diritto nel male che devasta le relazioni tra uomini e donne».

    Da Nev – Notizie evangeliche

    Scandalo abusi in Francia, tema che interpella le chiese

  • 18 novembre 2023 – Giornata europea per la protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

    18 novembre 2023 – Giornata europea per la protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

    Il 18 novembre 2023 si celebra l’ottava Giornata europea per la protezione dei minorenni contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale, istituita nel 2015 dal Consiglio d’Europa allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa la prevenzione del fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale delle persone di minore età.

    La Giornata promuove l’attuazione della Convenzione di Lanzarote, il cui obiettivo è quello di preservare la salute e lo sviluppo psico-sociale delle ragazze e dei ragazzi vittime di sfruttamento sessuale sotto forma di pornografia e prostituzione minorile, anche alla luce – come riportato nel preambolo della Convenzione – dell’utilizzo sempre maggiore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte dei minori e degli autori di reato.

    Nell’occasione di questa significativa celebrazione, il Dipartimento per le politiche della famiglia rende disponibile il Piano nazionale di contrasto alla pedofilia e alla pornografia infantile, adottato nel 2022 dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, in una versione appositamente realizzata per i ragazzi, che hanno anche partecipato alla sua elaborazione.

    L’edizione child-friendly del Piano, predisposta col supporto dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, costituirà, altresì, un allegato alla Relazione al Parlamento sull’attività prevista dalla legge n. 269 del 1998 in materia di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia che il Dipartimento redige ogni anno, e sarà distribuito in versione cartacea il prossimo 20 novembre in occasione dell’evento celebrativo della Giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella ricorrenza della firma della Convenzione delle Nazioni Unite del 1989. Il documento rimanda, inoltre, alla versione per ragazzi della Strategia del Consiglio d’Europa 2022/27 sui diritti dell’infanzia (che ha tra gli obiettivi anche il contrasto alla violenza, inclusa la violenza sessuale), la cui versione in lingua italiana è stata elaborata col supporto di un processo di consultazione dei minorenni attivato dal Dipartimento.

    “La lotta al fenomeno dell’abuso dei minori ci riguarda tutti”, dichiara la Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella. “La redazione del Piano nazionale di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia in un formato immediato e più vicino al linguaggio dei ragazzi – afferma la Ministra – può aiutarli ad acquisire una maggiore consapevolezza. Abbiamo infatti il dovere non solo di difendere e tutelare i nostri giovani e giovanissimi, ma anche di informarli e mettere a loro disposizione tutti gli strumenti per vivere la realtà digitale nel modo più corretto, cogliendone le opportunità ed evitando insidie e pericoli”.

    Maggiori informazioni riguardanti gli obiettivi e i principi della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale sono disponibili nella brochure dedicata del Consiglio d’Europa.

    https://famiglia.governo.it/it/politiche-e-attivita/comunicazione/notizie/18-novembre-2023-giornata-europea-per-la-protezione-dei-minorenni-contro-lo-sfruttamento-e-l-abuso-sessuale/#:~:text=Il%2018%20novembre%202023%20si,sfruttamento%20sessuale%20delle%20persone%20di

  • In Belgio, il papa chiede scusa per gli abusi del clero; il primo ministro afferma che le parole da sole non bastano

    In Belgio, il papa chiede scusa per gli abusi del clero; il primo ministro afferma che le parole da sole non bastano

    Il 27 settembre, Papa Francesco ha dato il via al  suo viaggio di tre giorni in Belgio chiedendo perdono per il vergognoso record della Chiesa in materia di abusi da parte del clero, ma il primo ministro del Paese gli ha risposto con una sfida: “Le parole da sole non bastano”.

    “Abbiamo anche bisogno di misure concrete”, ha affermato il Primo Ministro belga Alexander De Croo. “Le vittime devono essere ascoltate. Devono essere al centro. Hanno diritto alla verità. Le malefatte devono essere riconosciute”.

    Le dichiarazioni insolitamente taglienti del primo ministro hanno messo in luce una questione che incombe sulla visita del papa fin da quando è stata annunciata per la prima volta e in cui la chiesa locale è scossa dalle conseguenze di un  documentario incriminante del 2023 sugli abusi del clero.

    Il documentario ha spinto il Parlamento federale belga e l’assemblea regionale fiamminga ad  avviare indagini sulla gestione dei casi da parte della Chiesa e a riesaminare il modo in cui le forze dell’ordine del Paese hanno potenzialmente pasticciato una  precedente inchiesta sugli abusi, circa 15 anni fa. 

    “Quando qualcosa va storto non possiamo accettare insabbiamenti”, ha detto il primo ministro al papa, di fronte a un pubblico composto dalla famiglia reale del paese e da altri funzionari governativi. “Per poter guardare al futuro, la chiesa deve fare chiarezza sul suo passato”.

    Anche re Filippo ha espresso una ferma condanna per la condotta della Chiesa in materia di abusi, affermando che ci è voluto “troppo tempo” prima che le grida delle vittime fossero ascoltate e riconosciute dalla Chiesa.

    La Chiesa in Belgio, ha affermato il re, “deve continuare con risolutezza e instancabilmente” a sradicare gli abusi e a fornire assistenza ai sopravvissuti.

    Nel 2023, il re Filippo, cattolico, si recò in visita privata a Roma per fare personalmente pressione sul papa affinché visitasse il paese per celebrare il 600° anniversario della fondazione dell’Università  cattolica di Lovanio .

    Sebbene il Papa visiterà Lovanio più tardi oggi, insieme alla sua controparte francese domani, si prevede che la presa di coscienza della Chiesa sugli abusi si farà sentire durante la sua visita dal 26 al 29 settembre, dove i cattolici stanno  chiedendo che i loro nomi vengano rimossi dai registri dei battesimi in numeri record.

    Quando è giunto il momento per il Papa di rispondere sia al primo ministro che al re, Francesco ha affermato che gli abusi sono una “piaga che la Chiesa sta affrontando con fermezza e decisione, ascoltando e accompagnando quanti sono stati feriti e implementando un programma di prevenzione in tutto il mondo”.

    Ma a braccio ha aggiunto: “La Chiesa deve vergognarsi, chiedere perdono e cercare di risolvere questa situazione con umiltà cristiana e mettere in atto tutte le possibilità affinché ciò non accada più”.

    «Anche se si trattasse di un solo caso, sarebbe sufficiente vergognarsi», ha detto Francesco. 

    All’inizio di quest’anno, il papa ha finalmente  ridotto allo stato laico l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, che aveva ammesso di aver abusato sessualmente del nipote 14 anni fa. Il defunto cardinale Godfried Danneels del Belgio, un caro amico di Francesco, aveva  fatto pressione sul nipote del vescovo affinché tacesse sulla questione e, fino a marzo 2024, Vangheluwe non aveva affrontato alcuna punizione formale da parte del Vaticano.

    Durante la sua permanenza in Belgio, si prevede che il Papa incontrerà privatamente 15 vittime di abusi, anche se i sostenitori delle vittime hanno già criticato la Chiesa per aver scelto personalmente chi sarà presente all’attesissimo incontro.

    Prima di quell’incontro, Lieve Halsberghe, un’attivista belga che sostiene le vittime di abusi, ha dichiarato al National Catholic Reporter di aver assistito a troppi incontri tra il Papa e le vittime che non hanno ancora prodotto risposte concrete.

    “Cosa fai con le parole?” chiese. “Sono le azioni che contano.” 

    https://www.ncronline.org/vatican/vatican-news/belgium-pope-apologizes-clergy-abuse-prime-minister-says-words-alone-are

  • In Germania il Parlamento valuta la richiesta di considerare la pedofilia un’identità di genere

    In Germania il Parlamento valuta la richiesta di considerare la pedofilia un’identità di genere

    Il parlamento tedesco ha votato giovedì 26 settembre per prendere in esame la petizione proposta da un gruppo pro-pedofilia, suscitando preoccupazioni tra chi si batte per la tutela dei minori. Ne dà notizia Genevieve Gluck su Reduxx.  A proporre l’emendamento è Krumme-13, un gruppo di pressione che sostiene l’abbassamento dell’età del consenso e la legalizzazione della pornografia infantile. Se la misura proposta passasse la “pedosessualità” diventerebbe un’identità sessuale protetta nella Costituzione tedesca.

    Dieter Gieseking (nella foto), fondatore di Krumme-13, ha annunciato l’imminente voto parlamentare ai suoi sostenitori in un post pubblicato sul sito web del gruppo la scorsa settimana.

    “K13online chiede il divieto di discriminazione contro gay e lesbiche e pedofili nella costituzione – si legge nella dichiarazione – Il voto… sarà trasmesso in diretta sulla TV parlamentare”.

    Nel post si sottolinea che Krumme-13 intende continuare a fare pressione sul governo affinché normalizzi la pedofilia tramite lo strumento delle petizioni del Bundestag, una strategia che gli attivisti pedofili hanno intrapreso per diversi anni. Ma il fatto incredibile è che la petizione che il Bundestag ha deciso di inviare alla commissione competente era stata firmata soltanto da 37 persone.

    “Stiamo già annunciando ulteriori petizioni su argomenti rilevanti. Il tema della pedofilia/pedosessualità deve essere costantemente al centro del dibattito politico. I diritti umani di questa minoranza sessuale stanno diventando sempre più limitati. La lotta politica per l’accettazione e il riconoscimento non finirà mai. La nuova generazione di persone amanti dei pedofili sta solo crescendo”, ha scritto Gieseking.

    Krumme-13 sembra essere stato incoraggiato dal successo di una precedente petizione redatta sempre dal suo fondatore sui “diritti dei bambini”.

    Lo scorso ottobre, il Bundestag ha accettato, infatti, un emendamento presentato da Gieseking per modificare l’articolo 6, paragrafo 2 della Carta Costituzionale ed  affermare che “il benessere del bambino è fondamentale”. Un principio su cui nessuno avrebbe da eccepire se non fosse che lo scopo è sostenere che i bambini dovrebbero essere trattati come “soggetti giuridici” e avere il diritto di avere “voce in capitolo in tutte le questioni riguardanti il ​​loro benessere spirituale, mentale e fisico, nonché il diritto di sviluppare liberamente la loro personalità”.

    Gieseking si è assicurato di sottolineare ai suoi follower sul suo sito web che lo scopo è creare un quadro giuridico per stabilire che la sessualità è un diritto dei bambini. La frase “autodeterminazione sessuale” è inclusa nell’articolo 2 della Costituzione nell’ambito del “libero sviluppo della personalità”.

    “L’autodeterminazione sessuale (anche per i bambini) deriva dal libero sviluppo della personalità nell’articolo 2″, aveva scritto Gieseking nel 2021. Su questo punto sia la petizione che il Bundestag tedesco citano la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.

    L’emendamento di Krumme-13 è stato sostenuto dai Socialdemocratici, dal Partito Liberale Democratico e dai Verdi.

    Elena Bandiera

    In Germania il Parlamento valuta la richiesta di considerare la pedofilia un’identità di genere

  • L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

    L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

    Fresco di un tour di quattro Paesi in Asia, dove ha visto folle da record e comunità ecclesiali vibranti, Papa Francesco si reca in Belgio, il Paese con la spaventosa eredità di abusi sessuali da parte del clero e successivo insabbiamento istituzionale.

    Riceverà un’accoglienza interlocutoria: le vittime degli abusi hanno scritto una lettera aperta a Francesco, chiedendogli di attivare un sistema universale di riparazione e di assumersi la responsabilità per il disastro che gli abusi hanno provocato nelle loro vite.

    Il Pontefice ha salutato i giornalisti prima del volo, ma ha rifiutato di camminare lungo il corridoio per salutarli uno per uno, come fa di solito. “Non mi sento all’altezza del viaggio. Vi saluterò da qui”, ha detto, riferendosi al percorso lungo il corridoio.

    Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha detto che la decisione era legata alla logistica dell’aereo, con un solo corridoio, e alla breve durata del volo, e non rifletteva lo stato di salute di Francesco.

    Lo scandalo abusi da parte del clero

    In una cascata di eventi, che sottolineano la facilità con cui gli scandali vengono ancora a galla, un vescovo ha dovuto prima ritirarsi dal viaggio del Papa perché di recente aveva elogiato un sacerdote, noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

    Mercoledì scorso, la Messa del Papa ha dovuto essere cambiata perché l’inno finale era stato composto da un noto abusatore.

    La lettera aperta sarà consegnata a Francesco quando incontrerà 15 vittime di abusi durante la sua visita di quattro giorni, che inizierà giovedì. A darne notizia il reverendo Rik Devillé, che da oltre un quarto di secolo si batte al fianco delle persone abusate.

    L’indagine del parlamento belga

    La visita avviene anche nel contesto dell’iniziativa del parlamento belga, che ha annunciato un’indagine sulle violenze perpetrate dal clero. Al centro del dossier il modo in cui le autorità giudiziarie e di polizia belghe hanno gestito un’enorme indagine penale del 2010 sui crimini sessuali della Chiesa.

    Nulla di tutto questo era stato previsto quando il 14 settembre 2023 il re belga Philippe e la regina Mathilde hanno incontrato Francesco nel Palazzo Apostolico Vaticano e lo hanno invitato per la celebrazione del 600° anniversario della fondazione delle due università cattoliche del Belgio.

    Questo anniversario è tecnicamente il motivo del viaggio di Francesco, che prevede anche una sosta in Lussemburgo giovedì e una Messa domenica a Bruxelles per la beatificazione di una suora mistica del XVII secolo.

    Anche immigrazione e clima in agenda

    In Belgio, Francesco parlerà di due delle sue priorità durante le visite ai campus francese e fiammingo dell’università di Lovanio: l’immigrazione e il clima. Ma il portavoce vaticano ha riconosciuto, in una rara anteprima, che Francesco solleverà certamente il problema degli abusi in Belgio.

    “È chiaro che il Papa è consapevole della difficoltà, e che per anni c’è stata sofferenza in Belgio, e certamente possiamo aspettarci un riferimento in questo senso”, ha detto Bruni.

    Scoperchiato il ”vaso di Pandora” delle violenze sessuali

    Le rivelazioni sull’orribile scandalo degli abusi in Belgio si sono susseguite per un quarto di secolo, scandite dall’anno bomba del 2010, quando il vescovo più longevo del Paese, il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, fu autorizzato a dimettersi senza essere perseguito, dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di suo nipote per 13 anni.

    Due mesi dopo, la polizia belga ha compiuto un’incursione senza precedenti negli uffici della Chiesa belga, nella casa dell’arcivescovo Godfried Danneels, da poco in pensione, e persino nella cripta di un prelato – una violazione che il Vaticano ha definito “deplorevole”.

    Danneels, amico di lunga data di Francesco, è stato ripreso mentre cercava di convincere il nipote di Vangheluwe a tacere finché il vescovo non fosse andato in pensione.

    Infine, nel settembre 2010, la Chiesa ha pubblicato un rapporto di 200 pagine redatto dallo psichiatra infantile Peter Adriaenssens, secondo il quale 507 persone si erano fatte avanti raccontando di essere state molestate da sacerdoti, anche quando avevano solo due anni. Ha identificato almeno 13 suicidi di vittime e tentativi di altri sei.

    “Abbandonato da Dio”

    Nonostante tutto quello che si sapeva e che era già di dominio pubblico, lo scandalo è riemerso in modo nuovo e scioccante l’anno scorso, quando un documentario fiammingo in quattro episodi, “Godvergeten” (Godforsaken), è andato in onda sull’emittente pubblica VRT nelle settimane precedenti la visita dei reali in Vaticano.

    Per la prima volta, le vittime belghe hanno raccontato le loro storie una dopo l’altra, rivelando agli spettatori fiamminghi la portata dello scandalo nella loro comunità, la depravazione dei crimini e la loro sistematica copertura da parte della gerarchia cattolica.

    “Non abbiamo detto nulla di nuovo. Abbiamo solo messo tutto insieme. Abbiamo messo insieme le voci”, ha detto Ingrid Schildermans, ricercatrice e regista di Godvergeten. “Abbiamo messo tutte le cose che sono successe su una linea temporale, in modo che non potessero dire: “È una mela marcia””.

    Le testimonianze delle vittime

    In seguito all’indignazione dell’opinione pubblica, sia una commissione parlamentare delle Fiandre che il parlamento federale belga hanno aperto inchieste ufficiali e hanno ascoltato per mesi le testimonianze delle vittime, degli esperti e della gerarchia cattolica.

    A marzo, con una visita papale già annunciata, Francesco ha finalmente agito e ha sconsacrato Vangheluwe, 14 anni dopo aver ammesso di aver molestato suo nipote. La laicizzazione è stata vista come un chiaro tentativo da parte del Vaticano di placare l’indignazione e rimuovere un problema evidente che offuscava la visita di Francesco.

    Un’atmosfera più fredda

    Tutto ciò ha lasciato un sapore piuttosto amaro nell’opinione pubblica belga in vista della visita di Francesco, anche perché quest’ultimo è rimasto legato a Danneels dopo che il suo insabbiamento è stato smascherato, e ha nuovamente mostrato di ignorare il problema del Belgio quando ha nominato il vescovo in pensione di Gand cardinale nel 2022. Il vescovo ha rifiutato l’onore a causa dei suoi precedenti in materia di abusi.

    In alcuni casi, la visita ha anche ritraumatizzato le vittime, alcune delle quali avevano cercato di incontrare il Papa per poi sentirsi dire dalle autorità ecclesiastiche che non erano state selezionate, ha detto Schildermans.

    È un’atmosfera molto diversa dall’accoglienza entusiastica che Francesco ha ricevuto in Asia meno di due settimane fa e molto lontana dall’eccitazione che ha circondato San Giovanni Paolo II quando ha visitato il Belgio nel 1985.

    Monta l’indignazione

    Persino De Standaard, uno dei principali quotidiani belgi, che per lungo tempo è stato considerato il più cattolico, ha pubblicato un grande articolo nel fine settimana con il titolo “Quanto è davvero rivoluzionario Papa Francesco?

    Martedì si è avuta un’ulteriore prova di come la terribile storia del Belgio in fatto di abusi, insabbiamenti e insensibilità verso le vittime abbia offuscato la visita di Francesco.

    Il vescovo Patrick Hoogmartens, del Limburgo settentrionale, ha annunciato che non avrebbe preso parte agli eventi papali celebrativi. Una decisione che arriva dopo le rivelazioni secondo cui il prelato avrebbe elogiato calorosamente un sacerdote, che era noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

    “Non ho valutato che ciò avrebbe danneggiato una vittima di abusi degli anni ’70”, ha dichiarato alla TV Limburg.

    Mercoledì scorso, un portavoce delle autorità ecclesiastiche, Geert De Kerpel, ha confermato un articolo della rete VRT secondo cui il coro dovrà esercitarsi in un nuovo inno di chiusura, poiché altrimenti il Papa avrebbe ascoltato la melodia di un prete compositore noto per gli abusi.

    https://it.euronews.com/2024/09/26/lorribile-eredita-degli-abusi-in-belgio-offusca-il-viaggio-del-papa

  • «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    Francesco Peloso DOMANI – Il sistema di protezione dei minori dagli abusi sessuali in Italia è particolarmente fragile. Le leggi sulla carta in parte ci sono, ma certo la volontà di fare sul serio fino a ora non è emersa.
    Secondo uno studio di Rete l’abuso che verrà presentato oggi, dal 2000 ad oggi si contano circa 1.200 preti che sono stati coinvolti in molestie sessuali sui minori, ma è un dato ottimistico. Il problema è che finora non è mai stata condotta un’indagine nazionale con criteri scientifici e statistici adeguati tale per disegnare un quadro generale su una tematica che, per sua stessa natura, tende a rimanere sommersa.
    Si pensi solo a quanto è difficile per un minore, bambino o ragazzo, denunciare un abuso subito o semplicemente parlarne con qualcuno. Per questo la conoscenza della realtà è fondamentale, anche per capire la reale entità dei reati commessi.
    È questo uno dei punti, fra gli altri, sui quali batte da tempo l’associazione Rete l’abuso, impegnata da anni nella denuncia dei reati di abuso commessi dai preti e nella messa a punto di una aggiornata banca dati degli abusatori e delle vittime dei pedofili in ambito ecclesiale. Ora, però, l’associazione guidata da Francesco Zanardi ha deciso di andare oltre e ha lavorato a un “report” che affronta il tema non limitandosi allo scandalo nella chiesa.

    Numeri da rivedere
    La vulgata vuole che la maggior parte degli abusi avvenga in famiglia, ma mancano i numeri per un raffronto reale con quanto avviene nelle scuole, nelle associazioni sportive e ricreative, nelle parrocchie. Certo, in Italia è stato istituito dal 2006 (anche se la legge cui fa riferimento è del 1998) un Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.
    Attualmente si trova sotto il ministero delle Politiche per la famiglia e, ciclicamente, viene ricostituito nella sua composizione. L’ultima a farlo è stata la ministra Eugenia Roccella nel giugno scorso. Ma, guardando da vicino la storia quasi ventennale di questo organismo, si ha l’impressione di una struttura che vive soprattutto sulla carta.
    Fra i compiti dell’Osservatorio c’è anche quello di redigere una relazione annuale sul fenomeno pedofilia nel suo complesso e presentarla al parlamento. Nella relazione del 2021 i dati raccolti si basano essenzialmente sulle denunce arrivate alle forze di sicurezza, cioè la punta dell’iceberg del problema. Ma, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità risalenti a qualche anno fa, in Europa, il 9,6 per cento dei bambini subisce abusi sessuali. Cioè circa 18 milioni di minori.

    L’Italia e la chiesa
    C’è comunque, in questa storia, un punto di svolta. Nel 2019 il comitato delle Nazioni unite per i diritti dell’infanzia ha pubblicato le sue raccomandazioni all’Italia dopo aver svolto una serie di audizioni con istituzioni e realtà associative, fra le quali Rete l’abuso.
    Fra le varie indicazioni ve n’era una assai significativa, con la quale si chiedeva al nostro paese di «modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione».
    L’Italia, pur avendo recepito la Convenzione per la protezione dei minori nel 2012, aveva poi “aggiustato” la legge nel 2014, escludendo il volontariato e la chiesa dall’obbligo di presentare il certificato antipedofilia per chi lavorava a stretto contatto con i minori. La norma restava in vigore solo per chi era dipendente in senso formale.
    Ancora, il comitato dell’Onu indicava la necessità di «istituire una Commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della chiesa cattolica». Raccomandazione che conserva la sua validità e che potrebbe essere estesa al fenomeno nel suo complesso.

    D’altro canto, il comitato rilevava come, a fronte di «numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della chiesa cattolica nel territorio dello stato membro», fosse particolarmente «basso il numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana».
    Ancora, si chiedeva di rendere obbligatoria per tutti la denuncia «di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti», superando il limite imposto dalla legge attuale che prevede l’obbligo solo per un pubblico ufficiale. Ma, se certamente la chiesa, con le sue omissioni, resta il grande convitato di pietra istituzionale di questa vicenda, è evidente che il problema ha una consistenza assai più ampia e, semmai, quanto avviene in rapporto alla chiesa, è la spia di un modo di agire più generale che investe la società italiana nel suo complesso.
    Ne è riprova la clamorosa protesta messa in scena dai fedeli di Enna, in Sicilia, presso due chiese: la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove, lo scorso 23 agosto, officiavano prelati coinvolti nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Una protesta silenziosa si è svolta anche davanti alla cattedrale di Piazza Armerina, la diocesi guidata da don Rosario Gisana che sarebbe stato a conoscenza degli abusi di don Rugolo e lo avrebbe coperto. Intanto ieri il papa ha allontanato, in Germania, il vescovo ausiliare della diocesi di Hildesheim, Heinz-Günter Bongartz, 69 anni. Era accusato da un parroco di aver coperto gli abusi su minori da parte di un sacerdote.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-italiana-abusi-sessuali-pedofilia-report-rete-abuso-violenze-nascoste-v7zsbnlw

  • Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    41965 LUGANO-ADISTA. Contro lo svizzero don Rolando Leo, 55 anni, prete ordinato nel 2005 originario di Mendrisio e incardinato nella diocesi di Lugano, è stato aperto un fascicolo penale per abusi sessuali su minori dal locale “ministero pubblico”. Don Leo non è un prete qualsiasi: cappellano e docente del Collegio Bartolomeo Papio, ad Ascona, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, è anche direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” Il suo caso ha sconvolto ai primi di agosto la Chiesa del Canton Ticino, in Svizzera: secondo quanto riporta il Corriere del Ticino (8/8), il prete è stato fermato dalla polizia il 6 agosto nel collegio di Ascona mercoledì mattina, è stato lungamente interrogato e il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, ne ha chiesto la carcerazione; il prete è stato posto in detenzione preventiva alla Farera, il carcere giudiziario di Lugano.

    L’8 agosto la diocesi ha emesso un comunicato nel quale si affermava che «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy» il giudice aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia». La vittima ha denunciato il suo caso al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di esperti sugli abusi clericali, ha prontamente inoltrato il fascicolo alla magistratura.

    La denuncia del vescovo ora zelante…

    La denuncia della vittima sarebbe frutto di un appello di qualche mese fa di mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano e vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo, che nei mesi scorsi, in seguito alla pubblicazione, il 12 settembre dello scorso anno, dello studio preliminare dell’Università di Zurigo sugli abusi nella Chiesa Svizzera (v. Adista Notizie n. 31/23), che rivelava l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime, aveva chiesto alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti. Mons. De Raemy deve essere rimasto scottato dalle accuse mosse a lui e ad altri 5 vescovi svizzeri (in tutto quattro ancora in esercizio e due emeriti) all’inizio dell’anno di aver insabbiato o rallentato l’iter di alcuni casi di abusi (v. Adista Notizie n. 2/24). A muovere queste accuse fondate era stato mons. Nicolas Betticher, già portavoce della Conferenza episcopale, giudice del tribunale ecclesiastico interdiocesano, vicario generale a Losanna, segretario di nunziatura e attualmente parroco a Berna.

    Questa volta mons. De Raemy pare essersi mobilitato tempestivamente, applicando le nuove norme stabilite dal Codice canonico, con la sospensione immediata del sacerdote dalle sue funzioni ela segnalazione alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nel comunicato, che non dice molto altro per la «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte».

    Una Chiesa sconvolta

    Le istituzioni nelle quale don Leo prestava il suo servizio sono rimaste sconvolte dal fatto. Il rettore del Collegio Papio don Patrizio Foletti, ha manifestato al Corriere del Ticino il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano»; «neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere», ha aggiunto, specificando che dall’interno del Collegio non era mai arrivata alcuna segnalazione su eventuali comportamenti illeciti del prete.

    Don Foletti ha scritto alle famiglie degli allievi della scuola, senza negare i fatti ma cercando di rassicurarle sulla sicurezza e sul futuro della scuola: «A tutt’oggi, i fatti non sembrano toccare l’attività di don Rolando in Collegio», ha scritto. «Siamo ovviamente sconcertati e addolorati come voi, e stiamo già facendo quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico. Dignità e rispetto della persona restano, come sempre anche in passato, al centro delle attenzioni del Collegio. In attesa di rivedervi restiamo a disposizione per ascoltare il vostro disagio».

    Che l’arresto di don Leo abbia sconvolto la Chiesa ticinese lo dimostra un lungo articolo comparso il 9 agosto sul giornale del Ticino: «Nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità», cioè i presunti «atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi», e che dovrebbe durare per almeno due mesi.

    Accompagnamento dei giovani. Fino all’arresto…

    L’inchiesta è durata alcuni mesi: la prima segnalazione alla magistratura, fatta da de Raemy, risale a marzo, subito dopo la segnalazione della vittima, ora maggiorenne, che riferiva fatti risalenti al 2018 o 2019. Ma pur nella tempestività della denuncia, alcuni fatti creano sconcerto, come il fatto che il prete, dunque sotto inchiesta da mesi – e ora ovviamente cautelativamente sospeso dal ministero – abbia potuto accompagnare, fino alla sera prima dell’arresto, in un pellegrinaggio di una decina di giorni a Medjugorje, un gruppo di ragazzi. «Perché la Curia ha lasciato che il sacerdote accompagnasse i giovani, molti dei quali minori, a Medjugorje?», si chiede il Corriere del Ticino. «Una domanda lecita», per la diocesi, che tuttavia non ha ancora dato risposta. E se è vero che nei tempi dell’inchiesta occorre fare riferimento alla presunzione di innocenza dell’accusato, nei tempi lunghi intercorsi tra denuncia e arresto (5 mesi) la reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati era ben possibile. «Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza», osserva il Corriere del Ticino: «Lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore e animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?». Ora sarà compito della magistratura indagare, è se si sia in presenza di un fatto isolato o se vi siano altri episodi, stante il fatto che il prete ha spaziato, per i diversi compiti ministeriali, per anni in tutto il territorio elvetico. Don Rolando Leo non ha finora confermato né smentito le accuse.

    I riverberi politici

    La vicenda ha già avuto riflessi all’interno del Gran Consiglio, il Parlamento del cantone svizzero, per ciò che riguarda le norme che regolano i rapporti tra Chiesa e Stato. Dopo aver presentato un’interpellanza, i deputati del Movimento per il socialismo (MPS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno depositato la proposta di un’iniziativa parlamentare con l’obiettivo di introdurre una modifica dell’art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica un dispositivo che obblighi l’autorità ecclesiastica (il vescovo ordinario del luogo) a segnalare immediatamente ogni sospetto di reato riguardante un membro del clero. Nella formulazione attuale della legge, varata il 16 dicembre 2002, all’art. 7 sull’obbligo di notifica dell’Autorità giudiziaria si dice infatti soltanto: «Il procuratore pubblico notifica all’Ordinario, al più presto ma al massimo entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione, l’esistenza di un procedimento penale a carico di un ecclesiastico, ad eccezione dei casi senza rilevanza per la funzione»; una norma unilaterale che non sancisce alcun obbligo per la Chiesa.

    Nel frattempo la richiesta è stata anche lanciata su act.campax.org in forma di petizione (quasi mille le adesioni finora), chiedendo al Gran Consiglio la modifica dell’art. 7 e misure «per garantire che le segnalazioni avvengano senza ritardi, tutelando così la sicurezza e l’integrità delle vittime e la corretta amministrazione della giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/72470