Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    • Francesco Zanardi – L’UE risponde all’istanza della Rete L’ABUSO. La comunicazione ai Membri

    Petizione n. 0354/2023 – Le osservazioni della Commissione Petizioni

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione penale di reati e sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale di bambini, materiale di abuso sessuale e adescamento di minori a fini sessuali. Richiede agli Stati membri adottare una serie di misure per prevenire gli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reato, campagne di educazione e sensibilizzazione. La Direttiva stabilisce inoltre degli standard e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e all’assistenza e misure di supporto per i minori vittime. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei propri sistemi legislativi nazionali.

    Quanto alla denuncia dei reati, l’art. 16 rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire la segnalazione, ma lo fa senza imporre un obbligo. Le regole di riservatezza imposte dalla legislazione nazionale su alcuni i professionisti il ​​cui compito principale è lavorare con i bambini non devono costituire un ostacolo alla possibilità, per tali professionisti, di segnalare qualsiasi situazione ai servizi competenti dove hanno fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima di reati commessi dalla direttiva. Inoltre, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per incoraggiare chiunque sia a conoscenza o sospetti che siano stati commessi reati previsti dalla Direttiva, a segnalare l’accaduto ai servizi competenti.

    Un obbligo potrebbe essere considerato nell’imminente revisione della Direttiva.

    Per quanto riguarda il certificato, per contrastare i rischi che i delinquenti possano riottenere l’accesso ai minori attraverso attività di lavoro o di volontariato, l’art. 10 della Direttiva attribuisce questo diritto ai datori di lavoro e reclutamento per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con i bambini a richiedere i precedenti penali delle persone da assumere. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire il casellario giudiziale quanto più completo possibile in risposta a tali richieste, ricorrendo al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari, ove opportuno, e a qualsiasi altra fonte adeguata di informazioni.

    Per garantire il rispetto degli obblighi sopra menzionati, la Commissione monitora attentamente l’attuazione della Direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, continua ad avvalersi dei poteri conferiti loro dai trattati nella misura necessaria per garantire una piena e completa implementazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In questo contesto si sta valutando una possibile inclusione dell’obbligo per gli Stati membri di introdurre un obbligo, almeno per professionisti che lavorano a stretto contatto con i bambini nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e della sanità, a segnalare alle autorità competenti se hanno fondati motivi di ritenere che è stato commesso o rischia di essere commesso un reato ai sensi della presente direttiva.

    Un altra un’eventuale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale a datori di lavoro che reclutano per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con bambini.

    • Conclusione

    Si raccomanda di informare il ricorrente che, pur non sussistendo ancora alcun obbligo derivante dalla legislazione dell’UE impone ai singoli individui di denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità competenti, creando un obbligo legale, almeno per le persone che hanno contatti regolari con i bambini in virtù della loro professione, è attualmente allo studio.

    Inoltre, la Commissione sta anche valutando controlli obbligatori dei precedenti personali per le persone assunte per attività professionali e volontarie attività che comportano un contatto stretto e regolare con i bambini.


    • Federica Tourn – Un vescovo svizzero accusato di abusi sessuali

    Non si ferma l’onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L’ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica. L’attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha dichiarato che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud – deceduto nel 2010 – avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango.

    Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di “grande sofferenza”, ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l’attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud – che era amico dei suoi genitori –  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod – lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud – la donna avrebbe detto di “essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere”.

    L’attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L’obiettivo, ha detto Morerod, è “liberare la verità”. Perché “è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile”.

    La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi.

    A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. L’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale situazione e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro.

    Fonte:

    https://www.tvsvizzera.it


    • Pierelisa Rizzo – «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Non ci sarebbe stata alcuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione negli  screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. Lo ha certificato in aula un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. La chat riguarda una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina, che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne, e che da ultimo è stato, a sua volta,  querelato dal sacerdote per diffamazione, e una sua amica. Un dialogo che proverebbe, all’epoca dei fatti, le violenze subite dalla vittima. Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza,  di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza», è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza,  giustificata per malattia ,  di uno dei giudici che compongono il collegio per cui la requisitoria è slittata alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. In quella stessa data ci saranno le conclusioni degli avvocati delle parti civili. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili,  la diocesi di Piazza Armerina  e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna. e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche,  è prevista per martedì 5 marzo.

    Fonte (meridionews.it)


    • Alessio Di Florio – Un anno fa la pubblicazione “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi”

    Il 9 dicembre 2022 sul canale youtube del blog d’inchiesta giornalistica Notte Criminale è stato pubblicato da Alessandro Ambrosini e Marco Milioni il video “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” con l’audio di alcune dichiarazioni nel 2009 di Marcello Neroni. La scomparsa di Emanuela Orlandi «trova una nuova chiave di lettura attraverso le parole di un insider della Banda della Magliana» si legge nella presentazione del video.

    Dodici mesi dopo Ambrosini su facebook ha pubblicato un riassunto di quanto accaduto dopo la pubblicazione. «Dodici mesi fa, io e Marco Milioni, pubblicammo l’audio che “rubai” a Marcello Neroni. La “spia alla francese” della Banda della Magliana. Una registrazione sul “caso di Emanuela Orlandi”che costrinse il Vaticano ad aprire un’inchiesta, dopo 40 anni. Indignò il Papa, a tal punto da parlarne nell’Angelus domenicale. Spinse la Procura di Roma a riaprire un fascicolo chiuso alcuni anni prima, moralmente impegnò il Parlamento a istituire una commissione d’inchiesta per indagare sulla sparizione della giovane cittadina vaticana. Vero o falso, quel documento che ho trattenuto nei miei cassetti per 13 anni, ha svolto il suo ruolo. In questi dodici mesi, il Vaticano ha giocato a silenziare questa particolare registrazione. Ha nascosto l’argomento e il personaggio registrato, “sotto il tappeto”. Ha “secretato” l’intera inchiesta, dando pubblicamente esito solo di testimonianze inutili. Gettando fumo sugli occhi. Non si scorda niente».

    «E purtroppo non è finita – ha commentato Pietro Orlandi – La commissione è passata anche al Senato, è diventata legge, bene. Manca solo che tutti i partiti consegnino i nominativi ai presidenti di camera e senato. Dopo un mese ancora nulla. Chiedo, entro quanto tempo dal voto al Senato devono presentare i nomi? Mi rispondono che questa clausola non è inserita e quindi i partiti non hanno un limite di tempo. Quindi se qualcuno vuole ancora rallentare per non far partire questa commissione basta che ritarda ad oltranza la presentazione dei nominativi del proprio partito. Spero che il mio sia solo un cattivo pensiero».


    • Federico Tulli – Il potere e la colpa

    Cose che difficilmente vedrete accadere in Italia. Nel pieno del primo scandalo che travolse nel 2010 la Chiesa cattolica tedesca il primo canale televisivo pubblico ARD propose per diverse volte dei faccia a faccia tra vittime di una violenza e sacerdoti anche di alto rango. Uno dei più noti “duelli” avvenne nel corso di un programma dal titolo “I preti e il sesso. Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?  Il quesito dava anche il titolo a un’inchiesta giornalistica. E anche qui a parte rarissimi casi in Italia raramente ne sono state proposte di simili.

    Abbiamo chiesto un commento alla psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforp-Network europeo per la psichiatria psicodinamica: ”Trasmissioni come quelle di ARD hanno avuto il pregio di dimostrare come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ed è un discorso che ovviamente vale in Germania come altrove. Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto giuridico della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime. Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnata profondamente è riuscita a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”. Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità civili”. Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne, diciamo noi.  «Ma ovunque nel mondo la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte», osserva dal canto suo la dottoressa Homberg. E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di ARD, che continuava a sostenere che il suo prete, scaricando materiale pedo-pornografico da Internet, era «caduto in una trappola», come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. Commenta la psichiatra: “Allora il “male” sarebbe nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano”.

  • LA CHIESA CATTOLICA BELGA AVREBBE VENDUTO CIRCA 30 MILA BAMBINI ALL’INSAPUTA DELLE LORO MADRI

    LA CHIESA CATTOLICA BELGA AVREBBE VENDUTO CIRCA 30 MILA BAMBINI ALL’INSAPUTA DELLE LORO MADRI

    (ANSA)  – La Chiesa cattolica avrebbe venduto circa 30mila bambini all’insaputa delle loro madri. È quanto rivelato nel podcast ‘Kinderen van de Kerk’ della testata belga Het Laatste Nieuws, in cui madri e bambini adottati parlano per la prima volta di questi eventi svoltisi in un arco temporale che va dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta. Le donne incinte e non sposate, a quanto riporta la testata, venivano collocate in istituti cattolici, dove subivano umiliazioni e persino abusi sessuali.

    Durante il parto, alcune donne sono state sottoposte ad anestesia generale, mentre altre hanno dovuto indossare una maschera: tutti modi per impedire alle madri di vedere il proprio figlio, che veniva immediatamente separato dopo la nascita. Alcune donne sarebbero state addirittura sterilizzate. Altre sono state costrette a firmare un documento in cui rinunciavano al figlio o gli veniva detto che era nato morto. I bambini venivano poi venduti per ingenti somme – tra i 10.000 e i 30.000 franchi belgi (all’incirca tra i 250 e i 750 euro), a volte molto di più – a famiglie adottive.

    I documenti non conservati o distrutti rendono oggi estremamente difficile il processo di ricongiungimento, afferma Debby Mattys (57 anni), che è stata data in adozione dalle suore e ha trascorso oltre 20 anni alla ricerca della sua madre naturale. “Mia madre aveva 18 anni quando ha avuto una gravidanza indesiderata”, ha dichiarato a Het Laaste Nieuws.

    Nel 2015 la Conferenza episcopale si è scusata con le vittime di adozioni forzate in istituti cattolici presso il Parlamento fiammingo. In risposta alle recenti testimonianze, i vescovi hanno espresso la loro compassione per il dolore e il trauma delle vittime, nota il Brussels Times. La Chiesa chiede un’indagine indipendente sulle condizioni descritte dalle donne coinvolte.

  • Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Abbiamo depositato di recente presso la Procura di Roma una memoria, ricca di elementi utili per far luce sulla scomparsa di Mirella Gregori. Si tratta di una serie di tracce che potrebbero impegnare la Procura a presentare una richiesta di riapertura delle indagini al gip”, spiega il legale della famiglia Gregori.

    La sorella chiede siano sentite dalla commissione d’inchiesta avviata in Parlamento delle persone che potrebbero avere informazioni utili sul caso. Si tratta di un compagno di classe della ragazza e della proprietaria del bar sotto casa della famiglia.

    “Il fulcro della storia è tutto lì ed è da lì che bisogna ripartire. Sonia non può non sapere; e andrebbe sentito bene anche Alessandro, compagno di scuola di Mirella alle medie che si è più volte contraddetto, ci sono tanto di verbali a testimoniarlo. Così come furono contraddittorie le dichiarazioni degli amici di Alessandro. Davanti a queste telecamere e questi microfoni voglio ribadire il mio appello: chi sa parli”, è l’appello di Maria Antonietta Gregori.

    Il caso Gregori e quello Orlandi sono stati spesso collegati. Ora l’ultima richiesta: fare luce sulla sparizione della ragazza, senza farla passare per una vittima di serie B.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/12/12/news/mirella_gregori_emanuela_orlandi_appello_nuova_inchiesta-421637697/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 12 del 25 novembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 12 del 25 novembre

    Francesco Zanardi – Il Garante per l’infanzia si pronuncia sul vuoto legislativo del Certificato antipedofilia.

    Il Garante per i diritti dell’infanzia italiano si è pronunciato per la prima volta sul grave vuoto legislativo del certificato anti pedofilia che la Rete L’ABUSO contesta da anni, per via dei vuoti applicativi dello stesso, che lasciano al momento fuori dall’esibirlo alcune categorie tra cui il volontariato.

    Lo ha fatto, nella giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, alla luce però di una ennesima contestazione della Rete L’ABUSO agli organi sovranazionali, attualmente in corso presso il Parlamento europeo.

    Una serie di silenzi istituzionali che dura almeno dal 2017, quando il Deputato Matteo Mantero, dopo le inascoltate diffide e denunce dei legali della Rete L’ABUSO agli organi Istituzionali italiani, depositò un’interrogazione Parlamentare, tutt’oggi inascoltata.

    Segui il primo formale reclamo dell’Associazione per la mancata risposta delle Istituzioni, al Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, al quale l’Italia non rispose mai.

    Da qui l’inevitabile scelta di rivolgersi all’Unione Europea all’interno della quale l’Italia è l’unico Stato membro in materia di pedofilia a non essersi reso conto in tredici anni della situazione drammatica sul territorio, malgrado tutti gli altri stati membri producessero attraverso commissioni indipendenti, relazioni a dire poco allarmanti.

    Quanto dichiarato dal Garante in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, se pur dipenderà nell’attuazione dalla concreta volontà e dall’impegno del Governo, è tuttavia importante per un paese tanto arretrato in materia di diritti dei minori e delle fasce deboli, quanto l’Italia.

    Rete L’ABUSO


    Federica Tourn – Negli Stati Uniti, le diocesi dichiarano bancarotta per sottrarsi a giusti risarcimenti per le vittime di abuso

    Uno dopo l’altro, vari rami della chiesa cattolica in tutta la California hanno dichiarato bancarotta, citando l’incapacità di risarcire i danni derivanti da un gran numero di cause legali per abusi sessuali. Tra questi, le ultime sono state le diocesi di Santa Rosa e Oakland, l’ arcidiocesi di San Francisco,la diocesi di San Diego.

    Le dichiarazioni di fallimento della Chiesa non sono senza precedenti. Da Portland a Milwaukee e da Helena a Rochester, le diocesi dichiarano bancarotta ai sensi del capitolo 11 da quasi due decenni . E non è solo la Chiesa cattolica a compiere questi passi. Allo stesso modo, i Boy Scouts of America hanno cercato una via d’uscita da migliaia di accuse di abusi sessuali nel 2020.

    L’ondata di cause legali in California è arrivata dopo che la legislazione del 2019 ha aperto una “finestra di riepilogo” di tre anni che consentirebbe ai sopravvissuti ad abusi sessuali infantili di intentare azioni legali basate su vecchie accuse che normalmente sarebbero escluse dai termini di prescrizione. Quando la finestra si è chiusa lo scorso dicembre, più di 2.000 persone in tutto lo Stato avevano intentato cause contro la Chiesa cattolica.

    Ma dichiarare bancarotta non significa che la Chiesa sia al verde. Si tratta piuttosto di una strategia legale intrapresa da aziende che affermano di non avere i fondi per pagare un numero elevato di risarcimenti individuali. Conosciute come “riorganizzazioni”, queste protezioni dal fallimento consentono alla chiesa di evitare di intraprendere dozzine, se non centinaia o migliaia, di processi individuali costosi raggruppandoli in un unico accordo.

    Nel 2019, l’arcidiocesi di Los Angeles ha pagato 8 milioni di dollari a un singolo sopravvissuto agli abusi . Ad oggi, gli accordi sono costati alla chiesa cattolica della California più di 1 miliardo di dollari

    Ai sopravvissuti agli abusi, il procedimento sembra una scappatoia. “È solo un altro modo per metterci a tacere”, dice Dan McNevin, che guida la sezione di Oakland del gruppo di supporto Survivors Network of those Abused by Priests (Snap).

    A differenza dei processi, le procedure fallimentari non comportano un processo di trasparenza, il che significa che informazioni chiave su ciò che i leader della chiesa sapevano potrebbero non essere mai rivelate.

    Melanie Sakoda, coordinatrice del supporto ai sopravvissuti presso Snap, afferma che la rimozione del processo di scoperta si traduce in una nuova traumatizzazione della vittima. “Quello che stanno veramente cercando sono informazioni”, ha detto.

    Fonte: The Guardian


    Ludovica Eugenio – Progetto triennale della diocesi di Bolzano “Il coraggio di guardare”

    Il progetto triennale della diocesi di Bolzano “Il coraggio di guardare”, per elaborare e prevenire abusi e altre forme di violenza, presentato il 17 novembre, sembrerebbe un caso unico in Italia. Già a partire dalla sua presentazione, avvenuta con il coinvolgimento e la partecipazione della componente civile della società: dai rappresentanti delle istituzioni, alla magistratura e alle forze dell’ordine, a sottolineare che gli abusi rappresentano un problema sociale che richiede la partecipazione di tutte le parti sociali.

    Due i cardini del progetto: l’ascolto dei sopravvissuti e il lavoro di indagine con due studi legali indipendenti, uno tedesco (già responsabile del Rapporto sugli abusi delle diocesi di Monaco e di Colonia) e uno altoatesino.

    Per affrontare gli abusi, il percorso – portato avanti in collaborazione con l’Istituto di antropologia della Pontificia Università Gregoriana, presieduto da p. Hans Zollner  – si basa su tre fasi: chiarire, elaborare, prevenire. Sulla base dei dati emergenti dagli archivi diocesani verranno raccolte ulteriori informazioni con questionari e interviste ai testimoni dei fatti. I risultati verranno resi pubblici e costituiranno la base per il lavoro successivo di elaborazione e prevenzione.

    Si tratta di un approccio agli antipodi rispetto a quello della Chiesa italiana, che pretende di proteggere, e persino prevenire, a prescindere da un lavoro di verità e giustizia, e da una inchiesta indipendente, puntando molto su una formazione che, in assenza di dati realistici, risulta carente nelle premesse.

    Fonte sito diocesi di Bolzano


    Alessio Di Florio – Lettera anonima su Emanuela Orlandi

    È stata inviata a Radio Cusano Campus una missiva anonima su Emanuela Orlandi lo scorso 13 novembre, negli stessi giorni in cui è stata definitivamente approvata in Senato l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta. La lettera è indirizzata al conduttore dell’emittente Fabio Camillaci che diverse volte ha intervistato Pietro Orlandi e segue la battaglia della famiglia Orlandi per Emanuela.

    Radio Cusano Campus non ha reso noto il contenuto della lettera e si è rivolta direttamente all’anonimo che l’ha inviata: «Se l’autore della lettera sa dove si trova, si faccia avanti, parli, indichi dov’è che bisogna guardare chiaramente, senza giri di parole, senza rebus». Il nome di Emanuela Orlandi all’interno lettera non è esplicitamente menzionato ma all’interno della busta c’è un’altra busta più piccola indirizzata “Alla cortese attenzione di Pietro Orlandi”. «Ho i faldoni di lettere anonime. Sinceramente, dopo quarant’anni lettere simili che formulano enigmi… però bisogna sempre leggere e seguire ogni cosa» ha dichiarato Pietro Orlandi a Movmag.


    Pierelisa Rizzo – Le diocesi cattoliche dichiarano bancarotta. I sopravvissuti agli abusi dicono che è un “modo per metterli a tacere”.

    In Californi le diocesi dichiarano fallimento per non risarcire le vittime degli abusi. “ Oakland ha abbastanza soldi per costruire una cattedrale  da 200 milioni di dollari, fatta non molto tempo fa, ma non riesce a mettere insieme i soldi per ripagare le bambine vittime, che hanno violentato per decenni”. Lo denuncia una vittima che, dall’età di 14 anni, subì ripetuti abusi sessuali dal suo vice preside, un sacerdote ordinato. Per decenni l’uomo ha avuto in incubi e attacchi di panico, gli amici, che avevano subito abusi, hanno cominciato a drogarsi e alcuni sono diventati alcolizzati e molti si sono tolti la vita. “Sono moralmente ed eticamente in bancarotta – aggiunge uno delle vittime – ma non sono finanziariamente in bancarotta”.  Uno dopo l’altro, vari rami della chiesa cattolica in tutta la California hanno dichiarato bancarotta, citando l’incapacità di risarcire i danni derivanti da un gran numero di cause legali per abusi sessuali.  Le diocesi di Santa Rosa e Oakland hanno depositato la domanda in primavera. L’arcidiocesi di San Francisco ha seguito l’esempio in agosto , e la diocesi di San Diego ha condiviso il suo piano per fare lo stesso a novembre. Le cause legali arrivano in un momento in cui il cattolicesimo in California è in crescita,  alimentato in gran parte dall’immigrazione dall’America Latina e dall’Asia, mentre altre parti degli Stati Uniti, compresi gli ex centri cattolici nel nord-est, vedono il loro numero diminuire.  Le dichiarazioni di fallimento della Chiesa non sono senza precedenti.  E non è solo la Chiesa cattolica a compiere questi passi. Allo stesso modo, i Boy Scouts of America hanno cercato protezione tra migliaia di accuse di abusi sessuali nel 2020.

    L’ondata di cause legali in California è arrivata dopo che la legislazione del 2019 ha aperto una “finestra di riepilogo” di tre anni che consentirebbe ai sopravvissuti ad abusi sessuali infantili di intentare azioni legali basate su vecchie accuse che normalmente sarebbero escluse dai termini di prescrizione. Quando la finestra si è chiusa lo scorso dicembre, più di 2.000 persone in tutto lo Stato avevano intentato cause contro la Chiesa cattolica; Solo la diocesi di Oakland ha registrato 330 accusatori. Ma la chiesa sostiene che il fallimento è anche più giusto nei confronti delle vittime, soprattutto perché significa che ogni vittima viene trattata allo stesso modo e tutti i sopravvissuti ricevono un compenso uniforme. Ma tra i sopravvissuti agli abusi, il procedimento sembra una scappatoia. “È solo un altro modo per metterci a tacere”- dicono.

    Pierelisa Rizzo

     Fonte: theguardian.com

  • ITALIA – Anche il Garante per l’infanzia prende finalmente consapevolezza del vuoto legislativo del Certificato antipedofilia.

    ITALIA – Anche il Garante per l’infanzia prende finalmente consapevolezza del vuoto legislativo del Certificato antipedofilia.

    Galileo Galilei direbbe“… Eppur si muove”

    … Noi diciamo FINALMENTE!

    Il Garante per i diritti dell’infanzia italiano si è pronunciato per la prima volta sul grave vuoto legislativo che la Rete L’ABUSO contesta da anni, con Istanze al Governo italiano e allo stesso Garante, che fino ad oggi tuttavia non si era mai pronunciato.

    Oggi lo ha fatto, nella giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, alla luce però di una ennesima contestazione della Rete L’ABUSO agli organi sovranazionali, attualmente aperta presso il Parlamento europeo.

    Una serie di silenzi istituzionali italiani che dura almeno dal 2017, quando il Deputato Matteo Mantero, dopo le inascoltate diffide e denunce dei legali della Rete L’ABUSO agli organi Istituzionali italiani, depositò un’interrogazione Parlamentare, tutt’ora “in corso” ma nei fatti ignorata.

    Segui il primo formale reclamo dell’Associazione (per mancata risposta delle Istituzioni nazionali) sulle omissioni dello Stato italiano in materia. Nel 2018 fu esaminata la nostra Istanza dal Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU che rispose al paragrafo 21:

    ”Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;”

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Tuttavia l’Italia non rispose mai neppure alle Nazioni Unite, tanto meno si attivò almeno per una discussione lasciando ad oggi la cosa pendente.

    Da qui l’inevitabile scelta per l’Associazione di rivolgersi all’Unione Europea all’interno della quale l’Italia è il terzo mondo in materia di diritti.

    L’unico Stato membro anche in materia di Chiesa e pedofilia a non essersi reso conto in tredici anni non solo della situazione drammatica sul territorio, ma neppure della palese gravità del problema, malgrado tutti gli altri stati membri producessero attraverso commissioni indipendenti relazioni a dire poco allarmanti.

    Quanto dichiara oggi il Garante in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, se pur dipenderà nell’attuazione dalla concreta volontà e dall’impegno del Governo, è tuttavia importante per un paese tanto arretrato in materia di diritti dei minori e delle fasce deboli, quanto l’Italia.

    Se pur la strada italiana sia ancora molto lunga, per la prima volta un organo dello Stato italiano si pronuncia in materia sull’evidentissima lacuna del certificato anti pedofilia.

  • Garante Infanzia, certificato del casellario anche per volontari

    Garante Infanzia, certificato del casellario anche per volontari

    “Chi ha commesso reati sessuali non può svolgere attività a contatto con bambini e ragazzi: anche chi fa volontariato in oratori, palestre, campi da gioco, associazioni, luoghi di ritrovo, campi estivi deve presentare il certificato del casellario giudiziale, a prescindere dall’esistenza di un rapporto di lavoro”.

    Lo propone l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti per la Giornata mondiale dell’infanzia, chiedendo l’ampliamento dell’elenco dei reati che impediscono di svolgere attività con minori “come quelli di violenza sessuale di gruppo e di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/11/20/garante-infanzia-certificato-del-casellario-anche-per-volontari_74e335af-4d6a-4a3c-be29-589b05252819.html

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

  • Vittime di abusi sessuali su minori “indignate e tristi” per la risposta della Chiesa cattolica

    Vittime di abusi sessuali su minori “indignate e tristi” per la risposta della Chiesa cattolica

    Lettera Aperta si chiede se la Chiesa sia cambiata del tutto

    L’Associazione delle vittime di abusi (sessuali su minori) all’interno della Chiesa cattolica portoghese ha espresso “tristezza, dispiacere e indignazione” per il modo in cui i vescovi hanno affrontato lo scandalo.

    In una lettera, datata 2 novembre ma resa pubblica ieri, Coração Silenciado (Cuore silenzioso) ritiene che, “ nove mesi dopo la presentazione del rapporto della commissione creata (…) per studiare questo problema, (…) pochissime azioni o azioni concrete sono state adottate misure”.

    Utilizzando un recente testo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che esprime “profonda tristezza e incrollabile solidarietà, innanzitutto, con le vittime e i sopravvissuti di tanti crimini spregevoli commessi nella Chiesa”, Cuore Silenzioso attende i vescovi “chiedere umilmente e sinceramente scusa”.

    Deplorando che in Portogallo siano stati i media a riportare all’ordine del giorno il tema degli abusi sessuali sui minori, “da trattare con dignità, rispetto e impegno”, l’associazione delle vittime sottolinea che ogni abuso “comporta l’angoscia e il dolore di un terribile tradimento, non solo da parte del colpevole, ma da parte di una Chiesa che non può o addirittura non vuole tener conto della realtà delle sue azioni”.

    Nella lettera, l’associazione afferma che “la Chiesa portoghese viveva in un sistema che permetteva gli abusi e li nascondeva” e si chiede se “la realtà oggi sia diversa”.

    “Per mesi avete sostenuto il vostro discorso sul fatto che la maggior parte delle denunce sono anonime e che forse siete stati ‘ingiusti’ nel rimuovere i preti accusati .

    Ma avete pensato a tutti coloro che sono riusciti a farsi avanti e continuano a vedere i loro aggressori all’opera? Abusatori che continuano a lavorare con bambini e giovani? 

    Con questo modo di procedere, saranno pochi quelli che continueranno a denunciarlo”, si legge nella lettera.

    Accusando la Chiesa di usare la prescrizione nei casi penali , Cuore Silenzioso avverte: “La sofferenza non prescrive! Non fa altro che aumentare!”

    Nella lettera si chiede anche ai vescovi portoghesi quanti “hanno già incontrato, sullo stile di Papa Francesco, le vittime” delle diocesi e quanti hanno già contattato l’associazione, mentre viene accusata la Conferenza episcopale portoghese (CEP ) di non aver ancora formalizzato “nessun invito al dialogo, per scoprire cosa sentono le vittime, di cosa hanno bisogno, cosa si aspettano dalla Chiesa in Portogallo.

    “Siamo persone con volti, con storie, con famiglie anch’esse diventate vittime. Quanti di voi hanno incontrato le nostre famiglie e hanno chiesto loro perdono? chiede l’associazione ai vescovi.

    Per Cuore Silenzioso, l’ impegno della Chiesa per sradicare gli abusi “non può limitarsi alla creazione del Gruppo VITA (un gruppo esente, autonomo e indipendente che mira ad accogliere, ascoltare, accompagnare e prevenire situazioni di violenza sessuale contro bambini e adulti vulnerabili in contesto della Chiesa cattolica in Portogallo), ricevendo denunce, mediando e pagando consulenze e formazione”.

    “Anche se le scuse si moltiplicheranno, non sapremo mai quanto siano sincere o se siano solo strategie per insabbiare la questione ; mentre le riparazioni e le compensazioni economiche sono il riconoscimento pubblico di riconoscere ciascuna vittima come tale”.

    Queste compensazioni sarebbero “la materializzazione della verità che la Chiesa portoghese finora non ha riconosciuto ”, si legge nella lettera.

    La data della lettera ricordava il giorno in cui la Chiesa commemora i fedeli defunti. È stato utilizzato dall’associazione per ricordare “tutti i defunti vittime di abusi, soprattutto coloro che hanno posto fine alla loro vita a causa del peso degli abusi subiti” .

    All’inizio di novembre l’associazione ha annunciato che presenterà, entro la fine dell’anno, una richiesta di risarcimento allo Stato, attraverso una petizione al Parlamento.

    Cristina Amaral, una delle leader del Coração Silenciado, ha sottolineato a Lusa che “esiste un dovere di protezione da parte dello Stato” e che l’intenzione è quella di “sensibilizzare i politici” sulla situazione delle molteplici vittime del Portogallo.

    Allo stesso tempo, ci sono già almeno quattro richieste di risarcimento da parte della Chiesa cattolica portoghese , presentate attraverso il Gruppo VITA e le commissioni diocesane, ha ricordato.

    Secondo Lusa, anche Cristina Amaral è stata vittima di abusi sessuali in un istituto cattolico tra i 5 e i 9 anni.

    Intanto, la leader del Gruppo VITA, la psicologa Rute Agulhas, ha detto che la Chiesa cattolica “sta riflettendo su come rispondere a possibili risarcimenti” per le quattro vittime che hanno già avanzato le proprie richieste.

    L’anno scorso i vescovi erano fermamente convinti che non ci sarebbero state riparazioni finanziarie . Questa posizione è stata condannata in modo così schiacciante che i vescovi sono stati costretti a fare marcia indietro .

    Aggiunge Lusa, il Gruppo VITA è nato in seguito al lavoro della Commissione indipendente per lo studio sugli abusi sessuali sui bambini nella Chiesa cattolica, guidata dallo psichiatra infantile Pedro Strecht, che, nel corso di quasi un anno, ha convalidato 512 testimonianze di casi verificatosi tra il 1950 e il 2022, indicando, per estrapolazione, un numero minimo di 4.815 vittime in Portogallo negli ultimi 70 anni.

    Victims of child sex abuse “indignant, sad” over Catholic Church response

  • Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Spazzata in un nanosecondo direttamente dalla bocca di Papa Francesco qualunque oramai flebile speranza di giustizia rimasta in Italia per le vittime di abusi sessuali del clero cattolico.

    L’unico paese in Europa inerte in materia e al momento oggetto per inadempienza di una petizione al Parlamento Europeo. Un’altra all’ONU, sulle anche pregresse inadempienze.

    Da quanto riporta ANSA in un comunicato, Bergoglio farebbe i complimenti (malgrado quanto emerga dall’indagine giudiziaria in corso a Enna) al vescovo Rosario Gisana, coinvolto dalla Giustizia civile in più procedimenti oltre al caso Rugolo. (ma non indagato)

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”.

    Come conferma lo stesso sito della Santa sede.

    Tutto con una tempistica tanto perfetta quanto sospetta non solo nell’inaspettata posizione di Papa Francesco, contraria ai suoi stessi decennali proclami di tolleranza zero, ma perché il tutto accade alla vigilia della requisitoria di domani, presso il tribunale di Enna dove parleranno le parti.

    L’Associazione non può che disapprovare in nome della verità e della giustizia per le vittime, (solo) in Italia escluse dalla stessa CEI da qualunque attività in materia.

    Teniamo ad annotare in virtù della “Giustizia Vaticana” che venerdì scorso, la notizia proprio inerente al caso Rugolo/Gisana che oltre alla vittima, alla Rete L’ABUSO (parte civile nel processo) e tre giornalisti, salgono a cinque le querele per chi ha parlato del caso.

    Querele per le quali in tutti i casi la procura chiede l’archiviazione.

    Rete L'ABUSO

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/06/enna-antonio-messina-le-parole-di-papa-francesco-fanno-male/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 8 del 28 ottobre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 8 del 28 ottobre

    • Ludovica Eugenio – Circa 440mila persone, l’1,13% della popolazione maggiorenne spagnola, dichiara di aver subito abusi sessuali in ambito ecclesiastico

    Con circa 440mila persone che dichiara di aver subito abusi sessuali nel contesto della Chiesa, pari all’1,13% della popolazione maggiorenne spagnola, di cui circa la metà vittima di un prete o un religioso cattolico  il rapporto sugli abusi oggi pubblicato, che copre gli ultimi 50 anni, fa della Spagna il paese con la più alta proiezione ufficiale di persone colpite, con un 30% in più rispetto alla Francia, il cui Rapporto Sauvé contava 330.000 vittime nel 2021.

    La metà dei casi, circa 200 mila, riguarderebbe minori. Il rapporto si basa su un sondaggio condotto su 8.000 persone e commissionato dalla commissione d’inchiesta sul fenomeno avviata dal Parlamento e curata dall’istituzione del Difensore civico. Un’indagine durata 15 mesi, nata da una grande inchiesta giornalistica del quotidiano El Pais..

    Ángel Gabilondo, difensore civico, che ha coordinato i lavori di un anno e mezzo della commissione, ha precisato in conferenza stampa che la maggior parte degli abusi si è verificata tra il 1970 e il 1990. Inoltre, la commissione di esperti ha intervistato 487 vittime di abusi sessuali, dei quali circa un terzo ha evidenziato problemi emotivi legati allo stress post-traumatico.

    Per il difensore civico, che il 27 ottobre ha consegnato ufficialmente il rapporto di oltre 700 pagine al parlamento spagnolo, che lo aveva commissionato nel marzo 2022, il testo è una “risposta” alla “sofferenza e alla solitudine” delle persone colpite.

    Nella Chiesa cattolica spagnola “purtroppo da molti anni prevale una certa volontà di negare gli abusi o di nascondere o proteggere gli autori di abusi”, ha denunciato Gabilondo.

    Tra le raccomandazioni del rapporto spicca “la creazione di un fondo statale per risarcire” le vittime. La Chiesa cattolica, che per anni ha rifiutato categoricamente qualsiasi indagine esaustiva, ha rifiutato di partecipare alla commissione, anche se alla fine ha fornito i documenti.

    La Conferenza episcopale, che non ha commentato la notizia, ha convocato per lunedì un’assemblea straordinaria per prendere posizione.


    • Federica Tourn – Rupnik accolto nella diocesi di Capodistria

    Marko Rupnik, il celebre sacerdote e artista accusato di aver abusato di diverse donne ed espulso dalla Compagnia di Gesù lo scorso 14 luglio, è stato incardinato nella diocesi di Capodistria dal vescovo Jurij Bizjak alla fine di agosto. La voce in Slovenia girava da tempo, ma fino a ieri non si aveva alcuna conferma ufficiale. Secondo quanto ha dichiarato il vicario generale Slavko Rebec, «il vescovo di Capodistria ha accettato sulla base del decreto di dimissione di Rupnik dall’ordine dei gesuiti e sulla base della richiesta di ammissione di Rupnik alla diocesi di Capodistria». L’incardinazione del sacerdote è avvenuta «sulla base del fatto che non era stata emessa alcuna sentenza giudiziaria nei confronti di Rupnik – prosegue monsignor Rebec – chiunque risulti accusato di un reato penale ha il diritto di essere presunto innocente fino a quando

    è giudicato colpevole in base alla legge, in un procedimento pubblico in cui gli viene data la possibilità di difendersi. Fino a quando Rupnik non sarà condannato, gode di tutti i diritti e le libertà fondamentali dei sacerdoti diocesani»

    Rupnik aveva semplicemente bisogno di un vescovo che lo accogliesse formalmente per poter continuare a esercitare il ministero come sacerdote diocesano. Infatti non si trova attualmente a Capodistria e né ci lavorerà, ma è «ufficiosamente» a Roma, come ha dichiarato candidamente don Božo Rustja, portavoce della diocesi di Capodistria, ripreso da Družina. È da notare che il vescovo di Capodistria ha dato le dimissioni più di un anno fa per ragioni di età (ha compiuto 75 anni nel febbraio 2022) ed è in attesa che papa Francesco nomini un successore. Secondo quanto si dice nella chiesa slovena, la sedia da vescovo a Capodistria era già pronta per Ivan Bresciani quando è scoppiato lo scandalo Rupnik e tutto è stato congelato. Bresciani, già vicedirettore del Centro Aletti e per sei anni provinciale dei gesuiti in Slovenia, è fra i fedelissimi di Rupnik ed è uscito dalla Compagnia di Gesù poco dopo l’espulsione del confratello. Sempre secondo quanto riferisce Družina, anche altri tre ex gesuiti sloveni del Centro di via Paolina sarebbero stati accolti dal vescovo Maksimilijan Matjaž nella diocesi di Celje, a una settantina di chilometri dalla capitale, ma manca ancora la conferma ufficiale.

    Fonte: Domani


    • Francesco Zanardi – Molestie sessuali sui pazienti psichiatrici, tre anni a don Federico De Bianchi

    Il Tribunale di Treviso ha condannato un sacerdote della Diocesi di Vittorio Veneto, don Federico De Bianchi, imputato di presunte molestie sessuali nei confronti di quattro persone ricoverate, tra il 2009 e 2010, nel reparto di psichiatria dell’ospedale dove prestava servizio come cappellano. Lo riferisce una nota della stessa Diocesi. Il giudice ha assolto don De Bianchi per uno dei quattro casi, e lo ha prosciolto per altri due; per il quarto caso ha riconosciuto la parziale validità dell’accusa, con la conseguente condanna a tre anni dell’imputato.

    L’accusa aveva chiesto una pena di otto anni di reclusione. De Bianchi «continua a confidare nella giustizia – precisa la nota – ed esprime la disponibilità a proseguire l’iter giudiziario ‘con la serenità che viene dalla mia coscienzà, afferma».

    Il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, esprime «dispiacere per l’esito del primo grado di questo lungo processo, durato già quasi sette anni, che vede come imputato don De Bianchi. Fin dall’inizio del procedimento don Federico ha sostenuto la propria innocenza, rinunciando a qualsiasi forma di patteggiamento, sicuro che la sua innocenza sarebbe stata documentata dal dibattimento».

    «In base agli elementi di cui sono a conoscenza rimango convinto che don Federico sia estraneo alle azioni di cui è accusato. Proprio per questo – conclude – incoraggio il ricorso in appello, convinto che sarà dimostrata la sua estraneità a quei fatti che, ancora, gli sono imputati».


    • Alessio Di Florio – Elisa Claps, in occasione della manifestazione per l’anniversario accusato di abusi sessuali l’ex parroco

    Sono passati esattamente trent’anni dalla scomparsa di Elisa Claps. Una prima verità arrivò solo dopo diciassette anni quando il corpo della ragazza fu ritrovato all’interno della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Ci sono alcuni punti fermi sulla vicenda ma trent’anni dopo tanti sono ancora gli interrogativi, i dubbi, le verità parziali o mancate.

    La Chiesa della Santissima Trinità è stata riaperta al pubblico e tornerà alla sua normale quotidianità religiosa nonostante le proteste della famiglia Claps. In occasione del trentennale della scomparsa di Elisa Claps (e del suo assassinio perché le indagini e i processi hanno accertato che fu uccisa il giorno stesso della scomparsa) si è tenuta una manifestazione di fronte la Chiesa. «Io in quella chiesa – ha dichiarato uno dei presenti, Dino Quarantino – sono stato abusato» aggiungendo, riporta il Quotidiano del Sud, dopo che alcuni presenti gli hanno urlato di fare nomi, di essere «indignato da quella targa apposta all’interno che ricorda don Mimì Sabia», il parroco della Santissima Trinità oggi deceduto.

    Fonte: Quotidiano del Sud


    • Francesco Zanardi – CIVITAVECCHIA: Don Ivan Leto salvato dalla prescrizione

    Si è svolto mercoledì a Civitavecchia il processo nei confronti di don Ivan Leto, all’epoca dei fatti parroco della parrocchia di san Giordano Martire, rinviato a giudizio per diffamazione ai danni del Presidente della Rete L’ABUSO.

    Il sacerdote aveva ospitato nel 2015 un prete, don Francesco Rutigliano, condannato dal santo uffizio per abusi sessuali a danno di minori, omettendo la cosa ai fedeli e lasciandolo a contato con minori. Fedeli che tuttavia si accorsero dei precedenti del sacerdote attraverso il sito della Rete L’ABUSO che ne documentava il caso.

    Ad aggravare il tutto il fatto che la stessa vittima di don Francesco Rutiliano fuggita dalla Locride dopo gli abusi, si fosse rifatta una vita proprio a Civitavecchia, dove il prete che l’abusò, dopo la sospensione di cinque anni fu reintegrato.

    Se pur don Leto dichiarò alla Rete L’ABUSO di non essere a conoscenza dei precedenti del collega, che fu costretto a lasciare la parrocchia, pubblicò falsità diffamanti a suo sostegno contro l’associazione e attraverso il sito della stessa diocesi dove affermava in totale malafede che Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, per quei fatti fosse stato raggiunto da un avviso di garanzia già notificato e un procedimento da parte del Garante, oltre il fatto che a suo dire, Zanardi non fosse nuovo ad azioni diffamatorie contro il clero. Notizia totalmente falsa.

    Tuttavia i provvidenziali ritardi della giustizia italiana, se pur avesse ravvisato la diffamazione aggravata già su base documentale, hanno permesso che il reato si prescrivesse, sia per quanto riguarda il prete, sia per la Diocesi, di fatto responsabile della diffamazione a mezzo stampa.

    Questa mattina il colpo di scena in aula, dove il difensore della Rete, l’avvocato Mario Caligiuri, non ha potuto che riscontrare purtroppo l’estinzione del reato a causa dell’intervento dei termini prescrittivi.


    • Federico Tulli – Diciassette secoli di pedofilia nella Chiesa cattolica

    È l’anno 305 quando il Concilio di Elvira stabilisce come punizione per gli «stupratores puerorum» il rifiuto della comunione. Poi, per un migliaio di anni poco o nulla viene tramandato. Certamente non perché miracolosamente gli abusi siano cessati.

    Ecco cosa annota lo storiografo Claudio Rendina nel suo libro I peccati del Vaticano (Newton Compton, 2009):

    «Stranamente l’alto e basso Medioevo non ci rivelano casi di pedofilia nei quali siano coinvolti ecclesiastici, ma questo dipende anche dall’ignominioso concetto che i bambini di quel tempo sono ritenuti posseduti dal demonio, tanto da essere torturati e bruciati vivi affinché possano espiare le loro colpe. Questi bambini non sono altro che i capri espiatori su cui sfogare libidini, risentimenti politico-religiosi, superstizioni e paure di un’intera comunità, e quindi eventuali casi di pedofilia rientrano nell’applicazione di certe condanne».

    Tutta la storia della Chiesa è dunque attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici.

    Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette. Come Sergio III il quale, salito al trono pontificio nel 904 a quarantacinque anni, ebbe per amante la quindicenne Marozia. E come Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. E poi ancora Giulio II, nel 1511, con il piccolo Gonzaga di dieci anni. E Giulio III con Innocenzo del Monte, anche lui dodicenne, che lo stesso Papa nominerà cardinale a diciott’anni.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con ugual ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello*:

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?


     

  • Rapporto, 440mila i casi di abusi nella Chiesa spagnola

    Rapporto, 440mila i casi di abusi nella Chiesa spagnola

    Circa 440mila persone, l’1,13% della popolazione maggiorenne spagnola, dichiara di aver subito abusi sessuali in ambito ecclesiastico e lo 0,6% di essere stato vittima di un prete o un religioso cattolico negli ultimi 50 anni.

    La metà dei casi, circa 200 mila, riguarderebbe minori.

    E’ quanto rivela il sondaggio commissionato dalla commissione d’inchiesta sul fenomeno, avviata dal Parlamento e curata dall’istituzione del Difensore civico.

    Un’indagine durata 15 mesi nata da una grande inchiesta giornalistica del quotidiano El Pais.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/10/27/rapporto-440mila-i-casi-di-abusi-nella-chiesa-spagnola_d5d3b2f7-41e0-442c-b221-67a4332ee862.html