Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: patteggiato

  • Ex prete Giraudo accusato di minacce da una delle vittime.

    Ex prete Giraudo accusato di minacce da una delle vittime.

    Minacce aggravate. È la contestazione che il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro ha mosso a Nello Giraudo, l’ex prete accusato e condannato (patteggiato) ad un anno di reclusione per violenza sessuale su un minore.

    Secondo l’accusa, Giraudo avrebbe rivolto frasi pesanti ad almeno due vittime delle sue morbose attenzioni a distanza di due anni dalla conclusione dell’inchiesta. «Te la farò pagare» avrebbe detto a S. M. incontrandolo per strada.

    «Dopo il bene che ho fatto a te e agli altri ragazzi, tu mi hai denunciato» avrebbe insistito l’ex prete con quel giovane – ora sposato e padre di famiglia – incontrato casualmente in strada a Finale Ligure.

    Ma non sarebbe l’unico caso del genere. Una volta smesso l’abito talare e chiusi i suoi conti con la giustizia, Nello Giraudo si sarebbe tolto qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di quei ragazzi che, in seguito al suo comportamento, hanno subito conseguenze psicologiche pesantissime.

    Anche in questo caso, però, S. M. (Attraverso la Rete L’ABUSO) ha avuto la forza di sporgere denuncia ed avviare un’altra inchiesta.

    Gli uomini della polizia giudiziaria hanno iniziato le indagini e nelle scorse settimane il pm Ferro ha posto fine all’indagine inviando l’avviso di conclusione indagini al legale (Marco Russo) e all’indagato. Resta in piedi, e coperto dal massimo riserbo, l’altro filone d’indagine su presunti abusi su altri minori del campo scout di Finale nel quale si consumò (2005) il primo abuso che Giraudo ha patteggiato.

    «No comment» ribatte il pm, ma sono già molti i testi ascoltati dagli uomini della squadra mobile.

    Giovanni Ciolina LA STAMPA Savona del 30/5/15

  • Si finge una ragazza su Facebook per adescare i minori dell’oratorio

    Si finge una ragazza su Facebook per adescare i minori dell’oratorio

    Un ventiduenne brianzolo faceva il volontario in oratorio e l’allenatore di basket. La mamma di un ragazzino ha scoperto tutto sbirciando sul tablet del figlio
    MONZA – Adescava minorenni su Facebook fingendosi una ragazza, quegli stessi minorenni che conosceva e frequentava come volontario all’oratorio e come allenatore di basket maschile. Un ventiduenne brianzolo ha patteggiato una pena di un anno e mezzo con la condizionale, e il divieto di frequentare luoghi destinati ai minori, per adescamento e possesso di materiale pedopornografico.“

    La vicenda risale al 2012 e ha coinvolto una mezza dozzina di ragazzini, ora tra i 16 e i 17 anni, di cui uno si è costituito parte civile attraverso i suoi genitori, ottenendo poi un risarcimento di poche migliaia di euro, secondo quanto riporta Il Giorno. A scoprire tutto era stata la mamma del ragazzino. Sbirciando nel tablet del figlio aveva scoperto che questi aveva stretto amicizia su Facebook con una ragazza che gli mandava foto e video porno e lo invitava a fare altrettanto. Dalle indagini era poi risultato che dietro il profilo Facebook si nascondeva proprio il ventiduenne. (MonzaToday)“

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  • La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    Di pochi giorni fa la classifica sulla libertà di stampa in Italia, secondo Il Fatto Quotidiano siamo al 73° posto alla pari di Moldavia e Nicaragua.

    La Rete L’ABUSO si occupa sul territorio nazionale di pedofilia clericale ed è proprio su questo che vorremmo fare una valutazione per capire davvero se quanto viene detto dalla stampa è vero e se si fino a che punto.

    DICONO I GIORNALI

    Secondo i giornali Papa Francesco è stato rivoluzionario nella lotta alla pedofilia, tra i casi più clamorosi quello di Jozef Wesolowski, il nunzio apostolico polacco che papa Francesco ha fatto “arrestare” in Vaticano e ridotto allo stato laicale, o il caso di don Mauro Inzoli “don mercedes”anche lui condannato dal Vaticano e “esiliato” ad una vita di ritiro e di preghiera, poi ci sono i casi come quello del parroco di Napoli don Silverio Mura per il quale papa Francesco ha chiesto un supplemento di indagine, il caso di don Marino Genova, il parroco di Portocannone (CB) momentaneamente sospeso a divinis.

    Stando quindi a ciò che i giornali ci raccontano, sembrerebbe che non solo i provvedimenti del pontefice siano efficaci, ma anche che la commissione antipedofilia creata da lui sia davvero efficiente. Ma noi abbiamo voluto fare gli avvocati del diavolo e così siamo andati a vedere un po’ più a fondo sia la materia del codice canonico, sia lo stato effettivo di questi casi.

    IL CODICE CANONICO

    Per quello che riguarda i provvedimenti canonici in effetti troviamo si una vasta applicazione ma non possiamo non notare anche una infinità di limiti.

    Va detto intanto che la massima pena che un provvedimento canonico può infliggere ad un prete pedofilo è la riduzione allo stato laicale, ovvero non essere più un prete. Notiamo anche una serie infinita di carenze nel codice canonico, rispetto alla legge civile. Per esempio, la mancanza di un risarcimento per la vittima, l’assenza dell’obbligo di denuncia all’autorità civile del pedofilo, nessun arresto o provvedimento che obblighi il pedofilo ad una terapia di recupero, al massimo l’obbligo di seguire una “terapia” basata su  esercizi spirituali, cosa che di fronte ad una grave devianza come la pedofilia, lascia davvero il tempo che trova.

    I FATTI NEL CONCRETO

    Proviamo quindi a vedere nei fatti cosa è accaduto nei casi che abbiamo citato prima.

    Monsignor Jozef Wesolowski, arrestato in Vaticano il 23 settembre 2014 per ordine di papa Francesco, il 28 novembre era già libero di girare indisturbato. Il suo arresto, di fatto è stato una fortuna per Wesolowski perché non solo lo ha sottratto alla giustizia dei paesi dove aveva commesso i crimini e “costretto” ad un lussuosissimo soggiorno nelle stanze Vaticane, ma gli ha anche garantito l’immunità, infatti, alla richiesta di estradizione da parte dei paesi dove Wesolowski aveva commesso i crimini, il Vaticano risponde con un secco no. Nella sostanza quindi, il nunzio Wesolowski per ora ha subito solamente la riduzione allo stato laicale, alla quale però ha chiesto di fare ricorso e tuttavia non credo importi molto se Wesolowski è prete o no, le accuse contro l’alto prelato non erano di dire male la messa, ma di violenza sessuale sui minori, quindi per quello che ci riguarda può tranquillamente continuare a dire messa.

    Don Mauro Inzoli, accusato di vari reati tra cui la violenza sessuale su minori (canone 1720), ridotto allo stato laicale dal Vaticano, condannato ad una vita di ritiro e preghiera. Ma anche per don Inzoli, il ritiro e la preghiera durano poco più di un batter d’occhio infatti, il 20 gennaio 2015 viene sorpreso al convegno sulla famiglia e sarà proprio in quella occasione che smentirà quanto dichiarato dalla chiesa, “sono libero di andare dove voglio”. Ma il caso di don Mauro Inzoli smentirà poco tempo dopo anche le dichiarazioni del Vaticano il quale aveva assicurato piena collaborazione con la giustizia civile. E’ infatti a seguito di due esposti fatti alla procura di Crema, uno dalla Rete L’ABUSO e  l’altro dall’Onorevole Franco Bordo, che il procuratore, Roberto di Martino, il 18 ottobre 2014 chiede attraverso una rogatoria al Vaticano l’acquisizione della documentazione che ha portato alla condanna canonica il potente prelato. Come da consolidata consuetudine però, al di la delle rassicuranti dichiarazioni del Vaticano, il 3 marzo 2015 il Vaticano nega i documenti alla procura di Crema garantendo così l’impunità a don Mauro Inzoli che resta tutt’ora libero.

    Don Silverio Mura, il cui caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dalla Rete L’ABUSO nel luglio 2013 e recentemente anche dalla trasmissione Chi l’ha visto, è l’unico caso in Italia, almeno al momento, nel quale il Vaticano risponde alla vittima, un uomo di Napoli ormai 40enne. L’uomo che chiamiamo con un nome di fantasia Diego, si era prima rivolto alla diocesi, la quale aveva nascosto altrove il prete. Diego aveva successivamente sporto denuncia all’autorità civile, la quale però non era intervenuta in quanto il reato era prescritto. Diego allora, si rivolge alla Rete L’ABUSO la quale, grazie anche all’aiuto sul posto dell’avvocato Sergio Cavaliere, che collabora con la Onlus, nel giro di qualche giorno riescono a rintracciare il sacerdote. Era stato spostato dalla diocesi pochi chilometri distante da dove aveva abusato di Diego, la cosa paradossale è che continuava a lavorare con i bambini nelle scuole, insegnava religione, proprio come quando aveva adescato Diego. Poche settimane dopo però, don Silverio Mura viene nuovamente spostato e sparisce definitivamente. Diego allora scrive a papa Francesco, il quale risponde.  Oggi sappiamo che è in corso un’indagine canonica nei confronti di don Silverio Mura, un processo che se ci sarà è bene ricordare potrà avere come massima pena la riduzione allo stato laicale del sacerdote. Nei fatti don Silverio Mura se sarà ridotto allo stato laicale, resterà comunque libero, la vittima che negli anni ha dovuto sostenere costose sedute terapeutiche per superare i traumi successivi agli abusi subiti, non sarà in alcun modo risarcita dalla chiesa per il danno subito da quel prete che la stessa diocesi, malgrado le segnalazioni, ha sempre reiteratamente nascosto.

    Don Marino Genova, è un caso di cui ci stiamo occupando, anche questo seguito sotto l’aspetto legale dall’avvocato Sergio Cavaliere. La storia si svolge sempre al sud, questa volta a Portocannone, un piccolo paesino della diocesi di Termoli. La vittima, Giada Vitale, abusata dai 13 ai 16 anni, anche lei si è rivolta al papa, è riuscita a consegnare proprio nelle sue mani una lettera. Ma a lei papa Francesco non ha mai risposto. Nel caso di Giada probabilmente ci sarà un risarcimento grazie al fatto che Giada oggi ha 19 anni, quindi non è prescritta e del suo caso quindi se ne occuperà la magistratura. La chiesa per il momento si è limitata a sospendere a divinis il sacerdote, che quindi per il momento è solo sospeso dal servizio, ma resta prete e senza alcuna restrizione, può muoversi tranquillamente. Si attende a breve la pronuncia della magistratura sul caso di don Marino Genova che sta seguendo per Rete L’ABUSO l’avvocato Sergio Cavaliere.

    Alcuni altri casi nei quali al di là della condanna, cioè al fatto che la magistratura abbia accertato i reati, non sono stati presi provvedimenti dalla chiesa ai tempi della così detta “linea dura di Papa Francesco”, ne citiamo solo alcuni, i più noti.

    Don Pietro Tosi, a denunciare il fatto, suo figlio Erik concepito durante lo stupro del prete nei confronti di una ragazzina di 13 anni, la mamma di Erik. Pietro Tosi non ha mai voluto riconoscere quel figlio malgrado l’esame del DNA non lasciasse dubbi sulla paternità. La famiglia di Erik aveva chiesto a Papa Francesco che quel prete (reo confesso) fosse ridotto allo stato laicale. Grazie alla segnalazione della Rete L’ABUSO si interessarono al caso anche Le Iene ma non bastò. Tosi morirà da prete nel 2014 lasciando l’amaro in bocca alla famiglia di Erik Zattoni.

    Don Renato Giaccardi, ex parroco di Mondovì, che ha patteggiato l’accusa per prostituzione minorile, trasferito a Loano (SV), diocesi di Albenga. Il caso emerge nel giugno del 2014 e si scopre che il prete è lì già da circa 3 anni. Malgrado le lamentele dei cittadini la diocesi minimizza e difende il prete. Nessun provvedimento da parte del Vaticano.

    Don Riccardo Seppia, da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania. È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi, nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    Monsignor Dante Lafranconi, salvato nel 2012 dalla prescrizione. Il giudice Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona lo definì «Assolutamente omissivo», si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istituzione a scapito della tutela delle vittime. Malgrado il clamore della vicenda rimasta per mesi agli onori della cronaca, il Vaticano non ha mai preso alcun provvedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi, malgrado le decine di vittime abbiano più volte scritto, anche a papa Francesco, chiedendo giustizia. Il sacerdote in questione è don Nello Giraudo nei confronti del quale la chiesa non prenderà mai provvedimenti, sarà il sacerdote a seguito dello scandalo a chiedere nel 2009 la dispensa allo stato clericale. Patteggerà nel 2012 l’accusa di violenza su una sola di quelle vittime, per le altre, a causa delle negligenze del vescovo Dante Lafranconi, era intervenuta la prescrizione.

    La lista dei casi è ancora lunga, poco rassicurante l’atteggiamento della chiesa che nella maggioranza dei casi si è limitata a sospendere il sacerdote per poi trasferirlo poco dopo in una nuova parrocchia, lontano da dove erano stati commessi i crimini. La Rete L’ABUSO ha stilato un elenco di preti condannati in Italia in via definitiva dal 2000 a oggi. Quasi 150 solo in Italia in soli 15 anni, sembrano tanti ma in realtà sono solo una minima parte perché restano esclusi da quella lista tutti coloro nei confronti dei quali, causa l’intervento della prescrizione, l’autorità giudiziaria non ha mai indagato, tutti quelli ancora sottoposti ad indagine o in fase di giudizio e quelli trasferiti altrove e di cui si sono fatte perdere le tracce.

    In nessuno dei casi emersi, non solo nel nostro paese, la chiesa non ha denunciato spontaneamente un solo caso all’autorità giudiziaria. Nessuna vittima, anche ai tempi di Papa Francesco è mai stata risarcita volontariamente dalla chiesa, tranne in quei casi dove il risarcimento è stato imposto dal tribunale.

    Alla luce di quella che è la realtà è difficile dire che oggi, i provvedimenti di papa Francesco siano efficaci, si può dire solo che la chiesa ha cambiato le modalità per tutelare la propria istituzione ma non le vittime le quali vengono ancora viste dalla stessa chiesa come un problema da risolvere e non come persone da aiutare a seguito del danno subito. Difficilmente vedremo un successo nei provvedimenti di papa Francesco perché malgrado le buone intenzioni, in Italia i primi a non denunciare, neppure alla chiesa sono i vescovi, i quali continuano ad omettere le denunce.

    L’unica via per risolvere seriamente il problema sarebbe che il papa obbligasse i vescovi a denunciare questi reati direttamente all’autorità giudiziaria, ma forse questa è una via troppo semplice ed efficace, forse la chiesa non è molto motivata nel voler risolvere il problema. La stessa linea dura annunciata da papa Francesco e tanto esaltata dalla stampa, basta rifletterci è totalmente insufficiente, per non dire una farsa. Il solo fatto che la massima condanna prevista dal codice canonico sia la sola riduzione dallo stato clericale del pedofilo e non la reclusione come prevede la legge civile, è indicativo della debolezza dei provvedimenti presi dalla chiesa. A tutto ciò si aggiunge il fatto che non è minimamente previsto un risarcimento per la vittima, la quale nella maggior parte dei casi non potrà mai accedere ad una terapia, spesso molto costosa, che gli permetta di superare questo trauma indelebile.

    Io ci andrei davvero molto cauto prima di esaltare i grandi cambiamenti della chiesa in materia di pedofilia, a quanto pare dovuti solo al fatto che una certa stampa sta adottando una linea poco etica e parecchio disinformante.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • NEL 2012 VENNE CONDANNATO A UN ANNO LA LISTA DEI CASI PRESCRITTI TRA GLI SCOUT

    NEL 2012 VENNE CONDANNATO A UN ANNO LA LISTA DEI CASI PRESCRITTI TRA GLI SCOUT

    SAVONA. Aveva patteggiato un anno di carcere per pedofilia. Ilpatteggiamento gli aveva evitato il processo e l’eventuale risarcimento alle vittime.
    Si era tolto la tonaca, aveva lasciato la Chiesa e sembrava uscito di scena andando ad abitare in una località isolata tra Orco Feglino e Carbuta.
    Faceva il cuoco in un ristorante della zona. Lontano dal mondo scout, dal carcere e dal cattolicesimo impegnato nel sociale e nel volontariato tramite cui era entrato in contatto con giovani e ragazzini.

    Mai guai per Nello Giraudo non sembrano essere finiti. Le denunce su di lui sono continuate ad arrivare in Procura da parte di presunte vittime (prescritte). Gli investigatori della Procura e i poliziotti della squadra mobile non hanno mai abbassato l’attenzione su tutte le testimonianze e le denunce che venivano presentate nei loro uffici. L’ex sacerdote scout è poi ritornato negli ultimi tempi a vivere a Savona.

    In città sino a qualche tempo fa era facile notarlo in centro sotto i portici di via Mistrangelo dove la
    Diocesi savonese gestisce alcuni uffici e alloggi di emergenza. Don Nello Giraudo non risulta più essere prete dal 2009. È stato accusato di aver commesso molteplici episodi di violenza sessuale ai danni di minori tra gli anni Ottanta e Novanta. Il patteggiamento (pena concordata con il pm) è arrivato per un solo episodio nei confronti di un diciassettenne.

    Infatti gli altri casi su cui ha lavorato e indagato il pm Giovanni Battista Ferro sono risultati prescritti. Era stato Francesco Zanardi, vittima tra gli altri di don Nello Giraudo, a dare il primo scrollone al mondo cattolico con una denuncia proprio sui presunti abusi subiti da don Nello. L’indagine sull’ex guida spirituale scout scattò agli inizi del 2010 e si concluse con il patteggiamento ad un anno da parte di don Giraudo per l’unico caso di abusi sessuali messo in atto nel corso di un campo scout del 2005 nel finalese. Nel corso dei due interrogatori davanti al pm Ferro, Giraudo assistito dall’avvocato Marco Russo confidò anche di avere più volte rivelato ai superiori le sue devianze sessuali. Il ciclone pedofilia-chiesa esplose grazie alle denunce di Francesco Zanardi, un quarantenne ex dipendente della Curia come tecnico informatico.

    L’ex sacerdote tra gli anni Ottanta e Novanta insegnava anche nelle scuole savonesi e quindi era a strettissimo contatto con centinaia di giovani.

    A.P. IL SECOLO XIX

  • Prete pedofilo minaccia le vittime

    Prete pedofilo minaccia le vittime

    SAVONA. Due anni fa aveva patteggiato un anno di carcere per aver abusato di un quindicenne in un campo scout a Finale. Era il 2005 e il reato non è caduto in prescrizione come altri,ma don Nello Giraudo a distanza di due anni dalla condanna è tornato a far parlare di sè.

    La procura ha infatti aperto un’inchiesta per minacce del prete nei confronti di alcune delle sue vittime: almeno due.

    Non contento di quanto fatto in passato,l’uomo non avrebbe esitato a minacciare alcune sue vittime Incontrate casualmente per strada con un pesantissimo «te la farò pagare». «Dopo il bene che ho fatto a te e agli altri ragazzi, tu mi hai denunciato», avrebbe detto in sostanza alle sue vittime creando non pochi problemi a quelle persone che già in passato avevano dovuto subire violenze ed umiliazioni.

    Non è un caso che degli episodi si stia interessando la procura. Il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro ha infatti aperto un’inchiesta AD hoc sul nuovo filone d’inchiesta riguardante le minacce.

    Un lavoro affidato agli uomini della squadra mobile che si stanno occupando di due episodi distinti. Il primo sarebbe successo la scorsa estate nell’entroterra finalese, mentre l’ultimo esposto risale alle settimane scorse. Un finalese ha denunciato di essere stato avvicinato e minacciato da don Nello mentre percorreva una strada cittadina.

    Il prete era in motorino, secondo quando descritto dalla vittima, e alla sua vista avrebbe fatto un’inversione di marcia fino a raggiungerlo.

    «No comment» sono le uniche parole del pm Ferro sull’argomento, anche se il magistrato non ha potuto negare l’esistenza dell’inchiesta e soprattutto un altro filone che riguarda nuovi presunti episodi di pedofilia commessi da don Nello Giraudo.

    Sul caso Giraudo nello scorso autunno era stato sentito anche il vescovo Vittorio Lupi che aveva dichiarato ai magistrati di aver messo allo stato laicale l’ex parroco gestore di una casa famiglia a Noli.

    Nell’ambito di questa seconda inchiesta erano stati sentiti come persone informate dei fatti tutto il personale impegnato nella struttura affidata al prete nonostante le voci delle sue deviazioni fossero diventate pubbliche. E soprattutto conosciute nell’ambito della curia.

    Non è un caso che il vescovo Dante Lafranconi ( trail1999 e il 2001) sia stato indagato dalla procura savonese e la sua posizione sia stata archiviata dal gup Fiorenza Giorgi per prescrizione.

    Ma nelle sue motivazioni il giudice aveva usato parole pesantissime nei confronti del prelato e del suo mancato intervento per evitare il ripetersi dei gravissimi fatti.

    L’attenzione della magistratura si era concentrata anche sull’attuale cardinale Calcagno,“salvato”dalle lettere inviate a papa Ratzinger nelle quali evidenziava il problema di don Giraudo nella diocesi di Savona.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • “Te la farò pagare”: Don Nello Giraudo minaccia una sua vittima

    “Te la farò pagare”: Don Nello Giraudo minaccia una sua vittima

    Paradossale ed inverosimile quello che pochi giorni fa è accaduto a Finale ligure. Don Nello Giraudo che nel 2012 ha patteggiato l’accusa di violenza sessuale a danno di minori, molti dei quali erano stati sotto la sua tutela, ha letteralmente sbroccato arrivando addirittura a minacciare le vittime.

    A provocare le ire dell’ex sacerdote una lettera di messa in mora inviata pochi giorni prima dalla Rete L’ABUSO, che in questo momento le sta accompagnando nelle pratiche e nelle perizie medico legali che serviranno per il processo di risarcimento danni avviato non solo nei confronti di Nello Giraudo, ma anche nei confronti della Diocesi di Savona, dell’ex vescovo Dante Lafranconi e alcune altre attività legate alla Diocesi savonese.

    L’aggressione verbale del Giraudo è accaduta il 12 gennaio del 2015 quando S. M. una delle vittime difese dalla Rete L’ABUSO, usciva da una farmacia di via Brunenghi a Finale Ligure.

    L’uomo racconta “Io stavo tornando a piedi dalla Farmacia di Finalborgo dove avevo acquistato dei farmaci per mio figlio minore e stavo camminando con le stampelle (purtroppo ho avuto un incidente stradale il 27/12/2014) in direzione del mio negozio.

    Il sig. Giraudo ha effettuato inversione di marcia, benchè la strada sia a senso unico, ed ha iniziato ad inseguirmi. Mentre attraversavo sulle strisce pedonali per cercare di evitarlo, mi ha fermato ed ha esclamato in tono minaccioso: ”Dopo tutto il bene che ho fatto a te ed hai ragazzi e con tutto il bene che ti ho voluto… mi hai fatto questo!?! Te la farò pagare!!!”.

    Era esplicito che si riferisse alla Denuncia che ho presentato al Magistrato Giovanni Battista Ferro in merito agli abusi da me subiti, le cui indagini sono in corso. Imbestialito e fuori di sé ha rincarato la dose ripetendomi:” Vedrai…te la farò pagare molto presto!”.

    Il tutto è avvenuto in assenza di testimoni.

    A quel punto, vedendo arrivare delle persone se ne è andato ed io, per timore che potesse tornare, ho cercato di affrettare il passo verso il mio negozio senza voltarmi. Lì ho raccontato l’episodio a mia moglie M. e poi ho telefonato al Sig. Zanardi Francesco, Presidente dell’Associazione “Rete L’Abuso”, per avvertirlo del fatto.

    Mi sono poi recato presso la Caserma dei Carabinieri di Finale Ligure con l’intenzione di sporgere denuncia ma, essendo visibilmente agitato, il Maresciallo Martino, dopo avermi ascoltato, mi ha suggerito di tornare a casa, parlarne con mia moglie e, se davvero intenzionato a procedere, tornare il mercoledì pomeriggio durante il suo turno per effettuare la querela.

    Il mio timore è che possa ripresentarsi e magari “colpire” non solo con minacce me, la mia famiglia o il mio negozio (so per certo che è a conoscenza dell’indirizzo di quest’ultimo)”.

    Immediata la reazione dell’uomo il quale si è consultato con i suoi referenti alla Rete L’ABUSO, la quale, sentendo anche i timori concreti della vittima la quale, temeva di poter essere vittima di qualche dispetto, ha deciso di formalizzare l’accaduto direttamente presso la Procura della Repubblica di Savona. (DENUNCIA Giraudo )

    Don Nello Giraudo rintracciato al telefono dal giornalista Mario Molinari (AUDIO) non ha voluto rispondere.

    Del caso se ne sta occupando ora il Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro.

    L’ufficio di Presidenza

     

  • Prete accusato di molestie, donna straniera chiede alla Curia 50mila euro di risarcimento

    Prete accusato di molestie, donna straniera chiede alla Curia 50mila euro di risarcimento

    Avezzano. Il papa non le risponde, così chiede i soldi per il risarcimento alla Curia di Avezzano e alla diocesi dell’Aquila. A chiedere 50mila euro una ragazza straniera vittima secondo i giudici di molestie da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa.

    Ad avanzare la richiesta è stato il legale Cesidio Di Salvatore, che assiste la giovane marocchina. La ragazza madre, contrariamente al processo penale in cui non si è costituita parte civile, ha chiesto un risarcimento danni soltanto contro il parroco don Duilio Testa. Dagli accertamenti patrimoniali eseguiti, però, è emerso che il parroco è nullatenente e quindi anche in caso di una sentenza di condanna favorevole non potrà ottenere nulla a titolo risarcitorio. La ragazza, tramite il suo avvocato, aveva anche inviato una lettera al pontefice, ma non c’è stata risposta.

    “Stando così le cose e considerato che non ha avuto alcun esito anche la supplica inviata al Papa”, afferma DI Salvatore, “non resta altra soluzione che coinvolgere le diocesi”. Secondo il legale, oltre a quella di don Duilio, ci sarebbe anche “la responsabilità del vescovo del Marsi Pietro Santoro e dell’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi per i quali operava il sacerdote e in virtù della speciale relazione gerarchica tra il vescovo e i suoi sacerdoti”. La ragazza straniera chiede un risarcimento per danni morali e materiali di 50mila euro, oltre alle spese legali entro sette giorni. In caso contrario il difensore incaricato procederà nei confronti della diocesi.

    Nel processo, don Duilio, 84 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione. Attualmente è parroco a Pescocanale. Secondo la difesa, il sacerdote, 40 anni fa, fu colpito da impotenza a causa dei contagi della malaria e delle situazioni climatiche estreme che fu costretto a vivere in Congo, dove era missionario.

    Sempre secondo la difesa, il parroco non avrebbe mai avuto la possibilità in sede penale di difendersi da queste pesanti accuse, prima a causa del patteggimanto per il quale aveva firmato una delega, e sia perché quando è iniziato il processo civile le notifiche arrivavano alla parrocchia di San Cesidio di Trasacco, già lasciata da tempo dal parroco. Al riguardo è stata presentata una eccezione per difetto di contraddittorio.

    http://www.marsicalive.it/?p=82741

  • Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

    Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

     Albenga – D’accordo, scisma è troppo. Però le foto delvescovo Mario Oliveri assiso in trono, oppure mentre celebra la messa circondato da tricorni, paramenti sfolgoranti d’oro e scarpe con la fibbia d’argento – che costano un patrimonio e vengono ordinate a un noto calzolaio romano – hanno fatto andare su tutte le furie il Papa.

    E la pantofola rossa sul profilo Facebook di don Simone Ghersi, ex cappellano di bordo della Costa Crociere sbarcato per comportamento troppo esuberante, al pari del prete ex modello di Prada Julio Abalsamo? Un atto di devozione nei confronti del Papa emerito, non richiesto e anzi molto ambiguo.

    Del resto don Simone continua a pregare per «il nostro papa Benedetto», durante le messe che celebra nella chiesetta delle Cappe Bianche di Loano, don Julio è sempre in prima fila nelle semicarbonare messe tridentine… Soprattutto hanno irritato il Santo padre ipizzi preziosissimi dei seminaristi, stretti al loro vescovo nella tradizionale foto d’inizio anno scolastico.

    Sarebbe questa la chiesa povera, si sarebbe inalberato Francesco con i collaboratori più intimi? Se è così lo facciamo chiudere, quel seminario! I quattordici seminaristi di Albenga, altro particolare non gradito al pontefice, risultano tutti studenti fuori sede. L’ennesima conferma della politica pastorale di Oliveri, bussate e vi sarà aperto, che nel corso dei ventiquattro anni di episcopato ha visto affollare le parrocchie ponentine di sacerdoti espulsi dalle altre diocesi: gay dichiarati, molestatori di uomini e donne, esibizionisti, preti a gettone (ce n’è uno che fa il barista durante la settimana e celebra la messa nel week-end), truffatori… Peccatori conclamati, per di più irriconoscenti.

    Il primo a scaricare Oliveri, dopo le anticipazioni del Secolo XIX sull’imminentecommissariamento della diocesi, è stato il direttore della Caritas don Filippo Bardini,ordinato prete dal medesimo vescovo, quattro anni fa, malgrado fosse stato allontanato senza troppi riguardi dal seminario di Savona. Una vicenda emblematica. Nella relazione firmata nel 2005 dal rettore don Claudio Doglio, corroborata da un’analoga analisi dell’abate di Finalpia don Romano Cecolin, si tratteggia una figura di sacerdote estremamente inquietante: il curriculum scolastico di don Bardini «è gravemente lacunoso, assolutamente fuori dalle norme richieste dall’autorità ecclesiastica per ricevere gli ordini sacri», e uno.

    «La sua preparazione teologica in genere è ridotta al minimo dei luoghi comuni devozionali, con tendenze fondamentaliste», e due. «La dottoressa… mi ha detto fra l’altro che il suo quoziente di intelligenza è molto basso: unito all’ignoranza e al fanatismo può produrre una miscela esplosiva», e tre. Oliveri si è sempre identificato con il buon pastore, la sua umanità è riconosciuta da tutti, ma era il caso di ordinare sacerdote un uomo «fissato su alcune questioni come l’omosessualità e il demoniaco»?

    E lasciare che diventasse direttore della Caritas un soggetto che ha manifestato «seri problemi nel campo dell’aggressività e della sessualità, con diversi casi concreti che hanno lasciato intuire un lato oscuro potenzialmente rischioso»? Oggi Bardini nega tutto, «sono calunnie di una persona che ho danneggiato». Però nega anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato quattro mesi per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile: irretiva adolescenti e li compensava con dieci euro in più se fornivano il telefono di un coetaneo. «Erano loro a cercare me!», si è sempre difeso lui. Oliveri lo ha mandato a Loano, a celebrare messa nell’istituto delle suore della Visitazione.

    Bardini: «In mezzo alle bambine, capite? Io l’ho detto al vescovo, è una follia. Per questo lo contesto, non è scarsa riconoscenza»! Va da sé che la miscela di accuse, rancori e denunce reciproche rischia di provocare un incendio pericolosissimo. Oliveri e il suo vicario, Giorgio Brancaleoni, per ora hanno deciso di allontanare dal seminario Marco Lunardi, uno dei tradizionalisti più esuberanti.

    Ma dallo stesso istituto filtrano voci di liti furenti fra il vicario, che è anche il rettore, e un ex fiorista che ha di recente scoperto la propria vocazione. Nervosismo. Eccessi. La curiosa composizione del clero e l’attaccamento eccessivo alla liturgia tradizionale – quasi tutti gli altari della diocesi sono stati girati, in omaggio al motu proprio concesso da Ratzinger – sono in queste ore all’attenzione di Francesco.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/10/31/ARyvSjQC-pedofilo_vescovo_crociata.shtml

  • Don Nello, altre dieci vittime

    Don Nello, altre dieci vittime

     SAVONA. Un anno di carcere per pedofilia patteggiato al termine di una lunga inchiesta della procura e che ha portato don Nello Giraudo a confessare le sue deviazioni sessuali al sostituto procuratore Giovarmi Battista Ferro. Ma quella che poteva sembrare una pietra tombale su una vicenda che ha squassato la chiesa savonese, e non solo, così non si è rivelata.

    Sono almeno una decina le nuove vittime del prete che per armi ha gestito una comunità per minori a Feglino su incarico dei vari vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Savona e Noli.

    Si tratta perlopiù di episodi di violenza datati nel tempo e quindi destinati alla prescrizione per decorrenza dei termini, ma la bufera attorno alle malefatte del prete savonese non sembra placarsi. Non è un caso che il pm Ferro abbia avviato l’ennesimo fascicolo per pedofilia a carico del sacerdote (ormai ex, secondo le comunicazioni passate della curia locale).

    Sono state le stesse vittime, una in particolare, a presentarsi al magistrato per raccontare le attenzioni morbose di cui erano vittime. Un professionista genovese, distrutto da quella esperienza, è già stato sentito dal sostituto procuratore alla presenza dell’ avvocato. E proprio come in una sorta di domino le denunce (presentate anche ai vertici della rete l’Abuso di Francesco Zanardi) si sono moltiplicate. L’attività investigativa è quindi scattata per accertare se esistano altri casi di violenza sessuale a danni di minori compiuti all’interno dei termini di prescrizione. Ma il pm vuole verificare anche l’eventuale responsabilità per omessa denuncia.

    Nelle scorse settimane, gli uomini della squadra mobile hanno interrogato come persone informate dei fatti anche tutte le addette della comunità per minori dove si sarebbero verificati la maggior parte degli episodi al vaglio della magistratura. Di certo la procura vuole andare a fondo della vicenda rimasta a lungo coperta dal segreto istruttorio. Non è escluso, anzi appare piuttosto probabile, che la posizione di don Nello, assistito dall’avvocato Marco Russo, finisca in un non luogo a procedere dal punto di vista giudiziario, nonostante resti la gravità del comportamento del prete e dell’intera struttura diocesana dell’epoca (i fatti risalgono agli anni ’90 per arrivare fino ai primi del duemila)

    Una vicenda di cui molti erano a conoscenza, ma rimasta sepolta nel passato e nell’ omertà.

    Lo stesso don Nello, infatti, ha più volte ribadito agli inquirenti di essersi confidato con i suoi superiori (ma non solo) ai quali ha raccontato le Sue devianze sessuali e soprattutto le sue malefatte. Una pagina sgradevole nella quale è rimasto invischiato anche l’allora vescovo di Savona Dante Lafranconi accusato di favoreggiamento della pedofilia e prosciolto dal reato per prescrizione.

    Non resta quindi che attendere gli sviluppi dell’ ennesima inchiesta condotta dal sostituto Giovanni Battista Ferro.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • “Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

    “Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

    AVEZZANO. Una richiesta di risarcimento di 50mila euro per un reato di violenza sessuale. È la richiesta di una delle due donne marocchine vittime di presunte avance da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa, che ha patteggiato nel 2010 per abusi sessuali.

    Dopo la vicenda penale, la straniera, difesa dall’avvocato Cesidio Di Salvatore, ha avviato una causa di risarcimento danni. Sono stati ascoltati dei testimoni e analizzati gli atti del procedimento penale. Alla fine di settembre si terrà l’udienza. Don Duilio Testa, 84 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione, davanti al giudice del tribunale di Avezzano.

    Il sacerdote fu trasferito nel 2004 a Trasacco dall’allora vescovo Lucio Renna, da Castellafiume, per sostituire padre Emilio, l’unico frate francescano rimasto nella Chiesa della Madonna del Perpetuo soccorso, al centro di una violenta protesta dei fedeli che occuparono il luogo sacro per diversi mesi contro il trasferimento dello stesso frate. Secondo l’accusa, avrebbe costretto due giovani originarie del Marocco a subire le sue avance nella casa canonica della chiesa. Le indagini, che si sono protratte per diversi mesi, avrebbero permesso di accertare, anche con registrazioni messe in atto dalle ragazze, la veridicità delle accuse.

    Dopo l’avvio del procedimento, il sacerdote sarebbe stato convinto a optare per il patteggiamento. Due anni fa il sacerdote arrivò sulle pagine di cronaca nazionale anche per la sua decisione di celebrare messa in una sala giochi e cercare così di rompere l’apatia degli adolescenti che disertano la chiesa. Don Duilio ha trascorso 33 anni nel Congo come missionario in situazioni di povertà e difficoltà anche dal punto di vista climatico. È stato inoltre cappellano in diverse strutture ospedaliere, tra cui quella di Tagliacozzo, per diversi anni. Il parroco, che attualmente celebra a Pescocanale, frazione di Capistrello, ma diocesi non più di Avezzano bensì di Sora, è nullatenente e la Curia di Sora, tantomeno quella di Avezzano, non possono rispondere di una colpa personale. Nonostante ciò, la donna dovrà pagare 1.500 euro di imposte di registro, ma anche lei è nullatenente.
    Pietro Guida
    12 agosto 2014