Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Le madri di Montù Beccaria, dove Don Silverio si era rifugiato sotto falso nome: “Ci dimostri che non tutti sono come lui”

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solo da persone come don Silverio Mura.Ci aiuti a riavere fiducia nella Chiesa facendo chiarezza”. A scrivere al Pontefice è un gruppo di madri di Montù Beccaria (Pavia), che si sono ritrovate come catechista un sacerdote accusato di pedofilia.

    Il prete si faceva chiamare don Saverio Aversano, in realtà si tratta di Don Silverio, di cui vi abbiamo parlato nel servizio del 7 marzo. Diego (il nome è di fantasia) aveva raccontato alla Iena Pablo Trincia di aver subito abusi sessuali dal sacerdote circa 30 anni fa a Ponticelli (Napoli). Dopo le denunce, don Silverio si si era trasferito a Montù Beccaria. Dopo la messa in onda del servizio del nostro Pablo Trincia il prete sarebbe fuggito anche da lì.

    Il sospetto più forte e che crea più rabbia è che qualcuno del paese sapesse della vera identità del prete e non abbia detto nulla, nonostante le smentite del parroco. “Abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perché qualcuno di loro doveva sapere, ne siamo certe. Sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo”, dice Simona, una delle madri con cui avevamo già parlato. “Da quando l’abbiamo saputo non abbiamo più pace, perché un criminale è andato via tranquillo poche ore prima che potessimo fare qualcosa. E ora è in giro per l’Italia libero di danneggiare qualche altro bambino magari meno seguito dei nostri”. L’obbiettivo del gruppo di mamme è anche fare in modo che non si smetta di parlare di questa vicenda: “Bisogna scoprire dove è finita questa persona, faremo di tutto. Che non si dica che non stiamo combattendo”.

    L’indagine è rimasta archiviata fino a qualche settimana fa, quando Papa Francesco in persona ha riaperto il caso, mentre anche noi stavamo indagando, dopo che per anni la Chiesa non aveva risposto alle denunce di Diego.

  • PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    Un atto dovuto dopo la grave vicenda che ha visto protagonista Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno si nascondeva sotto falso nome don Silverio Mura, per gli abitanti del posto “Saverio Aversano”.

    Una storia che ha visto diversi protagonisti. La gravità dei fatti, a prescindere dal “se ci siano altre vittime”, vede disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori.

    Infatti, a prescindere dal fatto che don Mura sia prescritto per i presunti abusi sessuali commessi nel napoletano, al di là del nome falso che utilizzava, che sarebbe perseguibile sulla base dell’articolo 494 c.p. e che comunque sottolinea la malafede di chi sapeva: don Mura non poteva stare a contatto con minori perché vi era il più che ragionevole fondamento che fosse pedofilo e, date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer, la possibilità che possa nuovamente abusare è molto elevata.

    Proprio a questo proposito abbiamo integrato nella denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Pavia dall’Associazione Rete L’ABUSO, la relazione della criminologa Luisa D’Aniello, professionista che insieme all’avvocato Carlo Grezio si occupa proprio di due delle presunte vittime di Mura, Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio. Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura, ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante.

    La nostra indagine.

    Don Mura viene mandato a Montù Beccaria circa un anno fa, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana, interlocutore padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA). Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    Dalle nostre indagini emerge che tra il servizio de LE IENE, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo, più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il parroco intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo LE IENE hanno trasmesso il servizio su don MURA ma in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto.

    Sabato 10, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don MURA era presente.

    Domenica 11, da quanto avrebbe riferito alle mamme il parroco Simone Baggio, il sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni – che avrebbe riconosciuto il MURA o che, in qualche modo, era venuto a conoscenza della vera identità di Saverio Aversano – si sarebbe recato dal parroco avvisandolo.

    Troviamo effettivamente un riscontro anche nel comunicato del Primo Cittadino Amedeo Quaroni “dal primo momento in cui ho avuto la notizia che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Sempre da quanto emerge però, nessuno avvisò le mamme e, tantomeno, furono presi provvedimenti nei confronti di don MURA, il quale continuò le sue attività parrocchiali di quei giorni, tra cui la benedizione delle case.

    Giovedì 15 marzo, infatti, otto giorni dopo il servizio de LE IENE e cinque giorni dopo l’incontro tra il Primo Cittadino e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don MURA (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!”

    Il pomeriggio di quello stesso giorno i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, al catechismo si presentano le mamme che esigono spiegazioni, ma scopriranno che don MURA è partito poche ore prima, probabilmente avvisato da qualche conoscente che aveva ricevuto lo stesso SMS.

    Riteniamo l’accaduto grave, perché ha visto omettere tutte le più basilari norme preventive e ad oggi, ancora nessuno si è preoccupato di verificare, se nelle parrocchie frequentate dal Mura, tra i chierichetti o i ragazzi dell’oratorio, vi sia qualche vittima.

    Grave anche la linea omissiva intrapresa dal parroco e, dietro di lui, dal primo cittadino che, non dimentichiamo, è una figura istituzionale il cui compito è preoccuparsi principalmente della salute psicofisica dei propri cittadini e non dell’immagine della chiesa.

    L’associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    L’Ufficio di Presidenza

    Associazione Rete L’ABUSO

  • Vittime prete pedofilo, appello al Papa

    Vittime prete pedofilo, appello al Papa

    Nuovo sit in davanti al Duomo di Napoli della ‘Rete l’Abuso’

    http://www.ansa.it/campania/notizie/2018/04/08/vittime-prete-pedofilo-appello-al-papa_71f3d088-1f08-4ad9-8fd7-470eb5a979f3.html
  • Napoli, in piazza le vittime dei preti pedofili: «Intervenga Papa Francesco»

    Napoli, in piazza le vittime dei preti pedofili: «Intervenga Papa Francesco»

    Hanno spiegato anche oggi le loro ragioni contro «la pedofilia clericale» davanti al Duomo di Napoli, dopo la manifestazione di ieri, esponenti della’rete l’Abuso e giovani con la maschera di Anonymous appellandosi a Papa Francesco. Uno dei quattro manifestanti, tutti col volto coperto, che ha denunciato di aver subito abusi da un prete della Diocesi partenopea nel 1989 quando aveva 13 anni, si rivolge al Papa: «Faccio un appello a Papa Francesco – dice all’Ansa – ascolti le nostre grida di sofferenza, di dolore. Vorrei incontrarlo per dirgli di quali nefandezze si sono resi protagonisti alcuni preti, in particolare quello che ha cambiato per sempre la mia vita…».

    In un crescendo di emozioni, tra lo sguardo di fedeli e turisti che raccolgono i volantini, il giovane accusa anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, responsabile, a suo dire, «di omissione e indifferenza» rispetto alle denunce: «Non vogliamo altre promesse, vogliamo i fatti; consegni i fascicoli sui preti pedofili alla magistratura». «È mai possibile che chi denuncia un prete pedofilo deve avere paura?» si chiede.

    Il sacerdote chiamato in causa dalla rete l’Abuso sarebbe stato visto di recente in provincia di Pavia. I quattro – due ragazze e i due giovani che hanno denunciato abusi – sono stati accompagnati da Francesco Zanardi, presidente delle Rete l’Abuso, che annuncia una diffida alla Congregazione per la Dottrina della fede riguardante il cardinale Sepe. «Domani diffideremo formalmente alla Congregazione il cardinale Sepe nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda». A parere di Zanardi, Sepe sarebbe responsabile di insabbiamenti, quindi non può essere lui «a rendere giustziia alle vittime, è francamente inaccettabile».

    Ieri la Curia è intervenuta sulla vicenda del sacerdote napoletano accusato di aver commesso presunti abusi sessuali. Ha fatto sapere che il Santo Padre «ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto»

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_protesta_vittime_preti_pedofili_appello_papa-3656113.html

  • La nuova accusa contro don Silverio: «Trafficava armi»

    La nuova accusa contro don Silverio: «Trafficava armi»

    Non solo le forti denunce per molestie ai bambini, arriva adesso anche quella per traffico di armi, naturalmente presunto. Come si legge negli atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, legale delle vittime, Silverio Mura avrebbe dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mo’ di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti.

    Così si spiegano, secondo Diego Esposito, le ingenti somme di denaro in possesso del prete e con le quali comprava costosi regali alle sue vittime a titolo di ricompensa. Tra questi doni ci sarebbe stata anche una costosa motocicletta. Don Silvero Mura in questo periodo è introvabile. Gli abusi, o presunti tali, avvenivano anni fa a Pollena Trocchia, poi nell’ultimo periodo si trovava a San Giuseppe Vesuviano, per poi essere spostato in provincia di Pavia da cui è irreperibile da quando è esplosa la bufera.

  • Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    In questi giorni su vari quotidiani e on-line si legge, con varie sfumature, la “protesta” delle “mamme di Montù Beccaria”.
    In seguito al servizio delle Iene, è esploso il caso di questo sacerdote che, pur essendo accusato di aver abusato di diversi minori, in provincia di Napoli, diversi anni fa, da un anno circa si trovava in provincia di Pavia, ancora a contatto con i minori e con un falso nome.
    E’ disarmante pensare che tutto questo non sia “un brutto sogno”.

    Ma come è possibile che sia accaduto?

    Come mamma di un figlio abusato da un sacerdote, vorrei approfondire cosa significa (per un genitore che, nonostante tutto, non ha perso la Fede), avere ogni volta una ulteriore conferma che QUESTO è il modo di agire della Chiesa:

    1) il prete che non viene denunciato dai familiari viene sistematicamente spostato altrove

    2) nello “spostamento” non viene presa nessuna precauzione: spesso (sempre?) viene collocato ancora a contatto con i minori

    3) finché la famiglia del minore abusato non denuncia alle autorità civili/penali, al prete non succede assolutamente nulla

    4) se, ogni tanto, viene aperta una indagine canonica, alla vittima non viene dato nessun riscontro dell’andamento del processo canonico
    5) l’attenzione per le vittime, da parte delle Diocesi è pressoché nulla

    6) nonostante le raccomandazioni del Card. O’Malley (il Presidente della Pontificia Commissione Tutela dei Minori) circa il dovere morale di denunciare gli abusi alle autorità civili, non risultano casi in cui sia il Vescovo stesso che denunci un prete

    7) al Vescovo che insabbia il caso non succede nulla, nonostante i proclami di Papa Francesco

    Cosa significa per me tutto questo?

    Rispetto alla vicenda di mio figlio non posso tornare indietro, e non serve a nessuno ragionare con il senno di poi.

    Il desiderio più grande per un genitore che sta vivendo questo dramma, e lo dico con cognizione di causa perché, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO, sono in contatto con diversi genitori, è quello che “tutto questo non si ripeta ad altri”… è un gran bisogno di fare qualcosa perché ogni prete pedofilo venga fermato!

    Quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non lo auguriamo a nessuno.

    Le mamme di Montù Beccaria stanno compiendo un grandissimo atto di civiltà: andare a fondo per sapere chi era a conoscenza del passato di don Silverio Mura e non ha fatto NULLA per metterlo nelle condizioni di non nuocere più.

    ANCORA AD INSEGNARE CATECHISMO AI BAMBINI!!!

    E se fosse successo ancora? E se fosse successo anche a Montù Beccaria? Il Papa sarebbe intervenuto “chiedendo scusa”?

    Non si scherza con la vita delle persone! E ancor meno con la vita di chi è indifeso e andrebbe protetto, anziché violentato e privato degli anni più belli… esagero?

    Parlate con qualche mamma di vittima, e giudicherete da soli se esagero…

    Questa cosa dà scandalo. Uno scandalo inaccettabile, che non ha scusanti: ancora con i minori, pazzesco!

    E proprio proprio tranquilli ai vertici della Diocesi non dovevano essere, visto che gli hanno addirittura fatto cambiare nome…

    Le Parrocchie sono ancora luoghi sicuri?

    A Montù Beccaria non si può dire di sì con certezza, perché a Napoli era ben chiaro che don Mura fosse un presunto pedofilo… e, nonostante ciò, il Card. Crescenzio Sepe lo ha inviato in provincia di Pavia, confidando magari nel fatto che, a tanti km di distanza, nessuno venisse a saperlo!

    Che tristezza!

    Da cattolica affermo che questo modo di agire della Chiesa è fondamentalmente proprio CONTRO LA CHIESA.

    Che senso ha creare un clima di sfiducia, di rabbia, di paura?

    Non ci si rende conto che tutto questo allontana dalla Chiesa?

    “Nascondere, coprire, lavare i panni sporchi in casa”: non è efficacie per nessuno, non serve a nessuno… aggiunge solo dolore a dolore.

    Sembra talmente ovvio solo a me?

    Il tentativo assolutamente goffo di “salvare il salvabile” (il buon nome della Chiesa, forse?) nascondendo tutto, ottiene solo il risultato di peggiorare in credibilità!

    E per Diego Esposito (una delle presunte vittime di don Silverio Mura)?

    Da otto anni attende notizie del processo canonico… come si sarà sentito in questi giorni scoprendo che don Silverio si occupava ancora di bambini? Come si sarà sentito quando Papa Francesco, recentemente, ha confermato il Card. Sepe a guida della Diocesi di Napoli?

    Non è difficile da immaginare, e io posso comunque confermarlo perché sento abbastanza spesso Diego: una pugnalata dietro l’altra…

    Conosco Santi Sacerdoti (pochi, per la verità: la maggior parte sono piuttosto mediocri, purtroppo), sacerdoti che, come me, sono indignati per il comportamento dei vertici della chiesa nella gestione del dramma della pedofilia.

    Quando si deciderà di affrontare davvero seriamente questo problema?

    Sia da parte della Chiesa che dello Stato.

    Possibile che per un dramma così grande il tempo della prescrizione siano solo 10 anni?

    Si ha una vaga idea di quanto tempo ci vuole affinché una vittima riesca a prendere coscienza di quello che gli è successo, a dirlo a se stesso, a riuscire a dirlo a qualcuno? … forse no …

    I proclami del Papa non servono più. I grandi annunci mediatici non servono più. Le “scuse” non servono più. Aggiungono solo dolore a dolore.

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Il sacerdote accusato di abusi a Nola: il giallo del doppio nome. Le mamme stanno raccogliendo altre informazioni in paese

    MONTÙ. Il vescovo di Tortona verrà a Montù con le informazioni raccolte sul caso don Silverio. Non si ferma, infatti, la mobilitazione delle famiglie del paese per il caso di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali (il caso è stato riaperto dal Vaticano), che è rimasto per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome.

    E proprio sull’identità utilizzata per nascondere il suo passato, don Saverio Aversano, emergono nuovi sviluppi: il cognome è quello della madre, scomparsa alla fine del 2016, poco prima che il sacerdote partisse da Ponticelli per approdare in Oltrepo. Inoltre sembra che nei giorni precedenti alla fuga avesse fatto scorta di farmaci, come se si stesse preparando a lasciare il paese, avvisato da qualcuno.

    Le mamme investigatrici A guidare la mobilitazione c’è il gruppo di mamme del paese, i cui bambini frequentavano il catechismo proprio con don Silverio/Saverio. Superato il rammarico per non essere riuscite a fermarlo in tempo, ora hanno deciso di proseguire nelle indagini e hanno lanciato un tam tam sui social.

    «Nel nostro piccolo qualcosa siamo già riusciti a fare – commentano -. Ora ci auguriamo che questa mobilitazione anche a livello nazionale contribuisca a scovarlo». Nel frattempo le mamme stanno cercando di capire dai loro figli come si comportava durante il catechismo: «Era molto severo e durante gli incontri non volava una mosca – spiegano -. Voleva che i bambini imparassero le preghiere in latino.

    Inoltre parlava spesso del diavolo». Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda resta quello del falso nome con cui si spacciava don Silverio: «Quando è arrivato si è sempre presentato come don Saverio» assicura un abitante del paese. Questa identità fasulla sarebbe stata utilizzata anche in altre occasioni, visto che, nell’ultimo anno, la corrispondenza arrivava in canonica a nome di don Saverio Aversano.

    Nessuno, però, al suo arrivo, ha chiesto i documenti al sacerdote. L’altro enigma riguarda l’arrivo del sacerdote a Montù come aiuto pastorale dalla diocesi di Nola. I legami tra la diocesi campana e quella di Tortona partono da lontano e sono legati al vescovo Egisto Melchiori: prima di diventare vescovo di Tortona, infatti, Melchiori fu per dieci anni, dal 1924 al 1934, vescovo di Nola e da lì porto con sé a Tortona il giovane Arturo D’Onofrio, che poi fu ordinato sacerdote.

    D’Onofrio scese di nuovo a Nola nel 1943 e fondò la Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, che nel 2010 tornò con padre Egidio Pittiglio a reggere la parrocchia di Montù. Nel 2014, poi, padre Egidio divenne superiore della Congregazione e fu nominato parroco padre Simone Baggio. Nell’ottobre 2016 è stato proprio padre Simone a chiedere alla diocesi di Nola un aiuto per la celebrazione delle messe (sotto la parrocchia ricadono anche le chiese di Costamontefedele, San Damiano al Colle, Villa Marone, Mondonico, Soriasco e Donelasco) tramite padre Egidio, che, non a caso, la settimana scorsa era a Montù, probabilmente per cercare una soluzione. Prima del servizio in tv de “Le Iene” (che ha sollevato il caso) intorno alla figura di don Silverio/Saverio non sono mai sorti dei sospetti: «Era quasi sempre sorridente – afferma un residente – Partecipava alle iniziative della parrocchia, come il pranzo degli anziani, andava a benedire le case ed è anche andato a dare l’estrema unzione ad un parrocchiano». Ora i fedeli attendono risposte dalla diocesi di Tortona, che non si è ancora espressa: «Padre Simone ci ha assicurato che il vescovo Viola sta raccogliendo informazioni sulla vicenda e che presto verrà a Montù a parlare con la comunità. Lo aspettiamo» concludono le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/22/news/don-silverio-anche-il-vescovo-indaga-1.16625999

  • “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio ha 9 anni, fa la terza elementare. Una volta a settimana faceva catechismo con don Saverio”. Simona, la mamma, è ormai l’abitudine di chiamarlo così, ma il suo vero nome è don Silverio Mura. Vi avevamo parlato del sacerdote in un servizio del 7 marzo in cui raccoglievamo la denuncia di una sua presunta vittima di atti di pedofilia, risalenti a 25 anni fa, a Napoli.

    “Noi mamme non avevamo visto il servizio del 7 marzo”, ci spiega Simona. “Le mamme spesso evitano di leggere o guardare servizi di pedofilia, fa troppo male pensare che potrebbe succedere a tuo figlio. Ma appena abbiamo saputo che un servizio de Le Iene parlava di don Silverio, ci siamo informate”.

    Abbiamo contattato al telefono Simona, una delle mamme di Montù Beccaria (Pavia) che solo dopo aver visto il servizio della Iena Pablo Trincia hanno saputo delle accuse che il sacerdote aveva ricevuto in passato. Anche perché, nel paesino, don Silverio era conosciuto con il nome di don Saverio Aversano (in realtà il cognome della madre). Ieri vi abbiamo raccontato come nonostante le accuse, fino al 7 marzo don Silverio ha continuato tranquillamente a insegnare, sotto falso nome, catechismo ai bambini. La parrochia pavese si era già difesa sostenendo: “Non sapevamo nulla del passato di Don Silverio”. Prima avevamo contattato Diego (il nome è di fantasia), una delle presunte vittime, mentre anche Papa Francesco aveva chiesto di riaprire le indagini su don Silverio. “Se perdo io, nesssuno denuncerà più gli abusi dei preti”, ci aveva detto nell’intervista Diego.

    “Abbiamo capito subito la possibile gravità della cosa e il pericolo che i nostri figli avrebbero corso facendo catechismo con lui da ottobre 2017”, racconta Simona. Quando le mamme hanno capito che si trattava di don Silverio sono andate in parrocchia, ma il sacerdote aveva già lasciato Montù Beccaria. Al suo posto hanno trovato il parroco, don Simone Baggio, che “si è subito mostrato molto collaborativo. Era mortificato, neanche lui sapeva niente”.

    Cosa ha detto a suo figlio dopo aver scoperto che il suo catechista era stato in passato accusato di pedofilia? “È difficile. La prima cosa che ho fatto è stato spiegare a un bambino di 9 anni cos’è la pedofilia. Ho cercato di chiedere a mio figlio se don Silverio si era comportato in maniera troppo intima”. E il bambino capiva? “Ha capito subito che era una cosa negativa, non c’è stato bisogno di molte parole”. “Mi ha risposto subito ‘ma scusa mamma, credi che mi farei abbracciare o toccare da qualcuno che non è i miei genitori?’’”.

    Ora alcune mamme di Montù Beccaria si stanno organizzando per incontrarsi con il vescovo di Tortona, per raccogliere più informazioni possibili. Simona è credente non praticante, quindi non frequenta spesso la Chiesa. Ma ha deciso di mandare suo figlio a catechismo “per dare a lui la possibilità di scegliere”. Ma aggiunge: “Certo che se il primo impatto con la religione cattolica è questo, non è un inizio positivo”.

    Guarda il servizio di Pablo Trincia sul caso che abbiamo mandato in onda il 7 marzo.

  • Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Da Napoli a Pavia sotto falso nome: “è uno scandalo fa catechismo”. E lui scappa

    Ferruccio Sansa

    “È stato il vescovo ausiliario di Napoli a chiederci di ospitare quel sacerdote. Ma non ci ha detto che era accusato di pedofilia. Ha detto solo che aveva un esaurimento nervoso. Per di più quel prete aveva un nome falso”. Don Simone Baggio, parroco di Montù Beccaria (Pavia), giura che non sapeva nulla. E non sapevano niente nemmeno decine di parrocchiani che hanno affidato i loro figli per il catechismo a un sacerdote accusato di abusi sessuali.

    Una vicenda che fa tremare la diocesi di Napoli da cui proviene don Silverio Mura che copriva la sua vera identità con il nome di Saverio Aversano (cognome della madre).

    Tutto comincia il 7 marzo quando Le Iene trasmettono un servizio sulle accuse a don Silverio. E in paese qualcuno strabuzza gli occhi: “Ma quello è don Saverio, il sacerdote ausiliario che dal 2016 è ospite in parrocchia”. Finalmente la notizia arriva ai genitori dei bambini: “Siamo rimasti di sasso. Tutti i sabati noi affidavamo i nostri figli di otto anni a quel prete. Stava da solo a insegnare catechismo nella canonica di San Michele Arcangelo”, cerca di trattenere la rabbia Simona Cremonesi che con le altre mamme ha creato un gruppo. Tutte insieme hanno cercato don Silverio: “Siamo andate in parrocchia, ma lui era sparito con la sua Punto scura. È scappato, poche ore dopo essere stato nelle nostre case a benedire. Il farmacista dice che la sera prima ha fatto incetta di medicinali”.

    Chissà dov’è finito, forse in Sardegna, forse a Milano. “Gli ho detto che non poteva più stare qui. Lui mi ha risposto che era distrutto, che quelle accuse erano false. Ma qui non poteva stare”, racconta don Simone. La voce spezzata, per la disperazione e la rabbia: “Nessuno ci ha detto niente. E neanche i miei superiori sapevano. Perché la richiesta di ospitarlo veniva dal vescovo vicario di Napoli. E lui ha parlato solo di depressione, ci ha chiesto di ospitare quel prete che avrebbe potuto darmi una mano”. Addirittura la posta era indirizzata a don Saverio Aversano, il nome falso.

    Fu il Fatto a svelare la storia di Diego E. (il nome è di fantasia), una guardia giurata napoletana oggi quarantenne. Nessuno smentì le sue parole. “Era il 2010 – racconta Diego – un giorno all’improvviso fui preso da un crisi di panico. E dentro di me si riaprì una voragine: rividi gli abusi che avevo subìto dall’insegnante di religione quando avevo 13 anni. E io sono solo una delle vittime, ce ne sono almeno altre dieci”. Diego, che nel frattempo si è fatto una famiglia, decise di denunciare: “Un giorno alla mia porta si presentarono delle persone. Dissero di venire per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Mi offrirono una busta bianca, dentro c’erano 250 euro”. Ma Diego è andato avanti: “Non è solo il male che hanno fatto al mio corpo. È il dolore perché la denuncia che ho presentato non è andata avanti per la prescrizione. È l’umiliazione di essere trattato come un pezzente”.

    Diego ha scritto al Papa e dalla Segreteria di Stato è arrivata una lettera firmata dall’arcivescovo Angelo Becciu: “Ella ha confidato al Santo Padre una particolare situazione… Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria… Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente”. Don Silverio non è mai stato processato perché i fatti – se fossero dimostrati – sono prescritti. Ma nei mesi scorsi Papa Francesco ha detto che per il Vaticano il caso è ancora aperto. “Intanto, si diceva, don Silverio era in un convento. Invece era in una parrocchia e diceva messa. Per di più sotto falso nome.

    Questo getta delle ombre pesantissime sulla Curia di Napoli e mette in discussione la volontà del Vaticano di combattere la pedofilia”, commenta Francesco Zanardi che con la rete L’Abuso è stato il primo a seguire il caso. Oggi Diego aspetta ancora risposte, mentre la sua vita è devastata: “Ho avuto delle crisi nervose, mi hanno tolto il porto d’armi che per una guardia giurata è tutto. Ogni volta che andavo in Curia loro chiamavano la polizia”. Ma attende risposte anche la gente di Montù: “Il primo contatto dei nostri bambini con la Chiesa è stato un prete accusato di pedofilia. Abbiamo perso la fiducia. Ora devono dimostrarci che possiamo credere in loro”. Ed è rimasto solo anche don Simone, il parroco: “I miei fedeli sono in crisi. E li capisco. Anch’io sono in una crisi profondissima”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 22-3-18

  • Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia sparisce dopo un anno di servizio a Montù Beccaria.

    Prete accusato di pedofilia

    Una storia delicata e dai contorni poco chiari ha investito il comune di Montù Beccaria. Don Saverio è un sacerdote sulla cui testa pende la pesantissima accusa di pedofilia. Stando alle versioni ufficiali il parroco di Montù – don Simone Baggio – avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto pastorale per la Congregazione, così è stato mandato don Silverio. Sia il Comune che la Parrocchia assicurano di essere all’oscuro, come i parrocchiani, delle accuse a carico del nuovo arrivato.

    Il servizio delle Iene

    Recentemente, però, è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa. Don Saverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico. Nella realtà fattuale il prete si trovava sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ad accendere definitivamente la miccia è stato un servizio delle Iene in cui è stato intervistato don Diego Esposito, il sacerdote che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. A quel punto in paese a molti si è gelato il sangue nelle vene, riconoscendo l’accusato.

    La rabbia delle madri di Montù

    Simona Cremonesi affida ai propri social la rabbia e la paura derivate dall’essere venuta a conoscenza, insieme ad altre madri, soltanto ora della situazione: “Adesso parliamo noi… parliamo noi mamme di 3a elementare della scuola di Montù Beccaria, che con estrema fiducia avevano lasciato i proprio figli per il catechismo con chi a loro doveva insegnare e trasmettere i “buoni valori. Don Saverio Aversano, ecco com’è giunto nel nostro paese questo individuo, così si faceva chiamare, così si era mascherato; è arrivato a Montù Beccaria nell’ottobre 2016, e da quel giorno scorrazzava tranquillo e sereno tra le strade del paese, tra le nostre colline a benedire case, celebrare messe e addirittura insegnare catechismo ai nostri figli… noi mamme serene quanto lui, inconsapevoli che il diavolo era di lui vestito e soprattutto… tra di noi!” Parole forti, comprensibilissime da parte di una madre, anche se va ricordato che al momento l’uomo è presunto colpevole.

    “Abbiamo ribaltato il nostro parroco”

    “Che colpo è stato scoprire il 15/03/18 che un presunto pedofilo aveva avuto a che fare con i nostri piccoli per così tanto tempo, è vero, le Iene ne avevano parlato il 07/03/18, ma nessuna di noi aveva avuto la fortuna di vedere la trasmissione in tempo reale, eh si perchè tante di noi, appena toccano il cuscino, cadono esauste in un sonno profondo… ah… le mamme! Però poi l’abbiamo saputo, e da allora noi (Laura, Simona, Elena, Chantal, Valeria, Paola, Chiara, Pamela, Samantha, Simona, Rosa, Cinzia. Auriela)… da quel giorno non abbiamo più pace… perchè un presunto criminale è andato via tranquillo con la sua Fiat punto nera, poche ore prima che noi lo scoprissimo… è in giro per l’Italia libero di volare e libero di danneggiare forse, qualche altro bambino meno seguito dei nostri! Abbiamo contattato le Iene, abbiamo incontrato e ribaltato il parroco della chiesa di paese, abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perchè qualcuno di loro doveva sapere… ne siamo certe… ne sono tutti certi… e non ci daremo pace mai, sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo, perchè le nostre coscienze sono le coscienze delle mamme di quei bambini che nessuno ha difeso e protetto, sono le coscienze di tutte le mamme Italiane che ignorano e non hanno i mezzi per potersi difendere. Ora che non si dica che abbiamo accettato “senza fare una piega”, non si dica che non stiamo combattendo, perchè da vere leonesse stiamo difendendo i nostri cuccioli e i cuccioli del branco, così come avrebbero dovuto fare il Primo cittadino del paese e il Parroco, consegnando Don Saverio alle autorità e non lasciarlo andare via ripetiamo, impunito, sulla sua Punto Nera. Le mamme di 3a elementare di Montù Beccaria”.

    http://giornaledipavia.it/cronaca/prete-accusato-di-pedofilia-sparito-da-montu-beccaria-madri-sul-piede-di-guerra/