Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: PEDOPORNOGRAFIA

  • Pedopornografia e violenza su una bimba  Indagato un prete: ma le prove spariscono

    Pedopornografia e violenza su una bimba Indagato un prete: ma le prove spariscono

    È accusato di aver favorito un prete a eludere le indagini per un’inchiesta di pedopornografia. Con quest’accusa è finito sotto processo D.G., un giovane residente in un paese dell’hinterland di Frosinone, lo stesso dove risiedeva il prelato. Ieri sono stati sentiti due agenti della squadra mobile del capoluogo che hanno ricostruito le indagini. Tutto ruota intorno alla cancellazione dei file compromettenti da due computer del religioso, di nazionalità messicana, poi sequestrati in casa dell’imputato.

    «L’indagine nasce da una costola di un’altra, per violenza sessuale a una minore di sette anni – ha spiegato l’ispettore della Mobile – contro il prete che espletava la sua missione, pur senza avere una parrocchia, nella diocesi di Frosinone. Dalle intercettazioni telefoniche – ha ricostruito il teste – capimmo che il soggetto era venuto a conoscenza del fatto che era sotto indagine». Proprio ascoltando quelle conversazioni la polizia venne a scoprire la richiesta fatta dal prelato al parrocchiano, evidentemente pratico di computer, di cancellare le foto pornografiche e pedopornografiche presenti nella memoria. Anche se le intercettazioni, relative principalmente al procedimento a carico del solo sacerdote, sono state materia di scontro con la difesa.

    L’avvocato Nicola Ottaviani ha infatti contestato l’inutilizzabilità delle stesse nel procedimento in corso. Tra l’altro, nelle intercettazioni, secondo il racconto dell’ispettore, «si parla della frequentazione del sacerdote con la mamma della bambina».

    Ma se per questo episodio le indagini non sono ancora chiuse, per il caso della detenzione del materiale pedopornografico il sudamericano è stato giudicato a Roma e il tribunale è in attesa di acquisire la sentenza. Le indagini comunque si concentrarono a un certo punto sul giovane parrocchiano perché non si sapeva dove erano custoditi i computer. Venne così perquisita l’abitazione dell’uomo che spontaneamente consegnò i computer.

    Computer poi analizzati da un perito che risalì ai file cancellati. Il giudice La Rocca ha poi chiesto agli agenti di polizia se l’imputato fosse a conoscenza del fatto che il prete era sottoposto a indagine. Del resto, il processo ruota proprio sulla consapevolezza di aiutare il religioso a eludere le indagini. Ad avviso del secondo ispettore, dal tenore delle intercettazioni sembrerebbe proprio di sì. Il religioso, dopo aver girato per un po’ nella diocesi, non avendo ottenuto una parrocchia, è finito in Toscana, ospite di un confratello. Su come abbia scoperto di essere indagato, secondo gli agenti sarebbe stata proprio la frequentazione con la madre della presunta vittima.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/news/6364/Frosinone-Pedopornografia-e-violenza-su-una-bimba-Indagato-un-prete–ma-le-prove-spariscono-.html

  • Spunta Bibbia a luci rosse, ma il legale di padre Placido smentisce

    Spunta Bibbia a luci rosse, ma il legale di padre Placido smentisce

    VITERBO – ”Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni”. A Radio Cusano Campus parla Sergio Ruperto, legale di Placido Greco, alias don Dino, prete accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato nell’inchiesta sui minorenni che si vendevano alla stazione Termini di Roma. ”Ci andava a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni – ha detto l’avvocato di don Dino -. Per quanto riguarda le foto, ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, 17-18 anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto”.

    Intanto, nell’ambito dell’operazione Meeting Point, ci sarebbe un terzo prete che alla stazione Termini andava a caccia di giovani rom la cui posizione, ora, è al vaglio della procura. Si tratta di un sacerdote sudamericano che nei giorni scorsi è stato fermato con un ragazzo rom appena 18enne mentre si dirigeva in un hotel per consumare un rapporto dietro compenso. Quello su cui i magistrati di piazzale Clodio vogliono far luce è se l’uomo abbia abusato di minori, fatto questo che costituisce reato. I pm infatti hanno scoperto che sul cellulare del prete c’erano alcune chiamate e sms inviati a dei minorenni rom che vendono il loro corpo tra i binari del principale scalo ferroviario della capitale. Elementi che fanno pensare al peggio ma sui quali ancora non c’è una prova tale da iscriverlo nel registro degli indagati come è avvenuto invece per Galleschi e Greco.

    Per quest’ultimo intanto proseguono le indagini. Oltre ai rapporti con almeno due rom minorenni, per il quale è finito a Regina Coeli, il religioso ha stravolto le sacre scritture scrivendo la Bibbia dei ”pedofili”. Il sacerdote avrebbe manipolato interi versi accompagnandoli con foto porno delle vittime delle sue perversioni. A proposito della Bibbia a luci rosse il suo avvocato ha risposto, sempre ai microfoni di Radio Cusano Campus: ”Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso”.

    Ma nel frattempo, più la procura indaga, più viene a galla il passato torbido del sacerdote, fatto di frequentazioni di minori che potrebbero risalire anche a 10 anni fa. Gli inquirenti lo deducono anche da un archivio con 1700 foto scoperto a casa del prete: scatti di adolescenti non solo rom ma anche ragazzi di colore e forse degli italiani. Il sospetto, quindi, è che don Dino possa aver avuto rapporti anche con altri ragazzini oltre ai due minori alla stazione Termini.

    Ora è rinchiuso al carcere romano di Regina Coeli ma secondo l’avvocato ”gli arresti domiciliari possono essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere – ha detto ancora il legale -. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave”.”Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? – conclude Ruperto -. Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo”.

    http://www.viterbonews24.it/news/spunta-bibbia-a-luci-rosse,-ma-il-legale-di-padre-placido-smentisce_51979.htm

  • PARROCO ARRESTATO RESTA IN CARCERE, LO SCANDALO SCATENA LA RABBIA SUI SOCIAL NETWORK!

    PARROCO ARRESTATO RESTA IN CARCERE, LO SCANDALO SCATENA LA RABBIA SUI SOCIAL NETWORK!

    Accusato di pedopornografia, il parroco arrestato resta in carcere, aveva migliaia di foto hard che ritraevano minori.

    Resta in carcere Don Dino, i giudici del Riesame hanno respinto la richiesta di scarcerazione da parte del difensore del parroco arrestato nel maggio scorso con l’accusa di pedo-pornografia e prostituzione minorile. Negati anche gli arresti domiciliari presso la struttura religiosa.

    La vicenda e l’arresto
    Ancora un altro scandalo per la Chiesa italiana, un parroco è stato arrestato con l’accusa di prostituzione minorile e pedo-pornografia. Succede a Fiumicino, Don Dino arrestato in flagranza di reato, possedeva 1.700 foto di bambini in pose hard, scatti molto compromettenti, che custodiva all’interno del suo computer.

    Un’indagine gestita dalla Polfer di Termini che ha portato a decine di arresti per prostituzione minorile, baby gigolò, è così che venivano chiamati nel loro ambito, ragazzini dell’età compresa tra i 15 e i 18 anni che, sbandati ed in cerca di soldi, che si prostituivano nella zona Termini. Ha fatto molto rumore però, la notizia di un arresto alquanto eclatante, che tutt’ora ha suscitato la rabbia del popolo del web e delle comunità locali: l’arresto del parroco che “aiutava” i bambini, Don Dino il prete che da Fiumicino seguiva i ragazzi economicamente disagiati, per aiutarli a non perdersi.

    Angelo o Demone?
    Aiutava i giovani in difficoltà, ma di fatto è stato ritrovato con foto di nudi, foto con minori intenti a praticare atti sessuali, il parroco si giustifica dicendo; “Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi”. Queste ed altre dichiarazioni hanno scatenato la rabbia delle comunità locali e quelle del web. A suo dire, scattava foto di minori senza veli per avviarli nel mondo del cinema hard, addirittura improvvisandosi come agente di cinema a luci rosse. Attualmente, Don Dino si trova in carcere da maggio, sono in corso ulteriori indagini ed approfondimenti.

    Le giustificazioni
    Si ritiene innocente, dichiara di non aver fatto nulla di male e di aver solo aiutato i ragazzi ad avere un futuro, peccato che il futuro in questione sia quello del mondo hard. Giustificazioni, quelle dichiarate da Don Dino, il parroco accusato di pedopornografia, che hanno dell’assurdo, un parroco che invita e aiuta gli adolescenti a sfondare nel mondo della pornografia ha dell’assurdo e dello sconcertante allo stesso momento, considerato che tante famiglie affidano i propri figli a strutture ecclesiastiche per evitare che prendano strade poco consigliabili.

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/09/parroco-arrestato-resta-in-carcere-lo-scandalo-scatena-la-rabbia-sui-social-network-00540811.html

  • Josef Wesolowski: dalla sua morte escono sconfitte due persone

    Josef Wesolowski: dalla sua morte escono sconfitte due persone

    Dalla morte di Jozef Wesolowski, l’ex nunzio apostolico sotto processo in Vaticano per pedofilia e pedopornografia, escono sconfitte due persone. La prima è l’ex diplomatico della Santa Sede per il quale si prospettava verosimilmente entro il 2015 una condanna a 10 anni. Pena che molto probabilmente sarebbe stata di fatto convertita negli arresti domiciliari consentendo così a Wesolowski di trascorrere l’ultimo scorcio della sua vita in Vaticano, nella stanza numero 5 del Collegio dei Penitenzieri, lì dove poi è stato trovato morto.

    Il secondo sconfitto è Papa Francesco. Da parte di Bergoglio verso l’ex nunzio apostolico non c’è mai stato nessun tipo di accanimento, quasi come se la sua molto probabile dura condanna espiasse in un attimo i migliaia casi di pedofilia da parte del clero sparsi nel mondo insieme alla copertura di tanti, troppi vescovi. Neppure quando il Pontefice ha dato il suo assenso all’arresto di Wesolowskic’era da parte sua la volontà di trasformare il presule nel capro espiatorio della pedofilia ecclesiale di ieri e di oggi. Sull’argomento Francesco era stato chiarissimo usando sempre parole molto dure:“Tolleranza zero”; “È come le messe nere”; “Non ci saranno figli di papà”.

    Bergoglio era consapevole che il processo penale per Wesolowski, dopo quello canonico che lo aveva ridotto allo stato laicale, avrebbe sicuramente avuto la valenza di un importante precedente. Ma accanto al singolo caso, seppure, come hanno attestato numerose vittime, tra i più aberranti che le cronache abbiano portato alla luce, il Papa ha messo in moto una serie di riforme per contrastare la pedofilia. La più importante è stata l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i presuli che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza sessuale dei loro preti sui minori. 

    Se da un lato la morte di Wesolowski lascia incompleta la vicenda giudiziaria che lo ha travolto, senza rendere giustizia alle numerose vittime, dall’altro dimostra la difficoltà di “purificare” la Chiesa partendo dalla sua “sporcizia” più grande, per usare un’immagine cara all’allora cardinale Joseph Ratzinger. La vera battaglia di Francesco, al di là dei successi diplomatici in Medio Oriente e nella sua America, si svolge all’interno delle mura vaticane. Non a caso è proprio contro la Curia romana, non amata, per usare un eufemismo, dall’allora cardinale Bergoglio, che il Papasi è scagliato duramente diagnosticandole ben 15 malattie. Ed è quella Curia, da sempre in affanno davanti ai cambiamenti, che Francesco vuole riformare attraverso il prossimo Giubileo straordinario della misericordia. Ci riuscirà?

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/29/josef-wesolowski-dalla-sua-morte-escono-sconfitte-due-persone/1992692/

  • Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    L’ex nunzio polacco, sotto inchiesta in Vaticano per presunti abusi su minori, è stato trovato senza vita nella sua abitazione.

    I primi accertamenti indicano una scomparsa per cause naturali, ma l’autorità giudiziaria della Santa Sede ha ordinato l’autopsia. Si aspettano i risultati.

    Jòzef Wesolowski, già nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, sotto processo per presunti abusi su minori a Santo Domingo, è stato trovato esamine nella sua abitazione in Vaticano. Ma sulla morte del presule polacco, che secondo i primi accertamenti se n’è andato per cause naturali, aleggia un vero e proprio giallo che presto verrà risolto. Il Promotore di Giustizia del tribunale vaticano ha infatti ordinato un’autopsia (già effettuata) per far luce sulla vicenda, misteriosa. I risultati saranno comunicati il prima possibile, con il Santo Padre informato di tutto. Tant’è, grandissima è l’attesa per scoprire i risultati degli esami. Le malelingue sostengono che l’ormai ex arcivescovo fosse a conoscenza di segreti indicibili che avrebbero potuto letteralmente far saltare il banco. Con rivelazioni misteriose capaci di colpire veri e propri eccellenti. E non solo del mondo ecclesiastico. Ma si tratta di accuse tutte da decifrare.

    Trovato senza vita davanti alla tv accesa da un religioso francescano del Collegio dei Penitenziari, non più agli arresti domiciliari (ma sottoposto a un provvedimento che gli imponeva il divieto di espatrio), Wesolowski era stato già ridotto allo stato laicale dell’ex Santo Uffizio dalle autorità della Santa Sede.

    E così il primo processo penale in Vaticano per pedofilia e pedopornografia con la nuova legge voluta da Papa Francesco, non potrà celebrarsi. Un procedimento iniziato lo scorso luglio, con l’udienza immediatamente sospesa per via di un improvviso malore subito dall’ex monsignore, ricoverato in una struttura pubblica ospedaliera di Roma. Per presunti fatti venuti alla luce nel settembre 2013, quando le autorità domenicane decisero di avviare a carico dell’ex nunzio polacco un’inchiesta penale per reati di abusi su minori. Che secondo gli inquirenti sarebbero avvenuti durante i cinque anni di servizio prestati in qualità di rappresentante della Santa Sede nello stato caraibico. Oltre a questi pesantissimi addebiti, il Tribunale vaticano gliene contestava altri analoghi, forse commessi duranti il suo soggiorno a Roma, dall’agosto del 2013 fino al momento dell’arresto. Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occis Reyes. E ancora: ricettazione, lesioni gravi alle sue presunte vittime adolescenti. E condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti osceni.

    Wesolowski se n’è andato, ma attorno alla sua improvvisa morte soffia un vento di mistero che solo l’autopsia sarà in grado di spazzare via.

    M.Z.

  • Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Alla vigilia della prima udienza, l’ex nunzio è stato ricoverato in ospedale. Dalla Santa Sede parlavano di terapia intensiva, ma in realtà l’ex arcivescovo era arrivato in stato confusionale (pare per un mix di alcol e farmaci) e dimesso dopo tre giorni. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, Papa Francesco è molto irritato per lo stop. E c’è chi tra i corridoi di San Pietro parla della lobby polacca come mandante dei rinvii.

    Il “mistero Wesolowski” si infittisce. Chi c’è dietro la brusca frenata del processo penale vaticano che vede per la prima volta un ex nunzio ed ex arcivescovo alla sbarra per pedofilia epedopornografia? Ilfattoquotidiano.it ha raccolto tutte le indiscrezioni sulla situazione attuale di Jozef Wesolowski. L’ex nunzio è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, il “Vaticano III” secondo la celebre espressione di Karol Wojtyla, nel pomeriggio del 10 luglio 2015, vigilia dell’apertura del processo penale in cui era imputato con ben cinque capi di accusa: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia, in un caso in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesionigravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici.

    Al Gemelli, raccontano a ilfattoquotidiano.it, Wesolowski è arrivato in stato confusionale a seguito dell’assunzione di farmaci e alcol ed è stato tenuto in osservazione per un banale calo pressorio. Non è mai stato in terapia intensiva, come invece dichiarato dalVaticano, né in rianimazione, né in codice rosso. Dopo appena tre giorni di ricovero, il 13 luglio 2015 l’ex nunzio avrebbe lasciato l’ospedale e sarebbe tornato in Vaticano nella stanza numero 5 del Collegio dei Penitenzieri, di fronte Casa Santa Marta, la residenza di Papa Francesco. La Santa Sede continua a smentire e a sostenere che Wesolowski sarebbe ancora ricoverato in terapia intensiva.

    Si racconta di un Papa Francesco abbastanza irritato, al rientro dal viaggio in America Latina, per la brusca frenata al primo processo penale vaticano per pedofilia e pedopornografia.Quest’ultimo reato introdotto proprio daBergoglio subito dopo la sua elezione. L’ipotesi più accreditata nei sacri palazzi è che la “lobby polacca” voglia evitare il processo penale vaticano nel quale l’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale nel processo canonico di primo grado, rischia una condanna fino a 10 anni. Wesolowski, infatti, è stato ordinato prete dall’allora cardinale arcivescovo di Cracovia Wojtyla il 21 maggio 1972, e poi arcivescovo da san Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana il 6 gennaio 2000.

    Il processo contro l’ex nunzio si potrebbe chiudere rapidamente perché il pm vaticano, Gian Piero Milano, che è coadiuvato daAlessandro Diddi e Roberto Zannotti, ha raccolto tantissime testimonianze delle vittime di Wesolowski. A esse si aggiungono gli oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale, a cui si aggiungono più di 45mila immagini hard cancellate che sono stati trovati nel pc dell’ex arcivescovo dalla perizia informatica. Il Papa era stato chiaro: “Sulla pedofilia tolleranza zero”, “non ci saranno figli di papà”. E, infatti, aveva voluto che Wesolowski fosse arrestato. Ora Bergoglio vuole che il processo riparta al più presto e non è disposto a tollerare nessun sabotaggio.

    Twiter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/17/vaticano-veleni-e-sospetti-dietro-la-frenata-del-processo-per-pedofilia-e-pedopornografia-a-wesolowski/1883015/

  • Pedofilia, ricovero lampo: Wesolowski torna in Vaticano

    Pedofilia, ricovero lampo: Wesolowski torna in Vaticano

    L’ex nunzio apostolico Jozef Wesolowski, imputato per pedofilia e pedopornografia, è rientrato in Vaticano dopo il ricovero alla vigilia della prima udienza del processo, che è stata rinviata a data da destinarsi perché le sue condizioni sembravano gravi. Ma forse non lo erano.
    Secondo quanto apprende l’Agi, il ricovero sarebbe durato solo fino a lunedì, cioè appena tre giorni, e in effetti le condizioni dell’imputato non sono mai state classificate come “codice rosso”.

    http://www.corrierequotidiano.it/15777-cronaca/lazio-news/pedofilia-ricovero-lampo-wesolowski-%C3%A8-tornato-vaticano

  • Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale, si sarebbe sentito male ieri pomeriggio. Tra le accuse a suo carico anche la pedopornografia. E’ la prima volta per un presule viene giudicato in Vaticano da tribunale composto da soli laici.

    CITTA’ DEL VATICANO – Non ha fatto in tempo ad iniziare che è stato subito sospeso, dopo appena 6 minuti, il processo all’ex nunzio apostolico a Santo Domingo Jozef Wesolowski: il prelato, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per le accuse di pedofilia e pedopornografia a suo carico, è stato ricoverato ieri, in seguito ad un malore, in una struttura ospedaliera di Roma e si trova in terapia intensiva.

    Wesolowski, secondo quanto riferito dal vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede padre Ciro Bendettini, è piantonato dalle forze dell’ordine italiane, in base ad accordi di collaborazione tra Vaticano e Italia in materia di giustizia penale.

    Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesioni gravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. La prima udienza è durata appena sei minuti giusto il tempo di decidere il rinvio senza una data precisa “dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio”. Per volontà di Papa Francesco, il giudizio a Wesolowski è affidato a tre laici, il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, e i giudici a latere Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, mentre il giurista Venerando Marano è supplente. E’ la prima volta che un presule viene sottoposto in Vaticano ad un processo penale in un tribunale composto solo da laici.

    L’arresto di Wesolowski, avvenuto lo scorso settembre su disposizione di Papa Francesco, aveva destato grande scalpore. I vescovi dominicani e il loro primate, cardinale Lopez Rodriguez, avevano inviato numerosi documenti circa i reati commessi dal nunzio apostolico, ottenendone solo successivamente prima la rimozione e poi, dopo l’intervento delle magistrature dominicana e polacca, anche l’arresto.

    La misura cautelare è stata decisa in considerazione della spiccata attitudine criminale dell’imputato, che, secondo quanto emerso nel processo canonico di primo grado presso la Congregazione della Dottrina della Fede, che lo ha condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale, si è dimostrato capace di condurre per anni una doppia vita.

    Nei giorni scorsi il presule polacco, consacrato da San Giovanni Paolo II, era stato notato passeggiare in buona forma nei Giardini Vaticani. E solo ieri avrebbe subito un attacco cardiaco, dovuto forse allo stress della vigilia del processo penale. Il malore, secondo fonti vaticane, sarebbe da attribuire ad un grave calo pressorio dovuto al caldo, alla tensione, all’età, tale comunque da obbligare i medici al ricovero in una clinica.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/07/11/news/wesolowski_ricoverato_processo_rinviato_il_prelato_piantonato_in_terapia_intensiva-118877290/

  • Wesolowski malato, processo rinviato

    Wesolowski malato, processo rinviato

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 11 LUG – L’ex arcivescovo Jozef Wesolowski non era presente al Tribunale vaticano alla prima udienza del processo per abusi su minori e pedopornografia per un “improvviso malore” che ne ha comportato il ricovero in terapia intensiva in un ospedale romano.

    La corte ha rinviato il dibattimento “a data da determinarsi”.

    Sono 5 i capi di imputazione dalla detenzione di materiale pedopornografico agli abusi sessuali su minori. Il legale di Wesolowski ha detto di aver saputo oggi del malore.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/07/11/wesolowski-malato-processo-rinviato_ff096a94-d864-439a-8335-9eb65e7c4cd5.html

  • Baby gigolò a Termini, resta in carcere il sacerdote orco di Fiumicino

    Baby gigolò a Termini, resta in carcere il sacerdote orco di Fiumicino

    «Potrebbe commettere reati analoghi». Resta in carcere don Placido Greco, il prete di Fiumicino arrestato per pedopornografia ed indagato per prostituzione minorile nell’inchiesta su un giro di baby gigolò con base alla stazione Termini che a maggio ha portato all’esecuzione di una decina di misure cautelari. I giudici del Riesame hanno appena respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del sacerdote che era stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Polfer. Gli investigatori su delega del pm Cristiana Macchiusi e del procuratore aggiunto Maria Monteleone, durante una perquisizione domiciliare, avevano trovato nella memoria del suo pc almeno 1.700 scatti hard, per lo più con immagini di adolescenti nudi, oltre ad una «bibbia» riscritta in chiave pedopornografica e un romanzo con lo stesso sfondo intitolato «Amori miei…». Dagli accertamenti è emerso che in alcuni casi le vittime erano state fotografate in età diverse, dai 15 anni fino alla maggiore età, mentre compivano atti sessuali talvolta indossando solo qualche paramento sacro. Il parroco era finito anche nella lista dei clienti che abbordavano baby prostituti lungo i binari di Termini. Per lui quindi non si escludono nuove contestazioni.
    Intanto, chiuso nella sua cella, don Placido continua a leggere le scritture sacre e a fare meditazione. «Facevo quelle foto solo per aiutare dei ragazzi in difficoltà» aveva provato a spiegare nell’interrogatorio di garanzia il sacerdote, «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto. Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre».

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/baby_gigol_amp_ograve_termini_prete_orco_fiumicino_placido_greco/notizie/1429959.shtml