Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: PEDOPORNOGRAFIA

  • Foto osé con minori nel pc dell’ex vescovo Miccichè

    Foto osé con minori nel pc dell’ex vescovo Miccichè

    Lo rivela il quotidiano La Repubblica

    Un fulmine a ciel sereno nell’inchiesta che la Procura sta mandando avanti contro l’ex vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, che ha prestato a lungo attività pastorale presso la diocesi di Monreale.

    Le novità le rivela il quotidiano La Repubblica e sono accuse gravissime. Dopo quelle sui presunti affari immobiliari, la presunta truffa dell’otto per mille, l’ipotesi di appropriazione di tesori della chiesa trapanese e quella sulla pedopornografia, è emerso un dettaglio importante dopo che gli investigatori avevano sequestrato all’ex vescovo, nella sua abitazione di Monreale, un pc portatile.

    Gli esperti hanno cercato file che potessero sostenere le accuse della Procura di Trapani ed avrebbero trovato, come rivela il quotidiano La Repubblica, foto a luci rosse con minori. Le foto presumibilmente, sarebbero state scaricate dall’ex vescovo stesso o da una persona a lui vicina. Ma non è tutto. Perché, sempre secondo il quotidiano La Repubblica, all’interno del Pc, gli investigatori hanno trovato una fitta corrispondenza con la quale Miccichè avrebbe caldeggiato l’assunzione in vari enti, imprese e società, di alcune persone a lui vicine.

    Ma Miccichè pare sia stato anche un abile affarista visto che, secondo l’accusa, avrebbe messo da parte un ingente patrimonio appropriandosi dei fondi dell’8 per mille e gestendo, grazie ai suoi numerosi agganci con il mondo della politica, dell’imprenditoria e della burocrazia, diversi business portati avanti da un sistema di cooperazione che ruotava attorno alla Caritas diocesana e della Fondazione Auxilium. Accuse che, poi, vanno dimostrate.

    La Redazione

    http://www.monrealepress.it/mp-foto-oseacute;-con-minori-nel-pc-dellrsquo;ex-vescovo-miccichegrave;-8214.asp

  • Foto osè con minori nel pc sequestrato all’ex vescovo di Trapani

    Foto osè con minori nel pc sequestrato all’ex vescovo di Trapani

    di ALESSANDRA ZINITI

    Più gli inquirenti scavano nella vita di Francesco Micciché, più l’inchiesta nata dagli ammanchi alla Curia di Trapani prende strade impreviste e imprevedibili: dagli affari immobiliari alla truffa dell’otto per mille, dall’appropriazione di tesori della Chiesa trapanese alla pedopornografia. La più scabrosa delle ipotesi di reato a carico dell’ex vescovo di Trapani è emersa nelle scorse settimane dall’esame del pc che gli investigatori hanno sequestrato nella villa di Monreale dove l’ex vescovo, rimosso dal Vaticano dopo lo scandalo che ha travolto la Curia di Trapani, risiede insieme alla sorella e al cognato.

    Nel portatile del sacerdote gli esperti informatici che erano a caccia di documenti che potessero sostenere le accuse nei confronti di Micciché, indagato per appropriazione indebita dalla Procura di Trapani, hanno trovato un vero e proprio album fotografico che ritrae in pose inequivocabili dei minori, alcuni molto piccoli. Le ha scaricate l’ex vescovo per uso personale o qualcun altro dei suoi familiari ha avuto accesso a quel pc e a quei file? Una domanda alla quale adesso dovrà rispondere il consulente nominato dai pm cooordinati da Marcello Viola.

    I reati a sfondo sessuale fino ad ora erano rimasti fuori dall’inchiesta a carico del presule che è però intrecciata a doppio filo a quella che vede imputato di violenza sessuale e truffa l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, a processo per gli abusi a carico di alcuni migranti dai quali avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del suo interessamento per favorire la concessione dello status di rifugiato.

    Ma dal computer di Micciché sono venuti fuori altri interessanti spunti di indagine che, al di là della eventuale configurazione di altri reati, servono a disegnare un quadro sempre più complesso che fa da sfondo agli “affari” di Francesco Micciché che – secondo l’impianto accusatorio – avrebbe messo da parte un ingente patrimonio appropriandosi dei fondi dell’8 per mille e gestendo, grazie ai suoi buoni agganci con il mondo della politica, dell’imprenditoria e della burocrazia, diversi business portati avanti da un sistema di cooperative che ruotava attorno alla Caritas diocesana e dalla Fondazione Auxilium.
    All’esame degli inquirenti c’è una nutrita corrispondenza con la quale Micciché avrebbe caldeggiato l’assunzione in vari enti, imprese e società di alcune persone a lui vicine. Tra i personaggi noti ai quali Micciché raccomandava i suoi protetti anche Rino Lo Nigro, ex direttore dell’Agenzia per l’impiego poi finito nello scandalo Ciapi insieme a Faustino Giacchetto.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/foto_ose_con_minori_nel_pc_sequestrato_all_ex_vescovo-117775871/

  • Pedopornografia, arresti in tutta Italia da parte della Postale. Coinvolti anche un sacerdote e un maestro delle elementari

    Pedopornografia, arresti in tutta Italia da parte della Postale. Coinvolti anche un sacerdote e un maestro delle elementari

    Scacco matto alla pedopornografia da parte della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Roma. Nel deepweb un traffico di foto e filmati. Coinvolte nell’indagine più di 100 persone, anche un sacerdote e un maestro delle elementari.

    “La maggior parte dei video e delle immagini trovati sono particolarmente efferati e scabrosi, raffiguranti bambini in tenera età abusati, umiliati e talvolta seviziati”, riferiscono gli stessi investigatori.

    Aygor

    L’indagine, di portata internazionale, è iniziata nel 2013 dalla collaborazione tra il Bundeskriminalamt, l’ufficio federale della Polizia criminale tedesca e il compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, coordinata dal servizio polizia postale e dal pool ‘reati sessuali’ della Procura di Roma e il coinvolgimento dello Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale) della Criminalpol. L’Operazione Aygor della Polizia di Stato ha portato all’ arrestato di 17 persone e di altre 92 denunciate, su tutto il territorio nazionale. Come dichiarato più volte, la Polizia Postale per compiere questo tipo di operazioni si avvale di agenti sotto copertura. Nella rete ardita dagli investigatori sono caduti uomini tra i 25 e i 75 anni, pensionati, disoccupati, professionisti, impiegati, operai, artisti ed anche un sacerdote ed uno psicologo. Inoltre anche un maestro delle elementari di 56 anni residente a Trepuzzi, paese sito nella provincia di Lecce. Nella sola abitazione dell’uomo sono stati trovati 950 dvd e cd, contenenti foto e filmati di bambini.

    Il Deepweb

    Le indagini sembrano essere state assai complicate. Per avere un’idea di cosa sia il deepweb ne diamo una breve spiegazione: Come è (oramai) noto il web profondo, la rete nascosta ai normali motori di ricerca è accessibile attraverso vari protocolli. Quella più conosciuta utilizza le estensioni .onion, raggiungibili solo attraverso la configurazione della rete Tor (The Onion Router), scaricandone il Bundle; poi troviamo la rete I2P, i cui siti hanno estensione .i2p e che ha servizi di siti web nascosti, bittorrent anonimi, email, proxy di connessione a internet e molti altri servizi; Freenet, che comprende l’archiviazione di file di grandi dimensioni e forum decentrati e utilizza un hosting statico;  l’ Anonet, una rete decentralizzata della darknet (parte del deepweb), i cui servizi “sono appoggiati sulla rete IPv4 (ICANN) – specifica un esperto della rete nascosta, che vuole mantenere l’anonimato -, ma inseriscono una sovrastruttura di controllo per anonimizzare le comunicazioni. Nel fare questo, praticamente, creano tutti dei “mondi” paralleli” . In questi luoghi oscuri di internet, tutte le connessioni sono criptate e vige, quindi, l’anonimato.  Le varie estensioni dei siti danno l’idea della vastità del deepweb, che a detta di una ricerca condotta nel 2000 da Bright Planet,  “il Web è costituito da oltre 550 miliardi di documenti mentre Google ne indicizza solo 2 miliardi, ossia meno dell’uno per cento”. Tutto ciò rende chiaro quanto siano complicate le indagini che vengono effettuate in questi meandri oscuri della rete e quanto, i pedofili stessi, abbiano livelli altissimi di conoscenza della navigazione in internet e di utilizzo di esso. Ricordiamo, inoltre, che internet e web non hanno la stessa spiegazione, ovvero, il web sono i documenti, ovvero le pagine, i siti, che si aprono normalmente, internet, invece è tutto, quindi server, email, chat, siti, etc.

    Tutto questo ricercare l’anonimato da parte dei pedofili, sembra marcare la grande paranoia che hanno di essere scoperti, non solo per perpetrare il reato, ma (ipotiziamo), per le regole adottate dai galeotti nei penitenziari. I pederasti sono una delle categorie più odiate e,  una volta in carcere, non solo rischiano di subire, da parte degli altri detenuti, lo stesso tipo di tortura che loro stessi hanno inflitto ai bambini, ma rischiano la morte. L’articolo 41bis dell’Ordinamento Penitenziario, difatti, prevede un’apposita sezione per gli individui accusati di pedofilia.

    La tecnica dei pedofili

    La tecnica usata dai pedofili, era quella del file sharing, ovvero la condivisione attraverso una rete di computer dei files contenenti immagini e video. Durante le perquisizioni ne sono stati ritrovati decine di migliaia, tutti sui computer e sugli altri dispositivi sequestrati, quali smartphone, tablet e hard disk esterni, protetti “da un sistema sofisticato di crittografia”. Ora le indagini sul materiale saranno affidate agli analisti forensi.

  • Pedofilia, tribunale vaticano rinvia a giudizio monsignor Wesolowski

    Pedofilia, tribunale vaticano rinvia a giudizio monsignor Wesolowski

    L’ex nunzio apostolico ed ex arcivescovo polacco a settembre scorso era finito ai domiciliari per presunti abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico

    Rinviato a giudizio l’ex nunzio polacco Jozef Wesolowski per pedofilia e pedopornografia. Lo ha deciso il Tribunale vaticano accogliendo la richiesta del Promotore di giustizia. La prima udienza del processo è fissata per l’11 luglio 2015. L’ex diplomatico nella Repubblica Dominicana dal 22 settembre 2014 è agli arresti domiciliari in Vaticano per volontà di Papa Francesco. A Wesolowski vengono contestati sia reati commessi durante il suo soggiorno a Roma, dall’agosto 2013 sino al momento del suo arresto, sia nel periodo trascorso nella Repubblica Dominicana, nei cinque anni in cui ha ricoperto l’ufficio di Nunzio apostolico, ovvero dal gennaio 2008 all’agosto 2013, quando si è dimesso per le gravi accuse.

    Per quanto riguarda il periodo trascorso a Roma dall’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale in primo grado nel processo canonico, il provvedimento del Tribunale vaticano contesta il reato didetenzione di materiale pedopornografico, introdotto dalla nuova legge del 2013 voluta da Papa Francesco. La perizia informatica sul pc di Wesolowski, infatti, aveva scoperto un archivio segreto con “oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale e oltre 45mila immagini cancellate”. Per il periodo precedente, invece, il quadro di accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dall’Autorità giudiziaria di Santo Domingo sugli abusi sessuali su minori. Numerose sono le testimonianze delle vittime dell’ex diplomatico.

    Il portavoce vaticano,padre Federico Lombardi, ha spiegato che “l’insieme delle gravi accuse dovrà passare al vaglio dell’organo giudicante, che potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sugli apparati informatici utilizzati dall’imputato, sia eventualmente di forme di cooperazione giudiziale internazionale per la valutazione delle prove testimoniali provenienti dalle competenti Autorità di Santo Domingo. Una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti”.

    Nello stesso tempo il Papa ha rimosso i vertici della diocesi di Saint Paul and Minneapolis negli Usa, entrambi accusati di aver coperto gli abusi del loro clero sui minori. Bergoglio, infatti, ha sollevato dall’incarico sia l’arcivescovo John Clayton Nienstedt, sia il vescovo ausiliare Lee Anthony Piché  e ha nominato come amministratore apostolico Bernard Anthony Hebda, arcivescovo coadiutore di Newark. Un provvedimento durissimo quello di Francesco che recentemente ha deciso l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria all’intero della Congregazione per la dottrina della fede per processare i vescovi che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per la pedofilia dei loro preti. Gli ex vertici della diocesi di Saint Paul and Minneapolis potrebbero essere i primi presuli a essere giudicati da questo nuovo tribunale.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/15/pedofilia-tribunale-vaticano-rinvia-a-giudizio-monsignor-wesolowski/1779099/

  • «Non fu una violenza sessuale completa»: la difesa chiede la libertà per don Giampiero

    «Non fu una violenza sessuale completa»: la difesa chiede la libertà per don Giampiero

    BRINDISI – «Non fu una violenza sessuale completa, bensì una forma più lieve». Lo ha sostenuto il legale di don Giampero Peschiulli , il sacerdote arrestato e posto ai domiciliari per abusi sessuali su due chierichetti, nel corso dell’udienza che si è celebrata ieri per discutere il ricorso presentato al fine di ottenere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. E quindi la libertà per l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia. Secondo la difesa nelle denunce di due vittime, che hanno raccontato dei presunti episodi di molestie dopo che la trasmissione

    Le Iene aveva smascherato il “prete pomicione”, i baci, le carezze, gli “atti sessuali” descritti non andrebbero considerati secondo le ipotesi più gravi previste. Per questa ragione, sebbene si tratti di fatti accaduti fino al 2014, non vi sarebbe neppure il pericolo di reiterazione del reato. Dinanzi al Tribunale del Riesame c’era ieri anche l’accusa, sostenuta dal pm Giuseppe De Nozza, che ha riproposto le stesse argomentazioni contenute nella richiesta e nel provvedimento del gip Tea Verderosa con cui è stata disposta la misura cautelare.

    Il sacerdote, 73 anni, è stato iscritto nel registro degli indagati a settembre, quando sono state avviate anche intercettazioni telefoniche sulla sua utenza. Poi, alla fine di ottobre, l’esecuzione da parte dei carabinieri del reparto operativo di Brindisi, del decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla procura: in quella sede sono stati prelevati dalla sua abitazione i pc, all’interno dei quali sono stati rinvenuti anche contenuti pedopornografici che hanno determinato la trasmissione di una parte degli atti, e quindi di uno “stralcio” dell’inchiesta, alla procura distrettuale di Lecce, competente in materia di pedopornografia. Tutto ha inizio con un visita civetta: don Giampiero chiama i carabinieri al 112 perché si sente “assediato” dall’inviato delle Iene, Giulio Golia, giunto a Brindisi dopo aver ricevuto una segnalazione anonima sugli atteggiamenti del prete. Peschiulli si barrica in chiesa. La notizia del trambusto finisce su Facebook, i commenti svelano condotte “note” alla gente su cui i militari dell’Arma ritengono necessario acquisire ulteriori dettagli.

    C’erano, a quanto pare, 10mila immagini, automaticamente salvate dai computer in seguito alla consultazione di siti hard. Contestualmente, sempre nella medesima occasione, i militari dell’Arma prelevano anche documenti presso la sede della curia arcivescovile di Brindisi, utili alle indagini per meglio delineare la personalità del parroco e per cercare riscontri a quanto denunciato dai genitori di due presunte vittime che avrebbero subito in passato stesse “strane attenzioni” da parte di don Peschiulli . Il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere.

    http://www.quotidianodipuglia.it/index.php?p=articolo&id=1403075

  • Brindisi, migliaia di foto hard nel computer del prete. La scoperta fa trasferire l’indagine alla Dda

    Brindisi, migliaia di foto hard nel computer del prete. La scoperta fa trasferire l’indagine alla Dda

    BRINDISI – Migliaia di immagini scaricate da link di siti hard in cui erano ritratti, secondo quanto accertato dagli investigatori, anche ragazzi minorenni. E’ per questo che uno stralcio dell’inchiesta su don Giampiero Peschiulli, 73 anni, arrestato il 20 maggio scorso per due episodi di presunta pedofilia, è finito alla Dda di Lecce che sta vagliando ipotesi di pedopornografia, reato che è di competenza distrettuale. Una parte dell’informativa dei carabinieri di Brindisi, in particolare quella che riguarda il materiale trovato nei pc di don Giampiero, sequestrati nella sua abitazione di Brindisi a fine ottobre, è stata già inviata ai magistrati salentini nelle scorse settimane.

    A Brindisi procede invece l’attività investigativa, coordinata dal pm Giuseppe De Nozza, riguardo le vicende di abusi denunciate dopo che la trasmissione televisiva “Le Iene” aveva smascherato il “prete pomicione” con tre attori, due dei quali avevano finto di essere minorenni, inviati in parrocchia come “agenti provocatori”. Quanto allo scampolo di indagine che riguarda ipotesi di pedopornografia, sono al vaglio della procura di Lecce almeno diecimila immagini automaticamente salvate dopo l’accesso a link di varia natura che riconducono tutti a siti che trattano dello stesso argomento.

    Il lavoro fatto dai militari dell’Arma per delineare la personalità di don Giampiero, sacerdote e ormai ex parroco della chiesa di Santa Lucia, ha fatto emergere anche altri dettagli per cui è stato ritenuto necessario un approfondimento. Al di là degli aspetti che riguardano la sfera privatissima del prete e i suoi rapporti personali, per cui non vi sono addebiti di carattere penale, e neppure per il momento censure di altro genere da parte della curia arcivescovile, nonostante travalichino i confini della castità imposta ai preti, ci sono contenuti che anche se rinvenuti sul pc di chicchessia avrebbero portato all’apertura di un fascicolo d’indagine.

    Ormai dallo scorso ottobre la lente degli inquirenti è stata posta sui costumi, in parrocchia e nella quotidianità, di don Giampiero che si ritiene avesse l’abitudine di cercare incontri a sfondo sessuale, specialmente con uomini, e che avesse anche più volte molestato almeno due dei suoi chierichetti. Questo in tempi recenti. Altre circostanze, più vecchie, sono state comunque rappresentate ai carabinieri di Brindisi dai genitori di due presunte vittime che hanno anche dichiarato di aver raccontato tutto all’allora arcivescovo Rocco Talucci che avrebbe consigliato di non denunciare. Talucci, sentito nei giorni scorsi dal pm Giuseppe De Nozza, ha negato di aver mai invitato al silenzio i famigliari dei due giovani parrocchiani che oggi hanno trent’anni. E’ stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti, giunto in procura al fianco del suo avvocato, Giancarlo Camassa.

    Mentre si attende di conoscere la decisione del Riesame di Lecce sul ricorso formulato dal difensore di Peschiulli, Roberto Cavalera, in attesa che gli atti del pm vengano trasmessi al Tribunale della Libertà perché il legale possa farne copia, si continua a scavare almeno su due fronti: sulle ipotesi di pedopornografia e su quelli che sono ritenuti a tutti gli effetti atti sessuali su minori. Si tratterebbe di carezze, baci e palpeggiamenti avvenuti prima e dopo le funzioni liturgiche o durante la confessione.
    L’inchiesta parte a fine settembre. Don Giampiero chiama i carabinieri al 112 perché si sente “assediato” dall’inviato delle Iene, Giulio Golia, giunto a Brindisi dopo aver ricevuto una segnalazione anonima sugli atteggiamenti del prete. Peschiulli si barrica in chiesa.

    La notizia del trambusto finisce su Facebook, i commenti svelano condotte “note” alla gente su cui i militari dell’Arma ritengono necessario acquisire ulteriori dettagli. L’utenza del sacerdote viene messa sotto intercettazione. Il 28 ottobre viene eseguito un decreto di perquisizione e sequestro di computer e altri dispositivi digitali. Il 20 maggio l’esecuzione dell’ordinanza ai domiciliari. Nel frattempo don Giampiero si è dimesso da parroco della chiesa di Santa Lucia, è partito per Terracina dove è rimasto per qualche tempo, ed è rientrato a Brindisi dove vivono i suoi parenti stretti. Si trova ora agli arresti, con il divieto assoluto di uscire dalla propria abitazione.

    http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/brindisi_prete_foto/notizie/1390903.shtml

  • Pedopornografia on line, scarcerato don Giorgio Porcellana

    Pedopornografia on line, scarcerato don Giorgio Porcellana

    Don Giorgio Porcellana, di origine astigiana, era stato arrestato nell’istituto Don Bosco di Alassio dove si era trasferito negli ultimi mesi per motivi di salute

    Alassio. Da Savona a Torino a casa di parenti. Dopo alcuni giorni di detenzione a Sanremo è stato scarcerato e continuerà ad essere detenuto agli arresti domiciliari don Giorgio Porcellana, 49 anni.

    Il prete astigiano era stato arrestato dalla polizia postale di Genova e Milano perché accusato detenzione e scambio di materiale pedopornografico sul web, ha lasciato il carcere di Sanremo e si è visto accogliere dal giudice per le indagini preliminari la richiesta presentata dal suo avvocato Massimo Campanale.

    Il legale aveva preferito non far rispondere il suo assistito all’interrogatorio di garanzia e convalida dell’arresto, ma aveva presentato ricorso sottolineando che l’ex salesiano, subito sospeso, “non faceva parte di un’organizzazione, e non aveva pagato minorenni per avere immagini e video”.

    Don Giorgio Porcellana, di origine astigiana, era stato arrestato nell’istituto Don Bosco di Alassio dove si era trasferito negli ultimi mesi per motivi di salute.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-scarcerato-don-giorgio-porcellana/

  • Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    I clienti lo sapevano: per adocchiare baby prostituti dovevano appostarsi sulla scala mobile che conduce in via Giolitti. Da lì gli sguardi ammiccanti, lo scambio del numero del cellulare, e poi l’appuntamento per consumare in casa (spesso in ville) dopo la doccia, oppure di corsa, su un vagone.

    Sono almeno un migliaio, secondo una prima stima degli investigatori, i clienti senza scrupoli che hanno frequentato Termini per adescare ragazzini, per lo più rom e minorenni. Pedofilia a basso costo visto che ogni incontro veniva pagato dai dieci ai cinquanta euro. Tra i frequentatori già schedati, ci sono commercianti, operai, sbandati, professionisti e religiosi, come don Dino, al secolo Placido Greco, finito in carcere per pedopornografia. Nomi da giorni al vaglio della polizia ferroviaria, delegata alle indagini dall’aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi.

    L’inchiesta, che finora ha portato all’iscrizione del registro degli indagati di diciassette persone, di cui dieci finite in manette, rischia di allargarsi. Intanto gli inquirenti puntano ad accertare se il parroco, che si era ricavato un doppio lavoro da talent scout del cinema porno, fotografando decine di adolescenti nudi e stava riscrivendo la bibbia in chiave hard, possa essere stato spalleggiato da altri. Le immagini agli atti ritraggono ragazzini vestiti solo con il collarino ecclesiastico o fasce talari e lo stesso don Dino con altri simboli religiosi. Intanto il sacerdote si difende: «Avrò commesso dei peccati, ma sono un buon prete» si è giustificato dal carcere di Regina Coeli, dove ieri ha ricevuto la visita della sorella.

    A breve potrebbe essere chiamato a chiarire la sua posizione anche Luca Galleschi, un ex sacerdote indagato per prostituzione minorile. Uno dei baby squillo ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla procura. «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli» ha raccontato il ragazzo «e in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni da un ingresso laterale della chiesa.

    Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Resta al vaglio la posizione di un altro sacerdote, un quarantenne ecuadoregno, che ha avuto un incontro a pagamento con un diciottenne (e per questo non imputabile) ma diversi contatti telefonici con minorenni.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prostituzione_minorile_stazione_termini_ragazzini_mille_clienti/notizie/1379136.shtml

  • Pedopornografia on line, la Congregazione Salesiana sospende don Giorgio Porcellana

    Pedopornografia on line, la Congregazione Salesiana sospende don Giorgio Porcellana

    Presa di posizione dei Salesiani piemontesi: “Accuse gravissime”

    Asti. Sul caso di don Giorgio Porcellana, il sacerdote salesiano di 49 anni, di Asti, arrestato dalla polizia postale di Genova e Milano per materiale pedopornografico, interviene anche la Circoscrizione Salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta.

    Dalla comunità salesiana piemontese profondo dolore e sconcerto per l’arresto del sacerdote: “Si tratta di accuse gravissime, incompatibili con la vocazione e la missione sacerdotale. Esprimiamo la nostra piena fiducia nella magistratura perché possa fare luce sulla vicenda e manifestiamo incondizionata solidarietà a chiunque possa essere stato anche indirettamente vittima di abuso e strumentalizzazione tramite immagini e video su internet”.

    “Don Porcellana non ricopriva alcun incarico di responsabilità ed era presente da qualche mese ad Alassio, presso l’Istituto Salesiano Madonna degli Angeli, esclusivamente per motivi di salute. La Congregazione ha immediatamente disposto, nei confronti del sacerdote, in via cautelativa, la sospensione da ogni ministero pastorale e sacramentale”.

    La polizia postale ha sequestrato numerosi computer, smartphone e dispositivi informatici contenenti elementi probatori significativi nell’ambito dell’indagine.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-la-congregazione-salesiana-sospende-don-giorgio-porcellana/

  • Pedopornografia on line, don Giorgio Porcellana non risponde al gip

    Pedopornografia on line, don Giorgio Porcellana non risponde al gip

    Scena muta del sacerdote nell’interrogatorio di garanzia.

    Savona. Non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida del fermo. Questa mattina, sentito per rogatoria a Savona, don Giorgio Porcellana si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip del Tribunale di Savona. Il sacerdote salesiano di 49 anni, di Asti, è stato arrestato per pedopornografia on line e diverso materiale informatico è stato posto sotto sequestro dalla polizia postale.

    Il prete era stato arrestato all’istituto Don Bosco di Alassio, dove si era trasferito da qualche mese per motivi di salute. Secondo l’accusa don Giorgio Porcellana faceva parte una rete di utenti che si scambiavano immagini e filmati di pesanti violenze e atti sessuali con bambini anche di meno di dieci anni costretti ad avere rapporti sessuali tra di loro o con animali.

    L’indagine ha sgominato una pericolosa rete criminale internazionale che diffondeva e vendeva materiale pedopornografico, con l’individuazione di 233 utenti su scala globale, in cinque diversi continenti. “Gli orchi della rete” si scambiavano via internet materiale illecito. I gravi indizi raccolti dagli investigatori milanesi hanno determinato la Procura della Repubblica di Milano, che coordina le indagini, a disporre perquisizioni personali, informatiche e a casa di ventinove utenti italiani – gli altri indagati sono tutti stranieri.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-don-porcellana-non-risponde-al-gip/