Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: PEDOPORNOGRAFIA

  • Salgono a 2 i sacerdoti coinvolti. Prostituzione minorile a Roma Termini: don Dino, parroco nel viterbese, scriveva anche romanzi pornografici

    Salgono a 2 i sacerdoti coinvolti. Prostituzione minorile a Roma Termini: don Dino, parroco nel viterbese, scriveva anche romanzi pornografici

    Le vittime erano ragazzini rom tra i 13 e i 17 anni. I clienti uomini di mezza età, tra i 35 e gli 80 anni. Tra loro tanti viaggiatori di passaggio alla Stazione Termini, lo scalo principale di Roma, un professionista e anche un parroco 68enne di due chiese nel Viterbese. In casa del prete, don Dino, arrestato assieme ad altre sette persone, durante una perquisizione è stato trovato un archivio di pedopornografia: foto, video, file di ragazzini ritratti in atteggiamenti inequivocabili. Un altro dettaglio inquietante della storia, come racconta Repubblica, è che il prete, padre Placido Greco, scriveva anche racconti a sfondo sessuale sotto pseudonimo.

    A sancire definitivamente lo sdoppiamento di personalità è lo pseudonimo di don Dino. Il prete infatti scriveva romanzi pornografici sotto il nome di Gabriele Doni. Gabriele, come il santo patrono dei bambini.

    Ma non è l’unico religioso ad essere coinvolto nell’inchiesta. Un ex parroco, originario della Toscana, è stato infatti denunciato. L’uomo era stato allontanato dalla parrocchia di cui era titolare in seguito ad altri reati. I ragazzini si prostituivano anche nei pressi dei binari e vicino ai negozi della galleria. Anche di giorno. Per una manciata di euro, tra i 10 e i 50, seguivano i clienti nei bagni della stazione e persino sui treni in sosta. Dietro di loro, è convinta la Procura di Roma e la Polfer, non c’era una vera e propria organizzazione. Ma un disgustoso passaparola tra i clienti, moltissimi habituè, che adescavano i ragazzini. È la drammatica storia di prostituzione minorile portata alla luce dall’operazione Meeting Point della polizia che ha fatto scattare le manette nei confronti di otto persone non solo nel Lazio, ma anche a Napoli, Chieti e Vigevano, dove sono state eseguite anche le perquisizioni domiciliari.

    Il punto d’incontro che ha dato il nome all’inchiesta è la stazione Termini di Roma, crocevia di migliaia di persone ogni giorno. Tra loro si celavano anche insospettabili passeggeri alla ricerca di sesso, tra cui anche un pr dei locali sul litorale, commercianti ed operai. Si facevano trovare nell’area delle scale mobili dove attendevano i minori, poi si appartavano in albergo, nelle loro abitazioni, nei parchi ma anche nei bagni pubblici e a bordo dei treni fermi in stazione. Per avere i contatti con i ragazzini era bastato il passaparola, che in breve tempo aveva però messo in allerta gli uomini della polizia ferroviaria, insospettiti da uno strano viavai e da quegli incontri immortalati nelle telecamere di sorveglianza. Proprio dall’analisi dei telefonini dei minori gli agenti hanno avuto la certezza dei rapporti che ogni giorno si consumavano alla stazione, anche in pieno giorno. I minorenni, in tutto una quindicina tra ragazzi e ragazze, venivano infatti contattati dai “clienti” attraverso telefonate o sms.

    http://www.huffingtonpost.it/2015/05/22/prete-arrestato-prostituzione-minorile-roma-termini_n_7419176.html

  • Papa Francesco rimuove monsignor Finn, vescovo Usa condannato per pedofilia

    Papa Francesco rimuove monsignor Finn, vescovo Usa condannato per pedofilia

    Robert William Finn, 62 anni, alla guida della diocesi di Kansas City-Saint Joseph, nel 2012, era stato riconosciuto colpevole di aver protetto padre Shawn Ratigan che per numerosi anni aveva scattato foto pornografiche a bambini della sua parrocchia. Ma dal Vaticano nessuno aveva pensato di rimuoverlo. Fino a oggi.

    Vescovo americano rimosso per pedofilia. Papa Francesco ha deciso di pensionare anticipatamente monsignor Robert William Finn, 62 anni, alla guida della diocesi di Kansas City-Saint Joseph in Missouri. Finn era stato il primo vescovo cattolico a essere condannato per reati legati ad atti di pedofilia negli Stati Uniti d’America. Nel 2012, infatti, era stato riconosciuto colpevole di aver protetto padre Shawn Ratigan che per numerosi anni aveva scattato foto pornografiche a bambini della sua parrocchia. Ma dal Vaticano nessuno aveva pensato di rimuoverlo e Finn aveva continuato a governare la diocesi statunitense.

    Dopo più di due anni dalla condanna civile, Bergoglio ha voluto far luce sulla vicenda anche da un punto di vista canonico aprendo una indagine della Santa Sede. A Kansas City è stato inviato un rappresentante della Congregazione per i vescovi, presieduta dal cardinale canadese Marc Oullet, con il compito di redigere un rapporto dettagliato della situazione. Nello stesso tempo numerosi fedeli della diocesi del Missouri hanno sottoscritto una petizione, inviata direttamente al Papa, nella quale hanno chiesto l’immediata rimozione di Finn ritenuto inidoneo a continuare a mantenere il governo pastorale. Nel giro di sei mesi l’indagine è stata conclusa e il rapporto finale è stato consegnato nella mani di Bergoglio che ha subito deciso di rimuovere il vescovo senza aspettare altro tempo.

    Ciò che aveva sempre sorpreso i fedeli statunitensi, come hanno scritto direttamente al Papa, era il fatto che Finn, alla guida della diocesi di Kansas City-Saint Joseph dal 2005, nonostante la condannariportata nel 2012 fosse rimasto al suo posto. Ma, da quanto si apprende, Finn non è l’unico vescovo americano attualmente sotto indagine canonica perpedofilia. In Vaticano, infatti, sono in corso anche i processi per il cileno Marco Antonio Órdenes e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo. Mentre continuano i procedimenti, canonico e civile, contro l’ex nunzio polacco nella Repubblica Dominicana, monsignor Jozef Wesolowski, indagato per abusi su minori e pedopornografia, condannato in primo grado dallaCongregazione per la dottrina della fede alla riduzione allo stato laicale. Condanna contro la quale Wesolowski ha fatto appello.

    Sulla linea della tolleranza zero nella lotta alla pedofilia Papa Francesco è sempre stato molto chiaro. Non a caso, tra le prime riforme del suo pontificato, Bergoglio ha istituito la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley, della quale fanno parte anche due vittime di abusi, Marie Collins e Peter Saunders. Proprio nell’ultima riunione del Consiglio dei nove cardinali che aiuta Francesco nel governo della Chiesa, il cosiddetto “C9″, O’Malley, come ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, “ha proposto di affrontare il tema della ‘accountability‘ – ‘responsabilità’ per quanto riguarda la tutela dei minori, in modo da prevedere procedure e modalitàappropriate per valutare e giudicare i casi di ‘abuso di ufficio’ in questo campo, in particolare da parte di persone con responsabilità nella Chiesa“.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/21/papa-francesco-rimuove-vescovo-usa-condannato-per-pedofilia/1610854/

  • Vaticano: inchieste per droga e pedopornografia

    Vaticano: inchieste per droga e pedopornografia

    Il Vaticano non è una piccola oasi felice e anche nello Stato Pontificio i reati sono in aumento. Un fenomeno definito “preoccupante” da Gian Piero Milano, promotore di giustizia vaticano che ha parlato all’inaugurazione dell’anno giudiziario. I reati già noti come i borseggi ai danni dei milioni di turisti che affollano il Vaticano vengono ora affiancati dareati “impensabili” e difficilmente associabili allo Stato Pontificio come il traffico internazionale di stupefacenti e la pedopornografia.

    Per ora sono due i casi di detenzione di materiale pedopornografico acclarati dalle autorità giudiziarie vaticane. Il primo caso è noto. Si tratta dell’arcivescovo ed ex nunzio Jozef Wesolowski, denunciato anche dalle autorità dominicane e attualmente agli arresti domiciliari in Vaticano. L’uomo è ancora in attesa di un processo che potrebbe portarlo ad una condanna di 7 anni, una pena lieve e inadeguata se si pensa che a suo carico non si parla soltanto di materiale pedopornografico, bensì diabuso su minori. Il secondo caso invece non è noto e non si sa ancora se riguarda personalità ecclesiastiche.

    Per quanto riguarda il traffico di droga Gian Piero Milano ha riferito di un fallito blitz della gendarmeria vaticana che stava per far scattare un’operazione antidroga. Il tutto è saltato a quanto sembra per la divulgazione della notizia in maniera improvvida da parte di un giornale tedesco. Milano ha poi parlato di presenza sul territorio vaticano di “trafficanti senza scrupoli” pronti ad agire anche con modalità insolite.

    Queste le due novità principali per quanto riguarda la criminalità all’interno di Città del Vaticano. Restano poi altri reati come quelli finanziari che hanno visto coinvolto per esempio monsignor Bronislaw Morawiec, economo della basilica pontificia, condannato in primo grado dal tribunale vaticano per truffa aggravata e monsignor Nunzio Scarano, ex responsabile della struttura che amministra il patrimonio pontificio, arrestato con l’accusa di riciclaggio, corruzione e falso. Considerando che lo Stato Pontificio conta appena 800 residenti, la situazione non è delle più rosee; attualmente ci sono 7 istruttorie in corso, 3 richieste di rinvio a giudizio e un ordine di cattura pendente. Senza contare che nel 2014 ci sono state 6 persone arrestate, tante rispetto agli standard vaticani.

    F.B.

    http://www.direttanews.it/2015/02/02/vaticano-pedopornografia/

  • Pedopornografia e droga: l’altro volto del Vaticano

    Pedopornografia e droga: l’altro volto del Vaticano

    Si è aperto l’anno giudiziario anche in Vaticano: emersi due delicati casi di detenzione di materiale pedopornografico.

    Ha ragione Papa Francesco, nel voler fare pulizia. Del resto anche i dati giudiziari della Santa Sede non sono così rassicuranti.

    Una vera e propria minaccia quella dei reati via web, ha denunciato Milano: “Molte condotte delittuose oggi si consumano attraverso le vie telematiche; di qui l’importanza delle intercettazioni di comunicazioni come strumento di indagine imprescindibile”. Due delicati casi di «differente gravità» di detenzione di materiale pedopornografico sono emersi dall’attività investigativa in Vaticano. Lo ha reso noto il Promotore di Giustizia, avvocato Gian Piero Milano, aprendo l’Anno giudiziario presso il Tribunale vaticano. Nel dettaglio, il pg vaticano ha puntato l’attenzione sull’ “attività di analisi forense ed info-investigativa soprattutto di carattere informatico, per due delicati casi – di differente gravità – di detenzione di materiale pedopornografico”.

    Anche il Vaticano non si è salvato dalla piaga del traffico di droga “Tentativi isolati” all’ombra del Cupolone che sono stati “neutralizzati sul nascere”. Lo ha denunciato l’avvocato Gian Piero Milano, il pg del Vaticano, aprendo l’Anno giudiziario presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Il pg vaticano ha spiegato che la fruttuosa collaborazione tra le forze di polizia del Vaticano con i corpi di polizia di altri Stati ha aiutato “nella repressione di gravi reati, come quello del traffico internazionale delle sostanze stupefacenti che, purtroppo, non ha lasciato indenne il nostro piccolo Stato, teatro di isolati tentativi – neutralizzati sul nascere – posti in essere, con modalità insolite, da trafficanti senza scrupoli”.

    Nel dettaglio, il pg Milano ha ricordato “l’ apprezzato impegno della Gendarmeria nel 2014” relativo al “monitoraggio del traffico di droga da Stati esteri verso lo Stato vaticano, in particolare tre spedizioni. In un caso specifico è stata effettuata una consegna controllata della sostanza stupefacente, che transitava attraverso uno stato comunitario. L’improvvida divulgazione della notizia da parte di un quotidiano straniero ha reso vana l’operazione congiunta tra forze di polizia di diverse nazionalità, non essendosi presentato alcuno per il ritiro del plico contenente la sostanza stupefacente”.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=68677&typeb=0&Pedopornografia-e-droga-l-altro-volto-del-Vaticano-

  • “Abusi sessuali su minori”, indagato parroco del Brindisino. In serata celebra messa

    “Abusi sessuali su minori”, indagato parroco del Brindisino. In serata celebra messa

    I carabinieri a casa del prete 72enne e negli uffici della Curia. Trovato materiale pornografico. Una delle vittime ha poco più di 13 anni.

     Indagato per abusi sessuali su minorenni. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi hanno proceduto a effettuare una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di un parroco di una chiesa della diocesi. In casa dell’uomo, 72 anni, è stato trovato materiale pornografico, dvd che dovranno essere visionati nel dettaglio per accertare se si tratti anche di pedopornografia.

    Una delle vittime sarebbe un ragazzino tra i 13 e i 14 anni. La procura di Brindisi ha deciso di diramare la notizia affinché eventuali altri soggetti molestati possano farsi avanti e trovare il coraggio di denunciare. L’attività è coordinata e diretta dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe De Nozza, Brindisi Report – cronaca e notizie da Brindisi
    „in sinergia con i carabinieri del Reparto operativo di Brindisi guidati dal colonnello Alessandro Colella.
    Mira ad accertare le responsabilità penali del sacerdote in ordine agli atti sessuali che avrebbe commesso su minorenni. Al prelato è stato notificato un avviso di garanzia e risulta attualmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    L’indagine ha consentito di raccogliere ulteriori elementi investigativi. Contestualmente alle attività di perquisizione i militari hanno effettuato anche alcune acquisizioni documentali presso la locale sede arcivescovile.

    A insospettire gli inquirenti è stata la visita nelle scorse settimane dell’inviato della trasmissione Le iene, Giulio Golia, non nuovo a questo tipo di inchieste. L’inviato ha inutilmente cercato si parlare con il prete che si è però rifiutato di rilasciare alcuna dichiarazione. L’arrivo in città del giornalista però non è passato inosservato e le voci sono arrivate alle forze dell’ordine che non hanno esitato a interpellare la magistratura, a cui comunque non era arrivata alcuna denuncia in proposito. Il servizio andrà in onda questa sera nel corso della trasmissione.

    In serata, il parroco ha celebrato messa nella sua parrocchia nel centro di Brindisi. Si tratterebbe di una funzione in suffragio di alcuni defunti che era programmata alla quale ha partecipato una trentina di persone.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/10/29/news/abusi_sessuali_parroco-99262574/

  • Pedofilia, stampa Usa: “Il vescovo di Kansas City indagato dal Vaticano”

    Pedofilia, stampa Usa: “Il vescovo di Kansas City indagato dal Vaticano”

    Robert Finn è già stato condannato nel 2012 per aver protetto padre Shawn Ratigan, un prelato a lui sottoposto, che per anni aveva scattato foto pornografiche a bambini della parrocchia. Nonostante fosse stato riconosciuto colpevole, l’uomo non era stato rimosso dall’incarico.

     Il quinto vescovo sotto indagine del Vaticano per pedofilia. Si tratta di monsignor Robert Finn, vescovo della diocesi St. Joseph di Kansas City in Missouri. A dare la notizia è il sito specializzato d’informazione vaticana “National Catholic Reporter“, subito ripresa da diversi siti americani. Finn era stato il primo vescovo cattolico a essere condannato per reati legati ad atti di pedofilia negli Stati Uniti d’America. Nel 2012, infatti, era stato riconosciuto colpevole di aver protetto padre Shawn Ratigan che per numerosi anni aveva scattato foto pornografiche a bambini della sua parrocchia. Reato simile a quello di cui è accusato oggi l’ex nunzio polacco nella Repubblica Dominicana, monsignor Jozef Wesolowski, da una settimana agli arresti domiciliari in Vaticano per volontà di Papa Francesco.

    L’ex diplomatico, infatti, è sotto processo per abusi sui minori e pedopornografia e nel suo computer sono stati ritrovati 100mila file di immagini hard di minori, come testimoniato anche da una vittima tredicenne che ha portato alla luce i reati commessi da Wesolowski. Secondo i media americani che riportano la notizia dell’indagine vaticana su monsignor Finn, ci sarebbe stata già una visita a Kansas City da parte di un rappresentante della Congregazione per i vescovi presieduta dal cardinale canadese Marc Ouellet. E in questi giorni numerosi fedeli hanno sottoscritto una petizione inviata alla Santa Sede per chiedere al Papa l’immediata rimozione del presule.

    Finn guida la diocesi dal 2005 e nonostante la condanna riportata nel 2012 è rimasto al suo posto. Sarebbero stati ambienti della stessa Chiesa cattolica a chiedere ora un duro intervento del Vaticano anche alla luce dei provvedimenti all’insegna della tolleranza zero sulla pedofilia messi in atto da Papa Francesco. Attualmente, infatti, sono in corso i processi canonici per gli altri due vescovi indagati per abusi sui minori, il cileno Marco Antonio Órdenes e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo.

    E Bergoglio ha rimosso anche il vescovo paraguayano Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di malversazioni e di aver coperto la pedofilia del suo vicario generale. Ma in questi giorni in Vaticano è serio il rischio che la copertura della pedofilia possa coinvolgere anche il “consiglio della corona” di Papa Francesco, il cosiddetto “C9″. Gli occhi degli osservatori, infatti, sono tutti puntati sul “ranger australiano”, come lo chiama il Papa, George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, al centro di un’indagine per la gestione dei casi di pedofilia quando era arcivescovo di Melbourne in Australia dal 1996 al 2001.

    La vicenda di Pell, se le accuse saranno confermate, potrebbe sollevare lo stesso scandalo che in queste ore è alimentato da monsignor Finn con l’aggravante che la sua colpevolezza si tradurrebbe in un pesantissimo boomerang sulle riforme economiche, in particolare sullo Ior, messe in atto proprio dal cardinale australiano, d’intesa con Bergoglio, con il più classico spoil system curiale che ha privilegiato uomini a lui vicini.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/30/pedofilia-stampa-usa-il-vescovo-di-kansas-city-indagato-dal-vaticano/1139180/

  • Pedofilia, ecco perché lo scandalo può travolgere il consiglio della corona del Papa

    Pedofilia, ecco perché lo scandalo può travolgere il consiglio della corona del Papa

     Lo scandalo pedofilia aveva già bussato alle porte del conclave nel 2013. Il “cardinale molestatore” Keith Patrick O’Brien si era fermato sulla soglia della Cappella Sistina, a differenza di quanto aveva fatto nel 2005, perché la sua condotta sessuale, come da lui ammesso, era “scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”. Niente conclave, dunque, e ritiro di penitenza fuori dalla Scozia per volontà di Papa Francesco. Oggi lo scandalo di aver coperto gli abusi sui minori rischia di travolgere addirittura il “consiglio della corona” di Bergoglio, il cosiddetto “C9” di cardinali che, appena un mese dopo la fumata bianca, ha iniziato a elaborare la riforma della Curia romana. Gli occhi degli osservatori sono tutti puntati sul “ranger australiano”, come lo chiama il Papa, George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, al centro di un’indagine per la gestione dei casi di pedofilia quando era arcivescovo di Melbourne in Australia dal 1996 al 2001.

    Il 22 agosto 2014 Pell, durante un’audizione via webcam da Roma alla Commissione nazionale d’inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori, ha affermato che “i preti pedofili sono come dei camionisti che molestano autostoppiste”. Un paragone assurdo per sostenere che la colpevolezza legale dei sacerdoti pedofili non può essere imputata ai vertici della Chiesa cattolica, immediatamente contestato sia dalle vittime degli abusi, sia dalle associazioni dei camionisti. Ma in Vaticano i nemici che Pell si è fatto, grazie ai suoi modi da ranger non certamente consoni alle felpate pugnalate curiali, hanno preso subito nota dell’accaduto per rispolverarlo al momento opportuno. Ovvero oggi che, per volontà di Bergoglio, sono scattati gli arresti domiciliari nelle mura leonine per l’ex nunzio polacco Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e pedopornografia. E mentre sono in corso i processi canonici per gli altri due vescovi indagati per abusi sui minori, il cileno Marco Antonio Órdenes e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo. E soprattutto dopo la rimozione, decisa dal Papa, del vescovo paraguayano Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di malversazioni e di aver coperto la pedofilia del suo vicario generale.

    Le pesanti accuse contro Pell e le polemiche sulla sua gestione, anche in termini di risarcimenti economici per le vittime, sui casi di pedofilia sono note da tempo e sono state oggetto di studio sotto il pontificato di Benedetto XVI. Nei sacri palazzi, infatti, non è un mistero che Ratzinger, nel 2010, aveva pensato proprio all’allora cardinale di Sydney per il ruolo di prefetto della potentissima Congregazione per i vescovi, come successore di Giovanni Battista Re giunto all’età canonica della pensione. Ma alla fine il pericolo che la nomina di Pell a Roma avrebbe potuto far scoppiare un vero e proprio tsunami in Vaticano fece desistere Benedetto XVI che preferì lasciare il porporato a Sydney. L’accusa principale contro il cardinale australiano è legata al cosiddetto “Melbourne Response”, uno schema di risarcimenti per le vittime dei preti pedofili. Queste ultime si sono sempre dichiarate tradite dal tetto di 50mila dollari australiani che l’allora arcivescovo Pell imponeva come risarcimento, mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media 293mila dollari. Il porporato ha sempre ribattuto che prima dell’introduzione del “Melbourne Response”, ovvero del 1996, non erano affatto previsti risarcimenti per le vittime e che “molte delle persone assistite da noi avrebbero ricevuto poco o niente se si fossero rivolte ai tribunali”.

    Gli sviluppi delle indagini australiane, però, oggi sono destinate a interferire col governo di Papa Francesco. Qualora, infatti, fossero accertate le responsabilità di Pell nella copertura dei preti pedofili, Bergoglio non potrebbe non usare lo stesso durissimo provvedimento attuato per il vescovo paraguayano, rimuovendo il porporato australiano sia dal neonato dicastero economico a lui affidato, sia dal “C9” dei cardinali. Una rimozione che, inevitabilmente, colpirebbe anche la riforma dello Ior messa in atto proprio da Pell con uomini di sua fiducia e diverrebbe un pesantissimo boomerang sul pontificato di Francesco.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/28/pedofilia-ecco-perche-lo-scandalo-puo-travolgere-il-consiglio-della-corona-del-papa/1136081/

  • Pedofilia, Papa Francesco rimuove vescovo Paraguay: “Avrebbe coperto abusi”. E il cardinale Domenico Calcagno, quando lo rimuove ?

    Pedofilia, Papa Francesco rimuove vescovo Paraguay: “Avrebbe coperto abusi”. E il cardinale Domenico Calcagno, quando lo rimuove ?

    Monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, già sostituito da Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, è sospettato di avere nascosto casi di violenze su minori e malversazioni. In Vaticano procede, intanto, il processo penale per Wesolowski: probabile condanna a 10 anni.

    Sulla pedofilia “non ci saranno figli di papà”, aveva promesso Papa Francesco. E, infatti, dopo gli arresti domiciliari per l’ex nunzio Jozef Wesolowski, con l’accusa di pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico, Bergoglio ha rimosso il vescovo di Ciudad del Este in Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di aver coperto casi di abusi sui minori e di malversazioni. Al suo posto Bergoglio ha nominato amministratore apostolico monsignor Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, vescovo di Villarrica del Espíritu Santo.

    Una nota della Sala Stampa vaticana precisa che la “gravosa decisione dell’avvicendamento” è stata decisa dal Papa sulla base di “serie ragioni pastorali”, ed “è ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay”. Bergoglio, inoltre, chiede al clero e a tutti i fedeli della diocesi di Ciudad del Este “di voler accogliere i provvedimenti della Santa Sede con spirito di obbedienza, docilità e animo disarmato, guidato dalla fede”. E rivolge un appello “all’intera Chiesa paraguaiana, guidata dai suoi pastori, a un serio processo di riconciliazione e superamento di qualsiasi faziosità e discordia, perché non sia ferito il volto dell’unica Chiesa”.

    In Vaticano procede, intanto, il processo penale per Wesolowski per il quale si fa sempre più probabile una condanna penale a 10 anni. È questa, infatti, l’ipotesi più accreditata tra le mura leonine per l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana. Per l’ex diplomatico della Santa Sede, infatti, già condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale nel processo canonico, ora in fase di appello, le aggravanti, spiegano nei sacri palazzi, sono tante e facili da trovare. La condanna a 6-7 anni di carcere prevista dalla norme in vigore prima della riforma penale del 2013 voluta da Bergoglio, potrebbe dunque lievitare fino a 10 anni. Una pena comunque dimezzata rispetto a quella che avrebbe avuto se fosse stato giudicato con le pene più severe volute da Francesco per i reati di pedofilia e pedopornografia, proprio quelli di cui è accusato oggi Wesolowski.

    Intanto continuano a emergere particolare inquietanti sulla vita dell’ex diplomatico polacco, ordinato sacerdote dal cardinale Karol Wojtyla nel 1972 e poi arcivescovo sempre dal Papa polacco nel 2000 nella Basilica Vaticana. Storie di adescamenti di minori sulla spiaggia di Santo Domingo e induzione alla prostituzione in cambio di soldi. Una carriera di nunzio tra le sedi diplomatiche vaticane dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan) prima di approdare, nel 2008, nella Repubblica Dominicana, ufficio da cui si è dimesso, per volontà di Bergoglio, nell’agosto 2013.

    Da due giorni la distanza fisica che separa Wesolowski e Papa Francesco è soltanto di pochissimi metri. Casa Santa Marta, divenuta ormai la residenza pontificia, e il Collegio dei Penitenzieri, nel Palazzo del Tribunale vaticano, dove è ai domiciliari Wesolowski, si trovano, infatti, a pochi passi. Bergoglio aveva anche annunciato che, oltre all’ex nunzio polacco, ci sono attualmente anche altri due vescovi sotto indagine canonica per pedofilia. I due presuli dovrebbero essere il cileno Marco Antonio Órdenes, a cui l’ex Sant’Uffizio ha proibito di esercitare le funzioni, e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo, allontanato dalla sua diocesi l’anno scorso. Entrambi, a differenza dell’ex diplomatico a Santo Domingo, non essendo cittadini vaticani possono subire soltanto il processo presso la Congregazione per la dottrina della fede, ma non quello penale. Per essi, quindi, la pena massima potrà essere soltanto la riduzione allo stato laicale, la stessa a cui è stato già condannato Wesolowski in primo grado dall’ex Sant’Uffizio e contro la quale ha presentato appello.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/pedofilia-bergoglio-rimuove-vescovo-paraguay-accusato-di-avere-coperto-abusi/1132985/

  • Don Luciano Michelotti, arrestato e condannato per pedopornografia, dice tranquillamente messa,

    Don Luciano Michelotti, arrestato e condannato per pedopornografia, dice tranquillamente messa,

    —————————————————————– Pedofilia, parroco finisce in manette Perquisita la canonica: spuntano floppy – disk con immagini proibite e foto equivoche di un minore La vicenda nel Cuneese Il sacerdote: “E’ un errore non ho fatto niente di male” DAL NOSTROINVIATO MONDOVI‘ (Cuneo) – Ci sono le foto di un bambino di otto anni, ci sono ventitre’ dischetti da computer con immagini di pornografia infantile.

    E c’ e’ Don Luciano Michelotti, 59 anni, parroco di Fiamenga – 1500 abitanti, una piccola frazione di Mondovi’ – arrestato per sfruttamento minorile, detenzione e diffusione di materiale pornografico riguardante minorenni. Accuse tremende. Infamanti per tutti, figurarsi per un sacerdote di paese. Quando lo sono venuti a prendere, ha salutato la sua perpetua dicendole soltanto: ” + un equivoco, io non ho fatto niente di male, vai in paese a dire che domani saro’ qui a dir messa”. Si sbagliava: ieri il gip di Mondovi’ Luigi Acquarone gli ha concesso gli arresti domiciliari, ma Don Luciano ha ancora molto da spiegare al pm Ezio Basso.

    Comincia tutto quattro mesi fa, da Biella: inchiesta di una vicenda di sfruttamento di minori, durante un’ intercettazione ambientale spunta il nome di uno sconosciuto parroco del Cuneense. Si muove la Procura di Mondovi’ : anche qui intercettazioni telefoniche e ambientali, finisce sotto controllo anche l’ utenza del computer del religioso, il 10 settembre viene perquisita la canonica della chiesa di Semenga, sabato Don Luciano finisce in manette. Ieri, l’ interrogatorio e poi la concessione degli arresti domiciliari: il sacedote ammette che i floppy – disk contenenti il materiale porno sono stati “scaricati” dal suo computer. “Io non lo so usare – dice – evidentemente e’ stato utilizzato da qualcuno a mia insaputa. + una persona che mi ha confessato di aver problemi di pedofilia. Una persona molto in vista, non posso rivelarne il nome.

    E lui che mi ha dato quei dischetti, che io avrei provveduto a distruggere”. Di piu’ non dice, Don Luciano. L’ aspetto piu’ controverso di questa brutta storia pero’ riguarda un bambino. Otto anni, figlio di un tossicodipendente che in passato sarebbe stato aiuto dal sacerdote: a lui sono dedicati due album fotografici nel quale appare nudo. “Innocue foto scattate su una spiaggia di Fregene in compagnia di papa’ e mamma” dicono i legali di Don Michelotti. Il papa’ del bambino adesso vive in Toscana, considera don Luciano come il suo padre spirituale, e appena puo’ viene a trovarlo, in compagnia del figlio. “Tutte le foto sono state ritoccate ad hoc, isolando il corpo del bambino e affiancandolo ad oggetti simboli inequivocabili”, dice il pm Basso. Dalle intercettazioni emergono parole che andranno soppesate a fondo: “Guarda come e’ venuto bene – dice il religioso a un misterioso interlocutore -; gli ho tolto lo sfondo”. Per i legali si tratta di una faccenda “strettamente connessa al ruolo che questo prete ha sul territorio”.

    Don Michelotti – spiegano – da sempre si adopera per aiutare i tossicodipendenti. Ci sono e ci saranno punti da chiarire in questa storiaccia: il sacerdote dice di non saper usare il computer, a Fiamenga i ragazzi dell’ oratorio hanno imparato a navigare in rete grazie a corsi di Internet che lui teneva personalmente ormai da due anni. In attesa di scoprire l’ eventuale esistenza della persona citata dal religioso, restano i 23 dischetti. Contengono materiale di “pedofilia minorile omosessuale”. Sull’ etichetta di ognuno ci sono poche righe scritte a mano da don Luciano. “Come fosse la mini recensione di un film”, dicono gli investigatori. Comunque vada, un bruttissimo film. Marco Imarisio —————————————————————– IN PAESEIN PAESE La gente: “Non puo’ essere un mostro e’ soltanto la vittima di un complotto” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI‘ (Cuneo) – A Fiamenga fino a cinque anni fa c’ erano una tabaccheria, un negozio di alimentari e un ristorante, e basta. Poi era arrivato don Luciano e aveva creato l’ oratorio, dove aveva ridato vita, organizzando manifestazioni, facendo una cosa che qui nessuno aveva mai visto: “Si occupava dei giovani, dei loro problemi. E adesso non ci crede nessuno, non puo’ essere un mostro”. Corrado Guiseri annuncia la mobilitazione dei boy – scout, con i quali lavorava il religioso: “Raccoglieremo firme, faremo manifestazioni perche’ don Luciano e’ solo vittima di una macchinazione assurda”. Vola anche la parola “complotto”, ma nessuno sa dire di chi, e perche’ . Alessio e Fabio, 15 e 16 anni, hanno sentito dai telegiornali la storia di quel bambino: ” + vero – raccontano – veniva qui spesso con il padre e si fermava in canonica a fare i compiti, ma la storia del padre qui la sanno tutti”. Appena finita la messa, la racconta con le lacrime agli occhi Anna Trombetta: “Don Luciano aveva denunciato quell’ uomo, per liberarlo dalla tossicodipendenza. E quando era entrato in comunita’ aveva continuato a seguirlo. Si era affezionato: era orgoglioso della sua nuova vita, lontano da qui. E teneva molto anche al bambino, l’ aveva visto crescere. Le sue foto le mostrava anche a noi, che male c’ e’ ?”. Di Internet e di pedofilia, gli anziani parrocchiani di don Luciano non sanno e non vogliono sapere niente: “Quel sacerdote dai modi gentili non puo’ essere un mostro, e basta”. Cecilia Rocca tira giu’ la serranda del suo negozio di alimentari: “Sa, a noi in fondo importa solo che il prete dica messa. Don Luciano lo faceva bene, e questo ci bastava”. M.I.

    Imarisio Marco

    Pagina 19
    (21 settembre 1999) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/settembre/21/Pedofilia_parroco_finisce_manette_co_0_9909214636.shtml


    www​.cdbchieri​.it/​r​a​s​s​e​g​n​a​_​s​t​a​m​p​a​_​2​0​.​.​.​i​_​i​n​_​i​t​a​l​i​a​.​htm

    L’1 ottobre la Corte d’Appello di Torino conferma la condanna inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una frazione di Vicoforte (Cuneo) per la detenzione di materiale pedopornografico.

    www​.diocesimondovi​.it/​p​l​s​/​m​o​n​d​o​v​i​/​b​.​.​.​f​i​=​&​a​m​p​;​r​i​f​p​=​&​a​m​p​;​v​i​s=1

    Don Luciano MICHELOTTI
    Indirizzo: Via San Pio V 4 MONDOVI‘ 12084 CN
    Tel: 0174 553205

    Gli Incarichi:
    Parroco presso: MARIA V. ASSUNTA – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: SANTI BARTOLOMEO E PLACIDO – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: SANTI LUIGI E CARLO – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: MARIA V. ASSUNTA – Comune di MONTALDO DI MONDOVI‘

    http://​laici​.forumcommunity​.net/​?​t​=​5​6​7​9​8​615

     

  • Pedopornografia. Condannato a 4 mesi don Giampiero Bracchi, recidivo.

    Pedopornografia. Condannato a 4 mesi don Giampiero Bracchi, recidivo.

    Corte Palasio (LO). Già condannato a 2 anni per atti sessuali con minori di 15 anni

    Materiale pedopornografico nel pc. L’ex parroco di Corte Palasio condannato a 4 mesi

    Sei immagini pedopornografiche memorizzate e altre 134 cancellate. È ciò che gli investigatori avrebbero trovato nel suo computer e che gli sono costate una condanna per possesso di materiale pedopornografico

    di Matteo Miglietta

    Corte Palasio (Lodi), 12 marzo 2014 – Sei immagini pedopornografiche memorizzate e altre 134 cancellate. È ciò che gli investigatori avrebbero trovato nel suo computer e che gli sono costate una condanna per possesso di materiale pedopornografico. Don Giampiero Bracchi, 57 anni, nato a Sant’Angelo Lodigiano ed ex parroco di Corte Palasio, nell’aprile 2008 aveva già patteggiato la pena di due anni di reclusione per atti sessuali con un ragazzino di 15 anni. Una sentenza che aveva spinto la Diocesi di Lodi a decidere di fargli passare un periodo di “isolamento” al Pime di Milano (Pontificio istituto missioni estere) e poi a trasferirlo in una casa di Zinasco vecchio, nel Pavese, dalla quale ogni tanto il sacerdote si spostava per sostituire i preti assenti nelle parrocchie della zona.

    Ma il parroco ieri mattina è stato condannato dal giudice Luigi Riganti del tribunale di Pavia a quattro mesi di reclusione e al pagamento di 1.200 euro di multa, poi convertiti in una pena pecuniaria di 31.200 euro totali, per detenzione di materiale pedopornografico. Gli investigatori avevano trovato nel suo computer portatile sei immagini raffiguranti minorenni in pose considerate inequivocabili e tracce di altre 134 fotografie che erano state cancellate dalla memoria del computer.

    L’inquietante scoperta era stata fatta nel 2012 quando gli investigatori avevano perquisito l’abitazione dell’allora parroco di Mezzano, frazione di Travacò Siccomario, in provincia di Pavia. Il prete nel 2009 era stato assegnato alla piccola parrocchia dal vescovo di Vigevano, monsignor Claudio Baggini, dopo che il don era stato allontanato dalla diocesi di Lodi. L’indagine era partita perché alcuni abitanti del piccolo Comune pavese avevano detto di aver visto don Bracchi in auto insieme a un ragazzo che faceva il chierichetto in parrocchia e che aveva appena dieci anni. Considerati i “trascorsi” del prete e visto che da qualche tempo in paese alcuni genitori si lamentavano per il linguaggio troppo scurrile utilizzato dal parroco davanti ai ragazzi dell’oratorio, la polizia locale di Travacò Siccomario aveva cominciato a indagare e aveva poi passato gli atti alla procura di Pavia. Ma la voce aveva cominciato a spargersi in paese.

    Il clamore scatenato dalla vicenda, amplificato anche da una dura lettera aperta scritta dall’ex parroco di Travacò, don Pietro Gariboldi, aveva poi costretto la diocesi di Vigevano a prendere una decisione drastica. Ancora una volta, però, invece di allontanare il prete dalla vita ecclesiastica si era preferito trasferirlo un’altra volta, assegnandolo all’ospedale “San Martino” e alla Casa di riposo Fondazione istituzioni riunite di Mede, sempre in provincia di Pavia ma in Lomellina. Poi, l’ennesimo spostamento: da novembre, infatti, don Bracchi ha cominciato un percorso di cura al presidio criminologico territoriale di Milano. Ieri per tutta la giornata non è stato possibile contattare l’avvocato difensore del sacerdote, Mario Zanchetti, del foro di Milano.

    IL PRESBITERIO – BRACCHI DON GIAMPIERO

    0382- 482.243
    Via Po, 10 – Fraz. Mezzano
    27020 TRAVACO’ SICCOMARIO PV

    Nato il 28/04/1956
    Ordinato il 23/06/1990

    giampiero56@libero.it Scrivi un EMail
    Incarichi:
    Amm. Parr. S.Martino Vescovo

    Curriculum:
    Parroco Corte Palasio (lug.2003-set.2007)
    Vic. Parr. Cerro al Lambro (ago.1993-giu.2003)
    Vic. Parr. San Rocco al Porto (set.1990-lug.1993)

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronac…eggia-1.8836529

    Foto pedoporno, sacerdote patteggia

    Le immagini scoperte sul suo computer a Mezzano di Travacò, la pena a 4 mesi convertita in una multa da 30mila euro

    di Fabrizio Merli

    TRAVACO’ SICCOMARIO. In seguito a una perquisizione, la polizia gli aveva trovato fotografie pedopornografiche nel computer. Così, don Giampiero Bracchi, 57 anni, ex parroco della frazione Mezzano di Travacò Siccomario, ieri ha patteggiato 4 mesi (convertiti in una multa da 30mila euro) e altri 1.200 euro di multa. Il patteggiamento si è svolto davanti al giudice Luigi Riganti e il pubblico ministero, Giovanni Benelli, ha prestato il consenso al rito. Il caso che ha visto coinvolto il sacerdote risale al 2012, anche se alcune voci avevano accompagnato il suo arrivo a Mezzano: il 30 aprile 2008, infatti, il religioso aveva patteggiato un’altra condanna, questa volta a due anni, per l’accusa di atti sessuali con minore, in relazione a un episodio che si verificò il 20 maggio 2007 a Corte Palasio (Lodi), dove don Bracchi era stato parroco dal luglio 2003 al settembre 2007.Tornando al 2012, nel corso dell’estate un cittadino riferì ai vigili urbani di Travacò di avere visto don Bracchi che, su una strada sterrata, faceva guidare la propria Fiat Gran Punto a un bambino di 10 anni. Questo portò a una segnalazione alla procura di Pavia, che aprì un fascicolo d’indagine. Il bambino faceva il chierichetto alla chiesa di Mezzano e aveva libero accesso a tutti i locali della sacrestia, tanto che gli altri bimbi lo definivano il “cocco” del parroco. Inizialmente si investigò per capire se il sacerdote potesse avere abusato sessualmente di soggetti minorenni. Gli accertamenti furono delegati alla questura di Pavia e furono estremamente capillari. Sulla Gran Punto del sacerdote vennero nascoste delle “cimici”, tramite le quali si ebbe la conferma che il religioso, parlando con i ragazzi, utilizzava un linguaggio a dir poco disinvolto. Oltre a ciò, gli uomini della questura piazzarono anche una telecamera nella stanza da letto del parroco e intercettarono le sue telefonate. L’indagine, alla fine, non portò alla luce elementi importanti, tanto che lo stesso pm chiese e ottenne l’archiviazione. Ma nel corso di tali attività, l’autorità giudiziaria dispose anche, il 22 ottobre 2012, il sequestro del computer “Hp Pavillon” di don Bracchi. Qui, furono trovate 6 immagini pedopornografiche, altre 5 furono rintracciate nei “temporary files” di internet (la traccia elettronica che rimane su un pc dopo la navigazione sulla rete) e 134 «immagini non visibili», quindi, probabilmente, cancellate. Per questo reato, dunque, il sacerdote, ieri mattina, ha patteggiato. Al momento del rinvìo a giudizio, il sacerdote lavorava alla casa di riposo di Mede. Il parroco di Travacò, don Pietro Gariboldi, riferì alla squadra mobile che la situazione “sospetta” di Mezzano fu segnalata più volte alle autorità religiose di Vigevano, curia dalla quale dipende Travacò. Nel dicembre 2010, don Pietro Gariboldi presentò rinuncia alla parrocchia, ma non ebbe risposte. Nel settembre 2011 incontrò l’allora vescovo, Vincenzo Di Mauro, che gli garantì di avere inviato un seminarista al Grest di Mezzano e di avere saputo che don Bracchi «si era comportato bene». Ancora, il 20 giugno 2012 don Pietro sollecitò l’intervento del vicario di Vigevano, sino a quando, poco dopo, parlò al cardinale Dionigi Tettamanzi, all’epoca amministratore apostolico della Curia. In seguito a ciò don Bracchi tenne un atteggiamento più rispettoso. Sino alla perquisizione.