Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Philip Wilson

  • Lusso e abusi sui minori, tutti i guai del cardinale Pell

    Lusso e abusi sui minori, tutti i guai del cardinale Pell

    Ritratto dell’arcivescovo australiano condannato in primo grado per pedofilia. Nel 2015 era balzato alle cronache per le spese folli come ministro vaticano dell’Economia. Il Papa lo ha rimosso

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Città del Vaticano, 27 febbraio 2019 – Doveva rimettere ordine nei conti della Santa Sede, è finito per essere il primo alto prelato della Chiesa cattolica condannato dalla giustizia civile per abusi su minori. Nell’attesa di conoscere il quantum della pena (rischia fino a cinquant’anni di reclusione) e l’andamento del successivo giudizio di appello, la parabola del cardinale australiano George Pell è da caduta degli dei. Ancora più dopo la decisione del Papa, arrivata ieri in tarda serata, di rimuoverlo dalla carica di ministro vaticano dell’Economia.

    Nato nel 1941, Pell fa appena in tempo a scalare le gerarchie ecclesiastiche della Terra dei canguri che, a soli 62 anni, Giovanni Paolo II lo crea cardinale. Piacciono le sue simpatie teocon (una fede improntata al politico, in dialogo con il capitalismo), condite da posizioni inflessibili sulle questioni sessuali. Nel 2010 l’allora arcivescovo di Sydney sfiora la nomina a prefetto della Congregazione dei vescovi. La sponsorizzazione dell’allora segretario di Stato, Tarcisio Bertone, non è sufficiente a fargli ottenere il prestigioso incarico. Dall’Irlanda lo accusano di aver insabbiato alcuni casi di pedofilia, lui nega, ma Benedetto XVI non rischia e gli preferisce il canadese Marc Quellet.

    Pell mastica amaro. Non lo sa ancora che il suo sbarco a Roma è solo questione di tempo. Quattro anni più tardi, dopo essere stato inserito da papa Francesco nel C9 in rappresentanza dell’Oceania, a sorpresa viene chiamato in Santa Sede. Non per un incarico qualsiasi, ma come prefetto della neonata Segreteria per l’Economia che attua il controllo e la vigilanza sulla gestione finanziaria dei dicasteri di Curia. Ha fama di incorruttibile e vanta amicizie importanti tra i grandi benefattori della Chiesa. Bergoglio, che lo ribattezza “il ranger australiano“, vede in lui il profilo giusto per il ruolo di ministro vaticano del Tesoro, il presule idoneo a intraprendere l’opera di moralizzazione delle sacre finanze. Pazienza se al conclave Pell ha puntato su un altro cavallo per il dopo Benedetto XVI.

    “Con quella nomina il Papa ha seguito l’adagio dei politici americani – spiega lo storico della Chiesa Massimo Faggioli, docente alla Vllanova University (Philadelphia) –, ‘i tuoi nemici è meglio averli come amici’. Oggi quella scelta fa storcere il naso ad alcuni, ed è comprensibile. Tuttavia nel 2014 aveva un suo senso, ancor più considerando gli agganci economici che il cardinale poteva vantare”.

    Arrivato in Santa Sede, l’australiano fa presto a farsi dei nemici. Colpa di modi giudicati un po’ troppo spiccioli e di un carattere brusco poco avvezzo alla mediazione. Gli avversari non gli risparmiano colpi bassi. Così succede che, a pochi mesi dalla nomina a prefetto, tra le carte dello scandalo Vatileaks II spunta un’imbarazzante nota spese di Pell. In appena un semestre, dal luglio 2014 al gennaio 2015, i suoi esborsi toccano quota 501mila euro. Voli in business class, mobili e tappezzeria di pregio per il suo appartamento, anche un sottolavello da 4.600 euro: tutto documentato nel libro ‘Avarizia’ di Emiliano Fittipaldi.

    Quest’ultimo racconta di un Papa infuriato. Francesco convoca il ranger, vuole una spiegazione per quelle spese che tradiscono lo spirito della Chiesa povera dei poveri auspicata fin dall’inizio del pontificato argentino. Pell è laconico: “Santità, si fidi me”.  Detto e fatto, il posto è salvo. Almeno fino a quando non tornano ad addensarsi le nubi della pedofilia, stavolta molto piú gravide di conseguenze rispetto al 2010.

    Nell’ottobre 2016 il cardinale è interrogato a Roma da legali australiani: è accusato di abusi sessuali su minori nella sua ex diocesi di Melbourne. Due anni prima, nelle vesti di testimone davanti alla Royal australian commision che investigava sulle violenze, aveva sconcertato i sopravvissuti ai preti-orchi (e non solo loro), paragonando gli abusanti a “dei camionisti che molestano delle autostoppisti”. Le scuse repentine erano riuscite solo in parte a cancellare l’imbarazzo.

    Il 2017 è l’anno dell’inizio della fine per Pell. Prima la formale accusa di aggressione sessuale su minori, poi la decisione del Papa di spedirlo in Australia difendersi. Lo scorso dicembre esce dal C9. Il resto è cronaca di questi ultimi giorni: la condanna in primo grado, il cardinale che ribadisce la sua innocenza e la Chiesa che ai suoi danni conferma la sospensione cautelare dall’esercizio del ministero e l’impossibilità per il porporato di avvicinarsi a minori.

    Per Pell dura poco anche la residua speranza di riscattarsi come l’ex vescovo di Adelaide, Philip Wilson, che in appello ha visto annullata la condanna per insabbiamenti. Pur se in secondo grado il verdetto dovesse essere ribaltato, il cardinale non sarà comunque più il ministro vaticano del Tesoro. Il Papa ha già deciso altrimenti.

    Per Pell a questo punto può solo andare peggio. Mentre la giustizia civile farà il suo corso,  per quella canonica l’arcivescovo potrebbe andare incontro allo stesso, drastico destino di Theodore McCarrick. Niente più porpora e riduzione allo stato laicale.

  • Pedofilia, Wilson scagionato

    Pedofilia, Wilson scagionato

    L’ex arcivescovo di Adelaide ha vinto l’appello contro la condanna per aver coperto un prete pedofilo

    La Corte d’appello di Newcastle, in Austalia, ha capovolto la sentenza di condanna inflitta in agosto all’ex arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. In primo grado l’uomo era stato condannato a un anno di reclusione per aver occultato gli abusi sessuali nei confronti di minori commessi da un prete negli anni ’70.

    “Non vi è una base appropriata a cui mi posso affidare per respingere la sua testimonianza”, ha dichiarato il giudice che nell’emettere la sentenza ha aggiunto che Wilson è stato un testimone onesto e coerente e vi sono dubbi ragionevoli che egli fosse a conoscenza degli abusi del sacerdote.

    Il 68enne, il più alto prelato cristiano al mondo a essere stato condannato per aver coperto un parroco pedofilo – che nel frattempo si era dimesso dalla carica – si è sempre dichiarato non colpevole. La pubblica accusa ha indicato che presenterà a sua volta appello.

    https://www.rsi.ch/news/mondo/Pedofilia-Wilson-scagionato-11179368.html

  • L’ex arcivescovo Philip Wilson ha iniziato a fare ricorso contro la condanna per l’occultamento di abusi sessuali su minori

    L’ex arcivescovo Philip Wilson ha iniziato a fare ricorso contro la condanna per l’occultamento di abusi sessuali su minori

    L’ex arcivescovo cattolico di Adelaide, Philip Wilson, ha iniziato il tentativo per cancellare il suo nome dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver coperto gli abusi sessuali su minori.

    Un appello contro la sua condanna è iniziato nel tribunale del distretto di Newcastle questo pomeriggio, nonostante Wilson non sia presente.

    Gli avvocati della difesa hanno montato una serie di argomentazioni tecniche legali relative al crimine, commesse da Jim Fletcher negli anni ’70, secondo le quali Wilson è stato accusato di aver nascosto.

    Questi argomenti sono stati descritti dalla vittima di abusi sessuali, Peter Gogarty – che era presente in tribunale – come “sporchi”.

    “E ‘davvero doloroso sentire che il team di difesa dell’ex vescovo cattolico Philip Wilson sta ora ritornando sulla complessità degli anni ’70 di ciò che qualcuno può o non può aver considerato un assalto indecente, un abuso sessuale contro il bambino”, ha detto. .

    “Trovo doloroso all’estremo che le persone continuino a dover passare attraverso questo, che le persone che sono state abusate dai preti debbano ascoltare le persone che giocano a semantica su ciò che costituisce un abuso sessuale contro ciò che potrebbe costituire atti di indecenza.

    “È su questo che l’arcivescovo Philip Wilson ha incaricato la sua squadra di difesa di abbassarsi”.

    “Sono angosciato e disgustato, questo è il meglio che una presunta persona cristiana può fare”.

    A maggio, Philip Wilson è diventato il primo arcivescovo cattolico del mondo a essere ritenuto colpevole di aver nascosto gli abusi sessuali su minori.

    Un tribunale ha scoperto che  non ha comunicato alle autorità l’abuso di un giovane chierichetto per mano del prete pedofilo Jim Fletcher negli anni ’70.

    Wilson all’epoca era un giovane prete che lavorava con Jim Fletcher afferma la sua innocenza, sostenendo che non può ricordare di essere stato informato su cosa stava facendo Jim Fletcher.

    Wilson sta scontando una condanna di 12 mesi agli arresti domiciliari. Inoltre ha rassegnato le dimissioni da arcivescovo di Adelaide sotto la crescente pressione a luglio.

    Se la condanna viene confermata, ci saranno poi i ricorsi in appello da parte della difesa dell’ex arcivescovo che vuole una sentenza più indulgente, e anche dai pubblici ministeri che ritengono che la sentenza di detenzione domiciliare di 12 mesi di Wilson non sia stata abbastanza dura.

    (traduzione con Google)

  • Gli avvocati dell’ex arcivescovo Philip Wilson affermano che obbligare un bambino a fare sesso non era una offesa al pudore negli anni ’70

    Gli avvocati dell’ex arcivescovo Philip Wilson affermano che obbligare un bambino a fare sesso non era una offesa al pudore negli anni ’70

    Gli avvocati che hanno fatto appello all’ex arcivescovo della condanna di Adelaide Philip Wilson per aver coperto gli abusi sui minori hanno sostenuto che convincere un bambino a compiere un atto sessuale non costituiva una offesa al pudore negli anni ’70.

    Wilson è stato condannato a maggio per aver nascosto l’abuso sessuale di un ragazzo da parte del prete pedofilo Jim Fletcher nella regione Hunter del New South Wales.

    La corte ha rilevato che nel 1976 la vittima confidava a Wilson di essere stato vittima di abusi sessuali, tuttavia Wilson non ha fatto una segnalazione alla polizia quando Fletcher è stato accusato di altri reati sessuali su minori nel 2004.

    Wilson sta scontando una pena minima di sei mesi di detenzione domiciliare , ma prosegue con un ricorso in appello contro la sua condanna.

    Martedì scorso presso la Corte distrettuale di Newcastle la difesa ha sostenuto che Wilson non poteva essere condannato per nascondere offesa al pudore, perché l’atto sessuale descritto in base al diritto 1970 è stato un atto di indecenza e non un abuso.

    L’avvocato difensore della Wilson, Stephen Odgers SC, ha dichiarato che “poco attraente com’è, non c’è un’offesa al pudore” quando inviti un bambino a compiere un atto sessuale.

    “Sotto la legge non c’è aggressione in quelle circostanze”, ha detto.

    La vittima dell’abuso, Peter Creigh, ha precedentemente fornito prove di come è stato “fatto” e “costretto” a compiere atti sessuali su Fletcher come una forma di punizione mentre serviva come chierichetto.

    Il signor Odgers ha affermato che questo non costituiva necessariamente un abuso negli anni ’70 .

    Ma il giudice della Corte distrettuale di Newcastle, Roy Ellis, ha detto che indipendentemente dal fatto che ci fosse un utilizzo della forza, gli atti sessuali descritti sarebbero stati considerati come un abuso anche dai ristretti standard legali degli anni ’70.

    “Non penso, in questo caso, che questo sarà un problema per l’accusa”, ha detto al procuratore della corona Helen Roberts.

    “Avete qualche problema, ma questo non è uno di quelli.”

    Nel suo appello la difesa ha anche sostenuto che Wilson potrebbe non aver ricordato le informazioni nel 2004, potrebbe non aver saputo che l’informazione avrebbe potuto aiutare la polizia e che potrebbe aver avuto una scusa ragionevole per non farsi avanti con le informazioni.

    L’accusa finirà di dare i suoi contributi mercoledì e il giudice Ellis ha detto che aspetterà a pronunciare il suo verdetto il prossimo martedì o mercoledì, momento in cui a Wilson sarà richiesto di partecipare.

    https://www.abc.net.au/news/2018-11-27/former-archbishop-philip-wilson-appeals-conviction/10559390

  • Arcivescovo condannato, la pena scontenta tutti

    Arcivescovo condannato, la pena scontenta tutti

    Pedofilia: l’ex prelato australiano, colpevole di aver coperto un prete negli anni ’70, ha ricorso in appello. Anche la pubblica accusa

    La pubblica accusa ha presentato appello “contro l’inadeguatezza della condanna” comminata il mese scorso all’ex arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson, per aver occultato gli abusi sessuali a minori di un prete pedofilo negli anni 1970. Wilson, 67 anni, il più alto prelato cristiano al mondo a essere condannato per aver coperto un prete pedofilo, dovrà scontare un anno di detenzione domiciliare a casa della sorella, con possibilità di passare alla libertà vigilata dopo sei mesi. L’appello del direttore della pubblica accusa sarà esaminato in un’udienza preliminare nella Corte distrettuale di Newcaslte il 13 settembre. Wilson, che è stato anche presidente della Conferenza Episcopale Australiana ed è stato costretto, dopo forti pressioni a dimettersi da arcivescovo di Adelaide, ha anche presentato appello contro la sentenza. Il prelato era stato dichiarato colpevole lo scorso maggio per aver tenuto segreti gravi reati, gli abusi sessuali su minori compiuti dal sacerdote James Fletcher già negli anni 1970, quando entrambi servivano nella diocesi di Maitland, presso Newcastle. Vi sono evidenze che egli fosse stato avvisato diverse volte nel 1976 delle azioni di Fletcher, che è morto in prigione a 65 anni nel 2006, un anno dopo la condanna a quasi otto anni per nove reati di pedofilia commessi tra il 1989 e il 1991. Nell’emettere la sentenza di condanna il 3 luglio scorso, il magistrato aveva dichiarato che Wilson era motivato principalmente dal desiderio di proteggere la chiesa cattolica e che “non sono stati mostrati rimorso o contrizione da parte dell’imputato”.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1319437/arcivescovo-condannato–la-pena-scontenta-tutti

  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

  • Fuori un altro: il Papa accetta le dimissioni di Philip Wilson, l’arcivescovo di Adelaide

    Fuori un altro: il Papa accetta le dimissioni di Philip Wilson, l’arcivescovo di Adelaide

    Il caso aveva scosso l’opinione pubblica australiana: l’alto prelato aveva coperto gli abusi sessuali di un prete ai danni di bambini. Dopo il cardinale McCarrick, un’altra espulsione eccellente

  • PEDOFILIA, IL PREMIER AUSTRALIANO AL PAPA: “LICENZI L’ARCIVESCOVO WILSON”

    PEDOFILIA, IL PREMIER AUSTRALIANO AL PAPA: “LICENZI L’ARCIVESCOVO WILSON”

    “Molti leader hanno chiesto le sue dimissioni – ha detto oggi Turnbull -,  è chiaro che dovrebbe dimettersi e penso che sia giunto il momento che la massima autorità nella Chiesa intervenga e lo licenzi”

    Il premier australiano Malcolm Turnbull ha lanciato un appello a papa Francesco affinché licenzi l’arcivescovo di Adelaide Philip Wilson condannato a 12 mesi di reclusione per aver tenuto segreti abusi sessuali su minori compiuti da un sacerdote.

    Turnbull ha detto oggi che l’arcivescovo avrebbe dovuto dare le dimissioni lo scorso maggio, quando è  stato condannato, e che ora spetta alla “massima autorità nella Chiesa licenziarlo”.

    Il 67enne Wilson, è il più alto prelato cristiano al mondo ad essere condannato per aver coperto un prete pedofilo, aveva detto poco dopo la condanna che avrebbe fatto appello e che non si sarebbe dimesso da vescovo di Adelaide, pur essendosi autosospeso dalla carica.    I colleghi vescovi più vicini gli hanno già consigliato di dimettersi, dopo che inviti a lasciare la carica erano venuti anche dal primo ministro Malcolm Turnbull, dal leader dell’opposizione laburista Bill Shorten e dal premier del South Australia, di cui Adelaide  è la capitale, Steven Marshall. Ora Turnbull ha chiesto direttamente al papa di licenziarlo. “Molti leader hanno chiesto le sue dimissioni – ha detto oggi Turnbull -,  è chiaro che dovrebbe dimettersi e penso che sia giunto il momento che la massima autorità nella Chiesa intervenga e lo licenzi”.

    Da parte sua, Wilson aveva detto dopo la sentenza di maggio si essere “consapevole delle richieste che io mi dimetta e le ho prese molto seriamente”. Però aveva aggiunto, “ho diritto a esercitare i miei diritti legali e a seguire le procedure previste dalla legge. Poiché tali procedure non sono ancora complete, non intendo dimettermi a questo punto. Se tuttavia il mio appello non avrà successo, offrirò immediatamente le dimissioni alla Santa Sede”.

    L’arcidiocesi di Adelaide non può rimuovere Wilson dalla carica in quanto solo il Papa ne ha l’autorità.

    Wilson è stato condannato per aver tenuto segreti gli abusi sessuali su minori compiuti dal sacerdote James Fletcher negli anni 1970, quando entrambi servivano nella diocesi di Maitland, vicino a Newcastle. Vi sono prove che egli fosse stato avvisato diverse volte nel 1976 delle azioni di Fletcher, che è morto in prigione a 65 anni nel 2006, un anno dopo la condanna a quasi otto anni per nove reati di pedofilia commessi tra il 1989 e il 1991.

    Nell’emettere la sentenza, il magistrato Robert Stone aveva detto che Wilson era motivato principalmente dal desiderio di proteggere la Chiesa cattolica e che “non sono stati mostrati rimorso o contrizione da parte dell’imputato”.

    Resta da stabilire se Wilson dovrà scontare la pena di 12 mesi in carcere oppure ai domiciliari: la prossima udienza è  prevista per 14 agosto. L’arcivescovo potrà comunque chiedere la libertà condizionata dopo sei mesi.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/amp/ContentItem-d325f1e6-0e76-4870-9b1d-bd2fff4d8b11.html

  • Australia, da ottobre i preti devono denunciare i casi di pedofilia appresi in confessionale. 600 sacerdoti contrari

    Australia, da ottobre i preti devono denunciare i casi di pedofilia appresi in confessionale. 600 sacerdoti contrari

    A farsi portavoce della protesta degli ecclesiastici è stato Padre Scott Armstrong, presidente della Australian Confraternity of Catholic Clergy: “È un’intrusione dello stato nel dominio del sacro, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto”

    In Australia 600 preti sono contrari all’ipotesi di legge che chiede ai sacerdoti di denunciare casi di pedofilia appresi in confessione. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, delle leggi che minano la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong, per giustificare la presa di posizione dei presuli. La decisione dei 600 sacerdoti fa appello al diritto canonico riguardante il sacramento della penitenza per il perdono dei peccati: secondo i preti, la legislazione in via di approvazione farebbe fallire il rapporto religioso inviolabile tra il penitente con Dio.

    L’iter della legge, tuttavia, va avanti. A ottobre il South Australiasarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra. Il nuovo codice di leggi intende applicare una delle 122 raccomandazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi di pedofilia.

    La legge che si sta dibattendo trova terreno fertile dopo un recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di AdelaidePhilip Wilson, che lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ’70. I giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è  stato condannato a 12 mesi di reclusione. Il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni. A metà agosto i giudici decideranno se concedere gli arresti domiciliari a mons. Wilson per motivi di salute.

    I vescovi australiani auspicano che questa condanna possa dare “un senso di pace e di guarigione a quanti sono stati abusati dal defunto sacerdote”, pur riconoscendo che “gli effetti di un abuso sessuale possono durare per tutta una vita”.  Venuta a conoscenza di questi episodi, la chiesa australiana ha deciso di portare avanti significative riforme con l’intento di scongiurare qualsiasi altro episodio simile e di proteggere i bambini all’interno delle comunità cristiane. Sulla vicenda è intervenuto anche il vescovo Greg O’Kelly, nominato dal Papa il 3 giugno scorso e amministratore apostolico “Sede Plena” dell’arcidiocesi di Adelaide: “In queste circostanze – ha detto – dobbiamo essere molto consapevoli dell’impatto sui sopravvissuti, sulle loro famiglie e su tutti coloro che li amano. Ho assistito all’angoscia e al dolore delle vittime. La Chiesa deve continuare a compiere ogni sforzo per ascoltarli e sostenerli. Il nostro impegno per la sicurezza di ogni bambino nella nostra Chiesa e nelle nostre scuole è fondamentale”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/04/australia-da-ottobre-i-preti-devono-denunciare-i-casi-di-pedofilia-appresi-in-confessionale-600-sacerdoti-contrari/4470170/

  • Coprì abusi di sacerdote pedofilo, arcivescovo di Adelaide condannato a un anno di carcere

    Coprì abusi di sacerdote pedofilo, arcivescovo di Adelaide condannato a un anno di carcere

    Si tratta del membro di più alto grado della Chiesa cattolica ad essere condannato per questo tipo di reato. Philip Wilson dovrà scontare almeno sei mesi prima di chieder la libertà condizionale. Per i giudici avrebbe nascosto gli abusi sessuali di un sacerdote sui ragazzini che frequentavano la chiesa nonostante fosse stato informato dalle stesse vittime.

    Nonostante fosse stato informato dalle stesse vittime, avrebbe nascosto gli abusi sessuali di un sacerdote sui ragazzini che frequentavano la chiesa permettendo al prete pedofilo di continuare ad esercitare e ad essere in contatto con altre potenziali vittime. Per questo motivo Philip Wilson, arcivescovo di Adelaide, è stato condannato ad un anno di carcere da un tribunale australiano  divenendo il più alto prelato cattolico al mondo ad essere condannato per questo tipo di reato. Il 64enne arcivescovo, che è anche vice presidente della Conferenza Episcopale Australiana, era stato dichiarato già colpevole in maggio da un tribunale di Newcastle, a nord di Sydney, ma non aveva rinunciato al suo ruolo nella chiesa.

    Wilson comunque potrebbe evitare il carcere. Il suoi legali hanno chiesto una pena alternativa a causa della sua età e delle condizioni di salute e i giudici decideranno entro agosto se consentirgli i domiciliari. La sentenza però ha stabilito che dovrà rimanere agli arresti almeno sei mesi e solo successivamente potrà chiedere e ottenere la libertà condizionale. Il prelato è stato condannato “per aver tenuto segreti gravi reati”, cioè gli abusi sessuali su quattro minori compiuti dal sacerdote James Fletcher negli anni 70, quando entrambi servivano nella diocesi di Maitland, presso Newcastle. Per l’accusa, Monsignor Wilson sapeva dei comportamenti di Fletcher, riconosciuto poi abusatore seriale e morto in prigione nel 2006 a 65 anni, un anno dopo la condanna per pedofilia per altri casi, ma non avrebbe mia detto nulla alla polizia.

    Come ricostruito nel processo, gli adolescenti vittime di abusi trovarono la forza di confidare tutto a Wilson credendo di trovare una voce amica ma l’arcivescovo, all’epoca un giovane sacerdote, non fece nulla. Durante il processo una delle vittime, l’ex chierichetto Peter Creigh, ha dichiarato di aver descritto nei dettagli a Wilson l’abuso che aveva ricevuto così come aveva fatto un’altra vittima, a cui però i prelato avrebbe ordinato di recitare dieci preghiere come punizione per la bugia. Di fronte alle accuse Wilson ha sempre sostento la sua innocenza dicendo di non ricordare la confessione dei ragazzini e di non essere pertanto mai venuto a conoscenza delle azioni di James Fletcher

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