Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Piacenza

  • Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip

    Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip

    Si è avvalso della facoltà di non rispondere don Stefano Segalini, l’ex parroco di San Giuseppe Operaio arrestato lo scorso 31 luglio dalla squadra mobile della questura di Piacenza con l’accusa di violenza sessuale.

    Il sacerdote, che si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa fuori regione ed è assistito dall’avvocato Mario Zanchetti del foro di Milano, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, avvenuto per rogatoria, non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari. Pesanti le accuse nei suoi confronti: si sospetta che possa aver somministrato alcol o sostanze chimiche alle sue vittime, alcuni giovani tutti maggiorenni, per stordirle e renderle incapaci di opporsi. Una decina, da quanto si è appreso, sarebbero gli episodi contestati. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile sotto il coordinamento del pubblico ministero Emilio Pisante.

    Nel maggio scorso don Stefano Segalini aveva lasciato, in accordo con il vescovo Ambrosio, l’incarico di parroco di San Giuseppe Operaio, una delle parrocchie cittadine più popolose dove era arrivato nel 2014; una decisione che lo stesso vescovo aveva spiegato ai fedeli parlando di “presunti e deprecabili comportamenti”. Dopo la notizia dell’arresto la Diocesi era intervenuta per voce del vicario generale Monsignor Luigi Chiesa, dicendosi profondamente addolorata: “Il dramma di chi si dichiara vittima di abusi come pure il dramma di chi si ritrova accusato di una colpa tanto grave ci chiedono anzitutto vicinanza e preghiera. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Assicuriamo preghiera e vicinanza a tutti coloro che sono coinvolti in questa tristissima vicenda e in particolare alla comunità di San Giuseppe Operaio”.

    Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip

  • Abusi sessuali, le indagini della squadra mobile partite da un audio WhatsApp

    Abusi sessuali, le indagini della squadra mobile partite da un audio WhatsApp

    Un file audio nel quale sarebbero stati raccontati abusi subiti da due persone adulte in circostanze differenti da parte di Don Stefano Segalini ha fatto scattare le indagini della squadra mobile. Accertamenti delicati e complessi che hanno concorso a costruire un quadro indiziario che ha poi portato all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’ex parroco di San Giuseppe operaio che ora si trova agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata e per procurato stato di incapacità (articolo 613 del codice penale). Gli inquirenti, guidati da Serena Pieri e coordinati dal sostituto procuratore Emilio Pisante, avrebbero acquisito il “vocal” grazie ad un padre preoccupato: la figlia, inserita in un gruppo Whatsapp dopo aver ascoltato il file si sarebbe rivolta al papà molto scossa. A quel punto il genitore aveva chiesto aiuto alla polizia. Ne sarebbe emerso un racconto crudo, dettagliato e credibile che descriveva come i due uomini, storditi da qualche sostanza, sarebbero stati abusati, senza poter reagire né opporre resistenza.

    A quel punto, giorno dopo giorno, ascoltate di persona le due vittime, sarebbero emersi almeno altri otto episodi: forse capendo di poter essere capiti e protetti, i ragazzi hanno cominciato a parlare, con loro altri giovani che gravitavano nell’ambiente parrocchiale. Era aprile 2019, e a maggio il don è stato destituito dal suo incarico: autonomamente e parallelamente stava indagando anche la Diocesi che voleva vederci chiaro circa alcuni esposti ricevuti che descrivevano comportamenti deprecabili e non idonei al ruolo tenuti dal don. A dare l’annuncio ai fedeli della parrocchia di via Martiri della Resistenza era stato il vescovo Gianni Ambrosio. Don Segalini era stato allontanato e collocato in una “casa di cura spirituale” in Lombardia. Il 31 luglio l’arresto, disposto dal gip Luca Milani basato su una misura cautelare nel corso di un’indagine, quella della polizia, che non è ancora terminata, tanti i tasselli che mancano per ricostruire quello che sarebbe accaduto: la procura ha però valutato, sulla base dei primi riscontri, che possano sussistere una o più delle cosiddette esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento delle prove, o di reiterazione del reato). Nei prossimi giorni il sacerdote piacentino verrà ascoltato per l’interrogatorio di garanzia, è difeso dall’avvocato Mario Zanchetti (foro di Milano).

    «La notizia dell’arresto di don Stefano Segalini –  interviene a nome della Diocesi di Piacenza-Bobbio monsignor Luigi Chiesa, vicario generale – e del provvedimento cautelare deciso dalla magistratura ci addolora profondamente. Il dramma di chi si dichiara vittima di abusi come pure il dramma di chi si ritrova accusato di una colpa tanto grave ci chiedono anzitutto vicinanza e preghiera. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità». «Assicuriamo  – prosegue – preghiera e vicinanza a tutti coloro che sono coinvolti in questa tristissima vicenda e in particolare alla comunità di San Giuseppe Operaio. Per la delicatezza della situazione e il rispetto dell’operato della magistratura nelle indagini in corso, riteniamo doveroso non rilasciare ulteriori commenti. E se queste notizie ci riempiono di dolore, proprio per questo come cristiani siamo chiamati tutti ancor più urgentemente a dare testimonianza responsabile ed evangelica perché, come altre volte è accaduto nella storia della Chiesa, anche attraverso queste ferite ci sia una rinascita».

    https://www.ilpiacenza.it/cronaca/abusi-sessuali-don-stefano-segalini-arresto.html

  • Li drogava di nascosto e poi abusava di loro: arrestato un don

    Li drogava di nascosto e poi abusava di loro: arrestato un don

    Li drogava di nascosto e poi li abusava. Sono accuse pesantissime quelle a carico di don Stefano Segalini, il parroco di Piacenza arrestato per presunti abusi sessuali su ragazzi, tutti maggiorenni, che frequentavano la sua parrocchia, quella di San Giuseppe Operaio.

    L’uomo di Chiesa indagato per violenza sessuale aggravata e per procurato stato di incapacità e si trova ora agli arresti domiciliari su decisione del pm in una casa spirituale della Diocesi, che si trova in un comune non specificato della Lombardia.

    Le indagini della squadra mobile di Piacenza sono scattate in seguito ad alcuni esposti arrivati in Diocesi: il vescovo di Piacenza Gianni Ambrosio, una volta venuto a conoscenza del fascicolo, aveva destituito il parroco in via cautelare. E in quei giorni il diretto interessato scrisse su Facebook: “Vi chiedo, per avere un po’ di pace, di non scrivere più niente e pregare. Grazie. Ps: non commentate o mettete ‘mi piace’. So che mi volete bene”, post commentato da decine di fedeli, che gli esternarono solidarietà.

    Gli inquirenti hanno tenuto il sacerdote sotto osservazione per mesi: in alcuni casi pare che il prete abbia messo delle sostanze psicotrope nelle bevande dei ragazzi per stordirli per poi commettere gli abusi sessuali. Insomma, l’uso della droga per mettere fuori gioco le proprie prede, riuscendo con più facilitare ad abusare di loro: sarebbe stato questo lo stratagemma utilizzato dal sacerdote piacentino.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/li-drogava-nascosto-e-poi-abusava-loro-arrestato-don-1735075.html?fbclid=IwAR1uXLjGzJKSCjNyexhuUEMXkAt3j-Bgp9fJ8_plo_0Rt5oTkivALRTulHE

  • Abusi sessuali, arrestato un sacerdote a Piacenza

    Abusi sessuali, arrestato un sacerdote a Piacenza

    Fino a maggio don Stefano Segalini era il parroco di San Giuseppe Operaio, una delle chiese più frequentate della città

    Un sacerdote di Piacenza, don Stefano Segalini, è stato arrestato con l’accusa di aver compiuto abusi sessuali ai danni di ragazzi maggiorenni. Fino a maggio era responsabile della parrocchia di San Giuseppe Operaio, una tra le più frequentate della città. Il vescovo Gianni Ambrosio lo aveva destituito in via cautelare dall’incarico dopo alcuni esposti giunti in diocesi. Da qui è poi scattata l’indagine della squadra mobile di Piacenza.

    Oltre che per abusi sessuali, il prete è indagato anche per procurato stato di incapacità. Si sospetta che il sacerdote possa aver somministrato droghe o sostanze chimiche alle sue vittime per poi commettere le violenze.
    Don Stefano si trova agli arresti domiciliari su ordinanza di custodia cautelare e nei prossimi giorni verrà ascoltato dal giudice nell’interrogatorio di garanzia.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/abusi-sessuali-arrestato-un-sacerdote-a-piacenza_3223642-201902a.shtml?fbclid=IwAR0PVuJoCbO82qTUcjUMZ4Kw6pBhrte0C9vx4Yq9MiG401cQ04z4OEWuNSQ

  • Il Vaticano corre ai ripari, difende il segreto confessionale e colpevolizza i mass media per le inchieste

    Il Vaticano corre ai ripari, difende il segreto confessionale e colpevolizza i mass media per le inchieste

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il Vaticano corre ai ripari dal rischio (sempre più concreto) che in molti Paesi si possano obbligare sacerdoti e vescovi a rompere il sigillo sacramentale del segreto della confessione davanti a casi di abusi per denunciare in tribunale i preti pedofili. In un documento pubblicato dalla Penitenzierie vengono definiti i contorni della vicenda e, nello stesso tempo, vengono presi di mira i mass media colpevoli di avere messo in rilievo, in questi anni, «aspetti morbosi» e rovinando la «reputazione» di molte persone.

    «Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori. Violare il sigillo equivarrebbe a violare il povero che è nel peccatore».

    Come ha evidenziato anche il seguitissimo sito Il Sismografo diretto da Luis Badilla, nel documento non c’è «neanche un cenno autocritico e non si tocca quanto il Papa ha riconosciuto in molti circostanze sulla mancanza di trasparenza della Chiesa. Come se tutte le colpe fossero fuori e di altri». Come se il problema della pedofilia tra i preti e gli insabbiamenti dei vescovi fossero un problema della stampa.

    Il testo approvato da Papa Francesco il 21 giugno scorso, con la firma del cardinale Mauro Piacenza, interviene direttamente su argomenti di grande rilevanza ma, scrive Badilla, prima d’ora «il Vaticano, e nessuno dei suoi organi specializzati, si è mai espresso sulla stampa in questi termini quasi apocalittici».

    Non sono passati che pochi mesi dal summit degli episcopati sulla pedofilia e dal ringraziamento pubblico che è arrivato dal Papa al ruolo dei mass media nel portare alla luce scandali che altrimenti sarebbero stati sepolti per sempre, complice l’omertà di una parte della Chiesa. In un recente discorso il Papa disse che i giornalisti che avevano svelato gli abusi sessuali potevano essere paragonati a Natan, un famoso profeta che svelò  l’abuso sessuale da parte del re Davide chiamandolo a conversione. Il discorso fu pronunciato davanti alla curia prima di Natale, ma forse il cardinale Piacenza quel giorno era assente.

    Ecco cosa disse Papa Francesco: «alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità».

    Ecco invece cosa ha scritto il cardinale Piacenza nel documento pubblicato oggi: «Si è diffusa negli ultimi decenni una certa “bramosia” d’informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il “mondo della comunicazione» sembra volersi “sostituire” alla realtà, sia condizionandone la percezione, sia manipolandone la comprensione. Da questa tendenza, che può assumere i tratti inquietanti della morbosità, non è immune, purtroppo, la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo e, talvolta, ne assume i criteri.
    Anche tra i credenti, di frequente, energie preziose sono impiegate nella ricerca di “notizie” – o di veri e propri “scandali” – adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza».

    E ancora: «Invocando di fatto, quale ultimo tribunale, il giudizio dell’opinione pubblica, troppo spesso sono rese note informazioni di ogni genere, attinenti anche alle sfere più private e riservate, che inevitabilmente toccano la vita ecclesiale, inducono – o quanto meno favoriscono – giudizi temerari, ledono illegittimamente e in modo irreparabile la buona fama altrui, nonché il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità. Le parole di san Paolo ai Galati suonano, in tale scenario, particolarmente attuali: «Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne […]. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!»

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_preti_papa_francesco_stampa_mass_media_confessione_leggi_piacenza_cardinale-4591693.html

  • La Toscana affonda il Forteto: sì all’inchiesta parlamentare

    La Toscana affonda il Forteto: sì all’inchiesta parlamentare

    La regione condanna gli abusi del Profeta su 86 bambini. Piegate le resistenze del Pd

    Di Simone Cosimelli
    Diceva il Cancelliere tedesco Konrad Adenauer: «La storia è la somma totale delle cose che avrebbero potuto essere evitate». Ieri, il Consiglio regionale della Toscana quelle cose le ha messe in fila – una alla volta, tutte drammatiche – e, con trent’anni di ritardo, si è fatta la storia. Il Forteto, nella sua triplice veste di associazione (ex-comunità), fondazione e Cooperativa, è stato condannato per i quasi 40 anni di abusi sessuali a danno di tanti ragazzi disagiati. Ragazzi finiti in mano ai pedofili grazie allo Stato. Grazie alla compiacenza dei Tribunali dei minori, alla negligenza dei servizi socio sanitari e degli assistenti sociali, alla deferenza della Stampa e del mondo culturale. Alla disattenzione o, peggio, alla connivenza della «Toscana rossa». Per questo, la relazione della commissione d’inchiesta Bis, così lucida nel fare nomi e così scomoda nel puntare il dito contro un sistema ben radicato, è stata approvata all’unanimità.

    I precedenti dell’inchiesta:

    parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6

    Al Forteto, comunità innestata nel cuore del Mugello, i bambini venivano violentati sistematicamente da Rodolfo Fiesoli (il principale imputato, condannato a 15 anni). Si lavorava 365 giorni l’anno, (nella maggior parte dei casi) senza stipendio e senza aver raggiunto la maggior età. Si incoraggiava l’omosessualità come antidoto per «togliere la materialità di dosso». Si colpiva psicologicamente, allontanando le famiglie naturali e impedendo ogni contatto con l’esterno. E Intanto quei metodi, fuori, erano esaltati (se ne parlò a Palazzo Madama in Senato o a Palazzo Vecchio, al tempo di Renzi), la Coop macinava milioni e la Toscana si inchinava.

    Alla fine, i sei consiglieri delegati all’indagine Bis sui favoritismi istituzionali di cui Fiesoli e compagni hanno goduto negli anni, forti della sentenza in appello del 15 luglio scorso che ha confermato l’impianto accusatorio, hanno piegato le resistenze del Pd – arroccato nella difesa della cooperativa economica (uno dei volti del Forteto) e indisposto verso la denuncia di «coperture politiche». Così Leonardo Marras, capogruppo in aula, dopo aver rifiutato la narrazione di un partito influenzato dalle propaggini del Forteto (come però i fatti suggeriscono), e dopo aver respinto l’attaco generalizzato all’eredità della sinistra, ha rinunciato alle posizioni prese nei giorni scorsi e messo la parola fine sulla bagarre interna alla Regione. «E’ il momento della vergogna e della solidarietà alle vittime – ha detto – Lo dobbiamo a loro e ai cittadini: chi sapeva o vedeva, o chi avrebbe potuto sapere e vedere, doveva prendere provvedimenti e non lo ha fatto. Ora servono soluzioni, serve dare voce a chi non ce l’ha e mettere un punto, per ricominciare».

    Significativi gli interventi di Paolo Bambagioni (Pd), presidente della commissione e grande accusato dal suo stesso partito per la firma posta sul documento stilato in 9 mesi di lavoro. «Sono 86 pagine – ha ricordato ieri – come gli 86 bambini mandati in pasto a Rodolfo Fiesoli e la setta del Forteto. Ora, meno parole e più coraggio». Addirittura in lacrime, commosso e indignato, Stefano Mugnai (Forza Italia), l’uomo a cui nel 2012 dissero: «Stai attento, chi tocca il Forteto muore». Era un sistema chiuso – ha ammonito – con un contesto, culturale e politico, da colpevolizzare. Lo Stato mandava i ragazzi lì dentro, e quella coop, per quanto oggi importante, è stata costruita sulle sofferenze delle persone. Prendiamone atto, definitivamente. Deve essere il giorno in cui, tutti, la sinistra e l’opposizione, ammettiamo gli errori commessi, e l’ultima volta che si fa polemica sul Forteto».

    La risoluzione votata, oltre ad esprimere piena solidarietà alle vittime, impegna il Presidente del consiglio regionale, Eugenio Giani, e la Giunta presieduta da Enrico Rossi su diverse questioni:

    • Spingere affinché il Governo nazionale valuti la reintroduzione nel codice penale del reato di plagio.
    • Il potenziamento del progetto per la riacquisizione di autonomia per minori e giovani in uscita dalla comunità. Senza dimenticare i disabili, per i quali è auspicabile una sistemazione diversa, e intraprendendo ogni azione necessaria per far sì che, all’interno della Cooperativa, le vittime di abusi non debbano lavorare al fianco dei colpevoli, o di chi, a qualunque titolo, continui ad intrattenere rapporti con la comunità: come, paradossalmente, avviene.
    • Costituzione di un Osservatorio composto da esperti sul fenomeno delle sette.
    • Predisposizione di una relazione entro la fine del 2016 sullo stato dei servizi di affido di minori in ogni zona socio-sanitaria della Toscana.
    • Sollecitazione per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, che abbia poteri equiparabili a un’autorità giudiziaria, per arrivare dove non si è potuto (restano infatti molti passaggi oscuri).
    • Invito della documentazione al Ministero dello sviluppo economico, sostenendo la necessità del commissariamento per la Coop: così da recidere ogni legame col passato e rilanciare la filiera produttiva.

    La prossima mossa, dunque, dovrà partire dai palazzi romani: dove pure il nome Forteto non è affatto sconosciuto. Parlamento e, ovviamente, Governo, avranno la possibilità di squarciare il velo di omertà, reticenze e menzogne che avvelenano il Mugello dal ’77. Da ieri non è più possibile dubitare e non è più accettabile chiudere gli occhi. L’esperienza insegna, però: le vie del Forteto sono infinite. E in buona parte, malgrado tutto, ancora inspiegabili.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/la-toscana-affonda-il-forteto-si-all-inchiesta-parlamentare-434202.html#.V5py3KuFL68.facebook

  • Parroco piacentino indagato, è accusato di pornografia minorile e adescamento

    Parroco piacentino indagato, è accusato di pornografia minorile e adescamento

    Un parroco piacentino, ma che esercita il suo ministero del Milanese, è indagato per il reato di pornografia minorile e adescamento. Il prelato risulta coinvolto in una vicenda relativa ad una violenza sessuale nei confronti di un 15enne compiuta da un educatore parrocchiale.

    Il tutto è accaduto nella zona i  cui esercitava il parroco e l’inchiesta è portata avanti dalla Procura di Milano, scattata mesi fa grazie alla denuncia del giovane, che prima si era confidato con i genitori e, una volta preso in carico da un legale, ha poi sporto la denuncia.

    L’abuso, da quanto ricostruito dalla parte lesa, sarebbe avvenuto tramite un rapporto sessuale durante un incontro a casa del 15enne da parte di un educatore parrocchiale. In seguito il giovane si sarebbe confidato con il parroco piacentina che, invece di aiutarlo, gli avrebbe detto che tali prassi erano “normali” e, anzi, attraverso la chat di un noto social network il sacerdote, “approfittando del suo stato di superiorità e della vulnerabilità del ragazzo”, avrebbe anche inviato foto pornografiche.

    http://www.piacenza24.eu/Cronaca/72354-Parroco+piacentino+indagato%2C+%E8+accusato+di+pornografia+minorile+e+adescamento.html?platform=hootsuite

  • Papa Francesco. Indulgenza plenaria ai Legionari di Cristo. La multinazionale pedofila salvata dalle pene dell’inferno, ma non dalle maledizioni delle vittime

    Papa Francesco. Indulgenza plenaria ai Legionari di Cristo. La multinazionale pedofila salvata dalle pene dell’inferno, ma non dalle maledizioni delle vittime

    ROMA – Papa Francesco ha concesso l’indulgenza plenaria, in forma di Giubileo, ai Legionari di Cristo e a tutti i membri del Movimento Regnum Christi, in occasione del 75esimo anniversario della fondazione. Questo Giubileo si concluderà nella Solennità del Sacro Cuore dell’anno 2016.

    Indulgenza plenaria per i Legionari
    La Penitenzieria Apostolica della Santa Sede ha emesso un decreto, firmato dal Penitenziere maggiore, il card. Mauro Piacenza, in risposta alla richiesta del direttore generale del Regnum Christi e della Legione di Cristo, padre Eduardo Robles Gil. I Legionari e i membri del Regnum Christi potranno guadagnare l’indulgenza plenaria nella solennità di Cristo Re del 2015 e nella solennità del Sacro Cuore del 2016, se rinnovano, per devozioni, gli impegni che li legano al Movimento o alla Legione e se pregano per la fedeltà della loro patria alla vocazione cristiana, per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata e per la difesa della famiglia.

    Cos’è il Regnum Christi
    Fondati dal sacerdote messicano Marcial Maciel, accertato pedofilo, i Legionari di Cristo sono stati commissariati da Benedetto XVI e ora vivono una seconda vita. In una lettera inviata a tutti i membri, padre Robles-Gil, scrive: «Vi incoraggio ad approfittare di questa grazia che il Santo Padre ci concede, e a rinnovare la nostra gratitudine al Signore, per il dono del Movimento e per incrementare il nostro desiderio di essere apostoli e testimoni credibili del Regno di Gesù Cristo». Il Regnum Christi è un movimento di apostolato formato dalla Congregazione di diritto pontificio dei Legionari di Cristo e da laici, laici consacrati e sacerdoti diocesani. (Fonte Askanews)

    http://roma.diariodelweb.it/roma/articolo/?nid=20151028_359991

  • Sacerdote indagato molestie; Vescovo, sconcerto e sofferenza Indagine a Piacenza, ‘il mio primo pensiero va ai giovani’

    Sacerdote indagato molestie; Vescovo, sconcerto e sofferenza Indagine a Piacenza, ‘il mio primo pensiero va ai giovani’

    (ANSA) – PIACENZA, 3 LUG – “Grande sconcerto e immensa sofferenza”: cosi’ monsignor Gianni Ambrosio (nella foto), vescovo di Piacenza-Bobbio, commenta la notizia che la Procura della Repubblica ha sottoposto a indagine un prete piacentino per presunte molestie sessuali su minore.

    Il sacerdote sarebbeaccusato di aver palpeggiato un 15enne che si recava da lui peravere lezioni private. “Confido nell’operato della Magistraturae attendo che venga fatta completa chiarezza”, aggiunge ilvescovo, annunciando di aver “avviato l’indagine a livellocanonico dopo aver preso contatto con la Congregazione per laDottrina della Fede, competente per la disciplina canonica”.

    “In attesa dei chiarimenti e della decisione dellaMagistratura, desidero innanzitutto rivolgere il mio primopensiero ai giovani. Anche per la mia vita che ho trascorso coni giovani – sottolinea mons. Ambrosio – so quanto grande sia laloro vulnerabilita’ e quanto dolorose siano le ferite. Il secondopensiero lo rivolgo al prete, stimato e apprezzato.

    Spero chepossa chiarire il suo comportamento. Il terzo pensiero va allecomunita’: condividiamo insieme il grande dolore. Invito tutti anon scoraggiarci e a confidare nell’aiuto del Signore: anche leprove piu’ dure possono essere un’occasione per crescere. Voglioribadire la mia stima per i sacerdoti, gli animatori e glieducatori laici che si impegnano nella pastorale e nel campoeducativo. La loro passione e la loro dedizione non possonoessere intaccate o offuscate: meritano la nostra gratitudine efiducia. Chiedo a tutti la preghiera, la vicinanza, il sostegnoreciproco”. (ANSA).

  • Abusi su minori, prete indagato. Parla il vescovo

    Abusi su minori, prete indagato. Parla il vescovo

    Inchiesta a Piacenza su presunti abusi sessuali che sarebbero stati commessi da un prete. “Grande sconcerto e immensa sofferenza”: così monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, commenta la notizia che la Procura della Repubblica ha sottoposto a indagine un prete. Il sacerdote sarebbe accusato di aver palpeggiato un 15enne che si recava da lui per avere lezioni private.

    “Confido nell’operato della Magistratura e attendo che venga fatta completa chiarezza”, aggiunge il vescovo, annunciando di aver “avviato l’indagine a livello canonico dopo aver preso contatto con la Congregazione per la Dottrina della Fede, competente per la disciplina canonica”.

    “In attesa dei chiarimenti e della decisione della Magistratura, desidero innanzitutto rivolgere il mio primo pensiero ai giovani. Anche per la mia vita che ho trascorso con i giovani – sottolinea mons. Ambrosio – so quanto grande sia la loro vulnerabilità e quanto dolorose siano le ferite. Il secondo pensiero lo rivolgo al prete, stimato e apprezzato. Spero che possa chiarire il suo comportamento.

    Il terzo pensiero va alle comunità: condividiamo insieme il grande dolore. Invito tutti a non scoraggiarci e a confidare nell’aiuto del Signore: anche le prove più dure possono essere un’occasione per crescere. Voglio ribadire la mia stima per i sacerdoti, gli animatori e gli educatori laici che si impegnano nella pastorale e nel campo educativo.

    La loro passione e la loro dedizione non possono essere intaccate o offuscate: meritano la nostra gratitudine e fiducia. Chiedo a tutti la preghiera, la vicinanza, il sostegno reciproco”.

    http://www.trc.tv/er/news/cronaca/2015/07/03/abusi-su-minori-prete-indagato-parla-il-vescovo/