Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ROMA 2-3 OTTOBRE 2018. Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – Rete L’ABUSO – ECA Global

    ROMA 2-3 OTTOBRE 2018. Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – Rete L’ABUSO – ECA Global

    Si terrà a Roma nei giorni di martedì 2 e mercoledì 3, il Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’evento di due giorni è organizzato dall’Associazione Rete L’ABUSO, fondata e composta dai sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero.

    A patrocinare l’evento sarà ECA Global, l’associazione internazionale di cui la Rete L’ABUSO fa parte,  presente 15 paesi in 4 continenti, impegnata in questo progetto di giustizia globale a tutela delle vittime.

    Il meeting prevede nella mattinata di martedì 2 alle ore 10.30, una conferenza riservata alla sola stampa, presso la sede della Stampa Estera Italiana, via Dell’Umiltà 83/c alla quale interverranno i vari rappresentanti di ECA Global nel mondo; Francesco Zanardi Italia, Presidente della Rete L’ABUSO, Peter Sounders UK Presidenti di NAPAC ed ex membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco, Matthias Catsch, Germania, Marek Lisińki Polonia, Presidente di Foundation Nie lękajcie sie, Denise Buchanan Jamaica, Presidente di Caribbean Inspiration Center, Peter Isely USA, Lieve Halsberghe, Belgio.

    Nell’incontro saranno esposte le situazioni che interessano i vari paesi aderenti a ECA e si cercherà di capire quale è la situazione italiana, che allo stato attuale non è mai stata quantificata dal Governo. Tuttavia la mappa che la Rete L’ABUSO ha tracciato sul suolo italiano, che l’Associazione ritiene in termini ottimistici equivalere a non più del 20% del sommerso e che comunque sia conta, tra i giudicati in terzo grado e gli accusati o in attesa di giudizio, circa 300 casi solo negli ultimi 15 anni.

    Nella mattina del giorno 3, alle ore 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre argentina 76, si terrà un incontro in parte riservato alle vittime, durante il quale uno dei consulenti della Rete L’ABUSO, l’avvocato Mario Caligiuri esporrà alcune iniziative che l’associazione intende avviare nelle prossime settimane. In questo spazio interverrà anche l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che già del 2002 si interessò al fenomeno dei preti pedofili e che ricordiamo in questa clip “I segreti di Ratzinger”. 

    Si parlerà dei 4 “casi Viganò” italiani, il caso di Monsignor Mario Delpini e di mons. Pierantonio Tremolada, quello dell’istituto per bambini sordi di Verona, Il Provolo, quello dei chierichetti del papa e dei presunti abusi subiti in Vaticano, quello di Arturo Borrelli alias Diego Esposito e infine quello di Giada Vitale che si è vista archiviare gli abusi subiti dopo i 14 anni con l’infamante accusa di essere stata consenziente.

    Successivamente ci sarà un’altra conferenza stampa aperta al pubblico, nella quale si darà annuncio delle iniziative.

    Nel pomeriggio del giorno 3, a partire dalle ore 15 ci sarà un sitin delle vittime presso i giardini di Castel Santangelo.

    L’ufficio di Presidenza

  • Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    A letto con un minorenne: l’attuale arcivescovo lo trasferì in un altro oratorio. Bergoglio sapeva ma nominò Delpini

    di Giorgio Gandola

    Si portò a letto un minore: condanna senza precedenti per don Galli. Eppure davanti alle prime denunce l’allora vicario di Scola fece poco o nulla. E il Papa conosceva il caso quando nominò Delpini a Milano

    Sei anni e quattro mesi. Una sentenza senza pubblico quella che il giudice Ambrogio Moccia pronuncia di primo pomeriggio in un’aula vuota, fuori da ogni orario prestabilito, per evitare il chiasso mediatico. Solo il campanello dell’usciere e le sue parole ben scandite davanti a nessuno, come in un romanzo di Georges Simenon. Una formula che somiglia al grido di una Giustizia che non può fermarsi al “silenzio e preghiera” invocato da papa Francesco. E per la prima volta condanna un prete incensurato a una pena così alta per abuso su un minore, colpevole di aver tentato di violentare un ragazzo di 15 anni.

    Quella che si dice essere una sentenza esemplare (più il divieto di avere contatti con minorenni e l’interdizione perenne dai pubblici uffici) si abbatte su don Mauro Galli, sacerdote di 38 anni che la sera del 19 dicembre 2011 invitò a dormire “nel lettone” un giovane di Rozzano, paesone dell’hinterland di Milano. Era il suo confessore, il suo padre spirituale, doveva accompagnarlo al Natale e invece lo accompagnò fra le lenzuola. Don Mauro non ha mai negato il fatto, l’ha definito “una leggerezza” e ha giurato di essersi fermato lì, di averlo solo toccato sul petto per evitargli – in quella notte agitata da incubi – di cadere dal letto.

    Ben diversa la verità della vittima, che la mattina dopo parlò con i genitori e subito cominciò a stare male, a subire pesanti contraccolpi psicologici. Nei giorni successivi furono coinvolti anche l’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che a quel tempo erano vicario diocesano di zona e responsabile dell’inserimento dei giovani sacerdoti. Pur essendo a conoscenza degli abusi, furono loro a decidere di spostare semplicemente il prete nell’occhio del ciclone da Rozzano (due oratori) a Legnano (quattro oratori), sempre inserito nella pastorale giovanile, quindi sempre a contatto con adolescenti. E solo dopo la denuncia penale dei genitori del ragazzo avviarono l’indagine canonica. Anche l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, in una lettera alla famiglia della vittima, scrisse che i suoi collaboratori si erano comportati “in modo maldestro”. Ora monsignor Delpini convive con l’imbarazzo di non avere denunciato un colpevole, pure se solo in primo grado.

    Per la famiglia sono stati anni durissimi, trascorsi fra crisi psicologiche e paura per i tentativi di suicidio del giovane, che alla notizia della condanna del prete si è sciolto in un lungo pianto al telefono con la madre. Una famiglia solida, fortemente cattolica, che all’inizio era determinata a trovare dentro la Chiesa la strada per rivedere la luce. Ma poi, davanti alla strategia attendista e dilatoria dell’arcidiocesi, ha preferito denunciare tutto ai carabinieri aprendo la porta all’inchiesta giudiziaria. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Lucia Minutella, aveva chiesto 10 anni e 8 mesi valutando “le aggravanti della condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo, del divario di età e dello stato di soggezione legato al ruolo dell’imputato di sacerdote, padre spirituale, educatore e insegnante”. Nella requisitoria aveva annullato l’effetto del risarcimento di 150.000 euro (che ha indotto i genitori della vittima a non costituirsi parte civile) con parole urticanti: “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi famigliari non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo. Anzi vi è una discrasia evidente nella difesa dell’imputato, data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli e da 15 anni legale dell’arcidiocesi milanese, aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in subordine perché “non è emersa la prova del reato”. La linea difensiva è stata quella dell’inattendibilità, della simulazione, dell’invenzione. “Solo dopo la denuncia penale”, ha sottolineato il legale che ha interposto appello alla sentenza, “il ragazzo ha cominciato a vivere il ruolo di denunciante cospargendo il racconto di elementi di inattendibilità”. A questo punto per lui doveva valere il vecchio motto del diritto romano: in dubio pro reo. “Ci sono fatti di rilevanza etica e canonica in questa triste vicenda, ma non di rilevanza penale. C’è un abuso di relazione, di comportamento, non un abuso sessuale”.

    Il Tribunale si è fatto la convinzione opposta e la sentenza arriva a intossicare di nuovo il mondo cattolico da tempo alle prese con una resa dei conti di intensità mai vista prima rispetto alla pedofilia e all’omosessualità. La diocesi di Milano ha osservato da molto vicino e con molto imbarazzo l’evolversi del dibattimento. Ieri ha emesso un comunicato nel quale prende atto della sentenza “ed esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso, l’arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli,  affidato alla responsabilità del Tribunale ecclesiastico”.

    Incardinato in questa triste vicenda di abusi c’è un aspetto politico che spicca. Quando papa Francesco ha nominato Delpini arcivescovo di Milano e Tremolada vescovo di Brescia, era a conoscenza dell’inchiesta giudiziaria su don Galli e delle mosse poco ortodosse dei due sacerdoti nel gestire la delicatissima situazione. Lo si evince dal carteggio che la famiglia della vittima (con pressanti richieste di far conoscere la verità) ha tenuto con gli uffici della Congregazione per la dottrina della fede. E non più tardi di un mese fa, pur essendo il procedimento alla vigilia d’una sentenza anche clamorosa come in effetti è stata, ha promosso Delpini rappresentante dei vescovi italiani al sinodo mondiale dei giovani previsto in ottobre in Vaticano. A conferma di una stima a prova di bomba.

    (trascrizione da La Verità del 21 settembre 2018)

  • Berlino; seconda giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Berlino; seconda giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Si è quasi concluso il meeting di Berlino che ha visto  partecipare i rappresentati di Eca e circa 250 vittime arrivate da tutto il mondo

    Nel workshop di questa mattina ha parlato anche il presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, illustrando la situazione altamente critica dell’Italia, una situazione che è risultata, davanti agli altri 15 Paesi che rappresentano Eca, la più critica in assoluto.

    A differenza degli altri Paesi è emerso inequivocabilmente che l’Italia, anche a causa dell’influenza politica e alle connivenze tra il Vaticano e il sistema politico, è probabilmente  il Paese più indifeso, ma anche l’unico  che non ha nessuna politica nazionale di prevenzione di fronte a questo fenomeno. Un Paese che non ha ancora quantificato,  a differenza degli altri, l’entità del fenomeno della pedofilia clericale.  Sarà  probabilmente quello più colpito da questo fenomeno:  non solo sul suolo italiano c’è un fenomeno locale di preti italiani ma, in realtà, è diventato un collettore che raccoglie preti indagati in ogni parte del mondo, ci sono moltissimi casi,infatti, di preti stranieri mandati nel nostro paese.

    Oltre all’assenza di prevenzione,  è emerso che in Italia non esiste alcuna politica per il soccorso delle vittime dopo gli abusi. Non esiste nessuno sportello, malgrado la legge lo preveda,  per aiutare le vittime a superare il trauma. In base alla legge europea lo Stato italiano ha ratificato un fondo per le vittime di reati gravi, fondo che, attualmente, non esiste. Moltissime vittime abusate, anche se al termine del processo vincono e viene loro riconosciuto un risarcimento, spesso non lo ottengono perché i preti o non hanno le cifre per poterli risarcire o, spesso, risultano nullatenenti.

    Come più volte è stato detto negli articoli della Rete L’ABUSO il problema principale per l’Italia è l’assenza della stampa, stampa che sta parlando unicamente delle notizie incensurabili che arrivano dai giornali stranieri, ma che non solleva il caso italiano, non parla dei casi italiani. Questa mattina il presidente della Rete L’ABUSO ha esposto quattro casi dove risulta coinvolto anche papa Francesco, anche solo per inadempienze:

    • il caso di Milano, che vede coinvolti due Vescovi: mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada. Malgrado la Congregazione per la Dottrina della Fede fosse informata da tempo degli insabbiamenti compiuti dai due monsignori, malgrado il fatto che lo stesso Delpini abbia verbalizzato davanti alla Polizia di essere stato subito avvisato del fatto che un prete avesse dormito con un minore e lo avesse comunque spostato in un’altra parrocchia ancora con i minori, malgrado la dichiarata “tolleranza zero”, malgrado tutto ciò papa Francesco ha promosso i due monsignori: il primo arcivescovo di Milano, il secondo Vescovo di Brescia
    • Il caso dell’istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona: nel 2014 un gruppo di sordi ha incontrato papa Francesco consegnandogli una lettera contenente i nomi di 25 sacerdoti accusati di atti di pedofilia, e tra questi anche don Nicola Corradi che è stato poi arrestato in Argentina nel 2016. Questo grazie alla giustizia argentina perché papa Francesco, seppur personalmente informato già nel 2014 non ha mosso un dito nei confronti del sacerdote.
    • Il caso di Don Silverio Mura. Proprio oggi la Procura di Pavia ha comunicato telefonicamente al presidente della Rete L’ABUSO la data di una convocazione per un interrogatorio riguardo all’esposto fatto su questo sacerdote. Il caso di Don Silverio Mura è emblematico nelle coperture perché la presunta vittima, Arturo Borrelli, è stato ricevuto da papa Francesco, ma non vi è stato nessun intervento da parte sua. All’inizio del 2018 si è scoperto che il sacerdote era stato trasferito da Napoli a Montù Beccaria, un paesino del pavese, dove operava addirittura sotto falso nome, probabile motivo questo dell’indagine della Procura di Pavia. Dopo aver scoperto il prete a Pavia, quest’ultimo è di nuovo sparito e si ignora, in questo momento, dove questo sia.
    • Il caso dei chierichetti abusati nel pre-seminario del Vaticano: allo stato attuale risulta insabbiato per la terza volta. Di fronte a questo caso le dichiarazioni di “tolleranza zero” del Papa risultano improponibili, in quanto non è riuscito a risolvere il caso “di casa sua”, avvenuto dentro lo Stato di Città del Vaticano. Il sacerdote accusato, don Gabriele Martinelli, non è stato nemmeno sospeso, anzi, all’inizio dell’estate i report della Rete L’ABUSO lo scoprivano che stava ancora operando, senza alcuna sospensione cautelativa, ed era addirittura incaricato di raccogliere le prenotazioni per gli esercizi spirituali, organizzati presso l’Opera Don Folci di Como, e condotti poi da mons. Francisco Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato proprio al giudizio sulla “purezza dei sacerdoti”. Troviamo quindi coinvolto anche Ladaria in un serie di inadempienze.

    I dati emersi, a confronto con quelli degli altri Paesi, fanno risultare l’Italia, oggi, il Paese più a rischio fra i 15 paesi che fanno parte di ECA.  Tra le motivazioni vi è la totale assenza di inchieste giornalistiche: i casi vengono riportati a livello locale ma non c’è un tam-tam della stampa sui casi italiani.  La stampa riporta quanto vi è di incensurabile che esce all’estero, ad esempio quello del caso del Vaticano è un caso più che emblematico. In una situazione di democrazia i giornalisti hanno dei privilegi, privilegi costituzionali che non sono dati a caso: la stampa è fondamentale nei paesi democratici perché è quella che permette, scrivendo e dunque informando i cittadini, di tutelare i più deboli, i minori in questo caso, e anche di permettere ai cittadini stessi di protestare contro le inadempienze del Governo. Questa situazione ha destato un notevole interesse da parte dei giornali di tutto il mondo presenti questa mattina al meeting.

    Altro punto è la totale assenza dei Governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni. L’attuale Governo è coinvolto in una interrogazione parlamentare, fatta dall’onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, che interroga il Parlamento sui preti pedofili. A seguire c’è stata una Diffida nei confronti del Governo che a livello italiano non ha aperto nessuna discussione, anzi, il Governo non ha addirittura risposto a quella Diffida. In compenso hanno risposto le Nazioni Unite, ovvero l’alto commissariato per i diritti umani di Ginevra, che ha aperto prontamente un fascicolo sull’Italia che sarà reso pubblico il 19 gennaio del 2019.

    Altro problema, che aggrava la situazione, è l’inerzia dell’autorità giudiziaria italiana. Negli altri Paesi l’autorità giudiziaria si muove autonomamente, apre fascicoli, indaga sui casi che avvengono negli Stati, in Italia invece questo non sta avvenendo.

    Alle 16.30 di questo pomeriggio gli attivisti e le vittime presenti al Congresso manifesteranno nella Piazza del Parlamento tedesco.

    Nella sessione di ieri sono intervenuti diversi rappresentanti di diverse fazioni politiche; è intervenuto anche il ministro della tutela dei diritti delle famiglie, donne, anziani e bambini, con un intervento significativo.

    Vediamo quindi una situazione politica nettamente diversa da quella che abbiamo in Italia.

     

  • Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Il 5 giugno scorso, mentre con i colleghi di ECA venivamo ascoltati da Gianni Magazzeni, il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ci ha ricevuti a Ginevra, nel mio intervento, oltre alle inadempienze dei governi italiani che si sono susseguiti negli ultimi anni, ho sollevato un problema forse maggiore di quello di Governo, quello della Stampa.

    Per chi non lo sapesse, Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), per quanto riguarda la libertà di stampa, superata addirittura da alcuni paesi che ci ostiniamo ancora a definire del “terzo mondo”.

    Non vi nascondo che quando Gianni Magazzeni, rispondendo alla domanda, ci invitò ad affidarci ai social network, provai un profondo senso di vergogna.

    Ma perché vi parlo della censura della stampa italiana?

    Perché la stampa ha un ruolo di fondamentale importanza nella società civile, ed  è uno strumento fondamentale per il mantenimento della democrazia, non a caso i giornalisti godono di alcuni privilegi come il segreto delle fonti dalle quali apprendono le notizie. Dove non c’è libertà di stampa, non ci può essere democrazia.

    Dopo questa fondamentale premessa torniamo a noi: che fine ha fatto “Il caso italiano”?

    Glisso la domanda “c’è un caso italiano?” perché il caso c’è!  Già nel 2014 lo documenta Federico Tulli nel suo secondo libro (il primo è del 2010) “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”. Sono poi seguite altre pubblicazioni, da quelle di Gianluigi Nuzzi a quelle di Emiliano Fittipaldi e così via.

    Eppure, se leggiamo i giornali italiani, tranne qualche sporadico caso spesso limitato alla cronaca locale, non troviamo quasi nulla sull’Italia, molte notizie invece su ciò che accade all’estero.

    Tutto ciò accade malgrado i casi documentati negli ultimi 15 anni (a mio avviso circa un 20 – 25 % del sommerso) siano all’incirca 300. (vedi mappa italiana)

    Ma perché accuso la stampa italiana?

    Perché come in tanti altri contesti, la censura della stampa italiana porta i cittadini a una mancanza di consapevolezza, quindi a sottovalutare la reale entità del fenomeno e, se non se ne parla, il cittadino è indotto a pensare che il problema non esiste.

    Infatti, mentre all’estero vediamo i cittadini scendere in piazza, la magistratura che fa indagini, i governi che prendono provvedimenti e si mobilitano nel contrastare il fenomeno, quantificando nelle varie commissioni di inchiesta percentuali che fanno rabbrividire, in Italia non vediamo nulla di tutto ciò.

    Sui giornali italiani non leggiamo mai le contestazioni e il disagio delle vittime, quello delle associazioni che le tutelano e, malgrado le indagini che la Rete L’ABUSO documenta in tutta la penisola, nessun giornalista è mai andato a chiedere a papa Francesco per esempio perché, malgrado ne fosse personalmente a conoscenza, ha insabbiato il caso del prete italiano Nicola Corradi e di altri 13 sacerdoti: il Corradi, è oggi agli arresti proprio nella terra natale di Bergoglio, con l’accusa di aver reiterato il crimine.

    Nessun giornalista italiano è andato a chiedere a papa Francesco che fine ha fatto la denuncia sui presunti abusi commessi in Vaticano proprio sui chierichetti del papa e perché, malgrado due precedenti insabbiamenti del caso, il presunto abusatore, don Gabriele Martinelli, non sia neppure stato sospeso dal sacerdozio, proprio come i suoi protettori, i quali non hanno ricevuto neppure un richiamo dalla Santa sede.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il Vaticano continua a fare scena muta al pesantissimo report divulgato nel 2014 dalla Commissione ONU per la tutela del Fanciullo, report al quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il tanto acclamato tribunale per punire i vescovi insabbiatori sia svanito nel nulla. Perché, malgrado le promesse fatte al “Popolo di Dio” in questi anni di pontificato, papa Francesco, in totale contrasto con le sue stesse dichiarazioni, non abbia perseguito insabbiatori come il cardinale Crescenzio Sepe o perché, in barba alla documentazione in possesso della Congregazione per la Dottrina della Fede, abbia comunque promosso insabbiatori come monsignor Mario Delpini o Pierantonio Tremolada, entrambi nominati nel luglio 2017, uno niente popò di meno che arcivescovo di Milano, l’altro vescovo di Brescia.

    Se noi leggiamo i giornali italiani, la maggior parte, per non dire tutti, ci racconta quotidianamente che il papa fa solo cose belle, quelle brutte sono colpa della curia romana che, a loro dire, metterebbe il bastone tra le ruote al povero Bergoglio, fatto già martire ancor prima di morire.

    Nessun giornalista italiano vi ha raccontato le numerose iniziative che ci sono in Italia, per esempio non vi hanno detto che lo scorso 27 novembre, grazie alla sensibilità del deputato M5s Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO è finalmente riuscita a depositare la prima interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che sempre la Rete L’ABUSO, lo scorso 19 febbraio, ha diffidato il Governo Italiano per favoreggiamento alla pedofilia.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che lo scorso 5 giugno, anche a seguito di quella diffida, nell’incontro con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra Gianni Magazzeni, lo stesso ha comunicato l’apertura di una indagine sull’Italia il cui report sarà divulgato il 19 gennaio 2019.

    Nessun giornalista italiano è mai andato a chiede al Governo, per esempio, come intende affrontare la situazione, o il perché malgrado dal 2001 siano state introdotte e ratificate leggi che prevedono per esempio, consultori ASL per le vittime di violenza sessuale, ad oggi questi non siano mai stati realizzati oppure perché, malgrado i fondi stanziati nel 2007 dal Governo per realizzare un database nazionale dei sexual offenders, questo non sia mai stato realizzato.

    La pressione della stampa su queste due ultime iniziative (consultori e database) e la loro realizzazione, sarebbe già sufficiente a produrre un dato che quantifichi l’entità dei pedofili, non solo quelli in abito talare, e al tempo stesso quantificherebbe anche quello che, temo, sia un triste primato italiano, il numero delle vittime.

    Il 19 aprile del 2018 la Rete L’ABUSO, il suo Presidente è invitato nella sede romana della Stampa estera in Italiana, incontro motivato dal fatto che i giornalisti esteri, in materia di preti pedofili, volevano capire un po’ quale fosse la situazione in Italia, affermando “troviamo così poche notizie sui giornali italiani”. (A fondo articolo l’intervento integrale)

    Certo se la stampa italiana avesse fatto seriamente il proprio mestiere/dovere, i cittadini avrebbero un pò più di consapevolezza sul “Caso italiano” o, quantomeno, sarebbe sorto qualche ragionevole dubbio sul fatto che, forse, anche in Italia esiste un problema.

    Di Francesco Zanardi

  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • Gli audio che incastrano mons. Delpini

    Gli audio che incastrano mons. Delpini

    Crolla miseramente il castello di menzogne messo in campo dalla curia Milanese per difendere l’arcivescovo Mario Delpini: gli audio imbarazzanti di don Carlo Mantegazza.

    L’estremo tentativo di difesa della curia Milanese per cercare di far credere ai fedeli, e forse anche al Santo Padre, che l’Arcivescovo Mario Delpini aveva agito con scrupolo e coscienza quando nel 2011 spostò semplicemente, da un oratorio all’altro, il prete don Mauro Galli accusato di aver abusato sessualmente di un minore, è miseramente e definitivamente crollato.

    Grazie alle dichiarazioni rilasciate dell’ex. Parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, che aveva seguito il caso avvenuto nella sua parrocchia, fin dalle prime ore, le menzogne della diocesi ed in particolare del suo Pastore, l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini (all’epoca Vicario di Zona), vengono miseramente a galla in modo drammaticamente cristallino.

    Alla luce delle rivelazioni inequivocabili oggi apprese, ciò che lascia estremamente basiti è il senso di impunità che traspare: sembra incredibile come nonostante la Diocesi di Milano, ma anche probabilmente la Santa Sede, disponesse di tutte le informazioni da molto tempo (da ormai almeno tre anni), abbia potuto costruire un castello di sabbia basato su delle menzogne che sapeva potessero emergere in qualsiasi momento.

    Probabilmente contava sul fatto che il Parroco potesse essere facilmente condizionato, come probabilmente è anche accaduto, infatti nell’interrogatorio in aula davanti al Giudice del tribunale di Milano, Ambrogio Moccia, don Carlo si guarda bene dal svelare quanto a sua conoscenza…

    Tuttavia l’avvocato della Curia, prof. Mario Zanchetti, aveva a disposizione tutte le prove riscontrate durante le indagini preliminari (intercettazioni telefoniche, documenti, corrispondenza con il Cardinale Scola, interrogatori della Polizia, registrazioni dei colloqui ecc.); come anche il promotore di giustizia, don Desiderio Vajani, del tribunale ecclesiastico Diocesano aveva quanto rilasciato dai familiari della presunta vittima che nella massima trasparenza e ancora una volta fiducia nella chiesa, o meglio nel suo organo di giustizia interna, appunto nella speranza di essere ascoltati, consegnarono tutte le “evidenze” in loro possesso proprio per dimostrare la verità (documenti, registrazioni dei diversi colloqui, trascrizioni, corrispondenza ecc.).

    Come è dunque possibile un tentativo di difesa così goffo e fragile???

    Vediamo in sintesi di cosa si tratta.

    Indipendentemente dall’esito del processo Penale, che fortunatamente non è in mano alla gerarchia ecclesiastica, ciò che è evidente, in quanto normato dal diritto canonico, è anche indicato precisamente dalle linee Guida della CEI (rispetto a cosa deve fare un Vescovo quando viene a conoscenza anche solo di un sospetto di un possibile o probabile abuso da parte di un sacerdote).

    Il Vescovo ha l’obbligo di avviare una indagine interna detta “indagine previa” proprio con lo scopo di fugare immediatamente ogni dubbio di veridicità o meno del sospetto di un reato, non ha il compito di provare o escludere che ci sia realmente stato un abuso, quel compito spetta poi al giudice.

    Se viene verificato il fondamento del sospetto, si avvierà un processo canonico, come poi è stato avviato per don Mauro Galli, ma in questo caso con tre anni di ritardo dal momento del sospetto, e solo l’anno successivo a quando ormai aveva preso avvio la procedura penale di Stato.

    “Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie (2).”

    (2) Il can. 1717 del codice di diritto canonico dispone infatti che l’indagine previa abbia luogo quando l’Ordinario abbia notizia «almeno probabile» di un delitto.

    “A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.”

    Quindi si tratta di essere venuti a conoscenza di una possibilità, da verificare, non della certezza preventiva che sia avvenuto un abuso.

    Nel caso Milanese che coinvolge mons. Delpini, tutta la ricostruzione che la Curia si è precipitata a diffondere con ogni mezzo (Comunicato sul sito ufficiale della Chiesa di Milano “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”, mailing list, articoli su quotidiani, comunicazioni radiofoniche ecc.), si basa sul far credere che mons. Delpini abbia agito di volta in volta con “scrupolo e coscienza” in base alle informazioni “mutevoli” che di volta in volta gli venivano date in un crescendo di disposizioni cautelative addirittura preventive senza un sussistente motivo reale.

    Premesso che lo stesso monsignore (Delpini) dichiara alla Polizia (che nel frattempo aveva già disposto le intercettazioni telefoniche e quindi risultava pericoloso mentire…) che:

    • Don Carlo Mantegazza (Parroco di Rozzano all’epoca dei fatti) gli aveva subito detto nella telefonata avvenuta i primi giorni dopo il presunto abuso (tra il 20 e il 23 dicembre 2011) che il ragazzo aveva segnalato presunti abusi sessuali
    • Delpini ha ammesso di aver preso lui la decisione di spostare il prete, don Mauro Galli, da Rozzano a Legnano
    • Infine dichiara che era a conoscenza dell’incarico assegnatogli ancora con i minori nella pastorale giovanile.

    Il comunicato della Curia Milanese dice che la parola “abuso” era ben lontana dalla narrazione:

    “…Primo fra tutti è che l’episodio contestato risale al 2011, quando ancora nessuno era a conoscenza di quanto realmente accaduto e soprattutto quando ancora la parola “abuso” si manteneva distante dal racconto della vicenda.  E infatti solo nel luglio 2014…” 

    Ovviamente la Diocesi per cercare di salvare mons. Delpini deve sostenere che non si immaginava neanche lontanamente che potesse essere avvenuto qualcosa quella notte, ammettono però che effettivamente il sacerdote, con una grave imprudenza, aveva portato nel suo letto il minore ma non potevano assolutamente ipotizzare nulla (nonostante il ragazzo si era subito sentito male il giorno successivo a scuola e nonostante avesse subito detto il giorno stesso a don Alberto Rivolta (collaboratore del parroco don Carlo Mantegazza) che lo aveva trovato scioccato e che era successo qualcosa di brutto quella notte con don Mauro “…quello che si può immaginare…”).

    Si legge nel comunicato: “…Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze…” La deposizione stessa dell’imputato (agli atti), esplicita su precisa domanda che si trattava di un letto matrimoniale non a due piazze…

    E ancora… “…Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato…”

    La Curia deve sostenere che non poteva immaginare nulla altrimenti mons. Delpini aveva l’obbligo di avviare l’indagine previa (che non avviò) e non avrebbe potuto spostare il prete ancora a contatto con i minori (che invece viceversa spostò in ben quattro oratori), pena rincorrere nella sua stessa rimozione come prevede il diritto canonico rafforzato esplicitamente su questo punto dal chiarimento interpretativo di Papa Francesco in forma di Motu Proprio.

    “Il Diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr can. 193 §1 CIC; can. 975 §1 CCEO). Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal MP Sacramentorum Sanctitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal mio amato predecessore Benedetto XVI. In tali casi si osserverà la seguente procedura.”

    Eppure il verbale delle deposizione di Delpini era già nella disponibilità dell’avvocato della Diocesi quando è stato emanato il Comunicato…

    In ogni caso la Curia sostiene di muoversi scrupolosamente:

    “…Testimoniano invece con evidenza l’intento di operare con scrupolo e coscienza, nel rispetto di tutte le parti, nell’ossequio delle prescrizioni canoniche e delle leggi italiane, decidendo ogni volta con gli elementi e le informazioni disponibili in quel momento…”

    Delpini sposta il prete anche se “non c’era nessun motivo oggettivo” e il comunicato attribuisce la decisione al Vicario generale di allora, mons. Redaelli, che aveva dovuto firmare il provvedimento che lo stesso mons. Delpini dichiara essere suo quando viene interrogato dalla Polizia

    “…Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli…”

    In cosa consiste lo scrupolo messo in atto anche in assenza di elementi e informazioni disponibili in quel momento?

    Si legge nel comunicato: “…Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale…”

    Delpini sposta il prete di fretta e furia ma lo affida a due sacerdoti:

    • Il parroco di Legnano (nuova destinazione del don Galli)
    • Il padre spirituale di don Galli, don Angelo Cazzaniga.

    I due sacerdoti dovevano essere i garanti, coloro che avrebbero dovuto vigilare…

    E’ a questo punto che il parroco don Carlo Mantegazza, che sapeva bene ciò che aveva detto lui personalmente a mons. Delpini e mons. Pierantonio Tremolada, non riesce più a trattenersi, incredulo evidentemente non può più in coscienza tacere, non riesce più a trattenere l’indignazione… Il suo Vescovo mente, e mente spudoratamente… non è accettabile per un parroco che predica il Vangelo, i valori dell’onestà, della verità con la “V” maiuscola.

    DELPINI SAPEVA FIN DAI PRIMI GIORNI:

    “…io ho parlato in quei giorni li, prima di natale, dopo natale, sia con Delpini in diretta, sia con Tremolada per telefono per diverse volte, va be, se c’è qualcuno con cui prendersela sicuramente è Delpini. Se Delpini viene a dirvi, a settembre, che lui quelle robe li non le ha mai sentite, è un gran figlio di puttana, lo dico seriamente perché questo noi gli abbiam detto dal primo giorno, al giorno in cui finalmente ci ha detto, va bene lo spostiamo…”

    IL PARROCO DI LEGNANO NON SAPEVA NULLA:

    “…e poi se vanno là a chiedere che cosa hanno detto al parroco di là perché… voglio dire, io poss.. posso anche dire: “lo metto io da un’altra parte” se lo affido a una persona che so che è il massimo che c’è sul mercato, posso anche dire: “guarda te lo metto li, lui dovrebbe fare un percorso… però so che ci sei tu che me lo blindi”… cazzo poi dopo scopri che invece al parroco quasi non gli han detto niente!!!…”

    PER IL PADRE SPIRITUALE DI DON MAURO GALLI, E DI DON CARLO MANTEGAZZA, E’ SCANDALOSO:

    “…io la roba l’ho seguita anche dal punto di vista del suo padre spirituale che è anche il mio, e noi ci vedavamo spesso in quel periodo li, facevamo a gara a chi si sbattezzava di più, se rimettiamo in ordine tutte le robe che sono state fatte in quel periodo li, si che è scandaloso…”

    Dunque tutta la tesi in difesa di mons. Delpini, sostenuta dalla Diocesi da lui governata attraverso il suo organo di comunicazione ufficiale, si dissolve inesorabilmente svelando in modo crudo e cruento tutte le falsità e le menzogne che la qualificano e che qualificano il suo più alto rappresentante.

    Clicca sul video per ascoltare quanto svelato dal parroco don Carlo Mantegazza.

    Quindi la Verità è che:

    • Delpini sapeva perfettamente che don Mauro aveva portato a letto un minore che da subito aveva segnalato presunti abusi sessuali riferiti a mons. Delpini personalmente dall’autorevole parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza (non da voci di corridoio), in più occasioni sia prima che dopo il natale del 2011 ovvero nei giorni immediatamente dopo la fatidica notte;
    • Delpini non avvia alcuna indagine canonica obbligatoria in caso di sospetto (indagine previa) nonostante anche don Mauro Galli gli avesse personalmente confessato di aver portato nel suo letto matrimoniale il minore;
    • Delpini decide di insabbiare il caso il prima possibile (giusto il tempo tecnico materiale per trovare una nuova ubicazione) spostando il prete da Rozzano a Legnano ancora una volta a contatto con i minori come lui stesso ammette quando è interrogato dalla Polizia;
    • Delpini mente dichiarando di aver affidato il prete al parroco di Legnano al quale in verità non viene detto nulla circa i reali motivi del repentino spostamento a metà anno, e solo dopo sei mesi dall’ordinazione sacerdotale di don Mauro Galli;
    • Delpini mente quando sostiene di esserci avvalso dell’affidamento al padre spirituale, don Angelo Cazzaniga, che viceversa afferma essere scandaloso il comportamento del Vescovo.

    Questa è la cruda ed orrenda realtà, tuttavia per onestà va comunque detto che non bisogna generalizzare, anche se un migliaio di sacerdoti ridevano alle battute infelici dell’Arcivescovo quando nella Cattedrale dopo la Messa crismale (29 marzo 2018 – Duomo di Milano), sosteneva di non impressionarsi, anche se accusato di tutti i mali del mondo, della contrazione dell’universo, lui va a dormire e poi si dimentica tutto…

    Ci sono altri sacerdoti nella stessa diocesi di Milano che si prodigano tutti i giorni per la Verità e pur non avendo il coraggio di esporsi pubblicamente, si vergognano del loro vescovo, vorrebbero dirgli di smetterla di farli vergognare di essere preti di questa chiesa Ambrosiana, e dunque collaborano attivamente rischiando in proprio perché credono nel Vangelo e nella Giustizia senza compromessi.

    Per questo motivo si ringraziano i sacerdoti che hanno collaborato per rendere trasparenti queste informazioni.

    Redazione Web

  • “Il caso ITALIANO”: Mons. Delpini denunciato all’ONU, ha insabbiato l’abuso di un minore.

    “Il caso ITALIANO”: Mons. Delpini denunciato all’ONU, ha insabbiato l’abuso di un minore.

    Mons. Mario Delpini Arcivescovo di Milano dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni al Santo Padre, rimettendo quindi al Pontefice la decisione sul suo incarico.

    Dopo le recenti dimissioni dell’intera conferenza episcopale Cilena a fronte degli scandali relativi agli insabbiamenti dei casi di abusi sessuali ai danni di minori da parte di sacerdoti pedofili, si auspicano ora le dimissioni di tutti i Vescovi che analogamente hanno agito nello stesso identico modo in tutti i paesi del continente.

    Questo è quanto ci si aspetta dopo le pesanti accuse che coinvolgono diversi alti prelati nel mondo, portate a conoscenza delle NAZIONI UNITE da parte della neo nata Associazione ECA (ENDING CLARICAL ABUSE) che raccoglie diverse associazioni nazionali tra cui per l’Italia “Rete L’ABUSO”.

    Francesco Zanardi, Presidente dell’associazione Italiana partner dell’ECA, ha consegnato un dossier completo di documentazione comprovante il sistema di insabbiamento dei casi di pedofilia nel clero italiano. In particolare ha consegnato come primo emblematico esempio, il caso ormai noto dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini accusato, insieme a mons. Pierantonio Tremolada, di aver messo in campo una strategia complessa per insabbiare il caso del presunto abuso sessuale, ai danni di un ragazzino, da parte di don Mauro Galli nel 2011, in una parrocchia a sud di Milano.

    Nel video è possibile visualizzare una breve sintesi della conferenza stampa rilasciata dagli esponenti dell’ECA rappresentati di 14 Paesi in 4 continenti, dopo l’incontro che si è appena svolto a Ginevra nella sede delle NAZIONI UNITE dal 4 all’8 Giugno 2018.

    Il Santo Padre Papa Francesco aveva esortato a denunciare con NOMI e COGNOMI: ebbene ora tutto il mondo si è unito, ha preso coraggio ed ha denunciato pubblicamente alle Nazioni Unite i casi di insabbiamento perpetrato sistematicamente da Vescovi di tutto il mondo.
    Vedremo cosa se ne farà il Papa di queste denunce da lui auspicate: ora ci sono i “nomi e i cognomi”, i fatti circostanziati, le responsabilità specifiche e personali, le prove, le “evidenze” richieste dal Pontefice.
    Il Papa ha chiesto… l’ECA risponde e attende l’imminente occasione dell’incontro previsto in Svizzera (21 giugno 2018 Sede del consiglio mondiale delle Chiese – Ginevra).

    PAPA FRANCESCO:

    «Un apostolo — ha avvertito il Papa — non può essere un ingenuo: “Ah, è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… Facciamo una festa, tutti… tutto si può”…»

    «Insomma, ha osservato il Papa, “il buon pastore sa condannare, con nome e cognome”…

    MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

    Fuoco dentro

    Giovedì, 22 giugno 2017

    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170622_fuoco-dentro.html

  • Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli che ha coinvolto l’Arcivescovo di Milano mons. Delpini torna a Quarto Grado, ora anche il Pontefice Papa Francesco ne è a conoscenza e i familiari gli rivolgono un appello.

    Venerdì 25 maggio 2018, il caso don Galli, ovvero il caso del prete accusato di abuso sessuale ai danni di un minore che portò nel suo letto nel dicembre 2011, è tornato ancora una volta in televisione nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado.

    (ultimo servizio dal minuto 2:21’:30” al minuto 2:56’:16”)

    I familiari della presunta vittima attendono da più di sette anni che la Chiesa, il Santo Padre, faccia chiarezza sulla loro vicenda ma anche su tutte, le tante vicende analoghe che, purtroppo, vengono gestite dalla gerarchia della chiesa quasi sempre nello stesso identico modo.

    Attendendo l’esito del processo penale attualmente in corso, che stabilirà le responsabilità del sacerdote accusato di abuso sessuale, i familiari si sono rivolti alla Santa Sede ponendo delle semplici domande partendo dai fatti certi riscontrati sin dai primi giorni del lontano 2011.

    Il sacerdote accusato, don Mauro Galli aveva subito ammesso ai suoi superiori, il Parroco don Carlo Mantegazza e il Vescovo Mario Delpini di aver portato in parrocchia, nel suo letto matrimoniale il minore e di aver dormito con lui la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011.

    Il fatto già di per sé assai grave, come lo definì in seguito il Cardinale Scola, all’epoca superiore del Vescovo Delpini, non portò il monsignore ad avviare alcun approfondimento (indagine canonica detta “indagine previa” obbligatoria in questi casi).Mons. Delpini decise di mettere subito a tacere quanto appreso, semplicemente spostando il sacerdote da una parrocchia all’altra, da Rozzano alla vicina Legnano (sempre nel milanese), ancora una volta a contatto con i bambini dell’oratorio nella pastorale giovanile.

    Dato che questi fatti sono certi, riscontrati e riconosciuti da tutti, incluso don Mauro, che lo ha ammesso anche davanti ai giudici, e mons. Delpini che lo ha giurato alla Polizia (come da verbale acquisito in tribunale), le semplici domande che pongono insistentemente i familiari sono le seguenti:

    “Chiediamo al Santo Padre Papa Francesco che dall’inizio del suo pontificato in più occasioni ha proclamato la ormai famosa “Tolleranza zero” nell’ambito della lotta alla pedofilia all’interno della chiesa, “tolleranza zero” nei confronti dei sacerdoti che abusano di minori o adulti vulnerabili, “tolleranza zero” nei confronti dei Vescovi che insabbiano questi casi, se:

    1 – E’ tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ tollerabile che un Vescovo che sa con certezza che un sacerdote a lui affidato ha portato nel proprio lettone matrimoniale un minore, anche se fosse solo per dormire in compagnia, decida di non denunciare il fatto, di non avviare alcuna indagine canonica per approfondire, ma semplicemente disponga il trasferimento del prete da una parrocchia all’altra ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Più volte, in questi anni, i familiari e i parenti hanno scritto alla Santa Sede ponendo queste semplici domande, non riuscendo a capire come occorra così tanto tempo per rispondere offrendo l’interpretazione autentica alla proclamata “tolleranza zero”.

    Non si capacitano di questo lungo silenzio quando loro stessi, come probabilmente qualunque genitore che non abbia una preoccupante immaturità affettiva unitamente ad  una rilevante devianza sessuale, non esiterebbero neppure un attimo nel rispondere all’unanimità.

    Nessun papà o mamma a cui capita di sovente di ospitare altri minori, compagni dei propri figli magari per una ricorrenza, una festa, un compleanno, oppure di affidare per il medesimo motivo i propri figli ad altri genitori, si sognerebbe mai di portarsene uno nel proprio letto anche semplicemente per trascorrere la notte in compagnia… si rabbrividisce e inorridisce solo al pensiero…

    Come dunque è possibile che per il Papa, questo Papa, Francesco, sia così difficile rispondere? Come è possibile che in più di sette anni non si abbia ancora una risposta certa, semplice e chiara?

    E lo stesso Papa che nel 2014 diceva:

    … “Chiedo perdono alle vittime di abusi da parte di sacerdoti, dobbiamo dare prova di «estrema severità» verso i preti pedofili. Come può – si chiede il Pontefice – aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato «un sacrificio diabolico», che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?”. Alcune vittime, ricorda con amarezza il Papa, “sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.

    Massima severità con i preti pedofili e con chi li ha protetti

    Si tratta, ammonisce ancora una volta Francesco, “di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. Rammenta dunque che nella Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” ha esortato la Chiesa a “prendersi cura e proteggere con affetto particolare i più deboli e gli indifesi”. “Abbiamo dichiarato – ribadisce – che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato”.

    (14 febbraio 2017)

    Dunque l’appello dei familiari lanciato a Quarto Grado. Da pochi giorni è finalmente giunta la notizia che ora finalmente il caso è in mano direttamente al Sommo Pontefice.

    In una lettera a loro inviata da parte del Nunzio Apostolico Emil Paul Tscherring, pur non rispondendo alle domande poste nelle diverse precedenti lettere, viene scritto esplicitamente che sono regolarmente giunte le diverse istanze sia al Santo padre che alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    A onor del vero, la Congregazione per la Dottrina Della Fede aveva già risposto, in più occasioni, riferendo di avere già ricevuto correttamente tutte le istanze e la relativa documentazione del caso, incluso le esplicite denunce del comportamento omissivo dei due Vescovi mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

    Lo avevano scritto rispondendo già dal 2015 sia direttamente attraverso la segreteria dell’ex Prefetto Cardiale Müller, sia attraverso il precedente Nunzio Apostolico Arcivescovo Adriano Bernardini, sia attraverso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Prefetto Dominique Cardinale Mamberti.

    Dunque dal 2015, ben anni prima delle nomine dei due monsignori Delpini e Tremolada, il primo Arcivescovo di Milano e il secondo Vescovo di Brescia, tutti, forse eccetto Papa Francesco, sapevano delle pesanti denunce relative al comportamento dei due monsignori.

    Possibile che nessuno abbia informato adeguatamente Papa Francesco? Per tutti i Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, tali comportamenti sono normali, accettabili e comunque TOLLERABILI?

    Ora però è diverso, dall’11 maggio 2018, a distanza di quasi otto anni dai fatti, anche il pontefice è finalmente consapevole, dunque chi meglio di lui può rispondere alle due semplici domande in relazione alla famosa “TOLLERANZA ZERO”?

    Chi può darne l’autentica interpretazione se non chi l’ha concepita?

    1 – E’ dunque tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ dunque tollerabile che un Vescovo che sa… disponga il trasferimento del prete, da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Se è ritenuto “TOLLERABILE”, allora significa inevitabilmente che non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “UNA CERTA TOLLERANZA”…

    Se è ritenuto “NON TOLLERABILE”, allora il sacerdote non può continuare a fare il sacerdote e il Vescovo non può continuare a fare il Vescovo, diversamente non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Non possono esserci altre vie di mezzo, ZERO è ZERO!

    L’importante è che ci sia una parola chiara, anche se la titubanza nel rispondere forse evidenzia già chiaramente di fatto la risposta: quantomeno nella gerarchia della Chiesa stessa, nelle sue più alte istituzioni come la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Tuttavia è saggio attendere fiduciosi: d’altra parte il Papa lo sa solo da un mese, certamente risponderà a breve, a beneficio di tutti, e sicuramente anche Quarto Grado ne diffonderà il contenuto offrendo un prezioso servizio alla Chiesa stessa per tutti i genitori cattolici, per i parenti che hanno atteso con speranza e trepidazione quasi otto anni, attendere ora il Papa qualche altro giorno non sarà un problema…

    L’importante è che la risposta non si faccia attendere, non sarebbe comprensibile che lo stesso Papa non sappia spiegare i suoi proclami o abbia bisogno di tempo per riflettere, in tal caso non si sarebbe potuto esprimere prima, altrimenti sarebbe una grande presa in giro mondiale di tutte le vittime e loro familiari.

    Infatti è importante che tutti i genitori sappiano se gli oratori in cui mandano i propri figli sono luoghi da considerare sicuri, se possono mandare serenamente ai centri estivi, alle vacanze con la parrocchia i propri figli, se si devono aspettare che possa capitare che il prete scelga il loro figlio per dormire in compagnia in quanto è ritenuto normale o comunque tollerabile dai vescovi loro responsabili…

    I genitori hanno il diritto di poter scegliere liberamente il bene dei loro figli ma con consapevolezza, con una seria e credibile quanto onesta informazione, devono sapere se affidare o meno i loro figli alla chiesa e a quali condizioni.

    Quello che è certo, almeno ad oggi, che per la chiesa di Milano guidata dall’attuale Arcivescovo mons. Mario Delpini, come quella di Brescia, guidata dall’attuale Vescovo mons. Pierantonio Tremolada, è normale e “tollerabile” che un prete porti a letto un minore per dormire in compagnia, al massimo se proprio i genitori si dovessero lamentare, il prete verrà spostato in un altro oratorio dove ci saranno altri bambini e genitori inconsapevoli!!!

    Nel frattempo, in attesa di conoscere l’interpretazione ufficiale del Santo Padre, il processo penale procede, indipendentemente dalla tolleranza o tolleranza zero che sia, con una certa celerità ed estrema  professionalità, un’udienza dopo l’altra.

    Ci sono state le indagini, le intercettazioni, gli interrogatori, le testimonianze, i riscontri…

    Nel mondo reale purtroppo non ci sono adulti normali che, ingannando i genitori di un minore, riescono ad escogitare una strategia premeditata, tale per cui portano nel proprio lettone un ragazzino estraneo al proprio nucleo familiare per dormire in compagnia o perché hanno paura del buio o ancora per una semplice leggerezza…

    Nel mondo reale questo non accade, ed evidentemente anche l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini lo sapeva e lo sa perfettamente: diversamente non si sarebbe scomodato precipitandosi la vigilia di Natale del 2011 (96 ore dopo la fatidica notte delle leggerezze) a spostare il prete immediatamente, di fatto cercando di insabbiare il caso, senza nemmeno sentire l’esigenza di voler chiarire quello che si vuol far credere un semplice malinteso tra il prete, il ragazzino e i genitori.

    In un mondo reale, una leggerezza si poteva tranquillamente spiegare e giustificare… lo stesso sacerdote non avrebbe pagato 150.000 euro, prima ancora della sentenza, per grande generosità (non avendo peraltro soldi) e per il semplice fatto di aver dormito con il consenso preventivo dei genitori… In aula ha spiegato che anche i suoi parenti, gli zii, la nonna sono stati così generosi nei confronti del ragazzino che nemmeno conoscevano…

    …Chissà se anche questo, nel mondo reale, troverà riscontro oppure una mano occulta ha messo mano al portafoglio con i magistrali passaggi di denaro…L’accusa formulata dal Pubblico Ministero che ha indagato approfonditamente non parla di leggerezza ma di abuso sessuale aggravato.

    Purtroppo questo è il mondo reale e speriamo che anche il Santo Padre ne prenda dolorosamente atto rapidamente.

    Redazione

  • Favoreggiamento alla pedofilia clericale, l’ONU indaga sull‘Italia

    Favoreggiamento alla pedofilia clericale, l’ONU indaga sull‘Italia

    Nella giornata di ieri il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi è stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra dove insieme ad altri rappresentanti di associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo, è stato ricevuto dai Funzionari della Commissione CRC (Children Right Connection) sollevando le problematiche del “caso italiano”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione Rete L’ABUSO, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo Italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali, diffida che aveva inviato anche al Comitato ONU per la tutela del fanciullo.

    Nella pre sezione di ieri le Nazioni Unite confermano l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato Italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale previsto per il 18 gennaio 2019.

    Nel frattempo saranno mesi di operoso lavoro per l’associazione italiana che si è formalmente fatta carico di inviare, presso la sede ONU di Ginevra, il maggior numero possibile di report sulla situazione italiana, sconosciuta alle Nazioni Unite e mai documentata dal nostro Governo.

    Un primo deposito di materiale italiano documenta la continuità della linea omissiva della Santa Sede, linea che è stata evidenziata in un report riguardante il caso di don Mauro Galli, emblematico perchè vede documentato ai giorni nostri la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori.

    Vediamo infatti che i due protagonisti, mons. Mario Delpini ed il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia da tempo al corrente delle accuse ben documentate nei loro confronti, lo scorso luglio, anzichè essere puniti come vuole la campagna di tolleranza zero avviata da papa Francesco, sono stati entrambi promossi, il primo a capo della diocesi piu grande d’Europa, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    L’incontro di ieri con i funzionari della Nazioni Unite fa parte di un meeting internazionale iniziato nel massimo riserbo il 4 giugno a Bernex (Francia), che terminerà il giorno 8 al quale oltre alla Rete L’ABUSO (Italia) partecipano i rappresentanti delle associazioni dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati da tutto il mondo tra cui Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina.

    Ulteriori informazioni sul meeting saranno rilasciate domani in una conferenza stampa che si terrà alle ore 9 a Ginevra.

    Il Presidente Francesco Zanardi

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  • I presunti abusi del prete di Milano arrivano fino alle Nazioni Unite

    I presunti abusi del prete di Milano arrivano fino alle Nazioni Unite

    Il caso sarà esaminato in una conferenza a Ginevra. A farlo davanti a un consesso internazionale sarà chiamato Francesco Zanardi, presidente dell’associazione “Rete Abuso”, da anni in prima linea per combattere la piaga della pedofilia del clero. E oggi la vicenda torna in tribunale.

    I caso Galli-Delpini finisce all’Onu. La vicenda del prete milanese imputato in un processo di abusi sessuali nei confronti di un ragazzo di 15 anni verrà portata il 7 giugno alla sede delle Nazioni unite di Ginevra, come esempio italiano all’interno di una conferenza mondiale sulle violenze nei confronti dei minori, organizzata dall’Eca (Ending clerical abuse) e destinata alla ribalta internazionale dopo il terremoto delle dimissioni in blocco dei 34 vescovi cileni accusati di omertà da papa Francesco.

    La storia ricostruita davanti al giudice di Milano risale al dicembre 2011 e la sua particolarità sta nella gestione ambigua, poco trasparente da parte dell’allora vicario episcopale Mario Delpini (futuro arcivescovo di Milano) e del responsabile dei giovani sacerdoti Pierantonio Tremolada (attuale vescovo di Brescia).

    I due alti prelati, pur essendo a conoscenza fin da subito del comportamento di don Mauro Galli – portò nel suo letto un minore che lo accusò di aver abusato di lui – decidono di non denunciare il fatto e si limitarono a trasferire il giovane prete da Rozzano a Legnano, da due a quattro oratori, sempre a contatto con gli adolescenti. E per più di due anni promettono ai genitori della vittima un percorso di giustizia iniziato solo dopo la denuncia alla polizia di Stato.

    In un audio registrato durante una conversazione lo stesso monsignor Tremolada ammette “Lo abbiamo trasferito in un altro oratorio, siamo stati imprudenti”. In una lettera di scuse ai famigliari del ragazzo, il cardinale Angelo Scola scrive che l’intera vicenda è stata “gestita in modo maldestro” dai suoi collaboratori. Un’altra particolarità che rende indecifrabile e al tempo stesso interessante la vicenda è la consapevolezza del Vaticano in tutto ciò al momento di promuovere Delpini a responsabile della più grande diocesi d’Europa e Tremolada  nella cattolicissima Brescia. Con lettera firmata dal nunzio apostolico Adriano Bernardini, il 22 marzo 2016 la Santa Sede avverte i genitori del ragazzo di avere acquisito e protocollato tutta la documentazione sul caso.

    Quando papa Francesco ufficializza le promozioni il dossier dovrebbe essere sulla sua scrivania, a meno che una mano poco santa non lo abbia nascosto. Tutto ciò sarà ricostruito il 7 giugno a Ginevra anche grazie agli articoli pubblicati da La Verità quasi in solitudine. A farlo davanti a un consesso internazionale sarà chiamato Francesco Zanardi, presidente dell’associazione “Rete Abuso”, da anni in prima linea per combattere la piaga della pedofilia nel clero. Il congresso, che si terrà due settimane prima della visita pastorale di papa Francesco in Svizzera, arriva in un momento molto delicato per le vicende cilene, e la storia di don Galli non sembra essere lontana dai pensieri del Pontefice. A fine giugno il Papa nominerà 14 nuovi cardinali, tre dei quali italiani: Angelo De Donatis (Roma), Giovanni Angelo Becciu (Segreteria di Stato) e Giuseppe Petrocchi (L’Aquila). Nessun accenno a Delpini, anche se prima dell’esplosione del caso l’arcivescovo era considerato in pole position per un’ulteriore promozione.

    Il caso che da tempo crea imbarazzo e sconcerto nell’arcidiocesi di Milano torna in aula questo pomeriggio per un passaggio cruciale: sarà interrogato proprio don Mauro Galli, che quella sera del 21 dicembre 2011 invitò un ragazzino di Rozzano a “dormire nel lettone” e durante la notte “lo abbracciò da dietro per impedirgli di cadere dal letto”. La vittima, che ha raccontato ben altra versione, ha dovuto affrontare l’inferno della frustrazione, della paura, dell’autodistruzione prima di rivedere sprazzi di serenità. E da sette anni chiede giustizia.

    https://www.laverita.info/i-presunti-abusi-del-prete-di-milano-arrivano-fino-alle-nazioni-unite-2570800572.html