Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’addio dell’uomo chiamato a gestire la diocesi nella bufera

    L’addio dell’uomo chiamato a gestire la diocesi nella bufera

    SAVONA. Otto anni alla guida di una chiesa dilaniata dagli scandali e dalle denunce per pedofilia di alcuni preti: l’ex Nello Giraudo, Giorgio Barbacini e don Pinetto su tutti, ma anche l’ex economo Carlo Rebagliati accusato di favoreggiamento della prostituzione. Una chiesa,quella savonese,spaccata da varie correnti e soprattutto accusata di non aver usato il pugno duro per risolvere le magagne. Vittorio Lupi aveva cominciato il suo mandato nel febbraio del 2008, facendo gli onori di casa a maggio di quello stesso anno alla visita di papa Ratzinger, ma la sua missione è stata costellata di ostacoli e difficoltà. La Rete l’Abuso è diventata una dei suoi principali accusatori per come ha trattato il caso pedofilia,ma le contestazioni sono arrivare anche dall’interno, da quel don Giovanni Lupino che dal pulpito della chiesa di Lavagnola non gliele ha mai mandate a dire. E il confronto spesso duro è proseguito anche a livello epistolare fino all’arrivo nei mesi scorsi del vescovo di Chiavari chiamato a far luce su quel prete ritenuto scomodo. Monsignor Lupi, però, una scusante,e grande, ce l’ha: tutte le grane sono state un’eredità del passato, dell’ultimo decennio del Novecento, quando sono scoppiati i casi di pedofilia di don Giraudo e don Barbacini. Un bagaglio di pasticci non di poco conto ma che Vittorio Lupi, secondo le principali contestazioni, non avrebbe gestito con il pugno fermo e deciso che richiede l’attuale linea di condotta dettata da papa Francesco. L’ultima trappola gli è arrivata dal caso di don Pietro Pinetto, il prete di Celle (ora a Villapiana) indagato dalla procura per pedofilia e la cui posizione è stata archiviata dal gip Giorgi per prescrizione. In quell’occasione, consigliato da non si sa chi, il vescovo fece una lunga lettera a favore di don Pinetto e della sua innocenza. Una presa di posizione a cui ha fatto seguito, pochi giorni dopo, un’obbligata e secca retromarcia del vescovo alla luce di una realtà degli atti apparsa totalmente opposta. Il mandato di Lupi, però, non è stato tutto da scartare. Anzi. Nominato da papa Ratzinger, è rimasto fedele ai suoi dettami di chiesa. Uomo chiuso, riservato, Vittorio Lupi ha cercato di istituire con la città e la comunità cristiana un rapporto solido e duraturo. Il dopo Lupi, però, sembra essere già cominciato. La caccia alle poltrone che contano in curia, anche.

    G. CIO. Il Secolo XIX

  • Cari savonesi, su don Pietro Pinetto la Diocesi ha mentito. Ecco le carte. Ora il vescovo Lupi proceda col processo canonico.

    Cari savonesi, su don Pietro Pinetto la Diocesi ha mentito. Ecco le carte. Ora il vescovo Lupi proceda col processo canonico.

    Estratto dagli atti;“io ricordo bene la notte in cui Pinetto mi invitò nel suo letto, in seminario: lui indossava un pigiama di flanella, giacca e pantaloni a righe azzurre e bianche: anche io avevo il pigiama, ma lui strofinò il pene sulla mia coscia, io ero un bambino di 12 anni ma non ero mica scemo: ricordo benissimo quando cercò di entrare la seconda volta nel mio letto, in camera con tutti i seminaristi, subito dopo avermi spalmato la crema sulla caviglia e aver cercato di massaggiarmi le parti intime“.

    Anche per noi della Rete L’ABUSO sta diventando davvero imbarazzante denunciare ancora una volta, carte alla mano, la profonda disonestà intellettuale della diocesi di Savona – Noli, del suo vescovo Vittorio Lupi e di molti dei sacerdoti che la compongono. Quello che indigna ulteriormente è il messaggio altamente diseducativo che la chiesa savonese in questi anni, attraverso i diversi casi ha dato ai giovani, un messaggio che nella sostanza insegna che qualunque malefatta si può mettere a tacere, basta screditare chi la denuncia, fare un bel comunicato stampa, chiedere scusa e si ricomincia da capo.

    Abbiamo scelto di non pubblicare l’intero carteggio sul caso di don Pietro Pinetto, ci limiteremo a rendere pubblici solo pochi atti, quelli essenziali.

    Riassumiamo brevemente le fasi dell’indagine durata più 4 anni che hanno portato ad accertare che Pietro Pinetto ha molestato dei ragazzini.

    Il caso di don Pietro Pinetto viene portato all’attenzione dell’autorità giudiziaria il 4/12/2010 quando Francesco Zanardi raccoglie le confidenze di un ex seminarista, un affermato e stimato cittadino savonese impegnato nel sociale. La segnalazione verrà prontamente trasmessa alla magistratura la quale però dovrà fermarsi di fronte alla prescrizione. Parallelamente però, grazie al contributo di don Giovanni Lupino, quell’ex seminarista che per il Codice Canonico non è prescritto, denuncerà già nel 2010 le molestie subite al vescovo di Savona Vittorio Lupi, il quale però sceglierà di non intervenire.

    Tutto tace fino al 2013 quando lo scandalo savonese di don Nello Giraudo trasmesso dal noto programma televisivo LE IENE darà la forza di uscire allo scoperto ad un altro ex seminarista, anch’esso vittima di don Pietro Pinetto. Ma anche questa volta l’intervento dei termini di prescrizione costringerà l’autorità giudiziaria a fermarsi. In quella occasione la Diocesi di Savona, attraverso un comunicato stampa dichiarerà che se quei gravi fatti prescritti per l’autorità giudiziaria ma non per il codice canonico, saranno accertati, si procederà con un processo canonico nei confronti del sacerdote.

    Nel frattempo gli attivisti della Rete L’ABUSO iniziano a raccogliere una serie di segnalazioni, tra queste anche quella riguardante un ragazzo poco più che 20enne, con evidenti problematiche psicofisiche che disegnano il profilo di una vittima nel pieno del trauma. Ad accreditare ulteriormente il profilo della presunta vittima sono le voci che da tempo si rincorrono in paese. La magistratura a questo punto interviene, sembra finalmente la volta buona, sembra, perché quando gli inquirenti ascolteranno la presunta vittima, questa confermerà si, la sua frequentazione con il sacerdote, ma negherà le molestie.

    A questo punto l’indagine sembra arenarsi ancora una volta, ma accade qualcosa che darà l’opportunità agli inquirenti di poter procedere con l’accertamento degli altri casi, quelli per i quali non si era potuti procedere in precedenza a causa dei termini di prescrizione.

    Il sacerdote Pietro Pinetto, certo di averla fatta franca, sporgerà querela per diffamazione nei confronti di quattro persone, una delle vittime, Francesco Zanardi portavoce della Rete L’ABUSO e due giornalisti, uno del SECOLO XIX e l’altro di LA REPUBBLICA. Grazie a questa arrogante querela l’autorità giudiziaria si troverà costretta ad indagare per accertare la veridicità della presunta diffamazione invocata dal sacerdote e nell’eventualità procedere contro i quattro querelati.

    Comincerà quindi da parte degli inquirenti l’audizione delle vittime e in alcuni casi anche dei loro famigliari. Emergerà una lettera autografa scritta da un bambino, all’ora seminarista, negli anni 70 nella quale il 12enne racconta l’accaduto. La madre ha conservato per tutti questi anni quella lettera che quando è depressa rilegge.

    Dalle deposizioni delle persone ascoltate emergerà che quel sacerdote era già stato denunciato ai massimi vertici della chiesa savonese negli anni 70, ma l’allora vescovo mons. Sibilla non fece nulla.

    Tra i racconti emerge anche il dolore della madre la quale a seguito della fuga del figlio dal seminario savonese, prima di affrontare l’allora vescovo di Savona, si era rivolta ad alcuni sacerdoti savonesi, uno morto ma gli altri due ancora vivi, denunciando l’accaduto e chiedendo loro consigli su come procedere.

    La donna racconta agli inquirenti; “a me il vescovo sembrava fosse dispiaciuto e speravamo togliesse di mezzo quel prete, invece nulla: XXXXX era un bambino a quei tempi: il prete si chiamava don Pinetto, pressappoco, un nome cosi: ha cercato di fargli le cose che sono scritte qui: XXXXXX è scappato dal seminario e con questa lettera ha provato a raccontare quello che era successo, ma noi non lo abbiamo ascoltato. Il padre l’ha picchiato credendo che non fosse una cosa vera: la verità è che non è successo una volta sola. XXXXXX è rimasto sperando che il prete la smettesse. Invece poi il prete ha continuato e XXXXXX è scappato. Noi eravamo persone semplici, siamo venuti grandi in un paesino così e credevamo che il seminario fosse sicuro e che non potessero succedere delle cose cosi”.

    Anche il padre della vittima non si da pace e dichiara agli inquirenti; “io so che mio figlio è scappato dal seminario perché ha visto violentare un altro bambino e poi mi ricordo che io l’ho picchiato: io poi credevo che il prete che ha cercato di violentare (anche mio figlio) XXXXXX fosse morto, prendo atto che lei ora mi dice che è vivo. Di lui non mi interessa nulla , però voglio dirle che mio figlio per colpa di quel prete ha avuto la vita rovinata: e basta, non voglio dire altro”.

    Un’altra delle vittime racconterà agli inquirenti; “ricordo che la prima volta che mi ha toccato nelle parti intime è stato quando mi voleva spiegare come bisognava lavarsi nelle parti intime. Ha iniziato a mostrarmi concretamente come fare, facendomi spogliare e manovrando il mio pene. Questa cosa è successa, per quanto ricordo due o tre volte, probabilmente perché ho iniziato a mostrare il mio disappunto e quindi non ha più insistito a chiamarmi. Preciso che il tutto veniva effettuato senza alcuna violenza fisica, ma violenza psicologica perché era più subdola, in quanto faceva apparire reali e onesti questi atteggiamenti, che in realtà non lo erano”continua”Preciso inoltre che i toccamenti sono sempre stati effettuati da don Pinetto sulla mia persona e non viceversa”.

    Ma c’è un’altra testimonianza, questa volta indiretta e a raccontarcela è Roberto Nicolick, fratello di Alessandro, purtroppo deceduto. Alessandro di famiglia cattolica praticante entra in seminario con una forte vocazione, voleva diventare un sacerdote. Ma all’improvviso, una notte Alessandro scappa dal seminario. Non vorrà mai spiegare alla famiglia i motivi di quella fuga, si confiderà con il fratello Roberto solamente anni dopo e in punto di morte. Ad accreditare ulteriormente questo racconto indiretto è quanto accade il 4 dicembre del 2013, nel pieno delle indagini della magistratura, quando 2 sacerdoti, uno dei quali si qualifica come il vice del vescovo, l’altro invece di origine indiana, si presentano dalla madre di Alessandro alla quale chiederanno di sottoscrivere una dichiarazione riguardante il figlio. La donna all’epoca 91enne firma quella dichiarazione di cui non ricorda bene il contenuto e della quale non viene lasciata copia. I due sacerdoti, prima di uscire da casa della donna gli raccomandano di non parlare con nessuno di quella loro visita, soprattutto con figlio Roberto. Nei giorni scorsi Roberto Nicolick ha chiesto all’autorità giudiziaria di fare chiarezza sull’accaduto anche per capire meglio cosa sia stato fatto firmare all’anziana madre.

     Arriviamo ai giorni nostri quando don Pietro Pinetto malgrado quanto certificato dall’autorità giudiziaria già nel luglio del 2013, verrà trasferito dal vescovo di Savona Vittorio Lupi nella parrocchia di S. Francesco da Paola, dove tra le altre cose abita una delle vittime. In un primo momento la notizia passa inosservata ma poche settimane dopo qualche genitore dei molti bambini che frequentano quella parrocchia comincia ad avere il sospetto che quel nuovo sacerdote possa essere quel Pietro Pinetto di cui anche i giornali avevano parlato tanto pochi anni prima. Alcuni genitori contattano Francesco Zanardi della Rete L’ABUSO il quale confermerà che si tratta proprio di quel sacerdote.

    I circa 70 genitori chiederanno spiegazioni al parroco don Danilo Grillo il quale malgrado la vicenda sia oramai ben nota ai vertici della diocesi di Savona, si limiterà a tranquillizzarli, ma nessuno rimuove Pinetto.

    Per quanto riguarda quella provvidenziale querela che avviò le indagini della procura, fatta da don Pinetto ai danni di una delle vittime, del portavoce di Rete L’ABUSO e i due giornalisti, è stata ritirata dal sacerdote accusato di calunnia nei confronti dei quattro, il 3 dicembre del 2013.

    Come già detto al principio dell’articolo, non riteniamo necessario pubblicare l’intero carteggio acquisito presso l’autorità giudiziaria il quale andrebbe solo ad accentuare ulteriormente la miseria morale ed intellettuale di molti sacerdoti di questa diocesi, vertici compresi.
    La Rete L’ABUSO chiede ancora una volta pubblicamente al vescovo di Savona Vittorio lupi di procedere come promesso alle vittime e all’intera comunità cattolica savonese nel comunicato della diocesi datato 7 marzo 2013 (Comunicato della Curia diocesana ), come prevede il Codice Canonico ad un processo nei confronti del sacerdote Pietro Pinetto.

    Il buonsenso invece vorrebbe che lo stesso sacerdote sia allontanato da luoghi frequentati da minori, ma questa è scelta della chiesa alla quale lasciamo la decisione.

    L’ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

  • 8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    E’ piuttosto controversa la moralità di certi uomini di chiesa i quali, quando vengono a conoscenza di reati commessi da membri del clero invitano le vittime a non denunciare dicendo loro che “ci penserà la giustizia divina”. Ma quando sono loro la presunta parte lesa invece, “la giustizia divina” non vale più e corrono subito a sporgere denuncia, spesso anche in malafede.

    E’ il caso di don Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona, il quale in data 27/06/2013 deposita per mano dell’avvocato Giuseppe Sanguineti un esposto nei confronti di Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO di Savona.

    Monsignor Antonio Ferri lamenterebbe che “in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Libreria Ubik di Savona in data 23 maggio 2013 (alla quale era stato invitato, quale relatore, il signor Kevin Annet, antropologo noto per aver pubblicato 2 libri relativi agli abusi subiti dagli aborigeni canadesi da parte di sacerdoti), il signor Zanardi ha testualmente affermato che il vicario della diocesi, con un fascicolo aperto su un prete pedofilo, convoca le vittime per chiedere di ritrattare”.

    Secondo il prelato savonese, Zanardi lo avrebbe diffamato anche attraverso una dichiarazione pubblica fatta sul social network Facebook nella quale denunciava il tentativo di inquinamento di prove riguardanti a un’indagine su un prete pedofilo.

    Lo stesso Zanardi denunciava anche di essere stato avvicinato da alcune parrocchiane, le quali, nell’intento di sapere i nomi delle presunte vittime sentite dalla procura, si proponevano di offrire sostegno a questi malcapitati.

    Una delle parrocchiane in questione era la povera Luisa Bonello, la quale accortasi del raggiro a suo danno e delle vittime, denunciò questa circostanza prendendo le distanze dalla curia savonese e riportando questi sotterfugi all’attenzione di Papa Francesco.

    In quell’esposto don Antonio Ferri, lui stesso precisa che “Orbene, anche se il mio nominativo non viene esplicitamente fatto, il riferimento è comunque preciso ed inequivocabile, in quanto l’ufficio che ricopro ed il contesto locale porta necessariamente a riferire quanto pubblicato alla mia persona”.

    Qui avviene il primo “miracolo” perché don Antonio Ferri, stranamente si riconosce in una dichiarazione che non solo non indicava la diocesi dove stavano avvenendo questi fatti, ma non indicava neppure il nome del vicario interessato, il tutto avveniva all’interno di una conferenza stampa dove era ospite Kevin Annet come già indicato, esperto sugli abusi subiti dagli aborigeni canadesi.

    La cosa suona parecchio strana anche per il fatto che Zanardi è portavoce di una associazione nazionale che in tutta Italia ha procedimenti penali aperti nei confronti di sacerdoti pedofili, curioso che Antonio Ferri si sia riconosciuto in quelle dichiarazioni.

    Mons. Antonio Ferri continua lamentando che quelle dichiarazioni, nelle quali si sarebbe riconosciuto in modo così inequivocabile, lederebbero gravemente la sua persona, nonché la sua onorabilità e chiede all’autorità giudiziaria “di verificare se nel comportamento del signor Francesco Zanardi siano ravvisabili estremi di reato e le chiedo altresì di indagare – ove ritenuto – con la necessaria discrezione, onde evitare che un delicato problema di giustizia diventi spunto per alimentare campagne mediatiche tutt’altro che serene ed obiettive, come purtroppo sin qui pare essere avvenuto”.

    Le dichiarazioni di Zanardi, anche se non veniva indicata la diocesi e il prelato coinvolto, arrivavano effettivamente da due presunte vittime del sacerdote Pietro Pinetto.

    Passa poco tempo dalla segnalazione di quelle due vittime quando il 4 dicembre del 2013 Zanardi raccoglie un’altra segnalazione, questa volta da parte di Roberto Nicolick, fratello di un’altra presunta vittima, purtroppo deceduta. Nicolick apprende dalla sua compagna che due persone, approfittando della sua assenza, si sarebbero presentate a casa della madre alla quale avrebbero fatto firmare una dichiarazione riguardante le presunte molestie subite dal fratello Alessandro presso il Seminario Vescovile di Savona. I due uomini, uno italiano e l’altro di origine indiana, si sarebbero qualificati davanti alla donna che all’epoca aveva 91 anni, il primo come il vice del vescovo e l’altro come un suo collaboratore. I due prima di andarsene avrebbero raccomandato all’anziana donna, di non riferire a nessuno di quella visita, soprattutto al figlio Roberto che guarda caso è anche un collaboratore della Rete L’ABUSO.

    L’anziana donna in un primo momento mantiene il segreto, ma poi, perplessa su cosa gli fosse stato fatto firmare e presa dall’ansia confida tutto alla compagna del figlio Roberto, la quale allarmata lo avvisa immediatamente.

    Francesco Zanardi verrà formalmente indagato dalla procura della repubblica di Savona per l’esposto depositato dal vicario mons. Antonio Ferri, in data 23/05/2013 con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del Ferri.

    Ma il 4 febbraio 2015 accade il secondo “miracolo”, chissà, forse L’Arcangelo Gabriele apparso probabilmente in sogno al vicario mons. Antonio Ferri suggerisce – al prelato che precedentemente aveva chiesto alla procura di ravvisare i reati commessi a suo danno da Francesco Zanardi – di depositare un altro documento nel quale dichiarerà; “Premetto che non era mia intenzione, con la mia segnalazione del 19 giugno 2013 denunciare o comunque chiedere l’accertamento di fatti di reato a mio carico ma piuttosto di contribuire al lavoro della procura apportando elementi che ritenevo potessero essere di ausilio per una migliore comprensione dei fatti oggetto delle ripetute denunce/esposti del signor Francesco Zanardi”.

    Continua affermando “Ho, peraltro, preso atto della circostanza che, in ragione di tale comunicazione è stato aperto un fascicolo contrassegnato dal n. 3460/13/21, e, per l’effetto, fermo quanto sopra in ordine alla natura della mia comunicazione del 19 giugno 2013 dichiaro di non aver interesse ad alcun accertamento di condotte illecite nei miei confronti con il riguardo alle dichiarazioni rese dal signor Francesco Zanardi e meglio descritte nella comunicazione medesima”. “Pertanto, nell’evenienza in cui la mia comunicazione dovesse effettivamente essere qualificata come querela, con la presente dichiaro formalmente di voler rimettere la stessa e di non avere interesse alcuno alla prosecuzione delle indagini”.

    Va di certo detto che quel procedimento penale per diffamazione a carico di Francesco Zanardi, qualora la magistratura avesse appurato che diffamazione non era ma anzi, che i fatti dichiarati da Zanardi fossero veri, si sarebbe trasformato in un procedimento per calunnia a carico di mons. Antonio Ferri ai danni di Zanardi. La stessa cosa che è accaduta a don Pietro Pinetto, accusato di aver calunniato con false dichiarazioni di innocenza rilasciate al Pubblico Ministero, una delle vittime, due giornalisti e lo stesso Zanardi.

    Naturalmente nei prossimi giorni gli avvocati della Rete L’ABUSO chiederanno all’autorità giudiziaria di fare chiarezza non solo sull’esposto depositato da mons. Antonio Ferri e poi ritirato, ma unitamente a Roberto Nicolick chiederanno che venga fatta chiarezza su chi e soprattutto cosa, fu fatto firmare alla madre.

    F.

  • Pedofilia, nuovo affondo di don Lupino A fine messa: «Solidale con don Pinetto? No, sono solidale con le sue vittime»

    Pedofilia, nuovo affondo di don Lupino A fine messa: «Solidale con don Pinetto? No, sono solidale con le sue vittime»

    SAVONA. Mentre il mondo clericale savonese si è stretto intorno a don Pietro Pinetto, a seguito delle perplessità espresse da alcune mamme sul suo ruolo nella nuova parrocchia di San Francesco, in piazza Bologna, qualcuno ha riservato un pensiero alle vittime di pedofilia. È, ancora una volta,il grande accusatore della pedofilia clericale, don Giovanni Lupino, che ieri, al termine della messa, ha precisato la sua posizione. «Dal vicariato diocesano – ha detto il parroco di Lavagnola Lupino- ho ricevuto una e-mail,in cui si precisava che tutti i sacerdoti savonesi sono solidali con don Pinetto, eccetto qualcuno. Specifico ai parrocchiani che, quel “qualcuno”, sono io. Sono solidale non con il collega, ma con le vittime. Mi risulta che le accuse di pedofilia, contro il sacerdote, siano risultate reali, ma prescritte». Dure parole anche verso chi aveva, in questi giorni, tentato di denigrare le vittime, definendole ex tossicodipendenti ed ex galeotti. «Le vittime, che ho riascoltato, di recente, e le cui storie mi sono tristemente note – dice Lupino -, si trovavano in seminario e avevano 12anni, quando hanno subito molestie. Non erano,a quel tempo, né ex carcerati né drogati. Se, poi, qualcuno si è avvicinato all’eroina e uno si è suicidato, dovremmo farci qualche domanda. Per questo, nei miei incontri con il nunzio apostolico, ho chiesto che venga avviato seriamente un processo canonico contro don Pinetto». Nei giorni scorsi il gruppo scout di Lavagnola, in aperta polemica con l’atteggiamento di don Lupino,ha annunciato l’addio alla parrocchia.

    Silvia Campese IL SECOLO XIX Savona

  • Don Pinetto in chiesa, le famiglie si dividono tra allarme e silenzi

    Don Pinetto in chiesa, le famiglie si dividono tra allarme e silenzi

    C’è chi porterà via il figlio e chi «sorveglierà»

    SILVIA CAMPESE SAVONA.

    Non si parlava d’altro,ieri mattina, all’ingresso delle scuole di via Verdi,a Villapiana. Il giorno dopo l’incontro nella parrocchia di San Francesco, in piazza Bologna, in cui sono emerse preoccupazioni, da parte dei genitori, rispetto al ruolo che don Pietro Pinetto assumerà nell’attività con i bambini, erano tante le mamme che hanno chiesto spiegazioni sugli esiti della serata. Una riunione, in apparenza, come tutte le altre, finalizzata a organizzare, dividere i compiti e creare un clima di collaborazione, in apertura dell’attività di catechismo. Ma la tensione era nell’aria. Sino a che una mamma ha alzato la mano per chiedere chiarimenti. «Solo una di noi ha trovato il coraggio di rivolgersi al nostro parroco, don Danilo Grillo,e alle catechiste – dice uno dei genitori, presenti all’incontro in piazza Bologna-.

    Ha alzato la mano e, senza tergiversare, si è detta preoccupata della presenza, in parrocchia, di un sacerdote, accusato di pedofilia. Ha aggiunto che avrebbe voluto rassicurazioni sul fatto che, don Pinetto, non avrebbe avuto nulla a che fare con i bambini e con i ragazzi. Altrimenti avrebbe portato la figlia altrove». Di seguito, un attimo di gelo. Il dubbio, che risuonava nella testa di parecchie famiglie, era diventato pubblico e, quindi, non era più tabù. «Non abbiamo aggiunto una parola – continua il genitore- ma abbiamo percepito, da parte di qualcuno, un certo malcontento per l’intervento. Un padre e altri due genitori si sono rivolti con durezza alla donna invitandola, se aveva di questi dubbi, a portare via la figlia. Altri, come noi, la maggior parte, abbiamo tirato un sospiro di sollievo,perché qualcuno aveva trovato il coraggio di avanzare la domanda che, da qualche giorno, avevamo in testa.

    Ora ci avrebbero dovuto rispondere». Difficile ignorare la vicenda giudiziaria, che ha coinvolto don Pinetto: il caso, formalmente, non è ancora chiuso. Era il 2013 quando il sacerdote fu iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni: solo uno ha,di fronte al pm, ritrattato, a differenza di quanto – riferiscono alcuni genitori- abbiano detto ieri alla riunione, nel tentativo di rassicurare le famiglie. Il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro, in attesa della richiesta al gip di archiviazione per prescrizione. Fatti accaduti troppo tempo fa, secondo la giurisprudenza.

    «Don Grillo è stato accogliente e disponibile come sempre – spiega il genitore-, così come le catechiste. Hanno difeso l’innocenza di don Pinetto e hanno, comunque, garantito che non si sarebbe occupato del catechismo». Non tutti, al termine, hanno confermato l’iscrizione al catechismo. «Tutti noi abbiamo grande fiducia nel nostro parroco e, quindi, penso che saranno in pochi a ritirare i figli–conclude il genitore-. Don Danilo è un esempio e crediamo nel suo ruolo di supervisore. Una cosa è certa: la nostra comunità è unita. Sorveglieremo sull’attività con un occhio particolare»

    Il Secolo XIX Savona

  • Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    I genitori non vogliono il prete che fu indagato per pedofilia: «Porteremo via i nostri figli»

    IL SACERDOTE TRASFERITO DA CELLE A SAN FRANCESCO E SANLORENZO. IERI INCONTRO FAMIGLIE-PARROCO

    SAVONA. Le voci corrono. Ma l’arrivo di don Pietro Pinetto, dalla parrocchia di San Michele di Celle a Savona, era passato inosservato. Sino a ieri. Quando le mamme dei bimbi delle due chiese cittadine, in cui il sacerdote svolgerà attività accanto al parroco don Daniele Grillo, San Francesco inpiazza Bologna e San Lorenzo alla Rusca, si sono rivoltate contro la decisione della curia. La causa è da rintracciarsi nelle vicende giudiziarie, che hanno coinvolto il sacerdote, e che si sono concluse ormai due anni fa. Nel 2013, don Pinetto è stato iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato), ed il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro in attesa della richiesta dal gip di archiviazione per prescrizione. Don Pinetto, successivamente, era stato accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P., una delle vittime,«pur sapendolo innocente, visto che, dalle indagini compiute,sono risultate fondate le accusa di abusi sessuali su minore, perpetrate agli inizi degli anni settanta, in seminario». Un profilo, quello del sacerdote proveniente da Celle, che non è passato inosservato ad alcune delle madri dei duecento bambini, che frequentano le parrocchie savonesi, tra attività di catechismo e scout. Tanto che, ieri sera, prima della consueta riunione di inizio anno per la dottrina dei figli, hanno manifestato con chiarezza l’intenzione di ritirare i figli se sarà don Pinetto a occuparsi delle attività riguardanti i minorenni, come riportato anche da una comunicazione della Rete l’Abuso. «Ci siamo confrontate da alcuni giorni, appena abbiamo preso coscienza della situazione che si sarebbe creata in parrocchia – spiega Francesca, portavoce del gruppo delle mamme savonesi-. Questa sera, nella consueta riunione con il parroco,esprimeremo la nostra assoluta opposizione all’affidamento dei nostri figli al sacerdote, su cui pesano accuse estremamente gravi. Non vogliamo né fare polemiche né attirare l’attenzione dei media: semplicemente, non intendiamo che i nostri figli si possano trovare in situazioni che possano mettere a repentaglio la serenità della loro infanzia. La decisione, che coinvolge un folto gruppo di noi, è chiara: se il sacerdote non verrà sollevato dalle attività, che coinvolgono i nostri bambini e ragazzi, li porteremo altrove». Parole dure, che rischiano di aprire una ferita, nella chiesa savonese, che sembrava ormai chiusa. Costringendo la curia a rivedere i ruoli dei suoi sacerdoti e, soprattutto,a ricreare un filo diretto con i fedeli.

    S.C. Il Secolo XIX Savona

  • Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    All’indomani dell’incontro con i genitori avvenuto ieri sera presso la parrocchia di S. Francesco si infiamma l’indignazione di alcuni presenti per gli spergiuri fatti al cospetto di Dio dal parroco di S. Francesco. La riunione infatti si è tenuta non nelle opere parrocchiali come doveva essere, ma in Chiesa dove il parroco avrebbe mentito ai presenti dichiarando sul caso di don Pietro Pinetto, il sacerdote pedofilo trasferito da Celle nella parrocchia savonese sarebbe innocente. Il parroco infatti ha prima omesso ai presenti che Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per aver mentito al pubblico ministero Dott. Giovanni Battista Ferro, dichiarando la sua innocenza e querelando ingiustamente 4 persone (tra cui una vittima) per diffamazione. Querela, che poi si è ritorta contro egli stesso, perchè la Procura della Repubblica di Savona costretta ad indagare a seguito della querela del sacerdote, dopo aver accertato la veridicità dei fatti, ha accusato a sua volte il sacerdote di calunnia nei confronti dei 4 querelati appurando che avevano detto la verità. Ma non finisce qui perché il parroco di S. Francesco Don Daniele Grillo, avrebbe anche dichiarato che ben tre delle 4 vittime che accusavano Don Pinetto avrebbero ritrattato le loro dichiarazioni, cosa che non è affatto vera, infatti solo 1 di quelle vittime avrebbe negato le molestie subite. Per quello che riguarda la quarta vittima sempre il parroco di S. Francesco, avrebbe riferito con evidente disprezzo, che era un “tossico” e che anche la madre di quest’ultima vittima (deceduta da anni) avrebbe confermato ad alcuni prelati innanzi tutto il suo sostegno generico alla Chiesa e al Pinetto , poi avrebbe detto, sempre secondo il Parroco che la anziana donne, all’epoca 91 enne, avrebbe negato che il figlio Alessandro Nicolick sarebbe stato oggetto di molestie sessuali all’interno del Seminario Vescovile di Savona e in quello estivo di Piana Crixia. Ed è proprio a questo punto che esplode la profonda amarezza e quindi l’ira, del prof. Roberto Nicolick, fratello proprio di quella vittima il cosidetto “tossico” dal Parroco, fuggita anni prima dal seminario di Savona, senza mai volere dare una spiegazione se non in punto di morte al fratello medesimo. Infatti risulta agli atti della Rete L’ABUSO un fatto molto sinistro e datato di qualche anno, quando il professor Roberto Nicolick, fratello del defunto Alessandro, apprese dalla sua compagna, che due persone, don Antonio Ferri attuale Vicario Generale ed un altro sacerdote di colore non identificato, sarebbero andati a trovare a casa la madre 91enne e le avrebbero fatto firmare delle carte non ben precisate, raccomandando alla donna di non parlarne con il figlio Roberto. L’anziana donna però, spaventata, si sfogò con la compagna del figlio Roberto, la quale insospettita glielo riferì. Di li venne immediatamente formalizzato l’accaduto, che la Rete L’ABUSO, di cui Roberto Nicolick fa parte, segnalò prontamente alla procura della repubblica . Ora ci si chiede come sia possibile che ieri sera il parroco di S. Francesco abbia accennato questo fatto ai genitori presenti, dal momento che lui risulterebbe estraneo a questa vicenda? Viene da se, che qualcuno lo abbia informato, qualcuno interno alla curia savonese ed in grado di avere accesso a quella documentazione riservata e precedentemente estorta ad una donna di 91 anni, profondamente Cattolica e fermamente credente, intimidita dal fatto che il figlio defunto non venisse tirato in ballo in una vicenda dolorosa oramai da dimenticare. Rimaniamo colpiti dalla profonda insensibilità e aridità con cui gli uomini della Chiesa hanno voluto trattare le sofferenze di una madre come hanno voluto strumentalizzare ancora volta la morte di giovani che si erano affidati nelle loro mani, non sapendo in quale infermo si erano messi. Come di consueto Monsignor Vittorio Lupi si è reso irreperibile ai giornalisti che lo hanno cercato per avere chiarimenti in merito.

    Francesco Zanardi

    Roberto Nicolick

  • Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Le mamme minacciano di portare via i loro figli se don Pietro Pinetto non verrà allontanato dalla parrocchia. E’ questo quello che da ieri sera, i genitori allarmati dicono al telefono, chiedendo aiuto a Francesco Zanardi, il portavoce della Rete L’ABUSO che nel 2013 aveva denunciato le molestie subite da alcuni seminaristi, i quali avevano confermato davanti al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro le loro accuse. In quella occasione l’avvocato Altamura, difensore del sacerdote, aveva querelato Zanardi, un seminarista e due giornalisti, ma la procura della repubblica di Savona, una volta accertate le molestie aveva rinviato a giudizio per calunnia il sacerdote il quale però in quella occasione era sfuggito al processo grazie all’intervento dei termini di prescrizione.

    Inizialmente da curia di Savona, attraverso un comunicato, aveva garantito che se l’autorità giudiziaria avesse accertato i gravi fatti, avrebbe a sua volta avviato nei confronti del sacerdote un processo canonico. Promessa che però svanì nel nulla.

    M adesso sono i genitori dei bambini che frequentano la parrocchia di san Francesco da Paola a non starci, hanno paura per l’incolumità dei propri figli e cosi, questa sera, porteranno al parroco le loro rimostranze e se il sacerdote non verrà immediatamente allontanato, porteranno via i loro figli sia dalla parrocchia che dal catechismo.

    “Un gesto di responsabilità da parte dei genitori” commenta così Francesco Zanardi, “le oramai tristi scelte del vescovo di Savona Vittorio Lupi sono ben note non solo alla comunità savonese” continua commentando “questo è il frutto di anni di lotta e di denunce che l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili, Rete L’ABUSO ha portato avanti con lo scopo di intervenire lì, dove la chiesa non vuole agire e finalmente i genitori cominciano a responsabilizzarsi e a prendere coscienza della situazione”.

    Questa sera alle 21 i genitori dei bambini si riuniranno in parrocchia per fare le loro dovute contestazioni.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO

  • SAVONA: Corsi anti pedofilia col pedofilo in parrocchia. (Speranzosi che i mezzi di informazione vogliano dare un doveroso contraddittorio alle vittime savonesi).

    SAVONA: Corsi anti pedofilia col pedofilo in parrocchia. (Speranzosi che i mezzi di informazione vogliano dare un doveroso contraddittorio alle vittime savonesi).

    Ripartono a Savona i corsi anti pedofilia che già nel 2012 furono un totale fallimento, sia per la partecipazione esigua, sia per le applicazioni pratiche. Dopo quei corsi infatti, nel marzo del 2013, esplose il caso di don Pietro Pinetto, accusato da ben quattro presunte vittime e tutt’ora al suo posto, malgrado le promesse del vescovo Vittorio Lupi e malgrado la magistratura abbia accertato la veridicità dei fatti rinviando a giudizio il prete, reo di aver calunniato una vittima, due giornalisti e il presidente della Rete L’ABUSO.

    Fu proprio il fallimentare esito dei corsi del 2012 e l’omertà del vescovo Vittorio Lupi a spingere la dottoressa Luisa Bonello a mettersi in contatto con Papa Francesco per denunciare le inadempienze del presule savonese. Quella che successivamente fu la reazione nei confronti della dottoressa Luisa Bonello, accusata dal vescovo Lupi di aver “tradito” l’armoniosa omertà della sua diocesi fu come sappiamo bene pesantissima. Infatti la dottoressa Bonello fu defenestrata da tutti i suoi incarichi religiosi proprio dal vescovo Vittorio Lupi.

    Lo stesso vescovo Lupi, dopo aver approfittato dell’ ingenuità della Bonello per anni, la descrisse così sulle pagine del Secolo XIX «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».

    Purtroppo non ci resta che constatare l’ennesima operazione mediatica del vescovo Lupi e della sua diocesi la quale, in questo modo, continua a fare ulteriori violenze alle vittime. Vescovo Vittorio Lupi, ci domandiamo a cosa servano dei corsi anti pedofilia quando i pedofili accertati vengono lasciati nelle parrocchie in mezzo ai bambini, quando le vittime vengono da lei per denunciare e lei, come nel mio caso le sfratta e le raggira, come nel caso di D. D. da lei licenziato in tronco dopo la denunce all’autorità giudiziaria, come nel caso di Alessandro P. che oltre ad aspettare oramai da anni la sua convocazione, è costretto a vedere il suo carnefice girare indisturbato ed impunito.

    E che dire delle vittime della comunità La Lucerna che la diocesi ha omesso di segnalare alla magistratura, la quale, lo scorso 8 settembre è stata costretta ad aprire un altro fascicolo contenente decine di nomi di vittime. Cosa farà per aiutare questi poveri malcapitati?

    Che senso hanno questi corsi quando poi chi denuncia all’autorità ecclesiastica (cioè a lei) finisce per subire le ritorsioni che hanno subito non solo le vittime, ma anche i testimoni o chi si è prodigato nell’intento di combattere questa piaga, come don Carlo Rebagliati o la dottoressa Luisa Bonello?

    Sulle pagine del Secolo XIX di ieri dichiara che l’iniziativa «ha preso spunto dal forte impatto e dalla sofferenza che i crimini sui minori hanno provocato anche nella nostra diocesi», quasi come se questi crimini avessero fatto danno solo all’immagine della diocesi e non alle decine di ragazzi che oggi si ritrovano con una vita distrutta a causa del comportamento criminale che i suoi predecessori hanno avuto e che lei come da tradizione sta continuando a sostenere.

    Per risolvere un problema occorre affrontarlo vescovo Lupi. Prendere in giro per l’ennesima volta i fedeli e le vittime con operazioni di facciata come quelle che dall’inizio dello scandalo savonese sta portando avanti, non solo non è di alcuna utilità, ma è screditante, nonché indicativo, della perversa morale che lei impone a questa diocesi.

    Se non si soccorrono le vittime rendendogli giustizia e non si rimuovono i preti pedofili dalle parrocchie, i corsi servono a poco, anche perchè dopo le ritorsioni subite da vittime e testimoni, anche nel caso qualche prete, catechista ecc. si accorga di un caso di pedofilia, con quale coraggio crede possa venire da lei a denunciare, vescovo Lupi ?

    L’ufficio di Presidenza

  • Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Il vescovo Lupi si vergognasse di quello che ha fatto e di quello che continua a fare non solo a noi vittime, offese con violenza ad ogni sua menzogna, ma anche tutti coloro che con impegno stanno cercando di fare luce sugli intrighi di questa diocesi.

    Se io avessi un figlio sicuramente non lo manderei in nessuna delle parrocchie savonesi, tranne che in quella di Don Lupino, perché al di la delle divergenze di opinione che ci possono essere tra me e lui, si è sempre dimostrato una persona responsabile. Una persona che non si è mai nascosta dietro falsi dogmi, come invece fa il 100% meno 1 dei preti savonesi.

    E’ inquietante che su più di 60 sacerdoti della diocesi di Savona, solo uno abbia avuto il coraggio della verità. Gli altri, invece hanno solo dimostrato intolleranza e irritazione di fronte allo scandalo pedofilia che è durato, grazie all’omertà di clero & co., 30 lunghi anni. 

    Non abbiamo visto nessuno di loro dare un sostegno concreto alle vittime.

    Abbiamo visto però un’ intolleranza traducibile in un solo modo: se domani ci sarà un altro prete pedofilo nella diocesi di Savona, lo copriremo, come abbiamo fatto fino ad oggi.

    Queste non sono nostre affermazioni, ma sono quello che emerge dalle promesse del vescovo Lupi, che nel 2013 garantì che se le accuse nei confronti di don Pietro Pinetto sarebbero risultate veritiere, non avrebbe esitato a fare un processo canonico. 

     Comunicato stampa della Diocesi di Savona

    Settembre 2014: Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per calunnia, perché  querelò con l’accusa di diffamazione, lo scrivente, una vittima e due giornalisti. La procura ha indagato e il risultato è che quelle accuse a Pietro Pinetto, risulterebbero fondate.

    Perché allora il vescovo Lupi non mantiene ciò che ha promesso? Dov’è il promesso processo canonico? Pinetto fa ancora il prete, non ha subito alcun processo e non è neppure stato sospeso. 

    Non ha forse ragione don Lupino a dire che ci si deve vergognare?

    Perché il vescovo Vittorio Lupi non dice verità come quelle che emergono, ad esempio dai verbali di interrogatorio di don Rebagliati ? Chiedete a Lupi il perché, prima dello scandalo di don Nello Giraudo, avesse già deciso di trasferire (nascondendolo di fatto) don Nello in una parrocchia nei pressi di Cuneo?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete a Lupi il perché dice di aver ridotto Giraudo allo stato laicale, quando invece è stato proprio Giraudo a chiedere la dispensa dallo stato clericale?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete anche perché si vanta di collaborare con la giustizia civile e invece, a due anni dalla chiusura del caso Giraudo fanno capolino altre 10 (dieci) vittime della comunità che il Giraudo gestiva. Nel suo incessante collaborare con la giustizia, si sarà per caso dimenticato di consegnare agli inquirenti l’elenco dei minori ospitati in quelle specie di lager?

    Chiedete ancora a Lupi perché don Giulio Grosso, don Luigi Peluffo, don Franco Parodi, don Emilio Damele, don Silvio Delbuono e lo stesso don Carlo Rebagliati, tutti Vicari Foranei della diocesi di Savona, sapendo delle devianze pedofile del Giraudo, decisero che non era il caso di denunciare. Altro particolare che emerge dai verbali di interrogatorio.

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedetegli ancora perché Rebagliati sia stato ridotto allo stato laicale, perché omosessuale e gli altri no.

    Chi, alla luce di tutto questo, ha il coraggio di dire che don Giovanni Lupino mente e diffama i colleghi?

    Chi ha ancora il coraggio di lasciare i propri figli nelle mai di un prete, sapendo che è sotto la tutela di Vittorio Lupi, un vescovo con una spiccata attitudine alla consapevole menzogna?

    Come Rete L’Abuso esprimiamo tutto il nostro appoggio a Don Lupino, per il coraggio che sta dimostrando, per l’amore concreto che ha nei confronti della sua chiesa. Vai avanti Giovanni, gli onesti sono con te!

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO