Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pietro pinetto

  • A Savona pedofili coperti dalla Curia

    A Savona pedofili coperti dalla Curia

    “I vertici della Curia di Savona hanno coperto casi di preti pedofili“. Proprio nei giorni in cui emerge con tutta la sua forza lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, si apre un nuovo inquietante fronte con le dure parole di Don Lupino, parroco di Lavagnola, al funerale di Luisa Bonello. La donna, nota per le sue denunce contro gli abusi sessuali in diocesi, si è tolta la vita. E viene aperto un fascicolo in Procura per istigazione al suicidio. “Chi deve vada in galera”.

    “Credo che il vescovo, il vicario e il rettore del Seminario debbano fare un esame di coscienza”, ha detto don Giovanni Lupino durante la sua dura omelia. “Chi deve andare in pensione ci vada, chi deve pagare sconti la pena con un bel ritiro spirituale a Sant’Agostino dove ci sono le celle per pregare. Bisogna chiedersi perché la Curia decida di punire le amicizie pulite tra un sacerdote e una donna, mentre tollera che un sacerdote dorma con il suo fidanzato in canonica”, dice ancora don Lupino riferendosi ad altri casi denunciati a Savona.

    Luisa Bonello era da tempo attiva, insieme al portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in inchieste e docu-film per portare alla luce le vicende di abusi sessuali all’interno della Chiesa. Zanardi, tra l’altro, proprio una decina di giorni fa ha presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, risultato colpevole, è stato salvato dalla prescrizione.

    Ora la Procura indaga sulla morte di Luisa, dopo aver aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, per ora contro ignoti. Il sospetto è venuto leggendo la lettera lasciata da Luisa, nel quale riferendosi al marito lo chiama per nome e non col soprannome che, a sentire il coniuge, ha sempre utilizzato in qualsiasi occasione. Ma non solo, tra le righe lasciate dalla donna, 53enne medico, molte cose non tornano e il sospetto è che siano state scritte da qualcun altro.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/a-savona-pedofili-coperti-dalla-curia260914.html

  • “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    SAVONA. Il cuore della città, ieri pomeriggio, tra corso Italia e piazza Sisto, ha fatto da scenario a una sorta di processo pubblico nel corso del quale l’associazione Rete l’Abuso ha denunciato il dramma della pedofilia nella diocesi di Savona.

    Un processo, di fatto, senza contraddittorio, perché non era presente nessuno della curia o in sua rappresentanza. Si è così assistito a un lungo “j’accuse” del coordinatore della Rete, Francesco Zanardi, affiancato da Christian Abbondanza della Casa della Legalità. I due hanno presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, è risultato colpevole, salvato dalla prescrizione.

    Oltre alle responsabilità dei sacerdoti pedofili, Zanardi e Abbondanza hanno puntato il dito contro il vero imputato della giornata: l’omertà.

    Il docu-film, infatti, è percorso da un leitmotiv che ritorna in modo costante in entrambe le due parti di narrazione, della durata complessiva di un’ ora: la chiesa, i superiori dei sacerdoti, sapevano e hanno coperto. Un’accusa, peraltro, non nuova visto che la Procura di Savona, nel febbraio 2012, prelevò dalla cassaforte della Curia savonese documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, nel 2003, prima dell’elezione a pontefice, fosse stato informato dei casi savonesi. Direttamente dall’allora vescovo monsignor Domenico Calcagno che, come il suo predecessore, monsignor Dante Lafranconi, sapeva ma ha taciuto. Lafranconi, tra l’altro, è stato indagato per questo motivo ma salvato dalla prescrizione.

    Il documentario, tuttavia, va oltre chiamando in causa anche l’attuale vescovo don Vittorio Lupi. Per lui l’accusa sarebbe la stessa Zanardi utilizza colloqui tra lui e il vescovo, riservati, quindi “rubati”, registrati e qui ripresentati. I colloqui sarebbero riferiti ad anni prima dell’esplosione pubblica del caso di don Nello Giraudo. Dai dialoghi emerge che il vescovo Lupi era effettivamente a conoscenza dei casi denunciati da Zanardi, nonostante avesse dichiarato il contrario nelle successive interviste rilasciate al Secolo XIX e alla trasmissione “Le Iene” che, il 18 marzo del 2012, il giorno della festa patronale di Savona, aveva effettuato una incursione intervistando Lupi.

    Anche in quel caso il vescovo aveva assicurato di essere venuto a conoscenza dei fatti soltanto a seguito delle azioni della Procura. Nell’ occasione aveva anche garantito “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia, oltre all’avvio di un processo canonico nei confronti di don Pietro Pinetto. Nel docu-film si chiede direttamente alla curia perché tale processo, non sia stato avviato e perché le vittime non siano state contattate dal vescovo.

    Altre figure vengono citate nel documentario, come soggetti a conoscenza dei fatti. Tra queste compare l’assessore Isabella Sorgini, cognata di don Giraudo, chiamata in causa per una vicenda per cui, è bene precisarlo, non è stato ravvisato, ad oggi, alcun reato. Interpellata dal Secolo XIX, la stèssa Sorgini, si è dichiarata estranea ai fatti e ha ribadito di non essere mai stata convocata dalla magistratura. L’entourage dell’assessore ha letto le parole di Zanardi come «un chiaro attacco politico». Il documentario porta in scena alcune vittime: molte chiedono di parlare celate nella voce e nel volto.

    Il concetto che ritorna è sempre lo stesso. Il perpetrarsi delle violenze, l’arrivo alla denuncia, dopo lunghi anni di sofferenza silenziosa, infine quelle che dalle vittime stesse vengono definite, senza mezzi termini, vere e proprie ritorsioni. Nel docu-film, a questo punto, viene inserito lo spezzone di un ampio lavoro . di documentazione, girato e trasmesso alcuni anni fa dalla BBC, “Sex crimes and Vaticans”, dove si dimostrerebbe come la tecnica utilizzata dal Vaticano, nei confronti degli abusi sessuali compiuti da presti pedofili in tutto il mondo, sarebbe lo stessa: negare, nascondere e punire le vittime.

    Due vittime savonesi, nel documentario prodotto dalla Rete L’Abuso, denunciano di avere subito lo stesso trattamento: dopo una travagliata denuncia, invece dell’appoggio, dalla curia, soltanto ritorsioni.

    Quindi Zanardi; in particolare, porta avanti una vicenda personale, legata allo sfratto dalla casa di proprietà della diocesi in cui viveva, subito, secondo quanto da lui denunciato, ingiustamente. Durissime anche le parole di Abbondanza che ha definito i fatti, “semplicemente vergognosi”.

    Ieri, di fronte alla libreria Ubik dove è stato proiettato il film, erano una trentina i savonesi seduti, mentre altrettanti, passando, si sono fermati. Chi stupito, chi perplesso, chi già era a conoscenza dei fatti. Ma l’evento non è passato inosservato: i fatti, molti dei quali già noti, sono stati per la prima volta letteralmente messi in piazza.

    Silvia Campese per Il Secolo XIX

     

  • Parla il padre spirituale dei sacerdoti coinvolti nei casi di pedofilia, citato dal medico savonese. “Non avevo capito, adesso vivo nel dolore”.

    Parla il padre spirituale dei sacerdoti coinvolti nei casi di pedofilia, citato dal medico savonese. “Non avevo capito, adesso vivo nel dolore”.

    SAVONA. «Soffro troppo per la nostra chiesa. Per lo scandalo della pedofilia. Porto sulle spalle tutto questo dolore e non ho voglia di parlare. Questa vicenda mi fa ancora oggi troppo male». E un uomo sofferente don Nino Maio, parroco della Villetta, chiamato in causa da Luisa Bonello; il medico savonese che, nell’intervista rilasciata a n-Secolo XIX, ha dichiarato di avere consegnato a Roma, direttamente a Papa Francesco, il dossier sulla pedofilia nella diocesi ligure.

    Don Maio, infatti, è stato padre spirituale di don Nello Giraudo, il prete condannato nel maggio 2012 per abusi, mentre ha accompagnato nel suo inserimento nella parrocchia di Celle don Pietro Pinetto, altro sa-cerdote travolto dalla bufera pedofilia, i cui casi di abuso, sono risultati prescritti. E la Bonello, nel suo-“j’accuse” contro monsignor Vittorio Lupi e contro l’atteggiamento da lei definito omertoso della curia, ha citato proprio don Maio, visto che il vescovo le avrebbe impedito di vederlo e di incontrarlo, nonostante fosse un suo riferimento religioso. “Forse qualcuno temeva che il parroco potesse rivelarmi ulteriori informazioni proprio sulla pedofilia?», la domanda che si era posta il medico savonese, cattolica fervente, presente nell’attività parrocchiale, per diversi anni Ministro dell’Eucarestia, oggi sospesa dal ve-scovo.

    Il giorno dopo lo scalpore suscitato dall’intervento della Bonello, però, il parroco della Villetta fatica a parlare. «Nemmeno sapevo di essere stato citato. Ne avrei fatto a meno», il suo commento. Ma il dolore gli si legge in faccia, pesante come un macigno.

    «Ripeto – dice don Maio, – non ho nulla da aggiungere. Non sto bene, non è facile per chi ama questa Chiesa toccare ancora un argomento di dolore che pesa su tutti noi». Qualche frase per ricordare i giorni in cui aveva seguito Nello Giraudo. «Era impossibile sapere e capire – dice. – Nascondeva perfettamente tutto. Non l’ho frequentato molto. Solo una volta ero andato nella Comuuità di minori che gestiva a Feglino. Avevo sentito nell’aria qualcosa che non mi piaceva. Qualche tempo dopo è scoppiato lo scandalo». Pochi ricordi anche a proposito di don Pinetto. «Il vescovo – dice l’aveva mandato al mio posto alla parrocchia di Celle dove ero parroco e che, per me, era un luogo davvero speciale, dove avevo instaurato un bel rapporto con i fedeli. Lo avevo accompagnato nell’inserimento per un breve periodo, poi l’avevo lasciato e avevo proseguito la mia strada in un’altra parrocchia Non ricordo altro». Parole che don Maio sussurra, quasi non volesse parlare e ricordare. A tormentarlo è la situazione che la città di Savona ha vissuto. «Non posso pensare al dolore delle vittime – dice – senza soffrire anch’io. Per loro quanto per la nostra Chiesa che ha assistito a fatti tanto gravi. Per questo scelgo il silenzio». Ma il dolore è palpabile e l’intervento della dottoressa savonese, che ha consegnato il materiale relativo alla pedofilia savonese a Roma, sembra avere riaperto una pagina dolorosa anche per il sacerdote. Le accuse della Bonello, del resto, risuonano con forza: omertà davanti ai casi di abuso sui minori: episodi noti verso cui non sarebbero stati presi provvedimenti incisivi all’interno della diocesi.

    Tanto da spingere la cattolica savonese a bypassare il vescovo, dopo i numerosi tentativi e le richieste di in-tervento, per co-municare i fatti direttamente a Roma, a un alto prelato e poi a Papa Francesco. Con la garanzia che tutto verrà consegnato alla Commissione pedofilia, istituita dallo stesso pontefice. Una estrema ratio a cui molti cattolici pensavano che mai si sarebbe dovuti arrivare. Don Maio non si esprime e, alla domanda se conosca qualcosa che non è ancora stato detto sulle vicende savonesi, scuote il capo. Poi un sospiro, come a recuperare il fiato e la forza per congedarsi. «Certe drammatiche vicende sono state una pugnalata anche per chi era dentro alla chiesa – il commento. – Non è stato facile capire, scoprire, venire a sapere. Ma, soprattutto, non è facile, forse nemmeno è possibile, accettare quello che è accaduto. Il dolore è immenso. Il pensiero va alle vittime e alla nostra povera Chiesa. Lasciatemi nel silenzio, vi prego».

    Silvia Campese Secolo XIX Savona

  • Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona

    Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona

    Savona – Il “dossier pedofilia” della diocesi di Savona arriva nelle mani di Papa Francesco. A consegnarlo direttamente al pontefice, un medico della cittadina ligure, Luisa Bonello, ex ministro dell’Eucarestia e catechista, strettamente legata agli ambienti cattolici, che di recente ha assunto una posizione critica verso la chiesa, delusa dalla mancata assunzione di responsabilità e di concreti provvedimenti da parte della Curia savonese nei confronti dei preti pedofili. La Bonello ha portato i casi savonesi a Roma, sulla scrivania di Papa Francesco. Che, sul tema, è stato molto chiaro invitando alla massima trasparenzatutti i vescovi italiani. Quella trasparenza che è mancata a Savona, come emerso dagli stessi documenti che la magistratura savonese fece acquisire, perquisendo la cassaforte della diocesi, e sequestrando i carteggi dei vescovi con Joseph Ratzinger, contenenti precise indicazioni che invitavano a occultare le responsabilità dei sacerdoti che avevano compiuto abusi sui minori nel savonese.

    Vicende gravi, oggi a disposizione nei dettagli del Vaticano. «Di recente sono stata tre giorni a Roma, in Vaticano, nella residenza di Santa Marta, dove risiede il Papa – racconta la dottoressa savonese. – Stufa di vedere la mia diocesi tradita dai suoi stessi ministri, ho chiesto un incontro per riferire e testimoniare sulla delicata vicenda». Tre giornate intense nel corso delle quali la Bonello ha incontrato un alto prelato e ha avuto occasione di parlare con il Pontefice diverse volte. «Durante il viaggio – dice – ho consegnato il dossier che ho messo insieme in questi anni relativo alla vicenda savonese. Sentenze della magistratura, lettere, testimonianze scritte da cui si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti nella diocesi».

    Le accuse della Bonello sono estremamente gravi nei confronti di tutta la curia ma, soprattutto, nei confronti dell’attuale vescovo Vittorio Lupi. «Tutto è cominciato per caso, quando due miei pazienti si sono aperti con me e mi hanno rivelato di essere stati abusati da sacerdoti della nostra diocesi – racconta. – Ho cercato di approfondire le vicende e, purtroppo, si è aperta anche per me una pagina estremamente dolorosa della storia della nostra chiesa. Ingenuamente, ho riferito a monsignor Lupi tutto quello che sapevo, certa che sarebbe intervenuto immediatamente. Nulla. Lui si informava, mi interrogava ripetutamente e insistentemente cercando di capire che cosa sapevo e che cosa riferivano le vittime. Alla lunga sono giunta a una conclusione dolorosa: il mio vescovo sapeva tutto e mi stava usando. Voleva sapere sino a che punto io e i laici potevamo conoscere le vicende che, peraltro, lui stesso conosceva già benissimo». Secondo la Bonello l’atteggiamento del vescovo nei suoi confronti cambia proprio quando, da fedelissima della curia savonese, si trasforma in una “pentita” affamata di verità. «Ero Ministro dell’Eucarestia e somministravo la Comunione ai malati – dice la Bonello – e mi è stato revocato il mandato. Mi è stato anche impedito di frequentare il mio padre spirituale, Don Nino Majo, che è venuto involontariamente a contatto con le vicende della pedofilia essendo figura guida di don Nello Giraudo, condannato per pedofilia nel 2012, e di don Pietro Pinetto, i cui casi sono risultati reali ma prescritti. Che non sia questo il motivo per cui sono stata allontanata dal sacerdote: per il rischio, cioè, che venissi a conoscenza di altre, gravi, realtà che si sono verificate nella nostra diocesi?». Durissima la reazione di monsignor Lupi. «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/02/08/AQ5oIijB-pedofilia_diocesi_savona.shtml

  • Accusa di calunnia, il vescovo “interroga” don Pinetto.  Il sacerdote: “Non so nulla di questa iniziativa della magistratura”

    Accusa di calunnia, il vescovo “interroga” don Pinetto. Il sacerdote: “Non so nulla di questa iniziativa della magistratura”

    SAVONA. «Se si deve denunciare una mancanza lo si fa nell’ambito del presbiterio, dal vescovo o, al massimo (nel caso in cui nè presbi­terio, nè vescovo ascoltino) per casi gravi alla magistratura». Sulla pe­dofIlia l’indicazione era stata chia­rada parte del vescovo Lupi. Un in­vito ai preti savonesi, ormai di qualche mese fa, contenuto in una relazione interna sulle indagini con cui la chiesa savonese aveva scagionato don Pinetto dalle accu­se di abusi sessuali e pedofilia.

    Ieri il contenuto è tornato d’at­tualità dopo che monsignor Vitto­rio Lupi ha deciso di andare afondo e di vederci chiaro anche sull’ accu­sa, sempre nei confronti di don Pie­tro Pinetto, di calunnia verso un ex seminarista (Sandro P.) che lo ave­va denunciato per fatti risalenti a 38 anni fa, in seminario.

    Lupi e Pinetto si sono incontrati negli uffici della diocesi, con loro anche il vicario don Antonio Ferri e il responsabile dell’ufficio stampa diocesano Marco Gervino. Nei me­si scorsi il dossier diffuso nella giornata della Solennità del Sacro Cuore aveva scagionato don Pinet­to. Con una premessa «Sul proble­ma pedofilia prima di accusare pubblicamente un confratello oc­corre essere certi della sua colpe­volezza» si legge nel testo della re­lazione rivolta ai sacerdoti, ma so­prattutto bisogna rivolgersi in pri­ma battuta all’interno della chiesa e non alla magistratura.

    Un’indicazione e un invito netto, da parte di monsignor Lupi. Domenica scorsa don Pinetto, do­po la messa celebràta nella chiesa di San Michele a Celle, aveva ricevuto la telefonata di convocazione

    dal vescovo in persona per avere «chiarimenti» in merito all’accusa di avere calunniato un ex seminari­sta che lo aveva denunciato per abusi sessuali.

    Una denuncia, quest’ultima, poi archiviata per pre­scrizione. I pre­sunti episodi in­fatti risalivano a 38 ani fa Ieri mat­tina negli uffici della diocesi c’è stato il faccia a fac­cia tra Lupi e don Pietro Pinetto, che gestisce la par­rocchia di Celle dopo aver diretto la parrocchia di Noli e ancor prima il seminario di via Ponzone a Savona. A1termine don Pi­netto ha soltanto voluto ribadire «di aver avuto confer­ma della solidarie­tà e vicinanza del· vescovo». Sulla questione dell’indagine a suo carico per la calunnia nei confronti di Sandro P., il sacerdote cellese si è limitato a dire: «Non mi risulta. Personalmente non ho ricevuto nessun atto o avviso che mi comu­nicasse di essere indagato. E il mio awocato (Marco Altamura) mi ha confermato sino a questa mattina (ieri) di non aver ricevuto nessuna comunicazione dalla Procura».

    Il parroco di Celle, ex direttore del seminario, ha riferito al vescovo che nel pomeriggio di ieri ha chie­sto al suo legale di recarsi in Procu­ra per un colloquio con il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro che conduce le indagini su di lui «e chiedere di questa storia del­la calunnia.

    Nella relazione del vescovo di me­si fa, ripresa a margine dell’incon­tro di ieri in diocesi, è ritornata d’attualità la parte riservata pro­prio a don Pinetto. «Per entrare nel merito delle ultime accuse rivolte à don Pinetto si legge nel testo una prima accusa su comportamenti che risalgono a cinquant’anni fa, poco chiari, non facilmente e uni­vocamente decifrabili, e comun­que davvero di non grande rilevan­za. La successiva lettera poi che lo accusava di presunti fatti che sa­rebbero awenuti quasi cinquan­t’anni fa, contiene molti riferimen­ti a persone, luoghi, ecc. Ciò ha con­sentito una verifica di quanto espo­sto. Fatte tutte le indagini in maniera scrupolosa, nessuno di questi riferimenti ha avuto un ri­scontro positivo, non c’è alcun spunto che possa determinare una colpevolezza. Lupi aveva conclu­so la sua relazione con «voglio ri­confermare la mia fiducia e la par­tecipazione alla sofferenza soprat­tutto a don Pinetto».

    Alberto Parodi Il Secolo XIX Savona

  • Abusi sessuali in seminario, il Vescovo di Savona mente

    Abusi sessuali in seminario, il Vescovo di Savona mente

    Sandro P. “I toni trionfalistici del vescovo mi hanno ferito un’altra volta”

    SAVONA. «Non volevo soldi. Non ho mai chiesto alcuna forma di risar­cimento. Chiedevo, però, che la verità venisse a galla. Per questo, oggi, a fronte delle dichiarazioni trionfali­ste del vescovo e di don Pinetto, pro­vo sconcerto, delusione e un profon­do senso di rabbia che mi lacera e apre una ferita che speravo di avere rimarginato». Sono dure le parole pronunciate da Sandro P., l’ex semi­narista denunciato per diffamazio­ne da don Pietro Pinetto per avere reso pubblica la personale e dram­matica esperienza vissuta nellonta­no 1974, nel Seminario di Savona: toccamenti nelle parti intime che Sandro P., insieme ad altri due com­pagni di seminario, avrebbero con­fermato anche davanti al giudice.

    E il giorno dopo l’annuncio della prescrizione di don Pinetto per il re­ato di abusi sessuali, ma la richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confron­ti per il reato di calunnia, l’ex semi­narista non ha tollerato il comuni­cato stampa, inviato dalla curia, do­ve si celebrava l’innocenza del sa­cerdote, oggi parroco della parrocchia di San Michele a Celle Ligure.

    «Come sia stato possibile travisa­re così le parole della sentenza – ag­giunge Sandro P. – ribaltandone il significato non mi è chiaro. E, so­prattutto, mi fa molto male. Non ho nulla da aggiungere se non una cosa: valuterò con i miei legali le posizioni da assumere a fronte di questo en­nesimo, doloroso, intervento pub­blico della curia e del sacerdote in questione».

    Rabbia, per l’ex seminarista, ma anche tanta amarezza, per una vi­cenda che aveva accettato di riapri­re, dopo tanti anni, con il solo obiet­tivo di far venire alla luce la verità. E, forse,nel cuore, la speranza che il sa­cerdote chiedesse scusa e ammet­tesse le sue responsabilità Le scuse, però, non ci sono state: don Pinetto, infatti, ha solo parlato di fraintendi­menti dei suoi comportamenti. Da qui, la rabbia manifestata, il giorno dopo, dall’uomo che, continua a ri­badire, aveva desiderato con ardore, da ragazzo, di seguire il percorso for­mativo in Seminario, ma si è ritrova­to per strada, con un’esistenza rovi­nata per sempre. «Tutte cose – dice – che mia madre ha ribadito davanti al procuratore Ferro che ha rag­giunto la mia famiglia, in un paesino della Sardegna, la scorsa estate, per ascoltare la loro versione e verifica­re la veridicità dei fatti denunciati. Non è stato facile, per mia madre, riaprire un capitolo così doloroso. Eppure, anche lei è stata disposta a ricostruire il ricordo di qnei giorni pur di vedere trionfare la verità. Ha ricordato quei momenti, in cui nemmeno mio padre mi aveva creduto. E c’erano voluti giorni, mesi prima che la mia famiglie si schierasse ac­canto a me. Non posso tollerare, quindi, che oggi il vescovo celebri in toni trionfalistici l’innocenza del suo sacerdote, quando le stesse pa­role del quadro giudiziario dicono ben altro. Non lo tollero per me né per mia madre che ha sofferto e deve soffrire ancora oggi sentendo certe cose».

    Come intenderà agire, nei prossi­mi giorni, l’ex seminarista, non è an­cora noto. «Valuterò con i miei lega­li», il commento.

    Silvia Campese SECOLO XIX Savona

  • La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote

    La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote

    La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote E’ ormai una consuetudine nella diocesi di Savona. Ogni volta che esce un comunicato stampa, non passano 24 ore che viene smentito.

    Ieri il vescovo diceva “A seguito delle indagini condotte dalla Magistratura non hanno trovato riscontro i fatti denunciati.”

    Peccato che fosse una BUFALA.

    La Procura della Repubblica di Savona ha concluso dopo dieci mesi le indagini che vedevano accusato di molestie il sacerdote Pietro Pinetto, per fatti avvenuti nel Seminario Vescovile di Savona.

    I fatti erano già stati segnalati dalla Rete L’ABUSO, sia alla Procura della Repubblica che al vescovo di Savona nel 2010, ma non erano stati presi in considerazione dalla giustizia, in quanto vi era una sola vittima, peraltro prescritta.

    Dal momento che non vi era apparentemente il rischio di ripercussioni in sede penale, il vescovo di Savona pensò bene di far finta di nulla e non intervenne.

    Ma come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non fa il coperchio, e nel marzo del 2013 spuntò un’altra vittima, anche lei per abusi commessi nel seminario e anche lei accusò il sacerdote, rivolgendosi alla Rete L’ABUSO. Come da procedura fu inviata la documentazione alla Procura e fu invitata la vittima a presentarsi spontaneamente alle autorità e denunciare.La vittima denunciò, ma purtroppo anche gli abusi nei suoi confronti sono prescritti; il fascicolo era apparentemente destinato all’archiviazione.

    Ma c’è un colpo di scena, il sacerdote querelò la vittima che lo ha denunciato, Francesco Zanardi portavoce della Rete L’ABUSO e la giornalista Silvia Campese per diffamazione.

    Grazie a questa denuncia, la Procura fu stata costretta ad indagare. Sono emerse altre testimonianze, comprese le denunce fatte all’allora vescovo di Savona Franco Sibilla, che non intervenne. Al momento è stata ritirata la querela nei confronti della vittima Sandro P. ma la Procura della Repubblica di Savona ha rinviato a giudizio il sacerdote. Stavolta l’accusa sarebbe quella di calunnia nei confronti della vittima.

    Resta invece pendente la posizione del portavoce della Rete L’abuso Francesco Zanardi e della giornalista del Secolo XIX Silvia Campese, entrambi querelati dal sacerdote per diffamazione. Ora resta da capire la posizione della diocesi nei confronti del sacerdote, il quale è stato salvato dalla prescrizione, questo per quello che riguarda la legge civile, per quello che riguarda invece la legge canonica il sacerdote può essere giudicato. In un comunicato stampa diramato dalla Diocesi di Savona lo scorso marzo il vescovo aveva dichiarato che se i fatti si fossero rivelati fondati sarebbe intervenuto con fermezza.

    La notizia aveva fatto il giro d’Italia, la promessa solenne fu fatta durante la festa Patronale di Savona proprio dal vescovo, acclamato persino dalle autorità presenti. Bisogna prendere atto che le dichiarazioni della curia sono parecchio divergenti da quello che invece dice la Procura della Repubblica. E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di una vittima che lo accusava.

    A leggere il comunicato divulgato ieri dalla stessa diocesi, sembrerebbe che le intenzioni del vescovo siano cambiate adesso, malgrado la Procura la pensi diversamente. E sembrerebbe che la diocesi sia disposta a chiudere anche tutti e due gli occhi nei confronti del sacerdote, dando per scontata una innocenza che la Procura smentisce. Per questo chiediamo al vescovo Lupi di essere coerente; inizi un processo canonico a carico di don Pietro Pinetto.

  • SAVONA: Il Vescovo Lupi dice che “Dopo indagini Magistratura, nessun riscontro accuse a don Pietro Pinetto”

    SAVONA: Il Vescovo Lupi dice che “Dopo indagini Magistratura, nessun riscontro accuse a don Pietro Pinetto”

    La diocesi ha scelto di divulgare lo scambio epistolare tra il prete ed il Vescovo.

    Lo scorso marzo la diocesi di Savona-Noli era stata investita da un grosso scandalo: don Pietro Pinetto, parroco di Celle, sarebbe infatti stato accusato di pedofilia. La notizia aveva avuto un grande risalto sulla stampa: a seguito state condotte indagini sia da parte della difesa che della Magistratura a seguito delle quali non hanno trovato riscontro i fatti denunciati.

    Coerentemente con la ferma volontà di totale chiarezza ribadita in più occasioni, e in particolare nell’Omelia della festa Patronale del 18 marzo scorso, il vescovo Vittorio Lupi ritiene opportuno portare a conoscenza della comunità diocesana e della cittadinanza questa notizia che, di fatto, pone fine alla vicenda e restituisce la dignità a un sacerdote. Il sacerdote ha scritto una lettera al Vescovo e da lui ha ricevuto una risposta.

    Come già affermato, il Vescovo rinnova la propria totale disponibilità ad accogliere ogni tipo di segnalazione che riguardi eventuali comportamenti inappropriati in ambito ecclesiale, ma la diocesi respingerà con forza la pratica di processi sommari e mediatici e le accuse strumentalmente diffamatorie, operando per il corretto accertamento dei fatti e, se del caso, tutelando gli interessati nelle sedi appropriate.

    Di seguito riportiamo entrambi gli interventi:

    Lettera di don Pietro Pinetto, inviata al Vescovo   
    “Caro Vescovo,  
    dopo tanti mesi di angoscia e tormento personale dovuto alla diffusione di notizie di stampa che mi vedevano accusato e descritto come un mostro, finalmente ho ritrovato un po’ di serenità e trovo giusto condividere questo mio stato d’animo.  
    A seguito di quelle notizie ho fatto svolgere accurate indagini sugli episodi, assai risalenti nel tempo, dei quali venivo accusato; sulla base dei risultati ottenuti mi sono determinato a querelare coloro che le avevano diffuse. La Magistratura ha ritenuto di svolgere, a sua volta, indagini a riscontro delle mie affermazioni e, alla fine, ho avuto modo di confrontarmi personalmente con chi mi aveva accusato.  
    Da questo confronto è emerso che le cose, in effetti, non erano andate come inizialmente era stato affermato contro di me e che, in particolare, taluni episodi erano stati del tutto travisati.  
    Ritengo di poter serenamente convivere con la mia coscienza, come ho fatto finora, sapendo di non aver assolutamente commesso gli abusi dei quali ero stato accusato e ben potendo veder riconosciuta da tutti – proprio in ragione delle ritrattazioni del mio accusatore – la mia innocenza; peraltro sono consapevole, ancor di più di prima, di quanto sia necessario perdonare e ricevere perdono.  
    Qualcuno, forse – e per ragioni imperscrutabili – vorrà continuare in operazioni strumentali di scandalo e di conflitto violento, non pago delle profonde e personali conclusioni a cui sono pervenute (con fatica, ma costruttivamente) le parti in causa: me ne farò una ragione, convinto – come sono – di aver personalmente agito secondo coscienza e in modo conforme alla mia realtà sacerdotale; costoro faranno i conti con la propria di coscienza e, se del caso, si assumeranno la responsabilità del loro malevolo comportamento.  
    Voglio concludere ringraziando quanti mi sono stati vicino e, in particolare, quanti hanno consentito un positivo epilogo di questa vicenda, capaci di farci mettere in discussione e di accettare di comprendere le ragioni dell’uno verso l’altro.   

    Don Pietro Pinetto”

             
    Lettera del vescovo Vittorio Lupi a don Pietro Pinetto   
    Carissimo Don Pietro,      

    ho ricevuto la tua lettera in cui esprimi il sollievo per la felice conclusione della vicenda che, tuo malgrado, ti ha visto coinvolto. Sono stati mesi di sofferenza per tutti, ma alla fine fa piacere constatare che la verità viene a galla ed in termini assai distanti da quelli che erano stati originariamente prospettati.  
    Come sai, ho voluto anch’io appurare le eventuali responsabilità senza nemmeno avere la presunzione della tua innocenza: dalle indagini da me fatte svolgere e seguite da vicino ho potuto rilevare l’infondatezza delle accuse che ti venivano rivolte.   
    Nella mia convinzione, e nella mia certezza che man mano si faceva strada circa la tua innocenza, ero confortato dalle tantissime testimonianze dei tuoi parrocchiani, dei tuoi giovani e di tanti scout che ti conoscono bene e che mi hanno espresso nei tuoi confronti stima e apprezzamento e si sono dichiarati assolutamente determinati nel non dare nessun credito alle accuse che ti venivano mosse. Particolarmente significativa è stata l’adesione degli ex seminaristi che hanno voluto incontrarti per manifestarti la loro stima e il loro affetto. Sono la conferma del tuo positivo operare come educatore del Seminario.  
    Peraltro ho molto apprezzato che il tuo approccio alla vicenda non si sia limitato ad un arroccarsi su certezze e contrapposizioni: il tuo atteggiamento di comprensione verso le ragioni dell’altro e la riconciliazione che ne è conseguita mi paiono significative di uno stile che dovrebbe sempre informare il modo di procedere di questa nostra Chiesa.  
    Non mi resta che ringraziare il Signore per questa felice circostanza che vede da una parte restituita la dignità e l’onorabilità a un sacerdote ingiustamente e pubblicamente accusato e dall’altra, una personale presa di coscienza di situazioni di disagio e sofferenza. E’ questa presa di coscienza che ci fa capaci di ricondurre gli eventi nel loro giusto alveo di situazioni personali e non di messa sotto accusa di tutta la linea formativa del seminario quasi fosse una patologia di sistema, come affermato in maniera aberrante da alcuni.  
    Hai potuto, e noi con te, sperimentare la beatitudine di Gesù per coloro che sono ingiustamente insultati e accusati. Ti ricordo con affetto, prego per te e ti invio la mia benedizione.  

    Savona, 12 dicembre 2013  

     r.g

  • L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

    L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

    Dall’indagine a “Tutto campo”, all’assoluzione per acclamazione.

    Una scena già vista molte volte nel triste teatrino della Diocesi di Savona. Accadde lo stesso con Barbacini nel 2004, difeso a spada tratta da tutti malgrado fosse stato sorpreso in flagranza di reato. Accadde con Giraudo: anche in quel caso, malgrado la quantità di documenti in loro possesso da anni, la Curia negò fino alla sentenza e malgrado quella, ancora oggi minimizza. Adesso la storia si ripete con Pietro Pinetto, denunciato ufficialmente nel 2010 al Vescovo e alla magistratura da Rete L’ABUSO, alla quale alcune delle vittime si erano rivolte al fine di portare la loro testimonianza e intervenire, senza troppi clamori mediatici e dietro la tutela dell’associazione.
    All’incontro alla libreria UBIK rifiutammo pubblicamente le scuse rivolte alle vittime dal Vescovo Lupi durante la festa patronale in quanto quelle stesse scuse erano l’ennesima bugia, l’ennesima operazione di facciata “per preservare l’immagine della Chiesa”, una nuova e triste dimostrazione che nelle omertose stanze della Diocesi nulla voleva o poteva cambiare, nella sola speranza che i giornali non ne parlassero troppo. L’opposto di quello che da anni denunciamo alla Curia savonese, chiedendo trasparenza e “basta omertà!”
    Oggi queste vittime si stanno esponendo in prima persona per denunciare pubblicamente, ma soprattutto per smentire la linea palesemente disonesta della Diocesi savonese che in questi ultimi anni non si è risparmiata proprio nulla in materia di garantismo nei confronti dei pedofili, senza avere però mai alcun riguardo per le potenziali vittime, senza soprattutto alcuna compassione e onestà nei confronti di chi vittima la è stata. Su Pietro Pinetto ci sono le denunce di vittime prescritte dalla legge civile, ma dobbiamo ricordare come ha sottolineato la Diocesi nel suo comunicato stampa, che per il Codice Canonico questi crimini non hanno prescrizione.
    E’ triste constatare come anche in questo caso si tenda a minimizzare in modo sistematico il grave profilo che emerge dai dati certi e molto recenti, attirando l’attenzione su un caso dove non si hanno sentenze della magistratura. Si promette rigore ma in realtà, come abbiamo denunciato pochi giorni fa, non viene intrapresa alcuna azione malgrado le testimonianze, facendo finta che le vittime di Giraudo (ben 5 quelle uscite allo scoperto nella trasmissione Le Iene) non esistano più. Si fa finta di non ricordare che sempre in questa Diocesi esiste anche la condanna di Giorgio Barbacini. Non si vuole ammettere che esiste un problema in questa Diocesi, un problema grave che colpisce il corpo e l’anima di bambini indifesi, e che siamo noi adulti, civilmente e con onestà, a doverlo affrontare e risolvere. Quello che sta accadendo per l’ennesima volta diventa un pericolo a livello sociale, i savonesi coinvolti non sono così pochi e in questo momento stanno anche reagendo, perché non vedono nulla di serio all’orizzonte tranne tante promesse, le stesse che hanno permesso fino a ieri che i sacerdoti pedofili savonesi continuassero ad agire indisturbati e che i Vescovi potessero omettere le proprie responsabilità e  venir meno ai propri doveri morali, rispondendo “non ci siamo mai accorti”.
    Vale il principio giuridico “non potevano non sapere”.
    Noi vittime non abbiamo mai avanzato alla Curia richieste di risarcimenti, ma solo la richiesta di allontanare quei sacerdoti di cui sono state accertate le tendenze pedofile dalle potenziali vittime, e per fare in modo che questo accadesse abbiamo portato la nostra personale testimonianza al Vescovo, il quale però ha scelto di non intervenire e in alcuni casi addirittura di prendersela con le vittime.
    Ci siamo sempre battuti in modo civile e non violento e questo continueremo a fare. Chiediamo ai cittadini e ai mezzi di informazione, i quali ci sono testimoni delle promesse fatte dal Vescovo lo scorso 18 marzo e  mai mantenute, a non sottovalutare (come sembrerebbe stia accadendo) quello che testimonia il recente passato, a dare voce a questa campagna di civiltà e giustizia, la quale chiede soltanto di impedire  che ci siano altre vittime.
    Il portavoce di Rete L’ABUSO
    Francesco Zanardi
  • Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?

    Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?

     Abbiamo verificato, sulla  base di alcune segnalazioni, che Don Pietro Pinetto, sta continuando ad occupare il suo posto presso la Parrocchia di Celle Ligure, San Michele. Anzi, lo abbiamo visto e ripreso mentre officiava la Santa messa e somministrava la Santa Comunione ai fedeli presenti.
    Quindi in barba a tutte le strombazzate mediatiche della Diocesi e del suo Vescovo, nonostante le denunce di numerosi ex seminaristi che hanno chiaramente dichiarato le molestie, reiterate e insistenti, di questo Sacerdote, nonostante la annunciata decisione del Vescovo di iniziare un processo canonico a Carico del soggetto, abbiamo avuto la riprova chiara e lampante che Don Pietro Pinetto è ancora al suo posto, indifferente ad ogni denuncia delle sue vittime e soprattutto alle promesse del Vescovo.

    Ora ci sorge spontanea una domanda: quello che ha affermato il Vescovo a proposito del procedimento canonico aperto nei confronti di Don Pinetto è una realtà oppure siamo sempre nel campo delle nebulose chimere di cui la Diocesi di Savona e Noli è  esperta propagatrice ? Inoltre tenere in attività un Sacerdote, oggetto di possibili denunce varie, giudiziarie e morali per reati connessi a molestie, e quindi tenerlo a contatto con ragazzini, con tutti i rischi che conosciamo, non potrebbe essere un pericolo di elevata portata?
    Visto che per la Giustizia Canonica i fatti che sono stati addebitati a Don Pinetto, non sono caduti in prescrizione, perché la Diocesi non provvedere a sospendere almeno dalla somministrazione dei Sacramenti questo soggetto. Notiamo una enorme difformità di atteggiamento della Diocesi che in un altra occasione, non esitò a sospendere con grande celerità Don Carlo Rebagliati, nonostante le accuse mosse a Don Carlo fossero molto meno gravi.
    Al recente incontro pubblico avvenuto presso la Ubik il 20 marzo u.s. le vittime avevano chiesto seri provvedimenti per verificare, almeno in questa occasione, la buona volontà del Vescovo e prendere atto dei fatti della sincerità delle sue intenzioni, prima di perdonarlo.
    Da questo comprendiamo che le scusa fatte alle vittime il 18 marzo al Santuario non erano rivolte a loro, ma al contrario erano solo ed unicamente un gesto ipocrita  del tutto dovuto e solo  di facciata.
    Inoltre sappiamo che nei giorni scorsi il Vescovo ha incontrato una vittima, alla quale ha comunicato che era la prima vittima a segnalare le molestie del Sacerdote, mentre come si apprende dal video allegato, c’erano già state delle segnalazioni nel 2010, ben tre anni fa.