Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi in ambito religioso, crescono le richieste d’aiuto

    Abusi in ambito religioso, crescono le richieste d’aiuto

    Sale il numero delle vittime di abusi in ambito religioso che si sono rivolte al Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA), il gruppo che è nato un anno fa in Ticino, per fornire prima di tutto ascolto e un supporto indipendente, dopo il (duro) rapporto pubblicato dall’Università di Zurigo sulla vicenda degli abusi sessuali in ambito ecclesiastico in Svizzera.

    Nei giorni scorsi il GAVA si è riunito in assemblea, ha ampliato il suo comitato e nominato due nuovi co-presidenti: Gianantonio Romano e Patrizia Cattaneo Beretta. SEIDISERA della RSI ha intervistato proprio Patrizia Cattaneo Beretta per capire le strategie dell’associazione.

    “Altre persone ci hanno contattato e questo è particolarmente importante, perché l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime sono il cuore della mission di GAVA. Siamo giunti a una decina di vittime che il team d’ascolto ha sentito. Per alcune vittime c’è stata la necessità di essere ascoltate più volte. Altre persone hanno voluto parlare con la nostra testimone, anche lei persona vittima e membro di GAVA, Raffaella Raschetti”.

    Il “sopravvissuto”: Patrizia Cattaneo Beretta spiega che è questo il termine che si usa. “È una persona che sa di cosa parla, che ha avuto un’esperienza d’abuso, che condivide e ascolta con empatia ciò che un’altra persona ha da raccontargli”.

    “Un’altra persona che ci ha contattato ha chiesto di incontrare il vescovo Alain De Raemy – continua Patrizia Cattaneo Beretta – e anche questo è stato un momento molto, molto forte. Una vittima che si è palesata dopo luglio ha sollecitato la creazione di un gruppo di auto-aiuto. E sono state pure rivolte a noi richieste di appoggio da parte di vittime in Italia. Non si sono sentite né accolte né ascoltate e si sono rivolte a GAVA”.

    L’improvvisazione non può trovare spazio in una situazione del genere. “I nostri amici, che hanno ascoltato nel primo anno, sono professionisti – sottolinea Patrizia Cattaneo Beretta – ma occorre allenarsi a una capacità di ascolto empatica, accogliente e non giudicante. Per questo GAVA ha proposto ai suoi membri un intero percorso formativo. GAVA nasce per colmare una lacuna che esisteva in Ticino. Siamo infatti una realtà che non ha legami né con la Chiesa né con gli apparati statali, ma al nostro interno abbiamo delle vittime (e non solo), che ascoltano altre vittime”.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Abusi-in-ambito-religioso-crescono-le-richieste-d%E2%80%99aiuto–3247064.html

  • Tutela Minori, la Diocesi di Trento presenta il Rapporto sull’attività del Servizio: raccolte 3 segnalazioni

    Tutela Minori, la Diocesi di Trento presenta il Rapporto sull’attività del Servizio: raccolte 3 segnalazioni

    Trento – Il Servizio Tutela Minori della Diocesi di Trento, istituito ufficialmente il 2 aprile 2019, rende pubblico il Rapporto sull’attività condotta negli ultimi venti mesi (aprile 2020 – dicembre 2021). Mesi complessi, segnati dal prorompere dell’emergenza sanitaria, ma nel corso dei quali il Servizio Diocesano ha proseguito il proprio impegno, con un duplice mandato.

    I Referenti del Servizio don Stefano Zeni e don Tiziano Telch, insieme alla Responsabile del Centro di Ascolto, la psicologa Barbara Facinelli e al Tavolo degli Esperti (composto da tredici membri con professionalità afferenti agli ambiti psico-socio-pedagogico, medico e legale) hanno operato innanzitutto sul terreno della prevenzione. A questo proposito è stato organizzato un incontro formativo rivolto ai responsabili delle attività degli oratori parrocchiali, per favorire la cultura diffusa dell’importanza di uno stile relazionale consapevole quale mezzo per la prevenzione, ponendo la massima attenzione ai minori e al loro benessere.

    Un secondo mandato del Servizio è legato alla raccolta di segnalazioni – attraverso il Centro di Ascolto – da parte di coloro che, in ambito ecclesiale, dovessero aver subito un abuso, comprendendo con questo termine qualsiasi forma: sessuale, fisico, psicologico, di coscienza, morale.

    Il Centro di Ascolto ha raccolto, nel periodo indicato, tre segnalazioni di presunti abusi. In due di queste sarebbero stati interessati dei religiosi, nella terza un sacerdote della Diocesi di Trento. I primi due casi sono stati trasmessi al competente Superiore dell’Ordine religioso di appartenenza, per la relativa presa in carico. Circa il sacerdote diocesano, pur trattandosi di fatti lontani nel tempo, l’Ordinario diocesano ha prontamente provveduto agli approfondimenti del caso, secondo quanto previsto dalle norme canoniche.

    Ciascuna delle situazioni pervenute al Centro di Ascolto è stata dunque presa in carico e sono stati valutati gli specifici bisogni e le tipologie di servizi che potessero al meglio rispondere alle necessità delle persone coinvolte.

    Accanto a queste segnalazioni, un’altra persona si è rivolta al Centro d’Ascolto chiedendo un sostegno psicologico di altra natura: la persona è stata indirizzata e accompagnata attraverso servizi che potessero rispondere adeguatamente alla sua richiesta di appoggio.

    Il Tavolo degli Esperti è sempre stato a disposizione della Responsabile del Centro di Ascolto per offrirle, in caso di necessità, un supporto professionale e competente. I membri del Tavolo hanno focalizzato la loro attenzione e le loro energie sullo studio delle nuove linee guida CEI e sulla preparazione di percorsi formativi di ambito da poter proporre alle parrocchie (in particolare negli oratori) per affrontare al meglio il tema dell’abuso, dei confini e del rispetto della persona; la proposta formativa è stata pensata tenendo assieme aspetti sociali, pedagogici, psicologici e legali.

    La responsabile del Centro di Ascolto ha partecipato alle riunioni del gruppo di lavoro del Servizio Regionale Tutela Minori del Triveneto, una serie di appuntamenti che rappresentano un’importante occasione di confronto costante e qualificato con quanti si occupano di queste tematiche.

    Tutela Minori, la Diocesi di Trento presenta il Rapporto sull’attività del Servizio: raccolte 3 segnalazioni

  • Il primo round va alla Chiesa Nessun danno per pedofilia

    Il primo round va alla Chiesa Nessun danno per pedofilia

    Zanardi: “faremo appello” intanto prepara la sua battaglia, un altro magistrato ha disposto la perizia

    Il primo atto va alla Chiesa. Il giudice civile Luigi Acquarone ha infatti rigettato l’istanza avanzata da una presunta vittima dell’ex prete Nello Giraudo per una richiesta danni di 602 mila euro alla diocesi di Savona e allo stesso ex prete.

    Vicenda prescritta, secondo il giudice che ha preso una strada differente rispetto a quella del collega Stefano Poggio chiamato ad esaminare una pratica simile avanzata dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    A dire il vero all’inizio erano cinque le presunte vittime che volevano chiedere i danni alla Chiesa, ma tre hanno preferito attendere di vedere come sarebbero evolute le altre cause.
    Luigi Acquarone avrebbe infatti ritenuto intervenuta la prescrizione di cinque anni dal momento in cui la presunta vittima di violenza avrebbe avuto contezza delle conseguenze degli abusi.

    Ed è questa la divergenza tra i due magistrati. Anche Zanardi sarebbe stato vittima di abusi da parte di Nello Giraudo ed avrebbe presentato il conto alla Chiesa. Per questo secondo caso però il giudice ha disposto una perizia ad un consulente tecnico che possa chiarire l’esatto momento in cui la vittima si è resa conto dell’accaduto.

    “Non ho ancora parlato con il mio cliente ma presenteremo sicuramente appello” sottolinea Francesca Rosso difensore della vittima. “Appello sicuro” tuona Zanardi della Rete l’Abuso. “Denunci il danno quando prendi convinzione con i fatti” aggiunge Francesco Zanardi.

    E due sono i passaggi chiave della vicenda che in un caso ha avuto conclusione: la denuncia del fatto (avvenuta nel 2010 a fronte del presunto abuso consumato nel 1994) e la richiesta di messa in mora da parte della Rete L’Abuso avvenuta nel 2014. “Un atto che avrebbe interrotto la prescrizione – spiega l’avvocato Rosso – Ci sono pronunce di nuova cassazione che ci darebbero ragione e una perizia del dottor Panza nel 2015 avrebbe ribadito i disagi subiti dal mio cliente. Che ora lavori ed abbia intrapreso una vita normale non è certo dirimente”.

    Ovviamente soddisfatti in Diocesi. “Nessuno brinda o festeggia – ammette l’avvocato della Chiesa, Simone Mariani – Però noi abbiamo negato ogni responsabilità e tanto meno c’è stata prova dei fatti. Il giudice ha accolto il tema della prescrizione da noi proposto. Sono stati riscontrati più elementi che hanno portato a considerare prescritto il diritto dell’attore”.

    Tra le parti in causa ci sono anche le parrocchie di Spotorno e Calice (dove si sarebbero consumati gli abusi) e se quest’ultima è uscita, Spotorno deve attendere la conclusione della causa intentata da Zanardi.

    Giovanni Ciolina, IL SECOLO XIX Savona 17-11-20

  • SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    Da una parte Zanardi (Rete l’Abuso) e dall’altra una parrocchia e l’ex prete Giraudo
    Prima udienza: le presunte vittime puntano al risarcimento per danni biologici

    Silvia Campese / SAVONA
    Entra nel vivo il processo civile, primo in Italia, dove una presunta vittima di pedofilia cita in giudizio la Chiesa cattolica avanzando una richiesta di risarcimento economico, in assenza di una condanna penale. Si è svolta ieri, nel Tribunale di Savona, la prima udienza che vede, da una parte, Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, presunta vittima di violenze, e dall’altra la Diocesi di Savona, il rappresentante legale della parrocchia di Spotorno, dove al tempo si sarebbero svolti i fatti, e l’ex sacerdote Nello Giraudo, condannato per pedofilia, ma non per il caso specifico di Zanardi.

    Il giudice Stefano Poggio del Tribunale di Savona ha nominato, ieri, il ctu, il consulente tecnico d’ufficio: sarà il dottor Pietro Filiberti di Genova che nella prossima udienza, fissata per il 21 ottobre, sarà chiamato a prestare giuramento accogliendo l’incarico.

    A quel punto, si proceder‡ con la perizia: il tecnico dovrà pronunciarsi dal punto di vista medico, chiarendo se esistano, come sostenuto dal consulente di parte, i danni biologici protratti nel tempo, che hanno segnato in modo profondo la qualità di vita della presunta vittima.

    Il ctp (consulente di parte), nelle tre memorie che sono state depositate in Tribunale, ha individuato un danno biologico che, in base a tabelle tecnico-scientifiche di riferimento, contempla un danno psicologico e legato alla qualità di vita del soggetto, a seguito dei fatti, pari al 75 per cento della scala di gravità: da qui la richiesta di un indennizzo economico di circa 900 mila euro.

    Tesi, questa, contestata dagli avvocati Simone Mariani, che difende la Diocesi di Savona-Noli, da Marco
    Montalbani, in difesa della Parrocchia di Spotorno e da Marco Russo in difesa di Nello Giraudo.

    ´Respingiamo ogni addebito di responsabilità, il commento dell’avvocato Mariani, che non ha voluto
    fornire ulteriori dettagli della linea difensiva.

    Il processo, in base agli esiti, potrebbe costituire un precedente storico fondamentale per lItalia. Se si giungesse all’individuazione di un risarcimento per il danno biologico le richieste potrebbero essere estese ad altri casi raggiungendo cifre esorbitanti proprio come già avvenuto in alcune realtà degli Stati Uniti.

    ´Siamo partiti da Savona o spiega Francesco Zanardi poichè i casi di pedofilia ormai noti, che coinvolgono un alto numero di vittime (molti dei quali prescritti), sono stati oggetto di una ricca documentazione sottoposta agli addetti del Vaticano.

    Di don Giraudo, ad esempio, si parla in un carteggio tra i vescovi savonesi e l’allora Prefetto della Congregazione, il cardinale Ratzinger, e dei suoi successori, monsignor Scicluna e Ladaria. Sino a oggi, le azioni intraprese sono state sempre rivolte al Vaticano che avrebbe dovuto aprire di sua iniziativa il processo.

    La nuova via Ë, invece, quella di intentare la causa verso le singole diocesi.

    Silvia Campese / SAVONA – IL SECOLO XIX

  • Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    di Franca Giansoldati

    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale il prete pedofilo 72enne che era stato condannato dal Tribunale civile di Prato per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto che Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, in Lazio, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommaia, in provincia di Firenze,  è stato giudicato e punito anche dal tribunale ecclesiastico. Un provvedimento canonico arrivato (ancora una volta) solo dopo che l’abuso era stato denunciato grazie al lavoro di magistrati e carabinieri.

    Il tribunale di Prato l’anno scorso aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione don Paolo Glaentzer, accusato di violenza sessuale su una bambina. La sentenza al termine del giudizio, con rito abbreviato, si era svolta davanti al gup di Prato che aveva stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

    Glaentzer era stato arrestato nel 2018 dopo che era stato sorpreso in auto con la piccola. Il parroco era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il parroco aveva rischiato anche il linciaggio che era stato evitato solo grazie all’intervento dei carabinieri.

    La sentenza civile prevede tra le pene accessorie il divieto di insegnare a minori e quello di avvicinarsi a luoghi di aggregazione giovanili.

    Durante il procedimento il prelato, per il quale la difesa aveva chiesto la richiesta di una perizia psichiatrica per verificare un’eventuale incapacità di intendere e volere, si era difeso dicendo che i suoi erano solo dei gesti d”affetto e che non credeva che la bimba fosse così piccola. Durante il procedimento è emerso che non era la prima volta che si appartava con la piccola, figlia di una famiglia con forti difficoltà.

    La parrocchia dove prestava servizio Glaentzer fa parte della diocesi di Firenze, che si era costituita parte civile nel processo. Resta da capire se la Chiesa in passato aveva avuto segnalazioni sul comportamento di questo ex parroco e perchè qeusto sacerdote era stato spostato da una diocesi all’altra, visto che era stato incardinato a Sabina Poggio Mirteto.

    In passato era prassi frequente trasferire il parroco pedofilo da una parrocchia all’altra, da una diocesi all’altra.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_abusi_prato_papa_francesco_rimuove-5042364.html

  • Il Papa dimette dal clero il prete pedofilo

    Il Papa dimette dal clero il prete pedofilo

    ROMA — Papa Francesco ha deciso: lascia la tonaca Paolo Glaentzer, sacerdote della diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto e amministratore della parrocchia di San Rufignano a Sommario, condannato nel marzo 2019 a quattro anni e quattro mesi di carcere dal tribunale fiorentino per gli abusi sessuali commessi su una bambina di undici anni (vedi qui sotto gli articoli collegati).

    Ad annunciare la decisione del Papa di imporre a Glaentzer “la dimissione dallo stato clericale” è stata la Congregazione per la Dottrina della Fede e la Diocesi di Firenze ha diffuso la notizia.

    https://www.toscanamedianews.it/roma-il-papa-dimette-il-parroco-pedofilo.htm

  • Presunti abusi di don Nello Giraudo, via al procedimento civile

    Presunti abusi di don Nello Giraudo, via al procedimento civile

    Questa mattina le prime due udienze in Tribunale a Savona

  • Prima udienza civile – vittime contro don Giraudo e diocesi di Savona

    Prima udienza civile – vittime contro don Giraudo e diocesi di Savona

    Sono iniziate questa mattina presso il Tribunale di Savona le prime due udienze che vedono complessivamente cinque vittime del sacerdote Nello Giraudo citare in giudizio oltre al sacerdote, anche la diocesi di Savona.

    Un percorso travagliato nel quale le vittime dovranno ripercorrere quel doloroso passato che oggi lo stesso sacerdote e la diocesi savonese negano, o quanto meno mettono in dubbio.

    Eppure oltre alle vittime, le carte acquisite dalla Procura di Savona durante il processo penale, che portò il Giraudo a patteggiare 1 anno e 6 mesi per gli abusi commessi sull’unica vittima non prescritta penalmente, parlano chiaro e raccontano la storia e la gestione criminale del caso, da parte non solo della diocesi savonese, ma anche dell’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, poi eletto papa Benedetto XVI.

    A mettere nero su bianco le violenze del sacerdote non furono le vittime, ma la stessa diocesi, che ora nega di aver saputo.

    Sarà proprio il vicario generale della diocesi di Savona, don Andrea Giusto che il 22 agosto del 2003, accrescerà il fascicolo personale di Giraudo, custodito nell’archivio personale del vescovo dichiarando che Giraudo, verso la fine del 1980 (primo incarico dopo aver preso i voti) fu nominato “viceparroco a Valleggia (SV) si è verificato il primo serio inconveniente: insegnante di religione nelle statali, è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei confronti del suo bambino”. “Il fatto allarmante ha spinto il vescovo – sentito il parroco che già aveva notato atteggiamenti equivoci nel giovane sacerdote – ad allontanarlo immediatamente sia dalla scuola che dalla parrocchia”.

    Fu spostato a Spotorno, in una parrocchia molto più grande e con molti più minori, dove fece altre vittime.

    Il 5 novembre del 1989 è lo stesso vescovo di Savona (Giulio Sanguineti) a correre ai ripari mandando don Giraudo presso un istituto milanese, nell’ignorante intento di poter “guarire” quella che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità, per la scienza medica non curabile.

    Poco dopo, nei primi anni 90, il nuovo vescovo di Savona Dante Lafranconi, permise al Giraudo, divenuto nel frattempo parroco di Orco Fegliono (Finale Ligure SV), di aprire una casa famiglia. L’esperimento non riuscì neppure in questo caso.

    Circa 10 anni dopo, nel 2002, il nuovo vescovo di Savona, questa volta il cardinale Domenico Calcagno, secondo quanto annotato nel fascicolo della diocesi sempre dal vicario generale don Andrea Giusto “riceve le confidenze allarmate di un’assistente sociale che gli comunica che vari comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla comunità. Anche i responsabili della Caritas mettono in guardia mons. Calcagno”. Solo nella primavera del 2003 Calcagno decide di far chiudere al Giraudo la comunità.

    La macabra nota del vicario Andrea Giusto su don Giraudo si conclude “attualmente (estate 2003) la situazione è la seguente; nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso; don Nello ha chiuso la comunità e lasciato la parrocchia; è affidato a un confratello di cui accetta l’aiuto e il controllo; si è impegnato ad incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare equilibrio”.

    In tutto il documento non esiste una sola nota di preoccupazione per le vittime del Giraudo (sic), ma solo per la sofferenza dello stesso.

    L’8 settembre del 2003 il cardinale Calcagno scrive al Joseph Ratzinger informandolo della situazione e ribadendo la volontà del sacerdote di proseguire nel suo impegno pastorale. Ratzinger non prese alcun provvedimento.

    Nell’estate del 2005, durante un campo scout, don Giraudo abuserà di un 15enne. Nel 2012 patteggia la condanna per quel solo abuso.

    Don Giraudo, sotto richiesta del vescovo Vittorio Lupi – che rifiutò di celebrare il processo canonico, probabilmente per non accrescere le gravi responsabilità della diocesi – chiederà la dispensa dallo stato clericale soltanto il 27 marzo del 2010, quando oramai la procura di Savona aveva già avviato le indagini.

    Verità che ancora oggi la chiesa savonese nega, dimostrando la disonesta continuità di gestione e l’inaffidabilità delle stesse gerarchie che malgrado gli anni e gli appelli del papa, riconfermano patologicamente una grande disonestà morale ed intellettuale, non chè l’irresponsabilità nei confronti delle vittime – passate e future – oggi affidata all’ennesimo vescovo, Caloggero Marino.

    Le rispettive due prossime udienze, sono state rinviate la prima al 27 marzo di fronte al giudice Stefano Poggio, la seconda il  il 28 febbraio davanti al giudice Luigi Acquarone.

    Redazione Web

     

  • Abusi, dai vescovi messicani nuove linee guida: “Mai più coperture”

    Abusi, dai vescovi messicani nuove linee guida: “Mai più coperture”

    Un piano di lavoro elaborato dopo il summit in Vaticano: priorità alle vittime

    Diagnosi, prevenzione, giustizia e risposta, appoggio alle vittime, promuovere il rispetto per la legge. Sono le cinque parti nelle quali si suddividono le linee d’azione per la protezione dei minori, elaborate dalla Conferenza episcopale messicana (Cem) in seguito all’incontro tenutosi di recente in Vaticano, e presentate ieri in una conferenza stampa nella sede della Conferenza dal presidente, Rogelio Cabrera López, e dal segretario generale, Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, rispettivamente arcivescovo e vescovo ausiliare di Monterrey.

    Per ciascuno di questi cinque punti – riferisce l’agenzia Sir – il piano di lavoro prevede azioni concrete, a partire dalla necessità di «quantificare e rendere trasparente il problema dell’abuso sessuale infantile da parte di sacerdoti e operatori pastorali in Messico».

    Il documento sottolinea la necessità della selezione e della formazione permanente dei sacerdoti. E annuncia che la Conferenza episcopale, in virtù dell’elevazione a rango normativo delle linee guida degli episcopati, decisa nel summit in Vaticano, provvederà a un continuo monitoraggio, supervisione e verifica delle attività delle singole diocesi, alle quali è chiesto di dotarsi di commissioni diocesane. Si parla, inoltre, di diffondere processi di certificazione di sacerdoti, operatori pastorali e ambienti ecclesiali, precisi protocolli, regole chiare su trasferimenti da una diocesi all’altra o da una congregazione a un’altra di seminaristi e sacerdoti.

    «Nessun abuso dovrà essere coperto», insistono i vescovi messicani, che chiedono «un cambio di paradigma: l’attenzione iniziale e privilegiata alle vittime». Il documento chiede anche, però, di «prestare attenzione al clima socio-ecclesiale dei sacerdoti, in modo che non si viva nel panico, ma nella sicurezza, potendo così compiere adeguatamente e pienamente la propria vocazione».

    Infine, la Conferenza episcopale specifica di aver chiesto a un gruppo di laici indipendenti e competenti di «rivedere ogni informazione disponibile» riguardo a casi di abuso su minori.

  • Casapesenna. Don Michele Barone in carcere: ancora tanti perché

    Casapesenna. Don Michele Barone in carcere: ancora tanti perché

    Ancora tanti punti interrogativi sulla vicenda di don Michele Barone, il sacerdote del Tempio di Casapesenna arrestato con l’accusa di aver esorcizzato una tredicenne con abusi, maltrattamenti e violenza sessuale. I perché riguardano soprattutto l’origine degli episodi che si sono verificati in carcere fin dai primi momenti del suo ingresso presso il carcere di Vallo della Lucania. Struttura nella quale è stato trasferito dalla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove fu condotto al momento del suo suo arresto avvenuto il 23 febbraio di quest’anno. Il sacerdote sarebbe stato minacciato dagli altri detenuti secondo il “codice d’onore” dei carcerati che mira a punire i pedofili e i violentatori.

    A comunicarlo alla stampa con una nota è stato Vincenzo Barone padre del sacerdote. Ecco cosa racconta: “Il primo episodio strano che si è verificato consiste in minacce di morte che il sacerdote ha subito, da altri detenuti, successivamente trasferiti presso altre strutture. Il secondo riguarda altre minacce che lo stesso Don Michele avrebbe ricevuto da altri detenuti e fermate in tempo grazie all’ausilio delle telecamere e al tempestivo intervento della direttrice del carcere di Poggioreale che stava sostituendo la direttrice del carcere di Vallo della Lucania.

    Il sacerdote è stato isolato per evitare altri comportamenti dannosi nei suoi confronti. I detenuti responsabili dei fatti si sono giustificati dicendo che era stato Don Michele a mettere in atto le minacce nei loro confronti ma i video delle telecamere di sorveglianza hanno smentito questa tesi. I dubbi relativi alla vicenda riguardano anche le ragioni che fino ad ora hanno impedito al sacerdote di ottenere i domiciliari, anche alla luce della chiusura delle indagini all’incidente probatorio che invece sono stati concessi agli altri soggetti coinvolti nella vicenda. Perché venga fatta maggiore chiarezza sul caso, non resta che attendere la fase del dibattimento, durante la quale verranno portate prove dai difensori, così come gli stessi hanno fatto sapere, di una certa rilevanza, consistenti anche in registrazioni audio o video che dovrebbero testimoniare l’estraneità del sacerdote rispetto ai fatti di cui è stato accusato”.

    Anzia Cardillo

    http://www.larampa.it/2018/08/31/casapesenna-don-michele-barone-in-carcere-ancora-tanti-perche/