Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il parroco sorpreso in auto con una bambina di 10 anni fa parte della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto, ora è agli arresti per violenza sessuale aggravata

    Il parroco sorpreso in auto con una bambina di 10 anni fa parte della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto, ora è agli arresti per violenza sessuale aggravata

    RIETI – Paolo Glaentzer di 70 anni, nato a Roma, ex monaco benedettino diventato nel 2003 amministratore di una parrocchia del vicariato di Sesto-Calenzano, sorpreso nel comune toscano nei giorni scorsi in auto con una bambina di soli 10 anni ed arrestato per abusi sessuali e pedofilia, è un sacerdote della diocesi Sabina-Poggio Mirteto, da cui formalmente dipende e dove ha preso i voti nel 1989. Diocesi dove negli anni 2000 ci fu un altro scandalo di natura sessuale.

    Nell’interrogatorio con il magistrato, il prete ha ammesso candidamente che quella non era la prima volta. Che tra lui e quella bimba c’è una «relazione affettiva» e che l’iniziativa non l’aveva presa lui. Ha assicurato anche che non ci sono mai stati rapporti completi, ma questo lo accerterà l’indagine. Dall’Arcidiocesi di Firenze, dove don Glaentzer è approdato nel 2003 in prestito dal Lazio, è già arrivata una prima condanna: sospensione immediata.

    Arrivato alla pensione (nel giugno scorso, ma gli è stata data una proroga di un mese, avrebbe dovuto officiare l’ultima messa a settembre), si stava preparando a un altro trasloco a Bagni di Lucca, dove ha comprato una casa e aveva cominciato a portare le valigie.

    E’ stato un passante a scoprirli vicino ad un supermercato di Calenzano. «La piccola aveva la maglietta tirata sù e le mutandine giù», ha raccontato un testimone. Il sacerdote ha rischiato il linciaggio ed è stato salvato dai carabinieri. Ora il prete è agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata.

    https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_parroco_violenza_sesso_poggio_mirteto_diocesi-3881106.html

  • “Inaccettabile l’appoggio del Papa al vescovo cileno”

    “Inaccettabile l’appoggio del Papa al vescovo cileno”

    Il Papa ha lasciato da più di una settimana il Cile, ma nel Paese andino tiene ancora banco la vicenda del vescovo di Osorno Juan Barros, finito al centro di polemiche a causa della sua vicinanza ad un sacerdote della diocesi pesantemente coinvolto in atti di abusi sessuali. Le parole di Francesco – ribadite anche nel viaggio di ritorno sull’aereo papale – sulla mancanza di prove per procedere formalmente contro Barros hanno indispettito il cardinal O’Malley, ma anche buona parte del clero cileno. Perché? Per comprenderlo è necessario cercare tra le pieghe di questa vicenda ecclesiale chi ha cercato in tutti i modi di informare la Santa Sede sull’inopportunità di inviare Barros come vescovo della diocesi.

    E proprio nei giorni scorsi ha tenuto banco sui giornali cileni una lettera aperta di un sacerdote che conosce molto bene la vicenda ed è stato uno dei primi ad accusare pubblicamente Barros. Si tratta di Peter Kliegel, sacerdote della stessa diocesi di Barros che ha consegnato al quotidiano El Mostrador una lettera ai vescovi dalla quale traspare lo psicodramma di una diocesi intera che ha vissuto il dramma della pedofilia e contemporaneamente l’inerzia dei vertici ecclesiastici nell’affrontarlo.

    “Sento la necessità di rivolgermi a voi vescovi dopo questi giorni intensi della visita del Santo Padre”, ha esordito.

    Kliegel, ha 52 anni di messa nella città di Osorno. Una città la cui diocesi “negli ultimi tre anni ha vissuto una crisi enorme” che la accomunano a quell’ospedale da campo di cui parlava il Santo Padre nel 2014.

    E ha proseguito: “Fratelli vescovi, la mia coscienza di cristiano mi obbliga a parlare con onestà e sobbarcandomi il dolore e i sentimenti di molti fedeli, mi ero imposto il silenzio, ma la discrepanza tra le parole e i comportamenti della gerarchia è arrivata a tal punto che non è più concesso accettarla.

    In questi tre anni, la Nunziatura e il Vaticano, attraverso molte segnalazioni, non ci ha mai dato una risposta. Ci siamo stati ascoltati e nemmeno il Santo Padre lo ha fatto. Sento che siamo stati trattati come pedine. Non ho il diritto di giudicare nessuno, ma non prendere in considerazione le voci delle vittime di abusi sessuali e non prendere le misure conseguenti è gravissimo. Alle vittime bisogna credere, sia quelle che si sono incontrate con il Papa privatamente sia quelle che lo hanno fatto pubblicamente. Considerare una calunnia una testimonianza da parte di una vittima, affermata in un giudizio pubblico, è gravissimo. Soprattutto se viene dalla bocca del cardinal Errazuriz (il cardinale Arcivescovo di Santiago ndr.)”. Secondo il sacerdote con questo comportamento si non si sono offesi solo alcuni laici, ma è stata colpita fortemente la comunità diocesana e la Chiesa di tutta la nazione”.

    Poi dopo aver citato il discorso di Francesco nel Palazzo della Moneda, nel quale manifestava dolore e vergogna per il danno irreparabile causato ai bambini da parte di ministri, il prete ha accusato il vescovo Juan Barros di essersi rifugiato per tutto il viaggio papale “ma in questi tre anni non è mai stato capace di incontrare don Juan Carlos Cruz, vittima di Karadima, per un dialogo chiarificatore in presenza di noi sacerdoti e diaconi. Un vescovo desaparecido, fa star male questo”.

    E ancora: “Un pastore che evita le situazioni scomode e critiche non ha a cuore il suo gregge. Mi è per questo incomprensibile e inaccettabile l’appoggio del Santo Padre a un pastore che si comporta così. Una Chiesa che si è autodefinita esperta in umanità ha l’obbligo morale di applicare criteri di maggiore evidenza”.

    Ma Barros, sempre stando a questo duro atto d’accusa, manca anche di molti criteri per poter esercitare il suo ruolo di pastore tanto che la sua nomina viene definita “sottovalutata” perché “l’ambiente storico nel quale il nostro vescovo si è mosso per più di 30 anni è lo stesso ambiente che ha lodato pubblicamente come edificante e nel quale una guida pederasta ha provocato danni alla nostra Chiesa gettandola nello scandalo”.

    Questo Kliegel rimprovera a Barros: “Non aver visto niente in 30 anni indica incapacità di uno sguardo del mondo reale, uno sguardo critico sulla realtà dei fatti”. E – sempre sulla verità dei fatti – ha imputato a Barros di aver presentato in maniera errata la situazione della diocesi, come traspare dalla lettera del Papa recentemente resa pubblica. Come? “Voi vescovi avevate chiara conoscenza della situazione personale e storica dell’attuale vescovo di Osorno e di che cosa si aspettava la diocesi intera. Ma avete deliberatamente preservato il santo padre da una fatale equivoco, sapendo che il Papa si può sbagliare, come lui stesso ha ammesso in un’intervista”.

    Perciò l’autorità della Chiesa ha invece “puntato più sulla convenienza del potere amministrativo che alla regola aurea della pastorale: salvare le anime. Questo fa star male” perché “la dignità è un diritto umano inalienabile, lo stesso Papa lo ha registrato nelle nostre coscienze. Seguire questa premessa è un obbligo morale”.

    Le parole di questo sacerdote aprono uno squarcio su quello che è accaduto in Cile e spiegano per quale motivo la difesa d’ufficio di Barros fatta da Francesco sia stata considerata inaccettabile. E forse, grazie a questo atto d’accusa, si potrebbe fare maggiore luce sulle responsabilità effettive e agire poi di conseguenza.

    http://lanuovabq.it/it/inaccettabile-lappoggio-del-papa-al-vescovo-cileno

  • Scontro a distanza tra Francesco e le vittime della pedofilia, «noi non diciamo bugie», «portatemi prove»

    Scontro a distanza tra Francesco e le vittime della pedofilia, «noi non diciamo bugie», «portatemi prove»

    LIMA «Santità noi vittime di pedofili non diciamo bugie, crediamo nella verità e chiediamo rispetto per le accuse che muoviamo contro il vescovo Barros che lei continua a difendere». Le polemiche – feroci e implacabili – sulla piaga degli abusi cileni rincorrono Papa Francesco ovunque vada, e lo raggiungono anche in Perù, dove è arrivato in serata accolto da milioni di persone riversati per le strade.

    Anche a Lima ci sono state manifestazioni di protesta per l’appoggio concesso dal Vaticano al fondatore di un ordine religioso peruviano, Fernando Figari, attualmente protetto in un monastero in Italia. Lo scontro a distanza – inedito e mai visto in questi toni – tra il Papa e le vittime cilene scoppia violento. Tutto ha avuto origine dalle dichiarazioni di Bergoglio prima di salire sull’aereo per Lima è sentito chiedere da un giornalista cileno perché continuasse a difendere a spada tratta il vescovo di Osorno, Juan Barros, nonostante le accuse contro di lui. «Il giorno che qualcuno mi porterà una prova contro monsignor Barros vedrò come agire, per ora sono solo calunnie». Parole che hanno causato dolore su dolore.

    Una vittima, Juan Carlos Cruz ha ripetuto per l’ennesima volta in pubblico che Barros è un «bugiardo, un delinquente che soffre di amnesie», visto che quando il pedofilo padre Karadima lo abusava Barros era presente. «Perdonatemi se sono crudo, ma quando Karadima mi toccava i genitali, quando mi si avvicinava per baciarmi, Barros stava lì, e anche quando lui baciava e abbracciava Karadima. E un insabbiatore di abusi e dovrebbe stare in carcere o per lo meno dovrebbe essere dimissionato».

    Parole choccanti che Juan Carlos Cruz avrebbe voluto raccontare personalmente a Bergoglio la sua storia se solo ne avesse avuto modo. Invece, nell’incontro in nunziatura tra il pontefice e due vittime, avvenuto in segreto tre giorni fa, sia lui che gli altri abusati da Karadima, sono stati esclusi. Ancora ieri questo inspiegabile ostracismo bruciava ed è stato al centro di amare riflessioni. «Il Papa chiede prove, ma cosa avrei dovuto fare mentre venivo abusato e Barros era lì, fare una foto col telefonino?».

    Il portavoce dei vescovi, Jaime Coiro, dice che la Chiesa intende garantire l’anonimato dei due partecipanti alla riunione. Coloro che hanno scoperchiato l’inferno della Chiesa cilena -Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo- avevano inoltrato richiesta di udienza. Niente da fare. Lo stesso ha fatto Jaime Concha, che ha denunciato gli abusi in un istituto marista di Santiago. «Quelli che, come me, si sono esposti pubblicamente, presentando denunce giudiziarie, sono stati esclusi e questo non può che preoccuparci. Anche questa riunione in nunziatura è diventata qualcosa della quale non bisogna parlare, un nuovo segreto. Le vittime che vi hanno assistito sono state vittimizzate una seconda volta».

    https://www.ilgazzettino.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vittime_pedofilia_pedofili_abusi_karadima_barros_cile-3494340.html

  • Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    A scriverci questa lettera che pubblicheremo integralmente è Paolo (nome di fantasia), una delle vittime di don Lucio Gatti grazie alla quale nel 2014 don Lucio patteggiò una condanna a 2 anni con la condizionale per abuso sessuale e abuso di mezzi di correzione.

    Nei giorni scorsi don Lucio aveva rilasciato una lunga intervista al Corriere Dell’Umbria (nella foto a lato) nella quale lamentava gli effetti delle varie indagini giudiziarie passate e lo scompiglio che stanno sollevando le nuove accuse di abusi (questa volta su minori) a suo carico. Nella stessa intervista lamentava di essere stato “marchiato a vita ma non sono un demone” giustificando  quanto accaduto, con il suo “impegno civile” nelle comunità Caritas da lui gestite (Quelle dove sarebbero avvenuti gli abusi). Un “impegno civile” che trova appoggio in un gruppetto di sostenitori che nei mesi scorsi avevano raccolto un centinaio di firme in sostegno di don Lucio.

    Tutto questo vittimismo ha ovviamente scosso gli animi di chi sulla propria pelle, quegli abusi li ha subiti e in questa lettera, che si aggiunge a quella inviata pochi giorni fa da Claudia Stefanelli, ha voluto legittimamente esprimere il proprio punto di vista.

    Gen.ma Direttrice , mi chiamo Paolo e sono uno dei ragazzi (oramai non più ragazzo) che ha avuto le esperienze terrificanti nella struttura diretta da Don Lucio Gatti e da altri due ragazzi all’epoca dei fatti.

    Anzitutto ringrazio per il tempo speso e sento anche di  scriverle perchè ad onor del vero non capisco se le parole usate da Lucio Gatti anzi  Don Lucio Gatti visto che ci tiene a precisare che è sacerdote ancora.

    (sacerdote deriva dal greco e ha del latino anche , mi meraviglia come in due che hanno studiato, hanno dato alla parola un altro significato. However ricordiamo che Sacer dal latino e significa sacro e dot …sarebbe se non ricordo male , Io do…. quindi, cosa di sacro ha dato o da? se è per questo siamo tutti sacerdoti ma lui proprio non può considerarsi).

    Credo che ognuno di noi che abbiamo vissuto queste tristi esperienze non abbiamo voglia di parlarne, non per vergogne, ma perchè viene letteralmente il disgusto/nausea verso tutta  gente che dice che aiuta e in realtà usa e abusa di vite , di persone che hanno storia, presente e che dovrebbero avere un futuro.

    Sbagliare tutti sappiamo che è umano e per fortuna viviamo in un paese che ci da la possibilità di dire la nostra anche quando sbagliamo, ma è ben differente “prendere la parola” a distanza di anni e fare la parte della vittima considerandosi lebbroso, quando nel medioevo la gente lebbrosa non aveva nessuna colpa per ammalarsi parliamo di malattie epidemiche dove un prete o per mancanza di vocabolario o perchè pensa di colpire ,risponde alla gente paragonandosi ad un lebbroso.

    Io ho visto e io ho subito, ho visto ragazzi andare a casa sua ed entrare in camera…mentre  io in soggiorno a parlare e chiacchierare di ricette di cucina con la mamma, io sono stato con lui nella chiesa dove al primo piano aveva la camera dove il solo letto lo dovevamo condividere e lasciare toccare a lui quello che voleva…anche se con me ha provato a trascinare la mia mano più volte nella notte e addosso uno di due metri che bacia la faccia e bocca non è piacevole affatto per un uomo, sentirlo masturbarsi è stata posso dire l’esperienza più triste che abbia mai vissuto. Io sono stato anche punito perche durante i lavori non parlavo con i “compagni di lavoro” cosa dovevo dire che film stiamo girando? è stato un incubo in vita che non auguro neanche al più feroce assassino, non lo auguro neanche a Lucio, ma sicuramente gli auguro di trovare le persone corrette affianco che lo aiutano nel bene a passare questo suo momento, perchè ha sicuramente bisogno di una figura medica anche che supporti certe devianze e può aiutarlo, qui parliamo di compulsività in atti sessuali con persone dello stesso sesso, può anche essere gay non è affare mio, ma lui è stato violento e abusava totalmente nel modo più triste in nome del potere che aveva.

    Non è la comunità!!!  Professare appunto da prete con belle e profonde parole dove ha già esperienze in questo,  sicuramente non sono io che può consigliare dove isolarsi, ma sicuro dove non ha responsabilità su persone perchè di danni su tante vite e famiglie ne ha fatti .

    Non  sono i risarcimenti a fermare questo sistema di coperture ai “sacerdoti” che non fanno realmente quello che dicono, se in comune ci accorgiamo di qualcuno che anzicchè lavorare è in giro a spassarsela viene licenziato oggi, se qualche poliziotto abusa del potere e viene corrotto anche lui starà a casa, se un pasticcere qui in pasticceria viene trovato con 2 macarrons da portare a casa , viene licenziato.

    Sono regole per stare meglio io credo, perche ancora oggi dopo 2000 anni la chiesa rimane a compartimento stagno con il resto del mondo?….Non esistono più i papi che vengono da famiglie potenti e quindi possono farsi le loro regole…..oggi credevo che era differente…se succede un problema con persone di  chiesa , loro hanno il loro tribunale prima….e nel frattempo gli anni passano e loro continuano a coprire casi di pedofilia e abusi, nel 2016 dovrebbe essere uno stato aperto al popolo non rimanere come una famiglia su un olimpo dove solo loro sanno le verità… ancora dopo 2000 anni.

    Papa Francesco dovrebbe chiedere scusa ogni domenica per i danni che la gente di potere nelle chiese fa ai ragazzi, sicuramente non tutti gli uomini di chiesa, io parlo per chi approfitta di questa vita per rovinare quelle altrui per i propri bisogni e vizi.

    Che uscissero fuori tutti i preti e si ritirassero da chi li ha partoriti, vorrei vedere il viso delle mamme felici di rivederli a casa. e anzicchè parlare di alcolizzati e drogati parlassero di loro e delle soddisfazioni che li portano a continuare questa vita sull’Olimpo, e poi ultima ma non meno importante ….

    Grazie per il tempo speso nuovamente, Vi auguro a tutti in redazione un felicissimo Natale con le vostre famiglie e  un anno nuovo fantastico e che ci sia più voglia di onestà per tutti , italiani e non.

    Cordialmente saluto.

    Paolo. (nome di fantasia)

    P.S Si nota anche nell’intervista che parla di lui senza dire un misero scusa a tutti noi, pensava di essere in tribunale dove doveva difendersi? Credo che tutti noi non aspettiamo elemosina dalla chiesa per non parlare più, basta solo che chiede perdono ufficialmente ,per quanto mi riguarda.

  • PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA: “TORNATE A PARLARE CON I VOSTRI FIGLI”

    Aboliamo immediatamente un luogo comune: non è il voto di castità a cui sono sottoposti alcuni sacerdoti o il delirio di onnipotenza che dà una pistola nella fondina a fare di un uomo un pedofilo. Anzi, diciamo pure che generalizzare e pensare che alcune categorie abbiano un maggior numero di casi rispetto ad un’altra è una mera idiozia. Preti e poliziotti, spesso bersagli innocenti quando si parla dell’atroce reato sui minori, sono frequenti vittime dei pregiudizi socio politici usati per colpire la categoria che rappresentano e per motivi per motivi che nulla hanno a che fare con la scienza. La pedofilia non ha ceto o estrazione sociale ed è una malattia che affonda le sue colpe non nelle divise e negli abiti talari, ma in dinamiche psicopatologiche complesse e molto più diffuse di quanto si possa pensare. È quanto sostiene il dottor Sergio Caruso, pedagogista, esperto in minori, famiglia e prevenzione, criminologo clinico e docente master criminologia a  Catanzaro, chiamato a spiegare in modo oculato e scientifico che cos’è realmente la pedofilia, quando ci si trova davanti a un caso del genere e se si può guarire.

    Intanto, che cos’è la pedofilia?

    «La pedofilia è una parafilia (anomalia del comportamento per cui la soddisfazione dell’istinto sessuale può essere raggiunta solo attraverso atti eccentrici o perversi, ndr) in cui il desiderio sessuale prevalente ha i tratti della morfologia estetica caratterizzata dalla personalità e l’espressione dei caratteri sessuali specifici di un minore. L’immaturità psicologica, infatti, accomuna sia il pedofilo che la vittima».

    Il Pedofilo ha un profilo psicologico ben delinato?     

    È errato pensare che sia uno soltanto. La letteratura scientifica distingue, senza elencare i sottotipi, tre tipologie: i preferenziali, i seduttivi e i sadici. Questi ultimi sono coloro i quali, nel 95% dei casi, il recupero è impossibile, poiché un pedofilo sadico generalmente seduce, violenta, importuna e uccide il minore. L’esempio più noto è quello di Luigi Chiatti, il famigerato pedofilo di Foligno. E a tal proposito, si faccia attenzione a non usare la parola mostro. È un termine mediatico nemico della scienza, che genera confusione per alimentare la saga del crimine, per alimentare una sorta di terrorismo psicologico che non aiuta a comprendere la problematica ma anzi elimina il nesso scientifico per aumentare la paura. Il pedofilo è una persona malata. Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo non solo dei riscontri di psicopatologie in cui la realtà è alterata, ma come caso del sadico, una volta su tre il pedofilo è vittima della sindrome dell’abusato/abusatore, ovvero è stato anch’egli abusato, quasi sempre da persone vicine. Cosicché tende a fare gesti simili».

    Quando un adulto gioca ‘affettuosamente’ con un bambino, ad esempio fare “il cavalluccio”, tenendolo in braccio o accarezzandolo, si è sempre in presenza di un pedofilo?

    «Questo è il caso dei pedofili seduttivi, che adottano uno schema ludico per esercitare vere e proprie violenze, non per forza relative all’ambito biomeccanico della penetrazione e delle violenza sessuale in genere. Coinvolgere il minore psicologicamente in giochi erotici, in situazioni erotizzanti, con la scusa del “cavalluccio”, farsi le foto insieme, farsi accarezzare, provoca comunque dei danni nella personalità del minore».

    Cosa succede a un minore che subisce violenza fisica o psicologica?

    «Da pedagogista, esperto della tutela dell’età evolutiva, alla luce della ricerche che abbiamo condotto presso il laboratorio scientifico del mio maestro, il Professor Matteo Villanova, Roma 3, laboratorio O.L.T.R.E.E., posso dire con certezza che il soggetto subisce danni psicologici irreparabili. Tende a somatizzare, a chiudersi, a non rivelarlo a nessuno. Con questa sofferenza, se tenuta dentro, iniziano a subentrare malesseri psicofisici, quali per esempio il vomito, paure, fobie, ansie, fino a vedere gli adulti come persone distante o avverse. Questi minori esprimono un forte disagio, che non scompare in età adulta ma si enuclea fino a sfociare, in alcuni casi, in psicopatologie».

    Quando non si verifica un vero e proprio atto di violenza, come nel caso di giochi apparentemente innocenti, il minore comprende di essere oggetto di attenzioni sessuali da parte dell’adulto?

    «Inizialmente no, principalmente per due motivi: il primo è per la fiducia che nutre nella persona adulta con la quale “gioca” e che considera un punto di riferimento, il secondo è perché per un bambino giocare rappresenta la normalità. Quindi non se ne rende conto, non è capace di una presa di coscienza. Successivamente si creano delle situazioni sempre più sessualizzanti in cui si mettono in atto azioni sessuali esplicite ed è lì che il bambino capisce».

    I pedofili appartengono, per ceto sociale o altra caratteristica, a una precisa categoria?

    «Assolutamente no, categorizzare è estremamente sbagliato. È una mera invenzione mediatica affermare che i preti o poliziotti, per esempio, sono le categorie nelle quali si riscontra il maggior numero di casi di pedofilia. Ci sono determinate trasmissioni televisive che farei chiudere seduta stante, perché le informazioni distorte, anziché aiutare a risolvere il problema, lo peggiorano. La pedofilia è la conseguenza di una dinamica destrutturante insita nell’individuo che non è legata ad alcun ceto o estrazione sociale. Quando si va a colpire una categoria non si vuole gettare la croce sull’individuo, ma sulla categoria che rappresenta, per motivi socio-politici che vanno al di là della scienza».

    Quali sono i sintomi per i quali una famiglia dovrebbe allarmarsi?

    «Prima del sintomo, che si ha a violenza già avvenuta, dovremmo fare fare una cosa essenziale e che purtroppo nelle famiglie e nelle scuole non avviene più: l’ascolto emozionale. Dovremmo istituire centri d’ascolto specifici per i minori che possano collegare le due più grandi agenzie strutturanti delle personalità e della società, che in questo preciso momento storico sono crollate. Solo attraverso l’educazione affettiva possiamo accorgerci di dinamiche che in un’osservazione superficiale , sepuur quotidiana, sicuramente non vediamo. Bisogna incentivare l’ascolto, sia esso per un momento di difficoltà, di paura, per un episodio di bullismo, fino ad arrivare a casi ancora più gravi. E anche noi professionisti, quali medici e  giornalisti, dovremmo attivarci per l’istituzione della prevenzione evolutiva e pedagogica, affinché il bambino possa essere ascoltato prima del danno, prima del reato, prima della violenza».

    Dalla pedofilia si guarisce?

    «In alcuni casi sì. Però è necessario capire di fronte a quale tipo di pedofilo ci si trova e valutare con minuzia quale tipo di intervento di riduzione recidiva deve essere attuata dall’equipe psichiatrica. Ripeto, nel caso del pedofilo sadico la guarigione è quasi impossibile, ma anche nel caso del seduttivo la questione rimane comunque complicata».

    La detenzione è una pena giusta in questi casi?

    «La detenzione ci deve essere perché il reato di pedofilia è atroce e inqualificabile. Ma guai se avessimo un sistema penale che non affiancasse la cura alla detenzione. Ci sono alcuni reparti dello Spinazzoli a Trani, nel carcere di Castrovillari o Poggio Reale, solo per fare un esempio, in cui è possibile eseguire un trattamento clinico forense per questa precisa tipologia di reato. Sì, i pedofili devono rimanere dentro, anche perché, se non curati, rimane sempre alto il rischio di recidiva».

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-reato-atroce-parla-il-criminologo-ed-esperto-sergio-caruso/

  • SEI STATO VITTIMA? DENUNCIALO! Campagna di informazione promossa dalla Rete L’ABUSO

    SEI STATO VITTIMA? DENUNCIALO! Campagna di informazione promossa dalla Rete L’ABUSO

     Una semplice scheda standard con il nome e la diocesi di appartenenza. Molto sintetico ma di immediata comprensione. Questa è la campagna di sensibilizzazione promossa dalla Rete L’ABUSO, lanciata pochi giorni fa sui principali social network e rivolta alle vittime di abusi sessuali.

    La campagna ha diversi obbiettivi, il principale è quello di attirare l’attenzione delle vittime facendo comprendere che non sono sole, dando loro un punto di appoggio, stimolandole così ad uscire allo scoperto.

    La scheda raggiunge il suo obbiettivo perchè non solo segnala socialmente il potenziale pericolo, ma fa capire alla vittima che nei confronti di quel sacerdote si sta procedendo, quindi ci sono altre vittime oltre lei, che si sono fatte avanti.

    Al momento sono presenti una decina di schede selezionate tra casi attualmente ancora aperti, per i quali si cercano possibili altre vittime. Tutte le schede sono condivise sui vari social network con link che riportano ad un articolo inerente alla scheda.

    Redazione.

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  • Abusi sessuali su bambini adescati all’oratorio: in cella pedofilo a Torre del Greco

    Abusi sessuali su bambini adescati all’oratorio: in cella pedofilo a Torre del Greco

    Per anni aveva abusato sessualmente di alcuni ragazzini adescati con la scusa di “avvicinarli” meglio al mondo del teatro, spesso scegliendo come “riserva di caccia” l’oratorio di una nota parrocchia cittadina. Ma alla fine una delle piccole vittime non ha retto alla tensione, e ha raccontato tutto in famiglia.

    Così, dopo una delicatissima indagine, è finito in cella L. C., accusato di violenza sessuale ai danni di almeno due minorenni. E le indagini proseguono per verificare se l’uomo possa aver intrappolato nella sua rete anche altri ragazzini. Le manette, per il pedofilo, sono scattate mercoledì. A serrargliele ai polsi, gli uomini della squadra mobile della Questura di Napoli, in applicazione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal sostituto procuratore Francesco Vittorio De Tommasi della procura di Torre Annunziata e firmata dal gip Giovanni De Angelis.

    Ieri, nel carcere di Poggioreale, l’interrogatorio di garanzia per l’indagato che davanti ai magistrati ha vuotato il sacco, confessando le proprie responsabilità rispetto alle accuse contestate. Per lui, al termine dell’interrogatorio, la difesa ha chiesto l’attenuazione della misura cautelare e, quantomeno, la concessione degli arresti domiciliari, in considerazione della “pericolosità” dell’ambiente carcerario per la sicurezza di quanti vengano reclusi per accuse di pedofilia. La riserva sulla richiesta verrà sciolta nei prossimi giorni.

    Secondo le indagini della polizia, l’uomo che svolgeva anche l’attività di regista teatrale adescava le sue piccole vittime anche in ambienti come l’oratorio della chiesa di Portosalvo. Inizialmente erano solo offerte di amicizia e lusinghe sulle possibilità “artistiche” della vittima di turno. Poi, almeno secondo quanto denunciato, riusciva a organizzare incontri con il ragazzino che aveva preso di mira nella propria abitazione. E qui dava sfogo alle sue particolari “voglie”. Alla base dell’arresto di mercoledì, la denuncia della famiglia di un ragazzino di circa dieci anni, che  – turbato da quanto accaduto – aveva poi raccontato tutto alla mamma. Alla donna aveva detto di come, in casa del “regista”, fosse stato spogliato, palpeggiato, poi masturbato mentre l’uomo a sua volta traeva piacere dalla cosa. Una violenza che aveva segnato profondissimamente il bambino. Era scattata la denuncia e avviate le indagini.

    I controlli avevano portato a individuare poi un secondo caso di violenza, molto simile, ai danni di un altro ragazzino. Un caso risalente a diverso tempo fa, la cui vittima è ora maggiorenne. Il materiale raccolto dagli investigatori, a giudizio della procura, era risultato sufficiente a costruire un “castello accusatorio” abbastanza solido e stabile da poter richiedere una misura cautelare a carico dell´uomo. Così era scattata la richiesta del pm, basata soprattutto sul timore di una eventuale reiterazione del reato a danno di altre possibili vittime. E il gip ha concordato in pieno. Così è scattato l´arresto. Ieri, durante l´interrogatorio in carcere, L.C. non ha potuto smentire i fatti e ha confessato, dicendosi pentito.

    Ora si lavora per individuare altri possibili vittime. Gli investigatori si preparano a raccogliere qualsiasi notizia utile in merito dovesse arrivare da chi, eventualmente, in passato fosse stato “avvicinato” dall´uomo nell´ambito di simili contesti, e ora trovasse il coraggio di raccontare la propria storia.

    http://www.metropolisweb.it/Notizie/Torrese/Cronaca/abusi_sessuali_bambini_adescati_oratorio_cella_pedofilo_torre_greco.aspx

  • A Malta vittime abusi pronte per la protesta

    A Malta vittime abusi pronte per la protesta

    10/04/2010
    A Malta vittime abusi pronte per la protesta
    Papa Benedetto XVI sarà a Malta il prossimo 17-18 aprile e un gruppo di trentenni che subirono abusi stanno mobilitando l’opinione pubblica in cerca d’appoggio per richiamare l’attenzione del Pontefice sugli abusi che hanno subito per anni nelle mani di quattro religiosi in un orfanotrofio San Giuseppe di Santa Venera. Ieri i vescovi maltesi hanno espresso «dolore e pentimento» verso le vittime di abusi. «Hanno parlato così solo perché il Papa viene a Malta. Hanno capito che vogliamo alzare la nostra voce, e hanno cercato di minimizzare il danno», dice Lawrence Grech. «Chiediamo con fermezza che sia fatta giustizia», aggiunge Grech. (tratto da Il Messaggero)

  • Lista nera di preti pedofili La auspica Leuthard – Svizzeri dicono sì in un sondaggio

    Lista nera di preti pedofili La auspica Leuthard – Svizzeri dicono sì in un sondaggio

    28 mar 2010 10:31

    BERNA – Lo scandalo dei preti pedofili ha scosso gli animi anche del Consiglio federale. La presidente Doris Leuthard, sulla SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche, si è infatti dichiarata favorevole ad una lista nera di preti pedofili. Secondo la rappresentante del Governo, i sacerdoti che si sono macchiati di abusi non devono più poter entrare in contatto con i bambini. Le modalità di applicazione del registro in questione dovrebbero comunque essere approfondite. Secondo Leuthard il fatto che a commettere un abuso sia stato un prete, o un qualsiasi altro cittadino, non cambia:”entrambe le categorie sottostanno al diritto penale svizzero, senza se e senza ma”. La Chiesa dovrebbe esprimersi favorevolmente dato che si tratterebbe di un provvedimento da prendere anche nel suo stesso interesse.

    Secondo un sondaggio della società Demoscope, Leuthard può contare sull’appoggio al progetto da parte dell’80 per cento della cittadinanza. Il campione d’indagine ha coinvolto 607 persone dai quindici anni in su. Inoltre, il 92 per cento degli interpellati si è detto contrario al celibato nella Chiesa cattolica, solo il 5 per cento, per contro, ha difeso lo status quo.
    (Aggiornamento notizia: 28 mar 2010 13:54)

  • Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/…rrente-2666545/

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi
    “La Curia non era al corrente”
    Sull’inserto di Avvenire la replica di via Altabella alla ricostruzione del caso giudiziario fatta da Repubblica. Il vescovo: “Fino alla denuncia mai avvisati dei sospetti sul parroco”
    di MICHELE SMARGIASSI

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente” Monsignor Ernesto Vecchi

    Cinque anni dopo i fatti, due anni dopo la sentenza, un mese dopo le ricostruzioni di Repubblica, la Curia informa finalmente i suoi fedeli che un sacerdote della diocesi fu condannato in primo grado (a sei anni e dieci mesi) per molestie pedofile ai danni di dieci bambine dai tre ai sei anni che frequentavano il suo asilo nido parrocchiale. Lo fa con un articolo non firmato su Bologna Sette (l´inserto bolognese di Avvenire) di ieri, che è in realtà la lunga autogiustificazione personale di monsignor Ernesto Vecchi, vicario generale della diocesi, riguardo ai rapporti da lui intrattenuti con le insegnanti dell´asilo che sporsero denuncia o testimoniarono contro il sacerdote.

    L´articolo di Avvenire si presenta infatti come «la ricostruzione puntuale degli incontri avvenuti presso la Curia di Bologna con rappresentanti delle famiglie dei minori, tratta dagli appunti del vescovo ausiliare mons. Vecchi redatti all´epoca dei fatti». Il diario di Vecchi prende le mosse dal luglio del 2004, quando tra il parroco e le insegnanti scoppiarono forti contrasti di natura didattico-amministrativa che portarono al licenziamento delle maestre, poi riassunte grazie alla mediazione della Curia. In quell´occasione, ricorda Vecchi, nessuno fece cenno a sospetti di altra natura. Quando poi, il 15 novembre, la nuova coordinatrice dell´asilo gli chiese via fax un incontro, Vecchi annota di averla convocata per la settimana dopo, ma che la coordinatrice non si presentò «per malattia»; in realtà perché già «sotto segreto istruttorio», essendo intanto scattata la denuncia. Un incontro tra Vecchi, la coordinatrice e un genitore si tenne però l´8 gennaio, e anche dagli appunti del vicario ne trapela la tensione. L´incontro si concluse, secondo i due ospiti, con una frase pronunciata da Vecchi: «Questo incontro non è mai avvenuto», che l´interessato ha sempre smentito d´aver detto, ma che nei suoi appunti riemersi improvvisamente viene ora «collocata nel suo contesto: la preoccupazione della psicologa di mantenere il silenzio su questo incontro».

    La ricostruzione di Vecchi rivendica la propria sincerità rispetto alle «opinioni di parte», come vengono definite le deposizioni rilasciate dai testimoni al tribunale di Ferrara, che per Vecchi «stravolgono la verità dei fatti». Effettivamente fra le versioni del vicario e quelle dei testimoni ci sono alcune divergenze: Vecchi nega che prima del fax del 15 novembre ci fossero state altre richieste telefoniche d´incontro senza esito, come invece messo a verbale dalla coordinatrice. Vecchi nega poi che quel fax contenesse accenni allarmati «alla questione morale», mentre (ma qui c´è un documento che lo prova) la coordinatrice vi scrisse di «un problema che può portare, vista la gravità delle accuse, a estreme conseguenze: denunce alle autorità, stampa ecc.».

    Il vicario non contesta altro della ricostruzione ben più ampia di Repubblica, che parte da prima della cronologia del suo “diario”, cioè dalla primavera del 2004, quando la Curia venne informata per la prima volta dei sospetti a carico del sacerdote, e arriva al processo diocesano recentemente svolto, ma tenuto rigorosamente segreto. Di questi e di altri aspetti dell´atteggiamento tenuto dalla Chiesa bolognese sulla vicenda, Avvenire non si occupa.

    (15 marzo 2010)

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…giornalistiche/

    Bologna, prete pedofilo. Nome svelato da inchieste giornalistiche | J marzo 2010

    Comunicato stampa, 15 Marzo 2010
    (Scarica e diffondi)

    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “NOME SVELATO
    DA INCHIESTE GIORNALISTICHE. CURIA DICA
    DOVE E’ STATO TRASFERITO DON ANDREA AGOSTINI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna,
    in merito al prete pedofilo protetto dalla Curia di Bologna
    e condannato per molestie sessuali su bambine.

    “Come Rete Laica abbiamo più volte chiesto alla Curia di rivelare il nome del prete pedofilo, condannato per molestie sessuali su bambine di un asilo. Non per morbosità, bensì per trasparenza e per tutela dei minori che in futuro potessero venirne in contatto; come avviene negli USA, come è avvenuto in Irlanda, in Austria e in Germania. Non abbiamo mai ricevuto risposta, né noi né, ancor peggio, le molte famiglie che affidano i loro figli alle scuole gestite da religiosi”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Il nome è stato finalmente rivelato non dalla Curia, che continua a trincerarsi dietro un muro di bugie e di silenzi, bensì dalle inchieste giornalistiche condotte dal quotidiano “La Repubblica”, che ieri, a pagina 15 dell’edizione nazionale, riportava un elenco di vari casi di preti pedofili in tutta Italia, tra cui quello del prete sotto la responsabilità dell’Arcidiocesi di Bologna, indicandolo per nome e cognome”.

    Questo il passo dell’articolo: “Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (Editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo — sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona — raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara [in realtà, di responsabilità della Diocesi di Bologna, ndr], abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano””.

    Il libro citato uscirà nelle librerie Mercoledì 17 Gennaio e Rete Laica lo presenterà in anteprima a Bologna Martedì 23 Marzo, alle ore 18.00, presso la Libreria Melbookstore. Insieme a Maurizio Cecconi, sarà presente Luigi Irdi, curatore del libro. Nel testo, un capitolo è dedicato alle molestie compiute da don Andrea Agostini.

    “Abbiamo fatto delle ricerche anche per conto nostro”, spiega Cecconi, “E abbiamo scoperto, sfogliando l’archivio elettronico di BolognaSette, un fatto curioso che vale la pena ricordare. Sul numero di Domenica 8 Febbraio 2004, interamente dedicato all’arrivo in città del nuovo Cardinale, Carlo Caffarra, si può leggere che il primo prete incontrato è stato proprio don Andrea Agostini”.

    Questo l’articolo apparso su BolognaSette (e rintracciabile a questo indirizzo web):

    “Gallo Ferrarese: il primo incontro con la diocesi (L.T.) – Sarà Gallo Ferrarese la prima parrocchia in territorio bolognese, sulla strada da Ferrara, ad accogliere domenica prossima il nuovo Arcivescovo. Un corteo di auto proveniente dalla città estense farà sosta alle 14.50 davanti alla chiesa parrocchiale di Santa Caterina de’ Vigri. Qui un momento di accoglienza da parte dei fedeli della zona sarà aperto dalle parole di benvenuto nella diocesi petroniana da parte del provicario generale della diocesi di Bologna monsignor Ernesto Vecchi. Saranno presenti inoltre – oltre al parroco di Gallo Ferrarese don Andrea Agostini – i parroci dei paesi confinanti e il sindaco di Poggio Renatico. Un bambino e una bambina della comunità, con semplici parole e un mazzo di fiori, renderanno omaggio a monsignor Carlo Caffarra a nome dei presenti. “Un po’ tutte le realtà parrocchiali saranno presenti quel giorno – spiega don Agostini – e con impegno stanno organizzando questo momento straordinario per la nostra piccola comunità. I bambini del catechismo, i giovani che di solito animano la Liturgia domenicale, e anche una piccola banda, stanno facendo del loro meglio per questo semplice ma bellissimo incontro”. I preparativi per domenica non sono solamente esterni: il ricordo nella Celebrazione eucaristica quotidiana e altri momenti di preghiera dispongono la comunità ad una accoglienza del nuovo Arcivescovo a 360 gradi. Terminata la breve cerimonia di saluto, il corteo riprenderà poi la via Ferrarese alla volta di Bologna per l’ingresso da Porta Galliera alle 15.30 circa. L’antica chiesa parrocchiale, dinanzi alla quale monsignor Caffarra bacerà la terra bolognese, è un antico oratorio costruito nel 1712 in onore di santa Caterina de’ Vigri, scelta ufficialmente come patrona di Gallo nel 1792”.

    “Come possiamo vedere, sono presenti fin dal primo giorno d’insediamento di Caffarra tutti i protagonisti di questa triste vicenda fatta di omissioni di intervento e di omertà: Vecchi, Caffarra, Agostini, i bambini e le bambine”, conclude Cecconi, “Per Caffarra e Vecchi, don Andrea Agostini rappresenta la nemesi della loro cattiva coscienza: appare sulla scena fin dal primo giorno di attività del nuovo Arcivescovo e qui rimane. E non se ne andrà finché non risponderanno alle legittime richieste di trasparenza e di giustizia: dove è stato trasferito don Andrea Agostini? Lavora ancora a contatto con minori?”.