Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Corpus Dei:  Abusi sessuali e crimini del Vaticano e della Chiesa italiana, uno studio sulle percezioni pubbliche e la copertura mediatica.

    Corpus Dei: Abusi sessuali e crimini del Vaticano e della Chiesa italiana, uno studio sulle percezioni pubbliche e la copertura mediatica.

    Raviglione Barbara

    UP2066699

    Data: 2 maggio 2024

    Supervisore: Veronika Carruthers

    Conteggio parole: 10.481

    Tesi presentata in parziale adempimento dei requisiti della laurea in Criminologia BSC (Hons) con laurea in Psicologia.

    UNIVERSITÀ DI PORTSMOUTH

    SCUOLA DI CRIMINOLOGIA E GIUSTIZIA PENALE

    • Dichiaro che la presente tesi è sostanzialmente opera mia;
    • Acconsento che la mia tesi in questo formato attribuito (non anonimo), soggetto all’approvazione finale della Commissione d’esame, sia resa disponibile elettronicamente nell’archivio tesi della Biblioteca e/o negli archivi digitali del Dipartimento. Le tesi verranno conservate di norma per un massimo di dieci anni;
    • Comprendo che se acconsento, questa tesi sarà accessibile solo al personale e agli studenti solo come riferimento;
    • Questa autorizzazione può essere revocata in qualsiasi momento inviando un’e-mail a data-protection@port.ac.uk .

    FIRMATO:

    NOME IN STAMPATELLO: Raviglione Barbara

    DATA: 2 maggio 2024

    Ringraziamenti

    Vorrei ringraziare i miei supervisori, la dottoressa Leah Fox e Veronika Carruthers, per il supporto che mi hanno fornito lo scorso anno, dal mio primo passo fino al completamento di questa tesi. Inoltre, un ringraziamento speciale va all’Università di Portsmouth, alla Scuola di Criminologia e Giustizia Penale e al personale dell’Università.
    Con gratitudine ringrazio la mia famiglia, per il sostegno anche a chilometri di distanza, per le infinite chiamate a superare la distanza, e per accogliermi sempre a casa con un abbraccio. Senza di te, niente di tutto questo sarebbe possibile.
    Inoltre, voglio ringraziare i miei amici, coloro con cui ho condiviso momenti preziosi, di felicità e di tristezza, dalle serate di gioco alle interminabili sessioni in biblioteca, e una menzione speciale va a Edward, che è stato il mio primo amico in questo nuovo Paese e non se n’è mai andato. il mio lato.

    Infine, una menzione particolare va ad Atlante, Astolfo, Orlando e Luna, che ora solcano i cieli e mi osservano dall’alto: mi avete mostrato che c’è bellezza e speranza nella vita.

    Parla di equità, ce ne fosse la metà

    Saremmo già da un pezzo in fuga in mare aperto,

    Parla di onestà, ce ne fosse la metà

    Sareste già da un pezzo prossimi all’arresto.

    • Willie Peyote, “Io non sono razzista ma…”.

    Astratto

    La questione degli abusi sessuali clericali è stata importante fin dal Medioevo; tuttavia, è stato considerato un crimine minaccioso solo dagli anni ’80. Casi come l’articolo Spotlight del Boston Globe, le inchieste sul mandato del governo irlandese e le scoperte nel giornalismo spagnolo hanno portato alla luce le ramificazioni di questo crimine nella Chiesa cattolica romana. Tuttavia, la letteratura riguardante la penisola italiana è scarsa e nuova e si concentra principalmente sulla storia degli abusi sessuali da parte dell’Ecclesiaste o sul racconto delle esperienze delle vittime. Questa tesi mira a colmare le lacune relative agli atteggiamenti pubblici e alla copertura mediatica, al fine di scoprire se uno influenza l’altro e le eventuali questioni circostanti. È stato realizzato attraverso l’utilizzo di un approccio metodologico misto, ovvero un’indagine dedicata alla popolazione italiana e un’intervista ad un’importante associazione di sopravvissuti. I principali risultati evidenziano la mancanza di misure per prevenire il verificarsi di abusi, la collaborazione tra Chiesa e Stato e la ridotta presenza di segnalazioni di abusi sessuali clericali nei principali media italiani. Attraverso l’impiego delle teorie della Criminologia Critica, in particolare correlandole al clericalismo e all’egemonia dei media, questo articolo ha scoperto che la classe dirigente influenza fortemente la pubblicazione di articoli che circondano questa violenza sessuale, poiché non si adattano all’agenda politica. Pertanto, l’assenza di denunce lascia la popolazione, soprattutto gli anziani e i cattolici, ignari dei crimini che si verificano nel loro Paese d’origine. Per realizzare uno sviluppo sostanziale, i media mainstream in Italia hanno bisogno di riforme, poiché la loro voce è lo strumento principale che può portare il pubblico a chiedere cambiamenti politici.

    Sommario

    Ringraziamenti…………………..…………. 3

    Riassunto………………………………………….. 4

    Elenco delle figure…………………

    Elenco delle tabelle…………………………………………………………………………………………………………. 6

    Glossario ed elenco delle abbreviazioni…………………..……….. 6

    1. Introduzione…………………………..……….. 7

    1.1 Scopi e obiettivi………………

    1. Revisione della letteratura …………………

    2.1 Definizioni…………………..……………..……….. 12

    2.1.1 Legislazione del Regno Unito in materia di reati sessuali………………….. 12

    2.1.2 La legislazione italiana in materia di reati sessuali……………………………………….. 13

    2.1.3 Abusi sessuali da parte di esponenti del clero……………..……………. 15

    2.1.4 Clericalismo……………..……………..…………….. 16

    2.2 Letteratura globale……………………………………… 17

    2.3 Letteratura italiana…………………..……………..……………. 20

    1. Metodologia……………………………………………………………………………………………………. 24

    3.1 Indagine………………………

    3.2 Intervista…………………………. 26

    3.3 Etica…………………..……………. 27

    1. Riscontri …………………..…………….. 29

    4.1 Risultati dell’indagine…………………………………………………………………………………………. 29

    4.1.1 Dati demografici…………………………………………………………………………… 29

    4.1.2 Opinione pubblica…………………………………………………………………………… 30

    4.1.3 Copertura mediatica……………..………..……….. 32

    4.2 Risultati del colloquio………………

    1. Discussione…………………..……………..……….. 36

    5.1 Consapevolezza e atteggiamenti del pubblico nei confronti del CSA………………… 36

    5.1.1 Criminologia critica, politica italiana e clericalismo……………. 38

    5.2 Copertura mediatica……………………………….. 39

    5.2.1 Criminologia critica ed egemonia dei media……………. 40

    5.2.2 Aumentare la consapevolezza pubblica sui CSA………………….. 41

    5.3 Sostegno alle vittime di CSA e implicazioni……………………………… 42

    1. Conclusione………………………………..……………….. 46

    6.1 Raggiungimento degli scopi e degli obiettivi…………………………………………. 46

    6.2 Limitazioni…………………..…………. 48

    6.3 Raccomandazioni………………………………………………………………………… 48

    Riferimenti……………

    Appendice………………………………………………………………………………………………………………. 78

    Appendice 1. Approvazione Etica…………………………………………………………………………… 78

    Appendice 2. Domande dell’intervista……………………………………………………………………… 79

    Appendice 3. Domande del sondaggio……………………………………………………………………… 79

    Lista delle figure

    Figura 1:  Religione VS età. 30

    Figura 2:  Credo che i CSA non siano un problema in Italia VS Religione. 31

    Figura 3:  Credo che il CSA non sia un problema in Italia VS Età. 31

    Figura 4 : Tipo di supporto attendibile VS Età. 33

    Elenco delle tabelle

    Tabella 1: Analisi del contenuto dell’intervista . 34

    Glossario ed elenco delle abbreviazioni

    CSA Abusi sessuali clericali
    cCSA Abuso sessuale clericale su minori
    RCC Chiesa cattolica romana
    penisola italiana Italia, San Marino e Città del Vaticano
    L’associazione Rete L’ABUSO

     

     

     

    1. Introduzione

    La consapevolezza riguardo alla correlazione tra abuso sessuale, pedofilia, criminalità e Chiesa, soprattutto quella cattolica, è straordinariamente nuova (Marotta, 2021; Madu & Madu, 2021; Tallon & Terry, 2013). In particolare, prima delle campagne sugli abusi sessuali e sull’incesto degli anni ’70, con particolare attenzione agli Stati Uniti, la questione degli abusi sessuali sui minori non era considerata degna di nota (Clites, 2023). In particolare, è stato nei due decenni precedenti il ​​nuovo millennio che le voci dei sopravvissuti ai CSA hanno iniziato a occupare l’ambiente socioculturale (Clites, 2023; Tallon & Terry, 2013). Durante questi vent’anni, resoconti di attività criminali nella Chiesa cattolica sono emersi in tutto il mondo, attirando l’attenzione di paesi europei come Irlanda, Francia e Spagna (Donnelly & Inglis, 2010; Pereda & Segura, 2021; Terry, 2015). Tuttavia, è fondamentale considerare che l’abuso sessuale all’interno del personale ecclesiastico esiste fin dall’antichità (Benadusi & Lagioia, 2022; Rashid & Barron, 2018). Costituisce un problema di lunga data all’interno dell’ordine ecclesiastico cattolico romano e dei suoi rappresentanti (Benadusi & Lagioia, 2022). Tuttavia, i continui insabbiamenti perpetuati dalla Chiesa, volti a mantenere la rispettabilità e la purezza intrinseche alla dottrina cristiana, hanno portato a considerare questi crimini solo un problema moderno (Blasi & Oviedo, 2020; Frawley-O’Dea, 2007; Marchlewska et al., 2023). Tuttavia, i recenti scandali e le testimonianze hanno fatto riemergere questo reato, come l’inchiesta Spotlight del Boston Globe del 2002, l’attuale campagna sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e le risultanze sulla situazione irlandese (Bisantz, 2023; Pilgrim, 2012; Pupilli, 2016). Il coinvolgimento ecclesiastico in altre attività illegali, come la corruzione e le correlazioni con la criminalità organizzata, racchiude una questione cruciale che è altamente sottovalutata (Faggioli, 2019; Terry, 2015). Proprio i casi sopra menzionati hanno avuto un forte impatto sul processo legale e sull’attenzione mediatica in materia di CSA, che hanno provocato una crisi nel RCC (Doyle, 2012; Formicola, 2020). L’incapacità di gestire la superficie delle sue attività criminali nel corso della sua storia ha messo in luce i numerosi insabbiamenti gerarchici, l’ipocrisia e la debole facciata di questa organizzazione religiosa (Faggioli & O’Reilly-Gindhart, 2021; Formicola, 2016).

    Tre esempi principali sono pilastri fondamentali dell’emergenza degli abusi all’interno della Chiesa: le prime testimonianze di Scott Gastal contro padre Gauthe, lo scandalo di Boston e le indagini irlandesi (Benigno & Lavenia, 2021; Donnelly & Inglis, 2010; Moran, 2019; Pang et al., 2022). Il primo è caratterizzato dal processo della Louisiana del 1985 contro padre Gauthe, e la sua importanza risiede nel fatto che è stata la prima volta che un caso di cCSA è stato discusso in tribunale, coperto dai media ed esposto al pubblico (Benigno & Lavenia, 2021; Lytton, 2022). Gastal, all’epoca 11enne, testimoniò contro Gauthe, che da un anno abusava sessualmente di lui in una casa parrocchiale (D’Antonio, 2013). Nonostante la paura, le minacce e le complicazioni derivanti dal farsi avanti, la famiglia Gastal accusò il religioso, che fu poi processato e scoperto per aver molestato 37 bambini (D’Antonio, 2013; Nordheimer, 1985).

    Inoltre, l’articolo Spotlight del Boston Globe del 2002 ha rivelato le ramificazioni della pedofilia nella Chiesa cattolica americana, svelando l’allarmante prevalenza di questo crimine, trovando oltre settanta ecclesiastici colpevoli di cCSA nell’arcidiocesi cattolica romana di Boston (Bisantz, 2023; Faggioli, 2023 ). In particolare, la maggior parte degli abusi erano conosciuti dall’arcidiocesi locale, che li considerava non abbastanza gravi, e quindi ha scartato i resoconti e le accuse delle vittime (Hilary & Huang, 2023; Boston Globe Spotlight Team). Questo evento è particolarmente cruciale quando si tratta di attenzione mediatica, poiché lo scandalo ha esplorato quanto sia radicata la questione dei CSA e, di conseguenza, ha esposto a livello mondiale la gravità della questione (Renzetti & Yocum, 2013).

    Quest’ultimo è caratterizzato dalle numerose inchieste avviate dal governo irlandese riguardo al cCSA tra il 1990 e il 2010, in particolare dopo la condanna di p. Brendan Smyth nel 1994 (Gleeson & Jones, 2015; Ring, 2018; Terry, 2015). Precisamente, è stato riconosciuto colpevole di aver molestato 72 bambini mentre era nell’Ordine Norbertino ed è stato condannato a 12 anni di prigione (Powell & Scanlon, 2014). La copertura mediatica è stata eccezionale, poiché gli articoli di giornalismo investigativo di Chris Moore hanno inondato le notizie irlandesi e hanno rivelato come gli Ecclesiaste fossero a conoscenza degli abusi di Smyth ma non li avessero denunciati ad alcuna autorità (Hargaden, 2022; Powell & Scanlon, 2014). A seguito di questa calunnia, la percezione pubblica dell’autorità della Chiesa cattolica in Irlanda venne interrotta e la sua reputazione offuscata (Rosie, 2022).

    Seguendo questo esempio, recenti studi, indagini e ricerche sono stati condotti in diversi Paesi, come Paesi Bassi, Canada, Australia, Germania, Spagna e Portogallo (Death, 2018; Gleeson, 2016).

    Tuttavia, le ricerche riguardanti la penisola italiana sono estremamente scarse, soprattutto considerando che lì si trova il Vaticano. Inoltre, la pubblicità dei CSA in Italia è diminuita, poiché la Chiesa nasconde facilmente la maggior parte dei chierici accusati e nega la complicità (Benigno & Lavenia, 2021). È qui che trova fondamento la presente tesi, che mira a colmare le lacune presenti nell’attuale scenario letterario italiano.
    Il più ampio rapporto sulla portata dei CSA è realizzato dall’associazione no-profit Rete L’ABUSO, che comprende vittime, accuse, condanne, religiosi negazionisti e spazi di sostegno sia per i sopravvissuti che per gli autori di reato, descrivendo 15 anni di indagini in corso (Rete L’ ABUSO, 2023; Zanardi, 2018). È evidente che, con oltre 166 sacerdoti accusati nel 2023 e solo 164 condanne dal 2008, si tratta di una questione trascurata e sottovalutata (Rete L’ABUSO, 2023). Confrontando questo con l’esempio irlandese, è evidente la mancanza di indagini affidate al governo, e quindi l’assenza di riconoscimento da parte della classe dirigente.

    1.1 Scopi e obiettivi.

    Scopo :

    Comprendere la consapevolezza e l’interpretazione delle persone riguardo ai crimini perpetrati dalla Chiesa cattolica nella penisola italiana.

    Obiettivi :

    1. Scopri l’atteggiamento della popolazione italiana nei confronti della prevalenza del cCSA sia a livello mondiale, nel contesto europeo, che in Italia.
    2. Determinare l’entità della copertura mediatica italiana sul CSA.
    3. Valutare l’efficacia dei servizi di supporto disponibili per le vittime di CSA in Italia.

    La metodologia utilizzata per questa ricerca prevede metodi misti, riguardanti sia un sondaggio che un’intervista semi-strutturata. Il primo sarà condiviso con la popolazione italiana chiedendo quale sia la loro posizione e il loro atteggiamento nei confronti della prevalenza di questo crimine e quanto il CSA sia rappresentato nei media nazionali. Inoltre, quest’ultima, condotta con un’associazione italiana, servirà per ottenere una prospettiva esaustiva sulle denunce e sulle circostanze relative a questo delitto.
    Gli obiettivi della tesi saranno raggiunti analizzando innanzitutto la letteratura sull’argomento, concentrandosi prevalentemente sulle definizioni, sulla letteratura globale e sulle indagini con sede in Italia. Inoltre, verrà esposta la metodologia, dichiarando le motivazioni per un approccio con metodi misti come struttura di ricerca. Successivamente i risultati verranno presentati ed esaminati. Inoltre, si discuterà l’interconnessione tra i dati raccolti e la letteratura analizzata in precedenza, con l’obiettivo di spiegare i risultati attraverso un approccio teorico critico. Infine, verranno valutati i punti sopra menzionati, chiarendo limitazioni e raccomandazioni.

    2. Revisione della letteratura

    2.1 Definizioni

    2.1.1 Legislazione britannica sui reati sessuali

    Innanzitutto è indispensabile delineare cosa comprenda il termine “reati sessuali”. La definizione legale di stupro nel Regno Unito è quando una persona penetra con il pene nella vagina, nella bocca o nell’ano di un individuo non consenziente (CPS, 2022; Sexual Offenses Act, 2003, c. 1). Inoltre, l’aggressione mediante penetrazione avviene quando un individuo penetra la vagina o l’ano di una persona riluttante con una parte del suo corpo o un oggetto (CPS, 2022; Sexual Offenses Act, 2003, c. 2). Inoltre, si definisce violenza sessuale quando l’autore del reato tocca sessualmente un’altra persona senza la sua approvazione (CPS, 2022; Sexual Offenses Act, 2003, c. 3). Inoltre, costringere un altro individuo a partecipare ad attività intime, condividere o produrre materiale privato, comprende altri casi di ciò che è considerato un reato sessuale (Sexual Offenses Act, 2003, c. 4; Sexual Offenses Act, 2003, c. 66). In particolare, è fondamentale comprendere che la mancanza di consenso è un aspetto determinante del crimine, poiché le vittime non sono disposte a compiere o prendere parte ad attività sessuali (CPS, 2021; Sjölin, 2015; Sprague, 2021). Inoltre, questa tipologia di reato è prevalente sia tra le vittime adulte che tra quelle minorenni (CPS, 2022). Pertanto, è imperativo indagare su cosa comportano i reati sessuali contro i bambini. La legge sui reati sessuali (2003) distingue tra i bambini sotto i 13 anni e quelli sotto i 18 anni. Per gli individui sotto i 13 anni di età, la distinzione tra stupro, aggressione con penetrazione e violenza sessuale è la stessa di cui sopra, con l’unica differenza del età della vittima. La dicotomia tra le due età, cioè sotto i 13 e i 18 anni, esiste per sottolineare che si ritiene che i minori di 13 anni non siano in grado di consentire legalmente qualsiasi atto sessuale (Ministero della Giustizia, 2013). La separazione garantisce inoltre una maggiore tutela ai minori che non hanno ancora compiuto 14 anni (CPS, 2022; Ministero della Giustizia, 2013; Robinson, 2017).

    Per quanto riguarda i minori di 18 anni, la legislazione descrive l’autore del reato come qualcuno di età pari o superiore a 18 anni che intraprende attività sessuali, ovvero penetrazione vaginale, anale e orale, o tocca sessualmente un minore non consenziente (Hollin et al., 2010; Sexual Offenses Act, 2003, c.9). Tuttavia, l’adulto può anche essere colpevole di un reato quando non abusa sessualmente personalmente del bambino. Ad esempio, possono comunicare sessualmente con il minore e costringere, forzare, incitare o indurre la vittima a partecipare ad attività intime contro la volontà di quest’ultimo (Sexual Offenses Act, 2003, c. 10; Sexual Offenses Act, 2003, c. 14; Legge sui reati sessuali, 2003, c. Nella legge, casi più moderni, come l’adescamento sessuale online, sono stati chiariti nella sezione Note esplicative di ogni comma. Per quanto riguarda la comunicazione sessuale, si precisa che essa può avvenire attraverso conversazioni telefoniche, Internet o incontri volti a conquistare la fiducia del minore (Klimek, 2020; Sexual Offenses Act, 2003). Un altro reato si verifica quando l’adulto che compie atti sessuali lo fa in presenza di un bambino o costringe il minore a guardare l’atto (Sexual Offenses Act, 2003, c. 11, Sexual Offenses Act, 2003, c. 12). Direttamente, l’ampia gamma di descrizioni e gli esami dei numerosi contesti in cui può aver luogo un abuso intimo, che implichi o meno il contatto fisico, forniscono solide basi affinché le forze dell’ordine possano indagare sui crimini.

    2.1.2 La legislazione italiana sui reati sessuali

    Tuttavia, poiché questa ricerca si concentra sull’ambiente italiano, è imperativo analizzare e confrontare il modo in cui la rispettiva legislazione definisce l’abuso sessuale. Nello specifico, nel codice penale italiano non esiste la distinzione tra stupro, aggressione con penetrazione e violenza sessuale. Proprio le virgole dell’art. 609 si dividono tra violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo, con il rispetto delle circostanze aggravanti (Codice Penale, 2022, art. 609; Fedorczyk, 2020). La violenza sessuale coinvolge chi, con l’uso della forza, della minaccia o dell’abuso di autorità, spinge altri a compiere atti sessuali (Codice Penale, 2022, art. 609-bis; Di Giovanni, 2023; Trotta, 2023). Alla definizione si aggiungono altre contestualizzazioni, come l’approfittare dello stato mentale o fisico della vittima (Codice Penale, 2022, art. 609-bis.). Inoltre, le circostanze aggravanti riguardano l’uso di armi o sostanze, se l’autore del reato esercita autorità sulla vittima, ad esempio un genitore, o se l’autore del reato è un pubblico ufficiale (Codice Penale, 2022, art. 609-ter.). Per quanto riguarda gli atti sessuali non consensuali con soggetti minorenni, quando la vittima ha meno di 14 anni la pena per il reato aumenta (Codice Penale, 2022, art. 609-ter, comma 5; Codice Penale, 2022, art. 609-quater). Questa età è cruciale in quanto rappresenta l’età del consenso in Italia (Cena & Tattoli, 2021; Macrì, 2010). Inoltre, viene menzionato il sedicesimo anno di età in quanto rappresenta l’aumento dell’età del consenso quando è coinvolta una figura che esercita autorità sulla vittima, come un educatore o un genitore (Codice Penale, 2022, art. 609-quater). In particolare, la pena aumenta se l’abuso è commesso per motivi pecuniari, se partecipano più persone, se lo compiono organizzazioni criminali, se il minore subisce conseguenze pericolose per la vita e se le reiterazioni reputazionali sono gravi (Codice Penale, 2022, art. 609-quater, comma 1-5). Le attività sessuali testimoniate da un minore di 14 anni, allo scopo di farsi vedere dalla vittima, o di mostrare materiale pornografico per costringerla a compiere atti intimi sono menzionate nell’articolo 609-quinquies, Corruzione di minori (Codice Penale, 2022). Inoltre, costituisce reato quando un adulto costringe, con minacce e violenza o con la promessa di doni e ricompense, un minore di 16 anni a compiere le predette attività illecite, anche tramite piattaforme online (Bernasconi, 2017; Codice Penale, 2022, art. 609-undecies).

    Confrontando la legislazione italiana e quella britannica, la definizione complessiva di violenza sessuale è simile. Tuttavia quest’ultima offre definizioni e differenziazioni tra penetrazione vaginale e anale, cioè stupro, aggressione mediante penetrazione e contatto sessuale indesiderato. Quello italiano si riferisce solo ad “atti sessuali”, che è un termine ampio che rende la sua circoscrizione molto vaga (Lorusso & Manna, 2007; Magliocca, 2017). Inoltre, quando si tratta di minori, l’Italia è più descrittiva rispetto alle differenziazioni legate all’età: nel Regno Unito l’età del consenso è 13 anni, mentre quella italiana è 14, e sale a 16 quando l’autore del reato è qualcuno vicino alla vittima (Bernardi, 2022). Inoltre, un’altra differenza è la menzione e la descrizione dell’abuso della posizione di fiducia nella legislazione inglese, soprattutto in materia di abusi sessuali su minori, mentre quella italiana menziona solo l’abuso di autorità.

    2.1.3 Abusi sessuali da parte del clero

    Successivamente, dopo aver presentato ed esaminato come la violenza sessuale viene rappresentata nella legislazione, è estremamente utile analizzare i CSA nella Chiesa cattolica riguardo a queste descrizioni. Precisamente, comprende qualsiasi attività sessualizzata che coinvolga un membro di un ordine ecclesiastico nei confronti di qualcuno sotto la sua cura religiosa (Ballano, 2023; Clergy Sexual Misconduct Information & Resources, 2021; Markowitz et al., 2021). La cattiva condotta del clero riguarda le molestie, attraverso contatti, baci, rapporti sessuali, conversazioni inappropriate e allusioni (Martin, 2023; MCC, 2022). È significativo notare che lo squilibrio di potere e autorità tra le due parti gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’abuso (Clergy Sexual Misconduct Information & Resources, 2021). Pertanto, dinamiche di potere squilibrate sono al centro di questi crimini, poiché l’autore abusa della fiducia religiosa e della giurisdizione che ha sulla vittima (Clergy Sexual Misconduct Information & Resources, 2021; Edelman, 2020; Marotta, 2021; MCC, 2022). Si tratta di un caso significativo rappresentato in tutta la letteratura, poiché viene descritto come un aspetto intrinseco dell’abuso sessuale minore. Precisamente, Dressing et al. (2000) descrivono l’uso improprio del potere clericale come fattore che contribuisce alla violenza intima e una spiegazione di come la Chiesa cattolica abbia affrontato in modo improprio questi crimini e abbia tentato di nasconderli alla vista del pubblico. Inoltre, Haker (2023) considera l’abuso sistemico dell’autorità, della responsabilità e della cura spirituale una questione fondamentale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica. Ciò viene esercitato non solo prendendo di mira le vulnerabilità generali delle vittime, ma soprattutto concentrandosi sull’autorità che il sacerdote ha sulla spiritualità del credente (De Weger & Death, 2017). Precisamente, la strategia è comunemente utilizzata quando si adescano bambini che intendono successivamente abusarne sessualmente (De Weger & Death, 2017).

    2.1.4 Clericalismo

    Un’altra istanza teorica fondamentale verso la facilitazione dei CSA è il clericalismo. Questo termine si riferisce alla gerarchia religiosa tra il personale ecclesiastico, dove pochi selezionati detengono il più alto potere legislativo e l’autorità decisionale (Plante, 2020). Nella RCC, questo potere è detenuto dal clero ordinato, che amministra le scelte finanziarie, liturgiche e spirituali, senza consultare alcun membro del clero esterno (Plante, 2020; Seasoltz, 2010). Questo ordine gerarchico sostiene l’idea che solo gli ecclesiastici, visti come superiori, detengono l’autorità di dettare come i laici dovrebbero vivere la loro vita personale e privata (Plante, 2020). Tuttavia, l’insegnamento religioso non appare sempre congruente con le decisioni clericali, come l’impiego del clericalismo riguardo al continuo insabbiamento degli abusi sessuali perpetrati da parte degli ecclesiastici (De Weger & Death, 2017; Seasoltz, 2010). Il clericalismo, inoltre, è stato riscontrato soprattutto tra le donne religiose, come le suore, e le loro controparti maschili (McPhillips & McEwan, 2022). Precisamente, la violenza di genere è altamente presente all’interno della gerarchia ecclesiastica, come spiegato da McPhillips e McEwan (2022), il che si traduce in espressioni comportamentali dannose volte a mantenere il sacerdozio al vertice della piramide ecclesiastica. In particolare, poiché, prevalentemente, gli ecclesiastici e le vittime violenti sono identificati come maschi, la disuguaglianza di genere si traduce anche nella convinzione che le donne non possano essere vittime o autori di CSA (Cimbolic & Cartor, 2006; McPhillips & McEwan, 2022; Winters et al., 2022 ). Tuttavia, gli eccezionali insabbiamenti perpetrati dalla Chiesa riguardo a questi casi influiscono ancora fortemente sulla quantità di letteratura che circonda sia le parti maschili che quelle femminili.

    2.2 Letteratura globale

    Come accennato nell’introduzione, il CSA è stato preso in considerazione solo negli anni ’70, quando l’incesto, la violenza domestica e l’abuso sessuale cominciavano a essere considerati atti criminali dalla criminologia femminista (Gleeson & Jones, 2015). Le femministe in quel periodo sostenevano che le loro voci venissero ascoltate, il che diede coraggio alle sopravvissute al CSA di farsi avanti e denunciare i crimini (Clites, 2023). Ecco perché la ricerca su questo argomento è relativamente nuova, anche se si tratta di una questione di vecchia data, presente nella Chiesa cristiana fin dal Medioevo (Minnis, 2021; Rashid & Barron, 2018). Tuttavia, la rilevanza della denuncia dei casi americani, che sembravano i più documentati e significativi, ha convinto il grande pubblico europeo che gli abusi sessuali ecclesiastici fossero solo un affare straniero (Minguet-Civera, 2021; Weatherred, 2015).

    Tuttavia, negli ultimi due decenni, sono state condotte ricerche degne di nota sui territori europei, come l’Irlanda. Ad esempio, la già citata denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati dal sacerdote di Belfast Brendan Smyth ha rappresentato un importante passo avanti nella rappresentazione mediatica del cCSA (Kerrigan & Pramaggiore, 2022; Scutari, 2018). Considerando che la maggior parte della ricerca proveniva dagli Stati Uniti o da altri paesi di lingua inglese, ciò ha portato a giudicare erroneamente gli altri territori europei come sicuri dai CSA e ha aiutato la Chiesa a coprire gli abusi perpetrati in queste ultime aree (O’Reilly & Chalmers, 2014 ). Tuttavia, è solo di recente che le indagini si sono spostate verso le prospettive di nuovi Paesi, come la Polonia (Fordham University, 2023; Guzik, 2020; Mandes, 2020). Proprio l’incremento delle accuse in questo territorio cristiano, patria dell’ex Papa Giovanni Paolo II, ha generato un’ulteriore indagine sulla legittimità della Chiesa e sulla prevalenza della violenza sessuale al di fuori dei paesi anglofoni (Guzik, 2020; Mandes, 2020; Paszenda & Rogoż , 2023). Attraverso la letteratura accademica sugli eventi polacchi, è stato affermato che è necessaria una normativa dedicata alla tutela delle vittime del cCSA (Mandes, 2020). È fondamentale avere giudici e agenti della legge imparziali, in grado di affrontare la gerarchia religiosa e mirare a consegnare i delinquenti alla giustizia senza favoritismi (Mandes, 2020; Motak, 2021; Przeciszewski, 2022). Inoltre, è stato riscontrato che i media polacchi mancano di comprensione critica e credibilità, il che genera un’inclinazione pubblica verso la vittimizzazione dei sopravvissuti (Mandes, 2020; Sadlon & Nowotny, 2022). Tuttavia, la maggior parte di questi cambiamenti può essere attuata solo a seguito di una riforma all’interno della Chiesa cattolica e del Vaticano (Guzik, 2020).

    Per quanto riguarda gli aggiustamenti tentati in seno al Vaticano, nel 2021, Papa Francesco ha rivisto l’abuso sessuale sui minori e la pedofilia come crimini contro la persona e la sua dignità, e non più contro l’obbligo clericale del celibato (Benadusi & Lagioia, 2022). Tuttavia, ciò ha rappresentato solo uno spostamento nella comprensione filosofica del reato, poiché la letteratura mostra continue nuove accuse e l’assenza di condanne (Rete L’ABUSO, 2023). Tuttavia, molti di questi casi risalgono generalmente a due decenni fa, il che descrive come gli studi attuali si concentrino principalmente sul passato, piuttosto che sulle denunce attuali (Böhm et al., 2014).

    Tuttavia, pochi di loro hanno considerato l’impatto dei media sullo sviluppo della consapevolezza pubblica e, quindi, la reazione e la colpevolezza della Chiesa (Dubec et al., 2023). Coloro che trattano questo argomento illustrano come l’ampia copertura dei notiziari e del giornalismo investigativo sui CSA abbia portato grandi cambiamenti nel processo legislativo e nella consapevolezza pubblica, in particolare in Irlanda con il caso Brendan Smyth (Powell & Scanlon, 2015; Waller et al., 2020). Tuttavia, nessuno di essi si concentra sulla popolazione italiana e sulla sua ricezione dei media e delle notizie. Soprattutto come l’importanza della consapevolezza pubblica e la messa in discussione dell’autorità della Chiesa possano portare ad aggiustamenti e responsabilità sostanziali.

    Inoltre, dopo aver analizzato la letteratura, è evidente che la domanda principale che si pongono i ricercatori è come evitare che ciò accada e come fornire supporto alle vittime (Fordham University, 2023). Ciò ha avuto origine con i primi casi negli anni ’80 ed è ora oggetto di ricerca su scala più ampia, considerando le nuove prospettive date dalle affermazioni emergenti delle vittime (Böhm et al., 2014; Fordham University, 2023). Per quanto riguarda le motivazioni alla base degli atti di violenza sessuale da parte del clero, il risultato principale mostrato dagli studi è l’incapacità del personale religioso di aderire al celibato (Gorrell, 2015; Tamarit & Balcells, 2022; Rashid & Barron, 2018). Precisamente, Tamarit e Balcells (2022) affermano che esso è generalmente combinato con l’abuso di potere, il narcisismo, l’immaturità psicosessuale, il clericalismo e la rigida struttura gerarchica dell’Ecclesiaste. Tuttavia, le opinioni degli studi differiscono notevolmente, poiché da un lato si sostiene che la causa principale del cCSA è il celibato obbligatorio e, pertanto, il celibato facoltativo eliminerebbe il problema, mentre dall’altro si afferma che non esiste alcun legame tra astinenza e violenza sessuale (DeGroat , 2020; La valutazione critica descrive che la correlazione tra i due dipende dall’approccio psicologico che si ha nei confronti del celibato, dividendoli tra persone che accettano e rifiutano il celibato (De Weger, 2022; Tamarit & Balcells, 2022). Pertanto, coloro che incontrano difficoltà nel mantenere l’astinenza, sono più propensi a individuare altri metodi per soddisfare i propri bisogni (De Weger, 2022; Tamarit & Balcells, 2022).

    2.3 Letteratura italiana

    In particolare, gli esami preminenti riguardanti l’attività criminale del tribunale ecclesiastico da parte di autori italiani e sulle prospettive italiane sono libri, come “In Segreto: Crimini sessuali e clero tra età moderna e contemporanea” [In Secret: Sexual crimes and clergy between the modern ed età contemporanea], “Agnus Dei: gli abusi sessuali del clero in Italia”, e “Peccato o crimine: la Chiesa di fronte alla pedofilia”. della pedofilia] (Benigno & Lagioia, 2021; Benadusi & Lagioia, 2022; Scarrafia et al., 2022). Rispettivamente, l’indagine presentata in questi libri riguarda principalmente la storia del clero e i suoi abusi, come in In Segreto e Peccato o Crimine, o raccontando le esperienze personali delle vittime, come in Agnus Dei. Inoltre, è evidente come questi testi siano straordinariamente recenti, il che è possibile risultato dell’interesse che ha guadagnato solo negli anni precedenti, dell’incapacità della Chiesa di nascondere molti dei suoi crimini e del coraggio delle vittime che finalmente parlano fuori (Borowik & Grygiel, 2023; Formicola, 2023).

    Inoltre, quando si parla della presenza di crimini legati alla Chiesa nei media, è improbabile trovare alcuna correlazione con la discussione contemporanea. Infatti, il cold case italiano di Emanuela Orlandi è quello che domina le cronache. Proprio il rapimento di Orlandi, cittadino quindicenne della Città del Vaticano, avvenuto il 22 luglio 1983, rappresenta un enorme scandalo per l’intera penisola italiana (Di Battista, 2023; Orlandi, 2018). Quarant’anni di indagini hanno portato alla luce rapporti criminali tra il Vaticano e la criminalità organizzata che ha contribuito al rapimento, come la Banda della Magliana, un’organizzazione criminale con sede a Roma (Nazio, 2012). Inoltre, tra le recenti scoperte che hanno fatto notizia c’è la dichiarazione di un cardinale vaticano coinvolto in sfruttamento sessuale minorile durante il periodo della scomparsa di Emanuela (Rete L’ABUSO, 2024). Nei media, questo caso è stato trattato dalla docuserie Netflix “Vatican Girl: The Disappearance of Emanuela Orlandi” (Pandey, 2023). I media italiani però non sono stati particolarmente coinvolti, dato che la produzione è stata realizzata da una società di produzione britannica.

    Inoltre, la ricerca in Italia è stata favorita dagli effetti di una contestazione da parte dell’opinione pubblica nei confronti dell’autorità della Chiesa all’estero, che ha portato alla stesura dei rapporti della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) sulla pedofilia. Nello specifico, il primo studio copre due anni, ovvero il 2020-2021, e raffigura le vittime che le hanno contattate in questa finestra temporale, mostrando 89 sopravvissuti, l’82% del totale dei minorenni, e 68 delinquenti del clero, di età compresa tra 40 e 60 anni ( Aperto, 2022; Giro, 2022). Tuttavia, è evidente come la scelta del biennio abbia prodotto risultati minimi, in quanto la pandemia di Covid-19 e i rispettivi lockdown non hanno consentito interazioni sociali tra vittime e abusatori (Benigno & Lavenia, 2022; Di Niro, 2022). Inoltre, considera solo le segnalazioni effettuate tramite i servizi ecclesiastici, trascurando quelle alle autorità italiane o alla Rete L’ABUSO (Tourn, 2022). Il secondo rapporto annuale, pubblicato nel novembre 2023 e che copre gli eventi del 2022, scopre 32 sacerdoti abusatori e 54 vittime (Giansoldati, 2023; Zanardi, 2023). La maggioranza delle vittime sono donne e ragazze, cioè 44 anni, e in maggioranza minorenni, cioè 35 anni (Di Gregorio, 2023). Tuttavia, l’Associazione Italiana Vittime di CSA “Rete L’ABUSO” afferma di aver ricevuto un numero maggiore di denunce nello stesso periodo oggetto dello studio CEI (Zanardi, 2023). Precisamente, hanno ricevuto segnalazioni di 418 Qohelet abusivi attivi, per un totale di circa 10.002.960 vittime nell’ultimo quindecennio (Rete L’ABUSO, 2023). Inoltre, i reati denunciati dalla CEI non solo non vengono denunciati alle autorità, ma il documento non condivide informazioni preziose sugli abusi, come la localizzazione geografica, e quindi non hanno la possibilità di essere verificati (Zanardi, 2023). . È quindi evidente che tale esame, condotto da un’assemblea di personalità ecclesiastiche, dipinge solo risultati parziali, mirando a mantenere la facciata positiva della sua organizzazione (Benigno & Lavenia, 2022).

    Nel complesso, è osservabile che la letteratura attuale è ancora in costante sviluppo, in particolare a causa della denuncia della cattiva condotta del clero e della rilevanza che sta acquisendo a livello globale. Mettendo in discussione l’autorità e la legittimità, la popolazione in generale inizia a mettere in discussione i valori, l’immunità e i messaggi da asporto della Chiesa (Dubec et al., 2023; Paszenda & Rogoż, 2023). Tuttavia, questo si sta sviluppando solo di recente, poiché le culture di diversi Paesi radicate nel cattolicesimo, come Spagna, Portogallo e Polonia, stanno proprio ora creando una dicotomia tra Stato e Chiesa (Tamarit et al., 2023). L’Italia, tuttavia, è ancora legata alla Chiesa, conseguenza della sua storia cristiana, del conservatorismo e del fascismo, soprattutto con i Patti Lateranensi, che concessero benefici e poteri eccezionali alla Santa Sede (Blancarte, 2023; Ozzano, 2019; Schwörer, 2018). Pertanto, potrebbe essere più difficile per la popolazione e la classe dirigente di questo Paese mettere attivamente in discussione la legittimità della Chiesa.

    In conclusione, le lacune presenti nell’attuale letteratura italiana devono essere colmate, e quindi questa ricerca mira a comprendere la percezione pubblica della popolazione della penisola italiana sulla questione, in particolare per quanto riguarda la loro comprensione della prevalenza sia all’interno del proprio Paese che a livello globale, e come essi interagire con i notiziari, prendendo di mira quanto spesso lo vede riportato e su quali piattaforme. Di conseguenza, l’analisi di questi risultati aggiornati può aiutare l’esame della gravità degli abusi e dei crimini sessuali del Vaticano e della Chiesa italiana.

    3. Metodologia

    Al fine di colmare le lacune presenti nella letteratura in materia di abusi sessuali clericali, risulta fondamentale la necessità di valutare l’atteggiamento della popolazione della penisola italiana nei confronti dei reati della Chiesa. Questa sezione esaminerà l’approccio basato sul metodo misto scelto per raccogliere dati: un’indagine per analizzare la percezione della popolazione, rispondendo agli obiettivi 1 e 2, e un’intervista con un’associazione italiana che studia la questione, concentrandosi principalmente sugli obiettivi 2 e 3. In primo luogo, analizzerà perché i sondaggi rappresentano l’approccio più appropriato per raccogliere informazioni su un campione su larga scala di partecipanti, considerando vantaggi e svantaggi. Successivamente si valuterà perché l’intervista semistrutturata costituisce una tecnica opportuna per indagare l’analisi associativa degli abusi sessuali all’interno della Chiesa italiana.

    3.1 Sondaggio

    Tenendo conto che l’area geografica è particolarmente estesa, comprendendo tre Paesi (Italia, Città del Vaticano e San Marino), e, quindi, che il campione è ragionevolmente abbondante, l’approccio più idoneo è attraverso un’indagine (Nayak & Narayan, 2019; Rahman, et al., 2022; Questo metodo è suggerito quando si indaga su un gran numero di partecipanti (Goodfellow, 2023; Groves et al., 2011; Disman et al., 2017). Inoltre, i questionari generano dati quantitativi, descrivendo la prospettiva della popolazione e ottenendo valori demografici dalle rispettive risposte (Ponto, 2015). Il metodo selezionato è particolarmente vantaggioso in quanto non richiede molto tempo e consente una raccolta dati piuttosto rapida e numerosa (Johnson, 2022; Nardi, 2018; Ponto, 2015). Questo è il motivo per cui la finestra temporale limitata durante la quale verranno raccolti i dati, ovvero dal 4 dicembre al 15 gennaio , non consente approcci approfonditi a un numero maggiore di partecipanti (Alamri, 2019; Prasanna, 2023; Tracy, 2019). Tuttavia, ci sono svantaggi specifici legati all’uso di metodi quantitativi. Precisamente, i dati numerici ottenuti attraverso i sondaggi mancano di esperienza personale, soggettività e significato, poiché le informazioni sono ottenute attraverso domande a scelta multipla generalmente ampie e non tengono conto delle diverse risposte individuali (Queirós et al., 2017; Smith, 2021). Per mitigare questo inconveniente, invece di utilizzare una semplice scala dicotomica di risposte negative/positive, i dati saranno ottenuti attraverso la tecnica della scala Likert (Jebb et al., 2021). Trattandosi di ricerca nel campo delle scienze sociali, il suo utilizzo è appropriato considerando il suo impiego comune nei campi della sociologia, della psicologia e della politica (Batterton & Hale, 2017; Birkett, 2022; Taherdoost, 2019). Inoltre, poiché il sondaggio sarà condiviso con persone dai 18 anni in su, una risposta a 5 livelli, che va da “fortemente in disaccordo” a “fortemente d’accordo”, sarà più facile per le persone anziane comprendere e considerare la loro risposta (Nemoto & Beglar , 2014). Inoltre, offre l’opportunità per una certa interpretazione critica e lascia spazio per un’analisi più dettagliata, piuttosto che opzioni sì o no (Bhat, 2019; Mohn, 2023). Ad esempio, altre scale, come la scala dicotomica, presenterebbero solo risposte binarie, impedendo una comprensione più esaustiva (Birkett, 2022).

    Infine, il questionario sarà condiviso attraverso gli account personali dei ricercatori sui social media, invitando i loro conoscenti a condividerlo con i loro amici e familiari, creando quindi un effetto di campionamento a valanga (Dragan & Isaic-Maniu, 2013). Nello specifico, questa tipologia di campionamento prevede di chiedere ai partecipanti di suggerire il sondaggio ai loro collegamenti, che soddisfano i criteri e sono disposti a prendere parte alla ricerca, che possono poi continuare questa reazione a catena (Parker et al., 2019). Ciò è particolarmente prezioso in quanto l’intenzione è quella di avere una varietà tra età e provenienza per raccogliere risposte diverse.

    3.2 Intervista

    Oltre al questionario volto a raccogliere dati generalizzati su larga scala, questa ricerca includerà anche un’intervista. Precisamente, lo farà con un’associazione con sede in Italia che sostiene le vittime e osserva i comportamenti criminali, le condanne e il modo in cui la giustizia penale italiana affronta questo CSA. La scelta di utilizzare le interviste come metodo selezionato per questa sezione è perché i dati ottenuti sono qualitativi e offrono una panoramica più dettagliata ed enciclopedica della questione (Busetto et al., 2020; Jamshed, 2014). In particolare, ciò aiuterà a chiarire eventuali lacune lasciate dai dati quantitativi raccolti dall’indagine.

    Sarà semi-strutturato, cioè con una serie di domande predeterminate, ma con la garanzia di una certa flessibilità per ulteriori indagini (Doody & Noonan, 2013). Ciò consentirà sia all’intervistato che all’intervistatore di cercare qualsiasi tipo di chiarimento e raccogliere ulteriori informazioni (Al Balushi, 2016; Doody & Noonan, 2013; Ruslin et al., 2022). Infatti, a differenza delle interviste strutturate, quelle semistrutturate danno spazio all’espressione (Al Balushi, 2016). Tuttavia, le interviste richiedono molto tempo, soprattutto a causa della loro durata, trascrizione e rispettiva analisi delle informazioni raccolte (McGrath et al., 2019; Rädiker, 2020). Pertanto, l’ideale è la scelta di dirigerne uno singolo con un’associazione preminente, piuttosto che multipli con contributori meno informati. I risultati dell’intervista verranno interpretati utilizzando l’analisi del contenuto, al fine di classificare i risultati attraverso codici e avere una comprensione esaustiva delle informazioni trovate (Ungvarsky, 2023).

    3.3 Etica

    Le implicazioni etiche quando si conduce la ricerca primaria sono particolarmente vitali. Precisamente, i principi etici comprendono il consenso informato e la partecipazione volontaria alla ricerca primaria, l’anonimato e la riservatezza, la trasparenza sull’argomento e lo scopo dello studio, la responsabilità verso i benefici dell’esame e il diritto di recesso (Anabo et al., 2019 ; Haley, 2017; Questa ricerca è stata approvata dal Comitato Etico SCCJ dell’Università di Portsmouth (Appendice 1), riferimento della domanda 1196.
    Nel modulo di approvazione è stato esposto che nel sondaggio sarà garantito l’anonimato, poiché non saranno richiesti dati personali, e nessuna email con cui i partecipanti completano il questionario sarà condivisa con il ricercatore. Inoltre, lo scopo dello studio sarà esposto nella prima pagina del sondaggio online, seguito da un consenso obbligatorio, che i contributori dovranno barrare se vorranno prendere parte allo studio. Inoltre, il diritto di recesso durerà fino al momento in cui si clicca sul pulsante “invia”, poiché successivamente le risposte saranno rese anonime e non sarà possibile risalire a chi le ha inviate.

    Per quanto riguarda l’intervista, è stata condivisa con l’associazione una lettera di invito e una scheda informativa dei partecipanti, in cui si espone in cosa consiste la ricerca e quale sarà il risultato del loro contributo. Inoltre, è stato condiviso con loro ed è stato firmato un modulo di consenso, al fine di avviare la raccolta dei dati.

    Infine, la valutazione del rischio e il debriefing sull’oggetto dello studio sono cruciali, poiché l’abuso sessuale è un argomento delicato e il benessere degli esseri umani è fondamentale da salvaguardare (Miller et al., 2012; Panicker & Stanley, 2021). Tutta la raccolta dei dati si concluderà ringraziando per il contributo, chiarendo l’eventuale servizio di supporto disponibile e comunicando la disponibilità del ricercatore e del supervisore a chiarire ogni dubbio.

    4. Risultati

    In questa sezione verranno presentati ed esposti i risultati dell’indagine inviata alla popolazione italiana e l’intervista all’Associazione sostegno alle vittime di CSA. L’indagine prenderà in considerazione le 165 risposte ricevute nell’arco temporale compreso tra il 4 dicembre 2023 e il 15 gennaio 2024. Questa sezione indagherà innanzitutto i dati demografici rilevati nell’indagine, presentando le risposte prevalenti. Successivamente verrà esaminata la consapevolezza e il riconoscimento del CSA da parte della popolazione sia a livello globale che all’interno del proprio Paese, confrontandolo anche con i valori demografici. Inoltre, verranno esposti i risultati della copertura mediatica, considerando l’entità delle segnalazioni sia nei mainstream che nei social media, indagando anche quale sia più affidabile. Inoltre, i risultati dell’intervista saranno valutati attraverso l’analisi del contenuto, illustrando le scelte di codici e prove, concentrandosi sul sostegno dello Stato, sulla copertura mediatica e sulle reazioni delle persone.

    4.1 Risultati del sondaggio

    4.1.1 Dati demografici

    In primo luogo, i dati demografici sono fondamentali nella ricerca, poiché differenziano il campione in diverse variabili (Connelly, 2013; Veroff, ND). In questo caso sono stati utilizzati età, sesso, provenienza e religione. La maggioranza degli intervistati ha tra i 18 ei 30 anni, ovvero il 68,29%. Seguito da 45-60, 30-45 e infine 60+. Inoltre, il 75% sono donne. Inoltre, la maggior parte dei partecipanti proviene dal Nord Italia (80,49%). Gli intervistati atei sono predominanti, ovvero il 56,71%. Successivamente i cattolici rappresentano il 25,61%, infine i credenti spirituali, i buddisti e gli “altri” sono in fondo.

    Il grafico sopra (Fig. 1) mostra un’evidente correlazione tra religiosità ed età in Italia. La tendenza dimostra che gli anziani hanno maggiori probabilità di essere cristiani, mentre i giovani sono più inclini a non avere una fede religiosa. Lo dimostra anche l’indagine Doxa (2019) sulle credenze religiose in Italia, che ha rilevato che gli anziani sono più cattolici rispetto ai giovani.

    4.1.2 Opinione pubblica

    Le domande successive riguardano i livelli di accordo, utilizzando la scala Likert, tra le dichiarazioni riguardanti il ​​CSA e le opinioni dei rispondenti.

    Alla domanda se questi crimini siano prevalenti in Europa e su scala globale, la risposta prevalente indica una consapevolezza riguardo ai CSA al di fuori del proprio Paese d’origine.

    Alla domanda se il CSA sia un problema in Italia, l’88,42% lo ritiene tale. Se si confrontano le variabili demografiche, in questo caso età e religione, si nota che più la popolazione è anziana, più è probabile che concordino con l’affermazione “Credo che il CSA non sia un problema in Italia” (Fig. 3 ). Inoltre, è più probabile che gli atei considerino fermamente il CSA un problema rispetto a coloro che hanno altre credenze religiose (Fig. 2).

    Figura 2 :
    Credo che il CSA non sia un problema in Italia VS Religione

    Figura 3 :
    Credo che il CSA non sia un problema in Italia VS Età

    4.1.3 Copertura mediatica

    Infine, le domande riguardanti la copertura mediatica mirano a capire se la popolazione in generale vede questi crimini riportati nelle notizie, nei media mainstream e nei social media. La stragrande maggioranza degli intervistati non vede i crimini generalmente riportati nei media mainstream, rispettivamente il 43,90% è in disaccordo e il 30,49% fortemente in disaccordo. La maggioranza non lo trova spesso riportato nei mezzi di informazione, come le trasmissioni televisive, e sui giornali sia nazionali che locali, ovvero il 51,22% è in disaccordo e il 31,71% fortemente in disaccordo. Una percentuale più piccola, il 10,37%, vede spesso i reati denunciati, e solo il 6,71% rimane incerto.

    Tra coloro che sono d’accordo, il 70,59% ritiene che TV News sia il reporter più importante, seguito dal 17,65% nei giornali nazionali e dall’11,76% non specificato. Nessuno degli intervistati ritiene che se ne parli principalmente nei giornali locali.

    Considerando i social media, le risposte predominanti (56,1%) ritengono che se ne parli spesso su queste reti. Le risposte neutre sono successive e poi seguite da quelle in disaccordo.

    Tra coloro che sono d’accordo, Twitter (41,76%) è la piattaforma predominante per la denuncia di reati, seguita da Instagram. Inoltre, TikTok è stato scelto dal 12,09% e Facebook dal 10,99%.

    L’ultima domanda del sondaggio chiede ai partecipanti di scegliere quale sia più affidabile tra mainstream e social media. La risposta prevalente è quest’ultima, con una percentuale del 70,7%.

    Figura 4 :
    Tipo di supporto attendibile VS Età

    È evidente nella Fig. 4 che la popolazione giovane si fida maggiormente dei social network, il che può essere una conseguenza della fonte di notizie con cui tipicamente interagiscono. Ofcom (2023) ha scoperto che nel Regno Unito i giovani adulti ottengono le notizie principalmente attraverso i social media, mentre la popolazione più anziana si affida maggiormente alle trasmissioni televisive.

    4.2 Risultati del colloquio

    Attraverso l’analisi del contenuto, le categorie riguardano l’interconnessione tra Stato e Chiesa, il ruolo dei media e gli atteggiamenti pubblici. Facendo riferimento alla tabella seguente (Tabella 1), è evidente come lo Stato non offra sostegno e sia invece complice degli autori di abusi. Inoltre, le questioni relative ai resoconti mediatici comprendono l’incapacità di pubblicare articoli che sfidano Ecclesiaste, poiché non si adattano all’agenda politica, e la mancanza di copertura che non aumenta la domanda pubblica di cambiamento. Infine, l’intervista ha evidenziato come il pubblico non sia informato sulla rete di sostegno dell’associazione, stigmatizzi le vittime, soprattutto all’interno della loro comunità, e si schieri con i carnefici.

    Tabella 1 :
    Analisi del contenuto dell’intervista .

    Categoria Codice Prova Traduzione Frequenza
    Rapporto tra Chiesa e Stato Conformità all’attività criminale della Chiesa “Abbiamo inviato 420 segnalazioni di preti pedofili e non hanno (il governo) risposto. Palesemente essendo consenzienti sul fatto di non fare prevenzione”.

     

    “Abbiamo inviato 420 accuse contro preti pedofili e loro (il governo) non hanno risposto. Ovviamente concordi nel non fare prevenzione”. 30
    Mancato riconoscimento della portata dei CSA in Italia “Lo Stato non interviene, la magistratura non indaga”.

     

    “Lo Stato non interviene; i magistrati non indagano”. 18
    Copertura mediatica del CSA Articoli inediti “Ci sono degli articoli che in Italia per forza sono censurati, no? Certo, se parli e metti in mezzo un cardinale o i prelati, la chiesa non ti è grata”. “Ci sono alcuni articoli che in Italia vengono censurati, vero? Certo, se scrivi e coinvolgi un cardinale o dei prelati, la Chiesa non ti è grata”.

     

    10
    Adattamento all’agenda politica “I più sono regionali, locali, vengono finanziati poi alla fine dai segretari di partito”. “La maggior parte dei giornali sono regionali, locali, poi alla fine vengono finanziati dai segretari dei partiti”.

     

    8
    Coscienza pubblica “La copertura mediatica è l’unica cosa che fa, dà consapevolezza alle persone”.

     

    “La copertura mediatica è l’unica cosa che fa, dà consapevolezza alla gente”. 15
    Atteggiamento del pubblico nei confronti del CSA Conoscenza pubblica delle agenzie di sostegno “In genere le vittime non passano dalla rete”. “In genere, le vittime non passano attraverso la rete associativa”.

     

    6
    Mancanza di reazioni contrastanti nei confronti della Chiesa “Là (all’estero) scendono in piazza per la tutela dei figli, qui scendono in piazza per la tutela del prete”. “Là (all’estero) protestano per proteggere i figli, qui protestano per proteggere il prete”.

     

    6
    Colpa della vittima “ll ragazzino perché ha tentato il prete”. “Perché il ragazzo ha tentato il prete”.

     

    7

    5. Discussione

    È quindi fondamentale analizzare i dati raccolti e confrontare i risultati con la letteratura esposta analizzata nella sezione 2. Serve precisamente a rispondere agli scopi della tesi e valutare il raggiungimento degli obiettivi esposti nell’introduzione. In primo luogo, verrà discusso l’obiettivo 1, intrecciando l’intervista, i sondaggi e la revisione della letteratura, esaminando la consapevolezza del pubblico e le reazioni all’esposizione al CSA e applicando le teorie critiche della criminologia per spiegarlo. Successivamente, verranno esaminate la portata e le implicazioni della copertura mediatica in Italia, utilizzando le risposte del pubblico dall’indagine, la valutazione e le questioni circostanti confluite dall’intervista. Verranno prese in considerazione la criminologia critica e l’egemonia dei media, seguite dall’interconnessione tra resoconti mediatici e coscienza pubblica. Inoltre, verrà presa in considerazione la portata del sostegno fornito alle vittime, esaminando le difficoltà che si trovano ad affrontare nella penisola italiana. Verranno infine riepilogati i punti esposti.

    5.1 Consapevolezza e atteggiamenti del pubblico nei confronti del CSA

    Innanzitutto, la revisione della letteratura ha esposto i punti chiave riguardanti l’emersione dei CSA in tutto il mondo, concentrandosi soprattutto sui casi che hanno messo in luce la cattiva condotta della Chiesa. Proprio il rapporto Spotlight del Boston Globe e il processo dell’irlandese Brendan Smyth rappresentano le principali scoperte (Doyle, 2011; Kerrigan & Pramaggiore, 2022). Ciò ha causato uno scisma tra l’opinione pubblica e la fiducia nella Chiesa su scala globale, che ha comportato una richiesta di cambiamento nel processo decisionale (Guzik, 2020; Mancini & Shields, 2014). Come accennato nell’intervista, gli altri Paesi europei, anche i più religiosi, come la Spagna o la Francia, hanno chiesto alla Chiesa di fare chiarezza sui suoi abusi sessuali. La popolazione italiana, tuttavia, non contesta questa istituzione e ne difende comunque i comportamenti scorretti (intervistato). Non si verifica quindi una reazione contrastante, poiché i credenti non mettono in discussione l’autorità della Chiesa. In particolare, l’azione pubblica tende a proteggere l’autore dell’abuso, a incolpare la vittima e a segregare i sopravvissuti dalla loro comunità (intervistato). Questa è una ripercussione di quanto discusso nella sezione 2.3, ovvero l’incapacità di considerare il Vaticano e i suoi funzionari come capaci di atti criminali è il risultato della lunga storia di complicità tra Stato e Chiesa (Ozzano, 2019). Proprio il populismo di destra degli ultimi anni, l’eredità storica fascista e i Patti Lateranensi salvaguardano ancora l’integrità della Chiesa, insieme alla fiducia dei credenti in essa (Intervistato; Mammone & Veltri, 2010).

    A livello europeo, come esposto nella sezione 2.2, le inchieste affidate al governo hanno aiutato la popolazione a sfidare la facciata innocente dell’Ecclesiaste. In Irlanda i cattolici hanno sfidato le proprie convinzioni e le proprie autorità, spiega l’interlocutore. Tuttavia, la popolazione italiana si schiera dalla parte dei criminali. Precisamente, nell’aprile 2010, mentre l’Irlanda e il resto d’Europa producevano rapporti, il governo italiano Berlusconi parla per la prima e unica volta di CSA (Intervistato). La dichiarazione è però a favore della Chiesa, scusandosi per la “campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa” (Rete L’ABUSO, 2021).
    I numerosi casi di complicità con la cattiva condotta del clero aumentano le possibilità del personale della Chiesa di nascondere con successo i propri misfatti. Ad esempio, le forze dell’ordine non indagano sulle denunce loro rivolte, sul silenzio del Garante della Costituzione, cioè il Presidente della Repubblica, di fronte alle rivendicazioni dell’associazione, e sul mancato rispetto della Convenzione di Lanzarote e della UNCRC, in particolare dell’art. 19 e dell’art. 34 (UNICEF, ND).

    Prendendo in considerazione l’indagine, la maggior parte degli intervistati considera il CSA un problema nel proprio Paese, non solo su scala globale. Tuttavia, l’assenza di risposte da parte di chi detiene il potere si traduce nell’incapacità di farsi ascoltare e di realizzare cambiamenti politici tangibili. Infatti, quando lo status quo viene messo in discussione, la reazione principale del governo è quella di mettere a tacere le accuse (intervistato).

    Nel complesso, l’analisi presentata nella revisione della letteratura sull’incapacità dello Stato di separare la propria giurisdizione da quella della Chiesa è stata confermata dalle informazioni raccolte dall’indagine e dall’intervista. In particolare, la popolazione appare per lo più consapevole della prevalenza del problema, ma non è in grado di contestarla e di opporvisi. Si nota, infatti, che la popolazione cattolica è più propensa a trascurare questi crimini che riguardano altri Paesi, cioè Irlanda e Spagna, e continua a sostenere la Chiesa.

    5.1.1 Criminologia critica, politica italiana e clericalismo

    I concetti teorici della criminologia critica, sviluppati sulla base del marxismo, offrono un’analisi approfondita della società, della comprensione del crimine e delle relazioni di potere (DeKeseredy, 2021). Considera la correlazione tra le persone al potere e la classe operaia, quelle socialmente ed economicamente svantaggiate (DeKeseredy, 2021). Ai fini di questo studio, le principali teorie utilizzate sono quelle riguardanti la retorica del potere e gli squilibri, che rappresentano una circostanza fondamentale nel CSA, come spiegato nella sezione 2.1 (Carrabine, 2014; Presser & Sandberg, 2019). Proprio l’intreccio tra clericalismo e la manovra delle idee popolari sul CSA. La gerarchia ecclesiastica, in quanto istituzione di potere globale, è in grado di mantenere la sua candida facciata davanti ai suoi credenti. Ad esempio, il rapporto CEI esposto nella sezione 2.3 ha ostacolato la portata dei CSA in Italia segnalando solo una piccola percentuale di abusi, trascurando dettagli cruciali per dimostrare l’affidabilità dei dati (Zanardi, 2023). Di conseguenza, ciò aiuta coloro che detengono il potere a mantenere la propria posizione, poiché la reazione pubblica, soprattutto quella cattolica, non contesta tali dichiarazioni (Benkert & Doyle, 2009; Traina, 2023). Inoltre, diminuisce il sostegno disponibile ai sopravvissuti, la portata della giustizia fornita e la tutela delle future vittime (Benkert & Doyle, 2009; Traina, 2023). Pertanto, lo squilibrio di potere tra l’istituzione cattolica e il grande pubblico non consente una richiesta critica di cambiamento. Precisamente, coprendo gli abusi, la Chiesa non dà ai suoi seguaci motivo di credere che sia necessario un cambiamento (intervistato; Traina, 2023). Inoltre, l’intervistato spiega che l’attuale governo italiano di destra è strettamente legato al Vaticano e, di conseguenza, le possibilità di riforma sono minime (Tabella 1). Proprio il riconoscimento da parte della classe dirigente è determinato a essere messo a tacere, poiché non rientra nell’agenda politica (intervistato). Pertanto, il potere detenuto dalla classe politica segrega le voci contrastanti del pubblico, determinando ulteriori insabbiamenti e disprezzo del CSA come questione critica (Benkert & Doyle, 2009; Jewels, 2015; Traina, 2023).

    5.2 Copertura mediatica

    Come esposto nell’introduzione, l’obiettivo 2 di questa ricerca è determinare l’entità della copertura mediatica in Italia. La revisione della letteratura ha illustrato la gigantesca svolta negli Stati Uniti e nei paesi europei fornita dalla rappresentazione mediatica successiva alla comparsa dei CSA. Precisamente, ha aumentato la consapevolezza pubblica e diminuito la fiducia nell’istituzione ecclesiale, abbattendo la facciata innocente costruita su decenni di evasione delle accuse (Blasi & Oviedo, 2020; Marchlewska et al., 2023). Nella penisola italiana, la ricerca non ha tenuto conto della mancanza di analisi sulla correlazione tra consapevolezza del tema e quantità di segnalazioni mediatiche. Le risposte al sondaggio racchiudono un grande silenzio sull’argomento da parte dei media mainstream. Di conseguenza, ciò conferma le ipotesi formulate nella Sezione 2 sulla mancanza di copertura contemporanea del CSA da parte dei principali punti vendita consumati dagli italiani. Tuttavia, la minoranza che è d’accordo con la dichiarazione ha scoperto che la copertura dei notiziari televisivi è quella principale.

    5.2.1 Criminologia critica ed egemonia dei media

    La mancanza di notizie sui giornali locali e nazionali è il risultato della mancata pubblicazione di articoli che mettono in dubbio l’autorità della Chiesa. L’interlocutore spiega che i giornalisti italiani sono prevalentemente freelance, e quindi evitano di scrivere articoli che non li facciano pagare. Inoltre, la principale fonte di finanziamento dei giornali proviene dai segretari dei partiti politici (Tabella 1). Di conseguenza, gli articoli che non sono d’accordo con l’agenda politica del giornale benefattore non verranno pubblicati (Tabella 1). La mancanza di copertura è quindi una conseguenza della censura nascosta causata dalle esigenze finanziarie dei giornalisti, che devono tendere a scrivere articoli che si adattino all’agenda sociale e politica, creando quindi una spirale di silenzio (intervistato).

    La criminologia critica, fondata sull’ideologia marxista e sulle aggiunte di Gramsci, è in grado di spiegare questo evento (Gioielli, 2015). In questo caso, le testate giornalistiche rappresentano uno strumento di proprietà della classe dirigente, dei politici e dei potenti, in grado di influenzare ciò che viene pubblicato (Carrabine, 2014; Jewels, 2015). Pertanto, la mancanza di sostegno finanziario quando i giornalisti scrivono polemiche si traduce nell’abbandono di scrivere articoli che mettono in discussione lo status quo, e di conseguenza producono solo ciò che piace a coloro che li pagano (Jewels, 2015; Murray, 2017; Ugwudike, 2015). L’interconnessione tra la ridotta portata della copertura mediatica e la mancanza di rivolta pubblica contro l’istituzione religiosa è evidente. I mass media cercano quindi di placare la popolazione concentrandosi su altre questioni, come la criminalizzazione della classe operaia, degli immigrati e altre istanze conformi all’agenda politica (DeKeseredy, 2015; Jewels, 2015; Presser & Sandberg, 2019). Ciò è stato dimostrato anche nell’intervista, poiché l’intervistato spiega che i media si concentrano sulle questioni dell’immigrazione e sulle persone di colore, piuttosto che sulle questioni attuali relative ai CSA. In questo contesto, il ruolo dell’egemonia, derivato dalle teorie di Gramsci, riguarda la capacità della classe dominante, soprattutto politica, di distogliere l’attenzione della popolazione dalle opinioni controverse sul governo e sulle altre istituzioni, ad esempio la Chiesa, verso altre questioni, ad esempio l’immigrazione ( Çoban, 2018; Gioielli, 2015). Questa censura nascosta, spiegata in modo esaustivo dall’intervistato, lascia la popolazione all’oscuro della questione e minaccia la democrazia. Inoltre, crea scetticismo nei confronti dell’Associazione quando riportano dati reali. Precisamente, l’assenza di stampa libera in una democrazia non consente alla popolazione di prendere le proprie decisioni e formarsi opinioni (Ofcom, 2022; Ukka, 2019).

    È quindi possibile spiegare che se le persone sono più propense ai media mainstream, di proprietà dei potenti, sono meno propense a mettere in dubbio la credibilità di coloro che presentano loro tali resoconti. Ciò è accaduto anche in Polonia, poiché i resoconti dei media mancavano di credibilità, ma il pubblico non ne era consapevole e le sue opinioni oscillavano verso la colpevolizzazione delle vittime (Mandes, 2020; Sadlon & Nowotny, 2022). Pertanto, la criminologia critica e l’egemonia di Gramsci spiegano come le persone anziane siano più propense a fidarsi dei media più tradizionali (Fig. 4) e credono che il CSA non sia un problema in Italia (Fig. 3).

    5.2.2 Aumentare la consapevolezza pubblica del CSA.

    Come illustrato nella Tabella 1, con l’aumento dei resoconti mediatici, è possibile modellare le opinioni e il riconoscimento delle persone. In particolare, l’intervistato dichiara che: “di fatto la popolazione non è istruita. Se c’è informazione, c’è reazione”. Quando i media informano il pubblico, sono in grado di cambiare le sue abitudini e mettere in discussione le persone al potere (intervistato). Ad esempio, “educando il pubblico, porti tuo figlio in chiesa e (quando scopri che c’è un abuso) non lo porti più” (Intervistato). Facendo riferimento alla sezione 4.2, la stampa può plasmare ideologie e proteste, poiché “crea una reazione a catena volta a proteggere i propri cari. Sono una reazione dal basso che diventa una mina” (intervistato). Tuttavia la mancanza di report “evita che si verifichino reazioni dal basso” (intervistato). Quando si indaga su altri Paesi, come la Spagna, è evidente che la copertura mediatica ha prodotto il malcontento del pubblico, che successivamente ha portato la procura spagnola ad aprire un’indagine (Intervistato; Nùñez & Domìnguez, 2024). Nello specifico, quello che è successo in Spagna è che “la stampa ha trascinato la politica, anche se non voleva essere coinvolta, e l’ha trascinata inevitabilmente” (intervistato). L’intervistato ne spiega la causa, cioè “(la stampa) è colui che ha il potere di forzare il governo […] su richiesta dei cittadini”. In Italia, al contrario, ciò non avviene, in quanto la stampa non riporta i reati (Intervistato; Paragrafo 4.1.2). Di conseguenza, ciò mantiene la popolazione all’oscuro di ciò che accade all’interno della giurisdizione della Chiesa, e quindi l’opinione pubblica non chiede un cambiamento radicale (Tabella 1).

    5.3 Sostegno alle vittime di CSA e implicazioni

    Attraverso le sezioni precedenti sono state delineate le circostanze relative al CSA e alle opinioni pubbliche. Precisamente, come la popolazione italiana è consapevole del problema, come il governo non si lascia coinvolgere e come la comunità cattolica reagisce a questi scandali. Ciò può essere correlato al supporto disponibile per i sopravvissuti, al modo in cui affrontano il trauma e alle conseguenze dell’abuso. L’associazione intervistata spiega che i suoi scopi sono aiutare le vittime, essendo una struttura creata dai sopravvissuti. Tuttavia, per poter fornire un supporto esaustivo, hanno avuto la necessità di informarsi sulla giurisdizione e sul diritto, perché “non esiste uno Stato, non ci sono leggi (sul CSA)” (intervistato). La continua complicità tra governo e Chiesa impedisce all’associazione di guidare le vittime verso la giustizia (Tabella 1). La Chiesa è protetta dai Patti Lateranensi, che ostacolano la portata del sostegno che l’associazione può dare, poiché la giurisdizione è della Santa Sede e non della legge italiana (intervistato; Sternalski, 2013).

    In particolare, il continuo insabbiamento da parte del Vaticano interrompe il sostegno a disposizione dei sopravvissuti. La denuncia di abuso sessuale cade in prescrizione dopo 12 mesi, ma l’associazione sostiene la differenza tra la data effettiva del reato e la data in cui la vittima è consapevole di aver subito un abuso (intervistato). Precisamente, il tempo per elaborare e considerare l’abuso sessuale come tale è soggettivo (intervistato).
    In questo modo, non solo l’istituzione religiosa si tutela dall’azione penale ma non mette la vittima nella condizione di essere assistita e aiutata (Intervistato). Quando le accuse di abuso emergono, la vittima non può essere supportata in un periodo prossimo all’abuso effettivo. Questa è una conseguenza del lungo periodo che intercorre tra l’abuso e l’effettivo compimento della giustizia. L’interlocutore chiarisce: «Questa omertà, questa mancata denuncia, in qualche modo, impedisce alla vittima di ricevere aiuto». Pertanto, le vittime, soprattutto bambini, non sono in grado di elaborare immediatamente il loro trauma, il che può portare ad una vita sconvolta e ad una regolazione emotiva imperfetta (intervistato).

    Correlate a ciò sono le reazioni della comunità esposte nella sezione 5.1, la stigmatizzazione di coloro che denunciano gli abusi interferisce con il supporto disponibile. In particolare, i cattolici tendono a schierarsi dalla parte del colpevole, poiché credono alla facciata che la Chiesa propone loro. Pertanto, lo scetticismo verso i dati dell’associazione e le accuse delle vittime aumenta le possibilità di non farsi avanti (Intervistato; Pope & Geske, 2019). Ciò che accade è che “le persone che hanno subito un trauma così violento non vengono nemmeno sostenute pubblicamente dopo aver trovato l’enorme coraggio di farsi avanti” (intervistato). Inoltre, coloro che trovano il coraggio si rivolgono solitamente ai sistemi di sostegno della Chiesa, il cui piano è solitamente quello di spostare l’aggressore in un’altra diocesi o struttura, tipicamente denominate “comunità per preti in difficoltà” (intervistato). Questi sono di proprietà della Chiesa nell’ambito della sua giurisdizione. Pertanto gli atti non vengono denunciati alle forze dell’ordine e gli imputati possono allontanarsi come desiderano, vista la mancanza di controlli (Intervistato). Di conseguenza, la tutela di altre vittime è assente e gli autori del reato non vengono perseguiti, istruiti o riabilitati.

    In conclusione, dopo aver discusso i risultati e aver confrontato le informazioni e i dati raccolti con la letteratura esaminata nella revisione della letteratura, concentrandosi sugli obiettivi delineati nella sezione 1.1, vale a dire la consapevolezza del pubblico, la copertura mediatica e il supporto disponibile, è evidente che la situazione italiana riguardo al CSA è problematico e richiede cambiamenti radicali. Precisamente, anche se la popolazione sembra consapevole della portata del CSA e lo considera principalmente un problema, non è in grado di chiedere un cambiamento poiché la classe dirigente trascura e mette a tacere le accuse. Inoltre, collabora strettamente con gli sforzi della Chiesa volti a coprire gli abusi, favoriti dall’attuale situazione politica e dall’agenda, e dalla portata del clericalismo all’interno della sua istituzione. Per quanto riguarda la copertura mediatica, l’assenza di notizie nei principali mezzi di informazione non informa il pubblico sulla questione in corso, e quindi non è in grado di creare una reazione e una richiesta di cambiamento. È stato dimostrato che in altri Paesi l’aumento delle segnalazioni, soprattutto nei media tradizionali, ha sfidato il governo a imporre inchieste. Tuttavia, l’egemonia italiana sulla carta stampata è strettamente correlata alla politica e, quindi, non tenta di mettere in discussione i suoi principali finanziatori. Ciò spiega anche perché i social media godono di maggiore fiducia, poiché non seguono un determinato programma e sono più inclini a denunciare. Infine, la portata del sostegno a disposizione delle vittime è estremamente limitata da quanto riconosciuto dal governo, poiché la sua collaborazione con i criminali e l’aiuto nell’insabbiamento ostacolano le vittime dall’accesso ai servizi e dall’elaborazione del trauma.

    6. Conclusione

    Come ultima sezione di questa tesi, i metodi di ricerca, i dati e le informazioni esposti nei capitoli precedenti saranno sintetizzati in correlazione con le finalità e gli obiettivi dello studio. In primo luogo, esporrà come questa tesi ha colmato le lacune presenti nella letteratura raggiungendo i suoi scopi e obiettivi. Successivamente, questa sezione esaminerà i limiti dello studio. Inoltre, verranno proposte raccomandazioni per ulteriori ricerche. Infine verranno riepilogati gli ultimi punti.

    6.1 Raggiungimento degli scopi e degli obiettivi.

    Innanzitutto, l’approccio innovativo all’abuso di CSA in Italia, ovvero un’indagine rivolta alla popolazione e un’intervista con un’associazione, ha generato risultati promettenti. Come spiegato nelle sezioni 1 e 2.3, la ricerca italiana si concentra principalmente sul racconto delle esperienze delle vittime. Per quanto importanti, gli atteggiamenti del pubblico e l’entità della copertura mediatica non sono stati considerati nella letteratura di quest’area geografica. Pertanto, questo studio ha mirato a colmare queste lacune, utilizzando sia un’indagine destinata alla popolazione per analizzare consapevolezza, conoscenza e consumo mediatico. Inoltre, l’adozione di un’intervista con un sopravvissuto al CSA è servita a raccogliere dati approfonditi sul sostegno alle vittime, sulla politica italiana e sulle questioni riguardanti i media italiani.

    Attraverso l’indagine è poi emerso come la maggioranza degli italiani, soprattutto giovani, siano consapevoli che questi abusi sessuali siano preminenti nel loro Paese d’origine e li considerino un problema. Tuttavia, l’intervista ha messo in luce come le credenze cattoliche appaiano come una tendenza a perpetrare gli abusi della Chiesa, attraverso la stigmatizzazione, la discriminazione e la colpevolizzazione delle vittime nei confronti di coloro che si fanno avanti. Di conseguenza, è stato utile comprendere lo spostamento tra le due diverse opinioni. Proprio l’intreccio tra religione ed età con la concezione del CSA in Italia ha suggerito un’antica e cattolica inclinazione verso l’ignoranza nel considerarla un problema in Italia. Pertanto, l’atteggiamento del pubblico varia a seconda dell’età, della religione e dell’ambiente socio-culturale.

    Inoltre, la copertura mediatica è stata innovativa in correlazione all’emersione del CSA. L’impatto che le istanze del Boston Globe, di Padre Gauthe e di Brendan Smyth hanno avuto sulla denuncia è ampiamente discusso in letteratura. Tuttavia, l’interesse mediatico italiano per la questione non è stato incluso nei resoconti della letteratura corrente. Pertanto, i dati primari raccolti hanno messo in luce una copertura inesistente nei media mainstream e una copertura predominante sui social media, che sono ampiamente più affidabili. Come spiegato nella sezione 5.1.1, la politica di destra collabora con gli insabbiamenti clericali, con l’obiettivo di mantenere la popolazione all’oscuro della questione, soprattutto i cattolici. Poiché la maggior parte dei giornali sono di proprietà di politici, ciò spiega che coloro che si fidano maggiormente dei media tradizionali sono anche più inclini a considerare il CSA non un problema in Italia. Tuttavia, quando i media tradizionali sfidano la politica di uno Stato, possono costringere il governo ad agire, come è successo in Spagna e Irlanda. Pertanto, il secondo obiettivo di questa tesi è stato raggiunto scoprendo la mancanza di copertura mediatica, soprattutto nei media tradizionali, che porta ad una comprensione distorta della portata del CSA in Italia da parte del pubblico.

    Strettamente correlato alla collaborazione tra governo e istituzioni ecclesiastiche, infine, è lo scarso sostegno fornito alle vittime. Con uno Stato complice di atti criminali, come nel caso dei CSA, il percorso verso la giustizia per le vittime è tedioso. Soprattutto per la mancanza di leggi, le ripercussioni delle loro accuse e l’assenza di un sostegno immediato. I continui insabbiamenti, infatti, impediscono alla vittima di essere aiutata in un periodo prossimo all’abuso.

    Pertanto, combinando la limitata rappresentanza mediatica, l’incapacità della popolazione di chiedere un cambiamento attraverso i principali organi di informazione, poiché non mettono in discussione lo status quo in quanto è la loro principale fonte di reddito finanziario, e la continua collaborazione ostacolata tra Stato e Chiesa, si ottengono risultati in un processo contorto per comprendere il CSA come un crimine noto, rilevante e minaccioso che accade in Italia. Con una copertura incessante, cioè con ciò che ha reso altri Stati consapevoli degli abusi e li ha portati a condannarli e a svolgere indagini su mandato dei governi nazionali, una politica del silenzio e un’assente richiesta di cambiamento, il CSA nella penisola è determinato a essere coperto da parte delle autorità, generando più vittime incapaci di riprendersi e trovare giustizia.

    6.2 Limitazioni

    La mancanza di riviste accademiche peer-reviewed basate sulla situazione italiana rappresenta un limite fondamentale nella realizzazione di questo studio, poiché le informazioni e i dati sono minimi. Pertanto, questa tesi ha tentato di colmare le lacune, tuttavia, ha dovuto confrontare principalmente i risultati con altri Paesi. Inoltre, la mancanza di precedenti approcci teorici ha portato all’assenza di basi su cui basare, analizzare e confrontare il presente studio.

    Inoltre, la presenza di una singola associazione di sostegno sul territorio italiano restringe la quantità di informazioni che i volontari hanno potuto raccogliere. Proprio la mancanza di una più ampia rete di comunicazione attraverso più agenzie fa sì che le informazioni non siano facilmente reperibili, soprattutto in un’area geograficamente estesa come l’Italia.

    6.3 Raccomandazioni

    Per realizzare la concezione del CSA come un reato rilevante che si verifica in Italia, è fondamentale aumentarne la copertura mediatica. Poiché questo è stato spiegato come il principale passo avanti in altri Paesi, la stampa e i media tradizionali sono alla base di un cambiamento di politica e di possibili richieste di mandato governativo. Inoltre, il riconoscimento da parte del governo è fondamentale, poiché la collaborazione con gli insabbiamenti della Chiesa ha portato a una politica di silenzio sull’argomento, con l’obiettivo di mantenere il pubblico nell’ignoranza. Pertanto, il potere della classe dirigente è fondamentale da tenere in considerazione quando si ricerca il CSA sul territorio italiano.

    In conclusione, questo articolo ha evidenziato l’interconnessione tra politica, media e consapevolezza pubblica sul CSA, e ha scoperto come i primi due possano manipolare il terzo. È quindi necessario implementare le sezioni sopra menzionate e tenerle in considerazione quando si ricerca questo argomento. L’egemonia dei media è strettamente correlata alla fluttuazione dell’atteggiamento del pubblico nei confronti di questi crimini. In particolare, la politica interna dell’Italia è intrecciata con ciò che viene pubblicato sui giornali e sui media tradizionali, che influenzano anche l’opinione della popolazione. Pertanto, al fine di ottenere trasparenza sull’attuale portata dei CSA nella penisola italiana, è imperativo riformare l’interazione tra le élite al potere e il monopolio dei media. Implementando ciò, la popolazione sarà in grado di formarsi una propria opinione e considerare il CSA un problema minaccioso nel proprio Paese d’origine.

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    Zanardi, F. (2023). BLA BLA BLA… CEI presenta il secondo report. Il punto della Rete L’ABUSO, Istanze alle Istituzioni. https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/16/bla-bla-bla-cei-presenta-il-nuovo-report/

    Appendice

    Appendice 1. Approvazione Etica

     

    Sezione Approvazione – completata dal Comitato Etico SCCJ
     Data revisione: 15/11/2023

     

    Recensito da: David Shepherd

    Record dei risultati del parere etico della CE SCCJ
    Approvazione etica – parere etico favorevole

    Puoi iniziare la raccolta dei dati con il consenso del tuo supervisore.

     X
    Approvazione etica condizionata: parere etico favorevole provvisorio soggetto a requisiti.

    La sezione “Commenti” di seguito stabilisce i requisiti condizionali, le azioni che devi intraprendere prima di iniziare a raccogliere dati.

    Una volta che il tuo supervisore avrà accertato che tu abbia soddisfatto questi requisiti, potrai iniziare la raccolta dei dati con il suo consenso .

    Non approvato – non è possibile fornire un parere etico favorevole per la proposta nella sua forma attuale.

    Non è necessario iniziare la raccolta dei dati.

    La sezione “Commenti” di seguito ti consiglierà cosa è necessario affrontare.

    È necessario rivedere la proposta consultandosi con il proprio supervisore. Una volta che il tuo supervisore avrà ritenuto che tu abbia risposto a tutti i commenti riportati di seguito, potrai inviare nuovamente un parere etico.

    Commenti del Comitato Etico
    Barbara,

     

    Grazie per il tuo contributo sull’etica. Le fornisco un parere etico favorevole provvisorio. Una volta che il tuo supervisore avrà accertato che tu abbia soddisfatto questi requisiti, potrai iniziare la raccolta dei dati con il suo consenso. Non è necessario ripresentarsi al Comitato Etico. C’è solo una condizione:

     

    1. L’approvazione del colloquio è subordinata all’ottenimento del nulla osta da parte di Rete L’Abuso.

     

    Si prega di notare il riferimento etico (1196) nella parte superiore del modulo.

     

    Buona fortuna con la tua ricerca.

     

    Davide Pastore

     

     

    Appendice 2. Domande dell’intervista

    • INTRODUZIONE
    • presentazione
    • Di che associazione sei?
    • Quali sono gli obiettivi dell’associazione?
    • Qual è il problema? È un problema?
    • Quanto è diffuso?
      • Americhe, Europa, nel mondo, Italia
    • Quali sono le circostanze che circondano questi crimini?
    • Come raccogli i tuoi dati?
    • Come reagiscono la Chiesa e i suoi dipendenti alla vostra ricerca?
    • Copertura mediatica : cosa viene denunciato, come e quali sono i più focalizzati sulla denuncia di questi crimini (mainstream o social media)
    • Con l’aumento della copertura mediatica si potranno ottenere cambiamenti concreti?
    • Lei è a conoscenza di altri problemi riguardanti questi crimini e la Chiesa?

    Appendice 3. Domande del sondaggio

    • Domande demografiche
      • Età
      • Genere
      • Provenienza
      • Religione
    • Domande sull’atteggiamento (scala Likert)
      • “Credo che la CSA sia prevalente in Europa”.
      • “Credo che la CSA sia prevalente in tutto il mondo”.
      • “Credo che il CSA sia più diffuso negli Stati Uniti che in Europa”.
      • “Credo che il CSA sia più diffuso in Europa che in Italia”.
      • “Credo che il CSA non sia un problema in Italia”.
    • Domande sulla copertura mediatica (scala Likert)
      • “Vedo questi casi rappresentati nei media mainstream”.
      • “Credo che questi casi siano spesso rappresentati nei media mainstream”.
      • “Se sì, in quali è maggiormente rappresentato?”
      • “Credo che questi casi siano spesso rappresentati sui social media”.
      • “Se sì, su quali è maggiormente rappresentato?”
      • “Ritieni che i media mainstream o i social media siano più affidabili?”

     

  • Le vittime polacche degli abusi chiedono la sospensione del presidente della Conferenza episcopale

    Le vittime polacche degli abusi chiedono la sospensione del presidente della Conferenza episcopale

    Mons. Tadeusz Wojda, arcivescovo di Danzica, al centro, è stato eletto presidente della Conferenza episcopale a marzo.
    EpiskopatNews

    I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero hanno scritto alla conferenza episcopale polacca chiedendo un’indagine sul suo presidente. Hanno l’arcivescovo Tadeusz Wojda di Danzica di negligenza nella gestione di un caso di abusi sessuali.

    “In molte diocesi polacche… il benessere delle istituzioni risulta essere più importante della sofferenza umana”, hanno affermato.

    La loro lettera, con 46 firmatari, è la più grande iniziativa congiunta finora portata avanti dai sopravvissuti polacchi agli abusi . Uno dei tre autori della lettera ha dichiarato a OSV News: “Fino ad oggi abbiamo parlato individualmente. Questa è la prima volta che la nostra voce viene ascoltata come gruppo in Polonia. Volevamo che i vescovi sapessero: stiamo insieme”.

    Hanno chiesto ai vescovi di incontrarli “più tardi nel 2024” durante una riunione plenaria, e hanno anche chiesto che ogni progetto diocesano per aiutare le vittime includa una donna nella sua amministrazione, oltre a chiedere che mons. Wojda venga sospeso in attesa di un’indagine sulla sua gestione dei casi di abusi a Danzica.

    Il giornale cattolico Wiez ha riferito che i sopravvissuti che avevano denunciato abusi a Danzica erano stati trattati “in modo improprio” dai funzionari diocesani.

    “La mancanza di compassione e la manipolazione delle testimonianze da parte del prete che li ha ascoltati sono solo due cose con cui iniziare in questa lunga litania di quelli che sembrano essere errori davvero gravi”, ha detto Zbigniew Nosowski, redattore capo della rivista.

    Dettagli della presunta negligenza dell’arcivescovo sono emersi nel febbraio 2022 nel settimanale cattolico Tygodnik Powszechny .

    Lo scorso marzo, una vittima ha inviato una lettera all’nunzio apostolico a Varsavia accusando Wojda di negligenza. Si parlava di un prete accusato di abusi da parte di due vittime nel 2021 e che due anni dopo fu nominato vicecappellano di un ospedale psichiatrico. Una delle vittime aveva tra i 13 ei 18 anni al momento del presunto abuso.

    Secondo Wiez , il ruolo del sacerdote nell’ospedale gli ha dato “l’opportunità di un contatto illimitato con persone in profonda crisi mentale, compresi i minori”.

    P. Leszek Gesiak, portavoce della conferenza episcopale, ha detto che le “questioni contenute nella lettera” inviata dalle 46 vittime saranno “affrontate” presto in un incontro.

    https://www-thetablet-co-uk.translate.goog/news/18816/polish-abuse-victims-demand-suspension-of-bishops-conference-president?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

  • Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Pascal Hubert (PH): Ci ritroviamo per un nuovo scambio di opinioni, stavolta sul caso Rupnik. Prima di affrontare l’argomento, vorrei che tu dicessi in poche parole qual è la ragione della tua presenza qui oggi.

    Renata Patti (RP): Ho risposto due settimane fa a un’intervista apparsa il 21 febbraio sul giornale Dimanche. In questa intervista, che è stata molto importante per me, Christophe Henning mi ha posto domande molto precise, sapendo che avevo partecipato alla redazione del libro Dall’abuso alla libertà. Ero molto contenta di poter usare la parola emprise, in francese, perché in italiano non c’è traduzione. L’emprise non è l’abuso: succede prima. E parlando del Movimento dei Focolari, dal quale io provengo, abbiamo parlato degli abusi spirituali, di coscienza, psicologici, finanziari e sessuali.

    L’ultima domanda era: «Ha qualcosa da aggiungere?». Ho risposto: «Sì». Perché per il fatto di aver testimoniato in questo libro, non da sola logicamente, Renata Patti era ritrovabile sia con un numero di telefono, sia con un indirizzo mail su Internet. E altre vittime, questa volta di don Marko Ivan Rupnik e della ex suora – perché la Comunità Loyola è stata sciolta e le religiose laicizzate – Ivanka Hosta, hanno preso contatto con me. La domanda mi ha dato l’occasione di parlare di questi contatti. Importante per me sottolineare che dialogando con queste vittime abbiamo trovato il denominatore comune di tutti i fondatori e le fondatrici. Loro, uomini fondatori e donne fondatrici, hanno voluto prendere il posto di Dio e penetrare nella coscienza di noi vittime, che cercavamo Dio con sincerità. Il fatto che quello stesso 21 febbraio ci fosse a Roma la conferenza stampa di due vittime di Rupnik che conoscevo è stata per me una coincidenza sconvolgente. Non so se in Belgio, in Francia, questa notizia ha veramente spaccato. Fatto sta che non ho parole per definire questo evento.

    PH: Parleremo infatti di questa conferenza stampa del 21 febbraio 2024. Magari prima torniamo brevemente sugli antecedenti di questo fatto. Ricordiamo che inizialmente, in un’altra vicenda, Rupnik è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna prima di darle l’assoluzione. Dopodiché, nel 2020, Rupnik è stato scomunicato dal Vaticano per un breve periodo di tempo, cosa che di fatto rappresenta la sanzione più grave sul piano canonico, ma lui, si dice, ha riconosciuto i fatti, si è pentito e la sanzione è stata revocata. In seguito, a giugno 2023, l’Ordine dei gesuiti, dal quale proviene anche papa Francesco, ha espulso Rupnik. Il Vaticano aveva invocato la prescrizione dei fatti per chiudere il caso nel 2022 senza indagini.

    Altro evento di estrema importanza in questa vicenda è che due giorni dopo l’incontro del 15 settembre 2023 tra il papa e la direttrice del Centro Aletti, la diocesi capitolina parla di vita comunitaria sana e senza problemi particolari. È evidente che purtroppo le donne maltrattate sono completamente assenti da questo dibattito. Quindi forse per questo motivo a un certo punto i principali interessati, cioè le vittime di Rupnik, decidono di prendere la parola ed ecco che arriviamo, Renata, a questa famosa conferenza stampa del 21 febbraio 2024, durante la quale Gloria Branciani, ex membro della Comunità Loyola, si mostra stavolta a viso aperto e parla a lungo degli abusi subiti per mano dell’ex gesuita. Stessa cosa per l’altra vittima di cui parleremo, ossia Mirjam Kovac. Puoi illustrarci come si sono svolti i fatti durante questa conferenza stampa? Cosa è stato detto esattamente?

    RP: Allora, io spero che le persone interessate possano leggere un articolo, che è quello che mi sembra aver colto ciò che occorre oggi denunciare. Allora, detto che in Italia il Corriere della Sera ha pubblicato e subito dopo The Guardian, giornale che è mondialmente considerato come uno dei più obiettivi, anche altri giornali hanno pubblicato, ma, alla conferenza stampa, di italiani ce n’erano ben pochi. Su circa 35 o 40 giornalisti, 4 o 5 erano italiani, il resto stranieri. L’articolo italiano che io tengo a sottolineare è quello della Bussola Quotidiana di Luisella Scrosati, la quale, dato atto della presenza di un avvocato, e dell’introduzione in inglese fatta dall’organizzatrice, Anne Barrett Doyle, copresidente di BishopAccountability, ha sottolineato che Mirjam Kovac (che era la segretaria personale della fatidica Ivanka Hosta, prima sorella, alla quale ancora molte sono legate), era lì garante di ciò che Gloria Branciani raccontava nei dettagli. Ci sono stati dettagli commoventi in almeno tre momenti: Mirjam è garante del fatto che Gloria è fuggita dalla comunità e ha tentato il suicidio. Mirjam ha lasciato la comunità tre anni dopo. Il percorso spirituale di Gloria è il suo personale e lei ha tenuto a dire questo travaglio. Era presente l’avvocatessa Laura Sgrò, che è colei che porta anche avanti l’inchiesta su Emanuela Orlandi come legale della famiglia. Ma a parte questo, per il percorso fatto Gloria ha tenuto a dire: «Io ho perdonato me stessa, ho perdonato anche Rupnik. Cerco la verità e attendo la giustizia». Questa frase, che per Gloria è essenziale, perché dice quello che lei sta vivendo, è stata presa da Vatican News, testata ufficiosa del Vaticano, come unico punto di citazione virgolettata di questa enorme conferenza stampa, durata quasi due ore. Come ha sottolineato con il suo humour Luisella Scrosati, guarda caso Vatican News si è svegliato proprio quel giorno, perché era stato in silenzio dal momento in cui il Santo Padre, papa Francesco, aveva tolto la prescrizione per questi reati, delitti, e non peccati.

    Perché dico questa cosa del peccato? Perché in Italia, non so in Francia o in Belgio o in altri parti, è apparso un titolo: “Le vittime si devono vergognare”. Un gesuita sloveno di nome Roblek, che è stato il maestro dei novizi al tempo di Rupnik, ha accusato le vittime non solo di avere peccato con don Marko Ivan Rupnik dicendo che si dovevano vergognare per questo, ma che peccavano la seconda volta e ancor più mettendo in pubblico tutto ciò che hanno raccontato.

    Allora: da una parte c’è un’avvocatessa, Laura Sgrò, che porta due vittime a denunciare dei reati. Sono delitti, non sono peccati. Dall’altra, un gesuita che si permette, pur con l’età e tutte le scusanti che si potrebbero trovare, di essere una mina vagante e colpire queste creature. Basta! Io non posso più permettere, in quanto vittima di abuso spirituale e a conoscenza di tutto ciò che è ormai pubblico, che non ci sia una reazione pubblica dei gesuiti, il gesuita provinciale sloveno o anche il generale dei gesuiti. Per favore, fatevi sentire!

    PH: Di certo, alla Chiesa non piace quando le vittime si esprimono, perché preferisce che gli abusi siano per così dire risolti al suo interno, è una questione di reputazione da tutelare. Il problema qui è che Gloria aveva già denunciato le violenze che aveva subito da parte di Rupnik nel 1993 alla sua superiora Ivanka, e all’epoca ovviamente non è stato fatto niente.

    RP: Certo, è così.

    PH: Oggi Rupnik, all’età di 69 anni, è accusato di aver perpetrato violenze sessuali e psicologiche su almeno una ventina di donne, per un periodo di 30 anni, soprattutto all’interno della comunità di cui era mentore, che è stata sciolta. Ora, è chiaro che se le vittime non prendono la parola in prima persona, all’interno della Chiesa non succede niente. Vorrei un po’ parlare, Renata, dei fatti di cui Rupnik si sarebbe reso colpevole, perché non sono fatti di poca importanza, tutt’altro, sono fatti estremamente gravi. In particolare, Gloria ha fatto questa dichiarazione alla conferenza stampa del 21 febbraio 2024: «Mi portava nei cinema pornografici per aiutarmi a crescere spiritualmente. Diceva che non sarei potuta crescere spiritualmente se non avessi soddisfatto i suoi bisogni sessuali. E per raggiungere i suoi scopi, padre Rupnik invocava la Trinità per obbligare le religiose ad avere rapporti sessuali a tre con lui». Dal canto suo, Mirjam Kovac, che ha abbandonato la Comunità Loyola nel 1996, ha dichiarato durante questa stessa conferenza: «Eravamo giovani, ma i nostri ideali sono stati sfruttati medianti abusi di coscienza, di potere, spirituali, fisici e spesso sessuali». Questo è per capire anche l’impatto estremamente profondo sulla vita di queste religiose che hanno dovuto subire abusi sessuali con il silenzio complice del Vaticano. Cosa evoca in te questo genere di episodi che arriva adesso a conoscenza del grande pubblico? Perché da un lato si dice alle vittime: “Avreste dovuto tacere”, e allo stesso tempo sappiamo che il fatto di tacere può sfociare, come hai detto tu, in tentativi di suicidio o in suicidi.

    RP: Comunicando tra noi c’è un dialogo, ciascuna di noi arriva da esperienze diverse. Anche per esempio con Fabrizia Raguso, che forse un mese fa, ha risposto a delle domande fatte proprio attraverso di te. Ciò che noi rimarchiamo e che io voglio sottolineare stasera per fare la mia parte è che questo abuso di potere ecclesiale diventa abuso spirituale di coscienza e piano piano, non sempre come nel mio caso, arriva all’abuso sessuale. Non dimentichiamo che in questo momento in cui tutte queste cose vengono alla luce, Ivanka Hosta conduce la sua vita placidamente a Braga, in Portogallo, come se niente fosse. Ci sono una parte di ex sorelle che sono talmente fuse con la fondatrice che non riescono nemmeno a capire che la Chiesa ha pronunciato un giudizio. Le si vede in prima o seconda fila in cattedrale ogni domenica e ricevono la comunione dal vescovo. Questo con anche i saluti – o prima o dopo, come funziona quando si va alla messa la domenica – dei gesuiti e tutti le conoscono. Allora, queste si aggrappano alla fondatrice; altre sono disperate. Perché? Perché hanno un anno per reinserirsi nella vita diciamo “normale” con l’aiuto di tre persone a loro presentate come gli aiuti psicologici, morali, eccetera. Ma quelle sono 45, queste sono 3. Ciascuna di quelle 45 ex sorelle avrebbe bisogno di una psicoterapia, a volte psichiatrica. Voglio specificare che non sto parlando a vanvera, perché anche noi, ex focolarini e focolarine (ormai esiste l’Oref, organizzazione di ex focolari, anche se io non ne faccio parte), ci siamo trovati in un disequilibrio quando siamo usciti dal focolare. Faccio un esempio. Ero in Belgio, a Bruxelles, Nunziatura Apostolica. Non ci sono più religiose, perché sono state ritirate dalla loro congregazione e il nunzio attende delle nuove religiose di un’altra congregazione. Ne arrivano quattro dalla Polonia, non conoscono né il francese, né il fiammingo, né il tedesco. La prima cosa di cui il nunzio ha bisogno è: «Andate a fare la spesa, abbiamo bisogno di riempire il frigorifero». Queste religiose si sono ritrovate dalla Polonia in un supermercato di Bruxelles incapaci di fare la spesa. Perché? Troppa scelta, troppa scelta. Non sapevano scegliere. Quattro tipi di mele! Panico! Cosa scegliamo?

    PH: È un altro mondo.

    RP: Esattamente. Dunque le sorelle che si sono trovate malgrado loro in questo… come chiamarlo? mulino di pietra, macinate, durante tutti questi anni, perché non hanno mai dovuto fare nulla per conto loro, era tutto dettato dalla religiosa superiora. Ecco, adesso, la Comunità Loyola non esiste più: viva la libertà, no?

    PH: Per concludere, Renata, un’ultima domanda. Sappiamo che anche nel Movimento dei Focolari si sono verificati abusi sessuali. C’è stata una relazione implacabile che ha denunciato l’inerzia dei dirigenti. Parlavamo della scomunica di Rupnik nel 2020. Qui, per quanto riguarda i Focolari, nell’ottobre del 2020, più o meno nello stesso periodo, il più alto responsabile francese si dimette in seguito alla rivelazione di abusi sessuali perpetrati all’interno del movimento da uno dei membri più carismatici. Qui non si parla di religiose, ma di una trentina di bambini e adolescenti che sarebbero state vittime di aggressioni sessuali da parte di Jean-Michel Merlin, figura di spicco dei Focolari. Riprendo un articolo di Christophe Henning pubblicato su La Croix. Quindi è evidente, come dicevo prima, che se la presa di coscienza non proviene dall’esterno della Chiesa, non si mette in moto niente. Quindi ti voglio fare questa domanda, Renata: le vittime della Chiesa, di una comunità o di un movimento ecclesiale, cosa devono aspettarsi dalla Chiesa per quanto riguarda la denuncia, dal momento che la Chiesa stessa non fa assolutamente niente?

    RP: Niente. Niente. Le vittime che hanno veramente capito questo devono andare dalla polizia, alla questura, dalla magistratura. Allora, c’è una cosa che è uscita in questi giorni ed è proprio una francese che l’ha postato su Facebook, MarieJo Thiel, per quanto riguarda il cardinale canadese Lacroix, del Quebec, che fa parte del C9, cioè il circolo ristretto di papa Francesco. Sembrerebbe che il papa abbia firmato che l’indagine su questo cardinale, accusato di abusi, deve essere fatta da un giudice esterno al Vaticano. Se veramente papa Francesco ha capito che non si muove nulla negli ingranaggi vaticani, noi attendiamo che ci si muova attraverso anche una firma sua autorevole, che solo lui può mettere e che mette da parte tutte le amicizie, tutti i ricordi che riguardano persone che hanno commesso delitti. Se il padre Roblek, sloveno, ha questa affinità di affetto con Rupnik (d’altra parte metà dei gesuiti in Slovenia è dalla parte di Rupnik e l’altra metà è contro di lui), per lui la Chiesa e il Vaticano non esistono! Siamo arrivati al punto di dirci, noi che veniamo dalla Chiesa cattolica, che resta la nostra coscienza.

    Ricordo perfettamente un gesuita, p. Jean-Marie Hennaux, che ha avuto qualche cosa da dire fin dall’inizio del mio risveglio, per così dire, alla verità, e ha messo nero su bianco, ha scritto l’accusa contro Chiara Lubich. Lui ha detto a una mia amica che ho condotto da lui, ex Opus Dei, «L’importante è la fedeltà alla propria coscienza, se lo ricordi, la fedeltà alla propria coscienza».

    PH: Sono belle parole, certo, ma se fosse realtà non saremmo qui a denunciare abusi che vanno avanti da oltre 30 anni. Vorrei citare brevemente qualche frase di un articolo pubblicato sulla rivista Golias del 13 gennaio 2023. E del resto anche questa rivista è stata aspramente criticata all’epoca, accusata di complotti, mentre avrebbe dovuto tacere come tutti gli altri. In questo caso penso si possa dire che la coscienza ha avuto la meglio sul silenzio. L’articolo si intitola: “Caso Rupnik: scandalo al livello più alto”. E tra le altre cose, l’articolo dice: «Quello che emerge adesso è terribile. Marko Rupnik è un predatore sessuale che opera tra le religiose da più di 30 anni. È gesuita e tutto lascia credere che a questo titolo abbia beneficiato di una protezione totale». Penso che sia chiaro che in questo caso la coscienza non si sa bene dove potremmo ritrovarla.

    RP: Sai, Pascal, quello a cui padre Hennaux si riferiva, è che questa persona aveva già deciso di abbandonare la Chiesa, perché diceva: la stessa deriva settaria che trovo nell’Opus Dei, nei Focolari, nei Legionari è palese nella struttura ecclesiale. Con una differenza… Cioè: i Focolari, Opus Dei, Comunione e Liberazione dicono: siamo i migliori, guardate a noi! E la Chiesa cosa fa? Parla ma non agisce secondo le parole che dice. Proprio l’altro giorno, il Vangelo diceva: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. Io non mi posso mettere al posto di Gesù, ma queste sono le sue parole!

    PH: Beh, di certo, in generale si chiede alle persone di essere fedeli alla propria parola e non viceversa, è una questione di credibilità!

    RP: Certamente, è così. Questo però è importante: che le vittime parlino e denuncino e non attendano giustizia e verità dalla Chiesa. Occorre andare alla polizia! In ogni Paese c’è qualcuno che ha una divisa! Quando è stato rilanciato un appello della polizia di Nanterre che chiedeva alle vittime di Jean-Michel Merlin di farsi avanti, perché il rapporto di GCPS Consulting non era soddisfacente, mi sono sentita spinta in quattro e quattr’otto a fare una mail; due minuti dopo, esattamente due minuti dopo la spedizione di questa mail, il telefono è suonato e avevo al telefono il questore, che si occupava del caso, che non aveva capito bene la mia mail e voleva delle spiegazioni. Questa è stata la più bella telefonata di 40 minuti che io ho potuto avere per dire ciò che sapevo, ciò che pensavo ed esprimere le derive settarie del Movimento dei Focolari non all’interno della Chiesa, ma alla polizia. Pensate un po’: sono loro che mi hanno telefonato! Quindi la situazione è la seguente: questa è la Francia, Golias è in Francia, ci sono dei libri – come La Trahison des Pères di Céline Hoyeau – che, portati in Italia, grazie a Dio (Il tradimento dei padri), fanno riflettere. Guardate: siete partiti voi francesi, eh! La Francia è avanti mille miglia!

    PH: Certo, l’Italia è un’altra storia rispetto alla Francia.

    RP: Proprio così, è veramente tutta un’altra triste storia.

    PH: Volendo quindi concludere magari con una nota di speranza, Renata, la morale di questa storia, se possiamo ricavarne una da quello che è stato detto brevemente sul caso Rupnik, è che le vittime non devono aspettarsi niente dalla Chiesa e che dovrebbero comportarsi come qualsiasi altra vittima in un caso civile classico. Quindi, da un lato osare far sentire la propria voce senza più sentirsi in colpa, e poi in secondo luogo denunciare i fatti sapendo che saranno ascoltate e che devono andare fino in fondo con una denuncia che sarà poi oggetto di una vera e propria sentenza in sede di tribunale.

    https://www.adista.it/articolo/71742

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    L’arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie.

    Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

    I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso.

    Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano.

    “Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo.


    Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi

    In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com – in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.


    Federica Tourn – In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti

    La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti.

    Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”.

    La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%.

    “È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori.

    “Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato.

    Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca.

    Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero.

    La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti.

    “Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak.

    “Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain.

    È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg.

    “Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato.

    “Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta.

    La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia.

    Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi.

    La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero.

    A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa.

    “Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain.

    “In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso.

    Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero.

    “Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain.

    Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa.

    Fonte: La Croix


    Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma

    Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017,

    Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l’indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un’intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell’ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull’innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo.

    Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista, poi espulso dalla Compagnia di Gesù, o per il comunicato del vicariato dai toni compiaciuti e ben poco formali che lo scorso autunno dava conto delle conclusioni positive della visita canonica al Centro Aletti definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 28 del 16 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 28 del 16 marzo

    Francesco Zanardi -Dalle parrocchie alle scuole, tre inchieste sulla rete dei pedofili:. Stuprati anche i bambini del centro anti violenze

    Una rete di pedofili che è nata ed è cresciuta attorno alle scuole dell’hinterland romano che, partendo dalle parrocchie, è riuscita a entrare nelle comunità giovanili e le case famiglia legate ai presidi religiosi sul territorio. Questa rete sinora ha goduto di protezioni, mostrandosi allo stesso tempo in grado di terrorizzare le sue vittime.

    Ne fanno parte individui che potrebbero aver compiuto abusi pesantissimi anche tra le pareti domestiche. Soggetti abili a colpire i più fragili, quei giovanissimi che hanno subito molestie e che con le loro famiglie da oltre un anno spingono per conoscere la verità. Così, con le loro denunce, si sono guadagnati l’attenzione di tre Procure: prima Latina e Tivoli, ora Roma. Anche i pm di piazzale Clodio vogliono fare luce sulla rete, collegando i puntini di un disegno per ora ancora oscuro.

    Il tarlo ha iniziato a scavare nella mente degli inquirenti con le inchieste a carico dell’ex dirigente di Azione cattolica, Mirko Campoli a Tivoli, e del diacono Alessandro Frateschi, a Latina. Il primo è stato appena condannato a nove anni di reclusione per abusi su due ragazzini e per il secondo è stato chiesto il rinvio a giudizio.

    Alla procura di piazzale Clodio il compito di tirare le fila: al vaglio c’è un’enorme quantità di materiale pedopornografico finito sotto sequestro. Foto, video, chat inquietanti. Tutto il necessario per tentare di ricostruire la rete. Tra i protagonisti anche preti e personaggi particolarmente in vista, addirittura politici. Indiscrezioni che hanno bisogno di conferme. Quanto già emerso e quanto sta emergendo tra Tivoli e il capoluogo pontino è però sufficiente. Basta a indirizzare le intenzioni della Procura della Capitale. A convincere i pm che questa storia merita di essere approfondita.

    FONTE Repubblica


    Federica Tourn – Rimosso un vescovo polacco: aveva insabbiato abusi sessuali

    Alcuni giorni fa, Papa Francesco ha accettato la rinuncia del Vescovo Andrzej Franciszek Dziuba  73 anni, dal governo pastorale della Diocesi di Łowicz, in Polonia. Si tratta di una “rimozione” per l’accusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali su minori.

    Dalla nota sulla rimozione di Mons. Dziuba, diffusa dalla Nunziatura Apostolica di Varsavia, si apprende: «Sono state riscontrate difficoltà nel governo pastorale e in particolare sue omissioni nel trattare casi di abusi sessuali su minori commessi da alcuni sacerdoti, come è emerso da un’indagine condotta dalla Santa Sede, a norma del Motu proprio Vos estis lux Mundi».

    La nunziatura di Varsavia ha reso nota la decisione del Pontefice sottolineando che la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lowicz presentata da monsignor Dziuba era stata richiesta dalla Santa Sede.

    A carico di Mons. Dziuba, alla Santa Sede sono state presentate delle denunce di negligenza nella gestione di abusi sessuali ai danni di cinque minori. Un’indagine a livello diocesano è stata condotta dall’Arcivescovo metropolita di Łodz, Mons. Grzegorz Rys e i documenti raccolti sono stati presentati alla Santa Sede nel 2020. Nel 2022, la Commissione statale sulla pedofilia polacca ha presentato una notifica alla procura con l’accusa a carica di Mons. Dziuba di aver commesso il reato di mancata notifica alle forze dell’ordine degli abusi sessuali a danno di un minore, commessi nel 2016 da un sacerdote a lui subordinato.

    Il caso di Mons. Dziuba è l’ennesimo in materia di omissioni e coperture nella gestione degli abusi su minori da parte del clero, emersi in Polonia. Il 24 febbraio scorso, il Papa aveva rimosso l’Arcivescovo metropolita di Stettino-Kamień, Mons. Andrzej Dzięga, accusato insieme ai suoi predecessori di aver insabbiato abusi sessuali su minori nella sua diocesi. Il 16 febbraio 2021 era morto in una struttura sanitaria cattolica di Stettino, Don Andrzej Drymer, 58 anni, accusato di abusi sessuali su ragazzi a lui affidati, perpetrato per oltre 25 anni, per le quali non è mai stato condannato. Il canale privato Tvn24 ne aveva ripercorso la vicenda nel programma Il processo più lungo della Chiesa riportando diverse testimonianze.

    Proprio sulla gestione degli abusi sessuali su minori, qualche giorno fa Papa Francesco ha incontrato in udienza in Vaticano i membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, e suo discorso ha ribadito che non deve più accadere che nella Chiesa Cattolica Romana le vittime di abusi sessuali non siano ascoltate e prese in considerazione.

    Invece, mentre Mons. Dziuba e Mons. Dzięga vengono rimossi, per negligenza nella gestione di abusi sessuali ai danni di minori, Mons. Gisana, vescovo di Piazza Armerina in Sicilia, che ha coperto il caso di don Giuseppe Rugolo, come emerge dal processo al sacerdote, condannato dal tribunale di Enna  a 4 anni e 6 mesi per violenza su minori, sta ancora al suo posto. L’illecito commesso dai vescovi è il medesimo, quello di aver insabbiato e occultato i reati di abusi sessuali su minori da parte del clero a loro sottoposti, ma per chi “amministra” la giustizia nella Santa Sede, il metodo d’intervento a tutela delle vittime e del sistema di equità è sempre quello dell’applicazione di “due pesi e due misure”,

    Fonte Korazym.org


    Alessio Di Florio – Tromboni (in abbondanza) e trombette (mancanti)

    Un auto esce fuori strada e si schianta, nessun ferito grave, nessun morto, zero altre auto coinvolte. Appare una notizia come centinaia o migliaia che, al massimo, hanno un breve cenno nella cronaca locale. Alla guida si scopre c’era un prete. La notizia potrebbe, quindi, avere un peso un po’ maggiore per la comunità. Ma sempre nell’ambito della cronaca locale si rimane. Emerge che il prete, che non ha danneggiato terzi e lui stesso non ha riportato ferite gravi, è positivo alla cocaina. Ci sarebbero da fare tante valutazioni, su moralità, etica e non solo, ma non è questo il movente di quanto accade in poche ore: la notizia diventa virale e viene pubblicata, con grande evidenza, in brevissimo tempo da quasi tutte le testate della regione e persino da molte nazionali.

    È accaduto in provincia dell’Aquila, in Abruzzo, alcuni giorni fa.

    Nulla di tutto questo è accaduto poco più di un anno fa. Eppure, nella vicenda dell’epoca, c’erano persone ferite e danneggiate, implicazioni pesanti e interessava uno delle peggiori piaghe dell’odierna società: la pedofilia. Nonostante se ne interessarono tre testate di respiro nazionale (La Repubblica, Domani e WordNews.it) nessun giornale locale scrisse anche solo una breve di una riga. Repubblica intervistò un ragazzo siciliano, vittima di abusi clericali per anni, che denunciò di essere stato costretto a videochat erotiche con un “prete di Chieti”. Federica Tourn su Domani approfondì la vicenda e documentò implicazioni che arrivavano direttamente al Vaticano e abusi sistematici e durati anni terrificanti. Nell’inchiesta emerse un risvolto ancora più inquietante: il “prete di Chieti” è preside di una scuola, potrebbe quindi avere ancora contatti quotidianamente con centinaia (almeno) di minori. Ed è questa una delle domande poste su WordNews.it. Calate nel silenzio (omertoso) locale. Nulla di nulla, interesse zero, neanche mezza riga.

    La differenza tra quanto accaduto nei giorni scorsi e oltre un anno fa è così palese che si commenta da sé.


    Pierelisa Rizzo – Incidente probatorio per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo

     «Mi ha fatto male dover raccontare la mia vita che non mi piace». Lo ha detto il giovane di Francofonte , nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto in un’aula del tribunale di Siracusa. In quell’aula era presente anche l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, il 67enne che il giovane di 23 anni ha denunciato per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età. Un incidente probatorio che è durato più di quattro ore e, durante il quale ci sono stati momenti drammatici, come a detto a MeridioNews l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica che assiste la vittima. Lo stesso avvocato che è al fianco anche del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna quando era minorenne da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che è stato condannato la scorsa settimana a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata. La storia era emersa nel 2021, quando il giovane aveva presentato una querela nei confronti di Cunsolo. Il cappellano militare che oggi, per altro, è difeso dallo stesso avvocato di Rugolo, Antonino Lizio, che con i due preti condivide un lungo passato in abito talare. Rimasto orfano del padre e con la madre che si era trasferita a vivere fuori dalla Sicilia, dai nove anni in poi, il giovane cresce con la nonna anziana e malata che deve prendersi cura anche di un fratello disabile. Come molti bambini della sua età, comincia a frequentare le attività della parrocchia del paese del Siracusano. Ed è lì che si sarebbe legato alla figura di Cunsolo. Secondo quanto la stessa vittima ha raccontato nel corso dell’incidente probatorio, il prete lo avrebbe avvicinato la prima volta un giorno mentre era di ritorno dal cimitero dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre. «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua». Abusi che poi sarebbero andati avanti per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Venuto a conoscenza della vicenda dell’archeologo ennese, il giovane si decide ad andare a raccontare tutto alla squadra mobile. Ma diversamente da quanto avviene ad Enna ad accompagnare il ventitreenne a presentare la querela è Francesco Lomanto in persona. Il vescovo della diocesi di Siracusa che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato, comunque, per un periodo, a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    Fonte MeridioNews – Marta Silvestre

    Pierelisa Rizzo


    Ludovica Eugenio – Caso Rugolo: in un podcast il sistema di coperture e insabbiamenti

    ROMA-ADISTA. Una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa: è il contenuto di “La confessione”, un podcast in sette puntate che si può seguire sulla piattaforma Spotify prodotto da tre giornalisti: Stefano Feltri, già direttore di Domani, Giorgio Meletti (anch’egli in passato a Domani) e Federica Tourn, che sulla stessa testata ha raccontato diverse vicende legate al tema degli abusi nella Chiesa cattolica. Un podcast che è stato presentato a Roma alla sede della Federazione nazionale della stampa italiana a pochi giorni dalla sentenza del processo in primo grado contro il prete di Enna don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione per tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado (v. Adista Notizie n. 10/24). Ma che ora, paradossalmente, è stato autorizzato dal Tribunale di Enna a rientrare in città, tra i “suoi” ragazzi e le sue vittime, da Ferrara, dove ha scontato gli arresti domiciliari, perché, dice il tribunale, «fatta salva la gravità dei fatti contestati, non si ravvisano, allo stato, ragioni idonee a giustificare il prolungarsi della restrizione della libertà di movimento dell’imputato».

    A partecipare alla presentazione del podcast, oltre agli autori, Antonio Messina, sopravvissuto agli abusi di don Rugolo, la sua avvocata Eleanna Parasiliti e la giornalista, corrispondente dell’Ansa da Enna, Pierelisa Rizzo, che ha seguito tutta la vicenda. Presente moralmente anche la Rete L’Abuso, unica associazione che con il suo presidente Francesco Zanardi si era costituita parte civile nel processo, «senza il cui lavoro – ha sottolineato Tourn – non avremmo mai conosciuto i casi di abuso», e alla quale è stato riconosciuto parte del risarcimento cui è stata condannata in solido la diocesi.

    La confessione cui fa riferimento il titolo del podcast è quella di mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina (sotto cui ricade Enna), coprotagonista della vicenda, che nel corso di una conversazione telefonica con Rugolo, intercettata e messa agli atti, ammette di aver «insabbiato la storia». Un elemento che consente di fare un corposo passo avanti nel lavoro giornalistico di denuncia del sistema, che oggi consente di rispondere «alla domanda sul perché in Italia non scoppia uno scandalo sugli abusi nella Chiesa», introduce Feltri. Il fatto è che, «a fronte di tante cose che già sappiamo, nessuno unisce i puntini». Qui invece, per la prima volta, «abbiamo non solo le parole della vittima che coraggiosamente ha denunciato e ci ha messo dieci anni a farsi dare ragione», ma anche, grazie agli audio messi agli atti e ora nella disponibilità delle parti, «il sistema di copertura degli abusi raccontato da loro, dai preti, dal vescovo»: un vescovo in carica che riconosce di aver insabbiato, che dice di poter contare su un appoggio di papa Francesco in virtù di un favore fattogli, amici preti di don Rugolo che fanno quadrato intorno a lui, gli abusi derubricati da Gisana ad atti goliardici: «È una cultura aziendale», afferma Feltri, «la strategia messa in atto quando si vuole mascherare lo scandalo e si imbroglia sui conti».

    Oltre alle intercettazioni telefoniche ci sono audio registrati dalle parti per proteggersi (anche da don Rugolo, in un lungo dialogo con il vescovo), finiti agli atti che permettono di cogliere gravi disfunzioni, collusioni, omertà, distorsione della realtà da parte della Chiesa istituzionale. Gisana giustifica Rugolo definendone gli abusi «una stupidata da ragazzotto», dice di aver coperto le spese di Rugolo con i soldi dell’otto per mille, parla di «impeto demoniaco» riferendosi a Antonio e alla sua famiglia.

    Ma c’è anche il saluto del papa a una delegazione di Gela il giorno prima della requisitoria del pm, a novembre scorso, in cui Francesco difende pubblicamente il vescovo Gisana.


    Federico Tulli – Il caso Spotlight e l’Italia

    A febbraio del 2016 arrivò nelle sale italiane Il caso Spotlight, il film di Tom McCarthy che in quello stesso mese si aggiudicherà due premi Oscar. Spotlight è il nome della squadra di giornalisti del «Boston Globe» che tra il 2001 e il 2002 indagò su alcuni casi di pedofilia clericale avvenuti nell’arcidiocesi locale e mai finiti nel mirino dell’autorità giudiziaria. Sotto la guida di un direttore per nulla intimorito dalle pressioni dei maggiorenti della città più europea e più cattolica degli Stati Uniti, per mesi questi giornalisti intervistarono le vittime e passarono in rassegna migliaia di pagine di documenti. Ricostruirono così un sistema di potere che, sotto la regia del potente arcivescovo Bernard Francis Law, per anni aveva bloccato sul nascere qualsiasi indagine e aveva messo a tacere vittime e testimoni scomodi per la Chiesa.

    Lo scoop, che valse al «Boston Globe» il premio Pulitzer 2003, fu per la Chiesa cattolica americana l’equivalente del Watergate. Non solo costò il posto a monsignor Law, che ammise di aver nascosto per anni gli abusi dei suoi sacerdoti, ma diede la forza a migliaia di vittime rimaste in silenzio, e isolate da quella Chiesa di cui si fidavano ciecamente (questo genere di abusi, infatti, avviene quasi sempre all’interno di ambienti profondamente religiosi), di denunciare alle autorità civili i crimini subiti. Emerse così che l’insabbiamento delle segnalazioni, il pagamento di somme di denaro alle vittime tramite avvocati senza scrupoli affinché non denunciassero i loro aguzzini e il trasferimento dei sacerdoti sospettati di pedofilia, erano la norma negli Stati Uniti. Ben presto, grazie alla lezione universale di giornalismo realizzata dall’inchiesta degli uomini di Spotlight, e magistralmente ricostruita da McCarthy, si scoprirà che lo stesso accadeva da decenni anche in Europa, Australia, Sudamerica e Africa. Ma questa lezione, in Italia, tranne rarissimi casi: la rivista Left, Adista, il lavoro di Federica Tourn su Domani, non è stata evidentemente recepita.

    Tra i tanti meriti del film Spotlight c’è quello di aver spiegato chiaramente quanto siano importanti la trasparenza e la collaborazione tra istituzioni nella gestione dei casi di abusi clericali e, al tempo stesso, quanto sia distruttiva per la salute psicofisica delle vittime qualsiasi strategia che non vada in questa direzione. La pellicola di Tom McCarthy evidenzia inoltre l’importanza decisiva del ruolo dei media e di un’informazione libera, indipendente e – per così dire – empatica. I giornalisti di Spotlight sono riusciti a sbaragliare il potentissimo avversario grazie al rapporto di fiducia instaurato con i testimoni, ponendosi con un approccio laico, affettivo, nei confronti dei loro interlocutori sopravvissuti alle violenze. E senza innalzare la barriera del giudizio morale che scatta quando c’è la convinzione violentissima che sia il bambino a indurre in tentazione l’uomo di fede e a spingerlo a un atto di lussuria, che il Catechismo della Chiesa cattolica annovera tra le «offese alla castità» (can. 2351).

    Un’idea perversa e delirante, tuttora radicata e diffusa (anche riguardo alla violenza sulle donne), come emerge ogni tanto da incaute interviste rilasciate da alcuni ecclesiastici, che vedono nel presunto ammiccamento sessuale del bimbo la personificazione del diavolo e attribuiscono allo stupro un carattere di desiderio, annullando completamente la realtà del bambino (bambino che – è bene precisarlo – non ha e non può avere né sessualità né desiderio, dal momento che questa dimensione psicofisica si realizza nella pubertà, con il pieno sviluppo degli organi genitali). Ed è un pensiero che se da un lato ha sempre alimentato il senso di colpa e di oppressione delle vittime riducendole al silenzio, dall’altro ha fornito per decenni ai preti pedofili, descritti non come criminali ma come peccatori indotti in tentazione, la garanzia di impunità da parte della Chiesa cattolica.

  • Il Papa rimuove vescovo polacco insabbiatore di abusi

    Il Papa rimuove vescovo polacco insabbiatore di abusi

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Lowicz (Polonia) presentata da monsignor Andrzej Franciszek Dziuba.

    In una nota, la Nunziatura apostolica in Polonia scrive che “sono state individuate difficoltà nella gestione della Diocesi e, in particolare, negligenza nella gestione dei casi di crimini sessuali commessi da alcuni esponenti del clero contro le persone minori”, stando a quanto “confermato dal procedimento condotto dalla Santa Sede sulla base del documento pontificio Vos estis lux mundi”.

    Undici vescovi polacchi sanzionati

    Secondo Bishop accountability, un’associazione statunitense che monitora il comportamento dei vescovi di tutto il mondo in merito agli abusi sessuali e alle loro coperture, sono già undici i vescovi polacchi che sono stati sanzionati, in seguito ad un’indagine della Santa Sede, in forza del motu proprio Vos estis lux mundi, promulgato da papa Francesco nel 2019. Per altri due vescovi polacchi, l’indagine è ancora in corso.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2024/03/09/news/papa_rimuove_vescovo_insabbiamento_abusi-422281574/

  • Emanuela Orlandi e la pista della pedofilia: “Un monsignore si faceva portare le ragazzine dai massoni”. Pietro Orlandi: “Nessuna accusa a Casaroli né al Vaticano”

    Emanuela Orlandi e la pista della pedofilia: “Un monsignore si faceva portare le ragazzine dai massoni”. Pietro Orlandi: “Nessuna accusa a Casaroli né al Vaticano”

    “La Chiesa ha permesso per anni gli abusi dei preti”: da quando 22 anni fa il Boston Globe fece cadere con un’inchiesta sbattuta in prima pagina il velo di moralismo che ha coperto la comunità cattolica, lo scandalo è stato inarrestabile. C’è chi ancora lo chiama “vizietto”, come se fosse un banale capriccio che non intacca la morale di un uomo comunque illustre ma la pedofilia è un mare incurabile diffuso tra i chierici e dopo secoli il muro di omertà sta cadendo, travolgendo la Chiesa Cattolica. Nel 2022, alla vigilia della Giornata di preghiera della Chiesa Italiana per le vittime degli abusi, la Cei pubblicò il primo rapporto sulla pedofilia nel clero italiano che riguardava 89 vittime e 69 abusi.

    Ben conoscendo le difficoltà nel denunciare e uscire allo scoperto per chi subisce queste traumatiche violenze, possiamo immaginare siano molti di più. A mostrare le prime crepe fu “Il caso Spotlight”, l’inchiesta del 2002 del sopracitato tabloid diventata poi un film pluripremiato. La conferenza episcopale statunitense adottò la linea della fermezza, ma in Italia? L’allora Papa Giovanni Paolo II con la sua Curia poteva limitarsi a sostenere che la pedofilia fosse un cancro dei preti oltreoceano, che in Italia le cose andavano diversamente, lasciando la bomba pronta ad esplodere nelle mani di Papa Ratzinger che sin dagli inizi del suo mandato dovette affrontare il caso irlandese, nel 2005.

    Ma era davvero così? Uno degli eventi che ha segnato il papato di Wojtyla, la scomparsa di Emanuela Orlandi, si è spesso intrecciato alle accuse di pedofilia alla Chiesa o almeno è quanto emerge dall’incrocio di fonti. Il primo a parlarne fu Padre Amorth: il prete esorcista ha sempre detto che la quindicenne vaticana rapita il 22 giugno del 1983 non fu vittima del terrorismo ma che morì durante un “festino” di porporati pedofili, una sorta di orgia avvenuta nelle stanze vaticane, delineando un inquietante scenario. Lo scorso anno, in un audio raccolto dal giornalista Alessandro Ambrosini, un ex sodale di Enrico De Pedis (boss testaccino), tale Marcello Neroni, rivolse accuse durissime di pedofilia a Papa Wojtyla, parlando della scomparsa di Emanuela Orlandi. E fu proprio un gendarme vaticano a riferire a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che nei giorni della scomparsa mostrarono una foto della ragazzina a quegli ecclesiastici che sapevano di avere questo vizio.

    La scorsa domenica, Pietro Orlandi, durante il sit-in con cui ogni anno ricorda sua sorella Emanuela nel giorno del compleanno della quindicenne vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983, ha raccontato un aneddoto che gli è stato riportato e che sarebbe avvenuto durante il pontificato del Papa polacco. Secondo quanto riferito a Orlandi da una fonte interna al Vaticano, un alto prelato molto vicino a Wojtyla, “si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti…Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E queste – ha concluso Pietro – me le diceva come un fatto divertente, mentre le cose importanti, quelle gravi, non me le ha dette, peccato”.

    La fonte in questione era un monsignore, e già che considerasse “divertente” un aneddoto del genere, solo perché coinvolgeva bambine di etnia rom, la dice lunga sul come venisse percepito questo orrore appena 40 anni fa in quegli ambienti. Del resto, il chierico era anche stato arrestato per legami con la Sacra Corona Unita e per traffico di opere d’arte, ma pur sempre un religioso, insomma. Chi era invece il protagonista della vicenda? Secondo quanto mormorato dagli attivisti presenti in piazza domenica scorsa, era Agostino Casaroli “perché secondo le parole del monsignore il riferimento a lui era chiaro”. Agostino Casaroli è stato lo stratega di Papa Giovanni Paolo II, negli anni della caduta dei Paesi del blocco comunista. Insieme, avrebbero portato avanti la Ostpolitik Vaticana, nella speranza di liberare la Polonia e di migliorare le condizioni dei cristiani nei Paesi comunisti. Ed era proprio nella sua Polonia il Papa quella sera, quando fu tempestivamente avvertito della scomparsa di Emanuela Orlandi da Casaroli.

    Una 15enne non rientra in tempo per la cena e la Segreteria di Stato avvisa il Papa in Polonia? Sì, se la quindicenne in questione non è una qualunque ma può diventare l’oggetto di un ricatto molto grande, ai vertici dello Stato di cui è cittadina. Il 19 luglio del 1983 i presunti rapitori contattarono il centralino del Vaticano, chiedendo del Cardinale Casaroli e facendo riferimento a un codice, 158, che era il numero di una linea privata messa in piedi per trattare con l’allora segretario di Stato che trattò con il misterioso telefonista ribattezzato l’Amerikano per via del suo accento. Di questa trattativa privata ha parlato anche monsignor Carlo Viganò, oggi 83enne, in un’intervista rilasciata all’ex vaticanista Rai Aldo Maria Valli. “L’Amerikano – ha dichiarato l’ex nunzio negli Usa – si limitava a chiedere di voler parlare solo con il Cardinale Casaroli e quello fu il motivo per cui fu creata una linea privata”.

    A tirarlo in ballo è stato anche l’ex boss della Banda della Magliana Maurizio Abbatino che l’ha indicato, in un’intervista a Repubblica, come il tramite tra il Vaticano e l’organizzazione criminale guidata da Enrico de Pedis. Che il suo sia stato un ruolo cruciale è innegabile. Non possiamo dire invece lo stesso sull’aneddoto in questione. Del resto lo stesso Pietro Orlandi ha replicato dicendo che nessuna accusa è stata rivolta a Casaroli. “Sono sceso in piazza per Emanuela, non per fare questa accusa o per creare problemi. Le mie parole sono state travisate e modificate per creare titoli ad effetto”. Se questo aneddoto sia vero meno non è dato stabilirlo ma ciò che è certo è che la pedofilia è un male profondo che ha corroso la Chiesa e che potrebbe essere entrato anche nel destino di Emanuela. Verificare la veridicità delle notizie riportate a Pietro Orlandi in questi 40 anni è il compito delle due procure che indagano su Emanuela Orlandi, quella italiana e l’altra vaticana, che però ancora, a distanza ormai di un anno, non hanno convocato i 28 personaggi che Pietro Orlandi ha indicato come a possibile conoscenza dei fatti. Un compito esteso da pochi mesi anche alla commissione parlamentare di inchiesta che indagherà sui fatti di 40 anni fa.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/19/emanuela-orlandi-e-la-pista-della-pedofilia-un-monsignore-si-faceva-portare-le-ragazzine-dai-massoni-pietro-orlandi-nessuna-accusa-a-casaroli-ne-al-vaticano/7415717/

  • Profanato in Polonia il monumento a papa Wojtyła

    Profanato in Polonia il monumento a papa Wojtyła

    VARSAVIA, 02 APR – Il monumento a papa Giovanni Paolo II a Lodz, nel centro della Polonia, è stato profanato la notte scorsa nell’anniversario della sua morte.

    Lo rendono noto i media locali, precisando che il monumento, che si trova davanti alla cattedrale, è stato in parte imbrattato con della vernice rossa e gialla, mentre sul piedistallo è scritto in bianco ‘Maxima Culpa’, titolo del libro pubblicato di recente da un corrispondente olandese in Polonia, Ekke Overbeek, secondo il quale Wojtyla da cardinale di Cracovia avrebbe coperto i preti della sua diocesi colpevoli di abusi sessuali su minorenni.

    La polizia di Lodz ha avviato le indagini per individuare i responsabili mentre sono già cominciate le operazioni per cancellare le macchie di vernice rossa (sulle mani) e gialla (sul viso) nonché la scritta in bianco sulla base. I media polacchi informano inoltre che un altro gesto di profanazione era stato compiuto due giorni fa anche a Breslavia, dove il viso di Giovanni Paolo II su un murale è stato macchiato di rosso.
    (ANSA).

  • Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano ha consegnato per la prima volta a un tribunale polacco il fascicolo di un ex sacerdote sotto processo per abusi sessuali su minori. La mossa è arrivata dopo che l’arcivescovo polacco locale ha informato il giudice di non essere in grado di rendere disponibili i documenti.

    Il trasferimento del materiale è avvenuto nell’autunno dello scorso anno, quando il Vaticano ha consegnato le 200 pagine di documenti all’ambasciata polacca. Ma è stato riportato solo ieri per la prima volta dal quotidiano Gazeta Wyborcza perché il processo all’ex sacerdote si svolge a porte chiuse.

    I fascicoli riguardano procedimenti ecclesiastici contro l’imputato, che può essere nominato solo come Krzysztof G. ai sensi della legge polacca sulla privacy. Secondo quanto riferito, includono la sua confessione scritta di colpa e un successivo decreto che lo rimuove dal clero.

    Krzysztof G. è attualmente sotto processo in un tribunale statale per le stesse accuse di aver abusato sessualmente di un chierichetto, Szymon Bączkowski, a partire da quando aveva 15 anni, riferisce TVN24. In questo caso, però, l’ex sacerdote si è dichiarato non colpevole.

    La vittima si è fatta avanti per la prima volta nel 2015, avvisando le autorità ecclesiastiche su suggerimento di un confessore. Quando ha saputo che il sacerdote era ancora in contatto con i bambini, ha avvertito anche la procura.

    Nei propri procedimenti, la chiesa ha confermato la colpevolezza del sacerdote e lo ha punito. Nel decreto conclusivo del processo ecclesiastico, l’arcivescovo di Poznań, Stanisław Gądecki, ha sottolineato l’elevata probabilità di recidiva del colpevole e “la mancanza di una credibile volontà di intraprendere una terapia”.

    Tuttavia, in seguito è emerso che, appena un mese dopo averlo rimosso dal sacerdozio, la diocesi di Poznań ha riassunto Krzysztof G. come archivista .

    Sebbene Bączkowski fosse la vittima e avesse informato lui stesso le autorità ecclesiastiche, non è stato trattato come parte del caso ecclesiastico, non ha avuto accesso agli atti del caso e non ha il diritto di impugnare la sentenza. Dice di aver saputo solo che il suo aggressore si era dichiarato colpevole da uno degli stretti collaboratori di Gądecki.

    Nel frattempo, il giudice che sovrintendeva al parallelo processo statale di Krzysztof G. ha cercato di ottenere i fascicoli del procedimento ecclesiastico. Ma Gądecki – che oltre ad essere arcivescovo di Poznań è anche capo dell’episcopato cattolico polacco – ha affermato di aver inviato il dossier al Vaticano e di non averne trattenuto una copia.

    L’accesso al fascicolo è stato dapprima chiesto all’arcivescovo dal pubblico ministero, ma, secondo il quotidiano, “è stato fermato dai suoi superiori”; in seguito, il giudice che presiedeva la causa ha cercato di ottenerlo. L’arcivescovo Gądecki ha sostenuto di aver inviato i documenti al Vaticano e di non averne conservato una copia.

    Gazeta Wyborcza riferisce che il giudice non ha creduto a questa spiegazione e ha minacciato di ordinare una perquisizione della polizia nella curia di Poznań. Alla fine però i fascicoli sono stati ottenuti dal Vaticano dopo che Gądecki si è impegnato a chiedere al nunzio pontificio in Polonia di metterli a disposizione e la stessa giudice ha scritto alla Santa Sede.

    Oltre alla confessione di Krzysztof G., i documenti avrebbero incluso testimonianze di altri sacerdoti. Tuttavia, Bączkowski ritiene che manchino alcuni fascicoli del procedimento ecclesiastico.

    “Questo dimostra che la Chiesa sta ancora cercando di proteggere l’autore”, ha detto Bączkowski. “Sono contento, tuttavia, che il mio caso apra la strada. Forse nel caso di altri preti pedofili i tribunali cominceranno anche a chiedere documenti alla Chiesa».

    Anche l’avvocato di Bączkowski, Artur Nowak, ha definito la consegna dei documenti “precedente”, sebbene abbia adottato un tono più riservato.

    “Questa non è una completa apertura degli archivi – la chiesa polacca è molto indietro rispetto alle chiese tedesche o francesi. Mantiene anche il pieno controllo sulle indagini della chiesa sui preti pedofili”, ha affermato Nowak. “La segretezza è ancora la regola”.

    In risposta alle accuse secondo cui Gądecki si sarebbe rifiutato di consegnare i fascicoli al tribunale, la Catholic Information Agency (KAI) – che è gestita dall’episcopato polacco – ha riferito che l’arcivescovo aveva in realtà ottemperato al corretto procedimento legale per i documenti che avevano già trasferito in Vaticano.

    La Chiesa cattolica in Polonia è stata negli ultimi anni colpita da una serie di rivelazioni riguardanti casi storici di abusi sessuali su minori da parte di preti e di presunti insabbiamenti da parte dei loro superiori .

    Più di recente, inchieste giornalistiche hanno accusato l’ex Papa Giovanni Paolo II di aver permesso ai sacerdoti di continuare a lavorare nonostante sapessero di aver abusato di bambini quando era vescovo Karol Wojtyła di Cracovia.

    I difensori del defunto papa – compreso il partito al governo Legge e Giustizia – sostengono che le nuove affermazioni sono inaffidabili perché si basano in parte su file di sicurezza dell’era comunista. Tuttavia, i critici notano che la chiesa polacca non ha messo a disposizione dei ricercatori i propri file di questo tipo.

    Vatican hands over files of priest accused of abuse to Polish court for first time

  • Esce un libro in Polonia: “Wojtyla sapeva dei casi di pedofilia”

    Esce un libro in Polonia: “Wojtyla sapeva dei casi di pedofilia”

    Karol Wojtyla, da cardinale di Cracovia prima della sua elezione a Papa nel 1978, sapeva dei casi di pedofilia da parte dei preti della sua diocesi, e ha reagito, sì, in conformità al Codice canonico allora in vigore, ma ha ugualmente coperto i casi preoccupandosi soprattutto perchè non arrivassero alla conoscenza del potere comunista di quei tempi e non ha offerto la minima l’assistenza alle vittime.

    E’ quanto si afferma nel libro “Maxima culpa.

    Giovanni Paolo II ha saputo” scritto da un corrispondente olandese in Polonia Ekke Overbeek che uscirà a Varsavia l’8 marzo prossimo presso la casa editrice Agora.

    Una anticipazione del libro è stata pubblicata oggi da un inserto del quotidiano Gazeta Wyborcza.

    Overbeek descrive il caso di pedofilia da parte un prete emerso nel 1970, basandosi sul materiale trovato negli archivi dell’Istituto della memoria nazionale (Ipn) e prodotto dai servizi segreti di allora. Confrontare il materiale con i testimoni diretti ancora in vita non è stato facile. “Ero troppo piccola; allora il clima era tale che non si poteva accusare un sacerdote” ha detto una di loro. “Per mezzo secolo quasi tutte le donne di questo paesino hanno taciuto su qualcosa che doveva essere una esperienza traumatica” commenta Overbeek, l’autore che dieci anni fa ha pubblicato il primo libro sulla pedofilia da parte della Chiesa polacca. “La Polonia deve troppo a Wojtyla e non si può ridurre il suo pontificato solo alla questione della pedofilia.

    Non credo che coprisse in modo consapevole questi crimini” ha dichiarato Adam Michnik il caporedattore di Gazeta Wyborcza parlando del libro che secondo gli esperti potrebbe incidere sul culto di Papa polacco, diventato santo nel 2014.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/02/27/libro-in-polonia-wojtyla-sapeva-dei-casi-di-pedofilia_cf871663-dc10-442d-9e24-862900481d28.html