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Tag: Portocannone
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Abusi, la vittima di un prete sospeso a divinis: «Perchè celebra messa al monastero benedettino di Subiaco?»
«Personalmente provo disgusto. Perchè la Chiesa di Papa Francesco continua ad avere un atteggiamento protettivo nei confronti dei preti che hanno abusato dei minori?» Giada Vitale, vittima (oggi venticinquenne) di un sacerdote che è stato condannato in via definitiva nel 2020 a 4 anni e dieci mesi di reclusione e, in parallelo, anche dalla Congregazione della Dottrina della Fede (che lo ha sospeso a divinis) è sotto choc mentre osserva sul telefonino il filmato che ritrae il suo aguzzino (altro…)
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Siamo dalla parte di Giada, senza se e senza ma
Di Fabrizio Ortis
– Sul caso di Giada Vitale, giovane molisana abusata dal parroco di Portocannone dai 13 fino ai 17 anni di età, ho presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia, Marta Cartabia.La vittima non fu mai sottoposta né a una perizia né a un incidente probatorio. Ma dopo la riapertura delle indagini nel 2018, emersero elementi di grande rilievo sotto il profilo probatorio. Il 29 marzo scorso è stata e presentata un’ulteriore richiesta di riapertura delle indagini; nella quale non solo era condannato il parroco per i fatti avvenuti fino ai quattordici anni d’età della vittima, ma criticata altresì la decisione della Procura della Repubblica di Larino di non aver approfondito i fatti inerenti agli abusi avvenuti successivamente.Pensare che una ragazzina di tredici e poi quattordici anni possa avere una relazione con un uomo di 55 è un oltraggio al diritto, alla psicologia e soprattutto all’infanzia. Una posizione che può far pensare ai pedofili sia lecito manipolare e poi abusare una vittima. Il disinteressamento della Procura si è palesato inoltre anche quando la Vitale, dopo aver denunciato don Marino, è stata vittima di bullismo e diffamazione. La ragazza ha sporto più volte querela, ma le sue denunce sono state sistematicamente ignorate.Alla luce di una vicenda divenuta un caso di cronaca nazionale, chiedo al Governo di estendere alla magistratura e ai pubblici ministeri i corsi di formazione già previsti per il personale della polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della polizia penitenziaria dalla legge conosciuta come #CodiceRosso.Infine il ministro Cartabia dovrà chiarire se si intenda o meno potenziare gli organici dei tribunali periferici, inadeguati alla mole di lavoro loro richiesta che da troppo tempo sta affossando la nostra regione. -

Don Marino Genova è stato arrestato: abusò della tredicenne Giada Vitale
Per don Marino Genova, l’ex sacerdote di Portocannone, si sono aperte le porte del carcere. Il religioso, condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione per violenza sessuale e abusi a danno dell’ex parrocchiana all’epoca tredicenne, Giada Vitale, è stato arrestato in esecuzione della sentenza definitiva. Si chiude così una delle vicende più tristi della cronaca degli ultimi anni.
“Non si è mai contenti quando una persona va in carcere – commenta al Tgr, Giada Vitale, la vittima – non avevo desiderio di vendetta (altro…)
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La Cassazione ‘chiude’ il caso Giada Vitale: condanna confermata per l’ex parroco di Portocannone
Respinto il ricorso in Cassazione presentato dall’ex parroco di Portocannone, assistito dall’avvocato Carlo Taormina. Ieri la sentenza che ha confermato i 4 anni e 10 mesi di reclusione di carcere per don Marino Genova. “Giustizia parziale, sono contenta in parte”, ha commentato Giada Vitale, la ragazza che ha subìto per anni gli abusi sessuali.
La Cassazione ha confermato la sentenza di appello (del maggio 2019) che condannava don Marino Genova, il parroco di Portocannone, per gli abusi sull’allora minorenne Giada Vitale. In primo grado, con sentenza del 3 ottobre 2017, invece l’ex sacerdote era stato condannato a 6 anni.
Confermati dunque i 4 anni e 10 mesi di reclusione, questa la condanna per il sacerdote e che si riferisce alle violenze sessuali perpetrate sulla ragazza quando aveva dai 13 ai 14 anni. Gli episodi avvenuti quando la stessa aveva dai 14 ai 17 anni di età invece furono archiviati dal Gip di Larino, provocando non poca indignazione.Questo il commento di Giada Vitale, affidato ai social, all’indomani della sentenza che le rende giustizia: “Dopo anni di grandi sofferenze e di offese ricevute da persone che mi avrebbero dovuta accogliere e supportare e che invece hanno tentato in tutti i modi di infangare la mia persona, la Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente questa storia indicando con pena passata in giudicato don Marino Genova colpevole. Sono contenta in parte e reputo che nei miei confronti sia stata fatta una giustizia parziale, ma accolgo questa prima vittoria come spinta per poter ancora combattere in altre sedi.
Volevo ringraziare l’avvocato Giuseppe D’Urbano che mi ha difesa con impegno in primo e secondo grado di giudizio, i miei attuali avvocati Pietro Cirillo e Pasquale Mautone che hanno mostrato grande professionalità, la dottoressa Luisa D’Aniello che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata ad andare fino in fondo, l’Onorevole Stefania Ascari che ha manifestato coraggio, competenza e grande interesse per la mia storia”.
https://www.primonumero.it/2020/09/la-cassazione-chiude-il-caso-giada-vitale-condanna-confermata-per-lex-parroco-di-portocannone/1530630013/amp/
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GIUSTIZIA Interrogazioni a risposta scritta: Vitale Giada – Genova Marino
ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
Don Marino, ex parroco di Portocannone, in Molise, è stato condannato dalla corte di appello di Campobasso nel maggio 2019 a 4 anni e 10 mesi di reclusione per aver abusato sessualmente di Giada quando questa aveva 13 anni;
gli abusi sessuali sono iniziati nella primavera del 2009 e sono proseguiti sino al mese di luglio 2012; la giovane, nell’aprile 2013 ha denunciato alla procura della Repubblica ed al Vescovo di Termoli i fatti di cui era stata vittima;
la procura della Repubblica di Larino, ritenendo la sussistenza di un consenso ai rapporti sessuali da parte della giovane non ha accertato sotto il profilo psicologico il rapporto con Don Marino;
secondo l’interrogante, tuttavia, le circostanze avrebbero imposto tale approfondimento: Giada V. all’epoca dell’inizio dei fatti era solo tredicenne mentre il sacerdote aveva 55 anni ed è orfana di padre da quando aveva tre anni e mezzo;
l’amore per la musica l’aveva condotta a frequentare assiduamente la parrocchia di Don Marino, prima come organista e poi come maestra del coro, e nel parroco avrebbe trovato una figura assimilabile a quella paterna;
Don Marino è stato sottoposto a due differenti procedimenti: in un primo procedimento è stato condannato, in primo e in secondo grado, esclusivamente per gli abusi commessi fino a quando la minore non aveva compiuto 14 anni per reato di cui all’articolo 609-quater (atti sessuali con minorenne);
un secondo procedimento, riguardante i fatti successivi ai 14 anni, si concludeva con la richiesta di archiviazione, presentata nel novembre 2014 e accolta dal Gip nel giugno 2016, in quanto i fatti non sarebbero stati contrassegnati da minaccia o persuasione, «avendo la ragazza semmai subito solo un iniziale stato di soggezione poi tramutatosi in un effettivo innamoramento e un interesse fisico per il sacerdote» mentre il compimento del quattordicesimo anno legittimava il consenso;
nel febbraio 2018, in relazione al secondo procedimento, la procura della Repubblica chiedeva la riapertura delle indagini preliminari: sono stati ascoltati medici e psicologi che avevano seguito Giada nel periodo successivo alla denuncia, i quali osservavano che la stessa, nel suo rapporto con Don Marino, si trovava in una condizione di forte soggezione e inferiorità psichica, come ribadito dalla psicologa giuridica che, nella sua consulenza dell’8 aprile 2019, chiarisce come il consenso sia stato costruito attraverso il «conferimento, ingannevole, di normalità ai comportamenti sessualizzati» così ingenerando nella vittima una confusione permanente ed una dipendenza affettiva;
ciononostante, il giudice per le indagini preliminari, ritenuta la carenza dell’elemento dell’abuso della condizione di inferiorità psichica, non potendo sostenersi «in maniera chiara ed univoca» la sussistenza di tale condizione, decretava l’archiviazione del suddetto secondo procedimento;
tale provvedimento potrebbe valicare la cognizione attribuita in tale fase al giudice, non essendogli conferita la piena valutazione della responsabilità penale dell’indagato ma esclusivamente la superfluità della prosecuzione del procedimento penale: solo se vi è chiara evidenza dell’insussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie penale può disporre l’archiviazione mentre, nel dubbio, deve ordinare al pubblico ministero di formulare il capo d’imputazione;
il vescovo, Gianfranco De Luca, appena ricevuto notizia dei fatti, ha proceduto alla verifica delle accuse, ha allontanato dalla parrocchia di Portocannone il sacerdote e ha istituito il tribunale ecclesiastico diocesano per svolgere il processo canonico che ha emesso la sentenza di sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa;
ciononostante, il parroco sarebbe stato visto indossare la tunica bianca sull’altare di una chiesa e, secondo alcuni articoli di stampa, starebbe continuando a celebrare messa;
a seguito della denuncia, Giada V. è stata oggetto di bullismo, insulti, isolamento e tacciata di essere calunniatrice, anche dai suoi stessi compaesani –:
se il Governo intenda valutare se sussistono i presupposti per adottare iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari coinvolti.
(4-06713) -

Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento
“Lui non è uno che va facendo sta roba con tutti quanti. Ha fatto un’esperienza del genere, ha vissuto questa storia impropria con te. Non è un criminale”. Così il vescovo di Larino, Gianfranco De Luca a Giada Vitale, nel 2014, giustificava la condotta del sacerdote don Marino Genova, in seguito condannato per violenza sessuale a danno della ragazza, proprio in relazione a quei fatti. Le parole del vescovo sono state riportate nella memoria allegata all’atto di interrogazione e depositata ieri, in parlamento, dall’onorevole Stefania Ascari, (altro…)
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Scoppia il caso degli archivi segreti sui pedofili, Giada violentata dal parroco chiede di visionare dossier
di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – I primi nodi applicativi del Motu Proprio firmato qualche settimana fa da Papa Francesco per facilitare la trasparenza nella gestione dei processi relativi agli abusi sessuali, cominciano a venire al pettine. Con questo storico provvedimento il pontefice ha voluto togliere il segreto pontificio da tutti gli atti conservati negli archivi diocesani o della Congregazione della Fede (altro…)
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Violentata dall’ex parroco, “Voglio la verità sul processo ecclesiastico”. Diocesi e Vaticano non rispondono
Giada Vitale, abusata da don Marino Genova, chiede il fascicolo del Tribunale Ecclesiastico dopo l’abolizione del segreto da parte di Papa Francesco. L’istanza risale a dicembre ma finora non ci sono state risposte
La difesa della giovane Giada Vitale, abusata dall’ex parroco di Portocannone, valuta se impugnare il provvedimento col quale il Gip di Larino chiude a un secondo processo a carico del sacerdote per gli atti sessuali dopo il quattordicesimo anno (altro…)
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Abusi dal prete, gip archivia: “Era consenziente”. Giada: “Ha vinto potere della Chiesa”
Don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, non sarà processato per gli approcci sessuali avuto con Giada Vitale dopo il compimento del 14esimo anno di età. Il GIP di Larino, Rosaria Vecchi, infatti, (altro…)
