Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Portocannone

  • Abusi sessuali, il giudice archivia il caso Giada Vitale: niente nuovo processo per don Marino

    Abusi sessuali, il giudice archivia il caso Giada Vitale: niente nuovo processo per don Marino

    Non ci sarà alcun nuovo processo nel caso di Giada Vitale e degli abusi che la giovane di Portocannone ha subito negli anni scorsi dall’allora parroco del paese, don Marino Genova. Il Gip del Tribunale di Larino non ha accolto l’opposizione presentata dall’avvocato della ragazza alla richiesta di archiviazione avanzata dalla pm Ilaria Toncini riguardo ai fatti avvenuti dopo il compimento del 14esimo anno d’età di Giada. Il prete è già stato giudicato e condannato per i fatti avvenuti prima del 14esimo compleanno della ragazza.

    Per i fatti successivi, stando a (altro…)

  • “I colpevoli anni di Giada”

    “I colpevoli anni di Giada”

    Il prossimo 3 febbraio il Gip di Larino dovrà di nuovo decidere sulla vicenda degli abusi sessuali subiti da Giada Vitale, dopo i 14 anni, ad opera del parroco del suo paese.

    Il difensore di Giada, Giuseppe D’Urbano, ha presentato la sua opposizione alla richiesta di archiviazione della denuncia per abusi sessuali e il Gip Rosaria Vecchi dovrà decidere se archiviare o andare avanti con nuove indagini e un possibile nuovo rinvio a giudizio per don Marino Genova.

    Per la Procura della repubblica di Larino il fascicolo sui presunti abusi sessuali subiti a 14 anni da Giada Vitale da don Marino Genova è da archiviare. La richiesta è stata presentata al gip dal pubblico ministero Ilaria Toncini. La situazione, tuttavia, è piuttosto complessa. Don Marino, infatti, ex parroco di Portocannone, in Molise, è stato già condannato in due gradi di giudizio a quattro anni di carcere per aver abusato sessualmente di Giada Vitale, nel 2009. Attenzione, però, solo per gli abusi avvenuti fino al compimento del 14esimo anno di età di Giada, quindi, per un periodo di due mesi.

    Per 60 giorni, dunque, Don Marino è considerato un abusatore e come tale è stato condannato, mentre per i tre anni successivi, ovvero fino ai 17, Giada è considerata dalla procura consenziente. Tesi a cui si oppone l’avvocato D’Urbano, facendo leva su perizie psicologiche e psichiatriche che dimostrerebbero, senza alcun dubbio, la condizione di subalternità e gli abusi subiti da Giada. Anche la Procura, dal suo canto, fa leva sull’indagine psicologica riguardante quegli anni.

    Sono stati ascoltati medici e psicologi che hanno avuto in cura Giada Vitale nel periodo di interesse e l’esame di queste testimonianze e dei documenti per il pm Toncini, non avrebbe fatto emergere “in maniera chiara e univoca una condizione di inferiorità fisica o psichica della parte offesa”. Giada, insomma, pur essendo stata vittima di abusi nei mesi precedenti, per la Procura avrebbe immediatamente acquistato, compiendo 14 anni di età, una tale consapevolezza di sé e della realtà da poter scegliere consapevolmente di proseguire ‘la relazione’ –  perché tale verrà considerata di lì in poi – con il parroco.

    Per la procura, quindi, il limite temporale dei 14 anni trasforma gli abusi in una relazione. Un’interpretazione respinta dalla difesa per motivi logici e giuridici. Ma esiste un altro terreno, quello mobilitazione del ‘pianeta donna’ che sta correndo in aiuto di Giada, una fortissima pressione del mondo femminile molisano, che contesta la decisione di far diventare i 14 anni una specie di frontiera, o limite, oltre il quale l’abuso diventa relazione. È chiaro che l’ultima parola toccherà al Gip, intanto, una nota scrittrice e donna di cultura molisana, Greta Rodan, ha voluto far sentire la sua voce, raccontando la versione di Giada:

    “Sono esausta, mi dice Giada, me lo dice a parole, me lo dice dai suoi occhi di giovane donna già stanchi, così tragicamente provati, così belli. Giada perde il padre a 3 anni, questo da solo è un dramma profondo e che cambia l’esistenza, se non fosse che a cambiare la vita di questa delicata e coraggiosa creatura è un evento di portata enorme, di devastante tragicità. Giada conosce Don M. a 12 anni, in chiesa, nel suo paese, uno dei tanti di questo nostro Molise, perché Giada è già una musicista, è in anticipo sui tempi, un talento e una promessa. Don M. sembra voler diventare la figura di educatore, di consigliere, di amico che a Giada è mancata mentre lei comincia a affacciarsi al mondo con grazia.

    Ma il suo educatore, ora che lei ha 13 anni, vuole essere per lei altro, e così lo diventa, con determinazione mostruosa, per lei che è così piccola, per lei che è una bambina, per lei violata nel cuore, nel cervello, e nel corpo tanto da sentirli esplodere, da sentirsi una minuscola bambola, un giocattolo rotto, un errore. La gravità dei fatti non la capisci quasi mai quando ti accadono, la capisci col tempo, con la consapevolezza, eppure qualcosa in te lo sa, lo sente, qualcosa ti grida nell’orecchio sinistro, dalla parte del battito. Ma tu la riconosci anni dopo, lei la riconosce anni dopo, quando ha 17 anni, quando è tardi per salvare la bambina che sarebbe dovuta essere ma è ancora possibile, invece, salvare la donna che sarà. E allora denuncia, ché nessuno che non ci sia mai trovato, può capire il coraggio della parola “denuncia”.

    Lo fa, ci riesce, pensa incautamente che sarà quello l’inizio della sua nuova vita, da essere umano libero e tutelato e finalmente protetto. Ma nelle aule gelide, qualcuno che partecipi al tuo dolore non sempre lo trovi. Don M. viene condannato a 4 anni e 10 mesi di carcere per gli abusi compiuti prima dei 14 anni di Giada, non ha fatto un solo giorno di carcere perché è ancora in attesa della sentenza definitiva. Per il periodo compreso tra i 14 e i 17 anni di Giada, la posizione di Don M., un uomo di 40 anni più grande di Giada, è stata archiviata, due volte, perché i giudici hanno stabilito che Giada, una bimba di 14 anni, è stata consenziente. Giada non si arrende, Giada vuole giustizia, vuole Pace.

    Va dovunque la ascoltino, partecipa a trasmissioni televisive nazionali, si fa intervistare, ci mette la faccia. Voi lo sapete che carattere, che determinazione ci vogliono a metterci la faccia? Ci vogliono quelli di questa ragazza, che ora ha 24 anni, che ha subito violenze, abusi, che è stata insultata per anni dai compaesani con “Don M. ne poteva avere cento più belle di te” “Lo hai sedotto tu”. Voi lo sapete che coltelli sono queste parole? Lo sapete che sono coltelli in ferite più grosse, in abissi di disperazione e solitudine e “Dio mio non ce la farò, non ce la farò”? Lo sapete che cuore devastato ha la nostra Giada? Perché lei è nostra, vorrebbe esserlo, vorrebbe essere la sorella dei magistrati perché allora i magistrati comprendano davvero il dolore, la figlia del paesano che insulta perché allora la abbraccerebbe, le direbbe “ci sono qua io a proteggerti”.

    E per me questa sconosciuta creatura è mia sorella, la mia amica, e insieme aspettiamo il 3 febbraio quando il tribunale di Larino deciderà per la terza volta se archiviare o finalmente cominciare la strada della giustizia per Giada, per quello che di lei resta, per la pace di quella bambina dimenticata, per la pace di questa ragazza tenace ma che mi dice, vi dice, “sono esausta”, per lei, offesa nell’anima da quello che qui chiamo fino alla fine Don M., benché il suo nome sia pubblico, perché voglio solo bellezza, coraggio, speranza in queste parole e Giada Vitale è il solo nome che me li ricordi”.                               

    https://quotidianomolise.com/i-colpevoli-anni-di-giada/?fbclid=IwAR1gMNmL0DrmbKvfxezSItgzmwy6vcUNhdGF_lRmsaL1k2Ohka_TNbCbWe0

  • Don Marino Genova, 13enne abusata: “Per il pm ero consenziente”

    Don Marino Genova, 13enne abusata: “Per il pm ero consenziente”

    Era l’aprile del 2009 quando Giada Vitali ha subito il suo primo abuso da parte di don Marino Genova, parroco della chiesa Santi Pietro e Paolo di Portocannone, in provincia di Campobasso, Molise. Allora Giada aveva tredici anni e gli abusi da parte del parroco sono continuati fino a quando aveva sedici anni.

    Si è concluso il processo in primo grado ai danni dell’uomo, ma Giada Vitale sente di non aver ricevuto giustizia. Il pubblico ministero ha infatti diviso il fascicolo in due parti: una relativa agli abusi subiti prima del compimento del quattordicesimo compleanno e una dopo. Marino Genova è stato condannato a sei anni per il primo fascicolo, mentre per il secondo fascicolo è stata chiesta l’archiviazione: il pm ha ritenuto che la ragazza fosse consenziente.

    Don Marino Genova: gli abusi

    In un’intervista a Fanpage Giada Vitale ha raccontato la sua versione dei fatti.

    Riguardo all’esito del processo di primo grado la ragazzo, ora 23enne, sente di non aver ricevuto la giustizia dovuta. “Dai 14 anni in su, sono stata considerata ‘consenziente’; in pratica secondo il pubblico ministero, io e don Marino eravamo da considerare ‘una coppia’. La cosa più grave, tuttavia, è che il fascicolo per cui si è proceduto riguarda solo due mesi, da aprile al 20 giugno, quando ho compiuto 14 anni” ha raccontato.

    Nel ripercorrere la propria tragica storia Giada ha raccontato: “Era aprile 2009, avevo 13 anni e studiavo per l’esame di licenza media. A quel tempo ero timida e senza molti amici, ma mi piaceva la musica e per questo andavo regolarmente in chiesa per suonare l’organo.

    Quel pomeriggio stavo tornando a casa dalle ripetizioni e passai davanti all’ingresso della chiesa Santi Pietro e Paolo, a Portocannone. Vidi don Marino sulla soglia intento a chiudere i battenti della porta, mi vide anche lui e mi fece cenno di entrare“. Al tempo Giada si fidava dell’uomo, così lo ha seguito. “Prese la mia mano intrecciandola con la sua e mi guidò in sagrestia, dove iniziò ad abbracciarmi forte e a spogliarmi. Restai impietrita e lo lasciai fare finché non ebbe finito. Poi mi diede la benedizione e mi lasciò andare“.

    Giada ha provato a chiedere aiuto, ma senza ottenere successo. “Quella sera restai sveglia fino a notte fonda a piangere. Mia madre (vivevamo da sole da quando mio padre è morto molti anni prima) si allarmò e volle sapere cosa avessi.

    La storia di Giada Vitale

    Da quel giorno gli abusi si sono ripetuti. “Don Marino ha cominciato a fare quelle cose due o tre volte alla settimana arrivando fino ai rapporti completi. Era dolce, mi diceva: “Ti voglio bene stellina”. E quando aveva finito mi rivestiva e mi dava sempre la benedizione“.

    Ci fu un tentativo di scappare dagli abusi del parroco. “Il mio corpo mi dava dei segnali di malessere. Avevo sempre mal di stomaco, crisi di pianto e difficoltà di concentrazione a scuola, tanto che più in là ho dovuto lasciare. Volevo che smettesse e per un po’ ho finto di stare con un ragazzo perché lui mi lasciasse stare.

    La situazione, però, non ha retto a lungo e ha ricominciato a fare quelle cose“.

    Dopo tre anni di abusi, finalmente Giada riesce a sottrarsi alla violenza. “Una corista che frequentava la parrocchia ha intuito qualcosa dai miei atteggiamenti, ero arrabbiata e delusa. Quando ho trovato la forza di parlare con lei, pian piano le ho raccontato tutto quello che avevo patito, ci sono voluti giorni. Alla fine lei mi ha convinto a denunciare don Marino al vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca“. Il vescovo ha allontanato il parroco da Portocannone. “ A quel punto, a 17 anni, ho deciso di denunciare alla magistratura, volevo giustizia“.

    Purtroppo la giustizia ottenuta non è proporzionale alla sofferenza subita da Giada Vitali, che ha deciso di fare ricorso. “È stato condannato sei anni di reclusione con sentenza di primo grado, attendiamo l’udienza d’appello che avrà luogo l’11 ottobre prossimo. Per l’altro fascicolo, ovviamente abbiamo fatto ricorso contro l’archiviazione“. “Don Marino mi ha distrutto la vita, ma la giustizia ci ha messo sopra una pietra tombale“.

  • Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

    Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

    Bella serata, anche se il pubblico era davvero scarso, una trentina di persone in tutto, compreso il Vescovo. Il relatore annunciato nel volantino, don Gottfried Ugolini della Diocesi di Bolzano-Bressanone, è uno dei sette membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, organismo della Cei.

    Perfetto. Persona autorevole e preparata per illustrare ciò che è stato annunciato nel titolo del volantino di questa serata, 19 novembre 2019: si parlerà della Linee Guida della CEI per la tutela dei minori. Finalmente una Diocesi coraggiosa che riuscirà a mettere in luce tutti i cavilli presenti nel documento della Cei.

    L’inizio però mi spiazza subito: don Ugolini introduce la serata affermando che avrà un approccio umano e pastorale più che giuridico, che si parlerà di “relazione”, “rispetto” e “responsabilità” ed inizia a proiettare delle slide che affrontano il tema degli abusi in chiave psicologica e, solo in minima parte, prende in considerazione il fenomeno considerando l’abusatore nella figura del prete.

    Nulla viene detto rispetto alla responsabilità di chi sa e non denuncia all’interno della chiesa. Nulla viene detto rispetto all’importanza di denunciare. Non vi sono indicazioni operative, ho quasi la sensazione di essere ad un corso di aggiornamento in ambito psicologico, sono quasi spiazzata dalla banalità del discorso. Forse il titolo annunciato per la serata è fuorviante perché io mi aspettavo davvero ben altro.

    Pazientemente ascoltiamo tutto, prendo qualche appunto, fotografo le slide. Due frasi in particolare mi hanno colpito: “La chiesa è al servizio di coloro che sono stati abusati” e “La chiesa è una delle poche realtà che prende sul serio questo problema”, le ho trascritte subito per non rischiare di manipolarne in seguito il ricordo. Due frasi che per me sono come una pugnalata, come il coltello che, ben conficcato, si rigira nella piaga. Ma come è possibile? Nell’esperienza della mia famiglia la distanza da quelle affermazioni è abissale.

    Le slide proseguono… e anche l’illustrazione da parte di don Ugolini.

    “Che cosa può offrire la Chiesa alle vittime?”. Anche qui l’elenco è disarmante. Nessuno, a nessun livello, nella Chiesa ha mai chiesto scusa a mio figlio, e tanto meno offerto “ogni necessario sostegno e riparazione”. Se poi penso al processo in Tribunale, la frase “Assumere la responsabilità e rendersi conto dei propri errori” è davvero una barzelletta di cattivo gusto.

    Così come “Riconoscimento della sofferenza e ricostruzione della fiducia” e “Coraggio di confrontarsi con la realtà e di cambiare” sono parole vuote, rimbombano nel microfono del relatore ma non hanno alcun significato concreto. Belle, inutili, pompose parole… frasi che non appartengono alla realtà delle vittime dei preti pedofili. Posso parlare per esperienza personale, ma posso anche esprimermi a nome di tante altre vittime che ho conosciuto tramite l’Associazione Rete L’ABUSO. La storia di ciascuno appartiene a un copione: la gestione da parte della Chiesa non ha Linee Guida che tengano.. le vittime sono una “scocciatura”…

    E poi questa slide:

    Rispetto alla “Azione pastorale nelle comunità dove è avvenuto l’abuso e/o dove ha vissuto l’abusatore” siamo davvero alla FANTASCIENZA. Penso alla mia Parrocchia di Rozzano, ma anche a quella di Randazzo, o a quella di Portocannone, così come di Savona o si Serina… l’elenco è davvero lungo…

    Di chi parlava don Ugolini? Non escludo a priori che ci possa essere qualche “isola felice”, ma è indispensabile che tale “isola felice” sia riconosciuta anche dalle vittime del luogo, altrimenti è un bel compitino sulla carta, quella apparenza che offende l’onestà intellettuale di chi ascolta. Le vittime sono stufe e irritate dalle belle parole.

    Le vittime cattoliche fanno davvero fatica a sentirsi accolte dalla Chiesa e, serate come questa, hanno solo la bontà di aumentare la determinazione a non tacere.

    Le LINEE GUIDA della Cei? Forse se ne parlerà un’altra volta… chissà…

    Cristina Balestrini

    (per approfondire è possibile acquistare il libro “Chiesa: perché mi fai male?”. Il ricavato della vendita è destinato a Rete L’ABUSO https://www.amazon.it/dp/1085988945 )

  • Caso don Marino: la Procura verso l’archiviazione del nuovo filone di indagini

    Caso don Marino: la Procura verso l’archiviazione del nuovo filone di indagini

    PORTOCANNONE. Nonostante la doppia condanna in primo e secondo a carico di don Marino Genova per il periodo di rapporti sessuali avuti con Giada Vitale, riferiti al periodo in cui la ragazza non aveva nemmeno 14 anni, per la fase successiva. Dai 14 anni in su. Nel 2016 l’allora gup del tribunale di Larino, Daniele Colucci, prosciolse il prelato. Successivamente, il legale di Giada, Giuseppe D’Urbano, chiese di riaprire le indagini, ma la Pm Ilaria Toncini ha chiesto l’archiviazione.

    Le indagini supplementari sono state delegate alla squadra mobile, attraverso l’escussione di medici e psicologi che hanno avuto in cura la stessa giovane, oltre (altro…)

  • Subì violenza sessuale dal parroco, ma per il magistrato dopo i 14 anni era “consenziente”. Giada Vitale su Rai1: “Delusa dalla Procura”

    Subì violenza sessuale dal parroco, ma per il magistrato dopo i 14 anni era “consenziente”. Giada Vitale su Rai1: “Delusa dalla Procura”

    La notizia è di pochi giorni fa. Il Pubblico Ministero di Larino ha deciso di archiviare, per mancanza di elementi, la posizione di don Marino Genova relativa agli abusi sessuali commessi su Giada Vitale quando la ragazza ha compiuto il quattordicesimo anno di età. Una archiviazione che ha scioccato la stessa protagonista di un lungo inferno che si è concluso solo nel momento in cui ha trovato la forza di denunciare quelle violenze avvenute in sacrestia. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe D’Urbano, sta preparando (altro…)

  • Pena ridotta al sacerdote che abusò di una 13enne. Procura Generale: “Don Marino ha usato violenza ed è stato subdolo”

    Pena ridotta al sacerdote che abusò di una 13enne. Procura Generale: “Don Marino ha usato violenza ed è stato subdolo”

    Depositate le motivazioni con le quali i giudici dell’Appello di Campobasso illustrano la condanna di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone che ha abusato di una ragazzina fin da quando la stessa aveva 13 anni. Al sacerdote, oggi 63enne, è stata inflitta una condanna più lieve del primo grado, che lo aveva condannato a 6 anni di reclusione.

    La Corte ha deciso di riconoscere l’attenuante della “minore gravità” perché la violenza non è stata consumata fino in fondo attraverso atti completi. (altro…)

  • Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

    Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

    Quando Giada Vitale ha denunciato il parroco di Portocannone (oggi condannato a 4 anni in appello) per abusi sessuali, il paese si è schierato con lui. “Nonostante le sue ammissioni mi accusavano di aver inventato o di essere stata consenziente, mi hanno aggredita, insultata, giudicata. “Una volta un gruppo di ragazzini ha cominciato a prendermi in giro davanti alla scuola, gli insegnanti sono rimasti a guardare”.

    Aggredita, insultata, isolata. Così è stata trattata dai suoi compaesani Giada Vitale, la ragazza di 23 anni che ha denunciato i presunti abusi subiti da don Marino Genova, oggi condannato in appello a 4 anni di carcere. Lo scenario è il comune di Portocannone, duemila anime a un’ora da Campobasso, in Molise, una piccola comunità che conserva ancora una forte dimensione di tradizione e folklore, una comunità chiusa che nutre per il sacerdote una inossidabile e cieca reverenza, così assoluta da vedere di lui solo l’abito e non l’uomo.

    È in questo contesto che Giada Vitale, che ha denunciato il suo presunto abusatore all’età di 17 anni, è stata isolata, giudicata, insultata, tacciata di essere una calunniatrice. “La maggior parte dei miei compaesani mi accusava di aver inventato tutto – dice Giada a Fanpage.it – nonostante ci fossero le ammissioni di don Marino, mentre una parte di loro, quella che credeva realmente a quanto si diceva, mi incolpava di aver voluto quei contatti sessuali, di averli cercati, di aver condiviso quello che stava accadendo”. “Hanno perfino tentato di organizzare una fiaccolata di solidarietà, ma per lui”.

    “Una volta – continua – sono stata aggredita da una parrocchiana mentre mi trovavo in compagnia di Francesco Zanardi, dell’associazione ‘L’abuso’, in quell’occasione sono stata costretta a chiamare i carabinieri. In un’altra occasione sono stata anche bullizzata da alcuni ragazzi davanti a una scuola. Io mi trovavo da quelle parti perché ero appena uscita dallo studio del medico, appena mi hanno visto hanno cominciato a insultarmi e prendermi in giro, addirittura in presenza dei loro insegnanti, che sono rimasti a guardare senza intervenire”.

    All’epoca Giada era solo un’adolescente ed era all’inizio del percorso di denuncia, tuttavia, anche oggi che è una adulta e che le sue accuse hanno trovato conferme in due gradi di giudizio, le persone continuano a insultarla. “La maggior parte mi critica per non essermi ribellata, mi accusa di essere consenziente, so che queste persone non conoscono i meccanismi dell’abuso e ignorano totalmente le dinamiche”.


    https://www.fanpage.it/abusi-in-chiesa-giada-denuncia-insulti-e-bullismo-contro-di-me-ma-la-vittima-sono-io/

  • Sesso con minore, don Marino condannato a 4 anni e 10 mesi

    Sesso con minore, don Marino condannato a 4 anni e 10 mesi

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  • Caso don Marino, lo sfogo di Giada Vitale: «La Chiesa non mi aiuta»

    Caso don Marino, lo sfogo di Giada Vitale: «La Chiesa non mi aiuta»

    Alla Congregazione per la dottrina della fede e alla segreteria di Stato vaticana hanno letto la lettera che lo scorso 25 marzo Giada Vitale, la ragazza che ha subito le attenzioni sessuali del sacerdote don Marino Genova e per cui è in corso il processo di appello dopo la sua condanna in primo grado comminata dal tribunale di Larino, ha indirizzato a Papa Francesco. «Mi hanno detto che l’hanno letta, però non mi risponderanno. E’ stato avvisato il vescovo di Termoli-Larino, che provvederà a informarmi. Ma informarmi di cosa? Io ho chiesto dei provvedimenti. La lettera l’ho indirizzata al Santo Padre, alla congregazione a segreteria di Stato. Ecco la lettera indirizzata al Pontefice.
    «A Sua Santità, Papa Francesco,
    Non vorrei importunarLa, non vorrei rubarLe del tempo che forse è più importante di quello che Le sto chiedendo per leggere la mia missiva che fa seguito e si riferisce a quella scrittaLe nel 2013.
    Mi vedo costretta, mio malgrado, a farLe arrivare “il mio grido di dolore” che si leva da un calvario durato sei anni dalla denuncia alla Magistratura relativa alla violenza da me subita per opera del parroco don Marino Genova, parroco di Portocannone in provincia di Campobasso.
    A tutt’oggi io non ho avuto Giustizia e dopo sei anni sono ancora sulla strada come nel primo avvio.
    Comincio per ordine: in primis la Chiesa che non ha mosso un dito: Marino Genova, per essere precisa, continua ad essere protetto come in una “torre eburnea”. Per quel che si sa è ospite di un monastero dove continua a dire messa, ad avere dei compiti che lo qualificano uomo di chiesa di grande esperienze culturali ed ecclesiali in un clima di omertà e di protezionismo da parte di chi lo ospita e di tutta la Chiesa che continua a proteggerlo in un atteggiamento di difesa che arriva a spostare il ruolo da carnefice a vittima, nonostante ci sia in sede di udienza in tribunale e sia in una dichiarazione di colpevolezza da reo confesso fatta in un sms inviato alla persona con cui in primis mi sono confidata e che riporto nella veridicità del suo dire: Ciao Xxxxxx, quello che ho fatto è imperdonabile la colpa è solo mia e non ci sono scusanti perché lei è minorenne e poi perché io sono un sacerdote.
    Vi chiedo perdono, perché ho fatto del male a lei, che invece di proteggere e aiutare a crescere l’ho rovinata, e ho fatto del male a te perché ho sconvolto la tua vita ma soprattutto la tua anima e il tuo spirito.
    Ma una cosa è certo, stavo male ogni volta che stavamo insieme perché mi rendevo conto di tutto ciò e dell’incoerenza nella mia vita e pregavo per lei perché potesse incontrare un bravo giovane e per me chiedevo al Signore e alla Mamma celeste la forza di superare questa situazione e imploravo ogni giorno la sua misericordia .
    Da quando il Signore mi ha dato la grazia di essere più forte e non cedere alla tentazione ho continuato a pregare invocando il suo perdono per noi due.
    Ed ora chiedo perdono a te per il male che ti ho fatto.
    Come posso mancarti di rispetto se ti ritengo una persona eccezionale e che il Signore ti ha scelto per aiutare la ragazza in questo momento difficile e far prendere ancora coscienza a me del male che io ho fatto? ti sono e ti sarò sempre grato per aver trovato la forza di parlarmi e per la preghiera che hai fatto in questo tempo per me.
    Ti benedico e prego per te. Pregavo gli mettesse accanto un bravo giovane , ma il Signore gli ha messo vicino una persona saggia, piena di fede e timorata di Dio per aiutarla, per guidarla e sostenerla. Grazie Signore. Prego il Signore perché illumini il tuo Cuore e la tua mente e metta sulle tue labbra parole giuste .
    Grazie”.
    Nel mio modo di sentirmi offesa e abbandonata da tutti coloro che mi si dovevano fare intorno come parte lesa, Le voglio aprire il cuore come Padre di tutta la Chiesa al quale spesso non arrivano le grida di dolore degli offesi. Io sono tra questi.
    Oltre alla Chiesa sono stata offesa e vilipesa anche dalla Giustizia rappresentata da qualche magistrato che per incuria, superficialità, favoreggiamento o volontà di cambiare il corso normale di procedura dell’atto giustiziale, durante la fase delle indagini ha diviso il fascicolo processuale in due tronconi: uno relativo agli abusi sessuali avvenuti fino al compimento dei 14 anni e di cui è in corso il secondo grado del processo, l’altro relativo dai 14 anni ai 17 il quale è stato archiviato, giustificando che non erano più abusi ma consenso da parte della vittima. Si è arrivati al paradosso di considerarmi l’unica colpevole da non prendere in considerazione, anche perché don Marino non poteva tenere in considerazione la mia fragilità, il mio essere diventata uno strumento nelle sue mani di uomo di 55 anni che si misurava con un adolescente, per cui i miei stati d’animo non erano importanti perché lui, parole del Gip: “non era uno psicologo, non poteva somministrare il Minnesota o altri test per cui non poteva riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale”.
    Acme della follia giudiziaria… o per meglio dire di alcuni giudici che credo abbiano smarrito la coscienza e il senso dell’etica del loro lavoro. E allora mi viene da chiedere e me lo deve concedere, Sua Santità, nella grandezza santa del Suo Ministero: “come faccio a coniugare certe belle frasi anche da Lei dette e che per me sono state come rugiada, come una pianta essiccata della sua linfa da anni di siccità, con ciò che lei, nella Sua saggezza, ha dichiarato durante il summit sulla pedofilia: “accompagnare, proteggere e curare le vittime degli abusi, offrendo loro tutto il necessario sostegno per una completa guarigione?”.
    Come faccio a guarire se la Chiesa non mi ha sostenuta, difesa e gli uomini di giustizia non mi rendono Giustizia? A tal punto devo chiarire e precisare che dai miei 13 ai 14 anni, Marino Genova è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela, alla curatela e alla amministrazione di sostegno; interdetto in perpetuo dai pubblici uffici; interdetto in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.
    C’è stato un ricorso in appello da parte dell’imputato il quale pur di avere ragione, si è fatto rappresentare da un avvocato di grande fama e continuo a domandarmi come un povero parroco di campagna senza lasciti di famiglia si possa permettere di essere rappresentato dal più che famoso Carlo Taormina.
    Marino Genova, quindi, né si è consegnato alla Giustizia né si è preparato alla Giustizia divina perché immortalato in situazioni di vita godereccia, vacanze, eccetera… tutto spesato e allo “scrocco” (Santità, mi conceda lo sfogo).
    Ed io umiliata, avvilita, cerco ogni giorno, ogni attimo di agganciarmi alla vita. Quella vita distrutta che mi ha fatto saltare tante tappe: la più importante la mia adolescenza di cui mi ha rubato il sogno e tutto il bello che poteva essere e non è stato per incoraggiarmi sulla via della vita.
    Santità, le ho aperto il cuore ma non so formulare richieste pur sapendo che non è solo uno sfogo ma che forse qualcosa, qualche piccolo segnale di comprensione e di vicinanza me lo aspetto da Lei, insieme a qualche segno di Giustizia in Suo potere che mi possa riappacificare con me stessa, con gli altri e con la vita.
    E aspetto».

    Caso don Marino, lo sfogo di Giada Vitale: «La Chiesa non mi aiuta»