Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Potenza

  • Arcivescovo, grazie per l’ipocrisia

    Arcivescovo, grazie per l’ipocrisia

    Nell’intervista rilasciata per la Giornata per le vittime di abusi, Lei ha usato termini accorati quali “attenzione, conforto, ascolto, accompagnamento…”, e addirittura ha affermato che “la preghiera è un segno di impotenza”.

    Frase infelice: o non crede nella potenza della preghiera – e sarebbe per lo meno bizzarro o tristissimo per il ruolo che ricopre nella Chiesa, quale successore di Sant’Ambrogio! – oppure ammette candidamente che tutto quello che la Chiesa vanta di fare per la lotta agli abusi è tutta fuffa.

    Parla di “difficoltà a vivere una vita serena” dopo aver subito abusi, e “impegnarsi perché non succedano queste cose”, la Chiesa si sarebbe “attrezzata”: ma quante belle parole! Quanta ipocrisia.

    Basta leggere con attenzione il report della Cei: il grande impegno che intendete mettere in campo è la FORMAZIONE. Bello! Ma sa cosa pensano le vittime? Se la Chiesa ha bisogno di “formazione” per imparare che violentare un bambino non si deve fare, la distanza con le vittime è davvero abissale!

    Sarebbe questa la Chiesa di Gesù Cristo? Così, solo una domanda… ma tanto so che Lei, Arcivescovo Delpini, non risponderà, come sempre.

    Cristina Balestrini

  • I crimini sessuali contro i minori cesseranno di prescrivere in Colombia

    I crimini sessuali contro i minori cesseranno di prescrivere in Colombia

    Il reato di violenza sessuale sui minori non sarà prescritto e sarà indagato senza limiti di tempo per evitare che rimanga nell’impunità, secondo la legge che sarà sancita mercoledì dal presidente Iván Duque.

    L’autore dell’iniziativa, rappresentante della Camera per il Partito Liberale, Harry González García, ha dichiarato a SEMANA che la violenza sessuale contro bambini e adolescenti è intesa come qualsiasi atto o comportamento di natura sessuale esercitato su un bambino o adolescente, usando la forza o qualsiasi forma di coercizione fisica, psicologica o emotiva, sfruttando le condizioni di impotenza, disuguaglianza e dei rapporti di potere esistenti tra vittima e aggressore.

    “Attualmente questo reato si prescrive all’età di 20 anni, ma d’ora in poi non ci saranno limiti di tempo per indagare sui crimini contro la libertà, l’integrità, la formazione sessuale o il reato di incesto commessi contro i minori di 18 anni”, ha affermato il deputato.

    https://www.semana.com/nacion/articulo/desde-este-miercoles-los-delitos-sexuales-contra-menores-de-edad-no-prescriben/202122/

  • IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

    IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

    di ANDREA FILLORAMO

    Rispondo a un’email di un prete, che mi suggerisce di non rivelare il suo nome, in cui fra l’altro mi dice, riferendosi al mio ultimo articolo su IMG PRESS del 6 giugno u.s: “sono pochi i casi di preti pedofili che… La responsabilità non è della Chiesa…”.

    Sono passati 17 anni – eravamo l’8 luglio 2004 – da quando si leggeva in “La Repubblica: “Il macigno che il Vangelo promise al collo di coloro che danno scandalo, trascina la prima diocesi cattolica americana nella Geenna della bancarotta finanziaria. Il vescovo di Portland, la grande città dell’Oregon, è il primo ad arrendersi, e non sarà l’ultimo, travolto dalle richieste di risarcimenti dalle vittime vere o presunte di molestie e di abusi sessuali che le casse delle diocesi non possono più tacitare. Dichiara bancarotta, lasciando il diritto canonico per cercare rifugio sotto la protezione del codice civile. E c’ era quasi un’eco tristissima e forse inconscia dello smarrimento e dello sconforto di Gesù sulla croce, quando John Vlasick, il vescovo in fallimento, ha detto in pubblico allargando le braccia: «Le compagnie di assicurazione ci hanno abbandonato, tutti ci hanno abbandonato». Ci sono sessanta cause pendenti contro il clero della diocesi di Portland, e 155 milioni di dollari di danni pendenti, mentre i bussolotti della questua si inaridiscono, in una regione, l’Oregon, che per la Chiesa di Roma è frontiera, non certo paragonabile alle cattolicissime Boston, Tucson in Arizona o Los Angeles, dove pure le casse di monsignore sono esauste”. 

    Da allora, in tutto il mondo, si è scatenata la caccia al prete pedofilo, i cui risultati ormai sono noti a tutti. Non sappiamo quanti sono i preti che si sono macchiati di pedofilia, conosciamo soltanto qualche dato approssimativo, come quello che ci ha rivelato il Vaticano davanti al 52esimo Comitato Onu contro la tortura.

    Secondo il Vaticano tra il 2004 e il 2013 il totale di preti pedofili sarebbe di 4000 membri del clero; alcuni di essi sono stati ridotti dalla Chiesa allo stato laicale, ad altri sono state applicate misure disciplinari; ma facilmente si capisce che tale numero è sicuramente diventato molto più esteso dal 2013 ad oggi.

    Diciamolo chiaramente: il fenomeno della pedofilia dei preti, dei vescovi e anche dei cardinali e degli abusi sessuali – l’ho più volte scritto –   è così esteso che lascia senza parole quei preti che affannosamente si sforzano di dimostrare senza, però, riuscire, che la castità è una virtù praticata dalla maggioranza degli uomini di Chiesa e che, quindi, la pedofilia deve essere considerata una patologia , che può colpire e colpisce inaspettatamente anche i sacerdoti, che, perciò, debbono essere solo opportunamente curati.

    Ribadisco ancora con piena convinzione: la pedofilia e gli abusi sessuali di cui si macchiano molti preti sono le immancabili conseguenze di un’errata dottrina della sessualità praticata da secoli dalla Chiesa, imposta e inculcata ai suoi ministri, fin dagli anni giovanili del seminario, che nella sessualità ancora individua il “remedium concupiscentiae”, che,  prima del Concilio Vaticano Secondo, era inteso come una sorta di “legittimazione” della sessualità disordinata, da esercitare, quindi, solo nell’ambito matrimoniale, al quale per legge ecclesiastica i preti, però, non possono accedere,  

    La sessualità per la Chiesa è stata sempre vista quasi come un mostro che morde le nostre carni, una serpe-immagine di Satana, che ci minaccia.

    Non dimentichiamo che con la trinomia: sesso-serpe-Satana si ripete sempre  l’identificazione del serpente con Satana, implicita nella Apocalisse di Giovanni e in Genesi, dove il Serpente è rappresentato come creatura infida e ingannatrice, che subdolamente consiglia ciò che Dio ha direttamente proibito (Genesi 3,4-5.3,22)

    Se è ancora così come per molti preti formati in quei seminari anni fa e ancora in esercizio, non so se ha ragione don Mazzi quando dice: “le rispo­ste della Chiesa in merito ai casi di pedofilia che sono emersi in questi ultimi tempi non mi hanno convinto. Andrebbero aboliti i seminari. L’errore inizia da lì. Il seminario (…) è un luogo che castra, non è un luogo naturale”.

    Esprimo in piena libertà il mio pensiero: credo che siano, oggi, pochi i preti convinti con la Chiesa che la castità sia come si vuol far credere e come leggo in un foglio cattolico: “l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica, che rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore; che rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che «vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile” (1 Pt 2,9)»”.

    Penso che pochi preti pensino – come affermano – che la castità sia un’energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione.

    È importate, a mio parere, affermare che il riconoscimento alla estrinsecazione della dimensione “sessuale”, razionalmente guidata, sia anche per i preti, un “diritto” assoluto, intangibile ed illimitato, la cui negazione non può essere imposta per legge, per prassi, per tradizione, per promessa o anche per voto che impegna per tutta una vita.

    Si tenga conto che la sessualità, dono di Dio, è un ciclo organico, un impulso fisiologicamente insopprimibile, un bisogno di vita, un elemento costitutivo della struttura esistenziale dell’uomo, espressione personale, comunicazione; essa rappresenta una dimensione naturale, di scambio: negarla equivale a negare la persona.

    La castità, oltretutto, se inculcata per mezzo della persuasione o facendo ricorso a un’insistente opera di convincimento durante uno stato di vita ancora giovanile, com’è quello del periodo della formazione seminaristica, è una violenza veramente inaccettabile.

    Chi rinuncia – e può farlo solo liberamente – deve sapere che, nel deserto della comunicazione emotiva, in cui si può trovare a vivere, possono esserci distorsioni, aggressività, dolore, abiezioni, solitudini, patologie. Le pulsioni primarie, infatti, legate alla libido, costituiscono momenti fondamentali della realtà biopsichica di ognuno: la loro negazione o frustrazione può condurre a forme di sessualità deviata, ad alterazioni anche patologiche. La sessualità inibita può persino arrivare ad erotizzare l’intera vita, diventando una vera e propria ossessione, esasperata da fantasie che alla lunga possono divenire quasi maniacali. Il soggetto, infatti, rischia di ritrovarsi “simbolicamente castrato dal suo celibato”, da una castità coatta che lo può portare a percepirsi come un essere asessuato.

    Per reagire all’astinenza forzata può finire così per ritagliarsi un proprio mondo sessuale, connotata da innaturalità, oltreché da degrado ed avvilimento personale, giungendo anche alla pedofilia, il cui accesso è facilitato dall’innocenza della giovane età della vittima.

    La natura con la sua intrinseca, inarrestabile potenza, dopo essere stata imprigionata, umiliata, ridotta a monologhi solitari, lavora, infatti, contro la volontà, disintegrando e neutralizzando le diverse barriere ed ambientando la sessualità sul terreno che è costretta a vivere.

    Concludendo: la rinuncia forzata alla sessualità è una realtà, con i suoi effetti degenerativi che iniziano con inquietudine e frustrazione, passano per la deviazione, con il rischio assai probabile di cristallizzarsi nella violenza, o nella malattia fisica o psichica, nelle perversioni.

    IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

  • ENNA – 17 mila firme per chiedere che si applichi il Motu proprio alle omissioni di mons. Gisana

    ENNA – 17 mila firme per chiedere che si applichi il Motu proprio alle omissioni di mons. Gisana

    La petizione lanciata da Rete l’Abuso sulla piattaforma change.org  “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” ha raccolto 17 mila e 800 firme.

    La petizione diretta al Papa e alla Congregazione per la dottrina della fede chiede che sia rimosso il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana per la gestione della vicenda che riguarda Giuseppe Rugolo, il sacerdote agli arresti domiciliari dal 27 aprile, con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di minori .

    A quella petizione il giornale della Diocesi , Settegiorni degli Erei al Golfo, aveva risposto con un’altra petizione, sempre sulla stessa piattaforma, change.org,, che ha capitalizzato solo 1300 firme.

    Non c’era nessuna voglia, da parte di Rete l’Abuso di misurarsi con la pletora di fedeli ma il risultato racconta che anche i fedelissimi cominciano ad avere qualche sospetto sulla rettitudine dei comportamenti di Gisana. “Il  vescovo ha agito con rettitudine di coscienza, nel pieno rispetto delle regole, avendole a cuore e avendo soprattutto a cuore ogni persona – scrive il prelato, in una lettera pastorale che tutti i parroci delle chiese della Diocesi cono stati ”invitati” a leggere ad ogni messa –  Da sempre condanno – continua Gisana-  ogni forma di abuso come delitto di estrema gravità e di potenza distruttiva proprio per loro, per i più deboli.

    Nello stesso tempo valuto necessario l’ascolto dell’accusato e ancor di più necessario che la giustizia faccia il suo corso”. E già, ascoltare l’accusato. Dettaglio, questo, che  purtroppo non si è verificato durante il procedimento ecclesiastico dopo la denuncia di un giovane di Enna,  che accusava Rugolo di avere abusato di lui quando era minorenne.

    Insieme alla denuncia formale di questo ragazzo, che lo scorso dicembre si è rivolto alla Squadra mobile di Enna, altre vittime  avevano inviato a Gisana mail per raccontare di essere stati abusati sempre dal sacerdote. A quel procedimento, che si è tenuto al Tribunale Ecclesiastico di Palermo, però Rugolo non si presenta. Non viene ascoltato.

    E non avviene proprio nulla. Un accusato di un reato così grave ed infamante che viene convocato dai giudici ecclesiastici e non si presenta. Ecco che fa bene ora Gisana a ricordare ai fedeli che l’accusato va ascoltato. Il Vescovo, comunque, non ha applicato il dettato del Motu Proprio di Papa Francesco  che il I° giugno del 2019 è diventata legge.

    Avrebbe dovuto sospendere immediatamente Rugolo, invece , con una mascherata ed una presunta malattia l’ha spostato a Ferrara dove il sacerdote ha continuato ad occuparsi di giovani.

  • Elisa Claps, sarà riaperta la chiesa di Potenza in cui fu ritrovato il cadavere: la famiglia Claps reagisce con rabbia

    Elisa Claps, sarà riaperta la chiesa di Potenza in cui fu ritrovato il cadavere: la famiglia Claps reagisce con rabbia

    Ieri, alla vigilia dell’anniversario del ritrovamento del corpo di Elisa Claps (avvenuto il 17 marzo 2010), rinvenuto nella sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, una notizia ha sconvolto la famiglia Claps e la località potentina.

    Il vescovo Salvatore Ligorio ha infatti comunicato che la chiesa, dopo un imponente lavoro di ristrutturazione, sarà riaperta al pubblico ed ai fedeli, verosimilmente nel 2022. L’annuncio ha scatenato l’ira della famiglia Claps, ed in particolare di Gildo Claps (fratello di Elisa) che racconta di come questa riapertura andrebbe a violare la memoria della sorella ed a contrastare le volontà di tutta la comunità.

    Elisa Claps, la scomparsa e la morte: chi è Danilo Restivo

    Il 12 settembre 1993 la 16enne Elisa Claps si recava in chiesa, alla Santissima Trinità, per partecipare alla messa. Non sarebbe più tornata: la famiglia non avrebbe più rivisto la ragazza, apparentemente svanita nel nulla, di cui denunciò subito la scomparsa. Si aprì un indagine di omicidio ed i sospetti caddero dal primo momento su Danilo Restivo, un giovane amico della ragazza, individuato tramite alcune testimonianze come l’ultima persona ad aver incontrato Elisa. Restivo è stato successivamente condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Elisa.

    Il nuovo, grande shock per la famiglia sarebbe però arrivato nel 2010, il 17 marzo, quando il cadavere di Elisa fu ritrovato nel sottotetto della Chiesa. La famiglia da subito si dimostrò scettica riguardo al ritrovamento, dichiarando che con ogni probabilità c’era chi sapeva da anni che il cadavere di Elisa si trovava lì. In particolare, come riportato nel 2014 su Rete l’Abuso, Gildo Claps aveva dichiarato di sospettare un coinvolgimento di Don Pierluigi Vignola, cappellano della questura che avrebbe sostituito il parroco della Santissima Trinità, Don Mimì Sabia, asserendo che alcune informazioni di Vignola fossero discordanti e contrastanti con i fatti.

    Oggi, a 11 anni dal ritrovamento del corpo, per il Vescovo di Potenza sembra sia il momento di voltare pagina e dare nuova vita alla chiesa. Come riporta Ansa, queste sarebbero state le parole del Vescovo: “La ripresa dei lavori nella chiesa della Santissima Trinità è frutto del parere concorde dei vescovi lucani, che hanno sostenuto con convinzione la scelta di dare la precedenza a questo intervento.

    Quando i lavori saranno completati la chiesa parrocchiale della Santissima Trinità sarà riaperta al culto nel quadro della riorganizzazione pastorale prevista per il centro storico di Potenza”.

    Riguardo all’infelice combinazione di date con cui viene diffusa la notizia, Ligorio dice: “Si tratta di una coincidenza non voluta ma che tuttavia assume un certo significato, in particolare di speranza per la Chiesa diocesana, per la città e per la mamma della cara Elisa con la quale ho avuto contatti assicurandole la mia vicinanza nella preghiera e informandola dell’evoluzione del progetto”.

    Gildo Claps: “Scelta di pessimo gusto”

    Quest’ultima affermazione ha scatenato l’ira di Gildo Claps, che invece, tramite comunicato stampa di risposta, avrebbe dichiarato: “Ritengo una scelta di pessimo gusto riportare la telefonata tra il vescovo Ligorio e mia madre in cui si lascia intendere che la famiglia abbia espresso piena condivisone nella scelta di riaprire la chiesa al culto al termine dei lavori”.

    Gildo Claps ha anche aggiunto che la famiglia avrebbe il sostegno della comunità nel non volere la chiesa riaperta: “Abbiamo già ricevuto tantissime attestazioni di solidarietà da parte della comunità potentina.

     La posizione della famiglia Claps rimane la stessa di sempre. Non è ammissibile, con un colpo di spugna, cancellare 17 anni di omissioni e di menzogne offendendo la memoria di Elisa e la sensibilità di quanti non vorrebbero mai che in quella chiesa si tornassero a celebrare funzioni religiose”.

    Elisa Claps, sarà riaperta la chiesa in cui fu ritrovato il cadavere: la famiglia Claps reagisce con rabbia

  • «Giovanni Paolo II ha coperto un pedofilo», l’accusa di una delle vittime di padre Maciel

    «Giovanni Paolo II ha coperto un pedofilo», l’accusa di una delle vittime di padre Maciel

    Città del Vaticano – Nel giorno del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II una delle prime vittime di padre Marcial Maciel Degollado – forse il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna – torna puntare il dito sul pontefice polacco. A suo parere non ci sono dubbi che Wojtyla era a conoscenza dei crimini aberranti di questo pedofilo, fondatore dei Legionari di Cristo, super protetto in Vaticano tanto da non essere mai sottoposto ad alcun processo nè punito dalla Congregazione della Fede benchè su di lui vi fosse un corposo fascicolo di reati commessi tra il Messico, l’Italia, la Spagna e la Francia.

    Josè Barba Martin dal Messico fa sapere a metà degli anni Novanta assieme ad un gruppo di vittime pubblicò una letttera aperta su un giornale messicano molto letto, Milenio.  La lettera naturalmente sollevò un putiferio incredibile in tutta l’America Latina. La missiva elencava i crimini di Maciel, circostanziandoli con prove e date e portava la firma di altri sette ex legionari. Le vittime a questo punto contattarono anche l’allora nunzio apostolico in Messico, monsignor Justo Mullor Garcia.

    La stessa lettera, nel frattempo, fu inviata a tutti i vescovi messicani. Maciel Macial Degollado in Messico all’epoca era una potenza. Non solo era il fondatore di un ordine religioso ricchissimo che controllava università, scuole e istituzioni, ma aveva anche accesso ai vertici istituzionali, aveva rapporti con la Cia e tanti imprenditori influenti.

    «Nessuno ci diede mai risposta. Fummo ignorati. Io personalmente sono convinto che Giovanni Paolo II e specialmente il cardinale Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI sapevano bene della colpevolezza di Maciel».

    Intanto le vittime, l’anno successivo, nel 1998 si recarono dal giudice ecclesiastico a Città del Messico, Antonio Roqueni Ornelas per inoltrare una denuncia formale a Roma, al Sant’Uffizio, tramite l’avvocata rotale Marta Vegan. La denuncia fu presentata direttamente nelle mani di monsignor Gianfranco Girotti che all’ora lavorava con il cardinale Ratzinger.

    Nel frattempo il nunzio Mullor Garcia proprio per avere dato appoggio alle vittime di Maciel subiva all’interno del Vaticano un ostracismo senza pari, persino dai vertici della Segreteria di Stato, fino alla sua totale emarginazione. Prima di morire (per una malattia) l’ex nunzio disse che era contento di avere agito sempre in coscienza e con il Vangelo in mano.

    Il postulatore della causa di beatificazione e poi di canonizzazione, monsignor Slavomir Oder ritiene, invece, che San Giovanni Paolo II non sapesse come stavano le cose. «Non ha coperto mai nessun pedofilo e se avesse saputo che era pedofilo non gli avrebbe dato alcuna copertura. E’ chiaro però che tante cose ora ci sfuggono perchè non essendo stati testimoni presenti dei fatti è difficile fare valutazioni a posteriori. Posso dire che Giovanni Paolo II aveva una esperienza diretta sul discredito che in Polonia, sotto il regime comunista, veniva gettato continuamente sui preti polacchi. I servizi segreti costruivano dossier per accusarli di cose orribili. Wojtyla conosceva che erano accuse false e montate. Finchè quindi non si trattava di una prova evidente e rimaneva un margine di dubbio egli pensava che poteva essere il frutto di una manipolazione ingiusta».

    Una domanda analoga, sebbene stavolta generica, è stata sottoposta recentemente a Papa Francesco dal giornalista spagnolo Jordi Evole in una lunga intervista. Bergoglio ha spiegato che «la verità del Vangelo ha un valore senza tempo, ma gli abusi sessuali all’interno della Chiesa sono giudicati secondo una ermeneutica dell’epoca». Come dire che in questo campo il problema deve essere contestualizzato storicamente. In ogni caso tanti dubbi restano sul terreno.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_wojtyla_giovanni_paolo_ii_maciel_degollado_legionari_vittime_abusi-5234751.html

  • L’abuso sessuale sui minori: tra fragilità e indifferenza

    L’abuso sessuale sui minori: tra fragilità e indifferenza

    Per combattere l’abuso sessuale sui minori bisogna partire dal conflitto tra quanto vissuto dal bambino e la paura del mondo adulto

    L’abuso sessuale a danno di minori è una delle forme di violenza più estreme della nostra società. Danneggia lo sviluppo fisico, psicologico, emozionale e sociale dei bambini.

    È un fenomeno di proporzioni enormi: secondo le Nazioni Unite circa il 10% dei minori europei è o è stato vittima di qualche forma di abuso sessuale. Eppure ancora si fa fatica a riconoscere l’effetto devastante che questo può generare, anche a distanza di molti anni. Spesso non si comprende davvero cosa succede a un bimbo abusato e gli adulti, profondamente toccati dai racconti della vittima, tendono a non ascoltare con attenzione, a dubitare.

    La base per sradicare questo fenomeno è migliorarne lo studio e la comprensione, assistere i minori vittime di abuso. Invece spesso capita che gli adulti dubitino delle parole di un bambino, mentre la vittima fatica a esprimere quello che sente e ha vissuto.

    Le cinque fasi dell’adattamento all’abuso

    Una delle teorie che può aiutarci a capire cosa succede a questi minori è la Sindrome di Adattamento all’Abuso, sviluppata dallo psichiatra statunitense Roland Summit (1987). L’autore divide questa sindrome in cinque fasi. Si comincia per quella della “segretezza”, in cui il minore viene manipolato emozionalmente. Prima dell’abuso, si crea un contesto oscuro dove il bambino può percepire che qualcosa non va, ma nondimeno si fida della parola dell’adulto. L’abusatore ottiene la sottomissione fisica ed emozionale del minore, che si trova in una situazione di paura e insicurezza. Spesso le vittime raccontano che chi gli ha inflitto violenza “era buono” e di non aver denunciato perché gli “veniva chiesto di non dire niente”.

    La seconda fase è il “sentimento di impotenza”. Il minore vittima di abuso, si trova in uno stato di vulnerabilità e di mancanza di riferimenti. Soffre l’abbandono e l’assenza di protezione. Di questo può approfittare l’abusatore, traendo vantaggio della necessità di affetto da parte del bambino.

    In una situazione di abuso sessuale cronico e ripetuto il minore cerca disperatamente un equilibrio, si adatta al dolore e alla violenza. Di fatto si dissocia. Prova a isolare le emozioni causate dall’abuso perché questo non invada anche il resto della sua vita. Così il minore mantiene una facciata di normalità, senza mostrare la sua sofferenza. Si adatta al trauma. Questa è la terza fase, che Summit chiama “intrappolamento e adattamento”, e spiega come molto spesso gli altri adulti che circondano il minore abusato non si rendano conto di quello che gli sta succedendo.

    La fase successiva è quella della “rivelazione ritardata, conflittuale e poco convincente”. Sprofondato nella paura e la manipolazione da parte dell’adulto, è poco probabile che il minore possa denunciarlo spontaneamente, meno ancora al di fuori della famiglia. Può però succedere che la violenza venga scoperta in maniera accidentale o un professionista medico se ne renda conto. Oppure, il minore trova l’opportunità di denunciare in un momento di crisi all’interno della famiglia. Ma la denuncia stessa porta a una nuova crisi e alla reazione della famiglia e questo spesso causa nella vittima un sentimento di colpa, altre paure, vergogna. Il minore può sentirsi responsabile per la reazione degli adulti, pentirsi di aver parlato e di conseguenza – questa è l’ultima fase che Summit chiama “ritrattazione” – arrivare a dire di essersi sbagliato, di non ricordare bene.

    La responsabilità degli adulti

    Spostiamo ora l’attenzione sugli adulti. Spesso non sanno né ascoltare le richieste di aiuto dei minori né come intervenire. Sono ostacoli legati a miti e pregiudizi erronei: si crede per esempio che gli abusi sessuali su minori capitino solo fra le classi socioeconomiche più basse, o che i bambini mentano o esagerino il loro racconti, oppure che queste cose riguardino solo le bambine e comunque siano molto rare. Molti sono ancora convinti che gli abusi avvengano solo fuori di casa e che siano gravi solo se includono il coito. O ancora che i minori stessi provochino o seducano gli adulti e che quindi siano essi stessi responsabili attivi dell’abuso.

    Ma chi lavora in questo campo sa fin troppo bene che tutto questo è falso: gli abusi avvengono a tutti i livelli della società, ai danni di maschi e femmine. È poco probabile che un bambino inventi di sana pianta un episodio di abuso. Abusi che sono in gran parte operati all’interno della famiglia o da conoscenti: in generale esiste fra abusato e abusatore una relazione di fiducia o affetto preesistente.

    Inoltre, è necessario ampliare il nostro concetto di abuso sessuale: questo non si limita alla penetrazione. Per il minore possono avere effetti devastanti anche episodi di esibizionismo, masturbazione, contatti con genitali. Ed è un errore pericoloso pensare che i minori abbiano qualche responsabilità per aver cercato affetto e contatto fisico. Sono innocenti, pur avendo bisogno di vicinanza, carezze, abbracci adatti alla loro età. Colpevolizzarli per questo non è altro che un modo subdolo per togliere responsabilità agli adulti.

    L’abuso sessuale sui minori si origina da vari fattori. Per combatterlo bisogna partir dal punto centrale della questione, cioè il conflitto tra l’esperienza del bambino e l’indifferenza del mondo adulto. Dobbiamo promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi a cui i minori sono esposti, oltre a sradicare miti e convinzioni sbagliate sul fenomeno che impediscono la prevenzione e un’assistenza corretta alle vittime. Soprattutto, l’adulto che sa di un bambino che soffre di abusi sessuali ha sempre la responsabilità di denunciare e fare tutto quello che è in suo potere per interrompere le violenze. Questo non vuol dire credere a tutto quello che un bambino dice, bensì allargare lo sguardo per evitare cadere nella disattenzione o pregiudizi che possono essere dannosi.

    https://www.stateofmind.it/2020/04/abuso-sessuale-minori/?fbclid=IwAR2N–ig6GxCxmHthePON-FdbcIBL72nWPm8BTDaHVHnbPveEZqHi–zalQ

  • Adescava minori online: Cassazione conferma condanna per pedofilia a ex parroco

    Adescava minori online: Cassazione conferma condanna per pedofilia a ex parroco

    La Cassazione mette la parola fine sulla vicenda che dal 2015 interessa l’ex parroco di San Costantino di Rivello don Tonino Calderaro. La Suprema Corte ha confermato la condanna a 5 anni e 3 mesi per pedofilia che gli era stata inflitta in Appello a settembre dell’anno scorso. E per l’ormai ex sacerdote già mercoledì sera si sono spalancate le porte del carcere di Potenza. Ma la cella la vedrà per poco: per più di 4 anni (da aprile 2015) don Calderaro è stato agli arresti domiciliari e quindi gli resterebbe da scontare un anno. Il cosiddetto fine pena, infatti, è previsto nel 2020, ma gli sconti contemplati per chi finisce dietro le sbarre potrebbero consentirgli di lasciare la galera molto prima. Forse già tra un mese o poco più.

    Poche ore dopo la sentenza della Cassazione per l’ex parroco di San Costantino di Rivello sono scattate le manette da parte dei carabinieri della Compagnia di Lagonegro. I militari lo hanno arrestato nella sua abitazione di Rivello intorno alle 20 di mercoledì. Dopo circa un paio d’ore di camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dal difensore dell’ex sacerdote e, a quattro anni dalla denuncia della “vittima”, hanno chiuso l’iter giudiziario con una sentenza che conferma la condanna che gli era stata inflitta quasi un anno fa dalla Corte d’Appello di Potenza. È il 2015 quando un quattordicenne del metapontino racconta di aver avuto rapporti sessuali con il prete.

    La vicenda viene segnalata in Procura che apre un fascicolo nel quale oltre al nome del religioso viene iscritto anche quello di altre sette persone. Il racconto del minore appare convincente agli occhi dei giudici tanto che il sacerdote viene messo ai domiciliari e poi sospeso “a divinis” dal vescovo della diocesi di Tursi – Lagonegro . Le indagini scattano in seguito alla denuncia della sorella maggiorenne del ragazzo, insospettita e preoccupata dagli incontri del fratello con persone conosciute sui social. La sorella del quattordicenne si accorge che il ragazzino chatta con adulti e concorda appuntamenti sessuali a pagamento. Tra i «clienti» si scopre che c’è anche don Calderaro, all’epoca parroco di San Costantino di Rivello. La Procura di Potenza, titolare delle indagini, fa arrestare tre persone, tra cui il prete che poi confesserà in parte le proprie responsabilità . Ma ad inchiodarlo c’erano comunque diversi elementi, compresi alcuni messaggi inequivocabili scambiati sotto mentite spoglie con il minore. Don Calderaro finisce ai domiciliari e poi sospeso “a divinis” dal vescovo.

    Ai domiciliari finiscono anche altri due degli indagati mente per i restanti cinque scatta la misura dell’obbligo di firma. Secondo l’accusa gli incontri avvenivano sulla spiaggia tra Rotondelle e Nova Siri, fra il 2012 e il 2013. In almeno uno dei casi esaminati dagli investigatori il minore aveva meno di 14 anni. Il racconto del ragazzino passa al vaglio del tribunale di Potenza, della Corte d’Appello e poi della Cassazione. La fine di questo iter è la condanna definitiva piovuta l’altro ieri sul capo dell’ex sacerdote : 5 anni e tre mesi. Per la giustizia terrena il religioso è colpevole di pedofilia. Anche la Chiesa ha aperto un procedimento per valutare le responsabilità del suo pastore di anime. Il procedimento è ancora in corso.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/potenza/1154293/adescava-minori-online-cassazione-conferma-condanna-per-pedofilia-a-ex-parroco.html

  • Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Il papa emerito si è avvalso di un ghost writer? Perché non parla di Maciel e dei Legionari di Cristo? E perché il documento non è stato diffuso attraverso i media vaticani? Tutte le ombre.

    FRANCESCO PELOSO

    La pubblicazione del documento di Joseph Ratzinger sulla pedofilia e il clamore mediatico che ne è derivato hanno riaperto la discussione sulla ‘convivenza’ fra il papa argentino e il suo predecessore in Vaticano.

    In breve, il nodo è rappresentato dal rischio che il magistero del pontefice in carica venga in qualche modo messo in discussione. D’altro canto la Chiesa vive una condizione storica inedita – anche in relazione all’esercizio dell’autorità – da quando Benedetto XVI ha rinunciato al papato nel 2013 e subito dopo è stato eletto Francesco. Ratzinger da allora si è ritirato nel monastero interno al Vaticano, il Mater Ecclesiae,dove è assistito da alcune suore e dove, nel corso di questi anni, ha ricevuto e riceve diverse visite.

    RATZINGER E LE IPOTESI SULLA STESURA DEL TESTO SULLA PEDOFILIA

    L’ex pontefice ha oggi 91 anni, vive la fragilità di uno stato di salute tipico della sua età, tanto da far supporre a qualcuno che vi possano essere dubbi sulla paternità effettiva del documento sugli abusi sessuali. Si tratta però di ipotesi o illazioni; l’impianto teorico del testo contiene molti riferimenti al pensiero già noto di Ratzinger a cominciare dalle accuse rivolte al 1968, alla rivoluzione sessuale, in parte al Concilio Vaticano II quali fattori che – con modalità molto diverse – hanno indebolito la morale cattolica, favorito l’affermazione di un mondo che vuole fare a meno di Dio e accentuato il diffondersi degli abusi nella Chiesa. Qualcuno, addirittura uno o più ghost writer, potrebbe aver “aiutato” l’ex papa a scrivere il suo resoconto? A priori non si può escludere nulla, e del resto un ‘aiuto’ non significa automaticamente una forzatura non autorizzata nell’estensione del testo, tuttavia è opportuno restare alle cose note.

    I DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE DEL PAPA EMERITO

    In tal senso è bene ricordare che Joseph Ratzinger, ben prima di essere eletto al soglio di Pietro nel 2005, per circa 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, organismo vaticano che, come ricorda lui stesso nel documento all’origine del dibattito di questi giorni, ha avuto l’onere di seguire fin dal principio il flusso di denunce che approdavano in Vaticano relative a vicende delittuose, coperture e reticenze da parte dei vescovi. In tale posizione Ratzinger non puòò non sapere che gli abusi sono ben precedenti agli Anni 60, anzi migliaia di casi segnalati o denunciati risalgono agli Anni 40 e 50 del secolo scorso. Possibile che se ne sia dimenticato o che non abbia voluto tenere conto? Che abbia aggirato un fatto così evidente da rendere scarsamente credibile tutta la teoria messa a punto nel testo?

    PERCHÉ RATZINGER NON CITA IL CASO MACIEL?

    Inoltre, fra le vicende che videro il cardinale tedesco entrare in conflitto con personalità di altissimo livello della Curia vaticana c’è quella di padre Marcial Maciel fondatore del movimento dei Legionari di Cristo, abusatore seriale e criminale incallito. Ratzinger si scontrò con il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato – e tuttora indicato nei corridoi vaticani come una sorta di potenza ‘ombra’ Oltretevere – e con l ‘ex segretario di Giovanni Paolo II, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, negli anni finali del pontificato detentore di un potere assai superiore alle sue reali funzioni. Forse Ratzinger non ha fatto tutto quello che era in suo potere contro Maciel, ma di certo è stato l ‘unico che ha provato a fermarlo in Vaticano. Per quale motivo non vi è alcun riferimento nello scritto di Ratzinger al caso Maciel?

    TROPPI SILENZI VATICANI SUI LEGIONARI DI CRISTO

    I legionari sono stati una sorta di “armata delle tenebre” il cui principale impegno era quello di contrastare, in ogni modo, il diffondersi della teologia della liberazione in America Latina e i settori del cattolicesimo progressista nel mondo, con grossi finanziatori all’estero e protezioni importanti fra le mura vaticane. Come ha ricordato all’inizio di gennaio il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della Congregazione per gli istituti di vita consacrata (il ‘ministro’ dei religiosi), Oltretevere erano a conoscenza delle accuse a Maciel dal 1943, contro di lui però non si è fatto nulla poiché «quanti lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». «Ho l’impressione», spiegava il cardinale, «che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Secondo Braz de Aviz «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male, si mentiva». «A quelli della mia generazione», aggiungeva, «nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione». Benedetta rivoluzione sessuale verrebbe da dire, ma certo sul capitolo Maciel, in Vaticano sia il papa emerito che molti cardinali avrebbero ancora molto da raccontare.

    I DUBBI SULLA PUBBLICAZIONE FUORI DAL CIRCUITO VATICANO

    Negli appunti di Ratzinger, insomma, ci sono molte – troppe? – dimenticanze, ma va da sé l’autore ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. Altrettanto curiosa appare tuttavia la modalità scelta per la pubblicazione: non uno dei tanti media vaticani, ma altri canali che hanno rapidamente raggiunto siti e testate appartenenti alla galassia ultratradizionalista cattolica. Perché il papa emerito avrebbe seguito un simile criterio? A quest’ultimo interrogativo sarebbe opportuno che lo stesso Vaticano provasse a dare una risposta quanto meno per fugare il dubbio che ci si trovi di fronte all’ennesima variazione del genere “vatileaks”.

    LA DISTANZA TRA BERGOGLIO E RATZINGER

    D’altro canto la vicenda fa anche un po’ di chiarezza: nella vulgata ufficiale, infatti, fra i due pontefici vi era e vi doveva essere una perfetta continuità di scelte e di visione. Non è così, ora è più evidente; per altro non solo sulla vicenda abusi sessuali vi sono significative differenze – decadenza dei costumi per Ratzinger, eccessi del clericalismo e abuso di potere per Francesco – ma anche su molte altre questioni dirimenti per la Chiesa. Intanto in Vaticano si lavora alla redazione di nuove linee guidaper la gestione e la denuncia dei casi di abuso in base a quanto è scaturito dall’ultimo summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano. Infine non no va dimenticato che, sia pure a fatica, il progetto di riforma della Curia vaticana sta andando in porto; entro la fine dell’anno la sua versione definitiva vedrà la luce, e non è escluso che pure in questo caso si possano creare tensioni per i nuovi assetti.

  • Papa Francesco commemora i cardinali defunti: la lista comprende Bernard Law insabbiatore di preti pedofili seriali

    Papa Francesco commemora i cardinali defunti: la lista comprende Bernard Law insabbiatore di preti pedofili seriali

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Papa Francesco ha ricordato a San Pietro tutti i cardinali e gli arcivescovi defunti nel corso dell’anno. Compreso quelli che hanno coperto i pedofili. La celebrazione avvenuta in mattinata nella basilica ha riguardato anche la memoria del cardinale simbolo della protezione sistematica della Chiesa ai pedofili: l’americano Bernard Law, attualmente sepolto in una cappella della basilica di santa Maria Maggiore, nonostante le proteste delle vittime. Nell’elenco dei defunti (154 arcivescovi e 9 porporati) il nome di Law,  non è stato depennato anche se la sua storia è stata al centro di uno scandalo enorme, recentemente portato sul grande schermo dal film Spotlight. Dalla lista della commemorazione papale non è stato cancellato nemmeno il cardinale scozzese O’Brien, abusatore seriale di seminaristi e giovani sacerdoti e per questo allontanato dal conclave del 2013.

    «Non fissiamoci sulle dinamiche terrene, guardiamo oltre». Ha detto papa Francesco nell’omelia della Messa, che ha celebrato nella Basilica Vaticana, in suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti nel 2018. Ricordando la «celebre espressione» di Saint-Exupery «l’essenziale è invisibile agli occhi», il pontefice ha segnalato che «di fronte al Signore non contano le apparenze, conta il cuore», il Papa ha evidenziato che «quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria – passa, senza lasciare nulla». «Prendere le distanze dalle apparenze mondane è indispensabile per prepararsi al cielo. Occorre dire no alla ‘cultura del trucco’, che insegna a curare le apparenze».

    Tra i cardinali defunti spicca poi il nome del colomobiano Dario Castrillon Hoyos, per anni prefetto della congregazione per il Clero e autore di una lettera di incoraggiamento e congratulazioni ad un vescovo francese che si era rifiutato di fare il nome del prete pedofilo alle autorità giudiziarie che indagavano su diversi casi di abusi: «Lei ha agito bene – scriveva Castrillon – mi rallegro di avere un confratello nell’episcopato che, agli occhi della storia e di tutti gli altri vescovi del mondo, avrà preferito la prigione piuttosto che denunciare un prete della sua diocesi».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_bernard_law_vaticano_abusi_cardinale_usa_spotlight-4082980.html