Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Potenza

  • Svizzera. Centinaia di bambini stuprati, frustati, maltratti e sfruttati in collegio cattolico. Figli di coppie in difficoltà carne da macello per preti ed educatori all’Istituto Marini di Montet

    Svizzera. Centinaia di bambini stuprati, frustati, maltratti e sfruttati in collegio cattolico. Figli di coppie in difficoltà carne da macello per preti ed educatori all’Istituto Marini di Montet

    Uno studio rivela l’orrore in un istituto cattolico in Svizzera.

    All’Istituto Marini di Montet, un pensionato cattolico nel canton Friburgo che ospitava un centinaio di bambini, sono stati commessi tra il 1929 e il 1955 «maltrattamenti e gravi abusi sessuali». Lo rileva uno studio che punta il dito contro la Chiesa e la società dell’epoca.

    Lo studio commissionato da Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, indica che la maggioranza dei ragazzi ospitati all’Istituto Marini venivano accolti ad un’età compresa tra i 10 e i 14 anni. Spesso provenivano da famiglie con difficoltà economiche e sociali.

    In almeno 21 casi, i sospetti di maltrattamenti e di abusi sessuali commessi tra il 1929 e il 1955 risultano fondati, scrivono gli autori del rapporto. Vi sono tuttavia «più vittime di quante rilevate dalla statistiche», ha sottolineato martedì il vescovo Morerod, in occasione della presentazione del rapporto.

    Riguardo alle condizioni di vita nell’istituto, le testimonianze sono «sconcertanti». I ragazzi, anche minori di 16 anni, non frequentavano la scuola, ma svolgevano lunghi e duri lavori agricoli. La disciplina era ferrea, con punizioni prossime al maltrattamento (frustate) e alimentazione scarsa.

    Scandalo nascosto e impunito

    Nel periodo in questione, l’istituto era diretto da preti diocesani e dipendeva direttamente dal vescovo. La preoccupazione principale dei responsabili è stata di nascondere i fatti: vi erano infatti stati reclami e denunce, scoperti dagli autori dello studio grazie al controllo della corrispondenza.

    Ma malgrado «un’ondata di consecutive denunce tra il 1932 e il 1955», solo due casi, riguardanti un sacerdote direttore e un altro religioso, sono finiti in tribunale, nel 1954 e nel 1956.

    Secondo gli autori dello studio – Anne-Françoise Praz, professoressa associata all’Università di Friburgo, Rebecca Crettaz, diplomata allo stesso istituto, e Pierre Avvanzino, professore onorario all’Alta scuola di lavoro sociale e della sanità di Losanna – l’istituto stesso, la Chiesa, la società friburghese e svizzera in generale, hanno favorito il silenzio e le condizioni di tale deriva.

    «Tutti i testimoni hanno insistito sull’asimmetria completa tra la loro impotenza e il potere di chi abusava», ha spiegato Anne-Françoise Praz. Secondo gli esperti, tale squilibrio era rafforzato dal tipo d’istituzione – grande, autoritaria, confessionale -, da un’insufficiente supervisione dell’istituto da parte dei responsabili, dal frequente cambio degli insegnanti e da una «grave carenza» nella formazione dei sorveglianti laici.

    Rilevanti inoltre gli sforzi della gerarchia religiosa e del comitato di direzione nel nascondere lo scandalo: discrete inchieste interne, semplice trasferimento dei preti responsabili e pressioni per ottenere ritrattazioni da parte degli accusatori.

    swissinfo.ch e tvsvizzera.it (TG del 26.1.2016)

    http://www.swissinfo.ch/ita/abusi-e-maltrattamenti-su-minori_uno-studio-rivela-l-orrore-in-un-istituto-cattolico-in-svizzera/41921426

  • «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    Intervista. Nei suoi confronti la Procura chiede 12 anni per violenza sessuale con abuso di minori. Fu espulso dalla Chiesa, poi il passo indietro Franco Bordo, deputato di Se, è l’autore dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta.

    «Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori»: per don Mauro Inzoli, 65 anni, la Procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio e 12 anni di reclusione, respingendo il patteggiamento. Un «caso» che distrugge l’immagine della fraternità di Comunione e liberazione, imbarazza la Lombardia politica che conta, rappresenta l’altra faccia della medaglia nell’amministrazione della giustizia fra Vaticano e Italia. Lo racconta bene Franco Bordo, deputato Sel, obiettore di coscienza con il gruppo Abele a Torino, cristiano e pacifista, consigliere comunale e assessore a Crema. «Sono reati odiosi che non si possono ’coprire’ e che vanno perseguiti in base alla legge italiana. Non posso sostenere che la Procura non sarebbe intervenuta senza l’esposto che ho presentato nell’estate 2014, tuttavia quell’esposto ha reso possibile prima le indagini e poi il procedimento penale», afferma Bordo.

    Quando è cominciata questa vicenda?

    Nel 2012, perché don Inzoli sparisce improvvisamente da Crema, che è un comune di 36 mila abitanti dove ben lo si conosceva come figura carismatica di Cl con ruoli di primo piano che spesso lo collegavano alla politica del potere ciellino in Lombardia. Allora si mormorava di una presunta malattia, forse depressione. A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico. Una «sentenza» grave, eccezionale, drastica presa senza dare motivazioni. E con un muro impenetrabile sulla decisione tutt’altro che di normale amministrazione.

    Ma che profilo aveva questo sacerdote ciellino? Perché lo conosce? Dove sta l’interesse politico di questa storia?

    Siamo concittadini. C’era chi lo chiamava «don Mercedes», era riconosciuto come sacerdote dal grande ascendente, si sapeva delle sue frequentazioni politiche. Era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e parroco alla Santissima Trinità. Ma soprattutto a don Inzoli faceva capo l’attività dell’associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà che fra l’altro beneficiava dagli enti pubblici di un trattamento economico “maggiorato”. A livello nazionale, come presidente del Banco Alimentare era anche al vertice di Cl al punto di contribuire alla stesura del programma del Meeting di Rimini. Insomma, uno fra i più potenti ciellini non solo lombardi. Tant’è che a ogni campagna elettorale si attivava a sostegno del governatore Formigoni, di Raffaele Cattaneo e del cremasco Gianni Rossoni. L’attuale assessore regionale Cristina Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema e conosce benissimo don Inzoli.

    Un anno fa cosa è accaduto?

    In base al ricorso che Inzoli aveva annunciato rispetto alla prima «sentenza», si conclude l’iter in Vaticano e il 26 giugno 2014 con una lettera il vescovo di Crema Oscar Cantoni annuncia che la Congregazione della dottrina della fede su incarico di papa Francesco ha inflitto per decreto la «pena medicinale perpetua». In sostanza, don Inzoli viene allontanato dalla Diocesi, con l’obbligo di condurre una vita ritirata e di curarsi. Per la prima volta affiorano gli abusi nei confronti dei minori che erano stati segnalati direttamente al vescovo. Ma nella sostanza è un passo indietro rispetto al primo e significativo provvedimento. Don Inzoli non viene più espulso dalla chiesa…

    E scatta l’esposto alla magistratura italiana: con quale obiettivo?

    A Crema ricevevo richieste, informazioni, segnalazioni. Da parte mia, reputavo indegno che di fronte a simili comportamenti il nostro sistema giudiziario per così lungo tempo non si fosse mai attivato. Così firmo l’esposto alla Procura e si avviano le indagini. Vengono richiesti gli atti ufficiali al Vaticano che però si rifiuta di fornirli. Ma la magistratura di Cremona va avanti lo stesso. Ora nella richiesta di rinvio a giudizio sono esplicitamente citati una ventina di casi di violenza sessuale nei confronti di soggetti diversi. Quindici sono caduti in prescrizione: nel processo ne verranno perseguiti otto. Evidenzio che si tratta di soggetti minori tra i 12 e i 16 anni all’epoca dei fatti, cioè fra il 2004 e il 2008.

    Il caso di don Inzoli sembra destinato a non far troppo notizia. Perché?

    Sacerdoti pedofili, purtroppo, ce ne sono stati tanti altri e non solo in Italia. Ma don Inzoli è anche una personalità di primo piano nel mondo di Cl e in questi anni in particolare a Crema si è percepita una cappa di paura, come in un sistema omertoso e di ricatti incrociati. Le informazioni, “giudiziarie” e non, sono comunque disponibili anche grazie al lavoro dei cronisti locali della Provincia. E oggi è impossibile negare ancora il ruolo di don Inzoli e di Cl, perché tutti lo hanno riconosciuto a gennaio seduto alle spalle di Formigoni e Maroni al convegno organizzato in Regione sulla famiglia «tradizionale». Un episodio che ha lasciato sbalorditi, ma che è anche il sintomo della spudoratezza del vincolo stretto, costante e immutato fra don Inzoli e il Pirellone. La conferma ulteriore che Cl in Lombardia è una vera e propria potenza, quasi intoccabile.

  • PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA: “TORNATE A PARLARE CON I VOSTRI FIGLI”

    Aboliamo immediatamente un luogo comune: non è il voto di castità a cui sono sottoposti alcuni sacerdoti o il delirio di onnipotenza che dà una pistola nella fondina a fare di un uomo un pedofilo. Anzi, diciamo pure che generalizzare e pensare che alcune categorie abbiano un maggior numero di casi rispetto ad un’altra è una mera idiozia. Preti e poliziotti, spesso bersagli innocenti quando si parla dell’atroce reato sui minori, sono frequenti vittime dei pregiudizi socio politici usati per colpire la categoria che rappresentano e per motivi per motivi che nulla hanno a che fare con la scienza. La pedofilia non ha ceto o estrazione sociale ed è una malattia che affonda le sue colpe non nelle divise e negli abiti talari, ma in dinamiche psicopatologiche complesse e molto più diffuse di quanto si possa pensare. È quanto sostiene il dottor Sergio Caruso, pedagogista, esperto in minori, famiglia e prevenzione, criminologo clinico e docente master criminologia a  Catanzaro, chiamato a spiegare in modo oculato e scientifico che cos’è realmente la pedofilia, quando ci si trova davanti a un caso del genere e se si può guarire.

    Intanto, che cos’è la pedofilia?

    «La pedofilia è una parafilia (anomalia del comportamento per cui la soddisfazione dell’istinto sessuale può essere raggiunta solo attraverso atti eccentrici o perversi, ndr) in cui il desiderio sessuale prevalente ha i tratti della morfologia estetica caratterizzata dalla personalità e l’espressione dei caratteri sessuali specifici di un minore. L’immaturità psicologica, infatti, accomuna sia il pedofilo che la vittima».

    Il Pedofilo ha un profilo psicologico ben delinato?     

    È errato pensare che sia uno soltanto. La letteratura scientifica distingue, senza elencare i sottotipi, tre tipologie: i preferenziali, i seduttivi e i sadici. Questi ultimi sono coloro i quali, nel 95% dei casi, il recupero è impossibile, poiché un pedofilo sadico generalmente seduce, violenta, importuna e uccide il minore. L’esempio più noto è quello di Luigi Chiatti, il famigerato pedofilo di Foligno. E a tal proposito, si faccia attenzione a non usare la parola mostro. È un termine mediatico nemico della scienza, che genera confusione per alimentare la saga del crimine, per alimentare una sorta di terrorismo psicologico che non aiuta a comprendere la problematica ma anzi elimina il nesso scientifico per aumentare la paura. Il pedofilo è una persona malata. Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo non solo dei riscontri di psicopatologie in cui la realtà è alterata, ma come caso del sadico, una volta su tre il pedofilo è vittima della sindrome dell’abusato/abusatore, ovvero è stato anch’egli abusato, quasi sempre da persone vicine. Cosicché tende a fare gesti simili».

    Quando un adulto gioca ‘affettuosamente’ con un bambino, ad esempio fare “il cavalluccio”, tenendolo in braccio o accarezzandolo, si è sempre in presenza di un pedofilo?

    «Questo è il caso dei pedofili seduttivi, che adottano uno schema ludico per esercitare vere e proprie violenze, non per forza relative all’ambito biomeccanico della penetrazione e delle violenza sessuale in genere. Coinvolgere il minore psicologicamente in giochi erotici, in situazioni erotizzanti, con la scusa del “cavalluccio”, farsi le foto insieme, farsi accarezzare, provoca comunque dei danni nella personalità del minore».

    Cosa succede a un minore che subisce violenza fisica o psicologica?

    «Da pedagogista, esperto della tutela dell’età evolutiva, alla luce della ricerche che abbiamo condotto presso il laboratorio scientifico del mio maestro, il Professor Matteo Villanova, Roma 3, laboratorio O.L.T.R.E.E., posso dire con certezza che il soggetto subisce danni psicologici irreparabili. Tende a somatizzare, a chiudersi, a non rivelarlo a nessuno. Con questa sofferenza, se tenuta dentro, iniziano a subentrare malesseri psicofisici, quali per esempio il vomito, paure, fobie, ansie, fino a vedere gli adulti come persone distante o avverse. Questi minori esprimono un forte disagio, che non scompare in età adulta ma si enuclea fino a sfociare, in alcuni casi, in psicopatologie».

    Quando non si verifica un vero e proprio atto di violenza, come nel caso di giochi apparentemente innocenti, il minore comprende di essere oggetto di attenzioni sessuali da parte dell’adulto?

    «Inizialmente no, principalmente per due motivi: il primo è per la fiducia che nutre nella persona adulta con la quale “gioca” e che considera un punto di riferimento, il secondo è perché per un bambino giocare rappresenta la normalità. Quindi non se ne rende conto, non è capace di una presa di coscienza. Successivamente si creano delle situazioni sempre più sessualizzanti in cui si mettono in atto azioni sessuali esplicite ed è lì che il bambino capisce».

    I pedofili appartengono, per ceto sociale o altra caratteristica, a una precisa categoria?

    «Assolutamente no, categorizzare è estremamente sbagliato. È una mera invenzione mediatica affermare che i preti o poliziotti, per esempio, sono le categorie nelle quali si riscontra il maggior numero di casi di pedofilia. Ci sono determinate trasmissioni televisive che farei chiudere seduta stante, perché le informazioni distorte, anziché aiutare a risolvere il problema, lo peggiorano. La pedofilia è la conseguenza di una dinamica destrutturante insita nell’individuo che non è legata ad alcun ceto o estrazione sociale. Quando si va a colpire una categoria non si vuole gettare la croce sull’individuo, ma sulla categoria che rappresenta, per motivi socio-politici che vanno al di là della scienza».

    Quali sono i sintomi per i quali una famiglia dovrebbe allarmarsi?

    «Prima del sintomo, che si ha a violenza già avvenuta, dovremmo fare fare una cosa essenziale e che purtroppo nelle famiglie e nelle scuole non avviene più: l’ascolto emozionale. Dovremmo istituire centri d’ascolto specifici per i minori che possano collegare le due più grandi agenzie strutturanti delle personalità e della società, che in questo preciso momento storico sono crollate. Solo attraverso l’educazione affettiva possiamo accorgerci di dinamiche che in un’osservazione superficiale , sepuur quotidiana, sicuramente non vediamo. Bisogna incentivare l’ascolto, sia esso per un momento di difficoltà, di paura, per un episodio di bullismo, fino ad arrivare a casi ancora più gravi. E anche noi professionisti, quali medici e  giornalisti, dovremmo attivarci per l’istituzione della prevenzione evolutiva e pedagogica, affinché il bambino possa essere ascoltato prima del danno, prima del reato, prima della violenza».

    Dalla pedofilia si guarisce?

    «In alcuni casi sì. Però è necessario capire di fronte a quale tipo di pedofilo ci si trova e valutare con minuzia quale tipo di intervento di riduzione recidiva deve essere attuata dall’equipe psichiatrica. Ripeto, nel caso del pedofilo sadico la guarigione è quasi impossibile, ma anche nel caso del seduttivo la questione rimane comunque complicata».

    La detenzione è una pena giusta in questi casi?

    «La detenzione ci deve essere perché il reato di pedofilia è atroce e inqualificabile. Ma guai se avessimo un sistema penale che non affiancasse la cura alla detenzione. Ci sono alcuni reparti dello Spinazzoli a Trani, nel carcere di Castrovillari o Poggio Reale, solo per fare un esempio, in cui è possibile eseguire un trattamento clinico forense per questa precisa tipologia di reato. Sì, i pedofili devono rimanere dentro, anche perché, se non curati, rimane sempre alto il rischio di recidiva».

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-reato-atroce-parla-il-criminologo-ed-esperto-sergio-caruso/

  • Pedofilia, «crolla» il parroco di Rivello  nell’operazione ci sono anche 2 lucani

    Pedofilia, «crolla» il parroco di Rivello nell’operazione ci sono anche 2 lucani

    RIVELLO – Dagli ambienti giudiziari non trapela nulla. Ma, secondo indiscrezioni, don Antonio Calderaro, parroco di S. Costantino di Rivello, ai domiciliari con l’accusa di pedofilia, avrebbe ammesso in parte le proprie responsabilità durante gli interrogatori. I legali sarebbero intenzionati a chiedere il rito abbreviato.
    L’inchiesta ruota attorno a un presunto giro di pedofilia scoperto dai carabinieri della compagnia di Policoro a Nova Siri. Tre uomini agli arresti domiciliari – accusati di aver adescato e abusato di un ragazzino di 14 anni – e quattro degli altri cinque indagati raggiunti da obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. I carabinieri sono sulle tracce dell’ottavo uomo del gruppo di pedofili, sconosciuti fra loro, che, all’epoca dei fatti, 2012- 2013, era residente a Policoro ma che poi si è trasferito. È un extracomunitario.

    E mentre si continuano a delineare i contorni di questa «storiaccia» spunta un’altra vicenda di abusi su minorenni che coinvolge la Basilicata. Ci sono anche i nomi di due lucani, infatti, nell’inchiesta denominata «Sexting» che ieri ha portato a perquisizioni in mezz’Italia. Si tratterebbe di due studenti maggiorenni dell’hinterland di Potenza, indagati per detenzione di immagini di pornografia minorile. Sono stati scoperti dalla Polizia postale di Catania che ha avviato le indagini dopo la denuncia dei genitori di una sedicenne della provincia di Siracusa. La ragazzina era stata adescata su internet e convinta a realizzare immagini intime che poi sono finite, principalmente tramite WhatsApp, sui cellulari di venti persone in giro per l’Italia. Tra loro anche minorenni che hanno poco più di 14 anni e due maggiorenni con precedenti in materia di pornografia minorile. «Sexting» è la pratica molto diffusa di inviare e ricevere messaggi a sfondo sessuale. Non solo testi ma pure immagini, come quelle inviate dalla minore di Siracusa che in un caso è stata anche ricattata e minacciata, ma si è confidata con i suoi familiari.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/notizia-no813895

  • Sesso con minori tra Bari e Potenza Arrestati sacerdote e cameraman

    Sesso con minori tra Bari e Potenza Arrestati sacerdote e cameraman

    Si incontravano nei presi dei lidi di Rotondella e Nova Siri (Matera), sulla costa ionica lucana. Qui si consumavano i rapporti sessuali tra un minorenne e alcuni degli indagati nell’ambito dell’inchiesta dei Carabinieri della Compagnia di Policoro (Matera). Il ragazzo all’epoca dei fatti, ovvero tra il 2012 e il 2013, aveva meno di 14 anni . Tre le persone poste agli arresti domiciliari: tra queste vi è anche Don Antonio Calderaro, 48 anni, parroco della chiesa di San Giuseppe nella frazione di San Costantino di Rivello (Potenza), sospeso ieri dal vescovo della Diocesi di Lagonegro-Tursi.

    Gli indagati

    Secondo quanto si è appreso, le altre due persone poste agli arresti domiciliari sono due uomini della provincia di Matera, di cui uno esercita la professione di cameraman. Delle altre cinque persone indagate – nei cui confronti è stata emessa la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – due risiedono in Basilicata, una in provincia di Bari, la quarta nel Torinese, mentre la quinta è ancora ricercata. Per tutti gli indagati le accuse sono di adescamento e corruzione di minorenni mentre, per uno solo – gli investigatori non hanno voluto rendere noti ulteriori dettagli – è contestato anche il reato di sfruttamento della prostituzione minorile.

    Le indagini

    Le indagini sono cominciate nel 2013 a Nova Siri (Matera) dopo la denuncia fatta dalla sorella di un ragazzino, preoccupata da alcuni appuntamenti presi dal fratello su internet. Ascoltato dagli investigatori con l’ausilio di una psicologa infantile, il ragazzino ha raccontato di aver preso appuntamento con diverse persone adulte e di aver consumato con loro rapporti sessuali.

    Il comunicato del vescovo

    «Profondamente sorpreso e addolorato – scrive in un comunicato monsignor Nolè – dalla notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore, il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale va alla vittima e alla sua famiglia, riservandomi di incontrarla al più presto per una vicinanza più concreta e solidale». Monsignor Nolè ha «invitato i Cristiani della Diocesi a pregare per la sua vittima e per la sua famiglia, per don Antonio Calderaro e per tutti noi sacerdoti, perché il Signore ci mantenga fedeli alla nostra vocazione di servire lui e i fratelli in comunione tra di noi e con una vita coerente al Vangelo».

  • Pornografia minorile, arrestato prete. Aveva adescato un quattordicenne in rete

    Pornografia minorile, arrestato prete. Aveva adescato un quattordicenne in rete

    C’è anche un sacerdote fra le tre persone arrestate e poste ai domiciliari nell’inchiesta della Procura di Potenza e dei Carabinieri di Policoro in cui otto uomini in tutto sono indagati per adescamento di minorenne, corruzione di minorenne ed in un caso anche di sfruttamento della prostituzione minorile. Un ragazzo di età inferiore ai 14 anni, secondo la ricostruzione accusatoria, è stato adescato da più persone tramite un social network e si è incontrato con loro in vari appuntamenti in cui si consumavano prestazioni sessuali.

    Sospeso – Nell’inchiesta è coinvolto un sacerdote di Rivello (Potenza), don Antonio Calderaro, che è stato sospeso ’a divinis’ ed esonerato da ogni attività sacerdotale dal vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro, monsignor Francesco Nolé. Il presule si è detto “profondamente sorpreso e addolorato della notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dell’ignobile e umiliante reato di abuso su minore” ed ha espresso alla vittima ed alla famiglia “il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale”. Il vescovo Nolé incontrerà la vittima per “una vicinanza più concreta e solidale”. Nel contempo, ha auspicato che il sacerdote possa “dimostrare presto e in modo completo la sua estraneità” ed ha affermato “piena fiducia e collaborazione con la magistratura”.

  • Adescavano i minori sui social e pagavano per fare sesso tra i tre arrestati c’è un prete

    Adescavano i minori sui social e pagavano per fare sesso tra i tre arrestati c’è un prete

    POTENZA – Con l’accusa di aver adescato, attraverso un social network, minorenni, pagati per consumare rapporti sessuali, tre persone sono state poste agli arresti domiciliari nell’ambito di un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Policoro (Matera) coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza.

    Il gip del capoluogo lucano ha inoltre emesso un provvedimento di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altre cinque persone. Le otto persone indagate sono “residenti – è spiegato in un comunicato diffuso dalla Procura di Potenza – in varie località del territorio nazionale”.

    Secondo quanto si è appreso, le indagini sono cominciate nel 2013, a Nova Siri (Matera) dopo la denuncia fatta dalla sorella maggiorenne di un ragazzino, preoccupata da alcuni appuntamenti presi dal fratello con persone adulte conosciute su internet. Ascoltato dagli investigatori con l’ausilio di una psicologa infantile, il ragazzino ha raccontato di aver conosciuto diverse persone adulte, di aver preso appuntamento e di aver consumato con loro rapporti sessuali.

    C’è anche un prete, Don Antonio Calderaro, parroco della chiesa di San Giuseppe a San Costantino di Rivello (Potenza), tra le tre persone arrestate e poste ai domiciliari. È stato sospeso “a divinis” ed esonerato dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale dal vescovo della Diocesi di Tursi-Lagonegro, monsignor Francesco Nolè, il quale ha conferito l’incarico all’avvocato Nicola Gulfo “per l’esperimento di ogni azione a tutela dell’immagini della Diocesi medesima”.
    “Profondamente sorpreso e addolorato – scrive in un comunicato monsignor Nolè – dalla notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore, il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale va alla vittima e alla sua famiglia, riservandomi di incontrarla al più presto per una vicinanza più concreta e solidale”.

    Monsignor Nolè ha “invitato i Cristiani della Diocesi a pregare per la sua vittima e per la sua famiglia, per don Antonio Calderaro e per tutti noi sacerdoti, perchè il Signore ci mantenga fedeli alla nostra vocazione di servire lui e i fratelli in comunione tra di noi e con una vita coerente al Vangelo”.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/adescano-minori-e-pagano-per-sesso-3-arresti-a-no811078

  • Franco Bordo: “Don Inzoli al forum sulla ‘famiglia tradizionale’? E’ uno dei potenti di Cl, impossibile che non lo conoscano”

    Franco Bordo: “Don Inzoli al forum sulla ‘famiglia tradizionale’? E’ uno dei potenti di Cl, impossibile che non lo conoscano”

    Il deputato di Sel ha presentato un esposto in procura contro il prete, già giudicato colpevole dal Vaticano

    di MATTEO PUCCIARELLI

    IL “colpevole” risponde al nome di Franco Bordo, deputato lombardo di Sinistra Ecologia e Libertà. È stato lui ad accorgersi della presenza di don Inzoli al convegno.

    Com’è andata? Era anche lei al forum sulla “famiglia tradizionale”?
    “No, ero al presidio in piazza Einaudi contro l’omofobia. Solo che il giorno dopo apro il giornale e vedo la foto della platea. Mi si accende la lampadina”.

    Come fa a conoscere così bene “don Mercedes”?
    “Siamo concittadini, ho seguito le sue vicende giudiziarie dentro la Chiesa; ho presentato un esposto in Procura l’estate scorsa, perché anche la giustizia italiana deve giudicare quest’uomo”.

    Oggi si scopre che nessuno conosceva don Inzoli, se non di sfuggita.
    “Ipocriti. Stiamo parlando di uno degli uomini più potenti di Comunione e Liberazione fino a non molto tempo fa”.

    Formigoni dice di averlo visto un paio di volte, non di più.
    “Chiamo i miei amici giornalisti di Crema e vediamo di fare una bella rassegna? Altro che due volte. Campagne elettorali, cene al ristorante, inaugurazioni di strutture legate all’associazione di don Inzoli. Non scherziamo”.

    Sempre Formigoni dice di non averlo visto seduto alle sue spalle, altrimenti lo avrebbe fatto allontanare.
    “Può crederci solo lui”.

    Ma come si spiega un autogol di questo livello della Regione?
    “Sono rimasto sbalordito anche io, non pensavo fossero così spudorati. L’ho legato alla persona in sé e anche a chi aveva intorno. Nel mio territorio mi occupavo di sociale e abbiamo sempre visto il legame strettissimo e quotidiano di don Inzoli con i vertici del Pirellone. Cl nel nostro territorio è una potenza vera, quasi intoccabile”.

    Quindi anche Maroni dovrebbe conoscerlo?
    “A parte che sono uscite foto eloquenti, ci può stare che lo conoscesse meno del Celeste, ma ripeto: qui parliamo di un potente, di un uomo influente, conosciuto anche da chi lo osteggiava”.

    E quali erano i suoi sponsor politici?
    “Formigoni, Cattaneo e il cremasco Gianni Rossoni. Aggiungo che l’assessore Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema: figuriamoci se non sapeva chi fosse”.

    Mentre la vicenda strettamente giudiziaria legata a “don Mercedes” a che punto è?
    “La procura di Cremona ha chiesto degli atti al Vaticano. La decisione del vescovo e della Congregazione per la dottrina

    della fede di allontanarlo per cinque anni dal territorio farebbe pensare che gli atti di pedofilia si siano verificati in quel territorio. Ma toccherà alla magistratura far luce su questa vicenda “.

    Uno dei rari casi in cui la giustizia vaticana si muove prima di quella italiana, non crede?
    “Sì, e penso che l’arrivo di papa Francesco e i cambiamenti interni a quel mondo abbiano reso possibile una decisione così risoluta”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/20/news/franco_brodo_don_inzoli_al_forum_sulla_famiglia_tradizionale_e_uno_dei_potenti_di_cl_impossibile_che_non_lo_conoscano-105341291/

  • Assolto il prete del Pantano che era stato accusato di violenza sessuale

    Assolto il prete del Pantano che era stato accusato di violenza sessuale

    POTENZA – Assolto dall’accusa di violenza sessuale per un vizio di procedura: la querela della sua presunta vittima – poi ritirata – è stata presentata oltre i termini di legge. Anche se pm e difesa in aula avevano concordato che «il fatto non sussiste». Prescritte, invece, le molestie telefoniche.

    E’ quanto ha stabilito il collegio del Tribunale di Potenza dove ieri si è concluso il processo in primo grado contro don Antonio Meliante, giovane vicario parrocchiale del Santuario della Madonna del Pantano di Pignola.

    Alla base della vicenda, stando alla ricostruzione del pm Francesco Diliso, ci sarebbe stata la paura di rappresaglie da parte di Meliante della donna con cui aveva intrapreso una travolgente relazione sentimentale. Niente di più. Solo paura per le espressioni che il sacerdote, una volta “abbandonato”, aveva usato nei suoi confronti per convincerla a tornare sui suoi passi.

    «Rispetto la sentenza del Tribunale che è processualmente esatta». Ha dichiarato all’uscita dell’aula il difensore di Meliante, l’avvocato Nicola Roccanova. «Ma a mio parere il collegio avrebbe dovuto affrontare il merito del caso e affermare l’assoluta non responsabilità nel merito di Don Meliante. Si tratta di una vicenda di per sè complicata, resa ancora più difficile dalla personalità della presunta persona offesa».

    In aula sono stati ripercorsi tutti i passaggi della relazione tra il sacerdote e la donna, una vicina di casa di quasi dieci anni più giovane, che lui stesso aveva sposato tempo prima.

    La loro storia di passione sarebbe durata per più di un anno, da febbraio del 2007 a aprile del 2008: in clandestinità, spesso al riparo della chiesa dove l’uomo amministrava i sacramenti, in un locale di servizio. Ma a volte anche a casa di lei, quando i suoi familiari andavano a dormire tranquilli e fiduciosi, mentre i due amanti segreti restavano a parlare nel soggiorno o in camera da pranzo.

    Poi però qualcosa si è rotto e lei si è tirata indietro. Lui non ne ha voluto sapere e ha continuato a cercarla spingendosi a chiamarla ad ore improbabili col rischio che a casa i familiari della donna si insospettissero.
    A questo punto la donna si sarebbe decisa a raccontare tutto a una cognata, che senza andare troppo per il sottile ha affrontato il sacerdote “vis à vis” per intimargli di smetterla, altrimenti sarebbero andate dal vescovo e dai carabinieri.

    Quando i militari di Pignola hanno sentito questa storia l’hanno presa molto sul serio, e non hanno fatto sconti per Don Antonio. Hanno sentito il racconto della vittima e le testimonianze dei familiari.

    L’incubo sarebbe andato avanti per cinque mesi. Il sacerdote chiamava in continuazione sul cellulare a tutte le ore. Lei per farlo smettere si è dovuta inventare una scusa per cambiare scheda e numero personale. Ma lui squillava in piena notte anche sul telefono fisso dell’abitazione dove la donna conviveva con il marito e la suocera. Infine l’accusa di violenza sessuale.

    Le indagini sono andate avanti per un anno e mezzo, poi quand’è stato notificato il primo avviso di garanzia per Don Antonio la donna ha deciso che era arrivato il momento di rimettere la querela.

    l.amato@luedi.it antonio meliante

  • Come e perché il prete diventa pedofilo

    Come e perché il prete diventa pedofilo

    Intervento dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli in presentazione del nuovo libro di F. Tulli: Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Feltrinelli Appia 30 maggio 2014

    di Domenico Fargnoli

    Nel libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro 2014), troviamo chiaramente formulate due domande: qual è la specificità della pedofilia nella Chiesa cattolica? Come e perché il prete diventa pedofilo?
    Il termine “pedofilia” è stato introdotto nella “Psichopathia sexualis” di Kraft Ebing (1886). In questa opera c’è un primo tentativo medico di mettere in relazione la perversione e la malattia mentale con la vita religiosa. Più in generale si può dire che nel rapporto con la dimensione del sacro nel Cristianesimo c’è sempre stato il rischio di una deriva psicopatologica complicata da condotte criminali, fra cui la pedofilia, ampiamente documentata nella storiografia.

    I due libri di Tulli su Chiesa e pedofilia (cfr. “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” L’Asino d’oro 2010) costituiscono una diade inscindibile che potrebbe essere, idealmente, la continuazione della “Storia criminale del cristianesimo” opera in 10 volumi scritta da Deschner Karlheinz scomparso recentemente. I due autori hanno in comune lo scrivere la storia dal punto il punto di vista delle vittime: vengono riportati ed analizzati fatti occultati nella letteratura apologetica e agiografica.
    Quanto alla seconda domanda bisogna considerare che tutta la formazione del prete è basata sulla sublimazione dell’istinto sessuale. Il concetto di istinto implica che esso sia innato: ma noi sappiamo che alla nascita nell’uomo non solo non ci sono istinti ma neppure sessualità. Quindi si sublima, si desessualizza un istinto che non esiste. Siamo rimasti al tempo degli eremiti nel deserto, i santi “talpa” e “pascolanti” che aggredivano i bambini occasionalmente incontrati nelle oasi. Essi combattevano le tentazioni della carne, cioè gli istinti cercando di distruggere il corpo. In realtà erano in preda a deliri e allucinazioni a sfondo erotico.
    Vorrei però raccontare come sono arrivato a queste considerazioni.

    A Londra nel Marzo 2011 con Federico abbiamo incontrato un gruppo i Survivors Voice Europe, un’associazione di sopravvissuti alla devastazione degli abusi. Fuori nella piazza antistante la sala dell’incontro c’era una locandina con uno scritto che polemizzava con papa Ratzinger dicendo: Non servono belle parole ma fatti. Basta! Non insisto sul fatto che per i papi chiedere perdono significa auto assolversi ricordo però che in quella circostanza, pur riconoscendo il sacrosanto diritto delle vittime di pretendere giustizia e risarcimento, ho pensato che si doveva andare oltre al confronto scontro con le gerarchie vaticane: il problema era affrontare la mentalità religiosa, scoprire ciò che che alimentava le violenza sui minori. 
    Tulli nei suoi libri mi sembra abbia condiviso questa impostazione. Egli non approda solo a un anticlericalismo fortemente motivato e documentato ma propone attraverso il contributo di vari esperti una ricerca sulla psicopatologia della vita religiosa. Molto opportunamente il nostro autore allarga il discorso ad una riflessione sulla natura più profonda, irrazionale del cristianesimo nel cui ambito si colloca la pedofilia clericale. Nel cuore dell’esperienza religiosa c’è appunto la dimensione del sacro, del quale il sacerdote dovrebbe essere il soggetto mediatore privilegiato. Perché egli realizza un minus piuttosto che un plus e si comporta come un criminale comune od un malato di mente?

    Ci si potrebbe chiedere cos’è il sacro. Mi limito ad alcune considerazioni seguendo la ricerca di Maria Gabriella Gatti nella prefazione del libro.
    Il sacro, è stato detto da Mircea Eliade, una struttura fondamentale della coscienza umana e non solo un momento della sua storia. L’esperienza del sacro sarebbe indissolubilmente legata allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia significato.. Che significato ha però un mondo in cui i preti, metà uomini e metà santi, violentano i bambini?
    Il famoso teologo e antropologo Julien Ries, ha scritto che la comparsa dell’homo sapiens sul nostro pianeta coinciderebbe con quella dell”homo religiosus. 
    Il prendere coscienza di sé dell’uomo primitivo sarebbe stato subito il prendere coscienza di altro da sé, cioè della presenza di una potenza misteriosa ed invisibile nella realtà materiale. Questa sarebbe la struttura della coscienza. Essa avrebbe in sé stessa una vocazione religiosa per una qualità innata, antecedente ad ogni esperienza destinata a rimanere tale nel corso della storia.

    L’Homo religiosus è fin dall’inizio alienato: non sa che la potenza che colloca nella natura altro non è che l’energia, la forza, (avrebbe detto Goethe nel Faust) della pulsione che si crea nei primi istanti della vita quando il pensiero emerge dalla realtà biologica.
    Alla nascita il neonato non ha coscienza di sé ma è già in rapporto con il mondo ed è già una presenza umana.
    La coscienza, quando diventa certezza di sé stessi è condannata a rimane religiosa solo se è scissa da ciò che non è cosciente ed annulla il fondamento irrazionale dell’identità tipica della nostra specie.
    Rudof Otto, nel 1917 aveva definito il sacro come l’irrazionale nell’idea del divino. Sarebbe la presenza di Dio che suscita il terrore mistico, il sentimento del sublime , ineffabile ed irrazionale: non sarebbe l’irrazionale che crea Dio.
    Non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio aveva già affermato Feuerbach nell’”Essenza del Crisitianesimo” nel 1841: con la precisazione che è l’irrazionale, la pulsione di annullamento che crea l’idea di Dio e non solo la coscienza dei filosofi.

    Dai libri di Tulli traspare in filigrana una nuova concezione del sacro. 
    Esso è un prodotto umano storico, culturale e istituzionale il cui fine è far fronte ad una crisi della presenza, al rischio di non esserci nel mondo. Il sacro è l’alienazione dell’irrazionale che è dentro di noi nell’idea del divino fuori di noi. Il divino diventa, nel Cristianesimo, il trascendente, l’assolutamente altro, il Gans ander. Ernesto De Martino in alcuni scritti editi postumi nel libro “Storia e metastoria” sosteneva che l’origine del sacro sia rintracciabile nel vissuto di sentirsi gettati inermi nel mondo con il rischio di essere travolti che Martin Heidegger riteneva una condizione originaria e chiamava Geworfenheit. Lo psichiatra dell’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, ha tradotto il termine con “parto animale” legando il suo uso, nella filosofia di Heidegger, alla pulsione di annullamento. La Geworfenheit è il vissuto di chi non riesce più a ricreare la propria nascita e, avendola annullata, ha perso l’ identità umana irrazionale.
    Il parto è ridotto allora ad una deiezione, ad un espulsione di materiale biologico come quella degli animali. La nascita umana è invece, per Fagioli, fantasia di sparizione che crea una realtà biologica e psichica nuova che gli animali non hanno.
    La Geworfenheit in quanto annullamento di ciò che è specificamente umano, è il pericolo estremo che minaccia ed a cui si cerca di ovviare con la spiritualità astratta del sacro, una irrealtà fuori dal tempo e dalla storia.

    Dopo questa premessa torniamo all’interrogativo del come e perché il prete diventa pedofilo. 
    Il concetto di sublimazione è stato utilizzato sia dalla psicoanalisi che dalla Chiesa cattolica. Esso si riferisce all’ipotesi psicoanalitica secondo la quale gli istinti sessuali, originariamente perversi verrebbero desessualizzati per scopi creativi e per obiettivi sociali. L’istinto sessuale, che essendo istinto sarebbe innato, andrebbe desessualizzato altrimenti saremmo del tutto uguali agli animali. Noi sappiamo invece che alla nascita non ci sono istinti ma neppure sessualità. «La sessualità è identità sessuale. Compare dopo che l’essere umano ha realizzato la propria nascita, svezzamento, visione dell’essere umano diverso, pubertà» (Fagioli).
    Tutta la formazione del prete scorre sul binario privilegiato della sublimazione: si dovrebbe desessualizzare, delirantemente ciò che nell’uomo non esiste, l’istinto sessuale.
    Questa idea, sconcertante, risulta chiaramente presente nell’enciclica Sacerdotalis caelibatus di Paolo VI (1967).
    Il celibato, diceva il Papa nel suo pronunciamento è una fulgida gemma, strumento indispensabile per l’elevazione spirituale oltre l’istinto sessuale ed i desideri della carne (testuale). Il sacerdote deve affrontare una quotidiana morte a tutto se stesso per essere più vicino a Dio. Il suo è un olocausto cioè un sacrificio totale di sé. La solitudine, o meglio l’isolamento sacerdotale, non è il vuoto perché esso è riempito dall’imitazione di Cristo Il celibato e la castità, per Paolo VI, non distorcerebbe la personalità anzi contribuirebbe alla sua maturità e stabilità. 
    E a proposito della sublimazione afferma testualmente il Pontefice: «La scelta del celibato esige lucida comprensione (.), attento dominio di sé e sapiente sublimazione della propria psiche su un piano superiore». 

    Leggendo l’Enciclica ci si rende conto che i sacerdoti sono vittime e complici di una concezione antiumana: devono annullare se stessi, devono realizzare, ad imitazione di Cristo ” un essere per la morte” ed affrontare il vuoto e lo smarrimento, il vissuto della Geworfenheit che così si determina. Essi devono cancellare. la loro nascita, cioè la propria dimensione affettiva ed irrazionale. Devono diventare anaffettivi in tutto simili ai nazisti come Heidegger, lo schizofrenico autore di Essere e tempo e dei Quaderni Neri. La vita del sacerdote, deposta sull’altare, deve recare i segni dell’Olocausto, il sacrificio levitico del maschio senza difetto. L’uso del termine “Olocausto”, evoca lo spettro del totale annientamento fisico. Come se la rinuncia alla sessualità comportasse una tendenza a procurare una lesione del corpo, un attacco alla vitalità propria e altrui: è quello che i pedofili fanno.
    Il concetto Freudiano di sublimazione adottato da Paolo VI e applicato alla formazione dei chierici può avere effetti devastanti.
    Nel tentativo di sublimare, che poi è annullare la sessualità come identità,, la personalità intera si altera, aumenta il narcisismo e si ipertrofizza la coscienza. Ciò spiegherebbe lo sviluppo del cosiddetto narcisismo clericale, favorito dalla cultura della Chiesa, cioè la grandiosità, un senso ingigantito della propria importanza, lo sfruttamento degli altri, la negazione che sfiora il delirio e che può giungere fino all’affermazione di una diversità ontologica fra chierici e laici. Un razzismo elevato all’ennesima potenza grazie al sacramento dell’ordine che si somma a quello battesimale anch’esso generatore, secondo Bergoglio, di una diversità ontologica dei credenti rispetto ai non credenti. La sublimazione non è altro che una formazione reattiva, come quella dei santi talpa, cioè una difesa patologica cronica rispetto ad un impulso perverso .

    Dalla formazione reattiva, dal narcisismo patologico al costituirsi di una falsa personalità , il passo è breve.. Il Sé pubblico si ipertrofizza mentre il sé privato cioè la sfera dell’intimità e della sessualità si atrofizza. Portato alle estreme conseguenze il processo sopra delineato determina una grave alterazione dell’equilibrio mentale.
    Paolo VI nella sua enciclica si riferiva all’isolamento del prete e al suo vuoto affettivo: il sacerdote lo avrebbe dovuto riempire, con l’imitazione di Cristo cioè il sacro.. Il sacro ha un carattere ambivalente presentandosi come fascinans et tremendum, alter ed ater, cioè alterità radicale ed oscurità insieme.
    Il sacerdote cerca Dio ma trova il male, la negazione ed il demonio. Trova la pulsione di annullamento al fondo del suo irrazionale alienato e corre il pericolo di impazzire. Nella sua vita compare lo spettro della catastrofe.

    Il prete pedofilo vi fa fronte creando un proprio rituale masturbatorio che si contrappone a quello eucaristico diventato privo di senso., In esso egli perfidamente attira e lucidamente coinvolge le vittime: si mantiene così in bilico fra sé pubblico e privato. Il sostegno e la complicità del clericalismo laico, altro grande imputato, e delle gerarchie ecclesiastiche lo confermano nel suo ruolo di pastore: egli rimane apparentemente asintomatico mentre circoscrive il suo delirio alla sfera dei comportamenti masturbatori. Nell’ambito di un’intimità malata e violenta che egli impone alle vittime ha modo di manifestarsi la sua volontà di ledere la vitalità altrui. La segretezza, le raffinate strategie di occultamento sono in funzione di un vissuto di onnipotenza che le permea. Il sacerdote, che non si rassegni ad una religiosità routinaria e razionale, burocratica e di facciata è schiacciato nella relazione che cerca di stabilire con il sacro, da un ideale che gli viene imposto e che si è paranoicamente imposto.

    Egli i rivolge allora ai bambini: solo in un rapporto totalmente asimmetrico , dove lui si pone come l’assolutamente altro, cioè un Dio o un demone malvagio, egli recupera una illusoria e transitoria sensazione di potenza. L’abuso sui minori diventa una droga. Essa esaurisce presto il suo effetto fino alla nuova dose in una spirale che si ferma solo con l’arresto. La pedofilia clericale ha quindi una sua caratteristica particolare che la distingue da altre forme di pedofilia Essa è un sintomo di una malattia in cui è coinvolto non solo il prete, ma anche l’intero apparato della Chiesa, nei suoi aspetti istituzionali e dottrinari. La Chiesa non può che cercare di occultare la realtà inquietante degli abusi, dietro dichiarazioni ufficiali che lasciano il tempo che trovano. Essa sa bene che il problema non è costituito dalle deviazioni sessuali di singoli soggetti ma è in discussione il suo intero modo di concepire la realtà umana e la sessualità. . La Chiesa società perfetta aspira a rimanere sempre la stessa, semper eadem ergendosi al di fuori del tempo e della storia. Il progetto di una immobilità assoluta, viene realizzato al prezzo di vite umane, sofferenze e torture indicibili. Tale sacrificio, per le gerarchie clericali, sembra non essere poi così importante. Importante è che l’immagine di Gesù e di Dio legati da un matrimonio mistico con la Chiesa, rifulga imperitura nei secoli dei secoli.