Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Potenza

  • Chi l’ha visto: Elisa Claps e le velate accuse di pedofilia in diretta

    Chi l’ha visto: Elisa Claps e le velate accuse di pedofilia in diretta

    Ieri sera è andata in onda la puntata settimanale della trasmissione Chi l’ha visto, incentrata sulle donne scomparse, un collegamento con Somma Vesuviana per la fiaccolata per ricordare Melania Rea ed un altro con la mamma di Elisa Claps.

    Il collegamento con Filomena e Gildo Claps ha dato modo alla mamma di Elisa, di esprimere il proprio sdegno nei confronti del  Monsignor Superbo.

    La novità, che è stata comunicata da parte di Federica Sciarelli insieme alla signora Filomena, riguarda la Chiesa della Santissima Trinità,a Potenza in cui è stato ritrovato il corpo di Elisa nel sottotetto dell’adiacente canonica, il 17 marzo di due anni fa.

    La chiesa è stata riaperta dopo la raccolta di circa 2000 firme di potentini.Il mons. Superbo aveva già dichiarato, che la Chiesa non era sconsacrata, nonostante il ritrovamento nelle sue mura del corpo di Elisa, perché il delitto non è avvenuto all’interno della Chiesa, ma nei piani alti. Per l’omicidio è stato condannato a 30 anni con il rito abbreviato, Danilo Restivo che ha ucciso Elisa con 30 coltellate.

    Ma dove è stata rapita Elisa, forse proprio nella chiesa o nella canonica? La signora Filomena dice di non essere contraria alla riapertura della chiesa, che per lei è morta quando è morta Elisa. Ma certamente il Monsignor non può spiegare come è possibile, che siano stati fatti dei lavori di ristrutturazione, proprio dove si trovare il corpo di Elisa, a pochi centimetri di distanza dalla sua testa, e nessuno abbia visto nulla.

    Non sarebbe stato meglio dedicare la struttura ad un’associazione in difesa delle donne, come era già stato detto?

    Poi lo sfogo di Filomena continua, e Federica Sciarelli la lascia proseguire, in diretta, la donna parla di pedofilia, e che non vuole aggiungere altro. Federica spinta anche dagli autori del programma, chiede conferma della parola utilizzata da Filomena, e sulla quale certamente la donna dovrà dare spiegazioni maggiori.

    La signora Claps non si riferisce al materasso con le tracce di sperma ritrovato nel sottotetto che è agli atti, ma ad altro. Poi conclude il Mons. Agostino Superbo non mi faccia parlare.

  • Caso Claps, la mamma: Prete gay molestò disabile

    Caso Claps, la mamma: Prete gay molestò disabile

    di MASSIMO BRANCATI

    POTENZA – Altre ombre sulla chiesa potentina. Dopo le parole al vetriolo di Filomena Iemma con conseguente «anatema» del vescovo, ieri sera la trasmissione di Raitre «Chi l’ha visto?», condotta da Federica Sciarelli, è tornata ad occuparsi del caso Claps che si sta trasformando in una sorta di processo mediatico al clero.

    La madre di Elisa, lo ricordiamo, aveva parlato di pedofilia negli ambienti della diocesi, catalizzando la reazione stizzita di molti segmenti cattolici del capoluogo. Ma cosa intendeva dire esattamente la signora Filomena? A quali episodi si riferiva? Ieri, sempre durante il programma televisivo, è stato svelato l’arcano: a Potenza un sacerdote, che avrebbe avuto un rapporto omosessuale con un ex seminarista, è accusato di aver molestato un ragazzo disabile. Sia la relazione gay, sia l’abuso, avvenuto all’interno di una parrocchia, sono stati segnalati da Gildo Claps, fratello di Elisa, al vescovo mons. Agostino Superbo.

    Una comunicazione che risale a qualche mese fa e che è stata tenuta sottotraccia per evitare strumentalizzazioni. La decisione di uscire solo oggi allo scoperto è dettata dalla volontà di spiegare le accuse della signora Filomena che, impropriamente, ha parlato di pedofilia in quanto il ragazzo disabile molestato è maggiorenne. Ciò, però, non cancella lo scandalo, la vergogna, l’ennesima macchia sulla chiesa potentina, chiamata in causa ancora una volta dalla famiglia Claps che invoca giustizia e verità sulla morte di Elisa.

    Le due vicende che riguardano lo stesso sacerdote sono state ricostruite attraverso le testimonianze dell’ex seminarista, con cui il prete avrebbe avuto una storia, e della madre del ragazzo disabile. Sul nome del prete protagonista è calato un velo, ma, come dicevamo, il vescovo è stato informato dell’accaduto. E pare che abbia avviato un’indagine interna, con tanto di processo di diritto canonico sul cui esito, però, campeggia un grosso punto interrogativo. Resta anche da chiarire se il prete accusato stia ancora celebrando messa in una parrocchia del capoluogo lucano, nonostante la pesante accusa, sia stato trasferito o messo in «quarantena».

    Anche se don Marcello Cozzi, presente ieri in studio come rappresentante della diocesi, delegato dal vescovo, ha assicurato che sono stati presi provvedimenti.

    Durante «Chi l’ha visto?», in premessa, Gildo Claps ha chiarito che la madre, nel parlare di pedofilia, è stata tratta in inganno dal suo racconto relativo all’abuso del ragazzo disabile, credendo che si trattasse di un minorenne. Poi è stata la volta dell’ex seminarista, con volto coperto e voce contraffatta per non farsi riconoscere, che avrebbe avuto una relazione con il sacerdote: «Una notte sognai che il mio parroco aveva una relazione con una star della televisione. Ho ritenuto opportuno dirglielo. A quel punto si è denudato davanti a me e mi ha chiesto di avere un rapporto sessuale. Ho accettato. A ottobre del 2009 ho detto tutto al vescovo, in confessione, ma lui mi ha chiesto delle prove. A quel punto ho incontrato di nuovo il prete e ho registrato il nostro colloquio, riuscendo anche a scattare una foto».

    L’ex seminarista, nel suo racconto, incrocia la storia del ragazzo disabile, con problemi psichici, a cui la madre lo affida chiedendogli di aiutarlo. È in quell’occasione che l’ex seminarista viene a conoscenza dell’abuso. La donna, invitata a «Chi l’ha visto?», racconta di aver chiesto aiuto a un parroco per il proprio figlio alle prese con disturbi comportamentali e tormentato dall’attrazione per lo stesso sesso: «Volevo che si confidasse con il prete. Lui stesso aveva voglia di capire se stava commettendo peccato nel sentirsi attratto da altri uomini.

    Ma dopo quel colloquio è tornato a casa e mi ha detto che non voleva tornarci più. Alla fine mi ha detto che il sacerdote ci aveva provato. Mi ha raccontato – aggiunge la donna, intepretata da un’attrice – che quando è arrivato in parrocchia il prete ha messo su un film pornografico preso da internet e poi ha tentato di avere un rapporto con lui, ma mio figlio è fuggito disgustato. Non ho pensato di denunciare il caso perché sarebbe stata la parola di un depresso contro quella di un parroco».

  • Vaticano sempre alle corde per lo scandalo-pedofilia

    Vaticano sempre alle corde per lo scandalo-pedofilia

    Le dichiarazioni del numero due vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha accostato pedofilia e omosessualità citando non meglio precisati “studi” (cfr. Ultimissima di ieri) hanno suscitato vasta eco in tutto il mondo. Le parole del segretario di Stato sono state oggetto di forti critiche: il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner le ha esplicitamente “condannate”, definendole “inaccettabili”, e anche l’ex segretario PD Walter Veltroni ha affermato che “ogni accostamento tra omosessualità e pedofilia è indebito e pericoloso”. Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, si è dunque sentito in obbligo di intervenire con una dichiarazione, da cui si trarrebbe la conclusione che Bertone (peraltro non citato) si riferiva in realtà “alla problematica degli abusi da parte di sacerdoti e non nella popolazione in generale”. La dichiarazione di Lombardi cita statistiche interne, alquanto arrotondate, secondo cui gli abusi commessi da sacerdoti ricadrebbero solo per il 10% nella pedofilia, mentre il 60% costituirebbe un caso di efebofilia omosessuale e il 30%, invece, efebofilia eterosessuale. Lombardi ha altresì precisato che “le autorità ecclesiastiche non ritengono di loro competenza fare affermazioni generali di carattere specificamente psicologico o medico”.
    A Malta, dove sono stati alterati alcuni manifesti che pubblicizzavano la visita di Benedetto XVI in programma sabato e domenica, si temono nuove clamorose contestazioni alla presenza del papa stesso: la cui casa natale, in Germania, è stata a sua volta coperta da scritte oscene. Il papa, nel corso dell’udienza generale di oggi (1), ha difeso i sacerdoti, a cui spetta portare “la luce di Dio” nella “confusione dei nostri tempi”. I preti, ha detto il papa, non devono essere “mai omologati, né omologabili”: il sacerdote, ha ulteriormente precisato, “non inventa, non crea e non proclama proprie idee in quanto la dottrina che annuncia non è sua, ma di Cristo”.
    Qualche dissidio interno sembra comunque venire alla luce: la rivista dei gesuiti statunitensi America, accusandolo di aver coperto le azioni di padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, ha chiesto le dimissioni del cardinale Angelo Sodano. In Argentina, scrive Horacio Verbitsky (2), il cardinale Jorge Bergoglio, anch’egli gesuita, in vista di un non lontano nuovo conclave, sta procedendo a rifarsi un’immagine, un po’ appannate dall’accusa di complicità con la dittatura militare.
    La Chiesa si sente sotto assedio, tanto da indurre le associazioni cattoliche italiane a organizzare per il prossimo 16 maggio a San Pietro una manifestazione di solidarietà nei confronti del pontefice. Sul sito Pontifex (che ha legalmente diffidato (3) mons. Babini dallo smentire le sue dichiarazioni antisemite) continuano nel frattempo a essere pubblicati interventi che parlano di complotto. Mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza, ha dichiarato (4) che “contro la Chiesa si é levato un gossip, a tutto campo che non risparmia nessuno, si tratta di forze del male, al servizio del laicismo più sfrenato che vuole metterci la museruola su valori non negoziabili”. Carlo Di Pietro, webmaster dello stesso sito, è invece arrivato a definire l’omosessualità “un crimine contro l’umanità” e a chiedere l’intervento del legislatore “contro la subdola e costante opera di conversione che le lobbies omosessuali fanno nei confronti di coloro che sono sessualmente e psichicamente fragili”. (5)
    Infine, dalla Germania giungono voci, riprese dalla BBC (6), dell’imminente diffusione di notizie concernenti casi di abusi sessuali da parte di esponenti del clero tedesco. Nel corso della trasmissione L’Infedele Francesco Zanardi ha chiesto le dimissioni del vescovo di Savona Lupi, a suo dire al corrente degli abusi che avrebbe subito da un sacerdote, e oggi si è presentato (7) davanti alla stessa diocesi di Savona: il vescovo gli ha peraltro risposto annunciando (8) che il presunto abusatore sarà presto spretato. Negli USA, i vescovi del Connecticut stanno dando battaglia per contrastare l’approvazione di una legge che toglierebbe la prescrizione dal reato di abuso su minori. Ma la questione-pedofilia tocca anche l’ebraismo: un rabbino di New York è stato condannato a 32 anni di carcere per aver abusato in più occasioni di un sedicenne.

    (1) http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/25404.php?
    index=25404&po_date=14.04.2010∓lang=it
    (2) http://www.mercosurnoticias.com/index.php?…37413&Itemid=30
    (3) http://www.pontifex.roma.it/index.php/edit…i-e-don-bianchi
    (4) http://www.pontifex.roma.it/index.php/inte…a-e-solidarieta
    (5) http://www.pontifex.roma.it/index.php/news…lla-razza-umana
    (6) http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8617116.stm
    (7) http://www.ivg.it/2010/04/14/pedofilia-zan…tro+Giornale%29
    (8) www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=73952

    http://www.uaar.it/news/2010/04/14/vaticano-sempre-alle-corde-per-scandalo-pedofilia/

  • Crimini contro l’umanità: “arrestare papa Ratzinger”

    Crimini contro l’umanità: “arrestare papa Ratzinger”

    domenica 11 aprile 2010
    Preti pedofili, nuove accuse a Papa Ratzinger: “Bisogna arrestarlo per crimini contro l’umanità”
    di Domenico Giampetruzzi

    Ogni giorno spuntano casi scioccanti di pedofilia coperti in passato dalla Chiesa Cattolica e in particolar modo dall’attuale Papa Ratzinger quando era il braccio destro di Papa Giovanni Paolo II. Lo scandalo dei preti pedofili cattolici, che hanno commesso reati in quasi ogni parte del mondo, sta avendo il giusto risalto sulla stampa americana e anglosassone anche perchè sono tantissimi i casi di religiosi che hanno seviziato e abusato sessualmente di bambini e bambine indifesi e innocenti. Casi scomodi e vergognosi che il più delle volte si sono risolti con un nulla di fatto oppure con un cospicuo pagamento del danno arrecato alle famiglie delle vittime. In altri casi le stesse famiglie di bambini abusati da preti pedofili sono state minacciate oppure consigliate a non sporgere minimamente denuncia presso le autorità competenti in quanto dovevano essere affidati questi casi alla misericordia di Dio. Cioè detto in poche parole doveva regnare l’omertà più assoluta come in una vera e propria organizzazione criminale mafiosa internazionale. Il principale indiziato della copertura di casi di pedofilia nella Chiesa Cattolica è Papa Benedetto XVI che alcuni anni fa firmò una lettera che di fatto dava delle precise indicazioni ai vescovi di tutto il mondo per coprire i gravi reati di pedofilia.

    Le gerarchie ecclesiastiche cattoliche accusano i media di aver montato un caso mediatico vergognoso contro la Chiesa Cattolica mentre il vescovo emerito di Grosseto mons. Giacomo Babini, come riporta il sito Pontifex, attacca gli ebrei: «Si tratta di un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi. La loro colpa – continua Babini – fu tanto grave che Cristo premonizzò quello che sarebbe accaduto loro con il non piangete su di me, ma sui vostri figli». Piuttosto di fare mea culpa e fare pulizia all’interno della Chiesa Cattolica eliminando quella parte marcia e criminale che la compone le gerarchie ecclesiastiche continuano a negare l’evidenza e la realtà dei fatti scaricando le proprie colpe su altri. Che schifo! D’altronde non è una novità la Storia dell’umanità ci insegna di quali e quanti peccati e reati si è macchiata la Chiesa Cattolica. Chi ha coperto questi gravi crimini contro l’umanità e cioè Papa Ratzinger dovrebbe avere un minimo di buon senso sia come religioso, sia come uomo di Stato che come persona e dimettersi dall’incarico.

    Il movimento ateo inglese, guidato da Richard Dawkins e Christopher Hitchens, ha espressamente chiesto di arrestare Papa Ratzinger quando si recherà in Inghilterra in visita a settembre (dal 16 al 19 settembre) per crimini contro l’umanità in quanto ha insabbiato i numerosissimi casi di preti pedofili. Hanno incaricato esperti di diritti umani per formulare le accuse e incriminare Papa Ratzinger che coprendo questi reati commessi da criminali religiosi ha favorito e non punito la pedofilia. «Stiamo parlando di un uomo – ha affermato Dawkins al Sunday Times – il cui primo impulso, quando i suoi preti vengono pizzicati con le braghe calate, è quello di coprire lo scandalo e condannare la giovane vittima al silenzio». «Quest’uomo – gli ha fatto eco Hitchens – non è nè al di sopra nè al di fuori della legge». Difficilmente ciò potrà accadere per via della potentissima casta della Chiesa Cattolica che ha appoggi e sostegno da ogni parte del mondo.

    http://www.liberalaico.com/2010/04/preti-p…ccuse-papa.html

  • Dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto: Scandalo pedofilia è attacco sionista

    Dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto: Scandalo pedofilia è attacco sionista

    l’indignazione del comitato ebraico americano che chiede una smentita alla cei
    Giallo su presunte dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto
    Per il sito Pontifex avrebbe detto: «Scandalo pedofilia è attacco sionista. Olocausto colpa di malversazioni ebree»
    l’indignazione del comitato ebraico americano che chiede una smentita alla cei

    Giallo su presunte dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto 

    Per il sito Pontifex avrebbe detto: «Scandalo pedofilia è attacco sionista. Olocausto colpa di malversazioni ebree»

    MILANO – Un attacco antisemita. Che arriva da un autorevole esponente della Chiesa cattolica. Lo scandalo pedofilia sui media non è altro che «un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi» ha dichiarato il vescovo emerito di Grosseto monsignor Giacomo Babini, secondo quanto riporta il sito cattolico Pontifex. «L’olocausto fu una vergogna per l’intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca» ha poi aggiunto Babini. Secondo il sito monsignor Babini aggiunge poi, sempre riferendosi agli ebrei, che «la loro colpa fu tanto grave che Cristo premonizzò quello che sarebbe accaduto loro con il non piangete su di me, ma sui vostri figli».

    LA PROTESTA DEGLI EBREI AMERICANI – Il Comitato Ebraico Americano, in un comunicato ufficiale diffuso a New York, ha chiesto ai vescovi italiani di condannare immediatamente le dichiarazioni «antisemitiche» rilasciate dal vescovo emerito di Grosseto, attraverso un analogo comunicato ufficiale della Cei.

    LA SMENTITA – Successivamente però il vescovo emerito di Grosseto ha smentito seccamente – attraverso un comunicato inviato dalla Cei – di aver mai espresso giudizi antisemiti, dai quali, anzi, prende le distanze.

    Redazione online
    11 aprile 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_11/pedofilia-chiesa-accuse-vescovo-grosseto_9bcdbbba-4572-11df-93de-00144f02aabe.shtml

  • “Il corpo della Claps scoperto mesi fa “Il mistero scuote la diocesi di Potenza

    “Il corpo della Claps scoperto mesi fa “Il mistero scuote la diocesi di Potenza

    27/3/2010 (8:8) – COLLOQUIO “In chiesa omertà e coperture”

    “Il corpo della Claps scoperto mesi fa “Il mistero scuote la diocesi di Potenza

    Caso Claps, l’ex arcivescovo: «L’assassino non ha agito da solo, chi sa ora parli»

    GIACOMO GALEAZZI CITTA’ DEL VATICANO

    Denuncia «un’evidente omertà e un silenzio inquietante», esorta a «far chiarezza e stringere il cerchio sui pochi che avevano libertà di movimento alla Santissima Trinità», riconosce che «qualcuno ha abusato della fiducia dei sacerdoti che allora gestivano la chiesa». Quando Elisa Claps scomparve, Ennio Appignanesi era arcivescovo di Potenza e, sul ritrovamento del corpo della ragazza, le sue parole hanno un peso pari alla prudenza e saggezza che tutti in Curia gli riconoscono.

    «Vanno distinti i tempi e il grado di responsabilità – spiega monsignor Appignanesi -. A Potenza ho conosciuto gente straordinaria, ma un’ombra pesa sulla città. L’ambiente alla Santissima Trinità era ristretto e qualcuno può essersi infiltrato in parrocchia approfittando della libertà concessa ai gruppi parrocchiali e culturali». Un malessere condiviso anche dall’attuale responsabile della diocesi lucana, Agostino Superbo, vicepresidente Cei ed ex capo dell’Azione Cattolica, secondo il quale «alcuni aspetti meritano un approfondimento, come ho detto al questore». L’impressione è che qualcuno si sia approfittato della fiducia del parroco della Santissima Trinità, don Domenico Sabia, morto due anni fa dopo quattro decenni nei quali ha avuto la responsabilità della chiesa. Osserva Appignanesi: «Per nascondere così un cadavere non basta una persona. Sembra opera di più persone legate tra loro da un vincolo: un’omertà da manuale». E infatti non si è saputo nulla.

    Se per diciassette anni il cadavere della ragazza è rimasto nascosto alla Santissima Trinità, evidenzia, «la colpa non è certamente della vigilanza attuale». E, rispetto all’ipotesi che due addette alle pulizie avessero comunicato mesi fa al nuovo parroco la presenza dei resti, l’arcivescovo sottolinea che «se è accaduta una cosa del genere e si è taciuto, siamo di fronte ad un silenzio inquietante». E aggiunge che, però, «l’omertà parte da lontano e pesa sull’intera vicenda». Man mano che emergono dettagli, puntualizza Appignanesi, «il mio dolore aumenta», perché «quella è stata una pagina terribile nella mia vita di vescovo e la parentesi più brutta». Ricorda che era «praticamente all’inizio del mio mandato» e che «da subito percepii sicuramente un clima omertoso, di coperture».

    L’arcivescovo si augura che «adesso chi sa parli, si faccia vivo». La cerchia, avverte, si sta restringendo: «Si valuti con attenzione e scrupolo tra le persone che a quel tempo potevano avere libertà di movimento». Infatti, «non a tutti è dato di trasportare una persona o un morto sino al controsoffitto di una chiesa». Collaborare con i magistrati, risalire a eventuali coperture, fuori o dentro la Chiesa, è divenuta una priorità per le gerarchie ecclesiastiche. Nella bufera delle polemiche il caso Claps è divenuto un caso di primaria importanza anche per l’intera Chiesa. In diocesi come in Curia, la parola d’ordine è «fare giustizia e ricostruire la fiducia». Che vengano a galla eventuali complicità di esponenti della Chiesa sarebbe comunque meno dannoso piuttosto che alimentare ulteriormente e far dilagare una sensazione di connivenza e incoerenza con i continui appelli alla legalità rivolti dai vescovi soprattutto nel sud.

    www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…53543girata.asp

    «Così il fratello di Elisa minacciò di ammazzarmi»

    Sta riprendendo una brutta piega il caso Claps. Esattamente come all’indomani di quel 12 settembre 1993 di 17 anni fa, quando di Elisa si perse ogni traccia. All’epoca una sfilza di errori (che la famiglia Claps non esita a definire «depistaggi») allontanò la verità, tanto da non poterla più raggiungere. Oggi, purtroppo, la storia sembra ripetersi. Dal 17 marzo – giorno del ritrovamento «ufficiale» del cadavere di Elisa nel sottotetto della Santissima Trinità di Potenza – stiamo assistendo infatti a un repertorio imbarazzante di ingenuità che non risparmia nessuno: investigatori, religiosi, gerarchie ecclesiastiche e mezzi di informazione.
    L’ultima dichiarazione choc l’ha fatta ieri il vescovo di Potenza, Agostino Superbo. Alla domanda: «Perché il viceparroco della Santissima Trinità dopo aver saputo, fin da gennaio, da due donne delle pulizie che nel sottotetto della chiesa giacevano i resti di un cadavere non avvertì nessuno?», monsignor Superbo ha risposto: «Forse aveva pensato che si trattasse di uno scherzo…».
    Uno «scherzo»? Ma come, due donne trovano un corpo umano rannicchiato nel buio, avvertono il prete e quest’ultimo, invece di chiamare immediatamente il 113, pensa a uno «scherzo»? E continua a pensarlo per oltre due mesi, decidendo di parlare col vescovo (e non con la polizia) solamente all’indomani del rinvenimento dello scheletro mummificato di Elisa da parte di un operaio incaricato di riparare le infiltrazioni del tetto.
    Idee confuse anche nella questura di Potenza, dove la strategia comunicativa del «dico e non dico…» e del «non smentisco e non confermo…» sta creando più di un equivoco. 
    Segnali contraddittori pure dalla Procura di Salerno e dai periti tecnici di Bari. Un caso emblematico? La fuga di notizie sulla «violenza sessuale» subìta da Elisa: una circostanza che è stata data per «certa» anche se i risultati dell’autopsia si avranno solo tra una quindicina di giorni. Una corsa allo «scoop» piuttosto discutibile. Ma si sa che quello mediatico è un meccanismo ad altissimo rischio.
    Un altro esempio viene dal quotidiano Il Riformista che – forte di una documentata inchiesta dedicate nell’estate scorsa proprio al caso Claps – ieri ha ripubblicato una vecchia email inviata al giornale da Danilo Restivo, al momento l’unico indagato per il delitto di Elisa. Titolo dell’email: «Suo fratello mi minacciò. E se lo denuncio, sarà arrestato». Chiariamo. «Suo fratello» sarebbe il fratello di Elisa, Gildo Claps, che avrebbe addirittura «minacciato di morte» Danilo, tendendogli un agguato davanti al suo appartamento in Inghilterra. Siamo alla follia: Restivo che cerca di accreditarsi come una «vittima» della «violenza» della famiglia Claps, indicata come mittente di «una busta contenente due proiettili» spedita a casa Restivo.
    Ma la delirante ricostruzione di Restivo non si ferma qui: «(…) Qualora decida di muovere accuse contro il Signor Claps, lo stesso Claps si troverebbe ad essere arrestato con un mandato di cattura internazionale. Il motivo per cui non ho voluto parlare con il Claps è perché Claps poteva essere armato di pistola. Le minacce verbali di morte che Claps ha lanciato sono state registrate telefonicamente al 999 e archiviate con numero di incidente 02/281 (…)». Il testo della lettera è molto più lungo, ma ci fermiamo qui perché sarebbe avvilente dare ulteriore spazio a simili farneticazioni.

    Fatti e non farneticazioni sono invece gli svariati tentativi di depistaggio messi in atto negli anni da Restivo, un atteggiamento così penalmente rilevante da essere stato cristallizzato dalla magistratura potentina in due sentenze di condanna per falsa testimonianza: 9 mesi in primo grado; 2 anni e 8 mesi in appello. Ora, dopo il ritrovamento del cadavere di Elisa, dovrà aprirsi un nuovo processo: questa volta con un’accusa ben più grave, omicidio volontario.

  • GIALLO ELISA CLAPS, IL VESCOVO DI POTENZA SUPERBO SALI’ SUL TETTO DELLA TRINITA’ GIA’ UN MESE FA’ PER SOPRALLUOGO

    GIALLO ELISA CLAPS, IL VESCOVO DI POTENZA SUPERBO SALI’ SUL TETTO DELLA TRINITA’ GIA’ UN MESE FA’ PER SOPRALLUOGO

    25, Marzo 2010

    L’Arcivescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo, era già salito lo scorso 11 febbraio sul tetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove successivamente, mercoledì 17 marzo, sono stati ritrovati in locali adiacenti, i resti umani del corpo di Elisa Claps la giovane potentina scomparsa il 12 settembre del 1993. Quella mattina, di buon ora alle 9.30, salirono sul tetto in sei per effettuare un sopralluogo e ricercare le cause delle infiltrazioni d’acqua nella Chiesa. Insieme all’Arcivescovo Superbo, erano presenti anche Don Pasquale Zuardi, il diacono Antonio Caporale, il sacerdote della Trinità Don Ambrogio, il tiolare dell’impresa incaricata per i lavori ed un suo operaio.

    “Quella mattina – ha dichiarato a Lucanianews24.it l’imprenditore – salimmo insieme tutti e sei per verificare le condizioni del tetto, che apparvero subito in condizioni gravi colmo d’acqua, fango, pericoloso, non si poteva nemmeno camminare”. “Nel giro di pochi minuti – ricorda l’imprenditore – il mio collaboratore provvide a ripulire i bocchettoni laterali per far scorrere l’acqua, effettuammo il sopralluogo e decidere il da farsi per eseguire i lavori necessari a eliminare l’infiltrazione nella Chiesa sottostante. E poi riscendemmo insieme”.

    “Non dire falsa testimonianza”. E’ quanto recita l’ottavo Comandameno riportato nel catechismo cattolico. Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove! Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due “pezzi”, per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via. Rileggiamoli ora i “dieci” comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti). Una cosa è certa l’Ottavo Comandamento non è stato ancora cancellato, per cui quando ciascuno di noi dice una bugia e omette la verità ha bisogno dell’assoluzione.
    Io sono il Signore Dio tuo:
    1. Non avrai altro Dio fuori di me.
    2. Non nominare il nome di Dio invano.
    3. Ricordati di santificare le feste *.
    4. Onora il padre e la madre.
    5. Non uccidere.
    6. Non commettere atti impuri.
    7. Non rubare.
    8. Non dire falsa testimonianza.
    9. Non desiderare la donna d’altri.
    10. Non desiderare la roba d’altri.

    E’ intanto a nascondere la verità e a dire bugie nella intricata e complessa vicenda del giallo di Elisa Claps sono in tanti. Oggi, si è appreso da fonti della Procura di Salerno che il parroco della Santissima Trinità di Potenza, Ambroise Apakta, conosciuto dai fedeli come don Ambrogio, seppe nello scorso gennaio del ritrovamento di alcuni resti umani nel sottotetto della Chiesa. Secondo quanto riportato dall’ANSA “Don Ambrogio non riferì subito la circostanza del ritrovamento dei resti umani, trattenendo l’informazione per motivi non precisati dagli inquirenti, che però confermano il ritardo della denuncia. Quando, recentemente, il parroco ha riferito del ritrovamento all’arcivescovo di Potenza, Monsignor Agostino Superbo, quest’ultimo ha invece subito, si sottolinea in Procura, denunciato la circostanza alla polizia”.

    Ma a quanto risale la denuncia di Mons. Agostino Superbo, visto è considerato che lo stesso Arcivesvoso aveva dichiarato “ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps solo mercoledì mattina” e aggiunto “di tale tempistica ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità Don Vagno, perchè ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”.

    E’ perchè aggiungiamo noi l’Arcivesvoso Superbo partecipò ad un sopralluogo , cosa rara per un Vescovo, per verificare di persona i lavori da eseguire e per giunta su Chiesa di sua appartenenza come Diocesi, ma certamente non frequentata assiduamente se non nelle celebrazioni importanti.

    Ad onore della verità molti aspetti della vicenda andrebbero definitivamente chiariti anche per sciogliere le tante ombre e i dubbi su tanti misteri che angosciano la famiglia di Elisa Claps, ancora alla disperata ricerca dei materiali autori dell’assassinio e dell’intera comunità potentina, lucana e nazionale sconvolte dalle notizie che vengono diramate di ora in ora. Chi sà di più non tenga più tutto dentro e collabori a sostenere le indagini degli inquirenti che hanno perso fin troppo tempo tra depistaggi, omertà e paure.

    GIANLUIGI LAGUARDIA

    www.lucanianews24.it/?p=29390

  • Due addette alle pulizie avrebbero trovato il cadavere a gennaio e lo avrebbero detto ai sacerdoti

    Due addette alle pulizie avrebbero trovato il cadavere a gennaio e lo avrebbero detto ai sacerdoti

    Caso Claps, il corpo di Elisa scoperto mesi fa. Il parroco sapeva

    Don Vagno intanto è in seminario e non vuole parlare con i giornalisti

    Caso Claps, il corpo di Elisa scoperto mesi fa. Il parroco sapeva
    POTENZA – Rivelazioni, smentite e accuse: se possibile, il giallo del ritrovamento dei resti di Elisa Claps si infittisce di ora in ora. E’ di stamattina la notizia, anticipata dall’Agenzia dei giornali locali del Gruppo Espresso, che il cadavere della ragazza venne scoperto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza a gennaio, circa tre mesi prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 17 marzo. Secondo una prima versione (fornita, a quanto pare, dal viceparroco della Santissima Trinità, Don Vagno), a trovare il corpo sarebbero state due addette alle pulizie, madre e figlia, che comunicarono la notizia ai sacerdoti della Chiesa. Le due donne, però, hanno smentito il fatto e accusato il religioso di aver mentito. E Don Vagno, nel mentre, si è chiuso in seminario da dove ha fatto sapere ai giornalisti che non vuole parlare.

    Il ritrovamento a gennaio. Secondo una ricostruzione iniziale dei fatti, Annalisa Lo Vito e la madre, Margherita Santarsiero, una volta scoperti i resti avvisarono immediatamente sia il parroco della Santissima Trinità, don Ambroise Apakta, conosciuto da tutti a Potenza come don Ambrogio, che il suo vice, Don Vagno. Sul perché del silenzio dei sacerdoti sta indagando la procura generale di Salerno. Entrambi sono stati ascoltati a lungo in Questura: sarebbero state proprio le contraddizioni emerse durante i loro interrogatori a far nascere i sospetti negli investigatori.

    La smentita delle addette alle pulizie. Oggi, però, Annalisa Lo Vito ha smentito la ricostruzione dei sacerdoti: “Il viceparroco della Santissima Trinità, don Vagno ha mentito. Né io né mia madre abbiamo mai trovato quel cadavere. Il sacerdote – ha aggiunto – ha detto agli investigatori che il cadavere di Elisa Claps è stato trovato a gennaio e che quella scoperta l’avremmo fatta mia madre ed io. Su questo siamo state interrogate per ore sabato dai magistrati di Salerno: a loro abbiamo detto di non aver mai ritrovato i resti di Elisa. La prima volta che siamo salite su quel terrazzo è stata il 10 marzo”, sette giorni prima del ritrovamento del cadavere.

    Don Vagno non vuole parlare. E il religioso accusato di aver mentito, Don Vagno, 33 anni, sacerdote da circa un anno, non rilascia nessuna dichiarazione: è nel suo alloggio, nel seminario maggiore del capoluogo lucano, e ha detto ai giornalisti di non voler parlare con loro. L’arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, ha fatto sapere che il sacerdote “è molto scosso ed è preferibile che, in questo momento, sia riservato. E’ comprensibile – ha aggiunto monsignor Superbo – che non voglia rilasciare dichiarazioni”.

    Monsignor Superbo: “Vicenda da approfondire”. Un’ulteriore conferma della necessità di “approfondire” la tempistica del ritrovamento sarebbe arrivata proprio da monsignor Superbo, durante un colloquio con il Questore. “Ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa solo mercoledì mattina”, ha detto Superbo all’ANSA. “Di tale tempistica – ha spiegato – ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità, Don Vagno, perché ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”. In una nota pubblicata ieri dalla stampa locale, l’arcivescovo aveva chiesto “perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità”.

    Manganelli: “Presto avremo delle novità”. Intanto, a margine di una conferenza stampa al Viminale, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha parlato di “prossime novità” sul caso Claps. “Credo che avremo prossimamente delle novità”, ha detto Manganelli. “Un’indagine così complessa – ha aggiunto – merita rispetto e silenzio sulle dinamiche di ciò che è accaduto e di ciò che avverrà. C’è una procura che sta ricostruendo i fatti e credo presto avremo novità che possano rispondere a tante domande”.

    (25 marzo 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/25/news/corpo_claps_scoperto_da_sacerdoti-2891347/

  • Caso Claps. Una soffiata in confessione

    Caso Claps. Una soffiata in confessione

    Gli inquirenti ascoltano per ore parroco e viceparroco della Trinità
    Caso Claps. Una soffiata in confessione 23/03/2010
    di Fabio Amendolara

    POTENZA – Dicono che se il peccato consiste in un crimine il sacerdote può suggerire o imporre al fedele, come condizione indispensabile per l’assoluzione, che si consegni alle autorità. Non può fare altro. E soprattutto non può decidere in modo autonomo di informare procure o forze di polizia. Neanche in modo indiretto. In questo caso, forse, il peccato consisteva nel non aver dato prima un’indicazione importantissima: che il corpo di Elisa Claps era nella chiesa della Trinità sin dal 12 settembre del 1993, giorno della scomparsa. In gergo poliziesco la chiamano «soffiata».
    Tra gli investigatori c’è chi sospetta che, qualche giorno prima che venisse ritrovato il cadavere, ne sia arrivata una a un sacerdote e che gli operai siano stati chiamati quando già si sapeva che il corpo era lì. Lo lascia pensare il fatto che quelle infiltrazioni d’acqua, come confermano alcuni testimoni, c’erano da tempo. Congetture? Forse.
    Ma cosa hanno spiegato don Ambroise Atakpa detto Ambrogio, assistente spirituale della Caritas diocesana e parroco pro tempore della chiesa della Trinità, e il suo sostituto don Vagno, ai detective della Squadra mobile di Potenza l’altro giorno?
    I due si sono trattenuti per molto tempo in Questura. Senza sosta, neanche per il pranzo.
    Hanno sostenuto in modo fermo che si è trattato di un caso. Che tutto è avvenuto per caso. E che non c’è stata nessuna soffiata. Plausibile. Anche dopo 17 anni e due sopralluoghi della polizia andati a vuoto. E’ quello che ripete da giorni anche l’arcivescovo, monsignor Agostino Superbo. Si è trattenuto con loro in Questura.
    E, prima di incontrare il questore Romolo Panico, ha consigliato ai due sacerdoti di non parlare dell’accaduto con nessuno. Lo stesso avvertimento che è stato fatto dalla polizia dopo l’interrogatorio.
    Un avvenimento sospetto, però, c’è. Sembra – ma al momento sono solo indiscrezioni – che qualcuno, qualche tempo fa, abbia chiesto le chiavi della canonica al viceparroco don Vagno. Lui avrebbe risposto di no. Non senza l’autorizzazione del parroco. Gli investigatori su questo particolare avrebbero insistito molto. Domande su domande. Tanto che don Vagno, sacerdote molto giovane di origini brasiliane, che – dicono – ha anche difficoltà ad esprimersi bene in italiano, sarebbe rimasto alquanto scosso. Così come era scosso il giorno del ritrovamento. E’ stato lui ad accompagnare gli operai nel sottotetto, su disposizione del parroco, don Ambrogio, che a sua volta aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione dal vescovo.
    Il racconto di don Vagno in Questura, spiegano fonti investigative, è cominciato proprio così. Con gli operai che trovavano Elisa. Quello delle chiavi della canonica è solo un particolare. Anche perché nella chiesa della Trinità dopo una certa ora sarebbe potuto entrare chiunque. Non ci sono telecamere, né antifurti. Allora perché chiedere le chiavi al viceparroco? E’ quello che stanno cercando di capire gli investigatori.

    http://ilquotidianodellabasilicata.ilsole2…torio_1234.html

  • Claps/ Don Mimì, nella SS. Trinità per 48 anni, sapeva del corpo?

    Claps/ Don Mimì, nella SS. Trinità per 48 anni, sapeva del corpo?

    Don Domenico Sabia è stato il parroco della chiesa della Santissima Trinità, nel centro storico di Potenza, per 48 anni: dal 1962 quando subentrò a don Vincenzo D’Elia, al 10 marzo 2008 quando morì ultraottantenne. Era alla guida della Trinità anche quando Elisa Claps, il 12 settembre 1993, scomparve, per essere ritrovata 16 anni e mezzo più tardi, ormai resti di un corpo mummificato, proprio in un’intercapedine del sottotetto della chiesa, tra il campanile e la canonica. Inevitabile è stato, dopo il ritrovamento del cadavere, chiedersi se il prete fosse stato a conoscenza del delitto e da giovedì 17 marzo le domande che la gente si pone sono sempre le stesse: “Com’è possibile che non si fosse accorto di nulla per quasi 17 anni? Lui che della chiesa conosceva ogni banco e ogni candela, che sapeva cosa c’era dietro ogni porta, come ha potuto non accorgersi di quel corpo nascosto tra il sottotetto della chiesa e quello della sua casa?”. Don Mimì, così lo chiamavano in città, era il secondogenito di otto fratelli discendenti da una famiglia di Avigliano (Potenza). Studiò filosofia a Salerno e teologia all’università Lateranense di Roma. Seguì la gioventù dell’Azione cattolica per sei anni e dopo l’ordinazione sacerdotale subentrò a don D’Elia, di cui era vice, diventando parroco della Santissima Trinità: la chiesa della “Potenza bene”. E’ tra le sue mura, infatti, che si è formata l’attuale classe dirigente del capoluogo lucano. Fu molto attivo anche dal punto di vista culturale pubblicando diversi libri sul significato profondo della fede. Ed era molto vicino ai giovani: è nei locali della chiesa, infatti, che nel 1969 nasce per suo volere il centro culturale “J. H. Newman”, espressione della gioventù studentesca cittadina degli anni Cinquanta e Sessanta. I suoi parrocchiani lo ricordano come una persona dall’aria burbera e dalla precisione quasi maniacale. Si racconta infatti che prima di cominciare l’omelia, durante la messa, appoggiava l’orologio sul leggio per cronometrarne la durata che non oltrepassava mai gli otto minuti. Poi la scomparsa dell’allora sedicenne Elisa scuote la tranquillità del mondo che ruotava intorno alla Trinità. E’ davanti alla chiesa di via Pretoria che la studentessa fu vista in vita per l’ultima volta ed è lì che la ragazza aveva appuntamento con Danilo Restivo, allora ventunenne, ad oggi il maggiore sospettato della scomparsa. Durante il processo a Restivo (che non fu condannato per l’omicidio ma solo per false dichiarazioni, ndr.), don Mimì pronunciò solo poche parole e, ricorda chi ha assistito, “in maniera fredda e distaccata”. Non un accenno al vicolo adiacente alla chiesa dove la ragazza, secondo le ricostruzioni, incontrò Restivo, né un riferimento ai luoghi meno accessibili dell’edificio di culto. Quando i magistrati gli chiesero cosa avesse fatto il 12 settembre 1993, don Mimì rispose che quel giorno non era a Potenza e che si era recato a Fiuggi per una cura termale. Le ricerche degli investigatori confermarono quanto detto dal parroco ma dimostrarono anche che egli partì in pullman per Fiuggi alle tre del pomeriggio. In chiesa, quindi, col prete assente, chiunque avrebbe potuto occultare il cadavere di Elisa. Se don Mimì fosse stato a conoscenza o meno del delitto, è un segreto che ha portato con sé nella tomba.