Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preseminario

  • Abusi in Vaticano, il Vescovo difende don Martinelli: “Tendenza omosessuale legata all’adolescenza”

    Abusi in Vaticano, il Vescovo difende don Martinelli: “Tendenza omosessuale legata all’adolescenza”

    Il Vescovo di Como al processo in Vaticano: “Da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione. Era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza”

    Città del Vaticano – Prosegue in Vaticano il processo riguardo ai presunti abusi nel Preseminario San Pio X, avvenuti dal 2007 al 2012. L’ultima udienza, quella odierna, è tutta incentrata sul vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, ascoltato come teste dal Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone. Il Preseminario, infatti, dipende dalla Fondazione don Folci, a sua volta incardinata nella diocesi di Como.

    E nell’udienza ci è soffermati sulla questione della “podestà” dell’istituto. Monsignor Cantoni ha riferito di aver chiesto chiarimenti in merito al cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, da una settimana in pensione (leggi qui), che però aveva specificato di essere solo il responsabile della Sacrestia della Basilica vaticana (dall’istituto di orientamento vocazionale ospitava i cosiddetti “chierichetti del Papa”). “Non posso avere la giurisdizione sul Preseminario in quanto tale”, gli aveva detto Comastri, tra l’altro accusato ieri da uno degli ex allievi di aver saputo quello che accadeva nel Preseminario e di non aver fatto nulla.

    Dal momento che “si viveva in ambiguità”, Cantoni ha anche raccontato di essersi rivolto al Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, il quale gli aveva precisato che “non c’era un patto tra il Vaticano e Como”. “Ho potuto chiarire che la responsabilità ultima è della diocesi di Como”, ha concluso monsignor Cantoni.

    “Mi dissero che Martinelli era idoneo al sacerdozio”
    Cantoni ha poi ricordato di aver ordinato lui stesso don Gabriele Martinelli sacerdote, l’imputato del processo per i presunti abusi: “Quando ho saputo che era prossima l’ordinazione sono venuto a Roma e ho convocato il rettore don Radice e il rettore del Seminario francese. Entrambi – ha raccontato il vescovo di Como in Aula – mi hanno detto che il giovane (Martinelli) aveva fatto un percorso positivo. Tutte le persone a cui avevo chiesto un giudizio su Martinelli, che avevano avuto a che fare con lui dopo il diaconato, mi avevano rassicurato che non ci fosse stato nessun comportamento equivoco, si era comportato con dignità. Il rettore del Francese ha visto una maturazione, sono passati anni, ha detto: ‘Ok, diamo il via’”.

    Il vescovo Cantoni ha poi detto di aver ricevuto una buona collaborazione durante le indagini dall’Opera Don Folci, che attualmente risulta commissariata: “Ho ordinato un’inchiesta per far luce su aspetti economici e pedagogici. Sono molto preoccupati“. L’indagine è ancora in corso, sospesa però a causa del Covid.

    Nella sua nota il presule scriveva di aver “maturato il sospetto che qualche sacerdote all’epoca educatore nel Preseminario sia venuto meno al suo compito di vigilanza”. Interrogato però ha detto di non essersi riferito a qualcuno in particolare ma in generale. E stata quindi citata la lettera falsa firmata da don Radice a nome del vescovo Coletti per confermare l’idoneità al sacerdozio e chiedere anche di accelerarla in occasione del 90° anniversario del fondatore dell’Opera Don Folci.

    Mons. Cantoni in proposito ha detto di “non aver avuto notizia di questa lettera” ma di averne appresa l’esistenza durante l’indagine, quando era stata già stracciata. Nel corso del processo, sta emergendo via via sempre di più la figura dell’ex vicario giudiziale della diocesi di Como, don Andrea Stabellini, ora residente a Lugano dove insegna Teologia, al quale viene imputato da alcuni avvocati della difesa di aver violato il Codice di Diritto Canonico che prevede la riservatezza delle indagini.

    Stabellini avrebbe raccontato alcuni particolari ad ex seminaristi suoi amici (in un’occasione nel bar della Pontificia Università Lateranense) e protratto il suo mandato di indagare sulla vicenda oltre il tempo previsto. Probabilmente verrà interrogato dal Tribunale vaticano. Stabellini, inoltre, dice di aver dichiarato alle Iene di “non aver condiviso il giudizio di infondatezza dato da Coletti e Comastri”. Mons. Cantoni però ha detto che nei documenti il vicario giudiziale non ha mai espresso un parere simile e che, parlando a voce, aveva solo detto di essere stato “destabilizzato” dalla situazione.

    Risarcimento per la vittima
    La diocesi di Como, al termine di una indagine sul Preseminario San Pio X avviata dopo le lettere di denuncia presentate da don Marco Granoli e don Ambrogio Marinoni, sacerdoti che facevano parte dell’equipe educativa e che l’ex rettore don Enrico Radice aveva emarginato dalla gestione, aveva disposto un risarcimento di 20 mila euro per la presunta vittima, come ha confermato il vescovo di Como.

    La diocesi quindi aveva chiesto ai due imputati (l’ex rettore Radice, accusato di favoreggiamento e a don Gabriele Martinelli, accusato di abusi e violenze) il risarcimento di 20 mila euro per la presunta vittima più 5 mila euro per le spese effettuate per le indagini. Indagini che si erano concluse con un “votum episcopi”. Questa “condanna” (non lo è in senso proprio perché il processo canonico non c’è stato) è alla base del rinvio a giudizio del processo penale in corso è stata notificata solo a don Martinelli e non a don Radice.

    Il vescovo di Como ha detto che hanno “cercato di proteggere la persona la cui fama è stata lesa” dai servizi giornalistici. Il vescovo ha parlato delle accuse come risalenti ad un passato di Martinelli che ora è cambiato, confermando che tra settembre 2006 e giugno 2012, le segnalazioni dei sacerdoti parlano di “una condotta sessualmente inappropriata” ma “è pacifico che negli anni in questione non fosse chierico, manca il requisito soggettivo per l’applicazione delle norme“. (quelle sugli abusi da parte del clero sui minori).

    Quindi il vescovo di Como, parlando di don Martinelli, ha scandito: “Da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione. Era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza“. Inoltre, ha aggiunto, don Gabriele ha sempre rispettato le regole imposte e nessuno, da quando è prete, “si è mai lamentato con me”.

    Al termine dell’udienza è stato deciso che il 17 e il 18 marzo il Tribunale del Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone sentirà la presunta vittima. Sarà anche effettuato un sopralluogo al Preseminario. Il 14 aprile, poi, una nuova udienza.

    https://www.ilfaroonline.it/2021/02/25/abusi-in-vaticano-il-vescovo-difende-don-martinelli-tendenza-omosessuale-legata-alladolescenza/396779/?fbclid=IwAR34-CAyjvbApcF0xP6nZH26bsLrXloyj1IzPOalvTKaqs-MJOOOLrqplFQ

  • “Omosessualità sì ma transitoria”: il vescovo di Como parla al processo sugli abusi

    “Omosessualità sì ma transitoria”: il vescovo di Como parla al processo sugli abusi

    Como, 26 febbraio 2021 – È stata e lunga e dettagliata la deposizione fornita dal vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, ascoltato ieri in Vaticano come testimone al processo per le presunte violenze ai chierichetti del Papa, consumate all’interno del Preseminario San Pio X gestito dall’Opera don Folci che dipende proprio dalla diocesi. Una brutta storia di abusi, silenzi e complicità iniziata a settembre 2006 e proseguita fino al giugno nel 2012, quando a reggere la diocesi di Como c’era monsignor Diego Coletti, ma venuto alla luce solo più tardi grazie alla denuncia di una delle vittime e all’inchiesta compiuta dalla trasmissione tv “Le Iene”.

    Tra i tanti aspetti ancora da chiarire i 20mila euro chiesti dal vescovo di Como a don Gabriele Martinelli, imputato per i presunti abusi, da corrispondere a titolo di risarcimento al ragazzo che ha denunciato le violenze. “Non una condanna perché il processo canonico non è mai iniziato – ha risposto monsignor Cantoni al collegio giudicante diretto dal magistrato Giuseppe Pignatone – Si tratta di una decisione presa al termine di un’indagine “votum episcopi” che diventerà esecutiva solo all’esito di questo processo”. Il vescovo ha proseguito confermando che c’erano state segnalazioni su don Martinelli “per la sua condotta sessualmente inappropriata”. “Una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza – ha spiegato – Don Martinelli da quando è a Como, prima come diacono poi come sacerdote, ha tenuto una condotta ineccepibile”. Da chiarire anche la posizione di don Enrico Radice, rettore del collegio e anche lui imputato per aver coperto l’operato di don Martinelli. Una sorta di terra di nessuno il Preseminario, nel cuore stesso del Vaticano, ma fuori dalla giurisdizione della Santa Sede come ha avuto modo di chiarire il vescovo con il vicario generale monsignor Angelo Comastri e il Segretario di Stato, il cardinale Parolin. Per anni sotto l’esclusivo controllo di don Radice e dell’Opera don Folci ora commissariata. “La diocesi è responsabile non solo delle questioni economiche ma anche di quelle pedagogiche – ha concluso monsignor Cantoni – sono molto preoccupato”.

  • Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Vaticano, parlano tre ex chierichetti: “Il Preseminario ambiente malsano, continue le avances e le battute a sfondo sessuale”

    Quinta udienza del processo per gli abusi nel San Pio X. Chiamati quattro testimoni: «Il cardinale Comastri informato ma bollò tutto come falsità». Domani convocato il vescovo di Como

    CITTA’ DEL VATICANO. «Un ambiente malsano» dove rivalità e divisioni, tra gli allievi e tra gli stessi superiori, si intrecciano a palpeggiamenti, avances, pressioni psicologiche, battutine pesanti sull’aspetto fisico o a sfondo omosessuale, sfociati pure in presunti abusi di potere e aggressioni sessuali. I quattro testimoni chiamati questa mattina nell’aula del Tribunale vaticano per il cosiddetto “Processo dei chierichetti” sono tutti concordi nel descrivere il caos all’interno al Preseminario San Pio X, tanto da spingere ad una seria riflessione sull’esistenza stessa di questa istituzione voluta da Pio XII nel 1956 ma che oggi appare anacronistica e problematica.

    Tre ex allievi e un sacerdote della Basilica di San Pietro sono stati chiamati dal Promotore di Giustizia a testimoniare in questa quinta udienza, durata oltre tre ore e mezza e presieduta dal presidente Giuseppe Pignatone, che vede al banco degli imputati il giovane sacerdote Gabriele Martinelli, accusato di abusi, e l’ex rettore don Enrico Radice, accusato di mancata vigilanza e negligenza. Domani toccherà testimoniare al vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, diocesi in cui risiede l’Opera Don Folci, alla cui gestione è affidato il Preseminario. Mentre il vescovo emerito, Diego Coletti, convocato anche lui come testimone, non sarà presente per gravi problemi di salute («decadimento cognitivo e diabete alto») per i quali ha presentato un certificato medico.

    Il primo ad essere ascoltato oggi è stato Andrea Spinato, ex allievo del Preseminario dal 2000 al 2008. Molto sicuro nell’atteggiamento ma debole nell’interrogatorio, ha parlato di un «ruolo dominante» di Gabriele Martinelli che esplicava soprattutto nel coordinamento delle attività come i turni alle liturgie in Basilica. Un «premio» per i tanti ragazzini che vivevano questo periodo di discernimento. Martinelli andava con un foglio e diceva: «Tu fai questo, tu fai quello». Il suo non era un incarico istituzionalizzato ma un ruolo che il ragazzo, allora 16enne, svolgeva in virtù dell’enorme «fiducia» accordatagli dal rettore Radice.

    Di Martinelli, ha detto Spinato, era «una cosa percepita e manifesta» che avesse «atteggiamenti omosessuali», tanto da fargli valere il soprannome de «la Madre», una sorta di badessa di tutti i preseminaristi (mentre in Basilica veniva appellato il «comandino» per il suo modo di organizzare tutto, anche le candele da utilizzare a messa). Frecciatine del genere erano all’ordine del giorno nel Palazzo San Carlo: «Le battute a sfondo omosessuale erano frequenti, come pure i nomignoli declinati al femminile», anche riferiti a cardinali e vescovi di Curia per alludere al loro orientamento sessuale, ha spiegato Alessandro Flaminio Ottaviani, entrato da universitario a 23 anni nel San Pio X e autore per propria iniziativa della prima lettera anonima sui fatti del Preseminario, inviata anche al Papa.

    Ognuno dei ragazzi aveva un soprannome e riceveva sfottò per l’aspetto fisico, la provenienza o addirittura il lavoro dei genitori. Qualcuno la prendeva sul ridere, molti vivevano la situazione con angoscia. Come Christian Gilles Donghi, uno dei testimoni di oggi, che ha vissuto un solo mese (dal 17 giugno a fine luglio 2009) nel Preseminario ma che ne parla come di un’«esperienza logorante». «Il pettegolezzo era molto acceso. Sono stato schernito anch’io… Mio papà è andato via di casa quando avevo 9 anni, mi ha cresciuto mia mamma, ho atteggiamenti effeminati ma non sono omosessuale».

    Al di là delle bravate e di una certa licenziosità verbale, pesanti ma comunque tipiche dell’età adolescenziale, il problema nel San Pio X sono gli abusi sessuali per cui è in corso il processo in Vaticano. Sembra infatti che Martinelli fosse solito palpare nelle parti intime alcuni ragazzi: «toccamenti», li hanno definiti in aula i testimoni, nessuno dei quali afferma di aver assistito a rapporti sessuali ma solo di averne sentito parlare. Uno su tre ammette di aver visto con i suoi occhi l’allora “tutor” afferrare i genitali di un altro ex allievo, Andrea Garzola, chiamato oggi a testimoniare ma assente. Verso di lui pare che Martinelli provasse forte attrazione: «Era una nuova preda». Ottaviani racconta di aver sentito un pomeriggio schiamazzi dalla stanza di Garzola e, affacciandosi, ha visto Martinelli rincorrere il ragazzo e altri due: «Alla fine del gioco ha afferrato Garzola nelle parti intime». Una «richiesta implicita di rapporto sessuale» che Garzola avrebbe rifiutato. «Da allora è caduto in disgrazia, emarginato, pressato psicologicamente» al punto da abbandonare il San Pio X.

    Ma Gabriele Martinelli aveva tutto questo potere? «Sì», è stato il responso unanime: «Aveva un ruolo di vertice», tanto da bypassare anche l’allora vice rettore don Ambrogio Marinoni e don Marco Granoli, il padre spirituale deceduto nel 2020. Entrambi erano «messi un po’ da parte» dal rettore Radice, il quale era «sfuggente»: «Difficile parlare con lui se non tramite battute, faceva comunque orecchie da mercante. Denunciare a lui Martinelli sarebbe stato un autogol, era il suo protetto».

    Nel corso dei colloqui più volte è stato nominato il cardinale Angelo Comastri, recentemente pensionato, che come vicario per la Città del Vaticano aveva una responsabilità diretta sul Preseminario. I testi hanno assicurato che Comastri fosse stato avvertito di alcune «voci» che circolavano all’interno del San Pio X, anzitutto da Kamil Jarzembowski, il giovane polacco entrato nel 2009 nel Preseminario e dallo stesso allontanato (dopo essere fuggito in Veneto da Garzola). «Ho visto uscire Kamil dallo studio di Comastri», ha confermato Ottaviani. Sembra che però il cardinale abbia bollato queste voci come «falsità» e si sia opposto anche alla decisione di rimuovere Radice come rettore presa dall’allora vescovo di Como Coletti e dal vicario giudiziale don Andrea Stabellini, al quale era stata affidata un’indagine dopo che in diocesi erano pervenute lettere per segnalare «fatti gravi».

    A rivelare quest’ultimo dettaglio è stato Donghi spiegando, tra contraddizioni e vuoti di memoria, che il vicario Stabellini lo aveva informato di un viaggio a Roma per approfondire l’indagine. Cosa che ha suscitato le proteste di alcuni avvocati che hanno definito ingiustificabile che un seminarista fosse a conoscenza dei particolari di un’inchiesta. Lo stesso Donghi, che affermava di non aver mai contattato Martinelli dopo l’uscita dal Preseminario, è stato contraddetto dall’avvocato Rita Laura Baffioni che ha mostrato un messaggio del 2017 inviato su Messenger in cui dava sostegno a Martinelli: «Sono vicino nella preghiera per quanti calunniati dalla istituzione», scriveva. Lo screen shot è stato acquisito agli atti.

    Ultimo a testimoniare è stato padre Pierre Paul, maestro del coro della Cappella Giulia e sacerdote della Basilica di San Pietro. Il religioso canadese 63enne ha riferito di aver ricevuto in passato le confidenze di L.G., anche se il giovane «non ha mai detto esplicitamente cosa non andasse. Si capiva però che erano problemi della sfera affettivo-sessuale». Anche monsignor Vittorio Lanzani, vice di Comastri alla Fabbrica di San Pietro, «sapeva di L.G. e di Kamil». Lo stesso Lanzani che, quando padre Paul aveva coinvolto L.G. nel coro per assicurargli un piccolo guadagno visto che aveva problemi economici (era previsto un gettone di presenza di 20 euro), chiamò il sacerdote per dirgli che L.G. non doveva più partecipare: «Lo sai come sono quelli del Preseminario, per ora fai così», disse.

    Padre Pierre Paul ha detto che si sarebbe voluto recare alla Congregazione della Dottrina della Fede per denunciare, ma lo aveva frenato lo stesso L.G. dicendo di voler «mettere una pietra sopra» a tutta la storia. Il religioso, tuttavia, nel 2017 ha fatto una segnalazione alla Commissione per la Tutela dei minori: «L’ho fatto lo stesso perché penso che un sacerdote che sa qualcosa e non parla diventa complice».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2021/02/24/news/vaticano-parlano-tre-ex-chierichetti-il-preseminario-ambiente-malsano-continue-le-avance-e-le-battute-a-sfondo-sessuale-1.39949326

  • UDIENZA PROCESSO PRESEMINARIO 10 febbraio 2021

    UDIENZA PROCESSO PRESEMINARIO 10 febbraio 2021

    Cominciata alle 11.20 – Terminata alla 13.30

    Interrogatorio a don Gabriele Martinelli

    In estreme sostanza: ha negato ogni accusa affermando «parlando di abusi hanno colpito me ma volevano colpire soprattutto il Preseminario». Le accuse sono «frutto di divisioni della equipe educativa che poi si riflettevano anche sugli allievi». «Stavo sulle balle a molti per il mio carattere» e «perché cerco di fare ogni cosa il meglio che posso». Le divisioni riguardavano il rito della Messa (preconciliare e postconciliare) e l’idea, poi non andata in porto, di aprire il Preseminario anche agli universitari. I ragazzi si erano divisi in base alla vicinanza con i sacerdoti che sostenevano l’una o l’latra cosa. Martinelli sostiene di non aver sporto denuncia, contro chi lo accusava secondo lui ingiustamente, «perché dai superiori mi è stato chiesto di aspettare». Riferisce anche che gli è stato chiesto, sotto il vincolo di obbedienza, di vivere isolato e di «non rispondere ai giornalisti. Posso parlare solo con i miei genitori e con i miei superiori», cioè il vescovo e il suo vicario.

    Durante l’udienza, sono state citate le lettere inviate dalla presunta vittima L.G. con le accuse contro Martinelli, tra queste una lettera a Papa Francesco datata

    Prossime udienze dedicate ai teste

    24 FEB ore 9.30: verranno ascoltati (se confermeranno la disponibilità) Spinato, Borghetto, Flaminio Ottaviano, padre Pierpaul, Christian Gilles Donghi, Andrea Garzola.

    25 FEB ore 10 mons. Diego Coletti e mons. Oscar Cantone (diocesi di Como)

    Nelle successive udienze (17 marzo mattina e 18 marzo mattina) verrà sentita la parte lesa L. G.

    Il 18 marzo mattina previsto un sopralluogo nei locali del Preseminario.

    Presenti

    Gabriele Martinelli, imputato

    la sua legale Rita Claudia Baffoni

    l’avvocato dell’ex rettore Enrico Radice, Agnese Camilli Carissimi

    l’avvocato dell’Opera Don Folci, Emanuela Bellardini

    l’avvocato della presunta vittima, L.G., Dario Imparato

    Assente L.G., in questi giorni all’estero, e assente monsignor Radice


    A Martinelli, durante l’udienza presieduta dal presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone, sono stati riletti i due interrogatori resi al Promotore di Giustizia vaticano il 23 ottobre 2018 e al delegato per l’investigatio previa della diocesi di Como il 24 febbraio 2018. In entrambi, l’imputato ha negato qualsiasi accusa che gli è stata rivolta in questi anni dalla presunta vittima L.G. che ha inviato lettere, anonime e firmate, all’ex rettore Radice, al cardinale Angelo Comastri, al vescovo di Como Diego Coletti e anche a Papa Francesco il 9 giugno 2017.

    Martinelli negava anche le accuse ricevute da altri ragazzi ospiti del Preseminario. Anche oggi, nelle circa due ore di interrogatorio, ha rigettato gli addebito nei suoi confronti («Sono accuse infondate») e ha argomentato la sua difesa. Ha affermato che ogni accusa è frutto di gelosie nei suoi confronti, quindi un tentativo di bloccare la sua ordinazione sacerdotale; soprattutto, l’intera vicenda è il risultato di profonde divisioni interne tra superiori (da una parte, il rettore Radice e, dall’altra, il vice don Ambrogio Marinoni e l’assistente spirituale don Marco Granoli, morto l’anno scorso) che si riflettevano tra gli allievi che, nonostante la giovane età, erano arrivati a spaccarsi in due per questioni liturgiche, come la preferenza per la messa in rito tridentino e quella post conciliare.

    Più nel dettaglio, Martinelli ha raccontato la vita del seminario scandita da studio, servizio nella Basilica di San Pietro, momenti di gioco e di preghiera con la comunità del San Pio X, senza nessuna possibilità di uscire. Ha ricordato che la sera, intorno alle 22.30/ 23 i ragazzi dovevano trovarsi nelle loro stanze: un’ex camerata suddivisa in 7-8 stanze più piccole, collocate tutte su un unico corridoio e chiuse con porte in legno e la parte superiore in vetro. «Così don Enrico (Radice) vedeva ad esempio se c’era qualcuno che ancora stava al cellulare e diceva di andare a dormire». Le porte non venivano mai chiuse, non esistevano chiavi e il rettore entrava in ogni stanza a spegnere la luce.

    Per Martinelli – che ha condiviso per un anno la stanza con il suo accusatore L.G. e con un altro ragazzo oggi sacerdote – questo sistema impediva che si compissero abusi senza che nessuno se ne accorgesse. Come pure, ha assicurato che era impossibile avere rapporti sessuali (come affermato da L.G. in diverse lettere) nel piccolo bagno sotto l’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro. Oltre che per le dimensioni del bagno anche e soprattutto per il fatto che alle messe feriali, secondo un sistema di turnazione basato anche sull’età dei seminaristi, serviva un solo chierichetto. Nelle celebrazioni della domenica, invece, erano circa nove o dieci in base alle esigenze: «Tutti si sarebbero accorti se fosse successo qualcosa».

    Martinelli ha negato di essere il pupillo di Radice e ha detto pure di non aver avuto alcun ruolo di potere all’interno del San Pio X, seppur lo stesso Radice abbia dichiarato che il ragazzo svolgeva mansioni di tutoraggio con i più giovani. Il sacerdote ha affermato che lui ha solo seguito indicazioni dei suoi superiori, che collaborava con il rettore e con i cerimonieri pontifici per la scelta dei chierichetti che servivano alle messe e che ha sempre fatto «molto bene» tutto quello che gli veniva richiesto. Nessuna sopraffazione o abuso di potere, a suo dire: «Stavo sulle balle a molti, probabilmente anche per il mio carattere. Ognuno ha il suo».

    Nel corso dell’udienza sono stati letti diversi messaggi inviati su Messenger o WhatsApp tra L.G. e Martinelli, risalenti al periodo in cui entrambi avevano già lasciato il Preseminario. La presunta vittima accusava il sacerdote di avere una «perversione sessuale», di «essere interessato solo al pene delle persone», di avergli fatto sempre del male e di averlo messo in cattiva luce con gente, inclusi superiori, ai quali non aveva fatto niente.

    L.G. chiedeva di essere lasciato in pace e di non essere tempestato di telefonate. Martinelli si è difeso dicendo che il linguaggio, seppur volgare, era quello corrente tra ragazzi; poi ha spiegato che mai L.G. gli ha rivolto per iscritto o verbalmente le accuse contenute nelle lettere anonime inviate al cardinale Comastri, al rettore Radice e anche al Papa nel 2017. Anzi, a dimostrazione dei buoni rapporti, ha citato una serie di messaggi del 2012 con cui L.G. chiedeva aiuto a Martinelli per trovare una casa in affitto visto che si sarebbe iscritto all’Università La Sapienza.

    L’avvocato di L.G. ha parlato di tre sanzioni disciplinari notificate tra il 2017 e il 2018 dalla Diocesi di Como a Martinelli dopo l’esplosione dello scandalo, a seguito anche della trasmissione “Le Iene”. Queste notificazioni prevedevano che Martinelli vivesse in isolamento, senza rispondere al telefono se non ai genitori e al vescovo. Il sacerdote ha raccontato di essere stato mandato in un paesino della Val d’Aosta, in un monastero con tre monaci, a meno 17 gradi sotto zero. Il padre ha protestato e, dopo varie insistenze, ha incontrato il vescovo Cantoni che gli ha permesso di risiedere in una struttura con delle monache benedettine. Martinelli ha detto pure di aver voluto inizialmente intraprendere azioni legali, soprattutto contro la troupe delle “Iene” dalla quale si è sentito aggredito. Il vescovo gli avrebbe però suggerito che era meglio «non contattare nessuno», «aspettare» e «non avere colloqui coi giornalisti». Martinelli ha spiegato che quello del vescovo è stato solo un suggerimento: «Non mi ha impedito di denunciare, a me è stata insegnata l’obbedienza al vescovo che vedo come padre e punto di riferimento e ho obbedito. In quei momenti mi sentivo molto confuso».

    Martinelli ha insistito sul fatto che tutte le accuse sono un modo per screditare il Preseminario, nate in un passaggio cruciale che era il marzo 2013 quando è naufragato definitivamente il progetto, sostenuto da Marinoni e Granoli, di ampliare il Preseminario anche agli universitari. «Alla fine ci sono andato di mezzo io». «Una congiura nei suoi confronti?», gli ha chiesto il promotore di Giustizia Giampietro Milano, chiedendo il nesso tra queste divisioni interne e le accuse di abusi.

    Tutti i presenti erano in mascherina, sono stati rispettati i dispositivi di sicurezza.

    Manuela Tulli e Salvatore Cernuzio

  • Abusi in seminario, rischio processo per don Martinelli

    Abusi in seminario, rischio processo per don Martinelli

    (ANSA) – ROMA, 18 GEN – Rischio processo anche davanti al tribunale di Roma per don Gabriele Martinelli accusato di presunti abusi commessi al Preseminario San Pio X in territorio Vaticano. La Procura ha chiuso l’inchiesta, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, per episodi di violenza sessuale su un minore (un compagno di seminario di un anno più giovane) che sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nel procedimento è coinvolto anche monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, per concorso in violenza sessuale per non avere impedito gli atti illeciti e per non averli denunciati.
    I due sono già sotto processo per gli stessi fatti in Vaticano. L’autorità italiane hanno proceduto nei confronti di Martinelli in base al principio secondo cui quando un soggetto commette un reato all’estero, in questo caso la Santa Sede, e poi si rifugia in Italia può essere perseguito dalla magistratura italiana. Nei confronti dell’ex seminarista, oggi 28enne, è pendente anche un procedimento davanti al tribunale dei minori per episodi avvenuti quando Martinelli aveva meno di 18 anni. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/01/18/abusi-in-seminario-rischio-processo-per-don-martinelli_c92d287b-ba76-42b0-a617-f315a0799f1c.html

  • Abusi sui chierichetti del Papa, davanti ai giudici vaticani l’ex rettore nega tutto

    Abusi sui chierichetti del Papa, davanti ai giudici vaticani l’ex rettore nega tutto

    La vittima: “Non sono stato l’unico a subire abusi”. Il 4 febbraio la parola passerà all’atro imputato don Gabriele Martinelli

  • Vaticano: processo abusi,chiamato in giudizio il Preseminario

    Vaticano: processo abusi,chiamato in giudizio il Preseminario

    Pignatone accoglie istanza parte civile, processo si allarga

    27 Ottobre , 17:47
    (ANSA) – CITTA DEL VATICANO, 27 OTT – Il processo in Vaticano per i presunti abusi ai ‘chierichetti del Papa’ vede entrare in scena l’ente Preseminario San Pio X citato in giudizio dalla parte civile che si è oggi costituita nel corso della seconda udienza.

    Il presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Dario Imparato, legale di L.G., la vittima dei presunti abusi da parte di don Gabriele Martinenelli, imputato nel processo assieme a don Enrico Radice, all’epoca dei fatti rettore del Preseminario.

    La parte civile chiama dunque in causa il Preseminario e l’Opera don Folci, della diocesi di Como, dalla quale dipende lo stesso Preseminario di Palazzo San Carlo per “mancata vigilanza e grande negligenza nel controllo di questa istituzione”, ha detto l’avvocato Imparato che, poi, a margine del processo, rispondendo ai giornalisti, ha citato espressamente “don Angelo Magistrelli” come responsabile dell’istituzione citata in giudizio.

    L’avvocato, alla domanda del Presidente del Tribunale di quale fosse la persona giuridica che intendeva citare in giudizio, ha risposto: “Il Preseminario come ente, altrimenti la diocesi” di Como. Nella citazione tuttavia la diocesi non è citata ma solo i due enti (Preseminario e Opera don Folci).

    Pignatone ha accettato l’istanza, contro il parere negativo del Promotore di giustizia Roberto Zanotti (“non è tra le prerogative della parte civile”, ha detto), e l’opposizione della difesa sia di don Martinelli che di don Radice. In questo modo il procedimento dunque si allarga alla gestione dell’intera istituzione, almeno sotto il profilo della responsabilità civile, che forma i chierichetti che servono le celebrazioni a San Pietro.

    Ora la parte civile dovrà notificare l’istanza entro dieci giorni dalla prossima udienza fissata per il 19 novembre alle ore 14. I due avvocati della difesa potranno notificare la loro opposizione entro i tre giorni successivi. (ANSA).

  • Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    È durato pochi minuti la prima udienza nei confronti dei due parroci. Le accuse si riferiscono a episodi tra il 2007 e il 2012

    CITTÀ DEL VATICANO. Otto minuti. Dalle 9.37 alle 9.45. Tanto è durata la prima udienza di quello che è stato ribattezzato il «processo dei chierichetti del Papa», il procedimento giudiziario in Vaticano per accertare le accuse di abusi sessuali avvenute dal 2007 al 2012 nel Preseminario San Pio X. Un’altra brutta storia all’ombra del Cupolone, in cui gli abusi di potere si intrecciano alle violenze sessuali, avvenuta nel Palazzo San Carlo che Pio XII aprì nel 1956 per ospitare studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi del mondo desiderosi di intraprendere un cammino di discernimento verso il sacerdozio.

    Sul banco degli imputati della piccola Aula del Tribunale vaticano, presieduto dall’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ci sono don Gabriele Martinelli, 28 anni, e monsignor Enrico Radice, 71 anni, entrambi incardinati nella Diocesi di Como. Il primo, secondo le accuse formulate dal promotore di giustizia Gian Piero Milano, coadiuvato dai due aggiunti Alessandro Diddi e Gianluca Perone, è accusato di abusi sessuali su un giovane ospite del Preseminario, minorenne e quasi suo coetaneo all’epoca dei fatti; il secondo, allora rettore, è invece accusato di favoreggiamento.

    Martinelli, classe 1992, residente a Como, è arrivato per primo in Tribunale. In mascherina, polo nera e maglioncino sulle spalle, scrutava chiunque entrasse in Aula dopo il controllo col termoscanner. Solo in un momento ha alzato gli occhi, con una smorfia quasi di contrizione, mentre venivano elencati i capi d’accusa. «Abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre-Seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi»m ha letto il cancelliere, Martinelli «con violenze e minacce» ha costretto la vittima «a subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione», «in diversi tempi e luoghi nello Stato della Città del Vaticano». Tutto è iniziato quando Martinelli e la vittima erano minorenni: 14 e 13 anni. Ma gli abusi si sono perpetrati finché entrambi hanno raggiunto la maggiore età: 19 il primo, 18 il secondo.

    Radice, vestito da prete, con in mano tutto il tempo un ombrello, guardava invece sul soffitto. In un momento sembrava quasi che stesse pregando. Su di lui pesa l’accusa di aver insabbiato «atti omosessuali o di libidine» avvenuti nel Preseminario quando era rettore. «In tempi e luoghi diversi, in Italia e anche all’estero, ha aiutato Martinelli ad eludere le investigazioni», è stato letto in Tribunale.

    Radice è inoltre accusato di aver contraddetto le denunce della vittima presentate al vescovo di Como, Diego Coletti, in una lettera del 3 ottobre 2013 in cui parlava di «fumus persecutionis». L’anziano monsignore ha inoltre falsificato una lettera, firmandola a nome del vescovo Coletti su carta intestata della Diocesi, per annunciare che Martinelli sarebbe diventato presto sacerdote. Un modo per accelerare l’ordinazione del suo protetto che sembrava potesse saltare viste le voci accusatorie che circolavano sul suo conto. Non solo: nel 2018, durante un interrogatorio coi pm vaticani, il monsignore ha sostenuto «con certezza assoluta» di non essere a conoscenza dei misfatti avvenuti nel San Pio X. «Ha così intralciato le indagini».

    Il 29 luglio 2019 il promotore di giustizia del Tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per i due sacerdoti. Nonostante i fatti denunciati risalissero ad anni in cui la legge allora in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa, da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio – sottolineava allora la Sala Stampa vaticana – «è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento» di Papa Francesco del 29 luglio scorso «che ha rimosso la causa di improcedibilità».

    A difendere oggi i due imputati c’erano due avvocatesse: Rita Claudia Baffioni per Martinelli, Agnese Camilli Carissimi per Radice. Parlavano tra di loro a inizio udienza e, alla fine, prima di uscire, hanno raggiunto ognuna il proprio assistito. Hanno già depositato le ammissioni di prova, ma questa mattina non hanno presentato alcuna istanza. Pignatone ha chiesto all’avvocatessa di Radice di «decifrare meglio i temi di prova entro venerdì», perché: «Questo Tribunale vuole dare il maggiore spazio possibile alla difesa». «A causa di impegni di questo Tribunale per una causa già avanzata», ha detto ancora il presidente, ha rinviato l’udienza a martedì 27 ottobre, alle 14, «per lo scioglimento della riserva delle prove e l’interrogatorio degli imputati».

    A rivelare per primo la vicenda del Preseminario era stato il giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro “Peccato Originale”, riportando le confessioni di un ex alunno del San Pio X, il polacco Kamil Jarzembowski (oggi assente), che, entrato nel settembre del 2009, aveva denunciato nell’estate del 2014 alle autorità ecclesiastiche abusi su un compagno di stanza di cui era stato testimone oculare. Erano seguiti diversi servizi televisivi che rivelavano testimonianze di altri ex allievi su presunti atti sessuali compiuti nelle camere dell’Istituto, in particolare da soggetti che sui più giovani esercitavano un potere di intimidazione. Una testimonianza, in particolare, riferiva del fatto che un abusatore era poi diventato prete.

    «A seguito di notizie divulgate da organi di stampa», annunciava una nota vaticana, nel novembre 2017 erano state avviate le indagini. Pochi giorni dopo la diocesi di Como reagì alle prime notizie con un comunicato in cui precisava che «i presunti fatti denunciati a mezzo lettera nel 2013, in seguito agli accertamenti conclusi nel 2014 da parte di tutte le competenti sedi ecclesiastiche, erano stati ritenuti infondati e tutte le valutazioni sulla personalità del seminarista erano risultate positive. Tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo da parte delle persone a conoscenza della vicenda».

    Valutazione diversa da quella data dai magistrati vaticani.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2020/10/14/news/vaticano-abusi-e-violenze-ai-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-1.39415958

  • Vaticano, abusi notturni nel collegio dei chierichetti del Papa: fissato il processo

    Vaticano, abusi notturni nel collegio dei chierichetti del Papa: fissato il processo

    Città del Vaticano – Il processo potrebbe scoperchiare un altro verminaio in Vaticano. Il sospetto che vi siano stati abusi sessuali sui chierichetti del Papa, nel preseminario a due passi da Casa Santa Marta, ha portato i magistrati d’Oltretevere a fissare la prima udienza del processo. Servirà a verificare se i presunti abusi notturni nelle camere del collegio sono realmente avvenuti come sostiene un testimone, l’ex seminarista polacco, Kamil Jarzembowski.

    Oppure se, invece, si tratta di una accusa alimentata da un intreccio di amicizie morbose, gelosie e passioni omosessuali ma senza che, alla base, vi fossero costrizioni e violenze. Il racconto di Kamil (entrato in preseminario nel 2010) è stato ampiamente setacciato dai magistrati vaticani e ha portato al rinvio a giudizio di due sacerdoti, don Enrico Radice, all’epoca responsabile della struttura, accusato di favoreggiamento e di non avere vigilato sulla condotta di don Gabriele Martinelli, 30 anni.

    All’epoca dei fatti – quando Kamil entra nel pre-seminario, nel 2010 – don Gabriele era uno studente di venti anni, una specie di ‘capoclasse’. Un ragazzo che poi ha manifestato la vocazione fino ad essere ordinato sacerdote. Una personalità molto forte e complessa che, secondo Kamil, riusciva a piegare ai suoi voleri un suo compagno, di un anno inferiore, costringendolo alle presunte violenze.

    La versione di Kamil tuttavia, stando ad alcune sue lettere, sembrerebbe cambiare nel tempo perchè in una lettera arriva a descrivere così il rapporto tra don Martinelli e la vittima: «non lo facevano a causa di un amore perverso, ma di un desiderio sfrenato di saziare la loro libido ogni giorno», ipotizzando dunque un rapporto consensuale.

     La prima udienza processuale fissata al 14 ottobre resta un appuntamento cruciale. Al di là delle eventuali responsabilità penali che verranno accertate,  attorno al preseminario emerge uno spaccato umano poco edificante, visto che in parallelo, la vicenda, si intrecca con storie di  lettere anonime, veleni, calunnie, cordate gay di persone che in quel periodo gravitavano attorno a questa struttura e che comportarono anche il trasferimento di alcuni giovani sacerdoti, ritenuti gli autori di lettere anonime.

    Stavolta con questo processo il Vaticano anticipa di fatto l’inchiesta della Procura di Roma. Kamil, infatti, denunciò questa vicenda anche a Roma, nel 2017 benchè il fascicolo fu aperto solo nel 2019. Allo stato attuale ancora non sembra che vi siano all’orizzonte decisioni in merito ad un eventuale processo ache se in Italia don Gabriele Martinelli originario di Chiavenna (Sondrio) e incardinato nella diocesi di Como (dove ha sede l’Opera di don Folci proprietaria del preseminario) è indagato per violenza continuata e abuso di autorità.

    Nel frattempo il Vaticano ha anche commissariato l’Opera di don Folci, dalla quale dipende il preseminario, nominando un commissario incaricato di verificare persino il conto corrente allo Ior e tutte le proprietà dell’ente situate a Como, al fine di avere un panorama completo della gestione. Di pari passo si è evidenziato uno scontro di poteri interni tra la Diocesi di Como (dalla quale dipende l’Opera di Don Folci) e l’Opera di don Folci stessa, che dagli anni cinquanta, ha sempre goduto della totale autonomia nella gestione del preseminario e dei beni ad essa riferiti, frutto di lasciti e donazioni.

    Tra le accuse sollevate da Kamil anche quelle che si siano consumati abusi persino nella sacrestia di San Pietro. Tutto da verificare e da analizzare considerando che la sacrestia della basilica è un’area di continuo transito e sottoposta a controlli continui.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_abusi_pedofilia_chierichetti_como_papa_francesco_kamil_processo-5501280.html

  • Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Proprio l’altro ieri su LA VERITA’ a firma di Giorgio Gandola, quelle che lui stesso ha definito le papa-bufale, ovvero i proclami di papa Francesco, che hanno fatto migliaia di colonne sulla stampa di tutto il mondo e che oggi si rivelano come consuetudine autentiche bufale, contestate a gran voce dalle vittime di pedofilia  e dalle associazioni che in tutto il mondo le tutelano, che ancora una volta si vedono sfregiate dalla propaganda di papa Francesco.

    Qualche giorno fa il Vaticano ha convocato per il giorno 14 di ottobre Kamil Jarzembowski, uno dei chierichetti che accusano di molestie dentro al Vaticano, Gabriele Martinelli, che nel frattempo, malgrado le accuse, è pure diventato sacerdote.

    In realtà quello Vaticano è uno dei due procedimenti aperti, Kamil infatti, presenzierà in quel procedimento solo come persona informata dei fatti, il suo procedimento  quello vero si terrà nell’altro tribunale, a Roma dove è difeso da uno degli avvocati della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri.

    Ma tornando al processo farsa, quello che appunto si terrà in Vaticano, come scrissi tempo fa in un mio articolo, ci sono parecchie cose che non tornano al punto tale da etichettarlo come una delle tante bufale vendute dalla Santa Sede.

    A dare il via all’indagine vaticana insabbiata ben tre volte, fu proprio il nostro assistito Kamil Jarzembowski, e a dare il via all’attuale processo farsa in Vaticano, fu solo il fatto che la vicenda uscita prima sul libro di Gianluigi Nuzzi, poi a LE IENE, ebbe così tanto clamore che la Santa sede qualcosa ha per forza dovuto fare.

    Ed qui l’eccezione che conferma la regola della malafede vaticana, infatti, dall’istruttoria portata avanti da Andrea Stabellini, Vicario Gidiziale (che nel nostro ordinamento equivale al pubblico ministero) già in precedenza vi erano le basi perché don Gabriele Martinelli fosse giudicato dal tribunale ecclesiastico.

    Da quanto emerse poi dal servizio de LE IENE, furono proprio il cardinale Angelo Comastri (arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di papa Francesco) e l’allora vescovo (oggi in pensione) Diego Coletti a bloccare il il Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    Ed è proprio qui l’anomalia che rende una farsa l’attuale processo in Vaticano infatti, al di la di don Gabriele Martinelli (accusato di molestie ma tuttavia consacrato sacerdote), vediamo citato in giudizio in questo procedimento solo colui che all’epoca era il rettore del preseminario in Vaticano dove Kamil e gli altri due chierichetti furono abusati.

    Rettore che aveva come diretti superiori Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento che però, come per magia spariscono da questo procedimento.

    Francesco Zanardi