Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Quanti sono i preti pedofili di cui la Chiesa si deve occupare? In che modo se ne occupa e che fine fanno? La risposta ha dell’incredibile e arriva addirittura da uno dei massimi esperti di abusi clericali, Jordi Bertomeu, molto amico di papa Prevost. Bertomeu, come ci racconta Giorgio Meletti in questo dettagliato articolo che vi invito a leggere con attenzione, spiega che il papa può concedere “la grazia della dispensa dallo stato clericale” ai preti accusati di abusi sessuali: in questo modo si eviterà il processo canonico e il reato scomparirà come non fosse mai stato commesso. Le vittime? Che importa, tanto non hanno il diritto di avere informazioni sull’esito delle loro denunce e se il papa vuole concedere la dispensa al colpevole per estinguere la colpa, la sua decisione è comunque insindacabile. Se pensate che questo “tana libera tutti” sia un escamotage usato raramente, vi sbagliate. I dati li fornisce lo stesso Bertomeu: soltanto negli ultimi nove anni, infatti, ogni tre giorni è stato graziato un prete pedofilo. Alla faccia della tolleranza zero.

    Se volete incontrarci di persona, saremo al Dig Festival di Modena, il festival internazionale di giornalismo d’inchiesta, venerdì 25 settembre. Parleremo di abusi nella chiesa e con noi ci saranno Paolo Mondani, Stefano Feltri, Ludovica Eugenio e don Roberto Maier.

    La premessa è d’obbligo, per definire subito l’argomento che qui si tratta. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che nei nove anni 2012-2020, composti per l’esattezza di 3.288 giorni, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha aperto, per ogni giorno che Dio ha mandato in terra (absit iniuria verbis) due processi ecclesiastici penali per reati sessuali commessi da sacerdoti su vittime minorenni. Due al giorno. Nello stesso periodo il papa, strettamente inteso come persona fisica (il signor Joseph Ratzinger per il 2012 e il signor Jorge Mario Bergoglio per gli otto anni seguenti), ha concesso all’imputato una dispensatio ab oneribus (una sorta di “grazia” che estingue il processo) ogni tre giorni. Ogni tre giorni un prete pedofilo è stato graziato. Uno ogni tre giorni.

    Ecco perché non è solo lecito ma doveroso tenere sempre presente che la Chiesa cattolica è ossessionata dagli abusi sessuali che essa stessa commette. Un dramma che domina la sua vita ogni giorno, ogni pensiero in ogni momento, nonostante gli sforzi delle gerarchie ecclesiastiche di mostrarsi spensieratamente dedite ad altro. Anche se è vero che con Leone XIV ogni sforzo di dissimulazione sta diventando vano: il papa di Chicago ci sta abituando a storie veramente assurde.

    L’incredibile corto circuito sul caso Rupnik (sabato 12 settembre solenne inaugurazione con benedizione papale dei mosaici di Aparecida in Brasile, sabato 26 settembre visita a Lourdes con i mosaici dell’abusatore seriale coperti in accordo con il papa) impallidisce di fronte alla incredibile rivelazione di un avvocato di Madrid, Javier Tebas, su come Leone XIV ha potuto salvare il suo amico Eleuterio Vásquez Gonzáles, detto padre Lute, da gravissime accuse di pedofilia.

    Vista la complessità della vicenda, è bene partire dall’inizio, cioè dall’8 maggio 2025, giorno in cui Robert Prevost viene eletto papa. Subito dopo la fumata bianca cominciano a circolare notizie sul caso delle tre sorelle Quispe che, a Chiclayo (in Perù), nel 2020 erano andate dall’allora vescovo Prevost a denunciare gli abusi sessuali subiti quando erano bambine, a partire da nove anni di età, da padre Lute. Prevost è accusato di non aver fatto niente, in sostanza di averlo coperto.

    VISITA A CASA DEL PAPA

    In difesa di Prevost scende in campo immediatamente Jordi Bertomeu, catalano, funzionario della sezione disciplinare del Dicastero per la dottrina della fede (Ddf). Vanity Fair España, a ottobre del 2021, lo descrive come uno «uno degli uomini chiave della cerchia di Francesco, probabilmente uno di quelli di cui il papa si fida di più in Vaticano, una specie di 007 incaricato dal pontefice di indagare i casi più intricati di abusi sui minori di sacerdoti e vescovi». Jordi “007” Bertomeu è anche talmente amico di Prevost che il 9 maggio mattina è uno dei primi ad andare a parlare con il papa appena eletto nel suo appartamento al palazzo del Sant’Uffizio. Bertomeu diventa amico di Prevost proprio in Perù, insieme combattono il Sodalitium Christianae Vitae, movimento apostolico fondato dal laico Luis Figari e sciolto da Francesco all’inizio del 2025 per abusi sessuali e violazione di quasi tutti comandamenti. Per Bertomeu le accuse di copertura di padre Lute sono montature degli uomini del Sodalizio che vogliono vendicarsi di Prevost.

    Quella mattina al palazzo del Sant’Uffizio hanno parlato della seccante grana di padre Lute? Ovviamente non lo sappiamo ma è un fatto che Bertomeu esce da casa di Prevost e si precipita a rilasciare due interviste radiofoniche molto simili a due emittenti catalane, Radio Estel e Rac1. Dice a Radio Estel: «Penso che nessuno possa dirlo con la cognizione di causa con cui posso dirlo io. Dal 2012 seguo i casi di abuso in America Latina, in particolare quelli del Perù e, nello specifico, i due casi di Chiclayo che vengono maggiormente agitati in questo momento. Non so più in quale lingua dirlo: ora lo sto dicendo in catalano e in questi giorni l’ho detto in diverse altre lingue. È falso. Categoricamente falso. Prevost non ha mai coperto alcun caso».

    La vicenda delle tre sorelle Quispe è molto controversa. La maggiore delle tre sorelle, Ana Maria, non ha mai rinunciato alle sue accuse a Prevost, ma il papa e i suoi amici pensano che sia strumentalizzata dal Sodalizio. Esattamente un anno fa, nella biografia autorizzata di Prevost, Ciudadano del mundo, uscita il 14 settembre 2025 in occasione del suo settantesimo compleanno, l’autrice Elise Ann Allen dedica ben 25 pagine alle accuse di Ana Maria Quispe, e così conclude: «Contrariamente a quanto affermano altre testimonianze citate in questo libro, Ana María sostiene che, sebbene la diocesi [cioè Prevost, ndr] abbia aperto il caso, non ha svolto un’indagine, con la scusa che “nella Chiesa non esiste un modo per indagare”. Tuttavia, come ha confermato il Vaticano, a Roma esiste effettivamente un fascicolo, il che dimostrerebbe che un’indagine è stata condotta. Quispe insiste sul fatto che in tale dossier esista soltanto “un foglio”, il che significherebbe, secondo lei, che non c’è stata un’indagine adeguata». Insomma, Allen non può dare della bugiarda a Quispe e, pur alludendo a ipotetiche strumentalizzazioni, lascia al lettore qualche dubbio su Prevost: «Alla fine, ciò che risulta chiaro è che non si tratta di un caso di abuso come tanti altri, ma di uno in cui uno sforzo genuino per aiutare le vittime si è scontrato con molti interessi particolari, personali e istituzionali, con l’elezione del papa Leone XIV e, in mezzo a tutto ciò, tre donne rimasero disorientate, sentendosi usate».

    LA GRAZIA PAPALE A PADRE LUTE

    Siccome al clero piace “farlo strano”, dopo la tempesta di veleni che ha accompagnato la sua elezione Robert Prevost non ha risparmiato al suo pubblico un nuovo colpo di scena. A novembre 2025 ha concesso a padre Lute la dispensatio ab oneribus, o “grazia della dispensa dallo stato clericale”, una genialata alla quale anche i più raffinati teologi faticano a dare un senso. Funziona così: se un prete è sotto processo per violenza sessuale su minori davanti al tribunale del Ddf, può chiedere al papa di essere (anche provvisoriamente) spretato. In questo modo il processo finisce come se l’imputato fosse morto, infatti dove non c’è più prete non c’è più processo ecclesiastico. Alle sorelle Quispe la notizia che Lute aveva chiesto la “grazia” è stata data per le vie brevi due giorni dopo la morte di Bergoglio, tanto che hanno rivolto un ingenuo appello al nuovo papa perché non concedesse la cosiddetta “grazia” che avrebbe negato il loro diritto alla giustizia. Prevost, sicuramente dopo ampio discernimento, se n’è semplicemente fregato delle tre bambine violentate e ha graziato il suo vecchio amico padre Lute. Alle sorelle Quispe la notizia è arrivata su un foglietto (un po’ gualcito, dicono) perché Prevost da cinque anni si rifiuta di incontrarle: di norma questo papa incontra le vittime di abusi solo se selezionate tra le più mansuete e più pastorizzate dai pastori locali. Le sorelle Quispe non sono state ancora pastorizzate.

    [Si noti che nella concezione del diritto italiano la grazia segue per definizione una condanna, mentre nella concezione della Chiesa la grazia papale cancella tutto: colpe, peccati, documenti, processi, pene, risarcimenti e vittime, che non hanno neppure diritto di vedere gli atti. In termini giuridici è il punto in cui la figura del papa e quella del marchese del Grillo coincidono].

    Eccoci dunque alla eclatante novità impacchettata per il settantunesimo compleanno del papa da Javier Tebas, l’avvocato di Madrid che rappresenta le sorelle Quispe.

    Tebas ha scritto su Infovaticana – un sito spagnolo che i buoni cristiani che circondano Prevost diffamano quotidianamente come «diffusore di bufale, sciocchezze e fake news» perché ce l’ha con il papa, che magari è vero, ma i fatti restano – che proprio Bertomeu nel 2021 ha scritto su Ius Canonicum, rivista di diritto canonico dell’Università di Navarra, un saggio dedicato alla prassi della dispensa dagli obblighi clericali (si può leggere qui).

    Bertomeu in questo saggio mostra che, nel complesso sistema di pensiero della Chiesa, la dispensa dagli obblighi clericali serve esattamente per cancellare i processi per abusi sessuali senza lasciare alcuna traccia negli archivi del Ddf. Affronta il tema dando per inteso che gli abusi sessuali dei preti sui minori sono un fenomeno talmente diffuso da dover essere gestito con la statistica («il 70 per cento dei minori abusati è costituito da adolescenti maschi e il 20 per cento da adolescenti femmine») e da travolgere le strutture della Chiesa: «L’impossibilità — e non la semplice difficoltà — per molti Ordinari di celebrare un processo penale giudiziale ai sensi del canone 1721, a causa della mancanza di risorse umane e tecniche, era una circostanza molto più diffusa di quanto alcuni membri della Curia o studiosi avrebbero mai voluto riconoscere». Avvertenza: si parla degli abusi denunciati che sfociano in un’apertura di processo ecclesiastico, che sono solo una piccola parte dei casi reali. Appare plausibile ipotizzare, sulla base dei dati di Bertomeu, che ogni giorno vengano abusati da preti cattolici da cinque a dieci minori. Ogni giorno.

    IL POTERE ASSOLUTO DEL PAPA

    Secondo Bertomeu, anche se il trucco di spretare l’abusatore per cancellare i processi non ha nessuna base legale, può ugualmente «essere considerato una prassi avente valore normativo, in virtù della specifica approvazione del Romano Pontefice per ogni dispensa concessa». Dietro questa frase c’è una realtà terrificante: nonostante la proliferazione di leggi, costituzioni, codici e canoni di ogni tipo, l’unica legge davvero vigente nella Chiesa è che il potere del papa è assoluto e illimitato. E quindi questa prassi, ammette Bertomeu, «non solo evita di giungere a una dichiarazione autorevole sulla colpevolezza o meno del reo, ma comporta inevitabilmente che la presunta vittima non possa vedere riparato il male causato dal suo aggressore». Ma si fa così perché lo vuole il papa: «prassi avente valore normativo» significa che una cosa illegale diventa legale se piace al papa.

    Qui c’è il passaggio più agghiacciante. Bertomeu spiega che le vittime devono farsene una ragione: il loro diritto ad avere giustizia e riparazione non è l’unico di cui la Chiesa deve preoccuparsi. Val la pena di leggere le sue parole esatte: «I fedeli possono responsabilmente rinunciare a far valere un diritto personale qualora, nel caso concreto, salvaguardino in tal modo la comunione ecclesiale, poiché questa, per opera dello Spirito, possiede un carattere organico analogo a quello di un corpo vivo e operante. Di fronte alla possibilità che un chierico richieda la dispensatio ab oneribus, deve prevalere il diritto della presunta vittima a ottenere il riconoscimento della colpevolezza dell’imputato (cfr. can. 1341) e, di conseguenza, a che non gli sia concessa la dispensa, ma venga invece portato a conclusione il processo in corso? Oppure deve prevalere il diritto della comunità ecclesiale ad allontanare dal ministero pastorale un ordinato che, nel corso delle indagini preliminari o del processo penale, si sia implicitamente riconosciuto inidoneo a dispensare i misteri di Dio al servizio del popolo di Dio?».

    Chi non ha una laurea in teologia non dispone degli strumenti culturali per comprendere perché la Chiesa venga protetta dallo spretamento dei preti pedofili prima del processo e non anche dopo, ma rimane il fatto che grazie al “lodo Bertomeu” i preti pedofili la fanno franca e le vittime vengono mandate al diavolo senza pietà in nome del bene della Chiesa che, come tutti i buoni cristiani sanno, è più importante dei diritti di un bambino violentato a otto anni.

    Non sorprende dunque che l’avvocato Tebas – di fronte a queste oscene argomentazioni del sedicente 007 anti-pedofili – reagisca con tono inferocito: le tre sorelle Quispe sono state abusate rispettivamente all’età di nove, undici e tredici anni da padre Lute e Leone XIV ha deciso di sottrarlo al processo ecclesiastico, e senza dare nessuna spiegazione a queste tre donne e ai loro genitori che le avevano affidate alla Chiesa.

    I numeri della vergogna li fornisce lo stesso Bertomeu. Il funzionario del Ddf sa tutto e sciorina in un saggio accademico dati che, se li chiede un giornalista alla sala stampa vaticana, risultano coperti dal segreto più impenetrabile. In ogni caso Tebas, leggendo Ius Canonicum, ha trovato i dati: tra il 2012 e il 2020 sono stati aperti 6.236 fascicoli al Ddf, e 1.058 si sono conclusi con la concessione di una “dispensatio ab oneribus”, il 17 per cento del totale dei casi, con una media annua di 117. Colpisce l’accelerazione, che si consuma durante il ponificato di Bergoglio: le dispense sono passate da 79 nel 2012 (ultimo anno di Ratzinger) a 179 nel 2020, più del doppio in otto anni. «Tradotto: più di mille casi di abusi su minori giunti al tribunale supremo della Chiesa si sono chiusi senza che nessuno stabilisse cosa è accaduto, e il ritmo aumenta», spiega Tebas.

    LE BUGIE DI PAPA FRANCESCO

    Il 22 settembre 2017 papa Francesco proclamò solennemente, a favore di telecamere, la “tolleranza zero” per i preti pedofili. Ecco le sue parole testuali: «Mai la grazia a preti e religiosi condannati per pedofilia! Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro». Chiarissimo! Ne ha firmate solo 979 negli anni dal 2013 al 2020, stando ai dati ufficialmente forniti dal suo 007 anti-pedofili. Forse voleva dire: «Mai ne firmerò più di due alla settimana», perché è questo il severo limite a cui si è rigorosamente attenuto. Se parlassimo di un politico lo definiremmo un bugiardo e un impostore. Trattandosi del papa, ci penseranno i credenti.

    Accusa Tebas: «Dietro quei mille fascicoli ci sono, come minimo, mille persone che hanno denunciato e non hanno ricevuto risposta. È probabile che siano più di una per fascicolo. Migliaia di uomini e donne, in ogni caso, ai quali lo stesso sistema che li ha incoraggiati a denunciare ha poi negato la verità e la riparazione». Ma quanti processi sono stati vaporizzati dalla dispensa papale dopo il 2020? Quanti pedofili sono stati graziati da Bergoglio e da Prevost? Segreto pontificio, almeno fino a quando Bertomeu non scriverà un nuovo saggio accademico con i dati aggiornati. L’unica notizia pubblica è che Leone XIV ha graziato padre Lute, il parroco di Chiclayo che lui stesso avrebbe dovuto mettere sotto accusa.

    Ed è qui che il diavolo (che, come assicurava Bergoglio, esiste) ci mette la coda. Esce un libro apologetico su Prevost e i suoi anni in Perù, El pastor y los lobos di Santiago Roncagliolo che, forse per distrazione, lascia cadere un paio di notizie interessanti sui rapporti tra Prevost e padre Lute. È ancora Infovaticana a notare la cosa: «Nel raccontare il rapporto tra il vescovo Prevost e padre Lute – all’epoca il sacerdote più popolare della diocesi, promotore della devozione del Niño del Milagro de Eten – Roncagliolo scrive: “Combattere insieme unì molto il vescovo e il padre. Padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva. E il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi. Lute offrì cinquemila testimonianze di persone guarite, aiutate o salvate dal Niño del Milagro. Ne ottenne ventimila, che Prevost portò a papa Francesco nel 2019. Allo stesso tempo, Prevost contava sulla popolarità di Lute per evangelizzare e creare vocazioni sacerdotali. Come papa, si sarebbe portato in Santa Sede, come segretario privato, un discepolo di Lute, Edgard Rimaycuna”. Il passo è doppiamente rilevante – commenta Infovaticana – primo, perché documenta un rapporto di stretta fiducia e collaborazione tra Prevost e Lute – “padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva”, “il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi” – negli anni immediatamente precedenti alle denunce delle vittime contro il sacerdote presentate allo stesso Prevost nell’aprile 2022. Secondo, perché colloca in quell’orbita, come discepolo dell’accusato, la persona che oggi condivide il quotidiano del Pontefice: il suo primo segretario personale».

    IL PAPA PERDONA SOLO SE HA PAURA?

    A questa notizia ha reagito il giornalista peruviano Pedro Salinas, amico e apologeta di Prevost, a cui è grato perché lo ha difeso dalle aggressioni del Sodalizio quando denunciava con i suoi articoli le malefatte di Figari e soci. Salinas accusa Infovaticana di vigliaccheria perché «sempre in modo sottile spara contro Papa Leone XIV, ma mai frontalmente, punta sempre a gente del suo entourage». Poi rispolvera un antico cavallo di battaglia, sempre più simile a un autogol: come si può accusare Prevost di proteggere un pedofilo se da vescovo è andato così coraggiosamente all’attacco del potente Sodalizio? Dice Salinas: «Cosa stanno suggerendo? Che Papa Robert Prevost non ha indagato su un caso di un pretino abusatore a Chiclayo e invece ha agito contro il potente Sodalizio? Cioè, ha avuto più paura di Lute che del Sodalizio?».

    Questo bizzarro modo di ragionare esclude che il papa possa essere severo con qualcuno e clemente con qualcun altro quando c’è la storia di Bergoglio a dimostrare la capacità di un buon papa di proteggere gli amici e colpire ferocemente, senza traccia alcuna di pietà cristiana, i nemici.

    Ancora più bizzarra è l’idea che un uomo di Chiesa possa essere debole o clemente solo per paura. Bene, seguendo il filo di un ragionamento chiaramente costruito per tenere lo scheletrone di Prevost chiuso dentro l’armadio, dovremmo dunque immaginare che Bergoglio abbia protetto in ogni modo l’abusatore seriale Marko Rupnik (cosa ormai dimostrata) perché ne aveva paura? Interessante ipotesi adombrata da uno dei massimi esperti mondiali di abusi sessuali dei preti. Autorevolmente amico di Leone XIV.

    (Foto: Robert F. Prevost al Concistoro del 30 settembre 2023)

    https://federicatourn.substack.com/p/lo-007-del-papa-racconta-per-sbaglio

  • Leone XIV in Spagna, cronaca di un disastro

    Leone XIV in Spagna, cronaca di un disastro

    Prevost è finito contro un muro in Spagna come Bergoglio un anno e mezzo fa in Belgio. Allora un altro Filippo, il re del Belgio, fu molto duro con il Papa. Con Leone XIV non è cambiato niente: migliaia di preti pedofili che hanno distrutto migliaia di vite e intorno a loro, fraternamente protettivi, 400 mila sacerdoti cattolici nel mondo che li difendono con il loro compunto e compatto coro muto del negare o parlar d’altro.

    Giorgio Meletti con Federica Tourn

    Come un altro grande americano, Buster Keaton, Papa Leone XIV sembra nascondere dietro un volto perennemente inespressivo il suo genio comico. Non c’è altra possibile spiegazione per l’incredibile frase che ha pronunciato sabato 6 giugno 2026 sul volo papale per Madrid che ha segnato l’inizio del viaggio apostolico in Spagna.

    Incalzato (come nessun giornalista italiano ha mai osato fare) sul tema degli abusi sessuali dei preti cattolici dal vaticanista del País Inigo Domìnguez, che gli ha ricordato quante vittime spagnole di violenza sessuale avrebbero voluto incontrarlo, Robert Prevost se n’è uscito con questa risposta: “Come è stato annunciato incontrerò alcune vittime, purtroppo mi è impossibile ricevere tutte quelle che lo chiedono”.

    Anni di duro lavoro di papi, cardinali e vescovi – tesi a nascondere o minimizzare il fatto che l’abuso sessuale sui ragazzini e sulle ragazzine a loro affidati è una delle attività principali di alcuni sacerdoti – sono stati vanificati da tre secondi di folgorante verità pontificia.

    Il disastro spagnolo

    El País è il più importante quotidiano spagnolo. Da otto anni conduce una serrata inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa e ha accumulato uno spaventoso archivio con fatti, date, nomi di vittime e carnefici e soprattutto una accurata documentazione del certosino lavoro con cui da anni i vescovi spagnoli cercano di occultare i crimini dei loro sacerdoti.

    E in questi giorni ha documentato come per Leone XIV il viaggio in Spagna sia stato un disastro, proprio per colpa degli abusi sessuali.

    Papa Francesco è stato un affidabile complice dei confratelli spagnoli: in dodici anni di pontificato non ha mai speso una parola sul problema.

    Il Papa argentino aveva una sua particolare abilità nella comunicazione: alternava le sparate alzo zero contro i preti pedofili in generale ai silenzi (talvolta anche spudorate menzogne) su casi specifici, soprattutto se riguardanti suoi amici, come per esempio l’abusatore seriale Marko Rupnik o il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che resta tuttora al suo posto, intoccabile, benché imputato in un processo per falsa testimonianza commessa, secondo l’accusa, per proteggere il suo parroco Giuseppe Rugolo, condannato in Cassazione per violenza sessuale su ragazzi a lui affidati eppure ancora presente nelle liste dei sacerdoti a cui la Cei paga regolarmente lo stipendio.

    Fatto sta che Jorge Bergoglio, grazie alla formula vacua della “tolleranza zero”, ha lasciato dietro di sé la convinzione diffusa di essere stato un inflessibile giustiziere.

    Robert Prevost è invece un pessimo comunicatore e i vaticanisti italiani sono costretti ad acrobazie logiche a volte addirittura umilianti per sostenere il contrario.

    La Spagna lo aspettava al varco per parlare di abusi sessuali e lui ha arringato il parlamento su eutanasia e aborto. Credendo che un Papa che tuona contro l’aborto faccia ancora paura a qualcuno, Il Foglio ha scritto che El País, dedicando il suo titolo d’apertura al tema della pedofilia, “ha parlato d’altro”, come se davvero la questione critica fosse l’aborto.

    Ma qual era il tema di questa visita chiunque può capirlo, basta che non legga i giornali italiani. I quali credono di avere ancora il potere di tenere nascoste le cose, mentre i loro lettori a decine di migliaia al mese li abbandonano perché sanno le lingue e vanno su internet, dove apprendono che cosa accade nel mondo.

    Solo così hanno potuto sapere che nell’ultimo viaggio apostolico di Francesco, nel cattolicissimo Belgio a settembre del 2024, la rituale intemerata contro l’aborto finì con il nunzio apostolico convocato dal governo belga per trasmettere al Papa l’intimazione di non permettersi mai più di parlare male delle leggi belghe sull’aborto e di chiamare sicari i medici belgi che praticavano gli aborti e le loro pazienti.

    Ma la cosa più imbarazzante fu la vera e propria umiliazione subita da Bergoglio stesso.

    Il Papa raccontò di aver incontrato delle vittime di abusi come se si fosse trattato di un abbraccio fraterno e solidale, ma la sera stessa il telegiornale belga principale intervistò le stesse persone, ed erano inferocite, dissero che Bergoglio li aveva presi in giro rifiutando ogni assunzione di responsabilità della Chiesa per le imprese erotiche dei suoi sacerdoti sui bambini belgi.

    Uno di loro, Jean-Marc Turine, addirittura ha fatto il verso a Bergoglio, ritraendolo (in prima serata) come un imbroglione nemmeno tanto lucido. Intanto il premier belga Alexander De Croo diceva al Papa, a brutto muso, “le parole non bastano più, vogliamo fatti concreti, le vittime hanno bisogno di essere ascoltate e hanno diritto alla verità, non possiamo più accettare gli insabbiamenti e le coperture [dei preti pedofili]”.

    Immaginate un capo di governo italiano o il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che solo immagina di parlare così al Papa. Eppure il dramma dei preti pedofili in Italia non è meno grave che in Belgio o in Spagna.

    Bene, in Spagna non il premier Pedro Sánchez, che sarà un mangiapreti o addirittura un laicista, come si ama dire, ma il mite e cattolicissimo re Felipe ha detto al Papa, in estrema sintesi, che la cattolicissima Spagna ne ha le scatole piene.

    I fatti

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    Ecco che cosa è esattamente accaduto in Spagna.

    Il 5 giugno, il giorno prima della partenza di Leone XIV per la Spagna, El País scrive che, indagando su 1.622 (milleseicentoventidue) casi di abuso sessuale emersi finora in Spagna, ha scoperto che “negli ultimi decenni 94 alti prelati della Chiesa hanno insabbiato denunce, protetto il clero o messo a tacere le vittime. Di questi, 7 sono cardinali, 61 vescovi e 26 superiori di ordini religiosi”.

    Gli abusi coinvolgono 70 diocesi e 141 ordini religiosi. I sette cardinali sotto accusa sono: Vicente Enrique y Tarancón, Antonio María Rouco, Narcís Jubany, Ricard Maria Carles, Lluís Martínez i Sistach, Carlos Osoro e Juan José Omella.

    El País racconta che in Vaticano stanno addirittura beatificando “José María García Lahiguera, arcivescovo di Valencia negli anni Settanta, implicato nell’insabbiamento di uno dei più gravi casi di pedofilia nella Chiesa spagnola, tenuto nascosto durante il regime franchista: quello di padre José Prat, che nel 1971 violentò e uccise un bambino di nove anni, colpendolo 47 volte a Puerto de Sagunto. Il sacerdote fu condannato a 17 anni di carcere, che non scontò, e questo arcivescovo lo trasferì a Lleida, dove prestò servizio come vicario”.

    Il benvenuto del País al Papa è, per così dire, impreziosito da una notizia che, il 4 giugno, due giorni prima dell’arrivo di Prevost a Madrid, gli fa capire che aria troverà in Spagna.

    Negli anni Novanta una bambina è stata abusata sessualmente dai 6 ai 12 anni da padre Álvaro Martín Fuente, sacerdote agostiniano della scuola Buen Consejo di Madrid. Lei lo ha denunciato alla polizia nel 2010, appena compiuti 18 anni, e in quel momento il Priore generale degli agostiniani era Robert Prevost.

    Fuente fu anche arrestato ma la prescrizione lo salvò. Per sedici anni gli agostiniani, che sapevano tutto, hanno coperto il sacerdote pedofilo, che ha potuto anche fare il direttore della scuola. Lo hanno allontanato solo due mesi fa, dopo l’ennesima denuncia della ragazza oggi poco più che trentenne.

    Una fonte degli agostiniani ha detto al País che Prevost non fu mai informato di niente perché non era stata avviata ufficialmente un’inchiesta interna, “per negligenza”, ammette la stessa fonte, spiegando che “in quegli anni non esistevano i protocolli”.

    Notate bene, stiamo parlando del 2010, non del 1810: un sacerdote violenta una bambina di sei anni e i suoi confratelli agostiniani fischiettano perché non hanno i protocolli. Viene arrestato con l’accusa di aver violentato una bambina di sei anni e il Priore generale degli agostiniani, che sono meno di tremila in tutto il mondo, non lo viene neppure a sapere.

    Essendo gli agostiniani nel mondo meno degli abitanti di una media parrocchia italiana, come fa il Priore generale a non venire mai a sapere niente? Eppure Prevost è talmente rinomato per il suo acume che alla fine lo eleggono Papa.

    Parlare d’altro

    La Chiesa cattolica funziona così, stando ai racconti della gerarchia ecclesiastica. Secondo El País, gli agostiniani hanno solo in Spagna 30 sacerdoti accusati e 77 vittime, ma ne ammettono rispettivamente 20 e 34.

    Quindi – per loro stessa ammissione – gli agostiniani colpevoli di violenza sessuale su minori sono in Spagna poco meno del 10 per cento del totale. Ma non risulta che Prevost ne abbia parlato durante l’incontro a Madrid con 220 agostiniani iberici.

    Lo stile dell’uomo d’altra parte è questo. E dunque Leone XIV parte per la Spagna con l’idea di fare come Bergoglio, cioè niente. E di parlare come se niente fosse di guerra e pace, intelligenza artificiale, aborto ed eutanasia oltre che di quanta cattiveria c’è nel mondo (argomenti sui quali la sua capacità di incidere risulta trascurabile).

    Le vittime degli abusi sessuali dei preti si infuriano. Giudicano una provocazione, per esempio, la decisione di andare in visita mercoledì 10 giugno all’abbazia di Montserrat, vicino a Barcellona.

    Gli ultimi tre abati del monastero prima dell’attuale hanno insabbiato gli abusi per decenni. Le giovani vittime sono almeno 15, solo per una di loro risulta accordato un risarcimento, eppure l’abbazia stessa già nel 2019 si è scusata pubblicamente, ammettendo lo scempio che è avvenuto al suo interno per decenni.

    Ovviamente l’attuale abate Manel Gasch Hurios non ha detto una parola nel suo discorso di benvenuto al Papa, il quale educatamente si è ben guardato dallo sfiorare il fastidioso argomento.

    Leone XIV, anche per non irritare la suscettibilità dei vescovi spagnoli, che sulla piaga degli abusi sono irriducibili, è partito da Roma deciso a non fiatare sull’argomento abusi e a ignorare le associazioni delle vittime che chiedevano di incontrarlo.

    Ma quando ha capito che l’onda della protesta stava diventando oceanica ha incaricato il portavoce Matteo Bruni, alle nove di sera del 5 giugno (undici ore prima del decollo dell’aereo papale per Madrid), di fare una dichiarazione meritevole di essere letta integralmente:

    “In merito ad alcune notizie di stampa, posso confermare che durante il prossimo viaggio apostolico, il Santo Padre incontrerà alcune vittime di abusi da parte del clero in Spagna. L’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola. Ulteriori informazioni saranno fornite dopo l’incontro, nel rispetto delle vittime, dei loro desideri e della loro privacy”.

    Che significa “l’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola”? Una presa di distanze? Certo è che la Chiesa spagnola, un sistema dominato dai 94 prelati accusati di aver insabbiato i casi di abuso sessuale, farà poi sapere di aver scelto, a sua discrezione, sei vittime che si sono incontrate con il Papa ma che nessuno ha visto e nessuno sa chi sono. C’è la privacy.

    Quello che si sarebbero detti con il Papa lo ha fatto sapere la Santa Sede con una formula che suona beffarda: “Il Papa ha ascoltato con affetto e attenzione, assicurando loro la sua vicinanza e quella dell’intera comunità ecclesiale”.

    L’inviato di Vatican News, cioè l’inviato del Papa al seguito del Papa, ci assicura che “le vittime hanno sentito che il Papa si è fatto carico del loro dolore”, senza però rivelarci come ne è venuto a conoscenza.

    La cupola dell’omertà

    Il vero capolavoro è stato l’incontro con la Conferenza episcopale spagnola, la cupola dell’omertà. Ecco come Prevost è riuscito a parlare ai vescovi spagnoli degli abusi sessuali senza nominare gli abusi sessuali:

    “Il nostro cammino è fatto di incontri: uno dei più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione”.

    Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Luis Javier Argüello García,è stato più netto: non ha detto una parola sugli abusi, limitandosi a ringraziare il Papa perché la sua visita in Spagna aiuterà la Chiesa spagnola “ad alzare lo sguardo verso Gesù Cristo e a rinnovare la gioia di essere discepoli amati e ferventi missionari della misericordia di Dio”.

    Tutto pur di non parlare del recente accordo con lo Stato spagnolo, subito dai vescovi, che dà alle vittime di abuso la possibilità di chiedere i danni anche attraverso lo Stato e fissa per la Chiesa l’obbligo di pagare per le malefatte dei suoi sacerdoti.

    Una svolta che terrorizza i vescovi di altri Paesi, per esempio la Conferenza episcopale italiana, la più omertosa di tutte.

    Ed è per questo che il Papa non ne parla: il rischio è che la Chiesa, che già non se la passa bene quanto a soldi, sia travolta finanziariamente dall’ondata dei risarcimenti.

    Basti pensare che poche settimane fa negli Stati Uniti, dove lo Stato non ha paura dei preti, la diocesi di New York ha dovuto firmare l’accordo per pagare 800 milioni di dollari a 1300 vittime di abusi, mediamente circa 600 mila dollari a testa. Notizie che i vaticanisti italiani censurano sistematicamente.

    Alla fine a chi è toccato l’ingrato compito di dire a Prevost, in sostanza, che non poteva pretendere di prendere in giro in modo così smaccato un’intera nazione, sia pure cattolicissima? All’unico che poteva e doveva, il re, Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia, in breve Filippo VI.

    Soltanto il re osa

    Conoscendo gli spagnoli meglio del Papa, il re gli ha fatto sapere che non poteva prestarsi alla farsa del fare finta di niente, e i rispettivi sherpa hanno concordato che – visto che Prevost non intendeva arretrare di un millimetro dalla linea del silenzio – sarebbe toccato al re mettere, come suol dirsi, i piedi nel piatto con un testo concordato dalle diplomazie.

    Nel discorso di benvenuto al palazzo reale, Felipe ha prima espresso il plauso per “l’enorme opera sociale della Chiesa cattolica in Spagna” per poi dire l’indicibile:

    “Non può esserci contrasto maggiore a tutto ciò del dolore causato dai casi di abuso, che non sono rappresentativi né possono essere rappresentativi della vasta comunità ecclesiale.

    La vostra chiarezza e fermezza, che desidero anch’io riconoscere, sono essenziali nel processo di guarigione e nella riparazione del danno inflitto: sono essenziali per le vittime, per i fedeli, per la Chiesa e per la società nel suo complesso”.

    Un saggio da scuola di retorica, accusare fingendo di elogiare.

    Secondo El País si è trattato “di un paragrafo estremamente delicato e attentamente formulato, ma sufficiente a portare alla ribalta gli oltre tremila casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica [spagnola]”.

    Insomma Prevost è finito contro un muro in Spagna come Bergoglio un anno e mezzo fa in Belgio. Allora un altro Filippo, il re del Belgio, fu molto duro con il Papa.

    Con Leone XIV non è cambiato niente: migliaia di preti pedofili che hanno distrutto migliaia di vite e intorno a loro, fraternamente protettivi, 400 mila sacerdoti cattolici nel mondo che li difendono con il loro compunto e compatto coro muto del negare o parlar d’altro.

    Il maestro del coro è il Papa, l’uomo che potrebbe con un tratto di penna cacciare chi vuole in modo inappellabile, un potere assoluto che non può negare di avere perché, quando gli fa comodo, lo usa.

    Solo in Italia c’è ancora qualcuno che pensa che il tema centrale della Chiesa sia l’aborto.

    https://appunti.substack.com/p/leone-xiv-in-spagna-cronaca-di-un

     

  • Quasi 4.400 persone abusate da preti in Italia, denuncia un gruppo di vittime

    Quasi 4.400 persone abusate da preti in Italia, denuncia un gruppo di vittime

    ROMA, 24 ottobre (Reuters) – Quasi 4.400 persone sono state abusate da preti cattolici in Italia nei casi segnalati dal 2020, ha denunciato venerdì un gruppo di vittime, rinnovando la pressione sui vescovi affinché affrontino una crisi che da tempo affligge la più grande fede cristiana del mondo.
    Il conteggio non ufficiale di Rete l’Abuso, la più grande associazione italiana per le vittime di abusi commessi in chiesa, si basa sui racconti delle vittime, su fonti giudiziarie e sui casi riportati dai media, ha affermato il fondatore dell’associazione Francesco Zanardi.
    Rete l’Abuso non ha specificato quanto tempo fa si sono verificati i presunti casi di abuso.
    La Conferenza episcopale italiana (CEI), criticata la scorsa settimana dalla Commissione per la tutela dell’infanzia del Vaticano, non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle conclusioni, ha affermato un portavoce.

    LA MAGGIOR PARTE DELLE ACCUSE RIGUARDANO ABUSI DA PARTE DEI SACERDOTI

    La Chiesa cattolica mondiale è stata scossa per decenni dagli scandali che hanno coinvolto preti pedofili e dalla copertura dei loro crimini, ma i leader della Chiesa locale in Italia sono stati meno disponibili ad affrontare la questione.
    Il nuovo Papa Leone XIII, che questa settimana ha incontrato per la prima volta le vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha chiesto ai nuovi vescovi della Chiesa di non nascondere le accuse di cattiva condotta . Il suo predecessore, il defunto Papa Francesco, ha fatto dell’affrontare la questione una priorità dei suoi 12 anni di pontificato, ma con risultati alterni .
    In un rapporto insolitamente critico sulla questione, pubblicato il 16 ottobre, la Commissione vaticana per la tutela dei minori ha affermato che solo 81 delle 226 diocesi italiane hanno risposto a un questionario sulle pratiche di tutela da essa redatto.
    Rete l’Abuso ha dichiarato di aver documentato 1.250 casi sospetti di abusi, alcuni con più vittime, di cui 1.106 presumibilmente commessi da sacerdoti, mentre i restanti sono attribuiti a suore, insegnanti di religione, volontari laici, educatori e membri degli scout.
    Il rapporto conteneva casi relativi a 4.625 vittime – o sopravvissuti, come li chiama l’associazione – tra cui 4.395 vittime di abusi da parte di sacerdoti.
    Il rapporto afferma che 4.451 dei sopravvissuti avevano meno di 18 anni e un numero quasi altrettanto elevato (4.108) era di sesso maschile, ha affermato Rete l’Abuso, aggiungendo che tra le vittime c’erano anche cinque suore, 156 adulti vulnerabili e 11 persone con disabilità.
    Secondo l’associazione, dei 1.106 preti predatori sospettati, solo 76 sono stati sottoposti a processi ecclesiastici, di cui 17 sospesi temporaneamente, sette trasferiti in altre parrocchie e 18 ridotti allo stato laicale o dimessi dal sacerdozio. Cinque sono morti suicidi, ha aggiunto.
    https://www.reuters.com/world/almost-4400-people-abused-by-priests-italy-victims-group-alleges-2025-10-24/
  • Priest Sexual Abuse Survivors Demand Accountability from New Pope: “Open Up Those Archives” – VIDEO

    Priest Sexual Abuse Survivors Demand Accountability from New Pope: “Open Up Those Archives” – VIDEO

    Le vittime di abusi sessuali da parte di preti cattolici chiedono a Papa Leone XIV di istituire una politica di tolleranza zero e alla Chiesa di indagare sulla sua gestione delle precedenti accuse di abusi sessuali.

    “Deve essere trasparente. Deve essere onesto”, afferma Peter Isely, sopravvissuto a un’aggressione sessuale da parte di un prete cattolico e responsabile degli affari globali del Survivors Network of Those Abused by Priests.

    “Aspetta e vedrai”, afferma James V. Grimaldi, direttore esecutivo del National Catholic Reporter. “Non ascoltare quello che dicono. Guarda quello che fanno”.

    Siamo anche uniti a Padre Bryan Massingale, professore di etica teologica e sociale alla Fordham University.

    Democracy Now! è un notiziario globale indipendente in onda su oltre 1.500 emittenti televisive e radiofoniche dal lunedì al venerdì.

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  • Preti pedofili abbandonati nel Pacifico

    Preti pedofili abbandonati nel Pacifico

    L’eredità degli abusi sessuali da parte del clero cattolico e la tattica di spostare gli abusatori in nuove diocesi senza affrontare il problema sono state ampiamente documentate per decenni. Ma l’ultima storia è vicina a casa: clero cattolico o missionari accusati di abusi sessuali, che sono stati trasferiti nelle isole del Pacifico.

    Alcuni hanno continuato ad abusare di altre vittime.

    Il neozelandese Pete McKenzie è un giornalista freelance che ha raccontato la storia al New York Times e, nell’episodio odierno di The Detail, spiega la tendenza a usare il Pacifico come “discarica” ​​per gli autori di abusi accusati o addirittura condannati.

    I suoi reportage coprono i casi di 34 uomini provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Regno Unito. Di questi, 13 erano noti per aver abusato al momento del loro trasferimento, dimostrando ciò che McKenzie dice essere noto come la “cura geografica”, ovvero spostare l’imputato per evitare l’esame.

    “Si tratta di una soluzione temporanea ai problemi che questi uomini devono affrontare in termini di applicazione della legge”, afferma.

    “In Nuova Zelanda, ad esempio, sappiamo che molti sacerdoti sono stati spostati da una comunità all’altra, da una parrocchia all’altra, dopo che sono state sollevate accuse di abusi nei loro confronti.

    “Alcuni di quei sacerdoti che furono dislocati in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti, in Australia , furono poi trasferiti all’estero, nelle isole del Pacifico”.

    Il reportage di McKenzie dimostra inoltre che, anche nei casi in cui non ci sono prove di una deliberata insabbiatura, i bambini sono stati messi in pericolo da preti o missionari violenti trasferiti in una regione che, a suo dire, è particolarmente vulnerabile .

    “La natura profondamente religiosa delle isole del Pacifico; il fatto che siano così lontane dalle autorità che potrebbero perseguire questi uomini per essere perseguiti; il fatto che siano così lontane dagli alti preti cattolici che teoricamente avrebbero potuto applicare un certo livello di controllo; il fatto che siano stati spesso trasferiti senza che i funzionari locali fossero informati del loro background, senza che fossero informati delle accuse contro di loro, tutto ciò ha creato il tipo di condizioni perfette per la recidiva, con pochissime protezioni contro ciò che accade.

    “In molti di questi casi non possiamo sapere perché i sacerdoti o i missionari vennero trasferiti, ma sappiamo che vennero trasferiti in un luogo che era il posto perfetto in cui nascondersi”.

    In alcuni casi, ci sono prove evidenti che gli alti preti sapevano che il sacerdote che stavano trasferendo aveva precedenti di abusi.

    “In alcuni casi sappiamo che sono stati spostati deliberatamente per non causare ulteriori problemi”, afferma McKenzie.

    In questo episodio, fa riferimento a un prete australiano di nome Denis McAlinden, che aveva precedenti di abusi su ragazzine .

    “Per risolvere il problema gli comprarono un biglietto aereo per la Papua Nuova Guinea e gli dissero di trasferirsi lì, e di conseguenza trascorse cinque anni in Papua Nuova Guinea.”

    Uno dei documenti letti da McKenize nel corso del suo reportage era un’inchiesta sulle accuse di abusi sessuali nella diocesi cattolica di Maitland-Newcastle (Australia).

    Il rapporto riporta i dettagli di una lettera su McAlinden, inviata da un monsignore a un vicario nel 1976. Il monsignore scrisse:

    “Lentamente, molto lentamente, [McAlinden] ha ammesso alcune indiscrezioni, ma poi ha ammesso che si trattava di una condizione che lo accompagnava da molti anni. Non prova alcuna inclinazione verso le donne mature, ma solo verso le più piccole.”

    McKenzie afferma che le reazioni della chiesa al suo reportage sono state varie: alcuni non hanno risposto, altri si sono rifiutati di commentare, alcuni hanno affermato di non essere responsabili e altri ancora hanno affermato di aver scoperto i presunti abusi solo dopo che gli uomini avevano lasciato il Pacifico.

    Papa Francesco è arrivato ieri a Singapore, ultima tappa del suo tour di 12 giorni attraverso il Sud-Est asiatico e l’Oceania. Si dice che abbia brevemente affrontato il tema degli abusi in un discorso ai funzionari di Dili, Timor Est, dicendo:

    “Non dimentichiamo i tanti bambini e adolescenti la cui dignità è stata violata. Il fenomeno si sta manifestando in tutto il mondo

    “Siamo tutti chiamati a fare tutto il possibile per prevenire ogni tipo di abuso e garantire a tutti i giovani un’infanzia sana e serena”.

    Paedophile priests dumped in the Pacific

  • La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    I sopravvissuti agli abusi da parte di preti cattolici affermano che il rifiuto della Chiesa di rilasciare il rapporto di valutazione indipendente del GCPS nel suo processo di denuncia è un altro insabbiamento.

    All’inizio di quest’anno, su richiesta dei sopravvissuti alle violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Nuova Zelanda, i chierici anziani della Chiesa cattolica neozelandese, il vescovo Stephen Lowe e il reverendo Thomas Rouse, si sono impegnati a far valutare in modo indipendente il processo di denuncia della Chiesa e il rispetto della politica.

    Alla fine di luglio di quest’anno, il rapporto di valutazione del GCPS intitolato Te Aromatawai mo nga Paerewa Tiaki Tikanga, una valutazione dell’attuazione degli standard culturali di salvaguardia della Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, è stato consegnato al gruppo ecclesiastico Te Rōpū Tautoko che ha coordinato la risposta della Chiesa cattolica neozelandese alla Commissione reale d’inchiesta sugli abusi nelle cure.

    Una sintesi del rapporto pubblicato sul sito web di Te Rōpū Tautoko il mese scorso ha rivelato gravi carenze nella gestione delle denunce da parte della Chiesa. Le carenze includevano l’incapacità dell’Ufficio per gli standard professionali della Chiesa (NOPS) di aderire ai principi del suo protocollo di reclamo “Un percorso verso la guarigione”.

    Tuttavia, mentre la sintesi affermava che “la valutazione ha identificato alcune prove a sostegno di ciò”, in tale sintesi non è stata fornita alcuna prova.

    La Rete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) è preoccupata per il fatto che il riassunto non indichi nemmeno quante denunce siano state respinte o accolte. “Il fatto che molte denunce di abusi vengano negate senza indagini adeguate è il vero motivo per cui così tanti denuncianti si rivolgono a SNAP per ottenere supporto”, ha affermato il dottor Christopher Longhurst, leader nazionale della sezione neozelandese di SNAP.

    SNAP ha richiesto una copia del rapporto completo con le opportune revisioni che ritengono che i vescovi e i leader delle congregazioni abbiano il dovere etico di divulgare. Tuttavia, Lowe e Rouse si sono rifiutati di rivelarlo. Invece, hanno risposto affermando: “Il riassunto riporta sostanzialmente su tutti gli aspetti della revisione”.

    Ma i sopravvissuti non sono d’accordo. “Un riassunto che è semplicemente una sinossi non rivela i risultati dei dati come le percentuali di reclami negati o accolti, o i metadati, o il tempo di attesa per risolvere i reclami”, ha spiegato il dottor Longhurst. “Né fornisce prove a sostegno o ragioni che hanno dato origine ai risultati”, ha aggiunto Longhurst.

    Invece, i vescovi hanno diffuso il loro comunicato stampa elogiando i loro processi di riforma (non specificati) nella prevenzione degli abusi.

    SNAP ritiene che questo sia l’ennesimo fallimento dei vescovi cattolici neozelandesi e dei leader congregazionali nell’onorare il loro impegno pubblico per l’apertura e la trasparenza nel modo in cui rispondono agli abusi.

    “Sfidiamo i leader della Chiesa cattolica neozelandese a mettere in pratica ciò che predicano, a smettere di nascondere informazioni vitali sugli abusi, a essere completamente aperti e trasparenti sulle loro procedure amministrative di gestione delle denunce e a rilasciare il rapporto completo del GCPS per il controllo pubblico”, ha dichiarato Donald McLeish, fiduciario di SNAP Aotearoa Nuova Zelanda.

  • Uomini che odiano le donne e i bambini

    Uomini che odiano le donne e i bambini

    di Federico Tulli – Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.

    Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un

    aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare

    il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

    Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

    L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,

    in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    Francesco Zanardi – CEI incontra le famiglie. Ma i media diffidano 

    Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.

    Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti perché restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?

    Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?

    L’ultima inevitabile domanda è chi sarebbero questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato, anche anonimamente, ai media di questi incontri?

    Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perché la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.


    Federica Tourn – I dati mancanti del report dei vescovi spagnoli

    Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica spagnola, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva del giornale, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.

    Non solo: ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.

    In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.

    “Ognuno ha la sua metodologia e i suoi criteri”

    Dopo aver consultato la CEE su questa differenza di dati tra i due rapporti, i vescovi hanno precisato di non conoscerne la causa, “ma può darsi che siano state richieste cose diverse, in tempi diversi”, hanno dichiarato. L’addetto stampa, José Gabriel Vera, ha detto a El País che “abbiamo fornito i dati al Mediatore, ma lui non ce li ha forniti”.

    SEBBENE le diocesi e gli ordini abbiano assicurato di aver trasmesso informazioni identiche al Difensore civico e alla Conferenza, Vera ha affermato che “ciascuno ha la sua metodologia e i suoi criteri di azione e possiamo dire che sono paralleli. Abbiamo rilevato numerosi casi che compaiono in Molti di essi”.

    Così, dalla CEE hanno assicurato che “abbiamo offerto la nostra collaborazione mettendo a disposizione le informazioni di cui disponiamo, ma, anche se siamo determinati a far sì che il nostro rapporto non tralasci nessun caso, non abbiamo ricevuto informazioni sufficienti”

    Fonte:www.huffingtonpost.es


    Federico Tulli – Uomini che odiano le donne e i bambini

    Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.

    Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un

    aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare

    il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

    Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

    L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,

    in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.

  • Un prete pedofilo. Un compenso di 10 milioni di dollari. Un mostro che non lascerà la mia vita

    Un prete pedofilo. Un compenso di 10 milioni di dollari. Un mostro che non lascerà la mia vita

    La maggior parte dei giornalisti ha raccontato una storia così inquietante che non vuole pensarci mai più, eppure l’argomento malvagio rende impossibile dimenticarlo mai.

    La mia croce da portare è Padre Eleuterio Ramos.

    Il nativo di Montebello terrorizzò le parrocchie cattoliche nelle contee di Orange e Los Angeles negli anni ’70 e ’80 , ammettendo una volta agli investigatori di aver molestato “almeno” 25 ragazzi . I funzionari della Chiesa erano a conoscenza della depravazione di Ramos fin dall’inizio della sua carriera, ma non lo hanno mai consegnato alle forze dell’ordine e nemmeno lo hanno rimosso dal ministero. Invece, lo trasferirono di parrocchia in parrocchia finché, nel 1985, la diocesi di Orange chiese alla diocesi di Tijuana di accettarlo – dopo che aveva confessato di essere “scivolato”, secondo una nota della chiesa.

    La diocesi di Orange ha risolto cinque cause legali per abusi sessuali contro Ramos negli anni ’90. Undici cause legali erano ancora pendenti quando Ramos morì 20 anni fa, questo marzo, all’età di 65 anni. All’epoca ero un giovane reporter. Lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica è stata la mia prima grande storia – e Ramos è stato il mio Moby Dick.

    Ho intervistato molte delle sue vittime, condiviso consigli e foto con gli avvocati che stavano cercando di scoprire dove si trovava proprio come me, e letto centinaia di pagine di fascicoli personali un tempo segreti . Hanno rivelato con dettagli atroci non solo i crimini sessuali di Ramos, ma anche il peccato del silenzio praticato dai suoi superiori. È stato oggetto della storia più lunga della mia carriera – oltre 10.000 parole – alla fine del 2005 e di dozzine di articoli negli anni successivi.

    Eppure, molto tempo dopo che la mia copertura regolare si è esaurita, Ramos rimane nella mia vita.

    È lì ogni volta che partecipo a un battesimo, matrimonio o funerale a St. Anthony Claret ad Anaheim, una chiesa frequentata da persone dei miei ranchos ancestrali a Zacatecas che è l’ultima parrocchia OC dove Ramos ha prestato servizio. Ogni due anni, una vittima di Ramos trova il mio lavoro sul suo molestatore e mi contatta per ringraziarmi. Ogni volta che ho sentito il bisogno di tornare alla Chiesa cattolica, ricordo innanzitutto il motivo per cui avevo smesso di partecipare alla messa: il mio disgusto per i vescovi e i monsignori locali che lasciavano che Ramos molestasse impunemente.

    Ramos ha gettato su di me un tale spettro che quando ho ricevuto un messaggio dall’avvocato John Manly in cui mi informava che il suo studio aveva raggiunto un ampio accordo in un caso di abusi sessuali da parte di clericali, ho immediatamente intuito chi fosse l’autore del reato.

    Il querelante ha affermato che Ramos e un altro prete, Siegfried Widera , lo avevano molestato mentre frequentava il Cuore Immacolato di Maria a Santa Ana negli anni ’70 e ’80. I leader della chiesa nelle contee di Orange e Los Angeles non hanno fatto nulla per fermare gli abusi, nonostante i ripetuti avvertimenti da parte dei parrocchiani, del personale e persino di un confratello, sostiene la causa.

    L’accordo da 10 milioni di dollari, finalizzato a dicembre, richiede che l’arcidiocesi di Los Angeles, dove Ramos ha iniziato la sua carriera e che aveva giurisdizione sulle chiese cattoliche nella contea di Orange fino al 1976, paghi 500.000 dollari. La diocesi di Orange coprirà gli altri 9,5 milioni di dollari.

    Attraverso Manly, il querelante ha rifiutato di parlarmi. Il Times non identifica le vittime di abusi sessuali senza il loro consenso.

    In una dichiarazione, il portavoce Jarryd Gonzales ha affermato che la diocesi di Orange “si rammarica profondamente di ogni episodio passato di abusi sessuali”, aggiungendo che “le accuse in questo caso risalgono a più di 40 anni fa e non riflettono la diocesi di Orange così com’è oggi. “

    La portavoce dell’arcidiocesi di Los Angeles, Yannina Diaz, ha detto di non poter commentare i termini dell’accordo, che è stato finalizzato a dicembre. L’arcidiocesi “è contraria a qualsiasi cattiva condotta sessuale ed è risoluta nel sostenere le vittime sopravvissute agli abusi, indipendentemente da quando si è verificato l’abuso”, ha affermato.

    Il recente accordo è il più grande tra Manly, Stewart & Finaldi che coinvolge un singolo attore in un caso di abuso sessuale contro la chiesa cattolica e uno dei quasi 4.000 casi presentati contro le diocesi cattoliche in tutta la California ai sensi di una legge statale del 2020 che ha aperto una finestra di tre anni per gli abusi sessuali. vittime a citare in giudizio, senza termini di prescrizione. Manly, che con il suo socio legale, Morgan Stewart, ha trascorso quasi l’ultimo quarto di secolo facendo causa alla Chiesa cattolica in California e oltre, sta gestendo oltre 200 di questi casi, 25 dei quali contro la diocesi di Orange.

    Nove delle cause legali nominano Ramos.

    Recentemente ho fatto visita a Manly e Stewart nei loro studi legali, che occupano l’ottavo piano di un grattacielo di Irvine. La hall e la sala conferenze presentano ritagli di giornali e riviste di una carriera che persegue alcuni dei più famigerati insabbiamenti di abusi sessuali di questo secolo. L’arcidiocesi di Los Angeles . Elementare Miramonte nel sud di Los Angeles . I Boy Scout . Ginecologi dell’USC e dell’UCLA . Ginnastica americana .

    Migliaia di clienti. Oltre 1,5 miliardi di dollari in risarcimenti.

    Manly e Stewart erano seduti alle estremità opposte di un enorme tavolo insieme a Courtney Thom, un ex procuratore per crimini sessuali di Orange County entrato a far parte della loro azienda tre anni fa. Conosco i due uomini ormai da 20 anni e davvero non sono cambiati. Manly rimane quello rumoroso con un senso dell’umorismo malvagio e la spavalderia di un allenatore della linea difensiva, mentre Stewart è ancora la voce tranquilla ma potente della ragione.

    Ci scambiammo i nostri consueti convenevoli, poi ci dedicammo agli affari che sembravano riunirci ogni due anni.

    “Ho fino a 62 vittime [Ramos]”, ha detto Stewart. “Ogni posto che aveva una scuola, lo hanno messo lì.”

    “Ci sono tutti questi elementi di collegamento e i leader della chiesa non hanno fatto nulla”, è intervenuto Manly. Poi gettò le mani sopra la testa. “Beh, hanno fatto di peggio. Si sono nascosti attivamente”.

    Manly sentì parlare per la prima volta di Ramos alla fine degli anni ’90, quando stava deponendo l’ allora vescovo di Orange Norman McFarland – che presiedeva alla mia Prima Comunione – in un altro caso di abuso sessuale. Ad un certo punto, McFarland fece il nome di una delle vittime di Ramos, un amico di Manly che si era laureato insieme a lui alla Mater Dei ma non gli aveva mai parlato degli abusi.

    Manly ha chiesto una pausa. È andato in bagno e ha vomitato.

    “Quell’evento è la ragione per cui ho smesso di andare a messa”, ha detto.

    Alla fine del 2004, il suo studio risolse cinque casi Ramos contro la diocesi di Orange come parte di un accordo da 100 milioni di dollari che coinvolse 87 vittime – all’epoca, il più grande accordo contro una diocesi cattolica negli Stati Uniti. Passarono ad altri casi, ma Ramos la pervasività e la perversità perseguitavano i due.

    “È un caso di studio su come molestare i ragazzi”, ha detto Stewart.

    “La cosa bella di Ramos è che è così implacabile in quello che ha fatto, e così sfacciato”, ha aggiunto Manly. “Non ha mai smesso di nascondere le cose.”

    Affrontare più casi Ramos ha permesso a Stewart di trovare nuove prove di quanto i funzionari della chiesa si fossero spinti per nascondere il prete. I documenti del personale hanno mostrato che la diocesi di Orange ha rimosso Ramos dal Cuore Immacolato di Maria e lo ha inviato in una struttura di recupero per preti cattolici nel Massachusetts, per presunto alcolismo. La Stewart ha ottenuto una dichiarazione giurata dal consulente di Ramos presso la struttura, il quale ha affermato di avergli raccomandato di non tornare al ministero.

    “Se sai qualcosa di Ramos, conosci la profondità del dolore che ha causato”, ha esclamato Manly, con la sua voce arrabbiata che risuonava nella sala conferenze. Stewart e Thom annuirono. «Allora perché lo hanno trattenuto? La gente continuava a minacciare di chiamare la polizia. Ci sono tutti questi resoconti e niente.

    Anch’io ho trovato nuove connessioni esaminando i miei file Ramos. Una volta ho scoperto un promemoria dell’arcidiocesi di Los Angeles del 1975 indirizzato a un certo monsignor Hawkes, in cui si raccomandava che Ramos entrasse in terapia psicologica su suggerimento del “procuratore distrettuale a seguito di un recente incidente”.

    Rileggendolo, ho capito chi era il monsignore: Benjamin Hawkes , per lungo tempo uno degli uomini più potenti dell’arcidiocesi di Los Angeles e qualcuno che secondo i funzionari della chiesa aveva molestato dei ragazzi e si era accordato con due delle sue vittime .

    Ramos rimane il dono che continua a dare: doni che nessuno dovrebbe mai voler ricevere.

    Dopo aver parlato con loro per circa un’ora, ho chiesto a Manly e Stewart se dare la caccia a mostri come Ramos avesse mai pesato su di loro.

    “Ciò che mi accingo a fare?” Manly impassibile. “Vendi hot dog?” Poi è diventato serio.

    “Per 25 anni ho stretto amicizie strette e penso che il nostro lavoro abbia cambiato il mondo.” Combattere gli abusi sessuali “era la mia vocazione”, ha detto Manly.

    “Non ho intenzione di fermarmi”, ha aggiunto Stewart. “Stamattina ho parlato con 10 sopravvissuti. Ciò che mi fa andare avanti è che ognuno di loro ha espresso la propria gratitudine. Diranno: “Quando vedo il tuo nome sul giornale, dico: “Sono orgoglioso che tu sia il mio avvocato”. Vedi queste persone che hanno bisogno di una voce e tu gliela dai.”

    “Distruggo ogni cocktail party quando dico loro cosa faccio”, ha detto Manly, incapace di resistere a un’altra battuta, perché è il tipo di persona che è. Poi si zittì.

    “Ma come dice il proverbio, vuoi stare dalla parte degli angeli.”

    https://www.latimes.com/california/story/2024-01-25/eleuterio-ramos-catholic-priest
  • La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    ROMA — Era il 2002 quando negli Stati Uniti scoppiò lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, che spinse la conferenza episcopale del Paese a redigere la prima Carta per la protezione dei bambini e dei giovani nella Chiesa.

    La Carta consentiva di rimuovere i membri del clero colpevoli e alle diocesi – il gruppo di chiese supervisionate da un vescovo – veniva chiesto di collaborare con le autorità civili in casi di violenza contro i minori in nome della trasparenza.

    Ma 20 anni dopo, lo scandalo, che da allora si è diffuso in molti altri paesi, è lungi dall’essere finito.

    Nel frattempo le cose sono cambiate anche in Vaticano . Abbandonando la sua politica di lunga data di negazione e di insabbiamento sistematico, il Vaticano ha introdotto politiche per proteggere le vittime, collaborare con le autorità giudiziarie in diversi paesi e riflettere sulle cause profonde dello scandalo, vale a dire l’abuso di potere e di coscienza, e la tendenza della Chiesa a difendere l’istituzione a tutti i costi.

    Tuttavia, il nuovo approccio del Vaticano va solo fino a un certo punto, perché ogni legge e regolamento emanato da Roma deve essere calato nella realtà di migliaia di diocesi sparse in tutto il mondo, dove la segretezza spesso prevale sulla ricerca della verità.

    In questo senso la Chiesa cattolica italiana sembra essere insuperabile nel mantenere un rigido voto di silenzio. Questa realtà è ovviamente più degna di nota perché il Vaticano si trova in Italia e gran parte del suo personale e della sua leadership sono italiani.

    Negli ultimi anni la Chiesa si è distinta per la tendenza a lasciare le cose come stanno, sperando che i problemi prima o poi svaniscano. Ma alla fine questo non è stato possibile con lo scandalo degli abusi – soprattutto quando divenne chiaro che avrebbe continuato ad allargarsi e a travolgere la Chiesa in molti paesi.

    Il silenzio dei vescovi

    Fuori dall’Italia, in generale, abbiamo assistito a due tipi di reazioni: in primo luogo, in molti casi le stesse autorità ecclesiastiche nazionali hanno deciso di chiedere a terzi di avviare indagini conoscitive. Oppure, in secondo luogo, la gravità dei fatti ha spesso provocato sconvolgimenti all’interno della Chiesa e richieste di grandi cambiamenti.

    Questo è stato il caso di Francia e Germania, e in una certa misura di Australia , Austria , Belgio e altrove.

    Anche la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha dovuto, con riluttanza, farsi carico del problema, pubblicando finalmente a novembre il suo primo rapporto sugli abusi sessuali sui minori da parte dei preti.

    Ma chi sperava in una svolta verso la verità e la giustizia è rimasto deluso: il rapporto tiene conto solo dei casi di abusi denunciati ai centri di ascolto ad hoc nel biennio 2020-2021, escludendo quelli pervenuti alla magistratura o a terzi. partiti. Durante questo periodo di tempo ridicolmente breve, nel pieno della pandemia di COVID-19 , sono stati segnalati 89 casi di abuso da 30 centri.

    Un sistema malato

    La stessa conferenza episcopale, forse rendendosi conto dei limiti del rapporto, ha annunciato una seconda indagine sui casi di abusi sessuali denunciati alla Congregazione per la Dottrina della Fede negli ultimi vent’anni.

    Il problema degli abusi nella Chiesa non può essere ricondotto semplicemente alla presenza di alcune “mele marce”.

    I vescovi dicono di aspettarsi circa 600 casi simili, ma recenti indagini in tutto il mondo suggeriscono che i numeri reali sono molto più alti.

    “L’elevato numero di casi emersi e l’ampiezza del fenomeno mostrano chiaramente che il problema degli abusi nella Chiesa non può essere ricondotto semplicemente alla presenza di poche ‘mele marce’, ma è piuttosto il segno di un sistema malato che deve essere sanato”, ha scritto la funzionaria vaticana Isabelle Cassarà in un rapporto del 2020.

    Ha descritto il problema come più “strutturale” di qualsiasi trasgressione individuale. “C’è una dinamica specifica degli abusi ”, ha scritto Cassarà. Si tratta di “un sistema con regole precise, in cui l’abuso sessuale è favorito e coperto da una lunga successione di altri abusi di potere e di coscienza”.

    Il problema, insomma, non è solo statistico. Piuttosto, la reticenza della Chiesa nasconde un problema più ampio.

    La Chiesa indaga su se stessa

    I funzionari della Chiesa italiana hanno anche detto che non coinvolgeranno investigatori esterni per indagare sullo scandalo degli abusi .

    “Non creeremo una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa, che si qualificano come oggettive solo perché non sono vescovi, né preti, né credenti, come è stato fatto altrove e causato danni”, ha affermato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi, presentando il rapporto del novembre 2022 sugli abusi.

    Ghizzoni ha aggiunto: “Esamineremo dati reali e cercheremo di trovare modi per prevenire. Ciò che ci interessa non è mettere alla berlina i preti, ma prevenire gli abusi, e questo richiederà un’azione decisiva. Noi come vescovi ci siamo impegnati a collaborare con le forze dell’ordine”.

    In sostanza, la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici. In questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.

    Incolpare bevande e stress

    Ma c’è un altro passaggio degno di nota, quando Ghizzoni spiega il senso della seconda inchiesta in corso sui preti abusivi in ​​Vaticano: «Chi commette dai 10 ai 50 casi nella sua vita è un abusatore seriale ed è un personaggio molto pericoloso, ma chi ha commesso un solo abuso nella sua vita, un giorno in cui ha bevuto, era sotto stress o si è lasciato provocare, possiamo considerarlo uno psicopatico seriale? Anche per questi dovremo pensare a soluzioni”.

    Chissà cosa pensa la vittima del prete che quel giorno aveva bevuto. Le dichiarazioni del Responsabile della tutela dei minori sembrano una sintesi trasparente, anche se evidentemente inconsapevole, delle motivazioni della Chiesa italiana a difendersi prima di cercare giustizia e verità.

    In definitiva, la questione degli abusi sessuali è diventata una delle questioni chiave su cui verrà misurata la capacità della Chiesa di avere importanza nel mondo di oggi.

    Sessualità, relazioni affettive, celibato obbligatorio, ruolo dei laici e delle donne, clericalismo e segreto istituzionale come metodo di governo: sono solo alcuni dei temi emersi dal dibattito sugli abusi sessuali – e che la Chiesa dovrà inevitabilmente affrontare viso.

    Atti impuri

    Secondo Christine Pedotti, femminista cattolica e direttrice della rivista francese Temoignage Chrétien, le cause dello scandalo vanno ricercate proprio nel rapporto della Chiesa con la sessualità e la democrazia.

    Il pensiero ‘impuro’, la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato.

    “Non esiste un legame diretto tra l’astinenza sessuale richiesta ai chierici cattolici e gli abusi, ma esiste un legame indiretto molto potente”, afferma.

    «In primo luogo, quando qualsiasi forma di attività sessuale, inclusa la semplice masturbazione, è considerata sbagliata, disordinata e peccaminosa, non esiste più una gerarchia di trasgressione: il pensiero ‘impuro’, la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato, al punto che la differenza tra peccato e crimine diventa sfumata”, dice Pedotti. “Questa confusione è espressa nelle stesse parole dei responsabili, che non smettono mai di parlare di peccato, penitenza e perdono, quando dovrebbero parlare di crimine, colpa, vittima, indagine, giudizio e verdetto”.

    Il problema, dice Pedotti, è che la Chiesa giudica la sessualità in relazione al sesto comandamento – non commettere adulterio – piuttosto che in termini di consenso.

    «In un rapporto non consensuale è una persona che viene violata, non un comandamento. Ecco perché le vittime vengono regolarmente ignorate”, afferma.

    La democrazia e i principi dello Stato di diritto e della separazione dei poteri dovrebbero anche tutelare dagli abusi, afferma Pedotti.

    “L’indipendenza della magistratura è garantita; sono tutelati i diritti della difesa e dell’imputato. Salvo casi particolari, i procedimenti e, soprattutto, le sentenze sono pubblici”, afferma Pedotti.

    https://worldcrunch.com/culture-society/italy-church-sex-abuse