Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • I primi incontri tra la CEI e le vittime dei preti pedofili non sono andati bene

    I primi incontri tra la CEI e le vittime dei preti pedofili non sono andati bene

    Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi e il portavoce della rete “L’Abuso – Associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” Francesco Zanardi si sono incontrati due volte, riservatamente, nel corso dell’estate. Gli incontri, che in alcuni momenti sono stati anche piuttosto turbolenti, sono avvenuti nella sede dell’Arcidiocesi di Bologna dopo che Zanardi, in una conferenza stampa del 22 maggio, aveva rivolto domande piuttosto pressanti al cardinale sulle modalità scelte dalla CEI per condurre le indagini sui casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti in Italia.

    Nei loro due incontri il cardinale e il portavoce dell’associazione L’Abuso sono stati in disaccordo su punti precisi riguardo alle modalità dell’indagine. Zanardi contesta l’intenzione della CEI di non prevedere risarcimenti economici alle vittime di abusi, e il fatto che verranno presi in considerazione, al contrario di ciò che è avvenuto in altri paesi, solo i casi degli ultimi venti anni. Mette poi in discussione l’indipendenza di chi avrà il compito di esaminare i dati raccolti, e i provvedimenti che la Chiesa progetta di prendere nei confronti dei responsabili dei casi di abusi riconosciuti.

    È soprattutto su questo ultimo punto che i toni del confronto tra Zuppi e Zanardi si sono alzati: «il cardinale», dice Zanardi al Post, «ha paragonato il prete pedofilo a un tossicodipendente che non deve essere condannato a vagare per le strade a vita. Ha così fatto riferimento alla mia storia personale, ma anche a quella di tante vittime di abusi che sono diventati tossicodipendenti o alcolisti o vivono gravi depressioni. È un paragone improponibile, la tossicodipendenza si cura, la pedofilia è tutta un’altra cosa».

    Nella conferenza stampa in cui aveva ricevuto le domande incalzanti di Zanardi, Zuppi aveva parlato di una “via italiana” alla questione della pedofilia della Chiesa, e cioè di un’indagine che sarebbe stata condotta in maniera diversa rispetto a quanto avvenuto in altri paesi, come Germania e Francia. In un’intervista data al Corriere della Sera, il presidente della CEI aveva detto di voler procedere in modo diverso anche perché, per esempio, giudicava l’inchiesta francese non particolarmente attendibile: «sulla ricerca in Francia mi hanno mandato tre inchieste di universitari che demoliscono il lavoro della commissione».

    L’Italia è l’ultimo grande paese storicamente cattolico in cui la Chiesa ha deciso di indagare sugli abusi nei confronti di minori da parte dei preti. Ma lo farà, accusa Zanardi, «con un metodo utile unicamente alla Chiesa italiana per continuare a evitare, anche di fronte alle evidenze emerse in tutto il mondo, un ennesimo scandalo, il più grande visto in quanto l’Italia ospita il numero più alto al mondo di religiosi».

    Per comprendere quale sia l’importanza di un’inchiesta in Italia sugli abusi nella Chiesa è utile prendere in considerazione alcune stime realizzate dal giornalista irlandese Mark Vincent Healy che, in assenza di un dato italiano, sulla base di quelli emersi nelle ricerche delle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo ha fatto una stima. Suggerisce che la portata degli abusi in Italia potrebbe essere la più grande. Papa Francesco ha sostenuto, durante un’intervista con Eugenio Scalfari, che la percentuale di preti pedofili sul totale è di circa il 2%; secondo una ricerca americana realizzata alla fine degli anni Novanta sarebbe invece del 4%, mentre al termine della celebre inchiesta giornalistica “Spotlight” del Boston Globe la percentuale stimata fu del 6%. L’Australian Royal Commission ritiene che in Australia i preti pedofili siano il 7% del totale.

    Secondo Healy, in base a queste percentuali, «l’Italia rischia di superare il numero segnalato di vittime di abusi sessuali su minori da parte di religiosi rispetto a quello di qualsiasi altro paese dell’Unione europea». In base a  queste stime, che non sono appunto dati verificati, i preti colpevoli di abusi in Italia sarebbero mille nell’ipotesi più ottimistica e quasi 4mila nell’ipotesi più pessimista; le potenziali vittime potrebbero arrivare complessivamente fino a un milione.

    Non è solo L’Abuso a contestare il modo in cui la Chiesa italiana sta procedendo. Anche il coordinamento ItalyChurchToo, che riunisce le associazioni che si battono contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, ha definito carenti i punti su cui si fonda la cosiddetta “via italiana” illustrata dal cardinale Zuppi.

    Il presidente della CEI ha spiegato che è in corso di realizzazione un report nazionale sulle attività di prevenzione e formazione e sui casi di abuso segnalati o denunciati alla rete dei Servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni (2020-2021). Inoltre, si sta svolgendo un’altra ricerca, su un periodo temporale più ampio, dal 2000 al 2021, in collaborazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Il problema, fa notare la rete L’Abuso, è che vengono presi in considerazione solo i casi segnalati negli ultimi vent’anni alla Congregazione della Dottrina della Fede, escludendo totalmente quelli invece denunciati alla giustizia civile. «Si tratta», spiega Zanardi, «a volte solo di segnalazioni dei vescovi in cui spesso manca anche la vittima. Sono spesso documenti incompleti, senza quei dettagli che servono in realtà a individuare con certezza e chiaramente un caso di abuso».

    Per quanto riguarda il report sui casi denunciati agli Sportelli diocesani d’ascolto negli ultimi due anni, si tratta di poche denunce: «il 70-80% delle persone che subiscono abusi non si rivolge alla Chiesa, non arriva quindi agli Sportelli diocesani, costituiti nel 2019» dice Zanardi. «Le vittime spesso vengono sottoposte a un ostracismo tale che si tirano indietro. In quegli sportelli non ottengono risarcimenti, spesso nemmeno processi e l’allontanamento del prete. La denuncia rimane tra l’altro riservata perché, è stato detto da parte delle istituzioni della Chiesa, bisogna evitare giustizialismo e gogna mediatica. È giustissimo, ma in qualche modo bisogna pur far capire che quel determinato prete è pericoloso».

    Quello dei risarcimenti è un altro punto molto contestato da parte delle associazioni delle vittime. Nel loro incontro, secondo quanto riferisce Zanardi, il cardinale Zuppi ha sostenuto che se venissero stabiliti risarcimenti la Chiesa fornirebbe un incentivo a denunciare e qualcuno sarebbe spinto unicamente a cercare profitto. In passato peraltro nemmeno i governi italiani si sono dimostrati sensibili all’argomento, come è invece avvenuto in altri paesi.

    In Svizzera per esempio è stato stabilito che non ci sia prescrizione per reati di pedofilia. Quando venne presa la decisione, nel 2015, visto che la legge non poteva essere retroattiva, fu stabilita una finestra di sei mesi entro la quale potevano essere presentate denunce anche per abusi subiti prima dell’entrata in vigore della norma. A quel punto furono le stesse istituzioni ecclesiastiche a contattare le vittime offrendo risarcimenti per evitare denunce e processi.

    I dati che verranno raccolti dai servizi diocesani e dalla Congregazione per la dottrina della fede, saranno esaminati da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza specializzati in economia, statistica, sociologia e con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding, cioè in politiche di tutela dei minori. Ma le associazioni delle vittime di abusi non ritengono indipendente l’Università Cattolica. Per statuto, le università cattoliche sono regolate dal Codice di Diritto Canonico, dalla Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae, dalle norme applicative delle Conferenze episcopali e dagli statuti interni di ciascuna istituzione. Il cardinale Zuppi ha risposto all’obiezione spiegando che però i professori ed esperti che esamineranno i dati sono laici e non sacerdoti. «Stipendiati però dall’università Cattolica», commenta Zanardi.

    Un altro punto per il quale la cosiddetta via italiana viene contestata dalle associazioni è la natura stessa dei 23 centri di recupero “per sacerdoti in difficoltà” presenti in Italia. Secondo Zanardi, queste strutture sono inadeguate perché autonome e gestite dal clero: «È giusto che si punti al recupero di queste persone. Ma a differenza di un carcere o di una residenza detentiva domiciliare, il controllo è affidato alla struttura. Ovvero nessun controllo di polizia, il detenuto non è isolato, entra ed esce chi vuole in quanto la struttura non è un vero luogo di detenzione, ha altri ospiti con problemi differenti, che ricevono visite e non sono tenuti alle restrizioni di chi è in stato detentivo».

    Le due relazioni sugli abusi nella Chiesa in Italia saranno rese note a novembre. La CEI ha fatto sapere al Post che i lavori stanno procedendo e che non intende replicare alle accuse di Zanardi.

    https://www.ilpost.it/2022/09/09/incontri-cei-vittime-preti-pedofili-zuppi-zanardi/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/06/23/la-bomba-il-post/

     

  • “I pedofili restino preti” lo ha detto il Presidente Zuppi con forza all’associazione delle vittime italiane

    “I pedofili restino preti” lo ha detto il Presidente Zuppi con forza all’associazione delle vittime italiane

    Il Presidente della CEI Matteo Zuppi ed il portavoce dei sopravvissuti italiani Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO), si sono incontrati più volte nei mesi scorsi, fino ad oggi in assoluta riservatezza. Il fine, di trovare tra i sopravvissuti e la chiesa italiana una soluzione dignitosa alla pari degli altri paesi che, diversamente dall’Italia, sono intervenuti in tutta Europa con Commissioni d’inchiesta indipendenti, indennizzi e la realizzazione di canali percorribili di sostegno per chi è rimasto vittima.

    La Conferenza Episcopale Italiana è nei fatti controcorrente al resto del mondo, come fatto notare durante la conferenza stampa dal presidente della Rete L’ABUSO al cardinale.

    Quella che la CEI ha voluto chiamare “la via italiana”, continua a non essere di alcun interesse e utilità; né per le vittime, né per la collettività. Un metodo utile unicamente alla chiesa italiana per continuare  ad evitare – anche di fronte alle evidenze oramai emerse in tutto il pianeta – un ennesimo scandalo, in questo caso il più grande, in quanto l’Italia ospita il numero più alto al mondo di religiosi.

    “La via italiana” di Zuppi, da quanto confermato dagli incontri bolognesi avvenuti durante l’estate con Zanardi, sarà discriminatoria verso i sopravvissuti perché, a differenza di quanto accaduto in tutto il mondo, in Italia la chiesa esaminerà solamente gli ultimi venti anni, a differenza dei settanta esaminati nel resto del mondo.

    La commissione non sarà indipendente ma dipendente dalla CEI, affidata alla Cattolica e tratterà tutti i casi denunciati nell’ultimo ventennio alle sole diocesi, escludendo tutti quelli denunciati alla giustizia civile, riducendo in realtà quelli delle diocesi, ai soli due anni da quanto sono attivi gli sportelli diocesani che li raccolgono. Dai quali tra le altre cose, come esposto al Cardinale, stanno già cominciando ad arrivare all’associazione le prime vittime deluse.

    Non ci sarà nessun indennizzo per le vittime: secondo il cardinale Zuppi questo potrebbe essere un incentivo a denunciare, qualcuno “magari cercandone profitto”.

    A differenza dei preti pedofili che godono di più di 23 centri di recupero solo in Italia, anche qui non vi  è nulla per le vittime, tranne un’assistenza offerta da volontari presso gli sportelli diocesani, dove difficilmente i sopravvissuti si recheranno.

    Si è parlato naturalmente del pericolo di recidività conclamato del reintegro dei pedofili, finora curati con insuccesso nei 23 centri che citavamo sopra. Centri utili più che altro a far si che il sacerdote non sconti in carcere la pena e poi, come tra gli esempi nel documentario della BBC dello scorso febbraio, dopo averla scontata, venga tranquillamente reintegrato a contatto con minori, nelle parrocchie.

    Anche qui il Cardinale Zuppi è stato irremovibile e opposto alle affermazioni odierne di papa Francesco sulla tolleranza ZERO. Per Zuppi (Cei), ZERO tolleranza ZERO: i sacerdoti pedofili hanno il diritto alla riabilitazione e, dopo la pena, di tornare alla loro missione pastorale.

    Non è restato che rispondere, “contenti i fedeli, per noi l’importante non li mettiate nuovamente vicino ai bambini“.

  • L’Arcivescovo Delpini imbarazza Bergoglio, al suo fianco il protettore dei preti pedofili savonesi (video)

    L’Arcivescovo Delpini imbarazza Bergoglio, al suo fianco il protettore dei preti pedofili savonesi (video)

    L’attacco al Papa che pur sapendo nominò l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, reo confesso di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli.

    Poco più in la, alla sua destra, prima fila in basso monsignor Dante Lafranconi, che protesse almeno due preti pedofili a Savona, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, ai quali permise di aprire due case famiglia per minori.

    Un quadretto che abbiamo creduto essere degno di nota, insieme ai tre ironici punti che secondo Delpini, per la seconda volta, sono motivo della sua mancata nomina a cardinale, che tuttavia vede al suo posto un altro insabbiatore, Oscar Cantoni.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/03/08/gioco-di-specchi/

  • Un mondo segreto di potere, abusi e insabbiamenti nelle scuole della Nuova Zelanda

    Un mondo segreto di potere, abusi e insabbiamenti nelle scuole della Nuova Zelanda

    I fratelli e padri maristi hanno educato primi ministri, giudici, cardinali e All Blacks nelle loro scuole superiori cattoliche. Ma il loro record di abusi sessuali è orribile. Peggio ancora è stata la loro gestione degli abusi quando sono stati smascherati. In questa serie The Secret History, Steve Kilgallon indaga sul potere, gli abusi e gli insabbiamenti nel cuore di due gruppi religiosi molto influenti e ricchi.

    Questa è la parte 1. Le parti rimanenti saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    Avvertimento: questa storia potrebbe essere sconvolgente per alcuni.

    Quando John Wilson* aveva 12 anni, fu ripetutamente violentato e abusato sessualmente dal suo preside della scuola, Kevin Waters.

    Per due anni allo Xavier Intermediate di Christchurch , John è stato curato, poi minacciato, picchiato e persino bruciato con un accendisigari. Era un chierichetto e Waters avrebbe ingannato John convocandolo nella cattedrale cattolica della città con la scusa di aiutare a una messa, quindi abusando di lui.

    “Da ragazzo di 12 anni, avere questo ragazzo imponente in piedi sopra di te con una tunica nera: era molto intimidatorio”, dice John. “Era un uomo orribile”.

    Waters, solitamente noto come Fratel Giles, faceva parte di un ordine religioso chiamato Marist Brothers , un gruppo cattolico dedito all’istruzione.

    Giovanni lo disse al padre profondamente religioso, che si rifiutò di credergli; ha distrutto la loro relazione.

    L’abuso ha creato altri danni per tutta la vita. Pietrificato dall’idea di andare a scuola, John ha smesso a 14 anni e si è messo al lavoro per pulire i filtri dei camion; non ha mai completato la sua formazione.

    Ha tentato il suicidio due volte da giovane e alla fine ha parlato dei suoi abusi solo quando ha minacciato il suo matrimonio.

    Se dorme senza farmaci, viene svegliato dagli incubi.

    “Ti fa a pezzi emotivamente”, dice, 41 anni dopo. ”Ecco da dove provenivano i miei passati tentativi di suicidio. Vieni abbattuto quando pensi a quello che hai passato. Cerchi di tenerlo insieme, perché ho dei figli piccoli e un matrimonio, ma quando inizi a lasciarti arrivare, ti distrugge”.

    Waters ha insegnato per oltre mezzo secolo nelle scuole di tutto il paese prima della sua morte nel 2011, all’età di 83 anni, una morte segnata nella newsletter dei maristi con un elogio che celebrava la sua “attenzione speciale per gli sfavoriti e … ricercando l’amore di Dio”.

    John dice di aver identificato personalmente almeno altri 10 sopravvissuti agli abusi di Waters. Ci sono prove che le lamentele fatte – negli anni ’50, ’60 e ’70 – mentre Waters insegnava ancora furono ignorate.

    La storia di Giovanni è una delle tante. Per questa serie, Stuff ha intervistato 21 sopravvissuti a terribili, spesso duraturi abusi da parte dei Fratelli Maristi (fondati nel 1817) e dei Padri Maristi (fondati nel 1816), ufficialmente conosciuti come Società di Maria.

    I due gruppi correlati ora hanno solo 179 membri viventi in Nuova Zelanda, ma hanno lasciato una scia spesso appena riconosciuta di abusi sessuali sui bambini alle loro cure.

    Quando sbarcarono per la prima volta nel porto di Hokianga nel Northland nel 1838, i maristi progettarono di educare i “selvaggi” e mantenere viva la fede cattolica.

    Jean-Claude Pompallier, l’uomo inviato a guidare la missione dalla Francia, luogo di fondazione dei maristi, partì “piuttosto felice per la fine del mondo… per quei selvaggi che non conoscono il nostro salvatore”.

    I Padri guidarono la missione originaria, ma furono i Fratelli che iniziarono a fondare scuole nel 1876. Il governo non finanziava scuole religiose , quindi queste erano spesso sovraffollate, piene di irlandesi della classe operaia con Fratelli non pagati alla lavagna.

    Nel 1880 avevano 131 scuole a livello nazionale, mentre un altro boom con l’arrivo dell’istruzione secondaria obbligatoria nel 1946 vide una nuova ondata di scuole superiori maschili. Entrambi i gruppi ora possiedono importanti scuole superiori a livello nazionale.

    Al loro apice, i Brothers hanno fornito 100 insegnanti nelle scuole superiori della Nuova Zelanda e altri 60 nelle primarie e nel Pacifico. Stabilirono anche una rete di vecchi ragazzi che iniziò con una biblioteca e una sala da biliardo ad Auckland nel 1904 e si espanse in una rete di club di calcio , cricket, rugby, campionato, atletica leggera, boxe, nuoto e basket nella maggior parte delle grandi città.

    Significava che i due gruppi esercitavano un’enorme influenza sulla società neozelandese come i maggiori fornitori di istruzione cattolica, data a circa il 9% dei kiwi. Ne hanno raggiunti molti di più attraverso quella rete sportiva .

    I vecchi maristi si sono laureati nelle gerarchie della polizia, del servizio civile, della magistratura, dei media, dello sport e della chiesa. La storia centenaria del liceo maschile di Auckland, il fiore all’occhiello dei fratelli, il Sacro Cuore, si vantava di aver educato un cardinale, cinque vescovi, 137 sacerdoti, 30 fratelli religiosi, quattro studiosi di Rodi, 36 professori universitari, quattro cavalieri, 10 giudici, un capo del Commonwealth di stato, cinque parlamentari, tre ministri di gabinetto e oltre 100 sportivi internazionali, tra cui 20 All Blacks e un capitano di cricket.

    Quella storia, tuttavia, non menzionava che un ex preside, Ken “Brother Bosco” Camden, faceva parte di una lunga lista di pedofili attivi in ​​entrambi gli ordini.

    Secondo le sue stesse statistiche conservatrici, la Chiesa cattolica neozelandese stima che circa il 7% dei suoi sacerdoti siano pedofili . Si ritiene che il numero negli ordini religiosi – monaci, monache e fratelli – sia molto più alto, intorno al 14%.

    Le statistiche della chiesa registrano 157 accuse mosse contro 59 fratelli maristi tra il 1950 e il 2021, circa il 12% dei 484 membri dell’ordine. La Società di Maria – i Padri Maristi – ha presentato 118 denunce contro 43 membri, circa il 6% dei suoi 781 sacerdoti.

    Ma gli attivisti ritengono che le cifre reali potrebbero essere il doppio o più: la chiesa non ha tenuto registri prima del 1995 e molte, molte vittime sono state messe a tacere o non si sono mai lamentate. A livello internazionale, si ritiene che solo il 25-30% delle vittime di abusi sessuali si faccia avanti. Anche la stessa chiesa considera le cifre troppo basse: Tim Duckworth dei padri maristi afferma: “Credo che tutti gli episodi di abusi e violenze sessuali siano sottostimati”.

    La chiesa ha avuto un problema con gli abusi sessuali su minori sin dai primi giorni del cristianesimo, con documenti che risalgono al Sinodo di Elvire, nel 305 d.C., discutendo la questione.

    Ma, dice padre Tom Doyle, esperto mondiale di abusi sessuali cattolici, la Chiesa moderna ha sempre optato per la segretezza, proteggendo la propria gerarchia sulle vittime.

    “È stato sepolto in segreto”, dice. “Perché si rendono conto che se questo viene a conoscenza, la credibilità dell’istituzione affonderà come una palla da bowling in un lago”.

    La Nuova Zelanda non era immune da questa cultura. Nel 1934, Michael Liston, settimo vescovo cattolico di Auckland (1929-1970), ricevette una denuncia da una donna che un prete aveva molestato sessualmente sua figlia. La sua risposta, citata nella biografia di Liston di Nicholas Reid, diceva: “Sono sicuro che farai in modo che non si parli dell’incidente”.

    Doyle dice che le crepe hanno cominciato a emergere con un caso del 1984 in Louisiana, che i media hanno coperto, piuttosto che ignorato; poi, nel 1989, sono stati denunciati abusi diffusi in un orfanotrofio Christian Brothers in Canada.

    Papa Giovanni Paolo II inizialmente respinse la scoperta di preti pedofili all’interno della sua chiesa come un “problema americano” – ma presto fu in Irlanda, Austria e ovunque.

    “Gli unici posti su questo globo in cui non ci sono prove di abusi sessuali da parte di sacerdoti sono i regni del Bhutan e del Nepal, perché non ci sono sacerdoti, e l’Antartide, perché sono tutti pinguini”, dice Doyle.

    Nel 2002 esplose la bomba per la Chiesa cattolica. Il team investigativo Spotlight del Boston Globe ha denunciato abusi sessuali sistematici tra i sacerdoti di Boston e l’insabbiamento progettato dal loro leader, il cardinale Bernard Law. Il loro lavoro è stato trasformato nel film premio Oscar 2012 Spotlight .

    La denuncia del Boston Globe ha innescato un’ondata mondiale di denunce di abusi sessuali da parte dei sopravvissuti. Un rapporto successivamente commissionato dalla chiesa stessa al John Jay Institute di New York identificherebbe il 2002 come il “picco” della crisi per la denuncia dei casi (il picco effettivo dei reati si è verificato a metà degli anni ’70).

    L’onda si è mossa velocemente, colpendo la Nuova Zelanda nello stesso anno. Un documentario televisivo ha attivato 137 chiamate a una hotline istituita dai Padri Maristi.

    Ma – come in tanti altri casi in tutto il mondo – i Padri sapevano che c’era un problema molto prima di ammettere pubblicamente qualcosa. Chanel Houlahan, un sacerdote marista di Auckland esperto nella riabilitazione dei pedofili, a metà degli anni ’90 raccontò ai padri maristi il ​​problema degli abusi in mezzo a loro. È stato ignorato.

    “Eravamo inorriditi… non eravamo impegnati in alcun modo per consigliare la chiesa”, dice.

    Fino al 1995, tutti i rami della Chiesa cattolica della Nuova Zelanda hanno risolto i casi in modo confidenziale. Non sono stati tenuti registri e l’abuso è stato trattato come un fallimento morale da risolvere tra sacerdote e superiore.

    Nel 2002 i religiosi più anziani della chiesa neozelandese si sono incontrati per affrontare finalmente la questione e stabilire quanto pagare le sue vittime. Hanno deciso di mantenere segreti gli importi. E il più basso possibile.

    “Il nostro obiettivo non è eludere alcun obbligo morale che potremmo avere per riparare alle ingiustizie, ma è esercitare una gestione responsabile delle risorse che provengono principalmente dal popolo cattolico … il popolo cattolico ha già contribuito al fondo ACC istituito dal governo proprio per soddisfare tali esigenze”.

    Entrambi i gruppi maristi – i Fratelli ei Padri – erano presenti all’incontro, ed erano entusiasti di questo approccio. I Padri Maristi decisero che la sua vincita massima sarebbe stata di soli $ 20.000 (in seguito $ 30.000) – o $ 10.000 se l’aggressore fosse morto. I Fratelli Maristi adottarono una scala leggermente inferiore.

    Fino ad oggi, ai sopravvissuti della Nuova Zelanda vengono pagati importi pietosi rispetto agli insediamenti multimilionari all’estero. La Chiesa cattolica qui – ei maristi in particolare – hanno perseguito una politica deliberata di limitazione dei pagamenti.

    Entrambi i gruppi maristi sono estremamente ricchi, possiedono enormi proprietà immobiliari residenziali, contanti, azioni e obbligazioni – e il vigneto Mission Estate estremamente redditizio. La ricerca di Stuff suggerisce che i due gruppi maristi valgono, secondo una stima prudente, circa $ 400 milioni.

    Entrambi hanno compiuto sforzi concertati per ridurre al minimo i loro pagamenti ai sopravvissuti. In questa serie, Stuff mostrerà come avvocati ben pagati hanno affrontato i denuncianti per dissuaderli dall’intraprendere azioni legali.

    Nessuno dei sopravvissuti a cui Stuff ha parlato ha ricevuto più di $ 50.000 di risarcimento. Ma quasi tutti hanno subito profondi impatti per tutta la vita.

    Tre hanno trascorso la maggior parte della loro vita adulta scontando più pene detentive. Alcuni hanno avuto problemi di droga e alcuni hanno sofferto di gravi problemi di salute mentale. La maggior parte ha segnalato difficoltà nel formare relazioni personali e professionali, lotte con figure di autorità e perdita della fede religiosa o “omicidio dell’anima”. Molti si incolpano: “Ho vissuto una vita in cui cercavo continuamente di rimediare per essere una persona cattiva”, dice un sopravvissuto.

    Evadere la giustizia

    Una fila di lapidi nel cimitero Waikaraka di Auckland segna l’ultimo luogo di riposo di molti fratelli maristi. Tra loro ci sono pedofili condannati; ancora più numerosi sono quelli credibilmente accusati, ma che sono morti senza mai affrontare la giustizia.

    In questa serie esporremo le strutture che hanno permesso a questo abuso di prosperare, impunite, ai più alti livelli di entrambe le società, permettendo a questi uomini di andare alle loro tombe con una reputazione intatta.

    Mostreremo come le autorità mariste non sono riuscite a fermarlo, non hanno indagato su di esso, hanno chiuso un occhio e, quando alla fine si sono confrontate con la verità degli abusatori in mezzo a loro, non sono riuscite a creare salvaguardie per prevenire la recidiva.

    Mostreremo come questi uomini sono stati in grado di ferire più vittime in carriere lunghe e decorate – e come molti, come Kevin Waters e Ken Camden, sono saliti al grado di preside in alcune delle scuole più prestigiose della Nuova Zelanda. Spesso i pedofili si raggruppavano in gruppi in un’unica scuola.

    Adottando quello che Tom Doyle chiama il “playbook universale”, i trasgressori si sono commossi quando sono emerse le denunce, consentendo loro di continuare ad abusare in altre città, o talvolta nelle isole del Pacifico . Mostreremo come i trasgressori sono stati spostati silenziosamente in nuovi ruoli con facile accesso ai bambini anche quando erano state presentate denunce.

    Murray Heasley è il leader di un gruppo di supporto per i sopravvissuti chiamato Network of Survivors of Abuse in Faith-based Institutions and their Supporters. “I maristi sono arrivati ​​in Nuova Zelanda ispirati, in teoria, dall’esempio della Vergine Maria”, dice. “Ma si sono rivelati i precursori dell’orrore, di abusi sessuali su minori senza rimorsi e incessanti aggravati dal suo occultamento e spostamento dei predatori”.

    Sia i fratelli che i padri maristi si sono scusati. In una dichiarazione, Tim Duckworth dei padri ha dichiarato: “Non sarebbe mai dovuto accadere. Faccio fatica a capire come alcuni membri di una congregazione … avrebbero dovuto offendere in modo così spregevole i giovani e gli adulti innocenti e vulnerabili. Mi dispiace.”

    Il delegato dei Fratelli Maristi Peter Horide ha detto: ”’Sono profondamente consapevole che questo è motivo di vergogna, di rammarico e che le persone che hanno vissuto queste cose saranno profondamente angosciate. Ci scusiamo che questo sia mai successo, non sarebbe dovuto accadere e il loro dolore è qualcosa di cui siamo molto consapevoli.”

    “Mi ha rovinato la vita”

    I Marist Brothers si sono scusati con John Wilson, ma non hanno ancora accettato alcun compenso per il suo orribile abuso.

    Le loro offerte, dice, sono state “offensive”. Anche se non nominerà le cifre precise, dice che coprirebbero solo le fatture dei suoi avvocati, che ammontano a $ 15.000.

    L’abuso “mi ha rovinato la vita”, dice John. I suoi fratelli, che non sono stati maltrattati, sono ricchi e di grande successo. Ha sempre condotto una vita solitaria, da lavoratore autonomo.

    “Non sto vivendo lo stile di vita che avrei potuto vivere, perché lui [Waters] me l’ha rubato … non posso lavorare per altre persone. Ho faticato a relazionarmi con le persone. Ho lottato per mantenere le amicizie”.

    A volte invia un’e-mail ai fratelli nelle prime ore del mattino. “Ho fatto loro sapere che sono completamente sveglio. ‘Come ti senti?’

    “Questo è il mio mondo. Non ti lascia mai. Non lo augurerei a nessuno”.

    Questa è la Parte 1. Le parti rimanenti saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    CORREZIONE: una versione precedente di questa storia identificava erroneamente il cimitero di Waikumete. Il cimitero corretto è Waikaraka. Ha anche erroneamente descritto il gruppo di supporto di Murray Heasley come la Rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali della Chiesa e dei loro sostenitori. La corretta designazione del gruppo è Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni religiose e dei loro sostenitori. Modificato 8:10, 2 luglio 2022.

    https://www.stuff.co.nz/national/129032595/a-secret-world-of-power-abuse-and-coverups-in-new-zealand-schools

  • Se cento preti pedofili vi sembran pochi

    Se cento preti pedofili vi sembran pochi

    Un mese dopo essere stato annunciato dal nuovo capo della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale e arcivescovo Zuppi, il 23 giugno è stato avviato il primo Report della Chiesa italiana sulla pedofilia basandosi sulle attività dei Servizi regionali, dei Servizi diocesani/interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Cosa siano i Centri d’ascolto lo abbiamo raccontato su Left del 18 febbraio 2022. Qui per brevità ricordiamo che sono stati istituiti dalla Cei nelle diocesi italiane per raccogliere informazioni e segnalazioni dalle vittime di preti pedofili e dare loro sostegno psicologico e giuridico. Il Report rientra in una delle 5 linee di azione varate a maggio dall’assemblea generale dei vescovi e volte – a detta loro – a una “più efficace prevenzione” del fenomeno criminale.

    Nella ricerca saranno coinvolti 16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto. L’esame dei dati raccolti spetterà a ricercatori dell’Università Cattolica del sacro cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding. Il risultato dell’indagine sarà reso noto in autunno e gli esperti avranno il compito «non solo di presentare una radiografia dell’esistente, ma di trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia».

    La scelta dell’Università Cattolica spiega la Cei, si è fondata sul suo coinvolgimento come soggetto valutatore del progetto “Safe – Educare e accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità papa Giovanni XXIII, il Centro sportivo italiano, l’Azione cattolica italiana e il Centro interdisciplinare di ricerca sulla vittimologia dell’Alma mater studiorum di Bologna. Potrebbe sembrare tutto coerente – la Cei che si avvale dell’Università cattolica per affrontare un problema radicato profondamente all’interno della Chiesa – se non fosse che Zuppi, presentando il progetto a maggio, aveva dichiarato che l’incarico sarebbe stato affidato «a due centri universitari indipendenti».

    E che cosa ha di “indipendente” l’Università cattolica rispetto alla Chiesa? Nulla di nulla. Come scrive Ludovica Eugenio su Adista – che insieme a Left e ad altre importanti realtà associative fa parte del Coordinamento ItalyChurchToo (v. Left del 18 febbraio 2022) – per statuto, le università cattoliche sono regolate dal Codice di diritto canonico (art. 807- 814), dalla Costituzione apostolica Ex corde ecclesiae sulle università cattoliche e dalle Norme applicative delle Conferenze episcopali. Per capire ancora meglio ecco alcuni riferimenti giuridici. Art. 808 Cdc: «Nessuna università di studi, benché effettivamente cattolica, porti il titolo ossia il nome di università cattolica, se non per consenso della competente autorità ecclesiastica»; art. 4 Ex corde ecclesiae: le università cattoliche devono «servire a un tempo la dignità dell’uomo e la causa della Chiesa»; art. 14: «In una università cattolica, quindi, gli ideali, gli atteggiamenti e i principi cattolici permeano e informano le attività universitarie conformemente alla natura e all’autonomia proprie di tali attività».
    Lo stretto legame dell’ateneo con la Chiesa è codificato anche nello Statuto, precisa Ludovica Eugenio. La Cattolica «secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura».

    Tutto chiaro, no? Sicuramente i ricercatori della Cattolica sono preparati e formati per svolgere il compito che è stato loro assegnato ma di certo appartengono a un’istituzione priva totalmente della terzietà necessaria per arrivare a una valutazione oggettiva e super partes del problema in questione. Un problema che è gigantesco e che dal febbraio scorso noi di Left – che indipendenti lo siamo per davvero – stiamo cercando di fotografare in ogni suo aspetto (statistico, sociale, psichiatrico, storico, giuridico, etc) attraverso l’indagine permanente pubblicata nel nostro Database (consultabile su chiesaepedofilia.left.it).

    E qui vi proponiamo un primo … “report” del lavoro di analisi dei dati in gran parte provenienti dall’unico Archivio esistente in Italia e che fa capo all’associazione di tutela delle vittime Rete L’Abuso. Ebbene, dopo un’accurata verifica delle fonti, su 126 posizioni esaminate (pari a poco meno di un quarto di quelle totali monitorate, circa 450) abbiamo individuato 100 casi di sacerdoti pedofili per un totale di 332 vittime in età prepuberale; 94 di questi crimini sono avvenuti tra il 2000 e i primi mesi del 2022, altri 6 tra il 1995 e il 1999 (e giudicati nei primi anni Duemila); 86 sacerdoti su 100 sono stati condannati in via definitiva, per 11 ecclesiastici sono in corso indagini o un processo “laico”, in 3 sono stati denunciati solo alle autorità ecclesiastiche; in 10 sentenze su 100 è stata emessa una condanna per pedopornografia, pertanto in questi casi il numero delle vittime è imprecisato; infine, i 100 sacerdoti coinvolti appartengono a 61 diocesi diverse, pari al 26,9% del totale.

    E gli altri 26 casi? Per 5 di loro non è stato possibile completare le verifiche perché sono stati rimossi dagli archivi dei giornali tutti gli articoli sulla vicenda che li ha visti coinvolti. Gli altri 21 hanno compiuto reati che vanno dallo stalking alla violenza “sessuale” su minori non prepuberi o su persone maggiorenni (di cui una disabile), dal favoreggiamento della prostituzione alla resistenza a pubblico ufficiale, dallo spaccio di droga alla circonvenzione di incapace.

    Questo nostro primo rapporto non comprende 111 casi indagati dal 2010 al 2021 dalle diocesi di Trento e di Bolzano (v. Left del 18 febbraio 2022). Quel che sappiamo è che nessuno è stato contestualmente segnalato dai vescovi alle autorità italiane.
    In queste due diocesi come in tutte le altre con il “nuovo corso” inaugurato dal card. Zuppi, la Chiesa in Italia continua beatamente a lavare i panni sporchi in famiglia come se fosse il modo più efficace per prevenire e sradicare la pedofilia al suo interno. Di fronte a questa strategia – che resta un unicum a livello mondiale considerando che in altri Paesi sono state autorizzate dalle Chiese locali inchieste indipendenti che hanno portato innegabili risultati – noi di Left restiamo basiti di fronte all’inerzia totale dello Stato italiano. Oggi noi documentiamo 100 casi di pedofilia e il coinvolgimento di oltre un quarto delle diocesi a conferma dell’esistenza di un problema strutturale nella Chiesa italiana. Poi ci sono le segnalazioni ai vescovi di Trento e Bolzano.

    Ma se in sole due diocesi in una decina di anni si contano 111 casi, quanti altri ce ne sono, sommersi, nelle altre 224? Quante vittime si devono contare affinché lo Stato inizi a muoversi? Affinché intervenga e non deleghi un’indagine delicatissima a chi è parte in causa? Noi riteniamo che sia compito delle istituzioni laiche indagare e ci sembra assurdo anche doverlo ribadire. Pertanto chiediamo nuovamente che intervenga il Parlamento italiano realizzando una Commissione d’inchiesta come quella sul femminicidio. Già perché questi due crimini, la violenza sulle donne e la violenza sui bambini, sono strettamente connessi avendo una matrice “culturale” comune fondata sull’alleanza tra mentalità patriarcale e pensiero religioso. È ora che in Italia se ne prenda atto.

    Se cento preti pedofili vi sembran pochi

  • Abusi sessuali: la Chiesa italiana chiamata a svegliarsi

    Abusi sessuali: la Chiesa italiana chiamata a svegliarsi

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia (ItalyChurchToo), creato nel febbraio 2022, ha inviato una lettera in tal senso il 10 maggio al Presidente uscente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinal Gualtiero Bassetti, nonché ai funzionari vaticani legati al fascicolo abusi sessuali: “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili. »

    Francesco Zanardi, presidente del Coordinamento, giustamente si interroga su una reale volontà della Chiesa nel Paese di conoscere la vera dimensione degli abusi: «Una commissione davvero indipendente sarebbe rivoluzionaria, ma anche molto imbarazzante. Perché dimostrerebbe che l’Italia è il Paese con il più alto numero di preti pedofili al mondo. “

    Secondo lui, questa stima deriva da una semplice aritmetica: “In Francia ci sono 22.000 sacerdoti e la commissione ha individuato più di 3.000 pedofili e più di 200.000 abusati [secondo i dati rilevati dalla commissione Sauvé, ndr]. Visto che in Italia ci sono 52.000 preti, è lecito pensare che i pedofili possano essere il triplo, ovvero nove o diecimila. E gli abusi salgono a un milione. »

    La pressione sui vescovi arriva anche dalla pubblicazione, a fine maggio 2022, di un libro sugli abusi sessuali nel clero italiano. Firmata da tre noti giornalisti italiani, tra cui la vaticanista Lucetta Scaraffia, l’opera, intitolata Agnus Dei. L’abuso sessuale del clero in Italia, cerca per la prima volta di comprendere la situazione italiana in questo campo, confrontandola in particolare con quella di altri paesi. Una bomba in Italia dove, a differenza dei suoi vicini latini, la Chiesa si rifiuta per il momento di rompere l’omertà criminale.

    Infine, il 27 maggio 2022, la Conferenza Episcopale Italiana ha annunciato l’avvio di uno studio sugli abusi sessuali sui bambini e sulle persone vulnerabili all’interno dell’istituto negli ultimi 20 anni: “Sarà realizzato uno studio con la collaborazione di “istituti di ricerca indipendenti”, al fine di “ottenere una conoscenza più approfondita e obiettiva” dei presunti o accertati attentati commessi da religiosi in Italia tra il 2000 e il 2021. Primo passo falso per Matteo Zuppi.

    Questi reati richiedono un’indagine e non uno studio, peraltro, in un periodo molto limitato di vent’anni. Le associazioni delle vittime denunciano progressi troppo timidi e mantengono la pressione. Matteo Zuppi non potrà barare a lungo.

    Alessandro Ballario

    Abus sexuels : l’Eglise italienne sommée de se réveiller

  • Chiesa e abusi: “Venga istituita una commissione”

    Chiesa e abusi: “Venga istituita una commissione”

    C’era anche il bresciano Michelangelo Ventura a Roma alla presentazione della lettera inviata alla Cei in occasione della sua 76esima assemblea generale sul tema degli abusi nella chiesa. L’evento è stato organizzato lo scorso 27 maggio all’associazione “Stampa estera” dal “Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella chiesa cattolica” (ItalyChurchToo). Fondato il 15 febbraio 2022, il Coordinamento ha visto l’adesione di decine di realtà, laiche e cattoliche, in primis “Rete l’abuso”, l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili che, dal 27 maggio, ha ricevuto centinaia di segnalazioni di molestie e abusi.

    Ventura fa parte del Coordinamento, oltre che di “Noi siamo chiesa”, e da questa esperienza nella Capitale ha portato nella nostra città “il messaggio che anche qui c’è bisogno di verità sugli abusi all’interno della chiesa, per fare giustizia e risarcire le vittime, persone che, quando riescono ad esternare la loro sofferenza, si definiscono “sopravvissute”. Risarcire sia sul piano giuridico morale sia su quello economico, per far fronte alle spese processuali e di cura”.

    Le vittime, anche nel Bresciano “ci sono sicuramente, ma è difficilissimo raggiungerle”, continua Ventura, segnalando che sul sito www.retelabuso.org sono indicati alcuni episodi e, nel 2016, fu stilata una “mappa” delle diocesi dove sono stati attestati casi di abuso da parte di preti. Tra queste vi era anche Brescia, con tre casi dettagliati, due in città e uno in provincia.

    Del resto qualche mese fa padre Hans Zollner, teologo e psicologo parte della commissione pontificia cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella chiesa, ha dichiarato: “Abbiamo dei criminali fra noi perché ormai il fenomeno è chiaro, cioè che nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore”.

    “Quindi – aggiunge ancora Michelangelo Ventura – anche nella nostra realtà bresciana siamo propensi ad immaginare che il fenomeno sia da sempre esistito e purtroppo sottaciuto: se lo sostiene un prelato interno alla chiesa vuol dire che il tema è molto concreto”.

    A Roma il flashmob è stato molto d’impatto: alcuni attivisti, nelle vicinanze della Nunziatura apostolica, hanno esposto cartelli con foto di uomini e donne con biancheria intima macchiata di sangue, ispirati da una protesta organizzata in aprile in Estonia, per attirare l’attenzione sulle presunte violenze dei russi contro le donne in Ucraina.

    Ma ogni azione di “ItalyChurchToo” non vuole essere un attacco alla chiesa, anzi, ribadisce Ventura: “Vogliamo liberare la nostra chiesa da questo peso, aiutarla ad essere una chiesa con la piena fiducia e partecipazione dei suoi fedeli; per questo chiediamo una commissione di inchiesta indipendente: aspiriamo ad una chiesa altra, trasparente. Ci sono tanti sacerdoti che si spendono sul territorio, c’è una chiesa viva e degna di liberazione. Il vero ente che dovrebbe indagare è lo Stato italiano e la chiesa dare la sua piena collaborazione, come chiesto anche dall’Onu in più occasioni. Questo aiuterebbe la chiesa ad essere davvero libera, evangelica”.

    I.Pan.

    (trascrizione da BRESCIAOGGI, 1 giugno 2022)

  • Sodano, dal Cile al «chiacchiericcio» sui pedofili

    Sodano, dal Cile al «chiacchiericcio» sui pedofili

    Luca Kocci, 29.05.2022 – È morto nella notte del 27 maggio, a 94 anni, il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato nel pontificato di Giovanni Paolo II. Il suo nome è legato ad alcune delle pagine più nere della storia recente della Chiesa romana: il viaggio nel Cile di Pinochet del papa polacco che si affacciò dal balcone della Moneda insieme al dittatore cileno, la copertura di numerosi preti pedofili, come il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel.

    Nato a Isola d’Asti nel 1927, prete nel 1950, nel 1959 entra nel servizio diplomatico della Santa sede. Nel 1977 viene inviato come nunzio apostolico (ambasciatore) in Cile, dove resta fino al 1988. L’arcivescovo di Santiago Silva Enriquez – dopo qualche tentennamento iniziale – e la chiesa di base cilena sono ostili al regime militare, Sodano sceglie invece la via della collaborazione, difendendo l’istituzione ecclesiastica più che le vittime della
    dittatura e barcamenandosi fra qualche moderata protesta per singoli crimini del regime e inviti alla pacificazione, sostenuti anche da Wojtyla.

    La strategia della distensione culmina nel 1987, quando organizza il viaggio in Cile di Giovanni Paolo II, immortalato dalla storica foto del papa che – con l’inganno secondo alcuni – si ritrova sul balcone della Moneda accanto a Pinochet.

    L’anno successivo Sodano viene richiamato a Roma e dal 1991 ricopre l’incarico di segretario di Stato vaticano, diventando uno dei cardinali più potenti della Curia romana, soprattutto negli anni della malattia di Wojtyla, quando di fatto fa le veci del papa.

    Molti preti e vescovi pedofili devono la propria impunità a lui, che derubricava a «chiacchiericcio» le accuse di abusi sui minori. A dirglielo in faccia fu, fra gli altri, l’allora cardinale arcivescovo di Vienna, Schönborn, che ha recentemente raccontato dei suoi incontri con Sodano in cui gli aveva riferito delle accuse di molte vittime al cardinal Groër, suo predecessore a Vienna, alla fine costretto a dimettersi: «Vittime? Questo è quello che
    dici tu!», lo liquidò Sodano.

    In pensione dal 2006, Sodano ha vissuto gli ultimi anni in un lussuoso attico nel Collegio etiopico, in Vaticano. Fino a poche settimane fa, quando è stato ricoverato per Covid e altre patologie alla clinica Columbus, dove è morto. I funerali si svolgeranno martedì a San Pietro, papa Francesco non celebrerà ma presiederà il rito finale. (luca kocci) – Il Manifesto

  • Preti pedofili, Italy Church too: da Zuppi ci aspettiamo una spinta verso la terzietà

    Preti pedofili, Italy Church too: da Zuppi ci aspettiamo una spinta verso la terzietà

    Roma – “Quello della pedofilia è un problema che tocca le leggi italiane e la Chiesa, che sia Zuppi, che sia il Papa non possono legiferare sul territorio italiano: io credo che onestamente la Chiesa possa fare una cosa, aprire gli archivi e darli allo Stato. Zuppi se vuole dare un contributo ai sopravvissuti interroga lo Stato e spinge finché lo Stato non cambia le regole e finché non fa una commissione di inchiesta e presta soccorso alle vittime. Di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti a sbandare. Questa situazione tra l’altro è unica in Europa”.

    Lo dice Francesco Zanardi della Rete L’ABUSO, rispondendo alle domande al termine della conferenza stampa promossa a Roma dall’associazione Italy Church too che chiede l’istituzione di una commissione indipendente di indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa.

    “Finora – ha spiegato anche uno dei portavoce dell’associazione, Michelangelo Ventura – non notiamo cambiamenti rispetto alla presidenza Bassetti su questi temi, però sarebbe sciocco oltre che illogico non prendere atto di questo cambiamento e lasciare la valutazione” sul nuovo presidente della Cei “in sospeso con l’auspicio evidente che possano esserci segnali attenti alle tematiche e alle problematiche che abbiamo segnalato. La presentazione del cardinal Zuppi – ha proseguito – è stata ampia sulla stampa facendo riferimento alle sue esperienze pregresse in particolare le ultime della diocesi di Bologna, dove sono stati dati ampi segni di attenzione alla realtà sociale in modo progressivo”.

    “Bene questo – ha aggiunto -, ma ci aspettiamo dei riscontri altrettanto concreti sulla pedofilia nel clero, quindi un intervento puntuale, attento e indipendente su queste questioni”, in particolare l’accento va sulla terzietà e sulla richiesta di “una commissione che non dipenda da questo o da quell’organismo della Chiesa italiana o del Vaticano, la strada che noi chiediamo non è per spocchia speculativa ma perchè è quella intrapresa da altri Paesi, ad esempio dalla Conferenza episcopale tedesca”.

    Intanto Matteo Zuppi, il nuovo presidente della Cei, ha annunciato “per il 18 novembre” la pubblicazione di un “report nazionale da parte della Chiesa cattolica sui casi di abuso, a partire dal 2000, e sulle attività di prevenzione” sottolineando che “il pensiero è sempre per le vittime e il loro dolore è la prima preoccupazione. La Chiesa sta dalla parte delle vittime”.

    https://fivedabliu.it/2022/05/27/preti-pedofili-italy-church-too-da-zuppi-ci-aspettiamo-una-spinta-verso-la-terzieta/

  • La Chiesa italiana sotto pressione per autorizzare le indagini sugli abusi

    La Chiesa italiana sotto pressione per autorizzare le indagini sugli abusi

    Roma, 23 mag. (EFE) .- La Chiesa italiana si riunisce da oggi per rinnovare la sua leadership sotto la pressione delle vittime per autorizzare un’indagine sui casi di abusi sui minori, cosa che finora è stata negata e su cui mantiene un silenzio sorprendente, essendo l’unico in Europa.

    L’assemblea della Conferenza episcopale italiana (CEI) deve rinnovare il suo presidente per un quinquennio, cifra cruciale, poiché i vescovi sono divisi sull’opportunità di svolgere un’indagine su abusi come quelli commessi in Germania , Francia, Portogallo e recentemente in Spagna, affidata ad uno studio legale e che non ha soddisfatto le vittime.

    ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME

    Con l’apertura dell’Assemblea della CEI, che si concluderà venerdì prossimo, le associazioni italiane vittime di abusi da parte del clero hanno pubblicato oggi una lettera aperta chiedendo un’indagine indipendente sui casi che vanno avanti da anni e che Accesso agli archivi è permesso perché si possa fare giustizia.

    “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, svolta da professionisti e superpartes credibili, per fare luce sugli abusi commessi dal clero in Italia, che unirebbe gli sforzi di diverse e altissime figure professionali e utilizzare metodi qualitativi, quantitativi e documentari allo stesso tempo”, si legge nella lettera.

    Queste associazioni, che da pochi mesi hanno fondato il movimento “ItalyChurchToo”, rifiuterebbero “ogni ipotesi di lavoro svolta con strumenti e risorse all’interno della Chiesa stessa, perché non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e non sarebbe credibile. , e in definitiva inutili, se non dannosi”.

    «Chiediamo che siano aperti e messi a disposizione gli archivi delle diocesi, dei conventi, dei monasteri, delle parrocchie, dei centri pastorali e delle istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano stabiliti efficaci canali di collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano affinché i colpevoli di reati contro i minori sono perseguiti”, aggiungono nella lettera.

    Le vittime chiedono una risposta entro il 27, quando si sarà formata la nuova dirigenza della Cei.

    “Questa lettera indirizzata alla Cei spiega solo le cose elementari da fare. Ma non sembra che sia la linea che riprenderanno i vescovi che agiranno in malafede”, il presidente di Rete L L’associazione denuncia a Efe: ‘Abuso, Francesco Zanardi, vittima di abusi da parte di un prete da bambino e la voce più instancabile su questo tema.

    Zanardi fa riferimento alle indiscrezioni che indicano che i vescovi italiani si preparano ad autorizzare un’indagine ma che copre solo gli ultimi 20 anni, che saranno “un clown”, poiché non darà un’idea dell’entità del fenomeno .

    Mentre, da parte dello Stato, si parla di un’indagine sulla pederastia in generale, che diluirà nuovamente le responsabilità della Chiesa cattolica e delle vittime «con il solito gioco, esse saranno escluse e non avranno alcun tipo di partecipazione diretta aggiunge Zanardi.

    IL LIBRO DI RICERCA DI TRE DONNE

    Alla vigilia dell’incontro episcopale è stato pubblicato in Italia “Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia”, scritto dalle giornaliste Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, che raccolgono in un’esaustiva indagine le storie di abusi raccolti negli archivi che Zanardi ha compilato per tutta la vita e che sono finora gli unici dati disponibili sui preti pedofili.

    Gli autori passano in rassegna alcuni fascicoli che parlano di “circa 320 sacerdoti che hanno commesso abusi, di cui 159 condannati in via definitiva”. La maggior parte degli imputati è stata trasferita in altri luoghi o inviata nelle residenze speciali della Chiesa italiana per sacerdoti in difficoltà, compresi i pederasti.

    Il libro descrive sette storie che la Chiesa italiana non ha preso sul serio e che si sono susseguite per anni. “Non è un libro contro la Chiesa. È un libro per chi ama la Chiesa e la vuole sicura ed evangelica, ma credo che la questione degli abusi sarà chiusa in un cassetto”, uno dei suoi autori, Franca Giansoldati, ha raccontato a Efe.

    “Si dice che i casi di preti abusivi siano circa un centinaio. Ma non si sa cosa abbiano fatto, quante siano state le vittime, quanti di loro siano stati allontanati dal sacerdozio e chi li abbia insabbiati”, aggiunge il giornalista dal quotidiano romano “Il Messaggero”.

    Secondo Giansoldati, dopo questa assemblea della Cei si verificherà che «i vescovi non hanno intenzione di fare un’indagine sul passato, né di aprire gli archivi».

    Cristina Cabrejas

    (c) Agenzia EFE