Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • QUEL PRETE HA ABUSATO DI ME

    QUEL PRETE HA ABUSATO DI ME

    di MARCO GRIECO – Dopo i recenti casi di pedofilia emersi nella Chiesa cattolica in Francia, Germania, Portogallo e Spagna, sette associazioni hanno lanciato #ItalyChurchToo, il movimento “anche la Chiesa in Italia”. È una campagna antimolestie che chiede al mondo cattolico del nostro Paese una commissione indipendente perché si possano portare allo scoperto gli abusi con indagini esterne, aprendo gli archivi diocesani e facendo luce su eventuali insabbiamenti di preti pedofili.

    In Italia, gli abusi su minori da parte di sacerdoti sono un fenomeno ancora sottostimato. «Ci è bastato andare a una trasmissione televisiva e parlare della nostra storia perché, sulla strada del ritorno, ci chiamassero dieci vittime che si sono fatte coraggio», spiega Cristina Balestrini, che l’abuso di un prete non lo ha vissuto sulla propria pelle, ma su quella del figlio quindicenne. «Era il 2011 e don Mauro Galli ci aveva chiesto se nostro figlio avrebbe potuto dormire in oratorio», dice. «Noi abbiamo acconsentito senza immaginare che sarebbero rimasti da soli». La verità, cruda e violenta, arriverà l’indomani, quando Cristina, corsa a scuola perché il figlio versava in uno stato catatonico, mette in dubbio la fiducia nel prete malgrado gli anni da catechista: «“È successo qualcosa stanotte?”, gli ho domandato. Lui mi ha guardata negli occhi e ha ammesso». Scatta, così, la denuncia penale, ma le condanne in primo grado e in appello non sono sufficienti.

    «Mio figlio frequentava ancora l’ambiente parrocchiale, malgrado la ferita che aveva dentro. Per lui è stato devastante vedere in tribunale la diocesi difendere il prete. È come se fossimo noi i nemici», ammette la madre, ricordando di essere stata isolata anche da quelli che un tempo erano amici in parrocchia. In questa battaglia impari in nome della verità, spesso sono le stesse vittime a scavare una trincea di silenzio. «La Chiesa ci aveva offerto un accordo extragiudiziale, con la clausola del silenzio, da 100 mila euro più spese, ma non potevamo accettarlo», dice oggi Cristina. Come si fa a risarcire un adolescente come tanti altri, a cui una notte d’orrore stravolge la vita, gettandolo nella disperazione, curata con lunghe terapie? «C’è stato un tempo in cui noi non potevamo nemmeno sfiorarlo. Oggi mio figlio ha fatto grandi progressi, soprattutto identificandosi non più come vittima, ma come sopravvissuto».

    Ha ancora bisogno di cure Arturo Borrelli, 42 anni, per placare le conseguenze di anni di violenze. Il suo “orco”, don Silverio Mura, ha abusato per tre anni a mezzo di lui nel silenzio del quartiere di Napoli Ponticelli. «Era un amico di famiglia, era visto da tutti come una figura divina», racconta ripensando a quel prete che ha anche celebrato le sue nozze e ha battezzato due dei suoi figli. Poi, nel 2009, uno strano svenimento sul luogo di lavoro rivela le ferite che lacerano la sua psiche. «Lo psichiatra mi ha fatto capire i danni che ho. Da allora, ho perso il lavoro come guardia giurata e non riesco a vivere tranquillamente». Un primo, importante traguardo, però, arriva nell’ottobre scorso quando, al termine di un processo civile, con una sentenza storica il prete e la scuola sono condannati in primo grado a risarcire Arturo con 320 mila euro. È la prima conferma, dopo anni di silenzio, anche da parte della diocesi.
    «Alla richiesta di un colloquio nel 2012 con l’arcivescovo Lucio Lemmo, mi hanno risposto di non poter avere contatti con me, trattando il mio caso senza comprensione e umanità», dice l’uomo. Intanto, in questi anni di silenzi, il sacerdote è stato spostato in altre diocesi della regione, prima di lasciarla definitivamente. «Dopo un servizio in tv di Le Iene, abbiamo scoperto che il religioso è stato trasferito a Montù Beccaria (vicino a Pavia, ndr) con nome e cognome falsi e che c’è un processo penale in corso per sostituzione di persona. La curia mi ha assicurato che non dice più messa, anche papa Francesco mi ha promesso il suo interessamento. Ma la mia vittoria arriverà quando quell’uomo smetterà di essere prete».

    Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, oggi ricostruisce i volti degli autori di molestie e abusi che spesso la Chiesa lascia senza nome. Così, con un settimanale è stato creato un archivio per fare luce sui crimini in Italia, sul modello del quotidiano spagnolo El País. Francesco dice che era ancora un ragazzino quando un sacerdote ha abusato di lui nella pineta di Spotorno, in Liguria: «Non sono stato il solo, ho contato almeno 40 ragazzi. Sapevamo tutti che cosa accadeva quando, a turno, ci chiedeva di condividere con lui la tenda nel campeggio», racconta Zanardi. Dice di ritrovare la sua stessa esperienza in tanti sopravvissuti, persone per cui i ricordi di un’infanzia violata possono sopraggiungere improvvisi: soffrono della Sindrome da stress post traumatico, che rimuove il passato per poter continuare a vivere, ma a prezzo di sintomi gravi. «Conosco una persona in cui il trauma si è ripresentato a 36 anni dagli abusi, dopo la nascita del figlio. La vicinanza di un bambino piccolo ha risvegliato il dolore. Adesso è in terapia».

    Francesco ha tentato il suicidio quattro volte, l’ultima nel 2008: «Anche se realizzi che non hai colpe, i danni relazionali ti restano. Vivere diventa difficile. Almeno due persone del nostro gruppo di Spotorno si sono tolte la vita».

    Con Rete L’Abuso Francesco riceve l’appoggio anonimo di tanti sacerdoti: «Non vogliono esporsi perché temono le conseguenze». Dopo il summit sugli abusi in Vaticano nel 2019, la Chiesa di papa Francesco ha adottato la linea della cosiddetta “tolleranza zero”.

    Ma per le vittime non è ancora sufficiente: «Quando la Chiesa dice che si occupa delle vittime e dei familiari, non è credibile», afferma Cristina. Le fa eco Arturo, che ha incontrato lo stesso papa Francesco: «Mi ha invitato a non arrendermi. E io non mi darò pace fino a quando non avrò visto che chi mi ha rovinato la vita non fa più il prete».

    di MARCO GRIECO – GRAZIA del 10/03/2022

  • ABUSI SESSUALI DEL CLERO E GRAVIDANZE: IL PRIMO STUDIO ACCADEMICO

    ABUSI SESSUALI DEL CLERO E GRAVIDANZE: IL PRIMO STUDIO ACCADEMICO

    ROMA-ADISTA. Obbligate a nascondersi, ad abortire, spesso in condizioni disperate, o a partorire in contesti non sicuri, dopo gravidanze prive di qualsiasi assistenza medica, dando poi subito in adozione i neonati; condannate a non fare mai il nome del padre, a mentire a tutti, a subire la stigmatizzazione sociale, a portare interamente da sole, tra difficoltà indicibili, il peso di un abuso e di esperienze disumane, il cui responsabile resta sempre impunito, protetto, garantito dall’istituzione: sono le donne, spesso ragazzine adolescenti, vittime di abusi sessuali che sfociano in una gravidanza, perpetrati da preti cattolici.

    Nel quadro degli abusi clericali, forse il versante più oscuro di tutti, non ancora studiato ed esaminato. Ora, a metterlo sotto la lente d’ingrandimento, colmando questo vuoto di attenzione e analisi, è la teologa tedesca Doris Reisinger, del Dipartimento di Teologia cattolica della Goethe Universität di Francoforte, lei stessa vittima di abusi , in un articolo accademico “open access” (quindi aperto a tutti) pubblicato sulla rivista Religions (13, 198; appartenente alla piattaforma open access MDPI), frutto di due anni di ricerca e che aveva preannuciato la scorsa estate.

    La ricerca è partita dalla constatazione che in un numero significativo di casi, i preti abusatori causano gravidanze e obbligano le loro vittime a essere invisibili, a ricorrere all’aborto, o a partorire per poi far adottare il neonato o la neonata: è il fenomeno che la ricerca definisce come “abuso riproduttivo”. È evidente che molte delle vittime sono donne adulte, ma anche tra le minorenni che hanno vissuto l’abuso di preti pedofili una percentuale che varia dall’1 al 10% può essere stata vittima di abuso riproduttivo. Reisinger si basa su numerose fonti e su materiale d’archivio che riguarda decine di accuse di abuso riproduttivo nel contesto della Chiesa cattolica statunitense.

    Oltre a cercare di fare una stima della frequenza globale del fenomeno, essa distingue tre diversi tipi di abuso riproduttivo nonché un’analisi dell’interazione tra misoginia clericale e secolare, prima responsabile del silenziamento delle vittime, trattate come oggetti e stigmatizzate, e dell’impunità degli abusatori, sempre protetti dall’istituzione; aspetti che spiegano l’invisibilità del fenomeno, ancora più paradossale se si pensa all’importanza attribuita dal magistero ecclesiale alle tematiche bioetiche e alla morale sessuale. Proponiamo il testo integrale dell’articolo, rendendolo disponibile a tutti i lettori, – secondo lo spirito con cui è stato concepito e pubblicato -, in un numero speciale “extra” online, che potete scaricare dal sito, in una nostra traduzione dall’inglese.

    https://www.adista.it/articolo/67633?

  • Intervento di Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Intervento di Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Le anomalie giuridiche italiane – «La Rete L’Abuso con 1.400 casi all’attivo da 12 anni è l’unico osservatorio di dati esistente in Italia», ha detto Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete L’Abuso. «Lavoro lungo e difficile, che non sarebbe spettato a noi, costato al sottoscritto decine di querele ma nel vuoto purtroppo ci siamo dovuti assumere l’impegno, per poter tutelare altri.

    Oggi siamo rappresentanti per l’Italia di ECA Global, presente in 42 Paesi, riconosciuti presso Nazioni Unite». Recenti casi di abusi dimostrano come gli sforzi di papa Francesco (in particolare con il motu proprio Vos estis lux mundi) si siano rivelati inutili, prosegue Zanardi: i vescovi non obbediscono alle prescrizioni ma non vengono puniti. Leggi deboli hanno favorito il trasferimento in Italia dei pedofili. Una commissione della Chiesa anche se perfetta oggi non è più credibile, ne serve una indipendente che assicuri imparzialità. L’imputato non può fare anche da giudice.

    «In Italia – ha spiegato Zanardi – la situazione è complessa in confronto ad altri Paesi; El País ha raccolto 250 casi in 7 decenni, la magistratura ha aperto un’indagine autonoma. In Italia il database della Rete l’Abuso dimostra 360 casi in 15 anni. Serve dunque un intervento dello Stato. Il Rapporto CIASE in Francia parla di 216.000 vittime e 3.000 preti coinvolti; in Francia i preti sono 22.000, in Italia 52.000; se la percentuale media del mondo è di 7-8% di preti pedofili, in Italia sono stimati un milione. Serve adeguare le leggi; sono state avanzate istanze allo Stato e all’ONU, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine e salta la prevenzione».

    Serve poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia (che il datore di lavoro è obbligato a richiedere ai neoassunti nel campo di attività con minori), applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori; la prescrizione, poi, «non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima»; si chiede al legislatore «di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco al catechista, a chiunque abbia dei sospetti ». Sarebbe già una svolta. Paradossalmente la soluzione risolverebbe ostacoli posti dai Patti lateranensi come l’art. 4.

    Se oggi il papa introducesse per i vescovi italiani l’obbligo di denuncia, questi non saprebbero come procedere. Bisogna inoltre attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime. Gli sportelli diocesani non sono conformi alla Convenzione di Lanzarote, che prevede che la vittima, quando viene sentita in un tribunale, anche in quelli diocesani, sia accompagnata da un medico che ne attesta anche l’attendibilità. Nei tribunali diocesani non si portano neanche gli avvocati».

  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris  Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    Il ragazzo aveva solo 8 anni quando fu abusato per la prima volta. Era il 1996, a Ceprano, nel frusinate, e a violare la sua infanzia fu un prete, don Gianni Bekiaris. Il suo caso ora arriva sugli schermi grazie ad un documentario-denuncia della Bbc. “E’ un caso tra le decine e decine che ci sono. Riconosciuto colpevole, ma archiviato in sede penale perché il reato era prescritto, questo prete continua a stare nelle parrocchie”, denuncia Francesco Zanardi, presidente de La Rete L’Abuso. La sanzione canonica inflitta al sacerdote abusatore, che ha pagato alla vittima un risarcimento di oltre centomila euro, è quella di non avere incarichi pastorali con i ragazzi. Ma il sacerdote, oggi 60enne, continua a celebrare Messa. E alle celebrazioni ci sono chierichetti e bambini del catechismo sulle panche dei fedeli perché “non è che puoi cacciare i ragazzi dalle parrocchie”, commenta Zanardi, che oggi tutela le vittime con la sua associazione e che ha anche lui un passato di abusi subiti.

       Il vescovo di Frosinone, mons. Ambrogio Spreafico, ha dichiarato alla Bbc di essersi attenuto alle procedure stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della fede: “Hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me”. Spreafico d’altronde fu la persona che avviò il processo canonico dopo che la vittima riuscì a denunciare. Un percorso lungo e doloroso che lo aveva portato anche a drogarsi e a tentare il suicidio.

       Il presidente de La Rete L’Abuso definisce don Bekiaris come “uno psicopatico. Nel documentario ride: uno che ha stuprato bambini ride senza provare vergogna. Come fai a metterlo in circolazione?”. Zanardi accusa non solo lui ma anche chi “con delle scusanti” (per esempio celebra Messa “perché non ci sono altri sacerdoti”) fa in modo che questi preti possano svolgere normalmente il loro ministero. “Loro sono peggio degli stessi pedofili perché se lasciano che entrino in contatto con i minori praticamente li mettono in un pericolo annunciato”.

    Zanardi si dice “disgustato” anche dalla testimonianza di Ermes Luparia nello stesso documentario: è lo psicoterapeuta e diacono che cura in una clinica i preti abusatori. “Dice: qui i preti pedofili si sentono accolti. Senza rivolgere un pensiero alle vittime. E’ una cosa che fa star male”. “Un altro caso riguarda G.B., vittima di un prete polacco nella zona di Isernia. Anche in questo caso il reato è prescritto e non solo non ha avuto giustizia ma è stato querelato per diffamazione, noi lo stiamo assistendo. Pensare che quel prete, oltre ad abusarlo, lo faceva dormire con i suoi cani”, riferisce il Presidente de La Rete L’Abuso.

       Tutto questo mentre un altro prete riconosciuto autore di abusi, il francese Tony Anatrella, nonostante sia stato sospeso ‘a divinis’, è arrivato qualche giorno fa in Vaticano per partecipare ad un simposio sul sacerdozio. (ANSA).

    TU/ S0B QBXB

  • Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia? Cosa contraddistingue quella di matrice ecclesiastica? Quali sono le conseguenze per una vittima? Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime? Cosa fare quando si viene a conoscenza di una violenza subita da un bambino? A chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare?

    Sin da quando è nato Left – oggi, 17 febbraio sono esattamente 16 anni – dare una risposta a queste domande è stato uno dei nostri impegni prioritari. E lo abbiamo fatto con inchieste giornalistiche, dando voce alle vittime inascoltate e ignorate dalle istituzioni, oltre che con articoli divulgativi avvalendoci della competenza di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi. Siamo infatti convinti che uno degli errori più grandi del giornalismo in Italia consista nel raccontare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale come fosse una “semplice” somma di vicende di cronaca isolate, che accadono per caso all’interno delle parrocchie.

    Una delle conseguenze è che, soprattutto dai grandi media e dalla tv, viene restituita all’opinione pubblica un’immagine falsata, parcellizzata di un crimine violentissimo che invece purtroppo è diffuso ovunque ed è malamente affrontato sia dalle istituzioni ecclesiastiche che da quelle laiche. Come se non ci fosse nulla da fare. Come se fosse inevitabile. La pedofilia è divenuta ormai un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica. È stato accertato dalle inchieste realizzate negli ultimi 15 anni in Paesi come gli Stati Uniti, Olanda, Belgio, Irlanda, Germania, Francia, Australia. Ma è falso che non ci sia nulla da fare. Le stesse inchieste hanno dimostrato che solo affrontando la pedofilia clericale senza tare ideologiche, con l’obiettivo di mettere definitivamente la parola fine e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, solo così, dicevamo, si può iniziare a pensare di poter sradicare questo crimine da un ambiente culturale che per decenni, o meglio per secoli, ha sempre pensato a preservare l’istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare, e mai si è preoccupato di tutelare i bambini dalla violenza. Una violenza omicida.

    Chi legge Left sa che per noi questo è un punto cardine. Sulle nostre pagine più volte la violenza di un adulto su un bambino è stata definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico». Tanto basterebbe, a nostro avviso, per mettere in allarme le autorità laiche preposte alla prevenzione e alla repressione di questi reati. Tanto dovrebbe bastare per non tollerare nemmeno una violenza in più e fare di tutto per impedirla. Invece nulla di tutto ciò. E questa intollerabile indifferenza è una delle concause che hanno reso endemica la pedofilia negli ambienti ecclesiastici.

    Ormai l’Italia è rimasto l’unico Paese in cui la Chiesa e lo Stato non hanno mai voluto realizzare un’indagine su scala nazionale. Come leggerete nell’articolo di Marina Turi persino la “cattolicissima Spagna” si sta attivando per realizzare un’inchiesta indipendente. Una svolta storica resa possibile dall’eccellente lavoro d’inchiesta del quotidiano El Pais che nel 2018 ha preso le mosse dalla realizzazione di un database pubblicato sul proprio sito.

    Da tempo noi di Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente senza riscontro. Vogliamo pertanto sopperire a questa grave mancanza di informazioni con un nostro archivio online, il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica. Una mancanza che è anche una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    Realizzato in collaborazione con l’associazione di vittime Rete L’Abuso che da anni gestisce un proprio archivio, lavorando su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. Un numeratore terrà aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti. L’archivio è online dal 18 febbraio mostrando i primi 60 casi censiti e accertati (chiesaepedofilia.left.it). Sarà aggiornato costantemente e vi anticipiamo sin da ora che sono almeno 300 le “situazioni” documentate negli ultimi 20 anni, con centinaia e centinaia di vittime; sarà inoltre implementato da inchieste originali, interviste, analisi e riflessioni di esperti per dare un’interpretazione dei risultati ottenuti, con linguaggio chiaro e divulgativo.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime. Ci pare il minimo sindacale in un Paese civile.

    https://left.it/2022/02/17/impedire-che-altri-sacerdoti-violentino-bambini-un-impegno-di-civilta-nasce-il-database-di-left/

  • Preti pedofili, sul caso italiano il Punto della Rete L’ABUSO

    Preti pedofili, sul caso italiano il Punto della Rete L’ABUSO

    Si è svolta ieri alla presenza di circa 70 giornalisti accreditati la presentazione di #ItalyChurchToo, il primo Coordinamento di associazioni italiane contro l’abuso nella Chiesa cattolica.

    L’intervista a Francesco Zanardi dove spiega più approfonditamente le problematiche italiane.

  • ‘Ora o mai più’: le vittime dei preti pedofili italiani chiedono indagini

    ‘Ora o mai più’: le vittime dei preti pedofili italiani chiedono indagini

    Poiché le indagini negli Stati Uniti, in Europa e in Australia hanno messo in luce la portata del problema degli abusi sessuali all’interno della Chiesa – e anche un insabbiamento durato decenni – molti gruppi affermano che l’Italia non può più evitare un controllo.

    “Il governo deve agire, deve sfruttare lo slancio creato da indagini imparziali altrove”, ha detto all’Afp Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso.

    “Se l’Italia non lo fa ora, temo che non lo farà mai”, ha detto Zanardi, che da giovane è stato abusato da un prete.

    Nove gruppi stanno ora formando un comitato volto a fare pressione sul Paese per avviare un’indagine, come quelle viste di recente in Francia e Germania.

    Cristina Balestrini, che ha istituito un gruppo di sostegno alle famiglie dopo che suo figlio è stato abusato da un prete, ha detto all’Afp che la cosa più importante per i sopravvissuti era “assicurarsi che non accada mai più”.

    Non tutti i molestati sopravviveranno, “ci sono molte vittime che si suicidano e nessuno lo sa”, ha detto Balestrini.

    ‘Silenzio totale’

    Rete L’Abuso ha registrato negli ultimi 15 anni in Italia più di 300 casi di sacerdoti accusati o condannati per abusi sessuali su minori, su un totale di 50.000 sacerdoti in tutto il Paese.

    Giada Vitale è solo un esempio citato dal gruppo. Era una timida organista di 13 anni quando il suo parroco, Marino Genova, la abusò in sacrestia. Sarebbe stata molestata per tre anni.

    Il carnefice di Vitale è stato condannato nel 2020, ma i gruppi di vittime affermano che una tale condanna è rara perché l’Italia è in ritardo rispetto ad altri paesi nell’affrontare i predatori.

    È impossibile ottenere cifre precise sull’entità del problema.

    Il principale consulente per gli abusi del clero del Vaticano ha detto all’AFP questo mese che è giunto il momento per il Paese a maggioranza cattolica di fare i conti.

    La chiesa non è così potente come lo era una volta in Italia, dimora storica dei papi. Ma mantiene un’enorme influenza e due terzi della popolazione sono credenti, secondo un sondaggio del 2019.

    Papa Francesco, che ha inasprito le punizioni inflitte ai preti abusatori ai sensi della legge vaticana, lunedì ha razionalizzato l’ufficio vaticano che tratta le denunce di abusi, nel tentativo di accelerare i casi.

    Ma Zanardi di Rete l’Abuso ha detto che “avrebbe poca fiducia” in un’indagine interna.

    ‘Vittime due volte’

    Anche Balestrini, 56 anni, è diffidente nei confronti della chiesa poiché “hanno agito come se fossimo il nemico, rendendoci vittime due volte” dopo che suo figlio adolescente è stato abusato nel 2011.

    Il chierico in questione, Mauro Galli, inizialmente fu trasferito tranquillamente in un’altra parrocchia. In seguito sarebbe stato condannato.

    Spera che il comitato riesca a fare pressione sulla chiesa affinché apra i suoi archivi, perché lo scandalo, ha detto, “è molto più grande di quanto si possa immaginare”.

    Balestrini ha detto che scoprire la verità non sarebbe stato facile per l’Italia, ma la Chiesa sarebbe saggia ad assumersi un ruolo attivo nel ripulirsi.

    “Al momento, stanno cercando di mantenere un coperchio, ma è meglio scegliere di toglierlo da soli, prima che esploda”.

    https://www.france24.com/en/live-news/20220215-now-or-never-victims-of-italy-s-predator-priests-urge-inquiry

  • Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

    Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

    I panni sporchi si lavano in famiglia. È questo il senso della lettera che il cardinale Luis Ladaria, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex sant’Uffizio), nel febbraio 2015 inviò al cardinale Philippe Barbarin, allora vescovo di Lione, che chiedeva come comportarsi con don Bernard Preynat, sul cui conto erano arrivate in diocesi diverse denunce per pedofilia.

    «Questa Congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso di Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando scandali pubblici», si legge nella lettera di Ladaria, riportata ieri sul quotidiano Domani da Emiliano Fittipaldi. «Fermo restando – conclude la lettera – che in queste condizioni non può essere affidato un altro ministero pastorale che includa eventuali contatti con i minori».

    Barbarin obbedì, e tutto rimase nascosto ancora per un anno. Nel 2016, infatti, in seguito alle denunce penali di alcune vittime, Preynat fu processato e nel 2020 condannato a cinque anni di reclusione per abusi sessuali su minori. Barbarin invece – che nel marzo 2020 si è dimesso da vescovo -, dopo essere stato condannato in primo grado per omessa denuncia, l’anno scorso è stato definitivamente assolto.

    Quella a Barbarin non è stata l’unica lettera scritta da Ladaria, nel 2008 nominato da papa Ratzinger segretario della Congregazione per la dottrina della fede, promosso prefetto dello stesso dicastero nel 2017 da papa Francesco, il quale l’anno successivo lo ha creato cardinale. Ve ne è un’altra pressoché identica, datata 2012, inviata all’allora vescovo di Lucera (Foggia), a proposito di don Giovanni Trotta, dimesso dallo stato clericale perché pedofilo, ma con la raccomandazione che la destituzione del prete restasse in penombra, per non «generare scandalo ai fedeli». Così accadde anche stavolta, ma le conseguenze della consegna del silenzio furono ben più gravi: da laico, Trotta iniziò ad allenare una squadra di calcio giovanile e commise abusi sessuali su diversi piccoli atleti, venne denunciato dalle famiglie di alcune vittime e due anni fa è stato condannato in appello a venti anni di carcere.

    Le lettere «fotocopia» di Ladaria testimoniano che non si tratta di due casi, ma di una prassi che vuole coprire i preti pedofili per difendere l’istituzione. Non quindi un «sistema Ladaria», ma un «sistema vaticano» che, come rileva Luis Badilla, direttore del Sismografo (sito di informazione indipendente, ben accreditato in Vaticano), obbedisce a un articolo del Codice di diritto canonico: «Per una trasgressione occulta non si imponga mai una penitenza pubblica».

    A questo punto papa Francesco, se vuole davvero dare concretezza alla «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia clericale, non può non prendere tre decisioni: rimuovere Luis Ladaria, modificare il Codice di diritto canonico e imporre l’obbligo di denuncia alle autorità civili dei preti pedofili (per scongiurare nuovi casi Trotta).

    In Italia intanto qualcosa si muove. Se la Cei è ferma nel non volere una commissione di inchiesta indipendente sulla pedofilia (come quella della diocesi di Monaco che ha messo sotto accusa Ratzinger, o quella della Chiesa francese), prendono l’iniziativa dal basso le associazioni che martedì prossimo daranno vita al Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica. «L’Italia è rimasto praticamente l’unico Paese dove non si è nemmeno pianificata un’indagine indipendente sugli abusi», spiega al manifesto Ludovica Eugenio, direttrice dell’agenzia di informazioni Adista, promotrice dell’iniziativa (insieme, fra gli altri, a Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Noi siamo Chiesa e le associazioni delle vittime L’abuso e Comitato vittime e famiglie).

    «Poiché tutto fa ritenere che il numero di casi in Italia sia molto elevato, un’indagine indipendente è urgente e necessaria come primo passo di un cammino di giustizia soprattutto nei confronti delle vittime, le cui vite sono devastate anche dall’omertà e dagli insabbiamenti».

    https://ilmanifesto.it/vaticano-i-preti-pedofili-e-gli-scandali-da-silenziare/

  • Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

    Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

    Curato dal giornalista Federico Tulli in collaborazione con Rete L’Abuso, l’archivio sarà messo online venerdì 18 febbraio su mostrando i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Tuttavia sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Queste sono le informazioni sui singoli casi contenute nel database: il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo.

    Tulli, autore di numerose inchieste su Left e di diversi libri sul tema è uno dei massimi esperti in Italia. Per la cura del database si avvale di testimonianze dirette, di documenti originali, di fonti giornalistiche, della collaborazione di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi – e della collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso.

    È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che sono almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere.

    La violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico», tuttavia il nostro Paese è l’unico al mondo in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni.

    Da tempo su Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente inascoltato.

    Vogliamo pertanto sopperire con il nostro database a questa grave mancanza, che è anche una inaccettabile disattenzione nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e sulle istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

    LEFT