Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    L’allora cardinale Joseph Ratzinger avrebbe coperto casi di pedofilia e abusi sessuali commessi da uomini della chiesa anche in Italia. E precisamente a Savona. «Ratzinger non intervenne e proprio nell’anno in cui diventava Papa, uno dei sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Girando stupra un altro adolescente a un campo scout».

    La denuncia arriva da Francesco Zanardi, vittima di un abuso da parte di un sacerdote e presidente dell’Associazione Rete L’Abuso che raccoglie le testimonianza di decine e decine di vittime. Il documento che pubblichiamo è una lettera inviata dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno – nominato da Ratzinger – che, secondo Zanardi «incastra Ratzinger».

    «Nessuno, né dalla diocesi di Savona, né dal Vaticano – dice Zanardi – fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma 5 anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo aveva protetto».

    Cosa pensa dell’inchiesta in Germania che ha portato alla luce quasi 500 casi? E del possibile coinvolgimento di Ratzinger?

    «Non stupisce ciò che è emerso in Germania. Il coinvolgimento di Ratzinger non è una novità. È avvenuto anche in Italia. Non solo a Savona. Ma anche all’istituto Provolo per sordomuti di Verona. In quel caso, la Commissione d’inchiesta nel 2010 fu proprio voluta da Ratzinger.

    Peccato che su 27 preti indagati, gli unici due condannati erano in fin di vita. Gli altri vennero insabbiati e furono in grado di fare altri danni. Come don Nicola Corradi che nel 2016 verrà indagato e condannato a 42 anni. C’è poi il caso di Erik Zattoni di Ferrara, figlio di un prete pedofilo. Malgrado un esame del Dna che confermava la paternità del prete, Ratzinger non intervenne».

    Dopo Francia, Spagna e Germania, quando avremo un’inchiesta sugli abusi anche in Italia?

    «La stiamo chiedendo a gran voce da tempo, anche tramite le Nazioni Unite. Stiamo sollecitando un intervento sia al cardinale Bassetti sia allo stato. Purtroppo il Papa da solo non può muoversi. Anche se lui inserisse l’obbligo di denunciare da parte dei vescovi, non c’è un automatismo. E in questo senso credo ci sia una reticenza da parte dei vescovi italiani».

    La vostra associazione riceve ogni giorno segnalazioni di casi. Quanti sono quelli in Italia?

    «Documentati almeno quattro: oltre a Savona e il Provolo di Verona, abbiamo documenti su Napoli e Ferrara. Ma i casi sono purtroppo tantissimi: ci arrivano segnalazioni ogni giorno. Ratzinger è stato 25 anni a capo della Congregazione per la dottrina della Fede, prima di diventare Papa. È inverosimile pensare che non sia coinvolto ovunque. Nel 2004 fu portato alla sbarra anche negli Usa dall’avvocato Daniel Shea, che assisteva una vittima. Fu accusato di aver insabbiato dei casi, da prefetto dell’ex sant’Uffizio. Si salvò chiedendo l’immunità».

    Come mai ieri nemmeno una parola di Bergoglio in difesa del Papa emerito?

    «C’è poco da difendere. I dati parlano. Non era il caso di intervenire».

    Vi aspettate delle scuse da Ratzinger?

    «Lo dico da vittima e da rappresentante dell’associazione: non ci bastano più le scuse. Sono arrivate tante volte. Vogliamo i fatti, i processi, che i preti non siano più difesi. Ci sono 23 comunità, in Italia, dove i preti pedofili sono curati. La chiesa ha avuto questa sensibilità verso i suoi criminali, non mi sembra però tanto pentita con le vittime».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/ratzinger-copr-i-pedofili-persino-italia-non-ferm-prete-2004286.html
  • Germania, Zanardi (Rete l’Abuso): “Avviare inchiesta su abusi anche in Italia”

    Germania, Zanardi (Rete l’Abuso): “Avviare inchiesta su abusi anche in Italia”

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”. Così Francesco Zanardi, fondatore e presidente della ‘Rete l’Abuso’, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.

    “Benedetto XVI è accusato, quando era arcivescovo di Monaco, di non aver agito su 4 casi di pedofilia? Non mi stupisce. In Italia abbiamo decine di casi gestiti allo stesso modo. Come associazione abbiamo documenti non della Procura ma dei vescovi sui nostri assistiti. Io, da vittima, posso dire che tutto ciò non è uno choc, solo una conferma. E’ il modus operandi in tutto il pianeta”, dice Zanardi che ricorda le accuse mosse dall’avvocato Daniel Shea, difensore di 3 vittime della pedofilia dei religiosi di Galveston Houston (Usa), contro lo stesso Ratzinger su presunte coperture dei sacerdoti rei di abusi sessuali su minori.

    “Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata – sottolinea Zanardi -, a tal proposito voglio ricordare che abbiamo costituito un Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, #ItalyChurchToo, principalmente con le vittime, ma non solo. Sarà presentato al pubblico il prossimo 15 febbraio in diretta sui social delle associazioni aderenti. Presenteremo richieste al presidente della Cei visto che Papa Francesco sembra essere d’accordo con una commissione d’inchiesta”.

    “La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi”, conclude Zanardi.

    https://www.adnkronos.com/germania-zanardi-rete-labuso-avviare-inchiesta-su-abusi-anche-in-italia_j4mdTWVmEVkkM62NZYLdu?refresh_ce

  • Preti pedofili, la Chiesa tedesca nella bufera. Ratzinger sotto accusa

    Preti pedofili, la Chiesa tedesca nella bufera. Ratzinger sotto accusa

    Un nuovo rapporto sugli abusi sessuali commessi dal clero nell’arcidiocesi di Monaco di Baviera, reso noto ieri, mette direttamente sotto accusa il papa emerito Benedetto XVI: secondo l’indagine, quando Ratzinger era arcivescovo di Monaco, avrebbe coperto quattro preti pedofili, consentendo loro di continuare a esercitare il ministero, nonostante fosse a conoscenza delle loro colpe.

    DALLA CITTÀ DEL VATICANO, dove risiede dopo le dimissioni da pontefice, Ratzinger respinge «rigorosamente» ogni responsabilità, attraverso una dichiarazione inviata agli estensori del rapporto, i quali però la ritengono «non credibile». «Nei prossimi giorni esaminerà con la necessaria attenzione il testo», spiega monsignor Georg Gänswein, segretario particolare di Ratzinger, e aggiunge: «Il papa emerito, come ha già più volte ripetuto durante gli anni del suo pontificato, esprime il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici, e manifesta la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime». La Santa sede per ora tace e, tramite il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, fa sapere che verrà data «la giusta attenzione al documento di cui al momento non conosce il contenuto. Nei prossimi giorni ne prenderà visione e potrà opportunamente esaminarne i dettagli». Anche la Chiesa tedesca resta in silenzio, parlerà la prossima settimana.

    AL DI LÀ DEL COINVOLGIMENTO di Ratzinger, il quadro che emerge dal rapporto commissionato due anni fa dalla stessa arcidiocesi di Monaco-Frisinga e realizzato dallo studio legale Westphal Spilker Wastl, visionando documenti finora riservati e interpellando vittime e testimoni, è tragico. Un «bilancio dell’orrore», lo definiscono gli avvocati che hanno presentato l’inchiesta, un volume di 1.900 pagine. Sono 497 le persone che, fra il 1945 e il 2019, hanno subito abusi e violenze sessuali all’interno della diocesi. Si tratta in maggioranza di giovani maschi, ma ci sono anche molte donne. Le vittime sono per lo più minorenni, il 60% dei quali di età compresa fra gli otto e i quattordici anni. Tuttavia secondo l’avvocata Marion Westphal i numeri sarebbero molto più alti. I responsabili individuati sono 235: 173 preti, 9 diaconi, 5 incaricati pastorali e 48 impiegati nel settore scolastico (insegnanti, educatori, personale vario). Molti di loro, denuncia Westphal, hanno proseguito a esercitare il loro ministero e i loro incarichi anche se riconosciuti colpevoli: «C’è stato un insabbiamento sistematico per tutelare l’istituzione ecclesiastica». Risulta coinvolto anche l’attuale arcivescovo di Monaco, il cardinale Reinhard Marx, accusato dal rapporto di aver coperto due casi di preti pedofili. Marx a maggio scorso aveva presentato le proprie dimissioni a papa Francesco, denunciano la «responsabilità della Chiesa per la catastrofe dell’abuso sessuale», ma Bergoglio le aveva respinte.

    RATZINGER, ARCIVESCOVO di Monaco-Frisinga fra il 1977 e il 1982, prima di essere chiamato a Roma da papa Wojtyla a guidare la Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) e poi di essere eletto egli stesso pontefice (2005-2013), è accusato di «cattiva condotta» in quattro casi, cioè di non aver intrapreso nessuna azione nei confronti di preti pedofili di cui conosceva i comportamenti. Martin Pusch, uno degli avvocati dello studio legale che ha realizzato il rapporto, spiega che a due preti, pur essendo stati sanzionati penalmente, Ratzinger ha permesso di continuare a esercitare il ministero, senza nessun provvedimento canonico nei loro confronti. Un altro caso riguarda don Peter Hullermann, che aveva già commesso abusi su minori nella diocesi di Essen e poi è stato trasferito a Monaco di Baviera nel 1980 – ma Ratzinger ha negato di essere stato presente all’incontro in cui si è deciso questo trasferimento in quella che allora la sua diocesi –, dove ha compiuto altri abusi (ed è stato poi condannato penalmente nel 1986). Infine un quarto caso di un prete condannato da un tribunale non tedesco e poi accolto a Monaco, sempre nel periodo in cui l’ex papa era arcivescovo della diocesi.

    «IL PAPA EMERITO Benedetto XVI ha negato qualsiasi illecito da parte sua», dice Pusch. Ratzinger ha sostenuto di «non essere a conoscenza dei fatti» e «che non vi erano elementi rilevanti ai sensi del diritto canonico e penale». Ma, conclude l’avvocato, queste affermazioni di mancanza di conoscenza sembrano «difficili da conciliare» con quanto emerso dai documenti.

    https://ilmanifesto.it/preti-pedofili-la-chiesa-tedesca-nella-bufera-ratzinger-sotto-accusa/

  • Vaticano, sempre più vescovi e cardinali trascinati in tribunale a rispondere dei preti pedofili

    Vaticano, sempre più vescovi e cardinali trascinati in tribunale a rispondere dei preti pedofili

    Città del Vaticano – Sono sempre di più i cardinali, i vescovi e gli arcivescovi chiamati dai tribunali civili in vari paesi a rispondere dei comportamenti dei propri parroci, nelle rispettive diocesi di competenza. Tra pochi giorni in Germania sarà l’arcivescovo Stefan Hesse, titolare della diocesi di Amburgo, a dover comparire davanti al tribunale di Colonia per un caso di abusi sessuali su minori da parte di un parroco. Dovrà deporre in qualità di testimone tuttavia ancora una volta c’è il sospetto che abbia vigilato poco sull’accusato. Il nodo giuridico da sciogliere resta sempre lo stesso, se la responsabilità relativa agli atti criminali di un prete – parte integrante di una organizzazione – possano ricadere in qualche misura anche sulla Chiesa locale o sulla Santa Sede per eventuali insabbiamenti o coperture.

    L’indagine diocesana sugli abusi a Colonia coinvolge il vescovo per un caso relativo agli anni 2010 e 2011. Visto che si presume che sia venuto meno ai suoi doveri non è l’unico alto funzionario diocesano ad essere convocato come testimone. Sarà ascoltato anche l’ex funzionario Günter Assenmacher. E’ la prima volta in Germania che due alti funzionari della Chiesa sono stati ascoltati come testimoni in un procedimento per abusi.

    Il caso dibattuto è piuttosto scabroso. Un prete avrebbe abusato delle tre nipoti minorenni ripetutamente in un arco temporale piuttosto lungo, dal 1993 al 1999. Solo nel 2010 il prete è stato denunciato da una nipote anche se poi avendo ritirato la denuncia la causa civile si è fermata. Il caso è rimasto in silenzio per alcuni anni e solo nel corso di una successiva indagine è rispuntato. Due anni fa il pubblico ministero ha presentato una altra denuncia contro il sacerdote anche perché nel frattempo le vittime erano aumentate. Oltre alle tre nipoti adesso vi sarebbe una altra presunta vittima, molestata nel 2011.

    Nel 2010, quando il caso fu archiviato una prima volta perchè la nipote ritirò la denuncia, la diocesi di Colonia autorizzò il sacerdote a lavorare di nuovo come cappellano in un ospedale. Evidentemente il vescovo ritenne di non dover prendere ulteriori provvedimenti. Adesso il vescovo e i funzionari sono chiamati in causa per negligenza, anche se tutto è da valutare in base alle testimonianze. I giornali tedeschi hanno sottolineato che contrariamente ai suoi doveri di capo del personale, l’arcivescovo Hesse non avrebbe comunicato a Roma il caso. Solo recentemente il funzionario è stato allontanato e l’arcivescovo ha presentato le proprie dimissioni anche se il Papa non le ha ancora accettate. Evidentemente in Vaticano si attende l’esito del processo civile. Un po’ come è accaduto con il caso di Lione del cardinale Barbarin, chiamato in causa da un tribunale per la gestione di un prete pedofilo. Il tribunale civile di Lione ha assolto in appello il cardinale dalla condanna di primo grado per «non aver denunciato» padre Bernard Preynat della sua diocesi.

    Negli Stati Uniti, invece, tra qualche settimana (3 marzo 2022) verrà giudicato l’ex cardinale Theodore McCarrick, dovrà rispondere di tre capi di imputazione per avere aggredito sessualmente un minore. Il Papa lo ha cacciato dal collegio cardinalizio e lo ha dimesso dallo stato clericale solo tre anni fa, dopo una enorme pressione della opinione pubblica americana e solo dopo aver preso visione delle accuse relative ai minori anche se sul suo conto – già dai tempi di Papa Ratzinger – circolavano voci moralmente imbarazzanti sulla sua omosessualità, visto che si portava a letto giovani seminaristi ed era notorio che da loro si faceva chiamare “Zio Ted”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_germania_cardinale_tribunale_usa_vescovo_papa_francesco_vittime_processo-6434547.html

  • Pedofilia: “Ratzinger coprì 23 abusi su minori tra 8 e 16 anni” l’accusa al Papa emerito

    Pedofilia: “Ratzinger coprì 23 abusi su minori tra 8 e 16 anni” l’accusa al Papa emerito

    Una nuova bufera sulla pedofilia nella Chiesa travolge il Vaticano, dopo lo scandalo dei 3200 sacerdoti francesi sotto accusa per aver commesso decine di migliaia di abusi su minori dal 1950 ad oggi nella sola Francia.

    Il Papa emerito Benedetto XVI, all’epoca arcivescovo Joseph Ratzinger, avrebbe coperto 23 casi di abusi su minori tra gli 8 e i 16 anni tra il 1976 e il 1993. È quanto emergerebbe da un documento del 2016 del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Joseph Ratzinger sarebbe corresponsabile, insieme ad altri prelati, di non aver messo fine agli abusi e di aver taciuto, pur essendone a conoscenza.

    La notizia è stata svelata dal settimanale tedesco Die Zeit, che riporta i misfatti di pedofilia a carico del sacerdote Peter H della diocesi di Essen e di Monaco.

    “Non sono stati all’altezza delle loro responsabilità verso i giovani e i bambini affidati alle loro cure pastorali. Il cardinale Joseph Ratzinger lo accettò e lo insediò nella propria arcidiocesi”

    Questo è quanto riportato dal documento, secondo il Die Zeit. Documento che viene definito “extragiudiziale” perché di fatto contenente una sorta di patteggiamento. Peter H. infatti, per l’ipotesi di aver abusato 23 volte di minori tra gli 8 e i 16 anni, è stato “punito” con l’obbligo di versare tre mensilità di stipendio alla Fondazione per bambini Tabaluga e il divieto di esercitare il sacerdozio. Tuttavia non è stato destituito dal clero.

    Georg Gänswein, segretario particolare del Papa emerito Benedetto XVI, ha smentito qualsiasi coinvolgimento di Joseph Ratzinger, affermando che l’allora arcivescovo e futuro Papa non era a conoscenza degli abusi perpetrati da Peter H. ai minori.

    Il prossimo 17 Gennaio è attesa la pubblicazione di un rapporto sugli abusi compiuti nella diocesi di Monaco e Frisinga, richiesto dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo dal 2007. Lo stesso Marx lo scorso Giugno si era dimesso, proprio perché venuto a conoscenza delle gravi omissioni di cui si era resa responsabile la Chiesa in passato, ma Papa Francesco aveva respinto le dimissioni.

    Sin dall’inizio del suo papato, Francesco I ha promesso chiarezza sui crimini di pedofilia della Chiesa. Lo stesso aveva fatto Benedetto XVI. Ci auguriamo che, oltre alle legittime smentite in prima battuta, arrivino presto segnali di chiarezza e trasparenza da parte del Vaticano e dell’entourage del Papa emerito Benedetto XVI. Auspicabile anche un punto di chiarezza sulla vicenda da parte di Papa Francesco I.

    Ratzinger era già stato sfiorato da accuse di copertura a preti pedofili negli Stati Uniti. Gay.it nel 2010 riportò la notizia di una lettera inviata alle diocesi della Chiesa dall’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede. Leggi qui >

    Fonti: Il Fatto Quotidiano, Libero, la Repubblica, L’Unione Sarda, La Stampa

    https://www.gay.it/ratzinger-copri-decine-di-abusi-su-minori-laccusa-al-papa-emerito

  • “Ratzinger da vescovo coprì un prete pedofilo”. Ma il Vaticano smentisce

    “Ratzinger da vescovo coprì un prete pedofilo”. Ma il Vaticano smentisce

    CITTA’ DEL VATICANO — L’ombra delle coperture dei preti pedofili tocca anche Joseph Ratzinger. Il Papa emerito è infatti accusato di non aver messo fine agli abusi perpetrati da un sacerdote tedesco quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga. È quanto riferisce la testata Die Zeit, anche se l’attuale segretario particolare di Ratzinger, Georg Gänswein, smentisce categoricamente: Benedetto XVI non era a conoscenza degli abusi commessi dal religioso.

    A sostenere la tesi del settimanale tedesco c’è un decreto extragiudiziale del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco datato 2016. Qui si critica il comportamento delle gerarchie ecclesiastiche che non avrebbero fermato l’operato di padre Peter H., accusato di ventitré casi di abusi sessuali su minori tra gli 8 e i 16 anni commessi tra il 1973 e il 1996. Tra questi alti prelati c’è appunto anche Ratzinger, arcivescovo di Monaco e Frisinga dal 1977 al 1982. Nel 1980, Peter H. venne trasferito dalla diocesi di Essen a Monaco e, come avveniva spesso in quel periodo in diverse diocesi del mondo, nessuno avrebbe adempiuto al dovere di proteggere bambini e giovani perseguendo il religioso. In sostanza, pur di non sollevare scandali, le gerarchie di entrambe le diocesi avrebbero preferito non parlare e semplicemente spostare il religioso da una sede all’altra.

    Il decreto della diocesi menziona direttamente il Papa emerito spiegando che, sebbene conoscesse la storia del sacerdote che aveva commesso le violenze, «lo accettò e lo insediò nella propria arcidiocesi». Per Gänswein , tuttavia, la ricostruzione del Die Zeit è «errata»: Ratzinger non sapeva dei crimini commessi dal sacerdote. Il 17 gennaio prossimo verrà pubblicato un rapporto sugli abusi del clero commessi nell’arcivescovado di Monaco e Frisinga e redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl su commissione del cardinale Reinhard Marx, titolare dell’arcidiocesi dal 2007. Sarà probabilmente in quest’occasione che molto verrà chiarito. Il rapporto, infatti, prende in esame gli anni che vanno dal 1945 al 2019.

    Lo scorso giugno, per le inadempienze della Chiesa nel trattare gli abusi, Marx si era dimesso dal suo incarico di arcivescovo. Evidentemente si era accorto di mancanze che non hanno scuse. Ma Francesco respinse le sue dimissioni. Per Papa Bergoglio il modo con cui la Chiesa ha affrontato gli abusi in passato è stata una catastrofe. Ma «dobbiamo assumerci la proprietà della storia, sia personalmente che come comunità. Non puoi rimanere indifferente di fronte a questo crimine. Assumerlo significa mettersi in crisi». Il Papa ha sempre messo al primo posto le vittime. Anche Benedetto XVI ha agito in questo modo da Pontefice. Ma quanto avvenuto in passato dovrà essere presto chiarito. La Chiesa, oggi, vuole fare luce e nelle sue più alte autorità non ammette insabbiamenti.

    https://www.repubblica.it/esteri/2022/01/04/news/ratzinger_da_vescovo_copri_un_prete_pedofilo_ma_il_vaticano_smentisce-332674112/

  • Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Viella, Roma, 2020, pagine 343, euro 29,00

    Ampio e approfondito saggio storico-giudiziario, corredato da ricchissima bibliografia di circa 600 testi, basato su ricerche originali in 12 archivi diocesani e statali toscani.

    Il testo è anche munito di Indice dei Nomi di persona e di luogo.

    I privilegi clericali medievali sono ben evidenziati nel libro: “il privilegio del foro” giudiziario garantiva a preti e frati un processo  diverso con più garanzie per l’imputato, il quale anche se condannato quasi sempre godeva “dell’esclusione della pena di morte e delle punizioni infamanti.”

    Ma, ovviamente, ciò che faceva più arrabbiare erano le decime e altre tasse varie che il popolo era tenuto a versare al clero: ad esempio gli uomini di Montemurlo furono tutti scomunicati dal vescovo di Pistoia poiché “avevano introdotto degli ordinamenta contro il pagamento delle decime”.

    Le donne, allora come oggi, erano spesso vittime di abusi sessuali clericali: stuprate, sedotte e abbandonate, indotte ad abortire ecc. Fu questo il caso del monaco benedettino Stefano di Coluccio da Lucca e del prete Ranieri da Vecchiano, Pisa. Quest’ultimo uccise la sua amante e ne nascose il corpo, proprio come ha fatto un frate nel 2014 a Ca Raffaello, Arezzo.

    Nel 1303 anche il prete Lapo aveva “ucciso e sepolto di nascosto i corpi delle bambine”, frutto di rapporti adulterini fiesolani. Un paragrafo di 15 pagine, intitolato “Il sesso” documenta le imprese boccacesche clericali medievali toscane. Non manca qualche riferimento anche ai preti pedofili.

    La presenza di schiave nella Toscana medievale è ben documentata, anche i documenti giudiziari archivistici presentati in questo libro lo confermano: “una Martina, giovinetta schiava di una donna di Lucca” fu al centro di uno scandalo erotico clericale.

    In conclusione anche questo approfondito testo storico conferma la realtà e cronicità dei misfatti clericali sessuali, finanziari, criminali compresa la collaborazione attiva con bande armate ecc.

    Pierino Marazzani, dicembre 2021

  • In Italia la lotta agli abusi sessuali nella Chiesa ha ancora molta strada da fare

    In Italia la lotta agli abusi sessuali nella Chiesa ha ancora molta strada da fare

    Nonostante siano state messe in atto strutture di ascolto delle vittime, il tema dei crimini sessuali è ancora largamente tabù in Italia ed è molto difficile promuovere la consapevolezza di una rivoluzione culturale. Lavori come quello della Commissione Indipendente sugli Abusi nella Chiesa (Ciase) non si presentano ancora per domani.

    Con il nostro corrispondente a Roma, Éric Sénanque

    Francesco Zanardi, abusato da un prete durante la sua infanzia, presiede la Rete L’Abuso, la principale associazione delle vittime dei preti pedofili nella penisola italiana. Ha letto con attenzione le conclusioni della Commissione Sauvé, ma secondo lui c’è ancora molta strada da fare per spostare le linee. ” Stiamo ancora aspettando in Italia una commissione per indagare sulla Chiesa”, si rammarica. L’Italia è davvero uno dei paesi più indietro quando si tratta di agire, ma probabilmente è perché abbiamo il Vaticano in casa! Da anni Francesco deplora la mancanza di volontà della Chiesa cattolica italiana di affrontare efficacemente la tragedia dei crimini pedofili.

    ” Non partiamo dalla stessa base “

    Per lo storico della Chiesa Massimo Faggioli, affrontare la dolorosa questione degli scandali sessuali nella Chiesa come ha fatto la Francia è tutt’altro che certo, perché la società italiana non è ancora pronta. “ Difficile immaginare una commissione come quella Sauvé in Italia. Non partiamo dalla stessa base. Il primo esempio è la mancanza di coraggio dei media per svolgere indagini di merito, il secondo è anche la mancanza di audacia della politica, della giustizia e delle forze dell’ordine che in Italia sono sempre state restie ad affrontare i casi di abuso “, spiega .

    La Chiesa italiana non resta però inattiva. In molte diocesi è stata costituita una rete nazionale con sportelli di ascolto e due anni fa la conferenza episcopale ha addirittura pubblicato “linee guida” per combattere la piaga degli abusi sessuali. Ma siamo ancora lontani dall’avere una Commissione qui come in Francia, fuori dal mondo ecclesiale, capace di portare alla luce decenni di soprusi e sofferenze.

  • Phil Saviano, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, muore a 69 anni

    Phil Saviano, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, muore a 69 anni

    Phil Saviano ha tenuto un terribile segreto per gran parte della sua vita: che nei primi anni ’60, quando aveva 11 anni, è stato molestato sessualmente dal suo parroco in Massachusetts.

    Quasi 30 anni dopo, affetto da AIDS e credendo che sarebbe presto morto, decise di rendere pubblico l’abuso e rivelò la sua esperienza al Boston Globe. Come è successo, il signor Saviano è sopravvissuto e ha continuato a svolgere un ruolo fondamentale nel portare alla luce il diffuso scandalo dei preti pedofili che scorre nella Chiesa cattolica romana.

    Ha fornito informazioni chiave e guida per una serie di articoli del team Spotlight di The Globe , che ha vinto il Premio Pulitzer per il servizio pubblico nel 2003. E il suo ruolo è stato drammatizzato nel film “Spotlight”, vincitore dell’Oscar 2015 “Spotlight”, che ha mostrato come la chiesa aveva nascosto i suoi crimini e come The Globe li aveva scoperti.

    Il signor Saviano è morto domenica  a Douglas, Massachusetts, a casa di suo fratello Jim. Aveva 69 anni.

    Jim Saviano ha detto che suo fratello era malato da tempo. Ha subito un intervento chirurgico di bypass cardiaco quest’anno, poi ha avuto un ictus e gli è stato diagnosticato un cancro aggressivo alla cistifellea .

    https://www.nytimes.com/2021/11/28/us/phil-saviano-dead.html

  • Perché la Chiesa cattolica spagnola rifiuta un’indagine indipendente sulle denunce di abusi sessuali?

    Perché la Chiesa cattolica spagnola rifiuta un’indagine indipendente sulle denunce di abusi sessuali?

    Gli attivisti chiedono un’indagine indipendente sui presunti abusi sessuali nella Chiesa cattolica spagnola.

    Insistono sul fatto che il numero di casi è alla pari con la vicina Francia, dove una recente indagine ha trovato 218.000 vittime dal 1950.

    Ma quando venerdì (19 novembre) si è conclusa la riunione dei vescovi della Conferenza episcopale a Madrid, la chiesa ha negato le affermazioni.

    Il portavoce Luis Argüello ha ribadito che l’istituzione non sarebbe “proattiva” nell’intraprendere un’indagine esterna sulle accuse di abusi sessuali.

    “Non siamo disposti a svolgere indagini statistiche e sociologiche”, ha detto.

    “Sono pochi i casi”, ha aggiunto, citando lo 0,8% dei preti colpevoli di tali crimini dal 1950. “Perché l’attenzione è rivolta solo alla Chiesa cattolica?”

    La smentita arriva quando Francia, Irlanda, Germania e Belgio hanno svolto indagini indipendenti dopo che gli Stati Uniti avevano aperto la strada nel 2002; Anche il Portogallo ha appena nominato una commissione nazionale per fare altrettanto.

    “La Spagna è in una posizione paradossale perché è stretta tra Francia e Portogallo che sono intervenuti”, afferma Gema Varona, docente di politica criminale presso l’Università dei Paesi Baschi, che ha presentato a giugno uno studio indipendente sugli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica spagnola insieme all’Università di Barcellona e all’Università Oberta Catalonia.

    Anche prima del raduno della Chiesa cattolica spagnola, le speranze delle vittime per una maggiore responsabilità erano trascurabili.

    Il jamboree non ha previsto un incontro con le vittime stesse, nonostante il fatto che molti chiedano semplicemente che le loro storie vengano ascoltate; storie come quella di Enrique Pérez Guerra, che racconta di essere stato abusato da padre Javier, 60 anni, quando aveva appena 12 anni nel monastero Carmelitas di Saragozza, provincia di Aragona, nel 1968.

    “Volevo essere un prete e un missionario”, racconta a Euronews. “Così sono andato da padre Javier, per vedere se poteva aiutarmi e lui mi ha detto di venire nella sua cella nei pomeriggi dove abusava di me. Era molto rispettato dalla mia famiglia e da tutte le persone intorno e, mentre continuavano gli abusi, veniva a cena a casa nostra. Si è presentato come un uomo affabile e gentile. L’abuso è andato avanti per cinque mesi fino a quando non è stato trasferito in Andalusia. Per tutto quel tempo, ero terrorizzata che i miei genitori lo scoprissero. Pensavo di commettere un peccato mortale e gli ho chiesto di confessarmi, ma mi ha riso in faccia».

    Ci sono voluti 10 anni perché Enrique parlasse.

    “Mi sono autolesionato e sono stato bocciato a scuola e spesso mi sono allontanato”, dice il 65enne che in seguito ha scritto il libro di memorie Hidden Afternoons. “Avevo il terrore di diventare come padre Javier. A quei tempi, essere omosessuale veniva confuso con l’essere pedofilo, quindi quando ho iniziato a uscire con la donna che ora è mia moglie, mi sono sentito sollevato. Ma la colpa è ancora lì; Ho ancora dei sogni”.

    L’esperienza di Emiliano Álvarez Delgado è stata altrettanto se non più straziante. È stato presumibilmente abusato da una banda di preti pedofili nel seminario per minori di San José de la Bañeza in Castiglia e Leon nel 1977 quando aveva solo 10 anni.

    “Sono entrati nei dormitori di notte e hanno scelto in quale letto sarebbero andati”, dice il 55enne. “Hanno tirato indietro le coperte del tuo letto, ti hanno tirato giù i pantaloni e ti hanno toccato, baciato e succhiato il tuo pene. Non l’ho mai detto ai miei genitori perché non mi avrebbero creduto e nella scuola c’era un clima di paura e tante botte. Ti picchierebbero per qualsiasi cosa. Una volta che mi hanno mandato a volare a 10 metri lungo un corridoio, mi hanno colpito così forte. Non so di cosa avessi più paura: le percosse o gli abusi”.

    Emiliano è scappato dal seminario quando aveva 12 anni.

    “Pensavo che quando sarei uscito da lì sarebbe finita, ma poi arriva l’eredità”, dice. “Nel mio caso, è arrivata sotto forma di alcol, droga e prostituzione. Sto bene ora, ma probabilmente non riuscirò mai a superare del tutto quello che mi hanno fatto”.

    “Get over it” è stato il messaggio che Enrique ha ricevuto quando è stato finalmente visto dal vescovo di Maiorca, Sebastià Taltavull, diversi anni fa.

    “Gli ho scritto tre volte e la terza ha accettato di vedermi. Mi ha detto che avrei dovuto dimenticare l’abuso e metterci una buona faccia”, dice.

    Secondo Juan Cautrecosas, presidente dell’Associazione per l’infanzia rubata (ANIR), il cui figlio è stato vittima di abusi sessuali mentre frequentava una scuola dell’Opus Dei a Bilbao, le recenti statistiche pubblicate dalla Chiesa secondo cui sono indagati 220 casi di abusi ben lungi dalla realtà, visto che il rapporto Suavé prodotto dall’inchiesta esterna in Francia ha citato un minimo di 216.000 vittime dal 1950.

    “È assolutamente falso che i casi di pedofilia all’interno della Chiesa [cattolica spagnola] siano pari allo 0,8%”, afferma. “Hanno manipolato le statistiche in Spagna, ricorrendo solo alla fondazione ANAR per le segnalazioni di abusi. Ma molte vittime non hanno denunciato i loro abusi all’ANAR così brillante come quella fondazione. In Spagna le cifre sono simili a quelle francesi, se non superiori. C’è una tradizione di trasparenza in Francia, mentre in Spagna c’è il senso di impunità della Chiesa e il timore di ripercussioni delle vittime».

    Il timore non è infondato. Quando Juan e sua moglie hanno denunciato l’abuso di suo figlio un anno dopo che è avvenuto nel 2010, la famiglia è stata bombardata da minacce che li hanno costretti a cambiare casa nel 2013, ha detto Cautrecosas.

    “Abbiamo ricevuto chiamate con il chiamante rimasto in silenzio, poi messo giù il telefono e siamo stati fermati per strada da una figura sinistra che si sfregava le mani e ci diceva che avremmo pagato per quello che stavamo facendo. La scuola non ha fatto nulla e si è schierata dalla parte del prete che ha ottenuto 11 anni, che la Corte Suprema ha ridotto a due», racconta.

    Quando Emiliano ha denunciato il suo abuso diversi anni fa, dice che il vescovo ha permesso al suo aggressore sopravvissuto di portarlo in tribunale per aver fatto false accuse. Il suo passato a scacchi più recente è stato allevato ed è stato raffigurato come un delinquente sulla marca.

    Varona suggerisce che la cifra dello 0,8% è solo la punta dell’iceberg.

    “Dato che è del 1950 – quando Franco era al potere e c’erano molte scuole religiose – non è credibile”, dice.

    Ma la Chiesa cattolica spagnola insiste che qualsiasi abuso è eccezionale. Inoltre, i vescovi si sono dichiarati pionieri nell’andare a fondo di ogni accusa con una serie di regole innovative per rafforzare il sostegno offerto dai loro Uffici per la protezione dei minori, istituiti nel marzo 2020 in ciascuno dei Le 70 diocesi spagnole per ordine di papa Francesco.

    Ma Juan Cuatrecasos dell’ANIR è irritato dalle loro affermazioni.

    “Non è accettabile che si vantino di presunte norme antipedofilia, dichiarandosi pionieri, quando è già risaputo che il loro atteggiamento di non essere propositivi nelle indagini sui loro crimini li tradisce”, dice. “È vergognoso e intollerabile che continuino a negare e nascondere la verità. Il 20 novembre è la Giornata universale dei bambini; sarebbe stato un atto di umanità ed empatia se ne avessero tenuto conto prima di mancare nuovamente di rispetto ai bambini e ai loro diritti”.

    Riguardo agli Uffici per la Tutela dei Minori, Varona dice: “So dalle vittime che si sono rivolte a questi uffici che non si sentono trattate bene. Devi creare un’entità indipendente come Towards Healing in Irlanda”.

    Quindi la Chiesa cattolica spagnola sarà persuasa ad avviare un’indagine? Dopotutto, l’inno La Muerte no es el Final, composto dal defunto sacerdote Ceráreo Gabaráin, accusato di molteplici casi di abusi mentre insegnava alla scuola religiosa Maristas di Madrid, è ancora suonato dalle forze armate spagnole e cantato dal re Felipe VI in occasione della Giornata Nazionale, con i suggerimenti che dovrebbe essere vietato ha incontrato l’incredulità.

    “Una tale condanna sarebbe medievale”, ha detto il portavoce Argüello dopo che gli Stati Uniti l’hanno bandita ad agosto.

    Enrique cita il film Spotlight del 2015, la storia vera di come il Boston Globe ha segnalato gli abusi sui minori all’interno dell’arcidiocesi cattolica locale e dice di sentirsi triste che la stessa cosa non accadrà in Spagna.

    “Qualsiasi cambiamento qui sarà in misura minore”, dice. “La transizione non è stata completata, culturalmente parlando. Ci sono ancora molti tabù; non siamo una società del libero pensiero; non una democrazia completa. È risaputo che è meglio stare attenti se si litiga con il clero, e quando la gente vuole dire che ti sei scontrato con un muro di mattoni, c’è il detto spagnolo ‘Ti sei scontrato con la Chiesa’”.

    Alla fine della 117ma assemblea della Conferenza episcopale spagnola, alcune delle presunte vittime potrebbero sentirsi esattamente così.

    Euronews ha chiesto alla Chiesa cattolica spagnola di commentare questo articolo, ma non ha risposto al momento della pubblicazione.

    https://www.euronews.com/2021/11/22/why-is-spain-s-catholic-church-refusing-an-independent-investigation-into-sex-abuse-claims