Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    di ANDREA GIANNI

    Milano – Una celebrazione che è un nuovo passo avanti, non solo per la comunità cattolica. Domani il Duomo di Milano ospiterà la messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, con cui la Diocesi aderisce alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi”, promossa per la prima volta dalla Conferenza episcopale italiana. Un segnale nella nebbia di una dolorosa serie di violenze sessuali su minorenni finite al centro, negli ultimi anni, di inchieste della magistratura e indagini interne sul comportamento di sacerdoti a contatto con bambini e ragazzi. Uno degli ultimi casi, emerso nel luglio scorso, ha portato agli arresti domiciliari il 29enne sacerdote di Busto Garolfo don Emanuele Tempesta, accusato di abusi sessuali su 7 bambini tra 8 e 12 anni.

    Nel 2019 la Diocesi era già scesa in campo contro la violenza sui minori con un documento che fissa le linee guida di comportamento per sacerdoti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con bambini e ragazzi e nominando un referente per la Tutela dei minori, l’ex presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro, con il compito di dedicarsi all’ascolto delle “presunte vittime” supportata da un’équipe. «La prevenzione dell’abuso dei minori non può ammettere alcun ritardo e incertezza – afferma il documento rivolto non solo ai sacerdoti ma a tutti coloro che hanno compiti educativi -. La tutela dei minori è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto”.

    Milano è stata una delle prime Diocesi in Italia ad attivarsi su questo piano, in linea con quanto indicato dalla Cei. E fa parte di questo percorso anche la celebrazione di domani in Duomo. Alle 16.45, nella cappella feriale, è in programma l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento, con un intervento dell’arcivescovo. Alle 17.30 la messa, presieduta sempre da monsignor Delpini. “La Diocesi – si legge in una nota – ha inoltre suggerito alle parrocchie di prevedere un momento di preghiera sul tema degli abusi durante le celebrazioni di domenica 21 novembre, in particolare nella preghiera dei fedeli. L’iniziativa della Cei si svolge in concomitanza con la “Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, promossa dal Consiglio d’Europa”.

    Nell’evidenziare il significato di questa giornata, nel 2015, l’allora segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland esortava così gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sfruttamento e l’abuso sessuale dei bambini: “Il nostro silenzio traccia un’invisibile protezione intorno agli autori di tali ignobili azioni. Abbiamo la responsabilità di infrangere i tabù dietro i quali si trincerano i pedofili, e i governi possono dare l’esempio, sostenendo le attività di questa Giornata europea“. La decisione della Chiesa italiana di collocare questa Giornata nazionale di preghiera in concomitanza con quella europea “si inserisce nel solco di un cammino ecclesiale italiano, di trasparenza e prevenzione a custodia dei più piccoli e delle persone vulnerabili, che ha comportato l’approvazione delle nuove “Linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime” (giugno 2019) e alla costituzione di una rete di Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Per le associazioni che si occupano di tutelare le vittime degli abusi, però, tutto questo non basta per squarciare il silenzio e arrivare a una vera svolta.
    La tolleranza zero verso i pedofili, decisa dal Papa, era stata accolta con scetticismo da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che monitora le violenze compiute da sacerdoti: “Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo ha mai denunciato un prete-orco”. Le denunce arrivano quasi sempre dalle vittime e dalle loro famiglie, come nel caso di don Emanuele Tempesta. Poi c’è il parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine.

    Don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, è stato condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. All’oratorio di Cuggiono, solo per citare i casi più recenti, è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Il senso della battaglia è riassunto dalle parole della madre della giovane vittima di Don Galli, sempre presente alle udienze in Tribunale: “Venire qui ed essere massacrati in aula è stato duro e doloroso, ma io ci metto la faccia per dire alle vittime di trovare il coraggio e denunciare”.

  • Vittime abusi in Italia diffidano la Cei, la giornata di preghiera del 21 ha poco senso a Savona

    Vittime abusi in Italia diffidano la Cei, la giornata di preghiera del 21 ha poco senso a Savona

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La Cei aderisce alla giornata europea per la protezione dei minori abusati istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), annunciando che il prossimo 21 novembre pregherà in tutte le diocesi per le vittime dei preti pedofili. Ma l’iniziativa non è piaciuta alla associazione Rete l’Abuso, fondata da una vittima di un prete di Savona che ha formalmente diffidato la Cei dal farlo.

    «Con la presente comunicazione (inviata tramite Pec ndr), l’Associazione, a nome degli allora minori, rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto nonché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate» si legge nella lettera che prosegue sottolineando come le vittime, con un intento di pacificazione abbiano bussato alle porte della diocesi, al momento dell’insediamento del nuovo vescovo, per invitarlo a chiudere il capitolo, ma hanno trovato le porte sbarrate.

    La Cei in un comunicato aveva annunciato di avere aderito alla giornata mondiale a livello nazionale, con preghiere in tutte le parrocchie per le vittime il 21 novembre.

    «Dimenticano però che la fede senza le opere è morta» hanno riferito le vittime savonesi citando un passo del Vangelo e chiedendo nuovamente a Papa Francesco e al Vaticano di fare pressioni perché anche in Italia i vescovi scelgano di aprire una indagine a livello nazionale sul fenomeno degli abusi e affidarlo ad una commissione indipendente, come ha fatto la Francia e come si appresta a fare il Portogallo.

    Ieri mattina, in Vaticano, il Papa ha ricevuto il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana nella cui diocesi un suo sacerdote è al centro di un processo civile, (aperto grazie alla squadra mobile di Enna). Tra gli atti del processo vi sono alcune intercettazioni che farebbero intuire come Gisana abbia “insabbiato” il caso, trasferendo il prete in una parrocchia del Nord Italia con l’avallo delle autorità vaticane.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_italia_vittime_diffida_cei_gisana_savona_rete_abuso_vescovi_commissione-6331913.html

  • Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    di ANDREA GIANNI – Milano – “In Italia ci sono 23 strutture per curare i preti e neanche una per le vittime di abusi: servirebbe ben altro che una preghiera”. Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso-Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, guarda con scetticismo alla decisione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, di celebrare oggi la messa in Duomo per le vittime di violenze. “Anch’io ho subito abusi – spiega – e in Italia siamo senza giustizia e abbandonati, anche dallo Stato”.

    La messa in Duomo è la tappa di un percorso della Cei e della Diocesi di Milano. Indica una presa di coscienza sul problema?
    “Preferiremmo vedere, piuttosto, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali, come è stato fatto in altri Paesi europei, da ultimo il Portogallo. Sarebbe un punto di partenza, anche perché dalle indagini all’estero emergono dati sconcertanti”.

    Quali?
    “In Francia sono 216mila i sopravvissuti “viventi“ ad abusi sessuali su minori da parte del clero, secondo il Rapporto Ciase, con circa tremila preti pedofili. In Italia, facendo una stima, il numero potrebbe triplicare. Noi abbiamo portato l’Italia davanti alle Nazioni Unite e all’Europa, ma non si è ancora mosso nulla”.

    Che cosa blocca l’apertura di una commissione d’inchiesta?
    “Il problema è politico, perché nessuno vuole andare contro il Vaticano. Per questo un segnale forte deve arrivare dall’Unione Europea”.

    La Diocesi di Milano, però, ha istituito nel 2019 il Referente per la tutela dei minori, ci sono stati protocolli e in generale passi avanti da parte del mondo cattolico.
    “Iniziative come gli sportelli per raccogliere le segnalazioni delle vittime di abusi non hanno senso, e le abbiamo anche denunciate al Garante della Privacy. Le vittime, in buona fede, rilasciano dichiarazioni che poi non si sa dove finiscono, senza alcun controllo sulla privacy. Dichiarazioni che poi finiscono anche nelle mani del legale del prete. Le denunce devono essere presentate all’autorità giudiziaria, e per ora a farlo sono solo le vittime e le loro famiglie. Bisogna evitare che sacerdoti sottoposti a indagini continuino a rimanere a contatto con i minori, magari dopo il trasferimento in altre città”.

    Quanti casi sta seguendo la vostra rete in Lombardia?
    “Stiamo seguendo sei casi, tra cui quelli di don Galli, don Tempesta, don Lucchina, dell’ex seminarista di Cuggiono. A Pavia siamo presenti nel processo a carico di don Silverio Mura, accusato di aver usato un falso nome quando aveva svolto il suo ministero in provincia. La vittima di abusi, a Napoli, ha ottenuto intanto un risarcimento di circa 120mila euro”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti?
    “Ho subito anch’io abusi, altrimenti solo un pazzo potrebbe portare avanti una battaglia del genere. Finora sono stato querelato 70 volte, e nessun giudice mi ha condannato”.

  • The “Procession” di Netflix fa luce sugli orrori dei preti pedofili americani

    The “Procession” di Netflix fa luce sugli orrori dei preti pedofili americani

    Spotlight di Tom McCarthy, vincitore dell’Oscar, è un emozionante tributo ai giornalisti del Boston Globe che hanno denunciato la piaga degli abusi sessuali perpetrati (e insabbiati) dalla Chiesa cattolica, ma ciò che non riesce a evocare appieno è il trauma che ha cambiato la vita subito dalle vittime dei mostruosi sacerdoti e vescovi della chiesa . Le storie strazianti di quegli individui sono il cuore di Procession, un nuovo magistrale documentario di Robert Greene che traccia gli sforzi di sei uomini del Midwest per affrontare le loro spaventose prove infantili attraverso il prisma del dramma cinematografico. Costruito abilmente quanto insopportabilmente straziante, l’ultimo di Greene è uno sforzo consapevole che usa il cinema per comprendere e affrontare l’angoscia storica sepolta da tempo. È anche uno dei film più belli dell’anno.

    Debuttando su Netflix il 19 novembre (dopo una serie limitata a partire dal 12 novembre), Procession è una sorta di complemento di Bisbee ’17 di Greene, con cui condivide l’interesse a scavare nel passato attraverso tecniche tradizionali di saggistica e sequenze drammatiche messe in scena. L’obiettivo di Greene è il regno del terrore pedofilo perpetrato dalla Chiesa cattolica a Kansas City, nel Missouri. Ispirato da una conferenza stampa televisiva tenuta da tre dei suoi eventuali soggetti, Greene ha arruolato Michael Sandridge, Tom Viviano, Mike Foreman, Ed Gavagan, Dan Laurine e Joe Eldred per un progetto unico: farli collaborare con lui e la drammaterapeuta Monica Phinney su sceneggiature basate sulle loro specifiche esperienze di abuso, che poi avrebbero trasformato in film con loro stessi protagonisti (così come Terrick Trobough, un giovane attore coraggioso assunto per incarnare ogni uomo durante la sua adolescenza). L’obiettivo era quello di offrire a questo sestetto un’opportunità artistica per affrontare e trascendere gli orrori che hanno sopportato per gentile concessionegli anziani religiosi di cui si fidavano come mentori, protettori e personificazioni della giustizia e del bene divini.

    Girato nel corso di tre anni, Processioneè, come dice il titolo, un documento del processo di lotta di queste anime ferite con la malvagità religiosa. Non è una cosa facile da intraprendere per nessuno di loro, e Greene assume un approccio avventato nel descrivere i loro viaggi di catarsi attraverso la creatività. Anche se le loro storie sono simili, nessuno degli uomini è veramente uguale, e i film che sviluppano coprono un’ampia gamma tonale, dal letterale al simbolico, dal tenero al furioso. Il più arrabbiato di tutti è senza dubbio Mike, il quale chiarisce che la sua rabbia è diretta meno al prete che lo ha molestato quando era un ragazzino di 11 anni, o anche a sua madre per averlo rimandato a casa del predatore (con una cioccolata torta al seguito) dopo aver appreso dell’assalto iniziale di Mike, “È una povertà assoluta, la prescrizione è il fiore all’occhiello della Chiesa cattolica.

    Cosa ne pensa Dio?” Mike inveisce più di una volta in Processione, anche fuori da una chiesa dove è educatamente scortato fuori dai locali dalla polizia. Non è l’unico che è stato costretto a sopportare l’ingiustizia grazie a clausole di salvaguardia così ingiuste. Ed incontra nient’altro che vicoli ciechi nella sua ricerca per perseguire il suo aggressore, generando così un’esasperazione che alla fine ribolle alla conclusione della sua scena drammatizzata, “God Switches Sides”. Sia la sua rabbia che quella di Mike, tuttavia, impallidiscono in confronto a tutto il loro tormentato dolore. Così sfregiati e scossi da essere regolarmente portati alle lacrime dallo sforzo di Greene, si rivelano danneggiati a un livello quasi impensabile. Di conseguenza, le loro successive ricerche dei luoghi reali in cui hanno avuto luogo i loro abusi – e le loro ricreazioni di quegli spazi fisici sui set o nelle chiese – si rivelano inevitabilmente angoscianti, se alla fine liberatori.

    Che si tratti di Dan e del fratello semi-estraniato Tim che cercano di riallacciarsi mentre cercano la casa sul lago Ozark dove sono stati violati, o Joe che sale i gradini del cottage estivo che ancora domina i suoi incubi, Processionè uno studio sulla guarigione frastagliata attraverso il confronto. Proprio come rivisitano i loro momenti più brutti nella vita reale, lo fanno anche attraverso i cortometraggi sceneggiati di Greene e della compagnia. In ognuno, Terrick assume il ruolo del loro sé abusato, e la compassione e la cura che mostra verso questi uomini e le loro storie è stimolante e rispecchiata dall’amore solidale e solidale che si mostrano l’un l’altro. Sono spiriti affini in una missione congiunta per sconfiggere i loro demoni interiori, e quindi non sorprende che Ed abbia notato, all’inizio, che li vede come simili ai Vendicatori che si alleano per distruggere le forze dell’oscurità, anche se non chiaramente- e ordinata risoluzione di Hollywood è probabilmente imminente.

    La fusione di autentico e immaginario di Greene è in sintonia con le lotte di Dan, Ed, Joe, Michael, Mike e Tom per riconciliare il loro allora e ora, i loro sogni e le loro ansie, i loro punti di forza e di debolezza. Come nei suoi lavori precedenti, il regista utilizza modalità cinematografiche a cavallo dei confini come veicolo attraverso il quale le persone fanno i conti con il loro crudo passato e si sforzano di ritenere le istituzioni responsabili dei loro crimini efferati. È attivismo di saggistica su scala micro e macro, sebbene guidato meno da un’agenda politica particolare che da una profonda simpatia per le condizioni delle vittime. Tuttavia, lungi dall’essere semplicemente una condanna schiacciante delle atrocità che non possono essere completamente sfuggite, Procession è anche un atto di potenziamento, cercando di conferire a questi sopravvissuti il ​​sostegno e il conforto che gli sono sfuggiti per così tanto tempo.

    Il coraggio e la determinazione sono in definitiva le forze dominanti nel film di Greene, che culmina con la scena di Joe “Lettera a Joe”, in cui legge un messaggio al suo giovane sé (cioè Terrick) per assolversi dal dolore, dalla colpa e dalla miseria che potrebbe mai prima di guardare, o conquistare. “Non commettere errori, sei l’eroe epico nella nostra storia”, afferma Joe, e nei suoi passaggi conclusivi, Procession diventa una celebrazione di sei individui che, legati da dolore, rimpianto, vergogna e disprezzo di sé, raggiungono un misura di forza d’animo e sollievo attraverso lo stare insieme e la magia trasformativa dei film.

    https://www.yahoo.com/news/netflix-procession-shines-light-horrors-100339307.html

  • DON PATRIZIO COPPOLA – “I PRETI PEDOFILI? VANNO MESSI ALLA FORCA DAL PISELLO”

    DON PATRIZIO COPPOLA – “I PRETI PEDOFILI? VANNO MESSI ALLA FORCA DAL PISELLO”

    Da “La Zanzara – Radio24” – “I preti pedofili? Avete visto quello che sta succedendo in Francia? E’ vergognoso, io i preti pedofili li metterei al ‘chiappo’, alla forca, non dalla testa ma dalla testa del loro pisello perché devono sentire il dolore che fanno ai bambini. Li metterei inforcati dalla testa del loro pisello per sapere il danno che stanno creando. Questa è la fine che devono fare”.

    Lo dice a La Zanzara su Radio 24 don Patrizio Coppola, sacerdote campano di Solofra, in provincia di Avellino, detto anche padre Joystick per aver fondato la prima università per videogiochi. “Per me devono essere castrati, questa dovrebbe essere la giustizia. Questi signori non meritano nulla, questa Chiesa permette a questi di celebrare l’eucaristia mentre diciamo no alle persone separate. Per voi è giusto?”. Per lei i preti dovrebbero fare sesso?: “Le tentazioni sono tante, ma io rispetto la promessa di castità. La rispetto con molta fatica.

    Il matrimonio? Io per i preti non lo vorrei, per non essere chiamato cornuto. E’ molto probabile che avvenga. Sul sesso però la Chiesa dovrebbe fare un’apertura”. E sui gay come la pensa?: “Dove c’è amore non bisogna mai discriminare nessuno, chi sono io per giudicare una coppia gay? Non sono nessuno, se si vogliono bene e si amano va bene così. Unioni gay? Nessuna preclusione, e poi perché devono essere casti? Anche loro hanno delle pulsioni, non sono la fine del mondo, anche loro hanno dei sentimenti”.

    Molte coppie in Italia praticano lo scambismo, don Patrizio: “Gli scambisti sono depravati che vanno ammoniti, compatiti e aiutati a trovare la stabilità interiore. Ci sono cose che vanno oltre la dignità della persona. Il sesso è per l’amore, per lo stare insieme di una coppia, non per fare porcherie. Le orge sono una porcheria e basta, chi le fa poi viene a confessarsi.

    L’amore è condivisione, non ammucchiata ”. E la masturbazione?: “E’ un atto egoistico che non va fatto, è un peccato”. E il sesso anale?: “Perché lo chiedete a me? Chiedetelo ai gay. Comunque è una cosa contro natura, un peccato. Poi nell’intimità può scegliere cosa vuole”

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-preti-pedofili-vanno-messi-forca-pisello-rdquo-289085.htm

  • Preti pedofili, chiesa francese risarcirà le vittime vendendo i propri immobili

    Preti pedofili, chiesa francese risarcirà le vittime vendendo i propri immobili

    Città del Vaticano – Per le vittime di preti pedofili francesi si tratta di una svolta storica. La Chiesa francese è pronta a risarcimenti da record dopo avere riconosciuto che in questi 70 anni la piaga era sistemica. Di conseguenza le responsabilità degli abusi non vanno considerate come circoscritte esclusivamente ai singoli sacerdoti colpevoli dei reati, ma parte di un intero sistema che per decenni ha coperto gli scandali o li ha insabbiati per non danneggiare l’immagine delle istituzioni ecclesiastiche. Al fine di far fronte ai salatissimi indennizzi che prevedibilmente coinvolgeranno decine di migliaia di persone (tenendo conto che in 70 anni le vittime si aggirano attorno alle 300 mila) l’episcopato d’Oltralpe in una drammatica riunione avvenuta a Lourdes, si è detto pronto a vendere gran parte del proprio patrimonio immobiliare. Un po’ come è accaduto in passato anche alle diocesi americane, australiane e tedesche.

    E’ quanto ha annunciato il presidente della Conferenza episcopale (Cef), monsignor Eric de Moulins-Beaufort, al termine dell’assemblea plenaria. Inizialmente De Moulins-Beaufort aveva anticipato la promessa di istituire un fondo (da alimentare con la generosità dei fedeli) per iniziare a pagare le vittime. Ora questo fondo sarà rafforzato dalla messa all’asta di molti beni immobiliari di proprieta’ delle diocesi.

    Il passaggio centrale di questo percorso è stato aver riconosciuto (per la prima volta) che le violenze e gli abusi sui minori emersi grazie al rapporto della Commissione indipendente (CIASE) in oltre 70 anni sono da ascrivere ad una responsabilità istituzionale e non solo alla responsabilità personale dei singoli sacerdoti o vescovi.

    Questo fa comprendere come il problema degli abusi nella Chiesa sia sempre stato gestito in passato: le conferenze episcopali si muovevano per tutelare più il buon nome della Chiesa che non le vittime. I vescovi francesi hanno ammesso la «dimensione sistemica di questa violenza» che ha toccato la cifra record di 330 minori abusati (se si includono nel conteggio anche le vittime di personale laico in strutture cattoliche). L’episcopato francese ha anche riconosciuto che questa responsabilità «comporta un dovere di giustizia e di riparazione» e che di conseguenza assume una dimensione giuridica.

    François Devaux, uno dei fondatori dell’associazione di vittime «La Parole libérée» ha dichiarato che si tratta di un primo passo. Ora si attendono i risarcimenti.

    Monsignor Eric de Moulins-Beaufort, il presidente della Conferenza episcopale francese ha messo in luce che gli atti di violenza avevano una dimensione sistemica, «nel senso che non sono solo l’opera di individui isolati», ma «sono stati resi possibili da un contesto globale». Il funzionamento, la mentalità e le pratiche all’interno della Chiesa cattolica hanno permesso che questi atti continuassero e non fossero denunciati e sanzionati.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_francia_pedofilia_vittime_risarcimenti_immobili-6309170.html

  • Pedofilia nella Chiesa, attacco informatico a Rete L’Abuso che denuncia i casi in Italia: “È una vita che vogliono farci chiudere”

    Pedofilia nella Chiesa, attacco informatico a Rete L’Abuso che denuncia i casi in Italia: “È una vita che vogliono farci chiudere”

    Un attacco informatico per mettere a tacere le denunce di abusi da parte di membri della Chiesa. Rete L’Abuso – il sito di Francesco Zanardi, con il più completo database di casi di pedofilia nelle diocesi e parrocchie italiane – da una settimana è stato colpito da un malware che cerca di oscurarlo. Ora il problema sembra risolto, ma non è il primo che l’organizzazione ha dovuto affrontare: “È una vita che vogliono farci chiudere – spiega il fondatore – Hanno capito che, nonostante le querele e le diffide, non togliamo i nostri contenuti“. Anche i più scomodi.

    Con oltre mille testimoni e il supporto di 21 studi legali, Rete L’Abuso raccoglie storie, articoli, nomi e dati – con la mappa Abuse tracker – sulle violenze da parte di canonici e sacerdoti, oltre a offrire supporto alle vittime. È la sola realtà a farlo in Italia e per questo la sua attività è spesso sotto attacco. “Il nostro server è delicato. Gli altri siti con cui lo condividiamo però ieri erano a posto. Solo noi siamo andati per una settimana giù – racconta Zanardi – Ieri sera pensavamo di avere risolto e stamattina eravamo ancora offline. Poi ci siamo accorti che c’era un virus che replicava continuamente il backup, riempiendo lo spazio sul disco e facendolo funzionare a zero”. I controlli tecnici hanno rivelato una forzatura – tramite un file di login – per danneggiare il database: oltre a rendere la pagina invisibile, il malware ha cancellato diversi contenuti. “Siamo riusciti a ripristinarli fino al 27 settembre. Molti quindi sono andati perduti e li sto reinserendo manualmente – continua Zanardi, al lavoro per non lasciare i suoi utenti senza aggiornamenti – Capiremo però se ci sono tutti i file o alcuni mancano, solo quando dovremo cercare un dato effettivamente”.

    La minaccia informatica è arrivata dopo la rivelazione dei 216mila casi da parte della Ciase, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia. Per il “cacciatore” di preti pedofili – come il fondatore di Rete L’Abuso è soprannominato – non c’è necessariamente una correlazione: “Siamo sempre stati una realtà scomoda. Come ai giornali anche a noi arrivano le querele, ma se loro spesso tolgono il contenuto, noi non lo facciamo“. Quando il server che ospita il sito si trovava in Europa – racconta – le diocesi denunciate inoltravano minacce e richieste di danni per diffamazione ai provider: “Così erano loro a chiederci di levare le cose. Per questo ci siamo spostati in Canada. Lì abbiamo molta più privacy“.

    Spesso Zanardi ha dovuto difendersi da provvedimenti legali ai suoi danni: “In 11 anni ne ho ricevute, fra querele e diffide, per una settantina di documenti. In tutto sono arrivato a 12 procedimenti penali a Ferrara, Savona o in altre città”. Non mancano però le vittorie, anche se amare: “Una volta un prete che avevamo accusato ci ha querelati per diffamazione. Noi lo abbiamo fatto indagare per calunnia, perché attraverso i documenti abbiamo provato il fatto” che lo vedeva coinvolto. Dagli utenti, in tutti i casi e anche in quest’ultimo, c’è stata solidarietà ma soprattutto voglia di non lasciare che la Rete non abbia più voce: “Ci hanno chiesto spiegazioni e hanno diffuso la notizia che non eravamo più online”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/12/pedofilia-nella-chiesa-attacco-informatico-a-rete-labuso-che-denuncia-i-casi-in-italia-e-una-vita-che-vogliono-farci-chiudere/6352199/

  • Pedofilia: immunità Vaticano, le vittime non ci stanno

    Pedofilia: immunità Vaticano, le vittime non ci stanno

    «Siamo rattristati per i sopravvissuti e turbati dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e crediamo che le vittime meritino di meglio dai tribunali secolari».

    L’associazione americana delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors Network of those Abused by Priests) contesta radicalmente la decisione di ieri della Corte di Strasburgo che, rigettando la causa intentata da 24 vittime di nazionalità belga, francese e olandese, ha stabilito che il Vaticano, in quanto Stato sovrano e come tale titolare di «immunità», non può essere citato in giudizio per i casi di abusi sessuali di sacerdoti.

    «Il Vaticano è lontano dall’essere un Paese normale. È un’enclave murata all’interno della città italiana di Roma che occupa solo 110 acri. Nel 2015, la sua popolazione è stata stimata in 842 abitanti. Eppure questo ‘Stato’ è anche il centro della più grande organizzazione religiosa del mondo», rileva Snap, che si rifà a quanto detto anche da Anne Barrett Doyle di BishopAccountability, secondo cui la decisione della Cedu è «un irritante promemoria dell’impunità del Vaticano, resa possibile dal suo status di Stato sovrano», mentre, «le nozioni sostenute dalla sentenza, che il Papa non è il capo dei suoi vescovi e che la Santa Sede non ha autorizzato l’insabbiamento degli abusi da parte dei vescovi, è dimostrabile che non sono vere».

    «Da parte di questa Corte – sottolinea ancora l’associazione delle vittime – negare la mano del Vaticano in tutto questo nel suo ruolo di religione è stato semplicemente sciocco. Tutte le strade infatti portano a Roma e tutti i cattolici abusatori del mondo sono stati facilitati nella loro fuga dalla giustizia dalle politiche che hanno avuto origine lì. Questo male ha attraversato il mondo e ha attraversato ogni porta delle parrocchie».

    Secondo Snap, «l’immunità sovrana non dovrebbe essere applicata a una religione mascherata da Paese, specialmente quando viene invocata per evitare la responsabilità di violazioni dei diritti umani avvenute al di fuori del suo minuscolo territorio». Il recente rapporto dalla Francia «ci dice che il numero stimato delle vittime in quel Paese, con una popolazione cattolica di 27 milioni, era di 330.000.

    Estrapolando dalle informazioni dell’inchiesta francese, l’Olanda, che ha una popolazione cattolica di 4 milioni, ha probabilmente 50.000 sopravvissuti agli abusi. Il Belgio, con 6 milioni di cattolici, altre 75.000 vittime». «Questi uomini e queste donne – aggiunge – meritano una possibilità di giustizia e di guarigione perché le politiche stabilite nella sede romana sono state la fonte della loro sofferenza».

    Inoltre, «poiché questi tre Paesi condividono confini e culture, c’è un’altissima probabilità che gli aggressori siano stati mescolati impunemente tra loro, infettando tutti con una diaspora di colpevoli – una sorta di tragica ferrovia sotterranea clericale progettata per evitare l’individuazione, l’azione penale e la responsabilità». «Riteniamo che la Cedu abbia mancato il bersaglio nella sua sentenza e speriamo che questo coraggioso gruppo di sopravvissuti ricorra in appello», conclude l’associazione delle vittime.

  • I preti in Francia hanno stuprato 72 bambini a testa !!! Perché Bergoglio non chiede alla CEI una commissione d’inchiesta indipendente sui preti pedofili?

    I preti in Francia hanno stuprato 72 bambini a testa !!! Perché Bergoglio non chiede alla CEI una commissione d’inchiesta indipendente sui preti pedofili?

    I preti pedofili in Francia avrebbero stuprato 72 bambini a testa. Non sappiamo per quante volte.

    Questo è il risultato che si ottiene semplicemente dividendo le 216.000 vittime sopravvissute (quelle morte o suicidate non sono state sentite), per i 3000 preti pedofili riconosciuti (dato che come lo stesso Presidente della CIASE Sauvé sottolinea, è al ribasso).

    Dal Vaticano questa volta non possono bastare le lacrime di coccodrillo, le solite scuse e la solita vergogna come quando i bambini ne combinano una e vengono scoperti.

    Ma quanto la chiesa italiana davvero soffre per le vittime?

    Mi pongo la domanda perché ogni volta che esce un caso le frasi sono sempre del tipo “la pedofilia fa male alla chiesa” oppure “la chiesa soffre per gli abusi” ma non si va mai oltre le affermazioni piu banali. Poche volte ho sentito affermare la pedofilia fa male ai bambini, dobbiamo fare qualcosa per fermarla. Altrettante poche volte ho visto le comunità cattoliche lamentarsi e opporsi affinché si faccia chiarezza.

    In Francia la CIASE non gliele ha certo mandate a dire, il Presidente Jean – Marc Sauvé lapidario afferma ; “Crudele indifferenza della Chiesa francese verso vittime della pedofilia”.

    Anche se io personalmente avrei detto la frase al presente e con qualche differenza, tipo; “Crudele superficialità della chiesa, indifferente verso i propri figli e nipoti, potenziali vittime della pedofilia”.

    Le vittime del clero sono tutte cattoliche, improbabile che un musulmano, un testimone di Geova o un ateo vedano stuprare i propri figli. Ogni volta mi domando come sia possibile che l’intera comunità cattolica ignori  puntualmente questo dato.

    È necessario anche in Italia (come oramai si è fatto ovunque) ci si avvii verso una Commissione indipendente, seria, che possa rendere giustizia alle vittime ancora viventi, che possa rendere loro almeno il riconoscimento della sofferenza. Un riscatto umano che la CEI “evangelicamente” ipocrita non è capace di recepire.

    E’ il momento che le istituzioni aprano gli occhi, anche in Italia.

    Zanardi

  • Vietato chiamare il Vaticano in giudizio sulla pedofilia: la Cedu riconosce l’immunità

    Vietato chiamare il Vaticano in giudizio sulla pedofilia: la Cedu riconosce l’immunità

    Vietato chiamare in giudizio il Vaticano per i fatti di pedofilia. Vietato, in realtà, chiamarlo in causa sempre, perché è immune dai giudizi. Suona più o meno così la sentenza con la quale la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto la richiesta di 24 persone che, in Belgio, avevano citato la Santa sede per atti di pedofilia commessi da alcuni preti cattolici. Nessun rappresentante del Vaticano, però, dovrà sedersi in tribunale.

    Vale per il Belgio, ma anche per il altri Paesi. La Cedu, infatti, ha riconosciuto alla Santa sede un’immunità che ritiene rinvenibile nel diritto internazionale. E che la scherma da eventuali giudizi che riguardano uomini della Chiesa. Senza nessuna eccezione. E nulla cambia se il reato commesso da un religioso – in questo caso ai danni di un minore – è stato accertato da un giudice.

    È la prima volta che la corte di Strasburgo si pronuncia sul tema, e questa decisione potrebbe costituire un significativo precedente.

    La vicenda che si è conclusa oggi era iniziata nel 2011. Una serie di persone di cittadinanza belga, francese e olandese aveva fatto un’azione collettiva, davanti ai tribunali del Belgio, per chiedere il risarcimento al Vaticano, ai vertici della
    Chiesa cattolica nazionale e ad alcune associazioni, dopo gli abusi subìt per mano di religiosi: “Hanno chiesto il risarcimento del danno causato dal modo strutturalmente carente in cui la Chiesa avrebbe affrontato il problema degli abusi sessuali al suo interno”, si legge in una nota della Cedu.

    Già il tribunale nazionale aveva respinto la loro istanza, per quanto riguarda la chiamata in causa del Vaticano. Le vittime avevano ottenuto solo il risarcimento da parte delle associazioni belghe. A quel punto si erano rivolte alla Cedu, per continuare la loro battaglia. Davanti alla corte dei diritti dell’Uomo avevano lamentato, in particolare, la mancanza di “diritto di accesso a un tribunale”. Ma la loro richiesta è stata respinta: “La Corte ritiene che il rigetto (da parte dei tribunali, ndr) non abbia deviato dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti in materia di immunità dello Stato”. Il Vaticano, insomma, ha una sorta di protezione – non scritta, ma ben solida – che gli consente di non stare in giudizio. Neanche se degli uomini che a quello Stato fanno riferimento, in quanto religiosi, hanno commesso un reato.

    Il Vaticano non fa parte del Consiglio d’Europa, quindi non è sotto la giurisdizione della Cedu, e non è stato direttamente parte in causa nemmeno a Strasburgo. Era stato però autorizzato a intervenire nella procedura scritta, come terzo.

    La Cedu non si era mai occupata del tema, ma lo avevano fatto altre corti. Negli Stati Uniti più tribunali si erano espressi in questo senso su denunce simili fatte nei confronti del Vaticano, e addirittura al Papa, da parte di vittime di preti pedofili.

    L’orientamento, insomma, pare consolidato. E data la delicatezza del tema certamente questa sentenza farà discutere. Anche perché arriva pochi giorni dopo la pubblicazione dei lavori della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia. L’ente ha calcolato che, a partire dagli anni ’50,  216.000 sono state vittime di sacerdoti o di religiosi. Se a questi si aggiungono gli abusi messi in atto dai laici nell’ambito delle istituzioni della Chiesa il numero sale a  330.000 se si aggiungono gli aggressori laici nell’ambito delle istituzioni della Chiesa. Una quantità di vittime drammaticamente elevata, in un solo Paese. Se l’orientamento della Corte europea dei diritti dell’Uomo sarà confermato, nessuna di queste, tra chi è ancora in vita, potrà mai chiedere il risarcimento al Vaticano per non aver affrontato in maniera diversa, magari più incisiva, il tema spinoso della pedofilia nella Chiesa.