Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Abusi e pedofilia, stampa polacca: commissione vaticana indaga anche su Dziwisz

    Abusi e pedofilia, stampa polacca: commissione vaticana indaga anche su Dziwisz

    CITTA’ DEL VATICANO – Da giorni il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente dei vescovi italiani, si trova in Polonia. Fonti confermano che sarebbe lì per conto di Francesco, per indagare sulle coperture concesse negli anni da alcuni vescovi ai preti pedofili. Secondo la stampa polacca, Bagnasco si trova alla guida di una Commissione vera e propria in stile a quella istituita tempo fa per gli abusi in Cile.

    Le investigazioni riguarderebbero anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, lo storico segretario di Giovanni Paolo II, che recentemente è apparso in tv negando ogni addebito e in particolare sostenendo di non essersi mai accorto della doppia vita del fondatore dei Legionari di Cristo Maciel Degollado, vicino a Wojtyla e uomo potente di quel pontificato.

    In un docufilm, che ha fatto scalpore in Polonia, si è puntato il dito proprio contro Dziwisz, accusato da vittime di aver coperto alcuni fatti. La Commissione, comunque, è stata chiesta anche dallo stesso porporato polacco al fine di fare chiarezza sui fatti da lui sempre respinti come “calunnie”.

    C’è nell’episcopato polacco una parte che non è per la trasparenza e che resiste alla volontà di pulizia del Papa. Francesco recentemente ha cambiato diversi vescovi cercando di portare al comando una nuova gerarchia. La situazione ricorda quanto avvenuto in Cile con i vescovi che arrivarono a mentire al Papa pur di non ammettere le proprie colpe. Toccare il tema della pedofilia in Polonia significa entrare in un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, nel quale le coperture non sono state poche. A motivo di queste vi fu nella Chiesa chi pose obiezioni alla sua canonizzazione avvenuta a tempo di record.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2021/06/25/news/vaticano_commissione_abusi_pedofilia_polonia_dziwisz-307671688/

  • La riflessione: Gli scandali della pedofilia e gli abusi sessuali dei preti

    La riflessione: Gli scandali della pedofilia e gli abusi sessuali dei preti

    di ANDREA FILLORAMO

    Sembra che gli esseri umani cerchino sempre di cautelarsi per evitare fraintendimenti e malintesi del loro modus vivendi e spesso invocano il silenzio a eventuali comportamenti giudicati riprovevoli che cercano di nascondere e di non far venire alla luce.

    Questa  considerazione  indubbiamente provocatoria ci aiuta a leggere ed interpretare un’email pervenutami da un prete che si firma “clericus” (che sto cercando di identificare ), che, dopo avermi fatto gli elogi per i miei scritti, facendo riferimento agli ultimi articoli sugli abusi sessuali dei preti, è venuto  fuori con la seguente strana affermazione, che prego di prendere attentamente in esame in ogni sua parte e che dimostra un modo di approcciarsi di una certa parte del clero alla “ vergogna” degli abusi sessuali.

    Egli, infatti mi ha scritto: “Gli scandali della pedofilia e degli abusi sessuali dei preti, in cui può incappare qualunque sacerdote, sono senz’altro,  una presenza invadente  ma solo nei giornali e nelle televisioni, ma non fra i sacerdoti che si sentono in ogni caso immuni dalle accuse di pedofilia(…………), tant’è che Il nostro arcivescovo non è affatto preoccupato e quindi non fa sforzi  significativi  per difendere, in ogni caso, i suoi preti da quelli che possono essere delle leggerezze che si fanno diventare crimini. Egli capisce, oltretutto, che la misericordia vale più della condanna. Quello che è chiamato insabbiamento è possibile che sia espressione di un atto di misericordia nei confronti di chi sbaglia e forse non sa di sbagliare o non riesce a non sbagliare per quello che tu hai chiamato un falso concetto di sessualità, che io condivido”.

    Osservo con grande imbarazzo: quel prete, con questa email, ha cercato di costruire una cittadella facilmente oppugnabile dove pensa di potere far riparare i molti preti pedofili che sono nel mondo e dove, egli stesso forse cerca di rifugiarsi per occultare (oso spingermi troppo) la sua natura.

    Egli sa che la guerra ingaggiata da Papa Francesco contro gli abusi sessuali dei preti è una guerra totale che va a colpire anche la pratica diffusa per decenni dell’insabbiamento dei casi di abuso, cioè di quel sistema di protezione dei sacerdoti colpevoli reso possibile da un ruolo attivo dei vescovi, che al massimo trasferivano i colpevoli e occultavano le prove.

    Assurdo mi appare, perciò, il suo richiamo e l’invito alla misericordia al suo arcivescovo, persona saggia, pastore attento e scrupoloso, pienamente consapevole che la responsabilità in vigilando non è uno slogan vuoto.

    Il suo arcivescovo – ne sono certo –  sa prendersi cura del clero, ascoltare l’eventuale  segnalazione degli abusi, applica il diritto canonico ritenendolo parte della sua missione, possiede sicuramente la virtù della prudenza, che non significa “reticenza o timidezza”, ma equilibrio tra azione e riflessione nell’esercizio di una responsabilità che richiede molto impegno e coraggio e mai considererà leggerezze gli abusi sessuali dei preti, come afferma Papa Francesco, di “mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”.

  • IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

    IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

    di ANDREA FILLORAMO

    Rispondo a un’email di un prete, che mi suggerisce di non rivelare il suo nome, in cui fra l’altro mi dice, riferendosi al mio ultimo articolo su IMG PRESS del 6 giugno u.s: “sono pochi i casi di preti pedofili che… La responsabilità non è della Chiesa…”.

    Sono passati 17 anni – eravamo l’8 luglio 2004 – da quando si leggeva in “La Repubblica: “Il macigno che il Vangelo promise al collo di coloro che danno scandalo, trascina la prima diocesi cattolica americana nella Geenna della bancarotta finanziaria. Il vescovo di Portland, la grande città dell’Oregon, è il primo ad arrendersi, e non sarà l’ultimo, travolto dalle richieste di risarcimenti dalle vittime vere o presunte di molestie e di abusi sessuali che le casse delle diocesi non possono più tacitare. Dichiara bancarotta, lasciando il diritto canonico per cercare rifugio sotto la protezione del codice civile. E c’ era quasi un’eco tristissima e forse inconscia dello smarrimento e dello sconforto di Gesù sulla croce, quando John Vlasick, il vescovo in fallimento, ha detto in pubblico allargando le braccia: «Le compagnie di assicurazione ci hanno abbandonato, tutti ci hanno abbandonato». Ci sono sessanta cause pendenti contro il clero della diocesi di Portland, e 155 milioni di dollari di danni pendenti, mentre i bussolotti della questua si inaridiscono, in una regione, l’Oregon, che per la Chiesa di Roma è frontiera, non certo paragonabile alle cattolicissime Boston, Tucson in Arizona o Los Angeles, dove pure le casse di monsignore sono esauste”. 

    Da allora, in tutto il mondo, si è scatenata la caccia al prete pedofilo, i cui risultati ormai sono noti a tutti. Non sappiamo quanti sono i preti che si sono macchiati di pedofilia, conosciamo soltanto qualche dato approssimativo, come quello che ci ha rivelato il Vaticano davanti al 52esimo Comitato Onu contro la tortura.

    Secondo il Vaticano tra il 2004 e il 2013 il totale di preti pedofili sarebbe di 4000 membri del clero; alcuni di essi sono stati ridotti dalla Chiesa allo stato laicale, ad altri sono state applicate misure disciplinari; ma facilmente si capisce che tale numero è sicuramente diventato molto più esteso dal 2013 ad oggi.

    Diciamolo chiaramente: il fenomeno della pedofilia dei preti, dei vescovi e anche dei cardinali e degli abusi sessuali – l’ho più volte scritto –   è così esteso che lascia senza parole quei preti che affannosamente si sforzano di dimostrare senza, però, riuscire, che la castità è una virtù praticata dalla maggioranza degli uomini di Chiesa e che, quindi, la pedofilia deve essere considerata una patologia , che può colpire e colpisce inaspettatamente anche i sacerdoti, che, perciò, debbono essere solo opportunamente curati.

    Ribadisco ancora con piena convinzione: la pedofilia e gli abusi sessuali di cui si macchiano molti preti sono le immancabili conseguenze di un’errata dottrina della sessualità praticata da secoli dalla Chiesa, imposta e inculcata ai suoi ministri, fin dagli anni giovanili del seminario, che nella sessualità ancora individua il “remedium concupiscentiae”, che,  prima del Concilio Vaticano Secondo, era inteso come una sorta di “legittimazione” della sessualità disordinata, da esercitare, quindi, solo nell’ambito matrimoniale, al quale per legge ecclesiastica i preti, però, non possono accedere,  

    La sessualità per la Chiesa è stata sempre vista quasi come un mostro che morde le nostre carni, una serpe-immagine di Satana, che ci minaccia.

    Non dimentichiamo che con la trinomia: sesso-serpe-Satana si ripete sempre  l’identificazione del serpente con Satana, implicita nella Apocalisse di Giovanni e in Genesi, dove il Serpente è rappresentato come creatura infida e ingannatrice, che subdolamente consiglia ciò che Dio ha direttamente proibito (Genesi 3,4-5.3,22)

    Se è ancora così come per molti preti formati in quei seminari anni fa e ancora in esercizio, non so se ha ragione don Mazzi quando dice: “le rispo­ste della Chiesa in merito ai casi di pedofilia che sono emersi in questi ultimi tempi non mi hanno convinto. Andrebbero aboliti i seminari. L’errore inizia da lì. Il seminario (…) è un luogo che castra, non è un luogo naturale”.

    Esprimo in piena libertà il mio pensiero: credo che siano, oggi, pochi i preti convinti con la Chiesa che la castità sia come si vuol far credere e come leggo in un foglio cattolico: “l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica, che rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore; che rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che «vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile” (1 Pt 2,9)»”.

    Penso che pochi preti pensino – come affermano – che la castità sia un’energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione.

    È importate, a mio parere, affermare che il riconoscimento alla estrinsecazione della dimensione “sessuale”, razionalmente guidata, sia anche per i preti, un “diritto” assoluto, intangibile ed illimitato, la cui negazione non può essere imposta per legge, per prassi, per tradizione, per promessa o anche per voto che impegna per tutta una vita.

    Si tenga conto che la sessualità, dono di Dio, è un ciclo organico, un impulso fisiologicamente insopprimibile, un bisogno di vita, un elemento costitutivo della struttura esistenziale dell’uomo, espressione personale, comunicazione; essa rappresenta una dimensione naturale, di scambio: negarla equivale a negare la persona.

    La castità, oltretutto, se inculcata per mezzo della persuasione o facendo ricorso a un’insistente opera di convincimento durante uno stato di vita ancora giovanile, com’è quello del periodo della formazione seminaristica, è una violenza veramente inaccettabile.

    Chi rinuncia – e può farlo solo liberamente – deve sapere che, nel deserto della comunicazione emotiva, in cui si può trovare a vivere, possono esserci distorsioni, aggressività, dolore, abiezioni, solitudini, patologie. Le pulsioni primarie, infatti, legate alla libido, costituiscono momenti fondamentali della realtà biopsichica di ognuno: la loro negazione o frustrazione può condurre a forme di sessualità deviata, ad alterazioni anche patologiche. La sessualità inibita può persino arrivare ad erotizzare l’intera vita, diventando una vera e propria ossessione, esasperata da fantasie che alla lunga possono divenire quasi maniacali. Il soggetto, infatti, rischia di ritrovarsi “simbolicamente castrato dal suo celibato”, da una castità coatta che lo può portare a percepirsi come un essere asessuato.

    Per reagire all’astinenza forzata può finire così per ritagliarsi un proprio mondo sessuale, connotata da innaturalità, oltreché da degrado ed avvilimento personale, giungendo anche alla pedofilia, il cui accesso è facilitato dall’innocenza della giovane età della vittima.

    La natura con la sua intrinseca, inarrestabile potenza, dopo essere stata imprigionata, umiliata, ridotta a monologhi solitari, lavora, infatti, contro la volontà, disintegrando e neutralizzando le diverse barriere ed ambientando la sessualità sul terreno che è costretta a vivere.

    Concludendo: la rinuncia forzata alla sessualità è una realtà, con i suoi effetti degenerativi che iniziano con inquietudine e frustrazione, passano per la deviazione, con il rischio assai probabile di cristallizzarsi nella violenza, o nella malattia fisica o psichica, nelle perversioni.

    IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

  • Pedofilia e Chiesa, fondo prolungato

    Pedofilia e Chiesa, fondo prolungato

    Il Fondo di riparazione creato nel 2016 dalla Chiesa cattolica svizzera per indennizzare le vittime di preti pedofili per casi caduti in prescrizione continuerà la propria attività per altri cinque anni. Lo ha comunicato la Conferenza dei vescovi svizzeri, annunciando anche novità per accedere ai risarcimenti dal primo luglio.

    Finora per presentare la richiesta di riparazione al Fondo la vittima doveva in genere rivolgersi alla propria diocesi oppure alla CECAR (la Commissione indipendente di ascolto e sostegno) attiva in Romandia. L’indennizzo poi variava a seconda degli abusi subiti e raggiungeva fino a 20’000 franchi nei casi più gravi. Una prima grande novità è che in futuro le richieste di risarcimento potranno essere avanzate da tutti i servizi di aiuto alle vittime riconosciuti dallo Stato.

    Un secondo cambiamento è che l’importo concesso non dipenderà più solo dalla gravità della violenza sessuale subita: si terrà conto anche delle conseguenze mediche, familiari, professionali e sociali subite dalla vittima. Ed è soprattutto per questa piccola rivoluzione che il Gruppo SAPEC, associazione svizzera di sostegno alle vittime, si rallegra: “D’ora in poi si metterà l’accento sul vissuto della persona, ed è questa la cosa più importante –  afferma Jacques Nuoffer, presidente del Gruppo SAPEC. Perché finalmente si riconosce che un colpo di martello non ha lo stesso effetto su una bambola di pezza e su una bambola di porcellana”

    Un’immagine molto forte che fa capire bene come due persone vittime di un’esperienza negativa simile possono subire conseguenze molto diverse. Ma il Gruppo SAPEC non è del tutto soddisfatto: “Noi cercheremo di migliorare l’informazione per aiutare più persone a uscire dal silenzio – prosegue Nuoffer, che si aspetta però uno sforzo maggiore anche dalla Chiesa: “Dovrebbe organizzare una giornata dedicata alle vittime per incitarle a denunciare. Le diocesi, i vescovi devono essere più attivi”

    Il fondo speciale finora ha versato indennizzi a 140 vittime dal 2016, quasi tutte romande. Alla luce dei cambiamenti annunciati c’è da attendersi un aumento.

    RG-Fornasier/Red. MM https://www.rsi.ch/news/svizzera/Pedofilia-e-Chiesa-fondo-prolungato-14148669.html
  • Pedofilia nella Chiesa, vertice Papa-ministro degli Esteri tedesco

    Pedofilia nella Chiesa, vertice Papa-ministro degli Esteri tedesco

    Città del Vaticano – In Germania la Chiesa cattolica è in ebollizione, non solo per le richieste di riforme provenienti dalla base come, per esempio, l’abolizione del celibato, il sacerdozio femminile, la benedizione alle coppie omosessuali, ma anche per la scarsa trasparenza con la quale vescovi, cardinali e preti hanno gestito il tema delle pedofilia nel passato. Pedofili trasferiti da una parrocchia all’altra, o in altre diocesi, vittime messe nella condizione di non potersi difendere. Un quadro opaco che sta creando problemi anche a livello politico. La riprova è che il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, che stamattina sarà ricevuto da Papa Bergoglio ha detto in una intervista a Die Welt che, tra i vari temi (Europa e vaccini) intende discutere degli abusi sessuali.

    Un argomento non secondario, scioccante per tanti cittadini, certamente destabilizzante per le strutture ecclesiali. Mass ha spiegato che la questione «determina il rapporto della gente con la propria comunita’ religiosa». L’esponente del Partito socialdemocratico vorrebbe sapere «come la Chiesa cattolica e, in particolare, il Papa» intendono affrontare il problema. Per Maas, lo Stato è chiamato ad intervenire, soprattutto quando si tratta di questioni penali. In Germania, contrariamente a quello che accade in Italia dove i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i preti pedofili alla polizia e alla magistratura, i religiosi tedeschi sono tenuti a segnalare i casi.

    Il capo della diplomazia di Berlino ha accolto con favore le benedizioni impartite da quella parte di sacerdoti alle coppie omosessuali, nonostante il divieto del Vaticano. «Vedo una grande apertura in alcune parti della Chiesa cattolica agli sviluppi sociali che non si possono ignorare», ha dichiarato Maas. L’esponente della SpD ha aggiunto: «Accolgo con grande favore il fatto che queste discussioni vengano nuovamente avviate e condotte in modo piu’ approfondito»

  • Vaticano punisce i vescovi polacchi e tedeschi che hanno insabbiato abusi, e gli italiani?

    Vaticano punisce i vescovi polacchi e tedeschi che hanno insabbiato abusi, e gli italiani?

    Città del Vaticano – Mentre in Germania o in Polonia la revisione di Papa Francesco va avanti come un treno nei confronti dei vescovi che negli anni passati hanno dato forme di copertura a preti pedofili – anche solo spostandoli da una parrocchia ad un’altra – in Italia un movimento di questo genere, rigoroso e necessario, non ha ancora fatto capolino. Basti pensare a diversi casi eclatanti più volte emersi dalle cronache giudiziarie.

    In questi giorni in Germania il Papa ha concesso un periodo di riflessione (e sospensione) all’arcivescovo tedesco di Amburgo che ha offerto le sue dimissioni dopo essere stato incolpato per la sua gestione delle accuse di abusi sessuali nella sua precedente diocesi. La sospensione, riferisce un comunicato riguarda l’attuale arcivescovo Stefan Hesse. La scorsa settimana aveva annunciato di voler fare un passo indietro dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi commissionato dall’Arcidiocesi di Colonia – dove Hesse e’ stato vicario generale e poi anche amministratore diocesano nel 2014 dopo l’uscita del cardinale arcivescovo Joachim Meisner. In quella diocesi sono stati rilevati 75 casi in cui funzionari di alto rango hanno trascurato i loro doveri in presenza di abusi sessuali, spesso ignorando le vittime per non dare scandalo.

    Il commento di padre Hans Zoellner, il gesuita che da anni guida la commissione antiabusi del Vaticano, è positiva: «Le decisioni di oggi sono un buon segno, perche’ si vede che le norme del Motu Proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019 vengono applicate. I fedeli e i pastori ne fanno uso, presentando dei casi di negligenza da parte dei vescovi alla Santa Sede. Non erano delitti di abuso sessuale, erano casi di negligenza o di cover-up». Zollner, in particolare, si riferisce a due casi di rimozioni episcopali contro due vescovi polacchi, Janiak e l’arcivescovo Glodz.

    Zollner aggiunge parlando alla agenzia polacca Pap: «I preti e laici possono ora sentirsi incoraggiati a denunciare».

    La Santa Sede, proprio ieri, ha annunciato la punizione di due vescovi polacchi che avevano omesso di dar seguito alle denuncie di abusi sessuali compiuti da sacerdoti della loro diocesi su minori. Sia l’arcivescovo Slawoj Leszek Glodz di Danzica che il vescovo Edward Janiak di Kalisz dovranno risiedere fuori dalla diocesi, non potranno partecipare a celebrazioni religiose pubbliche o a incontri e dovranno pagare un contributo destinato ad attività di prevenzione e sostegno alle vittime di abusi. Oltre all’insabbiamento delle accuse di pedofilia i due presuli sono colpevoli, chiarisce il comunicato, anche di “altre questioni legate all’amministrazione” diocesana.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofiilia_germania_vaticano_polonia_abusi_maciel_papa_francesco_zollner-5865766.html

  • Legionari di Cristo: “Sono 27 i nostri sacerdoti che hanno abusato di 170 minori”

    Legionari di Cristo: “Sono 27 i nostri sacerdoti che hanno abusato di 170 minori”

    Con sofferenza, chiedendo perdono e invocando riparazione per le vittime, i Legionari di Cristo, Congregazione afflitta da decenni dal male degli abusi perpetrati anzitutto dal fondatore Marcial Maciel Degollado, fanno un nuovo passo verso la trasparenza e pubblicano una relazione sui casi di pedofilia interna dal titolo: “Fare verità, fare giustizia, sanare”. L’obiettivo è avanzare «nel cammino di richiesta di perdono e di attivazione di numerose iniziative volte a tutelare i minori e gli adulti vulnerabili».

    Nel documento vengono fatti nomi e cognomi dei Legionari che hanno commesso abusi su minori negli ultimi 70 anni e viene reso noto il numero totale di sacerdoti colpevoli: 27. Ventisette preti pedofili tra i Legionari di Cristo su 1.380 «ordinati in tutta la storia della Congregazione», sottolinea la relazione. Dunque, «il 2%».

    Dei 27 sacerdoti, si legge, «tre sono morti senza andare in giudizio civile, due sono stati condannati in un processo penale. Gli altri, fino a ora non hanno subito un processo per diversi motivi, come le leggi vigenti nei diversi Paesi o la scadenza della prescrizione». Mentre per quanto riguarda i procedimenti canonici, dei 27 «due sono morti senza giudizio, 16 sono stati sanzionati, otto sono attualmente sotto processo canonico, uno ha ricevuto la dispensa dal ministero senza giudizio. È stato richiesto alla Santa Sede di togliere la prescrizione di otto di questi casi perché possano essere rimandati a giudizio».

    Il numero delle vittime riportato nella Relazione è invece di 170. Tutti minorenni, in gran parte maschi, con età tra gli 11 e i 16 anni. Sessanta di questi sono stati abusati solo da Maciel, il carismatico fondatore del quale dopo decenni si scoprirono misfatti come tossicodipendenza, malversazioni economiche, figli avuti da quattro relazioni diverse. Per circa 50 delle vittime – informa il report – si è portato avanti «un percorso di riparazione e riconciliazione, con la volontà di aprire lo stesso percorso a tutte le vittime che lo desiderino». Al momento, la Legione «non ha ricevuto nessuna denuncia, contro membri sacerdoti per presunti abusi sessuali di minori, successiva al 2016».

    Con la Relazione di oggi si aggiornano anche le statistiche sui casi di abuso avvenuti tra i Legionari dalla fondazione nel 1941 fino al dicembre 2019. Statistiche rese note già dall’indagine dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, consegnata nel gennaio dello scorso anno ai 66 partecipanti al Capitolo generale tenutosi a Roma per eleggere il nuovo superiore. L’inchiesta era stata pubblicata per volontà della stessa Congregazione il 17 dicembre 2019 (il giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi) e aveva destato grande scalpore: per la prima volta nella storia, la Legione ammetteva abusi commessi dai suoi membri.

    I risultati dell’indagine (all’epoca si parlava di 175 minorenni abusati da 33 Legionari, 18 dei quali ancora interni alla Congregazione) avevano suscitato un vespaio di polemiche soprattutto in America latina, dove la Legione è proprietaria di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari, e dove, una settimana prima, era esploso il caso di Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che, dopo «un attento studio», era stato ritenuto responsabile di aggressioni sessuali su sei bambine e quindi dimesso dallo stato clericale.

    Per l’aggiornamento della Relazione di oggi si è tenuto conto degli «avanzamenti dei casi nei tribunali civili o ecclesiastici», oltreché di «informazioni ricevute successivamente» al report 1941-2020. Riguardo ai 74 Legionari individuati nella precedente indagine che avrebbero commesso abusi mentre erano novizi o religiosi in formazione, 60 (l’81%) – si legge – non sono arrivati all’ordinazione sacerdotale. Nel corso del 2020, sono stati ulteriormente studiati i 14 casi arrivati al sacerdozio.

    Nel rapporto viene svolto un focus sulla situazione italiana, che tuttavia non introduce nessuna novità su casi già noti. Il primo è, appunto, quello di Marcial Maciel, condannato nel 2006 da Benedetto XVI a ritirarsi dall’esercizio pubblico del sacerdozio e a passare il resto della vita in silenzio e preghiera (Maciel è morto poi nel 2008). Il secondo caso è quello del messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez, ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Gozzano, condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi al termine di un processo interamente svolto in assenza dell’imputato, trasferitosi prima in Messico.

    Casi, come detto, notori che tuttavia rappresentano una ferita aperta nella branca italiana della Congregazione: «Noi, Legionari di Cristo del Territorio d’Italia, soffriamo per il dolore e lo scandalo che alcuni suoi membri hanno provocato nel tempo a chi ha subito un abuso, alla sua famiglia, alla Chiesa tutta», affermano, assicurando: «Ci sentiamo impegnati nel cammino di richiesta di perdono e di attivazione di numerose iniziative volte a tutelare i minori e gli adulti vulnerabili».

    A tal fine, sono stati attivati due canali per l’«ascolto di eventuali altre vittime che non abbiano ancora avuto l’opportunità di denunciare quanto subito negli anni passati». Un canale «istituzionale» per le denunce nei vari Paesi è consultabile su https://www.0abusos.org; Mentre il canale professionale indipendente per l’aiuto e la denuncia di vittime è raggiungibile tramite escuchamos@eshma.eus, e su WhatsApp e Telegram al numero +34 615 26 36 99.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2021/03/22/news/legionari-di-cristo-sono-27-i-nostri-sacerdoti-che-hanno-abusato-di-170-minori-1.40059833

  • Dopo anni, il Papa ha accettato le dimissioni di un vescovo che nascondeva preti pedofili

    Dopo anni, il Papa ha accettato le dimissioni di un vescovo che nascondeva preti pedofili

    Si tratta di Alejandro Cuenca Revuelta. Ha guidato la diocesi dell’Alto Valle de Río Negro ed è stato interrogato per aver dato rifugio a due sacerdoti che abusavano di minori.

    Papa Francesco il Venerdì ha accettato le dimissioni del vescovo Marcelo Alejandro Cuenca Revuelta , 66, alla Diocesi di El Alto Valle della provincia di Black River. Era stato nominato a quel ruolo da Benedetto XVI nel febbraio 2010 e anni fa era stato interrogato per aver insabbiato preti pedofili .

    Secondo il quotidiano Río Negro, Cuenca era stata duramente interrogata negli ultimi anni per essersi rifugiata nella sua diocesi per il sacerdote Luis Alberto Bergliaffa, condannato dalla Chiesa per abusi sessuali contro una ragazza.

    La sua protezione nei confronti dei suoi coetanei pedofili non è finita qui, ma ha anche protetto i dettagli della partenza di un sacerdote dalla città di Rio Negro di Allen, che è stato poi condannato a otto anni di carcere dalla giustizia per abusi sessuali contro un minore .

    La sua rimozione è stata pubblicata questo giorno simultaneamente a Roma ea Buenos Aires attraverso l’Agenzia di informazione cattolica argentina (AICA). Al suo posto monsignor Alejandro Pablo Benna , vescovo titolare di Vardimissa e vescovo ausiliare della diocesi di Comodoro Rivadavia , è stato nominato amministratore apostolico dell’Alto Valle del Río Negro , che assumerà la sua carica nei prossimi giorni.

    https://www.infonews.com/papa/tras-anos-el-acepto-la-renuncia-un-obispo-encubridor-curas-pedofilos-n342655

  • Video – Dove si curano i preti pedofili

    Video – Dove si curano i preti pedofili

    Dal 2000, circa 150 preti sono stati condannati per abusi su minori in Italia. In attesa di giudizio, 24 centri sperimentano con loro percorsi di psicoterapia. Ma se finiscono in carcere, niente più cura.

    Ad essere dimenticate dallo Stato sono invece le loro vittime: per loro nessuna pensione o supporto…

  • Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    WEBINAR ECA Global Justice Project
    (Intervento di Mario Caligiuri, avvocato di Rete l’Abuso)

    Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso possibile la realizzazione di questa importante occasione di confronto e di ampliamento di conoscenza. Da chi si è impegnato nei numerosi contatti, fino a chi continuerà ad occuparsi della traduzione degli interventi.
    Un saluto ed un particolare ringraziamento va alle vittime, ai sopravvissuti ed ai loro familiari che con il coraggio di cui sono diretto testimone continuano a contribuire affinché ciò che hanno subito non si debba mai più ripetere.

    o=O=o

    La prima riflessione su cui vorrei coinvolgervi riguarda l’enfasi con cui veniva propagandata alla fine del 2019 dalle agenzie di informazione vicine al Vaticano la decisione di Papa Bergoglio di abolire, dopo ben quarantacinque anni, il segreto pontificio sui reati gravi commessi dai religiosi cattolici, compresi gli stupri di minorenni.

    Difatti, è dal 1974, con il pontificato di Paolo VI, che venne imposta a tutti gli appartenenti all’autorità ecclesiastica la segretezza assoluta su particolari documenti pontifici, tra cui il divieto incondizionato di poter accedere alle prove concernenti i casi di abuso sessuale di sacerdoti custoditi negli archivi dei dicasteri vaticani e nelle diocesi. Ma, trattandosi in realtà di un ordine aggiornato nel 2001 per volontà di papa Wojtyla, a firma degli allora monsignori Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, ritengo interessante apprendere da fonti accreditate su questo brutto argomento cosa sia esattamente il misterioso “segreto pontificio”: quel muro fatto di silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o adescatori in confessionale, come si legge nell’appendice del libro “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, edito nel 2008 da Baldini-Castoldi-Dalai, scritto dall’acuto giornalista Pino Nicotri, pubblicata integralmente su micromega-online.

    Bisogna riconoscere che l’odierno rescriptum, almeno in astratto, rappresenti la possibilità di potersi liberare dal muro fatto di silenzio obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, o coinvolgibili, nel procedimento penale canonico – denuncianti, vittime, testimoni ecc. Sembrerebbe che questa riforma, ripeto sembrerebbe, possa addirittura concretizzare quella trasparenza che troppe volte in passato è venuta meno celando la ripetizione delle violenze su bambini e bambine con il concorso criminale delle gerarchie ed in particolare dei vescovi.

    A pochi sarà sfuggito come gli organi di informazione di matrice cattolica nell’annunciare l’avvio di una nuova era si fossero preoccupati nel rassicurare ripetutamente la comunità dei fedeli cattolici ed i suoi pastori sparsi nel mondo che, per espressa volontà del pontefice, le nuove norme mai e poi mai avrebbero potuto ledere il segreto appreso durante la confessione e che il silenzio obbligatorio sarebbe rimasto assoluto ed inattaccabile.

    Peraltro, poco prima, nel maggio 2019, papa Francesco con il Motu proprio Vos estis lux mundi aveva introdotto nell’ordinamento canonico nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che i vescovi e i superiori religiosi fossero ritenuti responsabili delle loro azioni rendendo obbligatoria a chierici, religiosi e religiose la tempestiva segnalazione (denuncia) all’autorità ecclesiastica di tutte le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza, come pure le eventuali omissioni e coperture nella gestione dei casi, ma, ripeto, con efficacia solo interna alla giurisdizione territoriale vaticana.

    Trattandosi di leggi, norme e istruzioni che riguardano un ambito territoriale molto circoscritto ideate per una realtà unica al mondo composta da sacerdoti e religiosi, con pochissimi bambini, è impossibile convincersi, che nonostante le buone intenzioni del suo legislatore possano raggiungersi gli obbiettivi prefissati, nonostante fosse acclarata a livello globale la scarsa collaborazione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche.

    A ben vedere non si tratta solo di questo perché il pontefice con la sua riforma indirizza implicitamente a tutti gli Stati esteri la legittima rivendicazione di autonomia del diritto della Stato che governa di impegnarsi per sanare la piaga interna della pedofilia.
    Bisogna riconoscere che lo scopo della premura con la quale si intendeva tranquillizzare la protezione del segreto appreso durante la confessione fu chiaramente politico perché per poter in primis salvaguardare l’immagine della Chiesa nel mondo occorreva dissuadere quelle forze sensibili ai diritti umani interne ad altri Stati che avrebbero potuto rendere operative nei rispettivi ordinamenti norme per assicurare l’individuazione dei sacerdoti e dei loro protettori responsabili degli adescamenti e delle violenze sessuali agite su fanciulli/e.

    Difatti, già nell’estate del 2017, l’obbligo assoluto venne messo in discussione e reso noto da ordinamenti di Paesi come l’India e l’Australia i quali avrebbero voluto imporre ai sacerdoti confessori di denunciare alla pubblica autorità i casi di abusi svelati dai penitenti. Gli esiti furono assai scarsi e l’effetto coattivo delle nuove regole, promulgate con enorme ritardo, nonostante il dilagare degli abusi su fanciulli/e nel mondo avesse messo a nudo la responsabilità delle curie diocesane ove la stessa autorità troppe volte ha assunto la regia, o offerto copertura ad occultamenti e depistaggi, contribuendo a favorire l’incontenibile pulsione dei preti pedofili a replicare le
    violenze.

    Ad ogni modo per costoro, soprattutto per i vescovi, che preoccupati a presentare la facciata del buon governo della diocesi ove sono insediati, ponevano in secondo piano per farla franca la sicurezza dei bambini e delle bambine., diversamente dal passato, almeno in teoria non potranno più contare sull’obbligo dei subordinati – preti, sacerdoti, suore, frati, confratelli ecc. – a dover tenere la bocca cucita, quali che fossero le prevedibili conseguenze devastanti degli abusi.
    Ma, in effetti, nonostante l’impegno profuso dal legislatore Vaticano la rappresentazione oscena di questa situazione resta minacciosamente attiva e per molti versi ancora incoercibile, grazie alla consolidata influenza della funzione assunta nel corso dei secoli dai vescovi sia nella gerarchia della Chiesa che nella comunità dei fedeli.

    A questa situazione si congiunge l’avvio in tutte le diocesi dei c.d. sportelli diocesani per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelarne i diritti ed interessarsi del loro sostegno psicologico. Restano, quindi, molteplici perplessità e zone d’ombra, perciò Rete l’Abuso ha ritenuto di dover approfondire l’effettiva osservanza delle garanzie costituzionali e delle convenzioni internazionali poste a tutela delle vittime e dei loro familiari.

    Tuttavia è da tenere nella dovuta considerazione che, nonostante le buone intenzioni di papa Francesco e dei promulgatori, queste iniziative non hanno quei requisiti di efficienza per arginare gli abusi dei parroci criminali, diversamente da come potrebbe farlo la magistratura ordinaria sia sul versante operativo, della specializzazione tecnica e dei mezzi di investigazione che di coordinamento utilizzabili dal personale di polizia. I problemi di maggior criticità per le autorità civili e per le forze di polizia subentrano per la scarsa o inesistente collaborazione, ai limiti dell’ipotesi concorsuale della reticenza o del favoreggiamento personale, nella ricostruzione della condotta abusante da parte delle persone informate sui fatti, le quali, avvalendosi della facoltà di non deporre o di rendere disponibili documenti in merito a quanto detenuto o conosciuto in ragione del proprio ministero, non contribuiscono all’individuazione dei presunti colpevoli.

    Sicuramente con norme meglio formulate o integrate si potrebbero conseguire risultati di gran lunga più soddisfacenti, soprattutto sul versante della prevenzione. Ad ogni modo la distinzione nell’efficienza ed affidabilità qualitativa della giustizia civile, con tutti i limiti risaputi, è indiscutibile se rapportata alla cultura e alle consuetudini della Chiesa-istituzione ed all’assurda pretesa che debba essere lasciata libera di trattare i problemi a modo suo, soprattutto perché in questa cornice si inscrive la pedofilia come sua oscena appendice segreta, reputata – e non potrebbe essere diversamente – un peccato contro la morale in violazione del VI comandamento del decalogo, anziché un delitto gravissimo contro la persona.

    A tal proposito non posso fare a meno di ricordare la riflessione fatta da Slavoj Zizek, in risposta alla riluttanza della Chiesa, non dovendosi questa limitare al fatto che siamo di fronte a degli orrendi delitti e che, non collaborando appieno alle indagini avviate dalle procure, essa ne diventa complice.

    “La Chiesa come tale, come istituzione, deve anche essere indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i suoi ranghi è problematico non solo da un punto di vista legale, dato che ciò implicherebbe una sorta di suo diritto extraterritoriale anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale; come se il fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa non è in grado di risolverli.”

    Lo Stato italiano, con la perdurante inerzia dell’esecutivo e della politica, sembra faccia finta di non sapere, nonostante l’imperversare del fenomeno e le ammonizioni indirizzategli dall’ONU nelle sedute di gennaio del 2019 con la partecipazione di Rete L’Abuso e della sua denuncia, dovendo invece reagire prontamente ed impedire, con l’introduzione di nuove norme, che alla magistratura penale e civile venisse scippato da uno Stato straniero ciò che la Costituzione gli impone di garantire: la protezione psicofisica di bambini e bambine.

    Il nostro sistema penale risente pesantemente dell’intollerabile negazione del diritto statuale a voler reprimere efficacemente i reati di pedofilia, soprattutto ecclesiale. L’esecutivo, a rigor di logica, potrebbe essere ritenuto responsabile finanche per la violazione delle convenzioni e delle disposizioni internazionali in materia di protezione dei diritti dei minori. Di conseguenza devono essere assunte con estrema urgenza iniziative legislative per adeguare la normativa italiana alla pressante domanda di intervento, perché un elemento strutturale della giustizia, specialmente quando le vittime sono i bambini e le bambine, è come se si trattasse di una malattia tempodipendente che attenta la loro vita da sradicare presto e definitivamente.

    Segue la proposta semplice e chiara, magari preceduta da una Commissione parlamentare di inchiesta sul tema, ma senza necessità alcuna di dover mettere mano al Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica, mantenendo integro il sigillo sacramentale.

    In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Resto disponibile per eventuali domande.
    Molte grazie per l’attenzione e buona prosecuzione
    Mario Caligiuri

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