Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Preti pedofili ; secondo le percentuali di padre Hans Zollner in Italia potrebbero esserci 750.000 vittime

    Preti pedofili ; secondo le percentuali di padre Hans Zollner in Italia potrebbero esserci 750.000 vittime

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Purtroppo il dato percentuale fornito da Zollner, stando ai risultati delle varie commissioni di inchiesta governative (l’Italia è l’unico dei paesi più industrializzati che non ha mai quantificato l’entità del fenomeno), risulta addirittura in difetto. Terremo quindi buona la percentuale che più si avvicina alla media dei dati emersi, quella del 6 %.

    In assenza di un dato ufficiale fornito da una commissione di inchiesta, che anche il Comitato per i diritti del fanciullo delle Nazioni Unite sollecita al Governo italiano, il collega irlandese Mark Vincent Healy (esperto di statistiche), sulla base dei dati percentuali forniti dalle commissioni d’inchiesta, sulla base della popolazione cattolica e sul numero dei sacerdoti, è riuscito a fornire una statistica percentuale attendibile. (vedi tabella a lato)

    Sempre sulla base della popolazione e del numero di sacerdoti (siamo il paese più popolato al mondo), ha poi quantificato il possibile numero di vittime italiane, basandosi su due rapporti, quello del dott. Richard Sipe, che afferma che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita, e quello di padre Andrew M. Greeley il quale ritiene che ci siano 50 vittime per sacerdote. (The-Nature-and-Scope-of-Sexual-Abuse-of-Minors-by-Catholic-Priests-and-Deacons-in-the-United-States-1950-2002).

    Stando al dato percentuale fornito da padre Hans Zollner, usando quello del 6% che come abbiamo detto è il dato che più si avvicina alla media, otteniamo sulla base del rapporto Greeley un numero di vittime stimate che sarebbe di 150.000 mentre, sulla base del rapporto Sipe, potremmo arrivare a 750.000.

    Sarebbe a questi punti doveroso che il Governo quantificasse anche in Italia l’entità del fenomeno.
    Francesco Zanardi

  • Abusi, il summit è inutile: Bergoglio copre i preti pedofili, e li promuove

    Abusi, il summit è inutile: Bergoglio copre i preti pedofili, e li promuove

    Alessandro Battaglia, 7 anni fa, fu abusato da un parroco. I suoi genitori stanno provando dal 2015 a contattare Papa Francesco. Ma lui non risponde.

    Cristina ed Ettore Battaglia sono due genitori che hanno scritto una lettera a sua santità Papa Francesco in merito a un fatto sconvolgente. Il figlio Alessandro, sette anni prima, è stato violentato da un sacerdote di Rozzano, Don Mauro Galli. La famiglia Battaglia ha atteso anni e anni il verdetto. Poi, qualche giorno fa, il sacerdote è stato finalmente condannato. I genitori, dal 2015, hanno provato a contattare Papa Francesco per esprimere la loro indignazione di fronte a quanto successo, ma non hanno ottenuto nessuna risposta, nessun segno di vita. Pochi giorni fa, allora, Cristina ed Ettore hanno diffuso alla stampa l’ultima lettera inviata a Bergoglio.

    Nella lettera, la vicenda viene ricostruita per filo e per segno. Quello che sconvolge, più di tutto, è che i genitori non hanno scritto solo per denunciare la violenza, ma per esprimere rabbia, indignazione, dolore. Nel loro caso, infatti, ci sarebbero state una serie di azioni volti a coprire l’abuso che il loro figlio Alessandro ha subito. “Nel nostro caso è chiaro che Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada, hanno saputo che Don Mauro Galli aveva abusato di Alessandro, nostro figlio”, si legge nella lettera.

    Delpini avrebbe ammesso, dicono i genitori, sotto giuramento della polizia, di essere stato avvisato da Galli dell’abuso. Per questo, per insabbiare il tutto, ha fatto trasferire il prete in un’altra parrocchia. Monsignor Mario Delpini, di recente, è stato promosso a Arcivescovo di Milano. “Se chi commette o copre abusi potrebbe essere in qualche modo influenzabile dal maligno, come può, quindi, questa persona, lavorare e svolgere mansioni importanti nella santa istituzione?”, chiedono i due coniugi. A questo punto, comincia il rifiuto, l’indignazione, lo sdegno. A capo di tutto questo, c’è la Curia Romana, Papa Francesco, che ha avuto nel tempo pensieri più importanti che concentrarsi sulla pedofilia dilagante nella Chiesa.

    “Caro Papa, tu dici sempre che la Chiesa è vittima insieme agli abusati, eppure, nel nostro caso non lo è mai stata. La chiesa non si è seduta con noi in tribunale”, scrivono agguerriti Cristina ed Ettore. “Al contrario, don Mario Galli, il parroco di allora e l’Arcivescovo di Milano ci minacciarono tramite i loro avvocati. Volevano che mettessimo a tacere la stampa. Più che vittima, come suggerisci tu, la Chiesa si è messa dalla parte del carnefice”. 

    La lettera si chiude con un riferimento al Summit sulla pedofilia, da poco conclusosi, voluto dal Papa proprio per concentrarsi sulla questione. “Serve veramente un Summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che insabbiare o abusare non è un’azione buona?”, si chiedono i genitori di Alessandro. Poi, una speranza: “Per credere ancora in questa Chiesa, ti chiediamo a nome di tutte le vittime: le tue idee come si traducono in azioni? Quanto tempo ancora ci vorrà per ricevere una risposta?”

    Nessuna voce, però, si muove dall’alto. La questione è molto semplice: da un lato, vi è il Papa che organizza un summit internazionale per la difesa dei minori abusati dalla Chiesa; dall’altro, però, sacerdoti, vescovi insabbiano e nascondono la realtà dei fatti. Non è sempre così, intendiamoci. Eppure, per i Battaglia, è andata così.

    Chiara Scrimieri
    https://www.leggilo.org/2019/03/04/papa-francesco-abusi/

  • BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    Decisione beffa della Cei dopo i propositi del summit vaticano anti pedofilia. Rete l’Abuso chiede di punire l’arcivescovo per il caso don Galli. La Chiesa li farà ricevere dal comitato in cui c’è pure il legale della diocesi

    di Giorgio Gandola

    A pochi giorni dai buoni propositi usciti dal summit vaticano anti pedofilia, per le vittime è già arrivata la beffa. La Rete l’Abuso, che chiede provvedimenti contro l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, per la gestione del caso del prete molestatore don Galli ha ricevuto una risposta dalla Cei. L’associazione dovrà rivolgersi alla commissione istituita dallo stesso Delpini e nella quale c’è anche l’avvocato che difese il sacerdote condannato.

    L’appello: “Chiediamo soltanto giustizia”. La risposta: “Avete diritto alla giustizia”. In teoria c’è unità d’intenti, anzi una consonanza totale fra vittime dei preti pedofili e l’istituzione ecclesiastica incarnata dal suo rappresentante più alto, l’uomo più vicino a Dio, vale a dire il Papa. E questo connubio finalmente saldato dall’abbraccio cercato e voluto dalla Chiesa dovrebbe essere ancora più forte dopo il summit mondiale tenutosi in Vaticano la scorsa settimana (titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”), presieduto dal Pontefice in persona e organizzato per dare un segnale concreto contro la piaga che più imbarazza il cattolicesimo del terzo millennio.

    Rompere il codice del silenzio, illuminare penombre purtroppo abituali: ecco le priorità indicate dal Pontefice e dai suoi fedelissimi per “far sì che i crimini non si ripetano e i luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”, come ha sottolineato con sincera enfasi Francesco nel discorso finale, annunciando un altro motu proprio dopo quello dal titolo “Come una madre amorevole”, per codificare meglio la prevenzione e il contrasto agli abusi. Questo in linea di principio, ma per comprendere che la realtà rimane altra cosa rispetto alle buone intenzioni e che (parafrasando un motto di Anton Cechov) “Mosca è lontana”, basta leggere una lettera.

    Ha l’intestazione della Conferenza episcopale italiana, è firmata dal presidente della Cei, cardinal Gualtiero Bassetti, ed è datata 21 febbraio, giorno d’inizio del summit mondiale antipedofilia a Roma. Con la missiva, il numero uno dei vescovi risponde alla richiesta di ascolto delle vittime da parte dell’associazione Rete l’Abuso, che riporta come esempio di omertà e di cattiva applicazione dei dettami papali (già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI stigmatizzarono l’insabbiamento e l’omissione) il comportamento dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, nella gestione del caso di abuso sessuale sul giovane Alessandro Battaglia.

    Il ragazzo, che al tempo dei fatti aveva 15 anni, nel dicembre 2011 fu invitato a “dormire nel lettone” da un sacerdote, don Mauro Galli, condannato per ciò che accadde quella notte a 6 anni e 8 mesi in primo grado dal tribunale di Milano. E i due alti prelati (allora vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti) si limitarono a trasferirlo dall’oratorio di Rozzano a quello di Legnano, sempre a contatto con adolescenti. Non aprirono l’indagine previa (prevista dal diritto canonico) fino a quando la famiglia, scossa dagli scompensi psicologici del ragazzo e dalle melliflue risposte dell’arcidiocesi alla quale da ferventi cattolici si erano affidati, non decise di varcare la soglia di una stazione dei carabinieri per la denuncia penale.

    Ebbene, cosa risponde il cardinal Bassetti alle vittime degli abusi, quindi anche a questi genitori che chiedono giustizia con l’apertura di un procedimento che chiarisca quei fatti, con il coinvolgimento del massimo rappresentante della Chiesa meneghina? “Abbiamo proposto a tutti i vescovi italiani di ascoltare le vittime che si presentassero, con calma ed empatia, per rendersi conto della profondità delle ferite, dell’umiliazione, della vergogna, del senso di colpa, della repulsione verso la vita”.

    Il presidente dei vescovi rimanda dunque alla commissione di esperti diocesana per la tutela dei minori. A Milano c’è, è stata istituita proprio dall’arcivescovo Delpini all’inizio di febbraio con presidente il vicario generale, monsignor Franco Maria Agnesi, ed è composta da dodici membri come gli apostoli, nove sacerdoti e tre laici. Il paradosso sta nell’indirizzare le vittime verso un consesso di persone incaricate da colui che non applicando la “tolleranza zero” si attirò le critiche del suo predecessore, Angelo Scola. E, come sottolinea Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “dovrebbe per questo essere rimosso”.

    Ma c’è un ulteriore motivo di imbarazzo. Nella commissione siede il professor Mario Zanchetti, principe del foro di Milano, da 15 anni legale ufficiale dell’arcidiocesi, che nel recente processo per abusi difendeva don Galli. C’è qualcosa di surreale in tutto questo, un corto circuito che lascia esterrefatti. E come puntualizza un parente della vittima: “Dovremmo chiedere all’avvocato Zanchetti, che nel processo rappresenta la controparte e difendeva un prete pedofilo, di impegnarsi a far avere la verità al Papa sul coinvolgimento di Delpini e Tremolada affinché applichi la tolleranza zero ribadita nel summit a Roma e rimuova Delpini, cioè un cliente di Zanchetti stesso? La pare normale? È questo l’esito del summit?”.

    La decisione di istituire una commissione con il compito di “suggerire quanto è necessario e opportuno introdurre in diocesi per la più efficace prevenzione di abusi sui minori o sugli adulti che hanno un uso imperfetto della ragione e che possono essere compiuti da quanti rivestono compiti educativi nelle realtà diocesane”, è certamente un passo avanti rispetto alla polvere sotto il tappeto e a quel “silenzio e preghiera” che talvolta nasconde inquietanti penombre. Ma in questo caso la mossa del cardinal Bassetti è improvvida: pare come minimo inopportuno rimandare le vittime davanti a chi fece muro contro di loro. In un’aula di tribunale la legittima suspicione sarebbe automatica, qui sembra tutto normale. Nonostante le buone intenzioni e il marketing curiale, la via della trasparenza sembra ancora lunga.

    (trascrizione da La Verità del 2 marzo 2019)

  • Tolleranza zero contro il Concordato

    Tolleranza zero contro il Concordato

    Federico Tulli – LEFT 22 febbraio 2019

    Il 16 febbraio, cinque giorni prima del summit mondiale sulla pedofilia convocato in Vaticano da papa Francesco, l’ex cardinale Theodore McCarrick, già arcivescovo di Washington, è stato ridotto allo stato laicale. Un caso senza precedenti nei confronti di un porporato che fa seguito a un’altra rarità: il 28 luglio 2018 Bergoglio gli aveva infatti tolto il cardinalato. La sentenza definitiva della Congregazione per la dottrina della fede che ha riconosciuto McCarrick colpevole di crimini sessuali contro minori e adulti ha messo la parola fine alla sua poderosa carriera ecclesiastica. E la decisione di spretarlo, sottolinea il comunicato della Cdf emanato dalla sala stampa vaticana, è inappellabile, «non soggetta a ulteriore ricorso». Per il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale Usa, il messaggio è chiaro: «Nessun vescovo, non importa quanto influente, è al di sopra della legge della Chiesa». Tutto qui. Per i vertici della Chiesa togliere la tonaca a un sacerdote che violenta delle persone è una condanna esemplare.

    E meno male che almeno in questo caso è avvenuto senza il vincolo del segreto pontificio che di norma pende sulle pronunce della Cdf con il risultato che ex preti con storie di violenza alle spalle se ne vadano in giro senza che nessuno abbia informato le autorità giudiziarie dei Paesi interessati. L’epilogo della vicenda di McCarrick è anche per altri motivi una storia interessante. Perché di solito la pena stabilita dalla Chiesa cattolica ai sacerdoti che violano le sue leggi interne consiste in un periodo di silenzio e preghiera in luoghi “protetti” lontano dai clamori mediatici.

    Cosa che infatti era stata disposta per l’ex cardinale dopo la punizione del 28 luglio scorso in attesa del giudizio definitivo della Cdf. Ma silenzio e preghiera è anche il modo in cui di norma il Vaticano «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici. Silenzio e preghiera sono le parole usate da papa Francesco per commentare l’accusa – che gli era stata rivolta nell’agosto 2018 dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato per anni (fino al 2018 appunto) le denunce contro McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», ha detto Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta. Cosa ha indotto il papa a cambiare atteggiamento? E come si combinano il “silenzio e la preghiera” con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»?

    Va considerato in primis che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle “segrete stanze”. Si spiegano così, ad esempio, oltre alle ripercussioni pubbliche del dossier Viganò su McCarrick, il secondo summit convocato in Vaticano dalla Santa sede in sette anni, a cui devono partecipare tutti i capi delle Conferenze episcopali del mondo.

    Inoltre, c’è dietro l’idea che dai peccati “Dio salva”, e che verso i peccatori vanno usati “misericordia e perdono”, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale è da sempre l’asse portante nel modo in cui la Chiesa (non) affronta la pedofilia al suo interno, e affonda le sue radici nella confusione che fa tra reato e peccato. L’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona. Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio

     e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte.

    Di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Con quali conseguenze per l’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche? Lo raccontiamo in questa storia di copertina, prendendo spunto dalla vibrante denuncia del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che il 7 febbraio scorso ha pubblicato il Rapporto in cui indica al nostro governo tutto quello che andrebbe fatto per dare piena attuazione alla Convenzione di New York ratificata nel 1989.

    Nell’indifferenza della stampa italiana, che ha dell’incredibile, sono state messe nero su bianco tutte le criticità derivanti dal Concordato che da un lato solleva i vescovi dall’obbligo di collaborare con l’autorità civile, e dall’altro come ci racconta l’avvocato Mario Caligiuri rappresentante legale di Rete L’Abuso, «limita fortemente nelle indagini la magistratura italiana con il rischio di impedire l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei preti sospettati di pedofilia e dei “superiori” che trasferendoli di parrocchia in parrocchia consentono loro di rimanere in contatto con minori e di ripetere l’abuso».

    Questa garanzia d’impunità è intollerabile per un Paese laico e civile ed è ora che Stato e Chiesa ne prendano atto. Facciamo pertanto nostre le parole della pediatra e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti: «Rispetto a un delitto gravissimo e incredibilmente diffuso, così lesivo della realtà fisica e psichica dei minori non si può rivendicare una extraterritorialità o il diritto di difendere la sacralità, cioè la natura specifica, della dottrina che di fatto garantisce uno statuto speciale per i suoi ministri. I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali».

    Da LEFT del 22 febbraio 2019 http://www.left.it/

  • “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    I genitori di Alessandro Battaglia, il giovane milanese che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, hanno scritto una lettera al Papa. Nella missiva, inviata all’Adnkronos, i genitori scrivono: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”. Inizia così la lettera che Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, unitamente allo zio Giovanni, hanno scritto a Bergoglio per chiedere “a nome nostro e di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate” azioni concrete e tempi certi contro i preti pedofili.

    Nella missiva, i genitori di Alessandro ricordano al Papa di essere stati a Roma nei giorni del summit e di avere seguito tutto quello di cui veniva discusso: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci“.
    Cristina ed Ettore Battaglia ricordano al Papa di avere scritto altre volte ma di non avere mai ricevuto risposta: “Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

    I genitori di Alessandro ricordano il contenuto del discorso del Papa al termine del summit con i capi della Chiesa e osservano: “Caro papa Francesco nel nostro caso la chiesa Ambrosiana ha fatto di tutto: non solo per non consegnare il prete alla giustizia, ma nemmeno aveva avviato il processo canonico, pur sapendo del presunto abuso già nel dicembre 2011. Solo dopo quattro anni, nel 2015, avvierà il processo canonico di cui ancora noi non sappiamo nulla. Altro che ‘trasparenza’ da voi discussa un giorno intero durante il summit! Altro che ‘non si risparmierà mai!’

    “Caro papa Francesco, – chiedono ancora i genitori di Alessandro nella lettera – ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un ‘vademecum’ per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire? Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”.

  • Siracusa. Summit del Vaticano sulla pedofilia: tanto rumore per nulla

    Siracusa. Summit del Vaticano sulla pedofilia: tanto rumore per nulla

    E pensare che papa Ratzinger si mise in pensione proprio per passare di mano ad un altro papa la piaga rognosa della pedofilia! E difatti, appena insediato, Bergoglio fece urbi et orbi la storica promessa: Pedofilia, tolleranza zero! Invece che cosa ha fatto? Nulla, niente, nada de nada. Anzi no, una cosa l’ha fatta: ha fatto finta che il problema non esistesse e ha lasciato che preti, vescovi e cardinali continuassero a fare quello che fanno da duemila anni: abusare, stuprare, violentare, sodomizzare i bambini e ridurli al silenzio terrorizzato per continuare impunemente ad abusarli, stuprarli, violentarli, sodomizzarli e distruggerli per sempre.

    Dunque da dove arriva questo summit sulla pedofilia per combattere uno dei delitti più antichi e più ripugnanti della mostruosa storia della Chiesa cattolica? Da un esame di coscienza, dalla vergogna, dal pentimento, da cosa? E non arriva, per caso, dalle denunce quotidiane all’opinione pubblica incessantemente diffuse dalla coraggiosa Rete l’abuso, dall’allontanamento sempre più massiccio dei fedeli, dalle chiese semideserte, dall’avanzare degli sbattezzati, da una crescita di consapevolezza della gente che giudica e critica e condanna la Chiesa e non è disposta a perdonare delitti di questa gravità?

    Del resto in questo summit nessuno ha chiesto perdono in ginocchio, nessuno si è coperto il capo di cenere e men che meno si è consegnato alla polizia chiedendo di essere arrestato.

    Al contrario, la stampa si è precipitata a magnificare questa iniziativa, coprire di lodi papa e cardinali e il loro impegno ad imparare “come si fa” a proteggere i bambini dagli abusi. Sic!

    Al summit, infatti, vescovi e cardinali hanno sfoggiato facce commosse e pensose, smarrite e disorientate come Alice nel paese delle meraviglie. Tant’è che riceveranno una sorta di vademecum per apprendere come si tutelano i bambini dallo (sconosciuto) orco cattivo che li abusa senza pietà! (SIC e ri-SIC!)

    “Vergogna!– sbotta invece Francesco Zanardi, fondatore e presidente della citata Rete l’Abuso che da anni tutela i sopravvissuti alla pedofilia clericale – Ecco com’è finito il summit sulla pedofilia in Vaticano: con un buco nell’acqua! Con un papa che dice che la Chiesa è vittima di una piaga che ne mina la credibilità e la reputazione. Con un papa falso e bugiardo che, dopo secoli e secoli di abusi, invece di invocare giustizia per le vittime e punizioni esemplari per i carnefici, risponde al mondo con una banalità e una miseria intellettuale a dir poco vergognosa! Chè se davvero pensasse che la Chiesa è una innocente e incolpevole vittima di Satana, denuncerebbe i preti pedofili, li consegnerebbe alla giustizia e si costituirebbe parte civile nei processi invece di nasconderli e far sparire i loro dossier!”.

    Con mossa astuta, Bergoglio ha inaugurato il summit con la riduzione allo stato laicale il vecchio pedofilo seriale, cardinale Mc Carrey, allo scopo di portarlo come esempio di ciò che intende quando dice di voler fare piazza pulita dei pedofili. Ma è soltanto uno specchietto per le allodole e finchè questi orchi con la tonaca non li vedremo nelle patrie galere, noi non ci caschiamo. E poi questo papa, gesuita di nome e di fatto, chi vuole impressionare con la minaccia della riduzione allo stato laicale?

    Questa punizione, infatti, equivale a un licenziamento in tronco che comporta la perdita dello stipendio e dell’alloggio nonché di privilegi, coperture e protezioni. Insomma, una punizione che fa ridere i polli!

    La verità è che i comfort sopracitati dovrebbero essere confiscati a tutti i clerici e l’equivalente in denaro spedirlo alle popolazioni più povere del pianeta insieme ai quintali d’oro che fanno del Vaticano lo stato più ricco sfondato del mondo.

    La verità è che il prete dovrebbe fare il prete solo ed esclusivamente per volontariato e non certo al preciso scopo di trovare un magnifico impiego con tanto di stipendio, vitto, alloggio e soprattutto l’ignobile licenza di stuprare e abusare im-pu-ne-men-te i bambini. La verità è che gran parte della stampa è notoriamente corrotta e compiacente, e nel migliore dei casi indifferente, e non dice che il nostro governo è stato più volte bacchettato dall’Onu per complicità con la Chiesa cattolica nell’insabbiare gli abusi inflitti agli innocenti.

    E dunque, Francesco Zanardi che cosa prevedi che farà la Chiesa per il futuro?

    “Quello che ha fatto per il passato: un beneamato niente! Ma io andrò avanti con la mia associazione continuando a denunciare tutti i casi di abuso di cui vengo a conoscenza e sostenere le vittime con i nostri avvocati volontari finchè non scoppierà una vera e propria rivoluzione culturale dal basso, cioè da parte di tutti noi sopravvissuti. E lo faremo anche in memoria di quelli che non sono sopravvissuti perché non ce l’hanno fatta e si sono suicidati…”.

    Mentre scriviamo arriva la bella notizia che il cardinale australiano George Pell, tesoriere del Vaticano nonché ex consigliere stretto di Papa Francesco, è stato condannato a 50 anni di carcere (dicasi cinquanta), per avere abusato di due ragazzini uno dei quali si è suicidato con una overdose. Ci lascia a dir poco allibiti la difesa dell’avvocato sul reato dell’illustre pedofilo: “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale – ha detto – in cui il bambino non partecipava attivamente”.

    Ma la condanna al carcere non è certo merito di Bergoglio che conosceva bene il “vizietto” del suo fidatissimo Pell, è merito del tribunale di Melburne che ha fatto una lunga e accurata indagine sul gaglioffo finchè lo ha inchiodato alle sue colpe. E sarà una coincidenza ma, per chi non lo sapesse, l’Australia è il continente più ateo del mondo. Che sfortuna, povero Pell!

    Siracusa. Summit del Vaticano sulla pedofilia: tanto rumore per nulla

  • Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

    Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

    L’incontro mondiale sul tema degli abusi clericali verso i minori e gli adulti vulnerabili, indetto da Francesco tra il 21 e il 24 febbraio scorso, è stato soprattutto un momento di confronto con la verità delle vittime, che sono state ascoltate dai cardinali radunati in Vaticano.

    È da poco noto il video-testimonianza di Alessandro, abusato da don Mauro Galli, prete protetto dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini: «Ho smesso di credere in Dio perché non può esistere un Dio che permette tutto questo… Sono stato abusato dal prete a cui avevo affidato la mia vita, a cui io confidavo tutto». Le parole del giovane ragazzo riconducono al tema dell’abuso psicologico, il grande assente nel summit antipedofilia. Perché, come dichiara Francesco nel documento finale, «È difficile comprendere il tema degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità psicologica e fisica». Se si fosse voluto affrontare il problema della pedofilia clericale in modo risolutivo, tra le azioni prioritarie si sarebbe dovuto mettere mano alla revisione degli statuti e dei Regolamenti interni che legittimano l’azione dei movimenti ecclesiali, come l’Opus Dei, il movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, i neocatecumenali. I ragazzi abusati in queste istituzioni sono vittime di derive settarie che lavorano sulle coscienze. La revisione dei documenti interni è avvenuta per i Legionari di Cristo, ma soltanto dopo l’emersione dello scandalo legato al suo fondatore Marcial Maciel Degollado. Più volte i transfughi hanno raccontato la violazione, che si compie internamente alle istituzioni, nei confronti della loro intimità psicologica, attraverso pratiche come la direzione spirituale, il colloquio fraterno, la confessione sacramentale. L’abuso psicologico, nei movimenti ecclesiali o in contesti chiusi, sembra sistematico e strutturale. Lo stesso padre Giuliano Stenico, presidente dell’Associazione Ministri della Misericordia, durante un’intervista dichiarava, nel 2017 «Le suore, non di rado, sono vittime di abusi di autorità, un abuso psicologico frequente che purtroppo può essere il viatico dell’abuso sessuale». Lunedì 25 febbraio, a conclusione de l’incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, si è svolta la riunione interdicasteriale, fortemente voluta da papa Francesco, per l’adozione di misure concrete nella lotta alla pedofilia clericale; l’individuazione degli ambienti ecclesiastici più inclini alle pratiche abusanti e una riforma dei loro Statuti/Regolamenti sarebbe quella ricaduta operativa che il popolo di Dio si aspetta da Francesco, al di là di proclami e linee guida; il traguardo più imminente, annunciato in queste ore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, sembra invece essere quello della redazione di un vademecum che ha lo scopo di aiutare i vescovi di tutto il mondo a comprendere chiaramente quali siano i loro doveri. Appare poco credibile che, nel 2019, un vescovo non conosca il proprio dovere in merito alle notizie di reato di cui viene a conoscenza.

    Per attuare un’azione concreta di contrasto alla pedofilia clericale la Santa Sede dovrebbe uscire dalle stanze vaticane; la Chiesa dovrebbe cominciare a dialogare con interlocutori diversi, come per esempio Eca (Ending Clergy Abuse) o Rete L’Abuso, ma anche con autori di libri denuncia come De l’emprise à la liberté a cura dello psico sociologo belga e professore emerito presso l’Università Cattolica di Lovanio Vincent Hanssens, scritto per édition mols, tradotto in italiano in formato e-book dallo stesso editore; un testo che contestualizza l’origine dell’abuso psicologico. Tra gli autori c’è anche padre Pierre Vignon, sacerdote diocesano e per molti anni giudice ecclesiastico, oramai noto per aver chiesto le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin che avrebbe coperto gli abusi sessuali compiuti da padre Bernard Preynat.

    A fronte della tolleranza zero proclamata oramai da qualche anno, non si è trovato tempo, durante il summit, per una discussione sulla revisione di due testi cruciali: il Concordato tra Stato e Chiesa, che prevede per i vescovi italiani l’esonero della denuncia alle autorità civili (art. 4 comma 4) e la lettera De delictis gravioribus, firmata nel 2001 da Ratzinger, indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche; il documento afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, «sono soggetti al segreto pontificio». Ci si sarebbe aspettati cioè una risposta di assoluta trasparenza sui procedimenti canonici che coinvolgono i preti pedofili.

    Centrale e costante è stato invece il riferimento al demonio, che secondo la tradizionale dottrina della Chiesa cattolica è una persona, non un’idea e nemmeno il peccato. Impossessandosi del corpo di una vittima, agisce attraverso di essa, facendole compiere azioni vergognose e incontrollate. Ne parla, a pochi giorni dall’inizio del summit, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nonché uomo di fiducia di Francesco, durante il suo intervento al Convegno biennale dell’Associazione Internazionale Esorcisti: «Il diavolo non è un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea», ma «un essere personale che ci tormenta»; in linea con le parole di Francesco che chiudono le giornate dell’evento: il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime verso la salvezza, che compie abusi sessuali, è uno strumento di satana. Nasce quindi un problema di imputabilità, perché se l’origine degli abusi clericali fosse davvero il diavolo servirebbero una schiera di esorcisti e non una magistratura pronta a perseguire i crimini. L’esorcista va alla caccia del diavolo, mentre il giudice del carnefice.

    * Giornalista pubblicista, ex numeraria dell’Opus Dei, Emanuela Provera è autrice di Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori (Chiarelettere 2018, con Federico Tulli) e di Dentro l’Opus Dei. Il libro verità degli ex numerari italiani (Tea libri 2009)

    https://www.adista.it/articolo/60854

  • Francesco Zanardi, “cacciatore” di preti pedofili/ “Abusato a 11 anni, non pagò mai”

    Francesco Zanardi, “cacciatore” di preti pedofili/ “Abusato a 11 anni, non pagò mai”

    Francesco Zanardi, “cacciatore” di preti pedofili: fu abusato a 11 anni da un sacerdote, la sua storia a I Fatti Vostri

    In questi giorni si è svolto un summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano in cui Papa Francesco ha voluto dire una parola decisiva su questo problema molto decisivo incentrato sugli abusi su minori bollati come “crimini abominevoli”. Il fenomeno è purtroppo molto diffuso e nel corso degli anni, nonostante le denunce, raramente ha portato a dei risultati apprezzabili. A parlarne oggi nella puntata de I Fatto Vostri è stato Francesco Zanardi, soprannominato il “cacciatore di preti pedofili”. L’uomo, all’età di 11 anni ha subito violenze da un sacerdote e proprio a lui ha scritto una lettera il presidente della Comunità Episcopale Italiana (Cei), Gualtiero Bassetti. Il capo dei Vescovi ha scritto una missiva in risposta ad una lettera scritta dal Comitato Vittime Famiglie dell’associazione, chiedendo udienza prima del sinodo. Nella lunga missiva, Bassetti scrive che la questione degli abusi costituisce un gravissimi reato oltre un vergognoso peccato. La Cei in una prima fase ha anche spiegato quali sono le tappe da seguire sia da un punto di vista canonico che legale quando si viene a conoscenza di un reato simile e sono state elaborate le linee guida in caso di abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici. Tra le indicazioni centrali, la piena collaborazione con le autorità civili evitando forme di omertà sia da parte delle vittime (e delle loro famiglie) che delle autorità religiose. “Una delle nostre richieste per arrivare a queste finalità è la richiesta di rimuovere i vescovi che hanno insabbiato in passato e aprire gli archivi dei casi già processati sotto codice canonico ma mai denunciati alla magistratura affinché queste persone vengano segnalate”, ha spiegato Zanardi.

    FRANCESCO ZANARDI, LA SUA STORIA DI ABUSI

     Aveva solo 11 anni quando un prete “scelse” Francesco Zanardi: “Aveva scelto me e poi anni dopo ho scoperto che il sacerdote aveva preso i voti l’anno prima ed era stato spostato dalla parrocchia in quella dove abitavo io per gli stessi motivi”, ha commentato oggi alla trasmissione di Raidue. “Questa è stata una dinamica che ritroviamo ovunque”, ha aggiunto. Quando è rimasto vittima di attenzioni e abusi successivamente, l’ha vissuta con grande incredulità. “Con gli anni poi ho capito, ai bambini manca la base per sapere riconoscere cosa va bene e cosa no. Se solo io l’avessi avuta avrei detto qualcosa a mamma e papà”, ha spiegato. “Se il pedofilo è in gamba può anche riuscire a farla passare come normalità”, ha aggiunto, motivando il modo in cui il prete riuscì a plagiarlo. Quando lui tentava di ribellarsi, il sacerdote pedofilo gli metteva il muso provocandogli un senso di colpa che lo riportava prontamente accanto all’uomo: “Mi teneva legato psicologicamente”, ha ammesso. Quel sacerdote purtroppo non ha avuto solo lui come vittima ma nessuno lo denunciò mai. “La prima vittima a denunciarlo sono stato io nel 2008”, ha rivelato. Riuscì a trovare una seconda vittima abusata tre anni prima e questo lo portò davanti ad un giudice anche se se la cavò con condanna a un anno e 6 mesi con la condizionale per un solo abuso quindi “non fece un giorno di carcere” né fu rimosso dalla diocesi.

  • Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    La notizia della condanna del cardinale australiano George Pell – accusato sia di aver protetto i preti pedofili da lui “dipendenti” sia di aver egli stesso abusato di due chierichetti – è giunta molto sgradita alla fine di un maxi-raduno voluto da Papa Bergoglio a Roma per discutere delle vicende di pedofilia che affliggono in giro per il mondo la Chiesa Cattolica. Subito qualche giornalista “papalino” si è affrettato a insinuare il sospetto di una “sentenza a orologeria”, volta a gettare un’ombra sulla iniziativa di Bergoglio contro la pedofilianella Chiesa. Un tentativo ingenuo e inutile visto che l’iniziativa del Pontefice è stata comunque giudicata negativamente dalle associazioni dei familiari delle vittime dei preti pedofili, perché non ha portato a proposte concrete per risolvere il drammatico e diffuso problema.

    Ma il massimo – per quel che mi riesce di leggere quotidianamente sui giornali – lo ha raggiunto Giuliano Ferrara, che sul Foglio parla di “caccia alle streghe”, mette in dubbio “l’attendibilità del reato (i fatti addebitati a Pell) sanzionato 23 anni dopo” e si chiede perché non si conosca il nome del chierichetto che accusa il cardinale “di avergli infilato il pene in bocca in sacrestia” (su questa formula brutale Ferrara torna più volte).

    Passi per i vari portavoce del Vaticano, che non hanno molta scelta sulle dichiarazioni da fare, per cui non mi stupisco di nulla. Ma sembra incredibile che un giornalista della levatura di Ferrara non conosca le tante accuse che da molti anni sono state mosse a Pell da decine di vittime dei preti pedofili operanti sotto la sua giurisdizione: accuse riprese dalla stampa di tutto il mondo. Altro che un singolo chierichetto, il cui nome è ovviamente noto ai giudici australiani ma è giustamente tenuto riservato per umana pietà.

    Su tutta la vicenda Pell ho avuto la fortuna di essere informato in tempo reale da un caro amico australiano, che mi segnalava via via le nuove accuse che piovevano sul Cardinale, mandandomi i link ai giornali che ne davano notizia. Ricordo in particolare un articolo terribile su Anthony Foster, il padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo).

    Dalle deposizioni di Pell alla Royal Commission governativa australiana che indagava sui preti pedofili e i loro protettori – come ha ricordato uno dei pochissimi giornalisti italiani che dicono le verità scomode sulla Chiesa, Emiliano Fittipaldi – emerse un quadro agghiacciante: centinaia di bambini e bambine molestati e stuprati, marchiati per sempre dall’orrore delle loro storie. E dall’altro lato le risposte di Pell, arroganti o al massimo imbarazzate, come quelle di Eichmann raccontate da Hannah Arendt ne La banalità del male: da quella minimizzante (“forse avrei dovuto essere più attento”) fino a quella da caserma (i preti che molestano i bambini “sono come i camionisti che molestano le autostoppiste: non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia di trasporti fossero considerati responsabili“).

    Per queste ragioni ho tentato invano per anni, con alcuni articoli pubblicati dovunque trovavo ospitalità, di denunciare la scelta di Papa Bergoglio di elevare Pell all’incarico di responsabile delle finanze vaticane, uno dei tre incarichi più importanti nella gerarchia, dove fra l’altro Pell fu accusato di aver sperperato cifre enormi per uso personale. Una scelta compiuta – inspiegabilmente – pur essendo già note, all’epoca, le accuse gravissime che continuavano ad abbattersi sul cardinale.

    E mi ha sorpreso – ancor prima di scandalizzarmi, perché non posso dubitare della intelligenza del Papa argentino – la scelta di Bergoglio di rendere omaggio a un altro Cardinale accusato di pedofilia, quel George Law reso tristemente noto dal film Spotlight. Law era stato chiamato a Roma da Papa Ratzinger, che gli aveva affidato la guida della Basilica di Santa Maria Maggiore. Quando Law è morto è stata organizzata in suo onore (!) una messa solenne in San Pietro, aperta dal Cardinale Sodano e chiusa da Papa Bergoglio: quasi un gesto di sfida a chi vorrebbe che la giustizia umana possa raggiungere anche i Cardinali, prima che se ne prenda cura quella Divina.

    E mi sono tornate alla mente – ridando fuoco al mio anticlericalismo – le immagini di Wojtyla al balcone con Pinochet a Santiago delCile e i racconti di mia figlia antropologa sulla vera e propria persecuzione messa in atto prima da Wojtyla e poi da Ratzinger verso i predicatori della “Teologia della Liberazione” nei Paesi più poveri del Sud America: una persecuzione che certamente non ha giovato al capo spirituale di quella teologia degli umili, monsignor Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 e tardivamente beatificato da Papa Bergoglio.

    Quando finalmente Pell è stato destituito dal suo incarico, egli è stato costretto a rientrare nel suo Paese, dove è stata dichiarata la sua colpevolezza e ora si attende di conoscere l’entità della condanna: i 50 anni di carcere di cui si parla non sono certo dovuti “solo” allo “stupro orale” di un anonimo chierichetto.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/28/cardinale-pell-mi-sembra-incredibile-che-un-giornalista-possa-difenderlo/5002925/

  • Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    TREPUZZI (Lecce) – Nuovi sviluppi sull’inchiesta su un presunto prete pedofilo (pubblicata in esclusiva su queste pagine nel mese di giugno) alimentata da una conversazione choc. “Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio”. E’ la scioccante dichiarazione di un sacerdote di Trepuzzi in una telefonata in cui tenta di corrompere una presunta vittima di abusi sessuali consumati circa trent’anni fa in un paesino dell’hinterland di Lecce. Una vicenda rimasta nel silenzio per anni, affiorata dagli abissi del passato solo di recente con una denuncia della vittima e che torna di stringente attualità alla luce della battaglia di Papa Francesco contro i preti pedofili e che, nel caso specifico, viene alimentata dalla conversazione tra la persona offesa (ora residente in Germania) e il sacerdote (telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it). Ecco alcuni stralci della conversazione. Dura 12 minuti. Dopo i convenevoli il prete esordisce chiedendo di comunicargli il codice iban “se gli serve qualcosa, ti serve qualcosa” ma l’interlocutore insiste e chiede “perché tutti questi abusi all’epoca quando era bambino”.

    Al che il prete, alle strette, cerca di smorzare la portata della accuse bollandole “come cose che sono state con sincerità, di affetto, io ti ho voluto tanto bene…è stata la natura, è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?

    Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mò s’ha ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene…perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi però li abbiamo superati…Io quando vuoi sono a Trepuzzi, tu e tuo fratello verrete a pranzo…Ma io ti avevo chiesto il codice iban se hai bisogno di qualcosa se io ti voglio mandare 10 euro dove te li devo mandare…Pure per farti gli auguri del matrimonio per i piccinni che ti sono nati..non fare così se no me faci stare fiaccu, sai quante ne ho passate come te…Me mandi lu codice Iban crai puru cu te mangi na pizza, nu regalu de matrimonio io nu bogghiu te perdere”.

    L’interlocutore, però, batte sempre sullo steso punto: gli abusi, una ferita che il tempo non riesce a cancellare e che fanno male. Il prete cerca la via della comprensione (di facciata, sincera?): “Lo so, mena poi lo superiamo, vedrai non vuoi che le superiamo…Il vescovo sa di me, vai e parlagli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare, basta che mi perdoni questo mi interessa a me”. La presunta vittima insiste e chiede al prete di cosa lo deve perdonare per avere il perdono di Dio. Il parroco risponde in maniera chiara: “Di quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato, ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare…Io prego sempre per te”.

    Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Stefania Mininni. L’indagine è ancora aperta. E al vaglio degli inquirenti è finita anche questa conversazione. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, ci sono anche altre denunce sporte da ulteriori presunte vittime. Sulle accuse, però, pende il rischio prescrizione alla luce di fatti piuttosto datati. Parallelamente si è attivata anche la Curia. Il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.La vicenda getta un’ombra sinistra sul mondo della Chiesta e sulla piaga dei prete pedofili. A mettere in moto l’indagine era stata una querela di parte sottoscritta anche dalla presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo di recente. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) è costretto al ricovero. E gli incubi del passato riaffiorano con tutto il loro carico di inquietudine. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quel prete amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non compì 16 anni quando decise di fuggire all’estero per rifarsi una propria vita.

    Effettivamente riesce a voltare pagina. Si sposa, ha dei figli, ma i ricordi del passato rimangono silenti nella mente fino a quando non riemergono con tutto il loro carico di drammaticità.

    Sulla vicenda la diocesi di Lecce ha diramato una nota ufficiale: “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

    A seguito dei recenti sviluppi, infatti, mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”