Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Tv7 Match del 01/03/2019 – PRETI PEDOFILI (5DI5)

    Tv7 Match del 01/03/2019 – PRETI PEDOFILI (5DI5)

    Tv7 Match del 01/03/2019 – PRETI PEDOFILI (5DI5)

  • Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    I sostenitori statunitensi e italiani delle vittime di preti pedofili stanno facendo pressione affinché l’Italia riveda una legislazione che permette ai vescovi di schivare la responsabilità per il clero abusatore, nel paese prevalentemente cattolico romano, dove la chiesa esercita un’influenza politica considerevole.

    Un legislatore degli Stati Uniti si è unito a un parlamentare italiano e vittime americane e italiane del clero pedofilo, al Parlamento italiano, giovedì, per mettere in luce ciò che hanno descritto come lacune significative nel modo in cui il sistema giudiziario italiano gestisce il problema.

    Francesco Zanardi, che dirige un gruppo di difesa dei sopravvissuti italiani, ha detto che l’Italia deve rivedere il trattato del 1929 con la Santa Sede. Ha notato che con questo accordo, i vescovi possono rifiutarsi di rispondere ai magistrati che indagano sui loro presunti ruoli nel nascondere i crimini di pedofilia da parte dei sacerdoti.

    Quindi, finché non vengono indagati personalmente per abuso, i vescovi “hanno il diritto di rifiutarsi di rispondere alle domande della magistratura”, ha detto Zanardi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la camera bassa del Parlamento.

    Lo stesso trattato, ha osservato, richiede anche ai magistrati di informare la gerarchia ecclesiastica che hanno iniziato le indagini sui sacerdoti, dando effettivamente ai vescovi più tempo per scoraggiare eventualmente i testimoni o le vittime dal farsi avanti.

    La legge italiana non obbliga i vescovi a denunciare i casi di abuso da parte del clero, ha detto Zanardi.

    “C’è un vuoto legislativo”, ha detto.

    La chiesa cattolica occupa un posto privilegiato nella società italiana e esercita un’influenza significativa in politica. Le parrocchie nelle piccole città e nelle grandi città gestiscono programmi di ricreazione post-scolastici e di fine settimana per i giovani, dato che le scuole pubbliche non li offrono. Questo dà ai preti un facile accesso ai minori.

    Un avvocato americano per la responsabilità dei preti pedofili ha osservato che la chiesa cattolica americana è stata costretta a “essere più trasparente” dopo che le vittime si sono fatte avanti da adulti quando diversi Stati hanno aperto finestre sulle leggi per i limiti della prescrizione. Questo ha spinto i vescovi americani ad adottare una politica di “tolleranza zero” nei confronti dei preti abusatori.

    Ma la Chiesa italiana si lascia ancora guidare dalla legge canonica, che “dà al sacerdote una seconda possibilità” e “lascia a discrezione del vescovo” se un prete debba essere punito o rimosso dai bambini, ha detto Anne Barrett Doyle, co-direttore di BishopAccountability.org.

    All’inizio di questo mese, l’Italia è stata presa in carico dal Comitato ONU per i diritti dell’infanzia per la sua incapacità di controllare adeguatamente la chiesa cattolica. Il Comitato ha chiesto un’inchiesta indipendente su ciò, poiché ha notato il numero anormalmente basso di indagini e azioni penali relative agli abusi sessuali su minori commessi dai sacerdoti.

    Con i sacerdoti considerati figure rispettabili nella società italiana, le parole del repubblicano della Pennsylvania Mark Rozzi suonavano insolitamente schiette quando raccontava di essere stato stuprato da un prete quando aveva 13 anni, e come ogni volta che fa la doccia, rabbrividisce ancora a quel ricordo.

    Come ha fatto una campagna nel suo stato di origine, Rozzi ha esortato i legislatori italiani ad aprire finestre di opportunità in termini di prescrizione, in modo che gli adulti possano denunciare gli abusi subiti da bambini.

    Rozzi si basava sulla sua esperienza quando si chiedeva ad alta voce se un tredicenne potesse sapere cosa si intende per prescrizione.

    Zanardi ha detto che solo un prete pedofilo è in prigione, su 144 condanne negli ultimi 10 anni. I giudici italiani tendono a far scontare la pena, al clero condannato, agli arresti domiciliari, ha detto.

    A differenza degli Stati Uniti, “in Italia, gli scandali non hanno fatto nulla”, ha detto Zanardi.

    Lui e Rozzi si abbracciarono in un simbolico incontro di forze per cambiare tutto ciò.

    (traduzione con Google)

  • Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Lo scandalo chierichetti dirà se il Papa fa sul serio. Il vertice anti pedofilia si è chiuso tra le polemiche. Le vittime accusano la Santa Sede di essersi fermata ai buoni propositi. Da come verrà risolto lo scandalo consumato all’ombra di San Pietro si capirà la verità

    di Gianluigi Nuzzi

    Chiuso il summit contro la pedofilia in Vaticano, emerge una cocente delusione, che serpeggia soprattutto tra le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Si attendevano di più. “Siamo indignati”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. In molti si attendevano una road map con un’agenda fitta di iniziativa per debellare questa piaga moderna direbbe Antonio Rosmini con azioni in ogni dove. Le vittime e gli osservatori laici immaginavano pene più dure, corti speciali, iniziative per ridurre allo stato laicale vescovi e cardinali che hanno protetto chi abusa. Un desiderio figlio dei tanti insabbiamenti, dei rinvii, delle delusioni, dei silenzi, delle umiliazioni raccolti finora da chi ha patito. Storie tenute sempre nel pozzo nero del segreto, oltraggiate dai dubbi sulla vittima e dalle protezioni sui presunti carnefici, ai margini del dibattito cattolico, poco raccontate da una certa stampa compiacente. Il summit invece ha posto al centro questo problema, ha “sdoganato” una questione rimasta sussurrata, schiacciata tra pettegolezzo e timore di dare scandalo. La Chiesa accende un faro sulle vittime. È sufficiente? No, assolutamente ma è un passo indispensabile per compiere gli altri. Se fosse stata imposta una road map agli episcopati si sarebbero create ulteriori tensioni. Invece, il Pontefice ascolta e poi dalla collegialità (almeno nella forma) si darà sostanza a misure non più rinviabili. In palio non c’è più l’immagine della Chiesa, la trasparenza, ma la necessità di fermare quella che potrebbe diventare una metastasi incurabile.

    Non è un caso che i moniti più severi e le denunce più inattese arrivino da donne di Chiesa, come la nigeriana suor Veronica Openibo, e soprattutto da un cardinale impegnato nella riforma della curia, come Reinhard Marx, assai vicino a Bergoglio. Marx  accenna a dossier distrutti su preti pedofili, chiede di togliere il segreto pontificio, di vuotare i cassetti. “Le procedure e i procedimenti”, è la sua denuncia, “stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi cancellati o scavalcati”. Quanto questo sia vero e chi lo abbia compiuto è da capire appena si avranno i testi dei lavori, ma già oggi si capisce la durezza del porporato che meglio rappresenta la linea di Francesco. Che sia solo una messinscena per i media? Una rappresentazione di intenti e non di sostanza? Difficile crederlo perché il Papa ha chiamato a sé i vertici delle conferenze episcopali, chiedendo loro di aprire il cuore, di dare indicazioni su come proseguire in una battaglia che deve essere comune. In modo da far riconoscere una questione che ormai è d’emergenza e al tempo stesso poter cogliere ogni sfumatura nelle diverse interpretazioni di questa piaga.

    L’intervento di Marx  sul segreto ricorda anche le posizioni di Benedetto XVI  che ripeteva ai suoi collaboratori di non cedere al silenzio e anzi di declassare ogni segreto. “Nella nostra comunità”, ripeteva, “non possono esserci segreti, ma cose al massimo riservate”. Una sfumatura solo in apparenza che sarebbe invece un autentico volta pagina, declinabile dalle questione di potere a quelle finanziarie e persino agli scandali sessuali. Portando le vittime sul palco, facendo raccontare le loro storie, la Chiesa quindi prende come consapevolezza pubblica, un bagno di umiltà che non è solo e più del Santo padre ma delle istituzioni, di chi è chiamato alla responsabilità. Una torcia che illumina i corridoi bui degli abusi con questi bambini che non trovavano protezione, denunciando, ma solo dubbi, silenzi e omissioni.

    Solo nelle prossime settimane si potrà tracciare un primo bilancio di quanto accaduto. Si potrà dire se ha ragione Zanardi, che tuona e denuncia dopo anni di vessazioni, oppure se la strada del gesuita, seppur lenta agli occhi dei laici, sarà inesorabile. Bisognerà vedere se e come proseguirà questo dibattito, se sarà foriero di altre iniziative collegiali. C’è anche da chiedersi se – magari per dare un segnale chiaro – le indagini pendenti per questo tipo di reati dal promotore di giustizia vaticano – andranno a definirsi.

    A iniziare da quella sugli abusi sessuali denunciati da testimoni e presunte vittime a palazzo San Carlo, nelle camerate del pre seminario. È lo scandalo dei chierichetti del Papa, i giovani che da ogni parte del mondo arrivano in Vaticano per capire se hanno la vocazione di servire la vigna del Signore. La gendarmeria e il promotore Zanotti hanno escusso decine e decine di testimoni, formando un corposo fascicolo che andrebbe ora spinto verso il suo destino: o un processo in tribunale o l’archiviazione. Ci fosse un dibattimento questo sarebbe il primo nella storia della Chiesa per fatti denunciati dentro i Sacri Palazzi. Se invece si andasse verso l’archiviazione, questa significherebbe che le vittime e i testimoni non sono stati minimamente creduti. Come se si fossero inventati tutto in una cospirazione degna di un film di scadente qualità. Anche perché quando la vicenda è emersa nell’autunno del 2017, dal singolo atto coraggioso di un ex seminarista polacco, se ne sono aggiunti a conferma altri, e poi altri ancora. Ci si trova così di fronte a una scelta, al bivio non più procrastinabile.

    Esattamente come la lotta alla pedofilia, senza omissioni, silenzi e protezioni. Solo così il sistema Spotlight,  di una filiera di copertura a specchio, potrà essere distrutto.

    (trascrizione da La Verità del 26 febbraio 2019)

  • Il Papa prepara un Motu proprio contro chi copre i preti pedofili

    Il Papa prepara un Motu proprio contro chi copre i preti pedofili

    Dopo il summit in Vaticano, prosegue la lotta di Francesco contro la piaga «mostruosa» e «scandalosa» degli abusi del clero

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ DEL VATICANO

    Per difendere i bambini dalla pedofilia il Vaticano lancerà tre «iniziative concrete»: un Motu proprio del Papa, un vademecum per i vescovi e task forces nelle diocesi. Lo annuncia, a conclusione del summit per la protezione dei minori, il portavoce padre Federico Lombardi. Poche ore prima il Pontefice ha riconosciuto che, anche se la piaga degli abusi è diffusa in vari ambiti, nella Chiesa diventa ancora più «mostruosa» e «scandalosa».

    Secondo l’arcivescovo di Malta monsignor Charles J. Scicluna, simbolo della lotta alla pedofilia, «l’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro». Per decenni «ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante». E questo aspetto, oltre ai temi della responsabilità e della trasparenza, saranno affrontati nelle imminenti misure normative.

    Si tratta anzitutto di un «nuovo Motu proprio (documento decisionale, ndr) del Papa “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi». È prevista poi la pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede di «un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti».

    E infine Francesco vuole «la creazione di task forces di persone competenti» per aiutare le diocesi ad affrontare «i problemi e realizzare le iniziative».

    Il Papa promette con forza: «Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – sarà affrontato con la massima serietà». Poi il suo grido: «Nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato».

    Bergoglio indica inoltre un percorso in otto punti, direttive che partono anche dalle «Best Practices» dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Tra questi, la «Serietà impeccabile», ribadendo che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti». Senza più coperture.

    Tutto ciò peraltro non basta ai gruppi di vittime che in piazza San Pietro lamentano «rabbia e delusione», perché il convegno si sarebbe concluso solo con «parole» e «nessun fatto concreto». Secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, «molti vescovi sarebbero dovuti uscire senza abito talare».

  • A Roma al via la marcia delle vittime di preti pedofili

    A Roma al via la marcia delle vittime di preti pedofili

    Roma, 23 feb. (askanews) – A Roma le vittime di abusi da parte di preti pedofili e le associazioni che le sostengono sono scese in piazza per chiedere giustizia e tolleranza zero per i colpevoli, alla vigilia della chiusura del primo storico summit mondiale sulla tutela dei minori che hanno subito abusi sessuali da parte di esponenti della Chiesa, organizzato in Vaticano da Papa Francesco.

    La manifestazione “March to Zero Tolerance”, partita da Piazza del Popolo e diretta verso Castel Sant’Angelo, è stata organizzata dalla rete di attivisti e vittime ECA Global (Ending Clergy Abuse-Global Justice Project) che ha chiamato a raccolta vittime da tutto il mondo.

    Sfilano tedeschi, inglesi, polacchi, al grido di “zero tolleranza”; fra gli italiani è presente l’associazione “Rete per l’abuso” di Francesco Zanardi.

    Il summit in Vaticano sugli abusi, a cui hanno partecipato i presidenti di tutte le Conferenze Episcopali, si concluderà domani.

  • Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

    Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

    Negli anni la vergogna, l’omertà e il potere della Chiesa hanno contribuito a nascondere il fenomeno degli abusi sessuali del clero: i miei ricordi dell’oratorio

    Incredibilmente, in Italia, non ci sono statistiche ufficiali riguardanti i casi di minori che hanno subito abusi sessuali da membri del clero. Gli ultimi sforzi di Papa Francesco in Vaticano resteranno vani se non si scoperchierà il muro di silenzio (anche dei media) che ha coperto gli scandali dei preti pedofili in Italia anche quando già negli Stati Uniti venivano scoperti e perseguiti. Quante sono le storie di giovani vittime del clero che devono essere ancora raccontate?

    Domenica scorsa in Vaticano, Papa Francesco ha concluso un vertice di 4 giornisugli abusi sessuali commessi dal clero nel Chiesa Cattolica affermando che “la Chiesa non si risparmierà per sradicare la mostruosità degli abusi sui minori”, e insistendo che occorre proteggere i bambini dai “lupi voraci”. Gli attivisti di gruppi di sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero hanno espresso il loro rammarico perché il Papa non ha promesso di adottare un approccio di “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili e dei vescovi che coprono i loro crimini, e ha dedicato una parte significativa del suo discorso conclusivo ricordando che la piaga degli abusi sessuali sui minori non è diffusa solo nella Chiesa, ma anche in altri ambienti e che la stragrande maggioranza dei sacerdoti vive il proprio ministero in fedeltà al Vangelo.

    Citando dati ufficiali, Papa Francesco ha detto che la maggioranza dei casi avviene all’interno delle famiglie e che gli autori degli abusi erano “in primo luogo i genitori, altri membri della famiglia, i mariti di mogli bambine e insegnanti”. Il Papa ha aggiunto che “Teatro di violenze non è solo l’ambiente domestico, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport e, purtroppo, anche quello ecclesiale”. Ad esempio c’è il triste fenomeno del “turismo sessuale” e quello gravissimo della pedopornografia. Ma questo non è certo consolatorio. Tutt’altro. “Siamo, dunque, dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa”. Anzi essa è “più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”.

    “Il discorso odierno di Papa Francesco ci ha fortemente deluso, evidentemente c’è stata una catastrofica mancanza di comprensione del dolore e della rabbia dei fedeli”, ha detto Anne Barrett Doyle, co-fondatrice di Bishop Accountability, un’organizzazione che segue e tiene conto dei casi di abusi sessuali da parte del clero, aggiungendo che il discorso del pontefice non fosse altro che “retorica riciclata”. In un’intervista a The Guardian, Barret Doyle ha detto che “Il papa ha distrutto quel poco di credibilità che era stata conquistata all’inizio della settimana. Ha assunto un’atteggiamento sulla difensiva, e ha insistito sul fatto che gli abusi avvengono in ogni settore della società. Ironicamente, ma anche tristemente, non ha mostrato di volersi assumere delle responsabilità, o di avere compreso che la Chiesa debba assumersi la responsabilità per gli abusi commessi dal clero, con la massima trasparenza”.

    Nell’articolo de The Guardian veniva anche citato Francesco Zanardi, fondatore della Rete l’Abuso, l’unica organizzazione italiana che aiuta i sopravvissuti ad abusi del clero.
    “Ci stanno prendendo in giro. Ci aspettavano delle risposte concrete ma questo vertice non ha prodotto niente di utile. Nel suo discorso, il papa ha parlato della Chiesa come se fosse una vittima in questa situazione mentre – bisogna essere assolutamente chiari su questo – le vere vittime siamo noi”.

    La scorsa settimana, Zanardi e la Rete L’Abuso sono stati menzionati in un articolo de The New York Times, dove si spiegava che – grazie ad avvertimenti confidenziali e seguendo le notizie dei giornali locali – l’organizzazione era riuscita a costituire un database riguardanti casi di presunti abusi. Il NY Times ha anche menzionato uno dei rari libri sugli abusi commessi dal clero, Giustizia Divina, di Emanuela Provera e Federico Tulli. Secondo gli autori, a partire dal 2000, 300 preti sono stati accusati di abusi sessuali. Di questi, soltanto 140 sono stati soggetti a indagini e pochissimi, anche nei casi in cui c’è stata una condanna, sono finiti in carcere.

    Incredibilmente, in Italia, non ci sono statistiche ufficiali riguardanti i casi di minori che hanno subito abusi sessuali da membri del clero.

    Il 1 febbraio di quest’anno, un rapporto del comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha bocciato l’Italia per quanto concerne la protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale. In particolare, il comitato ha espresso la sua preoccupazione per “i numerosi casi di bambini sessualmente abusati da membri del clero della Chiesa Cattolica” e per “il numero molto basso di indagini e processi penali istruiti dalla magistratura italiana” per quegli stessi crimini.

    In realtà, in Italia, il problema degli abusi sessuali commessi dal clero è un argomento tabù, o meglio, è un problema ignorato da una maggioranza della popolazione perché non è mai stato coperto in modo adeguato dai media italiani.

    Da giornalista, ho seguito le vicende in Vaticano e tre papi per una trentina d’anni, e ho avuto modo di vedere da vicino come le alte gerarchie hanno fatto di tutto per far sparire o minimizzare ogni notizia che avesse a che fare con gli abusi sessuali commessi dal clero. In alcuni casi, ho saputo di preti pedofili protetti da cardinali e anche da Giovanni Paolo II. Tra questi, il caso più significativo è stato quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, una congregazione molto potente all’interno della Chiesa cattolica. Due anni dopo la sua morte, esprimendo “profondo dolore per chiunque fosse stato vittima delle azioni del nostro fondatore”, la congregazione ha ammesso ufficialmente che Maciel, un alleato e amico del papa Giovanni Paolo II, per decenni aveva molestato seminaristi e aveva avuto vari figli.

    Queste notizie sono state regolarmente riportate dai media americani ma molto riluttantemente, quando non ignorate del tutto, dai media italiani.

    Inoltre, in contrasto con ogni evidenza, la versione ufficiale della Chiesa in Italia (esattamente come lo è stato negli Stati Uniti), è sempre stata che questi eventi riguardassero soltanto poche “mele marce”. Per questo, in Italia, le più alte gerarchie religiose e una maggioranza degli italiani si sono sempre comportati come se questo problema non li riguardasse affatto.

    Soltanto qualcuno come me, che ho vissuto in Italia per decenni e sono cresciuto qui, può comprendere sino a che punto fossero onnipresenti la Chiesa e i preti nella società italiana. Negli anni Cinquanta e Sessanta, una maggioranza assoluta di italiani erano cattolici praticanti. I ragazzi di entrambi i sessi frequentavano i corsi di catechismo nelle parrocchie e i preti erano presenti – per l’insegnamento della religione – in tutto l’ordinamento scolastico.

    Si può tranquillamente affermare che, sino ad anni recenti, la maggioranza dei giovani maschi italiani sono cresciuti frequentando le parrocchie, se non fosse altro per giocare a pallone sul campo dell’oratorio. Per questo, sono assolutamente certo che tutti questi ragazzi fossero personalmente consapevoli come lo ero io – o per esperienza diretta, o per il racconto di uno o più amici – degli abusi sessuali commessi da alcuni preti. Con la parola “abuso” includo l’abitudine di usare un certo tipo di linguaggio o di parlare di temi “scabrosi”, o di mostrare foto “particolari”, toccamenti e, ovviamente, atti sessuali.

    Sapevamo tutti che non bisognava mai farsi trovare soli con Don Tal de tali, a cui piaceva toccare nelle parti intime i ragazzi, e sapevamo anche quali fossero i sacerdoti “buoni” o “normali”, quelli che non avrebbero tentato di coinvolgerci in cose “strane”. Evidentemente, gli altri preti dovevano essere a conoscenza di questi comportamenti di alcuni colleghi e, siccome questi continuavano a comportarsi allo stesso modo per anni, doveva per forza essere un comportamento tollerato dalle gerarchie della Chiesa.

    E ciò nonostante, in Italia, questo segreto oscuro non è mai stato denunciato ufficialmente. In parte, questo è stato determinato dal potere soverchiante della Chiesa – che oggi non esiste più – ma che una volta pochi politici avrebbero osato sfidare – e, in parte perché, nel caso in cui un ragazzo avesse deciso di denunciare un prete avrebbe avuto pochissime speranze di essere creduto e sarebbe stato bollato come omosessuale.

    Se ci basiamo sul fatto che, in seguito alle denunce pubblicate della squadra investigativa Spotlight del Boston Globe nel 2002, a Boston son stati accertati oltre mille casi di bambini abusati da preti, e altre migliaia sono stati accertati in ogni importante città americana e molte altre città in tutto per il mondo, è lecito presumere che ci debbono essere stati migliaia di casi a Roma e in ogni altra città italiana.

    In Italia, ci sono veramente stati un grande numero di casi di abusi sessuali da parte del clero su minori? Che effetti hanno avuto questi abusi sulle vite delle vittime? I colpevoli degli abusi saranno mai chiamati a rendere conto dei loro crimini? La Chiesa dovrà mai ammettere di avere saputo – e soppresso con ogni mezzo – la conoscenza del fatto che  in Italia ci sia stato – e/o ci sia ancora oggi – un serio problema riguardante abusi sessuali commessi da preti sui minori? Al presente, tutte queste domande restano senza risposte.

    Sfortunatamente, il vertice in Vaticano non è stato in grado di imporre misure concrete per combattere il fenomeno degli abusi sessuali commessi dal clero, come avrebbe potuto esserlo l’obbligo per i vescovi di denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie ogni caso riconosciuto o presunto tale di abusi. E, qui in Italia, resta ancora da scoprire semmai ci sia stato – o ci sia ancora – un problema nazionale di abusi sessuali commessi sui minori da preti pedofili.

    Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

  • Prete e Chierichetto nelle fiamme dell’inferno , il Carnevale di Malo affronta la pedofilia nella Chiesa

    Prete e Chierichetto nelle fiamme dell’inferno , il Carnevale di Malo affronta la pedofilia nella Chiesa

    Il Carnevale che parla dell’attualità e solleva temi sociali e ambientali, come Viareggio, con la balena soffocata dalla plastica, o religiosi e di cronaca come la pedofilia . Alla sfilata dei carri di Malo, nella provincia di Vicenza, c’è spazio quest’anno anche per temi tristemente attuali come pedofilia, omofobia e violenza sulle donne. E fra i “personaggi” apparsi sui carri non mancano un prete e un chierichetto tra le fiamme dell’inferno. Un “dettaglio” che sta già facendo discutere. La prima sfilata di Malo è andata in scena domenica, nello stesso giorno in cui papa Francesco ha condannato ancora una volta la piaga dei preti pedofili al termine di un vertice sugli abusi. Prete e chierichetto che bruciano tra le fiamme sono stati realizzati sul carro “Fate, ignoranti” in gara alla 95esima edizione del Carnevale di Malo. “Partecipiamo al carnevale da molti anni e non è la prima volta che tocchiamo temi sociali, con le nostre realizzazioni – le parole riportate dal Corriere Veneto di Lara Zilio, del gruppo di carristi “Il Trenino”, autori dell’installazione -. La protagonista del carro e figura principale è una fata: il messaggio che trasmettiamo è che in un mondo in cui sempre più la gente se ne frega, si gira dall’altra parte, l’indifferenza è sbagliata. E c’è molto di cui parlare, troppe violenze sui più deboli da condannare: femminicidio, omofobia, bullismo, e certo anche la pedofilia”.

    La condanna a tutte le forme di violenza sui più deboli – “Per noi il Carnevale non è solo allegria ma anche un’occasione per parlare di tutto – ha spiegato ancora Zilio – ci dispiace un po’ che tutti si siano focalizzati solo sulla figura del prete, del resto sapevamo che avrebbe destato scalpore. Ma la condanna è a tutte le forme di violenza sui più deboli. Per ora dalla parrocchia di Malo nessuno ci ha chiamato, ma speriamo lo facciano e che siano d’accordo con noi: del resto anche papa Francesco si è espresso proprio domenica, e noi lo appoggiamo”. Intanto secondo Fernando Zambon, presidente della Pro Loco di Malo, il pubblico è apparso contento e molte persone “ci hanno detto di aver apprezzato la sfilata”.

    https://www.positanonews.it/2019/02/prete-chierichetto-nelle-fiamme-dellinferno-carnevale-malo-affronta-la-pedofilia-nella-chiesa/3294166/

  • Vaticano, Papa Francesco per la prima volta sotto accusa: “Così sui preti pedofili ci prende in giro”

    Vaticano, Papa Francesco per la prima volta sotto accusa: “Così sui preti pedofili ci prende in giro”

    Domenica in Vaticano si è concluso il summit sulla pedofilia ma le vittime di abusi hanno criticato pesantemente le conclusioni mettendo “sotto accusa” la stessa azione di Papa Francesco. Il suo discorso non ha ottenuto l’approvazione da parte di chi in passato è stato abusato da sacerdoti o da altri esponenti della Chiesa. Così, come riporta il Messaggero, parte delle vittime si è radunata in piazza San Pietro per contestare una dissertazione troppo sociologica anziché pratico-risolutiva del fenomeno.

    Jean Marie Furbringer, un 55enne di Losanna, si è fatto portavoce delle istanze più comuni. Da bambino è stato abusato da un frate della scuola in cui era iscritto e oggi, dopo il trauma, è uno degli attivisti di Sapec, l’organizzazione elvetica che contro la pedofilia clericale. “Il summit convocato da Papa Francesco era una opportunità molto interessante (…) peccato che il discorso del Papa al termine del vertice sia stato così deludente. Si è limitato a ribadire che il problema degli abusi è globale e non riguarda solo la Chiesa (…) Mi sarei aspettato una analisi più diretta. Noi vittime avremmo voluto sapere che cosa fa il Papa già da domani con i vescovi che hanno insabbiato pedofili”.

    Il pontefice, in una Sala Regia gremita di vescovi e cardinali, ha promesso che “è giunta l’ora di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra umanità”, ma di fatto, oltre alla promessa che all’interno della Chiesa non ci sarà più spazio per la violenza, non sono state indicate le misure con le quali si farà fronte al problema. Le vittime, dalla loro parte, reclamano trasparenza in tutte le fasi del processo, a partire dall’abolizione del segreto pontificio nei processi canonici e sull’esito delle sentenze. Più di ogni cosa però gli preme che gli uomini di Chiesa colpevoli vengano puniti severamente, così come coloro che coprono gli abusi.

  • Pedofilia, condannato il cardinale George Pell in Australia

    Pedofilia, condannato il cardinale George Pell in Australia

    Pell, 77 anni, era stato giudicato colpevole lo scorso dicembre. Rischia fino a 50 anni di carcere

    Il cardinale George Pell è stato condannato in Australia per violenza sessuale di minori. L’alto prelato era accusato di aver abusato di due ragazzini del coro quando era arcivescovo a Malbourne nel 1996 – all’epoca aveva 55 anni – nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick. La giuria ha anche dichiarato che Pell si è reso colpevole di aver aggredito in modo indecente uno dei ragazzi in un corridoio più di un mese dopo. Pell, 77 anni, era stato giudicato colpevole lo scorso dicembre. Il verdetto unanime dei 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria è stato emesso l’11 dicembre, ma reso pubblico solo martedì. Il cardinale, che è stato rilasciato su cauzione per subire un intervento al ginocchio, rischia fino a 50 anni di carcere: l’udienza di condanna inizierà mercoledì. Ma Pell, che ha accolto la sentenza chinando la testa, ha già annunciato che farà appello. La sentenza è stata resa nota proprio nel mese in cui il Vaticano ha annunciato che papa Bergoglio ha approvato l’espulsione di un ex cardinale di alto rango, Theodore McCarrick, per abusi sessuali su minori e adulti. Ora che la condanna è ufficiale, sembra inevitabile che anche Pell sia allontanato da Roma. L’ultimo appello di papa Francesco contro la pedofilia risale a domenica: «Una piaga mostruosa».

    La carriera e poi le accuse

    Pell era stato ordinato prete a Roma nel 1966, prima di tornare in Australia nel 1971 dove aveva salito tutti i gradini della gerarchia ecclesiastica:nominato arcivescovo di Melbourne nel 1996, poi di Sydney nel 2001, era stato scelto da Bergoglio nel 2014 per dare più trasparenza alle Finanze del Vaticano. Il principale consigliere finanziario di papa Francesco -formalmente è ancora a capo della Segreteria per l’Economia- ed ex ministro dell’Economia vaticano delle Finanze della Santa Sede è il più anziano funzionario in Vaticano coinvolto nello scandalo pedofilia. Si è sempre dichiarato innocente.

    Lo scandalo

    Insieme all’Irlanda e agli Stati Uniti, l’Australia è stata devastata dall’impatto dello scandalo degli abusi clericali: un’indagine della Commissione reale ha rilevato che oltre 4 mila persone hanno riferito di aver subito abusi in più di 1000 istituzioni cattoliche in tutta l’Australia tra il 1980 e il 2015. La città natale di Pell, Ballarat, aveva un’incidenza altissima di abusi, e, secondo i sopravvissuti, una percentuale di suicidi molto più alta della media: per cui il processo a Pell, che ha sempre mantenuto un atteggiamento distaccato, rappresentava una sorta di resa dei conti. I suoi avvocati hanno invitato la giuria a non condannare Pell per tutti i fallimenti della Chiesa cattolica, sostenendo che solo un pazzo avrebbe corso il rischio di abusare di ragazzini in un luogo pubblico e che c’era il rischio che il cardinale diventasse il capro espiatorio di tutti i preti pedofili. Ma la giuria di 12 membri dello Stato di Vicotria, dopo oltre due giorni di deliberazione, ha emesso il suo verdetto: colpevole.


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  • “Bisognava cacciare subito qualche vescovo così la Chiesa non è credibile”

    “Bisognava cacciare subito qualche vescovo così la Chiesa non è credibile”

    Intervista a Francesco Zanardi – di Paolo Rodari
    Città del Vaticano

    “Noi vittime ci aspettavamo un finale differente. Quantomeno l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi. Invece, abbiamo dovuto sentire il Papa che addirittura nel discorso finale arriva a dire che “la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima” dei crimini della pedofilia. La Chiesa vittima? Questo è troppo, pensavo che le vittime fossimo noi.”

    Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e oggi presidente della Rete L’Abuso è furente. Le conclusioni del summit avvenuto in Vaticano per contrastare gli abusi sessuali del clero sui minori sono a suo dire “ridicole”.

    Quattro giorni fa lei assieme ad altre vittime ha incontrato il Comitato organizzatore del summit. Cosa vi siete detti?

    “La cosa più incredibile è che un membro del Comitato ci ha spiegato che loro vogliono intervenire, ma che le gerarchie non ubbidiscono. Una ragione più per cacciarle via, dico io! I nomi dei vescovi insabbiatori li conoscono. Cosa aspettano?”.

    Cos’è la Chiesa per lei?

    “A questo punto non saprei cos’altro dire se non che è un’organizzazione criminale”.

    Cosa pensa delle parole del Papa?

    “Se Francesco ritiene che la Chiesa sia vittima allora denunci i preti pedofili e in sede civile chieda i danni per quanto hanno fatto alla Chiesa. perché non lo fa?”.

    In questi giorni ha potuto il Papa?

    “Speravo, ma non si è fatto vedere. Ormai ho chiuso con lui e con la Chiesa. io e tutti i diciotto rappresentanti delle vittime riteniamo che sia stata tutta una buffonata. Come pensano di essere credibili in questo modo?”.

    Quando avete incontrato il Comitato avete detto esattamente cosa vi aspettavate da questo summit?

    “Eravamo pronti ad alzarci e a sbattere la porta se avessimo compreso che le cose sarebbero andate in questo modo. Ma abbiamo voluto dare fiducia, aspettare la fine. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta solo e soltanto parole. Ma almeno finalmente è chiara una cosa: tolleranza zero significa credibilità zero”.

    Il Vaticano ha annunciato un nuovo Motu proprio papale.

    “Inizi a fare rispettare il Motu proprio precedente. A cosa serve un altro?”.

    (trascrizione da La Repubblica del 25 febbraio 2019)