Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Abusi, l’agenzia vaticana Fides: «Misericordia per i preti pedofili, sono pecorelle smarrite»

    Abusi, l’agenzia vaticana Fides: «Misericordia per i preti pedofili, sono pecorelle smarrite»

    Città del Vaticano – I preti pedofili non vanno abbandonati. Sono «pecorelle smarrite». Lo dice chiaro e tondo, alla vigilia del summit sugli abusi, un teologo africano all’agenzia vaticana Fides, padre Donald Zagore della Società per le Missioni Africane. «La grande sfida per la Chiesa – afferma – è certamente quella di tutelare le vittime ma anche quella di non abbandonare i colpevoli. Infatti la giustizia non esclude la misericordia. Come Cristo, la Chiesa ha la missione fondamentale di cercare la pecorella smarrita, aspettando con ansia il ritorno del figliol prodigo, ed essere il medico che viene per coloro che sono malati, la Chiesa dei giusti e anche dei peccatori».

    «Per tutti i chierici coinvolti è più che mai necessario un accompagnamento pastorale di ascolto e sollecitudine, costruito fondamentalmente sulla misericordia di Dio. La Chiesa non dovrebbe vergognarsi dei suoi figli, la cui dignità è stata spogliata dalla forza del peccato, ma deve lavorare per assicurare che nella giustizia e nella verità continuino a sentire su di loro lo sguardo di Dio misericordioso. Dio odia il peccato, ma ama il peccatore», rileva il missionario.

    «La Chiesa deve tenere presente che il peccato è sempre in agguato e che è una possibilità permanente dell’uomo. Nella natura umana – conclude il teologo – il peggio non è sempre sicuro ma è altamente probabile. Essere il ‘custode delle cose più sante’ non necessariamente impedisce di fraintendere e persino di abusarne».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedoflia_abusi_preti_pedofili_oggi_ultime_notizie-4312809.html

  • Preti pedofili, religiosi: “Abbassiamo il capo per la vergogna”

    Preti pedofili, religiosi: “Abbassiamo il capo per la vergogna”

    La dichiarazione preparata in vista dell’incontro  della Conferenza sulla pedofilia voluta da Papa Francesco che si apre giovedì, con la partecipazione di tutte le conferenze episcopali

    “Abbassiamo il capo per la vergogna quando ci rendiamo conto che tali abusi si sono verificati nelle nostre Congregazioni e Ordini e nella nostra Chiesa”. Così nella dichiarazione che religiosi e religiose hanno redatto in vista dell’incontro sulla pedofilia che prenderà il via giovedì in Vaticano e al quale parteciperanno i leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Una dichiarazione importante a fronte del fatto che è anche negli istituti religiosi maschili e femminili che avvengono diversi abusi, all’interno di Congregazioni che sfuggono dal controllo dei vescovi locali e del Vaticano.

    “Nella nostra attività di religiosi – scrivono – ci imbattiamo in molte situazioni in cui i bambini sono abusati, trascurati, maltrattati e indesiderati. Assistiamo al fenomeno dei bambini-soldato; alla tratta di minori; all’abuso sessuale di minori; all’abuso fisico ed emotivo dei minori. Il loro grido di aiuto ci interpella. Come adulti, come cristiani e come religiosi, vogliamo impegnarci per far sì che le loro vite possano cambiare e che le situazioni in cui crescono possano migliorare”.

    I religiosi ammettono che gli abusi su bambini commessi da preti sono “una storia che continua da decenni; una storia che racchiude il dolore immenso di coloro che hanno subito l’abuso”.

    E dicono di aver imparato “che coloro che abusano nascondono deliberatamente le loro azioni e sono manipolatori”. “Per definizione, è difficile scoprire questi abusi. La nostra vergogna è ancora maggiore perché non ci siamo accorti di quanto stava accadendo”. La risposta degli ordini religiosi “non è stata come avrebbe dovuto essere” perché “non hanno riconosciuto i segnali di allarme o non sono riusciti a prenderli in seria considerazione”.

    La speranza è che dal summit “possano essere avviati importanti processi e strutture di rendicontazione responsabile” e “possano essere identificati nuovi passi in avanti e prese decisioni, la cui attuazione può aver luogo rapidamente e universalmente con il giusto rispetto per le diverse culture. L’abuso di bambini è un male ovunque e in ogni tempo: questo punto non è negoziabile”

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_convegno_pedofilia-219522948/

  • Preti pedofili, appello delle vittime: “Cacciare dalla chiesa orchi e chi ha coperto abusi”

    Preti pedofili, appello delle vittime: “Cacciare dalla chiesa orchi e chi ha coperto abusi”

    Peter Isley si è fatto portavoce insieme a Peter Saunders delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali: “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero. Ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”.

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Queste le parole di Peter Isley che, insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali. Peter Isley, che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse, ha parlato di un summit “storico”, “un traguardo monumentale per le vittime”, e ha aggiunto che per questo “il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire”. “È come dire ai fedeli – ha spiegato – che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”.

    La richiesta delle vittime di abusi: spretare i pedofili e cacciare i vescovi che hanno coperto – Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit. Hanno chiesto anche che papa Francesco emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema globale. Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto in questo modo alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    Il summit contro la pedofilia – Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana. “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto l’arcivescovo di Chicago, il cardinale Blase Cupich.

    https://www.fanpage.it/preti-pedofili-appello-delle-vittime-cacciare-dalla-chiesa-orchi-e-chi-ha-coperto-abusi/

  • Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Domani Bergoglio incontrerà le vittime delle violenze. Ma anche il presidente di Rete l’Abuso, che portò all’Onu la storia di don Galli

    di Giorgio Gandola

    “Come potrei recitare il Credo senza un brivido?”. È la domanda suprema, quella che accompagna Alessandro Battaglia quando si ritrova davanti la facciata di una chiesa, un campanile, un uomo in tonaca. E per rispondere a questo quesito, che accomuna nella perdita della fede numerose vittime di abusi del clero, domani papa Francesco ha deciso di rispondere, di allargare le braccia e accogliere questi figli martoriati nel corpo e più ancora nello spirito.

    Sarà un incontro riservato, a Roma (luogo e orario segreti). Il Pontefice ha voluto ricavare un momento per le vittime dei preti pedofili a margine del grande summit sul tema della violenza sessuale dei sacerdoti nel mondo, convocato dal 21 al 24 febbraio per discutere della piaga con i presidenti delle Conferenze episcopali, per studiare strategie per prevenire, per combattere. Il titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”dice tutto; gli incontri in sessione plenaria saranno moderati da padre Federico Lombardi, ex direttore della sala stampa vaticana, attuale presidente della Fondazione Ratzinger, al rientro sotto i riflettori. Quello del Papa è stato un colpo di scena. Vuole incontrare i rappresentanti delle vittime, ascoltare le loro storie proprio per mandare un messaggio forte a tutti coloro che parteciperanno al summit, che non è inteso come un convegno fra studiosi, ma (le parole sono di Francesco) “una riunione di pastori, un incontro di preghiera e discernimento”. Così domani, fra gli uomini e le donne che attendono da anni di poter ascoltare la parola di conforto del Santo Padre, ci sarà in spirito anche Alessandro, vittima quando aveva 15 anni di don Mauro Galli, giovane sacerdote che abusò di lui a Rozzano, in provincia di Milano, ed è stato condannato a sei anni e otto mesi in primo grado.

    Il dossier verrà consegnato nelle mani di Jorge Mario Bergoglio da Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, che da oltre un decennio è in prima linea contro la pedofilia dei preti e che l’anno scorso ha presentato il caso in un convegno mondiale organizzato dall’Onu, a Ginevra, innescando un modo di indignazione planetario. La particolarità della vicenda sta nel coinvolgimento morale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che al tempo dei fatti (dicembre 2011) erano vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti. Allora, pur a conoscenza della vicenda, non aprirono il procedimento canonico, ma si limitarono a spostare il prete in un’altra città, sempre a contatto con adolescenti. Di fatto contravvenendo a uno dei punti cardine della tolleranza zero auspicata dal Vaticano: l’obbligo di denuncia da parte degli alti prelati, pena la rimozione dall’ufficio “per cause gravi”.

    La famiglia di Alessandro, molto cattolica, affidò la propria disperazione e la propria sete di giustizia all’arcidiocesi. Ma dopo tre anni di rassicurazioni vuote e di quella che nel calcio si definirebbe melina, decise di denunciare il caso ai carabinieri. Senza per questo rinunciare a scrivere al Papa per illustrargli la vicenda con tutte le sue anomalie e inadempienze. “Abbiamo sempre notato una gentilezza solo formale”, ha ripetuto la famiglia anche dopo la sentenza, “con un disinteresse per la vittima e un solo interesse: difendere l’istituzione”.

    Il carteggio fu regolarmente protocollato, finì negli uffici del Pontefice, ma invano. Infatti non gli impedì di promuovere Delpini e Tremolada. Domani lo riceverà di nuovo dalle mani di chi ha difeso la famiglia fin dal primo giorno. Zanardi rimane diffidente: “Quel summit mi sembra propagandistico, pubblicitario. Se Francesco vuole dare un segnale forte punisca i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare”.

    (trascrizione da La Verità del 19 febbraio 2019)

  • Francesco Zanardi, il “cacciatore” di preti pedofili: “Stuprato da un sacerdote. Ora potrò guardare il Papa negli occhi”

    Francesco Zanardi, il “cacciatore” di preti pedofili: “Stuprato da un sacerdote. Ora potrò guardare il Papa negli occhi”

    Francesco Zanardi – Il “cacciatore” di sacerdoti pedofili, fondatore della Rete-L’abuso, domani da Bergoglio: “In vent’anni è cambiato poco”

    di Ferruccio Sansa

    Domani vedrò il Papa. Dopo tanti anni finalmente potrò parlargli. Guardarlo negli occhi.

    Francesco Zanardi, lei oggi ha 48 anni. Da ragazzo è stato abusato da un sacerdote. In Italia è il grande “cacciatore” di pedofili. E adesso va in Vaticano per il summit per la Protezione dei minori voluto da Bergoglio da giovedì a domenica. Avrà un incontro riservato con lui.

    Lo ammetto: sono emozionato. Trovarsi l’uno di fronte all’altro, guardarsi negli occhi e finalmente potersi parlare.

    È stato lei a chiedere l’incontro?

    Lo avevo chiesto per anni. Inutilmente. Stavolta invece è stato il Vaticano a cercarci. Forse ha pesato la decisione dell’Onu cui ci eravamo rivolti come Ega (Ending Clergy Abuse, l’associazione che raccoglie vittime di tutto il mondo). Ha puntato il dito contro i Patti Lateranensi e le tutele previste per i cardinali in materia penale.

    Dopo tanti anni di attesa che cosa vorrebbe dire al Papa?

    Ascolterò, ovviamente. E poi gli esporrò le nostre proposte. La prima: l’obbligo per i vescovi di denunciare i casi di pedofilia. In tutti i Paesi, non soltanto in alcuni. E poi: d’accordo per i processi canonici, ma servono anche quelli dei tribunali. Perché la Chiesa punisce chi trasgredisce il sesto comandamento, cioè la colpa verso Dio. Ma bisogna punire anche la colpa verso i bambini stuprati.

    Racconterà la sua storia?

    Non sono lì per parlare di me. Sono uno tra migliaia.

    Anche lei è stato abusato da un sacerdote…

    Sì. Avevo tredici anni. Mia madre era molto devota, mi mandava in parrocchia. A Spotorno (Savona) dove vivevamo non c’era altro. E un giorno il sacerdote… mi ha stuprato. Era il 1981, è andata avanti per anni.

    La Curia di Savona cosa ha fatto?

    Quel prete è rimasto indisturbato fino a dopo il Duemila, addirittura era stato destinato a una comunità di minori. Poi ha deciso di lasciare la tonaca. Ed è stato condannato a poco più di un anno di carcere, per il resto è intervenuta la prescrizione.

    E lei invece…

    A quindici anni ero distrutto. Ho cominciato a drogarmi, mi sono ammalato.

    La violenza le ha spezzato la vita?

    Quasi. Mi sono trovato a trent’anni senza aver avuto una vita affettiva e sessuale, se non con un prete. Poi finalmente sono riuscito a esprimere la mia omosessualità. Ma l’incubo era ancora dentro di me: nel 2010 il pm di Savona che indagava sul prete mi ha convocato. E quello che avevo coperto, rimosso è venuto fuori. È esploso. Il mio compagno mi ha lasciato. Mi sono trovato solo. Così ho dovuto decidere: lasciarmi andare o cercare di battermi per cambiare le cose. Ho scelto questa strada.

    Ha fondato test.retelabuso.org/, un punto di riferimento per le vittime di tutto il mondo…

    Abbiamo quasi mille aderenti. Stiamo seguendo decine di casi in tutta Italia grazie alla collaborazione di 21 studi legali. Sono partito dalla mia città. Dal silenzio con cui la Chiesa ligure ha coperto le violenze a danno dei bambini. Poi da Albenga, diventata un refugium peccatorum di sacerdoti pedofili provenienti anche dall’estero. Preti che continuavano a celebrare e vivere in mezzo ai fedeli. Denunciando abbiamo creato una rete, trovato altri casi in tutta Italia e in mezzo mondo. Scovato sacerdoti che venivano nascosti dalla Chiesa nonostante le accuse pesantissime.

    Ma adesso Bergoglio sembra aver cambiato corso…

    Gli sono grato di questo incontro. Sono emozionato. Ho grande rispetto per lui, ma devo anche essere sincero: non vedo grandi cambiamenti in confronto agli anni 90 quando lo scandalo pedofilia emerse in America. Siamo ancora qui a dover decidere le linee guida. So che Bergoglio deve fronteggiare grandi resistenze interne, ma non posso tacere che durante il suo pontificato sono stati nominati vescovi alcuni sacerdoti sospettati di aver taciuto sulle violenze. Non posso tacere quando vedo sacerdoti ridotti allo stato laicale in una settimana perché dichiarano di essere gay, mentre preti pedofili non sono toccati. No, devo essere sincero: è cambiato troppo poco in vent’anni e intanto migliaia di altri bambini sono stati abusati.

    Lei da bambino credeva in Dio. E adesso?

    No, sono ateo. Ma non odio la Chiesa, la mia non è una crociata contro l’istituzione. E ho rispetto per chi ha fede e per l’idea di Dio. Chi ci ha fatto tanto male non è in cielo, ma in terra. I colpevoli sono persone: i sacerdoti che hanno abusato di noi e chi li ha coperti. Bisogna affrontare il problema subito, per salvare tanti bambini. La loro vita viene prima di tutto. Questo dirò a Francesco.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/02/19/stuprato-da-un-prete-ora-potro-guardare-il-papa-negli-occhi/4981832/

  • L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    Peter Isley si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Lo ha detto Peter Isley che insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali.

    “Questo summit è storico, un traguardo monumentale per le vittime, per questo il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. E’ come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”, prosegue Peter Isley che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse. Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit.

    I portavoce delle vittime hanno chiesto anche che il Papa emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema è “globale”.

    Alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni, Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/18/lappello-delle-vittime-dei-preti-pedofili-cacciare-orchi-e-insabbiatori_a_23671908/

  • La diocesi di Brooklyn pubblica i nomi di 108 preti pedofili

    La diocesi di Brooklyn pubblica i nomi di 108 preti pedofili

    Continua l’opera di disvelamento della Chiesa americana. Nei giorni scorsi cinque diocesi del New Jersey avevano pubblicato altri 180 nomi. Prima condanna per pedopornografia

    A pochi giorni dal summit in Vaticano che per volontà del Papa vedrà riuniti i capi della Chiesa cattolica per affrontare il tema della pedofilia, la diocesi di Brooklyn ha pubblicato un elenco di oltre 100 preti che si sono credibilmente macchiati di abusi nei confronti di minori.

    L’annuncio è solo l’ultimo di una serie di rivelazioni che stanno scatenando un terremoto nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi cinque diocesi del New Jersey hanno pubblicato i nomi di altri 180 preti accusati di pedofilia.

    La pubblicazione delle liste è un’operazione che riguarda solo gli Stati Uniti, dove sull’onda del successo del “Caso Spotlight”, la fortunata pellicola che riprendeva l’indagine del Boston Globe sulle coperture dell’arcivescovo Bernard Francis Law, sostituito nel 2003 e oggi sul banco degli imputati, le pressioni in America si sono fatte crescenti.

    A sostituire Law c’è oggi Sean O’Malley, il frate cappuccino della «tolleranza zero» nei confronti dei pedofili. L’uomo diventato punto di riferimento di papa Francesco ma tanto duro da aver avuto recenti screzi con lo stesso Pontefice sul caso dei sacerdoti cileni.

    Le liste sono un segnale di “espulsione” dei pedofili dalla comunità clericale. L’ennesimo segnale che il clima, con papa Francesco, è cambiato. Come dimostra anche l’introduzione di nuovi reati nel codice Che il clima con papa Francesco sia cambiato e che le liste siano un segnale di “espulsione” dei pedofili dalla comunità clericale, lo dimostrano anche le modifiche al codice penale che hanno introdotto nuove fattispecie di reato. Proprio oggi il Promotore di giustizia del tribunale vaticano, aprendo l’anno giudiziario al tribunale della Santa Sede, ha parlato della prima condanna per pedopornografia inflitta a monsignor Carlo Alberto Capella, ex consigliere alla nunziatura apostolica a Washington. Capella è stato condannato a cinque anni, il massimo della pena edittale, con le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti dovute al comportamento processuale dell’imputato che ha fornito la massima collaborazione e riconosciuto tutti gli addebiti. L’ex consigliere non ha proposto appello e per questa ragione sta già scontando la sua pena.

  • Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Città del Vaticano – Il Papa ha sciolto ogni riserva e con una decisione che non ha precedenti ha ridotto allo stato laicale l’ex cardinale McCarrick, precedentemente cacciato dal collegio cardinalizio per abusi su minori. La decisione del Pontefice arriva alla vigilia del summit sulla pedofilia previsto per la prossima settimana. per la prima volta si riuniranno gli episcopati del mondo per individuare una linea comune al fine di sradicare questo fenomeno.

    La punizione di McCarrick è frutto di una rapida indagine. In data 11 gennaio 2019, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington. E’ stato dichiarato colpevole di «sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere».

    Il 13 febbraio la Sessione Ordinaria della Congregazione ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto di condanna. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick due giorni dopo.  Il Papa ha riconosciuto la natura definitiva di questa decisione, «la quale – si legge in un comunicato- rende il caso res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso».

    Con questa mossa inedita e durissima, a conferma della tolleranza zero verso i preti pedofili-  il Papa spera di far tacere le voci di critica che gli erano arrivate a più riprese dall’arcivescovo Viganò che lo accusava di essere stato inizialmente indulgente nei confronti di McCarrick e aver ignorato il suo brutto vizio di molestare giovani seminaristi. L’ex arcivescovo di Washington è sempre stato annoverato nella corrente progressista della Chiesa americana ma soprattutto tra i più generosi benefattori e finanziatori della Santa Sede.

    La riduzione allo stato laicale di McCarrick arriva alla vigilia del summit anti abusi voluto dal Papa che ha convocato in Vaticano – a partire dal 21 febbraio – i capi della Chiesa cattolica per arginare la piaga degli abusi sessuali dei preti.
    Nel settembre 2017, l’arcidiocesi di New York segnala alla Santa Sede le accuse rivolte da un uomo all’ex arcivescovo di Washington McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta quando era adolescente. Il Papa dispone un’indagine approfondita, svolta dall’arcidiocesi di New York e trasmessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel giugno 2018 il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, su indicazione del Papa dà istruzioni perchè McCarrick non eserciti più pubblicamente il suo ministero sacerdotale.
    Nel corso dell’indagine emergono «gravi indizi», quindi il Papa – è 28 luglio 2018 – accetta le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, e gli ordina la proibizione dell’esercizio del ministero pubblico con l’obbligo di condurre una vita in ritiro, di preghiera e penitenza. Il caso McCarrick è stato al centro del dossier pubblicato dall’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò dello scorso agosto, in cui veniva messo in stato d’accusa il Pontefice e arrivava a chiederne persino le dimissioni.
    Il 7 ottobre 2018, il cardinale Marc Ouellet ha pubblicato una ‘Lettera apertà per rispondere alle accuse dell’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò sulla vicenda McCarrick nella quale aveva offerto una personale testimonianza, come prefetto della Congregazione per i Vescovi. Si domandava come fosse stato possibile che un uomo, di cui oggi si conosce l’incoerenza, venisse promosso fino a rivestire la funzione di arcivescovo di Washington e di cardinale. Disse anche che se prima di una certa data non sono state prese decisioni forti, arrivate dopo, è perché all’epoca non si disponeva, a differenza di oggi, di prove sufficienti della colpevolezza.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_spreta_arcivescovo_washington_mccarrick_pedofilia-4303924.html

  • Dal Papa il cacciatore di preti pedofili

    Dal Papa il cacciatore di preti pedofili

    Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, incontrerà il pontefice mercoledì prossimo insieme a 18 associazioni mondiali

    Silvia Campese /SAVONA

    Incontrerà Papa Francesco in Vaticano, mercoledì prossimo alle 11.30, il savonese Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, insieme ai leader delle diciotto associazioni mondiali che lottano contro gli abusi sui minori da parte di sacerdoti. Un evento storico, dove Papa Bergoglio incontrerà tutti i presidenti delle realtà che hanno aderito a Eca (Ending Clergy Abuse,Fine degli abusi clericali), l’associazione internazionale, costituita all’Onu, a Ginevra, nel 2018, nell’ambito di un incontro sui diritti dell’infanzia. All’interno di Eca, c’è anche l’Italia e, più precisamente, l’associazione fondata da Zanardi a Savona, dopo gli scandali che scoppiarono nel 2012. Quandola Procura della Repubblica sequestrò dalla cassaforte della Curia savonese una serie di documenti nell’ambito di un’indagine sui casi di pedofilia, avvenuti nella diocesi ligure. Denunce partite proprio da Zanardi, anche lui vittima di abusi da parte di uno dei sacerdoti, Nello Giraudo, poi condannato per pedofilia insieme a don Giorgio Barbacini. Sino ad oggi, dei casi savonesi il Vaticano era stato informato ufficialmente attraverso la documentazione giudiziaria. Zanardi, che aveva manifestato più volte in piazza San Pietro, non era mai stato ricevuto dai prelati. Ora, dopo anni di lotta per far sentire la voce delle vittime, mercoledì,Papa Francesco e i membri della Commissione per l’Infanzia del Vaticano incontreranno Zanardi e i membri di Eca, che comprende, tra i soci fondatori, Stati Uniti, Ecuador, Regno Unito, Francia,Spagna,Polonia,Germania, Belgio, Cile, Canada, Giamaica, Congo, Messico.

    La svolta è arrivata qualche settimana fa. Dopo la partecipazione di Zanardi e di Eca al Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’Onu, sempre a Ginevra, il 22 e 23 gennaio 2019, a febbraio le Nazioni Unite hanno reso note le conclusioni finali dell’esame, con le “Raccomandazioni che sono state inviate al Governo Italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico”. Richiesta fondamentale del

    l’Onu all’Italia: “l’istituzione di una commissione d’inchiesta che esamini tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. Indicazioni che Zanardi aveva così commentato: «Sono 20 anni che si parla di abusi nella Chiesa e, finora, non è stato fatto nulla di concreto. Se Papa Francesco vuole dare un vero segnale in questo senso,dimostri di voler realmente punire tutti ivescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare gli episodi di abuso». Il giorno dopo, giovedì, sempre Zanardi,con un’altra vittima della pedofilia clericale, Mark Rozzi, rappresentante degli Usa, terrà una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

    il secolo xix savona zanardi incontra il papa

  • [L’analisi] Pedofilia, abusi sulle suore, figli non riconosciuti: così Papa Francesco vuole intervenire

    [L’analisi] Pedofilia, abusi sulle suore, figli non riconosciuti: così Papa Francesco vuole intervenire

    “Il maltrattamento delle donne è un problema che esiste anche nella Chiesa, anche oggi”, dice il papa che intende invitare tutte le parti interessate a fare di più di quanto fatto finora. Continuità con la determinazione di Ratzinger.

    di Carlo Di Cicco, vaticanista

    Alla vigilia dell’incontro mondiale dei presidenti delle conferenze episcopali per decidere con il papa una linea comune per fronteggiare lo scandalo dei preti pedofili esploso ormai in maniera quasi ingovernabile sulla stampa di ogni continente, prende piede l’attenzione mediatica a altro problema grave attinente la sessualità: gli abusi del clero nei confronti di suore. E all’orizzonte spunta un terzo problema che crea imbarazzo e preoccupazione nella Chiesa: un riconoscimento dei figli nati da relazioni segrete, stabili oppure occasionali di sacerdoti con donne verso cui molte volte è mancato il sostegno di paternità responsabile che si facesse carico dei figli e delle madri.

    La risposta del Papa

    Ma a tener banco ora è ancora la pedofilia proprio in vista dell’incontro internazionale in Vaticano convocato da Francesco per il 21-24 febbraio. E tuttavia è stata la risposta del papa  sulla domanda degli abusi verso le suore, rilasciata ai giornalisti sull’aereo di ritorno dagli Emirati Arabi Riuniti che ha destato sorpresa. Sia perché gli abusi non sono negati, sia perché si apprende che la questione è allo studio già dal tempo del pontificato di Benedetto. Si tratta infatti di un tema delicato come lo sono nella chiesa le cose che hanno a che fare con la sessualità. Questo tema degli abusi sessuali verso le suore è ancor più complicato poiché una efficace soluzione richiede una previa comprensione di vari aspetti da tenere insieme e armonizzare: la condizione minorile della donna nella chiesa analoga alla condizione delle donne nella società in genere; la natura della vita consacrata e i percorsi formativi non sempre adeguati al livello richiesto da una scelta di vita per gli altri fatta liberamente e che comporta anche fedeltà al voto di castità; un certo maschilismo del clero non diverso nella sostanza dal maschilismo in generale; la capacità di gestione e di guida di miriadi di piccole congregazioni di suore operanti solo sul piano locale delle diocesi. Si diceva una volta scherzando che non solo un papa, ma neppure lo Spirito Santo conosce quanti ordini e congregazioni di suore ci siano nella Chiesa. E neppure si conoscono quanti siano i preti e i vescovi che hanno nel cuore il sogno di fondare congregazioni di suore.

    Le critiche

    Francesco è stato criticato da taluni ecclesiastici ma anche da suore per la sua dichiarazione ritenuta imprudente. Ma si sa che non di rado nella Chiesa è normale tacciare di imprudente il dire la verità, dimenticando il consiglio del Vangelo: la verità vi farà liberi. Anche quella scomoda. In questo caso mettere mano agli abusi verso le suore porterà senza dubbio a una purificazione della testimonianza in generale del vangelo poiché ciascuno dovrà guardarsi dentro per misurare la coerenza. Senza fermarsi a vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino.

    A ben guardare Francesco più che imprudente è apparso prudente e realista. Ci sono casi di abusi nei confronti delle suore da parte di preti e anche vescovi – sembra dire – ma sono deciso a esaminare la questione per andare sino in fondo, anche sulla scorta dell’esperienza maturata di fronte alla pedofilia dei preti. In altre parole: non nego l’esistenza del problema ma l’importante è trovare giuste e durature soluzioni. Il discernimento è richiesto a chiunque si occupi di una materia così incandescente.

    La dichiarazione

    La sua dichiarazione lascia intendere che si tratta di un tema noto come lo era la pedofilia, ma che finora non è stato studiato e messo a fuoco su basi credibili e documentate. Dai sussurri e grida occorre passare alla fase concreta per una soluzione appropriata a un fenomeno che è presente ma non in forma tale da generalizzare la condizione delle suore nella chiesa. Per quanto esteso rispetto al numero totale di suore il fenomeno è destinato a diminuire con la crescita di coscienza delle donne consacrate. Tuttavia sebbene  minoritario il fenomeno di questi abusi  sulle suore rappresenta una violenza e uno scandalo intollerabili per la vita consacrata.

    Ma domanda resta se la Santa Sede possa fare qualcosa per affrontare anche questo problema con un documento o delle linee guida, così da governare un fenomeno che – come la pedofilia – è sintomo di una degenerazione della natura umana specialmente maschile. Pedofilia, abusi e violenze verso le donne accompagnano la storia millenaria dell’umanità.  E ciò indica l’illusione che basti affrontarlo solo settorialmente. Insieme a una questione di prevenzione e gestione si richiede un cambio di passo nel percorso educativo e formativo della gente.

    Il “problema”

    “È vero, è un problema – ammette tranquillamente Francesco – . Il maltrattamento delle donne è un problema. Io oserei dire che l’umanità ancora non ha maturato: la donna è considerata di ‘seconda classe’. Cominciamo da qui: è un problema culturale. Poi si arriva fino ai femminicidi. Ci sono dei Paesi in cui il maltrattamento delle donne arriva al femminicidio. È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo. In alcune civilizzazioni in modo più forte che in altre. Ci sono stati sacerdoti e anche vescovi che hanno fatto quello. E io credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così. E da tempo stiamo lavorando in questo. Abbiamo sospeso qualche chierico, mandato via, e anche – non so se è finito il processo – sciogliere qualche congregazione religiosa femminile che era molto legata a questo fenomeno, una corruzione. Si deve fare qualcosa di più? Sì. Abbiamo la volontà? Sì. Ma è un cammino che viene da lontano. Papa Benedetto ha avuto il coraggio di sciogliere una congregazione femminile che aveva un certo livello, perché c’era entrata questa schiavitù, anche persino sessuale, da parte dei chierici o da parte del fondatore. A volte il fondatore toglie la libertà alle suore, può arrivare a questo. Vorrei sottolineare che Benedetto XVI ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema. C’è un aneddoto: lui aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare. Alla fine il Papa, con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito. Non dobbiamo scandalizzarci per questo, sono passi di un processo. Ma appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo. Il folklore lo fa vedere come debole, ma di debole non ha niente. È un uomo buono, un pezzo di pane è più cattivo di lui, ma è un uomo forte. Su questo problema: preghi che possiamo andare avanti, io voglio andare avanti. Ci sono dei casi. Stiamo lavorando”.

    Sicuramente un incremento a far fronte al problema degli abusi nei confronti delle suore avverrà dopo che saranno definite linee e prassi comuni nelle diocesi del mondo sulla pedofilia che si stima sia un problema di gran lunga più esteso.