Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    La piaga degli abusi sessuali commessi dal clero sulle suore si configura meglio. In novembre l’Unione Internazionale dei Superiori Generali ha chiesto che le religiose vittime di abusi riferiscano alla propria congregazione.

    Laurence Poujade è la presidente dell’associazione Sentinelle contro gli abusi nel clero di cui anche lei era stata vittima.

    Laurence Poujade: “Abbiamo dovuto attendere la testimonianza dei più deboli, specialmente le vittime dei preti pedofili, in modo da poter affrontare l’argomento. E nell’episcopato, grazie alla nostra vasta esperienza associativa, ci è stato già detto che era necessario aspettare l’emersione dei casi di pedofilia, poi si sarebbero occupati del nostro dossier. Stiamo aspettando già da 20 anni di parlare”.

    L’omertà trova radice in una pluralità di fattori come l’idea che il celibato e la castità interdicano il matrimonio, ma non la sessualità, il timore del contagio dell’AIDS, che fa delle suore una preda sessuale più sicura, la posizione subordinata della donna al maschio nella società e nella Chiesa.

    “La mancata castità implica considerazioni private, si può avere un comportamento passionale o una relazione che diventa trasgressiva ma il problema dell’abuso sessuale è un’altra cosa e non dobbiamo mescolare la passione con l’aggressione, sono cose ben diverse che vengono spesso confuse ed è ottimo che il papa le separi”.

    Va riconosciuto al cattolico National Catholic Reporter il merito di aver stracciato il silenzio sugli abusi contro le suore nel lontano 2001 con un ampio reportage che generò una vasta eco.

    https://it.euronews.com/2019/02/07/abusi-sessuali-sulle-suore-parla-la-presidente-di-sentinelle

  • Ozon, lo scandalo dei preti pedofili

    Ozon, lo scandalo dei preti pedofili

    “Grace a Dieu” racconta casi chiesa Lione, in attesa processo

    (ANSA) – BERLINO, 8 FEB – “Lunedì il film esce in Francia, chissà se Barbarin sarà in sala”. Il film è “Grace a Dieu”, di Francois Ozon, che ha portato alla Berlinale lo scandalo di circa 70 bambini abusati da un prete pedofilo, Bernard Preynat, sempre coperto dalla chiesa di Lione. E Philippe Barbarin è il cardinale che ha tentato di tenere la verità nascosta, per non subirne le conseguenze. Ma Ozon, che si è fatto questa domanda davanti ai giornalisti, ha assicurato di essere molto più interessato alle vittime che al clero: “non volevo fare un film politico. Ma civile”. “E mi sono concentrato sulle vittime. Il mio obiettivo era mostrare quanto la parola abbia un effetto liberatorio, su chi ha subito gli abusi e sull’ambiente circostante”. “Grace a Dieu”, che corre per l’Orso, dà voce principalmente a tre uomini, Alexandre (Melvil Paupaud), Francois (Denis Menochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), che si confrontano con approcci molto diversi ai traumi subiti nell’infanzia, in un climax emotivo che divide il film in sezioni.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/08/ozon-lo-scandalo-dei-preti-pedofili_4d414e73-3b3b-4939-a475-3b4bed340fc0.html

  • PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO

    Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.


    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione
    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 
    Redazione Web

  • “Il Vaticano sapeva dal 2001” di suore violentate

    “Il Vaticano sapeva dal 2001” di suore violentate

    SAN LUIS da News / Il nuovo scandalo in cui è stato avvistato di nuovo i casi di abuso della Chiesa Cattolica, questa volta per le suore in Africa, America Latina e Asia ora punta al Papa Francisco Jorge Bergolglio- dopo aver recentemente riconosciuto le umiliazioni.

    Secondo l’avvocato argentino Carlos Lombardi, specializzata in affari ecclesiastici e le facce intesa come fa sì che il Provolo, l’atteggiamento assunto dal capo della Chiesa “non è altro che un nuovo attore fingere sincerità di Bergoglio, rispetto ad un altro flagello trincerato nella Chiesa cattolica: la violazione delle suore da parte di sacerdoti e vescovi.

    Il noto avvocato di Mendoza ha assicurato che “il Vaticano conosceva il fenomeno, almeno, dal 2001, anno in cui riconosceva pubblicamente che centinaia di suore erano state violate dai missionari”.

    Lombardi ha ricordato che “questi eventi hanno portato alla sanzione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione del 04/05/2001”.

    Per questo Lombardi ha accusato “il papa continua la sua cultura demagogica e disonesta. La chiesa cattolica, sta ancora generando violenza di genere generatore, nella sua struttura, organizzazione, funzionamento e dottrina “, ha scattato.

    Il  Papa argentino  ha riconosciuto pubblicamente lo scandalo in cui sacerdoti e vescovi abusano sessualmente delle suore, affermando che si è impegnato a fare di più per combattere il problema.

    Intervistato dai giornalisti sul piano pontificio, il Papa ha ricordato che  Papa Benedetto XVI  aveva preso provvedimenti contro un ordine basato in Francia, dopo un po ‘delle sue sorelle religiose era stato ridotto a “schiavitù sessuale” presso le mani del sacerdote che ha fondato l’ordine

    “Dovremmo fare qualcos’altro? Sì. C’è una volontà? Sì. Ma è un percorso che abbiamo già iniziato “, ha chiesto Francisco tornando a Roma dopo la sua visita negli Emirati Arabi Uniti.

    Lo scandalo ha rotto suore perché la Chiesa cattolica ha dovuto affrontare un’ondata di casi di preti pedofili nei paesi in tutto il mondo, dall’Irlanda e dagli Stati Uniti all’Australia.

    L’ammissione papale è arrivata dopo una rara protesta la scorsa settimana delle donne ‘s rivista del Vaticano,  Donne Chiesa mondiale , che ha denunciato lo stupro di suore, che ha costretto loro di abortire (qualcosa di proibito dalla religione cattolica) o crescere i figli che non sono stati riconosciuti dai loro sacerdoti sacerdoti.

    “Ci sono state molte lamentele al Vaticano e non è stato dato seguito , ” ha dichiarato  Lucetta Scaraffia , redattore capo della rivista, che ha sollevato la questione nel numero di febbraio della pubblicazione, che viene distribuito con il quotidiano  Osservatore Romano  del Vaticano.

  • La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – I vescovi italiani non vogliono la presenza di vittime di abusi sessuali all’interno degli organismi di prevenzione e tutela che la Cei andrà a breve a costituire. Contrariamente a quello che ormai accade in tante altre conferenze episcopali dove il cammino per contrastare la piaga dei preti pedofili (spesso spostati da una parrocchia all’altra per non creare scandalo, come è avvenuto anche negli anni passati a Milano e a Napoli) ha scelto di non avvalersi di consulenze stabili di ex vittime che, grazie alla propria esperienza, potrebbero invece aiutare a sradicare meglio la mentalità opaca che finora ha portato all’insabbiamento di tanti casi.

    La Cei solo da pochissimo ha avviato l’iter per una Commissione nazionale presieduta dal vescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni, e creato un Servizio nazionale per la tutela dei minori. Alla vigilia dell’incontro mondiale in Vaticano di fine febbraio, tra tutte le conferenze episcopali, è stato finalmente reso noto il testo del regolamento che servirà da base per per contrastare il fenomeno e dare uniformità a tutto il territorio nazionale. L’organismo dovrà «consigliare e supportare la Cei, i vescovi e i superiori maggiori nella promozione della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili». Inoltre dovrà «studiare e proporre contenuti informativi e formativi, oltre che strumenti operativi, per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, sensibilizzare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso». Non avrà alcun peso decisionale. Inoltre non fa esplicitamente riferimento all’apporto che le vittime potrebbero fornire.

    Sul tema all’interno dei vescovi si registrano spaccature. Recentemente il presidente dei vescovi calabresi, monsignor Vincenzo Bertolone ha chiesto di «rifuggire le strade che portano all’omertà».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vescovi_pedofilia_papa_francesco_vaticano_cei-4270769.html

  • Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

    Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

    Il parroco di Belmonte è stato relatore di un convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Molise

    AGNONE – Pedofilia nella Chiesa: sacerdoti vittime o carnefici? Rapporti, limiti e collaborazioni tra diritto statuale italiano e diritto canonico nei casi di pedofilia. Il processo mediatico che, prima della giustizia, condanna i sacerdoti a prescindere, perché i preti pedofili fanno notizia. Sono alcuni dei temi trattati da don Francesco Martino, sacerdote e giornalista, chiamato a relazionare nel corso deontologico organizzato nei giorni scorsi, ad Agnone, dall’Ordine dei giornalisti del Molise. Una materia delicata e spinosa perché i casi di pedofilia all’interno della Chiesa sono sempre più frequenti e finiscono sempre di più sui giornali di tutto il mondo.

    «Facciamo il caso di un sacerdote accusato di pedofilia. Il vescovo, appena riceve la denuncia, deve procedere ad un primo accertamento dei fatti, sentendo le parti in causa, ma deve agire con prudenza, verificando la fondatezza o probabilità dell’accusa che escluda la calunnia gratuita o la diffamazione del soggetto implicato. L’atto immediato che può, cautelativamente, porre in essere è l’allontanamento dall’ufficio e la destinazione in una comunità religiosa appropriata, dove il soggetto, invitato a preghiera e penitenza, possa confrontarsi anche con specialisti psicologi, psichiatri ed esperti in modo da fare luce sulla vicenda. Se il Vescovo accerta un qualche fondamento nelle accuse, procede ad una sospensione cautelare a divinis del sacerdote implicato, ed avvia il procedimento canonico relativo inviando gli atti e le indagini diocesane al tribunale ecclesiastico di competenza presso la Santa Sede istituito presso la Congregazione della Dottrina della Fede. La procedura canonica prevede il segreto sull’intero procedimento fino all’emissione della sentenza, per tutelare comunque sia i testimoni, sia l’imputato, sia la loro dignità, sia evitare la spettacolarizzazione mediatica degli eventi, evitando di esporre anzitempo alla gogna mediatica.

    In ogni caso, il Vescovo non è tenuto a denunciare il prete davanti all’autorità civile, in ragione anche di questa indicazione presente nella Scrittura nella Prima lettera ai Corinzi, cap. 6 versetti 1-11, in cui chiaramente si dice che liti tra i cristiani non devono essere affidate ai tribunali civili, ma risolte all’interno della comunità. Il Vescovo, se richiesto dal magistrato, trasmette il processo canonico e tutti gli incartamenti
    all’autorità civile solo dopo la sentenza definitiva di condanna, che diventa pubblica, non prima del giudizio definitivo. Un’ultima riflessione riguarda la deontologia professionale dei giornalisti: oggi esiste comunque un problema, che è quello dei social media. Molti blogger, tutti coloro che usano facebook, possono divulgare senza controllo notizie sugli abusi, a volte vere e proprie bufale, danneggiando irrimediabilmente l’onorabilità delle persone e dei sacerdoti coinvolti, perché l’opinione comune è ritenere gli uomini di Chiesa gente comunque losca, depravata e immorale. Purtroppo oggi l’opinione pubblica legge solo i titoli e reagisce scomposta solo a questi, basta vedere i commenti sui social. Un uomo di Chiesa oggi è senza difesa rispetto agli altri ad attacchi del genere: solo l’uscita della notizia non solo determina il processo mediatico, ma la condanna definitiva ed inappellabile pubblica, per cui la sua dignità è distrutta per sempre.

    Un sacerdote semplicemente sospettato o accusato di pedofilia come sacerdote è morto per sempre. Effettivamente la Chiesa paga le azioni dei suoi figli indegni, che danno scandalo, per i quali, come dice il Vangelo, è meglio mettere loro una macina al collo e gettali nel mare».

    Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

  • La realtà inconfessabile parte seconda: “MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’”

    La realtà inconfessabile parte seconda: “MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’”

    21-24 Febbraio 2019
    INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Ultimo appello a Papa Francesco

    Introduzione:

    Papa Francesco scrive una Lettera al Popolo di Dio, esortando TUTTI a stare vicini alle vittime dei preti pedofili. Il concetto di “vicinanza” non è uguale per tutti, evidentemente.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video vedremo un altro pezzo della “Lettera aperta a Papa Francesco” scritta dai familiari della vittima di un sacerdote e pubblicata sul Fatto Quotidiano on-line il giorno 19.10.2018; i punti salienti della Lettera al Popolo di Dio scritta da Papa Francesco; vedremo uno stralcio della Diffida alla vittima scritta dagli avvocati della Diocesi del prete condannato in primo grado; alcuni punti del Verbale di una udienza durante il quale il PM interroga il prete imputato; e ancora, la Nota Stampa della Diocesi che comunica l’inizio del procedimento penale; vedremo la Comunicazione della Diocesi in seguito alla condanna in primo grado del prete; e infine lo stralcio di una intervista a una vittima irlandese che recentemente ha incontrato il Papa.

    Spunti di riflessione:

    Analizzando i documenti ufficiali della Santa Sede – di cui l’ultimo in ordine di tempo è la “Lettera al Popolo di Dio” – e i documenti ufficiali che accompagnano i processi penali dove l’imputato è un sacerdote accusato di aver abusato di un minore, sorgono spontanee diverse domande.

    La Lettera al Popolo di Dio esorta tutti i battezzati ad una vicinanza alle vittime dei preti pedofili, ad una solidarietà fattiva.

    • Come si concretizza questa vicinanza nelle Parrocchie, nelle Diocesi?
    • Si può parlare di “vicinanza” quando il Vescovo/Vicario non ha MAI parlato con la vittima?
    • Si può parlare di “vicinanza” quando i legali della Diocesi minacciano di chiedere danni alla vittima se osa far conoscere il suo dramma?

    Tra i documenti scritti da Papa Francesco leggiamo anche il Motu Proprio dal titolo “Come una madre amorevole” che tratta ancora il tema della pedofilia clericale e annuncia la linea dura contro i Vescovi che insabbiano, istituendo addirittura un Tribunale apposito.

    • Che distacco c’è tra la documentazione ufficiale e i fatti concreti?
    • È attivo il Tribunale per giudicare i vescovi insabbiatori? Eh, no: “era solo un progetto”.
    • Merita una promozione un Vescovo/Vicario che giudica un presunto abuso sessuale come una situazione in cui il prete “perde autorevolezza”?
    • È coerente con la “Tolleranza Zero” di Papa Francesco prendere la decisione di spostare un prete accusato di aver abusato di un minore, senza approfondire? Decisione presa in soli 15 giorni, e trasferimento ancora in una parrocchia ad occuparsi di minori?
    • Queste azioni denotano “scrupolo e coscienza”, come rivendicato dalla Nota Stampa della Diocesi, distribuita con l’inizio del Processo penale?
    • Così si concretizza la vicinanza alle vittime?

    Qualche vittima ha avuto il privilegio di incontrare direttamente il Papa, come la vittima irlandese che troviamo nel video. Oltre alle scuse “ormai di rito” Papa Francesco ha dichiarato alla vittima irlandese che i Vescovi che insabbiano i casi di pedofilia sono paragonabili ad “escrementi umani”.

    • Quali provvedimenti prende Papa Francesco nei confronti dei Vescovi che coprono i preti pedofili? Nel caso che stiamo analizzando come esempio, entrambi i monsignori a conoscenza del fatto, pur avendo preso decisioni non coerenti con la “Tolleranza Zero”, sono stati promossi, hanno fatto carriera all’interno della Chiesa. Promossi dal Papa.
    • Quando ciò che il Papa racconta alle vittime sarà coerente con le sue stesse azioni concrete?

    Per approfondire:

    La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema “I GENITORI DEVONO SAPERE”, mentre la prossima settimana parleremo del seguente argomento: “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”, ovvero come è considerato, da un punto di vista canonico, un abuso sessuale.

  • Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Di Francesco Zanardi, Presidente della Rete L’ABUSO

    Un Governo che prega sempre più forte insieme alla chiesa, per non sentire le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.

    Questo è quello che abbiamo visto a Ginevra nell’80° Sessione del Comitato per i diritti del fanciullo, che pochi giorni fa, il 22 e 23 gennaio, ha sottoposto ad esamina – in riferimento alla Convenzione per i diritti del fanciullo – l’Italia. Eravamo presenti anche noi della Rete L’ABUSO, il sottoscritto, uno degli avvocati dell’Associazione, Mario Caligiuri, e un consulente della Rete, Simone Padovani.

    L’esamina ha riguardato un campo molto ampio in materia di minori, dalla sanità all’istruzione e al benessere dei fanciulli, all’immigrazione e ai rispettivi soccorsi, passando anche per gli abusi sessuali, quelli commessi in famiglia, ma anche quelli commessi dal clero cattolico, ancora oggi per la maggior parte impuniti dalla legge. E proprio qui, dopo i diversi report che dal giugno scorso la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, le domande approfondite e coincise, formulate dal membro del Comitato Jorge Cardona.

    Domande alle quali in quella sede l’Italia non ha saputo o voluto rispondere e quello che ci sconcerta è davvero lo scarsissimo interesse, per non dire totalmente nullo, dimostrato dal Governo italiano. Si è presentato in questa sede dopo una interrogazione parlamentare depositata dal deputato Matteo Mantero nel novembre 2017; una diffida ad adempiere dei legale della Rete L’ABUSO inviata anche all’attenzione del Comitato Onu e depositata lo scorso febbraio; una denuncia, sempre dei legali della Rete L’ABUSO, depositata lo scorso 18 ottobre, senza risposta alcuna. I rappresentanti italiani si sono giustificati dicendo che non erano presenti, al momento, i tecnici in grado di rispondere. Chissà se lo faranno dall’Italia nelle 48 ore a loro disposizione, come ha ricordato loro il membro del Comitato Jorge Cardona che ha posto le domande.

    Chissà se il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, mentre chiude i porti e fa la battaglia ai migranti, si accorge che dall’estero, comodamente seduti su voli internazionali, arrivano in continuazione nel nostro paese preti pedofili, o con tali accuse a carico che, a rischio nei propri Paesi, si rifugiano nella bella penisola felice dell’impunità, l’Italia.

    Zanardi

    Video dei passaggi interessati

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

  • ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    Osservazioni conclusive sulla quinta e sesta relazione combinata periodica dell’Italia – CRC oss. conclusive ITA

    1. Introduzione
    2. 1. Il Comitato ha esaminato la quinta e la sesta relazione periodica dell’Italia (CRC/C/ITA/5-6) nelle sue riunioni 2354 e 2355 (CRC/C/SR. 2354 e 2355), tenutesi il 22 e 23 gennaio 2019 e ha adottato le presenti osservazioni conclusive nella sua 2370a riunione, svoltasi il 1° febbraio 2019.
    3. 2. Il Comitato accoglie con favore la presentazione della quinta e sesta relazione combinata dello Stato Membro2 e le risposte scritte all’elenco di preoccupazioni (CRC/C/ITA/Q/5-6/Add.1), che hanno permesso una migliore comprensione della situazione dei diritti dei bambini nello Stato Membro. Il Comitato esprime apprezzamento per il dialogo costruttivo svolto con una delegazione di alto livello e multisettoriale dello Stato Membro.
    4. Misure di follow-up adottate e progressi realizzati dallo Stato Membro
    5. 3. Il Comitato si compiace dei progressi compiuti dallo Stato Membro in vari settori, tra cui la ratifica o l’adesione agli strumenti internazionali, in particolare la ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia in una procedura di comunicazione (3), nel 2016; la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (4), nel 2015; il Protocollo Opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (5), nel 2015; il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (6), nel 2013; e la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) (7), nel 2013. Il Comitato prende atto con apprezzamento anche delle misure legislative, istituzionali e politiche adottate per attuare la Convenzione, in particolare l’adozione della Legge 71 del 29 maggio 2017 sulla protezione dei bambini nella prevenzione e lotta contro il cyberbullismo; la Legge n. 47 del 7 aprile 2017 sulle misure di protezione dei minori….. Continua a leggere il testo integrale
  • PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    di Francesco Zanardi – Premetto che nell’esposizione mi limiterò solo ai contenuti che riguardano  la tematica di cui la Rete L’ABUSO si occupa, ovvero i preti pedofili.

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019 presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di Ginevra, il Comitato per la tutela del fanciullo ha interrogato il Governo italiano, per verificare l’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo. Tra le varie tematiche, tutte riguardanti la salute e il benessere psicofisico dei minori, si è parlato della pedofilia, in particolare dei preti pedofili e dell’impunità che lo Stato italiano tacitamente garantisce loro a danno dei propri cittadini che, nella maggioranza dei casi, oltre al danno rimangono anche senza giustizia.

    A portare in seduta questo argomento è stato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato che ha domandato all’Italia se il sistema adottato dallo Stato italiano nel 2002, che prevedeva l’assistenza alle vittime di violenza sessuale tramite il servizio sanitario nazionale, è stato messo in pratica e se questi centri sono di facile accesso per le vittime.

    Ha poi proseguito rammaricandosi, a nome del Comitato, per la mancanza di informazioni sull’entità degli abusi sessuali contro minori da parte del clero cattolico.

    Riferendosi poi ai diversi report che nei mesi scorsi la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, ha proseguito esprimendo la preoccupazione dello stesso, per i numerosi dati che pervengono riguardanti minori vittime di abusi da parte del clero, inchieste penali in seguito a questi fatti e condanne penali molto indulgenti ai membri del clero dichiarati colpevoli, la mancanza di arresti domiciliari o di pene detentive.

    Passando poi alla violazione della Convenzione di Lanzarote, riferendosi sempre al nostro report sull’applicazione del certificato anti pedofilia, ha lamentato la mancata applicazione di questo a tutta la categoria del volontariato, alla quale il clero appartiene.

    Ha poi domandato all’Italia, come pensa di superare l’impunità dei membri del clero sulla base dell’articolo 4 dei Patti Lateranensi, che sollevano il clero dall’obbligo della denuncia alla giustizia civile.

    Ha concluso domandando come l’Italia prevede di sradicare l’impunità che regna e lottare contro queste situazioni.

    La risposta data dalla rappresentante italiana, dottoressa Concetta Potito è stata poco esaustiva, e si è limitata a spiegare ciò che già era ben noto al comitato, in parte già oggetto delle contestazioni dello stesso Comitato.

    Jorge Cardona ha poi chiuso la seduta sottolineando che ci sono molte domande che non hanno ricevuto risposta e ha ricordato all’Italia che ha a sua disposizione 48 ore per farlo. Ha ricordato che il Comitato non è qui per giudicare, ma per aiutare l’Italia a raggiungere gli obbiettivi previsti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo che, però, allo stato attuale preoccupa in diversi punti il Comitato.

    Tra 15 giorni il Comitato presenterà all’Italia le raccomandazioni in materia.

    Paragrafo 21 le osservazioni del CRC oss. conclusive ITA

    Di seguito gli spezzoni in materia di pedofilia clericale di quanto detto in seduta.

    http://retelabuso.org/2019/01/24/esamina-dellitalia-alle-nazioni-unite-crc-sedute-integrali-del-22-e-23-gennaio-2019-audio-ita/

    http://retelabuso.org/2019/01/25/governo-e-preti-pedofili-le-preoccupazioni-della-rete-labuso-dopo-lesamina-allonu/