Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • CILE – Le decisioni del Papa: finora il parto di un topolino

    CILE – Le decisioni del Papa: finora il parto di un topolino

    Da gennaio 2018, chi in qualche modo è coinvolto o interessato al tema della pedofilia nella Chiesa, sta seguendo con molta attenzione la vicenda del Cile che non sto qui a riassumere.

    Anche in ambienti cattolici (parrocchie), si evidenziano due posizioni molto nette: c’è chi “difende” a priori la Chiesa credendo, in buona fede (?), che il tema della pedofilia sia circoscritto e che venga amplificato solo come “attacco” alla Chiesa stessa; ma c’è anche chi, più o meno timidamente, comincia ad informarsi, a seguire le notizie, a chiedere a chi ne sa qualcosa perché, suo malgrado, ci è passato o conosce bene situazioni a lui vicine.

    Questa seconda categoria è quella più interessata ad approfondire, ed è anche quella più determinata a far luce sulle enormi ombre che qualcuno vuol far calare sulla verità.

    Dunque sul Cile era attesissima la decisione di Papa Francesco in seguito alle dimissioni di tutta la conferenza episcopale cilena: 34 vescovi avevano scritto e consegnato al pontefice la rinuncia al loro incarico dopo la convocazione in Vaticano di poche settimane fa.

    Dunque?

    È di oggi la notizia apparsa sul Vatican News: PAPA FRANCESCO ACCETTA LA RINUNCIA DI TRE VESCOVI IN CILE. Grande notizia!  Finalmente il Papa inizia a mettere in pratica la sua TOLLERANZA ZERO, finalmente inizia la lotta seria contro i preti pedofili e chi li protegge, finalmente i piccoli saranno difesi dalla Chiesa!

    Sì, questo è quello che un cattolico si immagina con quel titolo e conoscendo i retroscena di tutta la vicenda.

    Ma leggendo l’articolo la sorpresa è una ennesima delusione: mons. Cristián Caro Cordero “è stato dimesso” per raggiunti limiti di età, così come il “collega” mons. Gonzalo Duarte García De Cortázar. Il terzo vescovo è mons. Juan Barros Madrid, quello che avrebbe dato maggior scandalo nella copertura del pedofilo Karadima: che fine farà? L’articolo dice che “prenderà un anno sabbatico”.

    Da cattolica mi chiedo, e con me se lo chiedono davvero in tanti ormai, che gusto ci trova Papa Francesco ad essere sempre meno credibile?

    Questa lotta alla pedofilia (= lottare per proteggere i piccoli! Non stiamo parlando d’altro, accidenti!), che viene tanto decantata, A PAROLE, dalla famosa “Tolleranza Zero” di Papa Francesco, in cosa si tradurrebbe in concreto?

    Si traduce in UN ANNO SABBATICO: peggio di così non si poteva nemmeno lontanamente immaginare. Vite di decine e decine di bambini rovinate… un anno sabbatico… UNA PRESA IN GIRO DEVASTANTE. Ma non per chi è già vittima: per la Chiesa stessa!

    E il Tribunale per i Vescovi insabbiatori?

    E il Motu Proprio “Come una madre amorevole” scritto proprio da Papa Francesco?

    Sempre e soltanto tante, tantissime, innumerevoli belle parole…

    Quanti giornali AVRANNO IL CORAGGIO di commentare questo ultimo intervento del Papa? Tutti pronti a scrivere e riportare ogni cosa detta da Papa Francesco: ma quanti poi verificano cosa effettivamente viene fatto di quanto detto e scritto?

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli che ha coinvolto l’Arcivescovo di Milano mons. Delpini torna a Quarto Grado, ora anche il Pontefice Papa Francesco ne è a conoscenza e i familiari gli rivolgono un appello.

    Venerdì 25 maggio 2018, il caso don Galli, ovvero il caso del prete accusato di abuso sessuale ai danni di un minore che portò nel suo letto nel dicembre 2011, è tornato ancora una volta in televisione nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado.

    (ultimo servizio dal minuto 2:21’:30” al minuto 2:56’:16”)

    I familiari della presunta vittima attendono da più di sette anni che la Chiesa, il Santo Padre, faccia chiarezza sulla loro vicenda ma anche su tutte, le tante vicende analoghe che, purtroppo, vengono gestite dalla gerarchia della chiesa quasi sempre nello stesso identico modo.

    Attendendo l’esito del processo penale attualmente in corso, che stabilirà le responsabilità del sacerdote accusato di abuso sessuale, i familiari si sono rivolti alla Santa Sede ponendo delle semplici domande partendo dai fatti certi riscontrati sin dai primi giorni del lontano 2011.

    Il sacerdote accusato, don Mauro Galli aveva subito ammesso ai suoi superiori, il Parroco don Carlo Mantegazza e il Vescovo Mario Delpini di aver portato in parrocchia, nel suo letto matrimoniale il minore e di aver dormito con lui la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011.

    Il fatto già di per sé assai grave, come lo definì in seguito il Cardinale Scola, all’epoca superiore del Vescovo Delpini, non portò il monsignore ad avviare alcun approfondimento (indagine canonica detta “indagine previa” obbligatoria in questi casi).Mons. Delpini decise di mettere subito a tacere quanto appreso, semplicemente spostando il sacerdote da una parrocchia all’altra, da Rozzano alla vicina Legnano (sempre nel milanese), ancora una volta a contatto con i bambini dell’oratorio nella pastorale giovanile.

    Dato che questi fatti sono certi, riscontrati e riconosciuti da tutti, incluso don Mauro, che lo ha ammesso anche davanti ai giudici, e mons. Delpini che lo ha giurato alla Polizia (come da verbale acquisito in tribunale), le semplici domande che pongono insistentemente i familiari sono le seguenti:

    “Chiediamo al Santo Padre Papa Francesco che dall’inizio del suo pontificato in più occasioni ha proclamato la ormai famosa “Tolleranza zero” nell’ambito della lotta alla pedofilia all’interno della chiesa, “tolleranza zero” nei confronti dei sacerdoti che abusano di minori o adulti vulnerabili, “tolleranza zero” nei confronti dei Vescovi che insabbiano questi casi, se:

    1 – E’ tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ tollerabile che un Vescovo che sa con certezza che un sacerdote a lui affidato ha portato nel proprio lettone matrimoniale un minore, anche se fosse solo per dormire in compagnia, decida di non denunciare il fatto, di non avviare alcuna indagine canonica per approfondire, ma semplicemente disponga il trasferimento del prete da una parrocchia all’altra ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Più volte, in questi anni, i familiari e i parenti hanno scritto alla Santa Sede ponendo queste semplici domande, non riuscendo a capire come occorra così tanto tempo per rispondere offrendo l’interpretazione autentica alla proclamata “tolleranza zero”.

    Non si capacitano di questo lungo silenzio quando loro stessi, come probabilmente qualunque genitore che non abbia una preoccupante immaturità affettiva unitamente ad  una rilevante devianza sessuale, non esiterebbero neppure un attimo nel rispondere all’unanimità.

    Nessun papà o mamma a cui capita di sovente di ospitare altri minori, compagni dei propri figli magari per una ricorrenza, una festa, un compleanno, oppure di affidare per il medesimo motivo i propri figli ad altri genitori, si sognerebbe mai di portarsene uno nel proprio letto anche semplicemente per trascorrere la notte in compagnia… si rabbrividisce e inorridisce solo al pensiero…

    Come dunque è possibile che per il Papa, questo Papa, Francesco, sia così difficile rispondere? Come è possibile che in più di sette anni non si abbia ancora una risposta certa, semplice e chiara?

    E lo stesso Papa che nel 2014 diceva:

    … “Chiedo perdono alle vittime di abusi da parte di sacerdoti, dobbiamo dare prova di «estrema severità» verso i preti pedofili. Come può – si chiede il Pontefice – aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato «un sacrificio diabolico», che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?”. Alcune vittime, ricorda con amarezza il Papa, “sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.

    Massima severità con i preti pedofili e con chi li ha protetti

    Si tratta, ammonisce ancora una volta Francesco, “di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. Rammenta dunque che nella Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” ha esortato la Chiesa a “prendersi cura e proteggere con affetto particolare i più deboli e gli indifesi”. “Abbiamo dichiarato – ribadisce – che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato”.

    (14 febbraio 2017)

    Dunque l’appello dei familiari lanciato a Quarto Grado. Da pochi giorni è finalmente giunta la notizia che ora finalmente il caso è in mano direttamente al Sommo Pontefice.

    In una lettera a loro inviata da parte del Nunzio Apostolico Emil Paul Tscherring, pur non rispondendo alle domande poste nelle diverse precedenti lettere, viene scritto esplicitamente che sono regolarmente giunte le diverse istanze sia al Santo padre che alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    A onor del vero, la Congregazione per la Dottrina Della Fede aveva già risposto, in più occasioni, riferendo di avere già ricevuto correttamente tutte le istanze e la relativa documentazione del caso, incluso le esplicite denunce del comportamento omissivo dei due Vescovi mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

    Lo avevano scritto rispondendo già dal 2015 sia direttamente attraverso la segreteria dell’ex Prefetto Cardiale Müller, sia attraverso il precedente Nunzio Apostolico Arcivescovo Adriano Bernardini, sia attraverso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Prefetto Dominique Cardinale Mamberti.

    Dunque dal 2015, ben anni prima delle nomine dei due monsignori Delpini e Tremolada, il primo Arcivescovo di Milano e il secondo Vescovo di Brescia, tutti, forse eccetto Papa Francesco, sapevano delle pesanti denunce relative al comportamento dei due monsignori.

    Possibile che nessuno abbia informato adeguatamente Papa Francesco? Per tutti i Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, tali comportamenti sono normali, accettabili e comunque TOLLERABILI?

    Ora però è diverso, dall’11 maggio 2018, a distanza di quasi otto anni dai fatti, anche il pontefice è finalmente consapevole, dunque chi meglio di lui può rispondere alle due semplici domande in relazione alla famosa “TOLLERANZA ZERO”?

    Chi può darne l’autentica interpretazione se non chi l’ha concepita?

    1 – E’ dunque tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ dunque tollerabile che un Vescovo che sa… disponga il trasferimento del prete, da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Se è ritenuto “TOLLERABILE”, allora significa inevitabilmente che non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “UNA CERTA TOLLERANZA”…

    Se è ritenuto “NON TOLLERABILE”, allora il sacerdote non può continuare a fare il sacerdote e il Vescovo non può continuare a fare il Vescovo, diversamente non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Non possono esserci altre vie di mezzo, ZERO è ZERO!

    L’importante è che ci sia una parola chiara, anche se la titubanza nel rispondere forse evidenzia già chiaramente di fatto la risposta: quantomeno nella gerarchia della Chiesa stessa, nelle sue più alte istituzioni come la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Tuttavia è saggio attendere fiduciosi: d’altra parte il Papa lo sa solo da un mese, certamente risponderà a breve, a beneficio di tutti, e sicuramente anche Quarto Grado ne diffonderà il contenuto offrendo un prezioso servizio alla Chiesa stessa per tutti i genitori cattolici, per i parenti che hanno atteso con speranza e trepidazione quasi otto anni, attendere ora il Papa qualche altro giorno non sarà un problema…

    L’importante è che la risposta non si faccia attendere, non sarebbe comprensibile che lo stesso Papa non sappia spiegare i suoi proclami o abbia bisogno di tempo per riflettere, in tal caso non si sarebbe potuto esprimere prima, altrimenti sarebbe una grande presa in giro mondiale di tutte le vittime e loro familiari.

    Infatti è importante che tutti i genitori sappiano se gli oratori in cui mandano i propri figli sono luoghi da considerare sicuri, se possono mandare serenamente ai centri estivi, alle vacanze con la parrocchia i propri figli, se si devono aspettare che possa capitare che il prete scelga il loro figlio per dormire in compagnia in quanto è ritenuto normale o comunque tollerabile dai vescovi loro responsabili…

    I genitori hanno il diritto di poter scegliere liberamente il bene dei loro figli ma con consapevolezza, con una seria e credibile quanto onesta informazione, devono sapere se affidare o meno i loro figli alla chiesa e a quali condizioni.

    Quello che è certo, almeno ad oggi, che per la chiesa di Milano guidata dall’attuale Arcivescovo mons. Mario Delpini, come quella di Brescia, guidata dall’attuale Vescovo mons. Pierantonio Tremolada, è normale e “tollerabile” che un prete porti a letto un minore per dormire in compagnia, al massimo se proprio i genitori si dovessero lamentare, il prete verrà spostato in un altro oratorio dove ci saranno altri bambini e genitori inconsapevoli!!!

    Nel frattempo, in attesa di conoscere l’interpretazione ufficiale del Santo Padre, il processo penale procede, indipendentemente dalla tolleranza o tolleranza zero che sia, con una certa celerità ed estrema  professionalità, un’udienza dopo l’altra.

    Ci sono state le indagini, le intercettazioni, gli interrogatori, le testimonianze, i riscontri…

    Nel mondo reale purtroppo non ci sono adulti normali che, ingannando i genitori di un minore, riescono ad escogitare una strategia premeditata, tale per cui portano nel proprio lettone un ragazzino estraneo al proprio nucleo familiare per dormire in compagnia o perché hanno paura del buio o ancora per una semplice leggerezza…

    Nel mondo reale questo non accade, ed evidentemente anche l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini lo sapeva e lo sa perfettamente: diversamente non si sarebbe scomodato precipitandosi la vigilia di Natale del 2011 (96 ore dopo la fatidica notte delle leggerezze) a spostare il prete immediatamente, di fatto cercando di insabbiare il caso, senza nemmeno sentire l’esigenza di voler chiarire quello che si vuol far credere un semplice malinteso tra il prete, il ragazzino e i genitori.

    In un mondo reale, una leggerezza si poteva tranquillamente spiegare e giustificare… lo stesso sacerdote non avrebbe pagato 150.000 euro, prima ancora della sentenza, per grande generosità (non avendo peraltro soldi) e per il semplice fatto di aver dormito con il consenso preventivo dei genitori… In aula ha spiegato che anche i suoi parenti, gli zii, la nonna sono stati così generosi nei confronti del ragazzino che nemmeno conoscevano…

    …Chissà se anche questo, nel mondo reale, troverà riscontro oppure una mano occulta ha messo mano al portafoglio con i magistrali passaggi di denaro…L’accusa formulata dal Pubblico Ministero che ha indagato approfonditamente non parla di leggerezza ma di abuso sessuale aggravato.

    Purtroppo questo è il mondo reale e speriamo che anche il Santo Padre ne prenda dolorosamente atto rapidamente.

    Redazione

  • “Alla sbarra chi nascose”

    “Alla sbarra chi nascose”

    Vittime di abusi sessuali chiedono al Papa d’istituire un tribunale che giudichi i vescovi che protessero i preti pedofili

    Vittime di abusi sessuali da parte del clero, riunitesi in organizzazione mondiale, chiedono al Papa di annunciare l’istituzione di un tribunale durante la visita del 21 giugno a Ginevra.

    La corte non dovrebbe però essere formata da soli membri della Chiesa e ancor meglio sarebbe se fosse esclusivamente la giustizia civile a pronunciarsi.

    Gli scandali insabbiati dalle gerarchie ecclesiastiche sono un problema planetario, ha dichiarato giovedì un rappresentante dell’Ending Clergy Abuse, associazione di cui sono state gettate le basi questa settimana in riva al Lemano. Al Pontefice vengono ora chieste misure concrete contro i vescovi che hanno protetto i sacerdoti pedofili.

    ATS/dg

    https://www.rsi.ch/news/svizzera/Alla-sbarra-chi-nascose-10559105.html

  • Fantocci vestiti da vescovi pendono impiccati, in Cile l’ennesima protesta per la pedofilia nella Chiesa

    Fantocci vestiti da vescovi pendono impiccati, in Cile l’ennesima protesta per la pedofilia nella Chiesa

    di Franca Giansoldati

    Santiago del Cile – Una brutta immagine sta facendo il giro del mondo e mostra tre fantocci con gli abiti vescovili impiccati da un ponte, che dondolano sotto una scritta che invoca la pena di morte per impiccagione per i preti pedofili. Il Cile continua ad essere attraversato da fortissime polemiche dopo che un gruppo di vittime ha scoperchiato un inferno fatto di omertà, coperture di una rete di vescovi conniventi che di fatto garantivano protezione ai parroci pedofili. Il Papa (che inizialmente aveva dato fiducia ad uno dei vescovi insabbiatori) ha fatto retro marcia e fatto partire due inchieste supplementari, affidandole a due persone di sua fiducia che rispondono solo a lui. L’inchiesta ha prodotto 2000 pagine di dossier.

    Due settimane fa ha convocato al Roma l’intero episcopato per un confronto per capire chi ha coperto, chi ha mentito (anche al Papa), chi sapeva e non ha fatto nulla. Il risultato di quella drammatica riunione è che il pontefice non ha indicato alcun colpevole da punire, anche perchè si aspettava le dimissioni volontarie dei responsabili. Cosa che non è avvenuta. L’episcopato per protesta si è invece dimesso in blocco per protesta e ora toccherà a Papa Bergoglio decidere chi punire e chi lasciare al suo posto.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cile_impiccagione_denunce_vescovi_dimissioni-3780278.html

  • Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Serena Sartini

    L’operazione tolleranza zero nella lotta alla pedofilia all’interno del clero continua senza tregua. L’ultima mossa di Papa Francesco riguarda il commissariamento dell’arcidiocesi di Adelaide, con la nomina di monsignor Gregory O’Kelly come amministratore apostolico. L’annuncio è avvenuto tramite un insolito bollettino domenicale e tre semplici righe che indicano la nomina del commissario, a due settimane dalla condanna dell’arcivescovo Philip Wilson, accusato di aver coperto casi di abusi sessuali di un sacerdote su alcuni minori.

    La diocesi di Adelaide era stata infatti travolta dallo scandalo con la condanna, lo scorso 22 maggio, di monsignor Wilson, 67 anni, che continua a dichiararsi innocente, ma che rischia fino a due anni di carcere. La sentenza verrà resa nota il 19 giugno e al momento il vescovo resta libero su cauzione. Ma si tratta del più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto una condanna del genere. L’accusa è di insabbiamento e copertura di casi di pedofilia commessi da sacerdoti della sua diocesi: Wilson sarebbe stato a conoscenza senza comunicarlo alla polizia di crimini commessi negli anni ’70 nella regione di Hunter da parte di padre Jim Fletcher, abusatore seriale morto in carcere nel 2006.

    All’indomani della decisione del tribunale contro Wilson, il vescovo aveva annunciato di autosospendersi temporaneamente dai suoi compiti, mentre il 25 maggio aveva assunto la guida della diocesi di Adelaide il suo vicario, padre Philip Marshall. Ieri la decisione del Papa con la nomina di un commissario. Sintetico il commento della Conferenza episcopale australiana, alle prese da decenni con lo scandalo pedofilia: «La Conferenza apprezza sia la sollecitudine pastorale del Santo Padre per l’arcidiocesi sia la generosità del vescovo O’Kelly nell’accettare l’incarico».

    In Australia pende anche la vicenda del rinvio a giudizio del cardinale George Pell, ex braccio destro di Bergoglio per le questioni economiche, autosospesosi dall’incarico in Curia e tornato in Australia per subire il processo che lo vede imputato con l’accusa di abusi su minori.

    Sabato si sono conclusi gli incontri del Papa con i sacerdoti cileni per discutere della piaga della pedofilia in Cile. A giorni partiranno per una nuova missione nel Paese sudamericano gli inviati di Bergoglio, monsignor Charles Scicluna e il reverendo Jordi Bertomeu. Si attende, infine, la decisione di Francesco sulle dimissioni in blocco dei 34 vescovi cileni.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/preti-pedofili-commissariata-diocesi-adelaide-1536196.html

  • Preti pedofili, maxi risarcimento per le vittime

    Preti pedofili, maxi risarcimento per le vittime

    Nel Minnesota la diocesi dovrà effettuare raccolte di fondi e vendere immobili della Chiesa: 210 milioni di dollari per 450 vittime di abusi sessuali del clero

    MINNEAPOLIS – Un maxi-risarcimento alle vittime di pedofilia del clero è stato deciso da una diocesi americana: 210 milioni di dollari, il secondo più alto nella storia, che porterà non solo a dover effettuare raccolte di fondi nelle parrocchie ma soprattutto costringerà alla vendita di immobili della Chiesa. Accade nel Minnesota, nella diocesi di St. Paul e Minneapolis.

    Intanto il Papa oggi ha cominciato, a Casa Santa Marta, i previsti nuovi incontri con le vittime di pedofilia del Cile, questa volta un gruppo di sacerdoti, dopo aver scritto ieri sera una lettera al popolo cileno in cui ha ringraziato le vittime che hanno perseverato per fare venire alla luce la verità e ha ribadito l’impegno della Chiesa a non ammettere più abusi né coperture.

    Sempre dal Cile arriva la notizia di una proposta per togliere la cittadinanza cilena al cardinale Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago, di origine italiana ma da anni naturalizzato nel Paese latinoamericano. È accusato dalle vittime di aver coperto gli abusi del rev. Fernando Karadima e dunque la sua cittadinanza non risponderebbe più, secondo le senatrici che hanno fatto la proposta, a quei criteri di merito per i quali si può concedere.

    Tornando invece al caso americano, l’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis ha annunciato un accordo di 210 milioni di dollari con 450 vittime di abusi sessuali del clero. L’avvocato delle vittime, Jeff Anderson, ha detto che i soldi, per un totale preciso di 210.290.724 dollari, andranno in un fondo per pagare i sopravvissuti agli abusi che sono stati perpetrati contro minori da diversi sacerdoti nei decenni passati.

    L’arcivescovo, mons. Bernard Hebda, ha detto di essere grato alle vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare: «Riconosco che l’abuso ha rubato così tanto a voi, alla vostra infanzia, innocenza, sicurezza, fiducia e, in molti casi, alla vostra fede», ha detto rivolgendosi alle vittime che hanno denunciato e che ora stanno per ottenere giustizia.

    «Abbiamo lavorato con loro con molta attenzione per cercare di formulare l’accordo in modo che possa beneficiarli al massimo». Secondo il sito web BishopAccountability.org, che registra i casi di abusi sessuali da parte del clero, questo è il secondo più grande pagamento totale tra le diocesi cattoliche che hanno presentato istanza di protezione dalla bancarotta. Il più grande esborso alle vittime di pedofilia c’era stato nel 2007, quando l’arcidiocesi di Los Angeles aveva chiuso il dossier degli abusi con 508 vittime per 660 milioni di dollari.

    Sempre sulla piaga della pedofilia, arriva un documento dei vescovi dell’Ecuador: gli abusi sono «un grave crimine» ed «esprimiamo il nostro profondo dolore per quanto riguarda i fatti denunciati, già sanzionati o che sono in corso di indagine», dichiara la Conferenza episcopale.

    https://www.tio.ch/estero/attualita/1262509/preti-pedofili–maxi-risarcimento-per-le-vittime

  • #papaascoltadiego #iostocondiego TERZO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego TERZO GIORNO di sciopero della fame

    E siamo al terzo giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, Giuseppe Scognamiglio e le altre due vittime. Ricordiamo che questo sciopero terminerà il giorno in cui Diego avrà la data dell’incontro con il Santo Padre.

    Ma l’attesa non è inoperosa.

    Le “Mamme della Rete” hanno pensato che fosse importante per Diego, così come per tutte le vittime, sentire di non essere solo, non solo all’interno dell’Associazione ReteL’ABUSO, ma anche nel web. Su Facebook e messenger sono tanti i messaggi di solidarietà: ma quanti sarebbero stati disposti a “metterci la faccia?”

    Diego Esposito ogni giorno condivide qualcosa della sua storia, aggiorna gli amici sulla sua bacheca taggando anche amici per lui significativi, riceve commenti di ogni tipo, che lo comprendono e che lo criticano, commenti di solidarietà e commenti polemici perché, per esempio, lui si rivolge ancora al Papa chiamandolo Santo Padre. Eppure Diego è lì, presente ogni giorno. Ogni giorno esprime il suo grido al tempo stesso disperato e colmo di speranza.

    È questo il vissuto di una vittima. Il desiderio di giustizia è un grido profondo, è un qualcosa che non si può soffocare e, chi è vicino a Diego, coglie questo grido e lo rilancia!

    Le condivisioni su varie pagine e bacheche non bastano più: Diego sta veramente facendo lo sciopero della fame, siamo al terzo giorno… vi sarà un segnale positivo dal Vaticano? Papa Francesco lo accoglierà? Sarà disponibile ad un dialogo con lui? E dopo averlo ascoltato, prenderà provvedimenti seri? Queste e tante altre domande sono quelle che ci poniamo, che si pone chi ha a cuore la vicenda di Diego, che è poi simile a quella di tutte le vittime dei preti pedofili (vittima non creduta, sacerdote ancora con i bambini, vescovo che lo copre e insabbia il caso…)

    Dunque:  #iostocondiego è quanto abbiamo lanciato sul web! E in meno di mezza giornata siamo stati letteralmente invasi da foto di amici, amici degli amici, perfetti “sconosciuti” che ci chiedevano di aggiungerli… ognuno con la propria faccia, con la propria immagine del profilo… “Come si fa a mettere la scritta sulla foto?” “Se ti mando la foto me lo fai tu?” “Anch’io voglio partecipare”…. Decine e decine di richieste, difficile stargli dietro… Foto ovunque…

    Diego è commosso, profondamente commosso. Sentirlo al telefono fa comprendere l’importanza di non lasciare mai sola una vittima. La ReteL’ABUSO è uno strumento preziosissimo e davvero si occupa delle vittime.

    Aggiungiamo qui l’album di chi ha finora aderito a questa campagna di solidarietà … #iostocondiego perché voglio gridare al mondo che ogni bambino ha il diritto di non avere paura di un adulto.

    Una mamma ha scritto:

    “Loro stanno con Diego perché devono poter frequentare tranquillamente la scuola, la chiesa, il doposcuola, la palestra, lo spogliatoio, il parco giochi, la casa del vicino e ogni angolo del mondo intero.”

    Le “Mamme della Rete”[rl_gallery id="80740"]

  • Vittime dei preti pedofili uniti: l’incubo della Santa Sede

    Vittime dei preti pedofili uniti: l’incubo della Santa Sede

    Effetto domino I casi in Australia e Cile, la volontà di condanna di tribunali e Vaticano

    » ANDREA VALDAMBRINI

    Giudicato colpevole, rischia fino a 2 anni di carcere per aver coperto abusi sui minori. Fa rumore la decisione del tribunale di Newcastle in Australia contro l’attuale arcivescovo di Adelaide, il 67enne Philip Wilson, condannato per aver insabbiato le violenze commesse da un collega sacerdote negli anni ’70 nella diocesi di Maitland, 130 chilometri a nord di Sidney.

    La decisione della corte australiana è significativa, non solo perché Wilson diventa il più alto prelato al momento condannato per questo tipo di reati da un tribunale ordinario. Ma soprattutto perché per chi ha subito violenza, ottenere giustizia è tut t’altro che scontato. Per almeno due ragioni: da un lato i responsabili vengono spesso pensionati o trasferiti – come nel caso del cardinal Bernard Law di Boston nell’apripista caso Spotlight, emerso nel 2003, che fu mandato a Roma. Dall’altro perché alcune Chiese, come quella Usa, scelgono la strada del risarcimento economico nei confronti delle vittime.

    Dopo il lavoro della magistratura in Usa, l’Australia è uno dei Paesi al mondo che più è spesi per far emergere i reati di pedofilia da parte del clero cattolico. Nel 2012 l’allora primo ministro laburista Julia Gillard istituì una commissione d’inchiesta (la R oyal Commission), che avrebbe lavorato per oltre di cinque anni, raccogliendo migliaia di testimonianze. Il rapporto finale, pubblicato lo scorso dicembre, documenta più di 40.000 casi di violenza, risalenti agli anni ’80e ’90, 2500 dei quali sono stati comunicati alle autorità competenti. L’attuale premier australiano Malcom Turnbull, commentando la relazione finale della commissione, l’ha definita senza mezzi termini una “tragedia nazionale”. Chiamato in causa nello scandalo, anche il cardinale George Pell, già arcivescovo di Sidney e primate della chiesa australiana, oggi responsabile del dicastero economicodellaSanta Sede–in sostanza una dei più alti in grado nella gerarchia vaticana.

    IL 1° MAGGIOUN TRIBUNALE ha rinviato a giudizio il porporato con l’accusa di abusi sessuali commessi sia durante il suo ministero a Melbourne, che prima, nella sua città natale, Ballart. Quello del 76enne Pell, cardinale già in età di pensione ma non ancora dimissionato da Papa Francesco,causa grande imbarazzo entro le mura vaticane. Un imbarazzo che almeno in un altro caso recente non ha potuto non generare conseguenze. Solo venerdì scorso, tutti i 34 vescovi cileni hanno rassegnato le dimissioni a Papa Francesco, dopo che nel Paese latinoamericano sono emersi anni di violenze e coperture. La conferenza episcopale ha invocato il “perdono per il dolore causato alle vittime per i nostri gravi errori e omissioni”. Il caso clamoroso da cui la Chiesa cilena è stata scossa è quello di padre Ferdinando Karadima, responsabile negli anni ’70 e ’80 di numerose violenze e “con dannato” a “seguire una vita di preghiere e penitenze”dal le stesse gerarchie ecclesiastiche nel 2011.

    E in Italia? “Al contrario di quello australiano, il nostro governo è inadempiente rispetto alle convezioni internazionali di protezione dei minori”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso – associazione italiana di vittime del clero. “Lo scorso anno grazie al deputato Matteo Mantero (M5S), abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere quella tutela per le vittime che oggi manca.

    E dal 4 all’8 giugno saremo all’Onu a Ginevra per manifestare insieme a tutte le associazioni di vittime del mondo”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 23-5-18

  • Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano  La Curia di Napoli invece temporeggia  sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

    Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

    di Dario Striano


    La Chiesa cilena ha chiesto perdono, quella italiana e quella napoletana ancora vacillano. Venerdì i 34 vescovi sudamericani – 31 in servizio e 3 emeriti -, accolti da Papa Francesco in Vaticano – durante un vertice straordinario a porte chiuse -, hanno cercato di ‘riparare’ allo scandalo pedofilia che ha travolto il loro Paese, annunciando le loro dimissioni; la Curia di Napoli di fatti non ha ancora preso alcun provvedimento nei confronti del parroco don Silverio Mura, il prete di Ponticelli accusato di aver abusato di almeno 12 ragazzini della periferia est di Napoli, e scoperto recentemente a insegnare, sotto falsa identità, catechismo ai ragazzini di Montù Baccaria, nel Pavese.

    Le scuse cilene
    e le coperture napoletane
    Se i vescovi clienti hanno chiesto «perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio» e al Cile per «i gravi errori e omissioni» da loro commessi, nulla di nuovo invece si è mosso in questi giorni sul fronte napoletano, dove Diego Esposito, il 40enne partenopeo che più di tutti ha denunciato gli abusi subiti da don Mura in età adolescenziale, attende ancora Giustizia. E nonostante sia stato ricevuto la settimana scorsa dal cardinale Crescenzo Sepe, attende ancora di sapere che fine abbia fatto il suo ‘orco’. «In questo momento don Mura potrebbe insegnare ancora catechismo altrove sotto falso nome – così Diego Esposito al termine dell’incontro con la Curia di Napoli di qualche giorni fa – Noi volevamo precisazioni. Ma la Curia di Napoli ci ha detto di chiedere al Vaticano. Che loro non sanno niente».

    Il ‘dialogo onesto’ cileno e
    il processo civile al tribunale di Napoli
    Da un lato dunque, quello che i monsignori Fernando Ramos e Juan Ignacio Gonzales hanno definito «il dialogo onesto» della Chiesa Sudamericana con i vescovi che non solo hanno ammesso le loro colpe ma hanno ‘addirittura’ ringraziato le vittime «per la loro perseveranza e il loro coraggio nonostante le enormi difficolta’ personali, spirituali, sociali e famigliari». Dall’altro invece, il silenzio della Curia napoletana, accusata da Diego Esposito, anche in manifestazioni pubbliche, non solo di «aver insabbiato le molestie e gli abusi sessuali», ma anche di aver «coperto la falsa di identità di don Silverio Mura». Di averlo «nascosto al Nord Italia». Circostanza che ha spinto Rete l’Abuso, associazione da anni in trincea contro i preti pedofili, a presentare una denuncia al tribunale di Pavia, supportata dalla perizia della criminologa Luisa D’Aniello, la consulente di parte nel processo civile scaturito dalle denunce di Diego Esposito che inizierà nel 2019.

    Lo scandalo del Cile
    e il ruolo di Papa Francesco
    Eppure vi sono alcune similitudini tra i due scandali pedofilia. Anche in Cile il ‘terremoto’ partì dagli abusi compiuti da un singolo sacerdote Fernando Karadima, oggi ultra ottantenne, responsabile della parrocchia El Bosque di Santiago, condannato nel 2011 dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede per abusi sessuali sui minori. E anche in Sudamerica alcune vittime accusarono il clero di aver coperto e insabbiato le molestie per anni. Puntando il dito non solo contro il vescovo Juan Barros, uno dei più stretti collaboratori di Karadima, ma anche contro Papa Francesco che durante la sua visita in Cile aveva provato a prendere le difese di Barros. Prima di fare dietrofront, e di inviare sul posto Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame di ricorsi in materia di delicta graviora alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, per ascoltare le vittime e raccogliere un dossier sulla dolorosa vicenda. Dopo il report di monsignor Scicluna, 2mila 300 pagine in cui sono raccolte 64 testimonianze, Bergoglio ha chiesto scusa alle vittime e ha voluto con l’incontro di questi giorni fare chiarezza sulla vicenda.

    La speranza di Diego
    e l’incontro con Bergoglio
    Anche con il caso Diego Esposito il primo dietrofront a far riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato fatto dal Papa che a inizi febbraio 2018 ha chiesto di aprire nuovamente le indagini su don Silverio, forse archiviate con troppa fretta qualche anno fa, quando il 40enne fu ascoltato dalla Curia. Lo stesso Papa Francesco che Diego spera presto di vedere dal vivo. «Ho parlato con la prima sezione del Vaticano – così Diego il 15 maggio – mi hanno promesso che non appena il Sommo Ponte si sarà occupato del caso di pedofilia che coinvolge i preti cileni, mi riceverà privatamente e mi parlerà. Speriamo bene. Spero nella Giustizia. Che chi abbia sbagliato chieda perdono e paghi per i suoi errori». Come pare stia avvenendo con il caso dei vescovi cileni su cui Francesco ha già annunciato di voler fare «rimozioni», dopo la loro richiesta di dimissioni.

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  • PRETI PEDOFILI/ Vescovi cileni, quelle dimissioni che non piacciono al Papa

    PRETI PEDOFILI/ Vescovi cileni, quelle dimissioni che non piacciono al Papa

    Un colpo di teatro l’ultimo atto nella dolorosissima e controversa vicenda cilena. Ieri 32 vescovi si sono dimessi, ma sembra una mossa contro il papa. CRISTIANA CARICATO

    Un coup de théâtre l’ultimo atto nella dolorosissima e controversa vicenda cilena. Ieri mattina, alla fine della tre giorni di confronto in Vaticano su quanto accaduto negli ultimi decenni nella Chiesa del paese latino-americano, tutti i 32 vescovi del Cile hanno rassegnato le dimissioni. Un fatto senza precedenti, un’azione commisurata a quella che Papa Francesco in una lettera resa nota da Antenna 13, emittente cilena, consegnata dal pontefice dopo il primo incontro con l’episcopato sotto accusa, ha definito “ferita aperta, dolorosa e complessa”, una ferita “che per lungo tempo non smette di sanguinare nella vita di così tante persone e, quindi, nella vita del popolo di Dio”.

    Toni durissimi che non si limitano al caso iniziato negli anni 80, quando uno dei sacerdoti più popolari e carismatici del Cile, padre Fernando Karadima, iniziò ad abusare di ragazzi fragili, per lo più adolescenti, nella parrocchia del Sacro Cuore di El Bosque di Santiago. Le sue malefatte, a lungo coperte o insabbiate grazie all’influenza e alla fama di cui godeva presso le gerarchie ecclesiali e l’alta borghesia della capitale, sono all’origine del più grave scandalo che abbia mai investito la chiesa cilena. Una tempesta che ha dissipato il credito di autorevolezza e moralità costruito eroicamente da parte del corpo ecclesiale durante gli anni della dittatura e che ha finito per investire anche il recente viaggio di Francesco nel paese.

    E’ proprio nella visita di gennaio che il bubbone, coperto e da connivenze e ipocrisie, è scoppiato. La presenza di Francesco ha fatto da detonatore ad una situazione già gravemente compromessa. Nonostante le denunce delle vittime fossero iniziate nel 2003, portando anche ad una condanna nel 2011 del sacerdote che ha formato almeno due generazioni di preti cileni da parte della Congregazione per la dottrina della fede, alti esponenti ecclesiali e almeno 4 vescovi cresciuti sotto la sua ala protettrice continuavano a minimizzare la vicenda, informando in maniera parziale e scorretta il Papa sulla verità dei fatti.

    Ma Francesco non è uno che si possa gabbare. L’isolamento avvertito durante la visita in Cile, le proteste di piazza, l’esperienza traumatica vissuta nei tre giorni passati nel paese lo hanno portato a prendere l’iniziativa. Un’indagine sullo scandalo affidata a mons. Charles Scicluna, l’arcivescovo di Malta, ex promotore di Giustizia vaticano oggi presidente del Tribunale dei Ricorsi, il più duro esponente della lotta alla pedofilia, insieme alla richiesta di perdono alle vittime per aver sostenuto mons. Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno, collaboratore e figlio spirituale di Karadima, trasferito proprio dal pontefice alla diocesi nel sud del Cile nonostante le tante accuse di complicità e connivenza.

    Poi la cronaca dei giorni scorsi. La convocazione in Vaticano, la richiesta di riflessione e preghiera, le dichiarazioni dei vescovi cileni, contriti e preoccupati, finalmente disposti all’autocritica e consapevoli degli errori e omissioni compiute. E poi il finale, che si spera sia un inizio. Le dimissioni di massa. Che non convincono completamente. Perché hanno il sapore di una resa interessata, di un’azione collettiva che supera le profonde divisioni del corpo episcopale per scaricare sul povero Francesco la responsabilità di scelte e misure. Il rischio è che tutti siano colpevoli e allo stesso tempo innocenti, vittime di “un sistema”, che proprio Francesco mette sotto accusa, di ricatti, bugie e complicità. Rimettersi alla decisione del pontefice dopo anni di miopia sulle reali condizioni della Chiesa cilena sembra un modo per fuggire ancora una volta davanti al problema. Un segno ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, di immaturità.

    L’aspetto positivo è che al di là delle sincere o meno intenzioni, tutto questo va nella linea del papa: Francesco “commissaria” la Chiesa cilena, assumendo su di sé una croce pesantissima e il carico di decisioni e scelte che segneranno il futuro della testimonianza cristiana nel paese latinoamericano. Tutto riparte da lui.