Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Di Francesco Zanardi

    Da diciotto anni, almeno da quando lo scandalo iniziato a Boston via via emerse in tutto il pianeta, dalla Santa Sede, un papa dopo l’altro – almeno tre – continuano a dirci e a darci rassicurazioni sull’impegnio della chiesa, non da ultima la notizia che papa Francesco starebbe per confermare definitivamente lo statuto della Pontificia commissione per la tutela dei minori.

    Tutti ad acclamare il papa, che sarà anche tanto volenteroso ma, per il momento, ha fatto solo collezione di fallimenti: dal tribunale per processare i vescovi (che non c’è mai stato), alla tolleranza zero che, invece, si è tradotta nel “riciclaggio” di sacerdoti abusatori e di vescovi insabbiatori, ultimo il caso cileno.

    Ma poi perché tutto questo clamore? Non è che dobbiamo aspettare o dipendere dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, per avere quei diritti che, da cittadini italiani, se pur vittime di sacerdoti, già ci garantisce la Costituzione Italiana e i vari trattati internazionali, non deve certo farci la grazia il Vaticano.

    Ecco, è qui che non si capisce proprio il perché del clamore, anzi, ci si dovrebbe domandare perché lo Stato Italiano, quando si tratta di sacerdoti che abusano di cittadini italiani non se ne accorga e, ancor peggio, non prenda provvedimenti. Ci si aspetterebbe almeno una commissione d’inchiesta che quantifichi in Italia – come accaduto negli altri paesi – l’entità del fenomeno che, dove gli stati hanno svolto indagini, ha ottenuto risultati spaventosi come il 7% dell’Australia.

    Non c’è niente da fare, il Governo non vuole proprio saperne di tutela dei minori e non vuole accorgersi del problema neppure se stimolato. Possiamo affermare questo perché la Rete L’ABUSO ha fatto sapere, forte e chiaro, al Governo che c’è un problema. Negli ultimi mesi infatti abbiamo avviato ben due iniziative, la prima, che certamente ha informato il Governo perché si tratta di un’interrogazione parlamentare, è stata depositata il 27 novembre scorso da un Deputato, Matteo Mantero, ed è tutt’ora sul sito della Camera dei Deputati.

    La seconda, che siamo certi abbiano letto ma alla quale, malgrado i 30 giorni di tempo ormai abbondantemente scaduti, tempo che avevano per rispondere al nostro avvocato, ad oggi nulla, neppure il tentativo di approfondire la gravità dei fatti esposti.

    Fatti già ampliamente denunciati nel rapporto delle Nazioni Unite – Commissione per la tutela del fanciullo – alla quale la Santa Sede, dopo 12 anni di ritardo nella presentazione del primo rapporto, avrebbe dovuto rispondere entro il primo settembre 2017. Non lo ha fatto.

    Eccoli qua i primi due, Pippo e Pluto, quelli che non hanno mai risposte da dare perché non sentono la domanda.

    Papa Francesco invece lui le risposte da dare le ha, ce ne fa dono tutti i giorni, vabbè, non siamo puntigliosi: è vero non ne va dritta una, ma non è colpa sua, tra vescovi disobbedienti ed immorali, (che però poi perdona sempre), complottisti all’interno delle mura Leonine (che non riesce ad allontanare), lobby di vario genere (che minerebbero il suo operato)… dopo 18 anni, da quando il mondo ha scoperto la realtà dei preti pedofili, e i Paesi interessati hanno preso provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia invece lo Stato preferisce continuare a rendere sacrificabile la salute psicofisica dei minori, piuttosto che intervenire.

    Dopo tutto non ci sarebbe mica nulla di male, non si chiede al governo di mettere mano a questioni di fede, la pedofilia non è cosa di fede e anzi, andrebbero in aiuto al Vaticano, per primo papa Francesco aiutandolo nel raggiungere i suoi obiettivi, in materia di prevenzione e di tutela delle vittime.

    Ma noi italiani siamo sempre i soliti…

    Povero papa, non gli diamo neppure una mano, sempre solo a combattere, per forza non ce la fa!

  • Chi protegge i preti pedofili? Lo Stato fa finta di niente

    Chi protegge i preti pedofili? Lo Stato fa finta di niente

    Il governo non risponde alla diffida di Rete L’Abuso, in cui si contesta di non aver mai adottato le misure necessarie per contrastare le violenze su minori di matrice ecclesiastica sul territorio italiano. Violando così la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e la Convenzione di Lanzarote

    IL CASO di Federico Tulli

    Chi vede un bambino non vede nulla»; «Felice chi ha dei figli, ma non infelice chi non ne ha»; «Piccolo è il bambino, piccolo è il lutto»; «Non si deve dire un segreto a una donna, a un pazzo o a un bambino». Si tratta di una breve antologia di detti popolari coniati nell’attuale Europa tra il XV e il XVI secolo e raccolti dallo storico Jean Delumeau in uno dei suoi saggi più famosi, Il peccato e la paura (Il Mulino, 2006). «Quando ebbe inizio l’età moderna europea – spiega Delumeau – l’atteggiamento d’incomprensione nei riguardi dell’infanzia si rivela ancora largamente diffuso e riveste due aspetti tra loro complementari: la scarsa sensibilità per la freschezza e l’innocenza del fanciullino, la scarsa emozione per la sua fragilità; e la tendenza a vedere il fanciullo in età scolare (come diremmo noi oggi) come un insieme di difetti, un essere cattivo e maligno che occorreva necessariamente disciplinare affinché non diventasse adulto malvagio». Questa antologia di proverbi, «per quanto contenuta, ci fa capire che il bambino non era riconosciuto come tale. Si tratta di una creatura che acquisterà valore solo quando sarà stata disciplinata, diventando uomo», osserva lo storico francese. La sua chiave di lettura del rapporto del mondo adulto con quello dell’infanzia nella cultura occidentale e cristiana al termine del Medioevo, può essere utile per osservare anche alcuni fatti di estrema attualità.

    L’annullamento dell’identità umana del bambino non è infatti una dinamica che appartiene solo al passato, né tanto meno – purtroppo – è stata definitivamente consegnata alla Storia della nostra civiltà. L’idea violentissima che scaturisce dalla “fusione fredda” tra il logos – il bambino non è un essere umano finché non entra nell’età della ragione (paideia) – e il pensiero religioso cattolico – il bambino è malvagio per natura (peccato originale) -, ne porta con sé un’altra altrettanto criminale: se non è essere umano, lo si può uccidere tranquillamente. Va ricercata qui, in estrema sintesi, la radice “culturale” della pedofilia, della sua giustificazione e della protezione riservata ai pedofili ad esempio dai gerarchi vaticani, di cui tanto spesso si sente parlare nel caso dei sacerdoti stupratori. Non solo. Contro questo crimine orrendo tante parole vengono spese e tanti impegni sono presi a livello istituzionale, ma poi, nei fatti, raramente si traducono in qualcosa di concreto.

    È questo il caso dell’Italia, e del nostro governo e Parlamento, in particolare quando c’è di mezzo la Chiesa cattolica. Veniamo ai fatti. Nel 2016, per primi su Left (n. 50 del 10 dicembre) denunciammo con l’avvocato Caligiuri del foro di Roma, la violazione della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ratificata dall’Italia nel 2012. Ci si riferiva allora alle condizioni di estrema vulnerabilità e discriminazione in cui le presunte vittime di abusi si trovano a rendere testimonianza ai procedimenti penali contro i preti nei tribunali ecclesiastici presenti in territorio italiano. «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica neppure è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso – ricorda Caligiuri – ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». A questo protocollo possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa, ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al contro esame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    Sulla base di queste osservazioni, il 19 febbraio scorso l’associazione Rete L’Abuso, proprio per mano di Mario Caligiuri, ha inviato una diffida alla presidenza del Consiglio per «condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote e altre inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione italiana» (v. Left n. 9 del 2 marzo 2018).

    Tra i destinatari della diffida non c’è solo Paolo Gentiloni. Leggiamo anche: la XII Commissione affari sociali della Camera, il garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza e la presidenza del Parlamento europeo. Per conoscenza hanno ricevuto il documento l’Unicef, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, il presidente della Repubblica (come garante della Costituzione), l’Istituto interregionale per la ricerca sulla criminalità e la giustizia delle Nazioni Unite (Unicri) e il Centro di ricerca innocenti Unicef. In base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini e le istituzioni, sono obbligati a rispondere entro 30 giorni. Tuttavia, quando scriviamo di giorni ne sono passati 60, e volete sapere se qualcuno del Palazzo si sia degnato di rispondere all’associazione che si occupa di tutelare i diritti di centinaia di vittime italiane di preti pedofili?

    Prima di rispondere a questa domanda, il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, tiene a sottolineare alcuni aspetti: «Il nostro Paese, come la Santa sede, ha ratificato la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia, e il solo fatto che lo Stato permetta alle gerarchie ecclesiastiche di attuare indisturbate sul territorio italiano le stesse violazioni contestate alla Santa sede dal Comitato d’inchiesta Onu (v. Left n. 6 del 15 febbraio 2014), equivale non solo ad infrangere quella stessa convenzione, ma anche a rendersi responsabile civile nei confronti dei propri cittadini». E cosa contesta l’Onu all’istituzione governata da papa Francesco?

    Questioni niente affatto marginali: di non aver «preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso “sessuale” e per proteggere i bambini», e di «aver adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». E ancora. Oltre quanto evidenziato da Caligiuri «lo Stato italiano disattende la Convenzione di Lanzarote per quanto riguarda il cosiddetto certificato antipedofilia», racconta Zanardi. È questo un documento che attesta la pulizia della fedina penale in riferimento a reati di natura “sessuale” che viene richiesto all’atto dell’assunzione a determinate categorie professionali a rischio. Vale a dire a quelle più a contatto con i minori. Diversamente da altri Paesi aderenti, il nostro non ha previsto questo obbligo per una fascia che invece è da sempre particolarmente a rischio, ovvero quella del volontariato “minorile”: allenatori di calcio, istruttori di vario genere, educatori, scout e così via. «Sembra un vuoto normativo creato quasi ad hoc e forse non è un caso, dato che a questa categoria appartengono anche i sacerdoti» osserva Zanardi.

    E dunque, chiediamo al presidente di Rete L’Abuso, come ha reagito il governo italiano alla vostra diffida? «Ad oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte di nessuno degli uffici chiamati in causa. Malgrado la gravità dei fatti esposti, le istituzioni italiane hanno tacitamente deciso di non intervenire. Malgrado la priorità che dovrebbe avere un’istanza che riguarda i diritti e l’incolumità dei bambini, è come se per lo Stato il problema non esistesse. A questo punto può configurarsi il reato di omissione di atti d’ufficio da parte degli uffici inadempienti». Moderni interpreti di antiche idee e credenze inumane da rifiutare.

    LEFT del 20 aprile 2018

  • VIDEO-IL CARDINALE SEPE DOMENICA 22 APRILE A PONTICELLI, L’APPELLO DELLA VITTIMA DEL PRETE-PEDOFILO

    VIDEO-IL CARDINALE SEPE DOMENICA 22 APRILE A PONTICELLI, L’APPELLO DELLA VITTIMA DEL PRETE-PEDOFILO

    Domenica 22 aprile il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, verrà a Ponticelli per celebrare messa nella Parrocchia di San Rocco per conferire possesso canonico al novello parroco, Don Carlo De Rosa.

    Una notizia che non è passata inosservata e non ha lasciato indifferenti le vittime che hanno denunciato gli abusi subiti in età adolescenziale da parte di Don Silverio Mura proprio a Ponticelli, negli anni ’80 e ’90.

    Il Cardinale Sepe è accusato di aver insabbiato le denunce e di aver “protetto” il sacerdote che all’epoca dei fatti lavorava anche come insegnante in alcuni istituti scolastici del quartiere, tant’è vero che Diego Esposito, – la prima vittima che ha denunciato gli abusi subiti – è stato adescato proprio tra i banchi si scuola.
    Don Silverio Mura, infatti, in questi anni ha continuato a svolgere indisturbato la sua attività di insegnante e sacerdote, a stretto contatto con i bambini, giungendo perfino a trovare “protezione e rifugio” in un paese del padovano, Montù Beccaria, dove per circa un anno ha vissuto sotto falso nome.

    Appena due settimane fa, dinanzi al Duomo di Napoli, le vittime ponticellesi di Don Silverio Mura hanno dato luogo a un sit-in di protesta dove, indossando delle maschere di Anonymus, hanno distribuito volantini e rilasciato interviste per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ad un problema reale ed esistente, come la pedofilia nella Chiesa, chiedendo risposte in merito allo Stato delle “pratiche” avviate in seguito alle loro denunce.

    Verità e giustizia: questo chiedono le vittime di Don Silverio Mura, oltre alla garanzia che chiunque si macchi di un reato così grave, venga assicurato alla giustizia e costretto a svestire l’abito talare, invece di beneficiare della copertura e della protezione della Chiesa.

    Le vittime del prete di Ponticelli che da anni chiedono al Cardinale Sepe delle risposte concrete in merito agli abusi denunciati, vivono come una “sfida” la celebrazione eucaristica in programma che si svolgerà proprio in una chiesa del quartiere in cui sono avvenuti dei fatti così gravi.

    Accorato e sentito l’appello di Diego Esposito che, grazie alla sua denuncia, ha consentito ad altre vittime del sacerdote di farsi avanti e che adesso, insieme a lui, chiedono che Don Mura non resti impunito. Non trova pace Diego, non vive bene l’idea che quello stesso cardinale che ha contribuito ad insabbiare la verità relativa alle molestie e agli abusi da lui denunciati, possa giungere nel suo quartiere, in quegli stessi luoghi in cui sono avvenuti i fatti denunciati, nell’indifferenza dei cittadini, continuando a restare chiuso nel suo silenzio, senza dare risposte e spiegazioni.

    Per questa ragione, Diego Esposito ha lanciato un appello rivolto proprio ai cittadini di Ponticelli, nell’ambito del quale ricorda che “Don Silverio ha fatto del male ai loro figli e il cardinale lo ha protetto”, esortandoli a manifestare solidarietà e vicinanza, soprattutto per condannare i reati di cui i preti pedofili si rendono responsabili.

    VIDEO-Il Cardinale Sepe domenica 22 aprile a Ponticelli, l’appello della vittima del prete-pedofilo

  • La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera in Italia. (video)

    La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera in Italia. (video)

    Si è svolto ieri presso la sede romana della Stampa Estera l’incontro tra i corrispondenti delle maggiori testate giornalistiche nel mondo e Francesco Zanardi, portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Il tema era quello dei preti pedofili, ma nel lungo incontro si sono potute approfondire meglio e comprendere le responsabilità, non solo della chiesa, anche quelle delle Istituzioni Italiane e quali siano le condizioni che ancora oggi in Italia impediscono di fatto la prevenzione ed il contrasto a questo fenomeno.

    Un riconoscimento importante per l’Associazione e per tutti coloro che in questi otto anni di lavoro hanno contribuito a realizzare questa realtà.

  • La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera

    La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera

    Si è svolto ieri presso la sede romana della Stampa Estera l’incontro tra i corrispondenti delle maggiori testate giornalistiche nel mondo e Francesco Zanardi, portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Il tema era quello dei preti pedofili, ma nel lungo incontro si sono potute approfondire meglio e comprendere le responsabilità, non solo della chiesa, anche quelle delle Istituzioni Italiane e quali siano le condizioni che ancora oggi in Italia impediscono di fatto la prevenzione ed il contrasto a questo fenomeno.

    Un riconoscimento importante per l’Associazione e per tutti coloro che in questi otto anni di lavoro hanno contribuito a realizzare questa realtà.

  • IL DESIDERIO DI GIUSTIZIA PER LA VITTIMA – Diego Esposito e non solo …

    IL DESIDERIO DI GIUSTIZIA PER LA VITTIMA – Diego Esposito e non solo …

    Prima di scrivervi ho riflettuto a lungo, ma non riesco a non scrivere. La vicenda di Diego Esposito scuote, non può lasciare indifferenti: una presunta vittima, una vita in salita, mille difficoltà, un infinito desiderio di giustizia.

    Mi piacerebbe approfondire il concetto di “desiderio di giustizia” per una vittima. Una vittima di un abuso sessuale sa perfettamente, nel suo intimo, che non può tornare indietro nel tempo, non può cancellare tutto quello che ha subìto, non può “rifarsi una vita” come se niente fosse … sa perfettamente che dovrà convivere per tutta la vita con quel ricordo … può solo sperare, per sé, di imparare a “gestire” tutto quello che comporta convivere con i frequenti incubi di quel ricordo … può solo sperare, per sé, di avere attorno persone che, col tempo – tanto tempo – possano restituirgli un frammento di fiducia negli altri … questa è la vita di una vittima …

    E dunque cosa rappresenta il “desiderio di giustizia”?

    Al di là del discorso del “risarcimento” – che è un sacrosanto diritto: se viene riconosciuto che hai un danno causato da qualcuno, è corretto che vi sia un risarcimento, come per qualsiasi altro danno biologico permanente e temporaneo causato, per esempio, da un incidente – il desiderio più grande, per una vittima, è che “tutto quello che a lui è capitato NON CAPITI AD ALTRI” … niente più …

    E la vittima non riesce a comprendere, NON RIESCE PROPRIO A COMPRENDERE, come sia possibile, per esempio, che il sacerdote che gli ha fatto così tanto male, possa essere messo nella condizione di fare lo stesso male anche ad altri bambini o ragazzini … come dargli torto? Non è umanamente comprensibile, non c’è spiegazione che tenga. E dunque non è comprensibile che vi sia qualcuno, proprio nella Chiesa, che possa perpetuare questo meccanismo.

    Spesso la vittima prende coscienza di quello che gli è successo quando il reato, per lo Stato Italiano, è ormai prescritto … non ha nemmeno la possibilità di chiedere giustizia in questo ambito.

    Questo profondissimo desiderio di giustizia rappresenta l’unico mezzo per “ricominciare a risalire”: è necessario e importante che alla vittima sia riconosciuto il suo “status” di vittima, che il “mondo” sappia quello che gli è successo, che il “mondo” prenda coscienza che questo dramma deve essere affrontato.

    E per la vittima di un prete pedofilo il “mondo più vicino” è proprio la Chiesa, quella Madre cui tutti si rivolgono per chiedere giustizia, quella Madre a cui la vittima in qualche modo si aggrappa per essere capita … e la vittima spesso scrive, si rivolge direttamente al Santo Padre … in questi giorni è drammaticamente commovente leggere e sentire gli appelli che Diego Esposito rivolge al Papa.

    E Papa Francesco è finora latitante … nessuna risposta a Diego, nemmeno quando aveva intrapreso uno sciopero della fame durato 15 giorni, a fine gennaio … nessuna telefonata o intervento del Papa … forse Diego Esposito, vittima di un prete pedofilo, non è meritevole di una attenzione del Papa? …

    Diego aveva chiesto una riapertura del suo caso presso il Tribunale Ecclesiastico … aveva chiesto “di esistere” … spesso dichiara “se perdo io, perdiamo tutti” … è molto vera questa frase: la sua non è una lotta per se stesso, è una lotta insieme a tutte le altre vittime, una lotta per una Chiesa più pulita e santa. Qualche giornale, nei giorni scorsi, ha riportato la notizia che Papa Francesco aveva riaperto il caso di Diego Esposito … una bella “bufala”: il comunicato della Diocesi di Napoli parla chiaro.

    E dunque? In Cile il Papa sta dichiarando che si è forse sbagliato nel suo giudizio, che non gli erano arrivate corrette le informazioni … attendiamo di vedere quali decisioni prenderà, ora che HA AVUTO LE INFORMAZIONI CORRETTE, dopo l’indagine del Card. Scicluna … ma attendiamo i fatti prima di esultare per l’ennesima richiesta di scuse del Papa …

    E per il caso di Diego Esposito: siamo sicuri che al Papa siano arrivate le informazioni corrette? Quali garanzie vi sono? Nessuno sa quali documenti sono stati inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede da parte della Diocesi di Napoli … non vi è trasparenza nei processi canonici … la vittima non ha diritto ad un avvocato che la rappresenti e che garantisca la correttezza del procedimento … i processi canonici sono così.

    Per una vittima non è concepibile che chi protegge i preti pedofili possa continuare a ricoprire una carica importante nella Chiesa: per una vittima una Chiesa così non è credibile … possiamo dargli torto? …

    E arrivano le “mamme di Montù Beccaria”, mamme coraggiose, mamme che hanno percepito la complessità di quello che è avvenuto, di quello che hanno rischiato i loro figli … mamme che si sono esposte anche per i figli degli altri: perché aspettare che avvenga qualcosa per intervenire? Anche queste mamme hanno scritto al Papa, eppure non sono mamme di vittime! Grazie alle mamme di Montù Beccaria per la loro testimonianza! Risponderà a loro il Papa?

    A noi non ha risposto … e le nostre lettere indirizzate al Papa sono state finora una dozzina … attendiamo …

    Mamma della vittima (non riesco a scrivere “presunta” anche se il processo penale è in corso) di don Mauro Galli

  • Il prete pedofilo insegna sotto falso nome Così le mamme hanno scoperto la verità Ponticelli, l’imbarazzo della Chiesa

    Il prete pedofilo insegna sotto falso nome Così le mamme hanno scoperto la verità Ponticelli, l’imbarazzo della Chiesa

    La Curia napoletana avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel «coprire la nuova identità di don Silverio Mura», il prete presunto pedofilo accusato di aver abusato, negli anni dell’adolescenza, di Diego Esposito, 40enne di Ponticelli. Già don Silverio Mura, scoperto soltanto il mese scorso dopo un anno di ricerche sotto falsa identità dalle mamme di Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno il prete si nascondeva. Dove per tutti era don Saverio.

    La circostanza è emersa nella denuncia presentata al tribunale di Pavia da “Rete L’Abuso”, associazione nata nel 2010 dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili. Ma soprattutto associazione che da sempre si è dimostrata sensibile alle denunce di Diego Esposito, il cui caso, chiuso forse con troppa superficialità dalla Curia di Napoli, è stato da poco riaperto su richiesta di Papa Francesco. «Una storia che ha visto diversi protagonisti», spiegano gli attivisti di Rete L’Abuso e che avrebbe «disatteso almeno due convenzioni internazionali», quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, visto che sarebbero «venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori».

    Stando a quanto descritto nel corposo fascicolo, nonostante «i presunti abusi sessuali nel napoletano di don Mura» – nel caso in cui fosse intervenuta la giustizia penale – «sarebbero già stati prescritti», il parroco sarebbe comunque ora «perseguibile dalla Giustizia italiana» già solo «per aver utilizzato un nome falso». Una circostanza che sottolineerebbe «la malafede» di chi avrebbe «coperto la falsa identità» del prete. Don Mura infatti «non poteva stare a contatto con minori» perché vi era il più che ragionevole fondamento che «fosse pedofilo» – si legge nella denuncia – e «date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer», la possibilità che avesse potuto e possa «nuovamente abusare» sarebbe «molto elevata».

    Ma come è possibile che un prete accusato di pedofilia abbia fatto perdere improvvisamente le sue tracce e si sia inventato una nuova identità a 800 chilometri di distanza da Napoli? La denuncia presentata al tribunale di Pavia ripercorre tutte le presunte tappe di don Mura e tutti i presunti complici dell’ex parroco della periferia est di Napoli. Secondo “Rete L’Abuso” don Silverio sarebbe stato mandato in Lombardia circa un anno fa, «a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana». Interlocutore del trasferimento sarebbe stato «padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano».

    Secondo quanto emerso, sarebbe stato proprio padre Pittiglio ad «aver presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano». Un piano studiato alla perfezione anche perché «la posta recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano». E non solo, Padre Egidio Pittiglio sembrerebbe aver avuto un ruolo chiave panche nel fornire «istruzioni su come muoversi» a don Silverio dopo essere stato scoperto dalle mamme del piccolo paesino in provincia di Pavia lo scorso 15 marzo.

    Proprio dalle mamme sarebbe infatti partita la rivolta, dopo aver visto il volto di Don Mura nei servizi trasmessi dalla tv nazionale. «Il pomeriggio di quello stesso giorno – scrivono gli attivisti di Rete l’Abuso – i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, si sono presentate le mamme». Un blitz fallito perchè «don Silverio era partito poche ore prima», probabilmente «avvisato da qualche conoscente destinatario del messaggio che annunciava l’irruzione».  Ed è così che si sarebbero perse nuovamente le tracce del parroco napoletano.

    Circostanza che ha mandato su tutte le furie la vittima Diego Esposito che sabato scorso ha manifestato all’esterno del Duomo di Napoli per chiedere «l’allontanamento del cardinale Crescenzio Sepe», accusato di «aver archiviato il caso troppo velocemente e di aver coperto gli spostamenti di don Mura». Presente al sit-in anche il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, un’altra presunta vittima Giuseppe Scognamiglio, e soprattutto la criminologa Luisa D’Aniello.  La professionista che, insieme all’avvocato Carlo Grezio, come consulente di parte si occupa proprio del processo civile di Diego Esposito – per cui si sarebbero aggiunte altre 11 vittime – La psicoterapeuta insomma che ha arricchito la denuncia presentata al palazzo di giustizia pavese con una relazione da cui emergerebbe «non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura», ma anche «la sistematicità delle tecniche di adescamento utilizzate» che, unitamente «alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto», disegnano quello che la criminologa ha definito «un profilo decisamente poco incoraggiante».

    Il prete pedofilo insegna sotto falso nome Così le mamme hanno scoperto la verità Ponticelli, l’imbarazzo della Chiesa

  • LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    di Arnaldo Capezzuto

    Non accennano a diminuire le preoccupazione e le polemiche sul caso di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli. Avrebbe esercitato violenza sessuale su almeno tre ragazzini sul finire degli anni Ottanta.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    A seguire la vicenda di Diego Esposito è l’avvocato Carlo Grezio che ha depositato anche altri atti. Ma è lo stesso legale che sulla sua bacheca Fb lancia l’allarme rispetto ad un altro caso che di recente ha visto i riflettori mediatici.

    Si tratta dell’ex don Mauro Inzoli, 68 anni, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione per abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità.

    Cinque giorni fa l’ex parroco si è presentato spontaneamente in carcere a Bollate. Lo scorso mese di marzo la Suprema Corte aveva infatti confermato la sentenza d’appello emessa il 21 settembre dell’anno scorso.

    In primo grado, Inzoli, processato con il rito abbreviato, era stato condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione, pena ridotta in appello per l’intervenuta prescrizione di due episodi contestati all’imputato.

    E l’avvocato Grezio lancia l’allarme e fa notare come l’ex don Inzoli negli anni Novanta è stato rettore dell’Istituto Santa Dorotea e proprio nel suo ruolo avrebbe potuto aver fatto qualche vittima anche a Napoli.

    La denuncia non si ferma qui e su Fb scrive : “Tra piazza San PAsquale, Riviera di Chiaia, Piedigrotta, Mergellina e via Orazio  e relativamente a tre chiese sono state confermate le mie informazioni sullapresenza di preti pedofili”.

    Un’accusa grave e clamorosa che forse la Curia di Napoli dovrebbe disporre gli accurati accertamenti e non avere un atteggiamento attendista e superficiale com’è stato per la vicenda di Diego Esposito.

    http://il24.it/la-denuncia-dellavvocato-grezio-preti-pedofili-napoli-ci-potrebbero-altri-casi/

  • Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Anche nella Bassa e nel Cremasco due casi che hanno visto sacerdoti accusati di pedofilia.

    Pedopornografia nel computer di un sacerdote milanese. Monsignor Alberto Capella è stato arrestato sabato dalla gendarmeria vaticana. Le accuse sono arrivate dagli Stati Uniti e dal Canada.

    Pedopornografia sul pc del sacerdote

    Sabato mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della Nunziatura di Washington. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia per possesso di ingente materiale pedopornografico. Lo comunica la Sala stampa vaticana.

    La vicenda

    Nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1967 monsignor Alberto Capella è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Milano. Cresciuto all’oratorio San Carlo di Rho ha sempre rivestito incarichi diplomatici. L’ultimo quello di funzionario della nunziatura pontificia a Washington, negli Stati Uniti. La vicenda parte però dal Canada. Proprio il dipartimento di giustizia americano notificò alla Santa Sede le accuse contro Monsignor Capella, immediatamente richiamato in Vaticano. Poco dopo anche il Canada emise un mandato di arresto nei confronti dell’uomo accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico dal computer di una chiesa durante un soggiorno nel Paese, nel dicembre 2016. Sabato mattina, dopo le indagini l’arresto.

    Preti pedofili, il caso del cremasco don Inzoli

    Quando si parla di preti pedofili impossibile non pensare alla vicenda di don Mauro Inzoli. Il sacerdote cremasco ai vertici di Cl, meglio conosciuto con il nome di “Don Mercedes” è stato condannato il mese scorso in via definitiva per aver abusato di diversi minori giustificando il proprio comportamento con passi della Bibbia. Era già stato spogliato delle vesti sacerdotali  l’anno scorso e si trova ora in carcere a Bollate.

    Il covese don Zappella

    Il caso di Don Inzoli aveva suscitato clamore e interesse anche a livello internazionale . Ma anche la piccola Covo, nel cuore della Bassa Orientale, ha avuto il suo scandalo. Meno noto a livello nazionale il caso di don Francesco Zappella aveva suscitato parecchio clamore in Sudamerica. Tantissime le denunce arrivate contro il sacerdote covese dall’Uruguay, dove don Zappella gestiva una missione che si occupava anche di un orfanotrofio. Durante le indagini era spuntata anche una condanna a 14 mesi risalente al 1989, per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. Ai tempi Don Zappella era stato ammesso al Noviziato a Pinerolo, poi interrotto, ufficialmente per motivi di salute. Quattro mesi dopo però, nonostante la condanna, don Zappella era stato accolto nel seminario di Albegna, dove era diventato sacerdote. Il magistrato aveva però chiesto l’archiviazione per le accuse contro don Zappella in quanto, essendo trascorsi più di 10 anni dai fatti, i reati erano caduti in prescrizione.

    http://giornaleditreviglio.it/cronaca/pedopornografia-prete-milanese-arrestato-dalla-gendarmeria-vaticana/

  • Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    A Napoli il sit-in contro i preti pedofili. A parlare è Diego, vittima di abusi, di cui ci aveva raccontato Pablo Trincia

    L’ultimo scandalo di pedofilia a Napoli è nato proprio dal nostro servizio, in cui Pablo Trincia raccontava proprio la storia di Diego, abusato a 13 anni a Ponticelli, un quartiere di Napoli, dal suo insegnante di religione della scuola media. Iniziò tutto quando un giorno, all’uscita da scuola, don Silverio invitò Diego a casa sua. Diego racconta di aver subìto violenze sessuali per oltre 3 anni, violenze che gli hanno cambiato la vita e che lo fanno soffrire di continui attacchi di panico.

    La chiesa era stata avvisata già 8 anni fa, quando Diego aveva deciso di denunciare tutto tornando dal prete e filmandolo di nascosto. Nonostante le innumerevoli richieste di aiuto rivolte al vescovo Lemme e al cardinale Sepe, nessun esponente della chiesa ha mai voluto incontrare Diego. Dopo 4 anni dalla prima denuncia il caso fu affidato a don Luigi Ortaglio, un importante esponente della curia napoletana. Tuttavia, don Silverio ha continuato ad insegnare religione ai ragazzi nonostante fosse sospettato di pedofilia.

     https://www.iene.mediaset.it/2018/news/vittima-di-prete-pedofilo-al-corteo-papa-francesco-cacci-il-cardinale-sepe_503.shtml