Alla fine ha prevalso il buonsenso e anche la sensibilità di non voler sottoporre ancora una volta le vittime e la stessa diocesi ad una lunga, onerosa e impopolare causa civile che avrebbe solo inutilmente prolungato il risolversi dei problemi. D’altra parte la cosa era auspicabile, lo stesso vescovo Calogero Marino sin dal primo giorno, parlando dello scandalo dei preti pedofili savonesi, ha sempre espresso il desiderio e la necessità che le vittime potessero finalmente voltare pagina ed avere l’opportunità, legittima, di guardare concretamente ad un futuro. Lo scorso febbraio dimostrò le sue intenzioni accettando di incontrare il portavoce della Rete L’ABUSO, l’associazione italiana che tutela le vittime di preti pedofili, tra cui quelle savonesi.
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Sondaggio su chiesa pedofilia e possibili soluzioni; ecco cosa pensano gli italiani
Un sondaggio di cinque domande rivolte a chiesa, governo e legislatore che ha l’obiettivo di capire quale è la percezione dello stato delle cose da parte dell’opinione pubblica e proporre possibili soluzioni già attuate con ottimi risultati in altri paesi.
La partecipazione è stata notevole basti pensare che un sondaggio simile era stato proposto nel 2014 da IL FATTO QUOTIDIANO e, sulla base già buona di un campione di circa 1600 votanti, il risultato come vedremo è coerente con quello che abbiamo ottenuto noi tre anni dopo ma su un campione notevole, 4010 votanti raccolti tra il nostro sito e i vari social network in 31 giorni.
Ma vediamo la prima domanda che è simile a quella proposta nel 2014 da Il Fatto Quotidiano (vedi foto) alla quale, a circa un anno dall’elezione di papa Francesco, su un campione di 1683 persone il 31,85% dava fiducia al nuovo papa mentre il 68,15% no.
In sostanza riproponiamo la stessa domanda riformulata non più sulla fiducia, visto che oramai Bergoglio è operativo da quattro anni, ma sul suo operato: “Pensi che le misure adottate da Papa Francesco per contrastare la pedofilia nella Chiesa siano sufficienti?”. Il 15,1% ha risposto si mentre l’84,9% ritiene insufficienti le misure adottate fino ad ora dalla Santa Sede.Un dato che a nostro avviso non varia di molto da quello del 2014, un po’ più ottimistico del nostro in quanto prevaleva la speranza nella “tolleranza zero” tanto annunciata dalla Santa Sede e oggi delusa.
La seconda domanda invece è rivolta alle posizioni della CEI: “La Conferenza episcopale italiana ha deciso di non denunciare i preti pedofili “per tutelare la privacy delle vittime”. Sei d’accordo?” alla quale nel 2014 il 15,04% ha risposto di si mentre il restante 84,96% non è d’accordo. A nostro avviso il solo inserimento dell’obbligo della denuncia alle autorità civili sarebbe un utilissimo strumento che responsabilizzerebbe i vescovi evitando che il prete accusato venga sistematicamente spostato.
La terza domanda invece è rivolta all’operato del governo: “In molti Paesi europei le inchieste governative hanno accertato decine di migliaia di casi di violenza sui minori, inchiodando la Chiesa alle proprie responsabilità. Pensi che anche in Italia sarebbe utile una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero?”. Qui le cifre si ribaltano totalmente e l’85,75% ritiene sia utile e solo il 14,25% non la ritiene utile. Il nostro paese infatti non ha mai quantificato l’entità del fenomeno sul territorio e al di la della mappa che la Rete L’ABUSO ha prodotto non esiste un dato pubblico ufficiale.
La quarta domanda invece si occupa di un comma contenuto nel Protocollo Addizionale del Concordato: “Sai che dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici” appartenenti alla sua diocesi? Considerando che, di contro, mai nessun vescovo italiano ha denunciato un caso di violenza su minori, ritieni che il suddetto comma vada eliminato?”. L’82,21% ha risposto si mentre il 17,79% ritiene che questo articolo debba restare immutato. Ricordiamo che anche l’ ONU nel 2014 chiese al governo italiano di rivedere alcuni articoli del Concordato tra Italia e Santa Sede tra i quali la parte dove si sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia. Malgrado oggi esistano dei motivi più che fondati per intervenire, il Governo italiano non ha nemmeno ancora preso in considerazione l’idea.
Infine la quinta ed ultima domanda che propone quanto attuato dal Governo Svizzero il quale, a nostro avviso, ha dimostrato in questa occasione grande responsabilità, civiltà e rispetto nei confronti dei propri cittadini vittime e anche della chiesa che non è stata per nulla tirata in ballo.
“Molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto. In Svizzera, il governo ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. Pensi che sarebbe utile anche in Italia?”. L’87,95% ha risposto di si e solo l’12,05% no.In questi ultimi 15 anni, da quando emersero i primi casi negli Stati Uniti, al di la dei sermoni puntualmente riportati dai media, il Vaticano non è ancora stato in grado di rendere alle vittime nemmeno la cosa più semplice: un risarcimento umano.
Dopo 15 anni, come è giusto che sia, è lo stato italiano a dover tutelare i propri cittadini mettendo mano alla situazione anziché continuare rendersi complice di crimini efferati come ha fatto fino ad ora, rendendo sacrificabile la vita di altri giovani cittadini.
Francesco Zanardi
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SAVONA: La Diocesi è disponibile a un indennizzo per le vittime di don Giraudo
Alla fine ha prevalso il buonsenso e anche la sensibilità di non voler sottoporre ancora una volta le vittime e la stessa diocesi ad una lunga, onerosa e impopolare causa civile che avrebbe solo inutilmente prolungato il risolversi dei problemi.
D’altra parte la cosa era auspicabile, lo stesso vescovo Calogero Marino sin dal primo giorno, parlando dello scandalo dei preti pedofili savonesi, ha sempre espresso il desiderio e la necessità che le vittime potessero finalmente voltare pagina ed avere l’opportunità, legittima, di guardare concretamente ad un futuro.
Lo scorso febbraio dimostrò le sue intenzioni accettando di incontrare il portavoce della Rete L’ABUSO, l’associazione italiana che tutela le vittime di preti pedofili, tra cui quelle savonesi.
In quell’incontro gli furono illustrate le gravi patologie di alcune delle vittime, la realtà ed il disagio che vivono oltre all’impossibilità concreta di poter condurre una vita normale e dignitosa, di avere un lavoro e di poter superare quell’emarginazione che troppo spesso una società come la nostra impone loro, con tutte le conseguenze del caso.
Mons. Marino si dimostrò molto sensibile e spiegò che conosceva bene il trauma e la condizione delle vittime della pedofilia in quanto aveva avuto modo di approfondire in passato questi aspetti e lo ha dimostrato rendendosi disponibile a una trattativa.
Successivamente ci fu un secondo incontro al quale parteciparono questa volta anche gli avvocati delle parti e in quell’occasione mons. Marino espresse la sua ferma volontà nel voler indennizzare quelle cinque vittime le cui violenze erano state accertate dall’autorità giudiziaria, la quale ravvisò anche le pesanti responsabilità che i vertici della diocesi savonese avevano avuto.
L’indennizzo delle vittime e il loro soccorso sono due dei punti fortemente contestati nel 2014 anche dalla commissione ONU per i diritti dei minori e questa trattativa, se raggiungerà come sembrerebbe essere un accordo, potrebbe far diventare la diocesi di Savona la prima diocesi che al di la delle scuse di facciata alle quali siamo oramai abituati, indennizzerà spontaneamente e non per ordine di un giudice le sue vittime dando anche un notevole credito a quella che è la politica auspicata da papa Francesco.
Francesco Zanardi
Portavoce della Rete L’ABUSO
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Luca Barbareschi: “Da bambino con i preti pedofili sono stato anche io un diavoletto”
Luca Barbareschi conosce l’arte di affabulare. Praticando furbesca ironia, dice di se stesso che, essendo un attore, di mestiere fa il pirla. Un pirla che sa bene quando far scoppiare una bomba, vendendola come ricerca della verità assoluta. Racconta la sua vita in Cercando segnali d’amore nell’universo (Mondadori), definito romanzo autobiografico quando in realtà è un diario, preciso, puntiglioso, su quanto ha fatto nella vita. Grandezze e miserie, enfatizzando conquiste e cadute.
«Sono grato per le ferite che ho ricevuto, mi hanno motivato», scrive nell’esergo. Dove però le ferite si trasformano in una scandalosa sfida trionfante: già molti anni fa aveva raccontato di essere stato vittima di preti pedofili, e di attribuire alle violenze subite da bambino gli scompensi della sua vita. In questo libro rovescia tutto, esalta addirittura la seduzione allora esercitata sugli adulti concupiscenti. Tutto inizia in prima media, al Leone XIII di Milano, il prete-professore definisce lui e i compagnucci i suoi angioletti. Scrive Barbareschi: «Mi guarda, io sono davvero bellissimo. Mi chiama il suo angioletto preferito». Il prof con la seria veste nera lo manda a prendere il registro dimenticato nella sua stanza. «Poco dopo mi raggiunge… Mi fa spogliare e vestire da chierichetto… Mi fa sedere vicino a lui sul letto. Comincia a toccarmi. Si tira su la veste. Sotto, non ha niente. Mi volta. Mi tira su la veste».
Questa storia, con preti diversi, è durata dai nove ai dodici anni. «Perché – confessa Luca – ero un bambino molto seduttivo. E precoce. E morboso… E andiamo su, evitiamo inutili moralismi, chi è che non sa che a otto anni la sessualità, ancora confusa, esiste eccome: si fa la lotta, ci si tocca, ci si fanno le pippe insieme… I preti mi hanno molestato, ma anche le tate. Ho messo le mani nelle tette della governante a nove anni. Loro le tate, mi prendevano in mano il pisello alla stessa età… Imperdonabile che gli adulti si approfittino di un bambino, ma – chi seduce chi – è una vecchia, grande rimossa domanda. Basta leggere il Satyricon di Petronio. Ero un Piccolo Diavolo, di straordinaria bellezza. Di straordinaria sensualità».
Quasi un ossessivo riflesso viscontiano, per Barbareschi, ma il concupito straordinario Tadzio di Morte a Venezia diventa al suo confronto personaggio da asilo. È così che, con l’alibi di andare contro ogni ipocrisia sociale, Barbareschi da vittima diventa principe seduttore, che già da bambino godeva nell’avvertire il suo potere sugli adulti amorali. Voi non avete idea del senso di potere che si avverte in questi casi, dice ai lettori. Roba forte, tanto che il resto del racconto, per contrasto, diventa quasi asettico, banale. L’infanzia con la mamma bella e svagata, il padre ingegnere in giro per il mondo, i figli, le mogli. Si inizia dall’incontro con la sua attuale compagna, Elena, intesa perfetta, gravidanza, casino quando lei scopre i duecento sms inviati in contemporanea ad altre donne. Elena lo accusa di essere malato di sesso, lui ammette e va dallo psicoanalista per guarire dalla dipendenza del sex addict, versione nostrana di Michael Douglas.
Altra voglia di scandalo, sia pure in tono minore rispetto alla condivisione pedofila: dove dice che cosa combinano gli uomini nell’età adulta, specie nelle saune, dove il tipo più dotato viene riconosciuto capobranco. Precisa che non sta parlando di uomini gay, ma etero, tutti grandi porcelloni.
Il resto è una cavalcata, tra amicizie, amori, la vita a New York, l’Actors Studio, il cinema, il teatro con la conquista (meritata) della direzione del Teatro Eliseo di Roma, la politica e i suoi frequenti sfacciati ribaltoni, incluso l’entusiasmo per Gianfranco Fini, poi, purtroppo tardivamente, rinnegato.
di Bruna Magi
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Il cardinale George Pell rischia di essere incriminato per pedofilia
La polizia australiana indaga sul prelato che si difende: sono vittima di un linciaggio mediatico.
Sarebbe davvero una grande scandalo, anche se Papa Francesco sta da tempo sistemando tutto tra tanti malumori in Curia: la polizia dello stato australiano di Victoria sta considerando se incriminare il cardinale George Pell – già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano – per accuse di abusi sessuali a minori risalenti alla fine degli anni 1970, quando era ancora sacerdote.
La polizia ha confermato in un comunicato di aver ricevuto una notifica dall’Ufficio della Pubblica Accusa riguardante indagini su accuse di aggressione sessuale, che sono oggetto di un documento probatorio presentato dalla polizia stessa. Il comunicato aggiunge che i detective daranno considerazione a tale notifica, prima di formulare imputazioni. Le asserzioni includono quelle di due uomini di oltre 40 anni provenienti da Ballarat, cittadina natale di Pell, che lo accusano di averli toccati in maniera inappropriata mentre giocava a lanciarli in acqua nella locale piscina pubblica.
Tali accuse erano divenute pubbliche lo scorso luglio in un reportage sulla Tv nazionale Abc della giornalista investigativa Luoise Milligan, che dà maggiori dettagli nel libro appena uscito ‘The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell’.
In ottobre tre funzionari della polizia del Victoria si sono recati a Roma per interrogare Pell, che ha partecipato volontariamente. La Pubblica Accusa ha esaminato anche le evidenze raccolte in quell’occasione. Secondo il libro pubblicato da Melbourne University Press, Pell avrebbe anche abusato di due coristi nella cattedrale di Melbourne verso la fine degli anni 1990. E sarebbe stato a conoscenza delle attività di preti pedofili sotto la sua giurisdizione prima di quanto abbia mai ammesso.
Il cardinale ha respinto strenuamente in più occasioni ogni accusa di abusi e di insabbiamento. E tramite un portavoce ha domandato le scuse e la ritrattazione ai giornali Sydney Morning Herald e The Age, e a Guardian Australia, per gli articoli in cui trattano del libro. Il cui contenuto è definito ‘linciaggio mediatico’.
“La decisione della casa editrice di procedere con la pubblicazione è un palese tentativo di interferire con corso della giustizia. A differenza di Melbourne University Press, il cardinale non interferirà con il corso della giustizia, ma attenderà il risultato del dovuto processo prima di avviare un’azione per diffamazione”, ha dichiarato il portavoce.http://www.globalist.it/world/articolo/1000489/il-cardinale-george-pell-rischia-di-essere-incriminato-per-pedofilia.html
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Pedofilia, Pell respinge le nuove accuse di abusi
I suoi legali hanno chiesto la ritrattazione a tre giornali per gli articoli su un libro le cui asserzioni sono definite dal Cardinale linciaggio mediatico
I legali del cardinale australiano George Pell – già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli affari economici del Vaticano – hanno domandato le scuse e la ritrattazione ai giornali Sydney Morning Herald e The Age del gruppo Fairfax, e a Guardian Australia, per gli articoli in cui trattano di un libro che riporta nuove accuse di abusi sessuali a minori contro il prelato. Asserzioni che Pell descrive come «character assassination», ovvero linciaggio mediatico.
Secondo il libro della giornalista investigativa della Tv nazionale Abc, Luoise Milligan, «The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell», egli avrebbe abusato di due coristi nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne verso la fine degli anni 1990. Il libro appena pubblicato da Melbourne University Press contiene anche nuove informazioni sull’insabbiamento da parte della Chiesa di abusi a minori, e asserisce che Pell era a conoscenza delle attività di preti pedofili sotto la sua giurisdizione prima di quanto abbia mai ammesso. Milligan aveva anche rivelato accuse di abusi risalenti alla seconda metà degli anni 1970, in un programma della Abc lo scorso luglio.
«Tutte e ciascuna delle asserzioni di abusi e di insabbiamento contro il cardinale sono false. Il libro è un esercizio di “character assassination”», recita una dichiarazione di un portavoce del Cardinale, pubblicata oggi dal quotidiano The Australian. «La decisione della casa editrice di procedere con la pubblicazione, mentre le asserzioni sono ancora sotto considerazione dell’Ufficio della Pubblica Accusa, è un palese tentativo di interferire con il corso della giustizia. A differenza di Melbourne University Press, il cardinale non interferirà con il corso della giustizia, ma attenderà il risultato del dovuto processo prima di avviare un’azione per diffamazione».
Nel programma tv dello scorso luglio due uomini affermavano di essere stati aggrediti sessualmente da Pell, allora sacerdote, nella piscina pubblica di Ballarat. La polizia dello stato di Victoria ha confermato in seguito di aver presentato un documento probatorio contro Pell all’ufficio della pubblica accusa. E lo scorso ottobre tre funzionari della polizia del Victoria si sono recati a Roma per interrogare Pell, che ha partecipato volontariamente. Pell è ora accusato di abusi a minori in tre fasi della sua carriera: come seminarista, come sacerdote e come vescovo di Melbourne. Ha sempre negato ogni accusa e a suo carico non vi sono imputazioni di reato.
http://www.lastampa.it/2017/05/16/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-pell-respinge-le-nuove-accuse-di-abusi-Y6nQGVtOpyJHExYfyEc1RM/pagina.html
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Australia, indagini sul cardinale Pell e un libro che elenca gli abusi sessuali
Sydney – La polizia dello stato australiano di Victoria sta considerando ora se incriminare il cardinale George Pell – già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano – per accuse di abusi sessuali a minori risalenti alla fine degli anni 1970, quando era ancora sacerdote.
La polizia conferma in un comunicato diffuso ieri sera di aver ricevuto una notifica dall’Ufficio della Pubblica Accusa riguardante indagini su accuse di aggressione sessuale, oggetto di un documento probatorio presentato dalla polizia stessa. Il comunicato aggiunge che i detective daranno considerazione a tale notifica, prima di formulare imputazioni. Le asserzioni includono quelle di due uomini di oltre 40 anni provenienti da Ballarat, cittadina natale di Pell, che lo accusano di averli toccati in maniera inappropriata mentre giocava a lanciarli in acqua nella locale piscina pubblica.
Tali accuse erano divenute pubbliche lo scorso luglio in un reportage sulla Tv nazionale Abc della giornalista investigativa Luoise Milligan, che dà maggiori dettagli nel libro appena uscito “The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell”. In ottobre tre funzionari della polizia del Victoria si sono recati a Roma per interrogare Pell, che ha partecipato volontariamente. La pubblica accusa ha esaminato anche le evidenze raccolte in quell’occasione. Secondo il libro pubblicato da Melbourne University Press, Pell avrebbe anche abusato di due coristi nella cattedrale di Melbourne verso la fine degli anni Novanta. E sarebbe stato a conoscenza delle attività di preti pedofili sotto la sua giurisdizione prima di quanto abbia mai ammesso.
Il cardinale ha respinto strenuamente in più occasioni ogni accusa di abusi e di insabbiamento. E tramite un portavoce ha domandato le scuse e la ritrattazione ai giornali Sydney Morning Herald e The Age, e a Guardian Australia, per gli articoli in cui trattano del libro. Il cui contenuto è definito «linciaggio mediatico».
«La decisione della casa editrice di procedere con la pubblicazione è un palese tentativo di interferire con corso della giustizia. A differenza di Melbourne University Press, il cardinale non interferirà con il corso della giustizia, ma attenderà il risultato del dovuto processo prima di avviare un’azione per diffamazione» ha dichiarato il portavoce.
http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2017/05/17/ASh9smRH-australia_indagini_cardinale.shtml



