di Federico Tullli – «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È uno dei passaggi più significativi del rapporto redatto dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia deputata al controllo del rispetto della relativa Convenzione da Parte del Vaticano. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile l’obbligo di proteggere la crescita dei bambini da qualsiasi situazione a rischio. Secondo la Commissione Onu l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, elencando i motivi in un rapporto che fu reso noto il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013.
Sono dunque passati dieci anni da quel durissimo atto di accusa. L’indagine si basò su migliaia di denunce raccolte nel corso di anni da Survivors Voice Europe, Snap, Rete l’Abuso e altre onlus che si occupano della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili. Le organizzazioni hanno chiesto di conoscere i motivi per cui la Santa sede per decenni ha ignorato le denunce contro pedofili ben noti. Tra questi spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, ‘protetto’ di Giovanni Paolo II che proprio nel 2014 è stato santificato quasi a tempo di record da papa Francesco e dal papa emerito Benedetto XVI.
Perché per decenni furono ignorate le denunce nei suoi confronti? Perché migliaia di sacerdoti pedofili sono stati trasferiti da un luogo all’altro invece di essere consegnati alle forze dell’ordine? E come mai a fronte della ‘tolleranza zero’ annunciata sia da Benedetto XVI sia da Francesco I, ci sono stati «tentativi di nascondere e occultare nuovi casi?» è stato chiesto ai nunzi vaticani, monsignori Tomasi e Scicluna. «Come mai non vige l’obbligo di denuncia dei crimini all’autorità giudiziaria del paese? Agire contro i responsabili fa parte della giustizia». Una delle risposte fu che «la regola è sempre stata quella di rispettare le leggi nazionali vigenti nei paesi dove la Chiesa opera».
In Italia come sappiamo questo obbligo non c’è e i vescovi italiani non hanno sentito nemmeno la necessità morale di darselo. Tomasi e Scicluna hanno quindi riferito che la Santa Sede ha accolto favorevolmente tutti i suggerimenti che potessero aiutare a proteggere i bambini. Peccato che solo un mese prima la Santa sede aveva rifiutato di fornire alla Commissione Onu diverse informazioni fondamentali, tra cui l’esito dei procedimenti penali vaticani contro preti pedofili di competenza esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede.
Sono passati dieci anni e di queste informazioni non c’è ancora nessuna traccia. Si sa però che centinaia sono stati i pedofili ridotti allo stato laicale. Questo significa che sono in circolazione senza che nessuno conosca la loro identità. Nessuno, tranne la Chiesa.
Editoriale DOMANI – Si chiama Piero Brogi ed è l’unico italiano vittima di abusi ad essere stato apertamente risarcito dalla chiesa. Non in seguito alla sentenza di un tribunale, né con un accordo privato, ma esplicitamente come indennizzo per essere stato abusato da un sacerdote quando aveva nove anni.
Brogi, pur avendo subito violenza in Italia da un prete di Roma, don Angelo Pio Loco Boscariol, non è stato risarcito dalla chiesa italiana ma da quella francese, che lo ha fatto rientrare – in via del tutto eccezionale – nel programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase nell’ottrobre 2021. Secondo quanto riportato dalla Ciase, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa che ha agito su mandato dei vescovi francesi, sono 216mila i minori vittima di violenza da parte di preti o religiosi cattolici in Francia fra il 1950 e il 2020 (il numero sale a 330mila se si considerano anche i laici che lavorano nelle istituzioni della chiesa cattolica), mentre i sacerdoti pedofili sono circa tremila.
La vicenda di Brogi, che oggi vive a Lione e ha la doppia nazionalità, non è certo lineare. Nel 2015 scrive alla parrocchia dei santi Aquila e Priscilla di Roma, raccontando quello che gli è successo fra quelle mura quando era chierichetto, ma il parroco don Santino Quaranta non gli risponde. «Allora mi sono rivolto agli scout, all’associazione parrocchiana dei genitori e anche al cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, ma mi hanno ignorato», dice Brogi. Dal silenzio alla beffa: a Natale 2016 nel presepe della parrocchia compare una statuetta del prete pedofilo. «È stato come ricevere uno schiaffo in faccia», commenta Brogi a Domani. Per sollecitare una reazione della chiesa, decide di intentare una causa civile per avere un risarcimento: a quel punto il parroco reagisce dicendo che il sacerdote accusato è ormai morto e che la parrocchia è «totalmente estranea, in punto di fatto e in punto di diritto, alle vicende ascritte», terminando la lettera con una «paterna benedizione». Esasperato, Brogi prova a fare richiesta alla commissione francese ma il suo caso non viene ritenuto di competenza dell’Inirr perché l’abuso è avvenuto in Italia. Lui non si arrende e scrive al presidente Macron, minacciando di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani e perfino di incatenarsi all’arcidiocesi di Lione. L’arcivescovo Olivier de Germay si prende a cuore la sua storia e dopo poco tempo Brogi è infine convocato e risarcito dall’Inrr. «Hanno ritenuto che ci fosse una colpevolezza del prete – commenta Brogi – Non basta certo a ripagarmi della sofferenza patita in tutti questi anni, ma almeno qualcuno mi ha ascoltato».
Se Parigi si è mossa, infatti, Roma è rimasta ancora una volta immobile. In fatto di risarcimenti alle vittime, la chiesa italiana per ora se l’è cavata perlopiù con accordi sottobanco di 25mila euro con la clausola di riservatezza (come abbiamo raccontato su Domani). La Cei, che non ha promosso un’inchiesta indipendente sugli abusi nella chiesa ma sta conducendo un’indagine interna limitata al lavoro dei Servizi diocesani per la tutela dei minori, ha espressamente evitato di parlare di risarcimenti alle vittime. Lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Matteo Zuppi, al momento del suo insediamento, nel maggio 2022, sul punto era stato vago e aveva soltanto detto che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede». Una linea, se così si può dire, confermata il 17 novembre 2022 in occasione della presentazione del primo report nazionale sugli abusi da monsignor Giuseppe Baturi: «come Conferenza episcopale non abbiamo articolato forme più precise di aiuto», aveva infatti dichiarato il segretario generale della Cei.
D’altronde lo stesso Zuppi non ha mai nascosto le sue riserve sul lavoro svolto dalla Ciase, ritenuto poco affidabile perché basato non su dati certi ma su proiezioni statistiche. Diffidenza condivisa da papa Francesco, che due anni fa ha rinviato a data da destinarsi il previsto incontro con il presidente della Ciase, Jean-Marc Sauvé, e il 28 novembre scorso non ha voluto ricevere in udienza suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, e Antoine Garapon, che accompagnavano un gruppo di vittime della congregazione Frères Saint-Gabriel. Garapon è il presidente della Crr, la Commission Reconnaissaince e Réparation, l’omologa per i religiosi di quello che l’Inirr è per i sacerdoti diocesani, e Margron, in quanto presidente dei religiosi di Francia, è colei che ha dato mandato alla Crr di occuparsi della “riparazione” degli abusi e del conseguente risarcimento. Il mancato incontro sembra confermare la freddezza che Francesco ha sempre riservato alla “via francese” che, con la sua trasparenza e radicalità di approccio ha evidenziato la dimensione sistemica delle violenze sessuali sui bambini nella Chiesa cattolica. Certo è che i vescovi italiani sembrano molto attenti a non addentrarsi nella spinosa questione dei soldi, perché fin troppo consapevoli di quello che accade in altri paesi quando le vittime cominciano a chiedere un risarcimento economico per quello che hanno subito.
Appena oltralpe, la Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la Crr 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro): le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto. «Non abbiamo certo denaro nascosto in cantina!», aveva detto il presidente della conferenza episcopale francese Éric de Moulins-Beaufort, lasciando intendere che per i risarcimenti ci si doveva affidare alle donazioni (dei vescovi certo, ma anche dei fedeli). Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.
Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».
(Roma). “Sono la prima vittima italiana di crimini pedofili prescritti dalla legge, perché avvenivano quando avevo 9 anni e adesso ne ho 60, che è stata riconosciuta ufficialmente e simbolicamente rimborsata dalla chiesa cattolica, però non dalla CEI per fatti che avvenivano in Italia e il cui colpevole è un prete italiano ma dalla conferenza episcopale francese perché sono cittadino franco-italiano e vivo in Francia da 30 anni.
Solo per questa circostanza ho potuto gioire di questa forma di giustizia che tutti gli altri italiani purtroppo non hanno.
Vorrei anche in Italia, come si fa in tutti i paesi civili, una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce su quanto accaduto negli ultimi decenni nella chiesa cattolica.
I colpevoli meritano la galera e non di essere spostati in altre diocesi come fanno abitualmente”.
Queste le parole di Piero Brogi, vittima di abusi da bambino in una parrocchia di Roma e oggi risarcito, per la prima volta nella storia, dalla Chiesa. (Fabrizio Rostelli/alanews)
Il caso della Corte Suprema è la prima volta che un processo civile contro la Chiesa cattolica viene esaminato davanti ai giurati.
Venerdì la giuria ha emesso una sentenza contro la diocesi di Wagga Wagga per gli abusi commessi dal sacerdote Vincent Kiss. Il verdetto includeva la consegna alla vittima di 1,3 milioni di dollari a titolo di risarcimento danni esemplari, dopo che la diocesi aveva inizialmente affermato nella sua difesa legale di non essere a conoscenza degli abusi di Kiss sulla vittima, nonostante lui si fosse dichiarato colpevole di accuse penali nel 2002 e avesse scontato una pena detentiva di sette anni. .
L’arcidiocesi ha ammesso gli abusi e ha modificato la propria difesa solo il 20 ottobre, quattro giorni prima dell’inizio del processo.
Una volta che l’ordine sarà eseguito dal giudice Stephen O’Meara e saranno inclusi i pagamenti degli interessi, si prevede che la cifra del risarcimento sarà la più alta per una vittima di abusi clericali in Australia.
La chiesa aveva affermato che l’uomo, a cui era stato dato uno pseudonimo durante il processo, aveva diritto a soli 250.000 dollari di risarcimento per dolore e sofferenza e non avrebbe dovuto ricevere alcun risarcimento per perdite economiche passate o future.
L’avvocato Jonathan Brett, KC, che rappresenta la vittima, ha criticato le tattiche legali della chiesa e la sua incapacità di seguire le proprie linee guida sulla risposta agli abusi clericali storici, noti come “Towards Healing”, che limitano il risarcimento alle vittime a $ 150.000.
“La guarigione delle vittime” è nel titolo, ed è quello che dovrebbero fare, “una risposta sensibile e compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità in tutti i casi di abuso”, ha detto Brett alla giuria di sei persone. 8 novembre.
“Le parole costano poco. Siamo nel 2016, e nel 2023 stanno ancora giocando a giochi di parole e dicono: “Bene, va bene, si è dichiarato colpevole, ma continuiamo a non dire che sia successo”. Fino a quando, praticamente, nel momento in cui entriamo dalla porta del tribunale, finalmente dicono: “Beh, sì, OK, è successo”.
Brett aveva anche sostenuto che i danni esemplari erano giustificati a causa della mancata risposta della diocesi a una denuncia di abuso presentata contro Kiss nel 1968.
Tuttavia, l’avvocato Roisin Annesley, KC, in rappresentanza del vescovo della diocesi cattolica romana di Wagga Wagga Mark Edwards, ha affermato nelle sue osservazioni conclusive alla giuria che la vittima ha avuto “una vita molto bella”.
“Le prove dicono che non era angosciato dagli abusi, non c’era violenza o minaccia, non era spaventato, non odiava i Kiss”, ha detto Annesley alla corte.
La vittima subì ripetutamente abusi da parte dei Kiss nel 1972, quando aveva 9 anni, e continuò per più di due anni.
Nonostante una carriera di insegnante di successo nel NSW e nel Regno Unito, la vittima ha raccontato alla corte degli ingenti danni psicologici inflitti da Kiss, che ora ha 91 anni.
In diverse occasioni, l’uomo è crollato mentre raccontava le molestie calcolate e gli abusi da parte del prete caduto in disgrazia, che all’epoca era direttore dei giovani della diocesi di Wagga Wagga.
Kim Price, partner dello studio Arnold Thomas Becker Lawyers, che rappresentava il querelante, ha affermato che il verdetto della giuria sarebbe “l’importo più alto che la chiesa abbia mai pagato a una vittima”.
“Questa decisione riflette l’indignazione della comunità contemporanea per gli abusi sessuali perpetrati dai preti pedofili e per la condotta della Chiesa”, ha affermato.
“Costituisce un precedente storico e costringerà la Chiesa a riconsiderare seriamente, finalmente, il suo atteggiamento bellicoso”.
Price ha detto che anche tre delle altre vittime di Kiss hanno avviato un’azione civile contro la diocesi, ma hanno accettato accordi finanziari riservati prima del processo.
Famoso per il suo carisma, i capelli biondi tinti e la passione per le auto sportive europee, Kiss è stato condannato a più di 10 anni di carcere da un tribunale distrettuale di Sydney nel 2002 dopo essersi dichiarato colpevole di 13 accuse di aggressione a quattro giovani di età compresa tra 13 e 17 anni.
Era stato precedentemente deportato da Vanuatu nel 1979, dopo essere stato condannato per quattro gravi reati di atti osceni.
Kiss ha anche trascorso sette anni nella prigione di Ararat dopo essersi dichiarato colpevole presso il tribunale della contea di Victoria per aver rubato 1,8 milioni di dollari dirottando denaro da cinque enti di beneficenza legittimi nel suo ente di beneficenza fittizio, il Vanuatu Development Project, di cui era l’unico firmatario e beneficiario della sua banca. account.
Kiss utilizzò i proventi per finanziare un’”orgia di spese”, inclusi 17 viaggi all’estero in cinque anni, tre proprietà a East Brunswick, Prahran e South Yarra e una villa nelle Filippine, a sud di Manila, dove aveva intenzione di ritirarsi.
Divenne un frequentatore abituale del circuito sociale di Melbourne e un benefattore delle arti.
Prima della drammatica caduta in disgrazia di Kiss, la socialite Sheila Scotter disse che era “un uomo assolutamente affascinante” mentre la miliardaria e mecenate Jeanne Pratt una volta lo descrisse come “come Gesù Cristo… Non è un sacerdote, è un santo”.
La diocesi di Wagga Wagga non ha risposto alle richieste di commento.
Juan Pablo Barrientos (a destra) e Miguel Ángel Estupiñán, giornalisti autori dell’inchiesta. A destra, la copertina del libro che pubblicano.
Foto: per gentile concessione di Daniel Reina
Il fascicolo segreto È il terzo libro sugli abusi sessuali del clero scritto in Colombia negli ultimi quattro anni. Se ne potrebbero scrivere ancora decine e non finiremmo mai di raccontare come migliaia di ragazzi, ragazze e adolescenti abbiano subito abusi sessuali da parte di preti e vescovi. Ma non solo minorenni, ma anche uomini e donne incapaci di resistere sono stati violentati sessualmente da sedicenti rappresentanti di Cristo sulla terra. Alcune denunce furono registrate in un dossier tanto segreto quanto aberrante.
Il libro è il frutto di sette anni di ricerca, il cui primo momento di diffusione è stata la pubblicazione, il 21 marzo 2018, dello speciale radiofonico dal titolo “Lasciate che i bambini vengano a me”, su W Radio, che denunciava l’esistenza di una rete di preti pedofili e molestatori sessuali nell’arcidiocesi di Medellín. La ricerca che pubblichiamo in questo libro conferma che questa rete si è diffusa in tutto il Paese con l’insabbiamento di vescovi, superiori di comunità religiose e perfino del Vaticano.
Siamo arrivati a questa conclusione grazie ai giudici della repubblica che hanno costretto alcuni vescovi del Paese a consegnare il dossier segreto. Il 10 gennaio 2023, alle 8:32 del mattino, tutti i vescovi della Colombia hanno ricevuto un diritto di petizione con quattro punti che indagavano sulla carriera dei sacerdoti e sulle possibili denunce contro di loro per abusi sessuali. Il giornalista Miguel Ángel Estupiñán Medina, coautore di questo libro, si è unito a questa indagine nel 2022. Insieme abbiamo inviato centotrentasette petizioni sui diritti ai vescovi e ai superiori delle comunità religiose della Chiesa cattolica in Colombia. Ma centoventi di loro hanno deciso di ignorare, all’unisono, la giurisprudenza emessa dalla Corte Costituzionale in due sentenze del 2020 e del 2022 che li obbliga a fornire l’informazione. Diversi religiosi sono stati assistiti da Marcel Fernando Tangarife Torres, avvocato dell’arcivescovo di Medellín, denunciato per frode procedurale insieme al vescovo militare Víctor Manuel Ochoa, in una causa che chiede il risarcimento di due vittime di un prete pedofilo.
Visto il rifiuto dei gerarchi anziani, abbiamo depositato centoventi tutele pretendendo le dovute risposte: settantacinque tutele sono state risolte a nostro favore e quarantacinque contro. Per garantire l’obiettività e la trasparenza di questa indagine giornalistica, cerchiamo l’accesso alle informazioni semi-private che risiedono negli archivi segreti delle istituzioni religiose del Paese. Questi dati sono necessari per rispondere a quattro domande:
1) quanti sacerdoti sono stati denunciati alle autorità clericali per delitti contro la formazione, l’integrità e la libertà sessuale di ragazzi, ragazze e adolescenti.
2) Come ha reagito alle denunce la gerarchia locale della Chiesa cattolica.
3) In che misura queste denunce sono state portate all’attenzione della Procura per evitare l’impunità.
4) Quali misure sono state adottate contro i religiosi denunciati, al loro interno, per proteggere i bambini e gli adolescenti.
Nel 2020, la sentenza T-091 della Corte Costituzionale ha risolto due casi molto simili a quelli sollevati nelle centoventi tutele che abbiamo presentato nel 2023 e ha protetto i diritti di petizione e di accesso alle informazioni. A causa di questa decisione, l’arcidiocesi di Medellín ha dovuto fornire i dati di centocinque sacerdoti. Nel 2021, abbiamo inviato un nuovo diritto di petizione della stessa natura all’Arcivescovo Ricardo Tobón Restrepo, dell’Arcidiocesi di Medellín, chiedendo informazioni su novecentoquindici chierici di cui non gli era mai stato chiesto.
Nonostante il precedente costituzionale, l’arcidiocesi si è rifiutata di fornire l’informazione, quindi abbiamo presentato una nuova tutela contro mons. Tobón. Il giudice Muriel Massa Acosta costrinse l’Arcidiocesi a consegnare le informazioni, ma, in secondo grado, la Sezione Civile della Corte Superiore di Medellín, su presentazione del giudice Julián Valencia Castaño, revocò tale sentenza e negò l’accesso all’archivio segreto di l’Arcidiocesi di Medellin.
L’errata decisione del giudice Valencia Castaño, ignorando un precedente costituzionale per proteggere l’arcivescovo di Medellín, ha attirato l’attenzione della Corte costituzionale e, nel gennaio 2022, il giudice Jorge Enrique Ibáñez Najar ha insistito sulla scelta della tutela contro l’arcidiocesi di Medellín. La Camera Plenaria ha accolto la sua richiesta all’unanimità ed ha emesso la Sentenza SU-191 del 2022, riaffermando l’obbligo di Mons. Tobón di rispondere ai diritti della petizione così come le ha ricevute.
I vescovi e i superiori delle comunità religiose, seguendo l’esempio di Tobón, hanno distorto le due sentenze della Corte Costituzionale per continuare a rifiutarsi di fornire tutte le informazioni che chiediamo loro. Solo 19 su 137 vescovi e superiori di comunità religiose (13%) hanno fornito informazioni su tutti i sacerdoti nella loro giurisdizione; Cioè hanno risposto alle quattro domande e ai 22 letterali del nostro diritto di petizione. Quarantacinque leader hanno mentito nelle risposte incomplete che hanno fornito e, nel processo, hanno commesso il reato di falsità ideologica in un documento privato.
Su 569 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali, 155 esercitano attualmente il sacerdozio. Trecentoquarantaquattro denunce sono state inviate alle autorità civili, ma la stragrande maggioranza dalle vittime stesse; Quaranta delle persone segnalate da vescovi e superiori di comunità religiose sono state portate all’attenzione della Procura solo dopo aver ricevuto il diritto di ricorso per questa inchiesta giornalistica. Secondo le informazioni in nostro possesso, ci sono state solo cinquantuno condanne penali in Colombia e nove all’estero. Sedici sacerdoti sono stati assolti da giudici della repubblica o di altri paesi. Il 94% dei reclami risale agli ultimi 20 anni; Il 96%, per fatti denunciati che hanno coinvolto minori e almeno 552 sacerdoti.
Dall’alto verso il basso, l’insabbiamento e la protezione dei preti pedofili sono stati il denominatore comune. Il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, come la maggior parte dei vescovi del Paese, ha incaricato uno studio legale molto costoso di intervenire nelle tutele che abbiamo depositato e si rifiuta di ottemperare a quanto ordinato dalle sentenze T-091 del 2020 e SU – 191 del 2022. La cosa non sarebbe così grave se non fosse il presidente della Conferenza episcopale e primate della Colombia, il vescovo più importante del Paese, chiamato a dare un esempio di pulizia e trasparenza. Al contrario, in una prima risposta a un diritto di petizione nel 2022, Rueda ha assicurato che, in tutta la storia dell’arcidiocesi, solo sei sacerdoti erano stati denunciati per violenza sessuale su minori nella capitale del Paese. Rispetto ad altre città (Medellín: 70, Villavicencio: 50, Manizales: 24, Armenia: 12, Rionegro: 21), questa cifra è chiaramente una bugia. E sì, lo è, perché in risposta ad un altro diritto di petizione inviato da Miguel Estupiñán nel 2023, il cardinale Rueda si rifiutò di rispondere alle quattro domande e alle undici letterali, e in cambio fornì i nomi di nove sacerdoti denunciati e una scatola con centocinquantasei copie di una rivista istituzionale che non rispondono a tutte le domande che ci poniamo sul diritto di petizione, dando libero sfogo a leggi tipiche di chi insabbia crimini gravi come quelli contro i bambini.
Testimonianze e documenti dimostrano che, fornendo informazioni incomplete, vescovi e superiori di comunità religiose intendono nascondere la gravità del fenomeno degli abusi sessuali da parte del clero in Colombia, che sono riusciti a coprire non inoltrando, ove opportuno, le denunce alla Procura Ufficio. Il cardinale Rueda, per citarne solo uno, ha insabbiato, nella sua carriera episcopale, almeno dieci sacerdoti denunciati per abusi sessuali. Con il permesso di vescovi, cardinali e papi, la stessa cosa è avvenuta nel resto del mondo. Tra il 1950 e il 2020, in Portogallo, 4.815 ragazzi e ragazze hanno subito abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica. Nello stesso periodo in Francia ci furono 216.000 denunce contro preti, 200.000 in Spagna. E molto recentemente è stato scoperto il diario di un prete gesuita spagnolo pedofilo che ha violentato più di 85 bambini in Bolivia e ha lasciato l’orrore catturato in diversi quaderni come se fossero storie per bambini.
Ad oggi, la Corte Costituzionale ha selezionato per la revisione quarantotto tutele delle centoventi che abbiamo depositato contro vescovi e superiori di comunità religiose. La negligenza degli alti gerarchi sembra essere una buona notizia in mezzo a tutto, poiché la Corte emetterà una terza sentenza, speriamo, questa volta non solo contro l’arcivescovo di Medellín, ma contro tutti gli alti gerarchi colombiani, con la quale potrebbe costringere a consegnare il dossier segreto una volta per tutte. La decisione è nelle mani dei giudici Jorge Enrique Ibáñez Najar, Alejandro Linares Cantillo e Antonio José Lizarazo Ocampo. Dipenderà da loro se i progressi in termini di accesso all’informazione saranno tali che i giornalisti, e la società in generale, possano conoscere i file etichettati come segreti e che sono di interesse generale.
Il libro si compone di due parti e di un allegato: dodici racconti, l’archivio segreto della Chiesa cattolica della Colombia e un’intervista rivelatrice a un sacerdote che ha detto in pubblico ciò che i presuli dicono – e credono – in privato. In Il fascicolo segreto non ci sono dati incompleti o mancanti. Questi sono i dati che abbiamo grazie, principalmente, a due fonti: i vescovi e i superiori delle comunità religiose, obbligati dai giudici della repubblica a rispondere ai nostri diritti di petizione, e le storie dei sopravvissuti.
L’indagine sull’archivio segreto non si esaurisce con il libro; Continueremo ad ascoltare le vittime e a raccogliere dati. Confidiamo che la Corte Costituzionale riaffermi e garantisca il diritto fondamentale di petizione e di accesso alle informazioni che ci permettono di accedere all’archivio segreto dell’87% dei vescovi e dei superiori delle comunità religiose che non hanno fornito tutte le informazioni da noi richieste. Dopo tale pubblicazione, il dossier segreto continuerà ad essere aggiornato sul portale giornalistico casamacondo.co.
Federica Tourn – Gli 80 anni dei Focolari, tra luci e molte ombre
Margaret Karram e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, sono stati ricevuti in udienza dal papa il 7 dicembre, giorno in cui ricorrono gli ottanta anni dalla fondazione del movimento da parte di Chiara Lubich. Nel pomeriggio, il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha presieduto una messa di ringraziamento nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, insieme ad altri cardinali e vescovi. Una celebrazione in pompa magna per un movimento che ha dovuto ammettere di avere al suo interno diversi casi di pedofilia (66 i casi individuati dal 1969 al 2012, secondo i dati raccolti dalla Commissione interna dei Focolari): il più eclatante è senz’altro quello di Jean-Michel Merlin, un focolarino francese che ha violentato almeno 37 bambini e che è stato definito un «abusatore seriale di minori».
Meno di due settimane fa, il 25 novembre, lo stesso papa ha però nominato Margaret Karram membro del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita: una decisione che ha destato stupore e scandalo fra le vittime e i fuorisciti dal movimento. L’Oref, organizzazione ex focolari, ha scritto una lettera aperta al cardinale Farrell in cui sottolinea la grave incompatibilità della nomina della presidente dei Focolari con la funzione di tutela che il Dicastero riveste in caso di denunce di abuso all’interno dei movimenti. «Questa nomina – si legge nella lettera di Oref – si configura come un grave conflitto di interessi: per noi e per le vittime di abusi, quel Dicastero era l’ultima istanza cui rivolgersi nella speranza di ottenere ascolto, comprensione e giustizia. E ora?».
Ora, chi controlla adesso il controllore? La contraddizione appare evidente, soprattutto se si pensa alla “tolleranza zero” sugli abusi proclamata più volte da Bergoglio. «Margaret Karram dovrebbe contemporaneamente operare per risolvere il problema degli abusi all’interno del Movimento dei Focolari ed esprimersi poi sulle accuse di questi ultimi in seno al suo Dicastero», spiegano gli ex focolarini.
Approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 (quasi vent’anni dopo la sua fondazione) con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è oggi diffuso in 182 paesi.
Fonte: Domani
Ludovica Eugenio
E’ dedicato interamente al tema degli abusi nella Chiesa l’ultimo numero, il quarto de 2023, della rivista internazionale di teologia Concilium. Un tema già affrontato nel 2004, in un numero intitolato “il tradimento strutturale della fiducia”, che oggi viene ripreso e attualizzato. Cosa si intende per abuso? Lo spiega l’editoriale: “abuso – si legge – è un termine problematico perché potrebbe suggerire che vi possa essere un uso “corretto” di una persona, in contrasto con il suo ab-uso.
Ciò non è possibile: non esiste un “uso” giusto o sbagliato di una persona, giacché una persona non dovrebbe mai essere usata. Eppure questa terminologia fa emergere esattamente il nocciolo della questione: nei casi di abuso sessuale gli individui non sono percepiti e rispettati come soggetti e persone. Sono usati, oggettivati, strumentalizzati. L’abuso è quindi sempre un abuso di potere e un abuso di fiducia, soprattutto nei rapporti di dipendenza. In particolare, nei rapporti di direzione spirituale o di cura pastorale. Proprio questo è il fulcro di questo fascicolo.
Concilium tratta il tema da diverse prospettive e su un piano internazionale, registrando la difficoltà di contesti molto diversi tra loro in alcuni dei quali è ancora difficile mettere a tema l’abuso clericale. Vi sono dunque contrubuti molto diversi, ma tutti accomunati dal fatto che il contesto istituzionale in gioco è sempre la chiesa. Viene dunque messo in discussione il ruolo e la responsabilità istituzionale e teologica della chiesa cattolica, sia nel consentire relazioni di abuso sia coprendo e insabbiando.
Undici i contributi presenti nel numero, tra i quali quelli della teologa tedesca Ute Leimgruber sulla rilevanza teologica della narrazione delle vittime, quello della teologa francese Marie-Jo Thiel sul Rapporto Sauvé nella Chiesa francese, della ex religiosa, vittima di abusi Doris Reisinger sull’abuso spirituale e di p. Hans Zollner, preside dell’Istituto di antropologia della università Gregoriana sul significato della rielaborazione.
Alessio Di Florio – L’ascolto che non ascolta del Vaticano
Ascolto. Tante volte papa Francesco, Zuppi o altri della CEI hanno usato questa parola. Ascolto delle vittime, ascolto delle donne, ascolto di tante e tanti. A parole, la verità come spesso accade dietro le mura vaticane è un’altra come sottolinea questa dichiarazione di “Donne per la Chiesa”.
Leggiamo la notizia che uno dei temi che verrà trattato da Papa Francesco, riunito con il gruppo dei 9 cardinali in questi giorni, sarà “la dimensione femminile nella Chiesa”. Da una parte ci incuriosisce cosa potrà emergere; dall’altra ci delude che, di nuovo e nonostante le tante istanze della nostra associazione, come di altre, le donne siano assenti al tavolo dove si parla del loro ruolo.
Parlano di noi e su di noi ma non con noi.
Auspichiamo invece e continuiamo a sollecitare un dialogo più autentico e sinodale, dove le donne siano soggetti del proprio processo di partecipazione nella comunità ecclesiale e dove si possa parlare di ministerialità così come di altre riforme necessarie.
Alcune di noi insieme a tante teologhe e teologi contemporanei si domandano se non sia tempo per un superamento del principio petrino e mariano. Aggiungiamo che questa modalità binaria di definire la realtà presuppone separazione e impone paletti che ingabbiano invece di liberare i carismi di ciascuna e ciascuno.
Abbiamo la sensazione che questo arroccarsi su alcune specifiche posizioni o teorie teologiche, di nuovo, nasconda un timore per una partecipazione sempre più ampia delle donne nella Chiesa.
Francesco Zanardi – Ci siamo fatti in TRE. Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati
Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.
Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.
Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:
Il PORTALE – ASSOCIAZIONE SOPRAVVISSUTI che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.
Il PORTALE – TG NEWS – NOTIZIE REGIONALI contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.
Il PORTALE – OSSERVATORIO PERMANENTE contenente gli unici dati statistici italiani.
I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia.
Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto.
Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima.
La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE – indipendentemente dal portale utilizzato – la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia.
I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento.
Pierelisa Rizzo
La chiameremo Sheila ed è l’assistente sociale che ha testimoniato in tribunale ed ha contribuito a mettere in prigione uomini che hanno abusato di bambini e adolescenti ospiti degli orfanatrofi cattolici Madonna Manor e Hope Haven, a diverse miglia da New Orleans. “Ho provato. Ho fatto tutto quello che potevo per far arrestare quell’uomo”, ha detto, riferendosi a Harold Ehlinger, che viveva in un dormitorio quando il suo lavoro quotidiano fare l’assistente sociale ai ragazzi del Madonna Manor, ora chiuso.
Questi due edifici, che ospitavano gli orfanatrofi belli allora e ben curati, sono stati il rifugio di sadici e violentatori per decenni, beni immobili importanti nella protezione dalla bancarotta che l’arcidiocesi ha voluto nel 2020, affrontando cause legali per le vittime di abusi. Il caso della Chiesa ora supera le 500 denunce di abuso grazie anche ad una legge della Louisiana , a rischio di sopravvivenza, che ha eliminato i termini di presentazione delle domande per le vittime.
Man manco che si va avanti sta emergendo i contorni di una cultura religiosa criminale sotterranea con circa 100 denunce di abusi incentrate sui due orfanotrofi.
Lo chiameremo Leon. Nato nel 1971, fu mandato a Madonna Manor da una famiglia che si era separata, alla fine del 1982 o 1983. “Invece di subire abusi, scappavo – troppe volte per poterle contare. Era praticamente una prigione”. Era l’autunno del 1980, quando Sheila andò a lavorare al Madonna Manor. Nella consulenza e nella terapia di gruppo trovò ragazzi arrabbiati, cinici e che agivano per gli abusi sessuali subiti
Sheila, se n’era già andata quando arrivò Leon. Le autorità della Chiesa avevano permesso al fratello Harold Ehlinger di risiedere in un cottage vicino a Hope Haven.
“Il fratello Harold era come il capo- dice Leon – A volte indossavano maschere per nascondere la loro identità così non sapevi chi ti avesse violentato”.
Ehlinger era uno del gruppo di presunti pedofili presenti a Hope Haven e Madonna Manor, secondo varie cause pendenti, deposizioni e documenti che forniscono nuovi, agghiaccianti particolari su due delle istituzioni più famigerate legate alla crisi degli abusi del clero cattolico, ma i cui dettagli sono stati in gran parte sepolti nel passato. La storia di Leon è solo una delle decine di testimonianze drammatiche . C’è Joe, violentato da Martin Marie, un membro delle Suore Scolastiche di Notre Dame e che, secondo Joe, non è stata l’unica suora complice delle percosse e degli abusi sessuali che ha subito sull’orlo della pubertà. C’è Rene Perez, investito mentre a bordo della sua bicicletta era fuggito dall’orfanatrofio.
Non è chiaro quando esattamente le due istituzioni la Hope Haven che aprì negli anni 20 e la Madonna Manor, aperta pochi anni dopo, siano diventate una calamita per i pedofili e le persone inclini a comportamenti sadici. Ma 17 cause legali avviate nel 2005 contenevano accuse risalenti agli anni ’50 che descrivevano abusi orribili.
Una figura importante nel contenzioso del 2005, è un prete di nome Ray Hebert, direttore delle due strutture dal 1966 al 1971.
Hebert, che era un monsignore aveva la responsabilità degli orfanotrofi ed era a conoscenza delle dinamiche interne alle due strutture. Era lui che dopo avere accettato l’incarico, negli anni ’90 come vicario del clero presso l’arcidiocesi di New Orleans, avrebbe dovuto indagare sui preti accusati di abusi sessuali su minori.
Hebert avrebbe stilato un rapporto al suo capo di allora l’arcivescovo Philip Hannan su una conversazione che aveva avuto con padre Lawrence Hecker accusato varie volte di abusi e ora in carcere in attesa di processo . Rapporto poi distrutto.
Alla fine, dopo che l’arcidiocesi ha risolto la controversia Hope Haven-Madonna Manor per 5 milioni di dollari, le vittime che hanno nominato Hebert hanno ritirato le accuse contro di lui.
Tra il 2010 e il 2020, l’arcidiocesi ha risolto più di 130 denunce di abusi sessuali, per un totale di 11,7 milioni di dollari, in molti casi richiedendo alle vittime di firmare accordi di riservatezza
L’arcidiocesi non avrebbe mai pagato un tale risarcimento se non considerasse credibili le vittime .
Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.
Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.
Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:
– Il PORTALE che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.
– Il PORTALE – contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.
– Il PORTALE – contenente gli unici dati statistici italiani.
di Federico Tullli – Chi è il pedofilo? Lo abbiamo chiesto questa settimana al professor Andrea Masini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psiché
Il pedofilo ha una patologia psichiatrica gravissima che però può essere “compresa” in senso scientifico come un disturbo di personalità, tipo psicopatia. I pedofili sono degli psicopatici, sono dei malati che mettono insieme una grave malattia e una lucidità di comportamento propria dei criminali. E con lucidità scelgono le vittime, consapevoli del reato che compiono e dei rischi che possono correre. Nell’Ottocento li chiamavano “criminali nati” ma oggi sappiamo che psicopatici si diventa, non ci si nasce. A volte, nel caso dei pedofili, sono delle persone abusate a loro volta da bambini. In loro c’è una catena di malattia, di dolore e di delinquenza molto marcate.
Per quanto riguarda i preti pedofili, le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre detto che si tratta di casi isolati. Numeri scioccanti invece sono emersi anche dalle recenti inchieste in Francia e Spagna. Qualche migliaio di preti coinvolti, decine di migliaia di vittime.
Ma no! Si tratta di una prassi criminale diffusa che evidentemente si lega in qualche modo alla cultura cattolica e all’organizzazione della Chiesa cattolica. La serialità sottolinea drammaticamente l’aspetto criminale della malattia mentale. Non riescono a fermarsi. O li ferma la magistratura o non riescono a fermarsi. In questo misto di criminalità e di patologia. Loro hanno perduto l’infanzia. In questo modo criminale vorrebbero ricostruire un rapporto con l’infanzia che hanno perduto. È una dinamica violentissima. Così come lo stupratore delle donne vorrebbe creare un rapporto con le donne ma lo fa in un modo violentissimo e criminale.
A proposito di “cultura” religiosa, ancora oggi lo stupro subito da un bambino, per la Chiesa, dal papa in giù, è considerato ed è trattato innanzitutto come un peccato.
Argentina batte Italia 45 a 0. Sul campo minato della questione pedofilia tra i preti cattolici, il confronto tra nazioni si è chiuso con un risultato imbarazzante per il sistema giudiziario del nostro Paese. Dopo anni di indagini e processi sugli abusi contro decine di bambini dell’istituto italo-argentino Antonio Provolo, la Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires, che equivale alla nostra Cassazione, ha confermato in via definitiva le condanne per i primi tre religiosi finiti sotto accusa: dovranno scontare pene comprese tra 18 e 45 anni di reclusione.
In Italia nessuno ha pagato: zero condanne, anche se le sentenze argentine spiegano che le violenze sui minori sono continuate per almeno cinquant’anni ed erano iniziate in Italia. Dove però l’unica inchiesta giudiziaria si è chiusa sul nascere, senza neppure un indagato, grazie alle norme italiche sulla prescrizione dei reati.
L’istituto Provolo, che ha la sede centrale a Verona, gestisce una rete di collegi, in Italia e in Argentina, specializzati nell’assistere bambini con problemi di sordità e conseguenti difficoltà a parlare. Dopo anni di sospetti, lo scandalo è stato scoperchiato nel 2009 da un’inchiesta giornalistica del nostro settimanale, firmata da Paolo Tessadri, che ha filmato e pubblicato le testimonianze di 15 ex allievi di due collegi veronesi, che denunciavano di aver subito per anni abusi e violenze da oltre venti sacerdoti, chierici e altri dipendenti dell’istituto.
L’allora vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, grande protettore del Provolo, ha attaccato L’Espresso e denunciato per calunnia l’associazione delle vittime. I giudici hanno però archiviato le sue accuse, spiegando che gli abusi sono risultati «certi e documentati», anche se prescritti. E il prelato ha dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato le vittime.
di Federico Tullli – «Chi vede un bambino non vede nulla»; «Felice chi ha dei figli, ma non infelice chi non ne ha»; «Piccolo è il bambino, piccolo è il lutto»; «Non si deve dire un segreto a una donna, a un pazzo o a un bambino». Si tratta di una breve antologia di detti popolari coniati nell’attuale Europa tra il XV e il XVI secolo e raccolti dallo storico Jean Delumeau in uno dei suoi saggi più famosi, Il peccato e la paura (Il Mulino, 2006). «Quando ebbe inizio l’età moderna europea – spiega Delumeau – l’atteggiamento d’incomprensione nei riguardi dell’infanzia si rivela ancora largamente diffuso e riveste due aspetti tra loro complementari: la scarsa sensibilità per la freschezza e l’innocenza del fanciullino, la scarsa emozione per la sua fragilità; e la tendenza a vedere il fanciullo in età scolare (come diremmo noi oggi) come un insieme di difetti, un essere cattivo e maligno che occorreva necessariamente disciplinare affinché non diventasse adulto malvagio».
Questa antologia di proverbi, «per quanto contenuta, ci fa capire che il bambino non era riconosciuto come tale. Si tratta di una creatura che acquisterà valore solo quando sarà stata disciplinata, diventando uomo», osserva lo storico francese. La sua chiave di lettura del rapporto del mondo adulto con quello dell’infanzia nella cultura occidentale e cristiana al termine del Medioevo, può essere utile per osservare anche alcuni fatti di estrema attualità. L’annullamento dell’identità umana del bambino non è infatti una dinamica che appartiene solo al passato, né tanto meno – purtroppo – è stata definitivamente consegnata alla Storia della nostra civiltà. L’idea violentissima che scaturisce dalla “fusione fredda” tra il logos – il bambino non è un essere umano finché non entra nell’età della ragione (paideia) – e il pensiero religioso cattolico – il bambino è malvagio per natura (peccato originale) -, ne porta con sé un’altra altrettanto criminale: se non è essere umano, lo si può violentare e /o uccidere tranquillamente.
Va ricercata qui, in estrema sintesi, la radice “culturale” della pedofilia e della protezione riservata ai preti pedofili dai loro superiori. Non solo. Contro questo crimine orrendo tante parole vengono spese e tanti impegni sono propagandati anche nel mondo laico, ma poi, nei fatti, raramente si traducono in qualcosa di concreto. È questo il caso dell’Italia che come è tristemente noto, diversamente da tutti i più grandi Paesi a tradizione cattolica, non ha mai realizzato una indagine sulla pedofilia nella Chiesa. Ma non ha mai nemmeno risposto, per quanto riguarda il governo, alla diffida di Rete L’Abuso, in cui si contesta di non aver mai adottato le misure necessarie per contrastare le violenze su minori di matrice ecclesiastica sul territorio italiano. Violando così la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e la Convenzione di Lanzarote.