Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • Associazione vittime abusi, “ma Zuppi chi ha incontrato?”

    Associazione vittime abusi, “ma Zuppi chi ha incontrato?”

    “Prima di tutto sarebbe interessante sapere: chi sono queste vittime che ha incontrato il card. Zuppi? In altri Paesi ci sono varie associazioni di vittime dei preti pedofili, in Italia ci siamo solo noi, e noi di questo incontro non sapevamo nulla”. Esprime stupore, e allo stesso tempo molti dubbi, Francesco Zanardi della Rete l’Abuso, sull’incontro di oggi alla Cei tra il cardinale presidente Matteo M. Zuppi e alcune vittime, familiari e sopravvissuti ad abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale.

    “Mi sembra una cosa molto propagandistica – dice Zanardi all’ANSA -. Se vogliamo dirlo, l’anno scorso Zuppi a Bologna mi ha incontrato due volte. E ora la Cei se ne esce con questa cosa. Ma la domanda è: che cosa farà in concreto per queste persone?”. “Noi li abbiamo denunciati, al governo, all’Unione Europea e all’Onu, in quanto garante per i diritti dell’infanzia – ricorda Zanardi -.

    Il card.Zuppi dichiara che ci sono gli sportelli, ma allo stesso tempo ammette anche l’omissione di denuncia, che è un reato, dicendo che non passerà i dati alla magistratura”. “Finora in Italia le nostre denunce su questi aspetti sono state ignorate – aggiunge il leader di Rete l’Abuso -, è per questo che siamo andati agli organi sovranazionali, come l’Ue e l’Onu”.

    Per quanto riguarda invece l’Osservatorio annunciato dalla Cei, composto da vittime di abuso e loro familiari, Zanardi lo definisce “un escamotage con cui loro in realtà vanno contro le vittime, le combattono”. “Se vogliamo fare gli ipocriti c’è spazio per tutti – rincara il responsabile dell’associazione -, ma sono vent’anni che ci muoviamo in questo campo e non c’è una sola vittima che ringrazi la Chiesa. Quindi qualche domanda me la faccio”. (ANSA).
    GR/ S0A QBXB

  • Pedofilia, la Cei incontra gruppo di vittime. Intanto una associazione chiede un’inchiesta in Parlamento

    Pedofilia, la Cei incontra gruppo di vittime. Intanto una associazione chiede un’inchiesta in Parlamento

    Città del Vaticano – I vertici della Cei hanno incontrato questa mattina alcune vittime di preti pedofili ma non c’era nessuno della Rete l’Abuso, l’unica associazione di vittime esistente, fondata da un uomo violentato quando era adolescente e ora fortemente impegnato nelle sedi internazionali a sollevare l’anomalia italiana: «Noi poniamo un interrogativo importante: Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sui minori del clero in Italia?» si chiede Francesco Zanardi che spinge anche perchè il Parlamento vari una commissione di inchiesta capace di analizzare il fenomeno esattamente come già è accaduto in Portogallo, Francia, Germania, Irlanda, Belgio, Austria, Spagna. A suo dire «sono numerose le problematiche che lo Stato italiano fa finta di non sapere, dalla difficoltà delle denunce, alle possibili modalità di insabbiamento, fino alla mancanza di una commissione nazionale indipendente» per studiare il fenomeno negli ultimi 70 anni, esattamente come è stato fatto in Europa.

    Nel comunicato della Conferenza episcopale si parla di un «incontro avvenuto in un clima sereno ma intenso» ma senza specificare il numero dei sopravvissuti coinvolti, nè il periodo in cui sono avvenuti gli abusi e, soprattutto, informazioni sulle pene (canoniche o civili) comminate ai religiosi.

    «L’incontro, aperto con una preghiera penitenziale, è durato circa tre ore» si legge nella nota.

    Vi ha preso parte anche monsignor. Lorenzo Ghizzoni, Presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori. «È stato un momento molto importante e significativo in cui ciascuna vittima ha condiviso la propria storia di dolore esprimendo, al tempo stesso, il desiderio di assistere e accompagnare la Chiesa per far sì che questi episodi non si ripetano e per tutelare sempre meglio minori e adulti vulnerabili. L’ascolto e l’accoglienza delle vittime costituiscono una linea d’azione importante della Chiesa». Dall’incontro odierno verrà costituito «un gruppo operativo, una sorta di Osservatorio, composto da persone che hanno generosamente dato la loro disponibilità ad offrire, a titolo personale e nella massima libertà, un contributo propositivo per migliorare e rendere più efficaci le attività di formazione e prevenzione messe in atto dalle Chiese in Italia attraverso la rete territoriale dei Servizi tutela minori».

    Nel comunicato non si fa menzione a nessuna forma di giustizia riparativa, in particolare alla questione dei risarcimenti per le vittime, come invece è stato fatto da tutte le altre conferenze episcopali europee. In Germania per le vittime è possibile persino compilare sul sito delle diocesi un formulario on-line. In Francia l’episcopato ha stanziato una cifra sostanziosa per affrontare gli obblighi, fino a determinare la vendita di molti beni immobiliari.

    La Chiesa in Francia istituisce un tribunale nazionale per giudicare i reati sessuali su donne e uomini, ecco come funzionerà

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vittime_pedofilia_cei_italia_rete_l_abuso_papa_francesco_onu_parlamento-7393690.html?refresh_ce

  • Sacerdoti pedofili in tutto il mondo – la sola Italia detiene il 43% dell’Europa, il 12,7% nel mondo

    Sacerdoti pedofili in tutto il mondo – la sola Italia detiene il 43% dell’Europa, il 12,7% nel mondo

    L’Italia è il paese al mondo con la maggiore popolazione di sacerdoti e il maggior numero percentuale di cattolici, ossia, potenziali prede.

    L’irlandese Mark Vincent Healy ripropone su base  statistica questa volta globale, il potenziale italiano.

    Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili

    L’Italia rappresenta il 46% della popolazione cattolica dell’UE che subisce abusi sessuali su minori.

    L’Italia rappresenta il 12,7% della popolazione cattolica mondiale di abusi sessuali su minori.

    Ci sono circa 3,6 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nell’Unione europea.

    Ci sono circa 7,9 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nel mondo.

    È un imperativo delle Nazioni Unite invitare l’Italia, in qualità di firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, a condurre un’inchiesta nazionale come parte di tale trattato sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica nei delitti contro l’umanità in Italia.

    È un imperativo dell’Unione europea attraverso il Parlamento europeo invitare l’Italia come Stato membro a condurre un’inchiesta nazionale sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica in reati contro cittadini europei in Italia .

    Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata dalle Nazioni Unite per i gravi reati perpetrati contro i bambini a livello globale, come crimini contro l’umanità per lo stupro e la contaminazione sessuale dei bambini.

    Va ricordato che Papa Francesco ha riconosciuto che il 2% dei preti cattolici sono pedofili (intervista a Eugenio Scalfari [IT https://bit.ly/1m6Uy5S – EN https://bit.ly/2O1u6VS]) secondo il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report su https://bit.ly/3lio1TM pagina 216.

    Il 2% dei sacerdoti cattolici nel mondo rappresenta e stima 1,9 milioni di vittime da parte di 7.929 sacerdoti cattolici.

    Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata da un appello emesso dal Parlamento europeo per i gravi reati perpetrati contro i bambini in quanto cittadini europei, come crimini contro l’umanità per stupro e contaminazione sessuale dei bambini all’interno dell’Unione europea.

    Mark-Vincent Healy [ mvh@onevoice.ie ] www.onevoice.ie ©2023

    https://www.mvh.ie/research/230419-IT-Percentuale-stimata-del-sacerdote-pedofilo.pdf

  • Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili – #CEI Comic

    Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili – #CEI Comic

    L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista di Left Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando in Giustizia divina, in libreria per Chiarelettere dal 9 novembre, i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia?

    Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici.

    C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, c’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti.

    C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa.

    Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona. Se questa è la realtà dietro agli appelli e alle battaglie di papa Francesco, se questo è il Vaticano, difficile che qualcosa possa davvero cambiare.

    Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/comunita-recupero/

  • Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    A pochi giorni dall’aggiornamento del motu proprio del papa Vox Estis Lux Mundi, una parte della chiesa siciliana il 30 marzo torna a occuparsi di abusi, con un convegno organizzato alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista di Palermo dal titolo “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili: un impegno comune”.

    Una parata di nomi illustri, del calibro dell’arcivescovo della città Corrado Lorefice, a cui è affidata l’introduzione, per proseguire con padre Andrew Small, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, e con l’arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei, che parlerà dell’impegno della chiesa cattolica a partire dal primo report sulle attività di tutela dei minori diffuso lo scorso novembre.

    Un dossier a dir poco parziale e poco rappresentativo della realtà italiana perché, come abbiamo raccontato su Domani il 17 novembre, prende in esame soltanto l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto di 158 diocesi su 226 nel biennio 2020-21.

    L’obiettivo del convegno è ambizioso: partire da una riflessione sulla chiesa universale per concentrarsi sulle azioni di quella italiana e infine dare voce alle esperienze locali.

    Un’iniziativa voluta dalle diocesi di Palermo, Monreale, Cefalù, Trapani e Mazara del Vallo con il patrocinio, fra gli altri, del Servizio nazionale per la Tutela dei minori della Cei.

    Peccato che non si sia pensato di coinvolgere altre diocesi dell’isola, come Piazza Armerina, che pure manda i suoi seminaristi a studiare nell’istituto palermitano.

    Proprio la diocesi di Piazza Armerina, in realtà, avrebbe molto da dire sull’abuso clericale, anche se non può certamente vantare una gestione esemplare del problema.

    A Enna, dal 7 ottobre 2021 è infatti in corso il processo a don Giuseppe Rugolo, un sacerdote molto popolare nella città dell’entroterra siciliano, oggi accusato di violenza sessuale su tre minori.

    Una vicenda ricca di colpi di scena che coinvolge diversi personaggi, non ultimo il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, intercettato, prima ammette di aver insabbiato gli abusi di Rugolo e poi cerca di salvare capra e cavoli (sé stesso e la diocesi), con totale indifferenza per le vittime (come riportiamo su Domani del 14 novembre).

    Una storia che svela sempre nuovi capitoli: durante l’ultima udienza del 14 marzo, infatti, si è arricchito l’elenco degli insulti del vicario generale della diocesi Nino Rivoli che, in un’intercettazione riportata in aula, apostrofa con l’epiteto di “bestia” don Giuseppe Fausciana, l’unico sacerdote che a Enna si è fatto portatore della denuncia della vittima di Rugolo, Antonio Messina.

    Don Rivoli, nel suo tormento per la spinosa situazione in cui si è venuto a trovare il vescovo, durante numerose telefonate intercettate dagli inquirenti non aveva risparmiato insulti all’imputato, definito «buttana» e «questa troia», mentre Messina – il ragazzo che ha subito violenza sessuale quando era minorenne – è addirittura un «bastardo».

    QUANTI SONO COINVOLTI?

    La novità più eclatante del processo Rugolo, però, non è certo il turpiloquio del vicario o l’incresciosa gaffe di un altro sacerdote locale, don Pietro Spina, che in aula definisce «affettuosità» ogni atto sessuale che prescinde dalla penetrazione, ma l’inquietante realtà dei pedofili alla corte di monsignor Gisana: sacerdoti e catechisti dai trascorsi non proprio immacolati, il cui numero cresce ad ogni udienza.

    Infatti, ogni volta che Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di parte civile, incalza i testimoni sui casi di abuso, in tribunale cala il gelo.

    Il 10 ottobre era già emerso il nome di un altro prete che aveva abusato di un minorenne: entrambi, l’abusatore e la sua vittima, sono oggi parroci della diocesi.

    Il vescovo Gisana sapeva tutto, come si evince dalle intercettazioni, cosi come sapeva di un sacerdote di Gela, don Vincenzo Iannì, rinviato a giudizio nel 2019 per violenza su una ragazzina.

    Nell’ultima udienza del 14 marzo Gela si conferma una piazza “calda”: non solo annovera un catechista arrestato per violenza sessuale aggravata, al momento sotto processo, ma anche un educatore di 32 anni, che avrebbe abusato per anni di un ragazzino, oggi ventiduenne.

    Come emerge dalle indagini difensive svolte anche dall’avvocata Parasiliti Molica, la vittima aveva denunciato più volte gli abusi al vescovo ma Gisana non è mai intervenuto.

    In aula, è sempre l’avvocata di Messina a chiedere conto di questo educatore a un reticente don Vincenzo Murgano: il prete, vicario giudiziale della diocesi e (cosa ancora più grave), responsabile del Servizio di tutela dei minori fino al dicembre 2022, riconosce alla fine di non aver mai preso provvedimenti per i casi di abuso di cui era a conoscenza.

    «Ha detto candidamente che sapeva da tempo di don Iannì, ben prima che fosse processato – riporta Antonio Messina – e per quanto riguarda gli altri nomi fatti in aula ha sostenuto invece di non essere mai stato informato dal vescovo, pur essendo il responsabile incaricato per la tutela dei minori».

    Monsignor Gisana, quindi, sa dei preti pedofili di casa propria ma non parla nemmeno con la persona deputata ad occuparsene.

    Se don Murgano tace sui pedofili della diocesi, in compenso parla, e molto, con Rugolo.

    In udienza emerge infatti che Murgano era il consigliere personale del giovane prete, quando già questo era sottoposto all’indagine ecclesiastica (poi conclusa con un “non luogo a procedere” perché i fatti si sarebbero svolti quando era ancora seminarista e dunque non ritenuti di pertinenza della Congregazione per la dottrina della fede).

    Fra messaggi e telefonate, i due si sentono ogni giorno e don Murgano incita Rugolo a controllare Antonio Messina sui social, oltre a sobillarlo contro don Fausciana, la “bestia”, colpevole di sostenere la vittima e coinvolgerla nelle attività pastorali.

    La prossima udienza in calendario il 4 aprile, con 21 nuovi testimoni chiamati a deporre, promette di scaldare ulteriormente gli animi.

    Intanto si avvicina la Pasqua e la processione del venerdì santo, particolarmente sentita in città, vedrà in testa don Murgano, in quanto parroco della Chiesa madre e assistente spirituale di ben quattro confraternite cittadine, quasi a rassicurare i fedeli che nulla è cambiato.

    L’imbarazzante quadro della curia che emerge dal processo a don Rugolo, gli opposti schieramenti pro e contro don Fausciana e soprattutto le complicità della gerarchia, monsignor Gisana in primis, cominciano però a pesare non poco sul contesto cittadino.

    Intanto a Palermo va in scena lo spettacolo delle buone intenzioni della Chiesa contro gli abusi, con il provvidenziale supporto della nuova versione di Vox Estis Lux Mundi.

    «Il timore – commenta Marida Nicolaci del coordinamento Italy Church Too e docente della stessa Facoltà che ospita il convegno – è che si punti sulla prevenzione futura lasciandosi alle spalle il passato, senza farsi carico delle esigenze di una giustizia autenticamente riparativa, che implica il riconoscimento delle cause sistemiche del danno e il risarcimento delle vittime».

    Se il convegno palermitano appare come un’operazione politica per ripulire l’immagine della chiesa siciliana e smarcarsi dai guai della diocesi di Piazza Armerina, non si può dimenticare che lo stesso don Murgano, che sta facendo clamore a Enna più per le sue reticenze che per le sue rivelazioni, è anche lui un docente della facoltà teologica.

    Così come ci sarà anche don Fortunato di Noto che, oltre ad essere il presidente dell’associazione Meter contro la pedofilia, è anche il direttore del Centro di ascolto del Servizio regionale della tutela dei minori della Cei.

    Don Di Noto non manca mai quando si tratta di far vedere il volto della chiesa che lotta contro gli abusi, ma è anche presente nelle intercettazioni agli atti del processo a Rugolo, mentre parla accorato con Gisana: «Ti voglio un bene dell’anima», dice al vescovo, e gli consiglia «vigilanza».

    «Se ci riesci, traccia almeno i colloqui», aggiunge, riferendosi agli incontri con i Messina, «perché questi qua (la vittima e la sua famiglia, ndr), come stanno montando la cosa, capisci…».

    Palermo, in fin dei conti, non è poi così lontana da Enna.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/pedofilia-le-buone-lezioni-e-i-cattivi-esempi-della-chiesa-nella-sicilia-degli-scandali-j9ensgwh

  • Vaticano: licenziamento di un membro influente della commissione per la protezione dei minori

    Vaticano: licenziamento di un membro influente della commissione per la protezione dei minori

    Il membro più influente della commissione vaticana per affrontare gli abusi sessuali del clero si è dimesso, ha detto mercoledì il suo leader, nell’ultimo colpo a un organo consultivo papale perseguitato dalle polemiche.

    Hans Zollner, il volto pubblico degli sforzi di Papa Francesco per affrontare lo scandalo globale della pedofilia, si è dimesso a causa di un pesante carico di lavoro, ha detto la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori.

    “La commissione è stata informata che padre Hans Zollner ha chiesto di essere sollevato dal suo incarico di membro”, ha dichiarato in una nota il cardinale americano Sean O’Malley, capo della commissione.
    Zollner è stato l’ultimo membro fondatore rimasto del gruppo, istituito da Papa Francesco nel 2014 mentre si sforzava di liberare la Chiesa cattolica dal flagello degli abusi sessuali da parte dei religiosi.

    Ma la commissione ha subito un duro colpo nel 2017 quando Marie Collins, membro e sopravvissuta agli abusi, si è dimessa, dicendo che il corpo era a corto di risorse e ha affrontato una feroce resistenza all’interno dei gradini più alti della chiesa.

    Anche il membro e sopravvissuto Peter Saunders si dimise nello stesso anno.

    Francesco ha accettato la richiesta di Zollner di dimettersi “con i più profondi ringraziamenti per i suoi molti anni di servizio”, ha detto O’Malley.

    Il sacerdote gesuita tedesco e rinomato accademico è uno dei massimi esperti nella lotta contro gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica.

    Franceso ha promesso una posizione di tolleranza zero nei confronti degli abusi e ha cambiato la legge in modo che i casi sospetti debbano essere denunciati, ma le associazioni delle vittime affermano che non è ancora andato abbastanza lontano.
    Francesco Zanardi, fondatore del gruppo di sopravvissuti italiani Rete L’Abuso (The Abuse Network), ha detto mercoledì all’AFP che Zollner era stato “molto onesto” riguardo al problema dei preti pedofili all’interno della Chiesa “e il Vaticano gliela sta facendo pagare”.

    Il papa ha recentemente cercato di rafforzare la commissione, originariamente limitata nel suo mandato, inserendola nell’ufficio vaticano che tratta i casi di abusi sessuali del clero.

    Lo ha anche incaricato di aiutare le chiese locali a creare centri per sopravvissuti, dove coloro che hanno subito abusi possono cercare aiuto e giustizia.

    Ma Zanardi ha detto che mentre Zollner era stato una rara voce contraddittoria, la stessa commissione era “assolutamente inutile”.
    cmk-ide/ar

  • Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano consegna per la prima volta al tribunale polacco i dossier del sacerdote accusato di abusi

    Il Vaticano ha consegnato per la prima volta a un tribunale polacco il fascicolo di un ex sacerdote sotto processo per abusi sessuali su minori. La mossa è arrivata dopo che l’arcivescovo polacco locale ha informato il giudice di non essere in grado di rendere disponibili i documenti.

    Il trasferimento del materiale è avvenuto nell’autunno dello scorso anno, quando il Vaticano ha consegnato le 200 pagine di documenti all’ambasciata polacca. Ma è stato riportato solo ieri per la prima volta dal quotidiano Gazeta Wyborcza perché il processo all’ex sacerdote si svolge a porte chiuse.

    I fascicoli riguardano procedimenti ecclesiastici contro l’imputato, che può essere nominato solo come Krzysztof G. ai sensi della legge polacca sulla privacy. Secondo quanto riferito, includono la sua confessione scritta di colpa e un successivo decreto che lo rimuove dal clero.

    Krzysztof G. è attualmente sotto processo in un tribunale statale per le stesse accuse di aver abusato sessualmente di un chierichetto, Szymon Bączkowski, a partire da quando aveva 15 anni, riferisce TVN24. In questo caso, però, l’ex sacerdote si è dichiarato non colpevole.

    La vittima si è fatta avanti per la prima volta nel 2015, avvisando le autorità ecclesiastiche su suggerimento di un confessore. Quando ha saputo che il sacerdote era ancora in contatto con i bambini, ha avvertito anche la procura.

    Nei propri procedimenti, la chiesa ha confermato la colpevolezza del sacerdote e lo ha punito. Nel decreto conclusivo del processo ecclesiastico, l’arcivescovo di Poznań, Stanisław Gądecki, ha sottolineato l’elevata probabilità di recidiva del colpevole e “la mancanza di una credibile volontà di intraprendere una terapia”.

    Tuttavia, in seguito è emerso che, appena un mese dopo averlo rimosso dal sacerdozio, la diocesi di Poznań ha riassunto Krzysztof G. come archivista .

    Sebbene Bączkowski fosse la vittima e avesse informato lui stesso le autorità ecclesiastiche, non è stato trattato come parte del caso ecclesiastico, non ha avuto accesso agli atti del caso e non ha il diritto di impugnare la sentenza. Dice di aver saputo solo che il suo aggressore si era dichiarato colpevole da uno degli stretti collaboratori di Gądecki.

    Nel frattempo, il giudice che sovrintendeva al parallelo processo statale di Krzysztof G. ha cercato di ottenere i fascicoli del procedimento ecclesiastico. Ma Gądecki – che oltre ad essere arcivescovo di Poznań è anche capo dell’episcopato cattolico polacco – ha affermato di aver inviato il dossier al Vaticano e di non averne trattenuto una copia.

    L’accesso al fascicolo è stato dapprima chiesto all’arcivescovo dal pubblico ministero, ma, secondo il quotidiano, “è stato fermato dai suoi superiori”; in seguito, il giudice che presiedeva la causa ha cercato di ottenerlo. L’arcivescovo Gądecki ha sostenuto di aver inviato i documenti al Vaticano e di non averne conservato una copia.

    Gazeta Wyborcza riferisce che il giudice non ha creduto a questa spiegazione e ha minacciato di ordinare una perquisizione della polizia nella curia di Poznań. Alla fine però i fascicoli sono stati ottenuti dal Vaticano dopo che Gądecki si è impegnato a chiedere al nunzio pontificio in Polonia di metterli a disposizione e la stessa giudice ha scritto alla Santa Sede.

    Oltre alla confessione di Krzysztof G., i documenti avrebbero incluso testimonianze di altri sacerdoti. Tuttavia, Bączkowski ritiene che manchino alcuni fascicoli del procedimento ecclesiastico.

    “Questo dimostra che la Chiesa sta ancora cercando di proteggere l’autore”, ha detto Bączkowski. “Sono contento, tuttavia, che il mio caso apra la strada. Forse nel caso di altri preti pedofili i tribunali cominceranno anche a chiedere documenti alla Chiesa».

    Anche l’avvocato di Bączkowski, Artur Nowak, ha definito la consegna dei documenti “precedente”, sebbene abbia adottato un tono più riservato.

    “Questa non è una completa apertura degli archivi – la chiesa polacca è molto indietro rispetto alle chiese tedesche o francesi. Mantiene anche il pieno controllo sulle indagini della chiesa sui preti pedofili”, ha affermato Nowak. “La segretezza è ancora la regola”.

    In risposta alle accuse secondo cui Gądecki si sarebbe rifiutato di consegnare i fascicoli al tribunale, la Catholic Information Agency (KAI) – che è gestita dall’episcopato polacco – ha riferito che l’arcivescovo aveva in realtà ottemperato al corretto procedimento legale per i documenti che avevano già trasferito in Vaticano.

    La Chiesa cattolica in Polonia è stata negli ultimi anni colpita da una serie di rivelazioni riguardanti casi storici di abusi sessuali su minori da parte di preti e di presunti insabbiamenti da parte dei loro superiori .

    Più di recente, inchieste giornalistiche hanno accusato l’ex Papa Giovanni Paolo II di aver permesso ai sacerdoti di continuare a lavorare nonostante sapessero di aver abusato di bambini quando era vescovo Karol Wojtyła di Cracovia.

    I difensori del defunto papa – compreso il partito al governo Legge e Giustizia – sostengono che le nuove affermazioni sono inaffidabili perché si basano in parte su file di sicurezza dell’era comunista. Tuttavia, i critici notano che la chiesa polacca non ha messo a disposizione dei ricercatori i propri file di questo tipo.

    Vatican hands over files of priest accused of abuse to Polish court for first time

  • MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    Pochi giorni fa papa Francesco ha confermato le precedenti norme in materia di tutela di minori e persone vulnerabili, estendendole anche ai laici.

    Sicuramente utile, nel limite della norma naturalmente, che in quanto legge dello Stato del Vaticano ha unicamente applicazione in quello Stato, poi attraverso i concordati si estende anche alle sue gerarchie in terra straniera, ma nulla di piu.

    Resta il fatto importante, che disciplini internamente le proprie gerarchie, quelle che negli ultimi decenni si sono macchiate in tutto il mondo dei crimini più efferati a danno soprattutto di minori, insabbiando sistematicamente crimini, in sfregio alla vita e nel buon nome di un’istituzione irrispettosa dello stesso vangelo che predica.

    Quindi se pur non risolutiva per il problema mondiale e ancora colma di lacune ed incompatibilità con le leggi civili e le convenzioni internazionali, ma essendo destinata agli autori del problema stesso ed al suo indotto, la norma è certamente utile ed è discrezione della stessa chiesa la sua regolamentazione, che ricordiamo è basata sul Codice Canonico, mentre per noi è invece sulla Costituzione della Repubblica.

    Resta tuttavia, il problema di quale applicazione ne faranno poi concretamente le conferenze episcopali nei vari paesi, come sappiamo e vediamo, differenti nell’applicazione.

    Per quanto riguarda quella italiana ne vediamo la quasi totale disapplicazione, anche solo nella realizzazione dei c.d. sportelli diocesani, che a quattro anni dall’apertura non sono presenti ancora in molte diocesi italiane, circa il 25%, mentre nel 75% dei casi dove invece sono attivi, si limitano alla raccolta delle denunce e dei dati su vittime e abusanti (che va ricordato resteranno unicamente interni, senza alcuna trasmissione all’autorità giudiziaria).

    Mentre l’unico servizio (che va detto essere insufficiente) erogato alle vittime, è attivo secondo il report CEI, solo nel 12% degli sportelli di raccolta dati.

    Restando alle gerarchie italiane, è dovere della chiesa, della sua conferenza episcopale applicare il motu proprio del papa, anche sulle stesse gerarchie ma, purtroppo anche qui vediamo che questo non sta ancora avvenendo e le infrazioni delle stesse gerarchie, rimanere ancora impunite dalla chiesa italiana quanto quelle dei suoi preti pedofili.

    Nella nuova release il motu proprio è esteso anche ai laici, se pur come detto in precedenza utile internamente, anche per cui, pur essendo laici manca la denuncia alle autorità civili con le stesse insufficienze presenti per i preti.

    In questo caso si aggiunge a seguito della mancanza di autorità della chiesa su un civile la complicazione non da poco e la domanda che ne consegue è semplice, come sarà gestita la cosa?

    Al massimo con la scomunica, poi probabilmente come consuetudine, in virtù del buon nome della chiesa l’allontanamento nel silenzio, spostando puntualmente a danno dei minori, il problema per l’istituzione.

  • Diffida a TG3 RAI delle ore 19 del 25/03/2023

    Diffida a TG3 RAI delle ore 19 del 25/03/2023

    In riferimento alle affermazioni diffamanti ai danni dell’Associazione Rete L’ABUSO apparse questa sera al TG3 RAI nazionale.

    L’Associazione prende le distanze dalle affermazioni attribuite, totalmente false ed infondate in quanto l’associazione di sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero, mai ha chiesto la banale e ridicola riduzione allo stato laicale per i preti pedofili, in quanto per nulla risolutiva se non parallela ad una denuncia all’Autorità Giudiziaria, da noi sempre fermamente contrastata per questa grave lacuna.

    Al minuto 16,15 del servizio RAI https://www.rainews.it/notiziari/tg3

    Nel video  (integrale) le dichiarazioni rilasciate oggi a TG3 RAI, sotto le domande

    Il Presidente Francesco Zanardi

  • Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Molto spesso la stampa italiana è stata accusata di trattare in maniera parziale e superficiale le notizie che riguardano crimini (presunti o accertati) compiuti da membri del clero cattolico. Raramente, per non dire mai, casi eclatanti di pedofilia sono finiti in prima pagina oppure in testa alle notizie online. Non parliamo poi dei Tg pubblici e privati. Come mai? Sudditanza culturale? Interessi economici e politici degli editori che non intendono inimicarsi la Chiesa? Complicità morale dei grandi media generalisti con il potere ecclesiastico che per decenni ha “nascosto” i preti criminali? Forse non esiste un’unica risposta ma l’articolo che segue è una sorta di cartina tornasole di questa imbarazzante situazione tutta italiana.

    Ho fatto un esperimento interrogando ChatGPT, il noto prototipo di chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico sviluppato da OpenAI. Per “rispondere” alle mie sollecitazioni ChatGPT ha elaborato le informazioni ottenute dalle fonti di stampa italiane, valutate voi il risultato. Federico Tulli

    ChatGpt cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio?

    Mi dispiace, ma non ho informazioni su una persona specifica di nome “don Nicola De Blasio”. Potrebbe fornirmi ulteriori dettagli o contestualizzare la sua domanda? In generale, se si tratta di una persona pubblica o notevole, potrei cercare informazioni disponibili online sulle sue attività o biografia. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    Cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio? È un sacerdote di Benevento.

    Mi risulta che don Nicola De Blasio sia un sacerdote della diocesi di Benevento, in Italia. Non dispongo di molte informazioni sul suo conto, ma sembra essere attivo nella comunità cattolica locale e impegnato in varie attività pastorali. Alcune fonti online suggeriscono che abbia guidato un progetto per la costruzione di una nuova chiesa nel quartiere San Paolo di Benevento, chiamata Chiesa di San Giovanni Paolo II, che è stata inaugurata nel 2021.

    In generale, i sacerdoti sono impegnati a fornire assistenza spirituale e pastorale alle persone nelle loro comunità, guidare celebrazioni religiose e promuovere la fede e la carità cristiana. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non dispongo di informazioni dettagliate sulle attività o le opinioni specifiche di un individuo, a meno che non siano state riportate in modo affidabile da fonti pubbliche.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia?

    Mi dispiace, ma non sono in grado di confermare o smentire l’esistenza di eventuali condanne penali o procedimenti giudiziari che coinvolgono una persona specifica, a meno che non siano stati riportati in modo affidabile da fonti pubbliche. Inoltre, come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o confidenziali sulle persone. Tuttavia, se è disponibile una fonte affidabile che riporta tali informazioni, posso cercare di fornirti maggiori dettagli sulla questione.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli?

    Non ho accesso alle informazioni più recenti, ma posso dirti che nel marzo 2021 è stato riportato dai media italiani che un sacerdote di Benevento di nome Don Nicola De Blasio era stato condannato in primo grado per detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza era stata emessa dal Tribunale di Benevento, ma non ho informazioni sulla condanna in secondo grado da parte della Corte di Appello di Napoli. Tuttavia, è possibile che ci siano state nuove sviluppi sulla vicenda a cui non ho ancora avuto accesso.

    Premesso che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, decine di giornali online hanno scritto che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, è stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per la mia precedente risposta che non rifletteva la notizia più recente sulla vicenda. Sì, ho verificato che in effetti ci sono state notizie di fonti affidabili che riportano la notizia che don Nicola De Blasio, il sacerdote di Benevento, è stato condannato per detenzione di materiale pedopornografico dalla Corte d’Appello di Napoli nel novembre 2021. La mia precedente risposta si basava su informazioni che avevo a disposizione al momento, ma in quanto assistente virtuale basato su dati, devo ammettere che a volte potrei non avere accesso alle informazioni più aggiornate o precise. Cerco sempre di fornire risposte accurate e affidabili, ma potrei commettere degli errori. In ogni caso, mi scuso per la confusione e spero che la mia risposta attuale possa aiutare a chiarire la situazione.

    A quanti anni è stato condannato il sacerdote don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana di Benevento?

    Non sono riuscito a trovare informazioni specifiche sulla durata della condanna di don Nicola De Blasio, il direttore della Caritas diocesana di Benevento, per la condanna per detenzione di materiale pedopornografico. Tuttavia, alcune fonti online suggeriscono che la pena potrebbe essere stata ridotta rispetto alla condanna iniziale del Tribunale di Benevento, che era di 3 anni e 8 mesi di reclusione. Potrebbe essere necessario cercare ulteriori informazioni o attendere una conferma ufficiale sulla durata effettiva della pena. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    L’Ansa e numerosi giornali online hanno scritto che l’ex direttore Caritas di Benevento, il sacerdote don Nicola De Blasio, è stato condannato a tre anni e sei mesi. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia precedente risposta. Dalle informazioni più recenti che ho verificato, sembra che don Nicola De Blasio sia stato condannato in appello a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la detenzione di materiale pedopornografico, come riportato dall’ANSA e altri media italiani. Chiedo scusa per l’eventuale confusione causata dalle mie precedenti risposte e spero che questa informazione sia utile. Tuttavia, va notato che la durata della pena potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la legge applicabile e la giurisdizione in cui è stato emesso il verdetto.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia?

    Non esiste un numero preciso di preti pedofili in Italia o in qualsiasi altro paese, poiché tali comportamenti sono spesso mantenuti segreti e possono essere difficili da individuare. Tuttavia, ci sono state numerose inchieste e scandali che hanno rivelato casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia e in tutto il mondo.

    L’abuso sessuale di minori da parte del clero è una questione seria e delicata che richiede una risposta adeguata da parte della società e delle autorità ecclesiastiche. Gli abusi sessuali sono illegali e immorali, e coloro che ne sono stati colpevoli dovrebbero essere perseguiti in modo adeguato dalla giustizia civile e, se del caso, disciplinati dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, è importante evitare di generalizzare e demonizzare l’intera comunità ecclesiastica a causa delle azioni di alcuni individui.

    In Italia non ci sono mai state inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia risposta precedente. In realtà, ci sono state numerose inchieste in Italia riguardanti i casi di abusi sessuali commessi da membri del clero, sia a livello nazionale che locale. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, in passato ci sono stati numerosi casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia che hanno ricevuto una forte attenzione mediatica e hanno portato a processi legali e conseguenti condanne. Tuttavia, è anche possibile che ci siano stati casi di abusi sessuali che non sono stati portati all’attenzione del pubblico o che sono stati coperti dal clero, il che sottolinea l’importanza di prevenire tali comportamenti e garantire la sicurezza dei minori e delle persone vulnerabili all’interno della comunità ecclesiastica e della società in generale.

    In Italia c’è mai stata un’inchiesta sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    In Italia ci sono state diverse inchieste sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, ma non esiste un organismo centralizzato come la “Commissione Ciase” in Francia, che si occupa specificatamente di raccogliere e analizzare le denunce di abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Tuttavia, ci sono stati alcuni casi di studi e indagini condotti a livello nazionale e locale in Italia. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, ci sono state diverse indagini condotte dalla magistratura italiana sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, che hanno portato a processi e condanne.

    Il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana ha mai svolto inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    Effettivamente il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana non ha lo stesso mandato investigativo della “Commissione Ciase” in Francia, e non svolge direttamente inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Il suo obiettivo principale è quello di promuovere la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana, attraverso la promozione di politiche e protocolli di protezione e la formazione del personale religioso.

    Tuttavia, il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, e può collaborare con le diocesi per verificare la corretta applicazione delle norme sulla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. In ogni caso, l’impegno per la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana è stato oggetto di attenzione da parte delle autorità ecclesiastiche e civili, e si sono verificati numerosi casi di indagini e processi giudiziari relativi a presunti casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Nel 2018 la Conferenza Episcopale Italiana ha creato il Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Tu dici che il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ma nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. Ti risulta?

    Sì, è corretto. Nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. La richiesta è stata avanzata nell’ambito della valutazione periodica dell’Italia in merito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. La richiesta del Comitato delle Nazioni Unite è stata motivata dal fatto che, nonostante le misure adottate dalla Chiesa cattolica italiana per affrontare il problema degli abusi sessuali, ci sono ancora diverse questioni da affrontare e risolvere, e che una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale potrebbe aiutare a fare luce su tutti i casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Tuttavia, ad oggi non è stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale specifica sui casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica in Italia.

    Questo articolo è stato pubblicato da Federico Tulli sul suo blog “Osservatorio laicità” )