Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo canonico

  • LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Milano – «Se serve una comunità per crescere un bambino, serve una comunità per abusarne”. Queste parole non suoneranno nuove a chi ha visto “Il caso Spotlight”, il film premio Oscar nel 2016 che racconta la storia, vera, dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston e dell’incredibile rete di connivenze per coprire i loro abusi. “La situazione nel nostro Paese è ben peggiore – denuncia Francesco Zanardi fondatore e presidente della Rete Abuso che attraverso un blog seguitissimo denuncia gli abusi compiuti dai sacerdoti – la storia raccontata ne “Il caso Spotlight” si basa su una rete di 78 preti pedofili, in Italia negli ultimi quindici anni tra condanne passate in giudicato e procedimenti ancora aperti siamo arrivati a quota 320″. La Lombardia, dove nello stesso periodo si è raggiunta quota 47, non è esente dall’ombra di quello che Papa Francesco lo scorso 15 maggio ha definito “una sorta di omicidio psicologico e in tanti casi una cancellazione dell’infanzia”, ricevendo in Vaticano l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto impegnata a contrastare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Don Emanuele Tempesta, vicario a Busto Garolfo ai domiciliari dopo essere stato arrestato mentre era in vacanza con l’oratorio a Bardonecchia, è solo l’ultimo religioso finito nei guai nella diocesi di Milano.

    «Ci sono almeno altri quattro casi oltre a quello di don Tempesta. C’è il parroco di Inzago don Alberto Lucchina che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine. Poi c’è don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. Naturalmente i protagonisti di questa rete di violenza non sono solo i sacerdoti, all’oratorio di Cuggiono è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Direi che l’arcivescovo Delpini ha un serio problema”. Eppure la Chiesa attraverso il Papa si è espressa nel segno della tolleranza zero verso la pedofilia.

    «Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo a mai denunciato un prete-orco”. Così proprio come ne “Il caso Spotlight” quando i sacerdoti vengono smascherati, anziché essere isolati e soprattutto allontanati dai minori, spesso vengono solo spostati. «Per questo sul nostro sito pubblichiamo le loro fotografie, per dare modo alle persone di ricoscerli e difendersi. Abbiamo avuto il caso di preti pedofili con condanne in giudicato che vent’anni dopo sono tornati ad accuparsi di parrocchie, ma erano irriconoscibili perché nel frattempo avevano anche cambiato il nome e il cognome. Purtroppo la pedofilia è un distrurbo della sfera comportamentale da cui non si guarisce e spesso e volentieri chi viene abusato da bambino finisce per farlo a sua volta. Io stesso, come molti dei nostri associati, sono stato abusato da un sacerdote per cinque anni e ci ho messo quasi vent’anni per elaborare ciò che ho subito”.

    Un elemento determinante il fattore tempo per chi decide di denunciare gli abusi subiti. “La legge dice che ci sono cinque anni di tempo non da quando si subisce la violenza, ma da quando si ha la consapevolezza di essere stato abusato. Per questo consigliamo a chi chiede il nostro aiuto di denunciare e promuovere una causa civile, sempre da preferire al processo canonico perché le curie che direttamente o indirettamente sono parti in causa spesso prendono tempo e insabbiano i procedimenti”. Così è capitato che chi ha scelto la via del processo canonico e ci ha ripensato si sia visto eccepire, dopo essersi rivolto alla giustizia civile, che ormai il reato era prescritto perchè i cinque anni ormai erano trascorsi. “Si calcola che in Italia le vittime di abusi da parte di religiosi siano un milione e che l’8% dei preti sono pedofili. In Francia lo stato ha reso obbligatoria la denuncia in tutti i casi in cui una persona, religiosi compresi, venga a sapere di un abuso compiuto nei confronti di un minore. Da noi il Corcordato prevede che in caso di indagini su un religioso il vescovo deve essere avvertito. Per questo tanti magistrati sono costretti a scrivere nel loro fascicolo il nome del prete solo all’ultimo momento. Se l’abuso lo compie il prete, la rete che lo protegge è molto più estesa”.
  • Legnano – Abusi sessuali su minore Prete condannato in appello ma con attenuanti generiche L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione Parla la madre del ragazzo

    Legnano – Abusi sessuali su minore Prete condannato in appello ma con attenuanti generiche L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione Parla la madre del ragazzo

    Condannato in appello don Mauro Galli, accusato di aver abusato sessualmente nel 2011 di un ragazzino di 15 anni a Rozzano, in provincia di Milano, ma con uno sconto di pena dovuto alla concessione delle attenuanti generiche. La condanna è dunque pari a 5 anni e 6 mesi. L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione da ogni incarico pastorale. La mamma del ragazzo: “Ho ripreso a respirare”. Il parroco era noto anche a Legnano, in quanto dopo il trasferimento da Rozzano, era stato assegnato per alcuni mesi alla pastorale giovanile.

    Condanna in appello a cinque anni e sei mesi

    I giudici hanno concesso all’ex parroco di Rozzano, don Mauro Galli, le attenuanti generiche. Così, in parziale riforma della condanna in primo grado a sei anni e quattro mesi, per aver abusato sessualmente di un ragazzo di 15 anni, la Corte d’Appello di Milano ha condannato il don, noto anche a Legnano poiché per alcuni mesi era stato assegnato alla pastorale giovanile dopo il trasferimento da Rozzano, a una pena pari a cinque anni e sei mesi.

    La vicenda in breve

    La vicenda risale al 2011, a Rozzano, in provincia di Milano. Il ragazzo, di 15 anni, trascorre la notte a casa del parroco, dormendo nello stesso letto a due piazze, in vista delle attività previste per il giorno successivo. Dopo l’accaduto, don Mauro Galli è spostato da Rozzano a Legnano, assegnato alla Pastorale giovanile. Dopo poco il parroco viene nuovamente trasferito a Milano e poi a Roma. Durante gli anni e durante il processo di primo grado le posizioni sono state diverse: da un lato, il ragazzo racconta di aver subito abusi sessuali, dall’altra il parroco conferma di aver dormito nello stesso letto ma di non averlo toccato.

    L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione

    In una nota pubblica l’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione del prete da ogni incarico pastorale: “Nel prendere atto della sentenza, l’Arcidiocesi di Milano conferma che don Galli resta sospeso da ogni incarico pastorale e non può esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale. Per quanto riguarda il processo canonico, si è conclusa la valutazione da parte del Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ed esso prosegue secondo le disposizioni date dalla Sede Apostolica. In attesa di conoscere l’esito finale di questi procedimenti, l’Arcidiocesi desidera ancora una volta esprimere la propria vicinanza alla vittima, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”.

    La mamma Cristina: “Ho ripreso a respirare”.

    La madre del ragazzo, Cristina Balestrini, era presente in aula, durante la lettura della sentenza. Dopo anni di dolore e di battaglie, ha ritrovato un po’ di serenità nella decisione dei giudici: “Una sorta di liberazione da un incubo. La conferma della condanna era scontata per la maggior parte delle persone che ci conoscono e che hanno seguito tutta la vicenda. Razionalmente questo era il pensiero, ma emotivamente era tutta un’altra storia. Al suono della campanella per l’entrata dei Giudici in aula ci siamo alzati in piedi tutti, come a ogni udienza. In quel momento non sentivo più il battito del mio cuore, mi sembrava che anche il tempo si fosse fermato, anche il respiro era in sospeso. Avevo in mano un blocchetto sul quale ho potuto scrivere poche note, non potevo rischiare di non ricordare: 5 anni e 6 mesi, concesse le attenuanti generiche di cui all’art. 62 n. 6. In quel momento ho ripreso a respirare”. Un respiro colmo di fede, la stessa che l’ha accompaganta in tutto questo tempo. Continua Cristina. “Subito ho rivolto lo sguardo a Colui che si trovava in fondo all’aula: appeso sopra la porta, nascosto, un Crocifisso. Ho finalmente potuto dire un ‘Grazie!’, in silenzio”.

     

    Sara Riboldi

  • la Corte di Appello del Tribunale di Milano ha confermato la condanna per abusi sessuali su un minore di don Mauro Galli, sacerdote della Diocesi ambrosiana

    la Corte di Appello del Tribunale di Milano ha confermato la condanna per abusi sessuali su un minore di don Mauro Galli, sacerdote della Diocesi ambrosiana

    (ANSA) – MILANO, 05 LUG – Dopo che oggi la Corte di Appello del Tribunale di Milano ha confermato la condanna per abusi sessuali su un minore di don Mauro Galli, sacerdote della Diocesi ambrosiana, riducendo la pena a 5 anni e 6 mesi di reclusione, l’Arcidiocesi di Milano in una nota ha confermato che il sacerdote “resta sospeso da ogni incarico pastorale e non può esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale”. Per quanto riguarda il processo canonico, “si è conclusa la valutazione da parte del Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ed esso prosegue secondo le disposizioni date dalla Sede Apostolica. In attesa di conoscere l’esito finale di questi procedimenti – prosegue la nota -, l’Arcidiocesi desidera ancora una volta esprimere la propria vicinanza alla vittima, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”.

  • Abusi su un minorenne. Chiesti 6 anni e 4 mesi per il “don” di Rozzano

    Abusi su un minorenne. Chiesti 6 anni e 4 mesi per il “don” di Rozzano

    Luca Fazzo

    Confermare la condanna a sei anni e quattro mesi per un comportamento che i giudici di primo grado non esitarono a definire “abominevole”: questa è la richiesta che la Procura generale di Milano ha presentato ieri nei confronti di don Mauro Galli, il sacerdote che nel 2011 quando era coadiutore della parrocchia di Rozzano si rese responsabile di una aggressione notturna a sfondo sessuale ai danni di un ragazzo di quindici anni. Oggi, come racconta ieri sua madre, a margine dell’udienza, quel ragazzo è diventato un uomo che cerca di dimenticare quella notte nel letto di don Galli. Ma non è facile.

    Ieri, davanti alla prima sezione della Corte d’appello, la Procura generale ha chiesto la conferma integrale della condanna pronunciata nell’aprile 2018 dal tribunale presieduto dal giudice Ambrogio Moccia. Fu la conclusione di un processo attraversato da dubbi e polemiche: a partire da quelle sul ruolo della Curia milanese, compreso l’attuale arcivescovo Mario Delpini, e alle coperture assicurate a don Galli: al sacerdote venne concesso, quando i sospetti su di lui erano già a conoscenza dei vertici, di continuare a lavorare in un’altra parrocchia a contatto con dei minorenni, nella pastorale giovanile di Legnano, e i familiari vennero convinti a ritirare la denuncia contro di lui. Secondo una intercettazione, d’altronde, fu proprio Delpini a mettere sull’avviso il sacerdote dell’inchiesta in corso contro di lui.

    E le coperture, si scopre ieri, non sono cessate. Secondo la versione ufficiale, don Galli – che non è mia stato arrestato – in questi anni si è di fatto ritirato dal sacerdozio attivo, mantenendo l’abito talare ma dedicandosi solo a una vita di studi. Invece i familiari della sua vittima ieri, a margine dell’udienza, affermano che “in realtà don Galli ci risulta che abbia continuato ad officiare”. Una accusa assai grave che fa il paio con le voci, mai ufficialmente confermate, secondo cui il processo canonico a carico del giovane prete si sarebbe concluso in primo grado con un nulla di fatto.

    Lo stesso difensore dell’imputato, il professor Mario Zanchetti, ha dato atto di considerare ingiustificabile la scelta del prete di fare accomodare il ragazzo – che aveva accettato l’invito a trascorrere la notte in casa sua – nel proprio letto, anziché nella stanza degli ospiti. Per il resto la difesa ha cercato di convincere i giudici della inattendibilità delle parole della vittima quando ha sostenuto di essere stato circondato dal sacerdote con le braccia (“l’ho fatto per impedirgli di cadere dal letto”, è la versione di don Galli) e poi violentato. La Corte d’appello ha preso due settimane di tempo per valutare in profondità la vicenda, fissando al 5 luglio la nuova udienza per pronunciare la sentenza. Il processo si è tenuto a porte chiuse su richiesta della pubblica accusa, più preoccupata di tenere lontano il Covid a colpi di spray che di garantire il diritto di cronaca sull’incresciosa vicenda.

    (trascrizione da Il Giornale del 23 giugno 2021)

  • I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

    I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

    di Ivo Pincara

    Articolo tratto da korazym.org

    Alessandro Battaglia: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” Parla la vittima sopravvissuta nel video [QUI]. Alessandro ha frequentato gli ambienti parrocchiali sin da piccolo, ad 8 anni era nel gruppo dei boy scout, nel periodo in cui era animatore conosce Don Mauro Galli. Alessandro ha subito le violenze del sacerdote ed il primo sentimento provato è stato sentirsi in colpa per quello che aveva subito. Dopo quella notte, per tre anni, Alessandro ha continuato a cantare nel coro parrocchiale, a frequentare l’oratorio come animatore, cercando di dimenticare le violenze subite. Ma Alessandro è stato pesantemente segnato. Gli incubi erano ricorrenti, il dolore è diventato una costante nella sua vita, un dolore che non si può spegnere e non si può dimenticare. Alessandro afferma: “E siccome non riesco a spegnerlo l’unico modo è spegnere me, ho cercato di farmi fuori”. “Non credo in questa chiesa, perché mi ha tradito, perché le ho dedicato tutta la mia vita, le ho dedicato tutto il mio servizio, e in qualche modo sono stato messo dall’altra parte, sono stato messo sotto accusa”.

    Alessandro Battaglia.

    “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho mai toccato”, dichiara Don Mauro Galli nel 2018, ascoltato nel processo. “Non ho compiuto nessun atto sessuale, mi sono accorto di aver compiuto un errore una leggerezza”. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di Don Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro la presunta vittima [QUI]. “[Alessandro] Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato Don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Alessandro a nominare Don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di Don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, Don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”. In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a Don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo Don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato, all’inizio di gennaio 2012, Mons. Mario Delpini, oggi Arcivescovo metropolita di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del suo Predecessore, il Cardinale Scola. Delpini decise di spostare Don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato Don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.

    Don Mauro Galli.

    10 giugno 2011 – Don Mauro Galli, nato il 6 dicembre 1979 a Cislago (VA). Laureato in chimica farmaceutica, viene ordinato sacerdote il 10 giugno 2011 nel Duomo di Milano dal Cardinale Dionigi Tettamanzi. Da prete novello viene nominato Vicario Parrocchiale delle Parrocchie S. Ambrogio in Rozzano e dei Santi Chiara e Francesco a Ponte Sesto di Rozzano, nell’hinterland di Milano.

    Notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 – Don Mauro Galli, reo confesso, ha dormito nello stesso letto con il minore Alessandro Battaglia, 15enne al tempo dei fatti, giovane vittima sopravvissuta, che frequentava l’oratorio sin da bambino.

    Inizio gennaio 2012 – Don Mauro Galli viene denunciato alla Curia arcivescovile.

    1° marzo 2012 – Don Mauro Galli viene spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori, nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Pietro in Legnano e incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambin Gesù, dei Santi Magi in Legnano ed i SS. Redentore in Legnanello di Legnano.

    31 ottobre 2012 – Don Mauro Galli viene destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda.

    10 luglio 2013 – Don Mauro Galli viene trasferito a Roma – a completare il suo percorso di studi – con residenza effettiva nella capitale dal settembre 2013 presso un istituto religioso non meglio indicato dalla diocesi ambrosiana, che tiene invece a specificare che l’istituto è abitato solo da adulti. Da una istantanea del sito web della parrocchia San Pietro di Legnano (ora non più consultabile) emerge la sede romana di studi, la Pontificia Università Lateranense [QUI] https://laici.forumcommunity.net/?t=60065065.

    Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare di Milano dal 2007 al 2017, Vicario generale di Milano dal 2012 al 2017, Arcivescovo metropolita di Milano dal 2017.

    24 ottobre 2014 – A seguito della denuncia querela presentata nel luglio 2014 della famiglia Battaglia, Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare, in qualità di Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano viene convocato e ascoltato presso la Questura di Milano. In quella circostanza Delpini afferma che Don Carlo Mantegazza gli disse dei presunti abusi compiuti da Don Mauro Galli. Invece, Delpini, dati alla mano, non ha avviato alcuna indagine nei confronti del prete e come provvedimento ha disposto solo il trasferimento da Rozzano a Legnano, sempre nel contesto di una parrocchia con l’oratorio, nel quale Don Galli avrebbe potuto perpetrare ulteriori violenze sui minori. È difficile credere che Delpini non avesse ben compreso la gravità della situazione. Sapeva degli abusi di Don Mauro Galli poiché venne informato personalmente da Don Alberto Rivolta. Delpini afferma “in concreto la gestione e soprattutto la decisione di andare via da Rozzano è stata mia, la destinazione di Legnano è stata scelta da me” [QUI] https://www.youtube.com/watch?v=mt0hh8oGdlk&t=42s.

    21 gennaio 2015 – A seguito della denuncia querela presentata dai genitori di Alessandro Battaglia nel luglio 2014, viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede.

    18 maggio 2015 – Don Mauro Galli è raggiunto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale e di ogni attività pastorale, ma a quanto pare, è mai stato sospeso a divinis.
    All’interno del processo penale la famiglia della vittima ha revocato la propria costituzione di parte civile a seguito di un accordo transattivo conseguito con l’imputato. Don Galli, a titolo personale, ha versato alla famiglia della vittima la somma di 100mila euro [QUI].

    4 aprile 2017 – Lettera inviata dai genitori di Alessandro Battaglia all’Arcivescovo metropolita di Milano, Cardinale Angelo Scola [QUI].

    10 maggio 2017 – Lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai genitori di Alessandro Battaglia [QUI].

    Diocesi di Milano, informazioni generali.

    21 dicembre 2017 – Comunicato dell’Arcidiocesi di Milano
    «Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze: la narrazione degli avvenimenti consentiva di escludere che fosse avvenuto un episodio di abuso. Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato. Va infatti sottolineato che il ragazzo esporrà solo anni dopo, nel 2014, una versione dei fatti penalmente rilevante, contrariamente a quella raccontata immediatamente dopo l’accaduto. Per quanto attiene alle assegnazioni di don Mauro, nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto. Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli, anche se l’allontanamento effettivo del sacerdote dal ragazzo era intercorso ben prima. Questo primo trasferimento era motivato dall’inopportunità di lasciare a Rozzano don Mauro dopo l’episodio in oggetto, nel frattempo divenuto notorio. Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale.
    Dopo ulteriore riflessione l’Autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili a monsignor Mario Delpini dopo l’assunzione formale da parte di quest’ultimo, nel luglio 2012, del ruolo di Vicario Generale della Diocesi di Milano. Nel dettaglio, il 31 ottobre 2012 don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori – e con provvedimento del 10 luglio 2013 inviato a completare il suo percorso di studi a Roma, con residenza (effettiva dal settembre 2013) in un istituto religioso abitato solo da adulti. A metà del 2014 la famiglia del ragazzo racconta una nuova versione del fatto del 2011, parlando di abusi e nel luglio 2014 viene presentata la denuncia querela dai loro legali. Il 21 gennaio 2015 viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Il 18 maggio 2015 il sacerdote viene fatto oggetto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale. Queste decisioni mai hanno avuto l’intento di “coprire” il caso né da parte del cardinale Scola, né da monsignor Delpini o da monsignor Tremolada o da altro esponente della Curia milanese.
    Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché. È infatti emerso chiaramente nel corso della scorsa udienza celebrata dinnanzi al Tribunale di Milano che la famiglia del ragazzo ha appreso i fatti con maggiore contezza soltanto nel 2014, quando il sacerdote era già stato trasferito a Roma da un anno. È evidente dunque che la Diocesi ha agito in modo tempestivo ed efficace, ancor prima che fossero emersi fatti di rilievo penale. Ne sono prova, come già specificato:
    1 – la presa in carico della situazione con l’affidamento allo psicologo
    2 – i diversi trasferimenti di don Mauro: prima il cambio di parrocchia, poi l’allontanamento dal contatto con i ragazzi
    3 – la costante disponibilità al dialogo (di persona e per lettera) con la famiglia da parte di diversi esponenti della Curia di Milano e dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.
    Allo stesso modo l’Autorità diocesana interveniva secondo protocollo dopo la denuncia querela del 2014.
    Intercorsa nel frattempo la nuova versione dei fatti e la denuncia querela del 2014, l’Autorità diocesana – dimostrando così atteggiamento trasparente – ha agito ulteriormente. Ne sono prova:
    1 – la sospensione cautelativa di don Mauro dal ministero e da ogni attività pastorale
    2 – l’apertura dell’indagine previa e la trasmissione dei risultati alla Congregazione per la dottrina della fede della Santa Sede
    3 – l’affidamento della causa da parte della Congregazione della Dottrina della Fede al Tribunale Ecclesiastico Lombardo con l’apertura della causa canonica penale
    4 – la collaborazione alle indagini.
    L’Arcidiocesi di Milano che – lo si ripete – non è in alcun modo chiamata in causa nella vicenda giudiziaria, né ha mai intrapreso azioni risarcitorie, ribadisce la volontà – se necessario – di continuare la collaborazione alle indagini per giungere alla ricostruzione della piena verità sui fatti in esame [QUI].

    24 marzo 2018 (ultima modifica 4 luglio 2019) – Su Vatican Insider, Andrea Tornielli (di cui allora era il coordinatore) prende la difesa di Delpini: “Abusi, il processo a don Galli: ecco ciò che dicono le carte. Il prete milanese accusato di tentata violenza su un ragazzo: alcuni media e siti web cercano di attribuire responsabilità all’arcivescovo di Milano. Documenti e testimonianze li smentiscono. (…) Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) con il passare delle settimane emerge il tentativo di coinvolgere nella vicenda l’attuale arcivescovo di Milano, attribuendogli responsabilità nella vicenda. Alcuni media e siti web infatti hanno affermato che monsignor Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario di zona, non si sarebbe comportato come previsto dalle norme canoniche di fronte alle denunce di abusi sessuali. Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) Il vicario di zona, monsignor Mario Delpini (in quel momento non ancora vicario generale della diocesi di Milano), affida don Galli alla cura e alla sorveglianza di due preti più anziani chiedendo loro di accompagnarlo e di vigilare su di lui. Rimane coinvolto nella pastorale giovanile. In quel momento non c’è alcun sospetto di abuso sessuale: il giovane sacerdote ha commesso una grave imprudenza, va seguito, sorvegliato e soprattutto deve prendere coscienza dell’errore che ha compiuto. L’accompagnamento psicologico deve servire per fare emergere le sue fragilità. La prima decisione della Curia ambrosiana non risponde alle procedure codificate da attuare nel caso di un sospetto abuso, semplicemente perché la vittima non ha denunciato abusi sessuali. (…) Proprio sul modo con cui viene usato dai protagonisti della vicenda il termine «abuso» e sulla mancata chiarezza tra ciò che era conosciuto nell’immediatezza del fatto e ciò che emergerà solo nel 2014, si gioca la partita mediatica di chi cerca di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e più in generale dei responsabili della Curia di Milano la responsabilità di non aver agito adeguatamente. Le decisioni che vennero prese subito dopo il fatto si possono ovviamente discutere, specialmente col senno di poi, ma non è corretto leggerle alla luce della denuncia formale del 2014 quando venne attestato per la prima volta che il ragazzo ricordava di aver subito un tentativo di violenza sessuale. (…) Il processo stabilirà le responsabilità del giovane prete in questa triste vicenda. Il tentativo strumentale di «processare» mediaticamente l’arcivescovo ambrosiano, alla prova dei fatti, appare in tutta la sua inconsistenza” [QUI].

    20 settembre 2018 – La Quinta sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato in primo grado Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di reclusione, ritenuto colpevole per aver abusato sessualmente di Alessandro Battaglia [QUI]. Cristina Balestrini alla condanna di Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi: “Ma non abbiamo più notizie sul processo canonico”. Sapete se il religioso esercita ancora? “Noi abbiamo una lettera dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia” [QUI].

    11 febbraio 2019 – È Livia Pomodoro, già Presidente del Tribunale di Milano, il Referente diocesano per la Tutela dei minori designato dall’Arcivescovo metropolita di Milano per il triennio 2019-2022. La nomina fa parte di un articolato percorso nel quale si inserisce anche la pubblicazione del documento Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori elaborato dalla Commissione diocesana per la Tutela dei minori, istituita in febbraio da Mons. Mario Delpini [QUI e QUI]. Il Referente diocesano è «da considerarsi membro di diritto del Servizio regionale per la Tutela dei minori e che si riferirà, per quanto previsto, al Servizio nazionale per la Tutela dei minori». «Il Referente disporrà di adeguate figure di collaborazione operativa – si legge nel Decreto di nomina – potrà avvalersi di un’équipe di esperti che, con la Nostra approvazione, risulta essere composta dalla prof.ssa Nicoletta Pirovano (psicologa) e dal dr. mons. Desiderio Vajani (canonista). Singoli esperti potranno essere di volta in volta coinvolti, con l’approvazione dell’Ordinario, per il migliore adempimento dei compiti del Referente. Il compito di portavoce è affidato al portavoce ufficiale della Diocesi di Milano. Nello svolgimento dei suoi compiti il Referente diocesano per la Tutela dei minori terrà conto delle competenze affidate alla Commissione diocesana per la Tutela dei minori con decreto arcivescovile in data 11 febbraio 2019, che comprende anche alcune delle competenze previste dalle indicazioni nazionali in materia di tutela minori».

    9 maggio 2019 – Viene promulgato il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco, che è entrato in vigore il 1° giugno 2019. Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che vescovi e superiori religiosi siano ritenuti responsabili delle loro azioni. Stabilisce norme universali, che si applicano a tutta la Chiesa [QUI].

    Maggio 2019 – I famigliari di Alessandro Battaglia scrivono una lettera aperta all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini: «Dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di on Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi. Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta. Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi. Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano» [QUI].

    5 giugno 2019 – Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana invia una lettera alla famiglia di Alessandro Battaglia, manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada” [QUI].

    24 giugno 2019 – Don Mauro Galli viene assolto nel processo penale canonico. I medesimi fatti criminali, sottoposti a giudizio in due distinte sedi processuali, civile e canonica, hanno prodotto esiti contradditori: una condanna (anche se solo in primo grado) e una assoluzione penale canonica, in prima istanza e per gli stessi fatti. E nonostante Papa Francesco abbia tolto il segreto pontificio sui reati di pedofilia clericale, la famiglia non ha potuto accedere ai fascicoli processuali potendosi limitare solo a conoscere l’esito striminzito del giudizio canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico lombardo: “Sentenza dimissoria”, Don Mauro Galli – è la motivazione – assolto per insufficienza di prove. Se le ragioni del diniego sono ineccepibili sul piano formale (la disposizione normativa del papa, non retroattiva, è successiva al processo canonico) restano difficili da comprendere sul piano etico e morale [QUI].

    15 gennaio 2021 – L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo. Don Mauro Galli è stato ritenuto parzialmente non colpevole dei fatti. «Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste», si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo, che viene sinteticamente aggiornato: Don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per una ulteriore verifica [QUI]. «Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera porta la firma di Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale. Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina Balestrini, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini. Cristina Balestrini annota con dolore che quando Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?».
    Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro Battaglia, scrivono anche a Papa Francesco: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.
    Inizia così la missiva dei genitori di Alessandro Battaglia, che proseguono: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltare: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”
    E concludono: “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore” [QUI].
    Nel comunicato dopo la sentenza l’Arcidiocesi esprime vicinanza al ragazzo e alla famiglia. Invece, Alessandro afferma “la chiesa ci ha proprio allontanati, ci ha trattati da reietti”. “Voglio mettermi in gioco perché le cose cambino, nel weekend scorso ho incontrato più di 250 vittime, su una parete c’erano scritti una cinquantina di nomi, sono tutte persone che hanno subito questo e non hanno trovato la forza di andare avanti, quella parete non deve più avere altri nomi”. “Io non dico che voglio risolvere il problema però voglio dare una mano perché non devono più accadere queste cose, sono la persona che sono anche in funzione di quello che mi è successo, però si può avere una bella vita lo stesso”.

    1° giugno 2021 – Sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 348, viene pubblicato il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che entrerà in vigore l’8 dicembre 2021. “Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali” [QUI].

    22 giugno 2021 – Don Mauro Galli sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della Prima sezione penale della Corte d’appello di Milano [QUI]. La madre di Alessandro Battaglia a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione”. Il sacerdote non ha mai ammesso gli abusi [QUI].

    Mons. Pierantonio Tremolado, Vescovo ausiliare di Milano dal 2014 al 2017, Vescovo di Brescia dal 2017.

    Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa Cattolica Romana: sono Mons, Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. In particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano sono colpevoli di aver gestito male la vicenda e quindi i famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini e l’attuale Vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada (che all’epoca dei fatti erano Vescovi ausiliari di Milano e Delpini inoltre Vicario Generale). Il loro comportamento è stato ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna, come era previsto dalle direttive della Conferenza Episcopale Italiana, si limitarono a spostare Don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 l’allora Vescovo ausiliare di Milano, Mons. Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo [QUI].

    Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dalla Santa Sede per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure, proprio Papa Francesco ha designato ambedue alle nuove cariche: Delpini il 7 luglio 2017 [QUI] e Tremolada il 12 luglio 2017.

    Dopo il presunto abuso Don Galli venne trasferito all’oratorio di Legnano, sempre a contatto con i bambini: una decisione presa da Mons. Mario Delpini e da Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovi ausiliari di Milano, futuri ordinari di Milano e Brescia.

    Mons. Tremolada: “È vero. Lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio. Siamo stati imprudenti, lo diremo se ci verrà detto perché l’avete fatto?” [QUI].

    Cristina Balestrini, la mamma di Alessandro Battaglia: “A giugno 2017 il processo entra in una fase calda, e a luglio sia Mons. Tremolada che Mons. Delpini sono stati promossi”. “Negli ultimi due anni (2015-2017) abbiamo mandato lettere e email alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco ricevendo anche risposte. Sono arrivate email di risposta quando ancora il Cardinale Gerhard Ludwig Müller era Prefetto della congregazione, c’è stato risposto che tutta la nostra documentazione era giunta loro e che, lui in persona, avrebbe preso in considerazione la nostra vicenda”.

    Degli audio dei primi incontri con Mons. Tremolada e Mons. Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Alessandro, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Mons. Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare Don Galli nuovamente a contatto con minori fosse stata sbagliata. Nell’audio successivo è presente anche Don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo metropolita di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare Don Galli [QUI].

    Cristina Balestrini: “Non è facile conservare la fede quando si è costretti ad affrontare un’esperienza come la nostra quando si vede il proprio figlio devastato al punto tale da tentare il suicidio per ben quattro volte. Ma noi siamo convinti che Dio non c’entri, e che a sbagliare siano le persone. Lo stesso non si può pretendere da Alessandro: lui, che è cresciuto in parrocchia, dov’era attivissimo, ora non vuole più saperne e dice spesso che i suoi figli non vedranno mai l’interno di una chiesa. Fortunatamente, seppure con moltissima fatica, sta cercando di provare a vivere una vita ‘normale’. In questi anni è sempre stato affiancato da psichiatri, le sue condizioni sono finalmente migliorate quando ci siamo affidati a un terapeuta specializzato nella gestione dei disturbi post-traumatici” [QUI].

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    Difesa dell’imputato e principio giuridico di presunzione di innocenza

    Il principio di presunzione di innocenza è un fondamento del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

    In Italia c’è ancora molto da fare

    – Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021
    – Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire – 5 maggio 2021
    – Non possiamo guardare dall’altra parte, mentre nel mondo vengono continuamente perpetrati dei crimini efferati contro i bambini – 15 maggio 2021
    – “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani – 25 maggio 2021

    Postilla
    «Non è scontato che ci si interessi delle vittime»
    «Chiesa, perché mi fai male?»

    «Vorrei ringraziare l’autore di questo articolo per la capacità di sintesi, e allo stesso tempo la completezza. Non è scontato che ci si interessi delle vittime. Attendiamo martedì l’udienza in Appello. Grazie» (Cristina Balestrini, madre di Alessandro Battaglia – 19 giugno 2021).

    Lo Staff del Blog dell’Editore ha profuso molto impegno, innanzitutto nel ricercare il materiale per il dossier del “caso Don Galli”. Poi, questo ha portato lo Staff del Blog dell’Editore a fare un grande lavoro di sintesi come dice la Sig.ra Balestrini, poiché il materiale sul quale si è lavorato è davvero tanto, soprattutto quello prodotto da Fanpage.it, testata che ha seguito tutta la vicenda. Il lavoro di sintesi estratto dal materiale generale lavorato, e il lavoro di editing risultato nell’articolo a firma di Ivo Pincara, non è stato semplice. Lo Staff del Blog dell’Editore – come per il “caso Lupacchini” [*] – nel “caso Don Galli”, ha anche “sbobinato” il testo dell’intervista di Alessandro Battaglia. Le parole della vittima, oltre a poter essere ascoltate nel video di Fanpage.it ora possono anche essere lette – nero su bianco – grazie a questo lavoro, che finora nessuno aveva fatto.

    Ringrazio la Sig. ra Balestrini, la madre della vittima sopravvissuta per il suo commento, con cui ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento, sia per la sintesi ma anche per la completezza del lavoro svolto.

    Va evidenziato che la Sig.ra Balestrini sottolinea un altro aspetto non di poco conto del dossier, cioè: «Non è scontato che ci si interessi delle vittime». Infatti, questo aspetto, troppo spesso, passa in secondo piano, sia da parti di alcuni commentatori, sia da parte delle istituzioni ecclesiastiche (come si può evincere dal dossier, anche questa volta). Questo è un aspetto che invece dovrebbe essere posto in primo piano, sempre.

    20 giugno 2021
    V.v.B.

    “Chiesa: perché mi fai male?: Storia di un abuso e ruolo della Chiesa documentato” di Cristina Balestrini (2019). Testimonianza di una vicenda realmente accaduta in Italia, raccontata in prima persona. Un abuso sessuale di un minore da parte di un sacerdote. Come la Chiesa interviene e quale attenzione ha realmente nei confronti delle vittime dei preti pedofili, vittime cattoliche. Storia ricca di documenti con descrizione accurata del Processo in Tribunale, della gestione della vicenda da parte della Diocesi, fino ad arrivare al coinvolgimento della Santa Sede. Qual è il ruolo di Papa Francesco? Proclami, Parole o Fatti? Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.

    I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

  • “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

    Articolo tratto da korazym.org- di Ivo Pincara

    Il contrasto alla pedofilia e al crimine delle violenze perpetrate sui minori e sulle persone vulnerabili intende salvaguardare “in primis” le vittime delle violenze. Siamo convinti che non può esistere un’adeguata salvaguardia per le vittime se mancano trasparenza e verità. Da cristiani e da cattolici, non possiamo cercare la salvezza della nostra anima senza ambire alla verità in modo trasparente. La ricerca della verità è una scelta di vita. La verità va ricercata innanzitutto, ma anche divulgata, per tutelare le vittime, per curare il loro processo di guarigione e per sostenere la loro riabilitazione. Negare la verità, e ometterne la divulgazione, significa perpetrare ulteriori violenze nei confronti delle vittime di abusi. Il nostro primo interesse deve essere l’attenzione per le vittime, con particolare cura per chi sopravvive all’ombra di un dolore mai guarito, mai divulgato, mai denunciato. La verità non deve essere più occultata, la verità deve essere liberata, nel rispetto della sofferenza delle vittime e per favorire il loro ritorno alla vita.

    La Conferenza Episcopale Italiana faccia chiarezza sui dati italiani

    Il 25 maggio 2010 Mons. Mariano Crociata, allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, attualmente Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, sul tema della pedofilia ha comunicato il dato sulle cifre in possesso della CEI: «In Italia 100 processi canonici in 10 anni» [QUI].

    Dieci anni dopo, il 23 gennaio 2020 Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia, Vicepresidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa e Referente della Conferenza Episcopale Italiana per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, afferma: “I dati degli abusi sono il vero problema, non c’è nessun organismo che li abbia” [QUI].

    Il 1° giugno 2019 diventa legge il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco [QUI]. Nota di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede – Nel 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva promulgato un documento di grande importanza, il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, che attribuiva alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare nell’ambito dell’ordinamento canonico una serie di delitti particolarmente gravi, per i quali la competenza era precedentemente attribuita anche ad altri Dicasteri o non era del tutto chiara. I delitti gravissimi a cui si riferiva questa normativa riguardano realtà centrali per la vita della Chiesa, cioè i sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, ma anche gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età [QUI]. È giusto quindi che vi sia piena chiarezza sulla normativa oggi in vigore in questo campo e che questa stessa normativa si presenti in modo organico, così da facilitare l’orientamento di chiunque debba occuparsi di queste materie.

    Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali – La disposizione che deve essere applicata è il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 30 aprile 2001 insieme al Codice di Diritto Canonico del 1983. La presente è una guida introduttiva che può essere d’aiuto a laici e non canonisti [QUI].

    Il 3 maggio 2011 il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrive una lettera alle Conferenze Episcopali: “Sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale” [*].

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote ennese attualmente agli arresti domiciliari per violenza sessuale e atti sessuali con minori

    “Denunciare ti rimette in pace con te stesso”. “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”. Sette testimoni: “Ci toccava spesso le parti intime”. La Procura di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime e le invita a denunciare le violenze [QUI].

    Alla luce dell’esito di indagine della Procura di Enna che ha condotto all’arresto di Don Giuseppe Rugolo, inevitabilmente viene analizzato anche il discutibile atteggiamento, a riguardo, di Mons. Rosario Gisana. Abbiamo posto sotto la nostra lente le azioni e le presunte omissioni del Vescovo di Piazza Armerina poiché appare che abbia trattato il caso Don Rugolo con apparente leggerezza [QUI e QUI].

    Le dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana in un’intervista esclusiva sul caso Rugolo, pubblicate il 22 maggio 2021 da EnnaOra.it: “Non c’erano i termini per sospenderlo… Non spettava a me denunciare alla giustizia ordinaria, tenuto conto che mi era stata espressamente richiesta la massima riservatezza da parte della famiglia, la quale peraltro era perfettamente in grado di conoscere i meccanismi di avvio di un’indagine da parte della magistratura” [QUI].

    Ieri, 24 maggio 2021 lo stesso sito EnnaOra.it ha pubblicato una replica dell’Avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il cosiddetto caso-Rugolo, all’intervista del Vescovo Gisana: “Dichiarazioni gravi e infondate, la Diocesi smetta di processare la vittima” [QUI]: «A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di Mons. Rosario Gisana.
    Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.
    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilità dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.
    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.
    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeuristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda».

    Il caso della rinuncia di Mons. Gino Reali

    Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 271 del 5 maggio 2021: “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina (Italia) presentata da S.E. Mons. Gino Reali”.

    Il Vescovo Gino Reali ha presentato la rinuncia ufficialmente per motivi di salute: “Le condizioni di salute, che tutti conoscete bene, e l’età che avanza, non mi permettono di continuare, come pure sarebbe mio desiderio, il servizio attivo per questa antica, bella e gloriosa Chiesa che, affidatami dal Santo Giovanni Paolo II, ho avuto l’onore di guidare e servire per quasi vent’anni. Valutando la situazione, ho ritenuto opportuno presentare le dimissioni, permettendo così la nomina di un nuovo Pastore” + Gino Reali Vescovo [QUI].

    Papa Francesco ha affidato il governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina a Mons. Gianrica Ruzza [QUI]. Mons. Ruzza, classe 1963, sacerdote del Clero di Roma dal 1987, per dieci anni è stato Vicerettore del Seminario Maggiore del Laterano, poi Responsabile per cinque anni dell’ufficio Clero presso il Vicariato di Roma e infine, dal 2006 al 2016, Parroco di San Roberto Bellarmino ai Parioli. Consacrato Vescovo ausiliare di Roma l’11 giugno 2016, è stato nominato Vescovo di Civitavecchia il 18 giugno dello scorso anno ed è entrato in Diocesi il 25 luglio successivo. Le dimissioni presentate dal Vescovo di Porto-Santa Rufina Mons. Gino Reali – 73 anni – accettate da Papa Francesco, con largo anticipo rispetto al compimento del 75° anno di età, limite per il quale i vescovi sono tenuti a presentare la rinuncia al Papa, appaiono quantomeno insolite. Esiste un possibile collegamento con le sue responsabilità riguardo il caso Don Conti e il caso Don Poveda? I dubbi restano.

    Il caso di Don Josè Poveda Sanchez

    El País, 30 marzo 2010 – Un vescovo italiano “raccomanda” alla Spagna un prete accusato di abusi, definendolo una “brava persona”, per trasferirlo a Madrid. Un nuovo scandalo per abusi sessuali, accusato un prete spagnolo [QUI e QUI]. José Poveda Sánchez, cappellano della casa di cura della Comunità “Santiago Rusiñol” di Madrid ad Aranjuez, il cui caso è al vaglio della giustizia italiana per un presunto abuso di almeno quattro bambini di 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima di Aranova (Roma). La notizia è giunta come una doccia fredda nella diocesi di Getafe. Nel 2005, la diocesi spagnola ha accolto il sacerdote 50enne, a seguito di una richiesta di Mons. Gino Reali, che ha argomentato in una lettera al Vescovo di Getafe, Mons. Joaquín López de Andújar, i motivi personali per il trasferimento in Spagna. “Per prendersi cura della madre malata”, dicono dalla diocesi, aggiungendo che nel 2009 hanno ricevuto un’altra lettera dal vescovo italiano in cui, questa volta, è stato annunciato che era stata aperta un’indagine giudiziaria contro di lui in Italia Il 4 marzo 2009 abbiamo ricevuto dalla diocesi di Porto-Santa Rufina un Decreto del suo Vescovo, Mons. Gino Reali, in cui, secondo il canone 1319 [QUI] venivano inflitte disciplinarmente a Don José Poveda una serie di pene espiatorie e provvedimenti. Questi erano, tra gli altri: divieto di svolgere qualsiasi attività ministeriale diversa dalla pastorale per gli anziani; seguire un processo di assistenza psichiatrica sotto la guida di un professionista; assumere una seria guida spirituale. Tali provvedimenti sono stati comunicati, con avviso di ricevimento, all’interessato e sono stati ad oggi rigorosamente rispettati sotto la supervisione di un sacerdote nominato dal Vescovo.

    Il caso di Don Ruggero Conti

    Nicole Winfield, Associated Press – Sacerdote italiano condannato per abusi [QUI e QUI]. Richard Owen, The Times – Il vescovo che non credeva alle accuse sul prete “molestatore”, sentito in tribunale [QUI].

    Mons. Gino Reali: «Dieci denunce, non avvertii nessuno». «Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede – si è difeso il vescovo – perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire» [QUI]. «Sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie». Poi Mons. Reali ha rivelato però di avere avuto un incontro, dopo l’arresto di Don Ruggero, con Don Andrea Gallo di Legnano: «Mi riferì che si sentiva in colpa per non aver denunciato quanto gli fu detto molti anni fa da un ragazzo che gli aveva riferito di abusi subiti da Don Ruggero” [QUI]. Al termine della lunga deposizione gli avvocati Marazzita e Gallo hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di Monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da Don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio». I due penalisti hanno chiesto in particolare al tribunale di inviare gli atti alla procura perché proceda per le contestazioni formulate, in relazione alle quali è stata annunciata una denuncia.

    Testimonianze delle vittime

    Il 1° dicembre 2009 M.Z. è sul banco dei testimoni. Rivela di essere andato da Reali, assieme al responsabile dell’oratorio e di avergli raccontato degli abusi subiti. Ma il vescovo gli avrebbe replicato: «Non fatevi mettere idee in testa dalle voci che sentite». Il giovane, in Tribunale, aggiunge: «La risposta non c’era piaciuta, il modo in cui l’aveva detto. Quasi per dire: “Non hai le prove, come fai a sostenere una cosa del genere?”. Ma la prova ero io. E quindi mi sono sentito abbandonato» [QUI].

    Lo stesso 1° dicembre 2009 depone M.F. Ricorda di aver scritto una lettera, in cui ricostruiva le violenze a cui era stato sottoposto, e di averla portata al monsignore. Che gli suggerì «di fare una denuncia alle autorità». Una strada che, però, il parrocchiano non aveva voluto intraprendere. È lo stesso Reali a spiegarlo ai giudici nell’udienza del 20 maggio 2010. Il monsignore chiarisce anche di non aver voluto avviare un’«indagine previa» interna. E di avere contattato «solo informalmente» la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo vaticano che istruisce i processi canonici contro i preti pedofili. I giudici romani sentono pure il primo accusatore di Ruggero Conti, Don Peno Brichetto, suo vice nella chiesa di Selva Candida: nel 2007 aveva scritto una lettera alla stessa Congregazione per segnalare i comportamenti del parroco. Viene però convocato in Vaticano solo dopo l’arresto del sacerdote: «Mi hanno detto che loro operano solo se c’è l’invio di una documentazione. Infatti hanno confermato che Reali non ha mandato nulla: né prima né dopo il 2008». Solo nel 2011 il sacerdote sarà sospeso «a divinis» dal sacerdozio. Quasi un buffetto. A maggio dello stesso anno, infatti, l’ex parroco della Natività di Maria Santissima viene condannato a 15 anni e 4 mesi: violenza sessuale aggravata su sette minori tra il 1998 e il 2008. Deve anche pagare 271mila euro alle parti civili. In appello, nel maggio 2013, prescritti alcuni reati, la pena scende a 14 anni e due mesi. Due condanne, nessun risarcimento. Così il 28 giugno 2013 gli avvocati Giacomo Tranfo e Guido Lombardi, che assistono uno dei ragazzi, scrivono al Cardinale Agostino Vallini, Vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma, chiedendo un appuntamento. La replica del prelato arriva dieci giorni dopo: «Rispondo alla sua cortese lettera relativa alle difficoltà che incontra il giovane F.B., che dice di essere vittima di abusi da parte di Don Ruggero Conti». Consiglia poi di rivolgersi al Vescovo Reali, che però non darà mai riscontro ai due legali. «Dice di…», scrive il Cardinale Vallini: evidentemente due gradi di giudizio non sono ritenuti sufficienti alla Chiesa Cattolica Romana per dubitare di uno dei suoi pastori. Anche la Cassazione, però, nel maggio 2015 conferma la condanna all’ex parroco di Selva Candida: 14 anni e due mesi. Una delle pene più severe mai comminate dalla giustizia italiana ad un ministro della Chiesa Cattolica Romana. Eppure, Don Conti non è mai entrato in carcere… Precarie condizioni di salute. Che però non gli impediscono di tentare la fuga nel settembre 2017 da una casa di cura. I carabinieri lo ritrovano a Milano, in un’altra struttura sanitaria. Da quel momento, di lui s’è persa ogni traccia. Niente galera, niente risarcimenti, niente scuse. E quella frase, pronunciata in aula da un vescovo, a far da epitaffio: «Dobbiamo salvare la buona fama della Chiesa».

    Estratto dalla deposizione del Vescovo Gino Reali

    Gino Reali: “Ma vede dottore, io faccio il vescovo, non è che faccio l’istruttore. Gli strumenti che abbiamo noi a disposizione sono gli strumenti che ci offre…”.
    PM: “Eccellenza, questi sono fatti gravi”.
    Reali Gino: “Certo. Ma io non poteva fare un’indagine in assenza di una denuncia precisa”.

    Il testo della deposizione del vescovo Gino Reali: QUI).

    Il Vescovo Gino Reali è stato denunciato per favoreggiamento perché non denunciò gli abusi di Don Ruggero Conti, prete condannato con sentenza definitiva, per pedofilia. È la prima volta che accade in Italia. Sono stati gli avvocati di una delle vittime, Fabrizio Gallo e Marco Malara, a presentare, presso l’ufficio della Procura di Roma, una denuncia nei confronti di Mons. Gino Reali, allora Ordinario della Diocesi di Porto-Santa Rufina, cui appartiene la parrocchia di via di Selva Candida, dove era parroco Don Ruggero Conti. Conti fu arrestato nel luglio del 2008: gli vengono contestati 7 casi di abusi sessuali tra il 1998 e il 2008 [QUI]. “Il vescovo ha coperto don Ruggero” anche se “aveva l’obbligo, in presenza di reati così gravi, di intervenire drasticamente”. I legali citano, quindi, una nota diffusa dal Vaticano il 12 aprile che fa riferimento a norme varate già nel 2003, secondo cui “i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all’autorità giudiziaria”. “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. Ciò significa che nella prassi proposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede occorre provvedere per tempo ad ottemperare alle disposizioni di legge vigenti nei diversi Paesi e non nel corso del procedimento canonico o successivamente ad esso.

    Il 28 giugno 2009 Don Claudio Brichetto si è fatto intervistare di spalle da Studio Aperto. Fu questo giovane prete piemontese, ordinato all’inizio del nuovo millennio dopo aver frequentato il seminario San Carlo di Lugano, nella Svizzera italiana, che ha denunciato Don Ruggero Conti ai carabinieri. Fu lui ad avviare l’iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva. È stato il vice di Don Ruggero Conti dal 2005 fino al 2006, quando proprio il titolare della parrocchia di Selva Candida lo allontanò [QUI].

    Il Vescovo Gino Reali il 20 maggio 2010 è stato chiamato a testimoniare nel processo in cui Don Ruggero Conti, sacerdote della sua diocesi, è accusato di abusi sessuali su alcuni giovani della sua parrocchia. Nei giorni precedenti la sua deposizione, è stata recapitata ai magistrati una lettera con un proiettile e la minaccia di “far saltare il tribunale in aria” se la deposizione avesse avuto luogo. Durante la deposizione, svoltasi poi regolarmente, il vescovo ha dichiarato di non aver ritenuto fondate le voci su Don Conti e di non aver pertanto ritenuto necessario segnalarne il caso alla magistratura. Gli avvocati delle presunte vittime hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di monsignor Gino Reali per favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio» [QUI].

    Difesa del condannato, 17 settembre 2010 – Don Ruggero Conti in aula si difende: «È un complotto. Solo un complotto. Io non sono pedofilo. Ha architettato tutto il mio vice parroco, don Claudio Peno Brichetto. Era pieno d’astio, rancoroso, mi vedeva come “obiezione” alla sua carriera: mi avevano chiesto di tenerlo d’occhio per il suo carattere debole e per la sua omosessualità. Si è inventato tutto, insieme ad alcuni parrocchiani» [QUI].

    Si è concluso in Cassazione, con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa, il processo a carico di Don Ruggero Conti. Confermata quindi la condanna definitiva a 14 anni di carcere per pedofilia e induzione alla prostituzione [QUI].

    Legnano (Milano). Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di euro di risarcimento, 22 febbraio 2016 – Don Ruggero Conti negli anni Ottanta insegnava e faceva l’educatore in oratorio a Legnano e, anche quando era parroco vicino a Roma, tornava spesso in città per celebrare matrimoni o impartire altri sacramenti. Chiuso il processo penale, dunque, per l’ex sacerdote si apre un nuovo capitolo: quello del processo civile, dove un altro giudice dovrà quantificare i danni subiti dalle vittime degli abusi avvenuti tra il 1998 e il 2008 a Roma, quando il legnanese era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida. Occorre specificare che, proprio in sede civile, il processo era già stato avviato nel 2011 ma era stato poi congelato in attesa della sentenza penale definitiva di terzo grado. Ora gli avvocati delle vittime hanno chiesto al Tribunale civile di far ripartire il procedimento avviato 5 anni fa. Le richieste sono pesanti. “Il risarcimento totale chiesto a don Ruggero Conti – spiega l’Avvocato Fabrizio Gallo del foro di Roma, difensore di una delle vittime – supera i 10 milioni di euro. Qualcuno ha chiesto un milione, altri un milione e mezzo. Tra le vittime c’è un ragazzo che è ancora minorenne e con una sentenza penale di condanna così netta non credo si avrà difficoltà a ottenere giustizia”. Da parte della Chiesa Cattolica Romana, finora, nessuno si è ancora fatto vivo. “In tutti questi anni – ha continuato l’avvocato Gallo – non c’è mai stato un contatto e le nostre richieste sono state ignorate. Attendiamo la data dell’udienza, se ne riparlerà al processo” [QUI].

    Roberto Mirabile, Presidente dell’associazione Caramella Buona Onlus, commenta: “Con il dovuto rispetto per un defunto, dobbiamo comunque ricordare che Ruggero Conti ha rovinato la vita di tanti adolescenti che, ancora oggi, da adulti, sono costretti a convivere con il gravissimo lutto dovuto alle violenze sessuali subite. Inoltre, Ruggero Conti è sempre sfuggito al carcere, malgrado una pesante condanna definitiva; e nessuna delle sue vittime ha mai ricevuto scuse e nemmeno uno straccio di risarcimento: sono persone sopravvissute, ignorate anche dalla Curia competente di Roma” [QUI].

    L’iter giudiziario è stato lungo e complesso. A Legnano Don Ruggero Conti se lo ricordano tutti. Negli anni Ottanta don Conti insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Ci sapeva fare con i ragazzi. Per loro era un punto di riferimento. Don Ruggero Conti viene arrestato dai Carabinieri nel giugno 2008, mentre in canonica si preparava a partire per la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia. Don Ruggero era stimato, potente e per un periodo è stato anche consulente per le Politiche della famiglia dell’allora Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. All’arresto la magistratura di Roma arriva grazie all’attiva collaborazione della Caramella Buona Onlus, associazione leader in Italia nella prevenzione e repressione dei reati di pedofilia: il personale qualificato dell’associazione aveva raccolto informazioni dalle vittime di Don Ruggero Conti, lavorando al caso per oltre un anno prima dell’arrivo in tribunale. Il processo di primo grado si svolge in un clima di intimidazioni e minacce, rivolte sia al Pubblico ministero Francesco Lombardo Scavo sia a Roberto Mirabile, Presidente della Caramella Buona (che è stata parte civile ai processi, rappresentata dall’Avvocato Nino Marazzita). Alla fine arriva la condanna di primo grado: Don Ruggero Conti viene condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione per aver abusato di sette ragazzini della sua parrocchia romana tra il 1998 e il 2008. A raccontare quello che accadeva con Don Ruggero Conti sono anche dei legnanesi, ora adulti, che a suo tempo avrebbero subito abusi da parte del prete. Conti viene condannato anche in appello, nel maggio 2013, con una condanna di 14 anni e 2 mesi. La riduzione della pena è dovuta al fatto che tre episodi sono caduti in prescrizione. Don Conti viene condannato nel 2015 in via definita a oltre 14 anni per abuso su minori e induzione alla prostituzione.

    La Preda. Le confessioni di una vittima. Storia vera del più grande scandalo della Chiesa tra fede e omertà di Angela Camuso, 21 novembre 2012 – Vasco aveva 14 anni quando è stato violentato da Don Ruggero Conti. Una storia agghiacciante, in cui ogni dettaglio corrisponde fedelmente alla verità storica dei fatti. Un libro coinvolgente che si legge come un romanzo crudo, grazie allo stile che alterna la terza e la prima persona in cui Vasco, adolescente “normale” in cui tanti potrebbero identificarsi, non confessa soltanto gli abusi subiti ma descrive pure scorci della sua quotidianità familiare, il suo rapporto coi coetanei e quello con la fede in Dio. La storia di questo sacerdote in Italia non ha precedenti: accusato di avere abusato di almeno sette minorenni, viene arrestato e condannato in primo grado, nel 2011, a 15 anni e quattro mesi, al termine di un processo che ha spaccato in due l’opinione pubblica, perché Don Ruggero è stato ed è tuttora sostenuto da un nutrito gruppo di innocentisti che gridano al complotto. Tuttavia questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica Romana. È uno scritto che rende giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta, perché tra i tanti aspetti inquietanti di questa vicenda c’è che le indagini su Don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un altro sacerdote, suo vice, il quale, per tanto ardire, viene addirittura allontanato dalla parrocchia su volontà del vescovo della diocesi (indagato e poi prosciolto per il reato di concorso in violenza sessuale).

    Radio Vaticana affronta il tema della pedofilia nella Chiesa cattolica – 16 maggio 2013 – Luca Collodi intervista Angela Camuso, autrice de La Preda, ospite Don Fortunato Di Noto [QUI].

    Comunicato del Vicario Generale della Diocesi di Porto-Santa Rufina [QUI]

    Oggi, 12 marzo 2015, la Corte di Cassazione ha confermato definitivamente la condanna di don Ruggero Conti, del clero di questa diocesi, accusato di violenza su minori.
    Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l’accertamento giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda.
    L’intera Chiesa diocesana è ora chiamata ad un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare ad operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre.
    Nei confronti di don Conti, già soggetto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011, conclusa la prima fase del processo canonico la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi per la definizione.
    Roma, 12 marzo 2015
    MONS. ALBERTO MAZZOLA
    Vicario Generale

    Don Ruggero da Roma, l’orco che divenne prete, 8 maggio 2015 [QUI].

    L’epilogo – Conti in carcere trascorre poco tempo. La maggior parte degli anni li trascorre in una casa di cura lombarda. Le parti civili avevano chiesto un risarcimento complessivo pari a circa 10 milioni di euro, risarcimento ancora non riconosciuto. Nel 2020 Conti muore, chiudendo definitivamente la vicenda [QUI].

    Legnano, folla ai funerali di Don Ruggero Conti, 28 febbraio 2020 [QUI].

    Il Messaggero, 5 maggio 2021 – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento [QUI].

    [*] Congregazione per la Dottrina della Fede – Lettera del Cardinale William Levada per la presentazione della circolare alle Conferenze Episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, 3 maggio 2011 [QUI]

    Eminenza, Eccellenza,
    Come è noto, il 21 maggio 2010, il Santo Padre Benedetto XVI promulgò una nuova versione del Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela che riporta le norme circa i delicta graviora, incluso il delitto di abuso sessuale di minori da parte di chierici.
    Al fine di facilitare la retta applicazione di dette norme e di altri aspetti relativi all’abuso di minori, sarebbe opportuno che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i Vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale.
    Come aiuto per le Conferenze Episcopali nella preparazione di dette Linee guida, o come appoggio nella revisione di quelle già esistenti, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha preparato una Lettera Circolare, trasmessa in allegato, che presenta alcuni temi generali per la considerazione di codesta Conferenza Episcopale. Detta Lettera Circolare rimarrà sotto embargo fino a mezzogiorno del 16 maggio 2011, quando sarà resa nota dalla Sala Stampa della Santa Sede.
    Sarebbe inoltre molto utile coinvolgere, nel processo di redazione o revisione di dette Linee guida, anche i Superiori Maggiori degli Istituti religiosi clericali, presenti nel territorio della Conferenza.
    Le sarei grato, in fine, se potesse inviare a questa Congregazione copia delle suddette Linee guida, entro la fine del mese di maggio 2012. Questo Dicastero rimane a disposizione di codesta Conferenza Episcopale qualora emergesse la necessità di offrire chiarimenti o aiuto nella preparazione delle suddette Linee guida. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarebbe necessario richiedere la recognitio dai Dicasteri competenti della Curia Romana.
    Assicurando il mio cordiale ricordo nella preghiera, mi professo
    sinceramente Suo in Cristo
    William Card Levada
    Prefetto

    È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

    1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
    2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
    3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
    4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
    5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
    6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
    7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
    8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
    9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
    10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

    “Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani

  • Il peccato indicibile del sacerdote José Luis: ha abusato della figlia della sua amante quando cercava consolazione

    Il peccato indicibile del sacerdote José Luis: ha abusato della figlia della sua amante quando cercava consolazione

    Nella prima versione di questa notizia, erano state inserite per errore due fotografie in cui il sacerdote perseguito per gli abusi era stato erroneamente identificato, nonostante il fatto che diversi residenti di Yeles lo avessero riconosciuto in esse dopo essere stato chiesto da El ESPAÑOL nella stessa posizione . Questo giornale ha subito rettificato quando è stato avvertito dell’errore e ha provveduto ad eliminare le fotografie con la stessa velocità. 

    “È ciò che Dio vuole.” Questa frase è stata detta da padre José Luis Galán Muñoz alla sua vittima quando ha abusato di lei durante la sua adolescenza, secondo la testimonianza della giovane donna. Oggi la ragazza ha 23 anni e da due anni e un mese è impegnata in una battaglia legale contro il sacerdote. Il sacerdote era allora il direttore spirituale del Colegio La Compañía de María . In questo centro, situato a Talavera de la Reina ( Toledo ), la presunta vittima stava studiando, come ha appreso questo media in una conversazione con due ex studenti, i quali assicurano che il sacerdote “non ha più nulla a che fare con Talavera. dello scandalo “.

    La storia si complica se, inoltre, si aggiunge l’ingrediente che il padre Galán era l’ amante della madre della vittima , che da tempo aveva divorziato dal padre. Per questo ha consigliato alla figlia di mantenere un contatto spirituale con il sacerdote per aiutarla a superare il possibile trauma del divorzio. “Siamo diventati fiduciosi. Lo consideravo il mio secondo padre”, dice la presunta vittima nell’ordinanza del tribunale. Tuttavia, non lo ha aiutato a superare la separazione dai suoi genitori, ma ha creato un altro trauma peggiore.

    Tanti anni dopo, EL ESPAÑOL visita la città di Toledo. Oggi è il giorno della processione. Verso mezzogiorno e nonostante la pioggia, le suore della scuola cattolica e le loro studentesse, accompagnate dai parenti, escono dai locali per partecipare a una processione dedicata al santo patrono della scuola, ma nessuno ne vuole parlare. Tutti conoscono la raccapricciante storia. È iniziato nel 2010. Si è concluso nel 2014.

    L’ex studentessa aveva 14 anni quando, secondo la sua testimonianza, il parroco iniziò a dirle di fare la passeggiata di 20 minuti tra la scuola e la parrocchia di Talavera di San Ildefonso , dove il parroco era parroco dal 2009, per fargli visita. . Ed è proprio all’interno delle sue dipendenze che padre Galán ha convocato la minore per consigliarla e alleviare i nervi dovuti al crollo dei suoi genitori. Ma, presumibilmente, il prete ha approfittato delle occasioni per abusare della ragazza. “Andavo in un parco che si trova accanto alla basilica della Virgen del Prado –  situata a Talavera – perché avevo bisogno di stare da sola. Non mi sentivo bene. Mi sentivo sporca”, dice la giovane donna in macchina.

    Un esorcismo e uno stupro

    La vittima non poteva più gestire il suo segreto. Non poteva sopportare questo fardello e nell’ottobre 2017 ha denunciato gli attentati . Aveva 21 anni e aveva sete di giustizia. Si è lamentato contro il sacerdote -con mezzi criminali- ed è stato onesto con Papa Francesco -con mezzi scritti-. Inviò una lettera al Pontefice di Roma e un’altra al Cardinale Luis Ladaria , Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede . Di conseguenza, sarebbe iniziato un processo canonico contro padre Galán per aver mantenuto una relazione con una donna nonostante il celibato e per aver presumibilmente violentato sua figlia.

    Ma, nella giustizia terrena , fino a questa settimana la Corte d’istruzione numero 4 di Talavera  non ha perseguito José Luis Galán. Sebbene sia vero che il giudice che al momento sta trattando il caso non la accusa di reato di violenza sessuale, non è meno vero che la presunta vittima dichiara che il sacerdote l’ha esorcizzata e abusata. “Mia madre e José Luis mi hanno detto che avevo un demone dentro ed è per questo che ero malato”, dice il denunciante.

    Per questo motivo, nel 2014 la madre della ragazza l’ha portata a far eseguire un esorcismo sia al padre Galán che a un altro prete – questo è stato riconosciuto dalla madre in tribunale durante le indagini sul caso. Sono state diverse sessioni. Nella seconda, il minore era solo con il sacerdote processato. Ha presumibilmente approfittato della situazione per colpirla con una cintura e cercare di violentarla, sempre secondo il racconto della vittima. Il calvario del minore stava iniziando  . “Mi ha chiamato puttana. Mi ha detto che non valevo niente, che nessuno mi avrebbe creduto e che mi avrebbe ucciso se glielo avessi detto”, ha dichiarato la giovane donna lo scorso marzo negli uffici giudiziari.

    Anoressia e tentativi di suicidio

    Le continue molestie che la giovane donna ha subito, di conseguenza, le hanno fatto soffrire di anoressia e, da allora, ha cercato di togliersi la vita fino a una dozzina di volte. Infatti i medici che l’hanno curata le hanno consigliato di scrivere tutto: “Ho cercato di costringerlo a non toccarmi più, ma mi ha tenuto le mani molto strette in modo che non potessi muovermi. Mi ha detto che farlo era un dono da Dio. Era disgustoso, ma voleva che lo facessi ancora e ancora … “recitava una delle citazioni.

    Pertanto , un medico ha riflesso questi disturbi nella denuncia presentata dalla giovane donna, avallando così lo “stress post-traumatico” che presenta il denunciante. Tuttavia, il giudice istruttore del caso ha richiesto un’altra perizia all’Istituto di medicina legale e scienze forensi di Ciudad Real e Toledo al fine di stabilire una vera correlazione tra i presunti abusi e l’anoressia, poiché la causalità non è stata dimostrata.

    Sebbene il processo non abbia una data e la diocesi di Toledo abbia evitato di pronunciarsi fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva, l’arcidiocesi ha agito preventivamente dopo aver ascoltato il caso. Ha separato padre Galán da Talavera e lo ha inviato alla parrocchia di San Juan de la Cruz a Toledo come vice parroco nel 2017 quando ha appreso del rapporto sentimentale tra la madre del minore e il padre Galán. Tuttavia, il parroco ha assicurato che non è mai stato incorporato. Successivamente, all’inizio del 2018 ea seguito della lettera che la giovane donna aveva inviato ai vertici della gerarchia ecclesiastica, il vescovo di Toledo, Braulio Rodríguez , le proibì di officiare la messa e lo nominò cappellano del Santiago Convento di Apóstol a Toledo.

    Non c’è ancora una punizione definitiva -o assoluzione- né criminale né ecclesiastica per José Luis Galán. Ciò che è chiaro è che il sacerdote ora ha una battaglia in tribunale per dimostrare l’innocenza che predica sempre o confessare il suo peccato. La vittima vuole che io paghi, sia in terra che in cielo.

    https://www.elespanol.com/reportajes/20191122/pecado-inconfesable-jose-luis-amante-buscaba-consuelo/446206261_0.html

  • Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Jorge Mario Bergoglio è stato arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 al 2013 e presidente della conferenza episcopale argentina dal 2005 al 2011. Durante questi anni, quando i funzionari della chiesa negli Stati Uniti e in Europa iniziarono ad affrontare la catastrofe degli abusi sessuali su minori da parte del clero – e anche quando i papi Giovanni Paolo II e Benedetto fecero dichiarazioni pubbliche – Bergoglio rimase in silenzio sulla crisi in Argentina.

    Non ha rilasciato nessun documento, nessun nome di preti accusati, nessun conteggio di preti accusati, nessuna politica per la gestione degli abusi, nemmeno scuse alle vittime.

    Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni ( archiviate sul sito web dell’arcidiocesi di Buenos Aires), ha attaccato la corruzione del governo, le disparità di ricchezza e il traffico sessuale di esseri umani, ma non ha detto nulla sulla violenza sessuale da parte dei sacerdoti.

    In On Heaven and Earth (pubblicato per la prima volta in spagnolo nel 2010), un’ampia raccolta di conversazioni con il rabbino argentino Abraham Skorka, ha suggerito infatti che il problema non esisteva nella sua arcidiocesi:

    Nella mia diocesi non mi è mai capitato, ma un vescovo mi ha chiamato una volta per telefono per chiedermi cosa fare in una situazione del genere e gli ho detto di togliere le facoltà al sacerdote, di non permettergli di esercitare nuovamente il suo ministero sacerdotale, e di avviare un processo canonico.

    L’implicazione di Bergoglio, che non ha gestito preti violenti, non è plausibile. Buenos Aires è la diocesi più grande dell’Argentina e Bergoglio è stato uno dei suoi massimi dirigenti dal 1992 al 2013 , un periodo in cui decine di migliaia di vittime in tutto il mondo hanno denunciato i loro abusi alla Chiesa. Sulla base dei dati divulgati nelle diocesi negli Stati Uniti e in Europa, stimiamo prudentemente che dal 1950 al 2013 più di 100 sacerdoti dell’arcidiocesi di Buenos Aires abbiano offeso bambini e che decine di loro fossero noti ai supervisori dell’arcidiocesi, tra cui Bergoglio.

    BishopAccountability.org presenta questa panoramica del ruolo di Bergoglio e della crisi degli abusi nella Chiesa argentina nella speranza di facilitare una maggiore divulgazione e comprensione dell’approccio di Papa Francesco a questo grave e urgente problema. Evidenziamo il coinvolgimento di Bergoglio in cinque casi , l’attuale risposta agli abusi da parte di altri vescovi argentini e il ruolo insolitamente importante degli informatori . Infine, forniamo un database approfondito dei preti argentini accusati . Il nostro primo database non statunitense, questo segna il lancio della nostra copertura globale; alla fine produrremo database di preti accusati per tutti i paesi con una significativa popolazione cattolica. (Vedi anche il database in spagnolo .)

    Domande sul ruolo di Bergoglio in cinque casi di abuso

    I fattori che hanno prodotto la divulgazione da parte di vescovi e superiori religiosi in altri paesi – azioni civili delle vittime, indagini sulla chiesa da parte dei pubblici ministeri e inchieste governative – si sono verificati poco o per niente nella capitale federale di Buenos Aires, che è il territorio dell’arcidiocesi. Di conseguenza, non è emersa quasi alcuna informazione sulla gestione diretta dei preti accusati da parte del cardinale Bergoglio. Solo un sacerdote dell’arcidiocesi di Buenos Aires – Carlos Maria Gauna – è stato accusato pubblicamente. Ma nei casi di alto profilo di quattro molestatori di bambini di ordini religiosi o di altre diocesi – Grassi, Pardo, Picciochi e Sasso – ci sono prove che Bergoglio abbia consapevolmente o inconsapevolmente rallentato le vittime nella loro lotta per smascherare e perseguire i loro aggressori. Le vittime di tutti e quattro i colpevoli affermano di aver cercato l’aiuto del cardinale. Nessuno di loro l’ha ricevuto, nemmeno quelli che erano poveri, che lottavano ai margini della società – le persone che Papa Francesco ha difeso. (Secondo l’ex portavoce di Bergoglio, il cardinalerifiutato di incontrare le vittime .)

    • p. Julio César Grassi – Grassi è stato condannato nel 2009 per aver molestato un ragazzo che aveva vissuto in una casa per bambini di strada fondata da Grassi. Dopo la condanna di Grassi, Bergoglio ha commissionato uno studio segreto per convincere i giudici della Corte Suprema dell’innocenza di Grassi. Si ritiene che l’intervento di Bergoglio sia almeno in parte il motivo per cui Grassi è rimasto libero per più di quattro anni dopo la sua condanna. Alla fine è stato mandato in prigione nel settembre 2013. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Grassi con link agli articoli.

    • p. Rubén Pardo – Nel 2003, un prete malato di Aids che aveva ammesso al suo vescovo di aver aggredito sessualmente un ragazzo fu scoperto nascondersi dalle forze dell’ordine in una canonica dell’arcidiocesi di Buenos Aires, allora presieduta da Bergoglio. Secondo quanto riferito, Pardo stava anche ascoltando le confessioni dei bambini e insegnando in una scuola vicina. Uno dei vescovi ausiliari di Bergoglio, con il quale si incontrava ogni due settimane, pare abitasse in canonica nello stesso periodo. In genere, un ordinario deve dare il permesso a un sacerdote di vivere e lavorare nella sua diocesi. È improbabile che Pardo abbia vissuto e ministrato a Buenos Aires senza l’approvazione di Bergoglio. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Pardo .

    • Fra Fernando Enrique Picciochi, SM– Dopo che una vittima ha scoperto che il suo aggressore era fuggito dall’Argentina negli Stati Uniti, eludendo le forze dell’ordine, la vittima ha chiesto l’aiuto di Bergoglio per essere liberata dall’ordine di riservatezza imposto dall’ordine religioso del religioso. Ha veicolato la sua richiesta negli incontri con il segretario particolare di Bergoglio e con il vescovo ausiliare, l’attuale arcivescovo Mario Poli. L’arcidiocesi non aiuterebbe. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Picciochi .

    • Rev. Mario Napoleone Sasso– Nel 2001, a seguito di una diagnosi di pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa, Sasso è stato nominato parroco di una parrocchia molto povera con mensa comunitaria nella diocesi di Zárate-Campana. Nel 2002-2003, ha aggredito sessualmente almeno cinque bambine nella sua camera da letto fuori dalla mensa dei poveri. Nel 2006, con Sasso in carcere ma non ancora condannato, i genitori delle bambine avrebbero cercato l’aiuto di Bergoglio. Bergoglio era allora presidente della conferenza episcopale argentina e la mensa dei poveri era a sole 25 miglia dall’arcidiocesi di Buenos Aires. Bergoglio non li avrebbe incontrati. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Sasso .

    • Rev. Carlos Maria Gauna– Gauna era un sacerdote arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio. Nel 2001, due ragazze in una scuola hanno presentato una denuncia penale dicendo che Gauna le aveva toccate in modo inappropriato. Secondo quanto riferito, Bergoglio avrebbe indagato. Gauna lavora ancora nell’arcidiocesi di Buenos Aires. In particolare, ora è diacono e cappellano di un ospedale, possibili indicatori del fatto che Bergoglio considerasse credibili le accuse ma abbia deciso di degradarlo piuttosto che rimuoverlo dal ministero. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Gauna .

    Gestione dei chierici accusati da parte di altri vescovi e superiori religiosi argentini

    La strategia di Bergoglio per sopprimere la crisi di Buenos Aires – il suo rifiuto dietro le quinte di aiutare le vittime combinato con una totale mancanza di trasparenza – continua ad essere l’approccio di molti vescovi e superiori religiosi argentini.

    A partire  dall’11 marzo 2014 , un anno dopo che il suo più potente prelato è stato eletto papa, la conferenza episcopale argentina non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica significativa sugli abusi sessuali del clero. Né ha pubblicato la politica di risposta agli abusi che avrebbe  dovuto finalizzare  e presentare al Vaticano entro maggio 2012. Tali politiche sono state pubblicate dalle conferenze episcopali in  Brasile ,  Cile e  Colombia , nonché da quelle negli Stati Uniti, in Canada , Australia e gran parte dell’Europa.

    Invece, come rivela il database, vari vescovi e superiori religiosi argentini si sono schierati pubblicamente con i condannati per reati sessuali. Hanno usato minacce e ordini di silenzio per mettere a tacere le vittime. Continuano a mantenere sacerdoti accusati nel ministero. Sfruttano la debole legge sulle denunce sia dell’Argentina che del Vaticano – non sono legalmente tenuti a denunciare alle autorità civili la maggior parte degli episodi di abusi sessuali su minori da parte di preti. Hanno permesso agli abusatori di fuggire in altre diocesi, in altri paesi ea Roma. Hanno sostenuto in tribunale che i genitori sono da biasimare per le aggressioni sessuali dei loro figli da parte di preti. La cosa più allarmante è che hanno applicato queste pratiche di recente. Vedere gli esempi di seguito.

    L’importanza unica degli informatori in Argentina

    Se non fosse per la determinazione di Sebastián Cuattromo a consegnare alla giustizia il suo aggressore, Fernando Picciochi , il religioso potrebbe ancora vivere liberamente negli Stati Uniti oggi. Grazie al coraggio di Gabriel Ferrini e di sua madre Beatriz Varela, abbiamo appreso dell’occultamento da parte del vescovo Luis Stöckler dei crimini di padre Rubén Pardo . L’accusa di padre Grassi è il risultato di una trasmissione dell’ottobre 2002 di Telenoche Investiga e del lavoro della giornalista Miriam Lewin e dei suoi colleghi. L’arcivescovo Storni sarebbe sfuggito all’accusa se non fosse stato per il libro della giornalista Olga Wornat, Nuestra Santa Madre.  Padre Napoleone Mario Sassopotrebbe ancora aggredire le bambine se non fosse per la determinazione di tre informatori, Lia López, suor Martha Pelloni e padre Luiz Guzmán. Un’inchiesta del giornalista Daniel Enz pubblicata sulla rivista Analisis ha rivelato i crimini di padre Justo José Ilarraz e la sua protezione da parte degli arcivescovi del Paraná Karlic, Marlion e Puiggari.

    Appunti:

    1. Numero di sacerdoti accusati nelle diocesi cattoliche dove c’è stata una divulgazione significativa
    • Nella diocesi di Manchester, New Hampshire, USA, con meno della metà dei sacerdoti di Buenos Aires, l’ufficio del procuratore generale ha documentato presunti abusi da parte di 98 religiosi cattolici provenienti da Dal 1950 al 2009.
    • Nella diocesi di Providence, Rhode Island, USA, che ha avuto in media la metà del numero di sacerdoti rispetto a Buenos Aires, un vescovo ha ammesso 125 preti accusati dal 1971.
    • Nell’arcidiocesi di Los Angeles CA, circa 1,5 volte più grande di Buenos Aires (in base al numero di sacerdoti), 265 chierici [cliccare su Los Angeles] sono stati accusati pubblicamente.

    2. Risposte di vescovi e superiori religiosi argentini a casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti
    • Nel settembre 2013, il vescovo di Rio Negro, monsignor Marcelo Cuenca Revuelta, ha dichiarato pubblicamente che padre Julio César Grassi , un sacerdote condannato la cui colpevolezza era stata confermata da due corti d’appello, era “completamente innocente”. Ha detto che il sacerdote è stato incastrato da parti anonime che vogliono punire Grassi e ostacolare il coinvolgimento della chiesa nei confronti dei bambini poveri.
    • Nell’agosto 2013, accuse di molestie contro padre Justo José Ilarrazfurono licenziati. Tuttavia, i funzionari della chiesa non contestano di aver saputo dall’inizio degli anni ’90 degli abusi sessuali di Illaraz su molti ragazzi, di età compresa tra 12 e 14 anni. Il sacerdote ha persino ammesso l’abuso in un processo segreto della chiesa nel 1995. Esteban Karlic del Paraná, aveva giurato alle vittime di Ilarraz di mantenere il segreto, i crimini non sono stati denunciati alle forze dell’ordine fino al 2012, poco dopo la scadenza del periodo di segnalazione di 20 anni. Anche i successori di Karlic, gli arcivescovi Mario Luis Bautista Maulión (2003-2010) e Juan Alberto Puiggari (2010-), hanno tenuto segreti i crimini di Ilarraz, permettendogli di rimanere nel ministero in un’altra diocesi fino al 2012. Nell’agosto 2013, l’avvocato del cardinale Karlic ha applauditol’archiviazione del caso contro Ilarraz e ha difeso l’insabbiamento del cardinale: “Questo è stato un reato di azione privata. I genitori avrebbero dovuto sporgere denuncia”.
    • Nell’aprile 2013, gli avvocati del vescovo Luis Stöckler della diocesi di Quilmes hanno sostenuto in tribunale che Beatriz Varela era parzialmente responsabile dell’aggressione sessuale di suo figlio da parte di padre Rubén Pardo perché aveva permesso al ragazzo di pernottare con il sacerdote. Il tribunale si è pronunciato a favore della signora Varela e di suo figlio.
    • Nel 2004, le autorità hanno considerato di sporgere denuncia penale contro il vescovo Rafael Rey di Zárate-Campana per aver consentito l’aggressione sessuale di bambine di appena cinque anni da parte di padre Mario Napoleón Sasso. Rey aveva incaricato Sasso di gestire una parrocchia e una mensa per i poveri in un quartiere povero nel 2001 nonostante sapesse che Sasso era stato recentemente curato per pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa. Nel 2002 e nel 2003 Sasso ha molestato almeno cinque ragazzine che frequentavano la mensa dei poveri. I pubblici ministeri hanno risparmiato Rey e hanno invece accusato due sacerdoti di rango inferiore della diocesi di aver consentito a Sasso di eludere l’arresto.

    https://www.bishop-accountability.org/Argentina/?fbclid=IwAR1v0qyLZVC-yWUbZ4OPq4yrLyN7KNAS0DG48VV_-BNEgSwOKNtXz4SxsUE#database

  • Abusata dall’età di 13 anni dal prete, il caso in Parlamento: le violenze dopo i 14 anni sono state archiviate

    Abusata dall’età di 13 anni dal prete, il caso in Parlamento: le violenze dopo i 14 anni sono state archiviate

    Città del Vaticano – Il caso terribile di Giada, violentata per anni quando era minorenne da un sacerdote molisano, attualmente in carcere, torna ad affiorare in Parlamento e a far discutere. A sollevare la vicenda è la parlamentare dei CinqueStelle, Stefania Ascari che chiede «perchè a 14 anni e un giorno e l’abuso è lecito». Una vicenda che aveva già illustrato in una interrogazione al precedente ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede l’anno scorso, al quale chiedeva perchè don Marino, l’ex parroco del paese condannato dalla corte di appello di Campobasso nel maggio 2019 a 4 anni e 10 mesi di reclusione (sentenza confermata dalla Cassazione nel 2020), fosse stato riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente della ragazzina ma solo per il periodo in cui la piccola aveva 13 anni e non dopo il compimento dei suoi 14 anni, nonostante fosse in una condizione di fragilità e di inferiorità psicologica evidente.

    Gli abusi sessuali, spiega Ascari, sono iniziati nella primavera del 2009 e sono proseguiti sino al mese di luglio 2012. Con grande sforzo emotivo la giovane è riuscita a denunciare il sacerdote solo nel 2013 sia alla procura della Repubblica che al Vescovo di Termoli

    La parlamentare sottolinea anche che per la procura della Repubblica di Larino vi sarebbe stato un consenso ai rapporti sessuali da parte della ragazzina al compimento del 14esimo anno, senza avere mai approfondito sotto il profilo psicologico il rapporto con il prete 55enne. «Le circostanze avrebbero imposto un approfondimento per valutare la sua condizione di soggezione e inferiorità psicologica: Giada all’epoca era solo tredicenne mentre il sacerdote aveva 55 anni ed è orfana di padre da quando aveva tre anni e mezzo».

    Il prete nel frattempo è stato condannato per abusi (compiuti fino al compimento del 14anno della vittima) in primo e in secondo grado. Il secondo procedimento, invece, riguardante i fatti successivi ai 14 anni, si è concluso con la richiesta di archiviazione, presentata nel novembre 2014 e accolta dal Gip nel giugno 2016.

    I legali della vittima nel 2018 hanno chiesto alla Procura della Repubblica di aprire il secondo procedimento visto che Giada si «trovava in una condizione di forte soggezione e inferiorità psichica, come ribadito dalla psicologa giuridica che, nella sua consulenza dell’8 aprile 2019, chiariva come il consenso fosse stato costruito attraverso il conferimento, ingannevole, di normalità ai comportamenti sessualizzati ingenerando nella vittima una confusione permanente ed una dipendenza affettiva».

    Nel frattempo il vescovo, Gianfranco De Luca, appena ricevuto notizia dei fatti, ha proceduto alla verifica delle accuse, ha allontanato dalla parrocchia il sacerdote e ha istituito il tribunale ecclesiastico diocesano per svolgere il processo canonico che ha emesso la sentenza di sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa.

    L’interrogazione della parlamentare dei Cinquestelle alcuni mesi fa ha avuto la risposta scritta dell’ex ministro Bonafede in cui si spiega l’archiviazione definitiva. «allo stato, non potendosi affatto riconoscere, nella vicenda alcuna patologia processuale o profilo di rilevanza disciplinare non si ritengono sussistenti i presupposti per attivare i poteri ispettivi previsti dall’ordinamento».

    Una risposta insoddisfacente che ha indotto la vittima, il suo legale e la parlamentare ad organizzare alla Camera il 5 maggio, nella sala stampa di Via della Missione, alle ore 14 un sit in e riproporre il tema ai parlamentari e alla nuova ministra, Marta Cartabia. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_minori_giada_parlamento_vittime_vaticano_cei_cartabia-5936389.html

  • EL PAÍS crea il primo archivio  sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    EL PAÍS crea il primo archivio sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    La Spagna è un deserto statistico sull’estensione della pedofilia nella Chiesa cattolica. La Conferenza Episcopale (CEE), che, a differenza dei vescovi di altri Paesi, si è rifiutata di indagare su di essa, ha sostenuto di non avere quasi registri di casi, che non tratta neanche cifre e che comunque sono poche . EL PAÍS ha iniziato a indagare nel 2018 su quale fosse il reale impatto di questo flagello, che era già venuto alla luce attraverso i media in molti paesi. Dopo una richiesta di informazioni da tutte le diocesi e una ricerca di condanne, il bilancio è stato di soli 34 casi e 80 vittime in quattro decenni. Poi ha iniziato a pubblicare casi e molti altri sono emersi. Due anni e mezzo dopo, dopo un lungo lavoro di revisione e classificazione, fornisce ora il primo database di riferimento in Spagna su questo fenomeno, che può essere consultato qui .

    Fino ad ora, questo giornale ha tenuto una semplice contabilità provvisoria che includeva 242 casi con mezzo migliaio di vittime. In questo nuovo lavoro, oltre a perfezionare il calcolo, ogni caso è stato analizzato e tutte le informazioni sono state classificate. Il risultato è che le cifre si sono moltiplicate per 10 rispetto al 2018: sono almeno 816 le vittime in 306 casi conosciuti attraverso condanne e media.

    Lo scopo del database è quello di aiutare a documentare e chiarire la portata dello scandalo in Spagna, e anche di aiutare le vittime, che spesso fanno la segnalazione solo quando vedono altre vittime farlo. Le informazioni verranno aggiornate in modo permanente con i nuovi casi noti. EL PAÍS mette i dati a disposizione dei ricercatori, delle istituzioni e della Chiesa, che possono richiederli via e-mail: abusos@elpais.es .

    Nel mondo anglosassone, la pubblicazione di elenchi di autori di abusi e casi è stata comune, come quelli di AFP, Boston Globe , BishopAccountability.org , alcune diocesi statunitensi e associazioni di vittime. Tuttavia, nessuno è così completo da includere l’anno in cui si è verificato l’abuso, la data in cui la Chiesa ne era a conoscenza e la data in cui è venuto alla luce nell’opinione pubblica. Anche i nomi degli insabbiamenti, delle misure legali e canoniche, oltre a un elenco delle destinazioni verso le quali l’aggressore è stato trasferito e il numero delle sue vittime.

    In 69 occasioni, nel 21% dei casi, l’imputato è stato semplicemente trasferito in un’altra destinazione dopo una denuncia. In 65 casi, un membro della Chiesa ha coperto l’aggressore. Per quanto riguarda le misure interne, in 163 episodi (53%) non è noto se ci sia stato un processo canonico. Del restante 47%, 69 sono stati allontanati o espulsi e 33 processi canonici sono in corso. L’elenco comprende 19 laici che hanno commesso gli abusi nelle istituzioni religiose. Dei 212 casi in cui è nota l’accusa di aggressore, la maggioranza erano insegnanti (81, di cui 13 laici), seguiti da parroci, sacerdoti o religiosi (78).

    L’analisi dei dati rivela che la Chiesa conosceva la commissione della maggior parte degli oltre 300 casi diversi anni, e anche decenni, prima che fossero denunciati ai tribunali o resi pubblici. Nel 65 ci fu un insabbiamento dei fattie, in totale, 54 alti funzionari o membri della Chiesa hanno coperto l’aggressore, o perché non hanno fatto nulla quando hanno saputo dell’abuso, perché lo hanno trasferito a destinazione o perché lo hanno protetto in qualche modo. Nella lista ci sono quattro Papi – legati al caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, che ha anche commesso abusi in Spagna – e due dozzine di vescovi, tra cui cardinali con incarichi nella CEE: Antonio María Rouco Varela (vescovo emerito di Madrid), Carlos Osoro (Vice Presidente della CEE), Braulio Rodríguez (Arcivescovo emerito di Toledo) e Jesús Sanz (Arcivescovo di Oviedo e membro della Commissione Permanente della CEE).

    L’occultamento è anche un reato disciplinato dal diritto canonico punibile con l’espulsione dall’ufficio se le cause sono gravi. “La negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio è inclusa [in queste gravi cause], in particolare in relazione ai casi di abusi sessuali commessi contro minori e adulti vulnerabili”, si legge nel motu proprio di Papa Francesco del 2016 intitolato Like a Loving Mother , che ordina l’espulsione dei vescovi occulti dalle loro posizioni. Finora non ci sono prove che il Vaticano stia indagando su nessuno degli spagnoli.

    La maggior parte delle vittime sono ragazzi e le ragazze sono 211, il 26% del totale. In ogni caso, i criteri contabili sono stati i più restrittivi: si considerano solo i casi denunciati, in tribunale o pubblicamente, e quelli ammessi dalla Chiesa. Ma in realtà il numero delle vittime almeno raddoppia e sale a migliaia se si considerano le stime di altre possibili vittime fatte di volta in volta dalle persone colpite o dai ricercatori. E questi sono solo i casi che in qualche modo hanno trasceso. Le statistiche di altri paesi mostrano che la stragrande maggioranza rimane nascosta. E l’esperienza indica che dare alle vittime la fiducia necessaria per denunciare è il passo decisivo per farle venire alla luce. Il rango istituzionale e la credibilità di chi prende l’iniziativa sono determinanti. In altri paesi sono stati la Chiesa stessa, governi o tribunali che hanno avviato indagini e creato cassette di ricezione dei reclami. In Spagna nessuno l’ha fatto, né sembra volerlo.

    Negli Stati Uniti, un’indagine della Corte suprema della Pennsylvania ha contato 300 molestatori e più di 1.000 vittime nel 2018, cifre simili a quelle che ora stanno emergendo in Spagna, sebbene quello stato abbia solo 12 milioni di abitanti. Quell’anno, in Germania, il rapporto commissionato dagli stessi vescovi ammetteva 3.677 vittime di 1.670 religiosi dal 1946.

    Il caso più recente è quello della Francia, dove i vescovi nel 2019 hanno incaricato una commissione indipendente di aprire una mail per ricevere denunce. È un periodo di tempo simile a quello trascorso in Spagna dopo l’inizio delle indagini di EL PAÍS nel 2018, ma la differenza è abissale: 10.000 vittime sono già venute alla luce in Francia . La CEE si riunisce da domani in commissione plenaria e affronterà nuovamente gli abusi sui minori. Nell’ultima conferenza stampa dei loro portavoce, hanno insistito sul fatto che non conoscono il numero di casi e che sono pochi.

    A Natale 2018, al culmine dello scandalo in Spagna e poco prima del vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano nel febbraio 2019, Papa Francesco ha ringraziato i media per il loro lavoro di “smascherare questi lupie dare voce alle vittime “e avvertono i vescovi:” La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce in modo oggettivo, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità “. Ma la Chiesa spagnola ancora non obbedisce al Papa. La Conferenza episcopale sostiene che non ha potere esecutivo, ma solo coordinamento, e tutto dipende da ogni vescovo, proprietario assoluto della sua diocesi. Il poco che le diocesi hanno fatto, salvo eccezioni, è stato quello di aprire uffici per la cura delle vittime, su mandato del Vaticano. Ma sono organismi sconosciuti e la maggior parte non fornisce alcuna informazione.

    Il ruolo dei media

    La fotografia che riflette la nuova contabilità dei casi in Spagna indica la prima negli anni ’30. Dal 1986, anno in cui è stato trovato il primo pubblicato sulla stampa, fino al 2000 si conoscevano solo 12 episodi. Da allora, hanno iniziato a essere resi pubblici, a causa dell’eco mondiale delle indagini del quotidiano Boston Globe che hanno dato inizio allo scandalo nel 2002. Il film premio Oscar Spotlight , che racconta quella storia , è del 2015, ed è di quel momento in cui qualcosa comincia a muoversi in Spagna. La maggior parte dei casi è emersa negli ultimi cinque anni, il 72% del totale. Il decennio con il maggior numero di casi registrati è, infatti, l’ultimo, dal 2010 in poi, con 48. Seguono gli anni ’60 e ’70.

    Nel 2016, El Periódico ha scoperto il caso dei maristi a Barcellona. EL PAÍS inizia le sue indagini nell’ottobre 2018 e apre un’e-mail che riceve più di 300 messaggi. Da allora ne ha pubblicati 52. Buona parte dei casi, 135, sono stati resi pubblici grazie alla stampa. Altri 102 sono il risultato di un qualche tipo di indagine interna di ordini religiosi o diocesi e 65 di un’azione giudiziaria.

    La mappa del numero di casi scoperti dalle province evidenzia il ruolo dei media. Quelli con la maggior parte dei casi sono Barcellona e Navarra, ma questo è dovuto solo al fatto che c’erano dei media che li hanno indagati e portati alla luce, principalmente El Periódico e Diario de Noticias de Navarra . Degni di nota sono anche province come Madrid, Bizkaia e Murcia, dove le diocesi si sono distinte, a differenza della maggior parte, per la revisione dei fascicoli e la fornitura di informazioni. Lo stesso è il caso degli ordini religiosi. La maggior parte dei casi, 225, sono relativi a congregazioni, ma anche perché hanno dato più delle diocesi per ammetterlie dare informazioni. I Gesuiti sono la congregazione con il maggior numero di casi, 71, ancora una volta perché è la prima e quasi l’unica che ha intrapreso un’indagine interna minima. La maggior parte è stata rivelata dall’ordine stesso in un rapporto presentato lo scorso gennaio , anche se non ha rivelato dettagli decisivi come il nome del religioso accusato o il luogo dei fatti. Cioè, sono sorti casi in cui qualcuno ha mostrato interesse per loro. Infatti a Barcellona, ​​Navarra e Madrid si concentra il 40% di tutti i casi in cui si conosce la scena degli eventi.

    I dati indicano che, in media, i reati di pedofilia vengono alla luce 30 anni dopo che si sono verificati, sulla base dell’analisi dei 255 casi di cui si conoscono esattamente le date. Questo dato è direttamente correlato ad un altro, molto attuale con l’approvazione della nuova legge sulla tutela dei minori : in più della metà dei casi, 176, c’è stata denuncia, ma il 48% è stato presentato per aver prescritto. Nel 36% c’è stata una condanna e il 16% è in corso o non si sa come abbia concluso. Le denunce che hanno portato all’assoluzione dell’imputato non sono state incluse. Quando entrerà in vigore la nuova legge sull’infanzia o la legge di RhodesApprovato questa settimana al Congresso, lo statuto di prescrizione per i reati di pedofilia inizierà a decorrere quando la vittima raggiungerà i 35 anni di età. Fino ad ora era da 18 anni. La legge non ha effetto retroattivo.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abusos@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2021-04-18/el-pais-crea-la-primera-base-de-datos-sobre-pederastia-en-la-iglesia-espanola-816-victimas-en-306-casos.html