Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo canonico

  • Il Papa sul caso Barbarin: “presunzione di innocenza”

    Il Papa sul caso Barbarin: “presunzione di innocenza”

    Di ritorno dal Marocco il Papa ha chiarito meglio la sua decisione in merito al rifiuto delle dimissioni presentate dal cardinale Philippe Barbarin, condannato in Francia a sei mesi di prigione con la condizionale e in attesa di un processo di appello.

    Nessun processo canonico per Barbarin

    La Santa Sede non ha invece annunciato alcun processo canonico nei confronti di Barbarin come avvenuto nel caso del cardinale George Pell, condannato in Australia a sei anni di prigione e che pure continua a dichiararsi innocente.

    In attesa del verdetto civile

    “Cosa dice la giurisprudenza mondiale? – si è interrogato il Papa sul volo che lo riportava a Roma – Che se una causa è aperta c’è la presunzione d’innocenza. Forse non è innocente ma c’è la presunzione. Una volta ho parlato di un caso in Spagna di condanna mediatica che ha rovinato la vita di alcuni sacerdoti che poi sono stati riconosciuti innocenti. Prima di condannare dal punto di vista mediatico, meglio pensarci due volte”.

    Barbarin ha comunque preferito ritirarsi, prendere un congedo volontario e lasciare al vicario generale gestire l’arcidiocesi finché il tribunale dia la sentenza finale.

    Le critiche contro la Santa Sede

    Le critiche che sono piovute sulla Santa Sede precisano che nel caso di Barbarin Papa Francesco non si è attenuto ai criteri della “tolleranza zero”, ma piuttosto ai principi garantisti che lui stesso ha evocato nel summit vaticano del 21-24 febbraio nei 21 “punti di riflessione” consegnati ai partecipanti.

    https://it.euronews.com/2019/04/01/il-papa-sul-caso-barbarin-presunzione-di-innocenza

  • Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

    Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

    Vladimir Resendiz Gutierrez, 42 anni, ridotto allo stato laicale, è tornato in Messico. La Procura generale di Torino dice no all’archiviazione del fascicolo su altri 5 vertici della Congregazione: una lettera per «coprire» la vicenda

    Sette anni di carcere in rito abbreviato all’ex responsabile del seminario novarese a Gozzano della congregazione di diritto pontificio «Legionari di Cristo» sono già una pena non comune per atti sessuali compiuti da un religioso su due minorenni: ma la sentenza, inflitta ieri in primo grado dal gup Andrea Guerrerio al 42enne ex sacerdote Vladimir Resendiz Gutierrez (ridotto allo stato laicale nell’aprile 2013 dal processo canonico e oggi in Messico), più 160.000 euro di danni ai due 12enni vittime degli abusi sessuali, e 1.000 alla parte civile associazione «Rete l’Abuso», non esaurisce il saldo di questo caso, rimasto sinora sotto traccia benché risalente al 2006-2008 e trasferito al Tribunale di Novara dopo una travagliata indagine a Milano dei pm Bianca Maria Eugenia Baj Macario e Lucia Minutella all’epoca del procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Anzi, ora il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo e il sostituto pg Andrea Bascheri avocano (cioè tolgono ai pm di Novara) lo stralcio sul ruolo di 5 figure di vertice dei «Legionari di Cristo» sulla bozza sottoposta nel 2013 (insieme a 15.000 euro di «ristoro e solidarietà») ai genitori di uno degli abusati: avocazione con cui il pg torinese evidenzia la non condivisione (additata già dall’avvocato Daniela Cultrera parte civile per i genitori del ragazzo) dell’archiviazione del rettore dell’Università Europea di Roma, padre Luca Gallizia, del legale rappresentante della congregazione Manuel Cordero Arjona, del direttore territoriale del Nord-Italia Oscar Nader, dell’economo Victor De Luna, e dell’avvocato Corrado D’Agostino.

    I pm novaresi, ricevuti gli atti dai colleghi milanesi nell’agosto 2017, avevano lamentato che il lungo lasso di tempo avesse fatto prescrivere già al momento della trasmissione un altro (pur confessato) episodio di abusi su un terzo ragazzo; poi, a proposito della scrittura privata del 2013 nella quale «le parti si impegnano a mantenere assoluta riservatezza, fatta eccezione per eventuali audizioni dell’autorità giudiziaria, obbligandosi a riferire le stesse dichiarazioni rese nella presente scrittura», la pm Silvia Baglivo vi aveva letto non una estorsione della congregazione ai genitori, ma «una mera proposta transattiva» priva di «alcuna condotta minacciosa». Al contrario, la Procura generale torinese ora vi ravvisa «un tentativo di eludere eventuali investigazioni dell’autorità giudiziaria» (favoreggiamento personale), e «una minaccia al fine di determinare le parti offese a rendere false dichiarazioni» (violenza privata).

    https://milano.corriere.it/19_marzo_27/07-interni-luigicorriere-web-milano-d4be7d9e-50c9-11e9-bc24-e0a60cf19132.shtml

  • Scola Delpini e Tremolada. Chi dichiarò il falso nella lettera di “integrità morale” che permise a don Mauro Galli l’iscrizione all’Alfonsiana di Roma ?

    Scola Delpini e Tremolada. Chi dichiarò il falso nella lettera di “integrità morale” che permise a don Mauro Galli l’iscrizione all’Alfonsiana di Roma ?

    di Francesco Zanardi – Don Mauro Galli; condannato in primo grado nel settembre 2018 a sei anni e quattro mesi per aver abusato sessualmente di un suo parrocchiano, all’epoca dei fatti 15enne. Come risulta agli atti della Procura di Milano per sua stessa ammissione, monsignor Mario Delpini – oggi vescovo della diocesi Ambrosiana- facendosi forza del privilegio per il quale in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, dichiarò di essere subito stato informato dai parroci dell’abuso accaduto quella notte. Tuttavia, se ne lavò le mani e, come se nulla fosse, trasferì poco dopo il sacerdote accusato in una parrocchia vicina, nuovamente a contatto con minori.

    Questo è in estrema sintesi quanto emerso fino ad ora sul caso Galli ma pochi giorni fa, per posta ordinaria arriva una lettera indirizzata per conoscenza, a noi di Rete L’ABUSO, a un noto programma televisivo e a due testate nazionali.

    Nella missiva, molto ben articolata, viene fatto notare che don Mauro Galli, da Rozzano, è stato nascosto la prima volta a Legnano, scoperto dalla vittima e successivamente trasferito presso la cappella dell’ospedale S. Giuseppe, dove grazie a una fatalità, scopriremo dove era stato nascosto per la seconda volta. Questo ennesimo episodio, porterà la vittima, sfiduciata della chiesa, a denunciare all’autorità Civile.

    Siamo nell’agosto del 2014 e da questo momento, tranne qualche indiscrezione non verificabile, perdiamo totalmente le tracce di don Mauro Galli.

    Ma torniamo alla missiva ricevuta, che riapre nuovamente il caso di don Galli, ma questa volta il favoreggiamento delle gerarchie non riguarderebbe gli abusi sessuali, ma qualcosa che si lega molto a loro, soprattutto dopo la condanna di primo grado.

    Oggi don Mauro Galli, sembrerebbe aver conseguito il grado accademico di Licenza di Teologia presso la Facoltà di diritto pontificio in Teologia morale all’Alfonsiana di Roma e il conseguimento di Dottorato presso la stessa.

    Oggi quindi, in barba a tutti i presunti (e soprattutto strombazzati a gran voce) provvedimenti della chiesa di Francesco in tutela dei minori, don Mauro Galli  potrebbe persino insegnare in un seminario minorile. Ometterò di chiedermi come ciò sia possibile, ma tuttavia c’è un’altra questione molto grave.

    Nella missiva, viene fatto notare che “nessun sacerdote della chiesa cattolica può iscriversi ad alcuna Facoltà se non con una lettera dell’ordinario del luogo (il vescovo) che attesti che tale studente possiede i requisiti di integrità, anzitutto morale (<<virtu>>) previsti dal canone 819 del Codice di Diritto Canonico. Più specificatamente, la Costituzione Sapientia Christiana, emanata da Giovanni Paolo II, all’art. 31 prescrive la necessità di un nulla-osta (che viene rilasciato dal vescovo) attestante l’idoneità del clerico, <<per la condotta morale e per i precedenti studi compiuti>>.

    Naturalmente verifico il dato acquisito…

    Can. 819 – Nella misura in cui lo richieda il bene della diocesi o dell’istituto religioso o anzi della stessa Chiesa universale, i Vescovi diocesani o i Superiori competenti degli istituti devono inviare alle università o facoltà ecclesiastiche giovani, chierici e religiosi, che si segnalino per indole, virtù e ingegno.

    Fonte-http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_P2O.HTM

    SAPIENTIA CHRISTIANA Art. 31 – Le Facoltà Ecclesiastiche sono aperte a tutti coloro che, sia ecclesiastici sia laici, forniti di regolare attestato, siano idonei, per la condotta morale e per precedenti studi compiuti, ad esservi iscritti.

    Fonte-http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_15041979_sapientia-christiana.html

    é fondato.

    Sempre nella missiva, il nostro interlocutore afferma che don Mauro Galli, avrebbe frequentato gli anni accademici 2013-2014 e 2014-2015 per poi prendere il dottorato nell’anno 2015-2016.

    A questo punto mi torna in mente quanto appariva sul sito della parrocchia di Legnano, proprio nel momento in cui la Rete L’ABUSO rese pubblico il caso di don Galli. (vedi screenshot  a lato del 5 luglio 2017)

    Si diceva che l’allora cardinale Scola, volendo valorizzare le virtù di don Mauro, dal novembre 2012 (periodo in cui la vittima scoprì che don Mauro non era sospeso ma ancora in servizio, poco distante da dove aveva abusato di lui e ancora tra i minori della pastorale giovanile) gli avrebbe chiesto di recarsi presso il Niguarda, in attesa di recarsi a Roma. Qui dice che l’indirizzo di studio però, fosse la Pastorale Sanitaria, tuttavia le date coincidono, essendo novembre 2012, l’anno era oramai cominciato, quindi se ne deduce che quell’attesa di recarsi a Roma, si riferisca all’anno successivo, il 2013-2014.

    Certo gli indirizzi di studio sono diversi e quindi si rende indispensabile verificare quale indirizzo di studio abbia effettivamente preso e se effettivamente abbia frequentato all’Alfonsiana di Roma, perché anche qui c’è una discrepanza, sul sito della parrocchia di Legnano si parlava di Pontificia Università Lateranense.

    Cerchiamo sul sito dell’Alfosiana, di don Mauro Galli non vi è traccia, ma non ci scoraggiamo. La Rete L’ABUSO ha particolari procedure dietro le quali conserviamo tutto il materiale acquisito, soprattutto quello dei casi di cui ci siamo occupati, ma non solo. Molto spesso materiale che non leggiamo neppure perché non rilevante in quel momento ma che archiviamo.

    E proprio nel nostro archivio, trovo questo bel pdf dell’Accademia Alfonsiana, anno accademico 2014-2015 e a pagina 25 “Tutta la celebrazione, curata in ogni dettaglio dal nostro dottorando don Mauro Galli, in collaborazione con il prof. Jules Mimeault, è stata un momento di alta spiritualità”.

    Don Mauro Galli, che appunto vedete citato come dottorando, lo abbiamo trovato…  facendomi cadere l’occhio anche altrove, ma questa è un’altra storia.

    Al momento non sono in grado di verificare se abbia effettivamente preso il dottorato, ma dal verbale del suo interrogatorio, sappiamo per sua dichiarazione,  che nel dicembre 2016 (data del verbale) frequentava ancora l’Alfonsiana. Qualora fosse, come sembrerebbe a pagina 384, dove è citato tra i dottorandi, credo che forse quella laurea andrebbe rimessa…

    Ma in questa valutazione conta poco, a noi interessava capire se qualcuno lo avesse favorito con una falsa lettera di “integrità morale” e così permesso al Galli di entrare all’Accademia Alfonsiana. Questo è accaduto.

    Il nodo cruciale, per me anche divertente, adesso è: chi ha favoreggiato?

    Senza dubbi all’epoca l’ordinario diocesano era Scola, ma sappiamo anche che a gestire il caso di don Galli sono stati i suoi sottoposti, Delpini e Tremolada, che per la funzione dell’epoca, avrebbero potuto informare male Scola oppure, addirittura, accreditare il Galli.

    Tuttavia il punto è che il Galli, denunciato dalla vittima alla chiesa nel dicembre 2011, formalmente all’Autorità Giudiziaria nel luglio 2014, abbia tuttavia potuto terminare l’anno (e forse prendere il dottorato l’anno successivo) quando era certo che all’epoca sapessero almeno che il prete si era portato a letto il minore, prete che tra le altre cose hanno spostato più volte.

    Quindi:

    A – Delpini ha insabbiato il caso facendo carte false per iscriverlo, dicendo che il prete aveva tutti i requisiti necessari garantendo per lui, come richiesto.

    Scola però scriveva alla vittima che nel momento in qui si sono resi conto della gravità della situazione, “hanno mandato don Galli a Roma a studiare e che, a differenza degli altri studenti, non poteva svolgere alcuna attività pastorale”…

    Per quale motivo tale restrizione? Inoltre sostiene che il prete era anche sospeso temporaneamente dal ministero sacerdotale fino all’esito del processo (presumibilmente canonico in quanto, nonostante fosse già indagato, sotto indagine, già intercettato, Delpini gli aveva già procurato l’avvocato Zanchetti). Quindi, se moralmente era integerrimo, perché sospeso dal sacerdozio? Perché sotto processo canonico? Oppure era falso anche lo scritto di Scola che sosteneva che fosse avviato il processo canonico?

    B – per Delpini è moralmente accettabile dormire con un minore, tanto da iscrivere il sacerdote a Teologia Morale? È quindi la sua moralità in discussione? E quindi: perché le restrizioni e la sospensione di cui sopra?

    C – per tutti è moralmente accettabile? Anche per l’Università, che rappresenta la morale al massimo livello istituzionale ?

    Quindi: o veramente Delpini ha fatto documenti falsi per iscrivere don Galli, e nessuno sapeva nulla a Roma, e Scola scriveva falsità circa le restrizioni che a Roma avrebbero dovuto attuare – e quindi vigilare – pur non sapendo nulla… oppure sono tutti concordi in queste soluzioni di omissioni e insabbiamenti (altro che morale e requisiti!) e pertanto questa è la Morale che forma i candidati che insegneranno Morale ad altri nuovi moralisti.

    Fate vobis

    di Francesco Zanardi

  • Valle Roveto: sacerdote accusato di violenza sessuale su minori

    Valle Roveto: sacerdote accusato di violenza sessuale su minori

    Secondo la Procura della Repubblica di Avezzano il sacerdote, che deve rispondere dell’accusa di violenza sessuale mediante abuso di autorità, avrebbe costretto a subire rapporti sessuali, approfittando del suo ruolo di parroco, una ragazza e di altri minori di 14 e 15 anni.

    Il sacerdote di nazionalità straniera, parroco per un periodo di (altro…)

  • Torna in chiesa a Isernia il prete accusato di pedofilia, l’inchiesta di Fanpage.it

    Torna in chiesa a Isernia il prete accusato di pedofilia, l’inchiesta di Fanpage.it

    Fanpage.it accende i riflettori sul caso del prete polacco accusato di abusi su minori tornato a Pizzone e malvoluto dai fedeli. Il sacerdote da alcuni giorni accompagna il parroco del paese e la novità sta destando non poco scompiglio tra i parrocchiani che hanno già chiesto al vescovo di Isernia – Venafro di allontanarlo. L’inchiesta giudiziaria per Don Giovanni M. si è conclusa con la prescrizione per poi essere “riabilitato” alle sue funzioni dal tribunale ecclesiastico.

    Di seguito, riportiamo l’inchiesta sul caso di Fanpage.it con l’intervista a Giorgio Babicz, 13enne all’epoca dei fatti, che accusò il prete di “particolari” attenzioni.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”. Con queste parole Giorgio Babicz raccontava a Fanpage.it gli abusi subiti dal prete. Molestie cominciate quando aveva solo 13 anni ed era stato invitato dal sacerdote a seguirlo dalla Polonia fino alla remota parrocchia di Sant’Anastasio Martire ad Acquaviva di Isernia, paesino di poco più di 400 anime in Molise. 

    Giorgio aveva deciso di parlare solo dopo aver denunciato alla magistratura, e alla curia, le molestie di don Giovanni. Voleva giustizia perché nessun’altro bambino dovesse passare l’inferno che aveva sopportato lui. Dopo lo scoppio dello scandalo nel gennaio 2018, il prete accusato di pedofilia era stato rispedito a Lublino, la sua città natale in Polonia. Nel frattempo, la procura di Isernia ha archiviato le accuse contro don Giovanni. “Archiviazione – ci tiene a sottolineare Sergio Cavaliere, l’avvocato che ha assistito Giorgio – arrivata per la prescrizione dei reati”. “Se le accuse fossero state false – prosegue il legale – sarebbe scattata la denuncia per calunnia contro il mio assistito. E questo non è avvenuto. Un’altra cosa che vorrei sapere – conclude Cavaliere – è perché il sacerdote, se riteneva di essere innocente, non ha rinunciato alla prescrizione”.

    Uscito indenne dall’inchiesta giudiziaria, don Giovanni è stato “riabilitato” anche da un tribunale ecclesiastico. Dopo aver sentito la testimonianza di Giorgio, il processo canonico istituito a Napoli ha deciso che le accuse contro il sacerdote non erano fondate. “Mi hanno sottoposto ad un interrogatorio assurdo – ha spiegato Babicz – in cui mi chiedevano se fossi stato spinto da qualcuno a muovere le mie accuse. Non riuscivano a capire che ad impedirmi di parlare prima degli abusi era stata la sofferenza che ancora mi porto dentro”.

    Da pochi giorni, don Giovanni è arrivato a Pizzone, comune a poche decine di chilometri da Acquaviva di Isernia. Dovrà accompagnare padre Etienne, di cui dovrebbe prendere il posto ad inizio aprile. Se non fosse che la comunità religiosa locale è in rivolta contro la nomina del sacerdote finito sotto accusa per pedofilia. E lo hanno detto chiaramente al vescovo della diocesi Isernia-Venafro, Camillo Cibotti. “Mandare un prete che in passato è stato “chiacchierato” in una piccola comunità non è accettabile. E’ stata una nomina inopportuna”, hanno protestato i fedeli. I parrocchiani hanno anche minacciato di disertare la messa se il vescovo insisterà in questa sua decisione di destinare don Giovanni a Pizzone.

    “Mi aspettavo un epilogo diverso”, ammette Giorgio, dopo aver saputo che il sacerdote eserciterà il suo magistero in Molise. “Gli abusi sessuali a minori sono crimini contro l’umanità perché distruggono l’infanzia dei bambini. Ha rovinato la mia vita ma grazie alla prescrizione questa persona è riuscita a cavarsela. Credo che per questi reati non dovrebbe esserci un tempo di scadenza”

    https://quotidianomolise.com/torna-in-chiesa-a-isernia-il-prete-accusato-di-pedofilia-linchiesta-di-fanpage-it/

  • Don Giovanni, il prete accusato di masturbarsi con bambini tra i cani, torna in chiesa a Isernia

    Don Giovanni, il prete accusato di masturbarsi con bambini tra i cani, torna in chiesa a Isernia

    Don Giovanni Mazurkiewicz, il prete polacco coinvolto l’anno scorso in una brutta storia di abusi sessuali a minori, è ritornato in parrocchia. Da pochi giorni accompagna il sacerdote di Pizzone, un piccolo comune molisano. Ma il suo arrivo non ha lasciato indifferenti i fedeli che hanno chiesto subito al vescovo della diocesi Isernia-Venafro di allontanarlo.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi (altro…)

  • La Chiesa polacca: abusati oltre 300 bambini dal nostro clero

    La Chiesa polacca: abusati oltre 300 bambini dal nostro clero

    Sarebbero 328 i bambini abusati dal clero polacco a partire dagli anni ’90. Lo ha rivelato la stessa Chiesa cattolica del Paese in conferenza stampa.

    Giovedì 14 marzo sono infatti stati presentati i risultati un’indagine e, secondo la relazione, ben 198 delle vittime avevano età inferiore ai 15 anni. Tra i minori, il 58.4% dei molestati è di sesso maschile, il 41.6% di sesso femminile.

    La maggior parte dei casi (in più del 94% dei casi) sono stati trattati secondo il processo canonico, ha detto la Conferenza Episcopale, anche se c’è ancora un 25,4% delle circostanze da chiarire e giudicare. Come conseguenza di questi abusi, nel 25,2% dei casi è stata proposta l’espulsione dal sacerdozio, mentre nel 40,3% delle denunce sono state scelte misure disciplinari quali la sospensione, il divieto di lavorare con i minori, la privazione della carica o il divieto di apparizioni pubbliche. Nell’11,5% dei casi sono state adottate altre misure come l’imposizione di penitenze, il trasferimento del sacerdote accusato di abusi in un’altra parrocchia o la terapia psicologica. Il 10,4% degli accusati è stato assolto.

    “Si tratta di una questione particolarmente dolorosa e tragica, poiché è collegata a persone consacrate, che si dedicavano a servire la Chiesa ed altri esseri umani. Avevano la fiducia della società ed è stata tragicamente violata”, ha detto l’arcivescovo Marek Jedraszewski a Varsavia.

    Il rapporto fa parte di un’indagine transnazionale sugli abusi da parte del clero in Paesi come Cile, Stati Uniti, Australia e Irlanda che ha scosso la Chiesa cattolica.

    La maggior parte degli abusi è stata denunciata dalle vittime stesse (41,6% dei casi) o dai loro familiari (20,9%), mentre le parrocchie hanno rivelato abusi sessuali solo nel 5,2% delle cirsostanze. Il 14,9% degli abusi è stato rivelato da educatori, pedagoghi e tutori di minori.

    I dati sono stati elaborati dall’Istituto statistico della Chiesa cattolica in Polonia e dal Centro per la protezione dell’infanzia.

    Mesi fa, una fondazione privata di sostegno alle vittime di abusi sessuali ha compilato un elenco di centinaia di casi di presunti abusi all’interno della Chiesa cattolica polacca.

    Lo scorso febbraio, una statua di un sacerdote e attivista anticomunista di Danzica, Henryk Jankowski, è stata demolita a causa del disagio di una parte della società di fronte a questa situazione. Henryk Jank Jankowski è stato accusato di aver abusato di diversi minori durante il suo periodo di sacerdozio a Danzica.

    Nell’ottobre dello scorso anno, il controverso film “Kler” (“Clero” in polacco) ha trattato degli abusi sui minori, della corruzione, avidità e perfino del fenomeno dell’alcolismo all’interno della Chiesa cattolica polacca. E’ diventato il film più visto in Polonia fino ad oggi, in questo secolo.

    La Polonia è uno dei paesi cattolici più devoti d’Europa, dove i sacerdoti godono di elevata considerazione sociale. Quasi l’85% dei 38 milioni di abitanti della Polonia si dice di religione cattolica, e sono circa 12 milioni le persone che partecipano alla messa ogni domenica.

    Le autorità ecclesiastiche polacche non hanno ancora raggiunto un consenso su come affrontare la questione delle molestie e violenze sessuali.

    https://it.euronews.com/2019/03/14/la-chiesa-polacca-abusati-oltre-300-bambini-dal-nostro-clero?fbclid=IwAR0V0wzh4Xe3e8k9oZzx1BrD_15L-gGCZUN5dO4ubkdTjU56593AmKL-SSA

  • Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

    Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

    ROZZANO – Hanno chiesto giustizia, l’hanno ottenuta solo in parte, quando don Mauro Galli è stato condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi per le molestie che l’allora 15enne ha subito dal sacerdote di Rozzano.

    La storia

    I fatti risalgono a oltre otto anni fa, quando il giovane aveva trovato il coraggio di parlare degli abusi, di quando il prete, di cui si fidava ciecamente, che riteneva una figura di riferimento, lo invitava a dormire nel suo letto. La famiglia ha iniziato una lunga battaglia per mettere in luce la vicenda e gli altri casi di pedofilia tra sacerdoti.

    La battaglia della famiglia

    Il prete era stato trasferito nel 2012 da Rozzano a Legnano, dove ha ricoperto il contestato incarico di responsabile della Pastorale giovanile. La famiglia Battaglia si era opposta, indirizzando lettere di protesta alla Congregazione per la Dottrina della fede. “Finalmente settimana scorsa il presidente dell’associazione Rete Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato un summit nei giorni scorsi in Vaticano proprio sulla protezione dei minori.

    La lettera al Papa

    Zanardi ha consegnato il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente. Lombardi ha ritirato il materiale e ha riferito che aveva già le nostre lettere”, spiega la famiglia che ora prova un’altra carta: scrivere direttamente al Papa. I genitori del ragazzo hanno infatti deciso di indirizzare una missiva per parlare del proprio caso e per chiedere “azioni concrete per tutelare i bambini contro i preti pedofili”, scrive la famiglia a Papa Francesco.

    Il testo

    “TI scriviamo a nome nostro e di tutte quelle vittime senza voce o che non sono state ascoltate”, dicono mamma e papà del ragazzo di Rozzano che ripercorrono la triste vicenda. “Il processo canonico è stato avviato solo nel 2015 e ancora non ne sappiamo nulla. Occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che abusare e insabbiare non è una cosa buona? Caro Papa, dopo tante richieste rimaste inascoltate, ti domandiamo ora di darci risposte concrete”. Intanto la famiglia continua il proprio impegno per sensibilizzare sul caso, per “far capire a tutti i vescovi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio è sbagliato e drammatico”.

    Francesca Grillo

    Ragazzo molestato dal prete di Rozzano, i genitori scrivono a Papa Francesco

  • “Coprì il prete pedofilo”. E l’arcivescovo di Lione dà le dimissioni al Papa

    “Coprì il prete pedofilo”. E l’arcivescovo di Lione dà le dimissioni al Papa

    Condannato a 6 mesi di carcere per non aver denunciato. Barbarin incontrerà Francesco

    La lettera di dimissioni l’aveva preparata già da qualche giorno. Era chiusa nel cassetto della sua scrivania nella speranza di poterla presto distruggere e chiudere definitivamente quell’incubo che lo perseguitava ormai da troppo tempo.

    Ieri, però, dopo la sentenza di condanna, il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, ha annunciato l’intenzione di volersi dimettere. E così quella lettera l’ha dovuta tirar nuovamente fuori per portarla nei prossimi giorni personalmente a Papa Francesco che deciderà che cosa fare. Accettare le dimissioni o ignorarle? Sulla scelta non dovrebbero esserci dubbi: il porporato 68enne è stato, infatti, condannato dalla giustizia francese a sei mesi di reclusione con la condizionale per non aver denunciato gli abusi sessuali su minori compiuti da padre Bernard Preynat negli anni ’80 e ’90 durante alcuni campi scout. Il cardinale è colpevole quindi di aver coperto un prete pedofilo.

    «Non ho mai nascosto nulla, tantomeno questi fatti orribili», si è difeso il porporato francese parlando ai giudici e dichiarando di aver saputo degli abusi di Preynat, oggi allontanato da ogni incarico, soltanto nel 2014, dopo aver ricevuto le confidenze di una vittima quindicenne. Versione respinta ovviamente dall’avvocato di parte civile secondo cui il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, anno in cui il porporato avrebbe avuto una conversazione con padre Preynat proprio sull’argomento. Sempre secondo l’accusa, Barbarin avrebbe ricevuto nel 2015 precise istruzioni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede attraverso una lettera nella quale si consigliava all’arcivescovo di Lione di prendere le dovute misure disciplinari nei confronti del sacerdote accusato di pedofilia ma di «evitare lo scandalo pubblico».

    Alla fine però lo scandalo è comunque deflagrato a livello mondiale, con le proteste di varie associazioni di vittime di abusi e addirittura un film, Grâce à Dieu, uscito lo scorso febbraio al cinema e presentato al festival di Berlino. Così, il porporato, ieri mattina in conferenza stampa, ha dovuto annunciare l’intenzione di dimettersi, manifestando vicinanza alle vittime di abusi. «Ricorreremo in appello», ha affermato l’avvocato di Barbarin, che dal canto suo si è rivolto ai cronisti affermando: «Ho deciso di andare dal Santo Padre per presentargli le dimissioni, mi riceverà tra qualche giorno. Indipendentemente dalla mia sorte personale, ci tengo a ribadire la mia compassione per tutte le vittime».

    Un copione simile a quello che, negli ultimi mesi, ha coinvolto altri due cardinali, accusati, però, di esser stati carnefici: da un lato il cardinale George Pell, in carcere in Australia in attesa della sentenza il prossimo 13 marzo per abusi su minori mentre era vescovo ausiliare a Melbourne, e dall’altro l’ormai ex cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington che Papa Francesco ha prima cacciato dal collegio cardinalizio e poi lo ha ridotto allo stato laicale dopo un processo canonico svoltosi in Vaticano. «Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, tale caso sarà affrontato con la massima serietà», aveva detto alcuni giorni fa il Pontefice che a fine febbraio aveva convocato a Roma vescovi e cardinali da tutto il mondo per un summit sulla tutela dei minori. Un evento durante il quale Francesco ha tuonato ancora una volta invocando «tolleranza zero», rassicurando che non ci saranno più sconti per nessuno. Nemmeno per quei cardinali giudicati colpevoli.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/copr-prete-pedofilo-e-larcivescovo-lione-d-dimissioni-papa-1658604.html?mobile_detect=false

  • Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Dopo il sinodo di febbraio, concluso sostanzialmente con altre promesse ma di fatto nulla di concreto, stiamo assistendo alla nascita – sul territorio italiano e per mano delle diocesi – di sportelli di accoglienza per le vittime di abusi sessuali da parte dei preti cattolici.

    A lasciarci un pò perplessi, non è solo il fatto che questi sportelli nella sostanza proseguono come è sempre stato, con la raccolta delle denunce presso le diocesi e non all’Autorità Giudiziaria civile, con un rischio che è storica parte del problema, ovvero che queste vengano insabbiate.

    Quello che non è chiaro, è che oltre a fare il lavoro di intelligence, ovvero acquisire dei dati, non si sa da chi saranno gestiti, che uso ne verrà fatto, quali garanzie ha la vittima sul fatto che le informazioni acquisite in quelle sedi gestite dal clero non vengano poi utilizzate nei tribunali civili, magari a danno della stessa vittima.

    Non viene detto quali proposte siano disponibili per il soccorso di chi è stato vittima, se vi siano percorsi di recupero, chi li gestirà, in sostanza viene detto (come appare nel testo della diocesi di Milano) che vi sarà un “Referente diocesano per la tutela dei minori e la corrispettiva equipe (cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi)”. Tutela minori diocesi di milano

    Nella sostanza un testo di buone intenzioni che però nessuno sa quanto realmente siano attuabili, visti i fallimenti, o forse successi, compiuti fino ad oggi dalla chiesa, che puntualmente giustifica le “buone intenzioni disattese” scaricando la responsabilità su una gerarchia disobbediente o su un vescovo omertoso che poi non punisce però, il quale magari si giustificherà – come ha fatto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini – sostenendo di aver sottovalutato la segnalazione. Facendosi scudo del fatto che in Italia non vi sia l’obbligo della denuncia.

    Diceva un grande amico della chiesa “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” e spero la chiesa non se ne abbia a male con noi vittime, se vogliamo che tutto venga fatto per il meglio.


    Protocollo – tutela e garanzia – Consultori Diocesani

    Proposta della Rete L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Relatore

    Francesco Zanardi

    -o=O=o-

     

    Premesso che l’Associazione Rete L’ABUSO, (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) con sede legale in Savona, via Pietro Giuria 3, C.F. 92109400090, si batte per la non negoziabilità dei diritti, propone il seguente protocollo. Premesso che il documento non mette mano alla strutturazione interna che sarà discrezionale, vogliamo solo individuare i punti fondamentali e imprescindibili con l’unica finalità; garantire il rispetto e la massima tutela delle parti, oltre all’efficacia del servizio.

    L’Associazione ritiene che una partenza sana sin dall’accoglienza, produca non solo una buona gestibilità, ma anche la massima trasparenza e la garanzia del rispetto dei diritti della vittima.

    LA STRUTTURA DELL’ACCOGLIENZA

    1. Garantire che venga segnalata all’Autorità Giudiziaria qualunque notizia di reato o sospetto di reato, lasciando la gestione e l’accertamento, unicamente all’autorità civile competente.
    2. Che la vittima sia guidata e supportata nelle decisioni e nei percorsi che andrà a prendere, con un’unica finalità, il benessere di chi viene soccorso.
    3. Garantisca che chi accoglierà e guiderà la vittima sia personale competente e preparato, che agisca nel massimo rispetto del Diritto che lo Stato Italiano garantisce.
    4. Valuti con sollecitudine l’urgenza (ai fini prescrittivi o di interruzione degli stessi) di un intervento legale in sua tutela.
    5. Garantire agli utenti, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che abbiano assicurate tutte quelle tutele previste dallo Stato italiano, dal Trattato di Lanzarote ecc. che sono espressamente rivolte a soggetti vittime di abuso sessuale.
    6. Che in nessun modo il servizio divulghi, riutilizzi, o ceda per finalità differenti dall’interesse dell’assistito, dati, circostanze e informazioni di qualunque genere o natura.

    Riteniamo i sei punti esposti, fondamentale base di garanzia non negoziabile. Anche se apparentemente potrebbe sembrare difficile affrontarli, in realtà sono tutti legati tra loro e risolvibili con estrema semplicità.


    Ecco la nostra proposta per un punto di partenza sano ed efficace.

    Abbiamo trattato non a caso il solo punto dell’accoglienza perché secondo noi è li il cardine dove si decide l’avvio di un accompagnamento sano per la vittima e utile per il bene collettivo.

    La soluzione si riduce alla scelta mirata di chi sarà addetto all’accoglienza o responsabile di questa, che dovrà semplicemente essere selezionato tra chi riveste qualifiche di “pubblico ufficiale”, ovvero un medico, un assistente sociale o chi per esso, purchè abbia questa qualifica, che gli impone degli obblighi penali, come quello della denuncia.

    Questa soluzione risolverebbe molti problemi al Vaticano per quanto riguarda la gestione, l’obbedienza delle gerarchie, il segreto del confessionale ecc. In questo modo anche la chiesa viene messa al corrente della segnalazione, mantenendo la sua inviolabile facoltà di decidere se avviare un’indagine previa e un successivo processo canonico. Al tempo stesso le gerarchie sarebbero sollevate dall’onere dalla denuncia alle autorità civili, che sarebbe comunque garantita dal pubblico ufficiale, che per legge la deve fare e che in caso di omissione ne risponderebbe personalmente.

    A questo modo si supererebbero anche i vari ostacoli dovuti alla valutazione della denuncia, che sarebbe compito dell’autorità civile, la quale, ha gli strumenti e la formazione per valutare e nel caso procedere sotto l’aspetto giudiziario.

    Siamo convinti, anzi emerge insistentemente dai vari casi, che spesso la denuncia è un ostacolo notevole, non solo per la vittima, ma anche per chi la circonda, specie nell’ambito della chiesa dove la paura che si sappia, spesso prevale sulla priorità, la vittima, il suo soccorso e la prevenzione.

    L’associazione Rete L’ABUSO si rende garante di questo protocollo, ampliabile e integrabile con altri punti, ma non negoziabile nel suo fondamento. Lo stesso protocollo non solo è in linea con quanto discusso lo scorso febbraio durante il sinodo, ma risolverebbe in buona parte anche la collaborazione tra la chiesa, le autorità civili e le associazioni delle vittime, coinvolte un dialogo senza precedenti che non può che essere garante e costruttivo.

    Protocollo tutela vittime sportelli diocesani

    Fine del Protocollo

    Zanardi

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