Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo canonico

  • Abusi sessuali su bambini ospiti in comunità: sospettato prete bergamasco

    Abusi sessuali su bambini ospiti in comunità: sospettato prete bergamasco

    Ci sarebbe anche don F. Z., un prete originario della provincia di Bergamo, tra i tre sacerdoti accusati di pedofilia da parte di un ragazzo sudamericano che sarebbe stato abusato ripetutamente, insieme ad altri ragazzini ospiti di una comunità in Uruguay.

    Per il religioso bergamasco, in passato missionario proprio in Uruguay e ora al servizio in una parrocchia del nord Italia, la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente la rimozione dall’incarico e l’apertura di un processo canonico.

    “Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra – il racconto del ragazzo che ora ha 29 anni a Il Secolo XIX- . Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti”.

    Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia. Ha raccontato della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete bergamasco che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Ha aggiunto di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Una dichiarazione di parte la sua, che è ora al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote bergamasco sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove.

    La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    Intanto don Z. si difende: “Chi mi attacca era stato mandato in un collegio rieducativo perché accusato di violenza sessuale su una dodicenne. La gogna mediatica è tanta e ti distrugge, ma ho un Vescovo che sa tutto e mi sprona ad andare avanti”, scrive sulla sua pagina di Facebook.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/abusi-sessuali-su-bambini-ospiti-comunit%C3%A0-sospettato-prete-bergamasco-207883

  • L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Si racconta a viso scoperto in un video realizzato dalle telecamere di XIXTV. Ecco l’incredibile storia di un ragazzo abusato fin da bambino da un sacerdote ancora in libertà.

    “Mi ha abusato in Uruguay, e anche qui in Italia“. Una storia raccontata a fatica, dove il giovane, che oggi ha 29 anni, ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza segnate da momenti e persone che mai potrà dimenticare.

    Troppi sono gli abusi, gli inganni, i gesti, gli sguardi di quei preti pedofili che gli hanno rovinato l’esistenza.

    Nato in Brasile, abbandonato dalla madre e dal padre, a soli sei mesi è stato affidato a unistituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Era considerato orfano a tutti gli effetti: senza genitori, senza documenti, senza nessuno che potesse difenderlo. Così sono iniziate le lunghe notti in parrocchia, dove veniva invitato da quel prete missionario italiano a dormire. Eppure, anche se lui ancora non poteva capire, racconta di un prete che li toccava i genitali gemendo. Il racconto, sofferto e rabbioso, continua: “A 14 anni sono venuto in Italia per studiare e prendere il diploma da infermiere. Nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno”. Il prete che gli fa da tutor è don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Inizia così una sorta di terrorismo psicologico: “Non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava”. Il sacerdote in questione, che giustificava i suoi gesti dicendo di amare come un padre, ogni volta riusciva a convincere il povero giovane, arrivando addirittura a minacciarlo di toglierli il denaro, se si fosse rifiutato di contraccambiare il suo amore. “Quando diceva di amarmi io ci credevo – racconta nel video- mi aiutava, mi difendeva, però poi voleva i miei baci. Compra la gente con i soldi per tenersela vicino e la ricatta. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno“. A un certo punto del racconto, il giovane arriva addirittura a confessare che: “Quando mi sono reso conto di quello che il prete mi faceva ho pensato di suicidarmi. Non capivo, perché da una parte diceva di amarmi come un padre e dall’altra faceva certe cose”.

    Un prete considerato da tutti “lindo e buono”, che dice messa, che aiuta, che e’ amico, “ma una volta rientrato in parrocchia si trasforma, ride di fronte ai ragazzini e li vede come un premio e ne approfittava”. La gente viene ingannata, nessuno sa, però chi lo ha conosciuto come me, non ha il coraggio di affrontarlo perché lui può tutto, può pagare l’avvocato e tutto il resto”. Il giovane ha trovato il coraggio e ha deposto in Uruguay e ha avuto la possibilità di deporre anche in Italia a Savona. La versione del prete: “Solo calunnie, sono sereno”. Interpellato dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto “sereno”, perché “sono tutte calunnie” e anche perché “il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia”.

    Oggi, il giovane è diventato padre, e il dolore, le umiliazioni, le sofferenze, i brutti ricordi, lasciano spazio alla rabbia e a una paura:”che mio figlio o qualcuno vicino a me possa incrociarlo”. Lui da sempre diceva agli atri preti missionari quanto gli veniva fatto ma “si coprivano tutti, era una mafia“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/linferno-giovane-uruguaiano-abusato-3-preti-ligure-1169023.html

  • Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga, di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e già missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha già deposto nel suo Paese e a Savona.
    L’associazione ha chiesto alla polizia di Montevideo di procedere anche nei confronti di altri due sacerdoti che vivono nel Paese Sudamericano: padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera pure loro indicati come protagonisti di abusi. Nel frattempo il giovane, che oggi ha 29 anni e che ha dato via alle indagini della Procura di Savona, dopo essere stato ascoltato dal pm Giovanni Battista Ferro è partito per rientrare in Uruguay. La querela dell’associazione L’abuso è stata inviata per conoscenza anche alle due Ambasciate competenti. Le ipotesi di reato contestate per i due sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per don Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/savona_associazione_anti_pedofilia_vescovo_processare_parroco_borghetto_santo_spirito/notizie/1553513.shtml

  • Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    07/09/2015 18:29:00 (ANSA) ZCZC6285/SXA OGE48472_SXA_QBXB U CRO S0A QBXB Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA) – SAVONA, 7 SET – L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e gia’ missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha gia’ deposto nel suo Paese e a Savona. (ANSA). YL3-MOI 07-SET-15 18:29 NNNN

     

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, aSavona.

    Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove. La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno»
    Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo. Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/07/ARyzWlqF-testimoniare_uruguay_abusato.shtml

  • Ischia: sesso con minori. Parte processo canonico per due sacerdoti

    Ischia: sesso con minori. Parte processo canonico per due sacerdoti

    Ischia (NA) – In una domenica mattina baciata dal sole primaverile corre veloce la notizia che due preti della Diocesi di Ischia pare siano stati “sospesi”: Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale. Non si ha certezza di atti ufficiali della curia di Ischia si sa solo che nelle loro parrocchie rispettivamente di Fontana e del Vatoliere – Schiappone celebrano altri sacerdoti. Ufficialmente i due prelati avevano comunicato che si allontanavano per problemi di salute e per un viaggio. La verità è che Sua Eccellenza il Vescovo di Ischia, Mons. Pietro Lagnese, gli aveva notificato la sospensione dalle funzioni sacerdotali, esautorandoli da tutte le funzioni religiose e rinviati al giudizio del Tribunale ecclesiastico.

    Dunque, dalla Curia di Ischia sarà partito un plico contenente una documentazione riguardante i sacerdoti e che giunta presso la Santa Sede e vagliata opportunamente ha permesso al Vescovo di Ischia di notificare i provvedimenti ai due parroci che hanno lasciato l’isola alla volta di località rimaste segrete. Questo nel mese di Aprile.

    Da quanto si è appreso invece in queste ore dal Quotidiano locale Il Golfo il tribunale ecclesiastico ha avviato un processo, ai sensi del diritto canonico, a carico dei due conosciutissimi prelati isolani.
    Dunque arriva così un fulmine a ciel sereno in questa calda estate isolana. Conferma di una notizia che solo pochissimi addetti ai lavori conoscevano insieme ai sacerdoti della Diocesi di Ischia ai quali il Vescovo aveva espressamente vietato di diffondere la notizia. E non per tenere celata la cosa, ma per operare con prudenza e determinazione.
    Il Vescovo di Ischia, Mons. Pietro Lagnese, uomo mite, ma determinato, in obbedienza alle disposizioni della Santa Sede, che nell’era Francesco è più che mai determinata ad annullare qualsiasi tolleranza in tema di reati sessuali, ha fatto in modo che fatti ed episodi risalenti addirittura a 20 anni addietro venissero alla luce. Vecchie accuse che sarebbero state formulate dalle vittime nel corso degli anni e che non sarebbero veri atti di pedofilia come subito si era vociferato, ma atti ed azioni comunque gravi perché compiuti con minori.
    Pare dunque che dalle ultime notizie siano già stati sentiti i testi dell’accusa, ragazzi che all’epoca dei fatti erano minorenni e che riferiscono eventi rientranti nelle fattispecie di reato e per i quali il diritto canonico non prevede prescrizione. Si tratta sempre di una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio, effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti.
    Dalle pochissime indiscrezioni che trapelano, pare addirittura che uno dei due prelati sia stato visto sull’isola contravvenendo all’ordine di rimanere lontano e che entrambi tentano ovviamente la sacrosanta difesa gridando al complotto ed alla vendetta.

    Ma in Curia sono inamovibili e il vescovo Lagnese inappuntabile. E che si facesse sul serio ormai nella Chiesa è stato chiaro quando si è avuta “la dichiarazione di guerra” che papa Francesco pronunciò il 7 luglio scorso, celebrando la Messa per un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero: «Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità. Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare».
    Già in precedenza nel settembre del 2014, il Vaticano aveva applicato il nuovo codice penale che prevede il reato di pedofilia e lo ha fatto con il massimo rigore. Clamoroso fu l’arresto dell’ex nunzio a Santo Domingo, monsignor Jozef Wesolowski, polacco, 66 anni, sollecitato espressamente dal Papa. Il nunzio era stato già stato condannato a giugno dopo un processo canonico, con la conseguente pena della “dismissione dello stato clericale”.

    Intanto, i fatti di cui sono accusati i due sacerdoti ischitani a quanto pare sarebbero gravi e circostanziati tanto da indurre il rinvio al tribunale ecclesiastico che ha avviato il procedimento ed è ovvio che in caso di una condanna il rischio di perdere le funzioni sacerdotali è concreto. La giustizia canonica farà il suo corso e si pronuncerà.
    Certamente, è accaduto in passato che diocesi e vescovi abbiano agito coprendo sacerdoti che si erano macchiati di abusi. Ma è altrettanto vero che da tempo s’è voltato pagina. Oggi un consacrato che viene riconosciuto responsabile di atti di pedofilia viene ridotto allo stato laicale: “Hanno tradito la grazia dell’ordinazione abusando di coloro che erano stati loro affidati“.
    Punto e basta.

    Luisa Loredana Vercillo

  • Spunta un’altra vittima del prete pedofilo di Ponticelli, don Silverio Mura

    Spunta un’altra vittima del prete pedofilo di Ponticelli, don Silverio Mura

    Nei giorni scorsi ci ha contattati un’altra vittima del prete di Ponticelli (Napoli) nascosto dalla diocesi, don Silverio Mura che la Rete L’ABUSO aveva già denunciato in più occasioni grazie alla testimonianza di Diego (nome di fantasia).

    Anche in questo caso la vittima ha conosciuto don Silverio nella scuola di Ponticelli, dove malgrado le denunce di Diego al cardinale Crescenzio Sepe, a monsignor Lucio Lemmo, non fu mai rimosso ma trasferito a pochi chilometri da Napoli, nell’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano dove ha continuato a lavorare indisturbato come insegnante di religione  in mezzo ad adolescenti, fino alla nostra denuncia.

    La nuova vittima descrive dei dettagli mai resi pubblici,  descritti anche da Diego, dettagli che renderebbero la vittima attendibile. Nella prima sua mail di contatto la vittima conclude il racconto dicendo “ora vorrei solo semplicemente incontrarlo anche se non so dove sia per chiedere solo alcune cose ma senza rancore e rabbia…Provo diciamo pena per lui…” e conclude con la speranza “Vorrei solo sapere al più presto che tutte le persone come me coinvolte stiano meglio….grazie per l’attenzione che date e per l’amore e l’impegno che mettete per combattere…”

    Nei prossimi giorni tramite l’ avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere provvederemo alla segnalazione del nuovo caso all’autorità giudiziaria e cercheremo anche, con il consenso di Diego, di mettere i due in contatto, come ci viene chiesto dal ragazzo.

    Per quanto riguarda il prete, al momento è in una struttura per preti pedofili ed è in corso nei suoi confronti un processo canonico per le molestie inflitte a Diego.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Alla vigilia della prima udienza, l’ex nunzio è stato ricoverato in ospedale. Dalla Santa Sede parlavano di terapia intensiva, ma in realtà l’ex arcivescovo era arrivato in stato confusionale (pare per un mix di alcol e farmaci) e dimesso dopo tre giorni. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, Papa Francesco è molto irritato per lo stop. E c’è chi tra i corridoi di San Pietro parla della lobby polacca come mandante dei rinvii.

    Il “mistero Wesolowski” si infittisce. Chi c’è dietro la brusca frenata del processo penale vaticano che vede per la prima volta un ex nunzio ed ex arcivescovo alla sbarra per pedofilia epedopornografia? Ilfattoquotidiano.it ha raccolto tutte le indiscrezioni sulla situazione attuale di Jozef Wesolowski. L’ex nunzio è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, il “Vaticano III” secondo la celebre espressione di Karol Wojtyla, nel pomeriggio del 10 luglio 2015, vigilia dell’apertura del processo penale in cui era imputato con ben cinque capi di accusa: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia, in un caso in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesionigravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici.

    Al Gemelli, raccontano a ilfattoquotidiano.it, Wesolowski è arrivato in stato confusionale a seguito dell’assunzione di farmaci e alcol ed è stato tenuto in osservazione per un banale calo pressorio. Non è mai stato in terapia intensiva, come invece dichiarato dalVaticano, né in rianimazione, né in codice rosso. Dopo appena tre giorni di ricovero, il 13 luglio 2015 l’ex nunzio avrebbe lasciato l’ospedale e sarebbe tornato in Vaticano nella stanza numero 5 del Collegio dei Penitenzieri, di fronte Casa Santa Marta, la residenza di Papa Francesco. La Santa Sede continua a smentire e a sostenere che Wesolowski sarebbe ancora ricoverato in terapia intensiva.

    Si racconta di un Papa Francesco abbastanza irritato, al rientro dal viaggio in America Latina, per la brusca frenata al primo processo penale vaticano per pedofilia e pedopornografia.Quest’ultimo reato introdotto proprio daBergoglio subito dopo la sua elezione. L’ipotesi più accreditata nei sacri palazzi è che la “lobby polacca” voglia evitare il processo penale vaticano nel quale l’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale nel processo canonico di primo grado, rischia una condanna fino a 10 anni. Wesolowski, infatti, è stato ordinato prete dall’allora cardinale arcivescovo di Cracovia Wojtyla il 21 maggio 1972, e poi arcivescovo da san Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana il 6 gennaio 2000.

    Il processo contro l’ex nunzio si potrebbe chiudere rapidamente perché il pm vaticano, Gian Piero Milano, che è coadiuvato daAlessandro Diddi e Roberto Zannotti, ha raccolto tantissime testimonianze delle vittime di Wesolowski. A esse si aggiungono gli oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale, a cui si aggiungono più di 45mila immagini hard cancellate che sono stati trovati nel pc dell’ex arcivescovo dalla perizia informatica. Il Papa era stato chiaro: “Sulla pedofilia tolleranza zero”, “non ci saranno figli di papà”. E, infatti, aveva voluto che Wesolowski fosse arrestato. Ora Bergoglio vuole che il processo riparta al più presto e non è disposto a tollerare nessun sabotaggio.

    Twiter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/17/vaticano-veleni-e-sospetti-dietro-la-frenata-del-processo-per-pedofilia-e-pedopornografia-a-wesolowski/1883015/

  • Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale, si sarebbe sentito male ieri pomeriggio. Tra le accuse a suo carico anche la pedopornografia. E’ la prima volta per un presule viene giudicato in Vaticano da tribunale composto da soli laici.

    CITTA’ DEL VATICANO – Non ha fatto in tempo ad iniziare che è stato subito sospeso, dopo appena 6 minuti, il processo all’ex nunzio apostolico a Santo Domingo Jozef Wesolowski: il prelato, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per le accuse di pedofilia e pedopornografia a suo carico, è stato ricoverato ieri, in seguito ad un malore, in una struttura ospedaliera di Roma e si trova in terapia intensiva.

    Wesolowski, secondo quanto riferito dal vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede padre Ciro Bendettini, è piantonato dalle forze dell’ordine italiane, in base ad accordi di collaborazione tra Vaticano e Italia in materia di giustizia penale.

    Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesioni gravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. La prima udienza è durata appena sei minuti giusto il tempo di decidere il rinvio senza una data precisa “dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio”. Per volontà di Papa Francesco, il giudizio a Wesolowski è affidato a tre laici, il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, e i giudici a latere Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, mentre il giurista Venerando Marano è supplente. E’ la prima volta che un presule viene sottoposto in Vaticano ad un processo penale in un tribunale composto solo da laici.

    L’arresto di Wesolowski, avvenuto lo scorso settembre su disposizione di Papa Francesco, aveva destato grande scalpore. I vescovi dominicani e il loro primate, cardinale Lopez Rodriguez, avevano inviato numerosi documenti circa i reati commessi dal nunzio apostolico, ottenendone solo successivamente prima la rimozione e poi, dopo l’intervento delle magistrature dominicana e polacca, anche l’arresto.

    La misura cautelare è stata decisa in considerazione della spiccata attitudine criminale dell’imputato, che, secondo quanto emerso nel processo canonico di primo grado presso la Congregazione della Dottrina della Fede, che lo ha condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale, si è dimostrato capace di condurre per anni una doppia vita.

    Nei giorni scorsi il presule polacco, consacrato da San Giovanni Paolo II, era stato notato passeggiare in buona forma nei Giardini Vaticani. E solo ieri avrebbe subito un attacco cardiaco, dovuto forse allo stress della vigilia del processo penale. Il malore, secondo fonti vaticane, sarebbe da attribuire ad un grave calo pressorio dovuto al caldo, alla tensione, all’età, tale comunque da obbligare i medici al ricovero in una clinica.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/07/11/news/wesolowski_ricoverato_processo_rinviato_il_prelato_piantonato_in_terapia_intensiva-118877290/

  • Pedofilia, a processo Jozef Wesolowski, ex nunzio apostolico

    Pedofilia, a processo Jozef Wesolowski, ex nunzio apostolico

    L’ex nunzio della Repubblica Dominicana sarà processato sabato mattina in Vaticano. È la prima volta che accade ad un ex arcivescovo.

    Sarà la prima volta che in Vaticano viene processato penalmente un ex arcivescovo per reati di pedofilia. Sabato mattina, nella piccola aula del Tribunale della Città del Vaticano, andrà alla sbarra l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana, il polacco Jozef Wesolowski, per rispondere delle gravi accuse di abusi sessuali su minori, commessi a Santo Domingo, e detenzione di un ingente materiale pedopornografico.

    Imputazioni per le quali, dopo essere stato ridotto allo stato laicale in primo grado nel processo canonico dell’ex Sant’Uffizio, Wesolowski era stato posto il 22 settembre scorso agli arresti domiciliari in Vaticano (tuttora, pur rimesso in libertà, non può lasciare i confini del piccolo Stato d’Oltretevere) e per le quali ora rischia fino a sette anni di carcere, salvo la contestazione di ulteriori aggravanti.

    In attesa del processo, che segna quant’altri mai l’autentica svolta impressa da papa Francesco sui reati di pedofilia, senza sconti per nessuno e tanto meno per gli alti prelati, Wesolowski in questi giorni è stato visto ancora aggirarsi in Vaticano, dove comunque ha libertà di movimento, e rientrare verso la sua residenza del Collegio dei Penitenzieri, all’ultimo piano dello stesso Palazzo che ospita il tribunale, aprendo la porta con le sue chiavi. Proprio al Collegio dei Penitenzieri cioè dei frati francescani che confessano i fedeli nella basilica di San Pietro, aveva trascorsi ai domiciliari fino a fine novembre i due mesi di custodia cautelare.

    A giudicare l’ex arcivescovo, assistito come difensore dall’avvocato Antonello Blasi, sarà un collegio interamente di laici, presieduto da Giuseppe Dalla Torre (ex rettore della Lumsa, già presidente nel processo all’ex maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, per il caso Vatileaks), con a latere i giudici Piero Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pelletier. A sostenere l’accusa sarà il promotore di giustizia Gian Piero Milano, che ha condotto l’inchiesta su Wesolowski e ne ha richiesto il rinvio a giudizio, poi
    decretato il 6 giugno scorso dallo stesso Dalla Torre.

    All’ex prelato vengono contestati reati commessi sia durante il suo soggiorno a Roma dall’agosto 2013 sino al momento dell’arresto, sia nel periodo trascorso a Santo Domingo, nei cinque anni in cui è stato nunzio (il 24 gennaio 2008 era stato nominato nunzio nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico a Porto Rico, uffici da cui si è dimesso il 21 agosto 2013, richiamato a Roma da papa Francesco dopo le gravi accuse emerse nello Stato caraibico).

    Per il periodo trascorso a Roma, il provvedimento di rinvio a giudizio contesta il reato di detenzione di materiale pedopornografico, introdotto peraltro da papa Francesco con la legge n. VIII del 2013: si tratta di un ingente quantitativo di foto e filmini “a luci rosse” con al centro minori. Per il periodo precedente, il quadro di accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dalla magistratura di Santo Domingo, i cui vertici nei mesi scorsi sono stati anche in Vaticano, in merito agli abusi sessuali su minori. Secondo le indagini della procura locale, l’ex arcivescovo, che a giorni compirà 67 anni, avrebbe pagato almeno sette minori, adescati nella zona portuale di Santo Domingo, per guardarli e filmarli mentre si masturbavano.

    Il dossier su Wesolowski comprende gli interrogatori all’ex seminarista Francisco Occi Reyes, che già in stato di arresto dal giugno 2013 riferì di essere stato l’amante dell’ex nunzio, al quale avrebbe anche procurato adolescenti. L’insieme delle gravi accuse passerà ora al vaglio del Tribunale vaticano, che potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sui computer dell’imputato, sia eventualmente di forme di ulteriore cooperazione giudiziale con le autorità di Santo Domingo per la valutazione delle prove testimoniali da lì provenienti.

    L’intenzione, ha spiegato la sala stampa vaticana, è quella di “effettuare i più attenti riscontri ed approfondimenti“. La raccomandazione del Papa, ora in viaggio in America Latina, per “un caso così grave e delicato” era stata quella del “giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-processo-jozef-wesolowski-ex-nunzio-apostolico-1150193.html