Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

    Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

    Buongiorno,

    leggendo i giornali in questi giorni mi ha colpito tantissimo la notizia della morte di Don Diego Pirovano, Don che ho conosciuto qualche anno fa a Milano.

    Il mio incontro con Don Diego è legato a una vicenda molto dolorosa, un abuso sessuale da parte di un sacerdote.

    Don Diego, insieme ad un altro sacerdote, Don Desiderio Vajani, ha gestito l’Indagine Previa legata a quella vicenda.

    Ricordo molto bene quei momenti, l’attenzione con la quale entrambi ponevano le domande e ciò che poi trascrivevano. Non si doveva tralasciare nulla, avevo la sensazione che davvero ci fosse comprensione e ricerca della verità, all’epoca mi illudevo e davvero credevo che qualcuno, nella Chiesa, avesse il compito di appurare i fatti e prendere i giusti provvedimenti.

    Il Tribunale Ecclesiastico: chi meglio di loro poteva essere in grado di affrontare questo problema?

    Sì, mi illudevo.

    In realtà era stato un colloquio davvero approfondito e sinceramente carico di comprensione, su questo non ho motivo di dubitarne o di rimettere in discussione il mio ricordo.

    E poi mi fecero una domanda: “Ma chi era a conoscenza dei fatti? A chi è stato detto subito e nel tempo?”

    Non avevo nessun motivo di tralasciare o omettere dei nomi: sapevo con esattezza a chi avevo già riferito tutto, non avevo alcuna difficoltà a ricordare. Avevo dunque iniziato ad esporre l’elenco circostanziando ogni comunicazione.

    Quasi subito Don Diego ebbe un sussulto, letteralmente sobbalzò dalla sedia in cui era seduto e ricordo precisamente lo sguardo che si scambiarono i due sacerdoti. Sorpresa e sconcerto. Avevo nominato mons. Delpini e altri sacerdoti tra quelli che, già alcuni anni prima, erano venuti a conoscenza dell’abuso sessuale compiuto dal sacerdote. Ho impressa quella scena come se stesse avvenendo ora.

    Don Diego mi rivolse la domanda: “Ma come mai noi non siamo stati incaricati di fare indagini già qualche anno fa, se tutto era conosciuto da mons. Delpini?”.

    Allora lo sconcerto fu mio: chiedevano a me il motivo per cui al Tribunale Ecclesiastico non era arrivata alcuna comunicazione? Chiedevano a me come mai mons. Delpini non aveva avviato una Indagine Previa pur essendo venuto a conoscenza di un presunto abuso sessuale? Chiedevano a me?

    Si guardarono in faccia più volte, poi Don Vajani disse a Don Pirovano che tutta questa parte non poteva essere scritta. E nulla scrissero circa il coinvolgimento di mons. Delpini e di altri.

    Quello fu l’inizio, per me, dello sgretolamento della fiducia. Nella gestione della pedofilia dei sacerdoti, la chiesa ha intrapreso un inesorabile percorso di perdita di credibilità, senza battute di arresto.

    Più volte è affiorata la domanda, ovviamente senza risposta: se l’Indagine Previa è “falsata” (cioè “censurata” già in prima battuta), come potrà poi essere credibile un Processo Canonico? Se “mancano volutamente dei pezzi” nella stesura del verbale delle Indagini come potranno poi svolgersi i Processi?

    E come è possibile, in coscienza e davanti a Dio, sapere di aver scritto e firmato un documento che non contiene tutte le informazioni che potrebbero contribuire ad accertare come sono avvenuti i fatti?

    In coscienza… e davanti a Dio…

    Si può mentire in uno scritto, si può omettere, si può “obbedire”, si può far parte di un sistema, si può censurare, si può non vedere una via d’uscita da tutto questo.

    Ricordo quel sobbalzo sulla sedia.

    Ricordo Don Diego con affetto e con rispetto. Prego per lui.

    Una vittima (lettera firmata)

  • La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    News Corp afferma che il cardinale assolto affronta nuove pretese su presunti incidenti negli anni ’70 quando era sacerdote a Ballarat

    Il cardinale George Pell è indagato dalla polizia su una nuova accusa di abuso sessuale di minori, secondo i rapporti di News Corp.

    Pell è stato rilasciato dalla prigione martedì scorso dopo che il tribunale l’ha assolto con cinque accuse di abusi sessuali su minori. Pell, 78 anni, ha trascorso più di 400 giorni in prigione dopo essere stato condannato da una giuria nel dicembre 2018. L’ alto tribunale ha assolto Pell dopo aver trovato la giuria avrebbe dovuto avere un ragionevole dubbio sulla sua colpa.

    Pell ha rilasciato un’intervista esclusiva al suo amico di lunga data e sostenitore di Sky News, Andrew Bolt , che andrà in onda martedì sera.

    Martedì l’Herald-Sun ha riferito che Pell era stato indagato dalla polizia per un incidente negli anni ’70, quando Pell era un prete nella città vittoriana di Ballarat. Il rapporto non suggeriva che l’accusa fosse vera e Pell ha sempre negato con veemenza tutte le accuse di abuso sessuale nei suoi confronti.

    Un portavoce della polizia di Victoria ha dichiarato: “La polizia di Victoria non fornirà alcun commento in merito a queste accuse”.

    La ABC sostiene le sue notizie su George Pell dopo che Andrew Bolt lo ha accusato di una caccia alle streghe
    Guardian Australia ha contattato l’arcidiocesi cattolica di Sydney per un commento.

    La portavoce di Pell, Katrina Lee, è stata citata dall’Herald-Sun dicendo: “In qualsiasi questione di polizia dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche affrontare una serie di cause civili .

    In un’anteprima dell’intervista Pell rilasciata da Sky News, Bolt ha accennato alla possibilità di nuove indagini e ha detto che Pell avrebbe risposto alle domande sulla polizia di Victoria nell’intervista. Nell’anteprima Bolt chiede a Pell: “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico per le vittime, a continuare a pescare per tentare di perseguirti?”

    Pell risponde: “Beh, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro. “

    Martedì pomeriggio, durante una conferenza stampa della polizia di Victoria, è stato chiesto al vice commissario Shane Patton la sua risposta alle accuse della polizia di avere una vendetta contro Pell.

    Patton ha dichiarato: “Non ho alcun commento da fare in merito al cardinale Pell”.

    Bolt ha scritto numerosi articoli d’opinione a sostegno di Pell prima che il procedimento penale fosse concluso.

    La conclusione del processo penale di Pell la scorsa settimana ha suscitato nuove richieste per il procuratore generale, Christian Porter, di rilasciare le sezioni redatte del rapporto finale della commissione reale sugli abusi sessuali su minori relativo a Pell. La commissione, che ha esaminato gli abusi istituzionali in tutta l’Australia, ha pubblicato il suo rapporto finale nel 2017, ma le pagine relative a Pell sono state cancellate per non compromettere il suo procedimento penale.

    Tuttavia, una nuova indagine criminale potrebbe mettere in dubbio il rilascio del rapporto della commissione. La sezione redatta esamina le azioni delle autorità della chiesa cattolica a Ballarat, anche quando Pell era un sacerdote nella regione.

    Non è possibile separare l’assoluzione di George Pell dalla storia dell’abuso di minori da parte della chiesa cattolica
    Pell è stato oggetto di un esame incrociato da parte della Commissione nel 2016 su ciò che sapeva del noto prete pedofilo Gerald Ridsdale , che all’epoca era amico di Pell a Ballarat. Pell ha risposto: “È stata una storia triste e non molto interessante per me. Non avevo motivo di rivolgere la mia mente ai mali perpetrati da Ridsdale. “

    Pell condivideva una casa con Ridsdale e sedeva in un comitato di sacerdoti che prendeva decisioni per spostare Ridsdale da parrocchia a parrocchia.

    Il commento alla commissione di Pell attirò l’ira di Bolt in quel momento, il quale affermò che rivelava che Pell stava mentendo o “pericolosamente indifferente” all’abuso che si stava verificando intorno a lui.

    “Se lo sapesse o meno direttamente – e la causa contro di lui è circostanziale – ha effettivamente fatto ciò che era necessario per qualsiasi persona morale e ha perseguito gli interessi dei bambini maltrattati?” Bolt ha detto a Sky News in quel momento . “E su quel terreno penso che il caso contro di lui sia molto dannoso.”

    Ma ha remato su quei commenti solo un giorno dopo, affermando: “Mi sento in imbarazzo perché penso di essermi unito al gruppo attaccando Pell.

    “Quello che [Pell] sembra aver detto, intendeva dire, era che non aveva motivo di guardare a quello che stava succedendo in quella parrocchia di Inglewood da Gerald Ridsdale e, di conseguenza, quelle cose gli sono sfuggite di mente”.

    Bolt si è assicurato un’intervista esclusiva con Pell nel 2016 dopo che Pell ha concluso fornendo prove alla commissione.

    L’arcidiocesi cattolica di Sydney ha anche confermato martedì che la squadra antiterrorismo della polizia del NSW ha visitato il cardinale Pell al seminario Good Shepherd a
    Homebush in relazione alle minacce alla sicurezza.
    La visita della squadra di polizia del NSW al seminario non ha alcuna relazione con qualsiasi indagine di polizia che coinvolga il cardinale Pell, ha detto l’arcidiocesi.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2020/apr/14/police-investigating-george-pell-over-fresh-child-sexual-abuse-allegation-report?fbclid=IwAR0N_jhuJc-kiKdYRkh3mq4WWU-MaSgNJdkqk4R2To7dVxeO2la_Vhkwk_0

  • George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

    George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

    Altra accusa di abusi sessuali su minore nei confronti del cardinale australiano. Il commento del giornalista Andrew Bolt: «Va aperta un’inchiesta sulla polizia»

    Il cardinale George Pell è di nuovo nel mirino della polizia australiana per un altro presunto caso di abusi sessuali su minori. Lo scrive, tra gli altri media, il Guardian riprendendo la cronaca dell’Herald Sun.

    Come sanno bene i lettori di Tempi, questa nuova accusa di pedofilia contro l’ex “numero tre del Vaticano” (Pell infatti era prefetto della segreteria per l’Economia della Santa Sede quando ha deciso di lasciare l’Italia per difendersi in tribunale a Melbourne) salta fuori dopo un processo che diversi osservatori non hanno esitato a paragonare alla «caccia alle streghe».

    Nonostante la contraddittorietà delle accuse e la sostanziale mancanza di prove a sostegno (a differenza delle testimonianze a sua discolpa, che abbondavano), il cardinale australiano è stato condannato in due gradi di giudizio e chiuso in carcere per oltre 400 giorni, finché l’Alta Corte del paese ha demolito le precedenti sentenze restituendo la libertà al prelato.

    UNA STRANA COINCIDENZA
    In un clima comunque tutt’altro che pacificato – lo stesso che ha accompagnato tutta la vicenda, influenzando non poco giurie e giudici – proprio oggi è andata in onda su Sky News Australia l’intervista esclusiva concessa da George Pell a Andrew Bolt, celebre giornalista tv australiano che fin da subito aveva messo in dubbio il castello accusatorio costruito intorno al cardinale (qui una sua intervista a Tempi). Coincidenza vuole che nello stesso giorno l’Herald Sun sia uscito con la notizia secondo la quale, sintetizza il Guardian, «Pell è sotto indagine da parte della polizia per un episodio degli anni Settanta, quando serviva come sacerdote nella città di Ballarat».

    CI VORREBBE UN GIUSTO PROCESSO
    Scrive il quotidiano britannico:

    «L’articolo [dell’Herald Sun] non lascia intendere che l’accusa sia vera, e Pell ha sempre negato con decisione ogni accusa di abuso sessuale nei propri confronti.

    Un portavoce della polizia dello Stato di Victoria dice: “La polizia di Victoria non intende rilasciare dichiarazioni in merito a queste accuse”.

    Il Guardian ha chiesto un commento all’arcidiocesi cattolica di Sydney.

    L’Herald Sun cita le parole della portavoce di Pell, Katrina Lee: “In qualunque vicenda di polizia dovrebbe esserci un giusto processo svolto attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche trovarsi ad affrontare diverse cause civili».

    UNA «PERSECUZIONE»
    Commentando con un collega di Sky News Australia la notizia delle nuove indagini per pedofilia sul conto del cardinale Pell, Andrew Bolt spiega di aver trovato il prelato fin troppo sereno per quello che ha subìto («una delle più incredibili cacce alla strega che si siano mai viste»). Nell’intervista esclusiva, il giornalista aveva giusto finito di discutere con Pell della possibilità che la polizia continuasse a «perseguitarlo».

    L’INDIGNAZIONE DI BOLT
    Commenta Bolt in merito alla nuova indagine:

    «Non ho idea di che accusa sia questa, trovo curioso che non ci sia alcun dettaglio. Chi lo accusa? Perché? Niente di niente. Se si tratta di un’accusa credibile, beh, certo che bisogna indagare. Io non ho modo di sapere se sia falsa o credibile. Ma devo dire questo: la tempistica puzza.

    Si tratta di una fuga di notizie che non abbiamo modo di valutare, che si verifica proprio nel giorno in cui va in onda l’intervista a George Pell, quando nei giorni scorsi qualcuno – compreso io stesso ieri – ha chiesto che sia aperta un’inchiesta sulla caccia a George Pell da parte della polizia.

    Tenete in mente questo: la polizia ha provato a incarcerare George Pell per 26 volte, utilizzando 9 diverse presunte vittime, per le quali aveva chiesto pubblicamente di venire allo scoperto».

    «INDAGARE SULLA POLIZIA»
    Ciascuna di quelle accuse, prosegue il giornalista di Sky News Australia, è caduta nel vuoto non per qualche stratagemma difensivo, ma perché si sono rivelate tutte «talmente ridicole, talmente raffazzonate, talmente deboli che si sono sgretolate fra le mani della polizia».

    «In un caso ci sarebbero stati 50 testimoni nei paraggi mentre Pell perpetrava il presunto abuso su un ragazzo. Ebbene, la polizia non ne ha interrogato neanche uno. Ha preso per vera l’accusa, l’ha portata a processo, ed è per questa accusa che George Pell è stato incarcerato. Tutto questo puzza fino al cielo. Bisogna aprire un’inchiesta sulla polizia dello Stato di Victoria».

    George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

  • I diari di Eva, processo suor Mariangela Farè – Contiene i 3 servizi video integrali

    I diari di Eva, processo suor Mariangela Farè – Contiene i 3 servizi video integrali

    I diari di Eva – (1) processo Farè 

    Busto Arsizio: la mattina del 22 giugno 2011 Eva Sacconago, 27 anni, viene trovata impiccata nella propria abitazione.

    Il caso sembra semplice: suicidio. In realtà, immediatamente si scopre che le forze dell’ordine erano a conoscenza di uno strano rapporto tra la ragazza e una suora della Chiesa di Sant’Edoardo, suor Mariangela Faré. Partono le indagini che porteranno all’incriminazione della suora per violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. La prima puntata racconterà di come tutto sia iniziato all’oratorio quando la ragazza aveva 15 anni e la suora, sua educatrice, 38. La relazione è stata svelata dai diari conservati da Eva, ma contenenti gli scritti a lei indirizzati da suor Mariangela Faré.

    I diari di Eva, processo Farè (I)


    La suora cattiva – (2) Processo Faré

    Siamo sempre nel Tribunale di Busto Arsizio presieduto dalla Dott.ssa Renata Peragallo, e continua il racconto del rapporto tra Eva Sacconago, quindici anni, e suor Mariangela Faré, trentotto. Dopo che i genitori di Eva, leggendo i diari della figlia avevano scoperto questa relazione malata, la suora era stata allontanata dall’oratorio di Sant’Edoardo e inviata in un convento di Catania con la scusa che doveva terminare gli studi di teologia. Suor Faré ritornerà al nord quando ormai Eva è maggiorenne, e la relazione riprende regolarmente. Anche se l’accusa riconosce che Eva era maggiorenne, ritiene che si possa e si debba parlare di violenza sessuale continuata, in quanto la ragazza era in condizione di inferiorità psichica. Ma c’è di più. Perché ad un certo punto Eva sembra subire con fastidio la presenza e le incursioni di suor Faré nella sua vita, incursioni che diventano sempre più insistenti e soffocanti. E’ da questo momento che nascono le ulteriori incriminazioni di violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. Eva, anche dopo il rientro della suora, aveva continuato a frequentare l’oratorio di Sant’Edoardo, dove aveva costruito un gruppo che occupava totalmente la sua vita, e aveva incontrato don Alessandro Bonura che era diventato un valido sostegno per la sua anima. Ma tutto questo aveva fatto sempre di più ingelosire, infuriare e incattivire suor Mariangela Faré.

    La suora cattiva, Processo Faré (II)


    L’oratorio dei veleni – (3) Processo Faré

    Termina il processo celebrato nel Tribunale di Busto Arsizio, presieduto dalla Dott.ssa Renata Peragallo, che vede suor Mariangela Faré imputata di violenza sessuale continuata, molestie sessuali e stalking, reati tutti commesse ai danni di Eva Sacconago, suicidatasi il 22 giugno del 2011. La perdita di questa ragazza, figlia unica, ha gettato i genitori in uno sconforto e in un buio senza speranza. Prima di rifugiarsi nel terribile gesto, Eva con l’aiuto di don Alessandro Bonura aveva tentato di liberarsi dall’abbraccio mortale di suor Faré, denunciando le violenze subite. Ma ancora una volta, secondo l’accusa, la suora era riuscita ad esercitare la sua influenza negativa sulla ragazza costringendola a ritrattare. Eva si sente sempre più sola, chiusa in una gabbia da cui non riesce a liberarsi. Ed è proprio in questo momento che delle chiacchiere velenose vengono diffuse nell’oratorio di Sant’Edoardo e provocano l’allontanamento di don Bonura, quello che era stato il suo sostegno nell’ultimo periodo della sua breve vita. Rete L’ABUSO

    L’oratorio dei veleni, Processo Faré (III)

  • Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Chi ha messo il cardinale alla sbarra non è il lobbismo gay cui alludono alcuni, ma proprio il gregge bisognoso di un ripristino di purità compromessa dagli scandali a sfondo sessuale nella chiesa

    Dice: «Caccia alle streghe». Ma chi adopera questa immagine per descrivere e denunciare il clima indiscutibilmente inquisitorio che porta sul patibolo della riprovazione comune alcuni esponenti delle gerarchie cattoliche forse non si accorge della significativa esattezza di certe evocazioni.

    Non ci si accorge, cioè, del fatto che la pretesa di giustizia che si rivolge contro questo o quel supposto responsabile, specie se di alto rango, di violenze e abusi sessuali, si carica e viene esattamente dai lombi delle comunità cattoliche, e spesso da quelle più forsennatamente tradizionaliste: non certo dalla «vasta e universale mobilitazione anticattolica» o dall’«odio per il sacro» o dal «gigantesco ricatto scristianizzatore» di cui scrive Giuliano Ferrara agghindando in modo solo apparentemente più accettabile il frusto reclamo secondo cui si processa il prelato «per attaccare la Chiesa».

    Non è proprio un caso che si faccia petizione per queste incriminazioni, e che i processi si svolgano tanto più frequentemente in campo anglosassone e cioè dove la militanza cattolica si profila in una speciale esperienza di contaminazione puritana. E potrà non piacere, ma è dal terreno del trapianto negli Stati Uniti della miseria irlandese, dal milieu in mescola West side story delle comunità ispaniche e latine, nonché dagli appezzamenti delle più autoctone propensioni della pratica di fede catto-yankee, è da questo complesso energicamente autoprotettivo da corda e sapone che insorge la richiesta di giustizia esemplare per la pedocriminalità della Chiesa: non dal dominio delle istanze mercantil-relativiste «gay culture» e del «gender senza Dio né legge» di cui scrive ancora il fondatore del Foglio.

    L’ingiustizia che colpisce un principe della Chiesa accusato senza fondamento non può essere messa sul conto di nessun disegno per «distruggere la libertà di culto», né è il risultato di un’aggressione «equiparabile alla maledizione antisemita» (l’assunto è sempre di Giuliano Ferrara, e la gran stima che merita il suo fervore non permette di mandare assolta la grave inappropriatezza dell’equiparazione). Perché quell’ingiustizia è piuttosto lo strumento con cui ipocritamente si vuol risolvere, negandolo, il dramma dell’immane inaderenza della Chiesa, del tragico rapporto tra la sua separatezza e il risultamento necessariamente abusivo e sopraffattorio della sua incapacità di comunione umana.

    Colpirne uno non per educarne, ma per assolverne cento: questo è il tratto distintivo delle campagne effettivamente irragionevoli e sommamente ingiuste che fanno da scenario alla diffusa (ma nemmeno troppo, a ben guardare) richiesta di sanzione dell’abuso sessuale perpetrato da uomini di Chiesa.

    E in profundo (ma anche qui nemmeno troppo), e ancora assai significativamente, la ragione della pretesa incriminatoria non risiede nel comportamento abusivo, ma nel fatto che a tenerlo è un prete. La cui colpa, secondo questa versione di giustizialismo doppiamente osceno, non è di essere uno stupratore: ma di essere un cattivo prete.

    E la presunta inermità della Chiesa a fronte di un movimento che vorrebbe «infangare i suoi ministri» rappresenta semmai la complicità con cui essa partecipa al medesimo rito di fuorviante incolpazione salvifica: il dilagare del crimine a sfondo sessuale sanzionato, finché si può, nella prudenza dei trasferimenti da una parrocchia all’altra, e quando l’indegnità è troppa per trovar ricovero nella protezione di quelle sostanziali latitanze ecco il cedimento alla pressione delle comunità che vogliono veder rotolare una testa.

    Ma nei due casi la punizione riguarda la toga di chi commette il crimine: non la violenza in cui esso consiste. Si punisce il delitto del prete perché nella Chiesa non può esserci delitto, non perché un prete l’ha commesso. E il carattere esemplare della pena sta in questo: nel fatto che essa si pone a simbolo negatorio – non correttivo, non risarcitorio, non ammonitorio – del delitto in terra consacrata.

    Poi possiamo anche raccontarci di una Chiesa che fa il possibile per stare eretta a bastione difensivo di un «residuo antimoderno» nell’ultimo assedio portato dalle armate post illuministe fatte di establishment abortista e sculettatori da gay pride: ma è una contraffazione macchiettistica anche questa, non migliore di quella – peraltro non proprio imperante – che rappresenterebbe la Chiesa come una «vasta orda di orchi».

    C’è chi considera la Chiesa cattolica, questo sì, «la pervertitrice sistematica della dignità umana» (Salvemini). Si può essere d’accordo o no con questo apoftegma, ma dovremmo ammettere che non ha largo credito: e che non costituisce il capo d’accusa che porta a processo gli orchi veri o presunti.

    George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

  • GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    di Emanuela Provera 

    L’Alta Corte di giustizia australiana ha prosciolto il cardinale George Pell dall’accusa di “gravi abusi sessuali” su minori, per i quali fu condannato nel 2019 a sei anni di carcere dal Tribunale australiano, ribaltando così anche il verdetto (non unanime) dei giudici che respinsero il ricorso in Appello.

    Se l’esito assolutorio del processo sembra aver arginato il versante anticattolico che sperava in una condanna, l’assenza di misure risolutive contro la pedofilia clericale continua a lasciare sguarnita la tutela nei confronti delle vittime. E questo, almeno in Italia, accade sia in ambito civile che in ambito ecclesiastico.

    Sin dall’inizio del processo, nel 2017, dopo la notifica del rinvio a giudizio, il cardinale George Pell, rinunciando all’immunità diplomatica, ha dichiarato la propria innocenza:

    «Le notizie di queste accuse rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma».

    A nulla valsero le invocazioni rimbalzate dai social e dai siti di tutto il mondo di applicare al porporato lo stesso provvedimento che Francesco adottò nei confronti del cardinale Theodore McCarrick, le dimissioni cioè dallo stato clericale, una sanzione canonica senza precedenti nei due millenni di storia della chiesa cattolica. Francesco concesse invece a Pell un congedo che gli consentì di tornare in Australia «per affrontare le accuse che gli sono state mosse». Una decisione oculata e opportuna.

    La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex prefetto ha provocato un acceso confronto tra due contrapposte fazioni che hanno trasformato Pell prima in un orco carnefice poi in una vittima innocente; qualcuno ha creduto che la campagna infamante generata dal rinvio a giudizio, nel 2017, abbia condotto ad un processo governato da una “follia giustizialista”[1].

    “Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un’intera vita si possa giocare in pochi istanti, com’è accaduto al buon ladrone[2].”

    Sono questi i sentimenti con cui la chiesa invita oggi i fedeli a meditare sul tema dell’ingiusta condanna legata al crimine di abuso sessuale: le parole sono tratte dall’introduzione alla Via Crucis di Francesco scritta per il venerdì santo 2020; contemporaneamente alla pubblicazione del testo arriva la notizia del proscioglimento da parte dell’Alta Corte australiana dalle accuse mosse nei confronti del cardinale George Pell.

    I due testi si legano; Pell è assolto così come lo è stato il sacerdote la cui testimonianza è raccolta nell’undicesima stazione della Via Crucis:

    “Sono rimasto appeso in croce per dieci anni: è stata la mia via crucis popolata di faldoni, sospetti, accuse, ingiurie”.

    Poi l’assoluzione, con formula piena.

    Le esigenze della giustizia, che nei casi sopramenzionati hanno reso un buon servizio alla verità dei fatti, non sono state però sufficienti a riscattare la condizione delle vittime di pedofilia clericale, che avrebbero anch’esse voluto trovare un posto tra le testimonianze di chi ha raccontato il proprio dolore.

    Rinchiuso fino al 7 aprile 2020, nel carcere di sicurezza di Barwon, che ospita alcuni dei prigionieri più pericolosi dello stato australiano, Pell è stato considerato da una parte della stampa italiana vittima di un processo intentato con lo scopo di colpire la stabilità istituzionale del pontificato; nominato da Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede fu anche membro del C9, il Consiglio dei cardinali istituito dal papa nel 2013 con funzioni consuntive nel governo della chiesa cattolica; molto prima fu nominato cardinale da Karol Józef Wojtyła e nel 2005 partecipò al conclave che portò alla elezione di Benedetto XVI.

    Anche in Australia la notizia dell’assoluzione di Pell ha soddisfatto il furore di quell’opinione pubblica che vede nel cardinale il simbolo di una chiesa perseguitata[3]: Pell ha subito un processo ingiusto, è un uomo buono, accusato sulla base di motivazioni politiche, si ringrazi Dio perché giustizia è fatta…

    Per evitare un approccio fazioso della vicenda giudiziaria, conviene accostarsi alla  lettura delle 320 pagine di decisione della Corte di Appello e alla sintesi del dispositivo della sentenza dell’Alta Corte australiana che lo ha invece assolto in via definitiva con l’unanimità dei consensi.

    Sui testi processuali abbiamo chiesto un commento al professor Pierluigi Consorti[4]

    «L’Alta Corte ha stabilito che i precedenti verdetti erano stati resi nella convinzione che non vi fossero “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza del cardinal Pell. La Corte ritiene invece che sussista il ragionevole dubbio circa la colpevolezza del porporato. Ciò significa che, secondo le regole processuali, la presunzione di innocenza prevale»

    [1] https://www.ilfoglio.it/chiesa/2020/04/08/news/non-era-solo-un-innocente-in-galera-il-caso-pell-il-dreyfus-che-nessuno-voleva-vedere-311788/?underPaywall=true

    [2] Introduzione “Via crucis 2020 Presieduta dal santo Padre Francesco Venerdì Santo Piazza San Pietro, 10 aprile 2020” Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

    [3] https://www.dailytelegraph.com.au/news/opinion/george-pell-a-good-priest-falsely-accused-through-a-politically-motivated-investigation-and-unfair-trial/news-story/e60c524bbe616eb95a3c73ebe9ed224a

    [4] Professore ordinario nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa

     LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

    LA SENTENZA DI CONDANNA

  • Non pregherò con la Via Crucis 2020 di Papa Francesco.

    Non pregherò con la Via Crucis 2020 di Papa Francesco.

    Oggi mi hanno inviato il testo digitale della Via Crucis 2020 di Papa Francesco preparato per venerdì 10 aprile. Un lavoro fatto con attenzione e che propone riflessioni interessanti che nascono dall’esperienza di persone a contatto con la sofferenza.

    Premetto che sono un cristiano praticante e da sempre cerco di approfondire la mia fede, ma non pregherò con questo testo preparato per la Via Crucis perché la undicesima stazione in me ha provocato tanta rabbia e amarezza.

    Viene proposta la testimonianza di un sacerdote che dopo anni ha vinto un lungo processo penale. Nulla da dire sulle decisioni di un tribunale: vanno accolte. Aggiungo che conosco questa vicenda e la diocesi in questione.  Però se proponi questa testimonianza per la preghiera e la riflessione di tutti i cristiani a livello mondiale dovresti tenere conto anche che lo possono leggere vittime di pedofilia. Vittime  che ancora attendono giustizia e che magari mai sono state ascoltate. E senza dubbio in loro non può crescere che rabbia e ulteriore dissenso nei confronti della Chiesa Istituzione. Scrivo ciò per i tanti silenzi delle diocesi italiane che stanno creando enorme disagio e dolore in diverse persone. Non pregherò con questo testo che lo sento come una provocazione e subdola operazione mediatica per mettere in risalto la trasparenza della chiesa nei casi di pedofilia quando invece ci sono tanti che ancora soffrono perché non sono stati né ascoltati e perché ci sono casi dove pur avendo tante informazioni la chiesa non si è ancora espressa.

    Il Santo Padre ieri mattina ha citato che Cristo si trova nei poveri e a noi non verrà chiesto che livello sociale ed economico abbiamo raggiunto ma se stiamo stati capaci di stare accanto ai poveri.

    Mi permetto di fare una domanda proprio al Santo Padre e  ai Vescovi: come sono considerate le vittime di pedofilia? Non sono forse tra i più poveri visto che sono abbandonati da tutti perché spesso la stessa chiesa crea ostruzionismo e fa terra bruciata attorno a loro? Oltre a tutto il dolore interiore che genera vergogna, rabbia, disistima … depressione.

    Nella mia esperienza sono stato a contatto tante volte con i poveri, anche in varie realtà del mondo, e riconosco che tra i più poveri che ho incontrato ci sono le vittime di pedofilia. Venerdì Santo desidero restare accanto a loro.

  • Colombia, maxi retata di preti pedofili: diocesi ne sospende 15

    Colombia, maxi retata di preti pedofili: diocesi ne sospende 15

    La comunità dei credenti di Villavicencio, una cittadina colombiana nella terra della guerriglia, è sotto choc dopo l’annuncio di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. Una specie di maxi retata. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale che in un comunicato ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio una denuncia di una persona riguardante «fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti».

    A seguito di questo, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura, offrendo la disponibilità a «collaborare con le indaghino che dovessero svolgersi su questo caso». Contemporaneamente la chiesa colombiana ha aperto una indagine preliminare per permettere l’avvio del «processo canonico penale» previsto per questi casi, rispettando i diritti degli imputati.

    Nella sua comunicazione l’Archidiocesi ha manifestato «profondo dolore per questa situazione», assicurando che «le vittime e le loro famiglie verranno per noi prima di tutto», nell’impegno di sradicare «il terribile male degli abusi dentro e fuori della nostra istituzione». Secondo Radio Caracol di Bogotà, infine, ai 15 sacerdoti sotto inchiesta se ne aggiungerebbero altri quattro, due dei quali si trovano in dipartimenti colombiani (Meta e Guaviare) e altri due in Italia e Stati Uniti.

    Papa Francesco aveva visitato Villavicencio durante il suo viaggio in Colombia tre anni fa.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_colombia_preti_sospesi_papa_francesco_news-5152200.html

  • Pedofilia: il 7/4 verdetto appello Pell

    Pedofilia: il 7/4 verdetto appello Pell

    Annuncia l’Alta Corte australiana

    BRISBANE, 2 APR – L’Alta Corte australiana ha reso noto che deciderà il sette aprile sull’appello presentato dal cardinale George Pell, già condannato in primo grado a sei anni per abusi sessuali su minori. I giudici potrebbero respingere l’appello, ordinare un nuovo processo o annullare la sua condanna.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1216218/pedofilia-il-7-4-verdetto-appello-pell.html

  • Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Crotone. Non solo il rapporto sessuale consumato con un minorenne, all’epoca dei fatti appena sedicenne, ma anche pesanti minacce e presunti emissari mandati a caccia della famiglia del giovane, dopo aver saputo di un video. Nei primi giorni di marzo, il gup del tribunale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio di un sacerdote cinquantaseienne di Cirò Marina, nel crotonese. Avrebbe abusato del ragazzo, che soffre di un lieve ritardo mentale, e dopo aver scoperto che il rapporto orale era stato registrato in un video, si sarebbe spinto fino a pesanti minacce. La famiglia del sedicenne, da quel momento in poi anche per evitare di essere presa di mira, iniziò a spostarsi in altre regioni, arrivando pure a Gela. Uno dei presunti uomini di fiducia del sacerdote, dopo aver seguito il sedicenne, gli avrebbe puntato una pistola in bocca.

    Il compagno della madre sarebbe stato picchiato, sempre come forma di ritorsione. Secondo gli investigatori, per adescare inizialmente la vittima, il sacerdote gli avrebbe offerto denaro, vestiti e uno smartphone. Fatti che dovranno essere provati a processo.

    https://www.quotidianodigela.it/prete-avrebbe-abusato-minore-vittima-e-famiglia-costretti-a-fuga-arrivarono-in-citta/?fbclid=IwAR2RbKp-gkkShEoV9mBo6ljN1UkVFZX5vlCp21v4ATj_1-fOp6ZF7VptsKw