Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo

  • I divieti sul coronavirus non fermano il funerale per il prete pedofilo a Legnano, vittime sotto choc

    I divieti sul coronavirus non fermano il funerale per il prete pedofilo a Legnano, vittime sotto choc

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Esequie funebri choc in una parrocchia di Legnano, in provincia di Milano, dove è stato celebrato un affollato funerale per la morte di un prete pedofilo, don Ruggero Conti, ben conosciuto alle cronache e al tribunale di Roma visto che era stato condannato per gli abusi su otto ragazzini che seguiva all’oratorio. Un caso quello di don Ruggero che nel 2008, a Roma, fece scalpore perchè si trattava di un parroco molto conosciuto e ben introdotto negli ambienti politici ed ecclesiali, tanto da essere stato persino uno dei consulenti dell’allora sindaco Alemanno.

    Le esequie del sacerdote condannato a 14 anni e due mesi per avere abusato di almeno 8 minori si sarebbe svolto in chiesa, con una grande folla e in totale sfregio al decreto sicurezza legato all’allarme del coronavirus che in Lombardia ha limitato i funerali solo agli stretti familiari e ha fatto persino chiudere le chiese per le messe feriali.

    L’Associazione Rete L’abuso oltre ad avere formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano, ha sollevato collateralente il problema di dove finiscono in Italia i preti pedofili e perchè spesso questi non vengono nemmeno ridotti allo stato laicale dalla Chiesa. Don Ruggero Conti non solo non ha mai fatto un solo giorno di carcere, ma era pure ospitato (a spese della diocesi) in una delle cliniche per preti problematici a Verbania .

    Malgrado il divieto per il coronavirus, alle sue esequie erano presenti centinaia di persone, come testimoniano le fotografie circolate e pubblicate sul Giorno.

    Ruggero Conti, ex direttore della Caritas diocesana di Porto e Sant Rufina, è morto a 67 anni. L’ordine del suo arresto nel 2008 aveva causato una grossa frattura nel quartiere di Selva Candida, vicino a Roma tra chi riteneva le accuse inverosimili e chi, invece, si batteva per fare emergere la verità.

    Don Ruggero era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi nel 2011, poi in appello la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi, perché nel frattempo per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione. Il timore dei legali delle famiglie delle vittime era di far pronunciare la giustizia prima del 2018, altrimenti anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. La Cassazione ha invece bruciato le tappe, arrivando il 16 marzo 2015 a confermare la sentenza di secondo grado.

    Il processo si era svolto in modo regolare, senza nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia. Scarcerato, era tornato a vivere a Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza. Le vittime avevano chiesto un risarcimento danni di 10 milioni di euro.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/ruggero_conti_parroco_funerale_pedofilo_papa_francesco_abusi_vittime_coronavirus-5084584.html

  • Abusi sessuali su minorenni, Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo, deve scontare 10 anni di carcere

    Abusi sessuali su minorenni, Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo, deve scontare 10 anni di carcere

    Dieci anni da scontare in carcere per abusi sessuali su due minori, figlie di adepte. La giustizia ha presentato il conto al Guru di San Lorenzo. Per Danilo Speranza, 72 anni, alias “Settimo Saggio”, arrestato nel 2010, condannato in primo grado nel 2014 e in appello il 2019, e da anni ormai libero, ieri, è arrivato l’ordine di esecuzione della carcerazione. La Cassazione ha detto no a un processo bis. I sommi giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso. Il Guru, infatti, ritenendo di essere stato leso nel diritto di difesa chiedeva il rifacimento del processo di appello sul presupposto che l’atto di notifica del processo nei suoi confronti fosse nullo perché consegnato solo al difensore e non anche a lui. Il rischio di prescrizione è stato scongiurato.

    A dieci anni dall’arresto, a più di tredici dai fatti, per Danilo Speranza le porte del carcere, però, non si apriranno automaticamente. L’ordinanza, infatti, gli è stata notificata in un ospedale romano dagli stessi uomini della Polizia di Roma Capitale che avevano avviato e centrato le indagini. L’inchiesta aveva rivelato il clima di soggezione e di sudditanza nella quale vivevano gli affiliati del gruppo Re Maya fondata da Speranza, divenuto guida e padrone di chi aveva scelto di vivere con lui in un casolare di Mazzano Romano. Decideva cosa dovessero mangiare, come curarsi, se uscire o mettere su famiglia. Le due ragazzine, di 13 e 15 anni (poi assitite dall’avvocato Fedrico Sinagra), infatti, assoggettate come le madri, erano state spinte a subire attenzioni sessuali dall’Immortale (altro pseudonimo del Guru) per condividerne il karma.
    Non è bastato a Speranza difendersi sostenendo problematiche sessuali. Anzi la fidanzata che aveva confermato in aula la sua impotenza è appena finita a giudizio per falsa testimonianza. A tradirla una registrazione: “Lo so benissimo che ha tante donne, se l’ha fatto con queste bambine l’avrà fatto per il loro bene”. Si era concluso con un’assoluzione piena, invece, l’indagine che lo vedeva mente di una colossale truffa. Non era una bufala il miracolo globale contro la fame nel mondo promesso dal Guru. Dietro ai due milioni di euro che Danilo Speranza, nonché “Settimo Saggio”, aveva raccolto a favore della società “Scienza dell’Amore” al fine di commercializzare un “macchinario salvamondo”, una sorta di mulino in grado di trasformare gli scarti alimentari in farine per piatti proteici, non sono stati adombrati raggiri.
    Così avevano stabilito tre anni fa i giudici della X sezione penale che hanno assolto Danilo Speranza con formula piena (mentre l’accusa puntava sei anni di carcere), i suoi quattro fedelissimi (per cui ne erano stati sollecitati tre), ed altri novi gregari del movimento. Contro il santone aveva retto una sola contestazione che gli era costata la condanna a dieci mesi di carcere: la ricettazione di due francobolli rari acquistati da una ex associata anche grazie a quei fondi, insieme a un Cristo ligneo del Seicento.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/abusi_sessuali_dieci_anni_condanna_guru_danilo_speranza_roma-5084345.html?fbclid=IwAR2ZXlcuDM6AsNGbixdXdlsPGy-mtl6YBa9rZApeT82eZB-qb1DlmMOLMP8

  • Scoppia il caso degli archivi segreti sui pedofili, Giada violentata dal parroco chiede di visionare dossier

    Scoppia il caso degli archivi segreti sui pedofili, Giada violentata dal parroco chiede di visionare dossier

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – I primi nodi applicativi del Motu Proprio firmato qualche settimana fa da Papa Francesco per facilitare la trasparenza nella gestione dei processi relativi agli abusi sessuali, cominciano a venire al pettine. Con questo storico provvedimento il pontefice ha voluto togliere il segreto pontificio da tutti gli atti conservati negli archivi diocesani o della Congregazione della Fede (altro…)

  • Morto il prete dello scandalo

    Morto il prete dello scandalo

    Se n’è andato in silenzio, lontano dalla sua Legnano. Ruggero Conti, l’ex coordinatore dell’oratorio di San Magno che nel 2008 era stato arrestato a Roma con l’accusa di pedofilia, è mancato ieri in una casa di cura di Verbania, dove era ricoverato da qualche tempo in seguito alle conseguenze di un’emorragia celebrale.

    Aveva 67 anni: malato da tempo, la sua storia ha segnato almeno due generazioni di legnanesi. Nato e cresciuto a Legnano, dove tra gli anni Settanta e Ottanta da laico era stato un punto di riferimento dell’oratorio di via Monte Nevoso, dopo aver preso i voti era diventato missionario ed era partito per l’Uganda. Tornato in Italia, la Chiesa gli aveva assegnato la parrocchia della Natività di Maria Santissima di Selva Candida a Roma, dove era diventato anche consulente per le tematiche della famiglia dell’allora sindaco Gianni Alemanno.

    L’arresto era arrivato il 30 luglio 2008, alla vigilia della partenza del campeggio estivo che come sempre don Ruggero avrebbe condiviso con i ragazzi della sua parrocchia. Secondo il pm della Procura di Roma Francesco Scavo esisteva il concreto pericolo di una reiterazione del reato.

    Il provvedimento aveva spaccato in due non solo il quartiere di Selva Candida, ma anche Legnano: visto che a denunciare il sacerdote era stato un altro prete, c’era chi sosteneva fosse tutta una macchinazione. Don Ruggero sapeva farsi amare e apprezzare, impossibile anche solo pensare male di lui. Dall’altra parte invece non mancava chi sottolineava che già 25 anni prima a Legnano l’allora educatore dell’oratorio di San Magno aveva avuto qualche atteggiamento ambiguo. Anche di quegli episodi, ampiamente prescritti, si era parlato a Roma in occasione del processo di primo grado, con l’obiettivo di ricreare il “clima” in cui erano poi maturati gli abusi di Roma.

    Don Ruggero era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi nel 2011, quando era stato riconosciuto colpevole di abusi nei confronti di 8 minorenni; due anni dopo in appello la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi, perché nel frattempo per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione.

    Il timore dei legali che rappresentavano le famiglie delle vittime e le associazioni che si battono contro la pedofilia era che una condanna definitiva non potesse essere pronunciata prima del 2018, quando anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. Consapevole del rischio, la Cassazione aveva invece bruciato le tappe, arrivando il 16 marzo 2015 a confermare la sentenza di secondo grado.

    Il processo era stato regolare, nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia. Scarcerato, l’ormai ex sacerdote era tornato a vivere nella sua Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza.

    Nel procedimento civile, le vittime romane avevano poi avanzato una richiesta danni per un totale di dieci milioni di euro: distrutto dal processo e minato nel fisico, Conti ha passato i suoi ultimi anni in silenzio. Fino a ieri, quando è arrivata la notizia che ha messo la parola fine alla sua storia.

    Luigi Crespi

    https://www.prealpina.it/pages/legnano-morto-il-prete-dello-scandalo-217274.html
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/01/legnano-denuncia-alla-parrocchia-per-i-funerali-del-pedofilo-ruggero-conti-in-violazione-dellordinanza-per-covid-2019/

  • Violentata dall’ex parroco, “Voglio la verità sul processo ecclesiastico”. Diocesi e Vaticano non rispondono

    Violentata dall’ex parroco, “Voglio la verità sul processo ecclesiastico”. Diocesi e Vaticano non rispondono

    Giada Vitale, abusata da don Marino Genova, chiede il fascicolo del Tribunale Ecclesiastico dopo l’abolizione del segreto da parte di Papa Francesco. L’istanza risale a dicembre ma finora non ci sono state risposte

    La difesa della giovane Giada Vitale, abusata dall’ex parroco di Portocannone, valuta se impugnare il provvedimento col quale il Gip di Larino chiude a un secondo processo a carico del sacerdote per gli atti sessuali dopo il quattordicesimo anno (altro…)

  • Abusi dal prete, gip archivia: “Era consenziente”. Giada: “Ha vinto potere della Chiesa”

    Abusi dal prete, gip archivia: “Era consenziente”. Giada: “Ha vinto potere della Chiesa”

    Don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, non sarà processato per gli approcci sessuali avuto con Giada Vitale dopo il compimento del 14esimo anno di età. Il GIP di Larino, Rosaria Vecchi, infatti, (altro…)

  • Abusi sessuali, il giudice archivia il caso Giada Vitale: niente nuovo processo per don Marino

    Abusi sessuali, il giudice archivia il caso Giada Vitale: niente nuovo processo per don Marino

    Non ci sarà alcun nuovo processo nel caso di Giada Vitale e degli abusi che la giovane di Portocannone ha subito negli anni scorsi dall’allora parroco del paese, don Marino Genova. Il Gip del Tribunale di Larino non ha accolto l’opposizione presentata dall’avvocato della ragazza alla richiesta di archiviazione avanzata dalla pm Ilaria Toncini riguardo ai fatti avvenuti dopo il compimento del 14esimo anno d’età di Giada. Il prete è già stato giudicato e condannato per i fatti avvenuti prima del 14esimo compleanno della ragazza.

    Per i fatti successivi, stando a (altro…)

  • Don Domenico Vernì; la C.D.F conferma la condanna a 10 anni e lo affida alle cure del vescovo

    Don Domenico Vernì; la C.D.F conferma la condanna a 10 anni e lo affida alle cure del vescovo

    Si è così concluso il processo penale nei confronti di don Domenico Vernì, della diocesi di Lamezia Terme, ex parroco di Cortale, accusato di molestie sessuali nei confronti di una ragazzina, all’epoca dei fatti 14enne.

    Il sacerdote era già stato riconosciuto colpevole dalla C.D.F il 31 marzo del 2017, ma aveva presentato ricorso, che era però stato rigettato in data 18 ottobre 2017, confermando la precedente condanna.

    Nel documento si legge che la pena inflitta “consiste nel divieto di esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale per un periodo di anni dieci, nonché l’obbligo di dimora in un luogo non frequentato da minori, scelto dall’ordinario diocesano e sotto la vigilanza dello stesso. – 5 febbraio 2020 ”

    Rete L’ABUSO r.web

  • Il #metoo travolge i Boy Scout Usa, è bancarotta

    Il #metoo travolge i Boy Scout Usa, è bancarotta

    Troppe richieste di risarcimento dalle vittime di abusi sessuali

    (Di Gina Di Meo)

    NEW YORK – I Boy Scout d’America fanno ricorso alla bancarotta. La potente organizzazione, che proprio qualche giorno fa ha compiuto 110 anni, soccombe quindi sotto peso delle centinaia di denunce per abusi sessuali e ricorre alla misura estrema per continuare ad esistere.

    Lo scandalo delle molestie sessuali è scoppiato l’anno scorso quando alcuni media americani hanno riferito che tra il 1944 e il 2016 quasi ottomila volontari avrebbero abusato di oltre 12 mila vittime. Da allora alcuni stati americani hanno approvato finestre legali che hanno consentito anche alle vittime di vecchia data di fare causa.

    Finora sono oltre trecento i casi presentati in 34 stati ma diversi legali in tutto il paese stanno andando a caccia di migliaia di vittime. Tuttavia con la richiesta di bancarotta gli Scout hanno innescato un meccanismo che al momento mette un freno alla cause anche se l’organizzazione potrebbe essere costretta a vendere alcune delle sue innumerevoli proprietà, tra cui campeggi e percorsi di trekking, per raccogliere denaro da destinare ad un fondo di risarcimento che potrebbe superare il miliardo di dollari.

    A detta degli Scout, il fondo dovrebbe essere creato durante il processo di bancarotta. “Bsa (Boy Scouts of America) – ha detto il numero uno dell’associazione Roger Mosby – si preoccupa profondamente per tutte le vittime di abusi e si scusa con tutti quelli a cui è stato fatto del male quando erano negli Scout. Siamo indignati per le volte che individui hanno approfittato dei nostri programmi per abusare di bambini innocenti”. La denuncia di fallimento copre solo l’organo nazionale non i 261 consigli locali che possiedono beni in diversi stati. Quest’ultimo capitolo nella vicenda degli abusi negli Scout, il cui scandalo è paragonabile a quello dei preti pedofili, è un ulteriore colpo ad un’associazione che per oltre un secolo è stata uno dei pilastri della vita civile degli americani.

    Già alle prese con il calo del numero dei membri rispetto al picco di quattro milioni raggiunto negli anni ’70, Bsa ha cercato di risalire aprendo anche alle donne, a transgender e gay. Tuttavia il contraccolpo è arrivato a inizio dell’anno quando la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (I Mormoni) ha tagliato i ponti ritirando oltre 400mila scout in favore di un loro programma. Anche se ha fatto richiesta di bancarotta, Bsa sta incoraggiando tutte le vittime a farsi avanti. Non è stata ancora fissata una scadenza per presentare richiesta di risarcimento ma si ipotizza entro quest’anno.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/02/19/il-metoo-travolge-i-boy-scout-usa-e-bancarotta-_6ce5250a-36de-4570-9764-bdf91f7013a0.html

  • «La violenza su un bambino è un omicidio psichico». Con buona pace di papi, reverendi e monsignori

    «La violenza su un bambino è un omicidio psichico». Con buona pace di papi, reverendi e monsignori

    La strategia della Chiesa nei confronti della pedofilia è sempre stata quella di evitare lo scandalo e proteggere il confessore, che anche durante il periodo dell’Inquisizione raramente incorreva in pene gravi pur di fronte a eclatanti violazioni. I preti, in virtù di un privilegio di casta, non subivano la tortura e la carcerazione preventiva, e nel caso di auto-accusa spontanea le pene erano ancora più lievi e niente affatto commisurate alla gravità e alla reiterazione delle condotte. Non si offendano i convinti sostenitori di Bergoglio ma la strategia delle autorità ecclesiastiche, attuale e recentissima, di denuncia e intransigenza è solo il frutto di un necessario adeguamento alle mutate circostanze, dato che il problema è esploso a livello mondiale e non è più occultabile. Ogni tanto qualche prelato sfugge alle maglie predisposte dal pontefice argentino per mantenere il tema della pedofilia clericale il più lontano possibile dai riflettori mediatici al fine di gestirlo “dettando i tempi” più consoni a quelli della Chiesa.

    È il caso (solo l’ultimo di tanti) del reverendo Usa, Richard Bucci, un prete di Rhode Island il quale ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto, giustificandosi così: «L’aborto è un massacro di bambini innocenti. Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa». Premesso che la confusione tra feto e bambino la dice lunga sulla chiarezza di idee del prelato sull’argomento, dato che è da tempo scientificamente provato che la vita umana inizia alla nascita (pertanto, anche per semplice logica, chi non è nato non può essere ucciso), in “risposta” all’affermazione violentissima di don Bucci, e a dimostrazione che riflette una “convinzione” ancora molto radicata in ambito ecclesiastico cattolico (e non solo), vi proponiamo questa intervista alla neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti che abbiamo pubblicato su Left del 31 agosto 2018.

    Dottoressa Gatti, cos’è la pedofilia?

    Il pedofilo è un grave malato mentale, nonostante ciò che afferma la psichiatria americana nel DSM-V, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, che include la pedofilia tra i disturbi del comportamento sessuale nel gruppo delle parafilie. Giustamente c’è chi ha definito l’abuso sessuale su un minore un «omicidio psichico»: non ha niente di sessuale in quanto è un’azione, una pulsione se vogliamo usare una terminologia psichiatrica che va contro l’identità, la potenzialità psichica ed evolutiva del bambino. Il bambino rappresenta quell’identità umana, vitalità che il pedofilo ha perduto per vicende personali. Nel comportamento del pedofilo se la pulsione omicida, compulsiva e ripetitiva, rappresenta l’aspetto psicopatologico, il controllo razionale gli conferisce una qualità criminale propria delle psicopatie. Infatti quest’ultimo consente fino a un certo punto di evitare le conseguenze penali oltre che l’utilizzo di sofisticate strategie di scelta e di avvicinamento delle vittime.

    Quali sono le conseguenze della violenza subita?

    Tradito da una figura importante di riferimento, il minore può andare incontro a uno stato dissociativo, a una grave depressione, a sensi di colpa intensi che minano il senso della propria identità. Nel caso che le vittime siano soggetti prepuberi, ciò che si va a colpire è l’evento trasformativo fisico e psichico dell’adolescenza e la possibilità del rapporto uomo-donna.

    Qual è la particolarità della pedofilia di matrice clericale?

    Per comprendere il manifestarsi della pedofilia nella chiesa cristiana dobbiamo prendere in considerazione due aspetti. Il primo deriva dal pensiero greco: le donne e i bambini fino ai sette anni non erano considerate persone perché privi di razionalità; l’altro prende origine dalla concezione sacrale e trascendente dell’assoluto proprie delle religioni monoteistiche. Il cristianesimo dei primi secoli fu impegnato nell’operazione di assorbire la filosofia platonica nella propria teologia, grazie soprattutto ai Padri della Chiesa e a Origene. Platone notoriamente non amava molto il genere femminile e Origene si evirò: la dottrina cristiana relegava le donne a ruolo di madre e moglie. L’unica emancipazione loro consentita era un percorso virginale, che le rendeva simili a Maria ma che comunque le escludeva dal sacerdozio. La sessualità e il peccato erano considerati donna come Eva, e sono noti gli sforzi di sant’Agostino per poterne venire a capo. Il concilio di Trento confermando la supremazia del celibato e della verginità come ideali cristiani cercò, con esiti più che discutibili, di ripristinare l’ascetismo delle origini e accentuò il carattere maschile dell’istituzione Chiesa rendendo, se possibile, ancora più distante e astratta l’immagine femminile.

    C’è chi dà la colpa al celibato ecclesiastico, quando in realtà è noto che la pedofilia è purtroppo diffusa anche in ambiente laico.

    Il celibato, o la verginità, come ideale di vita clericale, imporrebbe una sorta di sublimazione per cui la sessualità verrebbe deviata dal suo scopo (dal rapporto uomo-donna) per essere indirizzata a fini di elevazione spirituale (verso un ente onnipotente ed astratto). La sublimazione è in realtà un’assenza di rapporto e il suo ideale è l’anaffettività. La pedofilia è l’esito estremo di un processo di annullamento della sessualità e del rapporto uomo-donna. Il sacro si costituisce come totale alienazione ed estraneazione da sé di ciò che è specifico della realtà umana cioè il pensiero irrazionale, costituito da sensazioni, immagini, affetti che si generano dai rapporti e danno forma alla creatività. Secondo Rudolf Otto la dimensione sacrale è «l’irrazionale nell’idea del divino» cioè una sfera misteriosa oltre la logica e la ragione. Nel tentativo di rapportarsi al sacro, il prete corre il rischio di perdere la propria identità e annullare la propria dimensione umana e affettiva: egli è facile preda dello smarrimento e del terrore che si traducono in condotte paradossali e perverse. Il sacro si costituisce come l’esperienza di un’alterità radicale, il cosiddetto “anders”, il “fascinans et tremendum” che abbaglia la mente determinando una reazione di terrore.

    E cosa può accadere?

    Il sacerdote che dovrebbe essere colui, come dice la parola, che testimonia l’esistenza del sacro, diventa una vittima, destinata a creare altre vittime, dell’aspetto terribile ed inquietante del sacro. Bisogna ricordare quanto scriveva Ernesto De Martino: nel momento in cui si costituisce l’esperienza del sacro si rischia di “non esserci”, di perdere cioè l’identità. In questo contesto, la pedofilia è uno specifico modo con cui si risolve nella psicopatologia la “crisi della presenza” vale a dire la crisi di identità che è insita nel rapporto con il sacro. La pedofilia nel momento in cui si lega alla realtà del sacro, sarebbe la testimonianza di una crisi (della presenza) dell’identità che non riesce a risolversi attraverso la dinamica della “tecnica rituale”, infatti il compito del rito è quello di fornire una configurazione simbolica ai contenuti psichici alienati. Verrebbe spontaneo considerare la violenza contro il bambino da parte dei preti pedofili come il risultato di uno sconvolgimento, di un mutamento catastrofico improvviso che altera tutti i criteri di giudizi e di riferimento etico.

    https://left.it/2020/02/14/la-violenza-su-un-bambino-e-un-omicidio-psichico-con-buona-pace-di-papi-reverendi-e-monsignori/?fbclid=IwAR3EHHmA678o0YuwJ65fhLqLC3kdUai9rvsi2BgqJMLUkw8Wzg3BH3hb1I4