Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Lettera aperta al Vescovo di Cremona

    Lettera aperta al Vescovo di Cremona

    Egregio monsignore,
    le scrivo dopo essermi confrontato con le altre vittime savonesi, alla luce del provvedimento emesso dal tribunale, ma anche delle sue dichiarazioni a mezzo stampa, che sinceramente abbiamo poco gradito e nelle quali non appare alcun rammarico per ciò che ha permesso accadesse. Noto che non ha sprecato molte parole nemmeno nei confronti di noi vittime, si definisce “dispiaciuto”, ne parla quasi come se lei fosse estraneo ai fatti, come se tutto quello che è accaduto a Savona quando lei era vescovo, fosse tutto cosi normale.

    Sembra quasi voglia ignorare anche ciò che il giudice mette nero su bianco nelle 6 pagine di provvedimento. Sull’esito delle indagini scrive “alla luce di tutti gli elementi non vi è dubbio che il LAFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO” continua dicendo “si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà famigliari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”.

    Nella nota conclusiva il giudice chiude dicendo “Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta –è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli.Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Doveroso ricordare che erano due le comunità lager che lei lascio aprire a due persone le cui devianze erano ben note dai vertici del clero, di Giraudo la chiesa savonese ne era già al corrente dal 1980, 10 anni prima che lei venisse a Savona. Leggere ora “premesso che nessun processo e stato aperto ne celebrato” affermando ancora che “non e nostro intendimento discutere fatti e circostanze mai affrontati in un tribunale” suona molto ipocrita monsignore. Sembra non rendersi conto che anche a Cremona sono affidati sotto la sua tutela i minori, di tutte le parrocchie della Diocesi, minori di cui è responsabile, non solo moralmente e spiritualmente. Il fatto che esponga in modo così disonesto quello di cui si è reso complice  non fa presagire che il suo modo di fare sia cambiato, affronta la situazione quasi come se fosse la vicenda savonese ad infastidirla, vittime comprese, ponendosi da un pulpito di superiorità e dimostrando la più totale assenza di senso di responsabilità, che invece sarebbe normale avere.

    Dal 2008 ho personalmente e più volte cercato di contattarla, ma non ha mai risposto, persino il suo “dispiacere” sembra apparire per pura forma nel comunicato della Diocesi. A Savona non solo le vittime la accusano di aver saputo e di avere volontariamente taciuto e coperto le perversioni dei due sacerdoti, oltre allo stesso GIRAUDO, altri tre sacerdoti savonesi, Rebagliati, Bof e Lupino, anche la magistratura è di questa opinione. Se devo essere onesto, trovo gravi ed irriverenti anche le sue dichiarazioni nei confronti della magistratura savonese, sostiene di non aver potuto difendersi, di non aver potuto partecipare al contraddittorio, sembra quasi accusare la procura di una disparità di trattamento a suo danno.

    Non si pianga addosso monsignore, lei ha rinunciato volontariamente ad un suo diritto, non si è neppure presentato in aula, nessuno le ha impedito di difendersi. Sono certo che il suo avvocato l’avrà informata del fatto che lei in qualità di imputato avrebbe potuto chiedere, direttamente o tramite lui, al giudice di procedere in giudizio. E’ una prassi comunemente adottata quando l’imputato e innocente e vuole giungere ad una piena assoluzione. Le resta ancora la possibilità di rivolgersi ad un tribunale ecclesiastico, sottoponendo il suo caso, un gesto dovuto a nostro avviso, in quanto lei riveste oltre alla carica e alle responsabilità di Vescovo anche una funzione nella CEI.

    Riteniamo a fronte delle sue dichiarazioni ci siano dovute delle scuse ufficiali e una ormai palese ammissione di responsabilità in quello che ha permesso accadesse a Savona.  Un gesto doveroso anche nei confronti di chi affida alla chiesa i propri figli e la loro educazione morale, oltre che alla prima e più importante cosa, la loro incolumità.

    Cordialmente

    Francesco Zanardi
    Rete L’ABUSO

  • Violenza sessuale su un minore,  prete in carcere dopo sette anni

    Violenza sessuale su un minore, prete in carcere dopo sette anni

    Don Mauro Stefanoni si è presentato spontaneamente dopo la conferma della condanna in Cassazione

    LAGLIO (Como) – Sette anni dopo la denuncia di violenza sessuale ai danni di un ragazzino allora 14enne, per l’ex parroco don Mauro Stefanoni, si sono aperte le porte del carcere. Il sacerdote si è presentato spontaneamente al carcere di Bollate dopo la sentenza della Cassazione, che ha confermato in via definitiva la condanna a 8 anni di reclusione comminata in primo e secondo grado. Don Mauro, oggi 43enne, era il parroco di Laglio quando, nel maggio del 2005, è stato accusato di violenza sessuale su un adolescente della parrocchia. Gli abusi si sarebbero verificati in modo continuato dall’estate del 2003 all’autunno del 2004. Dopo un breve periodo di arresti domiciliari, il sacerdote aveva ottenuto la revoca della custodia cautelare e da allora è sempre stato libero. Ora, pur ribadendo la sua innocenza, ha preferito presentarsi in carcere per non essere prelevato dai carabinieri, anche per evitare telecamere e fotografi che lo attendevano fuori dall’abitazione dei genitori a Cantù.

    Il processo a suo carico è iniziato a ottobre 2006 e dopo circa un anno e mezzo è arrivata la prima sentenza, una condanna a 8 anni di reclusione. Solo dopo il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Como, il vescovo di Como monsignor Diego Coletti ha sospeso da ogni incarico don Mauro, che dopo l’avvio della clamorosa inchiesta era stato solo spostato da Laglio in una parrocchia del Lecchese. Il sacerdote, che si è sempre professato innocente, ha presentato anche una perizia che attesterebbe un disturbo fisico che impedirebbe normali rapporti sessuali. Il documento non è bastato a evitare a don Mauro la conferma della condanna a 8 anni anche in Appello. Il sacerdote è comunque rimasto libero in attesa della Cassazione.

    Per la sentenza definitiva, l’attesa è durata fino alla notte tra il 22 e 23 marzo scorsi, quando i giudici della Suprema Corte hanno confermato la condanna a 8 anni di reclusione per il sacerdote. Poche ore dopo, per evitare un arresto clamoroso, don Mauro Stefanoni si è presentato spontaneamente al carcere di Bollate. Immediata la reclusione in cella, dove dovrebbe rimanere per i prossimi anni. «Resto convinto dell’innocenza di don Mauro ma rispetto la decisione presa dai giudici – ha commentato uno dei suoi legali, Guido Bomparola -. Ora spero solo che cali il sipario su questa vicenda triste, lunga e drammatica per tutti».

    Anna Campaniello

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_maggio_23/parroco-laglio-violenza-sessuale-pedofilia-carcere-201309725874.shtml

  • Legionari di Cristo nella bufera altri 7 preti accusati di abusi sessuali

    Legionari di Cristo nella bufera altri 7 preti accusati di abusi sessuali

    Padre Maciel Marcial Degollado con Giovanni Paolo II
    di Franca Giansoldati

    CITTA’ DEL VATICANO – L’inquietante ombra di padre Maciel Marcial Degollado sembra non abbandonare i Legionari di Cristo. Tanto che all’interno dell’ordine religioso fondato nel 1941 e finito sotto commissariamentodopo una lunga indagine vaticana che ha portato a galla i crimini commessi dal fondatore (nel frattempo morto), resiste ancora un passato ingombrante da scandagliare a fronte di una impressionante catena di omertà interne. L’inchiesta iniziata sette anni fa e affidata alla Congregazione della Dottrina della Fede e a padre Charles Scicluna, una sorta di pm incaricato di fare luce sugli episodi scabrosi legati alla vita di padre Maciel, ha fatto affiorare la presenza di altri sacerdoti implicati in storie di abusi, violenze psicologiche, complicità. Stavolta si tratterebbe di sette sacerdoti accusati di avere abusato di minori che studiavano nelle scuole gestite dai legionari. La notizia è stata data dall’Associated Press e successivamente confermata dalla stessa Legione di Cristo che, in uno scarno comunicato, ha ammesso la presenza di una inchiesta in fieri da parte della Santa Sede, precisando che si tratterebbe di episodi avvenuti decine di anni fa e che un solo caso riguarda un episodio più recente. Impossibile però avere altri dettagli legati alle indagini su questi sette sacerdoti dato che sono avvolte dal riserbo più totale, a riprova che il fascicolo sui Legionari di Cristo resta uno dei nodi più difficili da sciogliere. Questo organismo religioso diffuso in diversi Paesi, divenuto molto influente grazie all’amicizia tra padre Maciel e Giovanni Paolo II (ignaro della doppia vita del fondatore) è sottoposto ad un processo di “purificazione”, come ha recentemente sottolineato il cardinale De Paolis, incaricato da Benedetto XVI di depurare la struttura dai retaggi del passato. L’affaire dei Legionari è considerato uno dei più gravi della storia della Chiesa degli ultimi secoli.

    I primi episodi di abusi all’interno dei Legionari risalgono al 1948 anche se solo nel 2006 sono stati emessi dalla Santa Sede provvedimenti punitivi nei suoi confronti. Padre Maciel è stato ritenuto colpevole di corruzione, violenze fisiche e psicologiche sui diversi seminaristi, tossicodipendenza. Ha persino avuto due mogli, tre figli, due dei quali abusati. L’investigazione, autorizzata anni prima dall’allora cardinale Ratzinger nel 2005, si è conclusa nel 2006 imponendo al prete messicano una vita riservata di preghiera e di penitenza anche se non gli fu mai fatto un processo canonico. Gli fu risparmiato per «l’età avanzata e la salute cagionevole». E’ stato riconosciuto colpevole di «gravi delitti» provati da «testimonianze incontrovertibili» e la sua vita, ha affermato il Vaticano, è stata condotta «senza scrupoli».

    In passato, all’interno dei Legionari di Cristo, c’era stata un’altra visita apostolica, dal 1956 al 1959, che non giunse mai a una formale conclusione a causa della morte di Pio XII. Nel 2004 l’allora cardinale Joseph Ratzinger chiese e ottenne da Giovanni Paolo II l’autorizzazione a riaprire il caso. Il 25 marzo 2010 i superiori generali e provinciali dei Legionari di Cristo emisero un comunicato ammettendo che Maciel è stato un pedofilo (ha compiuto abusi sessuali ripetuti e continuati su seminaristi della congregazione).

    La Legione, congregazione di diritto pontificio, è nata sul culto della personalità e del carisma di Maciel. È presente in una trentina di Paesi del mondo.
    Venerdì 11 Maggio 2012 – 17:23

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/legionari_di_cristo_nella_bufera_altri_7_preti_accusati_di_abusi_sessuali/notizie/195413.shtml

  • Don Riccardo Seppia

    Don Riccardo Seppia

    3 maggio 2012 Riccardo Seppia

    Genova – Ha chiesto scusa don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato oggi a Genova a 9 anni e mezzo per violenza su minore. Per la prima volta da quando, 12 mesi orsono, fu arrestato dai carabinieri nella sua abitazione di Sestri, l’ex parroco della chiesa di Santo Spirito ha chiesto pubblicamente scusa per il suo «comportamento morale disdicevole». Scusa «per tutti quegli sms» pieni di fantasie erotiche e bestemmie che lui inviava a minorenni,

    chierichetti e non. Davanti al gup Roberta Bossi, e prima di sapere quale sarebbe stata la sentenza nei suoi confronti, don Seppia in aula ha letto questo messaggio: «chiedo scusa per il mio comportamento morale perché ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo, a scrivere quegli sms».Le scuse non sono comunque bastate ad assolverlo, come chiedeva il suo difensore, Paolo Bonanni. L’ex sacerdote, jeans e giubbotto blu, l’ex parroco è stato condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni per violenza sessuale e per tentata induzione alla prostituzione minorile, a 4 anni e 8 mesi per offerte plurime droga, e a 8 mesi per cessione di cocaina, oltre al pagamento di 28 mila euro. Il pubblico ministero, Stefano Puppo, aveva chiesto la condanna a undici anni e otto mesi.

    Completamente rasato, don Seppia ha ascoltato la lettura del dispositivo accanto al suo legale, senza dire una parola: «Parleremo della condanna martedì o mercoledì – ha commentato il difensore – quando lo andrò a trovare in carcere. Adesso aspettiamo le motivazioni per ricorrere in appello».

    L’inchiesta sull’ex parroco era partita da Milano più di un anno fa. I carabinieri dei Nas stavano indagando su un giro di cocaina nei locali frequentati da omosessuali e quasi per caso si sono imbattuti nell’allora parroco di Sestri. Don Riccardo Seppia secondo l’accusa usava la coca per adescare giovanissimi ragazzi di vita, sbandati che per

    pochi soldi e un po’ di droga erano disposti ad avere rapporti sessuali. Rapporti, però, che il parroco proponeva senza mai in realtà consumarli davvero, come emerso durante il processo. A testimoniare in tal senso sono stati sia un ragazzo albanese di 16 anni (più volte hanno concordato un appuntamento, ma all’ultimo momento don Seppia ha sempre disdetto), sia un chierichetto di 15 anni, che ha confessato di aver

    subito in sacrestia `attenzioni particolari´ dall’ex sacerdote. Mai sconfinate, però, nell’atto sessuale vero e proprio.

    Ad inchiodare don Seppia però sono state le intercettazioni. Telefonate a spacciatori ai quali chiedeva «ragazzini dal collo tenero», sms all’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nell’ambito della stessa inchiesta, in cui l’ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini.

    L’unico reato per il quale l’ex parroco è stato assolto è quello di detenzione di 
    Don Seppia è tornato ora nel carcere di Sanremo, nella sezione sex offenders. Dovrà rimanerci per altri otto anni e mezzo, visto che ha già scontato un anno di carcerazione preventiva.secondo i periti del pm e del giudice, i file trovati nel suo pc sarebbero temporanei´, quindi non scaricati volontariamente dal prete.

    Leggi l’articolo completo: Pedofilia – Don Seppia condannato 

  • Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

    Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

    Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

    «Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

    L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

    L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

    I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

    I due episodi coperti.

    Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.
    L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

    Un vescovo progressista

    Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
    Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
    Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/05/03/news/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili-1.4453447

  • «Curia a luci rosse» indaga Procura Potenza dopo la denuncia Claps

    «Curia a luci rosse» indaga Procura Potenza dopo la denuncia Claps

    Il seminarista e la mamma. Il primo sostiene di essere una vittima degli abusi in seminario. La donna ha raccontato quello che sarebbe capitato a suo figlio, un ragazzo disabile durante gli incontri in parrocchia. Sono i testimoni di quanto ha denunciato in tv Filomena Iemma, la mamma di Elisa Claps. Sarà la Procura ad accertare se in quei due racconti si nascondano profili di natura penale. In Questura da qualche giorno c’è un fascicolo. Gli investigatori della Squadra mobile stanno cercando di ricostruire ciò che è accaduto.

    La madre di Elisa aveva parlato di pedofilia negli ambienti della diocesi, attirando la reazione stizzita di molti ambienti cattolici del potentino. Ma cosa intendeva dire esattamente la signora Filomena? A quali episodi si riferiva?

    Durante la trasmissione Rai «Chi l’ha visto?» andata in onda la scorsa settimana è stato spiegato: a Potenza un sacerdote, che avrebbe avuto un rapporto omosessuale con un ex seminarista, è accusato di aver molestato un ragazzo disabile. Sia la relazione gay, sia l’abuso, avvenuto all’interno di una parrocchia, sono stati segnalati da Gildo Claps, fratello di Elisa, al vescovo, monsignor Agostino Superbo. La comunicazione risale a qualche mese fa ed è stata trattata in modo «molto riservato» per evitare strumentalizzazioni.

    La decisione di uscire allo scoperto è dettata dalla volontà di spiegare le accuse della signora Filomena che, impropriamente, ha parlato di pedofilia, in quanto il ragazzo disabile molestato è maggiorenne. Potrebbe trattarsi però di abusi su persona con problemi cognitivi e per questo «aggravati».

    Le due vicende riguardano lo stesso sacerdote. Il processo di diritto canonico, avviato dopo la segnalazione al vescovo, pare si sia concluso con un trasferimento del sacerdote. Erano solo rapporti omosessuali quelli denunciati dall’ex seminarista (che per incastrare il sacerdote avrebbe addirittura scattato una foto)? E cosa è accaduto a messa finita nella parrocchia che amministrava il sacerdote?

    Saranno gli investigatori ad accertare se durante gli incontri l’ex seminarista era consenziente e se il ragazzo disabile era capace di capire quello che stesse accadendo.

    03 Maggio 2012

  • “Quel prete era un predatore di bambini”

    “Quel prete era un predatore di bambini”

    02/05/2012 – Processo in Irlanda per il sacerdote che masturbava i bambini

    Il giudice che ha letto la sentenza di custodia da 18 mesi moltiplicati per sette reati ha definito il sacerdote imputato davanti alla corte di Dundalk, estremo nord della Repubblica d’Irlanda un uomo “in una posizione di fiducia e di autorità mentre le sue vittime erano vulnerabili ed isolati”. L’uomo avrebbe perpetrato “abusi sistematici e seriali” contro i ragazzi a lui affidati e il suo comportamento sembrava essere quello di “un predatore che era in una condizione di dominio” sui poveri bambini.

    CONDANNATO – L’identità dell’imputato non è nota, spiega l’Irish Examiner, per ragioni legali. Si sa che è stato ridotto allo stato laicale, che ha 61 anni e che, prima di diventare un mostro pedofilo, a sua volta aveva subito violenze sessuali. Il che rende il caso ancora più complicato e controverso. L’uomo ha ammesso sei reati nei confronti di un bambino, e ha confermato un’altra accusa nei confronti di un altro bambino. “Il prete ha masturbato uno dei piccoli, dicendogli che questo avrebbe evitato un suo ricovero in ospedale per essere circonciso, e avrebbe prevenuto ulteriori problemi nella sua vita sessuale futura. Ha analogamente masturbato un altro bambino di 13 anni nei giardini nella scuola”, il tutto fra il 1982 e il 1984.
    TERAPIA – L’uomo lavorava in una scuola cattolica e in quegli ambienti, e nei momenti in cui “si doveva occupare del benessere dei bambini” agendo “in luogo dei parenti”, li rendeva soggetti ad attenzioni improprie. “E’ pieno di rimorso e dispiaciuto per il suo comportamento. Si è sottoposto a terapia ed ora è davvero a basso rischio di recidiva”, ha detto il suo avvocato difensore. Anche i due bambini hanno dovuto subire terapia psicologica “per superare gli effetti del trauma”, conclude l’Examiner.

    http://www.giornalettismo.com/?p=277336

  • Don Luciano si prepara al processo ecclesiastico: inizierà dopo il pronunciamento della Cassazione

    Don Luciano si prepara al processo ecclesiastico: inizierà dopo il pronunciamento della Cassazione

    Alassio. Il silenzio “epistolare” di don Luciano Massaferro è durato 28 giorni. Giusto il tempo per riordinare le idee e prepararsi al futuro processo ecclesiastico nei confronti del quale il parroco alassino pare avere grandi aspettative.

    “In questi giorni sono stato molto occupato nel redigere i preparativi per il processo ecclesiastico che da tempo invoco accoratamente – scrive il sacerdote ai domiciliari con l’accusa di aver abusato di una ragazzina, sua parrocchiana – Esso inizierà, presumo, dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione e vedrà una prima fase istruttoria svolta in Diocesi per poi approdare a Roma al Dicastero della Congregazione per la Dottrina e la Fede. Finalmente ci sarà qualcuno demandato a prendere in mano le carte relative alla mia assurda vicenda giudiziaria per leggerle attentamente ed esprimersi in merito”.
    Un’”assurda vicenda”, come la definisce don Luciano, che lo vede condannato a a sette anni e otto mesi di reclusione per abusi sessuali su una minore e per la quale il parroco si è sempre proclamato innocente. Ad oggi, sono ventotto le missive inviate ai propri “fedelissimi” che, in Rete, hanno costituito un gruppo in sua difesa, pubblicando anche le carte di un processo che ritengono frettoloso e ingiusto.
    “E’ molto importante per me, e dovrebbe esserlo per ogni cittadino, che le carte processuali vengano lette in quanto è da esse che dipende la condanna o l’assoluzione di una persona (in una situazione normale) e non certo solo da percezioni, idee personali, pre-concetti, teorie psicologiche o quant’altro di esterno all’analisi del dato reale e concreto” sostiene don Luciano che, in passato, ha definito la sua vicenda un “accanimento terapeutico giudiziario”.
    In attesa del terzo grado di Giudizio della giustizia ordinaria il sacerdote alassino si prepara quindi ad affrontare il giudizio ecclesiatico. Chissà se questo “tribunale”, dopo aver analizzato il caso, arriverà ad una conclusione diversa da quella che ora costringe il prete ai domiciliari.
    Redazione
    Fonte IVG.IT
  • Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    26 aprile 2012
    Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    Potenza – Rapporti sessuali di un prete con ragazzi anche con problemi psichici. E’ quanto ha denunciato un giovane nel corso della trasmissione Chi l’ha Visto. Il ragazzo, all’epoca dei fatti seminarista, ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale con un parroco dopo una confidenza su un sogno particolare.
    Il giovane ha raccontato di aver informato del caso il vescovo di Potenza, Agostino Superbo e che quest’ultimo ha raccolto le confidenze in confessione e lo ha informato di aver bisogno di prove certe per poter intervenire
    Il ragazzo, nell’ottobre 2009, ha un rapporto sessuale completo con il parroco e raccoglie delle prove con registrazioni audio e alcune foto per poi tornare dal vescovo.
    Secondo la denuncia il parroco sarebbe stato trasferito
    Lo stesso parroco avrebbe confessato al giovane di aver avuto rapporti sessuali con un altro giovane con gravi disturbi psichici.
    La madre del ragazzo ha confermato i racconti intervenendo a sua volta nella trasmissione Rai nel corso della quale è emerso che il parroco protagonista degli episodi è stato sottoposto ad un “processo” interno di diritto canonico e quindi punito.
    Sono state mostrati, nel corso della trasmissione, anche alcuni documenti della diocesi che criticano duramente la trasmissione.

    Elisa Claps

    Era presente in studio questa sera don Marcello Cozzi, in rappresentanza del vescovo della diocesi di Potenza.

    Durante la settimana scorsa Filomena Claps, la mamma di Elisa, ha lanciato un’accusa molto pesante, parlando di pedofilia in relazione alla diocesi di Potenza e al vescovo di Potenza. Federica Sciarelli ha comunicato ufficialmente che quello di Filomena era uno sfogo, in cui la donna ha usato parole eccessive (e sbagliate).

    Il figlio Gildo Claps ha specificato questa sera in collegamento da Potenza che negli anni scorsi era venuto a conoscenza di un rapporto omosessuale tra un seminarista e un ragazzo con problemi psichici e che aveva condiviso l’episodio con la madre che evidentemente durante la settimana scorsa ha fatto confusione e usato termini inappropriati.

    Proprio su questo episodio è tornata la trasmissione Chi l’ha visto, che ha intervistato i soggetti coinvolti. Il seminarista ha raccontato che nel 2001 si accorge di avere la vocazione e inizia a frequentare corsi di teologia e nel 2003 entra in seminario nella diocesi di Potenza. All’interno del seminario il ragazzo sogna che il suo parroco ha una relazione omosessuale con una star televisiva.

    Il seminarista gli racconta il sogno e il parroco si denuda davanti a lui e i due hanno alcuni rapporti sessuali. Il giovane allora in confessione racconta tutto al vescovo Superbo, che apprezza il racconto, ma gli chiede prove della relazione tra i due. Il seminarista allora rivede il sacerdote e riprende ad avere rapporti con lui. Questa volta però fa delle registrazioni audio e una fotografia. Nell’ottobre 2009 il seminarista parla nuovamente con il vescovo Superbo, parlando delle registrazioni. Poco dopo il parroco è stato trasferito in seminario e poi spostato in Università come insegnante.

    Il seminarista ha raccontato anche che una volta parlò con la madre di un ragazzo con problemi psichici che li confida che il figlio ha avuto rapporti sessuali proprio con lo stesso parroco.

    Giuseppe Rinaldi ha intervistato anche la madre del giovane con problemi psichici. La donna ha raccontato che il figlio aveva problemi di socializzazione e le aveva anche confidato di avere un’attrazione verso le persone del suo stesso sesso. La donna in confessione ha raccontato allo stesso parroco dei problemi del figlio. Il sacerdote ha promesso di aiutare il giovane e, dopo averlo confessato, lo invita a casa sua. Al suo ritorno il giovane dice alla madre che il prete lo ha accolto in casa con un film pornografico di due gay. Il giovane è fuggito, dopo aver visto il parroco ansimare, e ha raccontato alla madre che il parroco gli avrebbe detto: “Non dimenticare che adesso sono nelle tue mani”.

    Don Marcello Cozzi era in studio in rappresentanza del vescovo. “C’è stato un procedimento di diritto canonico, che resta riservato naturalmente. Sono stati presi dei provvedimenti nei confronti di questo sacerdote, ma adesso resta ancora tanta tristezza”, ha detto don Marcello in trasmissione.

  • Cosenza. Palpeggiò una studentessa su autobus: condannato sacerdote

    Cosenza. Palpeggiò una studentessa su autobus: condannato sacerdote

    Cosenza. Un prete 45enne di Terranova da Sibari, don Giuseppe Esposito, è stato condannato a 1 anno e due mesi di reclusione dal Tribunale di Cosenza. Sulla base di quanto accertato nel corso del processo, avrebbe toccato a fini sessuali una studentessa universitaria. L’episodio avvenne a bordo di un autobus che compie il percorso tra Cosenza e l’università della Calabria, ad Arcavata di Rende. Dopo aver palpeggiato la giovane, il sacerdote fuggì approfitando di una fermata.

    http://www.newz.it/2012/04/24/cosenza-palpeggio-una-studentessa-sullautobus-condannato-sacerdote/144358/

    Martedì 24 Aprile 2012 20:52

    Stamattina il Tribunale di Cosenza ha condannato a 1 anni e 2 mesi di reclusione don Giuseppe Esposito, 45 anni, sacerdote di Terranova da Sibari accusato d’avere cercato di violentare una studentessa universitaria su un autobus che collegava Cosenza con l’Universita’ della Calabria. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’avrebbe palpeggiata prima di darsela a gambe levate quando il mezzo si blocco’ a una fermata.