Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: 7 anni a don Dessì in appello

    Pedofilia: 7 anni a don Dessì in appello

    Nuova condanna (7 anni di reclusione) e rischio prescrizione più lontano per padre Marco Dessì, il sacerdote accusato di violenza sessuale su tre ragazzi della comunità di Chinandega,i n Nicaragua, di cui era responsabile.

    Don Dessì era già stato dichiarato colpevole dalla corte d’appello di Bologna nel novembre 2008, ma la terza sezione penale della Cassazione, nel giugno 2009, aveva annullato senza rinvio per vizi di forma la sentenza per quanto concerneva le imputazioni relative ai fatti precedenti l’agosto 1998, e stabilito invece la necessità di rifare il processo (che si è celebrato oggi) per gli altri episodi più recenti al centro del procedimento.

    In primo grado, il 23 maggio 2007, il sacerdote sardo era stato invece condannato dal Tribunale di Parma a 12 anni, condanna ridotta in appello a otto anni. Oltre agli episodi di violenza, Dessì era stato trovato in possesso anche di materiale pedopornografico: nel suo computer gli inquirenti avevano recuperato 1.440 file di immagini proibite, materiale che il prete, stando alle imputazioni, continuò a scaricare fino a due giorni prima dell’arresto, il 4 dicembre 2006. Le indagini partirono dopo le denunce, raccolte da alcuni volontariitaliani, da parte di sei ragazzi nicaraguensi che poi sia ppoggiarono ad alcune associazioni, come ‘Rock no war’ di Modena e ‘Solidando’ di Cagliari.

    «Siamo molto soddisfatti di quanto successo oggi a Bologna -ha commentato l’avv.Mario Scarpati, legale di parte civile dell’associazione sarda – Si tratta infatti di una sentenza più severa della precedente, perchè l’imputato è stato condannato solo per tre dei quattro capi d’accusa su cui verteva il primo procedimento». Soddisfazione da parte dei rappresentanti dell’associazione ‘Solidando’ soprattutto per lo scongiurato pericolo che il procedimento non si concludesse prima della prescrizione dei reati, fissata per il febbraio 2011. «Qui non si è trattato solo di fare giustizia – scrivono in una nota diffusa su Youtube – Si tratta di salvaguardare la sicurezza di una comunità che, in Nicaragua, si è sottratta alla morsa del terrore e che, lontana dalle leggi italiane, potrebbe tornare nelle mani di una persona condannata per crimini abietti e poi prosciolta solo perchè la giustizia è stata troppo lenta per colpire». Oggi invece è arrivata la nuova sentenza d’appello.

    https://www.gazzettadiparma.it/news/parma/37628/Pedofilia–7-anni-a-don.html

  • «Don Lu e lei, in moto, a benedir case»

    «Don Lu e lei, in moto, a benedir case»

    A maggio dell’anno scorso, quando ci furono le presunte violenze, erano andati insieme in scooter a benedire le case dei parrocchiani sulle alture di Alassio, in frazione Moglio. Don Luciano Massaferro -accusato di violenza sessuale, in carcere da più di sei mesi- e la sua chierichetta dodicenne presunta vittima, erano insieme, solo loro due. Ma sarebbero stati visti.

    «È falso, lei non c’era, e lo dimostreremo, era un’altra bambina», la tesi degli avvocati difensori.

    Ieri mattina in Tribunale al processo per violenza sessuale sono state ascoltate come testimoni non soltanto due donne, che avevano ricevuto la visita del sacerdote, ma anche quattro coetanee della presunta vittima. Le amichette del catechismo, della parrocchia, dei campi solari. Maglietta e coda di cavallo. Ragazzine dodicenni depositarie delle confidenze e dei racconti sulle violenze riferite. Hanno parlato per mezz’ora ciascuna. E poi invece dopo di loro, ma soltanto per pochi minuti, alcune residenti della frazione L.D.M. e G.S. e un altro prete, G.C., di Vigevano, a cui don Massaferro avrebbe promesso di regalare il pc, poi ritrovato dalla polizia. Accompagnate dai loro familiari ieri mattina le quattro ragazzine sono state riprese e ascoltate dai giudici in un’audizione protetta, in una saletta appartata del tribunale. Dove di solito si tiene la camera di consiglio, al secondo piano. La stanza in cui si trovavano, era collegata tramite video con l’aula in cui c’era il pubblico ministero e gli avvocati. Un’aula con finestre e porte sigillate da cartoni per celare all’esterno le immagini proiettate in diretta, e dove i microfoni, i banchi e le gabbie avrebbero potuto turbare il loro equilibrio. Il capo d’imputazione è infatti «atti sessuali con minorenne» (articolo 609 del codice penale). La pena va dai 5 ai 10 anni di reclusione. Le quattro ragazzine hanno ripetuto gli abusi riferiti dalla chierichetta. «Giochi» a cui era costretta sullo scooter, in biblioteca, nel capanno di campagna. Le domande del pm Giovanni Battista Ferro, e degli avvocati Alessandro Chirivì e Mauro Ronco (Massaferro) e Mauro Vannucci (parte civile), sono state filtrate e poste con estrema delicatezza dal presidente del collegio giudicante Giovanni Zerilli (a latere i giudici Marco Rossi e Laura De Dominicis).

    «Racconti riferiti, ma basati su fantasie e lo dimostreremo in base alle nostre indagini difensive» è la convinzione dei legali del sacerdote che ieri non era in aula, scegliendo di rimanere in carcere a Sanremo.

    «Con noi don Lu non si comportava così» hanno spiegato le piccole ai giudici.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2010/07/02/AMZL7spD-benedir_moto_case.shtml

  • Don Tiziano Miani, prete salesiano pedofilo di Pordenone, recidivo in USA

    Don Tiziano Miani, prete salesiano pedofilo di Pordenone, recidivo in USA

    Arriva a poche ore di distanza dalla clamorosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, la prima citazione in giudizio per il Vaticano in un processo contro un prete accusato di abusi sessuali su minori. La denuncia viene dall’avvocato Jeff Anderson, il legale che difende le vittime degli abusi in America. La decisione presa dal massimo organismo giudiziario degli States aveva del resto spalancato la strada a questa ipotesi: in sostanza i giudici non avevano accolto il ricorso presentato da Jerry Lena, l’avvocato della Santa Sede, con il quale si contestava la decisione di alcuni tribunali locali e federali, da ultimo quello dell’Oregon, di chiamare anche le autorità vaticane a rispondere nei procedimenti contro i preti pedofili.

    In discussione non era la responsabilità diretta del reato, ma la copertura – la ‘cover up’ – dello stesso, messa in atto da vescovi e superiori religiosi spostando sacerdoti da una diocesi l’altra e a volte da un Paese a un altro. Avvenimenti che, sostengono gli avvocati dell’accusa in diversi processi, non potevano avvenire senza che le autorità vaticane non fossero a conoscenza della manovra. A peggiorare le cose ci sono quei casi in cui è venuta alla luce una corrispondenza fra Roma e i vescovi locali per decidere il da farsi di fronte a preti abusatori. Insomma per la Santa Sede si annunciava una grana di dimensioni notevoli che ha avuto subito una ricaduta concreta.

    Anderson, ha sporto denuncia contro la Santa Sede in California. La vicenda è quella di un sacerdote salesiano, Titian Miani di 83 anni, noto come padre Jim; Miani era già stato arrestato nel 2003 per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Il fatto è, però, che padre Jim aveva un passato tutt’altro che limpido, e anzi accuse contro di lui erano state già rilevate in Italia e in Canada, quindi in California. Nelle parole dell’accusa, il Vaticano, in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, oltre ai superiori del religioso, erano stati avvertiti della situazione ma decisero di insabbiare il caso. Padre Jim fu poi trasferito a Bellflower, sempre in California, dove venne incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli studenti né le famiglie fossero avvertiti. Qui Miani avrebbe commesso abusi su almeno quattro minori, tra cui un ragazzo quindicenne e le sue due sorelline.

    Se questo è l’ultimo capitolo di una battaglia giudiziaria, va detto che in realtà la sentenza della Corte non cancella le prerogative diplomatiche del Papa o del Segretario di Stato, ma apre all’ipotesi della responsabilità civile, e quindi anche dei risarcimenti, da parte non solo della singola diocesi, ma dello stesso Vaticano il quale, a questo punto, attraverso un suo rappresentante – per esempio il nunzio apostolico – può essere chiamato a deporre in un processo. E’ quindi anche possibile che si arrivi a una condanna dei vertici della Chiesa per pedofilia. In gioco ormai, è anche la doppia natura della Santa Sede, quella religiosa e quella statale. Per questo il professore Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale dello Stato vaticano, ha risposto spiegando che nell’ordinamento americano la Chiesa è considerata una corporation, «in sostanza, anche se in maniera assolutamente impropria, la Chiesa viene paragonata ad una sorta di multinazionale». Da qui discendono, secondo il giurista, conclusioni sbagliate. «E’ contraddittorio – afferma Dalla Torre – considerare, da un lato, la Chiesa una corporation e, dall’altro, intrattenere con la Santa Sede, ossia con il governo di questa stessa Chiesa, relazioni diplomatiche».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2010/07/01/AML34cpD-pedofilia_citazione_giudizio.shtml

  • Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    La vicenda riguarda il Maria Immacolata di Brescia dove, nonostante divesri preti siano coinvolti in episodi di pedofilia, la Chiesa non ha mai preso provvedimenti

    Fare un attimo mente locale ci si dovrebbe interrogare su cosa stia accadendo, da anni, al seminario diocesano di Brescia, il “Maria Immacolata”. Perché di immacolato sembra esserci solo il nome, visto il numero di condanne che si susseguono a carico di personaggi che col seminario hanno avuto parecchio a che fare, e decisamente da vicino.

    La storia parte da lontano, ma esplode un primo scandalo nel 2002, quando il vicerettore del seminario, don Luigi Facchi, scompare improvvisamente da Ome, la cittadina in cui svolgeva il proprio ministero. Si viene a sapere in seguito che una mattina molto presto i carabinieri si sono presentati in canonica, e da quel momento il sacerdote non si è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. La denuncia, partita dai genitori di un ragazzino di Gottolengo, suscita una levata di scudi da parte dell’intero paesino in favore del sacerdote. Ma poco dopo don Luigi Facchi patteggia 6 anni per crimini di pedofilia, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Come di consueto, non si hanno notizie di eventuali procedimenti canonici aperti dalla deputata Congregazione per la Dottrina della Fede sul suo conto.

    A sostituire don Luigi come vicerettore al seminario “Maria Immacolata” viene chiamato un giovane, l’appena trentenne don Marco Baresi. Un incarico delicato, quello conferito a don Marco, non solo per le tristi vicende giudiziarie del suo predecessore, ma anche per le responsabilità, insite nel suo compito, di educare e proteggere i giovanissimi seminaristi a lui affidati. Ma il nuovo vicerettore è destinato a mettere nuovamente in imbarazzo la curia bresciana. Il 27 novembre 2007, i carabinieri sono di nuovo alla porta di una canonica, e don Marco Baresi viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni, suo seminarista. Sul computer di don Marco vengono rinvenute tracce di filmati pedopornografici, ma il sacerdote lascia intendere di non essere il solo ad utilizzare quel pc.

    Su istanza della difesa ottiene gli arresti domiciliari. Le attestazioni di solidarietà e di stima si sprecano, dall’amministratore del seminario ai vari prelati. Certo, esiste la presunzione di innocenza, ma per la vittima neppure una parola. Forse proprio in virtù della certezza dell’innocenza del sacerdote la Curia, informata delle indagini in corso sul conto di don Marco da ben 5 mesi prima dell’arresto, non aveva ritenuto necessario sospendere dall’incarico il vicerettore, in modo da evitare che avesse un contatto quotidiano con adolescenti, né il vescovo aveva stimato opportuno nominare un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico.

    In primo grado, don Marco Baresi è condannato a 7 anni e 6 mesi. Ricorso in appello, rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, aula brulicante di parrocchiani con magliette colorate su cui è stampato “freeDON” pronti a sostenere che don Marco è un sacerdote di moralità specchiata e irreprensibile. La Corte d’appello, però, conferma la sentenza di primo grado, e i difensori del sacerdote attendono la pubblicazione della sentenza per presentare ricorso in Cassazione.

    Quello che però risulta veramente incredibile non sono le attestazioni di stima cui si assiste ogni volta che un sacerdote è incriminato e finisce a giudizio, quanto le affermazioni contenute nella lettera al clero bresciano del vescovo Luciano Monari dopo la sentenza di condanna in appello a don Marco Baresi: “Per quanto mi riguarda personalmente, avevo espresso fiducia in don Marco e avevo speranze grandi in una sua assoluzione. Mi affidavo anche al diritto biblico che dice: “Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o tre testimoni.” Naturalmente il diritto moderno usa altri parametri; il testo del Deuteronomio non invalida la diversa valutazione dei giudici, ma mi spinge a custodire una cautela grande.”

    E meno male che il diritto moderno usa altri parametri, perché l’abuso sessuale non è un reato che, in genere, si commetta su pubblica piazza, ed è difficile trovare testimoni che siano stati presenti al momento dei fatti. Se fosse per la legge biblica del Deuteronomio, tutti i pedofili se ne andrebbero in giro liberi e indisturbati. Ovviamente il vescovo preferisce ricorrere al Vecchio Testamento piuttosto che prendere atto del fatto che esiste una giustizia statuale, non amministrata da ecclesiastici, non fondata su versetti biblici, alla quale anche i religiosi sono sottoposti. Indipendentemente dalla “grande cautela” con cui il prelato accoglie la “diversa valutazione dei giudici” che hanno pronunciato una sentenza basata sul Codice Penale piuttosto che sulla Bibbia.

    Peccato che il prelato nulla abbia detto della recentissima condanna, la terza, di un altro sacerdote, anche quest’ultimo transitato per il seminario di Brescia, di cui era stato vicerettore e padre spirituale dal 1991 al 1998, prima di don Luigi Facchi. Il sacerdote si chiama Claudio Ballerini, classe 1961, dal 1998 parroco di Lodrino, sempre in provincia di Brescia. Nel 2002 si era preso una multa per esibizionismo, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese. Fu trasferito in Umbria, presso la Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza “per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”. Che però non sembra essere stato di utilità, considerando che nel 2008 don Claudio è di nuovo rinviato a giudizio su denuncia di due sedicenni: in piazza Partigiani, proprio a Perugia e proprio durante il “processo di rafforzamento dell’identità”, il sacerdote si era abbandonato a plateali atti di autoerotismo. Il 30 marzo di quest’anno il giudice l’ha condannato ancora una volta a sei mesi di reclusione.

    Difficile credere alle coincidenze quando gli ultimi tre vicerettori di un seminario risultano coinvolti in casi di abusi sessuali. Eppure nessuna indagine è stata aperta dal Vaticano sul “Maria Immacolata”, per accertare la sicurezza dei bambini e dei ragazzi, sebbene fosse doverosa dopo quanto accaduto. E intanto al seminario bresciano è partito il “campo vocazionale” estivo, riservato a ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, un’esperienza di cinque giorni a Corteno Golgi, “per conoscere meglio Gesù e la sua chiamata”. Non c’è da biasimare i genitori se l’adesione non è stata eccezionale.

    Vania Lucia Gaito

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/viaggio-nel-seminario-dove-i-vicerettori-commettono-abusi-sessuali/34976/

  • “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane

    “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane

    La Corte Suprema Usa non accoglie un ricorso della Santa Sede: “Il Vaticano non ha immunità”. Parla il legale delle vittime dei sacerdoti: “La decisione di Washington è un’enorme vittoria. Non penso sia possibile processare il Pontefice, ma cercherò di ottenere la sua deposizione”
    dal nostro inviato ANGELO AQUARO

    “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane L’avvocato Jeff Anderson

    NEW YORK – L’aveva promesso e lo farà: “Porterò il Papa in tribunale”. Ma nel giorno in cui raccoglie la vittoria 1 – “E’ caduto un nuovo muro di Berlino” – Jeff Anderson, 62 anni, l’avvocato delle vittime dei preti negli Stati Uniti, l’uomo che scoprì che anche sua figlia fu abusata da un ex sacerdote, pensa per prima cosa alla prossima mossa: una “missione in Italia” per raccogliere le deposizioni dei cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, che lui ritiene responsabile del cover up, della copertura, dell’insabbiatura dello scandalo pedofilia.

    Avvocato, la Corte Suprema non accoglie l’appello del Vaticano. Il suo processo più andare avanti.
    “E’ una grande vittoria, una vittoria enorme. Per la storia degli abusi sessuali dei preti è la caduta del muro di Berlino, la caduta della separazione tra la Germania Est e la Germania Ovest, tra l’Est e l’Occidente… “.

    Ma che cosa vuol dire in concreto?
    “E’ una enorme vittoria legale. Per le vittime di questi crimini è una straordinaria opportunità di avere finalmente giustizia. E di far sì che il Vaticano venga ritenuto responsabile per la sua negligenza: per la sua criminale negligenza. E per il suo ruolo nella copertura dei crimini dei preti”.

    Eppure non c’è stata sentenza. La Corte si è limitata a non accogliere l’appello del Vaticano.
    “Ma è una vittoria enorme che la Corte ci abbia dato il semaforo verde, finalmente il via libera: dopo otto anni di impedimenti sollevati dall’inizio della causa, nel 2002, dopo otto anni di ostacoli”.

    Davvero a questo punto pensa di portare, come ha annunciato, Papa Ratzinger alla sbarra?
    “Sì, questa è una delle cose che faremo. Ma prima cominceremo dal cardinale Sodano e dal cardinale Bertone. Al Papa ci arriveremo. Non voglio certo cominciare da lì: voglio prima raccogliere le loro deposizioni in particolare. Perché loro – uno come segretario di Stato, l’altro come Capo del collegio cardinalizio, sono stati i top guys, i personaggi chiave”.

    Perché proprio loro?
    “Perché nelle loro posizioni sono stati al centro delle coperture per un lungo periodo. Così come lo fu il cardinale Joseph Ratzinger, l’attuale Papa Benedetto, quando aveva responsabilità nella Curia. Lui adesso è il capo supremo e non partirò nell’inchiesta da lui: ma ci arriverò”.

    Come farà a raccogliere queste deposizioni? Pensa di organizzare degli interrogatori in Italia?
    “Sì, dovremo andare in Vaticano, organizzeremo le deposizioni, organizzeremo una missione”.

    Primo passo, lei dice, Bertone e Sodano. Per arrivare a portare sotto processo il Papa?
    “Guardi, cercheremo come ho detto di avere la deposizione anche del Papa. Io non penso che sarà possibile processare il Papa in quanto Papa: ma il Vaticano sì. Per la prima volta avremo la possibilità di fare un processo, qui negli Usa, in cui il Vaticano può essere considerato responsabile nella copertura di quei crimini che sono gli abusi dei preti. E’ soltanto una decisione che riguarda un caso ma apre la porta ad altri casi e soprattutto al principio di responsabilità. E questa è la cosa più importante”.

    Come si è sentito appena avuta la notizia della decisione della Corte Suprema?
    “Estasiato…”.

    (29 giugno 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/29/news/avvocato_vittime_pedofili-5238694/

  • Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità
    Nessun ostacolo per processo al Vaticano
    Il ricorso alla Corte era stato presentato dalla Santa Sede invocando il diritto all’immunità degli Stati sovrani, su cui anche l’amministrazione Obama si era pronunciata a favore

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    WASHIGTON – Il Vaticano è civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori dopo che la Corte Suprema Usa ha rifiutato di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede. Scegliendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un prete pedofilo dell’Oregon, la massima istanza giudiziaria statunitense ha confermato la precedente decisione di una Corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede. Era stata proprio questa decisione che aveva spinto il Vaticano a andare alla Corte suprema, che ora, rifiutandosi di affrontare il caso, ha reso definitiva la decisione della Corte d’appello. Prima che un rappresentante del Vaticano possa essere chiamato a testimoniare, il tribunale dovrà decidere se il Vaticano stesso possa essere considerato “datore di lavoro” del sacerdote abusatore.

    All’origine del caso la denuncia di una vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, contro un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – che nel ’65 lo avrebbe molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. La vittima accusa quindi il Vaticano di non avere ridotto allo stato laicale il religioso, o di non averlo quantomeno punito o allontanato. La Santa Sede aveva presentato un ricorso contro la causa mossa dall’anonimo invocando l’immunità che spetta agli Stati sovrani.

    In primavera, quando fu presentato ricorso, la Corte Suprema aveva chiesto il parere del governo Usa, il cui parere era che la Santa Sede godeva di immunità anche in questo caso e che i suoi leader, primo fra tutti il Papa, non potevano essere interrogati. Il diritto all’immunità era stato però respinto nel corso di vari gradi di giudizio fino alla Corte d’Appello di Sacramento secondo cui esistevano sufficienti elementi di connessione tra Ronan e il Vaticano da considerare il sacerdote un dipendente della Santa Sede.

    Ora la Corte Suprema, scegliendo di non pronunciarsi in merito all’immunità, ha deciso di non fermare l’azione legale in cui la Santa Sede è accusata di aver ripetutamente trasferito il prete da città a città nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. L’azione legale considera il Vaticano corresponsabile dei suoi abusi perché lo ha spostato dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland nonostante fosse a conoscenza delle accuse contro di lui.

    “Ringraziamo i giudici per il coraggio con cui hanno lasciato che l’azione legale vada avanti”, ha detto Jeff Anderson, l’avvocato che accusa il Vaticano. “L’azione della Corte è una risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti alle molestie sessuali dei preti che finalmente avranno una chance di avere giustizia, la possibilità di chiudere le ferite”, ha aggiunto.

    L’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, avrebbe invece preferito risolvere la questione a livello della Corte Suprema, “ma la decisione di oggi non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge”. Lena ha ricordato che su questo punto l’amministrazione Obama aveva dato ragione alla Santa Sede: “I giudici di Washington hanno valutato che il caso non meritava di essere esaminato al loro livello per ora”.

    (28 giugno 2010)
    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/28…ticano-5223874/

  • Savona: don Lu presto chiamato a deporre in aula

    Savona: don Lu presto chiamato a deporre in aula

    Sarà chiamato a deporre in aula don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio da cinque mesi in carcere con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 12 anni. Ma non è ancora dato sapere quando verrà convocato a palazzo di giustizia dove oggi si è svolta, a porte chiuse, la seconda udienza (si è conclusa pochi minuti fa ndr) con la sfilata dei primi dieci testimoni: il nonno, la zia e il suo findanzato, poi cinque tra agenti e funzionari di polizia, quindi due psicologi, il primario del Gaslini Enzo Casari e la collega Giovanna Cenci. Se il sacerdote si presentera’ in aula dipenderà dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale. Oggi invece si è assistito ad un lungo interrogatorio per il nonno e la zia della dodicenne che ancora oggi cercano di alleviare le sofferenze della nipote. Non e’ stata ascoltata invece la madre, ma sono stati ascoltati gli inquirenti che hanno spiegato come si è dipanata l’indagine prima del clamoroso arresto di dicembre. Tutto era iniziato dalla segnalazione degli specialisti del Gaslini che avevano sentito la bambina. Secondo l’avvocato del sacerdote, Alessandro Chirivì: “Non sono emerse novità rispetto a quegli elementi di cui eravamo a conoscenza. Tutti i testi non sono stati ascoltati in ordine cronologico rispetto agli eventi”.

    Lunedì 31 Maggio 2010 ore 14:09

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=77485

    Don Lu chiamato a deporre
    31 maggio 2010

    Sarà chiamato a deporre in aula don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio da cinque mesi in carcere con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 12 anni. La data è ancora da definirsi. Oggi a palazzo di giustizia si è svolta a porte chiuse la seconda udienza con la deposizione dei primi dieci testimoni: il nonno della ragazzina, la zia e il suo fidanzato, poi cinque tra agenti e funzionari di polizia, quindi due psicologi, il primario del Gaslini Enzo Casari e la collega Giovanna Cenci. Se il sacerdote si presenterà in aula dipenderà dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale.

    Oggi, invece, si è assistito ad un lungo interrogatorio per il nonno e la zia della dodicenne. Non è stata ascoltata invece la madre, ma sono stati sentiti gli inquirenti che hanno spiegato come si è dipanata l’indagine prima del clamoroso arresto di dicembre. Tutto era iniziato dalla segnalazione degli specialisti del Gaslini che avevano sentito la bambina. Secondo il legale del sacerdote, avv. Alessandro Chirivì, «non sono emerse novità rispetto a quegli elementi di cui eravamo a conoscenza. Tutti i testi non sono stati ascoltati in ordine cronologico rispetto agli eventi».

    31 maggio 2010 delle ore 15:22

    Processo “Don Lu”, secondo la parte civile “la struttura accusatoria è solida”

    Savona. Erano da poco passate le 14 quando anche l’ultimo dei testimoni chiamati a testimoniare nel processo che vede imputato Don Luciano Massaferro ha lasciato l’aula numero 4 del secondo piano del Palazzo di Giustizia di Savona. Di lì a pochi minuti è quindi calato il sipario anche sulla seconda udienza del processo al sacerdote alassino e i giudici del collegio, il sostituto procuratore Alessandra Coccoli e gli avvocati, sia della parte civile che dell’accusa, hanno abbandonato l’aula.

    “Oggi abbiamo gettato le basi per il processo e, a mio parere, la struttura accusatoria è abbastanza solida”. E’ questo il primo commento, a “caldo”, rilasciato dall’avvocato Mauro Vannucci che tutela gli interessi della piccola e della sua famiglia. “Questa mattina abbiamo sentito gli operatori della polizia giudiziaria, la famiglia della piccola, la dottoressa Lenci (psicologa del Gaslini), e il dottor Casari (primario di psicologia del nosocomio genovese), ovvero i soggetti dai quali è nata la notizia di reato, sia direttamente che indirettamente” ha aggiunto il legale della parte civile.

    “Posso dire che l’impianto è solido perché sono state confermate le risultanze delle indagini preliminari, le stesse che erano emerse anche nel corso dell’incidente probatorio” ha proseguito Vannucci che sulle deposizioni dei parenti della piccola ha commentato: “Potete immaginare per una persona che entra per la prima volta in tribunale quale possa essere la situazione psicologica. Il nonno e la zia sono due persone che hanno sempre svolto un ruolo preminente nell’ambito della famiglia e quindi hanno dovuto spiegare anche i minimi particolari e le sfumature che possono sembrare irrilevanti ma che il collegio ha voluto far emergere proprio al fine di accertare la verità”.

    “La bambina sta meglio anche perché piano piano sta uscendo fuori dalla vicenda del processo. Questo favorisce la piccola a riprendere lentamente i suoi rapporti sociali” ha spiegato l’avvocato Vannucci che alla domanda sulla futura presenza in aula dell’imputato ha risposto: “Don Luciano dovrà comparire perché la difesa ha chiesto il suo interrogatorio, adesso non si può dire ancora quando ma certamente verrà sentito”.

    Più cauto l’avvocato Mauro Ronco che con il collega Alessandro Chirivì difende Don Luciano: “Ciascuno fa le sue valutazioni, non si può adesso fare la cosa contraria perché sembrerebbe proprio il gioco della parti. Direi che mass-mediaticamente sarebbe conveniente dire questo ma dal punto di vista della mia serietà professionale penso che sia opportuno non fare nessun commento. Si tratterà di vedere nello sviluppo del processo come vanno le cose e quali sono i buchi neri nell’impianto accusatorio”.

    “I familiari della bambina hanno ricordato quello che la piccola ha detto loro e quindi è stato piuttosto laborioso, tenendo presente che si tratta del nucleo dell’accusa. Non mi pare ci sia però nulla di nuovo” ha aggiunto Ronco che sulla presenza dei giornalisti ha detto: “Preferirei che non ci fossero le telecamere a seguire questo processo sia per il sacerdote, che ha un grande bisogno di essere sereno e tranquillo, e lo sta dimostrando nella sua vita carceraria, ma anche per la bambina”.

    “In definitiva tutta questa pubblicità finisce per gravare sulla bimba e ad aumentare le aspettative di accusa da un lato. Perché come si fa poi ad assolvere quando una bambina è stata messa in gioco così pesantemente? Credo che effettivamente meriti di essere protetta in modo migliore. Quindi da due punti di vista vorrei che non ci fosse così tanta attenzione dei media. Ormai Don Luciano è stato messo in croce e quindi lui offre questo sacrificio a Dio, accettando questa ingiustizia. Ma tutta questa attenzione dilatata davvero mi spiace per la bambina. Più si diffonde questa notizia più la bimba viene messa in gioco e poi perché, lo ribadisco, più si coltiva la tendenza pubblica a dire ‘condanniamo’ e più si danneggia il nostro assistito” conlcude l’avvocato del sacerdote alassino.

    Prossimo passaggio del processo il 14 giugno quando, nell’aula savonese, saranno sentiti altri quindici testimoni chiamati dall’accusa

    www.ivg.it/2010/05/31/processo-don-…toria-e-solida/

     

  • Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Il prof-prete pedofilo venerdì dai magistrati. Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici
    Caterina Proietti

    MILANO 26/05/10 – 08:58
    Sarà interrogato il 28 dal Gip di Milano l’anziano sacerdote finito in carcere con l’accusa di aver abusato di un 13enne. 73 anni, ex docente dell’Università Cattolica, don Domenico Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici e difensore dei diritti dei gay.

    Nella sua abitazione la squadra Mobile di Milano avrebbe trovato materiale pedopornografico. Ieri, il segretario generale della Conferenza episcole, Mariano Crociata, aveva rivelato che ci sono stati cento casi di preti pedofili in 10 anni. Sugli abusi – aggiunge mons. Crociata – è stato avviato un processo canonico ma non servono commissioni speciali. Il riferimento dell’esponente della Cei è a quanto avvenuto in Germania, Austria, Belgio, Olanda.

    Pedofilia/ Arresto Lodi, vescovo: Amarezza, fiducia in magistratura
    Don Pezzini da anni ’80 si dedicava a cura pastorale omosessuali
    postato 48 min fa da APCOM

    “Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa”. Così, in una nota della Diocesi di Lodi, il vescovo della città monsignor Giuseppe Merisi ha commentato l’arresto del sacerdote (reso noto ieri) per il reato di pedofilia. “Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti”. Oggi il quotidiano diocesano ricorda che don Pezzini è stato autore di numerose e apprezzate pubblicazioni di letteratura medioevale, già docente di lingua inglese all’Università di Sassari e già ordinario di linguistica inglese all’Università di Verona. Fin dagli anni Ottanta don Pezzini si era dedicato alla cura pastorale degli omosessuali: è stato tra i promotori del ‘Gruppo del Guado’ nato nel 1980 in collaborazione con un centro valdese; nel 1986 aveva fondato il gruppo ‘La Fonte’.

  • L’ex segretario di Stato Sodano, accusato di insabbiamento, pronto a dimettersi. Chiesto concistoro speciale

    L’ex segretario di Stato Sodano, accusato di insabbiamento, pronto a dimettersi. Chiesto concistoro speciale

    Per i pedofili paga l’uomo di Wojtyla
    L’ex segretario di Stato Sodano, accusato di insabbiamento, pronto a dimettersi. Chiesto concistoro speciale da 28 cardinali

    È un momento tra i più delicati del papato di Benedetto XVI: dalle chiese di mezzo pianeta è infatti appena giunta al Santo Padre la richiesta riservatadi un concistoro straordinario sulla pedofilia. Venti cardinali diocesani, ovvero presidenti di conferenze episcopali mondiali e altri 8 porporati mettono in mora l’attuale segreteria di Stato, rimarcando come la Curia abbia mal gestito le segnalazione che via via arrivavano dagli episcopati sui casi di abusi sessuali. E chiede che se ne discuta in concistoro.
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    È dai tempi dell’Ambrosiano di Roberto Calvi, dello Ior dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus che non si tiene un concistoro straordinario su tematiche così spinose.

    È dai tempi dell’Ambrosiano di Roberto Calvi, dello Ior dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus che non si tiene un concistoro straordinario su tematiche così spinose. In genere le riunioni straordinarie affrontano tematiche più ampie come la riforma della Curia romana o il giubileo. Eravamo infatti nel novembre del 1982, cinque mesi dopo l’omicidio Calvi, quando presenti 97 cardinali nell’aula del Sinodo si tenne il concistoro straordinario sulla “Situazione finanziaria della Santa Sede e la vicenda Ior-Banco Ambrosiano”. Mesi dopo, nel maggio del 1984 a Ginevra Marcinkus e il fido monsignor Donato De Bonis firmarono il famoso assegno di “contributo volontario” per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel dissesto della banca della finanza bianca del nord.

    Se Benedetto XVI accogliesse la richiesta saremo di fronte a un fortissimo segnale di svolta rispetto ai silenzi, agli imbarazzi, alle coperture che per troppi anni gli abusi sessuali hanno goduto. La lettera, due pagine con le firme di tutti i cardinali, è arrivata al papa circa un mese fa subito dopo la visita ad limina dei vescovi tedeschi e belgi. Una richiesta che non sembra aver stupito o preso in contropiede il palazzo Apostolico visto che proprio alla chiesa territoriale Benedetto XVI si è sempre rivolto negli appelli e nelle sue dichiarazioni per affrontare più che superare questi scandali.

    Richiesta onesta

    Con i dovuti toni oltre a muovere critiche alla gestione della Curia, a sottolineare la scelta di più ampia collaborazione avviata con le autorità giudiziarie civili, i cardinali diocesani accolgono quindi l’appello del Papa di essere forza viva della Chiesa e dimostrano così di essere reattivi, denunciando le inefficienze. La lettera non è figlia di uno scontro tra forze e correnti in Vaticano ma viene dalla chiesa di tutti. È un segnale troppo forte per cadere nel vuoto e con ogni probabilità Benedetto XVI accoglierà la richiesta aprendo ancora alla stagione delle riforme.
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    Proprio in questi giorni filtra da Oltretevere la notizia delle prossime dimissioni del cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio

    Del resto il processo sembra ormai inarrestabile. Proprio in questi giorni filtra da Oltretevere la notizia delle prossime dimissioni del cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio, una posizione che nei protocolli e nei cerimoniali si antepone addirittura a quella del segretario di Stato. Ebbene, le ultime dichiarazioni di Sodano, di apparente sostegno a Benedetto XVI, le accuse che gli sono piovute addosso di aver coperto degli scandali sessuali, portano l’ex segretario di Stato di Karol Wojtyla in una posizione di oggettiva difficoltà e minoranza.

    Agli inizi di maggio, era stato l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, amico personale del pontefice, ad accusare pubblicamente Sodano di aver insabbiato le verifiche sulle accuse di pedofilia attribuite all’allora capo della diocesi viennese Hermann Groer.

    Schoenborn attacca

    L’amico di Ratzinger imputava anche a Sodano di aver offeso le vittime degli abusi sessuali quando aveva liquidato come “chiacchiericcio” lo scandalo. Schoenborn aveva interpretato le parole di Sodano come «una pesante offesa per le vittime» facendo intuire come la posizione del decano dei cardinali fosse ormai incompatibile con la carica che ricopre nel Vaticano di Benedetto XVI. Sodano viene dato per dimissionario già nel concistoro ordinario del prossimo dicembre, subito dopo il suo compleanno con 83 candeline.
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    Sodano viene dato per dimissionario già nel concistoro ordinario del prossimo dicembre, subito dopo il suo compleanno con 83 candeline.

    Anche queste sarebbe una novità storica. Sarebbe il primo cardinale, figura di potere e vertice nella gerarchia vaticana, a pagare in modo eclatante lo scandalo della pedofilia pur non essendosi macchiato personalmente di questo reato. «È un momento di oggettivo disorientamento», afferma una fonte vaticana, «e solo con una conduzione decisa e con rotture nette con il passato, si può riaffermare la centralità della Chiesa e superare gli scandali che la stanno tormentando».

    gianluigi.nuzzi@libero-news.eu

    21/05/2010

    http://www.libero-news.it/news/416766/Per_…i_Wojtyla_.html

  • Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano, informare anche delle indagini

    Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano, informare anche delle indagini

    Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano

    Nel decreto legge che stabilisce regole più severe per l’utilizzo e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche l’attenzione del governo si rivolge anche alla Santa sede. Uno dei punti approvato nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 gennaio, infatti, prevede ulteriori cautele nel caso che, il personaggio intercettato sia un religioso.

    In particolare il comma 24 dell’articolo 1 del ddl intercettazioni approvato in commissione Giustizia del Senato stabilisce che “se un pubblico ministero intercetta o indaga un uomo di Chiesa deve darne immediato avviso al Vaticano”.

    Durante la seduta notturna della commissione sono stati bocciati gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma dal testo. L’opposizione ha protestato contro tale misura. “Perché un privilegio del genere – ha chiesto il senatore del Pd Vincenzo Vita – deve essere previsto solo per i cattolici? Si crea una discriminazione importante sulla quale non siamo d’accordo”.

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/intercettare-prete-vaticano-382620/

    Ok alla norma “D’Addario” e a quella “Salva Iene”, le “talpe” rischian da 1 a 6 anni di carcere

    La Commissione giustizia del Senato accelera e dà il via libera in nottata a numerose norme ’calde’ del disegno di legge sulle intercettazioni. Nel corso della lunga seduta notturna hanno ricevuto l’ok la cosidetta norma ’D’Addario’ – che prevede che nessuno possa effettuare registrazioni senza il consenso di tutte le parti interessate – e le norme sul diritto di cronaca, ribattezzate ’Salva-Iene’: il giornalista professionista che effettuerà riprese e registrazioni nell’ambito di attività di stampa o di cronaca sancite solennemente dall’articolo 21 della Costituzione non rischierà alcuna condanna. Non si potranno fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti è le ’talpe’ che rivelino atti o notizie del processo coperti da segreto rischiano da uno a 6 anni di carcere. Inoltre chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potra’ essere punito con il carcere da 6 mesi a tre anni. Passa anche la norma che rafforza l’obbligo già esistente per il pm di informare le gerarchie ecclesiastiche qualora ad essere indagato e intercettato sia un sacerdote o un vescovo: in quest’ultimo caso, il “pm invia l’informazione al cardinale segretario di Stato”. Sul tavolo resta da definire un altro punto ’caldo’ del ddl, quello relativo all’inasprimento delle pene per i giornalisti.