Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • (Don) Gelmini a processo può contare su una valigia di denaro da Berlusconi

    (Don) Gelmini a processo può contare su una valigia di denaro da Berlusconi

    (Don) Gelmini: sotto processo, può contare su una valigia di denaro da Berlusconi con la benedizione del sindaco di Amelia

    AMPLIATA LA COMUNITÀ DI AMELIA: ACQUISTATI 25 ETTARI DAL COMUNE GUIDATO DAL CENTROSINISTRA

    Berlusconi «rilancia» l’amico Pierino Al prete inquisito l’unica chiamata natalizia del Cavaliere. Che gli ha donato fondi per una comunità in Thailandia

    «Don Pierino stai sicuro che vai via con una valigia piena come si deve». Per rilanciare, poi: «Ora che te ne parti per la Thailandia ci penserò io a provvedere al tuo viaggio» .La valigia è piena.

    ROMA — Ieri, certo, gli mancava il «Don» davanti al nome, almeno in via ufficiale. E durante la tradizionale messa di Santo Stefano nel suo Molino Silla, ad Amelia, è dovuto rimanere in un angolo, stretto nella sua tonaca da chierichetto, non più da prete. Ma poi basta. Anzi, molto di più. Pierino Gelmini è tornato in pista, con la sua verve rinvigorita e le parolacce che gli scappano fra i sorrisi per dar colore alle sue prediche, laiche, per carità, ma ancora più sferzanti che prima. Prima delle accuse. Prima che, un giorno d’estate dello scorso anno, la procura di Terni tirasse fuori dai faldoni una raffica di capi d’accusa contro Don Pierino Gelmini, oggi 84 anni, da oltre 45 anni a capo delle sue Comunità Incontro, roba di assistenza a tossicodipendenti e disperati. Accuse pesanti: molestie sessuali ai ragazzi della sua comunità. Uno, due, sette, dieci. Cinquanta accusatori. Il processo è ancora in piedi, Pierino Gelmini è stato rinviato a giudizio. Ma è dal marzo scorso, ormai, che l’udienza preliminare si trascina tra rinvii e dilazioni. E Pierino Gelmini sembra aver messo tutto già alle spalle. Se lo scorso Santo Stefano fu un brutto Santo Stefano per il Don che aveva ancora la tonaca (poi lasciata per non abbandonare la guida della comunità), quest’anno la festa per le dimissioni annuali dei ragazzi di Amelia non ha avuto soltanto l’enfasi e la ribalta dell’unica telefonata natalizia pubblica del presidente del Consiglio. Nuovi terreni per Pierino Gelmini: 25 ettari comprati per quasi un milione di euro direttamente dal comune di Amelia, con la benedizione del sindaco Giorgio Sensini, di centrosinistra. Archiviati nella storia i tempi delle battaglie con l’allora sindaco Luciano Lama (nel più tradizionale stile Peppone e Don Camillo), oggi Pierino Gelmini può ospitare in prima fila alle sue manifestazioni il nuovo sindaco Sensini. E vantare l’apertura di due nuove comunità nel Lazio, una in provincia di Frosinone. «Verrò ancora a bussare per chiederti qualcosa», ha detto ieri Pierino al telefono con un Berlusconi che non si è fatto certo pregare: «Don Pierino stai sicuro che vai via con una valigia piena come si deve». Per rilanciare, poi: «Ora che te ne parti per la Thailandia ci penserò io a provvedere al tuo viaggio» .La valigia è piena. La festa impazza. Anche un piccolo concerto ieri dal palco della Comunità Incontro, Amedeo Minghi e la voce di Rita Forte, subito dopo i discorsi di Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri, ospiti fissi di Pierino Gelmini, sempre. E poi le corse sul palco e le commozioni dei ragazzi che hanno finito il percorso nella comunità: Pierino Gelmini ha carezze e parole per tutti. E una battuta per i giudici: «Sono sempre parziali, non sanno bene quello che fanno». Ma non lo hanno fermato. Andrà in Thailandia per aprire altre due nuove comunità Pierino Gelmini (oltre alle 260 che ha già in giro per il mondo), mentre dalla sua Amelia sta lavorando ad un progetto di rete satellitare planetaria, un network della solidarietà che metterà nelle mani di Alessandro Meluzzi. «Ho intenzione di lanciare anche una grande campagna contro la droga », spiega Pierino Gelmini che non avrà più il «Don», non l’abito dei sacramenti. Ma che ha messo su un milione di punti luce per addobbare la collina davanti alla sua comunità con una scritta, neanche fosse Las Vegas: «Abbiamo un sogno, realizziamolo». Corriere della Sera Alessandra Arachi 27 dicembre 2009

    http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/654

  • Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore

    Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore

    Scritto da Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio
    lunedì 21 dicembre 2009

    lattanzio_nunzia.jpgNella mia veste di Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, in relazione all’ormai nota vicenda che vede coinvolto don Felix Cini, destinato da alcuni mesi a questa parte dagli Uffici ecclesiastici a coadiuvare il parroco di Cercemaggiore, osservo che dal tenore delle imputazioni contestate al sacerdote, di oggettiva gravità – riportate nella sentenza di patteggiamento resa pubblica da un comitato di cittadini – e tenuto conto del coinvolgimento di giovani vite evidentemente tradite nella loro innocenza in un momento delicatissimo del loro sviluppo, si imponga una severa valutazione di quanto accaduto.

    L’episodio grave ed increscioso, da me già segnalato alla locale Stazione dell’Arma e alla competente Autorità religiosa, ha prodotto l’inevitabile senso di disperazione tra la gente e in special modo tra i genitori dei bambini che sono soliti frequentare l’ambiente parrocchiale del piccolo paese della provincia di Campobasso.Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sancito dal buon senso civico, dalla nostra Carta costituzionale e dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, Carte di diritto nazionale ed internazionale che ho l’obbligo di monitorare nella loro applicazione nella regione Molise.

    Ricordo a me stessa che “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa” (art. 11, c. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), e che pertanto.

    Pur non contestando in alcun modo le decisioni delle Autorità ecclesiali, e riconoscendo anzi l’opportunità di concedere concrete possibilità di recupero a tutti coloro operanti nell’Ecclesia che vengono interessati da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, evidenzio che nel caso portato all’attenzione dalle cronache non può assumere alcuna rilevanza la circostanza dell’essere il provvedimento con cui è stata irrogata la sanzione una sentenza di patteggiamento. Detto istituto mal si concilia infatti con la volontà da parte del soggetto interessato di voler pervenire ad un accertamento nel merito delle accuse e ad un’auspicata sentenza di piena assoluzione.

    Ciò non è accaduto e tale elemento avrebbe probabilmente dovuto condurre ad assegnare al sacerdote, così intimamente coinvolto in una vicenda che di certo lo ha visto parte attiva, funzioni del tutto diverse che non prevedessero contatti diretti con la comunità dei bambini e degli adolescenti.

    Non va sottaciuto che il Codice di Diritto Canonico, al canone 1395, paragrafo 2, prevede in tali casi, sia pure come misura estrema, addirittura la dimissione dallo stato clericale.

    Auspico pertanto che quanto deciso dagli Organi della Chiesa possa essere rivisitato nel superiore interesse dei minori, delle loro madri e dei loro padri, i quali hanno il diritto di vivere ed esercitare le difficili funzioni genitoriali in clima di assoluta serenità – non inquinato da ‘ombre’ di nessun genere.

    Ritengo che Don Felice Cini, colpevole per i gravi delitti ascrittigli debba astenersi da ogni servizio pubblico che gli consenta di avviare relazioni interpersonali con Minori di età; sarebbe quindi auspicabile che l’Uffizio religioso assegni a lui e a tutti i preti coinvolti in episodi di violenza sessuale o maltrattamenti a danno di bambini e adolescenti impieghi di gestione delle biblioteche o degli archivi ecclesiali.

    Nunzia Lattanzio

    • testo del canone 1395:

    Can. 1395 – §1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l’ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale.

    §2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione.

  • CERCEMAGGIORE – Il sacerdote è stato condannato nel 2004

    CERCEMAGGIORE – Il sacerdote è stato condannato nel 2004

    Prete pedofilo Continua a dire messa

    CERCEMAGGIORE – Il sacerdote è stato condannato nel 2004

    Condannato per episodi di pedofilia ma nel pieno delle sue funzioni. Sacerdotali.
    Da ieri mattina la sentenza di condanna emessa, a seguito del patteggiamento della pena, dal gup Armando Mammone, è all’Ufficio Protocollo del Comune di Cercemaggiore, dove il parroco effettivamente vive e guida la comunità religiosa del paese.

    Lui, don Felix Cini, ha 50 anni. Nato a Malta il 9 luglio del 1960, è arrivato in Italia dove attraverso il consueto percorso di studi e di fede è diventato sacerdote.
    Nel 2003 la vicenda che lo ha visto coinvolto e che ha lacerato la comunità di un piccolo centro alle porte di Grosseto, Sasso d’Ombrone del Comune di Cinigiano.

    Lo hanno arrestato, il 16 aprile 2003, nella sede della comunità dove risiedeva. Da quel giorno agli arresti domiciliari, a seguito di una ordinanza di custodia cautelare in carcere che si fondava su accuse gravissime, impensabili per un uomo di Chiesa.
    «Approfittando della sua qualità di sacerdote, parroco e catechista presso la parrocchia “Madonna di Lourdes” sita nella frazione di Arcille di Compagnatico in più occasioni compiva atti sessuali su bambini minori infraquattordicenni a lui affidati, in particolare li toccava nelle parti genitali e sui glutei». Non solo, «si procurava e disponeva di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di minori di anni 18».

    La stessa lacerazione vissuta dalla comunità dove quegli episodi sono accaduti, e per i quali il sacerdote ha dovuto scontare 2 anni e 6 mesi di reclusione grazie al patteggiamento chiesto dai legali Bruno Leporatti e Paolo Bastianini di Grosseto, adesso sconvolgerà la vita delle anime che vivono a Cercemaggiore, che hanno creduto di far crescere i propri figli in un’oasi di serenità e tranquillità, al riparo dalle insidie del mondo. Don Felix Cini avrebbe trascorso gli anni della condanna a Malta, avrebbe anche sostenuto un difficile percorso di riabi litazione e poi, tornato in Italia, avrebbe passato molto tempo nel convento di Sant’Elia a Pianisi. L’incarico di supportare l’anziano parroco di Cercemaggiore lo ha restituito alla vita religiosa in maniera non compiuta fino a quando il parroco reggente la parrocchia si è ammalato e lui si è ritrovato a dover fare tutto. Celebrare messa, tenere lezioni di catechismo agli adolescenti che dovranno ricevere il sacramento della Cresima.

    Un uomo alto, ben piazzato e dai lineamenti mediterranei, don Felix, un anno e mezzo fa è stato accolto a Cercemaggiore con l’affetto che ogni comunità, soprattutto piccola, riserva al parroco. Che diventa il confessore, l’aiuto nel momento del bisogno, l’ancora di salvezza e la sicurezza di aver affidato gli affetti più esclusivi i figli alle mani giuste.
    Ma don Felix non sembrava amare molto i bambini, gli adolescenti. Se ne teneva alla larga, con atteggiamento quasi scostante. E forse proprio questa stranezza deve aver innescato le perplessità di chi, un giorno, navigando su internet ha scoperto una verità che non avrebbe mai voluto leggere.

    «Due anni e sei mesi per don Felice Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto. Il processo è durato due anni, alla fine l’imputato ha patteggiato davanti al gup Armando Mammone. Durante l’inchiesta sono stati ascoltati 17 bambini tra i 10 e i 14 anni», la notizia che compare immediatamente solo digitando il nome del sacerdote che vive ed è la guida spirituale di Cercemaggiore. In molti avrebbero chiesto delucidazioni al sindaco, all’arcivescovo. La parola d’ordine è perdonare, del resto il sacerdote ha già espiato la sua pena. Ma anche tentativi di nascondere la verità, con minacce di que rele per diffamazione. Ma è tutto vero, è scritto nero su bianco. E’ una sentenza di un Tribunale. Che porta il numero 212 del 2004, che è stata depositata il primo luglio del 2004. Nelle motivazioni della sentenza si legge che «non ci sono perizie che stabiliscono gli effetti sulle vittime ma che nella generalità hanno mostrato turbamento per le attenzioni subite che potrebbero essere causa di patologie psicologiche e psichiche di carattere permanente ovvero influire sullo sviluppo psichico e sessuale dei bimbi abusati».
    E ancora: si dispone «l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela». La sentenza è diventata irrevocabile il 23 settembre del 2004. Per la Giustizia italiana. Non per la Chiesa.

    http://www.nuovomolise.net/e_view.asp?S=1&…G=4&M=3&E=12451

  • Il bacio proibito del prete antipedofilia

    Il bacio proibito del prete antipedofilia

    di Sarah Martinenghi
    E´ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di «proteggere i minori».

    Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai. E ieri mattina, durante un´udienza riservatissima e a porte chiuse, è stato condannato: a don Ilario Rolle sono stati inflitti tre anni e otto mesi in abbreviato con l´accusa di «violenza sessuale». Una condanna pesantissima, che va persino oltre alle richieste fatte dalla procura.

    A emettere la sentenza è stato il giudice per l´udienza preliminare Cristiano Trevisan. Il delicato fascicolo era stato assegnato dal procuratore aggiunto Pietro Forno al sostituto Stefano Demontis, che nel corso della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del prete a un anno e otto mesi. Ma il giudice ha ritenuto che l´episodio di cui il prete era accusato fosse grave e che non sussistesse l´ipotesi «lieve» di violenza sessuale sostenuta dalla procura, infliggendo due anni di più rispetto alla richiesta della stessa accusa, forse anche perché dal passato di don Ilario sarebbero emerse altre ombre.

    L´accusa di aver abusato di un minore non è in questo caso intesa come stupro, e non si tratta nemmeno di episodi di palpeggiamento: nel capo d´accusa contro il prete di Venaria non c´è nulla di tutto ciò anche se il reato contestato rientra nella pedofilia. Sarebbe stato «solo» un bacio a far finire don Rolle alla sbarra. Un bacio sulle labbra, però, dato a un dodicenne che frequentava l´oratorio e con cui il prete aveva un rapporto di amicizia e di affetto. E questa è stata proprio la difesa del sacerdote, assistito dall´avvocato Stefano Castrale, che si è proclamato innocente, spiegando che il bambino ha confuso un suo gesto d´affetto, scambiandolo per qualcos´altro, e per effusioni che comunque non sarebbero state così intime.

    Ma quel bambino, assistito dall´avvocato Silvia Navone, secondo l´accusa, non avrebbe avuto alcun motivo per inventarsi di aver ricevuto un bacio dal prete. Lo aveva confidato una volta tornato a casa, parlandone prima con il convivente della madre, e poi con la sua mamma. E la donna aveva deciso di sporgere denuncia in procura, solamente perché venisse accertata la verità. Il giudice ha creduto al piccolo, e oltre a condannare don Ilario Rolle, ha anche disposto una provvisionale di risarcimento alla famiglia.

    L´episodio del bacio sarebbe avvenuto un paio di anni fa, proprio nell´oratorio della parrocchia Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, in cui don Ilario è parroco. Nel corso delle indagini e del processo non sarebbero emersi altri episodi di «violenza» o altri casi di bambini abusati. La procura si è trincerata dietro il silenzio, e nessuno ha voluto commentare la condanna inflitta ieri al sacerdote. L´avvocato difensore Stefano Castrale farà senz´altro appello. Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l´accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori.
    (03 dicembre 2009)

    Don Ilario Rolle è condannato per violenza La difesa: «Il mio è stato un gesto d’affetto»
    Il prete cacciatore di pedofili baciava sulla bocca i bambini
    TORINO 03/12/2009 – A chi gli contestava di essere un pedofilo ha risposto che tra lui e quel ragazzino che lo accusava esisteva solo e semplicemente un rapporto di affetto, nulla di più. Affetto che, evidentemente, il ragazzino doveva aver scambiato per qualcos altro.

    Per un bacio vero e proprio, un bacio sulle labbra. Un gesto che a don Ilario Rolle, il prete cinquantottene che da anni lotta contro la pedopornografia in Internet, è costato ieri mattina una condanna a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minorenne. Un minorenne che all’epoca dei fatti, un paio di anni fa, aveva da poco compiuto 12 anni. Si è concluso ieri mattina, in un’aula del Tribunale di Torino, il processo nei confronti del fondatore dell’Associazione Davide Onlus per la promozione dei diritti dei minori su Internet e dell’ormai celebre sito Internet Davide.it, che mette a disposizione delle famiglie un filtro d’accesso al Web che rende sicura la navigazione e blocca siti illegali e nocivi. «I siti filtrati – si legge sulla home page di Davide.it – (pedofilia, pornografia, violenza, ecc.) sono più di 12 milioni ». «Questo sito – si legge ancora sulla home page – è rivolto ai genitori che vogliono proteggere la navigazione dei propri figli». Ma il paladino della battaglia contro la pedofilia, la pornografia e la pedopornografia è finito a sua volta nei guai per aver abusato sessualmente di un ragazzino di 12 anni mentre si intratteneva con lui all’interno dell’oratorio della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale. Questa, per lo meno, è la tesi sostenuta dalla Procura di Torino, rappresentata in aula dal pubblico ministero Stefano Demontis durante il processo celebrato con rito abbreviato. Pubblico ministero che nei confronti di don Ilario Rolle aveva chiesto una condanna a 1 anno e otto mesi di reclusione. La pena inflitta dal gup Cristiano Trevisan è stata tuttavia più alta, sensibilmente più severa. E per certi versi inaspettata.

    A mettere nei guai il prete anti-pedofilia era stata, due anni fa, una confidenza che un ragazzino, abituale frequentatore dell’oratorio venariese, aveva fatto al convivente della madre. Il ragazzino, di 12 anni, aveva raccontato all’uomo che don Rolle lo aveva baciato sulle labbra mentre era rimasto da solo con lui. «Mi ha dato un baio sulla bocca, non so spiegarmi il motivo ». Il ragazzino era tornato a casa e si era confidato con l’uomo. L’uomo ne aveva quindi parlato con la propria convivente, la madre del dodicenne. E la donna aveva a quel punto deciso di sporgere denuncia nei confronti del prete. Don Ilario Rolle, assistito dall’avvocato Stefano Castrale nel procedimento che si è concluso ieri, si è sempre difeso spiegando che quel ragazzino aveva certamente mal interpretato quel che voleva essere solo e semplicemente un gesto d’affetto, un sincero gesto d’affetto nei confronti di una persona alla quale si vuole bene. Altro che bacio sulle labbra, altro che pedofilia. Nei confronti del dodicenne c’era stato solo affetto, nulla di più e niente di male. Ma l’accorata difesa del prete non è servita, la sua tesi non è passata. E il gup Trevisan ha deciso infine di condannarlo a 3 anni e otto mesi di reclusione. Il ragazzino vittima degli abusi era parte civile con l’avvocato Silvia Navone.

    Giovanni Falconieri

  • l sacerdote venne condannato a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su bambine dell’asilo che gestiva

    l sacerdote venne condannato a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su bambine dell’asilo che gestiva

    Processo bis al prete per pedofilia
    l sacerdote venne condannato a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su bambine dell’asilo che gestiva
    di Daniele Predieri

    FERRARA. Non è affatto un «processo breve». Perchè dopo la condanna dell’aprile 2008, inflitta dal tribunale di Ferrara, la causa per molestie sessuali a 10 bambine di un asilo della provincia, contestate ad un prete 65enne che da tempo vive nel Bolognese, si celebrerà solo dal 20 gennaio 2012 in poi.

    Aspettando la possibile nuova legge sul «processo breve» – che non dovrebbe mettere comunque a rischio il lentissimo procedimento (perchè il reato è comunque grave, violenza sessuale su minori) -, il sacerdote sarà processato dai giudici della Corte d’appello di Bologna che dovranno confermare o smentire la condanna di primo grado a 6 anni e 10 mesi. Una pena inflitta dai giudici Caruso, Oliva e Bighetti per gli atti di chiara matrice sessuale ai danni di 10 bambine che frequentavano la scuola materna che lui gestiva in un paese della nostra provincia.

    Tra quasi due anni, dunque, il prete sarà sottoposto al processo per fatti accaduti tra il 2003 e il 2004, per fatti che lo portarono all’arresto nel marzo 2005, e poi al processo davanti al tribunale di Ferrara tra il 2006 e il 2008: alla faccia, vien da dire, del «processo breve» che sta accendendo polemiche a non finire; alla faccia della tempistica dei processi, che la dice lunga sui carichi pendenti non solo dei tribunali ma dell’imbuto della Corte d’appello, dove arrivano tutti i processi della nostra regione. Ma questa è altra questione.

    Tornando al processo, ieri l’avvocato Giuseppe Coliva di Bologna, nuovo legale del prete (di cui ripetiamo non vengono fornite generalità solo per non collegare l’asilo e il paese in cui gestiva la attività) ammetteva che questo è «un processaccio, di cui non va dato per scontato nulla: è una causa molto delicata e dunque occorre la massima cautela nella trattazione per non distruggere una persona. Ho letto con attenzione gli atti e ho depositato un appello di 80 pagine che discuteremo davanti ai giudici».

    Il sacerdote, dunque dovrà attendere il suo «processo breve» per affermare l’estraneità ai fatti che gli vengono contestati, come aveva fatto in primo grado davanti ai giudici di Ferrara, sostenendo – di fatto – di essere vittima di una macchinazione, una sorta di complotto da parte delle sue ex dipendenti che aveva licenziato e poi riassunto. Ma che licenziò di nuovo «senza giusta causa» dopo che lo denunciarono: altro dettaglio di questa vicenda che lascia l’amaro in bocca, perchè le educatrici dell’asilo che fecero venire alla luce lo scandalo (presunto, visto che la sentenza non è definitiva) non sono state mai reintegrate nell’a silo.

    E hanno cambiato lavoro. Solo per aver detto ciò che ritenevano la verità. Una verrità finora accolta dai giudici di Ferrara. La parola, ora, ai colleghi della Corte d’appello.
    (16 dicembre 2009)

  • Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle
    Pedofilia: parla il prete condannato: “Non ho baciato quel bambino”. Ma intanto si autosospende

    TORINO 04/12/2009 – Stupore e incredulità, sorpresa e amarezza. I fedeli della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale non nascondono lo shock per la condanna di don Ilario Rolle a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di pedofilia.

    Il loro parroco è un pedofilo? Il paladino della battaglia contro la pedopornografia insidia i minori? No, non è possibile. Non è questa la verità. La città di Venaria e gli abituali frequentatori della parrocchia difendono don Ilario, e anche la Curia si stringe attorno al parroco condannato (che nel frattempo si è pure autosospeso). Ma dal passato emergono ombre inquietanti, come quel processo al quale don Rolle venne sottoposto negli anni ’90 per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzino. Fu prosciolto, ma i dubbi rimasero.

    Era il 1990, don Ilario aveva 39 anni ed era il parroco di Vallongo, una frazione di Carmagnola. Venne rinviato a giudizio per fatti che sarebbero avvenuti tra il 1988 e il 1989, con lui finì nei guai anche un noto avvocato, Giancarlo Rossi Carpino. Ad accusare entrambi fu un ragazzino che nell’88 aveva 12 anni. Don Rolle si difese affermando che il ragazzino che lo accusava era uno sbandato, una testa calda che aveva voluto vendicarsi perché non era stato accolto in comunità ma costretto a tornare a vivere con il padre. Il ragazzino faceva parte del mondo della baby prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, a presentarlo a don Rolle era stato Giancarlo Rossi Carpino. « Ma l’avvocato – spiegò don Ilario non mi disse che aveva conosciuto il ragazzino in quegli ambienti ».

    Il ragazzino era un tipo difficile, «una volta – raccontò ancora don Rolle – fu addirittura fermato dalla polizia e sorpreso con una pistola addosso. Dopo quell’epi – sodio non gli permisi più di tornare da me, gli dissi di andare a vivere con suo padre». Il ragazzino rispose “te la farò pagare”. E pochi mesi dopo raccontò a un assistente sociale di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. «È un’accusa senza senso – fu la secca replica del parroco -, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani». Una difesa che risultò vincente: don Rolle venne infatti prosciolto. Fu invece condannato l’alt ro imputato del processo, l’a v v oc a t o Rossi Carpino.
    A quasi vent’anni di distanza da quel processo, il prete anti-pedofilia è finito di nuovo nei guai. Ma questa volta il processo si è concluso in maniera diversa, con una severa condanna per violenza sessuale nei confronti di un minorenne.

    Ma la Curia difende il parroco, attraverso un comunicato reso noto ieri pomeriggio: «Affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della magistratura e nello stesso tempo abbiamo motivo per confermare la stima e fiducia nei confronti del sacerdote – si legge -. Riconosciamo infatti il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni da don Ilario a tutela dei minori e il suo impegno nel ministero pastorale. Nello stesso tempo – prosegue la nota – apprezziamo il gesto di grande sensibilità pastorale di don Ilario che, vista la sentenza, ha chiesto comunque al l’Arcivescovo di essere esonerato dal servizio parrocchiale nella fiducia e nell’attesa che si faccia verità nei successivi gradi di giudizio e sia riconosciuta la sua innocenza».

    Giovanni Falconieri

    http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-parla-il-prete-condannato-non-ho-baciato-quel-bambino-ma-intanto-si-autosospende_29534.html

    Un vecchio articolo di Repubblica su don Rolle

    ‘QUEL SACERDOTE MI INSIDIAVA’

    Repubblica — 06 settembre 1990 pagina 22 sezione: CRONACA
    TORINO Don Ilario Rolle, 39 anni, parroco di una frazione di Carmagnola, una cittadina in provincia di Torino, è stato rinviato a giudizio dal tribunale per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzo, Giovanni, ora quattordicenne. I fatti risalgono a un periodo compreso tra l’ 88 e l’ 89. Insieme al sacerdote, finirà sotto processo anche l’ avvocato Giancarlo Rossi Carpino, 35 anni, uno dei principali imputati del processo ai pedofili torinesi che inizierà nello stesso giorno, l’ 8 ottobre. Su questo nuovo caso di presunta pedofilia, che questa volta coinvolge un prete, le autorità ecclesiastiche non hanno, per ora, preso alcun provvedimento. Non ci è giunta alcuna comunicazione da parte dell’ autorità giudiziaria, come convenuto dal nuovo Concordato, si è limitato a dire don Franco Peradotto, vicario generale. Il parroco di Vallongo continua quindi a svolgere la sua attività pastorale, tanto che in questi giorni si trova ad Ala di Stura, nelle valli di Lanzo, insieme a un gruppo di giovani. Alle accuse lanciate dal ragazzo, sia Rossi Carpino, attualmente agli arresti domiciliari proprio ad Ala di Stura, che don Rolle, replicano senza scomporsi, almeno in apparenza. Certo, non fa piacere essere accostati a una vicenda come quella dei pedofili dice adesso don Ilario ma una spiegazione alle accuse di Giovanni ce l’ ho. Si tratta di un ragazzo difficile, sbandato, che ha voluto vendicarsi di me, e di altra gente, perché si sentiva respinto, non accettato. Avrebbe voluto tornare nella piccola comunità della mia parocchia, dove l’ avevo accolto. Io, però, volevo che andasse a vivere con il padre, a Salerno. Giovanni, una famiglia sfasciata, uno dei tanti ragazzini che ruotano nel mondo della baby-prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, era stato presentato, un paio d’ anni fa, a don Rolle da Rossi Carpino. L’ avvocato, tuttavia sostiene il sacerdote non mi aveva detto che lo aveva incontrato negli ambienti della prostituzione. L’ ho scoperto in seguito. Tra una fuga e l’ altra, un soggiorno dal padre e un ritorno nei vecchi posti, Giovanni, ricorda don Rolle, era persino stato fermato con una pistola dalla polizia di Napoli. Dopo quell’ episodio, mi ha telefonato varie volte, chiedendo di ritornare da me. Ma io sono stato duro, gli ho detto di andare da suo padre, che era giusto così. Lui l’ ha presa male e mi ha gridato: Te la farò pagare’ . Pochi mesi dopo, nella primavera dell’ anno scorso, Giovanni è stato di parola. A un’ assistente sociale ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. Ma è un’ accusa senza senso, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani, si difende il parroco di Vallongo. Su don Rolle anche l’ avvocato Rossi Carpino si sbilancia in positivo: E’ una bravissima persona, dice. Sarà il processo a chiarire se le accuse di Giovanni sono soltanto la pesante ripicca di un ragazzo di vita che si è sentito tradito.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/06/quel-sacerdote-mi-insidiava.html

  • don Ilario Rolle, cacciatore di pedofili, condannato per pedofilia

    don Ilario Rolle, cacciatore di pedofili, condannato per pedofilia

    di Sarah Martinenghi – E´ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di «proteggere i minori». Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai. E ieri mattina, durante un´udienza riservatissima e a porte chiuse, è stato condannato: a don Ilario Rolle sono stati inflitti tre anni e otto mesi in abbreviato con l´accusa di «violenza sessuale». Una condanna pesantissima, che va persino oltre alle richieste fatte dalla procura.

    A emettere la sentenza è stato il giudice per l´udienza preliminare Cristiano Trevisan. Il delicato fascicolo era stato assegnato dal procuratore aggiunto Pietro Forno al sostituto Stefano Demontis, che nel corso della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del prete a un anno e otto mesi. Ma il giudice ha ritenuto che l´episodio di cui il prete era accusato fosse grave e che non sussistesse l´ipotesi «lieve» di violenza sessuale sostenuta dalla procura, infliggendo due anni di più rispetto alla richiesta della stessa accusa, forse anche perché dal passato di don Ilario sarebbero emerse altre ombre.

    L´accusa di aver abusato di un minore non è in questo caso intesa come stupro, e non si tratta nemmeno di episodi di palpeggiamento: nel capo d´accusa contro il prete di Venaria non c´è nulla di tutto ciò anche se il reato contestato rientra nella pedofilia. Sarebbe stato «solo» un bacio a far finire don Rolle alla sbarra. Un bacio sulle labbra, però, dato a un dodicenne che frequentava l´oratorio e con cui il prete aveva un rapporto di amicizia e di affetto. E questa è stata proprio la difesa del sacerdote, assistito dall´avvocato Stefano Castrale, che si è proclamato innocente, spiegando che il bambino ha confuso un suo gesto d´affetto, scambiandolo per qualcos´altro, e per effusioni che comunque non sarebbero state così intime.

    Ma quel bambino, assistito dall´avvocato Silvia Navone, secondo l´accusa, non avrebbe avuto alcun motivo per inventarsi di aver ricevuto un bacio dal prete. Lo aveva confidato una volta tornato a casa, parlandone prima con il convivente della madre, e poi con la sua mamma. E la donna aveva deciso di sporgere denuncia in procura, solamente perché venisse accertata la verità. Il giudice ha creduto al piccolo, e oltre a condannare don Ilario Rolle, ha anche disposto una provvisionale di risarcimento alla famiglia.

    L´episodio del bacio sarebbe avvenuto un paio di anni fa, proprio nell´oratorio della parrocchia Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, in cui don Ilario è parroco. Nel corso delle indagini e del processo non sarebbero emersi altri episodi di «violenza» o altri casi di bambini abusati. La procura si è trincerata dietro il silenzio, e nessuno ha voluto commentare la condanna inflitta ieri al sacerdote. L´avvocato difensore Stefano Castrale farà senz´altro appello. Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l´accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori.
    (03 dicembre 2009)

    http://torino.repubblica.it/dettaglio/il-bacio-proibito-del-prete-antipedofilia/1795517

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca

  • Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    Don Roberto Berti è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori. Betori fa affiggere la sentenza nella bacheca della chiesa di Ginestra

    FIRENZE – «Colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori». Questa la sentenza nei confronti di don Roberto Berti, ex parroco della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Ginestra Fiorentina dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008.

    La Congregazione della dottrina della fede ha riconosciuto il prete colpevole di pedofilia durante il suo mandato parrocchiale ed ha ufficializzato l’allontanamento dalla diocesi fiorentina, che era già avvenuto da tempo. Don Berti è ora obbligato a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.

    LA SENTENZA – La sentenza è stata notificata dall’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori in una lettera inviata nei giorni scorsi a don James Savarirajan, parroco delle chiese di Ginestra Fiorentina e Carcheri. «Essendosi concluso il procedimento nei suoi riguardi, ritengo doveroso rendere noto alla comunità parrocchiale interessata che don Roberto Berti, a seguito di processo canonico penale amministrativo, è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e, in ottemperanza a indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede, ho emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati».

    LETTERA AFFISSA IN BACHECA – Domenica 8 novembre, per volontà dello stesso arcivescovo, la lettera è stata affissa nella bacheca della chiesa di Ginestra Fiorentina. Un forte gesto pubblico, una richiesta di perdono nei confronti di una comunità colpita e ferita da una vicenda che ha lasciato nel dolore molte persone. «Nel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole». Monsignor Betori poi conclude «chiedendo a tutti sensibilità, vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono, cristiano perdono e preghiera per tutti».

    Alberto Cioni

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/prete-accusato-molestie-sessuali-condannato-ex-sant-uffizio-1601990207492.shtml

  • Don Marco Redaelli, di 75 anni, il sacerdote dei Salesiani sotto accusa per violenza sessuale a una bimba di 6 anni

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    06/11/09