Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo

  • USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    La diocesi di Wilmington, nello stato USA del Delaware, ha dichiarato bancarotta. Proprio ieri sarebbe dovuto cominciare il processo contro i sacerdoti che si sarebbero resi colpevoli di abusi sessuali. La diocesi, chiedendo la protezione dello stato contro i risarcimenti, si è dunque tutelata contro richieste ritenute troppo esose: il vescovo Francis Malooly ha esplicitamente sostenuto sul sito della diocesi che è questa la ragione alla base della dichiarazione di bancarotta. Secondo l’avvocato delle vittime, che hanno manifestato la loro indignazione fuori dal tribunale, la decisione “è solo l’ennesimo e triste capitolo di una lunga storia di insabbiamenti”. Quella di Wilmington, ricorda il Times, è la settima diocesi USA a fare questo passo.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/20/usa-diocesi-dichiara-bancarotta-rischio-risarcimenti-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • Immagini pedofile, il vescovo si costituisce

    Immagini pedofile, il vescovo si costituisce

    Raymond Lahey accusato dopo il suo ritorno dall’estero, è stato rilasciato ieri su cauzione
    Un vescovo si è costituito ieri a Ottawa dopo che contro di lui era stato spiccato un mandato di cattura valido in tutto il Canada a causa delle immagini pedopornoigrafiche trovate sul suo computer al ritorno dall’estero. Raymond Lahey, 69 anni, non ha però rilasciato alcun commento durante il suo arrivo alla stazione di polizia, né qualche ora dopo quando l’uomo è uscito libero su cauzione. Le accuse nei suoi confronti – possesso e importazione di pornografia infantile – erano state formulate venerdì scorso, dieci giorni dopo che le autorità avevano rivenuto nel suo laptop immagini “proccupanti” al suo ritorno da un Paese straniero. L’uomo aveva quindi rimesso il suo mandato alla diocesi cattolica di Antigonish durante il weekend precedente a quello in cui le imputazioni contro di lui erano diventate di dominio pubblico. Solo poche settimane prima, la stessa diocesi aveva raggiunto un accordo da 15 milioni di dollari con persone che avevano dichiarato di aver subito abusi da parte dei parroci negli anni della loro infanzia. Ma i casi, risalenti fino agli anni ’50, non avrebbero nulla a che vedere con Lahey, arrivato nella diocesi solo sei anni fa.
    Nell’attesa che inizi il processo in cui le accuse contro Lahey verranno dimostrate dai pubblici ministeri o viceversa, l’ex vescovo avrà modo di scagionarsi, le autorità hanno reso note le circostanze che hanno portato all’arresto di ieri. La polizia ha spiegato che Lahey era stato segnalato per un secondo esame al suo arrivo all’aeroporto di Ottawa: qui nel suo computer erano state trovate immagini «che avevano destato preoccupazione» negli agenti. A questo era seguito il sequestro del pc e di altre memorie elettroniche, il cui esame accurato «ha rivelato pornografia infantile». Rilasciato all’aeroporto in attesa di ulteriori indagini, un mandato di cattura contro di lui era stato spiccato dopo la formulazione delle accuse.

  • Accusato di aver molestato una bimba e rinviato a giudizio, vive ancora in canonica

    Accusato di aver molestato una bimba e rinviato a giudizio, vive ancora in canonica

    Accusato di aver molestato una bimba e rinviato a giudizio, vive ancora in canonica

    MA IL SACERDOTE DON MARCO REDAELLI NON DOVEVA STARE LONTANO DALLA CITTÀ ?

    ARESE
    Mentre stavamo parlando con don Mario nel suo ufficio all’interno della casa parrocchiale, un sacerdote ha bussato ed è entrato …

    Durante l’intervista a don Mario, all’ufficio si è affacciato don Marco Redaelli il sacerdote sotto processo con l’accusa di violenza sessuale su una bimba. Era stato trasferito a Como per un periodo, poi la famiglia della piccola si è trasferita e lui è tornato in città.

  • Vescovo Raymond Lahey sorpreso in aroporto sul pc foto pedopornografiche. Nel 1980 era stato già denunciato da due fratellini!

    Vescovo Raymond Lahey sorpreso in aroporto sul pc foto pedopornografiche. Nel 1980 era stato già denunciato da due fratellini!

    Ci sono dei nuovi risvolti sull’arresto del Vescovo Raymond Lahey arrestato in aeroporto dopo che gli veniva effettuato un controllo, apparentemente casuale sul suo pc-portatile in cui gli agenti rinvenivano materiale pedo-pornografico.
    Per chi non avesse seguito il caso qui potrà leggere l’epilogo.
    Nel 1980 il Vescovo Lahey era prete e già aveva ricevuto accuse per possesso di materiale pedo-pornografico, ma il tutto non ebbe un seguito. La Polizia di Terranova oggi sta cercando di fare chiarezza sul possesso di foto pedo-pornografiche che il Vescovo sembra abbia avuto più di 20 anni fa in casa sua.
    L’inchiesta parte di alcuni uomini che sono stati abusati dai preti nella scuola Cristiana a St.John’s Mount quando erano bambini. Questa scuola era anche un orfanotrofio Cashel che fu al centro di un indagine di pedofilia in cui furono coinvolti anche due fratellini che raccontarono di aver visto nel 1980 a casa di Lahey delle foto pedo-pornografiche.
    Le persone che allora furono coinvolte nello scandalo dell’orfanotrofio, hanno raccontato giovedì, alla CBC News che esistono degli atti ufficiali sulle loro dichiarazioni di allora nei confronti di Raymond Lahey, ma che vennero tralasciate.
    Nel frattempo l’investigatore Paul Davis del Royal Terranova Constabulary riferisce che non appena è venuto a conoscenza delle dichiarazioni rilasciate alla stampa da parte del Sig. Billy Earle (uno delle persone coinvolte negli abusi sessuali nell’orfanotrofio anni fa) si è attivato affinché vengano nuovamente visionate le dichiarazioni per determinare se ci siano riscontri o meno in quello che è stato detto venti anni fa. Davis ha aggiunto che la Polizia sta già rivedendo le registrazioni audio-video degli interrogatori fatti alle vittime e ai colpevoli riguardanti le indagini che erano state svolte per la vicenda degli abusi sessuali all’orfanotrofio Mount Cashel, comprese quelle dei due fratellini sul conto di padre Lahey, i Sig. Bille e Shane Earle.
    L’investigatore Davis dice che fino ad ora non si è trovato ancora alcuna prova a sostegno delle accuse formulate dai fratelli Earle.
    20 anni fa i due fratelli Earle testimoniarono a Terranova nel processo per violenza sessuale su minori avvenuta nell’orfanotrofio. I due fratelli sperano che oggi si possa scavare nel inchiesta che fu archiviata 20 anni fa nei confronti di Lahey. I due, quando erano ragazzini, raccontarono che Lahey allora era prete e che era diventato loro amico. I due frequentavano la casa del prete e in un occasione nell’ abitazione di Lahey i due fratellini trovarono dei cataloghi che gli erano stati spediti ( a Lahey) in cui venivano raffigurati bambini in situazioni pornografiche.
    Le indagini di allora confermarono che purtroppo i due fratellini avevano subito abusi sessuali nell’orfanotrofio Cristiano, l’indagine nei confronti dell’allora padre Raymond J. Lahey non ebbero nessun proseguo, ma oggi, alla luce di quanto è emerso il dubbio che sia stato un errore viene spontaneo. Per i due fratelli apprendere che oggi si è aperto un fascicolo a carico di Lahey, per i stessi motivi che 20 anni fa avevano fatto presente ha rievocato il dolore di quella ferita che sembrava ormai rimarginata, facendoli sprofondare nuovamente nel buio dei ricordi della loro adolescenza!
    Ora Lahey è accusato di detenzione e importazione di materiale pedo-pornografico, ma nonostante tutto è stato già rilasciato giovedì su cauzione che ammonta a 9.000 dollari!
    Potete risarcire con tutti i soldi che volete, ma nulla potrà lenire il dolore che le cicatrici di tale sofferenza lasciano a gli abusati e alla società.

  • Parroco marsalese accusato di violenza sessuale

    Parroco marsalese accusato di violenza sessuale

    Un giovane prete accusato di tentata violenza sessuale. E’ don Vito Caradonna, 35 anni, parroco della chiesa di contrada San Leonardo, nonché ex vice alla Chiesa Madre, e cappellano del carcere di piazza Castello.

    In Tribunale (presidente Renato Zichittella), il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana.

    Ieri, in aula, è stato ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.

    Il poliziotto, con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm, degli avvocati e del presidente Zichittella, ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.
    La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. Sul punto, ieri, ha insistito l’avvocato di parte civile, che all’ispettore Mannino, apparso un po’ titubante, forse per l’imbarazzo che la vicenda senz’altro crea, ha contestato quanto dichiarato, in fase d’indagine, al sostituto procuratore Cristina Pigozzo.

    «Lei al pm Pigozzo – ha affermato l’avvocato Zarzana – ha detto che L.C. disse che fu invitato a casa da Caradonna, che gli offrì un caffè drogato e poi abusò di lui sessualmente».
    Mannino, poco prima, aveva detto che il prete all’epoca gli era sembrato ”preoccupato”. «Caradonna – ha, inoltre, affermato l’ispettore – mi disse che L.C. aveva chiesto soldi per chiudere la questione. Altrimenti, si finiva in Tribunale».
    Come, poi, è accaduto con la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri. Finora il processo si era svolto a porte chiuse, ma il Tribunale ha deciso che erano venute meno le condizioni che imponevano la segretezza del dibattimento. E a porte aperte, il 10 novembre, dovrebbe essere ascoltato l’imputato.
    Antonio Pizzo

  • Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    di Roberta Lerici

    Valerio Apolloni,  figlio di Vittorio Apolloni, presidente della associazione Falsi Abusi, è stato condannato in via definitiva a due anni e dieci mesi per abusi sui bambini dell’asilo Bovetti, vicino a Torino.

    Con lui ,condannata anche Wanda Ballario, direttrice della scuola. Di seguito l’Ansa di oggi e alcuni stralci della sentenza di appello. Ulteriori approfondimenti su questa terza condanna definitiva per abusi compiuti nelle scuole materne italiane, potrete leggerla domani.

    Ricordiamo che nel 2007 è stato condannato in via definitiva a sette anni l’autista-bidello di un asilo privato di Calabritto per abusi su 8 bambini (resta da celebrare il processo ad una suora condannata in primo e secondo grado a 3 anni), mentre in provincia di Prato, nel 2005, è stato condannato a più di sei anni il bidello di un asilo per abusi su 12 alunni, compiuti nel 1998.In tutti e tre i casi, i racconti dei bambini si somigliano, sia per la modalità che per la crudeltà inizialmente camuffata da gioco.Attualmente, i processi per pedofilia nelle scuole materne ancora aperti sono almeno 5.

    Abusi in asilo del torinese, Cassazione conferma due condanne
    A La Loggia nel 2001. I due educatori si proclamano innocenti
    (ANSA) – TORINO, 2 OTT – La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva due condanne per molestie sessuali su bambini che frequentavano un asilo a La Loggia. Per Valerio Apolloni, all’epoca dei fatti presidente dell’ente di gestione della struttura, e Vanda Ballario, direttrice, la pena e’ di due anni e dieci mesi di reclusione, in parte gia’ scontati per effetto di un periodo di custodia cautelare. La vicenda risale al 2001. Ai due educatori hanno sempre respinto ogni accusa.(ANSA).

    STRALCI DELLA SENTENZA CHE HANNO PORTATO ALLA CONDANNA IN APPELLO DI APOLLONI E LA BALLARIO NEL 2008:

    dal sito “l’inferno degli angeli”

    “ XX BAMBINO racconta il gioco alla madre. VALERIO APOLLONI iniziava facendo delle flessioni (il bimbo mima il gesto); aveva il pisello “grosso, grosso e cicciotello”; VANDA lo toccava piano e dava bacini; anche lui (XX BAMBINO) toccava e accarezzava il pistolino di VALERIO. Poi XX BAMBINO in bagno mima il gioco con la madre, dandole baci in zona inguinale ed infilando la testa fra le di lei gambe per cercare di baciarle i genitali……”
    “…era poi andata nel lettone tra i genitori ed aveva preso a spalmare la propria saliva sul viso del padre. Al rimprovero di quest’ultimo la bimba aveva detto: “questa non è la saliva…è la crema…quella che si mette in bocca e si ingoia”. La madre le aveva chiesto chi le avesse insegnato questo gioco e la bimba aveva risposto”la signora dei gialli (i gialli è il colore della sezione)”. La madre “da dove la prende questa crema?- BIMBA: “dal pistolino di VALERIO, è dolce e non brucia”.
    A giudizio della Corte, sia per la terminologia adoperata che per la gestualità in essere, la bambina sembra attingere ad un patrimonio conoscitivo assolutamente inusuale per la sua età e per le sue esperienze in ambito sessuale…..
    A proposito delle uscite da scuola riporto un significativo passo:
    “…il presidente, cioè VALERIO APOLLONI, ogni tanto andava nella sua classe dicendole che alcuni bambini dovevano andare con lui e li portava via” Alla domanda se la cosa fosse normale “lei ci ha risposto che era la direttrice didattica ad autorizzare le uscite”.
    La direttrice didattica  è l’altra imputata.
    (fonte )
    www.bambinicoraggiosi.com 2 ottobre 2009

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  • QUATTRO RAGAZZE DI SPOLETO ACCUSANO IL PARROCO DI MOLESTIE SESSUALI

    QUATTRO RAGAZZE DI SPOLETO ACCUSANO IL PARROCO DI MOLESTIE SESSUALI

    QUATTRO RAGAZZE DI SPOLETO ACCUSANO IL PARROCO DI MOLESTIE SESSUALI

    Quattro ragazzine di Spoleto sostengono di essere state molestate dall’ex parroco di Castel Ritaldi: palpeggiamenti al seno, carezze lungo le gambe, che il prete, 45 anni, originario di Vicenza, avrebbe compiuto nei confronti delle minori, approfittando della loro ingenuità poiché all’epoca dei fatti erano appena quattordicenni.

    I fatti sarebbero avvenuti nella sacrestia della chiesa tra il dicembre del 2005 e il marzo del 2006. Le ragazzine sarebbero rimaste talmente turbate da essere costrette ad abbandonare l’oratorio e la parrocchia. Poi le confidenze ai genitori e le conseguenti denunce. E’ iniziato il processo presso il Tribunale di Spoleto.

  • Martedì 22 settembre è prevista una nuova udienza per l’accusa di violenza sessuale

    Martedì 22 settembre è prevista una nuova udienza per l’accusa di violenza sessuale

    ARESE
    Martedì 22 settembre è prevista una nuova udienza per l’accusa di violenza sessuale
    RIPARTE IL PROCESSO A DON MARCO
    In programma il controinterrogatorio al padre della bimba e la testimonianza della nonna.

  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/

  • ARESE Un malore ha colpito un membro del collegio dei giudici

    ARESE Un malore ha colpito un membro del collegio dei giudici

    ARESE
    Un malore ha colpito un membro del collegio dei giudici

    RINVIATO IL PROCESSO A DON MARCO REDAELLI

    ARESE
    Rinviato il processo a don Marco Redaelli , il prete 75enne accusato di violenza sessuale verso una bambina di 6 anni. L’udienza è stata spostata a novembre per via di un malore.