Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PRETE DI AVERSA CONDANNATO PER PEDOFILIA. MA IL VESCOVO CONTINUA A TACERE

    PRETE DI AVERSA CONDANNATO PER PEDOFILIA. MA IL VESCOVO CONTINUA A TACERE

    di Agenzia ADISTA 34923. AVERSA (CE)-ADISTA. Non aveva parlato allo scoppio dello scandalo, né al momento della condanna.

    E continua a tacere anche ora che sono state rese note le motivazioni che hanno indotto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Chiaromonte, a infliggere a don Marco Cerullo – all’epoca viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore a Casal di Principe e insegnante di religione presso una scuola media inferiore di Villa Literno – la pena di 6 anni e 8 mesi di carcere per abusi sessuali su un minore. Ha preferito tacere il vescovo di Aversa, mons. Mario Milano. E non ha nemmeno espresso solidarietà alla vittima e alla sua famiglia.

    La vicenda ha inizio nel dicembre del 2007 quando don Cerullo viene arrestato in flagranza di reato per abusi sessuali su un suo alunno di 11 anni. “Non è che non voglio dire nulla, – aveva dichiarato allora il vescovo – non posso dire nulla visto che ci sono ancora le indagini in corso”. Ma anche quando le indagini si erano concluse, il processo di primo grado celebrato, la condanna emessa, mons. Milano ha continuato a tacere. Di più: non risulta nemmeno che sia stato aperto alcun procedimento a carico di don Cerullo presso le superiori autorità ecclesiastiche competenti.

    Non è la prima volta, da quando nel 1998 è stato nominato vescovo di Aversa, che mons. Milano è al centro di forti polemiche. Sua fu la decisione, nel marzo del 2007 ‑ nell’ambito delle iniziative promosse dal comitato “Don Peppe Diana” in occasione dell’anniversario della morte del prete antimafia (ucciso dalla camorra il 19 marzo di quindici anni fa) ‑ di vietare la presentazione, prevista nella parrocchia di San Nicola di Bari e poi svoltasi presso la sala consiliare del Comune, del libro Il costo della memoria. Don Peppe Diana. Il prete ucciso dalla camorra, scritto dal sacerdote siciliano Rosario Giuè, ritenuto da mons. Milano troppo critico nei confronti della Chiesa aversana. Nella stessa occasione, la Curia si premurò anche di cancellare l’intervento del vescovo di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, invitato a parlare alla manifestazione “Io c’ero” alla quale alla fine, nonostante avesse già dato la sua adesione, non partecipò neppure mons. Milano.

    Sempre del 2007 è la decisione del vescovo ‑ sembra su pressioni di alcuni fedeli ‑ di chiudere il gruppo di preghiera formato da omosessuali credenti, cui aveva dato vita p. Edoardo Capuano nella sua parrocchia di San Giorgio Martire a Pascarola, frazione di Caivano. “Nel nostro unico incontro – aveva allora raccontato p. Capuano – abbiamo pregato assieme. Mai la loro sessualità è stata al centro dei nostri discorsi, anche perché non ho la competenza per affrontare questioni del genere”. Un gruppo che nelle intenzioni del parroco avrebbe dovuto semplicemente “combattere l’emarginazione sociale”, ma che evidentemente “a qualcuno non è piaciuto”.

    Altrettanto zelo censorio mons. Milano non aveva mostrato al momento dell’inaugurazione del centro pastorale di San Cipriano d’Aversa dedicato a Dante Passarelli, imprenditore di riferimento del clan dei Casalesi, arrestato per la prima volta per associazione camorristica negli anni Ottanta e morto in circostanze misteriose nel novembre del 2004. In quella occasione, infatti, mons. Milano non mancò di presenziare all’evento, insieme al parroco e al viceparroco della chiesa, dichiarando: “Se Passarelli ha sbagliato a noi non interessa, noi dobbiamo amare ancor più chi sbaglia”. (ingrid colanicchia)

  • Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi
    I pm contro il ritorno del prete accusato sotto ipnosi di pedofilia
    Dirà messa dopo la prescrizione. Tarfusser: vergognoso

    BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall’oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

    L’ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l’immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
    La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L’opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L’esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

    Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L’atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l’esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell’Aja. Fino all’11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell’innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
    La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull’emittente
    Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
    I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l’ipnosi. Dapprima è l’interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

    La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell’aprile del 2008 l’appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell’assoluzione, pone l’accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
    Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l’indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l’avvocato Arnaldo Loner – . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d’appello.

    «Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.

    Marco Imarisio
    26 marzo 2009

    http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_26/imarisio_prete_pedofilo_d1cfef20-19dc-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml

  • «Don Carli paghi» Scontro tra legali

    «Don Carli paghi» Scontro tra legali

    «Don Carli paghi» Scontro tra legali

    Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento quanto piuttosto di ottenere giustizia»: Così la parte civile nel processo a don Carli. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato – ricorda l’avvocato Loner – dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Dunque, niente condanna ma l’imputato «dovrà far fronte al risarcimento per 760 mila euro». E la Curia, dicono, dovrebbe prenderne atto. BERTOLDI A PAGINA 17

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/25/AB1PO_AB104.html

    «Per difendere don Giorgio la Chiesa sta ignorando anche il Santo Padre»

    Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 17 sezione: CRONACA
    BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento economico quanto piuttosto di ottenere giustizia e di dimostrare che il racconto della ragazza era veritiero». E’ quanto puntualizza l’avvocato Arnaldo Loner, uno dei legali di parte civile nel processo a don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino accusato di aver violentato in canonica per quattro anni e mezzo una parrocchiana all’epoca dei fatti (dal 1989 al 1994) bambina. All’inizio degli abusi la piccola avrebbe avuto otto anni. La vicenda è notissima ma neppure la sentenza della Corte di Cassazione pare aver chiuso definitivamente il caso. Da un punto di vista giuridico sembra ormai assodato che il giudice di legittimità abbia confermato l’impostazione della sentenza di secondo grado con cui il sacerdote venne condannato a sette anni e mezzo di reclusione. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato – ricorda l’avvocato Loner – dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza di secondo grado ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Per effetto della prescrizione il sacerdote non dovrà scontare la condanna ma l’imputato dovrà comunque far fronte alle statuizioni civili, cioè al risarcimento per 760 mila euro a favore della ragazza denunciante e dei suoi genitori che si erano costituiti parti civili. Di fatto, don Giorgio è stato salvato dalla prescrizione anche perchè, in caso contrario, si dovrebbe arrivare all’assurdo di un imputato da considerarsi innocente ma condannato al pagamento di un rilevante risarcimento alla parte lesa. In tal senso le motivazioni che la Corte di Cassazione andrà a depositare entro un mese chiariranno definitivamente la questione. Nel frattempo però la Curia sta riabilitando in toto il sacerdote bolzanino che dovrebbe tornare a fare il parroco a Bolzano a distanza di quasi un anno dalla condanna decisa dalla corte d’appello. Don Giorgio appare forte degli esiti di un’indagine interna della Chiesa altoatesina che avrebbe stabilito che le violenze sessuali ai danni della denunciante non sarebbero mai avvenute. «I giudici non avrebbero mai potuto confermare in pieno il risarcimento se avessero ritenuta non certa la responsabilità di don Giorgio» spiega ancora l’avvocato Loner il quale si dice realmente sorpreso della difesa a spada tratta della Curia nei confronti del sacerdote. «Ho letto di un’inchiesta interna che avrebbe stabilito la piena innocenza del sacerdote – dice ancora il legale – ma allora vuol dire che nel nostro Paese le sentenze emerse attraverso tre gradi di giudizio non valgono più nulla. Vuol dire, in altre parole, che non viene addirittura più riconosciuto il ruolo della magistratura, il potere giudiziario…» In questa polemica c’è spazio anche per una citazione di Papa Benedetto XVI che ha detto “punite i colpevoli e aiutate le vittime”. «Ma la vittima – dice l’avvocato Loner – per assere aiutata deve essere individuata come tale. Qui si è deciso di agire in maniera opposta». Intanto don Giorgio ha confermato di non aver alcuna intenzione (nè di essere in grado) di versare alla parte lesa 760 mila euro. «Sarà la famiglia della ragazza a decidere cosa voglia fare. I presupposti per un’azione in sede civile ci sono ma, ribadisco, l’obbiettivo non erano i soldi quanto il riconoscimento di una verità sconvolgente che tanto male ha fatto». – Mario Bertoldi

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/25/AZ6PO_AZ601.html

  • Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    MARILÙ MUSTO È stata aperta un’istruttoria presso la Congregazione della dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, sul caso di don Marco Cerullo, il prete di Villa Literno condannato a sei anni e otto mesi di carcere per aver violentato un suo alunno di dodici anni nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, pochi giorni prima di Natale.

    Era stato proprio il pretesto di un progetto scolastico sul Natale a spingere don Marco a portare con sé l’alunno fuori dall’istituto scolastico e ad abusare di lui: «Andiamo a comprare i colori per addobbare il presepe», aveva detto alle insegnanti. Poi, nella segreteria della scuola, pochi minuti dopo, arrivò la telefonata dei carabinieri che avvertiva il vicepreside dell’arresto del sacerdote, colto in flagranza di reato.

    Il consulente della Procura di Santa Maria Capua Vetere nella sua perizia, durante il processo, aveva spiegato che gli abusi erano avvenuti più di una volta, non solo in auto ma anche nell’abitazione del religioso. Don Marco avrebbe inviato «messaggi amorosi al bambino persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali». L’insegnante di religione che tutti consideravano «un giovanotto buono e gentile» e che all’epoca dei fatti aveva trentatré anni, è tuttora ospite di una comunità cattolica in provincia di Frosinone, ma la sua permanenza nel centro di accoglienza potrebbe terminare con l’applicazione, da parte della magistratura, del nuovo provvedimento normativo antiviolenze che ha esteso l’obbligatorietà della custodia in carcere per i reati di violenza sessuale. Il tribunale ecclesiastico di Roma, in modo parallelo, ha aperto a sua volta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote al termine della quale a don Marco potrebbe essere vietato, in modo definitivo, di amministrare i sacramenti.

    Un passo in avanti è stato fatto anche da chi fino ad ora aveva taciuto nei confronti di questa vicenda. Il vescovo di Aversa Mario Milano, infatti, ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», cioè la sanzione disciplinare che sospende il sacerdote fino a quando la Congregazione non si pronuncerà in merito. Il caso di don Marco, insegnante di religione nella scuola media di Villa Literno e viceparroco nella chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, si è chiuso con una sentenza in primo grado emessa dal gip Francesco Chiaromonte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione. L’avvocato del sacerdote, Carmine Ucciero, ha impugnato la sentenza dinanzi alla corte di appello e l’avvocato della vittima, Costantino Puocci, in questi giorni dovrà notificare l’esecutività del risarcimento danni riconosciuto alla famiglia del bambino per una somma pari a cinquanta mila euro.

    Ma la pena inflitta al sacerdote è sembrata troppo mite anche per il procuratore generale che è ricorso innanzi alla corte di cassazione contro la condanna emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere ritenendo quest’ultima più lieve di quella dovuta. Il gip sammaritano, infatti, secondo la Procura generale, avrebbe omesso di applicare interdizioni più rigide.

    http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090322&ediz=CASERTA&npag=42&file=obj_4145.xml&type=STANDARD

  • Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Dal sito della diocesi di Bolzano

    21.03.2009 Presa di posizione
    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Secondo l’avvocato Valenti e l’avvocato Coppi interpellati sulla sentenza di ieri, la situazione verificatasi con la decisione della Corte di Cassazione è la seguente:
    E’ noto sino ad oggi soltanto il dispositivo della sentenza: “La Corte dichiara il reato contestato al ricorrente estinto per intervenuta prescrizione e quindi annulla l’impugnata sentenza, senza rinvio”. La Corte non ha aggiunto altro a queste poche parole, riservandosi ovviamente di depositare una congrua motivazione successivamente e cioè in tempi che possono essere anche di qualche mese.
    Le conseguenze di ciò sono che l’unica sentenza che condanna don Giorgio è quella della Corte di Appello di Bolzano, la quale è stata annullata. Perciò non esiste più alcuna sentenza di condanna a carico di don Giorgio, il quale, quindi, non può essere dichiarato in nessun caso “colpevole”, in forza di una sentenza annullata.
    Resta quindi viva ed efficace soltanto la sentenza di primo grado del Tribunale di Bolzano, che assolveva don Giorgio Carli.
    Nel processo che ci riguarda, all’azione penale si è affiancata anche una pretesa ed una azione civile della presunta parte lesa, che si è costituita per tutelare i suoi interessi e chiedere il risarcimento di un altrettanto presunto danno.
    Secondo il Codice di Procedura Civile “il Giudice di appello o la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per prescrizione, decidono anche sull’impugnazione ai soli effetti civili delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono i soli interessi civili”. Questo è avvenuto anche nel nostro caso.
    Vi è da osservare però che, essendosi la prescrizione del reato e l’estinzione del medesimo verificata prima del giudizio in grado di appello, tale principio non sembra applicabile al nostro caso, tanto che la difesa si è fermamente opposta in Cassazione contro ogni liquidazione del danno.
    La Corte ha deciso tuttavia in senso contrario
    , ma non è nota la relativa motivazione, che attendiamo di leggere con il deposito della sentenza.
    Per rispondere alla stampa di oggi, che parla di dichiarazioni rese da don Giorgio Carli, il quale avrebbe “dichiarato di non rinunciare all’applicazione della prescrizione”, si precisa che si tratta di un grossolano falso, perché nessuno mai ha fatto una dichiarazione di tal genere: né don Giorgio Carli, il quale non era presente in Cassazione ed era l’unico legittimato eventualmente a farla, né tanto meno i suoi difensori, i quali non ne sono stati nemmeno richiesti dai Giudici della Cassazione e comunque, non erano autorizzati a farla.
    La conseguenza di quanto sopra è che nessuno può dichiarare, se non falsificando la realtà, “colpevole” don Giorgio Carli di un reato dichiarato prescritto, perché estinto prima di una sentenza di condanna poi annullata, come nel nostro caso dalla sentenza di Cassazione.

    Presa di posizione da parte della Diocesi

    La presa di posizione degli avvocati Valenti e Coppi chiarisce il vero significato della sentenza della Cassazione del 19 marzo 2009. Anche se essa non fa definitiva chiarezza, comunque ne deriva che don Giorgio Carli non può essere considerato colpevole, essendo stata annullata la sentenza di condanna in secondo grado. Così rimane in vigore solo la prima sentenza di assoluzione.
    Per parte nostra abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco e ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale.

     

  • “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Corriere Alto Adige pag. 3
    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Data: 21/03/09

    Corriere dell’Alto Adige – BOLZANO –
    sezione: PRIMOPIANO – data: 2009-03-21 num: – pag: 3

    Il verbale
    I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini

    BOLZANO — Il verbale del primo marzo 2004, che contiene le domande fatte dai magistrati Donatella Marchesini e Cuno Tarfusser all’allora vescovo Wilhelm Egger dimostrano — secondo la Procura — un atteggiamento omissivo, che probabilmente ha avuto un’influenza negativa sul processo contro don Giorgio Carli. Il pm chiede: «Come è perché è stato deciso il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di Don Bosco a Regina Pacis?». Egger: «Non intendo rispondere richiamandomi al segreto professionale». Il magistrato: «Vi è un numero predeterminato di sacerdoti?». Il vescovo: «Non rispondo più a queste domande».
    Tarfusser: «In cosa consiste il segreto professionale in relazione al numero dei sacerdoti che compongono la commissione». Egger: «Perché i tre menzionati sono alla guida della diocesi, mentre gli altri vengono scelti e comunque non rispondo più». Poi altri «A questa domanda non rispondo». Lo stesso don Paul Renner, sul Corriere dell’Alto Adige di domenica, ha sottolineato che «a suo tempo l’accusa colse di sorpresa la Curia, che però reagì in modo confuso e tiepido».
    S. P.

    Prescrizione per don Carli

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. Responsabile ma graziato dalla prescrizione. Don Giorgio Carli evita di dover scontare in carcere i sette anni e mezzo di reclusione che gli erano stati inflitti dalla Corte d’appello ma non esce certo a testa alta dal processo. La Cassazione ha stabilito che le violenze sessuali ai danni della bambina che all’epoca frequentava la parrocchia di San Pio X ci furono. Don Giorgio non dovrà scontare in carcere la pena perchè è trascorso troppo tempo ma dovrà risarcire la parte lesa. Era stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote (Franco Coppi, Alberto Valenti e Flavio Moccia) hanno detto che il loro assistito, pur dichiarandosi innocente, non rinuncia alla prescrizione. La sentenza è trapelata ieri sera da Roma poco prima delle 23. L’ultimo episodio di violenza sessuale ricostruito dalla giovane donna risale al 3 maggio 1994, prima che il sacerdote venisse trasferito alla parrocchia Don Bosco. BERTOLDI A PAGINA 13

    L’incubo è iniziato sei anni fa

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 13 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Oggi don Giorgio Carli ha 46 anni. Era la mattina del 14 luglio 2003 quando venne arrestato e portato in carcere con l’accusa di aver violentato per 4 anni e mezzo (dal 1989 al 1994) una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bambina. E’ in quella mattina che inizia l’incubo di un sacerdote che sino ad allora era sempre stato apprezzato e stimato dalla comunità della sua parrocchia. La Curia ed i fedeli sono sempre stati dalla sua parte. Originario di San Giacomo, don Giorgio entra in seminario minore da adoloscente e frequenta le magistrali a Bolzano. Dopo il diploma, il passo decisivo. Don Giorgio si trasferisce a Bressanone dove studia per sei anni teologia al seminario maggiore. Nel 1989 si arriva all’ordinazione. Il primo incarico lo porta ad operare proprio alla parrocchia di San Pio X ove sarebbero poi avvenute le violenze sessuali a catena ai danni di una bambina. Sei anni dopo, pur restando all’interno dello stesso quartiere, viene trasferito alla parrocchia Don Bosco.

  • Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…Z8PO_AZ801.html

    Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    Alto Adige — 12 marzo 2009 pagina 19 sezione: CRONACA
    BOLZANO. «Se malauguratamente la Corte di Cassazione dovesse confermare il verdetto di secondo grado don Giorgio la mattina successiva si presenterà in un penitenziario spontaneamente». A rivelarlo, a pochi giorni dal ricorso in Corte di Cassazione (fissato per giovedì 19 marzo alle 10.30), è l’avvocato Alberto Valenti, uno dei legali dello stesso don Giorgio Carli, assolto in primo grado e condannato in appello per presunti abusi sessuali su una bambina. Per il collegio di difesa del sacerdote sono giorni di piena fibrillazione. «Don Giorgio è comunque tranquillo, sa di essere estraneo a tutte le accuse e pertanto non può che essere fiducioso. Se i giudici dovessero pensarla in maniera diversa affronterà comunque la realtà». In caso di rigetto del ricorso in Cassazione non ci sono possibilità di sottrarsi alla detenzione in carcere. Sette anni e mezzo sono troppi per poter aspirare a forme alternative di espiazione della pena. Da Roma, per il momento, non è trapelata alcuna indicazione sulla posizione della Procura generale. A difendere le istanze del sacerdote ci saranno gli avvocati Franco Coppi (uno dei penalisti più noti d’Italia) e Alberto Valenti. Per la parte civile saranno della partita gli avvocati Gianni Lanzinger e Arnaldo Loner. La difesa del sacerdote ha sempre contestato la lettura dei fatti data dai giudici di secondo grado. Non sarebbe stato possibile altrimenti dato che lo stesso don Giorgio si è sempre dichiarato assolutamente estraneo ai fatti contestatigli. Secondo gli avvocati difensori la sentenza della corte d’appello sarebbe caratterizzata da «valutazioni oltre il paradosso e l’assurdo». In particolare i giudici non avrebbero valutato correttamente il peso processuale di numerose prove contrarie all’ipotesi accusatoria, soprattutto in relazione ai comportamenti della bambina (sempre sereni e gioiosi con manifestazioni di entusiasmo nei confronti del sacerdote) proprio nel periodo dei presunti e ripetuti abusi in canonica durati, secondo l’accusa, quattro anni e mezzo. La difesa di don Giorgio contesta l’ipotesi dello sdoppiamento di personalità della bimba per rimuovere il dolore e la vergogna provocati dalle violenze sessuali. «Va oltre il paradosso e l’assurdo – hanno scritto i difensori di don Giorgio – la prospettazione solo ipotetica della idoneità di una bambina di 9-10 anni di mettere in atto una così complessa dinamica psicologica di fronte, non già ad un fatto isolato di abuso, ma ad una complessa situazione di reiterate violenze che quotidianamente avrebbero riaperto pagine mai chiuse e soprattutto ferite ovviamente incapaci di rimarginarsi…Risulta illogico che la bambina potesse addirittura compiere un’operazione di mistificazione attraverso la quale riportare nel proprio diario pensieri, sentimenti ed emozioni di segno opposto…» Il pronunciamento della Corte di Cassazione segnerà una tappa importante anche a livello giurisprudenziale perchè per la prima volta in Italia si è istruito un processo di questa importanza sulla base dei ricordi riemersi nella presunta parte lesa grazie ad un prolungato periodo di psicoterapia. Non solo. L’individuazione del presunto responsabile delle violenze avvenne sulla base dell’interpretazione di un sogno della ragazza sotto cura.

  • Villamassargia Processo al sacerdote In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali

    Villamassargia Processo al sacerdote In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali

    Villamassargia Processo al sacerdote
    In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali
    Domenica 22 marzo 2009

    A pproda in Cassazione la vicenda di padre Marco Dessì, il sacerdote di Villamassargia condannato per pedofilia a Bologna. Il suo difensore, avvocato Pierluigi Concas, ha annunciato che impugnerà la sentenza emessa nell’ottobre scorso dalla Corte d’Appello di Bologna. Obiettivo: far ottenere all’imputato almeno un ulteriore sconto di pena.

    Per ora, restano comunque agli atti i verdetti dei due precedenti giudizi. Secondo i quali, Padre Marco Dessì ha commesso abusi sessuali nei confronti dei bambini che ospitava nell’orfanotrofio di Chinandega, in Nicaragua. Anche la sentenza di appello, emessa dai giudici di Bologna, ha confermato, dopo quella di Parma, le gravissime responsabilità del missionario, condannato a 12 anni di carcere in primo grado, a 8 anni in secondo. Violenza sessuale ai danni di minori e possesso di materiale pedopornografico (1400 fotografie) i reati che la magistratura ha ritenuto provati, aldilà di ogni ragionevole dubbio.

    Mentre ha ritenuto inattendibile la linea difensiva adottata dall’imputato, che si ritiene vittima di una congiura ordita ai suoi danni da quei bambini (oggi adulti) che lo accusano di averli sottoposti ad atroci sevizie proprio nel momento in cui erano più deboli e indifesi. Si tratta infatti di minori abbandonati in strada nel Nicaragua degli anni ’80-’90. Piccoli, orfani e affamati, che don Marco accoglieva nella missione realizzata a Chinandega con i fondi raccolti in Sardegna e nelle penisola. Ben presto però i bambini si rendevano conto che dovevano pagare a caro prezzo quella ospitalità: il loro benefattore durante la notte li portava nella sua camera e li costringeva a subire umilianti sevizie. Inutili le suppliche dei bambini perché si fermasse, o avesse pietà. Chi protestava veniva espulso dalla missione o perdeva benefici, come far parte del coro e prendere parte a viaggi all’estero per raccogliere fondi.

    Queste cose le vittime le hanno raccontate ai giudici di Parma, che hanno condotto l’inchiesta. Confessioni sconvolgenti, rese fra le lacrime: il terrore delle visite notturne, le torture, le minacce per imporre il silenzio, i sensi di colpa che le vittime si portano dentro ancora oggi. Don Marco ha sempre assistito impassibile agli interrogatori, «Durante tutta l’inchiesta, non ho mai sentito la sua voce» dichiarò il Pm Lucia Russo dopo il processo di primo grado. Ma né lei né il Gup Roberto Spanò si limitarono a prendere per buone le accuse delle vittime. Cercarono e trovarono infatti numerose testimonianze proprio fra quei volontari che, in Sardegna e nella penisola, sostenevano la missione Betania. Ma il suggello finale al quadro accusatorio lo diede proprio lui, don Marco, quando, non sapendo di essere intercettato, minacciava di morte i suoi accusatori o si proponeva di corrompere la polizia del Nicaragua per farli arrestare.
    LUCIO SALIS

    http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24…rticolo=2334720

  • DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    sabato 7 marzo 2009
    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    …pubblico la corrispondenza intercorsa tra Bruno Zanin e me a proposito della condizione in cui si trova Michele Iacobbe, il principale accusatore della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto (don) Pierino Gelmini in qualità di indagato.

    Mi farebbe piacere se questo post offrisse lo spunto a molti dei lettori per esprimere sostegno a Michele Iacobbe, non perchè sia un eroe, ma perchè è una persona che denuncia di aver subito un reato e non dovrebbe per questo sentirsi o essere esposto all’incomprensione e allo stigma. Se (don) Gelmini sia colpevole lo dovrebbero stabilire giudici, se la difesa ne desse loro la possibilità, in ogni caso non è chi denuncia a doversi giustificare o difendersi…

    N.B. Una sola precisazione: non sono così vicina a Mons. Paglia, ma sarebbe troppo lungo da spiegare, comunque farò in modo di informarlo

    Ciao Bruno
    Mi chiamo Roberto, Ti chiedo cortesemente di poter telefonare a Michele
    Iacobbe, domani e il suo compleanno, lo renderebbe veramente felice, lui a
    bisogno di aiuto, ma soprattutto di sentire di persona la voce di chi realmente lo può capire.

    A tentato da poco di suicidarsi, attualmente e ricoverato in ospedale, Se
    Vuoi puoi contattare Marco Salvia lui e già al corrente della vicenda.

    Con dovuto rispetto ed ammirazione Roberto amico di Michele

    bruno zanin ha scritto:

    Vi inoltro la mia e-mail di risposta a quella di un amico di Michele Iacobbe che mi chiedeva un sostegno morale per Iacobbe che sta male. Possiamo fare qualcosa insieme? Io sono disponibile…se qualcuno ha una idea… per coordinarci ed essere maggiormente efficaci. un saluto Zanin

    Caro Roberto capisco benissimo lo stato d’animo di Michele, l’angoscia e la disperazione di un uomo che dice la verità ed è accusato di mentire da chi AL CONTRARIO PER SALVARE IL SUO PRESTIGIO IL POTERE ACQUISITO E L’AMICIZIA CON I POTENTI fa di tutto per apparire vittima di congiura e dice di essere uomo di Dio , è pazzesco lo so, nel mio piccolo ho sofferto e sto pagando sulla mia pelle quel aver portato in piazza questa storia di Don Pierino Gelmini, erano anni che denunciavo in solitudine senza mai essere creduto questi abusi che lui compiva , dopo che mi sono esposto con tanto di nome e cognome raccontando certi fatti ho notato intorno a me diffidenza, incredulità e astio. Ho conosciuto Marco Salvia personalmente in questi ultimi tempi, sia lui che io siamo persone provate dalla vita e in conseguenza ad aver preso posizione sui media contro il Gelmini siamo stati penalizzati chi in un modo chi in un altro, potrei entrare nei dettagli ma che serve. Io credo che persone che sanno come stanno le cose e dovrebbero alzare la voce oggi non lo fanno, c’è gente di Chiesa autorevole che sapeva da decenni le maniere, abitudini, abusi e megalomanie del Don ma non è mai intervenuta per motivi di potere, di beghe interne intrighi di Curia o non so che altro. Se ci fosse un tot di testimoni della accusa decisi a iniziative tipo sciopero della fame o manifestazione in piazza a sostegno di Michele o altro per mostrargli solidarietà e richiamare l’attenzione dei Media che hanno come dimenticato la questione (e così sembra) io mi aggiungerò volentieri, anche se rischio di essere accusato nuovamente di cercare visibilità per vendere di più il mio libro o anche peggio.
    Immagino che il mio indirizzo ti è stato dato da chi si firma VIRACCONTO io non lo conosco personalmente, mi ha scritto ieri tre parole senza un saluto e nulla: esisti ancora ciccio? Questo modo di fare è assurdo, e non è la prima volta che lo fa..a volte pensavo che fosse un doppiogiochista. RIPETO: NON LO CONOSCO personalmente, ma ho l’impressione che se è sincero e reale lui laureato come dice di essere poteva fare molto ma molto di più per portare luce nella vicenda, ma non lo fa …Come questo tipo altri ragazzi che accusano don Pierino mi hanno contattato via telefono o e-mail prima di andare a Terni a deporre per poi scomparire, presi dalla depressione, dai dubbi, dalla solitudine…in questo capisco perchè si sta lottando contro un potere forte, un vero Golia e noi ci sentiamo abbandonati, non creduti, degli squillibrati…ed era lì tra queste personalità fragili e bisognose di sostegno ed affetto che il don andava a pescare, andava ad abusare ora come allora quando fine anni 60 io l’ho conosciuto a monsignor Gelmini come si fa chiamare.
    Figurati che anche due mesi fa ho incontrato presso un ambulatorio dell’ospedale di Padova un ragazzo sloveno ricoverato come me che mi ha confidato le stesse cose che si sanno, per continuare ad avere i privilegi che il Don gli ha dato per averlo accontentato è stato zitto e anzi lo ha difeso presso la stampa slovena. Un altro certo Battista ex responsabile mi ha scritto per dirmi le stesse cose, sta male, malissimo con la salute e prima di morire vorrebbe urlare tutta la verità, ma ha già perso una causa civile con il Don per cui verrebbe accusato di volersi vendicare…ecco come stanno le cose… Mi hanno parlato bene del Vescovo di Terni don Paglia (quello che c’era prima ha ignorato completamente le accuse e mi ha chiuso il telefono in faccia quando lo informai dei vari fatti del Don facendo anche nome e cognomi dei ragazzi…) questo di ora pare serio e deciso, perchè non chiedere aiuto a lui? C’è anche una certa kondiaw che abita a Terni e si è schierata con le vittime, una volontaria che è stata anni e anni a contatto con il Don e la realtà delle comunità ,(anche in Thailandia) una che ha un blog…anche lei conosco via rete… siamo tutti poveri e deboli caro Roberto, senza mezzi, sopra una zattera alla deriva, il Don è miliardario e ha un collegio di difesa con pezzi da 90 e naviga su una portaerei armata di missili nucleari…comunque sia io sono qui…mando questa mia e-mail per conoscenza a Salvia e a quella tale kondiaw..e a chi credo possa interessare aiutare il povero Iacobbe .ciao, Bruno Zanin

    kondiaw ha scritto:

    Caro Bruno, ti ringrazio per avermi inserito nel tuo indirizzario e in
    qualche modo sollecitandomi a mantenere alta l’attenzione su questa
    vergognosa vicenda. Non so come si possa far giungere a Michele il
    nostro sostegno. Quello che mi conforta è che , almeno in questo caso,
    la magistratura sembra decisa ad andare avanti. Ma è evidente la
    strategia dei collegi di difesa: puntare ai continui rinvii, nella
    speranza che Gelmini muoia prima di una qualsiasi sentenza, dopo
    partirà la causa di beatificazione civile… Io non so se le udienze in
    questa fase siano pubbliche, ma un modo per poter rassicurare Michele
    potrebbe essere presenziare durante le sue deposizioni, per fargli
    capire che esistono persone che hanno fiducia in lui. Come ti ho
    spiegato al telefono io ho evitato di espormi eccessivamente per non
    prestare il fianco a chi accusa Mons. Paglia di essere il promotore di
    questa iniziativa della magistratura.

    Purtroppo ho saputo diversi giorni fa da A.C. che Battista è
    deceduto, la notizia mi ha colto di sorpresa perchè non sapevo fosse
    malato, era un volontario è stato diversi anni anche in Bolivia…

    Spero che Michele possa trovare ancora la forza per affrontare questo
    percorso giudiziario, in cui tra l’altro non dovrebbe essere lui a
    sentirsi schiacciato, ma a quanto pare l’assurdità del nostro sistema
    sociale, oltre di quello giuridico, è tale che a pagarne le conseguenze più gravi è la vittima e non l’indagato.

    Ti saluto, Bruno, con la stima che sai
    kondiaw
    p.s. se pensi possa servire potrei inserire questa corrispondenza in un
    post del mio blog, magari omettendo alcuni nomi…non so fammi sapere

    brunozanin ha scritto:
    Mons. Paglia al quale va il mio rispetto per carità deve sapere come stanno le cose e intervenire anche ad aiutare moralmente Michele Iacobbe, e questo di informarlo potresti farlo tu, dirgli che il ragazzo Michele Iacobbe teste fondamentale dell’accusa si trova in serie difficoltà, sebbene ora ha trovato una coppia che lo sta aiutando un po’… Michele Iacobbe che il Gelmini vuole far passare per delinquente mafioso ricattatore ha tentato il suicidio , non ha più nulla, non ha una casa non ha un avvocato difensore-solo quello d’ufficio- non può manco muoversi che ha l’ordine di domicilo coatto mi pare si dica così che a volte sono le panchine all’aperto dove dorme, perchè come ti dicevo non ha casa…non ha famiglia, è stato abbandonato a sè stesso. Ho parlato oggi con lui al telefono, compiva gli anni, oltre che depresso, povero, abbandonato a se stesso è terrorizzato dalle minacce, dalle pressioni che subisce, e screditato da quel prezzolato collaboratore di giustizia comperato dalla difesa e questo va detto a voce alta a chi sta a cuore la verità, che la verità venga affermata, conosciuta…Invece di assumersi le sue responsabilità e chiedere scusa e ritirarsi in un monastero a fare penitenza quasi sulla soglia della tomba il Gelmini continua ancora a mentire e proclamarsi innocente accusando le sue vittime di essere milantatori e ricattatori… Io dopo aver sostenuto con la mia testimonianza personale come Salvia che le accuse sono vere mi sono tirato da parte perchè pensavo che lo scopo era stato raggiunto, che cioè venisse giudicato da un tribunale, ma se le vittime di tali abusi ora testimoni della accusa sono in queste situazioni è ovvio che va fatto qualcosa, vanno sostenute, altrimenti il collegio di difesa di quell’uomo senza vergogna avrà buon gioco per smontare le accuse….Certo che devi fare un pezzo sul tuo blog, togli quello che devi togliere, ma fai qualcosa per favore, non si puo’ continuare a usare il silenzio per salvare la faccia o per salvare il prestigio di un vescovo, le vittime sono ben più importanti e moralmente vanno aiutate, scusa lo sfogo. La notizia che mi dai che Battista è morto mi rattrista molto perchè era stata ventilata l’idea da Salvia di andarlo a trovare lì in toscana dove viveva per registrare su video le sue , il suo stato d’animo perchè anche lui aveva ricevuto del male dal Gelmini, cosa che poi non si è più fatta….Puoi mettere nel tuo blog questi miei sfoghi se possono servire, ma soprattutto informa mons, Paglia di come stanno le cose, per quanto riguarda il processo se a porte aperte o chiuse chi meglio di te può saperlo già che abiti a Terni…ti basta una telefonata. Ciao kondiaw, scusa lo sfogo…

    Pubblicato da kondiaw a 18.27

    Tema: Comunità Incontro, Don Gelmini, don Pierino, Michele Iacobbe, Molestie sessuali

    21 commenti:

    Roberto ha detto…

    Cara Kondiaw sono Roberto
    di seguito riporto la mia posta inviata a Marco Salvia e poi a Bruno Zanin.

    Ho conosciuto Michele in ospedale, nei brevi momenti che io e mia moglie giornalmente ci siamo offerti di concederci con rispetto alla sua disperata ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare. Purtroppo io e mia moglie per motivi diversi conosciamo bene quelle urla strazianti di aiuto, quella profonda solitudine, quella umiliante sensazione di umiliazione, quella straziante capacità di estraniarsi nel raccontare della propria vita, necessaria per evitare di farsi ogni volta del male, quelle sensazioni di vuoto, che le espressioni, i gesti e le risposte delle persone con cui parli ti lasciano dentro. In questi giorni ho conosciuto una persona completamente diversa da quella immaginata dalla descrizione di pluri pregiudicato, o conosciuto un Michele Vittima di una infanzia negata, un’adolescenza bruciata, un inserimento forzato in una vita sbagliata, ma dentro di lui un Michele che ha visto un mondo diverso, un mondo migliore un mondo fatto di infanzia e adolescenza di convivenza civile di famiglie di figli, lui ha tentato di entrare in questo mondo purtroppo dalla porta sbagliata, a ricevuto solo umiliazioni, sofferenza, indifferenza, vergogna e sensi di colpa. Ma lui crede ancora in quello che ha visto.

    Attualmente io e mia moglie abbiamo trovato per michele una sistemazione in comodato per soli 30 giorni, ci stiamo occupando per la residenza e un documento di identità, necessarie per avviare le domande ai servizi sociali, ma abbiamo diverse difficoltà.

    Aggiornandoci ad oggi 08/03/09
    Martedi farò fare un permesso a Iacobbe per la carta di identità e la residenza, Marco Salvia a già inviato un suo contribbuto con il quale pagheremo l’affitto di una stanza per due mesi, dal 01/04 al 31/05.
    Per ordinanza del giudice siamo stati informati che se non riusciva a trovare alloggio e un proficuo lavoro ci sarebbero stati provvedimenti,il provvedimento che ci e stato comunicato ieri dispone che Iacobbe Michele sarà inserito in una comunità da decidere.
    Rimane solo il lavoro, per questo la sua amica Cinzia stà provvedendo, ma ci dovremo riaggiornare.
    Cara kondiaw QUELLO CHE DICI SUL PRESENTARSI ALL’UDIENZA DI IACOBBE LO TROVO VERAMENTE INTERESSANTE, FACCIAMOLO.

    Ciao Roberto e Michele Iacobbe.

    3275610838
    8 marzo 2009 7.18
    Roberto ha detto…

    SCUSATE, BUONA FESTA DELLA DONNA, AUGURI PER TUTTE LE DONNE.
    roberto
    8 marzo 2009 7.20
    Bruno zanin ha detto…

    Sono Bruno Zanin l’ho già detto e lo ripeto qui, offro a Michele la mia fraterna solidarietà, grazie Roberto e grazie a tua moglie per quanto fate, scusa se ho messo nella mia e-mail qui pubblicata un dettaglio riguardante la vostra condizione di salute chiedo a Kondiaw di cancellare lì dove dico che siete una coppia di disabili…
    Sono qui pronto a fare quello che posso secondo le mie possibilità, tipo quello di informare quante più persone di questi fatti e di esservi vicini..per il resto rimaniamo in contatto con i mezzi che sappiamo. Ciao
    8 marzo 2009 14.51
    kondiaw ha detto…

    Chiedo scusa a Roberto e alla sua compagna, ieri è stato un susseguirsi di email e, soprattutto di emozioni, concentrata sulla vicenda di Michele non mi sono resa conto dell’indelicatezza nei confronti dei suoi amici…
    8 marzo 2009 15.28
    Anonimo ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    8 marzo 2009 23.55
    Roberto ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    9 marzo 2009 22.49
    kondiaw ha detto…

    Roberto ti chiedo scusa, ma ho dovuto cancellare anche il tuo secondo commento. Il fatto è che hai scritto delle affermazioni riferite al Gelmini come se già si fosse arrivati alla sentenza. Ora finchè in Italia c’è uno stato di diritto, ci piaccia o no, dobbiamo rispettarlo: secondo il nostro ordinamento l’indagato è innocente fino a sentenza definitiva. E soprattutto non ho nessuna intenzione di offrire l’occasione ai legali del Gelmini di farmi chiudere il blog.
    10 marzo 2009 1.17
    animamigrante ha detto…

    ciao ragazzi…
    stavo leggendo il vostro blog oggi…così per caso….
    c’è molto astio nelle vostre parole….. conosco il don…sò che non è una persona facile, stargli accanto è difficile e sicuramente non è il padre eterno…. masapete perfettamente se avete frequentato la comunità… che nessuno è vittima…capisco che siete tutte persone che il don ha fatto fuori dal suo giro, quindi questo vi brucia ma non è con le vostre invettive che cambierete le cose, guardatevi dentro e cercate di essere obbiettivi e veri con voi stessi.
    Michele….. io l’ ho conosciuto, ricordo bene quando rubò, quando scappò, quando piangeva chiedendo perdono…. quando tradì un mucchio di ragazzi insieme a se stesso….
    Non giudico…. non giudicate….
    siate solo obbiettivi….
    anche tu zanin…. hai l’odio nel cuore…. e non nasconderti dientro il vittimismo perchè tu non sei vittima di nessuno se non di te stesso….
    buona vita a tutti
    10 marzo 2009 14.21
    kondiaw ha detto…

    Per animamigrante ti rispondo per quanto mi riguarda: io ho scelto di lasciare la C.I. quando ho capito che non coincideva più con quel progetto a cui avevo aderito. Se c’è una costante nel mio percorso in comunità è quella di non essere mai stata nel “giro” di don Pierino, se per questo intendi il gruppo ristretto di coordinatori/responsabili/ecc… e non ho mai rosicato per questo, preferendo occuparmi d’altro. E quando sono rientrata in Italia non ho mai chiesto nulla nè alla C. I. in generale, nè a Gelmini personalmente. Non perchè sia ricca, ma per avere la libertà di dire come stanno le cose. Nonostante i problemi di salute, economici, ecc… tornassi indietro mi comporterei allo stesso modo. Non ho risentimento, semmai il rammarico per quello che la C.I. rappresenta: una grande occasione mancata…
    E perchè ti sia chiaro per me lasciare la C.I. è stato un grande vantaggio, mi sono laureata, ho conosciuto nuovi amici, il mio volontariato lo presto per altre cause ed iniziative. Dal prossimo mese inizio perfino a lavorare, non ho mai avuto bisogno di essere nel “giro” di don Pierino come vedi, neanche per trovare lavoro. Tra l’altro il fatto stesso che esista un “giro” di don Pierino, come tu scrivi, denota una grave distorsione delle modalità con cui dovrebbe essere condotta una realtà comunitaria sia essa terapeutica o “di vita” come dice Gelmini.
    10 marzo 2009 19.27
    bruno zanin ha detto…

    Io Bruno Zanin mi firmo con nome e cognome cara animamigrante, non puoi dire queste cose rimanendo nascosto, anonimo, se hai la faccia mostrala e così ci si puo’ confrontare, per il resto sono abituato a questi attacchi, la verità fa male soprattutto a un prete che ha costruito le sue fortune su delle menzogne, io conoscevo Alfredo Nunzi e so come e dove è nata la sua amicizia con l’allora mons. Gelmini e in seguito la comunità incontro, tu no, tu sei un suo tirapiedi prezzolato altrimenti faresti il tuo nome. Grazie per gli auguri.
    11 marzo 2009 20.53
    Anonimo ha detto…

    VORREI CHIEDERE A DON PIERINO PERCHE’ NEL 1989 MI HA FATTO SCAPPARE

    DA CASA SUA A SILLA…CON LA SCUSA DI UN TRASFERIMENTO MI PRELEVO’ DA FOCE E MI PORTO’ DA LUI …..OGNUNO PUO’ FARE QUELLO CHE VUOLE MA IO A 19 ANNI IN LUI VEDEVO UN PADRE UNA SPERANZA E INVECE MI DELUSE MOLTO…LUI SA’ COSA PROVO’ A FARE E PERCHE’ DICO QUESTO…CMQ IO POI SMISI DA SOLO NEL 1992 DOPO 5 ANNI DI EROINA ….E LA VITA MI E’ ANDATA BENISSIMO…GRAZIE LO STESSO DON…IO NON CREDO IN DIO MA MI RICORDO TUTTI QUEI SANTINI NELLA TUA STANZA,,,BE LI GESU’ MI FECE PENA PERCHE’ PER UN IPOCRITA COME DON PIERINO SI E’ FATTO AMMAZZARE. Alessandro
    12 marzo 2009 16.29
    alessio ha detto…

    Vi segnalo un commento che ho ricevuto circa due mesi fa nel mio blog.

    Berta Bellini, su Gennaio 15th, 2009 a 11:41 am Ha detto: Edit Comment

    Sono arrivata qui nel suo blog casualmente facendo una ricerca su google su Gelmini Pietro l’ex prete pregiudicato che ha creato grande scalpore per le sue uscite e sparate quando venne accusato di molestie sessuali , ora il processo che sta subendo a Terni va avanti con colpi di scena ed empasse strategiche create a doc dai suoi abili difensori. Lei vive in Vietnam ma a quanto leggo si tiene informatissimo sulle nostre vicende, quello che forse non sa è che della faccenda di Gelmini Pietro non ne parla più nessuno nei Media e finirà all’italiana come tante altre losche faccende, nel dimenticatoio perchè non dimentichiamo che il Gelmini criminale condannato con condanna definitiva fa parte dei protetti del nostro premier , lo ha ribadito egli stesso a Natale telefonandogli e dandogli dei soldi . Se vuole sapere alcune cose che fanno rizzare i capelli sul personaggio, raccontate da ex suoi collaboratori, vada a leggere i vari commenti qui . http://www.marcosalvia.it/2008/slitta-il-p…ni/#comment-322
    Io sono la madre di un ragazzo che non c’è più morto di AIDS mio figlio prima di morire mi confidò di aver dovuto subire non semplice molestie ma molto di più da Don Pierino mi disse anche che tutti lo sapevano ma nessuno faceva niente perchè lui era una sorta di monarca assoluto all’interno di mulino Silla e aveva tutti ai suoi piedi che ubbidivano. Io ho scritto una lettera alla procura di Terni, ma non ho avuto riscontro. Mi dica lei cosa devo fare per ottenere giustizia, sono passati molti anni da quando mio figlio è morto, un uomo che sta per morire non mente, pretendo quindi le scuse da quel verme di prete squallido perchè sono una madre, e mi sento offesa negli affetti più intimi per quello che quell’uomo gli ha fatto prendendolo in un momento di grande confusione e debolezza, se qualcuno facessero questo a un suo figlio o fratello più piccolo come si comporterebbe lei signor Alessio? Io non capisco come la Chiesa non lo abbia pubblicamente criticato per quello che faceva. Un caro saluto e grazie per la risposta . Alberta.
    15 marzo 2009 15.13
    roberto ha detto…

    Cara Kondiaw, non potresti inviare un invito, a tutti coloro che conoscono la sofferenza e la solitudine di Michele, a partecipare in qualche modo alla sua prossima udienza?
    Robero
    15 marzo 2009 22.26
    kondiaw ha detto…

    Per Roberto: avevo già pensato di diffondere tale invito, però dovresti farmi sapere l’orario e altri riferimenti utili (tipo l’aula) ecc…. Credo queste informazioni Michele dovrebbe averle. Se vuoi puoi mandarmi una mail a questo indirizzo: kondiaw[chiocciola]gmail.com
    In ogni caso pensavo ad una partecipazione senza alcuna manifestazione di nessun tipo, solo essere presenti perchè Michele senta la nostra solidarietà.
    16 marzo 2009 15.08
    roberto ha detto…

    Sono assolutamente daccordo su una presenza silenziosa e discreta, anche se qualcosa si deve fare per sottolineare la solidarietà non solo a Michele ma a tutti coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare. E a tutti coloro che sono morti o vivono ancora soli nella propria sofferenza.
    Comunicando rispetto e comprensione a coloro che non riescono a superare la propria vergogna per un qualcosa di cui dovrebbero vergonarsi altri.
    Ma ricordando che questo loro sofferto silenzio a regalato ad altri la stessa sofferenza.
    Risponderò presto alla tua richieta.
    16 marzo 2009 22.56
    Anonimo ha detto…

    Ciao a tutti mi chiamo Pippo e so tutto se non di più di come funziona la comunità il Don e tutti quelli che ancora oggi senza vergogna ci girano attorno.
    Il don ormai una povera vittima, anche se ritengo che del suo vizzietto lo sia sempre stato. Per chi conosce la comunità non serve fare presentazioni se dico che sono pippo un ex responsabile di Mulino Silla, per due anni a stretto contatto e dirette dipendenze di don Pierino, poi ho fatto un anno ancora il primo responsabile del centro di Porchiano e l’ultimo dei 5 anni mi Mando a fare il primo responsabile di Palermo a Villa de Gregorio

    E sapete cosa vi dico che non intendo aggiungere una parola se non di non dimenticare a tutti quelli che oggi si riscoprono essere stati molestati dal don che non si scordassero,

    e tenessero sempre bene presente chi erano e chi rappresentavano loro in quel periodo essendo dei tossicomani.

    Bene ve lo dico io, una non persona, ripudiata dal mondo, dall’opinione pubblica e anche dalle proprie famiglie genitori primi fra tutti, e questo non lo dico per giustificare il don ma per condannare tutti gli ipocriti che solo ora sanno anche pensare e parlare ora !

    e magari quando stavano in comunità e ve lo dico perchè parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,

    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.

    quindi invito tutti questi tossicacci della peggio risma che in ogni città ci sono i procuratori della repubblica pronti ad ascoltarli come è giusto che si faccia,

    di non stare a tirare su merda nel piatto dove fino a ieri mangiavano e lascino parlare di queste cose un tantino più complesse ,

    chi ha la responsabilità, e capacità di argomentare e circostanziare le accuse che fa e di ciò che dice e troppo facile dire ora che il don molestava a destra e manca

    E ripeto a me 2 anni a mulino Silla come primo responsabile risulta che nei confronti del don tutti i giorni ci fossero più che altro sempre un esercito di prostituti e marchettari da contenere altro che molestie sessuali.

    e comunque tacete marchettari tutti voi rimasti in comunitaà siete dei markettari io me ne andai come molti altri sapete perchè ho rivestito così tanti ruoli di responsabilità io senza mai essere un markettaro ,
    perchè non essendolo con il don quando mi ha fatto avance di quel tipo gli ho quasi battuto i pezzi ( L’ho sgridato) certamente sempre buttandola in caciara sul ridere ed il comico dell cosa, ricordo una volta che andai a parlare con lui che era si vede particolarmente ingrifato gli dissi proprio a don pierì te prego io te sbotto a ride in faccia, ma che me ami e me ami io stavo e andavo da lui perchè ero in confusione stavo io organizzando ripeto come responsabile il Natale a Mulino Silla una festa con migliaia di invitati a Tavola.

    Insomma quelle poche volte che la cosa si è ripetuta lo sempre buttata in caciara e a ridere

    e questo insieme al fatto che ero agli arresti e quindi molto affidabile in quanto avrei avuto solo tutto da perdere a parlar male o scalfire quello che era il prestigio che allora per tanti come me che ci credevano la comunità aveva concretamente acquistato.

    Tutti Markettari l’ultimo il più pericoloso della famiglia una new entry il prof prosciutti o li come si chiama,
    attenti a lui, quello è quello che vede più lungo di tutti è un’altro professionista della lotta alla droga, che in questo trentennio non hanno fatto altro che colpevolizzare e perseguitare e uccidere i drogati unici che andavano salvaguardati in quanto vittime.
    Ciao a tutti e buona giornata
    18 marzo 2009 22.22
    Anonimo ha detto…

    un po di anni fa’,nel 92 sono stato ospite della comunita’ incontro nel centro della Laurentina, Avevo 21 anni mi trovavo in pessime condizioni.
    Sono stato un anno nel centro, ho vissuto momenti molto forti e intensi con i ragazzi, per cui io devo solo ringrazziare la comunita’per avermi insegnato tante cose fondamentali per mettere un po di ordine nella mia vita.
    Ma non e’ per questo mottivo che scrivo, anche io ho vissuto la mia esperienza con Don Pierino.
    Dopo una settimana che mi trovavo in comunita’ lui venne al centro per una giornata, un po forse per conoscere i nuovi arrivati, ma anche perche’ la laurentina e a Roma ed e’ comodo andarci. Lui ando’ nella sua stanza (la stanza del Don), e tutti noi ci mettemmo in fila perche’ ad uno ad uno voleva riceverci; io ero molto entusiasta di conoscerlo un po perche’ era famoso ma anche perche’ era una persona molto karismatica. Quando arrivo’ il mio turno finalmente mi trovai facia a facia con il Don, ero molto emozionato quasi non riuscivo a parlare, ma lo scenario dentro la stanza si trasformo’ in una situazione molto imbarazante e strana.
    Scambiammo due parole di cui io rispondevo molto timidamente, improvisamente lui si avicino’ a me e mi strinse tra le sue bracia dicendomi che mi amava in quel momento non ebbi neanche la forza di respingerlo, e lui si avicino’ con la sua boca vicina alla mia e allo stesso tempo tento’ di strusciarsi facendo dei moviventi su di me’; io rimasi sconvolto e lo respinsi bruscamente lontano da me’, ero sciocato ma lui cerco’ di tranquillizarmi ripetendomi che mi amava.L’aria nella stanza era un po pesante, percio’ il nostro incontro fini’ subito dopo.
    Io presi tanto male quell’incontro che ero deciso di lasciare immediatamente la comunita’, percio’ andai a parlare con il primo responsabile della storia che era sucessa, ma lui si mise a ridere dicendomi che non dovevo preocuparmi che era il modo in cui Don Pierino manifestava il suo amore nei nostri confronti, ma per me fu ancora difficile concepire un tale attegiamento.
    Anche parlando con gli altri ragazzi scopri’ che avevano avuto esperienze diverse ma simili..
    Alla fine io decisi di rimanere in comunita’, rimasi 11 mesi in quel centro, non ho finito il programma ma a prescindere fu un’esperienza molto bella con tutti i ragazzi.
    Fuori dalla comunita’ parlai di questa storia solo ad un mio carissimo amico, ma non con nessun altro, non ho mai pensato di denunciarlo e mai lo faro’, anche perche’ non saro’ io a giudicare.
    Non voglio diffenderlo ma non voglio metterlo neanche in croce, e la prima volta che racconto questa storia “publicamente” anche se nessuno sa chi sono,non lo facio a scopo di lucro e non lo farei mai, ma questa e’ la mia verita’
    18 marzo 2009 22.25
    roberto ha detto…

    Alla Cortese Attenzione Del Cazzuto Pippo.

    Sono……………senza parole.
    Pippo puoi spiegarmi meglio questa parte della tua email, qui di seguito riportata?

    “parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,
    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.”

    Mi faccia capire, lei era addetto a scegliere i più sfrittellati da offrire al Don? o per lei era puro intutito?
    Certo che dopo l’errore con Michele ed altri, chisà cosa penserà di tè il Don adesso.

    roberto
    19 marzo 2009 21.25
    kondiaw ha detto…

    da questa serie di testimonianze sta uscendo un quadro che lascia davvero perplessi. ci sono alcuni che accusano Gelmini e altri che affermano di non ritenere dei reati alcuni suoi comportamenti. ma anche questi ultimi non negano approcci e/o molestie. ecco in termini legali la questione da accertare è questa: se i testi dell’accusa confermeranno le dichiarazioni rese, il compito della magistratura è dimostrare che tali comportamenti costituissero un reato o più reati. però ritengo sia doveroso in ogni caso riflettere sulle modalità con cui una comunità debba essere gestita. Marco Salvia è l’unico che ha tentato di spostare l’attenzione in questo senso, allora forse vale la pena rifletterci e aprire la discussione in senso più ampio.

    N.B. chiedo scusa a Michele domani non potrò esserci in Tribunale, ma ci tengo a fargli pervenire la mia solidarietà. Se Roberto riuscisse a inviarmi le informazioni che gli ho chiesto potrei comunque cercare di far venire altri amici…
    22 marzo 2009 19.08
    bruno ha detto…

    VOGLIO RACCONTARVI PERCHE’ NEL 1989 DON PIERINO CON IL SUO COMPORTAMENTO MI HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA’

    “CIAO ..IO SCAPPAI VERSO LO ZOO DI SILLA …. PRIMA DI ME IN QUELLA STANZA C’ERA UN ALTRO RAGAZZO IN ATTESA DI TRASFERIMENTO….SI CHIAMAVA GIUSEPPE E CI STAVANO CACCIANDO DA FOCE PER UNA STORIA ASSURDA DI ERBA IN REALTA’ MAI FUMATA….MA I TUTORI DEL DON MI BLOCCARONO E MI PORTARONO POI A PORCHIANO DOVE SCAPPAI IL GIORNO DOPO….QUEL MIO AMICO NON LO RIVIDI PIU’…QUELLO CHE MI COLPI FU L’INGANNO DE DON … CREDEVA CHE CON 2 CARAMMELLE E UNA MARLBORO NELLA SUA STANZA ABBOCCAVO E LO FACEVO CONTENTOIO AVEVO 19 ANNI E PESAVO 49 KG…IN LUI VEDEVO SPERANZA….MA NON IMPORTA,,,STO BENE DAL 1992…I 5 TENTATIVI IN COMUNITA SONO STATI PER ME UN FALLIMENTO…ORA FACCIO SPORT NON FUMO…NON DIPENDO DA NULLA,,,IO NON CERCO VENDETTE….VOGLIO SOLO CHE SI SAPIA LA VERITA’ E IL DON PER ONESTA’ LA DEVE DIRE E CHIEDERE SCUSA A QUELLI CHE CON IL SUO COMPORTAMENTO HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA? IO AMO TUTTI…ANCHE QUELLI CHE PROVANO A FARMI DEL MALE,,,MI DISPIACE SOLO PER ALTRI CHE AVRANNO TROVATO IN LUI FALSITA’ E IPOCRISIA E NON HANNO POTUTO SALVARSI DALLA ROBA …E’ LA VITA PURTROPPO E IO LO RINGRAZIO LO STESSO PER QUELLI CHE HA AIUTATO E SALVATO CIAOOOO DA ROMAAAA”
    24 marzo 2009 15.44
    bruno ha detto…

    Ho pubblicato qui da te un messaggio giuntomi su facebook da un certo Alessandro L. che mi autorizza a pubblicare quanto mi ha scritto, ricevo ogni giorno insulti e incoraggiamenti sulla questione Don Gelmini. Ho saputo che l’udienza del 23 marzo è stata fatta con soddisfazione da parte del teste dell’accusa che noi sappiamo. ha ribadito punto per punto le accuse già fatte. Il processo riprende il 6 aprile ed è a porte chiuse, ora lo so. Ciao Bruno
    24 marzo 2009 15.49

    http://kondiaw.blogspot.com/2009/03/del-processo-don-gelmini-laccusatore.html

  • Don Carli, no ai risarcimenti

    Don Carli, no ai risarcimenti

    Alto Adige — 24 marzo 2009 pagina 01

    Don Carli, no ai risarcimenti

    BOLZANO. «Non ci sarà alcun risarcimento da parte di don Giorgio e se la controparte vorrà avviare causa civile troverà pane per i suoi denti. Un eventuale coinvolgimento della Curia non sarà facile perchè sarebbe necessario dimostrare una sorta di consapevole responsabilità da parte delle strutture della Chiesa». L’avvocato Alberto Valenti (nella foto a fianco) è tranquillo e rilassato quando spiega, a distanza di alcuni giorni dalla sentenza della Corte di Cassazione, che il contenzioso legale su don Giorgio è destinato probabilmente a proseguire ancora a lungo in altra sede. Intanto il sacerdote è tornato in città. Il suo rientro in parrocchia è cosa ormai decisa. Lo ha confermato lo stesso don Giorgio all’avvocato Valenti puntualizzando che la Curia lo ha sempre sostenuto per effetto di una indagine interna molto rigorosa dalla quale è emersa la sua completa estraneità ai fatti.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/24/AB1PO_AB101.html

    Alto Adige — 24 marzo 2009 pagina 12

    Il giudice Mori: «Un buco nel codice»

    BOLZANO. Il giudice Edoardo Mori, stimato ed esperto magistrato bolzanino, presidente del tribunale del riesame, ritiene che la sentenza della Corte di Cassazione sia incappata in un errore che però nessuno potrà correggere, essendo il pronunciamento della Cassazione non impugnabile. Il problema è proprio relativo alla conferma delle statuizioni civili (dunque della condanna al risarcimento a favore delle parti civili) in una sentenza che fa riferimento alla prescrizione del reato addirittura in epoca anteriore al processo d’appello. «L’articolo 578 del codice procedura penale – puntalizza il giudice Edoardo Mori – consente alla Corte di Cassazione (che annulla senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato un giudizio d’appello) di valutare la causa in riferimento al danno da risarcire alla parte civile. Il codice però non ha tenuto conto dell’ipotesi dell’errore del giudice d’appello che abbia deciso ”contra legem” invece di dichiarare il procedimento estinto per prescrizione». Dunque secondo lei la normativa in vigore si presta a critiche? «Diciamo che il meccanismo è perverso perchè si arriva a condannare l’imputato al risarcimento di un danno senza che nessun giudice si sia mai espresso legittimamente sulla responsabilità» Ora don Carli, che si è sempre dichiarato innocente, tornerà tra i suoi fedeli. Non pagherà perchè non è in grado di farlo. C’è chi dice che dovrà mettere mano alle casse la Chiesa «In questo caso sarà ovviamente necessaria una nuova azione giudiziaria, questa volta in sede civile. Il tutto per cercare di stabilire che la Chiesa debba essere considerata responsabile della condotta privata di preti. Non mi sembra, obbiettivamente, una causa facile». Anche perchè i presunti abusi sessuali sarebbero avvenuti al di fuori delle normali mansioni del sacerdote. (ma.be.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/24/AZ1PO_AZ102.html

    Alto Adige — 24 marzo 2009 pagina 10

    Don Carli: non assoluzione ma estinzione del reato Con quale criterio certi personaggi che si avvalgono della loro elevata posizione nella conduzione della Curia ecclesiale o della avvocatura sostenente la difesa processuale, possono esprimere il concetto di innocenza per don Giorgio Carli? Addirittura è stato detto: “nessuno si permetta di considerarlo colpevole”, come si legge sull’Alto Adige del 21 marzo. Evidentemente la Curia e la difesa di don Carli non hanno recepito che da parte della Suprema Corte non c’è stato alcun verdetto di assoluzione per don Carli, ma l’estinzione del reato per effetto della prescrizione. Angelo Bolognani BOLZANO Ma don Carli poteva rinunciare alla prescrizione In merito alla recente vicenda di don Giorgio Carli e alle varie e diverse dichiarazioni sia della procura che del collegio difensivo su assoluzione, prescrizione e colpevolezza, è indispensabile precisare quanto segue. All’articolo 157 comma 7 del Codice penale si legge: «La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato». Se don Carli avesse voluto, avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione e farsi assolvere nel merito. Bastava che depositasse in cancelleria o affidasse ai suoi legali una dichiarazione di rinuncia alla prescrizione, e la Cassazione avrebbe disposto un nuovo processo d’appello. Ma non va taciuto che vi siano dei rischi: per rinunciare alla prescrizione, conviene essere innocenti.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/24/AZLPO_AZL99.html